Filippo Tommaso Marinetti

All’Automobile da corsa

Veemente dio d’una razza d’acciaio
Automobile ebbra di spazio
che scalpiti e fremi d’angoscia
rodendo il morso con striduli denti
Formidabile mostro giapponese
dagli occhi di fucina
nutrito di fiamma
e d’olî minerali
avido d’orizzonti, di prede siderali
Io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente
scateno i tuoi giganteschi pneumatici
per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo !
Allento finalmente
le tue metalliche redini
e tu con voluttà ti slanci
nell’Infinito liberatore!
All’abbaiare della tua grande voce
ecco il sol che tramonta inseguirti veloce
accelerando il suo sanguinolento
palpito, all’orizzonte
Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù !
Che importa, mio dèmone bello ?
Io sono in tua balìa! Prendimi! Prendimi!
Sulla terra assordata benché tutta vibri
d’echi loquaci
sotto il cielo accecato, benché folto di stelle
io vado esasperando la mia febbre
ed il mio desiderio
scudisciandoli a gran colpi di spada.
E a quando a quando alzo il capo
per sentirmi sul collo
in soffice stretta le braccia
folli del vento, vellutate e freschissime

Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane
che mi attirano e il vento
non è che il tuo alito d’abisso
o Infinito senza fondo che con gioia m’assorbi !
Ah! ah! vedo a un tratto mulini
neri, dinoccolati
che sembran correr su l’ali
di tela vertebrata
come su gambe prolisse

Ora le montagne già stanno per gettare
sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura
là, a quel sinistro svolto
Montagne! Mammut in mostruosa mandra
che pesanti trottate, inarcando
le vostre immense groppe
eccovi superate, eccovi avvolte
dalla grigia matassa delle nebbie !
E odo il vago echeggiante rumore
che sulle strade stampano
i favolosi stivali da sette leghe
dei vostri piedi colossali

O montagne dai freschi mantelli turchini !
O bei fiumi che respirate
beatamente al chiaro di luna !
O tenebrose pianure! Io vi sorpasso a galoppo !
Su questo mio mostro impazzito !
Stelle! mie stelle! l’udite
il precipitar dei suoi passi ?
Udite voi la sua voce, cui la collera spacca
la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia
e il tuonar de’ suoi ferrei polmoni
crrrrollanti a prrrrecipizio
interrrrrminabilmente ?

Accetto la sfida, o mie stelle !
Più presto! Ancora più presto !
E senza posa, né riposo !
Molla i freni ! Non puoi ?
Schiàntali, dunque
che il polso del motore centuplichi i suoi slanci !

Urrà ! Non più contatti con questa terra immonda !
Io me ne stacco alfine, ed agilmente volo
sull’inebriante fiume degli astri
che si gonfia in piena nel gran letto celeste !





Quarto d'ora di poesia della “X MAS”


Salite in autocarro aeropoeti e via che si va finalmente a farsi
benedire dopo tanti striduli fischi di ruote rondini criticomani
lambicchi di ventosi pessimismi
Guasto al motore fermarsi fra Italiani ma voi voi ventenni siete
gli ormai famosi renitenti alla leva dell'Ideale e tengo a dirvi che
spesso si tentò assolvervi accusando l'opprimente pedantismo
di carta bollata burocrazie divieti censure formalismi
meschinerie e passatismi torturatori con cui impantanarono il
ritmo bollente adamantino del vostro volontariato sorgivo a
mezzo il campo di battaglia
Non vi grido arrivederci in Paradiso che lassù vi toccherebbe
ubbidire all'infinito amore purissimo di Dio mentre voi ora
smaniate dal desiderio di comandare un esercito di
ragionamenti e perciò avanti autocarri
Urbanismi officine banche e campi arati andate a scuola a
questi solenni professori di sociologia formiche termiti api
castori
Io non ho nulla da insegnarvi mondo come sono d'ogni
quotidianismo e faro di una aeropoesia fuori tempo spazio
I cimiteri dei grandi Italiani slacciano i loro muretti agresti nella
viltà dello scirocco e danno iraconde scintille crepitano
impazienze di polveriera senza dubbio esploderanno
esplodono
morti unghiuti dunque autocarri avanti
Voi pontieristi frenatori del passo calcolato voi becchini
cocciuti nello sforzo di seppellire primavere entusiaste di gloria
ditemi siete soddisfatti d'aver potuto cacciare in fondo fondo al
vostro letamaio ideologico la fragile e deliziosa Italia ferita che
non muore
Autocarri avanti e tu non distrarti raggomitola il tuo corpo
ardito a brandelli che la rapidità crudele vuol sbalestrarti in cielo
prima del tempo
Scoppia un cimitero di grandi Italiani e chiama Fermatevi
fermatevi volantisti italiani aveva bisogno di tritolo ve lo
egaliamo noi ve lo regaliamo noi noi ottimo tritolo estratto dal
midollo dello scheletro
E sia quel che sia la parola ossa si sposi colla parola possa con
la rima vetusta frusti le froge dell'Avvenire accese dai
biondeggianti fieni di un primato
Ci siamo finalmente e si scende in terra quasi santa
Beatitudine scabrosa di colline inferocite sparano
Vibra a lunghe corde tese che i proiettili strimpellano la
voluttuosa prima linea di combattimento ed è una tuonante
cattedrale coricata a implorare Gesù con schianti di petti
lacerati
Saremo siamo le inginocchiate mitragliatrici a canne palpitanti di
preghiere
Bacio ribaciare le armi chiodate di mille mille mille cuori tutti
traforati dal veemente oblio eterno




Bombardamento zang tumb tumb

ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare spazio con un accordo

tam-tuuumb ammutinamento di 500 echi per azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo
all’infinito
nel centro di quei tam-tuuumb spiaccicati (ampiezza 50 chilometri quadrati)

balzare scoppi tali pugni batterie tiro rapido Violenza ferocia regolarità

questo basso grave scandere gli strani folli agitatissimi acuti della battaglia Furia affanno
orecchie occhi
narici aperti attenti
forza che gioia vedere udire fiutare tutto tutto tara-tatatata delle mitragliatrici

strillare a perdifiato sotto morsi schiaffffi traak-traak frustate pic-pac-pum-tumb

bizzzzarrie salti altezza 200 m della fucileria Giù giù in fondo all’orchestra
stagni diguazzare buoi buffali pungoli
carri pluff plaff impennarsi di cavalli
flic flac zing zing sciaaack ilari nitriti iiiiii scalpiccii tintinnii 3 battaglioni bulgari

in marcia croooc-craac [LENTO DUE TEMPI] Sciumi Maritza o Karvavena croooc craaac grida

degli ufficiali sbataccccchiare come piattttti d’otttttone pan di qua paack di là

cing buuum cing ciack [PRESTO] ciaciaciaciaciaak su giù là là

in-torno in alto attenzione sulla testa ciaack bello Vampe
vampe
vampe vampe
vampe vampe
vampe ribalta dei forti die-
vampe
vampe
tro quel fumo Sciukri Pascià comunica telefonicamente con 27 forti in turco

in tedesco allò Ibrahim Rudolf allô allô attori ruoli
echi suggeritori scenari di fumo
foreste applausi odore di fieno fango sterco non sento più i miei piedi gelati

odore di salnitro odore di marcio
Timmmpani flauti clarini dovunque basso alto uccelli cinguettare beatitudine ombrie cip-cip-cip

brezza verde mandre don-dan-don-din-béèé tam-tumb-tumb tumb tumb-tumb-tumb-tumb
Orchestra pazzi bastonare
professori d’orchestra questi bastonatissimi suooooonare suooooonare Graaaaandi

fragori non cancellare precisare ritttttagliandoli rumori più piccoli minutissssssimi

rottami di echi nel teatro ampiezza 300 chilometri quadrati Fiumi Maritza Tungia
sdraiati Monti Ròdopi ritti al-
ture palchi loggione 2000 shrapnels sbracciarsi ed esplo-dere fazzoletti bianchissimi pieni

d’oro Tumb-tumb 2000 granate protese strappare con schianti capigliature tenebre

zang-tumb-zang-tuuum-tuuumb orchestra dei rumori di guerra gonfiarsi sotto una nota di silenzio
tenuta nell’alto cielo pallone sferico
dorato sorvegliare tiri parco aerostatico Kadi-Keuy

 

 


La canzone del mendicante d'amore

Ti avevo vista una sera, tempo fa, non so dove,
e da allora ansioso aspettavo
La Notte, gonfia di stelle e di profumi azzurrini,
su di me illanguidiva la sua nudità
abbagliante e convulsa d’amore!
Perdutamente, la Notte
apriva le sue costellazioni
come vene palpitanti di porpora e d’oro,
e tutta la illuminante voluttà del suo sangue
colava pel vasto cielo
Io stavo, ebbro, in attesa, sotto le tue finestre accese,
che fiammeggiavano, sole, nello spazio
Immobile, aspettavo il prodigio supremo
del tuo amore e l’ineffabile
elemosina del tuo sguardo!
Poiché sono il mendicante affamato d’Ideale
che va lungo le spiagge
implorando baci e amore, per nutrirne il suo sogno!
Con cupidigia astiosa bramavo i gioielli del cielo
per abbellirne la tua nudità di regina
e verso di te protendevo
i miei sguardi folli, insanguinati nell’ombra
come braccia scarnite di moribondo!
Tutto parvemi ingigantito dall’ampiezza del sogno!
Campane rantolavano nel cielo
come bocche mostruose:
le bocche, forse, del Destino! Campane
invisibili e selvagge
sembravano aprirsi su me, nel silenzio,
come abissi capovolti!
Un gran muro s’ergea davanti a me,
implacabile e altero come la disperazione!
Aspettavo solo, e migliaia di stelle,
di stelle pazze sembravano sprizzare
dalle tue finestre,
come un vol di faville da una fornace d’oro!
L’ombra tua dolce apparve nel cavo dei vetri,
simile a un’anima terrorizzata che s’agiti
entro pupille agonizzanti,
e tu per me divenisti una preda
delirante lassù, su la cima estrema
delle torri fastose del mio Sogno!
L’Amore mio denti lucenti e occhi adunchi brandì
con un gran gesto le sue rosse spade
e barbaramente salì
verso il tuo tragico splendore.

Poiché sono il mendicante insaziato che cammina
verso il tepore dei seni,
verso il languor delle labbra,
l’implacabil mendicante
che va lungo le spiagge,
rubando amore e baci
per nutrirne il suo Sogno!

S’aprì la notte cupa appié del muro,
e tu apparisti, soavemente sbocciata
vicino a me, bianca e pura in mezzo alle tenebre,
vacillando quasi ai consigli della brezza notturna!
E tutto fu abolito intorno a me,
e il mio sogno infranse il mondo
con un sol colpo d’ala!

Certo pensai nei favolosi giardini
ove s’esilia l’anima mia
chimerici peschi foggiarono
la tua carne flessuosa, con la neve
odorante dei loro fiori
che le sonore dita del vento plasmavano!
Io venni a te, tremante e religioso,
come in un tempio avanzandomi incerto
come in un’umida grotta!
A te venni, inciampando a ogni mio timido passo,
trattenendo il respiro
per non destare il dolor nel passare!
Si schiuse il tuo sorriso
nella serena acqua del tuo viso,
come al cadere placido d’un fiore
S’aprì a ventaglio il tuo sorriso
fluttuando nel cielo, e fece impallidire
il viso impetuoso degli Astri, nel silenzio!
Io ti parlavo volubilmente di strane cose,
bagnata l’anima di una sgorgante angoscia,
e mi pareva di sentirmi avvolto
dalla corrente d’un fiume voluttuoso.
Avidamente, spiavi tu sul mio labbro
l’Anima mia, come un miele dorato!
Sentii che il volto mi s’infocava
come un castello incendiato, che il nemico saccheggia.
Ti parlavo, e i miei pensieri stravolti
si riflettevan lontani e vaporosi
nella tranquilla acqua del tuo viso !

Tu volesti rispondermi, ma non sapesti che dire.
Mi domandasti le mie angosce, i miei timori,
poiché mi vedevi tremar sulla soglia
come trema un colpevole
Ed io simile ero ai vagabondi feriti
che vanno rantolando
di porta in porta, in cerca di rifugio,
tra i pugni alzati delle folle implacabili!
Mi parlasti di cose indifferenti! Domandasti
della mia vita passata, della mia patria lontana—
Volesti sapere il mio nome
e tutto ciò che si suol domandare
ai viaggiatori stanchi, beventi alle fontane,
la sera,
quando tutto si fa nero
Poiché sono il mendicante affamato d’Ideale
che vien non si sa d’onde,
e va lungo le spiagge
implorando amore e baci, per nutrirne il suo Sogno!
Ti seguii fino in fondo alla tua casa;
fummo soli, lontani dalle folle umane,
sulla soglia dell’Infinito, e sentii
la soavità dei crepuscoli sul mare,
quando si ripara in un golfo violetto
umido di silenzio!
Fummo soli, e il mio Sogno
al suo Sogno canto:

Oh! abbassa languidamente le palpebre
sull’errante follia del tuo sguardo.
Abbassa le tue palpebre mistiche e lente
come ali d’angelo che si chiudano
Abbassa le tue palpebre rosee,
perché l’agile fiamma dei tuoi occhi vi scivoli
come sospiro di luna tra persiane socchiuse.
Abbassa le tue palpebre e poi alzale ancora,
e potrò smarrirmi alfine nei tuoi occhi,
nei tuoi occhi, per sempre,
come su laghi assopiti, la sera,
tra fogliami placidi e neri!

«Sii dolce, poiché il mio cuore
trema fra le tue dita— Sii dolce!
L’Ombra è attenta a spiare le nostre ebbrezze, e il Silenzio
si china e ci accarezza
come una madre intenerita Sii dolce!
Per la prima volta adoro
l’anima mia perdutamente e l‘ammiro
perché t’ama così, come una povera pazza!
Adoro le mie labbra, poiché le mie labbra ti desiderano
La mia anima è tua, la mia anima
è sì lontana ed azzurra da sembrarmi straniera!

Davanti a te si umilia, la mia anima,
qual pecora morente, e s’addormenta,
abbrividendo sotto i tuoi fragili piedi
come un prato che tutto s’inargenta
sotto i passi furtivi della luna

«Vieni ! -  le mie labbra folli attireranno
il tuo volto pensoso e i tuoi grandi occhi dolenti
verso le spiagge abbagliate del Sogno
verso divini arcipelaghi di nuvole!
Le mie labbra saranno instancabili
come i bardotti che lentamente traggono,
nella rosea frescura dei mattini,
le grandi barche dalle vele solenni
verso lo scintillìo perlato
del mar lontano. Ed io
non sarò più che il tuo soffio E il mio sangue
travolgerà nel suo corso il profumo delle tue labbra,
come un fiume a primavera, inebbriato di fiori!

Allora la tua bocca rosea s’aprì,
fragile conchiglia rombante,
per mormorare sinuosamente
il delirio dello spazio e il canto febbrile dei mari!
Al ritmo della tua voce, il mio cuore
si preparò lentamente a salpare
verso porti esaltati di sole
e verso sfolgoranti isole d’oro
Tu mi dicevi ingenuamente
che mai nessuno avea così cantato
alle porte del tuo cuore
che mai nessuno aveva pianto
il suo sogno e il suo dolore
profumandoti il seno di lagrime!

Poiché sono il mendicante che piange e si lamenta,
il mendicante affamato d’Ideale
che vien non si sa d’onde, e va lungo le spiagge
implorando amore e baci
per nutrirne il suo Sogno!

I tuoi gesti assopenti e vellutati
ebbero il carezzevole languore
che hanno i remi sopra l’acque brune, a sera
L’ora liquida e gemebonda s’increspò abbrividendo.
Le nostre voci caddero
Ma la Lussuria, ahimè, ci spiava
frugando insidiosa nell’ombra
la Lussuria ansimante lungo i muri strisciava!

Dalla finestra aperta, a quando a quando
il vento della notte
si rovesciava su di noi,
avvolgendo la sua groppa oscena
nella porpora delle tende
Noi vedemmo la lampada d’oro svenire
come una bimba malata tra vaporosi lini,
e dolcemente morire!
Vedemmo i casti bagliori della lampada
inginocchiarsi, venendo meno, lungo i muri,
come gli angeli preganti
e i nostri sogni s’inchinarono, malinconici
e rassegnati, nel silenzio
Allora il mio folle desiderio t’apparve
sguainato come una spada,
e, brancolando sul tuo corpo puro,
con un gesto selvaggio violentemente cercai
il tepore assorbente della tua bocca.
Fuori di noi, in una nera ebrietà,
sinistramente ci prendemmo le labbra,
come se commettessimo un delitto!
Le labbra mie s’accanirono
sulle tue, pesantemente,
e le nostre bocche ne furono insanguinate
come due lance!

Con un gesto sublime,
tu m’offristi, in delirio, la tua nudità soave
come una fiasca di pellegrino, ed io
abbeverai la mia sete immensa
sul tuo corpo ignudo, fino al delirio,
cercandovi l’immenso Oblio
Tremante e come pazza di vertigine
si chinò la mia Anima
sulla tua bellezza radiosa,
perdutamente, come sopra un abisso
vertiginoso di profumi e di calde luci!
I tuoi occhi s’illanguidirono dolcissimamente
sotto le rosee palpebre
lampante velate di vaporosa seta
e, chinato fra i tuoi svolazzanti capelli,
io presi alfine la tua Anima, tutta
la tua Anima, religiosamente,
protese le labbra,
come si prende l’ostia consacrata.

Quando ripresi il cammino
verso la profondità delle livide notti
il cuore mio, fattosi nero, ebbe sete,
e avidamente io bevvi la nera
acqua delle fontane
Indi fuggii, precipitando i miei passi,
verso l’Ignoto
Poiché sono il mendicante
che va lungo le spiagge
implorando amore e baci, per nutrirne il suo Sogno,
con in cuore il terrore di affondare per sempre
i suoi piedi sanguinanti
nella freschezza carnale delle sabbie, in riva ai mari,
in una qualche Sera
di stanchezza mortale e di Vuoto infinito!

 

 

 

 

 

l'aurora sul mare  - da i nuovi poeti futuristi - filippo tommaso marinetti

https://youtu.be/fxqhWhoodLU   - la sua voce - sul futurismo - 1925

 

 

 

 

abbiate fiducia nel progresso

che ha sempre ragione anche quando ha torto

perché è il movimento

la vita

la lotta

la speranza
teoria e invenzione futurista - 1966

 

 

 

 

 

 

 

Uscivamo tutti dalla città

con un passo agile e preciso che sembrava volesse danzare cercando ovunque ostacoli da superare.   Intorno a noi e nei nostri cuori   l'immensa ebrietà del vecchio sole europeo che barcollava tra nuvole color di vino ...  Quel sole ci sbattè sulla faccia la sua gran torcia di porpora incandescente .  poi crepò vomitandosi tutto all'infinito.

uccidiamo il chiaro di luna - aprile 1909

 

 

 

 

 

   LIBRI  FILIPPO TOMMASO  MARINETTI  

1909 1911

1911 1911

1912 1914 1914 1915 1815

1918

MAFARKA LE FUTURISTE. ROMAN  AFRICAIN

UCCIDIAMO IL CHIARO DI LUNA!

LA BATTAGLIA DI TRIPOLI
PROCLAMA FUTURISTA A LOS ESPANOLES

LA BATAILLE DE TRIPOLI

ZANG TUMB TUUUM

I MANIFESTI DEL FUTURISMO

TEATRO FUTURISTA SINTETICO

GUERRA SOLA IGIENE DEL MONDO

COME SI SEDUCONO LE DONNE

1919

1919

1922

1922

1924

1925

1927

1927

1929

1930

8 ANIME IN UNA BOMBA.  ROMANZO    ESPLOSIVO
LE MOTS EN LIBERTE' FUTURISTES
GLI INDOMABILI
IL TAMBURO DI FUOCO
FUTURISMO E FASCISMO

I NUOVI POETI FUTURISTI
ARTE FASCISTA
SCATOLE D'AMORE IN CONSERVA
PRIMO DIZIONARIO AEREO ITALIANO
NOVELLE CON LE LABBRA TINT

futur-ism.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Poesia_ rivista

www.classicitaliani.it/futurismo/manifesti/Marinetti_uccidiamo_chiaro_luna.htm

 

 

 

ZANG TUMB TUUUM

L’opera in cui si esprime con maggior intransigenza il paroliberismo codificato nel «Manifesto tecnico della letteratura futurista» è Zang Tumb Tumb  ... Il libro ha per argomento la prima guerra balcanica, alla quale Marinetti assistè in veste di corrispondente 

arengario.it 

 

La mia mostra per Marinetti - il Futurismo è come il rock
il futurismo non morirà mai dice yoko ono - moglie di john lennon - protagonista anche del fluxus

carlo alberto bucci . larepubblica.it - 2010

 

 

Marinetti in Campidoglio  -  omaggio a sessant’anni dalla morte   1944 - 2004
Filippo Tommaso Marinetti, poeta e fondatore del futurismo  moriva a Bellagio, sul lago di Como, nella notte del 2 dicembre 1944 per un attacco di cuore. Aveva 68 anni, essendo nato da genitori italiani nel 1876 ad Alessandria d’Egitto. Due anni prima, nel novembre 1942, Marinetti era tornato in cattive condizioni di salute dal fronte russo, dove era andato a combattere volontario con il grado di maggiore.
La notizia della sua morte fu pubblicata anche dal “New York Times”. Il giornale socialista l’“Avanti” gli riservò parole rispettose benché sino alla fine egli si fosse mantenuto amico di Mussolini, che volle per lui funerali di Stato a Milano. Figura rimasta a lungo controversa, Marinetti è oggi internazionalmente riconosciuto come una delle personalità più importanti del Novecento italiano e il futurismo del quale egli fu promotore e ispiratore, è addirittura ritenuto, da alcuni studiosi, “come l’unica estetica che l'Italia abbia esportato nel mondo in epoca moderna”.

lapadania.com

 

 

Edoardo Sanguineti

poeta genovese nato nel 1930 tra i fondatori della neoavanguardia e del Gruppo ’63 protagonista del primo evento del nuovo ciclo dei   “Mesi d’autore” rassegna tra immagini letteratura e musica

In che modo il linguaggio tecnologico può influire su quello poetico? Penso che sia un procedimento simile a quello che era successo quando Filippo Tommaso Marinetti teorizzava le parole in libertà. Una sperimentazione poetica che nasceva nello stesso tempo in cui si affermava il telegramma, nuova forma di comunicazione sintetica e veloce. Ora questo mezzo è diventato raro e cerimoniale, mentre dilagano le e-mail e gli sms, tutte forme di comunicazione che economizzano ulteriormente il linguaggio. Esiste ancora una poesia di rottura, che abbia una funzione di denuncia a livello sociale e politico? l’azione di rottura l’ha potuta avere con il gruppo ’63 o con la beat generation, perché nasceva in un contesto particolare, in un periodo storico di grandi cambiamenti... Ora non mi sembra ci siano le condizioni per fenomeni analoghi, ma io non ho perso la volontà di perseguire un valore contestativo. Non sono “sfiducioso”, perché penso che la poesia abbia ancora la sua carica di rottura.

MORTO A GENOVA IL 18 MAGGIO 2010 PER  ROTTURA ANEURISMA ADDOMINALE.
kataweb.it

Sanguineti: "Sms e chat non distruggono la poesia"
I
l linguaggio evolve tenendo conto anche delle nuove tecnologie, ma forse non in modo così dirompente come potrebbe apparire.
"È naturale, una scrittura che intenda rispecchiare nelle modalità quelli che sono i processi del tempo, anche in maniera ironica e polemica, deve essere ricettiva; non dimentichiamoci però che quando si inventò il telegramma Marinetti disse che sarebbe morta la sintassi e tale sventura non si è verificata. Il telegramma è un prodotto utile com'è utile oggi il telefonino, ma non per questo finiremo tutti a scrivere soltanto con il linguaggio degli sms".     edoardo sanguineti  -    il gatto lupesco   -    poesie 1982-2001    larepubblica.it - a.begnini

http://youtu.be/fnjn3mdjjT4   -   ALFABETO APOCALITTICO

 

 

*

 

DADADA

Dada e dadaismi del contemporaneo   -  1916 - 2006  -   90° anniversario della nascita del Dadaismo
"Il Dadaismo è morto? Il Dadaismo è ancora vivo?" .... porta aperta sul futuro per testimoniare esplicitamente la carica vitale e polemica del "Dada" come stile di vita e approccio mentale alla realtà.
Dada si ricollega al
Futurismo Italiano per quanto riguarda la sua carica avanguardistica aggressiva e dirompente, ma quasi subito oppone la pratica del 'non senso' in arte contro la determinazione marinettiana di progettare e costruire il futuro dell'uomo-macchina. Nel 1920 il movimento Dada si scioglie con l'ultima grande mostra (la 'Dadamesse' di Berlino), ma lo spirito Dada permeerà di sé tutte le neoavanguardie nate dopo il 1945.
Nel 1946 Isidore Isou, fondando il Lettrismo, si ricollega decisamente all'esperienza zurigo-berlinese di Hugo Ball e di Raoul Hausmann. Dal furore teorico, e pratico di Isou nasceranno tutti i più importanti movimenti d'avanguardia postbellici: Cobra, l'Internazionale Situazionista, Fluxus, la
Poesia Visiva.

tiscali.it

 
Dadaismo?

Dada è stato un grido, una brutta parola, un'idea malsana, una rivoluzione assurda che si è da subito negata qualsiasi forma di longevità. Un'invettiva contro il pensare borghese, a tratti contro il pensiero stesso:
Tzara 1957
"Dada ha tentato non tanto di distruggere l'arte e la letteratura, quanto l'idea che se ne aveva. Ridurre le loro frontiere rigide, abbassare le altezze immaginarie, rimetterle alle dipendenze dell'uomo, alla sua mercé, umiliare l'arte e la poesia, significa assegnare loro un posto subordinato al supremo movimento che non si misura che in termini di vita".

emanuele martorelli - aprileonline.info

 

PAUL ELUARD - pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel Saint-Denis 14 dicembre 1895 - Charenton-le-Pont 18 novembre 1952 - è stato un poeta francese dadaista tra i maggiori esponenti del movimento surrealista con Breton .

la poesia è rivoluzione  non rivolta -  è logica. Essa ha per scopo la verità pratica.
it.wikipedia.org         
        

    

 

Il dadaismo o dada è un movimento culturale

nato a Zurigo, nella Svizzera neutrale della Prima Guerra Mondiale, e sviluppato tra il 1916 e il 1920. Il movimento ha interessato soprattutto le arti visive, la letteratura (poesia, manifesti artistici), il teatro e la grafica, che concentrava la sua politica anti bellica attraverso un rifiuto degli standard artistici attraverso opere culturali che erano contro l'arte stessa. Il dadaismo ha inoltre messo in dubbio e stravolto le convenzioni dell'epoca: dall'estetica cinematografica o artistica, fino alle ideologie politiche; ha inoltre proposto il rifiuto della ragione e della logica, ha enfatizzato la stravaganza, la derisione e l'umorismo. Gli artisti dada sono stati volutamente irrispettosi, stravaganti, provavano disgusto nei confronti delle usanze del passato; ricercavano la libertà di creatività per la quale utilizzavano tutti i materiali e le forme disponibili.

it.wikipedia.org

 

Kurt Schwitters

Creava le sue opere con oggetti e rifiuti
Kurt Schwitters (1887 – 1948) è stato unpittore e artista tedesco che ha attraversato varie avanguardie fra cui il dadaismo, il costruttivismo, il surrealismo. I suoi collages e le sue opere , realizzate assemblando «detriti» e oggetti d’uso quotidiano anticipano le moderne installazioni

lastampa.it

 

Ritrovata la tomba DI Farfa - Osvaldo Tommasini
poeta e pittore futurista al secolo Vittorio
Osvaldo Tommasini presso il Cimitero Monumentale della Foce.
Farfa, dopo essere stato tra le figure di spicco del Futurismo, fu riscoperto, quando era ormai anziano, dagli intellettuali aderenti al movimento della
Patafisica, che vedeva suoi fautori in Francia Raymond Queneau e Boris Vian ed in Italia Sandro Baj ed un giovane Umberto Eco (più recentemente anche dal poeta Edoardo Sanguineti -  da loro Farfa fu eletto Magnifico Rettore dell'Istituto milanese un paio d'anni prima della tragica scomparsa avvenuta a Sanremo, dove l'artista risiedeva insieme alla signora Giulia
riviera24.it

PATAFISICI - queneau - vian - marinetti

 

 


      COrrado Govoni  -  poeta futurista 1903-1959     

 

Paesaggio
La casina si specchia in un laghetto
pieno d'iris da l'onde di crespone
tutta chiusa nel serico castone

d'un giardino fragrante di mughetto
Il cielo dentro l'acque un aspetto

assume di maiolica lampone
e l'alba esprime un'incoronazione

di rose mattinali dal suo letto.

Sul limitare siede una musmè
trapuntando d'insetti un paravento

e d'una qualche rara calcedonia

vicino tra le lacche ed i netzkè
rosseggia sul polito pavimento
in un vaso giallastro una peonia

 

I tetti
Alla sera sui tegoli rossi
a due a due come suore
fanno la loro scalza passeggiata
le colombe soffuse di pallore
mentre sopra i leggii degli abbaini
i gatti scorticano l’acrobatica
musica delle stelle
con i loro epilettici violini

villa
So di una villa chiusa e abbandonata
da tempo immemorabile segreta
e chiusa come il cuore di un poeta

che viva in solitudine forzata
La circonda una siepe e par murata
di amaro bosso e l'ombra alla pineta
di tanto più non rompe né più inquieta
la ciarliera fontana disseccata

Tanta è la pace in questa intisichita
villa che sembra quasi che ogni cosa
sia veduta a traverso d'una lente

Solo una ventarola arruginita
in alto su la torre silenziosa
che gira gira interminatamente

 

Il giardino
Presto tutto il giardino

formicolerà di lucciole
piccoli lampi di magnesio

per fare la fotografia
ai volti ipnotici e medianici dei fiori
È notte fa fresco

cadono le prime gocce di stelle
si rientra.

 

 

 

DONNA  E   FUTURISMO

Quando il futurismo è donna.
Barbara dei colori
Come spiegare l'adesione di tante donne a una corrente pittorica come il futurismo, così misogino, aggressivo, talvolta volgare nei confronti della femminilità? In questo saggio si vuole definire dapprima lo sfondo teorico del futurismo, cioè l'elaborazione concettuale sul "femminile" che si espresse in quegli anni e in quel movimento. Da un lato, l'adesione al futurismo rappresentò per molte artiste una sfida e un atto convinto di distruzione e smantellamento di consolidati stereotipi femminili, dall'altro - questa è l'ipotesi - tali gesti eversivi e antipassatisti non furono elaborati dalle donne, ma ricevuti passivamente, e ciò determinerà le equivocità, spesso le posizioni conciliative ed appiattite all'ideologia maschilista. Nella seconda parte si affronta una figura particolare di donna e di artista, Barbara, nata come futurista e poi approdata a esiti molto diversi, come il movimento pacifista e il femminismo, in empatica vicinanza con i testi di Luce Irigaray. Prismatica esistenza quella di Barbara, in cui si intrecciano arte e vita. La sua identità di donna è conquistata solo dopo aver percorso un labirinto, il labirinto di Barbara.

ibs
Saint-Point Valentine de - Manifesto della donna futurista
Questo libro raccoglie sei scritti di Valentine de Saint-Point, figura femminile di inizio secolo, legata agli ambienti del futurismo e protagonista di autentiche battaglie culturali negli anni immediatamente precedenti lo scoppio della prima guerra mondiale. Il primo testo, "Manifesto della donna futurista", è un proclama sfrontatamente bellicista e antifemminista che, aggirando la misoginia di Marinetti, cerca di assicurare alla donna un ruolo adeguato nel movimento futurista. La postfazione di Jean-Paul Morel e la cronologia biografica sono utili per ricostruire il ritratto di una donna che fu particolarmente attratta dalla libertà.

ibs

 

PAROLE FEMMINILI

 

zang tumb tuuum

http://youtu.be/u1Yld7wGWEI  -   legge tommaso marinetti

https://youtu.be/JfqG7jqc9aY  -  il manifesto del futurismo - carmelo bene legge marinetti

https://youtu.be/lDqd9GvRfKE  -  carmelo bene - il futurismo

 

   

 

lapide affissa in via del Senato 2  milano - Da qui il movimento Futurista lanciò la sua sfida al chiaro di luna specchiato nel Naviglio. Si tratta della casa in cui il celebre padre del movimento Futurista Filippo Tommaso Marinetti ha vissuto per diversi anni e vi ha condotto la sua frenetica vita ...

Il Futurismo diventa presto un movimento globale che abbraccia le diverse sfere sociali artistiche e letterarie - diversi sono i pittori che partecipano e ne diventano promotori - primi tra tutti Boccioni, Carrà, Balla, Severini e Russolo che l’8 marzo 1910 espongono il Manifesto dei Pittori futuristi ...
iI loro dipinti hanno tutti un denominatore comune. l’espressione della forza e del dinamismo grazie all’uso di colori forti e sgargianti come il rosso (che si ricollega anche al sangue, alla guerra e alla violenza) con la rappresentazione delle nuove innovazione tecnologiche e mediante l’utilizzo di un tratto deciso e rapido.
Ciò che emerge dai loro dipinti è una forte tensione e aggressività che scardinano completamente i tradizionali canoni della pittura  ...

in campo letterario molti poeti si proclamano Futuristi e la loro produzione si basa su nuovi linguaggi grafici e formali. Marinetti in primis seguito da Lucini, Buzzi, Carrieri, Cavacchioli e tanti altri baseranno i loro scritti sulla ricerca grafica che possa esprimere al meglio i loro sentimenti. La logica soggetto+verbo+predicato è totalmente abolita. Si assiste a parole e frasi sparse per la pagina che spesso danno vita a forme o disegni ben precisi, parole scritte in modo diverso o ingrandite rispetto alle altre per dare un peso maggiore a quel determinato concetto.
Anche nel caso della letteratura il sentimento che ne esce è un tumulto di emozioni forti, molto forti che cercano forme ben precise e potenti per rimanere impresse e sentite in chi le guarda.

simona casiraghi - milanofree.it - 2014

 

 

FUTURISMO  marinetti   1  -  2

.  palazzeschi    1  -  1a

.  CALVINO  1  -  2

.   MAJAKOVSKIJ

 

 

 

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