POESIAPOESIAPOESIAPOESIAPOESIA

Or  iG i  N i     PAROLA & POESIA 

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enheduanna

Enheduanna  -  2285-2250 BC
Akkadian princess as well as High Priestess of the Moon godNanna in the Sumerian city-state of Ur.  

 

Enheduanna - prima scrittrice di cui si abbia notizia . visse ventitré secoli prima di Cristo . Circa 4000 righe della sua poesia - inni - sono state riassemblate e tradotte in inglese.
figura eroica e mistica rappresentante di un femminismo emergente -  I suoi lavori furono scritti in cuneiforme fra il 2285 e il 2250 a.C.
ha scritto in prima persona passando poi alla terza.   inoltre 42 poesie  riflettono le sue frustrazioni personali le speranze la devozione religiosa e i suoi sentimenti sulla guerra e sul mondo in cui viveva.

 

 

http://pennablu.it/primo-scrittore     

www.cddc.vt.edu/feminism/Enheduanna.html   http://en.wikipedia.org/wiki/Enheduanna       

 

 

Mr. Pinsky discussed the ancient origins of poetry as a memory device at a previous Library lecture, when he said -  poetry is a technique developed by this animal, the human--a fairly useless animal. It has no claws, no hide, no real teeth and it doesn't run fast, but it is clever and it looks around a lot.
For survival it developed
forms of communication evolved for the purposes of memory, for the effective storage of important information and the transmission of that information accurately and effectively from one person to that person's peers.
connectlive.com/events/libraryofcongress/pinsky100898

 


È ragionevole supporre che le prime espressioni in versi non siano state subito riconosciute come tali, come diverse dal resto del linguaggio, e non solo dal primo uomo che le pronunciò ma anche dagli uomini che in quel momento lo stavano ascoltando. Probabilmente la consapevolezza riflessiva del "fare poesia" è venuta in seconda battuta, quando la poesia in qualche modo esisteva già e l'uomo ne faceva uso in particolari circostanze, soprattutto nel corso di cerimonie rituali e religiose. Non abbiamo testimonianze vive di testi poetici anteriori ai reperti archeologici sumeri e assiro-babilonesi. I frammenti forse più antichi di poesia che conosciamo risalgono a 4500 anni or sono e si riferiscono alla grandiosa epopea del semidio Gilgamesh. Ma fermarsi a questa data e fissare lì l'inizio della poesia è ovviamente un'arbitraria riduzione. Tanto più che la capacità di simbolizzare dell'uomo è riconosciuta anche ai neanderthaliani di 100.000 anni or sono. Essi infatti seppellivano i morti con complessi riti funebri che alludevano in modo esplicito a una vita "al di là" della vita. E mi pare logico supporre che, se una comunicazione simbolica e rituale-religiosa era in qualche modo presente, la poesia non doveva essere lontana, in uomini che certo conoscevano modalità espressive basate molto più sui sentimenti e le emozioni che sulla proprietà "numerica" dei messaggi. Essi insomma, possedevano un linguaggio capace di descrivere, tramite il rito, il simbolo, l'allusione, una realtà immaginaria e religiosa, un mondo che nella realtà fenomenica non esiste; un linguaggio che non conosceva soltanto una sintassi e una pragmatica, ma anche una poetica, per rifarci alla definizione di Jakobson.

pseudolo.i

 

 

cos'è LA poesia  -   ritmo - musicalità - metrica
La Poesia è l’arte di esprimere e rappresentare fatti, immagini, sentimenti, con parole, poste in un certo ordine, secondo una certa logica, oppure totalmente libere, senza alcuna logica che le possa intrappolare in uno schema predefinito.
La Poesia è come la musica, deve avere una sua logica, deve essere interpretabile, deve stimolare sensazioni, emozioni, ricordi, attraverso le parole.
....   Schematizzando, si possono utilizzare due termini della linguistica: significante e significato.
Significante - l'"immagine acustica": ritmo - musicalità - metrica.
Significato - il concetto che il significante esprime.
Per metrica s'intende l'insieme delle leggi che governano la composizione e la struttura dei versi. Non dobbiamo pensare che la metrica, sia qualcosa di completamente artificioso. Difatti un certo ritmo che è alla base di un determinato verso - ad es. l'endecasillabo, il più usato nell'italiano: "Divina Commedia", poemi epico - cavallereschi, i sonetti di Petrarca, l'Infinito di Leopardi, ecc. è qualcosa di connaturato nella lingua. Non si tratta dunque di un artificio della poesia colta.
Si pensi ai poeti popolari estemporanei improvvisatori - tra i più famosi Benigni - Riondino - Guccini - che si sfidano a colpi di endecasillabi strutturati in ottave rispondendosi "per le rime". .....

administrator -  zarapoti.it/poesia.html   -   iaphet.com/metrica.htm   -    enricomeloni.altervista.org   -     giardinodeipoeti.altervista.org/poesia-significato-significante.php

analisi della poesia contemporanea  -  istituzioni metriche e verso libero
C’è un continuum ritmico tra il verso libero e la sua apparente anarchia e le strutture tradizionali?
La poesia contemporanea oscilla tra la tensione alla libertà espressa dal verso libero e la necessità di mantenere un legame con le istituzioni metriche della secolare tradizione italiana. Perché le rime, gli endecasillabi e tutti gli altri versi minori sopravvivono ancora oggi, a volte come semplice recupero nostalgico da parte del poeta, altre volte come inserti (voluti o inconsci) in poesie “intellettualistiche” o, al contrario, in poesie popolari o dialettali ...
Pascoli cercò di risolvere un problema posto dall’endecasillabo, che è il verso più lungo della poesia italiana  - a parte i versi doppi, categoria nella quale rientra anche il martelliano -  nella traduzione di classici greci e latini, l’eccessiva brevità dell’endecasillabo costringeva i traduttori a frequentissimi “a capo”, ad accavallamenti  - enjambements. Anche una semplice esigenza di traduzione mostra dunque che l’endecasillabo, nobilitato da Dante alle origini della letteratura italiana, ha dei limiti insuperabili, come peraltro aveva già notato Ugo Foscolo affrontando il problema della traduzione dei classici greci …
In generale il verso libero, per sua natura, è difficilmente misurabile; nella poesia del Novecento ritroviamo versi di tutti i tipi. In alcune pagine sono rintracciabili delle semplici polimetrie o delle isoritmie, in altri casi prende forma un verso-frase; le variabili sono molte. C’è, per esempio, il verso brevissimo di Ungaretti e c’è il verso lungo della poesia-racconto di Cesare Pavese in Lavorare stanca ...

La poesia contemporanea è un magma ritmico, che si è cristallizzato solo nelle pagine di alcune raccolte emblematiche del Novecento. Mario Luzi ha raccolto, in alcune splendide metafore musicali, i residui poetici della tradizione letteraria ancora presenti nel linguaggio. Se il poeta è  oggi  in grado di mantenere un rapporto di continuità con la tradizione letteraria, il potere persuasivo della sua scrittura si è però notevolmente ridotto  - anche in termini di pubblico e di credibilità -  da qui nasce la riflessione di Luzi, che in questi versi paragona il poeta a uno strumento scordato: “Accordato come? / Registrato su che nota? / Intonato su quale la perduto quello strumento? / Inesperto il musico? / o impercettibile l’accento?” …
La poesia ha un ritmo che la prosa non ha. Una regola dunque c’è o c’era, per distinguere l’una dall’altra: la tradizione letteraria. Non sembra possibile poter fare a meno dei poeti del passato (recenti o no) in Luzi trovi echi montaliani, in Montale richiami a Dante e a D’Annunzio … Ma il poeta contemporaneo mischia volentieri le carte rendendo il gioco dell’identificazione difficile. Con-fonde i generi tradizionali.

mario buonofiglio - poesia2punto0.com


scritture e società

bertinetto - del popolo . marazzini

ogni societa' umana possiede una sua letteratura,  cosi come ha una sua cultura...nella forma piu' antica la letteratura non era scritta ma veniva trasmessa oralmente ...la scrittura verra'  piu'  tardi, per fissare, come definitivo aiuto alla memoria, cio' che prima veniva  trasmesso, appunto,  oralmente.

...

raffigurare e' dunque compiere un gesto magico,  perche' vuol dire sottrarre all 'essere realmente esistente una parte della sua forza, averlo in proprio potere; cosi come ripetere una formula magica, od uno scongiuro, vuol dire intervenire, per mezzo di forze magiche, sull'essere evocato.

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le parole sono come le cose: si consumano con l'uso.  a furia di essere ripetute, di passare di bocca in bocca, esse si trasformano,  si riducono, talvolta scompaiono del tutto.

...

da un lato l'esigenza di rendere piu' veloce la comunicazione;  dall'altro la tendenza insopprimibile ad arricchire di nuovi significati le parole che gia' esistono.

...

il termine lirico e' stato usato per  indicare un atteggiamento particolare in colui  che compone il testo poetico, cioe' un atteggiamento fortemente incentrato  sull' io, sulla situazione psicologica ed esistenziale dell 'autore.

...

lirico    proviene dallo  strumento greco ' lyra ',  piccola arpa,  con cui solevano essere accompagnati i canti poetici ..

 


 

 

POESIA -  ποίησις
dal greco poièsis che attiene a poièò

fare - creare con la mente - inventare - comporre

 

 

La poesia è l'arte di far entrare il mare in un bicchiere

Italo Calvino
Nessuno scriverebbe più versi se il problema della poesia

fosse quello di farsi capire

Eugenio Montale

 Solo la poesiA ispira poesia

Ralph Waldo Emerson

 

 

Nella letteratura quello che mi tocca maggiormente è la poesia

perché la poesia è sintetica e procede per immagini. Quando leggo, vedo le immagini, le percepisco a livello epidermico. Dietro alla poesia si nasconde una profondità che riesco a percepire immediatamente e, come nella poesia, il fumetto è un mondo d’immagini, si è obbligati a coniugare due codici e, conseguentemente, due mondi. Un universo immediato attraverso l’immagine e un mondo mediato attraverso la parola.
hugo pratt - conversazione - tandem - 1989

 

 

 

 

 

oralità e scrittura

In "Oralità e scrittura", Walter J.Ong descrive il passaggio dalla cultura orale alla scrittura e mostra come l'assunzione della pratica scrittoria abbia profondamente modificato l'esperienza umana, ristrutturando il pensiero e inaugurando una nuova forma mentis.

In quella che Ong definisce "oralità primaria" le parole non hanno un corpo visivo e non possono quindi essere percepite come presenze stabili (non essendo scritte, non sono "sott'occhio"). Esse sono piuttosto deperibili ed evanescenti: "quando pronunciamo la parola "permanenza" - scrive Ong -, nel momento in cui arriviamo a "-nenza" il "perma" se ne è già andato". In quanto suoni, le parole dell'oralità esistono solo nel momento in cui stanno svanendo ed hanno dunque la natura dell'evento - non a caso il termine ebraico dabar significa insieme "parola" ed "evento". Soltanto una volta scritte, nel passaggio dalla civiltà orale a quella chirografica, esse assumeranno le sembianze di segno o strumento per indicare le cose (innescando i problemi che ben conosciamo e che, dal Cratilo di Platone a Wittgenstein, attraversano la storia della filosofia: come fanno le parole a indicare le cose? Che la soluzione, aggiungiamo noi, sia da cercare proprio nel passaggio dall'oralità alla scrittura?).

Proprio a causa della natura evanescente della parola, la cultura orale si genera e si conserva per mezzo di moduli mnemonici: il pensiero, per essere ricordato e comunicato, deve cioè strutturarsi in ripetizioni ed antitesi, epiteti ed espressioni formulaiche, come testimoniano i poemi omerici. Pensiero ed espressione orali sono allora vincolati alle "frasi fatte", ai temi standard e all'andamento ritmico della sintassi (poiché il ritmo aiuta la memoria). Altre loro caratteristiche sono la situazionalità, cioè l'aderenza alla concretezza dell'esperienza unita all'assenza di categorie analitiche e astratte, l'empatia, il tono agonistico del discorso e la ridondanza.

Il passaggio dall'oralità alla scrittura è anzitutto un passaggio dal dominio dell'udito a quello della vista. Mentre l'uomo della civiltà orale è completamente immerso in un mondo di suoni che fluiscono verso di lui da ogni direzione, assai diversa risulta la collocazione nel mondo per l'uomo che ha imparato a scrivere e ad oggettivare l'universo nella materialità visibile del testo scritto. Con la scrittura, infatti, il mondo di cui facciamo esperienza si rende visibile, nel testo, come ciò che sta di fronte a noi. La vista, ci dice l'autore, "pone l'osservatore al di fuori di ciò che vede, a distanza" e inoltre - come ha osservato Merleau-Ponty, citato dallo stesso Ong - isola gli elementi e seziona gli oggetti. E' allora l'iscrizione della parola su supporto materiale a istituire lo sguardo analitico e oggettivante, capace di staccarsi dalle situazioni concrete e di pensare per categorie astratte, secondo quell'atteggiamento contemplativo (theorein) che è alla base della filosofia e della scienza. Possiamo dedurne, con Ong e oltre Ong, che logica e razionalità non sono "facoltà" della mente nè appartengono all'uomo tout court, ma vanno semmai considerate come disposizioni sorte da quelle particolari "tecnologie della parola" (così recita il sottotitolo) che sono le pratiche di scrittura.

Senza la scrittura, insomma, non sarebbe mai sorta l'episteme, la ricerca del sapere così come noi oggi la conosciamo.

Gli studi di Ong, dunque, come quelli di Havelock prima di lui, si dimostrano densi di spunti e di interessanti conseguenze filosofiche, sviluppabili in percorsi tutt'oggi ancora poco battuti. 

Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Walter J. Ong - Il Mulino 1986

hermesnet.it

TECNOLOGIA DELLA PAROLA DALL'ORALITA' ALLA SCRITTURA
L’oralità è profondamente diversa dalla scrittura. La cultura chirografica è basata sulla scrittura, come esiste un’oralità primaria che prevede culture prive di segni grafici.
La questione omerica
Wood per primo ipotizza che Omero sia analfabeta e produce opere grazie al potere della memoria, per cui le frasi dell’Iliade e dell’Odissea sono incastonate da formule prevedibili, in una prosa formulaica con parti pre-fabbricate.
Parry ipotizza la teoria delle formule fisse in uso in Jugoslavia presso i cantori popolari serbo croati. I Greci dell’epoca di Omero apprezzano i clichè, le frasi fatte che nella cultura orale costituiscono dei modelli fissi e formulaici: la conoscenza acquisita è costantemente ripetuta per non perderla e dimenticarla.

FORMULA AGGREGATIVA con epiteti ed elementi formulaici
RIDONDANZA, ripetizione
PENSIERO CONSERVATORE, mentalità tradizionalista
PENSIERO AGONISTICO, descrizioni entusiastiche della violenza fisica
PENSIERO ENFATICO, identificazione stretta con ciò che viene raccontato
PENSIERO OMEOSTATICO, equilibrio/omeostasi con il presente. La cultura orale elimina le parti non inerenti.

La scrittura ristruttura il pensiero
Il nuovo mondo della scrittura influisce sugli esseri umani, perché ristruttura processi mentali. Il paradosso con la scrittura è l’associazione con la morte suggerita da Platone nell’accusa di una scrittura
-  disumana
-  inanimata
-  distruttiva della memoria    ...

Dall’interazione tra scrittura e oralità derivano:
LA RETORICA ACCADEMICA, la retorica è l’origine dell’arte oratoria usata a fini di persuasione (retorica forense e deliberata) e a scopi di esposizione (retorica epidittica).....

La tecnologia elettronica ( televisione, radio, telefono) apre l’era dell’oralità secondaria, per cui anche l’educazione avviene tramite i massmedia. La parola esposta oralmente risulta collettiva, mentre quella scritta è solo individuale.
Per noi moderni e' ormai scontato che la scrittura, o meglio, l'egemonia culturale e sociale della scrittura e della stampa, abbia segnato il tramonto della comunita' e l'emergere di quel suo triste surrogato che e' la ''societa' civile''. ..

Laura Tussi - politicamentecorretto.com


 

Orality and literacy The technologizing of the word

(Londra 1982) e il confronto tra i due titoli può essere significativo; literacy è un termine di difficile traduzione e forse il miglior equivalente potrebbe essere alfabetizzazione, a condizione di non considerare troppo legata la parola all'"alfabeto" da cui trae origine; nel sottotitolo, technologizing sembra rispondere a un interesse per l'aspetto dinamico, in divenire, del crescente ricorso alla tecnica, più che non per la tecnica (qui, le "tecnologie") in sé, quelle prodottesi nel campo della scrittura sono ben esigua cosa in paragone a tutte le altre innovazioni tecniche degli ultimi millenni, se non si osservano piuttosto i processi profondi che si producono via via che la parola viene trafilata nello stampo di alcune tecniche particolari (la scrittura manuale appunto, e poi la scrittura a stampa). ......questo libro è utile ed anzi necessario, si dovranno registrare anche i punti di dissenso rispetto a singole formulazioni, e l'appunto principale che si può muovere a Ong è - ahimé - quello di essere tuttora rimasto troppo all'interno della visione alfabetocentrica occidentale. Per un verso egli ha superato e con forza la dicotomia tra scrittura e oralità - che vorrebbe naturalmente questa in sottordine rispetto a quella - perorando efficacemente l'autonomia e l'importanza dell'oralità.

ibs.it 

 

psychodynamics of orality 

characteristics of thought and expression
1. Expression is additive rather than subordinative.
2. It is aggregative rather than analytic.
3. It tends to be redundant or "copious."
4. There is a tendency for it to be conservative.
5. Out of necessity, thought is conceptualized and then expressed with relatively close reference to the human lifeworld.
6. Expression is agonistically toned.
7. It is empathetic and participatory rather than objectively distanced.
8. It is Homeostatic.
9. It is situational rather than abstract.

engl.niu.edu       http://yosukeyanase.blogspot.it       http://jsse.revues.org    

 

 

. oralità

 

. analogico

. per script – stereotipo

. in contesto

. memoria

. scrittura

 

. struttura logica lineare – temporale  -  casuale etc

. figure contraddittorie

. rilettura e distanziamento

. memoria

uniba.it   -   edulab.it


La scrittura è in crisi ?
Educatori, sociologici e linguisti lo ripetono da tempo.
Minata dal primato dell’oralità, la crisi della scrittura è legata necessariamente a una crisi della lettura. Tra i giovani si legge sempre di meno, si legge con difficoltà. Di conseguenza si scrive in maniera semplificata, usando frasi brevi e un dizionario ridotto.
La scrittura tende ad essere didascalica, discontinua, al pari della conoscenza, che si è fatta frammentaria, casuale e incerta, quanto la società dell’incertezza descritta da
Bauman.
Una scrittura più adatta alle pagine web che alle pagine di un libro.
Ciò che resta della scrittura è stravolto, prosciugato, contaminato dalle immagini.
Prevalgono i segni tachigrafici, le icone e le emoticons, quasi un tentativo d’integrazione tra segno e disegno, dietro cui sembra far capolino una volontà demistificatoria della scrittura e la sua riduzione a livello triviale.
Nel migliore dei casi si propende per un’iconografia visiva della parola scritta, ricavando dalla forma grafica una sorta di contenuto estetico come nella pubblicità ...

giornaledimontesilvano.com
Il panorama poetico contemporaneo in Italia ? Sconsolante
La poesia vende poco, ma suscita moltissimo interesse, è un fenomeno di massa. gli editori pubblicano poco, la produzione poetica è affidata per lo più alla micro editoria . Era gennaio dell'88 quando è nata ' Poesia ' - una sfida controtendenza - portare una rivista di poesia in edicola perché così è in ogni angolo del paese e può arrivare a più persone. Oggi la scommessa è portare avanti iniziative di diffusione sempre più capillari, tra gli strati sociali e luoghi diversi. Portare l'arte dei versi dove non ha mai varcato la porta.

Nicola Crocetti fondatore e direttore di ' poesia ' - rivista più diffusa in Italia e in Europa da 25 anni.
unionesarda.it - 2013

 

 

La verità nascosta

Oralità e scrittura in Platone e nella Grecia classica 

franco trabattoni

È un dato incontrovertibile che la scrittura abbia segnato, forse più di qualsiasi altra invenzione, lo sviluppo delle civiltà, ma che il suo affermarsi - nonostante l'evidente utilità della nuova pratica - abbia suscitato reazioni di diffidenza può forse stupire. È però ciò che avvenne - e che il libro analizza - nel corso del V e IV secolo a.C. in Grecia, allorquando la pratica della scrittura si avviò a sostituire la memoria orale come mezzo privilegiato per la conservazione e la trasmissione delle informazioni. Enigmatica, in particolare, è proprio la posizione di Platone che esprime una sfiducia nella scrittura così radicale da apparire poco compatibile con la sua prolifica attività di scrittore.

libreriauniversitaria.it/verita-nascosta-oralita-scrittura-platone/libro/9788843033096

 

Dove è la differenza tra parola e scrittura?
Qui è importante la lezione di Derrida. La scrittura non è una grafica. La scrittura è quella di un uomo sempre concreto, legato alla materialità. Nelle mie lezioni dico sempre che se un uomo dice a una donna ti amo e le dà un bacio, ecco che non c'è un ti amo che non si scriva e il bacio, la carezza sono la scrittura del "ti amo".

uniba.it

 

SCRITTURA SANS-PAPIER
in Italia come nel mondo anche per coloro che continueranno a “scrivere” la poesia, piuttosto che a “dirla”, ciò che è davvero importante è fare i conti con questa ventura scrittura sans-papier, nella doppia accezione di scrittura senza carta, ma anche di scrittura non identificabile, ancora sconosciuta, una scrittura “migrante” e ancora “clandestina” che giunge a noi da un remoto futuro, ma che ormai è tra noi, anche se non ha ancora una Carta d’Identità da mostrarci.

lello voce - ilfattoquotidiano.it - 2014

La poesia è nata prima dei poeti e gli sopravviverà.

lello voce fb/lv - 2015

 
la vecchia dicotomia oralità/scrittura viene in parte a cadere

perché alcune delle forme di comunicazione mescolano ormai oralità e scrittura in stratificazioni di tutti i tipi, ed è vero quello che ci ricorda Ong, che alla fine l'oralità che conosciamo è sempre e soltanto secondaria, in quanto è passata attraverso la scrittura, la stampa, la televisione e tutti gli elementi visuali che oggi condizionano e consentono la comunicazione: lo schermo del computer rappresenta questa visualizzazione attuata correntemente. Ma dovremmo allora parlare anche di scrittura 'secondaria', in quanto è passata e passa attraverso una combinazione con tanti mezzi espressivi !
...ogni forma comunicativa riuscita combina sempre varie forme e va oltre, verso altri registri espressivi, dove il visuale e l'orale sono sempre mescolati.
comune.prato.it

 

La parola

e` compressa nel corpo; essa agisce al suo interno e muore sulle sue labbra; il corpo non se ne separa, quasi fosse la sua anima, e punta sul coinvolgimento di tutti i sensi in una dimensione pre-linguistica.
nicolafrangione.it

 

Parlato e scritto

In principio erat verbum, post verba volant, scripta manent. And now the Medium is the Message
messaggi di tipo visivo, uditivo e visivo-uditivo, scrittura e immagine, statici o animati e in questo è più avvicinabile alla TV che ad un giornale o alla posta tradizionale
          

webcontentmanagement.it

www.filosofico.net/conflit.html   

 

 

L’oralità cos’è?
L’oralità è “l’insieme di tutti i tipi di testimonianza trasmessi
verbalmente da un popolo sul suo passato”. L’oralità è, semplicemente, l’arte del narrare. Spesso si tratta di favole, canzoni, proverbi raccontati oppure cantati dal griot   o dagli adulti di una comunità.

 

pensiero senza libri
Socrate (469-399) non ha lasciato nulla di scritto.

Nel Fedro Platone giustifica questa scelta facendogli dire quanto segue:

L'alfabeto ingenera oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitare la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria, ma per richiamare alla mente. Nè tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l'apparenza, perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di moltissime cose senza insegnamento, si crederanno d'essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti

uniba.it

 

guerra e poesia

Tra i quattro tipi di mania, Platone annovera “la possessione e la mania che provengono dalle Muse” per Aristotele “la poesia è propria di chi ha una naturale disposizione o di chi è ispirato  -  manikos ” .
Nello Ione, Socrate parla dell’ispirazione come di una potenza divina (theia dynamis) che invade il poeta: come la forza del magnete si trasmette a una serie di anelli di ferro collegati tra loro, così l’ispirazione divina proveniente dalla Musa si trasmette ad una catena di cantori e poeti “indiati” entheoi .

centrostudilaruna.it

 

platone

Ione o sulla poesia: Socrate e il rapsodo Ione parlano della poesia, che è vista come "divina follia" e non è, quindi, frutto di tecnica.    

biblio-net.com/

 

orazio carmina non dant panem   la poesia non porta guadagno
Se volete scrivere scegliete un argomento pari alle vostre forze

 

leonardo da vinci

differenza tra pittura e poesia
Tal proporzione è dalla immaginazione all'effetto, qual è dall'ombra al corpo ombroso, e la medesima proporzione è dalla poesia alla pittura, perché la poesia pone le sue cose nella immaginazione di lettere, e la pittura le dà realmente fuori dell'occhio, dal quale occhio riceve le similitudini, non altrimenti che s'elle fossero naturali, e la poesia le dà senza essa similitudine, e non passano all'impressiva per la via della virtú visiva come la pittura.
infra il poeta ed il pittore
Poiché noi abbiamo concluso la poesia essere in sommo grado di comprensione ai ciechi, e che la pittura fa il medesimo ai sordi, noi diremo tanto di piú valere la pittura che la poesia, quanto la pittura serve a miglior senso e piú nobile che la poesia, la qual nobiltà è provata esser tripla alla nobiltà di tre altri sensi; perché è stato eletto di volere piuttosto perdere l'udito ed odorato e tatto, che il senso del vedere; perché chi perde il vedere, perde la veduta e bellezza dell'universo, e resta a similitudine di uno che sia chiuso in vita in una sepoltura, nella quale abbia moto e vita.          Leonardo da Vinci           

arte.go.it

 

 

 

ORIGINI narrativa francese del medioevo  carolingio  -  bretone  -  classico  
AL
ciclo carolingio     appartengono canti epici (chansons de geste) che trovieri o giullari recitavano nei castelli e nelle piazze al suono della viola.
AL
ciclo bretone            appartengono molti pekzi lavorati sulle leggendarie avventure dei cavalieri di re Artù.
AL
ciclo classico           appartengono narrazioni in prosa e in verso su talune tradizioni mitologiche e storiche dell'antichità classica.
In Italia fu conosciuta presto la materia dei tre cicli e fu coltivata: più che altrove nell'Italia settentrionale ....

eracle.it

 

 

TECNOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE

Platone è il primo autore di cui possediamo tutte le opere, messe per iscritto (grave fatto che oscura il periodo precedente, generando il “mistero” col quale la storia della filosofia sempre di nuovo ricomincia: il periodo dello “stato nascente” della filosofia, il momento del “passaggio” dal mito al logos). E nel momento in cui si passa oltre l’oralità diventa fondamentale una nuova attività filosofica che non è più solo il dialogo, ma anche la lettura e la scrittura, la scrittura come appunto, supporto fondamentale del manoscritto. Il modello di cultura che nasce non è più dunque quella chirografica, la cultura degli “scribi”, ma una nuova dimensione della scrittura stessa. Come si è detto, la Filosofia sta comunque chiaramente su un versante critico-dialettico rispetto alla cultura degli scribi (si intende appunto la cultura del libro con la elle maiuscola, che è più legata alla vecchia tradizione tribale e sacrale). È abbastanza agevole cogliere che probabilmente la Filosofia si colloca sempre proprio su quel “crinale” rappresentato dal prendere consapevolezza (metanoetica) della tecnica entro la quale essa si esercita. Nel mondo della cultura chirografica, infatti, per la maggior parte, i sensoria coinvolti sono soprattutto ancora quelli audio-tattili (fino al tardo Medioevo, quando voi sapete si passa dalla lettura ad alta voce, lettura monastica, bisbigliata, alla lettura silenziosa). In quel momento, quando avviene il passaggio alla lettura silenziosa, avviene definitivamente il distacco dalla cultura degli scribi e si entra nella cultura chirografica in senso stretto. Il segno viene materializzato con la scrittura, e quindi appunto si trasforma completamente la “visibilità” del testo, e questa è proprio una grande rivoluzione. La seconda grande rivoluzione della scrittura si presenta con l’invenzione della stampa — fenomeno che è stato definito da una nota ricercatrice “la rivoluzione inavvertita”. Il libro a stampa, genera una nuova cultura, e quindi crea il contesto per lo sviluppo della Filosofia moderna, potenzia appunto i sensoria visivi, ad un grado ulteriore rispetto a quello che era stato già conseguito con la cultura chirografica, e genera la rivoluzione dell’ipertesto. L’ipertesto, infatti, non nasce con la rivoluzione elettronica, l’ipertesto esplode con la biblioteca a stampa, nel settecento, con l’Ideale Enciclopedico di Diderot de D’Alembert. L’Encyclopédie è già un ipertesto; e negli anni settanta del nostro secolo un altro ipertesto, l’Encicopedia Einaudi segue esattamente lo stesso tipo, anzi potenzia e sviluppa ulteriormente lo stesso modello, quello di una galassia di saperi, di un grafo che traccia una mappa di una galassia di concetti tutta da navigare, sulla base di un criterio, appunto, associativo e non sequenziale. Nella storia dell’attività filosofica, avviene anche quello che Chenu ha chiamato “la nascita della coscienza”. In realtà probabilmente le cose non sono andate in modo piano e semplicistico. Non c’è infatti attività filosofica senza coscienza, e quindi probabilmente questa “nascita” non si colloca solo nel basso medioevo, ossia nel dodicesimo secolo, come appunto sostiene quel testo interessante di Chenu. Però è certo comunque che in questa fase, ossia nel passaggio dalla cultura chirografica a quella tipografica, avviene un ripiegamento dell’individuo su di sé, avviene anche un’estraniazione fra soggetto e oggetto, nel momento in cui appunto si sviluppa questa tecnologia della comunicazione che è la tipografia.

sfi.it

 

 

Mario Luzi

La lingua è un universo in cui entriamo alla nascita, ci inoltriamo nella puerizia e ci aggiriamo poi durante tutta la vita. La riceviamo e la produciamo, la conserviamo e la trasformiamo più o meno consapevolmente. Ci accomuna come specie, talora è una lingua condivisa, talora un dialetto circoscritto, più molto altro ancora che significa, esprime, comunica; ma fra tutti i codici semiologici, la lingua, la parola è il vertice. La lingua è dentro di te, tu sei tra le sue braccia .
E oggi, che credo che il
poeta sia utilissimo, necessario a riconnettere con l'umano quello che si è disperso, il poeta non ha un ruolo, non ha un posto nella società come tale, come poeta, come lo ha il banchiere, il professore. Ma questo è uno dei paradossi della nostra epoca, per cui più una cosa è necessaria, meno è apprezzata.
la
poesia è il linguaggio dell'essenzialità ed è vero che la metamorfosi, il mutamento, possono portare le cose lontano dalla loro genuina essenzialità. Però nel loro mutamento, nella loro trasformazione le cose autentiche, le cose vere, passano per quella fase essenziale da cui sono emerse originariamente e allora anche questa difficoltà, che lei giustamente afferma, che ha la parola, che hanno gli scrittori che credono, che sentono la pulsazione di un linguaggio inadeguato, anche questa difficoltà finisce per essere in un certo senso superata. C'è un momento in cui si ristabilisce una coincidenza fra la cosa e la parola, fra la verità, la sostanza, e il nome. E allora la convenzione, la civiltà, questa scorciatoia dei segni convenzionali viene superata.

C'è questo momento ed è un momento poetico.
veraluciadeoliveira.it - intervista 1991

 

          

-  COS'E LA POESIA ?   POETI DEL NOSTRO SECOLO A PARTIRE DA G. UNGARETTI

ryszard krynicki  

   https://youtu.be/miYAQSa4l4M    -   http://youtu.be/Rqq3Snnq9zU

 


POESIA IN ITALIA. COMPLICATO.
DAVIDE RONDONI A GIFFONI EXPERIENCE 2014
LA POESIA NON SERVE PER ESPRIMERE I SENTIMENTI. SE COSÌ FOSSE BASTEREBBE UN SMS - LA POESIA SERVE PER LA CONOSCENZA, PER INDAGARE IL MISTERO DEL MONDO.    NON SERVE PER AUTOCOMPIACERSI O PER IL PROPRIO BENESSERE . L’ARTE SERVE PER CONOSCERE.
FARE POESIA IN ITALIA È MOLTO PIÙ COMPLICATO PERCHÉ ALLE SPALLE HAI I GIGANTI DI TUTTI I TEMPI .    SE SCRIVI SENZA CURARE L’ARTE NON SEI UN ARTISTA.
QUANDO LA LINGUA È UGUALE PER TUTTI SIGNIFICA CHE NON CI SI LASCIA PIÙ COLPIRE DALLA VITA.     LA CREATIVITÀ LINGUISTICA NASCE DALL’ESIGENZA DI SOPRANNOMINARE IL MONDO PERCHÉ QUALCOSA TI COLPISCE. PER ALCUNI QUESTO DIVENTA ARTE, DIVENTA POESIA.
irpinia24.it - 2014

 

 

cos'è la poesia?
E’ un fatto che accade

e mai

il commento ad un fatto che accade
andrea zanzotto

 

 

 

 

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