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. NOBEL LETTERATURA 2012
Mo Yan  莫言
PSEUDONIMO DI  Guan Moye 管谟业
mo yan significa ' colui che non vuole parlare '

 Gaomi - Shandong - 17 febbraio 1955

SONO MOLTO SORPRESO DI AVER VINTO IL PREMIO .   SONO FELICE .
Il Premio è andato all’uomo
che con realismo allucinatorio è riuscito a fondere
racconti popolari - la storia e il contemporaneo
il premio comporta anche l'elargizione di  8 milioni di corone  - 1,2 milioni di euro
''Sono costernato . Mo Yan e' uno scrittore di stato. Sono completamente confuso''
Non esistono i valori universali. O sono cosi' ampi da poter conferire un Premio Nobel a un uomo incarcerato e un altro a chi e' al servizio di coloro che incarcerano e privano dei diritti ? ''
LIAO YIWU  - scrittore dissidente cinese premiato alla fiera del libro di francoforte 2012
adnkronos - 2012

" SONO FURIOSO " - Dare il premio a uno scrittore come lui è un insulto all'umanità e alla letteratura. E' vergognoso che la Commissione abbia fatto una scelta del genere che tra l'altro non è all'altezza della qualità del premio negli anni precedenti".
Wei Wei - artista

" non ha una personalita' indipendente "
Mo Zhixu - scrittore

" non ha senso "
"Le sue opere sono state influenzate dalla letteratura latino-americana, non penso che abbia creato proprie cose originali. Noi intellettuali non lo vediamo come un innovatore della letteratura cinese".

Yu Shicun - saggista e critico letterario

"mossa fatta esclusivamente per compiacere il governo di Pechino. La Commissione per il Nobel ha scelto Mo Yan perche' la sua elezione fosse piu' tollerata dal regime comunista. Questo premio non è veramente basato sulle sue capacita' di scrittore ma ha altri scopi e per questo non e' degno di nota".
wei jingsheng -  intellettuale dissidente
*
Mo Yan abbandonò polemicamente la fiera del libro
di Francoforte nel 2009 dopo aver saputo della presenza di alcuni dissidenti in esilio alla manifestazione e per aver al contrario partecipato a una commemorazione maoista nel giugno 2011.

south china morning - rainews24 - 2012



http://youtu.be/TjYZZoSot4E  -  cina celebra il nobel
http://youtu.be/gEkZfQtKoDs  -  annuncio nobel
http://youtu.be/-crOCsAcZ7o
http://video.gelocal.it/ilpiccolo/premiazione 12.12.2012


facebook.com/Mo-Yan



mo yan  rappresenta bene le contraddizioni del suo Paese

criticato duramente dai dissidenti  risponde che  '' il premio e' una vittoria per la letteratura .  non la politica ''
- Visto che sono uno scrittore, il modo migliore di comunicare con il pubblico è scrivere. Tutto quello che ho da dire è nelle mie opere. Le parole che escono dalla bocca se le porta il vento, quelle che stanno scritte passeranno alla storia. Spero che voi possiate leggere pazientemente le mie opere, sebbene, naturalmente, io non abbia alcun diritto per obbligarvi a leggerle. E se già le avete lette, non posso obbligarvi a cambiare l’opinione che vi siete fatti perché in questo mondo non esiste uno scrittore che possa soddisfare tutti i lettori, soprattutto in un’epoca come quella in cui viviamo. Sono un cantastorie e ho voglia di continuare a raccontarvi storie. Mi hanno dato il Premio Nobel per le mie storie. In futuro, continuerò a raccontarvi storie -

stoccolma - consegna del premio
mo yan - cantastorie
Mamma contrasse una seria malattia ai polmoni quando ero adolescente. La fame, la malattia e il troppo lavoro rendevano le cose veramente difficili per noi. Il futuro sembrava piuttosto lugubre e non avevo delle buone sensazioni sull’avvenire. Avevo paura che lei se ne potesse andare. Ogni giorno la prima cosa che facevo rientrando in casa dal lavoro era chiamarla. Sentire la sua voce mi apriva il cuore. Quando non la sentivo entravo nel panico e la cercavo dappertutto. Un giorno che non riuscii a trovarla da nessuna parte mi sedetti in cortile e piansi come un bambino. Mi trovò così quando rientrò con una fascina sulle spalle. Non potevo dirle perché stavo piangendo, di cosa avevo paura, ma lei lo sapeva e mi disse: ”Figlio, non ti preoccupare può non esserci gioia nella mia vita, ma non vi lascerò finché il Dio delle Tenebre non mi chiamerà a sé.”
Ero nato brutto. Gli abitanti del villaggio spesso mi ridevano in faccia e i bulli a scuola mi picchiavano. Tornavo a casa piangendo e mia madre mi consolava: “Non sei brutto, figlio. Hai un naso e due occhi, e non c’è niente che non va con le tue gambe e le tue braccia, quindi perché dovresti essere brutto? Se hai il cuore buono e ti comporti a dovere quello che viene considerato brutto diventa bello”. In seguito – quando andai in città – trovai persone educate che mi ridevano dietro le spalle, e a volte davanti; quando ricordavo le parole di mia madre offrivo tranquillamente le mie scuse.
Lei era analfabeta e teneva in grande considerazione le persone che sapevano leggere. Eravamo così poveri che spesso non sapevamo da dove sarebbe arrivato il nostro pasto seguente, ma non mi ha mai negato un libro o qualcosa con cui scrivere. Era una grande lavoratrice, non vedeva di buon occhio i bambini pigri, ma finché mi vedeva con il naso infilato in un libro potevo anche svicolare i lavori domestici.

dal discorso a stoccolma - anonimascrittori.it - 2012
www.nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/2012/yan-lecture_en.html#
www.nobelprize.org/mediaplayer/index.php?id=1868

Vorrei saper scrivere come Calvino
Avrei voluto scrivere io 'Il barone rampante'
Mentre leggevo il libro tiravo dei colpi sul tavolo.
E sapete perché ? Perché è scritto troppo bene.
E' troppo bello questo romanzo. Perché non ci ho pensato io a scriverlo ?

video.repubblica.it

LIBRI IN ITALIANO
Sorgo rosso 1994
L’uomo che allevava i gatti e altri racconti’ 1997
Grande seno, fianchi larghi 2002
Il supplizio del legno di sandalo’ 2005
Le sei reincarnazioni di Ximen Nao 2009
Cambiamenti 2011
LE CANZONI DELL'AGLIO 2014
IL PAESE DELL'ALCOOL  2015

2002   -   Festival di Mantova
2007   -   incontro con  studenti  letteratura cinese dell’Università Kore di Enna 
2007   -   Fiera del Libro di Torino come ospite  internazionale
2014   -   prime tre posizioni  TIMreading/store  Telecom It editoria digitale
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uno degli scrittori più forti creativi e travolgenti della nostra epoca
claudio magris

Mo Yan poeta della Cina rurale dalla parte delle donne
federico masini - sinologo

premio importante per la letteratura cinese
Gli scrittori cinesi scrivono per amore della scrittura
fino ad annullare sé stessi

Yan Lianke - scrittore

Mo Yan  non firma  la lettera al governo cinese per Liu Xiaobo - nobel pace 2011 - pur avendo avuto parole in suo favore in occasione della nomina a premio nobel.
134 premi Nobel tra cui il Dalai Lama e Toni Morrison hanno scritto  ai leader del Partito comunista cinese ed al  presidente Xi Jinping  chiedendo la liberazione di Liu Xiaobo e di sua moglie.        Liu dissidente aveva partecipato alle manifestazioni in piazza Tienanmen nel 1989 .   L’anno prima era stato arrestato e poi condannato a undici anni di carcere.   Sua moglie Liu Xia è agli arresti domiciliari.

internazionale.it - 2012

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The 2009 winner   Herta Muller   called it a ‘catastrophe.’ She talked of Yan as someone who toed the Communist party line and failed to speak out for the independence of intellectuals in China. In other words, she called him a ‘State poet’ in a pejorative sense.
tanuj solanki - newindianexpress.com - 2016

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Non sono uno scrittore senza capacita' di critica
non voglio lasciare  Gaomi .  figurarsi se intendo lasciare la Cina.
qui ho molti amici .  mi piace il cibo .  perche dovrei partire ?''

ansa - 2012

LA CITTA DI Gaomi dedica un parco a tema a mo yan
richiamo per il turismo  -  investiti 670 mln di yuan -  82 mln di euro .

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La vita gli studi e le pubblicazioni
nato a Gaomi - provincia Shandong - 17 febbraio 1955 -  nordest della Cina - A diciotto anni va a lavorare in una manifattura di cotone e facendo capriole tra le balle si riempie di fili: è questo evento, come lui stesso ha raccontato, ad aver scatenato la sua fantasia. Nel febbraio del 1976 abbandona il povero e isolato paese natale per arruolarsi nell'esercito. Fa il soldato semplice, il caposquadra, l'istruttore, il segretario e lo scrittore.
Nel 1997 congedatosi dall'esercito Mo Yan inizia a lavorare per un giornale. Nel frattempo si è laureato presso la facoltà di Letteratura dell'Istituto artistico dell'Esercito di liberazione popolare 1984-1986 e ha ottenuto un master in Studi letterari e artistici presso l'Università Normale di Pechino 1989-1991.   Inizia a pubblicare nel 1981.
Oltre ai romanzi ha scritto undici novelle tra le quali "Felicità" "Fiocchi di cotone" "Esplosioni" "Il ravanello trasparente". Tra i racconti "Il cane e l'altalena" e "Il fiume inaridito"   che Einaudi ha pubblicato nella nuova edizione della raccolta di racconti   "L'uomo che allevava i gatti" 2008.
Conquistò il successo con "Sorgo rosso"  Da cui è stata tratta la sceneggiatura dell'omonimo film Zhang Yimou  - Orso d'Oro a Berlino nel 1988.
Mo Yan ha scritto inoltre la sceneggiatura del film "Addio mia concubina" di Chen Kaige.  

Nel 1997 ha vinto il "China's Annual Writer's Award" maggiore premio letterario cinese.  

Nel 2005 ha vinto il premio per la letteratura internazionale "Nonino" - consegnato da claudio magris.
...

In molti mi chiedono quando scriverò un romanzo ambientato in città. Sinceramente non lo so. Ci sono ancora troppe storie da scrivere sulla vita contadina.

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penso che la letteratura debba presentare la realtà di un dato paese .  
Ora c'è la modernizzazione e va bene .  a Pechino abbiamo i grattacieli .  prima si viveva nella miseria .  nessuno stava bene né gli operai  né i contadini né i soldati .  ora c'è chi sta meglio. qualcuno sta meglio. Ma se la cultura muore come si può stare meglio ? Così posso dire che sono pessimista.  nelle campagne la gente è ancora molto povera. tutti pensano a cose materiali. Certo rispetto a cinquant'anni fa c'è stato un cambiamento ma cambiare non è sempre migliorare .  il che non significa che io voglia tornare indietro. no. Ma senza cultura la gente avvizzisce. E che si può fare ?  
penso che non si possa andare avanti così
dichiarazione che ben riflette la sua scrittura: non critica gli eccessi, si limita a raccontarli, descrivendone gli effetti sulla pelle delle persone, inserendo spesso tra i protagonisti un seme straniero, come se descrivesse una società arcaica che si sta lentamente aprendo, che vive in bilico tra il vecchio e il nuovo. E proprio per questo suo sguardo, rivolto anche alle origini, molti critici preferiscono considerarlo esponente della corrente letteraria cinese della "ricerca delle radici". Lui stesso ha spiegato di volere dissodare in profondità la terra dove è nato e cresciuto, perché in caso contrario ritiene di non potere avere radici profonde. Indispensabili per "l'uomo che non parla" e affida alla sua sola scrittura il racconto della Cina che è stata e che si sta, dolorosamente, trasformando .

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Mo Yan, 57 anni, nato in una zona rurale dello Shandong, nel nordest della Cina, rappresenta bene le contraddizioni del suo Paese, lanciato nel ruolo di nuova superpotenza mondiale e nuovo antagonista degli Usa, desideroso di crescita, libertà e riconoscimenti internazionali, ma ancora ingabbiato in un sistema autoritario per certi versi molto efficiente ma che comunque pesa sulla sua immagine e gli impedisce, a dispetto degli investimenti milardari, di sviluppare un "soft-power" in grado di competere con la corazzata anglosassone ...
Mo Yan vive in Cina e le sue critiche alla societa' e al sistema politico cinese sono indirette anche se a tratti evidenti, come nel caso del suo recente libro "
Rane", nel quale mette sotto accusa la politica del figlio unico, in vigore in Cina da oltre 30 anni.
"Mo Yan" e' un falso nome che in cinese significa "Non parlare". Il vero nome dello scrittore e' Guan Moye.
Mo non ha voluto nei giorni scorsi commentare la sua candidatura al premio e di non avere "alcuna opinione" in proposito

Dopo il successo di Sorgo Rosso - addio mia concubina -  Zhang Yimou ha realizzato un altro film basato su un racconto di Mo Yan, Happy Times.
In seguito, il regista Huo Jianqi ha adattato al grande schermo un' altra delle opere del neo-premio Nobel, White Dog Swing. Mo Yan ha ricevuto numerosi premi letterari, tra cui il Newman prize for chinese literature 2009 e il Mao Dun literary prize

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Mo Yan ha confessato che deve spesso destreggiarsi con la censura cinese cercando di dire delle cose vere, senza farsi bloccare. E questo "slalom" è un ulteriore incentivo alla creatività.
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Di fatto io sono uno scrittore senza cultura, un contadino senza cultura. Quando non si ha cultura bisogna scrivere di ciò che si conosce. Mi piace raccontare storie. Chi ha più cultura scrive di argomenti più alti.

lastampa.it - salone del libro 2007 - rainews24.rai.it - it reuters.com - tgcom24.mediaset.it
adnkronos stefania parmeggiani larepubblica.it - asianews.it - 11.10.2012
www.treccani.it/enciclopedia/mo-yan  -  https://it.wikipedia.org/wiki/Mo_Yan

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In Cina le torture le esecuzioni sono sempre state viste come uno spettacolo. Esiste una forma di collaborazione tra giustiziato  boia e  pubblico.   Ho voluto essere duro per vedere se  riuscivo a suscitare una reazione .

il supplizio del legno di sandalo   -   stefania vitulli - ilgiornale.it - 2012

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Il consumismo spinge molti cinesi a sprecare risorse. Tuttavia nel mio Paese ci sono ancora persone che non hanno dove dormire e muoiono di fame .

ti racconto un libro - iris mediaset - 2012

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l’assegnazione del Nobel ha profondamente stravolto la sua vita. trova ancora tempo per scrivere?
Poco. Mi sforzo di liberarmi da tutti i vincoli legati a questo Nobel per scrivere, ma sono più sollecitato che in passato. Non passa giorno senza ricevere inviti da centri culturali, rettori d’università, circoli letterari per dettare conferenze nel mondo intero. In più, ormai i miei movimenti, gesti e parole sono scrutati al microscopio dai media e devo essere molto prudente nelle mie dichiarazioni in pubblico e persino in quelle private, poiché oggi nulla resta confidenziale. Ma si tratta di ciò che qualificherei come cambiamenti "apparenti’, poiché in profondità resto lo stesso. Resto molto sereno rispetto all’assegnazione di questo prestigioso Nobel. Provengo dalla terra e so restare con i piedi per terra. Fin dall’infanzia, osservo gli alberi giganti del mio villaggio, granitici in quanto profondamente radicati al suolo. Come me.

fonte la croix - trad. daniele zappalà - dorian malovic - avvenire.it - 2014

 

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INCIPIT DI LE RANE   -   einaudi  2013
Egregio signore
secondo un’antica usanza delle nostre parti, quando nasceva un bambino gli si dava il nome di una parte o di un organo del corpo.
Come per esempio Chen Bi, Chen il Naso. oppure Zhao Yan, Zhao l’Occhio, Wu Dachang, Wu le Budella, Sun Jian, Sun la Spalla... Ai nostri giorni, quest’usanza non è più in voga, i genitori moderni non amano chiamare i proprio figlioli con quei nomi bizzarri. Ora, i bambini della nostra zona possiedono i nomi eleganti e originali dei personaggi delle serie televisive di Hong Kong e Taiwan, oppure di quelle giapponesi e coreane. La maggior parte di quelli che si chiamavano come una parte del corpo hanno sostituito il proprio nome con qualcosa di più raffinato, anche se c’è ancora qualcuno che l’ha conservato, come Chen Er, Chen l’Orecchio, e Chen Mei, Chen il Sopracciglio.
Con Chen Bi, il padre di Chen Er e Chen Mei, siamo amici sin dai tempi dell’infanzia. Nell’autunno del 1960, abbiamo iniziato a frequentare la Scuola elementare Dayanglan, Il grande ovile. Erano gli anni della carestia e i ricordi impressi più profondamente nella mia memoria hanno a che vedere con il cibo. Come la storia di quando abbiamo mangiato il carbone.
In molti hanno pensato che fossero fandonie inventate, ma io vi giuro sul nome di mia zia che è la pura verità.
Si trattava di una tonnellata di carbone di qualità superiore estratto dalle miniere di Longkou, nero sfavillante e, nei punti spaccati, così lucido che ti ci potevi specchiare dentro. Non ne ho mai più visto di così brillante. Lo aveva portato dal distretto il carrettiere del nostro villaggio Wang Jiao, Wang il Piede, sul suo carretto. Era un tipo con la testa quadrata e il collo tozzo, che balbettava e, quando cercava di fare un discorso, gli lampeggiavano gli occhi e si faceva paonazzo per lo sforzo. Suo figlio Wang Gan, Wang il Fegato, e sua figlia Wang Dan, Wang la Cistifellea, erano tutti e due nella mia classe. Loro erano gemelli. Wang Gan aveva un fisico alto e robusto e Wang Dan invece era una donnina in miniatura che non cresceva mai, insomma - per dirla in modo poco delicato - una nana.
Tutti dicevano che, quando stavano nella pancia di mamma, lui si era accaparrato tutto il nutrimento e per questo lei era rimasta piccola. Wang Jiao consegnò il carbone di pomeriggio alla nostra uscita da scuola e noi, con gli zaini in spalla, ci facemmo intorno a goderci lo spettacolo. Lui lo spalava giù dal carro con una grossa vanga di ferro. I pezzi rotolavano uno sull’altro rumorosamente. Wang Jiao si slegò il panno blu dalla vita e si asciugò il collo sudato. In quel momento vide Wang Gan e Wang Dan e ringhiò: - Voi due, tornate a casa a tagliare l’erba! – Lei fece dietro front e trotterellò via con quell’andatura instabile che ricordava un bambino ai primi passi, così graziosa. Wang Gan indietreggiò ma non accennava ad andarsene.
Lui era fiero del mestiere del padre. Tra gli studenti delle elementari al giorno d’oggi, neppure il figlio di un pilota di aviazione prova un simile orgoglio. Ah, quel grosso carro rombante, con le due ruote che, quando prendeva velocità, sollevavano nuvole di polvere.
Inconsapevolmente arricciammo il naso all’unisono, avevamo fiutato un odore strano. Ricordava la resina di pino bruciata, oppure le patate arrosto. Guidati dall’olfatto dirigemmo lo sguardo sui pezzi di carbone scintillante. Wang Jiao, spronando il cavallo e incitando il mulo, stava lasciando il cortile della scuola. Quella volta non inseguimmo il carro come al solito, cercando di saltarci sopra, a rischio di prenderci una frustata sulla testa. Con lo sguardo fisso sul mucchio di carbone, noi ci avvicinavamo lentamente... Lao Wang, il cuoco, avanzava oscillando verso di noi portando appesi al bilanciere due secchi d’acqua. Sua figlia Wang Renmei, anche lei una nostra compagna, un giorno sarebbe diventata mia moglie.
Lei era una dei pochi che non avevano il nome di una parte del corpo, perché Lao Wang era un uomo istruito. Era stato direttore della stazione zootecnica della comune popolare ma una volta, parlando a sproposito, si era messo nei guai e per questo aveva perso l’impiego ed era stato rispedito a casa. Lui ci rivolse uno sguardo insospettito. Avrà pensato che stavamo per dare l’assalto alla cucina per rubare del cibo. Infatti ci disse: - Birbanti, sparite! Qui non c’è niente da mangiare, tornatevene a casa a succhiare la tetta di vostra madre. – Avevamo sentito quello che ci aveva detto e, per un attimo, arrivammo persino a considerarlo un suggerimento, ma poi concludemmo che era semplicemente un insulto.
Eravamo fermi davanti al carbone, a testa bassa e con la schiena piegata, come tanti geologi dilettanti davanti a una pietra strana, con i nasi arricciati come cani che cercano il cibo tra i rifiuti. A questo punto, intendo esprimere il mio ringraziamento a Chen Bi e a Wang Dan. Per primo lui raccolse un pezzo di carbone e se lo portò vicino al naso, aggrottando le sopracciglia come se stesse valutando un problema complesso. Dopo una certa riflessione, batté il pezzo di carbone che teneva in mano contro un altro più grosso.
Con uno schianto si spezzò, spandendo un forte aroma nell’aria. Ne raccolse un pezzettino e Wang Dan lo imitò; guardandoci lui lo leccò, poi schioccò le labbra e roteò gli occhi; anche lei leccava il carbone con lo sguardo fisso su di noi. Poi i due si erano scambiati un’occhiata, avevano sorriso e, in perfetta sintonia, con gli incisivi avevano staccato delicatamente un pezzetto di carbone e l’avevano masticato, poi avevano dato un altro morso tritandolo con gusto. Sui loro volti era comparsa un’espressione eccitata: - Amici, è proprio buono!
© Mo Yan  2009
grazie a lastampa.it ed einaudi editore - 2012
DOPO LA PREMIAZIONE IN POCHE ORE SONO STATE VENDUTE OLTRE 2000 COPIE DI FROG  .
Le rane
Protagonista è una vecchia zia che, giunta all'età di 77 anni, si trova a tracciare tra sé a sé un bilancio della propria vita, contando di aver fatto nascere 9983 bambini e di aver praticato migliaia di aborti, in ossequio alla politica comunista di controllo delle nascite.

globalist.it - 2012
Le Rane ha come protagonista una ostetrica dalla duplice personalità, che incarna perfettamente lo spirito vigente in Cina: da una parte porta alla luce bambini in circostanze anche difficili, ma dall’altra mette in pratica la legge, praticando aborti a sangue freddo. Mo Yan, che si era già esposto sull’argomento nel 2010 condannando la politica del figlio unico, afferma di voler raccontare, attraverso il suo libro, emozioni e destini di uomini e donne, pratica che non possiede confini culturali né nazionali.
libreriamo.it - 2013
versione teatrale a napoli nel 2016
LE CANZONI DELL'AGLIO
Nella provincia dello Shandong, in un luogo di fantasia chiamato ironicamente Tiantang, ossia Paradiso, i contadini si ribellano, prendono d'assalto la sede del distretto, irrompono negli uffici, lanciano dalla finestra i vasi di fiori e l'acquario che abbelliscono l'arredamento del capo, danno fuoco ai documenti, alle tende, ai mobili. L'esasperazione che li ha scatenati nasce dall'indifferenza e dagli abusi dei dirigenti del Partito che, dopo averli spinti a coltivare esclusivamente aglio a scapito di altre colture tradizionali, si mostrano poi incapaci di acquistarlo e, soprattutto, di trovare una soluzione per uscire dalla crisi che sia "dalla parte del popolo"; anzi, riattivano vecchi comportamenti di sfruttamento feudale. L'aglio che marcisce invenduto sotto i cocenti raggi del sole esala un tanfo di putrefazione che avvolge tutto il romanzo, come una grande metafora. Alla vicenda politica (realmente accaduta), si accompagna quella privata dell'infelice amore fra Gao Ma e Jinju, che è stata promessa in sposa a un uomo anziano e malato per permettere a suo fratello maggiore, che è zoppo, di trovare a sua volta una moglie. Gao Ma si ribella a questa usanza e non avendo ottenuto il sostegno delle autorità preposte a far rispettare la legge, che proibisce i matrimoni combinati, fugge insieme a Jinju per rifarsi una vita in un'altra provincia. A fare da cornice alla narrazione sono le canzoni del cieco Zhang Kou, il cantastorie locale ...
libreriauniversitaria.it - 2014
Muovendosi lungo tre diversi piani temporali, Mo Yan racconta una tragica storia d'amore, le prime avvisaglie della rivolta e il presente dei coltivatori ribelli, imprigionati dalle autorità nel carcere distrettuale. Allo squallore della vita quotidiana, dominata dalla crudeltà della lotta per la sopravvivenza di una classe contadina che, calcolatrice e insensibile, annienta i propri figli, fanno da contrappunto visioni surreali popolate di sogni, incubi e ricordi.
feltrinelli.it - 2014
Il racconto è ispirato a un fatto realmente accaduto: la rivolta del 1987 nel distretto di Cangshan. I contadini, esasperati perché l'intero raccolto di aglio era rimasto invenduto a causa dell'incompetenza e dell'avidità dei funzionari locali, avevano fatto irruzione nella sede del governo, bruciandone gli uffici. La storia è narrata in ventuno capitoli, ognuno introdotto dal cieco Zhang Kou che canta le vicende svoltesi nell'immaginario distretto Paradiso - e le gesta dei suoi abitanti, ormai interamente dipendenti dalla coltivazione dell'aglio a scapito delle colture tradizionali. Le ballate di Zhang Kou parlano di oppressione e soprusi perpetrati dal Partito Comunista attraverso i suoi scagnozzi locali, che sfruttano le masse in nome della riforma economica. Il cieco inciterà il popolo alla rivolta e, alla fine dei tumulti che ha contribuito a scatenare, verrà ritrovato cadavere, con la bocca piena di fango.
qlibri.it - 2014

La mia speranza era concentrata sull’aglio, era la mia vita. Ora tutto è perduto. Non ho più niente.
- La mia bilancia è stata confiscata da quel bastardo dell’ufficio dei conti.
- Niente insulti, - esclama il poliziotto seduto al centro.
- Ha detto che non era conforme, e siccome io ho replicato, me l’ha sfasciata con un calcio. Mi ha anche fatto una multa di dieci yuan. Il prezzo dell’aglio è sceso da dodici a un mao per mezzo chilo, alla fine è precipitato a tre fen. Il contratto che avevamo firmato con gli altri distretti per vendere l’aglio è stato annullato, e quando sono arrivati i compratori la cooperativa li ha fatti cacciare. Era tutto contro noi contadini, più ci pensavo più mi arrabbiavo. Per questo sono saltato su un carro e ho cominciato a gridare slogan reazionari, il primo è stato “Abbasso i funzionari corrotti”, il secondo “Abbasso il burocratismo!” Potete condannarmi a qualsiasi pena, fate come vi pare. Sono solo al mondo, tagliatemi la testa, fucilatemi, seppellitemi vivo, come volete. Io vi odio, funzionari bastardi che danneggiate il popolo! Vi odio!

fb/moyan - 2015
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IL PAESE DELL'ALCOL
La metafora del cannibalismo è profondamente radicata nell'immaginario cinese. A Jiuguo, il Paese dell'alcol, essa raggiunge però una forma particolarmente raffinata (e al contempo crudele): si dice che dietro adeguata ricompensa, i genitori cedano i loro neonati a una società che a sua volta li destina ai migliori ristoranti. Inviato per indagare, l'ispettore Ding incontrerà molti ostacoli sul suo cammino verso una difficile «verità». Un noir a tinte forti, un ritratto inquietante della Cina profonda.
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L'ispettore Ding Gou'er è sulle tracce di un orrendo traffico che consente ad alcuni selezionati ristoranti di offrire ai propri clienti un cibo prelibatissimo : la carne di neonato.        Inviato a Jiuguo per verificare la fondatezza delle anonime accuse ricevute in Procura, Ding è costretto a continue libagioni nei banchetti ufficiali a cui è invitato dalle autorità locali, e, obnubilato dai fumi dell'alcol, non riesce mai a capire se quanto gli viene imbandito è veramente carne umana o una presentazione ad effetto frutto della manipolazione di altri ingredienti: le braccine che gli vengono offerte come leccornia si rivelano gambi di fiori di loto abilmente modellati dal coltello del cuoco. Nelle indagini trova antagonisti e compagni, non sempre fidati, e incontra una serie di incredibili personaggi, dalla seducente autista di camion al diabolico nano imprenditore, dal boss locale alla responsabile dell'Accademia di cucina che insegna a cucinare gli ornitorinchi, dal guardiano del Cimitero dei martiri rivoluzionari al venditore ambulante di ravioli, una fantasmagoria di personaggi che spesso sfumano nel fantastico e nel demoniaco. Nei dieci capitoli dedicati all'inchiesta, sono incastonati uno scambio epistolare tra l'autore e un aspirante giovane scrittore esperto di distillazione di alcolici, e un suo racconto breve con personaggi e vicende che rimandano o echeggiano la narrazione cornice: si viene cosí a creare un gioco di specchi tra realtà e finzione in cui Mo Yan finisce per ritrovarsi personaggio nel capitolo conclusivo che non offre né una soluzione dell'enigma né una catarsi, perché i protagonisti e i loro alter ego restano invischiati e presi in trappola, inseguendo le proprie ambizioni e i propri fantasmi e lasciandosi catturare dai meccanismi perversi del potere. Il Paese dell'alcol è forse il romanzo in cui Mo Yan dà la miglior prova di quel «realismo allucinato» che gli ha meritato il Premio Nobel. È un'invettiva contro la corruzione che pervade la società, coltivata dai funzionari al potere ma divenuta una necessità di sopravvivenza per ciascuno, in una Cina che vive uno sviluppo tumultuoso a caccia del successo e del guadagno ad ogni costo.
einaudi.it - 2016

Contiene, nella storia che narra, una dura invettiva contro la corruzione, coltivata dai funzionari al potere e divenuta una necessità di sopravvivenza, che pervade la società.      E’ un noir a tinte forti e insieme un ritratto inquietante della Cina profonda.      L'ispettore Ding Gou'er è sulle tracce di un orrendo traffico che consente ad alcuni selezionati ristoranti di offrire ai propri clienti un cibo prelibatissimo :     la carne di neonato .

oom - olioofficina.it - 2016
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ogni volta che torno a casa scopro sempre qualcosa di assolutamente nuovo sul mio villaggio, che corrisponde all'esatto contrario di quello che sapevo in precedenza .    la vita di campagna, con la sua molteplicità e complessità di colori, è come una vasta opera monumentale : non è affatto semplice leggerla e comprenderla fino in fondo .     di qui giunsi a riflettere sulla tediosità e la superficialità degli uomini di lettere .
...
se fai qualcosa fallo bene .    concentrati .    e non pensare ad altro .     era questo il criterio del nonno .     i suoi attrezzi erano tenuti in modo impeccabile, zappa, falce e vanga, lucidati alla perfezione, non avevano la minima traccia di ruggine.

l'uomo che allevava i gatti - 1997
Mo Yan, seduto in una casa da tè, confida che la censura in Cina esiste, ma si può aggirare, professa il suo ottimismo per il futuro del suo Paese e infine rivela la sua passione per i film d’azione hollywoodiani.
da un tè con mo yan - marco del corona - bookcity 2015
FOR A WRITER, THE BEST WAY TO SPEAK IS BY WRITING
YOU WILL FIND EVERYTHING I NEED TO SAY IN MY WORKS
SPEECH IS CARRIED OFF BY THE WIND; THE WRITTEN WORD CAN NEVER BE OBLITERATED
fb/nobelprize  -  nytimes.com/mo-yan-excerpts-from-his-work

Com’era buono il gusto del carbone

scrivo poesie.  di nascosto pero.   dai lettori.  da tutti.
scrivere versi è come cantare sotto la doccia.
un fatto intimo.
non so se pubblichero' mai le mie poesie.

mo yan

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