marguerite yourcenar

marguerite antoinette jeanne marie ghislaine cleenewerck de crayencour

welcome yourcenar                             

 

 

 

YOURCENAR_1         1a        2

 

 

animula vagula blandula

Poco antes de morir, el Emperador había compuesto una famosa oda a su alma, testimonio de su afición a la poesía en la que insinúa su escepticismo respecto a la inmortalidad del alma:

uv.es   -   britishmuseum.org

http://it.wikiquote.org/wiki/Marguerite_Yourcenar

https://youtu.be/aafDzs_jssA   -   intervista su memorie di adriano

 

 

piccola anima smarrita e soave

compagna e ospite del corpo

ora t'appresti a scendere in luoghi incolori,

ardui e spogli

ove non avrai più gli svaghi consueti .

un istante ancora

guardiamo insieme le rive familiari

le cose che certamente non vedremo mai più ...

cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti ...

adriano

Animula vagula blandula
hospes comesque corporis
quae nunc abibis in loca
pallidula rigida nudula
nec ut soles dabis iocos

- p. aelius hadrianus imp.

 


En esta novela, Marguerite Yourcenar penetra en el punto de vista de un emperador ROMANo (76-138 d.C) ya moribundo que quiere dejar testimonio de su vida. A través de un proceso narrativo espiritual que va más allá de una simple erudición rigorosa, la autora da nueva vida a esta "animula vagula blandula" (pequeña alma vagabunda y blanda) como la llamó Adriano mismo en su lecho de muerte. Los resultados son maravillosos, ya que el lector puede percibir con mucha intimidad la filosofía de Adriano, sus experiencias como gobernante, sus experiencias con las mujeres e incluso su obsesión casi trágica con el joven Antínoo. Yourcenar nos brinda todo esto en un discurso intacto que está a salvo de las interpretaciones modernas que lo pueden distorsionar.
www.udlap.mx

 

 

antinoo

Nativo della Bitinia, fu il favorito fra i giovinetti da cui amava farsi circondare Adriano; premorirà tragicamente all'imperatore il 30 ottobre del 130, sulle rive del Nilo, poco più che ventenne. La sua morte, avvolta da un velo di mistero, getta nello sconforto Adriano, che lo fa subito divinizzare e coprire di onori per renderne  immortale la memoria e la bellezza. In suo nome fonderà anche una città, nello stesso Egitto (Antinoupolis),  che doterà di statuto particolare e farà popolare da immigrati appositamente giunti dalla Grecia. Del giovane, oltre ad un'infinita serie di rappresentazioni iconografiche,  restano alcune emissioni bronzee orientali.

 

dracma bronzea postuma coniata nel 134-135

digilander.libero.it/adamaney/roma/antinoo.htm

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www.youtube.com/watch?v=03lMI56T5YI  -  morte di antinoo

 

scavi dell'Istituto Vitelli nella città dell'amante Antinoo
conosceremo la storia della città di Adriano come s'è sviluppata nei secoli: attraverso le monete, e poi il santuario di San Colluto. Uno spaccato della storia mediterranea attraverso un punto di osservazione privilegiato. Il volume quindicesimo della gloriosa serie fiorentina ci ripaga di una lunga attesa. Centoventidue testi editi con la acribia di sempre, dei quali solo settantasette erano già noti da pubblicazioni parziali. Quasi sessanta sono i testi letterari, e i quattro pezzetti figurati (1571-1574) fanno giustizia, al solo vederli, di tante recenti fantasie in questo campo, dove è così facile prendere abbagli.

luciano canfora - corriere.it

 

dalle memorie di adriano  

ricordare il passato

ricostruendolo

con pietre autentiche

giorgio albertazzi rainews 24

un uomo che ha governato in latino

ma ha pensato in greco

così come ha vissuto

 

 

Memorie di Adriano - capolavoro della letteratura europea del ‘900 ... libro costituito da una lunga lettera che l’imperatore Adriano scrive al nipote Marco Aurelio per narrare le affascinanti vicende della sua vita e mettere a disposizione la propria esperienza di uomo e di sovrano al fine di rendere consapevole Marco Aurelio circa il futuro che lo attende. Egli è infatti destinato ad essere l’erede di Adriano alla testa di Roma e del suo vasto quanto misterioso impero.
matteo rovati   copernicopv.it

Giudicando la propria vita di uomo e l'opera politica, Adriano non ignora che Roma finirà un giorno per tramontare; e tuttavia il suo senso dell'umano, eredità che gli proviene dai Greci, lo sprona a pensare e servire sino alla fine. "Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo" afferma, personaggio che porta su di sé i problemi degli uomini di ogni tempo, alla ricerca di un accordo tra la felicità e il metodo, fra l'intelligenza e la
volontà. I
Taccuini di appunti dell'autrice - annotazioni di studio, lampi di autobiografia, ricordi, vicissitudini della scrittura -  perfezionano la conoscenza di un'opera che fu pensata, composta, smarrita, corretta per quasi un trentennio.

wuz.it

 

Il risultato è un susseguirsi di pagine di rara bellezza, una sorta di testamento spirituale, inaspettatamente illuminante ed illuminato, frutto di un paziente ed inimitabile lavoro di ricostruzione storica, che Marguerite Yourcenar attribuisce direttamente all’Imperatore, dando corpo ad un’opera che, proprio perché scritta in prima persona, "sotto certi aspetti sfiora IL ROMANZo e sotto altri la poesia".
nicoletta clarizia       letterariamente.it

 

Nel 1948  la terza stesura delle Memorie di Adriano  - la prima risaliva al 1923-1926 e la seconda al 1937-1938 . Marguerite decide di ritornare sul progetto, al quale lavora per i due anni successivi.
pugnodilibri.rai.it

Il 24 gennaio 1948, la scrittrice Marguerite Yourcenar ritrova tra vecchie carte conservate in un baule, alcune pagine del suo manoscritto dedicato all'imperatore Adriano, un progetto iniziato nel 1928 e rimasto incompiuto.
Marguerite Yourcenar volle scrivere ‘Memorie di Adriano’ "a tutti i costi", perché "l'aver vissuto in un mondo in disfacimento le aveva fatto capire l'importanza del Princeps". Così Adriano, intellettuale e riformatore che diceva di sé "mi sentivo responsabile della bellezza del mondo" divenne non solo la voce di quel tempo ma di tutti i tempi.

giulia di trinca - euroroma.net - 2013

 

NELLa biografa della Yourcenar  Josyane Savigneau  scriverà che «la sua vera vita è Adriano. Marguerite vive ormai "in pieno secondo secolo"». Del resto il suo scopo era «rifare dall'interno quello che gli archeologi del XIX secolo hanno rifatto dall'esterno». E lo vuole raggiungere utilizzando un «metodo di delirio», stando con un piede nell'erudizione e l'altro nella magia, «quella "magia simpatica" che consiste nel trasferirsi con il pensiero nell'interiorità di un altro».
matteo metta - ilsole24ore.com

 

 

Marguerite Yourcenar    Excerpts

from "memoirs of hadrian" two particularly fine excerpts

I must admit that I was not aware of this author until I was called upon to give the world premiere of an excellent piece for solo harp and ensemble by the Japanese composer and harpist Atsuko Sato, called "Memoirs of Hadrian", with a number of interconnected movements representing different chapters from the book. I had to read the book as part of my musical preparation, but it was so well-written (as in fact was Atsuko's score) that it was a pleasure to do so!

from Varius multiplex multiformis:

But it was still to the liberty of submission, the most difficult of all, that I applied myself most strenuously. I determined to make the best of whatever situation I was in; during my years of dependence my subjection lost its portion of bitterness, and even ignominy, if I learned to accept it as a useful exercise. Whatever I had I chose to have, obliging myself only to possess it totally, and to taste the experience to the full. Thus the most dreary tasks were accomplished with ease as long as I was willing to give myself to them. Whenever an object repelled me, I made it a subject of study, ingeniously compelling myself to extract from it a motive for enjoyment. If faced with something unforeseen or near cause for despair, like an ambush or a storm at sea, after all measures for the safety of others had been taken, I strove to welcome this hazard, to rejoice in whatever it brought me of the new and unexpected, and thus without shock the ambush or the tempest was incorporated into my plans, or my thoughts. Even in the throes of my worst disaster, I have seen a moment when sheer exhaustion reduced some part of the horror of the experience, and when I made the defeat a thing of my own in being willing to accept it. If ever I am to undergo torture (and illness will doubtless see to that) I cannot be sure of maintaining the impassiveness of a Thrasea, but I shall at least have the resource of resigning myself to my cries. And it is in such a way, with a mixture of reserve and of daring, of submission and revolt carefully concerted, of extreme demand and prudent concession, that I have finally learned to accept myself.    from Saeculum aureum:

Halcyon seasons, solstice of my days... Far from exaggerating my former happiness, I must struggle against too weak a portrayal; even now the recollection overpowers me. More sincere than most men, I can freely admit the secret causes of this felicity: that calm so propitious for work and for discipline of the mind seems to me one of the richest results of love. And it puzzles me that these joys, so precarious at best, and so rarely perfect in the course of human life, however we may have sought or received them, should be regarded with such mistrust by the so-called wise, who denounce the danger of habit and excess in sensuous delight, instead of fearing its absence or its loss; in tyrannizing over their senses they pass time which would be better occupied in putting their souls to rights, or embellishing them. At that period I paid as constant attention to the greater securing of my happiness, to enjoying and judging it, too, as I had always done for the smallest details of my acts; and what is the act of love, itself, if not a moment of passionate attention on the part of the body? Every bliss achieved is a masterpiece; the slightest error turns it awry, and it alters with one touch of doubt; any heaviness detracts from its charm, the least stupidity renders it dull.

(Translated from the French by Grace Frick in collaboration with the author)

control.eng.cam.ac.uk/hu

 

 

mio caro marco
sono andato stamattina dal mio medico, ermogene, recentemente rientrato in villa da un lungo viaggio in asia. bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo mattino. ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del male, pronto ad attribuire la colpa al giovane giolla, che m'ha curato in sua assenza. è difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue ...

incipit - 1951

animula vagula, blandula
hospes comesque corporis
quae nunc abibis in loca
pallidula rigida nudula
nec, ut soles, dabis iocos
p. aelius hadrianus, imp.

 


al divino adriano augusto
figlio di traiano vincitore dei parti
nipote di nerva
pontefice massimo
rivestito per la xxii volta
della potestà tribunicia
tre volte console due volte trionfatore
padre della patria
e alla sua divina consorte
sabina
antonino loro figlio
a lucio elio cesare
figlio del divino adriano
due volte console
marguerite yourcenar
www.club.it/autori/grandi/marguerite.yourcenar/testi.html


 


Adriano sostiene che, separata dal corpo, l'anima diventa piccola, tenera, diafana, palliduccia e nuda: animula vagula blandula, pallidula, nudula. E che perde la forza necessaria per conferire all'uomo la giocosità. L'anima, dunque, unita al corpo, è fonte di gioco, di allegria. E il gioco è sinonimo di vita.
Ma in che rapporto sono anima e corpo,  anima e cervello?   Tra il cervello e l'anima c'è di mezzo la mente, o l'
anima è la
mente ?
nextonline.it

 

...

TRAHIT SUA QUEMQUE VOLUPTAS

ciascuno la sua china

ciascuno il suo fine

la sua ambizione se si vuole

il gusto più segreto

l’ideale più aperto

memorie di adriano

 

 

le memorie di adriano  -  film   -  2005 -  regista John Boorman
Il ROMANZo è una 'finta' biografia di Adriano raccontata attraverso le lettere scritte al nipote Marco Aurelio, futuro imperatore dopo il regno di Antonino Pio.   Il fatto che sia in forma epistolare e che spesso diventi un lungo monologo interiore, rende particolarmente difficile l'adattamento per il grande schermo 

racconta anche della brama di potere che appartiene a tutti gli uomini

mtv.it  
non sarà una pellicola d'azione o il 'solito' peplum. Piuttosto lo immagino come un film assolutamente contemporaneo e anche molto politico
multiplayer.it

La sapiente regia della Yourcenar fa convivere sulla scena: il giovane luogotenente desideroso di confrontarsi con la pesante eredità di Traiano, il sognatore che “ha governato l’impero in latino ma ha vissuto e pensato in greco”, il cortigiano capace di muoversi nella turbolenta Roma delle congiure e dell’eliminazione fisica degli oppositori di Cesare. Rigorosamente in ordine di apparizione, e non di importanza, perché nell’affresco dell’autrice non esistono ruoli secondari: non esiste l’uomo di potere senza l’amante premuroso (come verrà dipinto nella controversa relazione con il giovane Antinoo), non esiste il riformatore senza l’insonne pensatore timoroso della morte.
La grandezza della Yourcenar sta nel ricordarci quello che ancora manca alla maggior parte dei leader attuali: la capacità di raccontare le proprie debolezze.

fabio fedele/24letture.ilsole24ore.com - 2014


le memorie di adriano 

ritratto di un uomo che ha governato in latino ma ha pensato in greco, così come ha vissuto ...

“Mai come oggi questo spettacolo e questo testo sembrano così attuali. In un mondo dove i fondamentalismi e l’ignoranza seminano morte e distruzione, in un mondo che sembra lentamente sfaldarsi sotto i colpi dell’intolleranza, della guerra, dell’egoismo, degli interessi mercantili, le parole di Adriano assumono un significato nuovo, profondo, che mi aiuta, e ci aiuta a riflettere sul nostro momento storico indicandoci, forse, uno spiraglio di speranza..."         Nel ruolo dell’imperatore - DAL 1989 -un impareggiabile Giorgio Albertazzi ad evocarne la forza del pensiero e le emozioni. ... Adriano è incorporato in me! ...Io racconto Adriano, con i suoi difetti e le sue imperfezioni... Ecco di cosa c'è bisogno oggi in teatro, di un po' d'imperfezione. Bisognerebbe uscire dalla trappola della perfezione a tutti i costi, ci vorrebbero dei buchi, dei vuoti che l'attore, insieme al pubblico, possa riempire, con la sua umanità, la sua arte, la sua... 'imperfezione'"....Adriano ha sessant'anni e quando durante lo spettacolo lo dico penso che forse dovrei dichiarare la mia età (ne ho qualcuno di più...), ma poi... poi penso che io sono come Adriano, io ho sessant'anni!

k.p. lospettacolo

 

 

GIORGIO ALBERTAZZI   -   20.8.1923 - 28.5.2016

Il mio incontro con Adriano  è un incontro 'molecolare' 

perciò Adriano cambia come cambia il mio sistema cellulare 

omaggio alla scrittrice - 2007

https://youtu.be/SfhtSYlzeFk  - intervista     

https://youtu.be/QbKZ6BffzqY -  animula vagula blandula

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passione imperiale
Si è innamorato della Yourcenar?
«Ho voluto da subito occuparmi di lei, più che del testo. Volevo sapere tutto di quella donna, leggevo le sue interviste, i gossip. Scoprii che amò moltissimo e venne amata sempre male, molto male. E mi appassionai a lei».
Che cosa le piace di Marguerite?
«Ha una capacità straordinaria di rendere palpabili le sue memorie, le intesse, più che di erotismo, di eros, di intenso tangibile amore. La sua aura era talmente intrigante che per una volta trascurai il fatto, per me difficile da super
are, che non era bella».
E di Adriano non si è innamorato?
«Sono arrivato a pensare che lei fosse Adriano. L’imperatore sposò la bellezza e Marguerite era un’esteta. Ho fatto Adriano pensando a una donna, come sempre».

stefania vitulli ilgiornale.it    -   https://youtu.be/1xwY1mJ9sNA  - albertazzi/adriano

UN ANARCHICO ORIGINALE COME  ME 

dario fo su giorgio albertazzi   -   http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/albertazzi

Giorgio e io eravamo due persone terribilmente diverse. Da sempre, fino a ieri, ognuno dei due voleva imparare qualche cosa dall’altro, voleva completare se stesso in un certo senso, inserire dentro di sé elementi che erano congeniali all’amico, non a lui. Entrambi eravamo anarchici. Io lo ero strutturalmente, da sempre, per natura. Lui invece lo diventava, forse per mettersi in equilibrio con me. Eravamo una strana coppia. Abbiamo percorso insieme teatri, strade, piazze. Bologna e Milano, Torino e Napoli, le città della Romagna …. Quante esperienze vissute, recitate e giocate insieme e in nessun modo testimoniate. Mancano le riprese di eventi ed esperienze che probabilmente furono uniche.   -df

margherita rubino - lastampa.it - 2016

 

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YOURCENAR E VILLA ADRIANA  .PDF  - 2014

 

     

 https://youtu.be/BDSbZJaaIbo

 

ALBERTAZZI/YOURCENAR  -  ADRIANO
ALBERTAZZI/CALVINO  -  LEZIONI AMERICANE

ALBERTAZZI/FO  -  TEATRO IN ITALIA

giorgioalbertazzi.it

 

 

Costruire significa collaborare con la terra

imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre

memorie di adriano

 

Memorie di Adriano

capolavoro delle  passioni e sofferenze di ogni uomo

 

ACADEMIE FRANCAISE

6 marzo 1980  - 77 anni  - per la prima volta in quasi tre secoli e mezzo di storia una donna è stata ammessa all’Académie française. L’illustre istituzione venne fondata nel 1635 dal Cardinale de Richelieu, allora Primo Ministro ed arbitro di fatto dei destini della nazione, con un regolamento ed un cerimoniale molto precisi, rimasti sempre tali malgrado le rivoluzioni ed i radicali mutamenti dell’ordine politico. Quaranta furono e sono i membri: scrittori, scienziati ed anche uomini politici e militari d’alto rango purché abbiano in un modo o nell’altro contribuito con studi alla gloria della Francia e delle sue lettere. Le donne, per quanto meritevoli di essere onorate, erano state finora categoricamente escluse.
L’elezione di Marguerite Yourcenar è un avvenimento di particolare importanza per la storia delle lettere francesi. Se da un lato significa un alto e meritato riconoscimento per la scrittrice, dall’altro la sua presenza onora certamente l’Académie française trattandosi indubbiamente del maggiore autore francese allora vivente. I romanzi Mémoires d’Hadrien e L’Oeuvre au noir sono da ritenersi fra le opere più significative e rappresentative della letteratura francese del Novecento.

centro internazionale antinoo per l’arte – MY - 2010 - newtuscia.it

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2015 - centenario di memorie
l
e véritable lieu de naissance est celui où l’on a porté pour la première fois un coup d’œil intelligent sur soi-même : mes premières patries ont été les livres.

Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri.
https://youtu.be/aafDzs_jssA  - mémoires d’hadrien

da memorie di adriano


QUALSIASI FELICITÀ
È UN CAPOLAVORO
IL MINIMO ERRORE LA FALSA
LA MINIMA ESITAZIONE LA INCRINA
LA MINIMA GROSSOLANITÀ LA DETURPA
LA MINIMA INSULSAGGINE LA DEGRADA
Alla mia non può imputarsi alcuna di quelle imprudenze

che più tardi l’hanno infranta

sino a che ho agito nella direzione ch’essa mi indicava

sono stato saggio

...

 


COME ULISSE HO VIAGGIATO PER SETTE ANNI IN CERCA DELLA MIA ITACA ...

GLI APPRODI CHE VIA VIA MI VEDEVANO RIFOCILLARMI ALLE ALTRUI FONTI NON FACEVANO ALTRO CHE ALLONTANARMI SEMPRE PIÙ DALLA MIA PATRIA, E SEMPRE PIÙ SMARRITA MI SCOPRIVO ... INFINE ... L'HO TROVATA ... LA MIA ITACA... - E MI ACCORSI ... QUANTO SIA VANTAGGIOSO ESSERE UN UOMO NUOVO ... SOLO ... QUASI SENZA AVI ... UN ULISSE SENZ'ALTRA ITACA CHE QUELLA INTERIORE ...

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Strumenti di valore ineguale, utensili più o meno logori; ma non ne possiedo altri: me ne servo per foggiarmi alla meglio un'idea del mio destino d'uomo.

QUANDO PRENDO IN ESAME LA MIA VITA

MI SPAVENTA DI TROVARLA INFORME. L'ESISTENZA DEGLI EROI, QUELLA CHE CI RACCONTANO, È SEMPLICE: VA DRITTA AL SUO SCOPO COME UNA FRECCIA. E GLI UOMINI, PER LO PIÙ, SI COMPIACCIONO DI RIASSUMERE LA PROPRIA ESISTENZA IN UNA FORMULA - TALVOLTA UN'OSTENTAZIONE, TALVOLTA UNA LAMENTELA, QUASI SEMPRE UNA RECRIMINAZIONE; LA MEMORIA COMPIACENTE COMPONE LORO UNA ESISTENZA CHIARA E SPIEGABILE .  La mia vita ha contorni meno netti: come spesso accade, la definisce con maggiore esattezza proprio quello che non sono stato: buon soldato, non grande uomo di guerra; amatore d'arte, non artista come credette d'essere Nerone alla sua morte; capace di delitti, ma non carico di delitti. Mi vien fatto di riflettere che i grandi uomini emergono proprio in virtù d'un atteggiamento estremo, e che il loro eroismo consiste nel mantenervisi per tutta la vita: essi sono i nostri poli, o i nostri antipodi. lo ho occupato volta a volta tutte le posizioni estreme, ma non vi sono rimasto: la vita me ne ha fatto sempre slittare. E malgrado ciò, non posso neppure, come una brava persona che abbia fatto l’agricoltore o il facchino, vantarmi d'aver vissuto sempre al centro.
Si direbbe che il quadro dei miei giorni come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa. Vi ravviso la mia natura, già di per se stessa composita, formata in parti eguali di cultura e d'istinto.  AFFIORANO QUA E LÀ I GRANITI DELL'INEVITABILE; DAPPERTUTTO, LE FRANE DEL CASO . 

Mi studio di ripercorrere la mia esistenza

per ravvisarvi un piano, per individuare una vena di piombo o d'oro, il fluire d'un corso d'acqua sotterraneo, ma questo schema fittizio non è che un miraggio della memoria. Di tanto in tanto, credo di riconoscere la fatalità in un incontro, in un presagio, in un determinato susseguirsi di avvenimenti, ma vi sono troppe vie che non conducono in alcun luogo, troppe cifre che a sommarle non danno alcun totale. In questa difformità, in questo disordine, percepisco la presenza di un individuo, ma si direbbe che sia stata sempre la forza delle circostanze a tracciarne il profilo; e le sue fattezze si confondono come quelle di un'immagine che si riflette nell'acqua. lo non sono di quelli che dicono che le loro azioni non gli assomigliano: bisogna bene che le mie mi assomiglino, dato che esse costituiscono la sola misura dell'esser mio, il solo mezzo di cui dispongo per affidare me stesso alla memoria degli uomini, e persino alla mia; dato che forse l'impossibilità di continuare a esprimersi e a modificarsi con nuove azioni costituisce la sola differenza tra l'esser morti e l'esser vivi. Pure, tra me e queste azioni che mi configurano si apre uno jato indefinibile, e la prova ne è che sento senza posa il bisogno di soppesarle, di spiegarmele, di rendermene conto. Vi sono lavori di breve durata, senza dubbio trascurabili; ma altre occupazioni, che si prolungarono tutta la vita, non hanno maggior significato. Per esempio, nel momento in cui scrivo, mi sembra a malapena essenziale d'esser stato imperatore.

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Come chiunque altro

io non dispongo che di tre mezzi per valutare l'esistenza umana: lo studio di se stessi è il metodo più difficile, il più insidioso, ma anche il più fecondo; l'osservazione degli uomini, i quali nella maggior parte dei casi s'adoperano per nasconderci i loro segreti o per farci credere di averne; e i libri, con i caratteristici errori di prospettiva che sorgono tra le righe. Ho letto, più o meno, tutto quel che è stato scritto dai nostri storici, dai nostri poeti, persino dai favoristi, benché questi ultimi siano considerati frivoli, e son loro debitore d'un numero d'informazioni, forse, maggiore di quante ne abbia raccolte nelle esperienze pur tanto varie della mia stessa vita.

La parola scritta mi ha insegnato ad ascoltare la voce umana, press'a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m'hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini. Viceversa, con l'andar del tempo, la vita m'ha chiarito i libri.
Ma questi mentono, anche i più sinceri. I meno abili, in mancanza di parole e di frasi nelle quali racchiuderla, colgono, della vita, un'immagine povera e piatta; altri, come Lucano, l'appesantiscono, l'ammantano di una dignità che non possiede. Altri ancora, al contrario, come Petronio, l'alleggeriscono, ne fanno una palla vuota e saltellante, che è facile prendere e lanciare in un universo senza peso. I poeti ci trasportano in un mondo più vasto, o più bello, più ardente o più dolce di quello che ci è dato; per ciò appunto, diverso, e, in pratica, pressoché inabitabile. I filosofi sottopongono la realtà, per poterla studiare allo stato puro, press'a poco alle stesse trasformazioni che subiscono i corpi sotto l'azione del fuoco o del macero: di un essere o di un avvenimento, quali li abbiamo conosciuti noi, pare non sussista nulla in quei cristalli o in quella cenere. Gli storici ci propongono una visione sistematica del passato, troppo completa, una serie di cause ed effetti troppo esatta e nitida per aver mai potuto esser vera del tutto; rimodellano questa docile materia inanimata, ma io so che anche a Plutarco sfuggirà sempre Alessandro. I narratori, gli autori di favole milesie altro non fanno che appendere in mostra sul banco, a guisa di macellai, piccoli pezzi di carne graditi alle mosche. Mi troverei molto male in un mondo senza libri, ma non è lì che si trova la realtà, dato che non vi è per intero.

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Quella compassione

poggiava su un equivoco: si accettava di compiangermi, purché mi consolassi abbastanza presto. E io stesso, mi credevo quasi placato; ne arrossivo, quasi. Non sapevo che il dolore ripiega in labirinti strani, dove non avevo ancora finito di addentrarmi.

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A volte, ho sognato

di elaborare un sistema di conoscenza umana basata sull’erotica: una teoria del contatto, nella quale il mistero e la dignità altrui consisterebbero appunto nell’offrire al nostro Io questo punto di riferimento d’un mondo diverso. In questa filosofia, la voluttà rappresenterebbe una forma più completa, ma anche più caratterizzata dei contatti con l’Altro, una tecnica in più messa al servizio della conoscenza del non Io. Anche nei rapporti più alieni dai sensi, l’emozione sorge o si attua proprio nel contatto: la mano ripugnante di quella vecchia che mi sottopone una supplica, la fronte madida di mio padre nei suoi ultimi istanti, la piaga detersa di un ferito, persino i rapporti più intellettuali e più anodini si istituiscono attraverso questo sistema di segnali del corpo.

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M'importava assai poco che l'accordo ottenuto fosse esteriore, imposto, probabilmente temporaneo; sapevo che il bene e il male sono una questione d'abitudine, che il temporaneo si prolunga, che le cose esterne penetrano all'interno, e che la maschera, a lungo andare, diventa il volto.

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Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell’amore, strana ossessione che fa sì che questa stessa carne, della quale ci curiamo tanto poco quando costituisce il nostro corpo, preoccupandoci unicamente di lavarla, di nutrirla, e – fin dov’è possibile – d’impedirle che soffra, possa ispirarci una così travolgente sete di carezza sol perché è animata da una individualità diversa dalla nostra, e perché è dotata più o meno di certi attributi di bellezza sui quali, del resto, anche i giudici migliori sono discordi.

Di fronte all’amore, la logica umana è impotente, come in presenza delle rivelazioni dei Misteri: non s’è ingannata la tradizione popolare, che ha sempre ravvisato nell’amore una forma di iniziazione, uno dei punti ove il segreto e il sacro si incontrano ...

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La tecnica del vero seduttore esige, nel passaggio da un soggetto all'altro, una disinvoltura, un'indifferenza che io non provo: non ho mai compreso come si possa essere sazio di un essere umano.

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LO GUARDAVO VIVERE . La mia opinione su di lui si modificava senza posa, il che accade solo per gli esseri che ci toccano da vicino: gli altri, ci contentiamo di giudicarli alla grossa, e una volta per tutte.

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DI tutti i nostri giochi questo è il solo che rischi di sconvolgere l’anima . il solo altresì nel quale chi vi partecipa deve abbandonarsi al delirio dei sensi. Non è necessario per un bevitore abdicare all’uso della ragione ma l’innamorato che conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone.

-- Di tutti i giochi umani, quello d’amore è l’unico che minaccia costantemente di sconvolgere la nostra anima, ed è anche l’unico in cui il giocatore deve abbandonarsi all’estasi del corpo… Inchiodato al corpo amato come uno schiavo alla croce.  seconda traduzione --

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Usavo però la cortesia indispensabile verso tutte quelle persone tanto diverse: deferente verso gli uni, compiacente verso gli altri, triviale quando occorreva, abile, ma non troppo. La versatilità m’era necessaria; ero multiforme per calcolo, incostante per gioco. Camminavo su di un filo. I corsi che avrei dovuto seguire non erano quelli d’un attore, ma d’un acrobata.

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Ma ero solo a misurare quanto fiele fermenti nel fondo della dolcezza, quanta disperazione si celi nell'abnegazione, quanto odio si mescoli all'amore. Un essere oltraggiato mi gettava in viso quella prova di devozione; un fanciullo, nell'ansia di perder tutto, aveva trovato quel mezzo per legarmi per sempre a lui.

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Ogni uomo, nel corso della sua breve esistenza, deve scegliere eternamente tra la speranza insonne e la saggia rinuncia a ogni speranza, tra i piacere dell’anarchia e quelli dell’ordine, tra il Titano e l’Olimpico. Scegliere tra essi, o riuscire a comporre, tra essi, l’armonia.

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Tuttavia, a lungo andare quell'ipocrisia mi venne a noia; uno dei pochi vantaggi che riconosco al fatto d'invecchiare consiste nella possibilità di gettar la maschera in ogni cosa.
1951 - disciplina augusta

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Ho amato quella lingua per la sua flessibilità di corpo allenato -  la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario delle realtà -  l'ho amata perché quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco -

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La lettura dei poeti produsse in me effetti ancor più conturbanti: non sono del tutto certo che conoscere l'amore sia più inebriante che scoprire la poesia.

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Che cos'è l'insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni ?   L'uomo che non dorme si rifiuta piu o meno di affidarsi al flusso delle cose.

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Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque, come un filone d’oro che scorre anche nella ganga più ignobile, e quando ha tra le mani questi mirabili frammenti, anche se insudiciati e imperfetti, prova il piacere raro dell’intenditore che è il solo a collezionare ceramiche ritenute comuni.

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Non ci sono al mondo persone più volgari dei nostri complici. L'occhiata obliqua dell'oste che mi riserva il vino migliore, e per conseguenza ne priva qualcun altro, bastava già, nei giorni della mia giovinezza, a ispirarmi un profondo disgusto per gli svaghi di Roma. Non mi piace che un essere umano ritenga di conoscer già il mio desiderio, prevederlo, adattarsi meccanicamente a quella che suppone la mia scelta: l'immagine bassa e deforme di me stesso, che mi offre un altro in quel momenti, mi farebbe preferire i tristi effetti dell'ascetismo.
cap 1

L'uomo appassionato di verità, o se non altro di esattezza, il più delle volte è in grado di accorgersi come Pilato che la verità non è pura.

pag 296

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La verità che mi propongo d'esporre qui non è particolarmente scandalosa, o meglio non lo è se non nella misura in cui non c'è verità che non susciti scandalo. Non m'aspetto che i tuoi diciassette anni ne 'capiscano qualcosa; ci tengo, tuttavia, a istruirti, fors'anche a urtarti. I precettori che t'ho scelto io stesso ti hanno impartito una educazione severa, sorvegliata, forse troppo protetta, dalla quale tutto sommato m'aspetto un gran bene per te e per lo Stato. Qui, ti offro, a guisa di correttivo, un racconto scevro di preconcetti e di astrazioni, tratto dall'esperienza d'un uomo, me stesso. Ignoro a quali conclusioni mi trascinerà questo racconto. Conto su questo esame dei fatti per definirmi, forse anche per giudicarmi o, almeno, per conoscermi meglio prima di morire.

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Fare del proprio meglio. Rifare. Ritoccare impercettibilmente ancora questo ritocco. Correggendo le mie opere – diceva Yeats – correggo me stesso.

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Me stesso : questo individuo in compagnia del quale mi toccherà vivere fino all’ultimo giorno.

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Non manca un barlume di luce neppure nel più opaco degli uomini: un assassino suona il flauto con garbo; un aguzzino che lacera la schiena degli schiavi con le frustate è forse un figlio eccellente; un idiota può essere pronto a dividere con me un cantuccio di pane ... Il nostro errore più grave è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha ... Nella maggior parte degli uomini ho riscontrato scarsa fermezza nell’operare il bene, ma altrettanto nel compiere il male; la loro diffidenza, la loro indifferenza più o meno ostile cedeva quasi troppo presto, quasi in modo abietto, e con eccessiva facilità si mutava in gratitudine, in rispetto, sentimenti del resto altrettanto effimeri; persino il loro egoismo avrebbe potuto essere indirizzato a fini utili. Tuttora mi meraviglia che siano stati così pochi ad odiarmi; nemici accaniti ne avrò avuti due o tre, e, come sempre avviene, in parte per colpa mia. Alcuni mi hanno amato: e m’hanno dato molto più di quanto non avessi diritto di esigere, neppure di sperare da loro: la loro morte, a volte la loro vita.

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Quando tutti i calcoli astrusi si dimostrano falsi, quando persino i filosofi non hanno più nulla da dirci, è scusabile volgersi verso il cicaleccio fortuito degli uccelli, o verso il contrappeso remoto degli astri.

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Ho cercato di aderire al divino sotto molte forme ed ho conosciuto molte estasi. Ve ne sono di atroci e altre d'una dolcezza struggente.

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Ogni essere che ha vissuto l'avventura umana sono io.
pag 297

I nostri rapporti con gli altri non hanno che una durata. quando si è ottenuta la soddisfazione  si è appresa la lezione, reso il servigio, compiuta l’opera, cessano .  quel che ero capace di dire è stato detto .  quello che potevo apprendere è stato appreso.
pag 301 - taccuini di appunti - memorie di adriano 1998

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In un certo senso, ogni vita raccontata è esemplare; si scrive per attaccare o per difendere un sistema del mondo, per definire un metodo che ci è proprio. Ma non è meno vero che le biografie in genere si squalificano per una idealizzazione o una denigrazione a qualunque costo, per particolari esagerati senza fine o prudentemente omessi; anziché comprendere un essere umano, lo si costruisce .

pag 297 taccuini di appunti

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La memoria della maggior parte degli uomini è un cimitero abbandonato,dove giacciono senza onore i morti che essi hanno cessato di amare.   Ogni dolore prolungato è un insulto al loro oblio.    La vita è atroce, lo sappiamo.      Ma proprio perché mi aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa immensa dei mali, degli insuccessi, dell’incuria e dell’orrore.
Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine.
La pace s’instaurerà di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che noi abbiamo tentato di infondervi. Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole, lavoreranno e sentiranno come noi: oso contare su questi continuatori che seguiranno, ad intervalli irregolari, lungo secoli, su questa immortalità intermittente.
Se barbari s’impadroniranno mai dell’impero del mondo, saranno costretti ad adottare molti dei nostri metodi; e finiranno per rassomigliarci.

l'addio di adriano da memorie di adriano  - https://youtu.be/7czdH6KpcYA

 

 

 

c'è il momento in cui ogni scelta diventa irreversibile

 

 

 

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