la haine
Voyez combien elle reste efficace,
Combien elle se porte bien
En notre siècle, la haine.
Avec quel naturel elle prend
les plus hauts obstacles.
Combien il lui est facile: sauter, saisir. ...
Pouah! les autres sentiments
chétifs et avachis.
Depuis quand la fraternité
attire-t-elle les foules?
A-t-on vu la miséricorde
prendre les autres de vitesse?
Le scrupule soulève combien de prosélytes?
Elle seule sait soulever, on ne la lui fait pas. ...
On la dit aveugle. Elle?
Avec ses yeux de sniper?
Intrépide, elle regarde l'avenir en face.
Elle seule.
lire.fr
l'odio
guardate com'è sempre efficiente
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l'odio
con quanta facilità supera gli ostacoli
come gli è facile avventarsi agguantare
non è come gli altri sentimenti
insieme più vecchio e più giovane di loro
da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
se si addormenta il suo non è mai un sonno eterno
l'insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza
religione o non religione
purchè ci si inginocchi per il via
patria o non patria
purchè si scatti alla partenza
anche la giustizia va bene all'inizio
poi corre tutto solo
l'odio l'odio
una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso
oh, quegli altri sentimenti
malaticci e fiacchi
da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
la compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
il dubbio quanti volenterosi trascina?
lui solo trascina, che sa il fatto suo
capace, sveglio, molto laborioso
occorre dire quante canzoni ha composto?
quante pagine ha scritto nei libri di storia?
quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze stadi?
diciamoci la verità
sa creare bellezza
splendidi i suoi bagliori nella notte nera
magnifiche le nubi degli scoppi nell'alba rosata
innegabile è il pathos delle rovine
e l'umorismo grasso
della colonna che vigorosa la sovrasta
e' un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca
e soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata
in ogni istante è pronto a nuovi compiti
se deve aspettare aspetterà
lo dicono cieco.cieco?
ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro
lui solo
Tutto
converge nella poesia 'riflessiva'di Wislawa Szymborska, che questa
ampia scelta antologica permette di seguire lungo l'arco di sessant'anni,
dal 1945 sino ad oggi
archividonneticino.ch
Poesia riflessiva, ossia
concepita in un costante ripiegamento in sé, in una lettura accorta e
partecipe delle proprie emozioni
cuoreragione.it
LA FINE E
L'INIZIO
DOPO OGNI GUERRA
C'È CHI DEVE RIPULIRE.
IN FONDO UN PO' D'ORDINE
DA SOLO NON SI FA.
C'È CHI DEVE SPINGERE LE MACERIE
AI BORDI DELLE STRADE
PER FAR PASSARE
I CARRI PIENI DI CADAVERI.
C'È CHI DEVE SPROFONDARE
NELLA MELMA E NELLA CENERE,
TRA LE MOLLE DEI DIVANI LETTO
LE SCHEGGE DI VETRO
E GLI STRACCI INSANGUINATI.
C'È CHI DEVE TRASCINARE UNA TRAVE
PER PUNTELLARE IL MURO,
C'È CHI DEVE METTERE I VETRI ALLA FINESTRA
E MONTARE LA PORTA SUI CARDINI.
NON È FOTOGENICO
E CI VOGLIONO ANNI.
TUTTE LE TELECAMERE SONO GIÀ PARTITE
PER UN'ALTRA GUERRA.
BISOGNA RICOSTRUIRE I PONTI
E ANCHE LE STAZIONI.
LE MANICHE SARANNO A BRANDELLI
A FORZA DI RIMBOCCARLE.
C'È CHI CON LA SCOPA IN MANO
RICORDA ANCORA COM'ERA.
C'È CHI ASCOLTA
ANNUENDO CON LA TESTA NON MOZZATA.
MA PRESTO
GLI GIRERANNO INTORNO ALTRI
CHE NE SARANNO ANNOIATI.
C'È CHI TALVOLTA
DISSOTTERRERÀ DA SOTTO UN CESPUGLIO
ARGOMENTI CORROSI DALLA RUGGINE
E LI TRASPORTERÀ SUL MUCCHIO DEI RIFIUTI.
CHI SAPEVA
DI CHE SI TRATTAVA,
DEVE FAR POSTO A QUELLI
CHE NE SANNO POCO.
E MENO DI POCO.
E INFINE ASSOLUTAMENTE NULLA.
SULL'ERBA CHE HA RICOPERTO
LE CAUSE E GLI EFFETTI,
C'È CHI DEVE STARSENE DISTESO
CON UNA SPIGA TRA I DENTI,
PERSO A FISSARE LE NUVOLE.
PREFERISCO IL CINEMA.
PREFERISCO I GATTI.
PREFERISCO LE QUERCE SUL FIUME WARTA.
PREFERISCO DICKENS A DOSTOEVSKIJ.
PREFERISCO ME CHE VUOL BENE ALLA GENTE
A ME CHE AMA L'UMANITÀ.
PREFERISCO AVERE SOTTOMANO AGO E FILO.
PREFERISCO IL COLORE VERDE.
PREFERISCO NON AFFERMARE
CHE L'INTELLETTO HA LA COLPA DI TUTTO.
PREFERISCO LE ECCEZIONI.
PREFERISCO USCIRE PRIMA.
PREFERISCO PARLAR D'ALTRO COI MEDICI.
PREFERISCO LE VECCHIE ILLUSTRAZIONI
A TRATTEGGIO.
PREFERISCO IL RIDICOLO DI SCRIVERE POESIE
AL RIDICOLO DI NON SCRIVERNE.
PREFERISCO IN AMORE GLI ANNIVERSARI NON TONDI,
DA FESTEGGIARE OGNI GIORNO.
PREFERISCO I MORALISTI
CHE NON PROMETTONO NULLA.
PREFERISCO UNA BONTÀ AVVEDUTA
A UNA CREDULONA.
PREFERISCO LA TERRA IN BORGHESE.
PREFERISCO I PAESI CONQUISTATI
A QUELLI CONQUISTATORI.
PREFERISCO AVERE DELLE RISERVE.
PREFERISCO L'INFERNO DEL CAOS
ALL'INFERNO DELL'ORDINE.
PREFERISCO LE FAVOLE DEI GRIMM
ALLE PRIME PAGINE.
PREFERISCO FOGLIE SENZA FIORI
CHE FIORI SENZA FOGLIE.
PREFERISCO I CANI
CON LA CODA NON TAGLIATA.
PREFERISCO GLI OCCHI CHIARI
PERCHÉ LI HO SCURI.
PREFERISCO I CASSETTI.
PREFERISCO MOLTE COSE
CHE QUI NON HO MENZIONATO
A MOLTE PURE QUI NON MENZIONATE.
PREFERISCO GLI ZERI ALLA RINFUSA
CHE NON ALLINEATI IN UNA CIFRA.
PREFERISCO IL TEMPO DEGLI INSETTI
A QUELLO SIDERALE.
PREFERISCO TOCCAR FERRO.
PREFERISCO NON CHIEDERE
PER QUANTO ANCORA E QUANDO.
PREFERISCO CONSIDERARE
PERSINO LA POSSIBILITÀ
CHE L'ESSERE ABBIA UNA SUA RAGIONE.
UN TERRORISTA: LUI OSSERVA
LA BOMBA ESPLODERÀ NEL BAR ALLE TREDICI E VENTI.
ADESSO SONO APPENA LE TREDICI E SEDICI.
ALCUNI AVRANNO IL TEMPO DI USCIRE.
ALTRI DI ENTRARE.
IL TERRORISTA SI É GIÀ MESSO
DALL'ALTRA PARTE DELLA STRADA.
QUELLA DISTANZA LO PROTEGGE DA OGNI MALE
E SI VEDE COME AL CINEMA
UNA DONNA CON UN GIUBBETTO GIALLO: LEI ENTRA.
UN UOMO CON GLI OCCHIALI SCURI: LUI ESCE.
DEI RAGAZZI IN BLUE JEANS: LORO STANNO PARLANDO.
TREDICI E DICIASSETTE E QUATTRO SECONDI.
QUELLO PIÙ BASSO HA FORTUNA E SALE SU UNA MOTO
E QUELLO PIÙ ALTO ENTRA.
TREDICI E DICIASSETTE E QUARANTA SECONDI.
UNA BAMBINA: LEI STA CAMMINANDO
CON UN NASTRO VERDE NEI CAPELLI.
SOLO CHE IMPROVVISAMENTE
QUELL'AUTOBUS LA COPRE.
TREDICI E DICIOTTO.
LA BAMBINA NON C'É PIÙ.
SARÀ STATA TANTO STUPIDA DA ENTRARE, O NO
SI VEDRÀ QUANDO LI TOGLIERANNO.
TREDICI E DICIANNOVE
E ADESSO COM'É CHE NON ENTRA NESSUNO.
INVECE DI ENTRARE
C'É ANCORA UN GRASSONE CALVO CHE ESCE.
MA SEMBRA CHE CERCHI QUALCOSA NELLE TASCHE
E ALLE TREDICI E VENTI MENO DIECI SECONDI
TORNA A CERCARE I SUOI MISERABILI GUANTI.
SONO LE TREDICI E VENTI
CHE LENTO PASSA IL TEMPO.
SEMBRA CHE SIA ORA.
ANCORA NO
SÌ. ADESSO.
UNA BOMBA: LA BOMBA ESPLODE. traduzione di anita clara
VESTIARIO
TI TOGLI, CI TOGLIAMO, VI TOGLIETE
CAPPOTTI, GIACCHE, GILÈ, CAMICETTE
DI LANA, DI COTONE, DI TERITAL,
GONNE, CALZONI, CALZE, BIANCHERIA,
POSANDO, APPENDENDO, GETTANDO SU
SCHIENALI DI SEDIE, ANTE DI PARAVENTI;
PER ADESSO, DICE IL MEDICO, NULLA DI SERIO,
SI RIVESTA, RIPOSI, FACCIA UN VIAGGIO,
PRENDA NEL CASO, DOPO PRANZO, LA SERA,
TORNI FRA TRE MESI, SEI, UN ANNO,
VEDI, E TU PENSAVI, E NOI TEMEVAMO,
E VOI SUPPONEVATE, E LUI SOSPETTAVA;
È GIÀ ORA DI ALLACCIARE
CON MANI ANCORA TREMANTI
STRINGHE, AUTOMATICI, CERNIERE, FIBBIE,
CINTURE, BOTTONI, CRAVATTE, COLLETTI
E DA MANICHE, BORSETTE, TASCHE, TIRAR FUORI
- SGUALCITA, A POIS, A RIGHE, A FIORI, A SCACCHI -
LA SCIARPA
RIUTILIZZABILE PER PROTRATTA SCADENZA. gente sul ponte
LA BREVE VITA DEI NOSTRI ANTENATI
NON ARRIVAVANO IN MOLTI FINO A TRENT'ANNI.
LA VECCHIAIA ERA UN PRIVILEGIO
DI ALBERI E PIETRE.
L'INFANZIA DURAVA QUANTO
QUELLA DEI CUCCIOLI DI LUPO.
BISOGNAVA SBRIGARSI
FARE IN TEMPO A VIVERE
PRIMA CHE TRAMONTASSE IL SOLE,
PRIMA CHE CADESSE LA NEVE.
LE GENITRICI TREDICENNI,
I CERCATORI QUATTRENNI DI NIDI
FRA I GIUNCHI,
I CAPICACCIA VENTENNI-
UN ATTIMO PRIMA NON C'ERANO,
GIÀ NON CI SONO PIÙ.
I CAPI DELL'INFINITO SI UNIVANO IN FRETTA.
LE FATTUCCHIERE BIASCICAVANO ESORCISMI
CON ANCORA TUTTI I DENTI DELLA GIOVINEZZA.
IL FIGLIO SI FACEVA UOMO SOTTO
GLI OCCHI DEL PADRE.
IL NIPOTE NASCEVA
SOTTO L'OCCHIAIA DEL NONNO.
E DEL RESTO NON SI CONTAVANO GLI ANNI.
CONTAVANO RETI, PENTOLE, CAPANNI, ASCE.
IL TEMPO, COSÌ PRODIGO
CON UNA QUALSIASI STELLA DEL CIELO,
TENDEVA LORO LA MANO QUASI VUOTA,
E LA RITRAEVA IN FRETTA, COME DISPIACIUTO.
ANCORA UN PASSO, ANCORA DUE
LUNGO IL FIUME SCINTILLANTE,
CHE DALL'OSCURITÀ NASCE
E NELL'OSCURITÀ SCOMPARE.
NON C'ERA UN ATTIMO DA PERDERE,
DOMANDE DA RINVIARE
E ILLUMINAZIONI TARDIVE,
SE NON LE SI ERANO AVUTE PER TEMPO.
LA SAGGEZZA NON POTEVA ASPETTARE
I CAPELLI BIANCHI.
DOVEVA VEDERE CON CHIAREZZA,
PRIMA CHE FOSSE CHIARO,
E UDIRE OGNI VOCE, PRIMA CHE RISUONASSE.
IL BENE E IL MALE -
NE SAPEVANO POCO, MA TUTTO:
QUANDO IL MALE TRIONFA, IL BENE SI CELA;
QUANDO IL BENE SI MOSTRA,
IL MALE ATTENDE NASCOSTO.
NESSUNO DEI DUE SI PUÒ VINCERE
O ALLONTANARE AD UNA DISTANZA DEFINITIVA.
ECCO IL PERCHÈ D'UNA GIOIA
SEMPRE TINTA DI TERRORE,
D'UNA DISPERAZIONE MAI DISGIUNTA
DA TACITA SPERANZA.
LA VITA, PER QUANTO LUNGA, SARÀ SEMPRE BREVE.
TROPPO BREVE PER AGGIUNGERE QUALCOSA.
NULLA DUE VOLTE
NULLA DUE VOLTE ACCADE
NÉ ACCADRÀ. PER TAL RAGIONE
NASCIAMO SENZA ESPERIENZA,
MORIAMO SENZA ASSUEFAZIONE.
ANCHE GLI ALUNNI PIÙ OTTUSI
DELLA SCUOLA DEL PIANETA
DI RIPETER NON È DATO
LE STAGIONI DEL PASSATO. NON C'È GIORNO CHE RITORNI
NON DUE NOTTI UGUALI UGUALI
NÉ DUE BACI SOMIGLIANTI
NÉ DUE SGUARDI TALI E QUALI. IERI, QUANDO IL TUO NOME
QUALCUNO HA PRONUNCIATO
MI È PARSO CHE UNA ROSA
SBOCCIASSE SUL SELCIATO.
OGGI, CHE STIAMO INSIEME
HO RIVOLTO GLI OCCHI ALTROVE.
UNA ROSA. MA COM'È?
FORSE È PIETRA, O FORSE FIORE?
PERCHÉ TU ORA, MALVAGIA
DÀI PAURA E INCERTEZZA?
CI SEI - PERCIÒ DEVI PASSARE.
PASSERAI - E IN CIÒ STA LA BELLEZZA.
CERCHEREMO UN'ARMONIA
SORRIDENTI FRA LE BRACCIA
ANCHE SE SIAMO DIVERSI
COME DUE GOCCE D'ACQUA. taccuino d'amore
AD ALCUNI PIACE LA POESIA
AD ALCUNI CIOÈ NON A TUTTI.
E NEPPURE ALLA MAGGIORANZA MA ALLA MINORANZA.
SENZA CONTARE LE SCUOLE DOVE È UN OBBLIGO
E I POETI STESSI
CE NE SARANNO FORSE DUE SU MILLE.
PIACE
MI PIACE ANCHE LA PASTA IN BRODO,
PIACCIONO I COMPLIMENTI E IL COLORE AZZURRO
PIACE UNA VECCHIA SCIARPA
PIACE AVERLA VINTA
PIACE ACCAREZZARE UN CANE.
LA POESIA
MA COS'E' MAI LA POESIA?
PIU D'UNA RISPOSTA INCERTA
E' STATA GIA DATA IN PROPOSITO.
MA IO NON LO SO,
NON LO SO E MI AGGRAPPO A QUESTO
COME ALLA SALVEZZA DI UN CORRIMANO.
C’è mancato poco
Che mia madre sposasse
il signor Zbigniew B. di Zdunska Wola
E se mai fosse nata una figlia – non sarei stata
io.
Forse una dotata di più memoria per volti e nomi
e melodie udite una volta soltanto.
Infallibile nel riconoscere ogni uccello.
Con voti eccellenti in chimica e fisica,
e più scarsi in polacco,
ma che di nascosto avrebbe scritto poesie
subito molto più interessanti delle mie.
C’è mancato poco
Che mio padre intanto sposasse
La signorina Jadwiga R. di Zakopane.
E se mai fosse nata una figlia – non sarei stata io.
Forse una più ostinata nell’averla vinta.
Una che salterebbe senza paura nell’acqua fonda.
Propensa a subire le emozioni della follia.
Vista di continuo in più luoghi
Contemporaneamente,
ma di rado su un libro, molto spesso in cortile
a giocare a pallone insieme ai ragazzini.
Forse si sarebbero perfino incontrate
nella stessa scuola e nella stessa classe.
Ma senza far coppia,
nessuna parentela,
e nella foto di gruppo ben distanti.
Ragazzine, mettetevi qui
- avrebbe detto il fotografo -
quelle più basse davanti, quelle più alte dietro.
E al mio segnale fate un bel sorriso.
Ma prima contatevi,
ci siete tutte? - Si, signore, tutte.
Ho perso
qualche dea per via dal sud al nord,
e anche molti dei per via dall'est all'ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella svanita
Mi si è spROfondata nel mare un'isola un'altra.
Non so neanche dove ho lasciato gli artigli
chi gira nella mia pelliccia abita il mio guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle sprecavo vertebre e gambe
me ne uscivO di senno più e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio
ci ho messo una pinna sopra ho scrollato le fronde
Perduto smarrito ai quattro venti è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato
una persona singola per ora di genere umano
che ha perso solo l'ombrello ieri sul treno.
discorso all'ufficio oggetti smarriti
Monologo per Cassandra
Sono io, Cassandra. E questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa è la mia testa piena di dubbi. E’ vero, sto trionfando. I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente i profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se non fossero mai esistiti. Ora lo rammento con chiarezza: la gente vedendomi si interrompeva a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde -
nessuno la finiva in mia presenza. Li amavo. Ma amavo dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e da dove nulla è più facile del vedere la morte.
Mi dispiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dall’alto delle stelle - gridavo -
guardatevi dall’alto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi. Vivevano nella vita. Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.
Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma c’era in loro un’umida speranza,
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cos’è davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque
prima di - E’ andata come dicevo io. Però non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello. da 'uno spasso'
Le quattro del mattino
Ora dalla notte al giorno.
Ora da un fianco all’altro.
Ora per i trentenni.
Ora rassettata per il canto dei galli.
Ora in cui la terra ci rinnega.
Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente.
Ora del chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi.
Ora vuota.
Sorda vana.
Fondo di ogni altra cosa.
Nessuno sta bene alle quattro del mattino.
Se le formiche stanno bene
alle quattro del mattino
le nostre congratulazioni.
E che arrivino le cinque
se dobbiamo vivere ancora.
Foglietto illustrativo
Sono un tranquillante
Agisco in casa
funziono in ufficio
affronto gli esami
mi presento all'udienza
incollo con cura le tazze rotte
devi solo prendermi
farmi sciogliere sotto la lingua
devi solo mandarmi giù
con un sorso d'acqua.
So come trattare l'infelicità
come sopportare una cattiva notizia
ridurre l'ingiustizia
rischiarare l'assenza di Dio
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti
fidati della pietà chimica.
Sei un uomo (una donna) ancora giovane
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio ?
Consegnami il tuo abisso
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata) per la caduta in piedi.
Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.
Un altro diavolo non c'è più.
La
stazione Il mio arrivo nella città
di N. è avvenuto
puntualmente.
Eri stato avvertito
con una lettera non spedita. Hai fatto in
tempo a non venire all'ora prevista.
Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.
L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.
Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia. La stazione della
città di N. ha superato bene la
prova
di esistenza oggettiva.
L'insieme restava al suo posto. I particolari si
muovevano sui binari
designati.
E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.
Fuori dalla portata
della nostra presenza.
Nel paradiso perduto
della probabilità. Altrove.
Altrove. Come risuonano queste
piccole parole.
La fiera dei miracoli
Un miracolo comune l’accadere di molti miracoli comuni. Un miracolo normale l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte. Un miracolo fra tanti una piccola nuvola svolazzante,
che riesce a nascondere una grande pesante luna. Più miracoli in uno un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda. Un miracolo all’ordine del giorno venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste. Un miracolo alla buona le mucche sono mucche. Un altro non peggiore proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo. Un miracolo senza frac nero e cilindro bianchi colombi che si alzano in volo. Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti oggi il sole è sorto alle 3,14
e tramonterà alle 20.01. Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe la mano ha in verità meno di sei dita
però più di quattro. Un miracolo, basta guardarsi intorno il mondo onnipresente. Un miracolo supplementare, come ogni cosa l’inimmaginabile
è immaginabile
GLI
SONO TROPPO VICINA
PERCHÉ MI SOGNI
NON VOLO SU DI LUI, NON FUGGO DA LUI
SOTTO LE RADICI DEGLI ALBERI. TROPPO VICINA.
NON CON LA MIA VOCE CANTA IL PESCE NELLA RETE.
NON DAL MIO DITO ROTOLA L'ANELLO.
SONO TROPPO VICINA. LA GRANDE CASA BRUCIA
SENZA CHE IO CHIAMI AIUTO. TROPPO VICINA
PERCHÉ LA CAMPANA SUONI SUL MIO CAPELLO.
TROPPO VICINA PER ENTRARE COME UN OSPITE
DINANZI A CUI SI SCOSTANO I MURI.
MAI PIÙ MORIRÒ COSÌ LEGGERA,
COSÌ FUORI DAL CORPO, COSÌ IGNARA,
COME UN TEMPO NEL SUO SOGNO. TROPPO,
TROPPO VICINA. SENTO IL SIBILO
E VEDO LA SQUAMA LUCENTE DI QUESTA PAROLA,
IMMOBILE NELL'ABBRACCIO. LUI DORME,
PIÙ ACCESSIBILE ORA ALLA CASSIERA D'UN CIRCO
CON UN LEONE, VISTA UNA SOLA VOLTA,
CHE NON A ME DISTESA AL SUO FIANCO.
PER LEI ORA CRESCE IN LUI LA VALLE
CON FOGLIE ROSSICCE,
CHIUSA DA UN MONTE INNEVATO
NELL'ARIA AZZURRA. IO SONO TROPPO VICINA
PER CADERGLI DAL CIELO. IL MIO GRIDO
POTREBBE SOLO SVEGLIARLO. POVERA,
LIMITATA ALLA PROPRIA FORMA,
ED ERO BETULLA, ED ERO LUCERTOLA,
E USCIVO DAL PASSATO E DAL BROCCATO
CANGIANDO COLORI DELLE PELLI. E POSSEDEVO
IL DONO DI SPARIRE AGLI OCCHI STUPITI,
RICCHEZZA DELLE RICCHEZZE. VICINA,
SONO TROPPO VICINA PERCHÉ MI SOGNI.
TOLGO IL BRACCIO DA SOTTO LA SUA TESTA,
INTORPIDITO, UNO SCIAME DI SPILLI.
SULLA CAPOCCHIA D'OGNUNO, DA CONTARE,
SONO SEDUTI ANGELI CADUTI.
PROGETTO UN MONDO
Progetto un mondo, nuova edizione,
nuova edizione, riveduta,
per gli idioti, ché ridano,
per i malinconici, ché piangano,
per i calvi, ché si pettinino,
per i sordi, ché gli parlino. Ecco un capitolo: La lingua di Animali e Piante,
dove per ogni specie
c'è il vocabolario corrispondente.
Anche un semplice buongiorno
scambiato con un pesce,
àncora alla vita
te, il pesce, chiunque. Quell'improvvisazione di foresta, da tanto presentita, d'un tratto
nelle parole manifesta!
Quell'epica di gufi! Quegli aforismi di riccio, composti quando
siamo convinti
che stia solo dormendo! Il tempo (capitolo secondo) ha il diritto di intromettersi
in tutto, bene o male che sia.
Tuttavia - lui che sgretola montagne,
sposta oceani
ed è presente al moto delle stelle,
non avrà il minimo potere
sugli amanti, perchè troppo nudi,
troppo avvinti, col cuore in gola
arruffato come un passero. La vecchiaia è solo la morale a fronte d'una vita criminosa.
Ah, dunque sono giovani tutti!
La sofferenza (capitolo terzo)
non insulta il corpo.
La morte
ti coglie nel tuo letto. E sognerai che non occorre affato respirare,
che il silenzio senza respiro
è una musica passabile,
sei piccolo come una scinitlla
e ti spegni al ritmo di quella. Una morte solo così. Hai sentito più dolore tenendo in mano una rosa
e provato maggiore sgomento
per un petalo sul pavimento. Un mondo solo così. Solo così vivere. E morire solo quel tanto.
E tutto il resto eccolo qui -
è come Bach suonato per un istante
su un bicchiere.
Accanto a un bicchiere di vino Con uno sguardo mi ha resa più bella
e io questa bellezza l'ho fatta mia
Felice ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo io ballo
nel battito di ali improvvise. Il tavolo è tavolo il vino
è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo. Io invece sono
immaginaria
incredibilmente immaginaria immaginaria fino al
midollo.
Gli parlo di tutto ciò che vuole
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca
se viene spruzzata di vino canta.
Mi metto a ridere inclino il capo
con prudenza come per controllare
un'invenzione. E ballo ballo
nella pelle stupita
nell'abbraccio
che mi crea.
Eva dalla costola
Venere dall'onda
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali. Quando lui non mi guarda
cerco la mia immagine
sul muro.
E vedo solo
un chiodo
senza il quadro.
Prospettiva Si sono incrociati come estranei senza un gesto o una parola
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.
Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo
amati per sempre. D'altronde nessuna garanzia Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano
ma da vicino niente affatto.
Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall'alto
Sbaglia più facilmente.
Lei è sparita dietro la porta a vetri
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta. Cioè, come se nulla fosse accaduto anche se è accaduto.
E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori
con brevi versi occasionali quanto triste è stato.
due punti
Autotomia
In caso di pericolo l'oloturia *
si divide in due
dà un sé in pasto al mondo
e con l'altro fugge.
Si scinde in un colpo in rovina e salvezza
in ammenda e premio in ciò che è stato e ciò
che sarà.
Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso
con due sponde subito estranee.
Su una la morte sull'altra la vita.
Qui la disperazione là la fiducia.
Se esiste una bilancia ha piatti immobili.
Se c'è giustizia eccola.
Morire quanto necessario senza eccedere.
Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato.
Già . anche noi sappiamo dividerci in due.
Ma solo in corpo e sussurro interrotto.
In corpo e poesia.
Da un lato la gola il riso dall'altro
un riso leggero di già soffocato.
Qui il cuore pesante là non omnis moriar
**
tre piccole parole soltanto tre
piume di un volo. L'abisso non ci divide.
L'abisso ci circonda.
* autotomia Amputazione spontanea
di alcuni animali specialmente
invertebrati a scopo di difesa
e sfuggire ai predatori *oloturia
Echinodermi - classe Oloturoidei - Holothuria
corpo cilindrico allungato con piccoli pedicelli
detto
anche cetriolo di mare
e la bocca munita da una ventina di tentacoli **non morirò
interamente - del tutto - completamente incipit ode III30-6
- orazio
LA PRIMA FOTOGRAFIA DI HITLER
E chi è questo pupo in vestina?
Ma è Adolfino, il figlio del signor Hitler!
diventerà forse un dottore in legge
o un tenore dell'opera di Vienna?
Di chi è questa manina, di chi,
e gli occhietti, il nasino?
Di chi il pancino pieno di latte,
ancora non si sa:
d'un tipografo, d'un mercante, d'un prete?
Dove andranno queste buffe gambette, dove?
Al giardinetto, a scuola, in ufficio,
alle nozze magari con la figlia del sindaco?
Bebè, angioletto, tesoruccio, piccolo raggio,
quando un anno fa veniva al mondo
non mancavano segninel cielo e sulla terra:
un sole primaverile, gerani alle finestre,
musica d'organetto nel cortile,
un fausto presagio nella carta velina rosa,
prima del parto un sogno profetico della madre:
se sogni un colombo - è una lieta novella,
se lo acchiappi - giungerà a chi hai a lungo atteso.
Toc, toc, chi è?è il cuoricino di Adolfino.
Ciucciotto, pannolino, bavaglino, sonaglio,
il bimbetto, lodando Iddio e toccando ferro, è sano.
Somiglia ai genitori, al gattino nel cesto,
ai bambini di tutti gli album di famiglia.
Beh, adesso non piangeremo mica,
il fotografo farà clic sotto la tela nera.
Atelier Klinger, Grabenstrasse Braunau,
e Braunau è una cittadina piccola,
ma dignitosa, ditte solide, vicini dabbene,
profumo di torta e di sapone da bucato.
Non si sentono cani ululare né i passi del destino.
L'insegnante di storia allenta il colletto
e sbadiglia sui quaderni. da gente sul ponte
Addio a una vista
Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora -
bella come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
su un tronco rovesciato di betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, a ridere
e a tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui la stringa
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco
ora color smeraldo
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa soltanto non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza -
ci rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano. la fine e l'inizio
FUNERALE
“cosi’ all’improvviso chi poteva pensarlo”
“lo stress e le sigarette, chi poteva pensarlo” “cosi’, cosi’, grazie” “scarta quei fiori”
“anche per il fratello fu il cuore, deve essere di famiglia”
“con questa barba non l’avrei mai riconosciuta” “se l’e’ voluto, era un impiccione” “doveva parlare quello nuovo, ma non lo vedo”
“Kazek a Varsavia, Tadek all’estero”
“tu sola hai avuto la buona idea di prendere l’ombrello” “era il piu’ in gamba di tutti, e a che gli e’
servito?” “una stanza di passaggio, Baska non vorra’”
“certo, aveva ragione, ma non e’ un buon motivo”
“con la verniciatura delle portiere indovina quanto”
“due tuorli, un cucchiaio di zucchero”
“non erano affari suoi che bisogno aveva”
“soltanto azzurre e solo numeri piccoli”
“cinque volte, mai una risposta”
“d’accordo, avrei potuto, ma anche tu avresti potuto”
“meno male che almeno lei aveva quel piccolo impiego”
“be’, non so, probabilmente parenti” “il prete e’ un vero Belmondo” “non ero mai stata in questa parte del cimitero”
“l’ho sognato la settimana scorsa, un presentimanto”
“niente male la figliola”
“ci aspetta tutti la stessa fine”
“le mie condoglianze alla vedova, devo fare in tempo a”
“pero’ in latino era piu’ solenne” “e’ la vita” “arrivederla, signora”
“e se ci bevessimo una birra da qualche parte”
“telefonami, ne parleremo”
“il quattro o il dodici” “io vado per di la’”
“noi per di qua” gente sul ponte 1986
Al mio cuoredi
domenica
Ti ringrazio cuore mio non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio
per innata diligenza.
Hai settanta meriti al minuto.
Ogni tua sistole
è come spingere una barca
in mare aperto
per un viaggio intorno al mondo. Ti ringrazio cuore mio volta per volta
mi estrai dal tutto,
separata anche nel sonno.
Badi che sognando
non trapassi in quel volo
nel volo
per cui non occorrono le ali.
Ti ringraziocuore mio: mi sono svegliata di nuovo
e benchè sia domenica
giorno di riposo,
sotto le costole continua il solito viavai prefestivo