wislawa szymborska

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SZYMBORSKA    1  -  1A  -  1B  -   2  -  3

 

 

Wislawa Szymborska  Prix Nobel de littérature

j'espère

qu'au siècle prochain

ce poème

ne sera plus d'actualité

 

 

la haine
Voyez combien elle reste efficace
Combien elle se porte bien
En notre siècle, la haine.
Avec quel naturel elle prend

les plus hauts obstacles.
Combien il lui est facile: sauter, saisir ...
Pouah! les autres sentiments
chétifs et avachis.
Depuis quand la fraternité
attire-t-elle les foules?
A-t-on vu la miséricorde
prendre les autres de vitesse ?
Le scrupule soulève combien de prosélytes?
Elle seule sait soulever, on ne la lui fait pas ...
On la dit aveugle. Elle ?
Avec ses yeux de sniper ?
Intrépide, elle regarde l'avenir en face.
Elle seule.

lire.fr

l'odio

ingrandisci

 

guardate com'è sempre efficiente
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l'odio
con quanta facilità supera gli ostacoli

come gli è facile avventarsi agguantare
non è come gli altri sentimenti
insieme più vecchio e più giovane di loro
da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
se si addormenta  il suo non è mai un sonno eterno
l'insonnia non lo indebolisce  ma lo rafforza
religione o non religione
purchè ci si inginocchi per il via
patria o non patria
purchè si scatti alla partenza
anche la giustizia va bene all'inizio
poi corre tutto solo
l'odio  l'odio
una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso
oh, quegli altri sentimenti
malaticci e fiacchi
da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
la compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
il dubbio quanti volenterosi trascina?
lui solo trascina, che sa il fatto suo
capace, sveglio, molto laborioso
occorre dire quante canzoni ha composto?
quante pagine ha scritto nei libri di storia?
quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze stadi?
diciamoci la verità
sa creare bellezza
splendidi i suoi bagliori nella notte nera
magnifiche le nubi degli scoppi nell'alba rosata
innegabile è il pathos delle rovine
e l'umorismo grasso
della colonna che vigorosa la sovrasta
e' un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca
e soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata
in ogni istante è pronto a nuovi compiti
se deve aspettare aspetterà
lo dicono cieco.cieco?
ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro
lui solo

 

 

 

 

Si corrono incontro

a braccia spalancate
esclamano ridendo

Finalmente ! Finalmente !
Entrambi indossano abiti invernali
cappelli caldi
sciarpe
guanti
scarpe pesanti
ma solo ai nostri occhi.
Ai loro - sono nudi.
all’aeroporto

 

  ABC&PAROLE

 

 

ABC

ORMAI NON VERRO PIU A SAPERE

COSA PENSAVA DI ME A

SE B FINO ALL'ULTIMO NON MI HA PERDONATO

PERCHE' C FACEVA FINTA CHE FOSSE TUTTO A POSTO

CHE PARTE AVEVA D NEL SILENZIO DI E

COSA SI ASPETTAVA F SE SI ASPETTAVA QUALCOSA

PERCHE' G HA DIMENTICATO BENCHE' SAPESSE BENE

COSA AVEVA DA NASCONDERE H

COSA VOLEVA AGGIUNGERE I

SE IL FATTO CHE ERO ACCANTO

POTEVA AVERE UN QUALUNQUE SIGNIFICATO

PER J   PER  E IL RESTANTE ALFABETO

discorso ufficio oggetti smarriti - adelphi

 

 

      
  

 

le tre parole più strane

quando pronuncio la parola  f u t u r o

la prima sillaba già va nel passato.

quando pronuncio la parola  s i l e n z i o

lo annullo.

quando pronuncio la parola  n i e n t e

creo qualcosa che non entra in alcun nulla.

discorso ufficio oggetti smarriti - adelphi

 

 

Tutto converge nella poesia 'riflessiva' di Wislawa Szymborska, che questa ampia scelta antologica permette di seguire lungo l'arco di sessant'anni, dal 1945 sino ad oggi

archividonneticino.ch

Poesia riflessiva, ossia concepita in un costante ripiegamento in sé, in una lettura accorta e partecipe delle proprie emozioni 

cuoreragione.it

 

          

 

 

 


POSSIBILITA' 

inglese


PREFERISCO IL CINEMA.
PREFERISCO I GATTI.
PREFERISCO LE QUERCE SUL FIUME WARTA.
PREFERISCO DICKENS A DOSTOEVSKIJ.
PREFERISCO ME CHE VUOL BENE ALLA GENTE
A ME CHE AMA L'UMANITÀ.
PREFERISCO AVERE SOTTOMANO AGO E FILO.
PREFERISCO IL COLORE VERDE.
PREFERISCO NON AFFERMARE
CHE L'INTELLETTO HA LA COLPA DI TUTTO.
PREFERISCO LE ECCEZIONI.
PREFERISCO USCIRE PRIMA.
PREFERISCO PARLAR D'ALTRO COI MEDICI.
PREFERISCO LE VECCHIE ILLUSTRAZIONI

A TRATTEGGIO.
PREFERISCO IL RIDICOLO DI SCRIVERE POESIE
AL RIDICOLO DI NON SCRIVERNE.
PREFERISCO IN AMORE GLI ANNIVERSARI NON TONDI,
DA FESTEGGIARE OGNI GIORNO.
PREFERISCO I MORALISTI
CHE NON PROMETTONO NULLA.
PREFERISCO UNA BONTÀ AVVEDUTA

A UNA CREDULONA.
PREFERISCO LA TERRA IN BORGHESE.
PREFERISCO I PAESI CONQUISTATI

A QUELLI CONQUISTATORI.
PREFERISCO AVERE DELLE RISERVE.
PREFERISCO L'INFERNO DEL CAOS

ALL'INFERNO DELL'ORDINE.
PREFERISCO LE FAVOLE DEI GRIMM

ALLE PRIME PAGINE.
PREFERISCO FOGLIE SENZA FIORI
CHE FIORI SENZA FOGLIE.
PREFERISCO I CANI

CON LA CODA NON TAGLIATA.
PREFERISCO GLI OCCHI CHIARI

PERCHÉ LI HO SCURI.
PREFERISCO I CASSETTI.
PREFERISCO MOLTE COSE

CHE QUI NON HO MENZIONATO
A MOLTE PURE QUI NON MENZIONATE.
PREFERISCO GLI ZERI ALLA RINFUSA
CHE NON ALLINEATI IN UNA CIFRA.
PREFERISCO IL TEMPO DEGLI INSETTI

A QUELLO SIDERALE.
PREFERISCO TOCCAR FERRO.
PREFERISCO NON CHIEDERE
PER QUANTO ANCORA E QUANDO.
PREFERISCO CONSIDERARE

PERSINO LA POSSIBILITÀ
CHE L'ESSERE ABBIA UNA SUA RAGIONE.


  

 
   

 

 

 

 
AD ALCUNI PIACE LA POESIA


AD ALCUNI PIACE LA POESIA
AD ALCUNI CIOÈ NON A TUTTI.
E NEPPURE ALLA MAGGIORANZA MA ALLA MINORANZA.
SENZA CONTARE LE SCUOLE DOVE È UN OBBLIGO
E I POETI STESSI
CE NE SARANNO FORSE DUE SU MILLE.
PIACE
MI PIACE ANCHE LA PASTA IN BRODO,
PIACCIONO I COMPLIMENTI E IL COLORE AZZURRO
PIACE UNA VECCHIA SCIARPA
PIACE AVERLA VINTA
PIACE ACCAREZZARE UN CANE.
LA POESIA
MA COS'E' MAI LA POESIA?
PIU D'UNA RISPOSTA INCERTA
E' STATA GIA DATA IN PROPOSITO.
MA IO NON LO SO,
NON LO SO E MI AGGRAPPO A QUESTO
COME ALLA SALVEZZA DI UN CORRIMANO.

 

 

  

 

 

 

VESTIARIO


TI TOGLI, CI TOGLIAMO, VI TOGLIETE
CAPPOTTI, GIACCHE, GILÈ, CAMICETTE
DI LANA, DI COTONE, DI TERITAL,
GONNE, CALZONI, CALZE, BIANCHERIA,
POSANDO, APPENDENDO, GETTANDO SU
SCHIENALI DI SEDIE, ANTE DI PARAVENTI;
PER ADESSO, DICE IL MEDICO, NULLA DI SERIO,
SI RIVESTA, RIPOSI, FACCIA UN VIAGGIO,
PRENDA NEL CASO, DOPO PRANZO, LA SERA,
TORNI FRA TRE MESI, SEI, UN ANNO,
VEDI, E TU PENSAVI, E NOI TEMEVAMO,
E VOI SUPPONEVATE, E LUI SOSPETTAVA;
È GIÀ ORA DI ALLACCIARE

CON MANI ANCORA TREMANTI
STRINGHE, AUTOMATICI, CERNIERE, FIBBIE,
CINTURE, BOTTONI, CRAVATTE, COLLETTI
E DA MANICHE, BORSETTE, TASCHE, TIRAR FUORI
- SGUALCITA, A POIS, A RIGHE, A FIORI, A SCACCHI -
LA SCIARPA
RIUTILIZZABILE PER PROTRATTA SCADENZA.
gente sul ponte
 

 

 

 

ritratto di donna
Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l'unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma è un'ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l'avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l'ala spezzata
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
Dove è che corre, non sarà stanca ?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è intestardita.
Nel bene
nel male
e per l'amor di Dio.


 
LA BREVE VITA DEI NOSTRI ANTENATI

 

NON ARRIVAVANO IN MOLTI FINO A TRENT'ANNI.
LA VECCHIAIA ERA UN PRIVILEGIO
DI ALBERI E PIETRE.
L'INFANZIA DURAVA QUANTO
QUELLA DEI CUCCIOLI DI LUPO.
BISOGNAVA SBRIGARSI

FARE IN TEMPO A VIVERE
PRIMA CHE TRAMONTASSE IL SOLE,
PRIMA CHE CADESSE LA NEVE.
LE GENITRICI TREDICENNI,
I CERCATORI QUATTRENNI DI NIDI

FRA I GIUNCHI,
I CAPICACCIA VENTENNI-
UN ATTIMO PRIMA NON C'ERANO,
GIÀ NON CI SONO PIÙ.
I CAPI DELL'INFINITO SI UNIVANO IN FRETTA.
LE FATTUCCHIERE BIASCICAVANO ESORCISMI
CON ANCORA TUTTI I DENTI DELLA GIOVINEZZA.
IL FIGLIO SI FACEVA UOMO SOTTO
GLI OCCHI DEL PADRE.
IL NIPOTE NASCEVA

SOTTO L'OCCHIAIA DEL NONNO.
E DEL RESTO NON SI CONTAVANO GLI ANNI.
CONTAVANO RETI, PENTOLE, CAPANNI, ASCE.
IL TEMPO, COSÌ PRODIGO
CON UNA QUALSIASI STELLA DEL CIELO,
TENDEVA LORO LA MANO QUASI VUOTA,
E LA RITRAEVA IN FRETTA, COME DISPIACIUTO.
ANCORA UN PASSO, ANCORA DUE
LUNGO IL FIUME SCINTILLANTE,
CHE DALL'OSCURITÀ NASCE
E NELL'OSCURITÀ SCOMPARE.
NON C'ERA UN ATTIMO DA PERDERE,
DOMANDE DA RINVIARE

E ILLUMINAZIONI TARDIVE,
SE NON LE SI ERANO AVUTE PER TEMPO.
LA SAGGEZZA NON POTEVA ASPETTARE
I CAPELLI BIANCHI.
DOVEVA VEDERE CON CHIAREZZA,
PRIMA CHE FOSSE CHIARO,
E UDIRE OGNI VOCE, PRIMA CHE RISUONASSE.
IL BENE E IL MALE -
NE SAPEVANO POCO, MA TUTTO:
QUANDO IL MALE TRIONFA, IL BENE SI CELA;
QUANDO IL BENE SI MOSTRA,
IL MALE ATTENDE NASCOSTO.
NESSUNO DEI DUE SI PUÒ VINCERE
O ALLONTANARE AD UNA DISTANZA DEFINITIVA.
ECCO IL PERCHÈ D'UNA GIOIA
SEMPRE TINTA DI TERRORE,
D'UNA DISPERAZIONE MAI DISGIUNTA
DA TACITA SPERANZA.
LA VITA, PER QUANTO LUNGA, SARÀ SEMPRE BREVE.
TROPPO BREVE PER AGGIUNGERE QUALCOSA.

 


 
 NULLA DUE VOLTE


NULLA DUE VOLTE ACCADE
NÉ ACCADRÀ. PER TAL RAGIONE
NASCIAMO SENZA ESPERIENZA,
MORIAMO SENZA ASSUEFAZIONE.
ANCHE GLI ALUNNI PIÙ OTTUSI
DELLA SCUOLA DEL PIANETA
DI RIPETER NON È DATO
LE STAGIONI DEL PASSATO.
NON C'È GIORNO CHE RITORNI
NON DUE NOTTI UGUALI UGUALI
NÉ DUE BACI SOMIGLIANTI
NÉ DUE SGUARDI TALI E QUALI.
IERI, QUANDO IL TUO NOME
QUALCUNO HA PRONUNCIATO
MI È PARSO CHE UNA ROSA
SBOCCIASSE SUL SELCIATO.
OGGI, CHE STIAMO INSIEME
HO RIVOLTO GLI OCCHI ALTROVE.
UNA ROSA. MA COM'È?
FORSE È PIETRA, O FORSE FIORE?
PERCHÉ TU ORA, MALVAGIA
DÀI PAURA E INCERTEZZA?
CI SEI - PERCIÒ DEVI PASSARE.
PASSERAI - E IN CIÒ STA LA BELLEZZA.
CERCHEREMO UN'ARMONIA
SORRIDENTI FRA LE BRACCIA
ANCHE SE SIAMO DIVERSI
COME DUE GOCCE D'ACQUA.
taccuino d'amore
 

 

UN TERRORISTA:  LUI OSSERVA


LA BOMBA ESPLODERÀ NEL BAR ALLE TREDICI E VENTI.
ADESSO SONO APPENA LE TREDICI E SEDICI.
ALCUNI AVRANNO IL TEMPO DI USCIRE.
ALTRI DI ENTRARE.
IL TERRORISTA SI É GIÀ MESSO
DALL'ALTRA PARTE DELLA STRADA.
QUELLA DISTANZA LO PROTEGGE DA OGNI MALE
E SI VEDE COME AL CINEMA
UNA DONNA CON UN GIUBBETTO GIALLO: LEI ENTRA.
UN UOMO CON GLI OCCHIALI SCURI: LUI ESCE.
DEI RAGAZZI IN BLUE JEANS: LORO STANNO PARLANDO.
TREDICI E DICIASSETTE E QUATTRO SECONDI.
QUELLO PIÙ BASSO HA FORTUNA E SALE SU UNA MOTO
E QUELLO PIÙ ALTO ENTRA.
TREDICI E DICIASSETTE E QUARANTA SECONDI.
UNA BAMBINA: LEI STA CAMMINANDO
CON UN NASTRO VERDE NEI CAPELLI.
SOLO CHE IMPROVVISAMENTE
QUELL'AUTOBUS LA COPRE.
TREDICI E DICIOTTO.
LA BAMBINA NON C'É PIÙ.
SARÀ STATA TANTO STUPIDA DA ENTRARE, O NO
SI VEDRÀ QUANDO LI TOGLIERANNO.
TREDICI E DICIANNOVE
E ADESSO COM'É CHE NON ENTRA NESSUNO.
INVECE DI ENTRARE
C'É ANCORA UN GRASSONE CALVO CHE ESCE.
MA SEMBRA CHE CERCHI QUALCOSA NELLE TASCHE
E ALLE TREDICI E VENTI MENO DIECI SECONDI
TORNA A CERCARE I SUOI MISERABILI GUANTI.
SONO LE TREDICI E VENTI
CHE LENTO PASSA IL TEMPO.
SEMBRA CHE SIA ORA.
ANCORA NO
SÌ. ADESSO.
UNA BOMBA: LA BOMBA ESPLODE.
traduzione di anita clara


Io - un'adolescente?
SE QUI, ORA, D'IMPROVVISO, MI COMPARISSE DAVANTI
DOVREI FORSE SALUTARLA COME UNA PERSONA CARA
BENCHÉ MI SIA ESTRANEA E LONTANA ?
VERSARE UNA LACRIMUCCIA, BACIARLA SULLA FRONTE
PER LA SOLA RAGIONE
CHE LA DATA DI NASCITA È LA STESSA ?

SIAMO COSÌ DISSIMILI
CHE FORSE SONO LE OSSA SONO UGUALI
LA CALOTTA CRANICA, LE ORBITE OCULARI.
PERCHÉ GIÀ I SUOI OCCHI SEMBRANO UN PO' PIÙ GRANDI
LE CIGLIA PIÙ LUNGHE, LA STATURA PIÙ ALTA
E TUTTO IL CORPO È FASCIATO
DA UNA PELLE LISCIA, SENZA UN'IMPERFEZIONE.
IN VERITÀ CI LEGANO PARENTI I CONOSCENTI
MA NEL SUO MONDO, DI QUESTA CERCHIA
VIVI LO SONO QUASI TUTTI
MENTRE NEL MIO QUASI NESSUNO.
SIAMO COSÌ DIVERSE
COSÌ DIVERSI I NOSTRI PENSIERI E LE PAROLE.
LEI SA POCO -
MA CON CAPARBIETÀ DEGNA DI MIGLIOR CAUSA.
IO SO MOLTO DI PIÙ -
MA NON IN MODO CERTO.
MI MOSTRA QUALCHE POESIA
SCRITTA CON UNA GRAFIA NITIDA, ACCURATA
COME ORMAI NON SCRIVO PIÙ DA ANNI.
LEGGO QUELLE POESIE, LE LEGGO.
BE’, FORSE QUEST’UNICA
SE FOSSE ACCORCIATA
E CORRETTA QUA E LÀ.
DAL RESTO NON VERRÀ NULLA DI BUONO.
LA CONVERSAZIONE LANGUE.
SUL SUO MODESTO OROLOGIO
IL TEMPO È ANCORA INCERTO E COSTA POCO.
SUL MIO È MOLTO PIÙ CARO ED ESATTO.
PER COMMIATO NULLA, UN SORRISO ABBOZZATO
E NESSUNA COMMOZIONE. 
SOLO QUANDO SPARISCE
E NELLA FRETTA DIMENTICA LA SCIARPA.

UNA SCIARPA DI PURA LANA
A RIGHE COLORATE
CHE NOSTRA MADRE
HA FATTO PER LEI ALL'UNCINETTO.
LA CONSERVO ANCORA.

Il silenzio delle piante
La conoscenza unilaterale tra voi e me
si sviluppa abbastanza bene.
So cosa sono foglia, petalo, spiga, stelo, pigna
e cosa vi accade in aprile, e in dicembre.
Benché la mia curiosità non sia reciproca
su alcune di voi mi chino apposta,
e verso altre alzo il capo.
Ho dei nomi da darvi:
acero, bardana, epatica
erica, ginepro, vischio, nontiscordardime
ma voi per me non ne avete nessuno.
Viaggiamo insieme.
E quando si viaggia insieme si conversa,
ci si scambiano osservazioni almeno sul tempo
o sulle stazioni superate in velocità.
Non mancherebbero argomenti, molto ci unisce.
La stessa stella ci tiene nella sua portata.
Gettiamo ombre basate sulle stesse leggi.
Cerchiamo di sapere qualcosa, ognuno a modo suo,
e ciò che non sappiamo, anch’esso ci accomuna.
Io spiegherò come posso, ma voi chiedete
che significa guardare con gli occhi
perché mi batte il cuore
e perché il mio cuore non ha radici.
Ma come rispondere a domande non fatte
se per giunta si è qualcuno
che per voi è a tal punto nessuno.
Epifite, boschetti, prati e giuncheti -
tutto ciò che vi dico è un monologo
e non siete voi che lo ascoltate.
Parlare con voi è necessario e impossibile.
Urgente in questa vita frettolosa
e rimandato a mai.

plotting with the dead
Under what conditions
do you dream of the dead?
Do you often think of them before you fall asleep?
Who appears first?
Is it always the same one?
First name? Surname? Cemetery? Date deceased?
To what do they refer?
Old friendship? Kinship? Fatherland?
Do they say where they come from?
And who's behind them?
And who besides you sees them in his dreams?
Their faces, are they like their photographs?
Have they aged at all with time?
Are they robust? Are they wan?
The murdered ones
have their wounds healed
yet?
Do they still remember who killed them?
What do they hold in their hands?
Describe these
objects.
Are they charred? Moldy? Rusty? Decomposed?
And in their eyes, what? Entreaty? A threat?
Be
specific.
Do you only chat about the weather?
Or about flowers? Birds? Butterflies?
No awkward questions on their part?
If so, what do you reply?
Instead of safely keeping quiet?
Or evasively changing the dream's subject?
Or waking up just in time?

trad stanislaw baranczak - clare cavanagh

 

 

 

LA FINE E L'INIZIO


DOPO OGNI GUERRA
C'È CHI DEVE RIPULIRE.
IN FONDO UN PO' D'ORDINE
DA SOLO NON SI FA.
C'È CHI DEVE SPINGERE LE MACERIE
AI BORDI DELLE STRADE
PER FAR PASSARE
I CARRI PIENI DI CADAVERI. 
C'È CHI DEVE SPROFONDARE
NELLA MELMA E NELLA CENERE,
TRA LE MOLLE DEI DIVANI LETTO
LE SCHEGGE DI VETRO
E GLI STRACCI INSANGUINATI.
C'È CHI DEVE TRASCINARE UNA TRAVE
PER PUNTELLARE IL MURO,
C'È CHI DEVE METTERE I VETRI ALLA FINESTRA
E MONTARE LA PORTA SUI CARDINI.
NON È FOTOGENICO
E CI VOGLIONO ANNI.
TUTTE LE TELECAMERE SONO GIÀ PARTITE
PER UN'ALTRA GUERRA.
BISOGNA RICOSTRUIRE I PONTI
E ANCHE LE STAZIONI.
LE MANICHE SARANNO A BRANDELLI
A FORZA DI RIMBOCCARLE.
C'È CHI CON LA SCOPA IN MANO
RICORDA ANCORA COM'ERA.
C'È CHI ASCOLTA
ANNUENDO CON LA TESTA NON MOZZATA.
MA PRESTO
GLI GIRERANNO INTORNO ALTRI
CHE NE SARANNO ANNOIATI.
C'È CHI TALVOLTA
DISSOTTERRERÀ DA SOTTO UN CESPUGLIO
ARGOMENTI CORROSI DALLA RUGGINE
E LI TRASPORTERÀ SUL MUCCHIO DEI RIFIUTI.
CHI SAPEVA
DI CHE SI TRATTAVA,
DEVE FAR POSTO A QUELLI
CHE NE SANNO POCO.
E MENO DI POCO.
E INFINE ASSOLUTAMENTE NULLA.
SULL'ERBA CHE HA RICOPERTO
LE CAUSE E GLI EFFETTI,
C'È CHI DEVE STARSENE DISTESO
CON UNA SPIGA TRA I DENTI,
PERSO A FISSARE LE NUVOLE.
http://youtu.be/4X2XdyGO1ww

 

un'altra versione di la fine e l'inizio

 

UN'ALTRA GUERRA

DOPO OGNI GUERRA
C'È CHI DEVE PULIRE,
RIMETTERE IN ORDINE.


C'È CHI DEVE SPINGERE LE MACERIE
AI BORDI DELLE STRADE,
C'È CHI DEVE TRASCINARE TRAVI
PER PUNTELLARE MURI
C'È CHI DEVE METTERE I VETRI ALLE FINESTRE.


CI VOGLIONO ANNI.


NEL FRATTEMPO, GLI ALTRI SONO GIÀ RIPARTITI
PER UN'ALTRA GUERRA.
BISOGNA RICOSTRUIRE I PONTI,
LE STAZIONI, GLI STADI,
COGLIERE L'OCCASIONE
PERCHE' TUTTO SEMBRI PIÙ BELLO DI PRIMA.


C'È CHI CON LA SCOPA IN MANO
RICORDA ANCORA COM'ERA.
C'È CHI ASCOLTA ANNUENDO.
MA PRESTO CI SARÀ CHI SI ANNOIA.


CHI SAPEVA DI CHE SI TRATTAVA
FA LENTAMENTE POSTO A QUELLI
CHE NE SANNO POCO.


POI A QUELLI CHE NON NE SANNO NULLA.
SULL'ERBA CHE HA SEPOLTO LE CAUSE E GLI EFFETTI
C'È CHI STA DISTESO
CON UNA SPIGA TRA I DENTI
E FISSA LE NUVOLE.


POI CI SARÀ UN'ALTRA GUERRA.



SÉANCE

Il caso svela i suoi trucchi.
Tira fuori dalla manica un bicchiere di cognac
e ci mette a sedere sopra Henryk.
Entro nel bistrò e resto di stucco.
Henryk non è altri che
il fratello del marito di Agnieszka
e Agnieszka è parente
del cognato di zia Zosia.
Parlando è venuto fuori un bisnonno in comune.

Fra le dita del caso lo spazio
si srotola e arrotola
si allarga e si restringe.
Un attimo fa era una tovaglia
ed è già un fazzoletto.
Indovina chi ho incontrato
e dove, in Canada
e dopo tutti questi anni.
Pensavo fosse morto,
ed eccolo là, su una Mercedes.
Sull’aereo per Atene.
Nello stadio a Tokyo.

Il caso gira fra le mani un caleidoscopio.
Vi luccicano miliardi di vetrini colorati.
E d’un tratto il vetrino di Hänsel
sbatte contro il vetrino di Gretel.
Figurati, nello stesso albergo.
faccia a faccia nell’ascensore.
In un negozio di giocattoli.
All’angolo fra la via Szewska e la Jagiallonska.

Il caso è avvolto in un mantello.
Vi si perdono e ritrovano cose.
Mi ci sono imbattuta senza volerlo.
Mi sono chinata e ho raccolto.
Guardo, ed era un cucchiaio
di quel servizio rubato.
Non fosse stato per il braccialetto
non avrei riconosciuto Ola
e quell’orologio l’ho trovato a Plock.

Il caso ci guarda a fondo negli occhi.
La testa comincia a farsi pesante.
Ci si chiudono le palpebre.
Ci vien voglia di ridere e piangere
è davvero incredibile -
dalla quarta B a quella nave
deve esserci un senso.
Ci vien voglia di gridare
com’è piccolo il mondo
com’è facile afferrarlo
a braccia aperte !
E per un attimo ancora ci colma una gioia
raggiante e illusoria.



CONVERSAZIONE CON UNA PIETRA

Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Voglio venirti dentro
dare un’occhiata
respirarti come l’aria.
– Vattene – dice la pietra.
– Sono ermeticamente chiusa.
Anche fatte a pezzi
saremo chiuse ermeticamente.
Anche ridotte in polvere
non faremo entrare nessuno.
Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Vengo per pura curiosità.
La vita è la sua unica occasione.
Vorrei girare per il tuo palazzo
e visitare poi anche la foglia e la goccia d’acqua.
Ho poco tempo per farlo.
La mia mortalità dovrebbe commuoverti.
– Sono di pietra – dice la pietra
– E devo restare seria per forza.
Vattene via.
Non ho i muscoli per ridere.
Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci sono grandi sale vuote
mai viste, belle invano
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.
– Sale grandi e vuote – dice la pietra
– Ma in esse non c’è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
Con tutta la superficie mi rivolgo a te
ma tutto il mio interno è girato altrove.
Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Non cerco in te un rifugio per l’eternità.
Non sono infelice.
Non sono senza casa.
Il mio mondo è degno di ritorno.
Entrerò e uscirò a mani vuote.
E come prova d’esserci davvero stata
porterò solo parole,
a cui nessuno presterà fede.
– Non entrerai – dice la pietra.–
Ti manca il senso del partecipare.
Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
Anche una vista affilata fino all’onniveggenza
a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
Non entrerai, non hai che un senso di quel senso
appena un germe, solo una parvenza.
Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Non posso attendere duemila secoli
per entrare sotto il tuo tetto.
– Se non mi credi – dice la pietra –
rivolgiti alla foglia, dirà la stessa cosa.
Chiedi a una goccia d’acqua, dirà come la foglia.
Chiedi infine a un capello della tua testa.
Scoppio dal ridere, d’una immensa risata
che non so far scoppiare.
Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
– Non ho porta – dice la pietra.





La vita difficile con la memoria

Sono un cattivo pubblico per la mia memoria.
Vuole che ascolti di continuo la sua voce
ma io mi agito, tossicchio
ascolto e non ascolto
esco, torno ed esco di nuovo.
Vuole tutta la mia attenzione e il tempo.
Quando dormo, la cosa le riesce facilmente.
Di giorno ci sono alti e bassi, e le dispiace.
Mi propone con zelo vecchie lettere, foto
tocca fatti più e meno importanti
mi rende paesaggi sfuggiti alla mia vista
li popola con i miei morti.
Nei suoi racconti sono sempre più giovane.
È carino, ma a che pro questo ritornello.
Ogni specchio ha per me notizie differenti.
Si arrabbia quando scrollo le spalle.
Allora si vendica e sbandiera tutti i miei errori
pesanti, e poi dimenticati facilmente.
Mi fissa negli occhi, aspetta una reazione.
Mi consola alla fine, poteva andar peggio.
Vuole che viva solo per lei e con lei.
Meglio se in una stanza buia, chiusa
ma qui nei miei piani c'è sempre il sole presente
le nuvole di oggi, le vie giorno per giorno.
A volte ne ho abbastanza della sua compagnia.
Propongo di separarci. Da oggi e per sempre.
Allora compassionevole sorride
sa che anche per me sarebbe una condanna.



Non uso la disperazione
 -  non è cosa mia  me l'hanno solo affidata in custodia
kórnik 2 luglio 1923 - eternità

welcome szymborska  

 

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