wislawa szymborska

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poesia - bio_biblio

 

 

Wislawa Szymborska  Prix Nobel de littérature

j'espère qu'au siècle prochain

ce poème ne sera plus d'actualité

 

 

la haine
Voyez combien elle reste efficace,
Combien elle se porte bien
En notre siècle, la haine.
Avec quel naturel elle prend

les plus hauts obstacles.
Combien il lui est facile: sauter, saisir. ...
Pouah! les autres sentiments
chétifs et avachis.
Depuis quand la fraternité
attire-t-elle les foules?
A-t-on vu la miséricorde
prendre les autres de vitesse?
Le scrupule soulève combien de prosélytes?
Elle seule sait soulever, on ne la lui fait pas. ...
On la dit aveugle. Elle?
Avec ses yeux de sniper?
Intrépide, elle regarde l'avenir en face.
Elle seule.

lire.fr

l'odio


guardate com'è sempre efficiente
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l'odio
con quanta facilità supera gli ostacoli
come gli è facile avventarsi agguantare
non è come gli altri sentimenti
insieme più vecchio e più giovane di loro
da solo genera le cause
che lo fanno nascere.
se si addormenta  il suo non è mai un sonno eterno
l'insonnia non lo indebolisce  ma lo rafforza
religione o non religione
purchè ci si inginocchi per il via
patria o non patria
purchè si scatti alla partenza
anche la giustizia va bene all'inizio
poi corre tutto solo
l'odio  l'odio
una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso
oh, quegli altri sentimenti
malaticci e fiacchi
da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
la compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
il dubbio quanti volenterosi trascina?
lui solo trascina, che sa il fatto suo
capace, sveglio, molto laborioso
occorre dire quante canzoni ha composto?
quante pagine ha scritto nei libri di storia?
quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze stadi?
diciamoci la verità
sa creare bellezza
splendidi i suoi bagliori nella notte nera
magnifiche le nubi degli scoppi nell'alba rosata
innegabile è il pathos delle rovine
e l'umorismo grasso
della colonna che vigorosa la sovrasta
e' un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca
e soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata
in ogni istante è pronto a nuovi compiti
se deve aspettare aspetterà
lo dicono cieco.cieco?
ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro
lui solo

 

 

 

 

 

 

 

Si corrono incontro

a braccia spalancate
esclamano ridendo

Finalmente ! Finalmente !
Entrambi indossano abiti invernali
cappelli caldi
sciarpe
guanti
scarpe pesanti
ma solo ai nostri occhi.
Ai loro - sono nudi.
all’aeroporto

 

  ABC&PAROLE

 

ABC

ORMAI NON VERRO PIU A SAPERE

COSA PENSAVA DI ME A

SE B FINO ALL'ULTIMO NON MI HA PERDONATO

PERCHE' C FACEVA FINTA CHE FOSSE TUTTO A POSTO

CHE PARTE AVEVA D NEL SILENZIO DI E

COSA SI ASPETTAVA F SE SI ASPETTAVA QUALCOSA

PERCHE' G HA DIMENTICATO BENCHE' SAPESSE BENE

COSA AVEVA DA NASCONDERE H

COSA VOLEVA AGGIUNGERE I

SE IL FATTO CHE ERO ACCANTO

POTEVA AVERE UN QUALUNQUE SIGNIFICATO

PER J   PER  E IL RESTANTE ALFABETO

discorso ufficio oggetti smarriti - adelphi

 

      
  

 

le tre parole più strane

quando pronuncio la parola  f u t u r o

la prima sillaba già va nel passato.

quando pronuncio la parola  s i l e n z i o

lo annullo.

quando pronuncio la parola  n i e n t e

creo qualcosa che non entra in alcun nulla.

discorso ufficio oggetti smarriti - adelphi

 

 

Tutto converge nella poesia 'riflessiva' di Wislawa Szymborska, che questa ampia scelta antologica permette di seguire lungo l'arco di sessant'anni, dal 1945 sino ad oggi

archividonneticino.ch

Poesia riflessiva, ossia concepita in un costante ripiegamento in sé, in una lettura accorta e partecipe delle proprie emozioni 

cuoreragione.it

 

 

 

LA FINE E L'INIZIO


DOPO OGNI GUERRA
C'È CHI DEVE RIPULIRE.
IN FONDO UN PO' D'ORDINE
DA SOLO NON SI FA.
C'È CHI DEVE SPINGERE LE MACERIE
AI BORDI DELLE STRADE
PER FAR PASSARE
I CARRI PIENI DI CADAVERI. 
C'È CHI DEVE SPROFONDARE
NELLA MELMA E NELLA CENERE,
TRA LE MOLLE DEI DIVANI LETTO
LE SCHEGGE DI VETRO
E GLI STRACCI INSANGUINATI.
C'È CHI DEVE TRASCINARE UNA TRAVE
PER PUNTELLARE IL MURO,
C'È CHI DEVE METTERE I VETRI ALLA FINESTRA
E MONTARE LA PORTA SUI CARDINI.
NON È FOTOGENICO
E CI VOGLIONO ANNI.
TUTTE LE TELECAMERE SONO GIÀ PARTITE
PER UN'ALTRA GUERRA.
BISOGNA RICOSTRUIRE I PONTI
E ANCHE LE STAZIONI.
LE MANICHE SARANNO A BRANDELLI
A FORZA DI RIMBOCCARLE.
C'È CHI CON LA SCOPA IN MANO
RICORDA ANCORA COM'ERA.
C'È CHI ASCOLTA
ANNUENDO CON LA TESTA NON MOZZATA.
MA PRESTO
GLI GIRERANNO INTORNO ALTRI
CHE NE SARANNO ANNOIATI.
C'È CHI TALVOLTA
DISSOTTERRERÀ DA SOTTO UN CESPUGLIO
ARGOMENTI CORROSI DALLA RUGGINE
E LI TRASPORTERÀ SUL MUCCHIO DEI RIFIUTI.
CHI SAPEVA
DI CHE SI TRATTAVA,
DEVE FAR POSTO A QUELLI
CHE NE SANNO POCO.
E MENO DI POCO.
E INFINE ASSOLUTAMENTE NULLA.
SULL'ERBA CHE HA RICOPERTO
LE CAUSE E GLI EFFETTI,
C'È CHI DEVE STARSENE DISTESO
CON UNA SPIGA TRA I DENTI,
PERSO A FISSARE LE NUVOLE.
 
 

 
POSSIBILITA' 

inglese


PREFERISCO IL CINEMA.
PREFERISCO I GATTI.
PREFERISCO LE QUERCE SUL FIUME WARTA.
PREFERISCO DICKENS A DOSTOEVSKIJ.
PREFERISCO ME CHE VUOL BENE ALLA GENTE
A ME CHE AMA L'UMANITÀ.
PREFERISCO AVERE SOTTOMANO AGO E FILO.
PREFERISCO IL COLORE VERDE.
PREFERISCO NON AFFERMARE
CHE L'INTELLETTO HA LA COLPA DI TUTTO.
PREFERISCO LE ECCEZIONI.
PREFERISCO USCIRE PRIMA.
PREFERISCO PARLAR D'ALTRO COI MEDICI.
PREFERISCO LE VECCHIE ILLUSTRAZIONI

A TRATTEGGIO.
PREFERISCO IL RIDICOLO DI SCRIVERE POESIE
AL RIDICOLO DI NON SCRIVERNE.
PREFERISCO IN AMORE GLI ANNIVERSARI NON TONDI,
DA FESTEGGIARE OGNI GIORNO.
PREFERISCO I MORALISTI
CHE NON PROMETTONO NULLA.
PREFERISCO UNA BONTÀ AVVEDUTA

A UNA CREDULONA.
PREFERISCO LA TERRA IN BORGHESE.
PREFERISCO I PAESI CONQUISTATI

A QUELLI CONQUISTATORI.
PREFERISCO AVERE DELLE RISERVE.
PREFERISCO L'INFERNO DEL CAOS

ALL'INFERNO DELL'ORDINE.
PREFERISCO LE FAVOLE DEI GRIMM

ALLE PRIME PAGINE.
PREFERISCO FOGLIE SENZA FIORI
CHE FIORI SENZA FOGLIE.
PREFERISCO I CANI

CON LA CODA NON TAGLIATA.
PREFERISCO GLI OCCHI CHIARI

PERCHÉ LI HO SCURI.
PREFERISCO I CASSETTI.
PREFERISCO MOLTE COSE

CHE QUI NON HO MENZIONATO
A MOLTE PURE QUI NON MENZIONATE.
PREFERISCO GLI ZERI ALLA RINFUSA
CHE NON ALLINEATI IN UNA CIFRA.
PREFERISCO IL TEMPO DEGLI INSETTI

A QUELLO SIDERALE.
PREFERISCO TOCCAR FERRO.
PREFERISCO NON CHIEDERE
PER QUANTO ANCORA E QUANDO.
PREFERISCO CONSIDERARE

PERSINO LA POSSIBILITÀ
CHE L'ESSERE ABBIA UNA SUA RAGIONE.


  

 
   

 

 

 

UN TERRORISTA:  LUI OSSERVA


LA BOMBA ESPLODERÀ NEL BAR ALLE TREDICI E VENTI.
ADESSO SONO APPENA LE TREDICI E SEDICI.
ALCUNI AVRANNO IL TEMPO DI USCIRE.
ALTRI DI ENTRARE.
IL TERRORISTA SI É GIÀ MESSO
DALL'ALTRA PARTE DELLA STRADA.
QUELLA DISTANZA LO PROTEGGE DA OGNI MALE
E SI VEDE COME AL CINEMA
UNA DONNA CON UN GIUBBETTO GIALLO: LEI ENTRA.
UN UOMO CON GLI OCCHIALI SCURI: LUI ESCE.
DEI RAGAZZI IN BLUE JEANS: LORO STANNO PARLANDO.
TREDICI E DICIASSETTE E QUATTRO SECONDI.
QUELLO PIÙ BASSO HA FORTUNA E SALE SU UNA MOTO
E QUELLO PIÙ ALTO ENTRA.
TREDICI E DICIASSETTE E QUARANTA SECONDI.
UNA BAMBINA: LEI STA CAMMINANDO
CON UN NASTRO VERDE NEI CAPELLI.
SOLO CHE IMPROVVISAMENTE
QUELL'AUTOBUS LA COPRE.
TREDICI E DICIOTTO.
LA BAMBINA NON C'É PIÙ.
SARÀ STATA TANTO STUPIDA DA ENTRARE, O NO
SI VEDRÀ QUANDO LI TOGLIERANNO.
TREDICI E DICIANNOVE
E ADESSO COM'É CHE NON ENTRA NESSUNO.
INVECE DI ENTRARE
C'É ANCORA UN GRASSONE CALVO CHE ESCE.
MA SEMBRA CHE CERCHI QUALCOSA NELLE TASCHE
E ALLE TREDICI E VENTI MENO DIECI SECONDI
TORNA A CERCARE I SUOI MISERABILI GUANTI.
SONO LE TREDICI E VENTI
CHE LENTO PASSA IL TEMPO.
SEMBRA CHE SIA ORA.
ANCORA NO
SÌ. ADESSO.
UNA BOMBA: LA BOMBA ESPLODE.
traduzione di anita clara


VESTIARIO


TI TOGLI, CI TOGLIAMO, VI TOGLIETE
CAPPOTTI, GIACCHE, GILÈ, CAMICETTE
DI LANA, DI COTONE, DI TERITAL,
GONNE, CALZONI, CALZE, BIANCHERIA,
POSANDO, APPENDENDO, GETTANDO SU
SCHIENALI DI SEDIE, ANTE DI PARAVENTI;
PER ADESSO, DICE IL MEDICO, NULLA DI SERIO,
SI RIVESTA, RIPOSI, FACCIA UN VIAGGIO,
PRENDA NEL CASO, DOPO PRANZO, LA SERA,
TORNI FRA TRE MESI, SEI, UN ANNO,
VEDI, E TU PENSAVI, E NOI TEMEVAMO,
E VOI SUPPONEVATE, E LUI SOSPETTAVA;
È GIÀ ORA DI ALLACCIARE

CON MANI ANCORA TREMANTI
STRINGHE, AUTOMATICI, CERNIERE, FIBBIE,
CINTURE, BOTTONI, CRAVATTE, COLLETTI
E DA MANICHE, BORSETTE, TASCHE, TIRAR FUORI
- SGUALCITA, A POIS, A RIGHE, A FIORI, A SCACCHI -
LA SCIARPA
RIUTILIZZABILE PER PROTRATTA SCADENZA.
gente sul ponte
 

 


 
LA BREVE VITA DEI NOSTRI ANTENATI

 

NON ARRIVAVANO IN MOLTI FINO A TRENT'ANNI.
LA VECCHIAIA ERA UN PRIVILEGIO
DI ALBERI E PIETRE.
L'INFANZIA DURAVA QUANTO
QUELLA DEI CUCCIOLI DI LUPO.
BISOGNAVA SBRIGARSI

FARE IN TEMPO A VIVERE
PRIMA CHE TRAMONTASSE IL SOLE,
PRIMA CHE CADESSE LA NEVE.
LE GENITRICI TREDICENNI,
I CERCATORI QUATTRENNI DI NIDI

FRA I GIUNCHI,
I CAPICACCIA VENTENNI-
UN ATTIMO PRIMA NON C'ERANO,
GIÀ NON CI SONO PIÙ.
I CAPI DELL'INFINITO SI UNIVANO IN FRETTA.
LE FATTUCCHIERE BIASCICAVANO ESORCISMI
CON ANCORA TUTTI I DENTI DELLA GIOVINEZZA.
IL FIGLIO SI FACEVA UOMO SOTTO
GLI OCCHI DEL PADRE.
IL NIPOTE NASCEVA

SOTTO L'OCCHIAIA DEL NONNO.
E DEL RESTO NON SI CONTAVANO GLI ANNI.
CONTAVANO RETI, PENTOLE, CAPANNI, ASCE.
IL TEMPO, COSÌ PRODIGO
CON UNA QUALSIASI STELLA DEL CIELO,
TENDEVA LORO LA MANO QUASI VUOTA,
E LA RITRAEVA IN FRETTA, COME DISPIACIUTO.
ANCORA UN PASSO, ANCORA DUE
LUNGO IL FIUME SCINTILLANTE,
CHE DALL'OSCURITÀ NASCE
E NELL'OSCURITÀ SCOMPARE.
NON C'ERA UN ATTIMO DA PERDERE,
DOMANDE DA RINVIARE

E ILLUMINAZIONI TARDIVE,
SE NON LE SI ERANO AVUTE PER TEMPO.
LA SAGGEZZA NON POTEVA ASPETTARE
I CAPELLI BIANCHI.
DOVEVA VEDERE CON CHIAREZZA,
PRIMA CHE FOSSE CHIARO,
E UDIRE OGNI VOCE, PRIMA CHE RISUONASSE.
IL BENE E IL MALE -
NE SAPEVANO POCO, MA TUTTO:
QUANDO IL MALE TRIONFA, IL BENE SI CELA;
QUANDO IL BENE SI MOSTRA,
IL MALE ATTENDE NASCOSTO.
NESSUNO DEI DUE SI PUÒ VINCERE
O ALLONTANARE AD UNA DISTANZA DEFINITIVA.
ECCO IL PERCHÈ D'UNA GIOIA
SEMPRE TINTA DI TERRORE,
D'UNA DISPERAZIONE MAI DISGIUNTA
DA TACITA SPERANZA.
LA VITA, PER QUANTO LUNGA, SARÀ SEMPRE BREVE.
TROPPO BREVE PER AGGIUNGERE QUALCOSA.

 


 
 NULLA DUE VOLTE


NULLA DUE VOLTE ACCADE
NÉ ACCADRÀ. PER TAL RAGIONE
NASCIAMO SENZA ESPERIENZA,
MORIAMO SENZA ASSUEFAZIONE.
ANCHE GLI ALUNNI PIÙ OTTUSI
DELLA SCUOLA DEL PIANETA
DI RIPETER NON È DATO
LE STAGIONI DEL PASSATO.
NON C'È GIORNO CHE RITORNI
NON DUE NOTTI UGUALI UGUALI
NÉ DUE BACI SOMIGLIANTI
NÉ DUE SGUARDI TALI E QUALI.
IERI, QUANDO IL TUO NOME
QUALCUNO HA PRONUNCIATO
MI È PARSO CHE UNA ROSA
SBOCCIASSE SUL SELCIATO.
OGGI, CHE STIAMO INSIEME
HO RIVOLTO GLI OCCHI ALTROVE.
UNA ROSA. MA COM'È?
FORSE È PIETRA, O FORSE FIORE?
PERCHÉ TU ORA, MALVAGIA
DÀI PAURA E INCERTEZZA?
CI SEI - PERCIÒ DEVI PASSARE.
PASSERAI - E IN CIÒ STA LA BELLEZZA.
CERCHEREMO UN'ARMONIA
SORRIDENTI FRA LE BRACCIA
ANCHE SE SIAMO DIVERSI
COME DUE GOCCE D'ACQUA.
taccuino d'amore
 
 


 
AD ALCUNI PIACE LA POESIA


AD ALCUNI PIACE LA POESIA
AD ALCUNI CIOÈ NON A TUTTI.
E NEPPURE ALLA MAGGIORANZA MA ALLA MINORANZA.
SENZA CONTARE LE SCUOLE DOVE È UN OBBLIGO
E I POETI STESSI
CE NE SARANNO FORSE DUE SU MILLE.
PIACE
MI PIACE ANCHE LA PASTA IN BRODO,
PIACCIONO I COMPLIMENTI E IL COLORE AZZURRO
PIACE UNA VECCHIA SCIARPA
PIACE AVERLA VINTA
PIACE ACCAREZZARE UN CANE.
LA POESIA
MA COS'E' MAI LA POESIA?
PIU D'UNA RISPOSTA INCERTA
E' STATA GIA DATA IN PROPOSITO.
MA IO NON LO SO,
NON LO SO E MI AGGRAPPO A QUESTO
COME ALLA SALVEZZA DI UN CORRIMANO.

 

 

  

C’è mancato poco


Che mia madre sposasse
il signor Zbigniew B. di Zdunska Wola
E se mai fosse nata una figlia –  non sarei stata io.
Forse una dotata di più memoria per volti e nomi
e melodie udite una volta soltanto.
Infallibile nel riconoscere ogni uccello.
Con voti eccellenti in chimica e fisica,
e più scarsi in polacco,
ma che di nascosto avrebbe scritto poesie
subito molto più interessanti delle mie.
C’è mancato poco
Che mio padre intanto sposasse
La signorina Jadwiga R. di Zakopane.
E se mai fosse nata una figlia – non sarei stata io.
Forse una più ostinata nell’averla vinta.
Una che salterebbe senza paura nell’acqua fonda.
Propensa a subire le emozioni della follia.
Vista di continuo in più luoghi
Contemporaneamente,
ma di rado su un libro, molto spesso in cortile
a giocare a pallone insieme ai ragazzini.
Forse si sarebbero perfino incontrate
nella stessa scuola e nella stessa classe.
Ma senza far coppia,
nessuna parentela,
e nella foto di gruppo ben distanti.
Ragazzine, mettetevi qui
- avrebbe detto il fotografo -
quelle più basse davanti, quelle più alte dietro.
E al mio segnale fate un bel sorriso.
Ma prima contatevi,
ci siete tutte?
- Si, signore, tutte.

 

 

 

 

Ho perso

 

qualche dea per via dal sud al nord,

e anche molti dei per via dall'est all'ovest.

Mi si è spenta per sempre qualche stella svanita

Mi si è spROfondata nel mare un'isola un'altra.

Non so neanche dove ho lasciato gli artigli

chi gira nella mia pelliccia abita il mio guscio.

Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva

e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.

Non stavo nella pelle sprecavo vertebre e gambe

me ne uscivO di senno più e più volte.

Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio

ci ho messo una pinna sopra ho scrollato le fronde

Perduto smarrito ai quattro venti è volato.

Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato

una persona singola per ora di genere umano

che ha perso solo l'ombrello ieri sul treno.

discorso all'ufficio oggetti smarriti

 

 

 

 

 

Monologo per Cassandra


Sono io, Cassandra.
E questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa è la mia testa piena di dubbi.
E’ vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente i profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se non fossero mai esistiti.
Ora lo rammento con chiarezza:
la gente vedendomi si interrompeva a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde -
nessuno la finiva in mia presenza.
Li amavo.
Ma amavo dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e da dove nulla è più facile del vedere la morte.
Mi dispiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dall’alto delle stelle - gridavo -
guardatevi dall’alto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi.
Vivevano nella vita.
Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.
Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma c’era in loro un’umida speranza,
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cos’è davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque
prima di -
E’ andata come dicevo io.
Però non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello.
da 'uno spasso'

 

 

 

Le quattro del mattino

Ora dalla notte al giorno.
Ora da un fianco all’altro.
Ora per i trentenni.
Ora rassettata per il canto dei galli.
Ora in cui la terra ci rinnega.
Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente.
Ora del chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi.
Ora vuota.
Sorda vana.
Fondo di ogni altra cosa.
Nessuno sta bene alle quattro del mattino.
Se le formiche stanno bene

alle quattro del mattino

le nostre congratulazioni.

E che arrivino le cinque

se dobbiamo vivere ancora.

 

 

 


Foglietto illustrativo

Sono un tranquillante
Agisco in casa
funziono in ufficio
affronto gli esami
mi presento all'udienza
incollo con cura le tazze rotte
devi solo prendermi
farmi sciogliere sotto la lingua
devi solo mandarmi giù
con un sorso d'acqua.
So come trattare l'infelicità
come sopportare una cattiva notizia
ridurre l'ingiustizia
rischiarare l'assenza di Dio
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti
fidati della pietà chimica.
Sei un uomo (una donna) ancora giovane
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio ?
Consegnami il tuo abisso
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata) per la caduta in piedi.
Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.
Un altro diavolo non c'è più.


La stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.
Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.
Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.
Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.
L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.
Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.
La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.
L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.
E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.
Fuori dalla portata
della nostra presenza.
Nel paradiso perduto
della probabilità.
Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.

La fiera dei miracoli


Un miracolo comune
l’accadere di molti miracoli comuni.
Un miracolo normale
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti
una piccola nuvola svolazzante,
che riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.
Un miracolo all’ordine del giorno
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro
bianchi colombi che si alzano in volo.
Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti
oggi il sole è sorto alle 3,14
e tramonterà alle 20.01.
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe
la mano ha in verità meno di sei dita
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa
l’inimmaginabile
è immaginabile

 

 

 

GLI SONO TROPPO VICINA

PERCHÉ MI SOGNI

 

NON VOLO SU DI LUI, NON FUGGO DA LUI
SOTTO LE RADICI DEGLI ALBERI. TROPPO VICINA.
NON CON LA MIA VOCE CANTA IL PESCE NELLA RETE.
NON DAL MIO DITO ROTOLA L'ANELLO.
SONO TROPPO VICINA. LA GRANDE CASA BRUCIA
SENZA CHE IO CHIAMI AIUTO. TROPPO VICINA
PERCHÉ LA CAMPANA SUONI SUL MIO CAPELLO.
TROPPO VICINA PER ENTRARE COME UN OSPITE
DINANZI A CUI SI SCOSTANO I MURI.
MAI PIÙ MORIRÒ COSÌ LEGGERA,
COSÌ FUORI DAL CORPO, COSÌ IGNARA,
COME UN TEMPO NEL SUO SOGNO. TROPPO,
TROPPO VICINA. SENTO IL SIBILO
E VEDO LA SQUAMA LUCENTE DI QUESTA PAROLA,
IMMOBILE NELL'ABBRACCIO. LUI DORME,
PIÙ ACCESSIBILE ORA ALLA CASSIERA D'UN CIRCO
CON UN LEONE, VISTA UNA SOLA VOLTA,
CHE NON A ME DISTESA AL SUO FIANCO.
PER LEI ORA CRESCE IN LUI LA VALLE
CON FOGLIE ROSSICCE,

CHIUSA DA UN MONTE INNEVATO
NELL'ARIA AZZURRA. IO SONO TROPPO VICINA
PER CADERGLI DAL CIELO. IL MIO GRIDO
POTREBBE SOLO SVEGLIARLO. POVERA,
LIMITATA ALLA PROPRIA FORMA,
ED ERO BETULLA, ED ERO LUCERTOLA,
E USCIVO DAL PASSATO E DAL BROCCATO
CANGIANDO COLORI DELLE PELLI. E POSSEDEVO
IL DONO DI SPARIRE AGLI OCCHI STUPITI,
RICCHEZZA DELLE RICCHEZZE. VICINA,
SONO TROPPO VICINA PERCHÉ MI SOGNI.
TOLGO IL BRACCIO DA SOTTO LA SUA TESTA,
INTORPIDITO, UNO SCIAME DI SPILLI.
SULLA CAPOCCHIA D'OGNUNO, DA CONTARE,
SONO SEDUTI ANGELI CADUTI.



PROGETTO UN MONDO

 

Progetto un mondo, nuova edizione,
nuova edizione, riveduta,
per gli idioti, ché ridano,
per i malinconici, ché piangano,
per i calvi, ché si pettinino,
per i sordi, ché gli parlino.
Ecco un capitolo:
La lingua di Animali e Piante,
dove per ogni specie
c'è il vocabolario corrispondente.
Anche un semplice buongiorno
scambiato con un pesce,
àncora alla vita
te, il pesce, chiunque.
Quell'improvvisazione di foresta,
da tanto presentita, d'un tratto
nelle parole manifesta!
Quell'epica di gufi!
Quegli aforismi di riccio,
composti quando
siamo convinti
che stia solo dormendo!
Il tempo (capitolo secondo)
ha il diritto di intromettersi
in tutto, bene o male che sia.
Tuttavia - lui che sgretola montagne,
sposta oceani
ed è presente al moto delle stelle,
non avrà il minimo potere
sugli amanti, perchè troppo nudi,
troppo avvinti, col cuore in gola
arruffato come un passero.
La vecchiaia è solo la morale
a fronte d'una vita criminosa.
Ah, dunque sono giovani tutti!
La sofferenza (capitolo terzo)
non insulta il corpo.
La morte
ti coglie nel tuo letto.
E sognerai
che non occorre affato respirare,
che il silenzio senza respiro
è una musica passabile,
sei piccolo come una scinitlla
e ti spegni al ritmo di quella.
Una morte solo così. Hai sentito
più dolore tenendo in mano una rosa
e provato maggiore sgomento
per un petalo sul pavimento.
Un mondo solo così. Solo così
vivere. E morire solo quel tanto.
E tutto il resto eccolo qui -
è come Bach suonato per un istante
su un bicchiere.

 

 

 

 

Disattenzione


Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare  domande
senza stupirmi di niente.
Ho svolto attività quotidiane
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione

un passo dopo l’altro

incombenze
ma senza un pensiero

che andasse più in là
dell’uscire di casa

e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto essere

preso per un mondo folle
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
Nessun come e perché -
e da dove è saltato fuori uno così -
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.
Ero come un chiodo piantato

troppo in superficie nel muro
 - e qui un paragone che mi è mancato .
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.
Su un tavolo più giovane da una mano

d’un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.
Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
La terra girava intorno al proprio asse
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
Il savoir-vivre cosmico
benché taccia sul nostro conto
tuttavia esige qualcosa da noi
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

 

Accanto a un bicchiere di vino

Con uno sguardo mi ha resa più bella
e io questa bellezza l'ho fatta mia
Felice ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi.

Io ballo io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria
incredibilmente immaginaria
immaginaria fino al midollo.
Gli parlo di tutto ciò che vuole
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca
se viene spruzzata di vino canta.
Mi metto a ridere inclino il capo
con prudenza come per controllare
un'invenzione.

E ballo ballo
nella pelle stupita nell'abbraccio
che mi crea.
Eva dalla costola
Venere dall'onda
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda
cerco la mia immagine
sul muro.
E vedo solo
un chiodo
senza il quadro.



 



Prospettiva

Si sono incrociati come estranei
senza un gesto o una parola
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.
Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo
amati per sempre.
D'altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano
ma da vicino niente affatto.
Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall'alto
Sbaglia più facilmente.
Lei è sparita dietro la porta a vetri
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto
anche se è accaduto.
E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.
due punti

 

 

 

 

 




Autotomia

In caso di pericolo l'oloturia * si divide in due
dà un sé in pasto al mondo
e con l'altro fugge .
Si scinde in un colpo in rovina e salvezza
in ammenda e premio   in ciò che è stato e ciò che sarà .
Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso
con due sponde subito estranee .
Su una la morte   sull'altra la vita.
Qui la disperazione   là la fiducia.
Se esiste una bilancia  ha piatti immobili.
Se c'è giustizia  eccola.
Morire quanto necessario senza eccedere.
Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato .
Già .  anche noi sappiamo dividerci in due .
Ma solo in corpo e sussurro interrotto .
In corpo e poesia.
Da un lato la gola   il riso dall'altro
un riso leggero  di già soffocato.
Qui il cuore pesante   là non omnis moriar **
tre piccole parole  soltanto  tre piume di un volo.
L'abisso non ci divide.
L'abisso ci circonda.


*
autotomia
Amputazione  spontanea di alcuni animali specialmente
invertebrati  a scopo di difesa
e sfuggire ai predatori
*
  oloturia
Echinodermi - classe Oloturoidei - Holothuria
corpo cilindrico allungato con piccoli pedicelli
detto anche cetriolo di mare
e la bocca munita da  una ventina di tentacoli
**non morirò interamente - del tutto - completamente 
incipit ode III 30-6  -  orazio


 


LA PRIMA FOTOGRAFIA DI HITLER

E chi è questo pupo in vestina?
Ma è Adolfino, il figlio del signor Hitler!
diventerà forse un dottore in legge
o un tenore dell'opera di Vienna?
Di chi è questa manina, di chi,
e gli occhietti, il nasino?
Di chi il pancino pieno di latte,
ancora non si sa:
d'un tipografo, d'un mercante, d'un prete?
Dove andranno queste buffe gambette, dove?
Al giardinetto, a scuola, in ufficio,
alle nozze magari con la figlia del sindaco?

Bebè, angioletto, tesoruccio, piccolo raggio,
quando un anno fa veniva al mondo
non mancavano segni nel cielo e sulla terra:
un sole primaverile, gerani alle finestre,
musica d'organetto nel cortile,
un fausto presagio nella carta velina rosa,
prima del parto un sogno profetico della madre:
se sogni un colombo - è una lieta novella,
se lo acchiappi - giungerà a chi hai a lungo atteso.

Toc, toc, chi è?  è il cuoricino di Adolfino.
Ciucciotto, pannolino, bavaglino, sonaglio,
il bimbetto, lodando Iddio e toccando ferro, è sano.
Somiglia ai genitori,  al gattino nel cesto,
ai bambini  di tutti gli album di famiglia.

Beh, adesso non piangeremo mica,
il fotografo farà clic sotto la tela nera.
Atelier Klinger, Grabenstrasse  Braunau,
e Braunau è una cittadina piccola,
ma dignitosa, ditte solide, vicini dabbene,
profumo di torta e di sapone da bucato.
Non si sentono cani ululare né i passi del destino.
L'insegnante di storia allenta il colletto
e sbadiglia sui quaderni.

da gente sul ponte


Addio a una vista

Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora -
bella come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
su un tronco rovesciato di betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, a ridere
e a tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui la stringa
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco
ora color smeraldo
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa soltanto non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza -
ci rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

la fine e l'inizio


 


 

 



FUNERALE

“cosi’ all’improvviso chi poteva pensarlo”
“lo stress e le sigarette, chi poteva pensarlo”
“cosi’, cosi’, grazie”
“scarta quei fiori”
“anche per il fratello fu il cuore, deve essere di famiglia”
“con questa barba non l’avrei mai riconosciuta”
“se l’e’ voluto, era un impiccione”
“doveva parlare quello nuovo, ma non lo vedo”
“Kazek a Varsavia, Tadek all’estero”
“tu sola hai avuto la buona idea di prendere l’ombrello”
“era il piu’ in gamba di tutti, e a che gli e’ servito?”
“una stanza di passaggio, Baska non vorra’”
“certo, aveva ragione, ma non e’ un buon motivo”
“con la verniciatura delle portiere indovina quanto”
“due tuorli, un cucchiaio di zucchero”
“non erano affari suoi che bisogno aveva”
“soltanto azzurre e solo numeri piccoli”
“cinque volte, mai una risposta”
“d’accordo, avrei potuto, ma anche tu avresti potuto”
“meno male che almeno lei aveva quel piccolo impiego”
“be’, non so, probabilmente parenti”
“il prete e’ un vero Belmondo”
“non ero mai stata in questa parte del cimitero”
“l’ho sognato la settimana scorsa, un presentimanto”
“niente male la figliola”
“ci aspetta tutti la stessa fine”
“le mie condoglianze alla vedova, devo fare in tempo a”
“pero’ in latino era piu’ solenne”
“e’ la vita”
“arrivederla, signora”
“e se ci bevessimo una birra da qualche parte”
“telefonami, ne parleremo”
“il quattro o il dodici”
“io vado per di la’”
“noi per di qua”
gente sul ponte 1986

 

Al mio cuore di domenica

Ti ringrazio cuore mio
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio
per innata diligenza.
Hai settanta meriti al minuto.
Ogni tua sistole
è come spingere una barca
in mare aperto
per un viaggio intorno al mondo.
Ti ringrazio cuore mio
volta per volta
mi estrai dal tutto,
separata anche nel sonno.
Badi che sognando

non trapassi in quel volo
nel volo
per cui non occorrono le ali.
Ti ringrazio cuore mio:
mi sono svegliata di nuovo
e benchè sia domenica
giorno di riposo,
sotto le costole
continua il solito viavai prefestivo

la gioia di scrivere

 

 

 

 

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