wisława szymborska

wisławy szymborskiej

amore a prima vista

 

sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì
è bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella

non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro .
ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi ?

vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole ?
uno 'scusi'  nella ressa ?
un   ' ha sbagliato numero '   nella cornetta ?
- ma conosco la risposta
no, non ricordano .

li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro .

non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino
li avvicinava, li allontanava
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto .

vi furono segni, segnali
che importa se indecifrabili
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un'altra ?
qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia ?

vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco .
valigie accostate nel deposito bagagli .
una notte, forse, lo stesso sogno
subito confuso al risveglio .

ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà .

da la fine e l'inizio

 

 

 

Ogni evento può essere spremuto, concentrato in una poesia   
Ogni fatto contiene in sé una carica
che la poesia è pronta e in grado di raccogliere

attimo



innamorati
C'è un tale silenzio che udiamo
la canzone cantata ieri:
Tu andrai per il mondo, e io per la valle ...
Udiamo - ma non ci crediamo.
Nel nostro sorriso non c'è pena
e la bontà non è rinuncia.
E, più di quanto non meriti
commiseriamo chi non ama.
Così stupiti di noi stessi
cos'altro ci più mai stupire ?
Né arcobaleno la notte.
Né farfalla sulla neve.
Ma addormentandoci
in sogno vediamo l'addio.
Però è un buon sogno
però è un buon sogno
perché c'è il risveglio.



Ritorni
E' ritornato. Non ha detto nulla.
Era chiaro però che aveva avuto un dispiacere.
Si è coricato col vestito.
Ha messo la testa sotto la coperta.
Ha ripiegato le gambe.
È sulla quarantina, ma non in questo momento.
Esiste - ma solo quanto nel ventre di sua madre
al di là di sette pelli, al riparo del buio.
Domani terrà una conferenza sull'omeostasi
nella cosmonautica megagalattica.
Per il momento si è raggomitolato, dorme.
Grande numero
Quattro miliardi di uomini su questa terra
ma la mia immaginazione è uguale a prima.
Se la cava male con i grandi numeri.
Continua a commuoverla la singolarità.
Svolazza nel buio come la luce d'una pila
illumina solo i primi visi che capitano,
mentre il resto se ne va nel non visto
nel non pensato, nel non rimpianto.
Ma questo neanche Dante potrebbe impedirlo.
E figuriamoci quando non lo si è.
Anche se tutte le Muse venissero a me.
Non omnis moriar - un cruccio precoce.
Ma vivo intera? E questo può bastare?
Non è mai bastato, e tanto meno adesso.
Scelgo scartando, perché non c'è altro modo
ma quello che scarto è più numeroso
è più denso, più esigente che mai.
A costo di perdite indicibili -
una poesiola, un sospiro.
Alla chiamata tonante
rispondo con un sussurro.
Non dirò di quante cose taccio.
Un topo ai piedi della montagna materna.
La vita dura qualche segno d'artiglio
sulla sabbia.
Neppure i miei sogni
sono popolati come dovrebbero.
C'è più solitudine che folle e schiamazzo.
Vi capita a volte qualcuno morto da tempo.
Una singola mano scuote la maniglia.
La casa vuota si amplia di annessi dell'eco.
Dalla soglia corro giù nella valle
silenziosa, come di nessuno, già anacronistica.
Da dove venga ancora questo spazio in me -
non so.

1976






Nell’eccessiva serietà
vedo sempre qualcosa
che fa un po’ ridere



NELLA MOLTITUDINE

SONO QUELLA CHE SONO.
UN CASO INCONCEPIBILE
COME OGNI CASO.
IN FONDO AVREI POTUTO AVERE
ALTRI ANTENATI
E COSÌ AVREI PRESO IL VOLO
DA UN ALTRO NIDO
COSÌ DA SOTTO UN ALTRO TRONCO
SAREI STRISCIATA FUORI IN SQUAME.
NEL GUARDAROBA DELLA NATURA
C’È UN MUCCHIO DI COSTUMI
DI RAGNO - GABBIANO - TOPO CAMPAGNOLO.
OGNUNO CALZA SUBITO A PENNELLO
E DOCILMENTE È INDOSSATO
FINCHÉ NON SI CONSUMA.
ANCH’IO NON HO SCELTO
MA NON MI LAMENTO.
POTEVO ESSERE QUALCUNO
MOLTO MENO A PARTE.
QUALCUNO D’UN FORMICAIO
BANCO - SCIAME RONZANTE
UNA SCHEGGIA DI PAESAGGIO
SBATTUTA DAL VENTO.
QUALCUNO MOLTO MENO FORTUNATO
ALLEVATO PER FARNE UNA PELLICCIA
PER IL PRANZO DELLA FESTA
QUALCOSA CHE NUOTA SOTTO UN VETRINO.
UN ALBERO CONFICCATO NELLA TERRA
A CUI SI AVVICINA UN INCENDIO.
UN FILO D’ERBA CALPESTATO
DAL CORSO DI INCOMPRENSIBILI EVENTI.
UNO NATO SOTTO UNA CATTIVA STELLA
BUONA PER ALTRI.
E SE NELLA GENTE DESTASSI SPAVENTO
O SOLO AVVERSIONE
O SOLO PIETÀ?
SE AL MONDO FOSSI VENUTA
NELLA TRIBÙ SBAGLIATA
E AVESSI TUTTE LE STRADE PRECLUSE ?
LA SORTE FINORA
MI È STATA BENIGNA.
POTEVA NON ESSERMI DATO
IL RICORDO DEI MOMENTI LIETI.
POTEVA ESSERMI TOLTA
L’INCLINAZIONE A CONFRONTARE.

POTEVO ESSERE ME STESSA
MA SENZA STUPORE
E CIÒ VORREBBE DIRE
QUALCUNO DI TOTALMENTE DIVERSO.

 

NON OCCORRE TITOLO  
SI È ARRIVATI A QUESTO

SIEDO SOTTO UN ALBERO
SULLA SPONDA D’UN FIUME
IN UN MATTINO ASSOLATO.
E’ UN EVENTO FUTILE
E NON PASSERÀ ALLA STORIA.
NON SI TRATTA DI BATTAGLIE E PATTI
DI CUI SI STUDIANO LE CAUSE
NÉ DI TIRANNICIDI PIENI DI MEMORIA.
TUTTAVIA SIEDO SU QUESTA SPONDA

È UN FATTO.
E SE SONO QUI
DA UNA QUALCHE PARTE

DEVO PUR ESSERE VENUTA
E IN PRECEDENZA
DEVO ESSERE STATA IN MOLTI ALTRI POSTI
PROPRIO COME I CONQUISTATORI

DI TERRE LONTANE
PRIMA DI SALIRE A BORDO.
ANCHE L’ATTIMO FUGGENTE

HA UN RICCO PASSATO
IL SUO VENERDÌ PRIMA DI SABATO
IL SUO MAGGIO PRIMA DI GIUGNO.
HA I SUOI ORIZZONTI NON MENO REALI
DI QUELLI NEL CANNOCCHIALE DEI CAPITANI.
QUEST’ALBERO È UN PIOPPO RADICATO DA ANNI.
IL FIUME È LA RABA, CHE SCORRE NON DA IERI.
IL SENTIERO È TRACCIATO FRA I CESPUGLI
NON DALL’ALTRO IERI.
IL VENTO PER SOFFIARE VIA LE NUVOLE
HA DOVUTO PRIMA SPINGERLE QUI.
E ANCHE SE NULLA DI RILEVANTE ACCADE INTORNO
NON PER QUESTO IL MONDO

È PIÙ POVERO DI PARTICOLARI
PEGGIO FONDATO MENO DEFINITO
DI QUANDO LO INVADEVANO I POPOLI MIGRANTI.
IL SILENZIO NON ACCOMPAGNA SOLO I COMPLOTTI
NÉ IL CORTEO DELLE CAUSE SOLO LE INCORONAZIONI.
POSSONO ESSERE TONDI

GLI ANNIVERSARI DELLE INSURREZIONI
MA ANCHE I SASSOLINI IN PARATA SULLA SPONDA.
INTRICATO E FITTO È IL
RICAMO DELLE CIRCOSTANZE
.
IL PUNTO DELLA FORMICA NELL’ERBA.
L’ERBA CUCITA ALLA TERRA.
IL DISEGNO DELL’ONDA IN CUI S’INFILA UN FUSCELLO.
SI DÀ IL CASO CHE IO SIA QUI E GUARDI.
SOPRA DI ME UNA FARFALLA BIANCA

SBATTE NELL’ARIA
ALI CHE SONO SOLTANTO SUE
E SULLE MANI MI VOLA UN’OMBRA
NON UN‘ALTRA

NON D’UN ALTRO

MA SOLO SUA.
A TALE VISTA MI ABBANDONA SEMPRE LA CERTEZZA
CHE CIÒ CHE È IMPORTANTE
SIA PIÙ IMPORTANTE DI CIÒ CHE NON LO È.

 

 

 

ECCESSO
HANNO SCOPERTO UNA NUOVA STELLA
MA NON VUOL DIRE CHE VI SIA PIÙ LUCE
E QUALCOSA CHE PRIMA MANCAVA.
LA STELLA È GRANDE E LONTANA
TANTO LONTANA DA ESSERE PICCOLA
PERFINO PIÙ PICCOLA DI ALTRE
ASSAI PIÙ PICCOLE DI LEI.
LO STUPIRSI NON SAREBBE QUI AFFATTO STRANO
SE SOLO NE AVESSIMO IL TEMPO.
L'ETÀ DELLA STELLA, LA SUA MASSA,

LA SUA POSIZIONE
TUTTO CIÒ BASTA FORSE
PER UNA TESI DI DOTTORATO
E UN PICCOLO RINFRESCO
NEGLI AMBIENTI VICINI AL CIELO
L'ASTRONOMO, SUA MOGLIE, PARENTI, COLLEGHI
ATMOSFERA RILASSATA, ABITO INFORMALE
SI CONVERSA SOPRATTUTTO DI TEMI LOCALI
E SI MASTICANO NOCCIOLINE.
UNA STELLA MAGNIFICA
MA NON È UN BUON MOTIVO
PER NON BRINDARE ALLE NOSTRE SIGNORE
ASSAI PIÙ VICINE.
UNA STELLA SENZA CONSEGUENZE.
ININFLUENTE SUL TEMPO, LA MODA,

L'ESITO DEL MATCH
IL GOVERNO, LE ENTRATE, LA CRISI DEI VALORI.
SENZA RIFLESSI SU PROPAGANDA

E INDUSTRIA PESANTE
SULLA LACCATURA DEL TAVOLO

DELLE TRATTATIVE.
IN SOVRAPPIÙ PER I GIORNI CONTATI DELLA VITA.
A CHE SERVE QUI CHIEDERSI
SOTTO QUANTE STELLE NASCE L'UOMO
E SOTTO QUANTE DOPO UN BREVE ATTIMO MUORE.
NUOVA.
- MOSTRAMI ALMENO DOV'È.
- TRA IL BORDO DELLA NUVOLETTA BIGIA SFILACCIATA
E QUEL RAMETTO, PIÙ A SINISTRA, DI ACACIA.
- AH, ECCOLA - DICO.
25 poesie

 

*

 

Preferirei rivendicare

il diritto di non scrivere

sulla mia poesia.

Quanto più l’attività creativa

mi assorbe

tanto meno sento la voglia

di formulare

un credo poetico …

-ws

 

 

 

 

 

GENTE SUL PONTE
STRANO PIANETA E STRANA LA GENTE CHE LO ABITA.
SOTTOSTANNO AL TEMPO, MA NON VOGLIONO ACCETTARLO.
HANNO MODI PER ESPRIMERE LA LORO PROTESTA.
FANNO QUADRETTI, AD ESEMPIO QUESTO:
A UN PRIMO SGUARDO NULLA DI PARTICOLARE.
SI VEDE UNO SPECCHIO D’ACQUA.
SI VEDE UNA DELLE SUE SPONDE.
SI VEDE UNA BARCHETTA CHE S’AFFATICA.
SI VEDE UN PONTE SULL’ACQUA E GENTE SUL PONTE.
LA GENTE AFFRETTA VISIBILMENTE IL PASSO.
PERCHÉ DA UNA NUVOLA SCURA LA PIOGGIA
HA APPENA COMINCIATO A SCROSCIARE.
IL FATTO È CHE POI NON ACCADE NULLA.
LA NUVOLA NON MUTA COLORE NÉ FORMA.
LA PIOGGIA NÉ AUMENTA NÉ SMETTE.
LA BARCHETTA NAVIGA IMMOBILE.
LA GENTE SUL PONTE CORRE PROPRIO
LÀ DOV’ERA UN ATTIMO PRIMA.
E’ DIFFICILE ESIMERSI QUI DA UN COMMENTO.
IL QUADRETTO NON È AFFATTO INNOCENTE.
QUI IL TEMPO È STATO FERMATO.
NON SI È PIÙ TENUTO CONTO DELLE SUE LEGGI.
LO SI È PRIVATO DELL’INFLUSSO

SUL CORSO DEGLI EVENTI.
LO SI È IGNORATO E OFFESO.
A CAUSA D’UN RIBELLE
UN TALE HIROSHIGE UTAGAWA
- UN ESSERE CHE DEL RESTO
DA UN PEZZO, E COME È GIUSTO, È SCOMPARSO -
IL TEMPO È INCIAMPATO E CADUTO.
FORSE NON È CHE UNA BURLA INNOCUA
UNO SCHERZO DELLA PORTATA

DI SOLO QUALCHE GALASSIA
TUTTAVIA A OGNI BUON CONTO
AGGIUNGIAMO QUANTO SEGUE
QUI È BON TON
APPREZZARE MOLTO QUESTO QUADRETTO
AMMIRARLO E COMMUOVERSENE DA GENERAZIONI.
PER ALCUNI NON BASTA NEANCHE QUESTO.
SENTONO PERFINO IL FRUSCIO DELLA PIOGGIA
SENTONO IL FREDDO DELLE GOCCE SUL COLLO

E SUL DORSO
GUARDANO IL PONTE E LA GENTE
COME SE LÀ VEDESSERO SE STESSI
IN QUELLA STESSA CORSA CHE NON FINISCE MAI
PER UNA STRADA SENZA FINE, SEMPRE DA PERCORRERE
E CREDONO NELLA LORO ARROGANZA
CHE SIA DAVVERO COSÌ.
opere – trad pietro marchesani

 

 

 

COMPLEANNO
Tanto mondo a un tratto da tutto il mondo
morene, murene e marosi e mimose
e il fuoco e il fuco e il falco e il frutto –
come e dove potrò mettere il tutto?
Queste foglie e scaglie, questi merli e tarli
lamponi e scorpioni – dove sistemarli?
Lapilli, mirtilli, berilli e zampilli –
grazie, ma ce n’è fin sopra i capelli.
Dove andranno questo tripudio e trifoglio
tremore e cespuglio e turgore e scompiglio?
Dove porti un ghiro e nascondi l’oro
che fare sul serio dell’uro e del toro?
Già il biossido è cosa ben preziosa e cara
aggiungi la piovra, e in più la zanzara!
Immagino il prezzo, benché esagerato –
grazie, io davvero non l’ho meritato.
Non è troppo per me il sole, l’aurora?
Che cosa può farne l’umana creatura?
Sono qui un istante, un solo minuto
non saprò del dopo, non l’avrò vissuto.
Come distinguere il tutto dal vuoto?
Dirò addio alle viole nel viaggio affrettato.
Pur la più piccola – è una spesa folle:
fatica di stelo, e il petalo, e il pistillo
una volta, da mai, a caso sulla Terra
sprezzante e precisa, fragile e altera.

raccolta elogio dei sogni - trad pietro marchesani

 

 


Un tempo

sapevamo il mondo a menadito
 -era così piccolo da stare fra due mani
così facile che per descriverlo

bastava un sorriso
semplice come l’eco di antiche verità

nella preghiera.
La storia non accoglieva

con squilli di fanfara
ha gettato negli occhi sabbia sporca.
Davanti a noi strade lontane e cieche
pozzi avvelenati, pane amaro.
Il nostro bottino di guerra

è la conoscenza del mondo
-è così grande da stare fra due mani
così difficile che per descriverlo

basta un sorriso,
strano come l’eco di antiche verità

nella preghiera.
raccolta non pubblicata da la gioia di scrivere

tutte le poesie 1945 - 2009

 

 

 

EFFIGE

SE I BENIAMINI DEGLI DEI MUOIONO GIOVANI
CHE FARE DEL RESTO DELLA VITA?
LA VECCHIAIA È COME UN ABISSO
SE LA GIOVINEZZA È UNA CIMA.
NON MI MUOVO DI QUI.
RESTERÒ GIOVANE ANCHE SU UNA GAMBA SOLA.

MI AGGRAPPO ALL’ARIA
CON BAFFI SOTTILI COME LO SQUITTIO DI UN TOPO.
IN QUESTA POSIZIONE RINASCO DI CONTINUO.
NON CONOSCO ALTRA ARTE.
STUPITEVI ANCHE VOI E RECITATE
L’ETERNO NON RIPOSO.




Divorzio
Per i bambini è la prima fine del mondo.
Per il gattino un nuovo padrone
Per la cagnolina una nuova padrona.
E per i mobili: scale, fracasso, prendere o lasciare.
Per i vicini chiacchiere e noia interrotta.
Per l'auto: meglio se fossero state due.
Per i romanzi e le poesie: ok, vedi tu.
Va peggio con l'enciclopedia
e gli apparecchi video
e poi forse con quella guida alla scrittura corretta
dove forse ci sono consigli in merito Ai due nomi -
se ancora unirli con la congiunzione 'e'
o se ormai separarli con un punto.


 

alta considerazione

per la piccola frase 'non so'

È piccola ma vola su forti ali

discorso nobel prize 1996




IL VECCHIO PROFESSORE
Gli ho chiesto di quei tempi
quando ancora eravamo così giovani
ingenui, impetuosi, sciocchi, sprovveduti.
È rimasto qualcosa, tranne la giovinezza
-mi ha risposto.

Gli ho chiesto se sa ancora di sicuro
cosa è bene e male per il genere umano.
È la più mortifera di tutte le illusioni
-mi ha risposto.

Gli ho chiesto del futuro
se ancora lo vede luminoso.
Ho letto troppi libri di storia
-mi ha risposto.

Gli ho chiesto della foto,
quella in cornice sulla scrivania.
Erano, sono stati. Fratello, cugino, cognata
moglie, figlioletta sulle sue ginocchia
gatto in braccio alla figlioletta
e il ciliegio in fiore, e sopra quel ciliegio
un uccello non identificato in volo
-mi ha risposto.

Gli ho chiesto se gli capita di essere felice.
Lavoro
-mi ha risposto.

Gli ho chiesto degli amici, se ne ha ancora.
Alcuni miei ex assistenti
la signora Ludmilla, che governa la casa
qualcuno molto intimo, ma all'estero
due signore della biblioteca,
entrambe sorridenti
il piccolo Jas che abita di fronte
e Marco Aurelio
-mi ha risposto.

Gli ho chiesto della salute e del suo morale.
Mi vietano caffè, vodka e sigarette
di portare oggetti e ricordi pesanti.
Devo far finta di non aver sentito
-mi ha risposto.
Gli ho chiesto del giardino e della sua panchina.
Quando la sera è tersa, osservo il cielo.
Non finisco mai di stupirmi
tanti punti di vista ci sono lassù
-mi ha risposto.



ALLEGRO MA NON TROPPO
Sei bella – dico alla vita –
è impensabile più rigoglio
più rane e più usignoli
più formiche e più germogli .
Cerco di accattivarmela
di blandirla, vezzeggiarla .
La saluto sempre per prima
con umile espressione .
Le taglio la strada da sinistra
le taglio la strada da destra
e mi innalzo nell’incanto
e cado per lo stupore .
Quanto è di campo questo grillo
e di bosco questo frutto –
mai l’avrei creduto
se non avessi vissuto !
Non trovo nulla – le dico –
a cui paragonarti .
Nessuno ha fatto un’altra pigna
né migliore, né peggiore .
Lodo la tua larghezza
inventiva ed esattezza
e cos’altro – e cosa più –
magia, stregoneria .
Mai vorrei recarti offesa
né adirarti per dileggio .
Da centomila anni almeno
sorridendo ti corteggio .
Tiro la vita per una foglia :
si è fermata ? Se n’è accorta ?
Si è scordata dove corre
almeno per una volta ?

vista con granello di sabbia
RECIPROCITÀ
Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie sulle poesie.
Drammi su attori recitati da attori.
Lettera a causa di altre lettere.
Parole per spiegare le parole.
Cervelli intenti a studiare il cervello.
Tristezze contagiose come una risata.
Carte che provengono dal macero di carte.
Sguardi veduti.
Casi declinati secondo i casi.
Fiumi grandi con serio contributo di piccoli.
Boschi ricoperti di bosco fino al ciglio.
Macchine adibite a fabbricare macchine.
Sogni che all’improvviso ci destano dai sogni.
Salute necessaria per tornare in salute.
Tanti scalini a scendere quanti sono a salire.
Occhiali per cercare gli occhiali.
Respiro che inspira ed espira.
E almeno una volta ogni tanto
ci sia l’odio dell’odio.
Perché alla fin fine
c’è l’ignoranza dell’ignoranza
e mani reclutate per lavarsene le mani.

basta così



 

Opera buffa
Passerà il nostro amore
e poi cento e altri cent’anni
poi saremo ricongiunti:
commedianti lui e lei
e del pubblico gli amati
finiremo sulla scena.
Una farsa con ariette
qualche ballo, molte risa,
un buon quadro di costume
molti applausi.
Sarai buffo certamente
sulla scena, un geloso
incravattato.
La mia testa in subbuglio
il mio cuore e l’orgoglio
sciocco cuore che è spezzato
e l’orgoglio calpestato.
E così c’incontreremo,
lasceremo, risa in sala
sette passi, sette leghe
tra di noi c’inventeremo.
E quasi non bastassero
i dolori della vita
ci uccideremo con le parole.
Poi faremo un bell’inchino
che alla farsa porrà fine.
Tutti a letto se ne andranno
divertiti da morire.
Loro – liete vite avranno
e l’amore domeranno
una tigre stesa ai piedi.
Noi – per sempre un po’ così
con berretti di sonagli
barbari dai loro trilli
incantati.

appello allo yeti - 1957



It's just not easy
to explain to someone else
what you don't understand
yourself

 

 

On Death, without Exaggeration
It can't take a joke,
find a star, make a bridge.
It knows nothing about weaving, mining, farming,
building ships, or baking cakes.
In our planning for tomorrow
it has the final word,
which is always beside the point.
It can't even get the things done
that are part of its trade
dig a grave
make a coffin
clean up after itself.
Preoccupied with killing
it does the job awkwardly
without system or skill.
As though each of us were its first kill.
Oh, it has its triumphs
but look at its countless defeats
missed blows
and repeat attempts !
Sometimes it isn't strong enough
to swat a fly from the air.
Many are the caterpillars
that have outcrawled it.
All those bulbs, pods
tentacles, fins, tracheae,
nuptial plumage, and winter fur
show that it has fallen behind
with its halfhearted work.
Ill will won't help
and even our lending a hand

with wars and coups d'etat
is so far not enough.
Hearts beat inside eggs.
Babies' skeletons grow.
Seeds, hard at work

sprout their first tiny pair of leaves
and sometimes even tall trees fall away.
Whoever claims that it's omnipotent
is himself living proof
that it's not.
There's no life
that couldn't be immortal
if only for a moment.

Death
always arrives by that very moment too late.
In vain it tugs at the knob
of the invisible door.
As far as you've come
can't be undone.

the people on the bridge - 1986

 

italiano

 

 

 

 

 

 







In quanto un po' all'antica
ritengo che la lettura sia il più bei passatempo mai escogitato dall'umanità. L'Homo ludens danza, canta, si produce in gesti pieni di significato, assume pose, si acconcia, banchetta e celebra elaborate cerimonie. Non voglio sottovalutare l'importanza di simili passatempi senza, la vita umana scorrerebbe con una monotonia inimmaginabile e forse andrebbe allo sbando. Tuttavia si tratta di azioni di gruppo su cui aleggia, più o meno percettibile, quel certo odore da addestramento militare collettivo. Con un Libro in mano, l'Homo ludens è libero. Almeno nella misura in cui gli è concesso esserlo. È lui a stabilire le regole del gioco, obbedendo soltanto alla propria curiosità. Gli è dato di leggere sia libri intelligenti, dai quali apprendere qualche cosa, sia libri sciocchi, perché anche da quelli è possibile ricavare informazioni. È libero di non leggere un libro sino alla fine e di cominciarne un altro dall'ultima pagina, risalendo verso l'inizio. È libero di farsi una risatina là dove non è previsto, o di soffermarsi inaspettatamente su parole che poi ricorderà per tutta la vita. È libero infine  e nessun altro passatempo lo consente  di prestare ascolto alle argomentazioni di Montaigne o di fare un tuffo nel Mesozoico.
letture facoltative - 2006
Scrivere significa strappare una particella di realtà
… A volte mi pare che la ‘gioia di scrivere’ consista semplicemente nel trovare, o anche solo nel cercare, la parola di cui ho bisogno in quel momento, che qualche volta non esiste nemmeno e va inventata.
.
Come si può notare, nelle mie poesie non solo mancano le date … ma non ci sono neppure dediche, anche se alcune forse le avrebbero richiesta. Questo perché vorrei che ogni mia poesia fosse recepita dal lettore come scritta per lui.
La poesia appartiene a te che la leggi ed è appunto a te che la dedico.
elettra sofia mauri - fb/ws - polonicult.com - 2015

miei segni particolari
incanto e disperazione

my particular signs enchantment and despair - il cielo

 

 

wisławy szymborskiej - wislawa szymborska

      2 luglio 1923 Kórnik - Polonia      -      1 febbraio 2012 Cracovia - Polonia

attivissima nel settore culturale, si impegna con 'cerco la parola' nel supplemento 'walka/lotta' per il giornale Dziennik Polski - 1945 - ma non ebbe riconoscimenti immediati.  pubblicò la prima volta nel 1952.  è considerata donna sensibilissima ed ironica, impegnata anche politicamente.   le sue opere di piacevole, diretta e scorrevole lettura  sono state tradotte in quasi tutte le lingue europee,  oltre l' arabo, l'ebraico, il giapponese e il cinese.  ottiene il premio nobel per la letteratura nel 1996  'per la poesia che con ironica precisione permette al contesto storico e ambientale di venire alla luce in  frammenti di realtà umana 

IL FASCINO DELLE SUE POESIE VIENE RAPPRESENTATO IN MOLTISSIMI TEATRI  .

 

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