wisława szymborska

welcome szymborska                                                

 

SZYMBORSKA    1  -  1A  -  1B  -   2  -  3

 

 

 

 


profonda ma conscia del suo obbligo di divertire il lettore
woody allen

 

 

black song
collezione postuma della poetessa datata 1940 .
ha pubblicato nel corso della sua vita piu' di 20 raccolte molto apprezzate in polonia - italia - spagna - stati uniti

rappler.com - france presse - 2014

.
Map -  Collected and Last Poems - postumo - 2015
A new collected volume from the Nobel Prizewinning poet that includes, for the first time in English, all of the poems from her last Polish collection One of Europes greatest recent poets is also its wisest, wittiest, and most accessible. Nobel Prizewinner Wislawa Szymborska draws us in with her unexpected, unassuming humor.

Her elegant, precise poems pose questions we never thought to ask. If you want the world in a nutshell, a Polish critic remarks, try Szymborska.
sites.google.com  -  amazon.com

.

COME VIVERE IN MODO PIU CONFORTEVOLE  -  POSTUMO 2016

A 20 DAL PREMIO NOBEL

Anche queste nuove «letture facoltative» sono all’insegna di una voluttuosa vacanza da considerazioni strettamente letterarie – vacanza che va di pari passo con il proposito di non prendere troppo sul serio il ruolo di critico.

Il lettore troverà dunque i temi cari alla Szymborska : l’ironia come unica difesa contro un mondo stolto, la storia come un succedersi in rapida dissolvenza di lezioni inascoltate, la consapevolezza del nesso inscindibile tra micro- e macrocosmi. Nonché sapidi scorci del nostro tempo: dalle bizzarre prescrizioni di musicoterapia per soggetti nevrotici al resoconto esilarante di come un libro di ricette esotiche venga addomesticato per servire palati e mercati di un paese del socialismo reale.
lafeltrinelli.it - 2016

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AMORE A PRIMA VISTA  poesie 1954-2001 - postumo 2017

Con uno sguardo mi ha reso più bella e io questa bellezza l'ho fatta mia .    Felice, ho inghiottito una stella .
Si parla molto di amore nelle poesie di Wislawa Szymborska: ma se ne parla con una così impavida sicurezza di tocco e tonalità così sorprendenti che anche un tema sin troppo frequentato ci appare miracolosamente nuovo. «Sentite come ridono - è un insulto» scrive di due amanti felici. «È difficile immaginare dove si finirebbe / se il loro esempio fosse imitabile» - e ad ogni modo «Il tatto e la ragione impongono di tacerne / come d'uno scandalo nelle alte sfere della Vita». Anche parlando d'amore la voce della Szymborska sa dunque essere irresistibilmente ironica: non a caso Adam Zagajewski diceva di lei che «sembrava appena uscita da uno dei salotti parigini del Settecento». Ma sa anche essere, dietro lo schermo della colloquiale naturalezza e dell'ingannevole semplicità, grave e trafiggente, come quando affida a un panorama divenuto ormai intollerabile il compito di proclamare l'assenza («Non mi fa soffrire / che gli isolotti di ontani sull'acqua / abbiano di nuovo con che stormire») o all'amore a prima vista quello, ancor più temerario, di smascherare il caso-destino che ci governa: «Vorrei chiedere loro / se non ricordano - / una volta un faccia a faccia / in qualche porta girevole? / uno 'scusi' nella ressa? / un 'ha sbagliato numero' nella cornetta? / - ma conosco la risposta. / No, non ricordano».
ibs - 2017
Per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”con questa motivazione è stato conferito nel 1996 il premio Nobel per la letteratura a Wislawa Szymborska. In “Amore a prima vista” sono raccolte le sue poesie composte dal 1954 al 2001. Liriche a tratti colloquiali, apparentemente semplici, dietro a cui si nasconde un’immensa profondità , spesso grave e struggente. Il principale traduttore delle sue opere, Pietro Marchesani, ha curato anche questa preziosa selezione per restituire ai lettori il piacere di leggere le riflessioni di Szymborska. Ironia, paradosso, litote conferiscono ai versi, quasi sempre liberi, di Szymborska uno stile unico, un modo originale per descrivere i mutamenti del tempo, le evoluzione del personale, i sentimenti. “Ogni inizio infatti è solo un seguito, e il libro degli eventi/è sempre aperto a metà.
libreriauniversitaria.it - 2017

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...
Cerco di non pensare troppo a me
e non lo dico per smanceria o per ingraziarmi il lettore
È la verità - non sono al centro dei miei interessi

 

 

C’è mancato poco


Che mia madre sposasse
il signor Zbigniew B. di Zdunska Wola
E se mai fosse nata una figlia –  non sarei stata io.
Forse una dotata di più memoria per volti e nomi
e melodie udite una volta soltanto.
Infallibile nel riconoscere ogni uccello.
Con voti eccellenti in chimica e fisica,
e più scarsi in polacco,
ma che di nascosto avrebbe scritto poesie
subito molto più interessanti delle mie.
C’è mancato poco
Che mio padre intanto sposasse
La signorina Jadwiga R. di Zakopane.
E se mai fosse nata una figlia – non sarei stata io.
Forse una più ostinata nell’averla vinta.
Una che salterebbe senza paura nell’acqua fonda.
Propensa a subire le emozioni della follia.
Vista di continuo in più luoghi
Contemporaneamente,
ma di rado su un libro, molto spesso in cortile
a giocare a pallone insieme ai ragazzini.
Forse si sarebbero perfino incontrate
nella stessa scuola e nella stessa classe.
Ma senza far coppia,
nessuna parentela,
e nella foto di gruppo ben distanti.
Ragazzine, mettetevi qui
- avrebbe detto il fotografo -
quelle più basse davanti, quelle più alte dietro.
E al mio segnale fate un bel sorriso.
Ma prima contatevi,
ci siete tutte?
- Si, signore, tutte.

assenza

 

 

 

 

 

 

Ho perso

 

qualche dea per via dal sud al nord,

e anche molti dei per via dall'est all'ovest.

Mi si è spenta per sempre qualche stella svanita

Mi si è spROfondata nel mare un'isola un'altra.

Non so neanche dove ho lasciato gli artigli

chi gira nella mia pelliccia abita il mio guscio.

Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva

e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.

Non stavo nella pelle sprecavo vertebre e gambe

me ne uscivO di senno più e più volte.

Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio

ci ho messo una pinna sopra ho scrollato le fronde

Perduto smarrito ai quattro venti è volato.

Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato

una persona singola per ora di genere umano

che ha perso solo l'ombrello ieri sul treno.

discorso all'ufficio oggetti smarriti

 

 

Monologo per Cassandra


Sono io, Cassandra.
E questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa è la mia testa piena di dubbi.
E’ vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente i profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se non fossero mai esistiti.
Ora lo rammento con chiarezza:
la gente vedendomi si interrompeva a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde -
nessuno la finiva in mia presenza.
Li amavo.
Ma amavo dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e da dove nulla è più facile del vedere la morte.
Mi dispiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dall’alto delle stelle - gridavo -
guardatevi dall’alto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi.
Vivevano nella vita.
Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.
Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma c’era in loro un’umida speranza,
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cos’è davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque
prima di -
E’ andata come dicevo io.
Però non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello.
da uno spasso - trad pietro marchesani

 

 

 

Le quattro del mattino

Ora dalla notte al giorno.
Ora da un fianco all’altro.
Ora per i trentenni.
Ora rassettata per il canto dei galli.
Ora in cui la terra ci rinnega.
Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente.
Ora del chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi.
Ora vuota.
Sorda vana.
Fondo di ogni altra cosa.
Nessuno sta bene alle quattro del mattino.
Se le formiche stanno bene

alle quattro del mattino

le nostre congratulazioni.

E che arrivino le cinque

se dobbiamo vivere ancora.

 

 

 


 

 

 

 

 

Foglietto illustrativo

Sono un tranquillante
Agisco in casa
funziono in ufficio
affronto gli esami
mi presento all'udienza
incollo con cura le tazze rotte
devi solo prendermi
farmi sciogliere sotto la lingua
devi solo mandarmi giù
con un sorso d'acqua.
So come trattare l'infelicità
come sopportare una cattiva notizia
ridurre l'ingiustizia
rischiarare l'assenza di Dio
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti
fidati della pietà chimica.
Sei un uomo (una donna) ancora giovane
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio ?
Consegnami il tuo abisso
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata) per la caduta in piedi.
Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.
Un altro diavolo non c'è più.

 

 

La stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.
Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.
Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.
Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.
L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.
Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.
La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.
L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.
E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.
Fuori dalla portata
della nostra presenza.
Nel paradiso perduto
della probabilità.
Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.

uno spasso 1967

 

La fiera dei miracoli


Un miracolo comune
l’accadere di molti miracoli comuni.
Un miracolo normale
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti
una piccola nuvola svolazzante,
che riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.
Un miracolo all’ordine del giorno
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro
bianchi colombi che si alzano in volo.
Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti
oggi il sole è sorto alle 3,14
e tramonterà alle 20.01.
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe
la mano ha in verità meno di sei dita
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa
l’inimmaginabile
è immaginabile

 

 

 

 

GLI SONO TROPPO VICINA

PERCHÉ MI SOGNI

 

NON VOLO SU DI LUI, NON FUGGO DA LUI
SOTTO LE RADICI DEGLI ALBERI. TROPPO VICINA.
NON CON LA MIA VOCE CANTA IL PESCE NELLA RETE.
NON DAL MIO DITO ROTOLA L'ANELLO.
SONO TROPPO VICINA. LA GRANDE CASA BRUCIA
SENZA CHE IO CHIAMI AIUTO. TROPPO VICINA
PERCHÉ LA CAMPANA SUONI SUL MIO CAPELLO.
TROPPO VICINA PER ENTRARE COME UN OSPITE
DINANZI A CUI SI SCOSTANO I MURI.
MAI PIÙ MORIRÒ COSÌ LEGGERA,
COSÌ FUORI DAL CORPO, COSÌ IGNARA,
COME UN TEMPO NEL SUO SOGNO. TROPPO,
TROPPO VICINA. SENTO IL SIBILO
E VEDO LA SQUAMA LUCENTE DI QUESTA PAROLA,
IMMOBILE NELL'ABBRACCIO. LUI DORME,
PIÙ ACCESSIBILE ORA ALLA CASSIERA D'UN CIRCO
CON UN LEONE, VISTA UNA SOLA VOLTA,
CHE NON A ME DISTESA AL SUO FIANCO.
PER LEI ORA CRESCE IN LUI LA VALLE
CON FOGLIE ROSSICCE,

CHIUSA DA UN MONTE INNEVATO
NELL'ARIA AZZURRA. IO SONO TROPPO VICINA
PER CADERGLI DAL CIELO. IL MIO GRIDO
POTREBBE SOLO SVEGLIARLO. POVERA,
LIMITATA ALLA PROPRIA FORMA,
ED ERO BETULLA, ED ERO LUCERTOLA,
E USCIVO DAL PASSATO E DAL BROCCATO
CANGIANDO COLORI DELLE PELLI. E POSSEDEVO
IL DONO DI SPARIRE AGLI OCCHI STUPITI,
RICCHEZZA DELLE RICCHEZZE. VICINA,
SONO TROPPO VICINA PERCHÉ MI SOGNI.
TOLGO IL BRACCIO DA SOTTO LA SUA TESTA,
INTORPIDITO, UNO SCIAME DI SPILLI.
SULLA CAPOCCHIA D'OGNUNO, DA CONTARE,
SONO SEDUTI ANGELI CADUTI.


 

PROGETTO UN MONDO

 

Progetto un mondo, nuova edizione,
nuova edizione, riveduta,
per gli idioti, ché ridano,
per i malinconici, ché piangano,
per i calvi, ché si pettinino,
per i sordi, ché gli parlino.
Ecco un capitolo:
La lingua di Animali e Piante,
dove per ogni specie
c'è il vocabolario corrispondente.
Anche un semplice buongiorno
scambiato con un pesce,
àncora alla vita
te, il pesce, chiunque.
Quell'improvvisazione di foresta,
da tanto presentita, d'un tratto
nelle parole manifesta!
Quell'epica di gufi!
Quegli aforismi di riccio,
composti quando
siamo convinti
che stia solo dormendo!
Il tempo (capitolo secondo)
ha il diritto di intromettersi
in tutto, bene o male che sia.
Tuttavia - lui che sgretola montagne,
sposta oceani
ed è presente al moto delle stelle,
non avrà il minimo potere
sugli amanti, perchè troppo nudi,
troppo avvinti, col cuore in gola
arruffato come un passero.
La vecchiaia è solo la morale
a fronte d'una vita criminosa.
Ah, dunque sono giovani tutti!
La sofferenza (capitolo terzo)
non insulta il corpo.
La morte
ti coglie nel tuo letto.
E sognerai
che non occorre affato respirare,
che il silenzio senza respiro
è una musica passabile,
sei piccolo come una scinitlla
e ti spegni al ritmo di quella.
Una morte solo così. Hai sentito
più dolore tenendo in mano una rosa
e provato maggiore sgomento
per un petalo sul pavimento.
Un mondo solo così. Solo così
vivere. E morire solo quel tanto.
E tutto il resto eccolo qui -
è come Bach suonato per un istante
su un bicchiere.

 

 

 

 

 

 

 

 

Disattenzione


Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare  domande
senza stupirmi di niente.
Ho svolto attività quotidiane
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione

un passo dopo l’altro

incombenze
ma senza un pensiero

che andasse più in là
dell’uscire di casa

e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto essere

preso per un mondo folle
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
Nessun come e perché -
e da dove è saltato fuori uno così -
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.
Ero come un chiodo piantato

troppo in superficie nel muro
 - e qui un paragone che mi è mancato .
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.
Su un tavolo più giovane da una mano

d’un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.
Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
La terra girava intorno al proprio asse
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
Il savoir-vivre cosmico
benché taccia sul nostro conto
tuttavia esige qualcosa da noi
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

due punti - 2006


 

 

Accanto a un bicchiere di vino

Con uno sguardo mi ha resa più bella
e io questa bellezza l'ho fatta mia
Felice ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi.

Io ballo io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria
incredibilmente immaginaria
immaginaria fino al midollo.
Gli parlo di tutto ciò che vuole
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca
se viene spruzzata di vino canta.
Mi metto a ridere inclino il capo
con prudenza come per controllare
un'invenzione.

E ballo ballo
nella pelle stupita nell'abbraccio
che mi crea.
Eva dalla costola
Venere dall'onda
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda
cerco la mia immagine
sul muro.
E vedo solo
un chiodo
senza il quadro.



 

Prospettiva

Si sono incrociati come estranei
senza un gesto o una parola
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.
Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo
amati per sempre.
D'altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano
ma da vicino niente affatto.
Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall'alto
Sbaglia più facilmente.
Lei è sparita dietro la porta a vetri
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto
anche se è accaduto.
E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.
due punti

 

 

 

 

Mappa

Piatta come il tavolo
Su cui è posata.
Sopra di lei niente si muove
Né muta posto.
Sopra di lei il mio respiro umano
Non crea vortici d’aria
Né sfuma affatto i suoi nitidi colori.
Perfino i mari

sono sempre amichevolmente turchini
sui suoi bordi sdruciti.
Qui tutto è piccolo, accessibile, vicino.
Con la punta dell’unghia

posso schiacciare vulcani,
accarezzare i poli senza spessi guanti
con una sola occhiata
posso abbracciare ogni deserto
assieme ad un fiume proprio qui accanto.
Le foreste sono indicate da pochi alberelli
In mezzo a cui è impossibile perdersi.
A est e a ovest
Sopra e sotto l’equatore
Si sgrana il silenzio,
E dentro ogni seme nero
Gente che vive.
Niente fosse comuni e macerie improvvise
in questo quadro.
I confini tra paesi sono appena visibili
come se esitassero: – essere o non essere?
Amo le mappe perché mentono
Perché non ammettono le verità aggressive
Perché con magnanimo e bonario humor
Mi dispiegano sul tavolo un mondo
Non di questo mondo.

ultima raccolta di 15 poesie  -  ed. A5 cracovia

 



Autotomia

In caso di pericolo l'oloturia * si divide in due
dà un sé in pasto al mondo
e con l'altro fugge .
Si scinde in un colpo in rovina e salvezza
in ammenda e premio   in ciò che è stato e ciò che sarà .
Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso
con due sponde subito estranee .
Su una la morte   sull'altra la vita.
Qui la disperazione   là la fiducia.
Se esiste una bilancia  ha piatti immobili.
Se c'è giustizia  eccola.
Morire quanto necessario senza eccedere.
Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato .
Già .  anche noi sappiamo dividerci in due .
Ma solo in corpo e sussurro interrotto .
In corpo e poesia.
Da un lato la gola   il riso dall'altro
un riso leggero  di già soffocato.
Qui il cuore pesante   là non omnis moriar **
tre piccole parole  soltanto  tre piume di un volo.
L'abisso non ci divide.
L'abisso ci circonda.
la gioia di scrivere - tutte le poesie 1945-2009

*
autotomia
Amputazione  spontanea di alcuni animali specialmente
invertebrati  a scopo di difesa
e sfuggire ai predatori
*
  oloturia
Echinodermi - classe Oloturoidei - Holothuria
corpo cilindrico allungato con piccoli pedicelli
detto anche cetriolo di mare
e la bocca munita da  una ventina di tentacoli
**non morirò interamente - del tutto - completamente 
incipit ode III 30-6  -  orazio

 


 


LA PRIMA FOTOGRAFIA DI HITLER

E chi è questo pupo in vestina?
Ma è Adolfino, il figlio del signor Hitler!
diventerà forse un dottore in legge
o un tenore dell'opera di Vienna?
Di chi è questa manina, di chi,
e gli occhietti, il nasino?
Di chi il pancino pieno di latte,
ancora non si sa:
d'un tipografo, d'un mercante, d'un prete?
Dove andranno queste buffe gambette, dove?
Al giardinetto, a scuola, in ufficio,
alle nozze magari con la figlia del sindaco?

Bebè, angioletto, tesoruccio, piccolo raggio,
quando un anno fa veniva al mondo
non mancavano segni nel cielo e sulla terra:
un sole primaverile, gerani alle finestre,
musica d'organetto nel cortile,
un fausto presagio nella carta velina rosa,
prima del parto un sogno profetico della madre:
se sogni un colombo - è una lieta novella,
se lo acchiappi - giungerà a chi hai a lungo atteso.

Toc, toc, chi è?  è il cuoricino di Adolfino.
Ciucciotto, pannolino, bavaglino, sonaglio,
il bimbetto, lodando Iddio e toccando ferro, è sano.
Somiglia ai genitori,  al gattino nel cesto,
ai bambini  di tutti gli album di famiglia.

Beh, adesso non piangeremo mica,
il fotografo farà clic sotto la tela nera.
Atelier Klinger, Grabenstrasse  Braunau,
e Braunau è una cittadina piccola,
ma dignitosa, ditte solide, vicini dabbene,
profumo di torta e di sapone da bucato.
Non si sentono cani ululare né i passi del destino.
L'insegnante di storia allenta il colletto
e sbadiglia sui quaderni.

da gente sul ponte


IDEA

Mi è venuta un'idea
per una poesiola? Per una poesia?
Bene - le dico - resta, ne parliamo.
Devi dirmi di più su di te.
Al che lei mi sussurra qualcosa all'orecchio.
Ah, si tratta di questo - dico - interessante.
Già da tanto mi stanno a cuore queste cose.
Ma al punto di scriverci una poesia? No, no di certo.
Al che lei mi sussurra qualcosa all'orecchio.
È sono una tua impressione - rispondo -
sopravvaluti le mie forze e capacità.
Non saprei neanche da dove cominciare.
Al che lei mi sussurra qualcosa all'orecchio.
Ti sbagli - le dico - scrivere una poesia concisa e breve
è molto più difficile che scriverne una lunga.
Non tormentarmi, non insistere, è inutile.
Al che lei mi sussurra qualcosa all'orecchio.
E va bene, ci proverò, visto che insisti.
Ma già ti dico con quale risultato.
La scriverò, strapperò e butterò nel cestino.
Al che lei mi sussurra qualcosa all'orecchio.
Hai ragione - le dico - ci sono pur altri poeti.
Alcuni lo faranno meglio ancora.
Posso darti nomi e indirizzi.
Al che lei mi sussurra qualcosa all'orecchio.
Sì, certo che li invidierò.
Noi ci invidiamo anche poesie mediocri.
Ma questa magari dovrebbe ... deve avere ...
Al che lei mi sussurra qualcosa all'orecchio.
Appunto, le caratteristiche da te elencate.
Perciò è meglio cambiare argomento.
Ti andrebbe un caffè?
Al che lei fece soltanto un sospiro.
E comincio a svanire.
E svanì.


 

 

 


Still

In sealed box cars travel
names across the land,
and how far they will travel so,
and will they ever get out,
don't ask, I won't say, I don't know.
The name Nathan strikes fist against wall,
the name Isaac, demented, sings,
the name Sarah calls out for water
for the name Aaron that's dying of thirst.

Don't jump while it's moving, name David.
You're a name that dooms to defeat,
given to no one, and homeless,
too heavy to bear in this land.
Let your son have a Slavic name,
for here they count hairs on the head,
for here they tell good from evil
by names and by eyelids' shape.

Don't jump while it's moving. Your son will be Lech.
Don't jump while it's moving. Not time yet.
Don't jump. The night echoes like laughter
mocking clatter of wheels upon tracks.
A cloud made of people moved over the land,
a big cloud gives a small rain, one tear,
a small rain-one tear, a dry season.
Tracks lead off into black forest.

Cor-rect, cor-rect clicks the wheel. Gladeless forest.
Cor-rect, cor-rect. Through the forest a convoy of clamors.
Cor-rect, cor-rect. Awakened in the night I hear
cor-rect, cor-rect, crash of silence on silence.
trad magnus j. krynski

 

FUNERALE

“cosi’ all’improvviso chi poteva pensarlo”
“lo stress e le sigarette, chi poteva pensarlo”
“cosi’, cosi’, grazie”
“scarta quei fiori”
“anche per il fratello fu il cuore, deve essere di famiglia”
“con questa barba non l’avrei mai riconosciuta”
“se l’e’ voluto, era un impiccione”
“doveva parlare quello nuovo, ma non lo vedo”
“Kazek a Varsavia, Tadek all’estero”
“tu sola hai avuto la buona idea di prendere l’ombrello”
“era il piu’ in gamba di tutti, e a che gli e’ servito?”
“una stanza di passaggio, Baska non vorra’”
“certo, aveva ragione, ma non e’ un buon motivo”
“con la verniciatura delle portiere indovina quanto”
“due tuorli, un cucchiaio di zucchero”
“non erano affari suoi che bisogno aveva”
“soltanto azzurre e solo numeri piccoli”
“cinque volte, mai una risposta”
“d’accordo, avrei potuto, ma anche tu avresti potuto”
“meno male che almeno lei aveva quel piccolo impiego”
“be’, non so, probabilmente parenti”
“il prete e’ un vero Belmondo”
“non ero mai stata in questa parte del cimitero”
“l’ho sognato la settimana scorsa, un presentimanto”
“niente male la figliola”
“ci aspetta tutti la stessa fine”
“le mie condoglianze alla vedova, devo fare in tempo a”
“pero’ in latino era piu’ solenne”
“e’ la vita”
“arrivederla, signora”
“e se ci bevessimo una birra da qualche parte”
“telefonami, ne parleremo”
“il quattro o il dodici”
“io vado per di la’”
“noi per di qua”
gente sul ponte 1986

 


 

Al mio cuore di domenica

Ti ringrazio cuore mio
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio
per innata diligenza.
Hai settanta meriti al minuto.
Ogni tua sistole
è come spingere una barca
in mare aperto
per un viaggio intorno al mondo.
Ti ringrazio cuore mio
volta per volta
mi estrai dal tutto
separata anche nel sonno.
Badi che sognando

non trapassi in quel volo
nel volo
per cui non occorrono le ali.
Ti ringrazio cuore mio
mi sono svegliata di nuovo
e benchè sia domenica
giorno di riposo
sotto le costole
continua il solito viavai prefestivo

da uno spasso

la gioia di scrivere - tutte le poesie 1945-2009

 


Addio a una vista

Non ce l'ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.
Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla
è solo al vento.
Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.
Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta - come se tu vivessi ancora -
bella come era.
Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.
Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
su un tronco rovesciato di betulla.
Rispetto il loro diritto
a sussurrare, a ridere
e a tacere felici.
Suppongo perfino
che li unisca l'amore
e che lui la stringa
con il suo braccio vivo.
Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.
Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco
ora color smeraldo
ora color zaffiro
ora nere.
Una cosa soltanto non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza -
ci rinuncio.
Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

la fine e l'inizio



La veglia

La veglia non svanisce
come svaniscono i sogni.
Nessun brusio, nessun campanello
la scaccia,
nessun grido né fracasso
può strapparci da essa.
Torbide e ambigue
sono le immagini nei sogni
il che può spiegarsi
in molti modi.
Veglia significa veglia
ed è un enigma maggiore.
Per i sogni ci sono chiavi.
La veglia si apre da sola
e non si lascia sbarrare.
Da essa si spargono
diplomi e stelle
cadono giù farfalle
e anime di ferri vecchi
da stiro,
berretti senza testa
e cocci di nuvole.
Ne vien fuori un rebus
irrisolvibile.
Senza di noi non ci sarebbero sogni.
Quello senza cui non ci sarebbe veglia
è ancora sconosciuto,
ma il prodotto della sua insonnia
si comunica a chiunque
si risvegli.
Non i sogni sono folli
folle è la veglia
non fosse che per l’ostinazione
con cui si aggrappa
al corso degli eventi.
Nei sogni vive ancora
chi ci è morto da poco
vi gode perfino di buona salute
e di ritrovata giovinezza.
La veglia depone davanti a noi
il suo corpo senza vita.
La veglia non arretra di un passo.
La fugacità dei sogni fa sì
che la memoria se li scrolli di dosso facilmente.
La veglia non deve temere l’oblio.
E’ un osso duro.
Ci sta sul groppone
ci pesa sul cuore
sbarra il passo.
Non le si può sfuggire
perché ci accompagna in ogni fuga.
E non c’è stazione
lungo il nostro viaggio
dove non ci aspetti.







Qualche parola sull'anima

L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.
Giorno dopo giorno
anno dopo anno
possono passare senza di lei.

A volte
nidifica un po' più a lungo
sole in estasi e paure dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.
Di rado ci da una mano
in occupazioni faticose
come spostare mobili
portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette.
Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni
partecipa a una
e anche questo non necessariamente
poiché preferisce il silenzio.
Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci
smonta di turno alla chetichella.
È schifiltosa
non le piace vederci nella folla
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.

Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
E’ presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.

Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che
così come lei a noi
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.





Notorietà

Eccoci qui distesi, amanti nudi
belli per noi - ed è quanto basta
solo con foglie di palpebre vestiti
siamo immersi nella notte vasta.

Ma già sanno di noi, già sanno
queste quattro mura, la stufa spenta
ombre sagaci sulle sedie stanno
e il tacere del tavolo è eloquente.
E sanno i bicchieri perché sul fondo
il tè non bevuto si raffredda.
Swift ormai non può certo fare conto
che questa notte ci sia chi lo legga.

E gli uccelli ? Non illuderti per niente
ieri li ho visti scrivere volando
con ardire e apertamente
quel nome con cui ti sto chiamando.
E gli alberi? Qual è il significato
del loro incessante bisbigliare ?
Dici: solo il vento forse è informato.
Ma di noi come ha potuto sapere
?
Dalla finestra è entrata una falena
e con le sue piccole ali pelose
atterra e decolla di gran lena
fruscia sul nostro capo senza posa.
Forse quell’insetto, più di noi dotato
d’una vista acuta, vede meglio ?
Io non ho intuito  né tu indovinato
che i nostri cuori splendono nel buio.
1957





La chiave c'era e non c'è più

Come entreremo in casa?
Qualcuno la potrà trovare
la guarderà - per farne cosa?
camminando la rigira su e giù
come un ferro da buttare.
Ma se lo stesso accadesse
all'amore che io provo per te
non solo a noi, al mondo intero
questo amore mancherebbe.
Sollevato nell'altrui mano
non aprirà nessuna casa
e sarà solo una forma
e che ruggine la roda.
Non da carte, astri o grida di pavone
è tratta questa conclusione.



DOMANDE POSTE A ME STESSA

QUAL È IL CONTENUTO DEL SORRISO
E D'UNA STRETTA DI MANO ?
NEL DARE IL BENVENUTO
NON SEI MAI LONTANA
COME A VOLTE È LONTANO
L'UOMO DALL'UOMO
QUANDO DÀ UN GIUDIZIO OSTILE
A PRIMA VISTA ?
OGNI UMANA SORTE
APRI COME UN LIBRO
CERCANDO EMOZIONE
NON NEI SUOI CARATTERI
NON NELL'EDIZIONE ?
CON CERTEZZA TUTTO
AFFERRI DELLA GENTE ?
RISPOSTA EVASIVA LA TUA
INSINCERA
UNO SCHERZO DA NIENTE -
I DANNI LI HAI CALCOLATI ?
IRREALIZZATE AMICIZIE
MONDI GHIACCIATI.
SAI CHE L'AMICIZIA VA
CONCREATA COME L'AMORE ?
C'È CHI NON HA RETTO IL PASSO
IN QUESTA DURA FATICA.
E NEGLI ERRORI DEGLI AMICI
NON C'ERA TUA COLPA ?
C'È CHI SI È LAMENTATO E CONSIGLIATO.
QUANTE LE LACRIME VERSATE
PRIMA CHE TU PORTASSI AIUTO ?
CORRESPONSABILE
DELLA FELICITÀ DI MILLENNI -
FORSE TI È SFUGGITO
IL SINGOLO MINUTO
LA LACRIMA, LA SMORFIA SUL VISO ?
NON SCANSI MAI
L'ALTRUI FATICA ?
IL BICCHIERE ERA SUL TAVOLO
E NESSUNO LO HA NOTATO
FINCHÉ NON È CADUTO
PER UN GESTO DISTRATTO.
MA È TUTTO COSÌ SEMPLICE
NEI RAPPORTI FRA LA GENTE ?
1954




Salmo per Natale

Oh, come sono permeabili le frontiere umane
Quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,
quanta sabbia del deserto
passa da un paese all'altro,
quanti ciottoli di montagna
rotolano su terre altrui
con provocanti saltelli!
Devo menzionare qui uno a uno
gli uccelli che trasvolano,
o che si posano sulla sbarra abbassata?
Foss'anche un passero - la sua coda è già all'estero,
benchè il becco sia ancora in patria.
E per giunta, quanto si agita!

Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,
che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere
non si sente tenuta a rispondere alle domande
“Da dove?” e “Dove?”.
Oh, afferrare con un solo sguardo
tutta questa confusione,
su tutti i continenti!
Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta
contrabbanda attraverso il fiume
la sua centomillesima foglia?
E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate,
viola i sacri limiti delle acque territoriali?

Come si può parlare d'un qualche ordine,
se non è nemmeno possibile scostare le stelle
e sapere per chi brilla ciascuna?
E poi questo riprorevole diffondersi della nebbia!
E la polvere che si posa su tutta la steppa,
come se non fosse affatto divisa a metà!

E il risuonare delle voci
sulle servizievoli onde dell'aria:
quei pigolii e gorgoglii allusivi!
Solo ciò che è umano
può essere davvero straniero.
Il resto è bosco misto,
lavorio di talpa e vento.



 

 

 

Il primo amore


Dicono
che il primo amore sia il più importante.
Ciò è molto romantico
ma non è il mio caso.
Qualcosa tra noi c'è stato e non c'è stato,
è accaduto e si è perduto.
Non mi tremano le mani
quando mi imbatto in piccoli ricordi
e in un rotolo di lettere legate con lo spago
nemmeno con un nastrino.
Il nostro unico incontro dopo anni
la conversazione di due sedie
intorno a un freddo tavolino.
Atri amori
ancora respirano profondamente in me.
A questo manca il fiato per sospirare.
Eppure proprio così com'è
è capace di ciò di cui quelli
non sono ancora capaci:
non ricordato
neppure sognato,
mi familiarizza con la morte.





FIRST LOVE

They say
the first love's most important.
That's very romantic,
but not my experience.
Something was and wasn't there between us,
something went on and went away.
My hands never tremble
when I stumble on silly keepsakes
and a sheaf of letters tied with string
— not even ribbon.
Our only meeting after years:
two chairs chatting
at a chilly table.
Other loves
still breathe deep inside me.
This one's too short of breath even to sigh.
Yet just exactly as it is,
it does what the others still can't manage:
unremembered,
not even seen in dreams,
it introduces me to death.
 trand clare cavanagh e stanislaw baranczak


COMMEDIOLE

Se esistono gli angeli
probabilmente non leggono
i nostri romanzi
sulle speranze deluse

E neppure - temo -
Le nostre poesie
Risentite con il mondo.

Gli strilli e gli strazi
delle nostre pièces teatrali
devono - sospetto -
spazientirli.

Liberi da occupazioni
Angeliche, cioè non umane
guardano piuttosto
le nostre commediole
dall’epoca del cinema muto.

Ai lamentatori funebri
a chi si strappa le vesti
e a chi digrigna i denti
preferiscono - suppongo -
quel poveraccio
che afferra per la parrucca
uno che annega
o affamato divora
i propri lacci.

Dalla cintola in su
le ambizioni e lo sparato
e sotto
nella gamba dei pantaloni
un topo impaurito.
Oh, questo sì
Deve divertirti parecchio.

L’inseguimento in circolo
si trasfigura in una fuga
davanti al fuggitivo.
La luce nel tunnel
Si rivela l’occhio d’una tigre.
Cento catastrofi
sono cento divertenti capriole
su cento abissi.

Se esistono gli angeli
dovrebbe convincerli
- spero -
questa allegria sull’altalena dell’orrore
che non grida neppure aiuto, aiuto
perché tutto avviene in silenzio.

Oso supporre
che applaudano con le ali
e che dai loro occhi colino lacrime
almeno di riso.





UTOPIA

ISOLA DOVE TUTTO SI CHIARISCE.
QUI CI SI PUÒ FONDARE SU PROVE.
L'UNICA STRADA È QUELLA D'ACCESSO.
GLI ARBUSTI SI PIEGANO SOTTO LE RISPOSTE.
QUI CRESCE L'ALBERO DELLA GIUSTA IPOTESI
CON RAMI DA SEMPRE DISTRICATI.
DI ABBAGLIANTE LINEARITÀ È L'ALBERO DEL SENNO
PRESSO LA FONTE DETTA AH DUNQUE E' COSÌ.
PIÙ TI ADDENTRI NEL BOSCO, PIÙ SI ALLARGA
LA VALLE DELL'EVIDENZA.
SE SORGE UN DUBBIO, IL VENTO LO DISPERDE.
L'ECO PRENDE LA PAROLA SENZA FARSI CHIAMARE
E CHIARISCE VOLENTEROSA I MISTERI DEI MONDI.
A DESTRA UNA GROTTA IN CUI GIACE IL SENSO.
A SINISTRA IL LAGO DELLA PROFONDA CONVINZIONE.
DAL FONDO SI STACCA LA VERITÀ E VIENE LIEVE A GALLA.
DOMINA SULLA VALLE LA CERTEZZA INCROLLABILE.
DALLA SUA CIMA SI SPAZIA SULL'ESSENZA DELLE COSE.
MALGRADO LE SUE ATTRATTIVE L'ISOLA È DESERTA
E LE TENUI ORME VISIBILI SULLE RIVE
SONO TUTTE DIRETTE VERSO IL MARE.
COME SE DA QUI SI ANDASSE SOLO VIA
IMMERGENDOSI IRREVOCABILMENTE NELL'ABISSO.
NELLA VITA INCONCEPIBILE.
la gioia di scrivere - poesie 1945-2009




 C'E CHI

C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
E’ tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

E’ lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Pensa quel tanto che serve
non un attimo in più
perché dietro quell’attimo
sta in agguato il dubbio.

E quando è licenziato dalla vita
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

A volte un po’ lo invidio
- per fortuna mi passa.

UN AMORE FELICE

 miłość szczęśliwa

 

Un amore felice. E' normale?
è serio? è utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?


Innalzati l'uno verso l'altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare così - in premio di che? Di nulla
la luce giunge da nessun luogo
perchè proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Si.
Ciò offende i principi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo?

Si, infrange e butta giù.

Guardate i due felici
se almeno dissimulassero un pò
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono - è un insulto.
In che lingua parlano - comprensibile all'apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie
quei bizzarri doveri reciproci che s'inventano
sembra un complotto contro l'umanità!

E' difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe
chi vorrebbe restare più nel cerchio?

Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d'uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra
capita, in fondo, di rado.

Chi non conosce l'amore felice
dica pure che in nessun luogo

esiste l'amore felice.

Con tale fede

gli sarà più lieve vivere e morire. 

 

ogni caso 2009

https://youtu.be/8MJIWBCVTRs  - legge WS



Contributo alla statistica


Su cento persone
che ne sanno sempre più degli altri
- cinquantadue

insicuri a ogni passo
- quasi tutti gli altri

pronti ad aiutare
purché la cosa non duri molto
- ben quarantanove

buoni sempre
perché non sanno fare altrimenti
- quattro, bè, forse cinque

propensi ad ammirare senza invidia
- diciotto

viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
- settantasette

dotati per la felicità
- al massimo poco più di venti

innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
- di sicuro più della metà

crudeli
se costretti dalle circostanze
- è meglio non saperlo

neppure approssimativamente
quelli col senno di poi
- non molti di più

di quelli col senno di prima
che dalla vita prendono solo cose
- quaranta

anche se vorrei sbagliarmi
ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
- ottantatrE

prima o poi
degni di compassione
- novantanove

mortali
- cento su cento
Numero al momento invariato


 


 

 



GENTE

Gente in fuga davanti ad altra gente.
In un qualche paese sotto il sole
e alcune nuvole.
Si lasciano alle spalle un qualche loro tutto
campi seminati, delle galline, cani
specchietti in cui il fuoco ora si sta guardando.
Hanno sulle spalle brocche e fagotti,
quanto più vuoti, tanto più di giorno in giornopesanti.
C'è chi in silenzio si sta fermando
e chi nel chiasso a un altro il pane sta rubando
e chi un bambino morto sta scuotendo.
Davanti a loro una qualche via che non è mai quella
un ponte che non è quello che occorre
sopra un fiume stranamente rosa.
Intorno spari, più vicino, più lontano
in alto un aereo che fa qualche giro.
Ci vorrebbe dell'invisibilità
della grigia pietrosità
e, ancor meglio, dell'inesistenzialità
per un tempo breve oppure lungo.
Qualcosa ancora - ma dove e cosa - accadrà.
Qualcuno gli andrà incontro, ma quando, chi sarà
in quante forme e con quali intenzioni.
Se potrà scegliere
forse non vorrà essere nemico
e li lascerà in una qualche vita.

la gioia di scrivere

 

 

 

 

Una vita all’istante

Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.
Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.
Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.
Mal preparata all’onore di vivere
reggo a fatica il ritmo imposto dell’azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L’agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.
Parole e impulsi non revocabili
stelle non calcolate
il carattere come un cappotto abbottonato in corsa –
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.
Poter provare prima, almeno un mercoledì
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì !
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca, perché neanche l’ho potuta schiarire tra le quinte) .
Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant’è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.

 





ELENCO

Ho fatto un elenco di domande
a cui ormai non otterrò risposta
poichè o sono premature
o non farò in tempo a comprenderle .
L’elenco delle domande è lungo
tocca questioni più e meno importanti
e poichè non voglio annoiarvi
ne rivelerò solo alcune:
Cos’era reale
e cosa sembrava esserlo appena
in questa platea
stellare e substellare
dove oltre al biglietto d’ingresso
bisogna avere quello d’uscita
Che ne sarà di tutto il mondo vivo
che non farò in tempo
a paragonare con un altro mondo vivo
Di cosa scriveranno
l’indomani i giornali
Quando cesseranno le guerre
e cosa le sostituirà
All’anulare di chi
è ora l’anello
rubatomi – Perduto
Dov’è il posto del libero arbitrio
che riesce a esserci e non esserci
contemporaneamente
Che ne sarà di decine di persone –
ci conoscevamo davvero oppure no
Cosa cercava di dirmi M.
Quando non poteva più parlare
Perchè ho preso per buone
cose cattive
e cosa mi occorre
per non sbagliarmi più ?
Certe domande le annotavo
un istante prima di addormentarmi.
Al risveglio
non riuscivo più a decifrarle .
A volte ho il sospetto
che si tratti di un codice vero .
Ma anche questa è una domanda
che mi abbandonerà un giorno .
gente sul ponte 1986

 

 

 

 

 

 

 

Confidarsi in pubblico è come perdere l’anima 

Qualcosa bisogna pur tenere per sé

 

 

 

welcome szymborska  

 

SZYMBORSKA    1  -  1A  -  1B  -   2  -  3

 

 

 

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