josé de sousa saramago

chiamato   ' zezito '   DA BAMBINO

De Sousa was his family name, but when he presented his birth certificate on his first day of school, it was discovered that the clerk in his home village had registered him as José Saramago. The word means “wild radish”, something that country people fell back on to eat in hard times and the nickname by which the novelist’s father was known.

azinhaga - ribatejo - lisbona  16 novembre  1922   -   LANZAROTE CANARIE  18 GIUGNO 2010

 

welcome saramago

 

 

www.josesaramago.org          il quaderno di JS     -     fundação josé saramago

BLIMUNDA
è il nome della nuova rivista letteraria digitale della fondazione jose saramago

LA CASA DOS BICOS E STATA OGGETTO DI VANDALISMO IN APRILE 2013

 

The head office of the José Saramago Foundation was recently inaugurated at Casa dos Bicos that now hosts the Portuguese Literature Nobel collection. In this new cultural venue of the Portuguese capital you can view a permanent exhibition dedicated to the writer, entitled "Jose Saramago. The seed and the fruits."
The Foundation will be financed by the copyright of the author's work and the work that is being developed at this institution which is governed by the Universal Declaration of Human Rights, and whose mission is to give special attention to issues such as the environment and global warming.

lisboainside.net/en/noticias/149-fundacao-jose-saramago
www.facebook.com/#!/fjsaramago

 

dentro di noi c'è una cosa che non ha nome 

quella cosa è cio' che siamo

cecita' 1995 - pag 262 - i gradini della casa dos bicos parlano con noi - fundação josé saramago -  2013

16 novembre  ' giorno dell'inquietudine ' in  suo omaggio

iniziativa della fondazione in occasione dei 90 anni dello scrittore - 2012

 l’inquietudine è un sentimento che Saramago ha espresso in molti suoi testi

 

vivo desassosegado - Escrevo para desassossegar os meus leitores

 

revistas.usp.br


2,5 euro commemorativo -  argento - nichel rame - oro  -  da maggio 2013






Blimundas em cerâmica
disponíveis na livraria/loja da Fundação
José Saramago na Casa dos Bicos
www.facebook.com/fjsaramago
da marzo 2015


alabardas - r
OMANZO INCOMPIUTO PUBBLICATO nel 2014 - CARTACEO E DIGITALE
Romance inacabado de José Saramago será publicado em outubro
Alabardas, alabardas, Espingardas, espingardas o romance inacabado de José Saramago, será publicado em outubro.
A publicação do texto '
será mais uma forma de repúdio à violência' escreveu Pilar del Río, presidenta da Fundação . 'São poucos capítulos, mas o tema fica claro, o texto tem unidade' explica a tradutora espanhola.
Acompanham os primeiros capítulos do romance as notas do autor, feitas quando começou a escreve-lo. Neles, José Saramago antecipa o andamento e o desenlace da história que pretendia contar.
Alabardas, alabardas, Espingardas, espingardas título emprestado de versos do poeta Gil Vicente, tem como protagonista o funcionário de uma fábrica de armas que vive um conflito moral decorrente de seu trabalho.
O último livro do Prémio Nobel de Literatura será publicado simultaneamente em
português, italiano, espanhol e catalão, na Europa e na América.

fb/js - 2014
Vai a cagare!
Così, secondo José Saramago, doveva terminare questo romanzo. La morte gli ha impedito di scrivere la fine ma non ha portato via l’ultimo suo libro, un racconto stupendo e necessario per non lasciarsi spezzare da questi tempi disperati.
roberto saviano
Artur Paz Semedo, impiegato di una storica fabbrica d’armi, le Produzioni Bellona S.A., e intenditore di film bellici, viene profondamente colpito da alcune commoventi immagini de L’Espoir, di André Malraux, cui assiste casualmente. La successiva lettura del libro, che pare già provocare un’impercettibile incrinatura nelle sue certezze di amante appassionato delle armi da fuoco, e, poco dopo, il suggerimento della ex moglie Felícia, una pacifista convinta, di investigare negli archivi dell’azienda per scoprire se le Produzioni Bellona S.A. abbiano mai venduto armamenti ai fascisti lo avviano verso un’avventura che purtroppo non sapremo, pur potendolo immaginare da fedeli lettori di José Saramago, fin dove lo avrebbe condotto.
Alabarde alabarde prometteva di essere un romanzo bellissimo e di grande attualità. Le armi, la guerra, l’economia, l’individuo, la politica sono i temi che il Nobel portoghese aveva urgenza di affrontare. Trama e personaggi erano strumenti che padroneggiava con magistrale destrezza. Tutto è lì, in queste pagine che ci ha lasciato c’è già tutto, tracciato con impeccabile perfezione, ma incompiuto.
feltrinellieditore.it - 2014
prefazione
L'uomo si chiama artur paz semedo e lavora da quasi vent'anni nei servizi di fatturazione di armamento leggero e munizioni di una storica fabbrica d'armi conosciuta con la ragione sociale di produzioni bellona s.a., nome che, conviene chiarirlo giacché sono ormai pochissime le persone che s'interessano di queste inutili conoscenze, era quello della dèa romana della guerra. Niente di più appropriato, bisogna riconoscerlo.

hoepli.it - 2014
SEGUE

 

 

who with parables sustained by imagination 

compassion and irony continually enables us 

once again to apprehend an elusory reality

 

 

commenti di Jose' Saramago al Nobel

le parole sono l'unica cosa immortale

quando uno è morto ai posteri rimangono solo loro

José Saramago fissa in una frase il perché del proprio scrivere. Probabilmente ora il futuro ricordErA' di lui anche l'appartenenza alla lista d'oro dell'Accademia di Svezia. Ma lui non vede il premio in chiave di fama universale:"Una grande responsabilità, ecco cos'è. Sono il primo portoghese a vincerlo e ne sento l'importanza. Ora la mia lingua raggiungerà più persone, più lettori. La letteratura del mio Paese, non solo per i miei libri, potrà occupare uno spazio più considerevole nella cosciEnza culturale dei popoli. Non smetterò mai di dire che una cultura della periferia non è cultura perifericA".

Assediato da centinaia di giornalisti e di fotografi, nel recinto della Fiera del Libro di Francoforte, ve da una dichiarazione all'altra senza dimenticare i suoi punti fermi: il comunismo, il non europeismo, l'amore per la Lusitania di mare e di viaggi che trova sintesi nella vecchia Lisbona, terra delle radici e, insieme, luogo mitico, simbolo, riferimento costante.
"Io cosa sono se non uno scrittore Portoghese? Scrivo in portoghese, penso in portoghese, sento in portoghese. Le traduzioni non mi hanno trasformato in cosmopolita.". Ha quindi ringraziato "tutti i traduttori, validi interpreti del mio pensiero" e così sintetizzato la sua poetica: L'importante è non credere all'apparenza delle cose. Chi è da tutte le parti non è da nessuna parte."

Poi, una coda semipolemica: a chi gli chiede come spenderà i denari del premio, ha risposto: "Non giocando al Casino, né comprando macchine di lusso o televisioni. Siamo così abituati al fatto che gli scrittori debbano essere poveri che ogni volta che uno scrittore dispone di più soldi del normale gli chiedono cosa intenda farne. Ma perché queste domande non le fate mai a tennisti e calciatori?".
Torna poi a parlare del suo antieuropeismo. "L'unione Europea, ho detto spesso, terrà in pochissimo conto i rapporti di potere fra i diversi Paesi che la compongono. Ci saranno Paesi forti e Paesi deboli che dovranno obbedire. In Europa si sta consolidando un potere che riduce i cittadini a consumatori. In una cornice mondiale che, tra l'indifferenza generale, sta distruggendo sistematicamente volontà, ideologie, coscienze".

Tutto ciò nel contesto della bandiera rossa che ha sempre avvolto la poetica di José: "Resterò fino alla fine dei miei giorni un comunista, ma non mi parlate di stalinismo: l'ho sempre condannato".

citinv.it

Le parole
Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno.   

Ci sono molte parole.   

E ci sono i discorsi, che sono parole accostate le une alle altre, in equilibrio instabile grazie a una sintassi precaria, fino alla conclusione del “Dissi” o “Ho detto”. Con i discorsi si commemora, si inaugura, si aprono e chiudono riunioni, si lanciano cortine fumogene o si dispongono tende di velluto. Sono brindisi, orazioni, conferenze, dissertazioni. Attraverso i discorsi si trasmettono lodi, ringraziamenti, programmi e fantasie. E poi le parole dei discorsi appaiono delineati su dei fogli, dipinte con l’inchiostro tipografico-e per questa via entrano nell’immortalità del Verbo. Accanto a Socrate, il presidente dell’assemblea affigge il discorso che ha aperto il rubinetto della fontana. E le parole scorrono, fluide come il “prezioso liquido”. Scorrono interminabili, allagano il pavimento, salgono le ginocchia, arrivano alla vita, alle spalle , al collo. E’ il diluvio universale, un coro stonato che sgorga a milioni di bocche. La terra prosegue il suo cammino avvolta in un clamore di pazzi che gridano, che urlano, avvolta anche in un mormorio docile, sereno e conciliatore. C’è di tutto nel coro:tenori e tenori leggeri, bassi, soprani dal do di petto facile, baritoni trasbordanti, mezzocontralti. Negli intervalli si ode il suggeritore. E tutto ciò stordisce le stelle e perturba le comunicazioni, come le tempeste solari.
Perchè le parole hanno cessato di comunicare. Ogni parola è detta perchè non se ne oda un altra. La parola non risponde nè domanda: accumula. La parola è l’erba fresca e verde che copre la superficie dello stagno. La parola è polvere negli occhi e occhi bucati. La parola non mostra. La parola dissimula.
Per questo urge mondare le parole perchè la semina si muti in raccolto. Perchè le parole siano strumento di morte – o di salvezza. Perchè la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto. C’ è anche il silenzio. Il silenzio per definizione, è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare. Cadono su di esso le parole. Quelle buone e quelle cattive. Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane ...

E’ questo il difetto delle parole.
Stabiliamo che non c’è altro mezzo d’intenderci e di spiegarci, e finiamo con lo scoprire che restiamo a metà della spiegazione e così lontani dal comprenderci che sarebbe stato molto meglio lasciare agli occhi e al gesto il loro peso di silenzio. Forse anche il gesto è un di più. In fin dei conti, non è altro che il disegno di una parola, il muoversi di una frase nello spazio. Ci restano gli occhi e il loro accesso privilegiato alle apparizioni.

...

Se fisso i miei ricordi

sulla carta è soprattutto perché non si perdano - in me -  minuti d’oro, ore che risplendono come soli nel cielo tumultuoso e immenso che è la memoria. Cose che sono anche, come il resto, la mia vita .

di questo mondo e degli altri

 

 

 

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Tutti i dizionari

insieme non contengono  la metà dei termini di cui avremmo bisogno per capirci gli uni con gli altri .
Per esempio non so quale parola potrebbe esprimere la sovrapposizione e confusione di sentimenti che sto notando dentro di me in questo istante.   Sentimenti rispetto
a che, Non a che, a chi, A me, Si, a te, Spero non sia niente di molto cattivo, C’è di tutto, come in farmacia, ma stai tranquillo, non riuscirei a spiegarlo per quanto provassi

...

Il miglior cammino per una decolpevolizzazione universale è giungere alla conclusione che, siccome tutti hanno colpa, nessuno è colpevole ...

pag 36

...

A volte ci domandiamo

perché la felicità abbia tardato tanto ad arrivare, perché non sia venuta prima, ma se ci spunta davanti all’improvviso, come in questo caso, quando ormai non l’aspettavamo, allora è molto probabile che non sappiamo cosa farcene, e non è tanto questione di scelta fra il ridere e il piangere,
è la segreta angoscia di pensare che forse non riusciamo a esserne all’altezza.

...
josé saramago - l uomo duplicato

 

 

 

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PAROLE DI LIBERTA
Pen Italia - 50° anniversario di "Writers in prison"
scrittori che hanno perduto la libertà e sono finiti in carcere spesso torturati o esiliati.
testimonianze di
Adonis, Aguilera, Cacho, Chi Thien, Cuadra, Dobrovolskaja, Jahanbegloo, Kadare, Kire Iralu, Mapanje, Pas’ko, Zhou Qing, Saramago, Skif,Tawfik.
hanno chiesto, come
Azar Nafisi, «la Repubblica dell’immaginazione, il terzo occhio per guardare a noi stessi e al mondo in modo critico».
ilmessaggero.it - 2010

 

 

ISTITUITO  DAL 2012 Club di letture latino-americane e lusitane - napoli - omaggio a Josè saramago

 

 

interviste  José Saramago Dr. Honoris Causa e Nobel

a vida é cheia de incoerências

todas juntas formam uma notável coerência
paginas.terra.com.br

 

 

intervista di   ODIFREDDI 

Se si facesse la globalizzazione del pane

starei dalla parte dei globalizzatori

Ma non fino a quando ci sarà una persona al mondo

condannata a morir di fame

Il comunismo per me è di natura ormonale. Oltre all'ipofisi, io ho nel cervello una ghiandola che secerne ragioni affinchè io sia stato e continui a essere comunista. Quelle ragioni le ho trovate, un giorno, condensate in un motto de "La Sacra Famiglia" di Marx e Engels: "Se l'uomo è formato dalle circostanze, bisogna formare le circostanze umanamente''. Le circostanze non le ha formate umanamente il socialismo pervertito, e tanto meno le formerà mai il capitalismo, che è pervertito per definizione. Dunque, il mio cervello continua a secernere ormoni ...

piergiorgioodifreddi.it

 

lanzarote  canarie
vivo in quest’isola ed è come sentissi la mia musica
ognuno di noi ha una musica sua
qui mi sento tutt’uno con ciò che mi circonda

rainews 24 luglio 2004

intervista
sono parte dei miei libri perchè sono un essere umano.  non capisco niente di quello che succede nel mondo e spero nei miei lettori per creare una forza comune. viviamo in un deserto di idee.  dovremmo ridare alle parole il loro significato profondo per esprimere verità   o   u n a   verità.  

siamo pieni di paure ma da un insieme di vigliaccherie non si ottiene coraggio.       

un atto di coraggio è la parola per come e a che scopo la usiamo.

rainews24 - incontri

Nessuna delle opere teatrali che ho scritto fino a oggi è scaturita da una mia imperiosa necessità creativa, bensì da qualcosa che mi permetterei di designare come “commesse sociali” e cioè da sollecitazioni dirette di singole persone o istituzioni
amnesiavivace.it

 

Carta amica delle foreste
"Scrittori per le foreste" l'Associazione ambientalista Greenpeace ha lanciato lo slogan "Foglie, non fogli". Gli autori ed editori che hanno preso parte all'evento si sono distinti per aver scelto di pubblicare le loro opere su carta da riciclo e comunque non derivata dalla distruzione delle foreste ... All'iniziativa ha aderito anche il Premio Nobel per la letteratura 1998, Jose Saramago ... Lo scrittore ha assicurato che  "Le intermittenze della morte" nell'edizione italiana, spagnola, brasiliana, portoghese, francese e catalana sarà stampata su carta ecologica.

helpconsumatori.it  

 

 

solo gli uccelli

volano
gli angeli
e gli uomini
quando sognano

foto sebastião salgado

vengano infine

le alte allegrie

 le ardenti aurore

 le notti calme

 venga la pace agognata

le armonie

 e il riscatto del frutto

e il fiore delle anime

che vengano amor mio

 perché questi giorni

 sono di stanchezza mortale

 di rabbia e agonia

e nulla

probailmente allegria - poesie



Dev’esserci un colore da scoprire

un recondito accordo di parole
Dev’esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta
Dev’esserci un’isola più a sud
una corda più tesa e vibrante
Un altro mare che nuota in un altro blu
Un’altra intonazione più cantante
Poesia tardiva che non riesci a dire
la metà di quel che sai
Non taci quando puoi
non sconfessi questo corpo
casuale e inadeguato



Giro le spalle al mare

Giro le spalle al mare che conosco
al mio essere umano me ne torno
e quanto c’è nel mare lo sorprendo
nella pochezza mia di cui son conscio
Di naufragi ne so più del mare
dagli abissi che sondo torno esangue
e perché da me nulla lo separi
vive annegato un corpo nel mio sangue

 


Intimità

In fondo alla miniera più segreta
all' interno del frutto più distante
nel vibrare della nota più discreta
nella conchiglia più ritorta e risonante
nello strato più denso di pittura
nella vena che nel corpo più ci sonda
nella parola che dica più dolcezza
nella radice che più scende più nasconde
nel silenzio più fondo della pausa
in cui la vita si è fatta eternità
cerco la tua mano decifro la causa
di non credere e volere infine intimità

Donne
 
E' la lunga interminabile
conversazione delle donne
sembra una cosa da niente
questo pensano gli uomini
neanche loro immaginano
che è questa conversazione
che trattiene il mondo nella sua orbita
Se non ci fossero le donne
che parlano tra loro
gli uomini avrebbero già perso
il senso della casa e del pianeta

.

Oltre alla conversazione delle donne

sono i sogni che trattengono il mondo

nella sua orbita

-JS


CREAZIONE

Dio non esiste ancora
e non so quando Almeno un suo abbozzo
del colore si affermerà
Nel disegno confuso del paesaggio
Di infinite generazioni su questa sfera
Nessun gesto si perde nessuna traccia
Poiché il senso della vita è proprio questo
Fare dalla terra un Dio che ci meriti
E dare all'Universo il Dio che si aspetta



Storia antica

Impegni non avevo ma mancai
giuramenti non feci ma tradii
che ci si senta rei non dipende
dal giudizio degli altri ma di sé
E' facile compagna la coscienza
se accetta docilmente e viene a patti
difficile è tacitarla quando siamo
più retti infine di quello che si crede
Un giorno tornerò al triste mondo
alla lotta che ormai più non m'aspetta
ma prima sia diversa un'altra donna
compagna non catena che m'incatena


 

Silenzi

Oggi non era giorno di parole
con mire di poesie o di discorsi
né c’era strada che fosse nostra.
A definirci bastava solo un atto
e visto che a parole non mi salvo
parla per me silenzio
ch’io non posso.

Si dice che

Si dice che
ogni persona è un'isola
e non è vero
ogni persona è un silenzio
questo sì
un silenzio
ciascuna con il proprio silenzio
ciascuna con il silenzio che è.


IMPARIAMO AMORE

Impariamo amore da questi monti
Che così distanti dal mare sanno il gesto
Di bagnare nell'azzurro gli orizzonti
Facciamo ciò che è giusto e diretto
Da desideri occulti altre fonti
E scendiamo al mare dal nostro letto




Traccio un solco 

Traccio un solco per terra
in riva al mare
e la marea subito lo spiana
Così è la poesia
La stessa sorte
tocca alla sabbia e tocca alla poesia
al viavai della marea
al vien-vieni della morte



Passato presente e futuro

Io fui. Ma quel che fui più non ricordo:
polvere a strati, veli, mi camuffano
questi quaranta volti disuguali,
logorati da tempo e mareggiate.
Io sono. E quel che sono è così poco:
rana fuor dello stagno che saltò,
e nel salto, alto quanto più si può,
l’aria di un altro mondo la schiattò.
C’è da vedere, se c’è, quel che sarò:
un viso ricomposto innanzi fine,
un canto di batraci, pure roco,
una vita che scorre bene o male.


Autunno

Non è adesso estate, e non ritornano
i giorni indifferenti del passato.
La primavera errata si è nascosta
nelle pieghe del tempo stropicciato.
E' tutto quello che ho, un frutto solo,
al caldo dell'autunno maturato.

E' così fondo il silenzio

E' così fondo il silenzio tra le stelle.
Non suono di parola si propaga,
nè canto di uccelli prodigiosi.
Ma lassù, tra le stelle, dove siamo
un astro ricreato, è che si ode
l'intimo fruscìo che apre le rose.


Ora

Vado per strade estese, alla luce
diffusa del lungo albeggiare:
il sole non manca
all'incontro fissato nel silenzio
della notte che dilegua.
La certezza del sole, l'aurora,
il mio corpo di terra, riscoperto
in questa rosa dorata che alla morte
tanto avvicina la vita.


FINO AL MIDOLLO

Altri diranno, in versi, altre ragioni,
forse ancora più utili, più urgenti.
Quanto a questi, non muta ancor l'essenza,
in bilico tra due negazioni.
Inventiamo, però, modo e maniera
di coniugare il caso e la certezza,
che questo costi, o no, la vita intera.
Come chi l'unghie a sangue si rosicchia.



Tramonto

Che puoi ancora dirmi che non sappia,
vena di sole esangue sulla terra,
lieve garza di nebbia che si sfrange
tra l’azzurro del mare e il cielo ardente?
Ormai tanti tramonti nel ricordo,
tante dita di fuoco sulle acque,
che tutto si confonde quando, a notte,
calato il sol, si chiudono i tuoi occhi.



In me ti perdo
 
notturna apparizione,
nel bosco degl'inganni, nell'assenza,
nel lungo corridoio di porte false.
Dal tutto si fa nulla, e questo nulla
di un corpo vivo subito si popola,
come isole che fluttuano nel sogno,
brumose, nel ricordo rinnovato.
In me ti perdo, dico, se la notte
sulla mia bocca colloca il suggello
dell'enigma che, detto, si ravviva
e s'avvolge in spire di segreto.
Nei giri e nei giri che m'adombrano,
nell'andare a tentoni a occhi aperti,
qual è del labirinto l'ampia porta,
dove il raggio di sole, i passi certi?
In me ti perdo, insisto, in me ti sfuggo,
in me fonde il cristallo e si frantuma,
ma quando il corpo cede alla stanchezza
in te mi vinco e salvo, in te mi trovo.
labirinto

E’ così che muoiono le infanzie

 

quando i ritorni non sono più possibili

perché i ponti tagliati inclinano

verso l’instancabile acqua

 le travi sconnesse

nello spazio estraneo

Non c’è allora altro rimedio

che quello del serpente

abbandonare la pelle

nella quale non entriamo più

lasciarla a terra tra i cespugli

e passare all’età successiva

La vita è breve

ma in essa entra più

di quel che siamo in grado di vivere.
di questo mondo e degli altri



Dimissione

Questo mondo non serve, ne venga un altro
Già da troppo tempo siamo qua
A fingere ragioni sufficienti.
Diventiamo cani dei cani: sappiamo tutto
del mordere i più deboli, se al comando
del leccare le mani, se ubbidiamo.



Fratellanza

Chi di noi due inganno se fratello
ti chiamo in questi versi?
Non son sorelle le foglie che da terra
guardano l’altre sui rami.
Meglio accettare questa solitudine,
viver rabbiosamente come un cane
che azzanna la museruola.

 


Como meu gato diria : todas as horas são boas para dormir

 

 

ARTE POÉTICA
Vem de quê o poema?
De quanto serve
A traçar a esquadria da semente:
Flor ou erva, floresta e fruto.
Mas avançar um pé não é fazer jornada,
Nem pintura será a cor que não se inscreve
Em acerto rigoroso e harmonia.
Amor, se o há, com pouco se conforma
Se, por lazeres de alma acompanhada,
Do corpo lhe bastar a presciência.
Não se esquece o poema, não se adia,
Se o corpo da palavra for moldado
Em ritmo, segurança e consciência
da poesie possibili


E se verrà
E se verrà, che porti il cuore
al suo luogo di pace. Diremo arnore,
che nome piú appropriato non si trova.
Sol la vita non dice quel che sappiamo.
probabilmente allegria - 2002


E se vier que traga o coração
No seu lugar de paz. Amor diremos,
Que outro nome melhor se não descobre.
Só a vida não diz quanto sabemos.

provavelmente alegria - 1970

poesie
La raccolta comprende tutta l'opera in versi dello scrittore portoghese vincitore del premio Nobel. Due sono i libri di poesie della sua ampia produzione: "Le poesie possibili" e "Probabilmente allegria".
José Saramago è un poeta aspro e epigrammatico, quasi rabbioso e sicuramente disincantato. Eppure, quà e là l'irrompere dei temi umani dell'amore ammorbidisce la durezza degli endecasillabi. Come le rose che spesso ritornano e legano la sua poesia alla tradizione greca e a quella oraziana, che Saramago dice di aver scoperto in anni giovanili nell'opera di un poeta di nome Ricardo Reis.
hoepli.it  


OGGETTO QUASI
Nell'immaginario di José Saramago gli oggetti si distraggono spesso dalle loro funzioni di oggetti per assumere un'indipendenza pericolosa, come può esserlo la fantasia. In "Sedia" la protagonista principale è appunto la sedia occupata da una vittima senza nome che cade al rallentatore (ma non è difficile riconoscervi il dittatore portoghese Antònio de Oliveira Salazar, poco eroicamente morto per una caduta dalla sedia su cui riposava). In "Embargo" il protagonista non è tanto l'impiegato che sta andando a lavorare in auto, ma l'auto stessa, sorta di macchina infernale che si ribella all'embargo sul petrolio voluto dagli arabi e porta alla morte il padrone conducente. Nei racconti di questo libro l'epidemia di indipendenza si diffonde, l'elemento fantastico ci restituisce un mondo forse meno funzionale, ma senz'altro più corrispondente al vero. Lo si può attraversare come un nuovo territorio.

hoepli.it 
bol.it

La sedia cominciò a cadere

ad andare giù, a cascare, ma non a rigor di termine, a crollare o, come si dice in portoghese, a desabar. In senso stretto, desabar significa "abbassare le falde". Ebbene, di una sedia non si dirà certo che abbia le falde, e se le avesse, per esempio dei sostegni laterali per le braccia, si direbbe che stanno cadendo i braccioli della sedia e non che si abbassano le falde. Ma è pur vero che desabar si usa per desabar bátegas, come a dire "piovere a rovesci", dico io, anzi, mi viene in mente ora, perché non mi accade di cadere nelle mie stesse trappole: quindi, se "piove a catinelle", che è solo un altro modo di dire la stessa cosa, non potrebbero alla fin fine anche le sedie abbassare le falde, pur non avendole? Almeno per libertà poetica? Almeno per singolare artificio di un modo di parlare che si proclama stile? Si accetti allora che le sedie crollino, anche se sarebbe preferibile che si limitassero a cadere, a cascare, ad andar giù. E crolli pure, allora, colui che si è seduto sulla sedia, o che non è più seduto, ma sta cadendo, come in questo caso, e lo stile si avvantaggerà della varietà delle parole, le quali in fin dei conti non dicono mai la stessa cosa, per quanto lo si voglia. Se dicessero la stessa cosa, se si riunissero a gruppi per omologia, allora la vita potrebbe essere molto più semplice, per via di una riduzione successiva, addirittura fino all'onomatopea, anch'essa non tanto semplice, e così via di seguito, probabilmente fino al silenzio che definiremmo il sinonimo generale oppure onnivalente. Ma non si tratta neppure di onomatopea, o non la si può formare partendo da questo suono inarticolato (perché la voce umana non possiede suoni puri e quindi inarticolati, tranne forse nel canto, e comunque bisognerebbe ascoltarlo da molto vicino), che si forma nella gola del cascante o del cadente, anche se non è una stella, parole di risonanza araldica che adesso stanno a designare colui che crolla, perché non si è ritenuto corretto aggiungere a questo verbo la desinenza parallela (ante) che concluderebbe la scelta e completerebbe il cerchio. Ecco dunque provato che il mondo non è perfetto.
wuz.it


Quante volte, per cambiare vita, abbiamo bisogno della vita intera, pensiamo lungamente, prendiamo la rincorsa e poi esitiamo, poi ricominciamo da capo, pensiamo e ripensiamo, ci spostiamo nei solchi del tempo con un movimento circolare, come quei mulinelli di vento che sui campi sollevano polvere, foglie secche, quisquilie, che per molto di più non gli bastano le forze, sarebbe molto meglio se vivessimo in un paese di tifoni.
Ma certe volte una parola basta, Andiamo a vedere lo scoglio che passa e immediatamente si sono alzati in piedi.
la zattera di pietra

 

 

UTOPIA DEL FARE

Se potessi, cancellerei la parola utopia dai dizionari. Credo che i giovani siano molto sensibili al concetto di utopia . L'origine del termine lo dice in maniera chiara: U più TOPOS. Dunque, l'utopia è qualcosa che non si sa dov'è. Presumiamo la sua esistenza ma non sappiamo dov'è ubicata O meglio: c'è una contraddizione interna all'idea di utopia, soprattutto nell'uso che se ne fa...
Trovo che non abbiamo bisogno di un'utopia. . .   cancellerei la parola utopia dai dizionari... se potessi la sostituirei con una parola che già esiste: questa parola è semplicemente domani. È per il domani tutto il lavoro che si fa oggi. Pertanto, all'utopia,
al concetto di utopia, non diamo alcun posto. Diamogli un tempo, non un luogo. Perchè il domani è l'unica utopia
 .       

carta.org      

itaca.coopsoc.it    

 

 

 Mi hanno chiesto

lei è in favore della liberalizzazione delle droghe ?

Ho risposto

prima cominciamo con la liberalizzazione del pane .

E' soggetto a proibizionismo feroce in metà del mondo !

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HO AVUTO INFANZIA TRISTE E VIOLENTA
Lisbona 20 nov -  Lo scrittore portoghese Jose' Saramago.. ha deciso di festeggiare i suoi 84 anni con il lancio in Portogallo del suo nuovo ROMANZO, ''Piccole memorie'', che mette in scena i ricordi di un ragazzino degli anni Venti e Trenta. Azinhaga, la piccola localita' del Portogallo centro-meridionale dove nacque nel 1922, e' stata scelta da Saramago per presentare il libro ''pieno di nostalgia'' anche come un omaggio alla terra in cui trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza, cresciuto in compagnia di nonni contadini analfabeti -

adnkronos

 

 

Não sou triste, mas sou melancólico

fb/fjs - 2015

 

 

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Yo no soy pesimista

Es el mundo el que es pésimo

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http://youtu.be/Nw5xLwWbZTw  -  caim - 2009

https://youtu.be/eFEls-wsIac   - intervista - scrivere è un lavoro - 2010

http://youtu.be/YUJ7cDSuS1U   -   a major flor du mundo - 2010

teche.rai.it/jose-saramago-incontri  - intervista diluciano minerva - incontri

 

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g.g.marquez GABO E JOSE SARAMAGO - CUBA 1999

 

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ogni definizione
è una forma di riduzione
definire è uccidere

 

 

 

 

 

 

 

 

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links

www.josesaramago.org  - premio letterario jose saramago

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=342&biografia=Jos%E9+Saramago

www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_saramag.htm

http://storberose.blogspot.it/2012/11/a-short-jose-saramago-biography.html

http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2010/06/18/jose-saramago

http://josesaramago.blogs.sapo.pt  - Fundação José Saramago  -  www.youtube.com/watch

http://issuu.com/blimunda_fjs/docs/blimunda_12_maio_13_1_1_   - OMAGGIO DI  BLIMUNDA - FONDAZIONE J.S.  -   A GABRIEL GARCIA MARQUEZ

 

 

 

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