george orwell

1984 

-  prima pubblicazione 8 giugno 1949

 

but the thought of being a lunatic did not greatly trouble him

the horror was that he might also be wrong

 

 

Se vuoi un'immagine del futuro

immagina uno stivale che calpesta un volto umano -  per sempre

 

 

 

 

Non si tratta di stabilire se la guerra sia legittima o se invece non lo sia.

La vittoria non è possibile.

La guerra non è fatta per essere vinta -  è fatta per non finire mai.
Una società gerarchica è possibile solo se si basa su povertà e ignoranza. Questa nuova giustificazione della guerra attiene al passato, ma il passato, non può essere che uno e uno soltanto.
Di norma lo sforzo bellico persegue sempre lo scopo di tenere la società al limite della sopravvivenza.
La guerra viene combattuta dalla classe dominante contro le classi subalterne e non ha per oggetto la vittoria sull'Eurasia o sull'Asia orientale, ma la cons
ervazione dell'ordinamento sociale.

...

Giù in strada piccoli mulinelli di vento facevano roteare spirali di polvere e di carta straccia e, sebbene splendesse il sole e il cielo fosse di un azzurro vivo, sembrava che non vi fosse colore nelle cose, se si eccettuavano i manifesti incollati per ogni dove.

...

Era un po' curioso pensare che il cielo era lo stesso per tutti, in Eurasia, in Estasia, e anche lì. E la gente sotto il cielo, anche, era sempre la stessa gente ... dovunque, in tutto il mondo, centinaia o migliaia di milioni di individui, tutti uguali, ignari dell'esistenza di altri individui, tenuti separati da mura di odio e di bugie, eppure quasi gli stessi .

...

Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea e non si ribellano perché sono oppresse.    In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.

...

Egli era un fantasma isolato, che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udito, ma finché avesse continuato a proclamarla, in un qualche misterioso modo l'umana catena non si sarebbe spezzata. Non era facendosi udire che si salvaguardava il retaggio degli uomini, ma conservando la propria integrità mentale. Tornò al tavolo, intinse la penna nell'inchiostro e scrisse: « Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero sia libero, gli uomini siano gli uni diversi dagli altri e non vivano in solitudine ... a un tempo in cui la verità esista e non sia possibile disfare ciò che è stato fatto: Dall'età dell'uniformità, dall'età della solitudine, dall'età del Grande Fratello, dall'età del bipensiero ... Salve » .

...

Winston smise di leggere, soprattutto per poter meglio rendersi conto del fatto che stava leggendo, comodamente e al sicuro. Era solo: nessun teleschermo, nessun orecchio al buco della serratura, nessun impulso di guardarsi alle spalle ovvero di coprire la pagina con la mano. La dolce aria estiva gli carezzava le gote. Da qualche luogo lontano venivano deboli grida di bambini: nella stanza non c'era altro suono all'infuori della voce dell'orologio. Si accomodò meglio nella poltrona e appoggiò i piedi alla sbarra di ferro dinanzi al caminetto. Era la felicità, era l'eternità. Poi, tutt'a un tratto come si fa talvolta con un libro che sappiamo di dover leggere e rileggere più volte, Winston aprì quello che aveva sulle ginocchia a una pagina diversa, e cominciò a leggere  ...

...

Era una persona con cui si poteva parlare.    Forse non si desiderava tanto essere amati quanto essere capiti .  o'brien lo aveva torturato fino a condurlo sull'orlo della pazzia e fra non molto - era un fatto certo - lo avrebbe mandato a morire, ma non importava.    In un certo senso avevano raggiunto qualcosa di più profondo dell'amicizia:   l'intimità.

...

Il libro lo affascinava o, per dir meglio, lo rassicurava. In un certo senso non gli raccontava nulla di nuovo, ma proprio questo costituiva parte della sua attrattiva. Diceva quelle cose che avrebbe scritto lui se fosse stato capace di riordinare i frammenti dei suoi pensieri. Era il prodotto di una mente simile alla sua, ma immensamente più poderosa, più sistematica, meno condizionata dalla paura.

I libri migliori, pensò, sono quelli che vi dicono ciò che sapete già.

...

È bella -  mormorò Winston .
Ha i fianchi larghi almeno un metro
-  disse Julia .
È il suo modo di essere bella
.

...

INCIPIT

Era una luminosa e fredda giornata d'aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui. L'ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all'interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli. Winston si diresse verso le scale. Tentare con l'ascensore, infatti, era inutile. Perfino nei giorni migliori funzionava raramente e al momento, in ossequio alla campagna economica in preparazione della Settimana dell'Odio, durante le ore diurne l'erogazione della corrente elettrica veniva interrotta.
trad stefano manferlotti - wikiquote - 2000
GO  -   1984

 

 

1984 SCRITTO NEL 1948  -  PUBBLICATO NEL 1949
il titolo LO OTTENNE  invertendo le due ultime cifre di 1948 - anno dell'ultima stesura

1984 in testa ai bestseller più venduti su Amazon - 2017

.

1984 & we
1984 è anche una previsione delle conclusioni naturali del totalitarismo.
Ma è anche la trama di we - di Yevgeny Zamyatin - romanzo russo pubblicato in inglese nel 1924.
www.theguardian.com/books/booksblog/2009/jun/08/george-orwell-1984-zamyatin-we

 George Orwell Reviews We, the Russian Dystopian Novel That Noam Chomsky Considers 'More Perceptive' Than Brave New World & 1984
https://youtu.be/hRcWkFwcpDg   -   noam chomsky   -    www.openculture.com/2017/06/george-orwell-reviews-we.html

 

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*

I enjoy talking to you

Your mind appeals to me

It resembles my own mind

except that you happen

to be insane

Your mind appeals to me

It resembles my own mind

except

that you happen

to be insane
1984

*

 

ANALISI E RIASSUNTO

 

condensato di un classico della letteratura mondiale: 1984
odifreddi  orwell  Echelon  tutti noi

La legge italiana sulla privacy

una delle più compendiose mai approvate, è un denso fumo negli occhi, dal malcelato proposito di tutelare le quisquilie di una privacy oramai in stato avanzato di decomposizione.
La quasi totalità della popolazione mondiale ignora di essere spiata, controllata, manipolata. La nostra vita è sempre più nel mirino delle telecamere: nei centri commerciali, nelle banche, negli uffici pubblici, nei negozi, negli autogrill, per la strada. I nostri movimenti sorvegliati, tutte le comunicazioni telefoniche ascoltate, i fax, le e-mail, il conto in banca, persino i file del nostro computer sono setacciati - da vent'anni a questa parte - dal grande orecchio telematico chiamato Echelon.
Echelon è un sistema d'intercetta-zione delle telecomunicazioni mondiali con sedi negli Stati Uniti ed in Inghilterra; 14 ettari di computer sotterranei che controllano tutto ciò che si fa e si dice nel mondo. Chi pronuncia al telefono, o scrive in un fax o in una e-mail una delle centinaia di parole chiave (es. Presidente, bomba, attentato, Islam, rivoluzione, eversione, ecc...) è immediatamente segnalato da Echelon ai sistemi di intelligence e la sua vita è spogliata e vivisezionata al microscopio (lavoro, conto in banca, abitudini di vita, amicizie, hobbies e quant'altro).
Come se tutto questo non bastasse, il dispotismo "illuminato" dell'elite che governa il pianeta ha mandato in orbita centinaia di satelliti-spia che osservano ogni movimento degli uomini sul pianeta con una precisione tale da riuscire a fotografare ad altissima risoluzione anche un francobollo posato per terra.
Siamo noi allora gli insetti sotto la lente d'ingrandimento del potere, spiati quotidianamente da molteplici "teleschermi" orwelliani e sottoposti a controllo sociale attraverso il condizionamento del pensiero.
Nell'era del trionfo dell'informazione, l'uomo della strada non è mai stato così ignorante e confuso ("l'ignoranza è forza"); l'appiattimento linguistico, dovuto alla contrazione della quantità di vocaboli utilizzati per formulare un pensiero, così pronunciato (la neolingua); la tendenza a ridurre a zero lo spazio espressivo della coscienza, stritolata dalla morsa del conformismo sociale, così preoccupante ("stopreato").


Per dare scacco matto al Grande Fratello
¸ Ridimensionare lo spazio fisico e mentale che ciascuno concede all'universo teleschermo.
¸ Conquistare ogni giorno nuovi spazi alle praterie d'ignoranza personale e sociale. Leggere libri con costanza, innamorarsi della lettura, arricchire il proprio vocabolario.
¸ Ridurre la soglia di credulità individuale esercitandosi, in ogni circostanza, a pensare con la propria testa per sviluppare il senso critico. Non seguire il gregge, perché quasi sempre è nell'errore.
¸ Non abboccare ai "Due minuti d'odio" propinati periodicamente dai telegiornali, dove, ad esempio, Bin Laden figura nel ruolo di Emmanuel Goldstein e Al Queda in quello della Confraternita orwelliana.
¸ Avere consapevolezza che più tecnologia si adopera, più si è controllabili. *

matteo della torre - peacelink.org - viviana vivarelli - fuoriradio.com

 

 

 



1984
"Ad un'estremità dell'ingresso dell'appartamento di Winston Smith era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all'interno. Vi era raffigurato un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa 45 anni dai lineamenti severi ma belli. Winston, che aveva trentanove anni, salendo le scale, procedeva lentamente, fermandosi di tanto in tanto per riprendere fiato. Su ogni pianerottolo, di fronte al pozzo dell'ascensore, il manifesto con quel volto enorme guardava dalla parete. Era uno di quei ritratti fatti in modo che, quando vi muovete, gli occhi vi seguono.
IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta in basso. All'interno dell'appartamento una voce pastosa proveniva da una placca di metallo oblunga, simile ad uno specchio oscurato, incastrata nella parete di destra. Winston girò un interruttore e la voce si abbassò notevolmente, anche se le parole si potevano ancora distinguere. Il volume dell'apparecchio (si chiamava teleschermo) poteva essere abbassato, ma non vi era modo di spegnerlo. Winston si avvicinò alla finestra: era una figura minuscola, fragile, la magrezza del corpo appena accentuata dalla tuta azzurra che costituiva l'uniforme del Partito, il socing (socialismo inglese). Giù in strada i manifesti incollati per ogni dove. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA. Il suo volto guardava fisso da ogni cantone.
Il teleschermo riceveva e trasmetteva contemporaneamente. Se Winston avesse emesso un suono appena più forte di un bisbiglio, il teleschermo lo avrebbe captato; inoltre, finché fosse rimasto nel campo visivo controllato dalla placca metallica, avrebbe potuto essere sia visto che sentito. Naturalmente, non era possibile sapere se e quando si era sotto osservazione della Psicopolizia. Si presumeva che osservasse tutti continuamente. Qualsiasi movimento era attentamente scrutato.
A un chilometro di distanza si ergeva il Ministero della Verità (Minver, in neolingua), il luogo dove lui lavorava: questa era Londra, la principale città di Pista Uno, a sua volta la terza provincia più popolosa dell'Oceania. Il Ministero della Verità era un'enorme struttura piramidale di cemento bianco che s'innalzava fino ad un'altezza di trecento metri. Da dove si trovava Winston era possibile leggere, ben stampati sulla bianca facciata i tre slogan del Partito: LA GUERRA E' PACE - LA LIBERTA' E' SCHIAVITU' - L'IGNORANZA E' FORZA.
L'apparato governativo era strutturato in quattro ministeri: il Ministero della Verità si occupava dell'informazione, dell'istruzione, dei divertimenti e delle belle arti; il Ministero della Pace si occupava della guerra; il Ministero dell'Abbondanza era responsabile degli affari economici; il Ministero dell'Amore, manteneva la legge e l'ordine pubblico ed incuteva un autentico terrore.
Winston si girò di scatto. Il suo volto aveva assunto quell'espressione di sereno ottimismo che era consigliabile mostrare davanti al teleschermo.
(Winston, utilizzando un angolo della stanza non coperto dal raggio visivo del teleschermo, comincia a scrivere un diario segreto per raccogliere i suoi più intimi pensieri di contestazione del partito. Scrivere qualsiasi cosa personale era considerato dal Partito un reato gravissimo. Il diario di Winston iniziava così: "4 aprile 1984").
Nell'Archivio dove lavorava Winston stavano tirando le sedie fuori dai cubicoli per raggrupparle al centro della sala, di fronte al grande teleschermo, in preparazione dei Due Minuti d'Odio. Un attimo dopo, dal teleschermo in fondo alla sala, esplose uno stridio lacerante, terribile, come se a produrlo fosse stata una qualche mostruosa macchina mal lubrificata. L'Odio era cominciato. Come al solito era apparso sullo schermo il volto di Emmanuel Goldstein, il Nemico del Popolo.
Goldstein era l'apostata, il traditore che tanto, tanto tempo fa era stato una personalità fra le più insigni del Partito, addirittura quasi allo stesso livello del Grande Fratello, ma poi si era impegnato in attività controrivoluzionarie ed era stato condannato a morte. Dopodiché era evaso e misteriosamente scomparso. Il programma dei Due Minuti d'Odio cambiava ogni giorno, ma Goldstein era sempre l'interprete principale. Era il traditore per antonomasia. Tutti i crimini commessi successivamente contro il Partito, tutti i tradimenti, gli atti di sabotaggio, le eresie, le deviazioni, erano emanazioni del suo credo. Egli era tuttora vivo in qualche parte del mondo, a tramare le sue cospirazioni.
Ora Goldstein stava rivolgendo il solito attacco velenoso alle dottrine del Partito, un attacco così eccessivo e iniquo che non avrebbe tratto in inganno neanche un bambino e purtuttavia plausibile quanto bastava a trasmettere l'allarmante sensazione che potesse far presa su persone sufficientemente credule e ingenue. Insultava il Grande Fratello, denunciava la dittatura del partito. Nel frattempo sul teleschermo alle sue spalle, per sciogliere ogni dubbio sui fini reconditi del suo capzioso sproloquio, marciavano le sterminate colonne dell'esercito eurasiatico: una fila dopo l'altra di uomini massicci, con inespressive facce asiatiche. Il passo battuto dagli stivali dei soldati, monotono e ritmato, faceva da sfondo sonoro alla voce belante di Goldstein. L'Odio era iniziato da meno di trenta secondi e già una buona metà dei presenti prorompevano con incontrollabili manifestazioni di collera. Il solo pensare a lui, produceva automaticamente sentimenti di paura e di rabbia. Goldstein costituiva un oggetto costante d'odio, anche più dell'Eurasia o dell'Estasia, perché quando l'Oceania era in guerra con una di queste potenze in genere era in pace con l'altra.
Vi erano sempre dei gonzi pronti ad essere sedotti da Goldstein, né passava giorno senza che la Psicopolizia smascherasse spie, sabotatori che agivano sotto le sue direttive. Era il comandante in capo di un enorme esercito ombra, di una rete sotterranea di cospiratori votati al sovvertimento dello Stato. Pare che si chiamasse la Confraternita. Nel secondo minuto l'Odio raggiunse il parossismo. I presenti si sedevano e balzavano in piedi di continuo, urlando "Porco! Porco! Porco!". In un momento di lucidità Winston si rese conto che stava gridando come tutti gli altri. La cosa orribile dei Due Minuti d'Odio era che nessuno veniva obbligato a recitare. Evitare di farsi coinvolgere era infatti impossibile. L'Odio raggiunse il suo culmine. Il volto di Goldstein si dissolse nella figura di un soldato eurasiatico, per poi lasciare il posto al volto del Grande Fratello, irraggiante forza e una misteriosa serenità. Nessuno udì le parole del Grande Fratello. Erano parole d'incoraggiamento, di quelle che si dicono nel fragore della battaglia. Poi anche il suo volto si dissolse, per lasciare il posto ai tre slogan del Partito: LA GUERRA E' PACE - LA LIBERTA' E' SCHIAVITU' - L'IGNORANZA E' FORZA. In quel momento in un atto di autoipnosi, di un volontario ottundimento della coscienza, tutti intonarono una sorta di salmodia lenta, ritmata, solenne: "G.F.!...G.F.!...G.F.!...". Durante i Due Minuti d'Odio Winston non poteva sottrarsi al delirio generale, ma questo canto primitivo, "G.F.!...G.F.!...", lo riempiva sempre di orrore. Naturalmente, cantava come tutti gli altri, era impossibile fare altrimenti: dissimulare i propri sentimenti, controllare i movimenti del volto, fare quello che facevano gli altri, era una reazione istintiva. Far trapelare un qualsiasi sentimento spontaneo sarebbe stato pericolosissimo. Lo chiamavano Psicoreato. Era un delitto che non si poteva tenere celato per sempre. La Psicopolizia lo avrebbe scoperto e lo avrebbe preso. Accadeva sempre di notte. Gli arresti venivano eseguiti sempre di notte: il risveglio improvviso e violento, la luce delle torce elettriche che abbagliava gli occhi, il cerchio di facce dure intorno al letto. Non si celebravano processi, né si stendevano resoconti dell'arresto. La gente semplicemente spariva. Il nome dell'arrestato veniva cancellato dagli archivi, ogni traccia di quello che aveva fatto nel corso della sua vita veniva rimossa, la sua stessa esistenza di un tempo veniva prima negata, quindi dimenticata. L'arrestato era eliminato, annientato. La parola giusta era vaporizzato.
Winston non riusciva assolutamente a ricordare un periodo in cui il paese non fosse stato in guerra, anche se a voler essere precisi non si era trattato della medesima guerra. In questo momento, nel 1984, l'Oceania era in guerra con l'Eurasia e alleata con l'Estasia. In nessun discorso pubblico o privato si faceva riferimento a momenti in cui le tre potenze fossero state allineate diversamente, eppure Winston sapeva bene che appena quattro anni prima l'Oceania era stata in guerra con l'Estasia e alleata dell'Eurasia. A livello ufficiale, il cambiamento non si era mai verificato: L'Oceania era in guerra con l'Eurasia, quindi l'Oceania era sempre in guerra con l'Eurasia. Il nemico contingente incarnava sempre il male assoluto; ne conseguiva che qualsiasi intesa con lui fosse impossibile, tanto nel passato che nel futuro. Se il Partito poteva ficcare le mani nel passato e dire di questo o quell'avvenimento che non era mai accaduto, ciò non era forse ancora più terribile della tortura o della morte? Il Partito diceva che l'Oceania non era mai stata alleata dell'Eurasia. Winston sapeva che appena quattro anni prima l'Oceania era stata alleata dell'Eurasia. E se tutti quanti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera. "Chi controlla il passato" diceva lo slogan del Partito "controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato". Lo chiamavano "controllo della realtà". Parola che in neolingua era: "bipensiero". Il passato, riflettè Winston, non era stato solo modificato, era stato distrutto completamente.
Nelle pareti del cubicolo dove lavorava Winston, intento ad alterare le cronache del passato, si aprivano tre orifizi: a destra del parlascrivi, un piccolo tubo pneumatico per i messaggi scritti, a sinistra un tubo più grande per i giornali e al centro un'ampia feritoia protetta da una grata: era il "buco della memoria" dove si lasciavano cadere i testi censurati che un vortice di aria calda avrebbe trasportato nelle enormi fornaci nascoste da qualche parte nei recessi del Ministero della Verità.
Winston esaminò un ritaglio di carta che aveva srotolato. Il messaggio era il seguente:
Times 3.12.83 relaz. Ordinegiorno granfrat arcipiùsbuono rifer at nonpersone riscrivere totalm anteregistr sottoporre autsup.
[traduzione del testo in neolingua: La riproduzione dell'Ordine del giorno del Grande Fratello nel "Times" del 3 dicembre 1983 è estremamente insoddisfacente e fa riferimento a persone inesistenti. Riscrivere da cima a fondo e prima di archiviare sottoporre la bozza all'autorità superiore].
Una volta che un particolare numero del "Times" fosse stato corretto, il numero in questione veniva ristampato, mentre la copia originale veniva distrutta e sostituita negli archivi con quella nuova. Un simile processo di alterazione continua non era applicato solo ai giornali, ma anche a libri, periodici, manifesti, film, fotografie, insomma a ogni scritto o documento passibili di avere una qualche rilevanza politica o ideologica. Giorno dopo giorno, il passato veniva aggiornato. Non si permetteva che restasse traccia di notizie o opinioni in contrasto con le esigenze del momento. Anche i libri venivano ritirati e riscritti in continuazione, poi ristampati senza ammettere che vi fosse stato apportato un qualsiasi cambiamento. Le linee politiche o le profezie errate del Grande Fratello non potevano così essere in alcun modo contraddette.
Winston sgobbava tutti i santi giorni a rintracciare e cancellare dai giornali i nomi di quelli che erano stati vaporizzati e che perciò si teneva per fermo che non fossero mai esistiti.
All'Archivio vi erano eserciti di addetti alla consultazione, il cui compito consisteva semplicemente nel compilare liste di libri e riviste da sequestrare. Da qualche parte c'erano i cervelli pensanti, rigorosamente anonimi, che coordinavano il tutto e fissavano le linee politiche del Partito.
A sua volta, poi, l'Archivio non era che un ramo del Ministero della Verità, il cui scopo primario non consisteva nel rifabbricare il passato, ma nel fornire ai cittadini dell'Oceania giornali, libri, film, programmi televisivi, opere teatrali, ROMANZI , insomma nel fornire loro informazione e divertimenti di ogni genere: giornali-spazzatura che contenevano solo sport, fatti di cronaca nera, oroscopi, ROMANzetti rosa, film stracolmi di violenza, sesso e canzonette.
Nella mensa, ubicata nei sotterranei dell'edificio, Winston incontrò Syme, un filologo specialista in neolingua. Faceva parte di un'enorme squadra di esperti impegnati nella messa a punto dell'11a Edizione del Dizionario della Neolingua. Syme era di un'ortodossia maligna, come sanno esserlo solo gli intellettuali. "L'Undicesima Edizione è quella definitiva", disse. "Stiamo dando alla lingua la sua forma finale, quella che avrà quando sarà l'unica ad essere usata. Tu credi, immagino, che il nostro compito principale consista nell'inventare nuove parole. Neanche per idea! Noi le parole le distruggiamo, a dozzine, a centinaia. Giorno per giorno stiamo riducendo il linguaggio all'osso. E' qualcosa di bello la distruzione delle parole. Che bisogno c'è di una parola che è solo l'opposto di un'altra? Ogni parola contiene in se stessa il suo opposto. Prendiamo 'buono', per esempio. Se hai a disposizione una parola come 'buono', che bisogno c'è di avere anche 'cattivo'? 'Sbuono' andrà altrettantanto bene, anzi meglio. Se desideri un'accezione più forte di 'buono', che senso hanno tutte quelle variabili vaghe ed inutili: 'eccellente', 'splendido'...? 'Plusbuono' rende perfettamente il senso, e così 'arciplusbuono', se ti serve qualcosa di più intenso. Alla fine del processo tutti i significati connessi a parole come bontà e cattiveria saranno coperti da appena sei parole o, se ci pensi bene, da una parola sola". Poi Syme continuò: "Non capisci Winston che lo scopo principale a cui tende la neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d'azione del pensiero? Alla fine renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno più parole con cui poterlo esprimere. Ad ogni nuovo anno, una diminuzione nel numero delle parole e una contrazione ulteriore della coscienza. La rivoluzione trionferà quando la lingua avrà raggiunto la perfezione. La neolingua è il Socing, il Socing è la neolingua. In futuro si potrà mai avere uno slogan come 'La libertà è schiavitù', quando il concetto stesso di libertà sarà stato abolito? In effetti il pensiero non esisterà più, almeno non come lo intendiamo ora. Ortodossia vuol dire non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia ed inconsapevolezza sono la stessa cosa".
Un giorno di questi, pensò Winston con improvvisa, profonda convinzione, Syme sarà vaporizzato. E' troppo intelligente. Capisce troppe cose, parla con troppa chiarezza e al partito questo tipo di persone non piace. Un giorno sparirà, ce l'ha scritto in faccia.
Improvvisamente uno squillo di tromba proruppe dal teleschermo. Stavolta non si trattava dell'annuncio di una vittoria militare, ma solo di un avviso del Ministero dell'Abbondanza. "Compagni" gridò una voce giovanile ed entusiasta, "compagni attenzione! Abbiamo per voi notizie straordinarie. La battaglia per la produzione è stata vinta! Sono stati chiusi i rendiconti relativi alla produzione di tutti i beni di consumo, dai quali emerge che rispetto all'anno scorso il tenore di vita si è innalzato di almeno il 20 per cento. Stamattina in tutta l'Oceania si sono svolte irrefrenabili manifestazioni spontanee. I lavoratori sono usciti in massa dalle fabbriche e dagli uffici e sono sfilati per le strade, innalzando striscioni e gridando la loro gratitudine nei confronti del Grande Fratello per l'esistenza nuova e felice che la sua sapiente guida ci ha garantito".
A quanto pareva, pensò Winston, vi erano state anche manifestazioni di ringraziamento al Grande Fratello per aver aumentato la razione settimanale di cioccolato, portandola a venti grammi. Ma se appena ieri avevano annunciato che la razione di cioccolato doveva essere abbassata a venti grammi! Possibile che potessero mandare giù una balla simile a distanza di sole ventiquattr'ore? Si, era possibile. Parson, seduto accanto a lui, se l'era bevuta tranquillamente, con la stupidità di un animale. E pure Syme, magari in maniera più complessa, implicante una qualche dose di bipensiero, pure Syme se l'era bevuta. Era quindi solo lui, Winston, ad avere una memoria? Era pericolosissimo però nutrire simili idee quando ci si trovava in un luogo pubblico o entro il raggio d'azione del teleschermo. Anche il particolare più insignificante poteva segnare la fine: un tic, un'inconscia traccia d'ansia sul volto, l'abitudine di mormorare tra i denti, tutto quello che suggerisse una diversità rispetto alla norma o desse l'idea di avere qualcosa da nascondere. In ogni caso, avere sul volto un'espressione sconveniente (come mostrarsi increduli, ad esempio, all'annuncio di una vittoria) costituiva di per sé un reato passibile di pena. Vi era anche una parola in neolingua che lo descriveva: voltoreato.
Mentre camminava per recarsi a casa Winston pensò che se c'era una speranza, doveva trovarsi tra i prolet, perché solo fra loro, fra quelle masse disprezzate e brulicanti che formavano l'85% della popolazione dell'Oceania, poteva nascere la forza capace di distruggere il Partito, che non poteva in alcun modo essere rovesciato dall'interno. Ma i prolet, se fossero riusciti in qualche modo a prendere coscienza della loro forza, non avrebbero avuto bisogno di cospirare. Non avrebbero dovuto fare altro che levarsi in piedi e scrollare le spalle come un cavallo che scuote da sé le mosche. Se avessero voluto avrebbero potuto fare a PEZZI il Partito l'indomani stesso. I prolet, però, nascevano e vivevano in topaie. Il lavoro pesante, la cura della casa e dei bambini, le futili beghe coi vicini, il cinema, il calcio, la birra e soprattutto le scommesse, limitavano il loro orizzonte. Tenerli sotto controllo non era difficile. Da loro il Partito non richiedeva altro che un po' di patriottismo primitivo. Persino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento, questo scontento non aveva sbocchi perché, privi com'erano di una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie. Non riuscivano mai ad avere la consapevolezza dei problemi più grandi. Erano persone al di sotto di ogni sospetto. Il Partito diceva che gli animali e i prolet sono liberi.
A guardarsi intorno, ci si rendeva conto che la vita non aveva nulla in comune con quel torrente di menzogne che fluiva dai teleschermi. Non era possibile dimostrare o contestare nulla di tutto ciò: la menzogna diventava verità.
Un giorno Winston ricordò di aver preso il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissavano ipnotici. Era come se una qualche forza immensa lo schiacciasse, qualcosa che penetrava nel suo cranio e gli martellava il cervello, inculcandogli la paura di avere opinioni personali. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e ognuno avrebbe dovuto crederci.
-Nel frattempo Winston conosce Julia, una collega che lavorava nel Ministero della Verità alle macchine scrivi-ROMANZI del Reparto Finzione. Il loro amore era impossibile, perché il Partito vietava ogni sentimento amoroso tra i propri membri. I loro incontri si svolsero nella più prudente clandestinità. Winston e Julia erano accomunati dall'odio per il Partito. Affittarono una camera al secondo piano di un negozio di antiquariato ubicato nei quartieri dei prolet-.

Durante la Settimana dell'Odio, fra mille fremiti il grande orgasmo stava per raggiungere il suo culmin. L'odio generale nei confronti dell'Eurasia si era mutato in un delirio. Proprio allora era stato annunciato che l'Oceania non era in guerra con l'Eurasia. L'Oceania era in guerra con l'Estasia. L'Eurasia era una nazione alleata. Naturalmente nessuno ammise che si era verificato un cambiamento. Si venne semplicemente a sapere, in maniera repentina e in ogni angolo del Paese, che il nemico non era l'Eurasia ma l'Estasia. L'Oceania era sempre stata in guerra con l'Estasia. Gran parte degli scritti politici degli ultimi cinque anni era adesso diventata obsoleta. Documenti di ogni genere e grado, giornali, libri, film, fotografie... tutto doveva essere corretto a velocità supersonica. I responsabili dell'Archivio esigevano che nel giro di una settimana sparisse qualsiasi riferimento alla guerra con l'Eurasia e all'Alleanza con l'Estasia. Una quantità di lavoro impressionante.
[L'Oceania, l'Eurasia e l'Estasia erano in una condizione di guerra permanente. I tre stati belligeranti erano incapaci di distruggere il nemico, quindi la guerra era limitata ai territori di confine degli stati che ospitavano circa un quinto della popolazione terrestre. Per il possesso di queste regioni fittamente popolate, i tre superstati erano in conflitto perenne. Tutti i territori contesi contenevano minerali preziosi e costituivano una riserva inesauribile di manodopera a basso costo. Chiunque avesse controllato l'Africa equatoriale, o l'arcipelago indonesiano, o i paesi del Medio Oriente, o l'India meridionale, avrebbe potuto anche disporre di milioni di lavoratori sottopagati e rotti alla fatica].

Il Ministero della Verità fabbrica menzogne, il Ministero della Pace si occupa della guerra, il Ministero dell'Amore pratica la tortura, il Ministero dell'Abbondanza è responsabile della generale penuria di beni. Era tutto chiaro, pensò Winston, queste contraddizioni non sono casuali, né si originano dalla semplice ipocrisia: sono meditati esercizi di bipensiero. E' infatti solo conciliando gli opposti che diviene possibile conservare il potere all'infinito. La mistica del partito, e soprattutto quella del partito interno, si basa sul bipensiero.
-Winston e Julia erano nella loro stanza in un quartiere prolet-.
"Un giorno i prolet si risveglieranno", disse Winston a Julia. "Noi siamo i morti", disse Winston. "Noi siamo i morti" gli fece docilmente eco Julia. "Voi siete i morti" disse una voce metallica alle loro spalle. Si staccarono l'uno dall'altra con un balzo: Winston si sentì agghiacciare le viscere. "Voi siete i morti" ripetè la voce metallica. "Era dietro il quadro" ansimò Julia. Era accaduto, infine! Il quadro era caduto a terra, rivelando il teleschermo alle sue spalle. "Ora possono vederci" disse Julia. "Ora possiamo vedervi" disse la voce. "Mettetevi al centro della stanza e restate immobili". "Potete dirvi addio", disse la voce.
La stanza si riempì di uomini grandi e grossi in uniforme nera, con stivali borchiati e manganelli in mano. Una sola cosa contava: restare immobile. Il rumore di un colpo sordo: un violento calcio raggiunse Winston alla caviglia, facendolo quasi cadere. Uno degli uomini aveva vibrato un pugno nel plesso solare di Julia, facendola piegare in due. Ora la ragazza si contorceva per terra, boccheggiando. E fu questa l'ultima immagine che serbò di lei.
Si sentì un altro rumore di passi nel corridoio. Entrò un uomo freddo ed attento di circa trentacinque anni. Gli uomini in divisa nera assunsero subito un atteggiamento deferente. Winston si rese conto che per la prima volta in vita sua aveva da vanti a sé, senza che potessero esserci dubbi in proposito, un membro della Psicopolizia.

[Winston fu portato nei sotterranei del Ministero dell'Amore. La sua cella era un andirivieni ininterrotto di detenuti di ogni risma: spacciatori di droga, ladri, banditi, professionisti del mercato nero, ubriachi, prostitute].
La porta della cella si aprì, per fare entrare un giovane ufficiale dal volto di pietra. Nella cella entrò Parsons. "Tu qui?" escamò. "Perché sei dentro?" chiese Winston. "Psicoreato!" disse Parsons, quasi in lacrime. "Non crederai certo che mi spareranno, eh? Mica ti sparano se non hai fatto niente, se si tratta solo di pensieri su cui non puoi intervenire! So che danno ampie possibilità di discolparsi. Io ci conto. Il mio passato lo conoscono, no? Ho cercato di fare per il Partito tutto quello che potevo, non è così?" "Sei colpevole?" chiese Winston. "Ma certo che sono colpevole!" gridò Parsons lanciando uno sguardo servile in direzione del teleschermo. "Non crederai certo che il Partito arresterebbe un innocente!" "Vecchio mio, lo psicoreato è una cosa terribile", riprese a dire in tono sentenzioso. "E' insidioso, ci puoi cascare anche senza accorgertene. Lo sai come sono stato sorpreso? Nel sonno! Sì, proprio così. Mi facevo in quattro, facevo la mia parte, senza sapere le porcherie che mi tenevo dentro. Poi ho cominciato a parlare nel sonno. Lo sai che cosa mi hanno sentito dire?" Abbassò la voce, come uno che per motivi clinici sia costretto a dire un'oscenità. "Abbasso il Grande Fratello! Ho detto proprio così! Pare che lo abbia ripetuto più volte". "Chi ti ha denunciato?" chiese Winston. "La mia bambina" con una specie di doloroso orgoglio. "Si è messa a origliare dal buco della serratura. Ha sentito quello che stavo dicendo e il giorno dopo è andata di corsa alla polizia. Niente male, vero, per una frugolina di sette anni! Non la rimprovero per quello che ha fatto, anzi sono orgoglioso di lei. E' la dimostrazione che l'abbiamo tirata su nello spirito giusto".
La porta si aprì, entrò O'Brien [membro del Partito interno e alto ufficiale della psicopolizia], si mise di lato, facendo strada ad una guardia bassa e tarchiata, con braccia e spalle enormi e si piantò proprio di fronte a Winston. Gli colpì il gomito con un manganello. Winston si era piegato sulle ginocchia, quasi paralizzato, stringendo il gomito con l'altra mano. Incredibile che un unico colpo potesse infliggere un dolore così forte! La guardia osservava i suoi contorcimenti e rideva.
Dopo quel primo colpo era cominciato l'incubo. Non riusciva neanche a ricordare quante volte era stato percosso e per quanto tempo. Ogni volta c'erano sempre cinque o sei uomini che si accanivano su di lui. A volte si trattava di pugni, a volte di manganellate, a volte di colpi vibrati con bastoni di ferro, altre volte con calci.
I pestaggi si fecero poi meno frequenti, assumendo la forma della minaccia, di un orrore nel quale poteva essere ricacciato. Ora ad interrogarlo non erano più energumeni in uniforme nera, ma intellettuali del Partito, per periodi di tempo che duravano dalle dieci alle dodici ore. La loro vera arma era l'interrogatorio ininterrotto. Gli rinfacciavano ad ogni istante menzogne e contraddizioni, finché non scoppiava in un pianto indotto dall'umiliazione e dallo sforzo nervoso. Ogni sforzo di Winston era teso a scoprire che cosa volevano fargli confessare, in modo da poterlo fare subito ed evitare che il pestaggio riprendesse da capo. Confessò tutto ciò che era possibile confessare. Stava confessando tutto, perfino quello che era riuscito a tenere nascosto sotto la tortura. Ora stava balzando su dal suo tavolaccio, torturato con l'elettricità da O'Brien. Era lui il torturatore, l'inquisitore, il nemico.
"Ti ho detto una volta che se mai ci fossimo rivisti, sarebbe stato in questo luogo". "Sì" rispose Winston. Un'ondata di dolore gli attraversò il corpo. Era una sensazione terrificante. Il suo corpo era come deformato dalle contorsioni indotte dall'elettricità. Soprattutto lo atterriva la paura che la spina dorsale stesse per spezzarsi. O'Brien alzò di nuovo la leva sul quadrante e l'onda di dolore si ritirò con la stessa rapidità con cui era venuta. "Era a quaranta" disse. "Come puoi vedere i numeri sul quadrante vanno fino a cento". Ti prego di ricordare, nel corso della nostra conversazione, che ho il potere di infliggerti dolore in ogni momento, e dell'intensità che più mi aggrada. Se mentirai o cercherai di essere evasivo, e perfino se non ti mostrerai all'altezza della tua intelligenza, griderai di dolore, all'istante. Hai capito?" "Sì" rispose Winston.
"Con quale potenza l'Oceania è attualmente in guerra?"
"Quando sono stato arrestato, l'Oceania era in guerra con l'Estasia". "Con l'Estasia, esatto. E l'Oceania è stata sempre in guerra con l'Estasia, non è vero?"
Winston trattenne il respiro. Aprì la bocca per parlare, ma poi si fermò. Non riusciva a levare gli occhi dal quadrante. "La verità, Winston, per cortesia. La tua verità. Dimmi quello che credi di ricordare".
"Ricordo che appena una settimana prima che fossi arrestato, non eravamo affatto in guerra contro l'Estasia. Eravamo alleati. La guerra era contro l'Eurasia. Durava da quattro anni. Prima..." Con un cenno della mano O'Brien lo interruppe. "Un altro esempio" disse. "Alcuni anni fa hai coltivato una convinzione sbagliata quanto folle. Hai creduto che tre uomini come Jones, Aaronson e Rutherford, ex membri del Partito, giustiziati per tradimento e sabotaggio dopo aver reso piena confessione, non erano colpevoli dei crimini che erano stati loro imputati. Hai creduto di avere nelle mani la prova documentaria incontestabile che le loro confessioni erano false. Ci fu anche una fotografia che ti fece vivere un'allucinazione: ti convincesti di averla veramente avuta fra le mani. Era una foto più o meno come questa".
Non ci si poteva sbagliare: era quella fotografia. "Esiste!" gridò. "No" disse O'Brien. Attraversò la stanza. Nella parete di fronte vi era un buco della memoria. O'Brien sollevò la grata e la fotografia fu trasportata dalla corrente di aria calda, poi svanì in una vampata di fiamma. "Ceneri" disse O'Brien, "polvere. La fotografia non esiste. Non è mai esistita". "Ma certo che esiste! Esiste nella memoria. Io la ricordo. Anche tu la ricordi". "Io non la ricordo" disse O'Brien. Winston si sentì prendere dallo scoramento. Quello era bipensiero allo stato puro. Aveva già dimenticato di aver negato di ricordarla, dimenticando al contempo anche l'atto del dimenticare.
"Tu pensi, Winston, che il passato abbia un'esistenza concreta? Il passato esiste concretamente, entro lo spazio? "Nei documenti e poi nella memoria" disse Winston. "Noi, il Partito controlliamo tutti i documenti e la memoria di ogni singolo individuo, pertanto controlliamo il passato" disse O'Brien.
"Ricordi" riprese a dire "di aver scritto nel tuo diario: "La libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro?". "Sì" rispose Winston. O'Brien sollevò la mano sinistra, tenendo il pollice nascosto e le quattro dita tese. "Quante sono le dita che tengo alzate, Winston?" "Quattro".
"E se il Partito dice che le dita non sono quattro ma cinque, quante sono?" "Quattro". La parola terminò con un rantolo di dolore. L'ago del quadrante era balzato a 55. "Quante dita sono, Winston?" "Quattro". L'ago salì a 60. "Quante dita sono, Winston?" "Quattro! Basta, basta! Ma perché non ti fermi? Sono quattro, quattro!" "Quante dita sono, Winston?" "Cinque! Cinque! Cinque!" "No, Winston, è inutile. Tu stai mentendo, tu credi ancora che siano quattro". "Quattro! Cinque! Tutto quello che vuoi! Ma basta con questa sofferenza!"
"Quante dita sono, Winston?" "Quattro. Immagino che siano quattro. Ne vedrei cinque, se potessi. Sto cercando di vederne cinque". Il dolore entrò a fiotti nel corpo di Winston. L'ago doveva essere 70-75. "Che cosa preferisci, persuadermi che ne vedi cinque o vederne veramente cinque?" "Vederne veramente cinque". "Ricominciamo" disse O'Brien. Forse l'ago era salito a ottanta, o a novanta". "Quante sono queste dita, Winston" "Non lo so, non lo so. Se spingi di nuovo la leva mi ucciderai. Quattro, cinque, sei... in tutta onestà, non lo so". "Così va meglio" disse O'Brien.
"Lo sai per quale motivo portiamo le persone in questo posto?" "Per farle confessare". "No, non è questo il motivo. Riprova". "Per punirle". "No!" gridò O'Brien. "No! Certo non allo scopo banale di estorcerti una confessione o di punirti. Tu sei qui perché vogliamo curarti, per farti riacquistare la ragione! Ma lo vuoi capire, Winston, che nessuno di quelli che cadono in mano nostra esce di qui senza essere stato guarito? L'unica cosa che ci sta a cuore è il pensiero. Noi non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li cambiamo".
"Hai certamente letto delle persecuzioni religiose del passato. Nel Medioevo vi era l'Inquisizione. Un autentico fallimento. Gli uomini morivano perché non intendevano tradire le proprie convinzioni. Vennero poi i regimi totalitari: i nazisti e i comunisti in Russia. Nella lotta contro l'eresia i russi furono anche più feroci dell'Inquisizione. Ritennero di aver imparato dagli errori del passato: erano convinti che non si dovessero assolutamente creare dei martiri. Pertanto, prima di sottoporre le proprie vittime ad un processo pubblico, impegnavano ogni mezzo per distruggerne la dignità. Ne fiaccavano la resistenza con la tortura e l'isolamento. Ma le confessioni che essi avevano reso erano palesemente estorte e fasulle. Noi non commettiamo errori del genere. Con noi tutte le confessioni sono autentiche. Noi le rendiamo tali. Noi non consentiamo che i morti risorgano per farci guerra. Nessuno tra i posteri ti renderà giustizia. I posteri non sapranno mai nulla di te. Tu sarai cancellato totalmente dal corso della storia. Noi ti vaporizzeremo, disperdendoti nella stratosfera. Di te non resterà nulla, né il nome in qualche archivio, né il ricordo nella mente di qualche essere vivente. Sarà come se tu non fossi mai esistito". E allora perché prendersi la cura di torturarmi, pensò Winston. O'Brien si arrestò, come se Winston avesse formulato il suo pensiero ad alta voce. "So cosa stai pensando" disse. "Dal momento che è nostra intenzione distruggerti completamente, per quale motivo ci prendiamo la briga di interrogarti, prima?" "Sai" riprese "tu sei un'imperfezione nel sistema, Winston, una macchia che va cancellata. Noi non ci accontentiamo dell'obbedienza negativa, e meno che mai di una sottomissione avvilente. Quando infine ti arrenderai a noi, ciò dovrà avvenire di tua spontanea volontà. Noi non distruggiamo l'eretico per il fatto che ci resiste. Finché ci resiste noi non lo distruggiamo. Noi lo convertiamo, penetriamo nei suoi recessi mentali più nascosti, lo modelliamo da cima a fondo. Prima di ucciderlo ne facciamo uno di noi. Prima di far saltare il suo cervello, lo rendiamo perfetto. Quei tre miserabili traditori, Jones, Aaronson e Rutherford, nella cui innocenza tu un tempo hai creduto, alla fine siamo riusciti a piegare anche loro. Io stesso ho preso parte all'interrogatorio. Li ho visti fiaccarsi a poco a poco, li ho visti strisciare, frignare, piangere. Alla fine non erano più lacrime di dolore, ma di espiazione. Quando abbiamo finito con loro, erano dei gusci d'uomini, che dentro di sé ospitavano solo dolore per quello che avevano fatto e amore per il Grande Fratello. Era commuovente vedere quanto lo amavano. Chiesero di essere passati per le armi subito, in modo da poter morire con la mente ancora pura".
La sua voce aveva assunto toni quasi estatici. Il volto irradiava ancora l'esaltazione, l'entusiasmo del folle. Non sta fingendo, pensò Winston, non è un ipocrita, crede veramente in tutto quello che dice.
"Tremila" disse O'Brien, rivolto all'uomo in camice bianco. Due soffici tamponi, aderivano alle tempie di Winson. Winson fu preso dallo sgomento. Sentiva insorgere del dolore, una nuova specie di dolore. "Questa volta non farà male" disse O'Brien. "Tieni gli occhi fissi nei miei". Proprio in quel momento ci fu un'esplosione, o almeno quella che parve un'esplosione. Di certo divampò un lampo di luce accecante. Un colpo terribile e indolore lo aveva come schiacciato. Anche nella testa era successo qualcosa, era come se gli avessero asportato una parte di cervello.
"Con quale nazione è in guerra l'Oceania?" "Non ricordo". "L'Oceania è in guerra con l'Estasia. Adesso ricordi?" "Sì". "L'Oceania è stata sempre in guerra con l'Estasia fin dall'inizio della tua vita, ricordi?" "Sì". "Poco fa ho sollevato le dita della mia mano e te le ho mostrate. Tu hai visto cinque dita. Ricordi?" "Sì". O'Brien alzò le dita della mano sinistra, tenendo il pollice nascosto. "Qui ci sono cinque dita. Ne vedi cinque?" "Sì". E per un fuggevole istante, prima che nella sua mente la scena cambiasse, le vide veramente. Vide cinque dita.
"Ora vedi", disse O'Brien, "che è possibile". "Sì" disse Winston. "Prima che portiamo a termine questa seduta", continuò O'Brien, "puoi rivolgermi qualche domanda, se credi". "Qualsiasi domanda?"
"Qualsiasi domanda". Vide che gli occhi di Winston erano fissi sul quadrante. "La macchina è spenta. Qual è la prima domanda?" "Che avete fatto a Julia?" chiese Winston. O'Brien sorrise di nuovo. "Ti ha tradito, Winston. Immediatamente e senza riserve. Di rado ho visto qualcuno che cedesse a noi con tanta prontezza. La riconosceresti a stento se la vedessi. Tutta la sua ansia di ribellione, la sua sporcizia mentale, tutto è stato purificato. Una conversione perfetta, un caso da manuale". "L'avete torturata?" chiese Winston. A questo O'Brien non rispose. "Un'altra domanda" disse. "Il Grande Fratello esiste?" "Certo che esiste. Il Partito esiste. Il Grande Fratello è l'incarnazione del Partito". "Esiste nello stesso modo in cui esisto io?" "Tu non esisti" rispose O'Brien. "Morirà, il Grande Fratello?" "Certamente no. Come potrebbe morire? Un'altra domanda". "La Confraternita di Goldstein esiste?" "Questo, Winston, non lo saprai mai". Alzò il dito in direzione dell'uomo in camice bianco. Era chiaro che la seduta era terminata. Un ago penetrò nel braccio di Winston, che quasi all'istante cadde in un sonno profondo. [...]
"Il tuo recupero" disse O'Brien "comprende tre stadi: apprendimento, comprensione, accettazione. E' giunto per te il momento di passare al secondo stadio". Winston giaceva supino come sempre.
"Togliti dalla testa le idee di Goldstein espresse nel suo libro; ovvero il libro che ho scritto io. Intendo dire, ho collaborato alla sua redazione. Come sai, nessun libro viene scritto individualmente".
"I proletari non si ribelleranno mai, né fra mille, né fra un milione di anni. Non possono farlo. Non ho neanche il bisogno di spiegartene il motivo, perché lo conosci già. Se hai cullato il sogno di un'insurrezione violenta, è meglio che lo lasci perdere. Non esiste nessuna possibilità di rovesciare il Partito. Il Partito governerà in eterno. Da qui deve muovere ogni tuo pensiero".
"Ti è sufficientemente chiaro", riprese, "come il Partito si mantiene al potere. Ora, però, devi dirmi perché non abbiamo alcuna intenzione di cederlo. Da quale fine siamo spinti? Per quale motivo dovremmo desiderare il potere? Su parla!"
Per un paio di secondi ancora Winston non aprì bocca. Sapeva già quello che O' Brien gli avrebbe detto: che il Partito non aspirava al potere per i suoi fini egoistici, ma per il bene comune, che vi aspirava perché la massa era formata da uomini deboli e pavidi, incapaci di reggere la libertà o la verità, che quindi dovevano essere governati e ingannati in maniera sistematica da individui più forti; che il Partito era incessantemente dedito alla protezione dei più deboli, un gruppo di persone consacrato a tale scopo, che compiva il male affinché il bene trionfasse, sacrificando la felicità propria a quella degli altri. La cosa terribile, pensò Winston, era che O'Brien sarebbe stato sincero nel dire tutto ciò, glielo si poteva leggere in faccia. O'Brien sapeva tutto. Sapeva mille volte meglio di Winston in quali condizioni versasse davvero il mondo, a quali livelli di degradazione vivessero le masse e a quali menzogne ed efferatezze ricorresse il Partito per mantenerle in questo stato. Il fine ultimo giustificava tutto. "Voi governate su di noi per il nostro bene" disse. "Avete la convinzione che gli esseri umani non sappiano governarsi da soli, quindi..." Diede un balzo e quasi emise un grido. Uno spasmo doloroso gli aveva attraversato il corpo. O'Brien aveva spinto la leva del quadrante fino a 35. "Hai detto una cosa stupida, Winston, stupida!" "Risponderò io stesso alla mia domanda. La risposta è: il Partito ricerca il potere in quanto tale. Il bene altrui non ci interessa, è solo il potere che ci sta a cuore. Vogliamo il potere allo stato puro. Presto capirai che cosa intendiamo per potere allo stato puro. I nazisti in Germania e i comunisti in Russia usarono metodi molto simili ai nostri, ma non ebbero mai il coraggio di ammettere apertamente da quali fini erano spinti. Noi non siamo così, noi sappiamo che nessuno si impadronisce del potere con l'intenzione di cederlo successivamente. Il potere è un fine, non un mezzo. Non si instaura una dittatura al fine di salvaguardare una rivoluzione: si fa la rivoluzione proprio per instaurare una dittatura. Devi innanzitutto imparare che il potere è collettivo. L'individuo ha potere fintanto che cessa di essere un individuo. La seconda cosa che devi capire è che il potere è il potere sugli esseri umani: sul corpo, ma soprattutto sulla mente. Il potere sulla materia non è importante. E comunque, il controllo che abbiamo sulla materia è già assoluto. Noi controlliamo la materia, perché controlliamo la mente. La realtà si trova nella scatola cranica".
"Winston", riprese O'Brien, "come fa un uomo a esercitare il potere su un altro uomo?" Winston riflettè. "Facendolo soffrire" rispose. "Bravo, facendolo soffrire. Non è sufficiente che ci obbedisca. Se non soffre, come facciamo ad essere certi che non obbedisca alla nostra volontà ma alla sua? Potere significa infliggere dolore ed umiliazione, ridurre la mente altrui in ROMANZI . Cominci ad intravedere, adesso, il mondo che stiamo costruendo? E' esattamente l'opposto di quelle stupide teorie edonistiche immaginate dai riformatori del passato. Un mondo fatto di paura e tradimento, di tormento, un mondo in cui si calpesta e si viene calpestati, un mondo che nel perfezionarsi diventerà sempre più spietato. Progresso, nel nostro mondo, significherà progredire verso una sofferenza più grande. Le antiche civiltà sostenevano di essere fondate sull'amore o sulla giustizia, la nostra è fondata sull'odio. Gli uomini possono essere manipolati in tutti i modi. O forse sei tornato alla tua vecchia idea secondo cui i proletari o gli schiavi si solleveranno e ci rovesceranno? Toglitelo dalla testa".
"Non importa, alla fine vi sconfiggeranno." proruppe Winston "Prima o poi vi vedranno per quello che siete e vi ridurranno in PEZZI ". "Vedi qualche segno che una cosa del genere si stia verificando? O una qualche ragione per cui ciò dovrebbe accadere?"
"No, ma io ne sono convinto. Io so che fallirete". O'Brien continuò: "Cos'è questo principio che ci sconfiggerà?" "Non lo so. Lo spirito dell'Uomo". "E tu ti consideri un uomo, Winston?" "Sì".
"Alzati da quel tavolaccio, puoi guardarti allo specchio". "Tu sei l'ultimo uomo" disse O'Brien "il difensore dello spirito umano. Adesso vedrai quel che sei veramente. Spogliati". Guardandosi allo specchio, Winston ebbe un moto di spavento. Era ridotto ad uno scheletro, un essere curvo con il corpo interamente ricoperto di una vecchia grigia crosta di sporcizia. Qua e là, al di sotto dello strato di sudiciume, si intravedevano le rosse cicatrici delle ferite.
"Guarda come sei ridotto!" disse O'Brien. "Guarda il sudiciume che ti ricopre il corpo! Ti stai putrefacendo, stai cadendo a pezzi . Che cosa sei? Un sacco di lerciume. La vedi quella cosa che ti guarda? Quello è l'ultimo uomo. Se tu sei un essere umano, ecco l'umanità. E adesso rivestiti".
"Sei stato tu!" singhiozzò Winston. "Mi hai ridotto tu in questo stato". "No, Winston, ti sei ridotto tu stesso in questo modo. Nel momento in cui ti sei messo contro il Partito". "Dimmi" gli chiese Winston "quando mi faranno fuori?" "Forse passerà molto tempo" rispose O'Brien. "Tu sei un caso difficile. Ma non disperiamo. Prima o poi tutti guariscono. Alla fine ti uccideremo".


-Dopo molti mesi di carcere-.


Stava molto meglio. Ogni giorno che passava, ammesso che si potesse parlare di giorni, metteva su peso e recuperava energie. Lo avevano ripulito e gli consentivano di lavarsi spesso. Il cibo era ottimo e abbondante. Egli aveva colto il carattere futile e superficiale del suo tentativo di mettersi contro il potere del Partito. Adesso sapeva che la Psicopolizia lo aveva osservato per sette anni, come un coleottero sotto la lente di ingrandimento. Non poteva più lottare contro il Partito. E poi il Partito era nel giusto: come poteva sbagliarsi la sua mente collettiva e immortale? Accettava tutto. Il passato era alterabile, il passato non era mai stato alterato. L'Oceania era in guerra con l'Estasia, l'Oceania era sempre stata in guerra con l'Estasia. Non aveva mai visto la fotografia di Jones, Aaronson e Rutherford che li scagionava, non era mai esistita, se l'era inventata lui, frutto di autoinganno. Com'era facile! Bastava arrendersi e tutto veniva da sé. La mente dovrebbe produrre un buco ogni qualvolta vi si affacci un pensiero pericoloso. Un simile processo dovrebbe essere automatico, istintivo. In neolingua lo chiamavano stopreato. Cominciò a fare esercitazioni di stopreato. Si raffigurava proposizioni del tipo: "Il Partito dice che la terra è piatta".
Durante tutto questo tempo una parte della sua mente era occupata dalla domanda: "Quando mi uccideranno? O'Brien aveva detto: "Dipende tutto da te". Potevano volerci dieci minuti o dieci anni. L'unica cosa certa era che la morte giungeva sempre inattesa. La tradizione (non espressa verbalmente, ma era cosa nota, anche se nessuno ne parlava) voleva che sparassero alle spalle: un colpo alla nuca senza alcun preavviso, mentre si percorreva un corridoio per essere trasferiti da una cella all'altra.
Winston obbediva al Partito, ma lo odiava ancora. In passato aveva occultato la mente eretica sotto una coltre di conformismo. Adesso aveva compiuto un passo indietro: aveva ceduto con la mente, ma conservando la speranza di mantenere inviolata la profondità del cuore.
Fuori nel corridoio si udì un pesante calpestio di stivali, poi la porta di acciaio si aprì con uno schianto. O'Brien entrò nella cella. Alle sue spalle, l'ufficiale con la faccia di cera e le guardie in uniforme nera. "Alzati" disse O'Brien. "Avvicinati". "Stai migliorando" disse "Per quanto riguarda gli aspetti razionali del tuo caso sono rimaste poche mende. E' solo dal punto di vista emotivo che non sei riuscito a fare progressi. Dimmi, Winston - e niente bugie, ricordati, lo sai che sono sempre capace di scoprire una bugia - che cosa provi veramente per il Grande Fratello?" "Lo odio". "Lo odii. Bene. E' arrivato il momento, per te, di compiere l'ultimo passo. Tu devi amare il Grande Fratello. Obbedirgli non basta, lo devi amare". Lo spinse leggermente verso le guardie. "Stanza 101" disse.
Giunti nella stanza 101 lo legarono ad una sedia. "Una volta mi hai chiesto" disse O'Brien "cosa c'era nella stanza 101, e io ho risposto che lo sapevi già. Tutti lo sanno. Nella stanza 101 c'è la cosa peggiore del mondo". La porta della stanza si aprì per lasciare passare una guardia che portava un cestino fatto di filo di ferro. "La peggiore cosa del mondo", disse O'Brien, "varia da persona a persona. Per alcuni è l'essere sepolti vivi, per altri morire bruciati, per altri morire annegati, per altri ancora essere impalati, o mille altri tipi di morte. In certi casi si tratta di cose assolutamente banali, che in sé non hanno nulla di letale. Nel tuo caso, la peggiore cosa al mondo sono i topi".
Non appena aveva scorto la gabbia, Winston era stato trafitto da una sorta di tremito premonitore, da una paura imprecisata, ma adesso capì, con un tuffo al cuore, che cosa voleva dire quella protuberanza a forma di maschera, e gli parve che le viscere gli si liquefacessero nel ventre. "Non potete farlo" urlò con voce rotta. "Non lo potete fare, è impossibile!" "O'Brien" disse Winston "tu sai che tutto questo non è necessario. Che cosa vuoi che io faccia?" "Da sola" disse O'Brien "la sofferenza non è sufficiente. Vi sono circostanze in cui un essere umano è capace di tenere testa al dolore, fino alla morte. Per tutti, però, esiste qualcosa di intollerabile, qualcosa a cui non si vuole neanche pensare, qualcosa che esercita su di te una pressione che non riusciresti a reggere neanche se lo volessi. Quanto al resto, farai quello che si vuole da te". "Ma che cos'è? Di che cosa si tratta? Come posso farlo se non so di che si tratta?"
"Pur essendo un roditore" disse O'Brien "il topo è un animale carnivoro. Tu questo lo sai. Avrai sentito parlare di quello che accade nei quartieri poveri della città. Ci sono strade in cui una donna non osa lasciare solo in casa il proprio piccolo per neanche cinque minuti. I topi lo assalirebbero sicuramente in brevissimo tempo e lo spolperebbero fino alle ossa". Dalla gabbia si sentì un nutrito squittio. O'Brien sollevò la gabbia che adesso si trovava a meno di un metro dalla faccia di Winston. "Ho abbassato la prima leva" disse O'Brien. "Hai certamente capito com'è fatta la gabbia. La maschera ti verrà adattata sulla testa, senza lasciarti scampo. Quando abbasserò la seconda leva, la porta della gabbia si solleverà e questi mostri affamati ne schizzeranno fuori come proiettili. Hai mai visto il balzo di un topo? Ti salteranno in faccia e ci affonderanno subito i denti. A volte attaccano per prima cosa gli occhi, altre volte si scavano una strada attraverso le guance e divorano la lingua". La gabbia era vicina, sempre più vicina. All'improvviso sentì nelle narici l'odore nauseante, ammuffito, di quelle bestiacce. Per un istante si trasformò in un animale impazzito ed urlante. Esisteva un solo modo per salvarsi: doveva frapporre un altro essere umano, il corpo di un altro essere umano, fra sé e i topi. Di nuovo fu assalito dal panico più totale. Era cieco, inerme, folle. Ed eccolo allora gridare come un forsennato. "Fatelo a Julia! Fatelo a Julia! A Julia, non a me!" Nel buio che lo avvolgeva udì un altro scatto metallico e capì che la porta della gabbia non era stata aperta ma chiusa ...
Tutto gli era stato perdonato, e la sua anima aveva la purezza della neve. Si trovava al banco degli imputati, a confessare tutto, a coinvolgere tutti. Seguito da una guardia armata, camminava lungo il corridoio piastrellato di bianco, ma aveva l'impressione di camminare nella luce del giorno. Il proiettile tanto atteso gli si stava finalmente piantando nel cervello.

Alzò lo sguardo verso quel volto enorme. Ci aveva messo quarant'anni per capire quel sorriso. Che crudele, vana inettitudine! Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello".

FINE

Matteo Della Torre   -  coordinatore casa per la nonviolenza - mensile  il grido dei poveri      -      peacelink.it

 

IL MINISTERO DELL'AMORE

Fra tutti, il Ministero dell’Amore incuteva un autentico terrore. Era assolutamente privo di finestre. Winston non vi era mai entrato, anzi non vi si era mai accostato a una distanza inferiore al mezzo chilometro. Accedervi era impossibile, se non per motivi ufficiali, e anche allora solo dopo aver attraversato grovigli di filo spinato, porte d’acciaio e nidi di mitragliatrici ben occultati. Anche le strade che conducevano ai recinti esterni erano pattugliate da guardie con facce da gorilla, in uniforme nera e armate di lunghi manganelli.

 

la presa di coscienza di Winston Smith
... "Dall'età dell'uniformità, dall'età della solitudine, dall'età del Grande fratello, dall'età del bipensiero ... Salve!"
Lui era già morto, gli venne di pensare. Ebbe l'impressione di aver mosso il passo decisivo solo ora, ora che aveva cominciato a dare una forma scritta ai suoi pensieri. Le conseguenze di ogni azione sono racchiuse nell'azione stessa. Scrisse:
"Lo psicoreato non comporta la morte, esso è la morte"
Ora che si era reso conto di essere un uomo morto, diveniva essenziale restare in vita il più a lungo possibile...

scribd.com   -   books.google.it

 

ti rendi conto che il passato

compreso quello piu' recente

è stato abolito ?

 

*

 

ORWELL - RIASSUNTO

viviana vivarelli - fuoriradio.com

Nel 1945 Orwell scrive, come protesta allo stalinismo russo, ‘La fattoria degli animali’, una fiaba satirica in cui tratteggia una forma di socialismo umano che salva la libertà. Quattro anni dopo Orwell pubblica, sempre in chiave antisovietica, ‘1984’, appartenente al filone della narrativa di anticipazione e chiaramente ispirato a ‘Il nuovo mondo‘ di Aldous Huxley.
Huxley aveva profetizzato una società del futuro dominata dalla tecnologia, i cui cittadini nascono tutti in provetta e 10 Controllori supremi reggono la Terra (oggi abbiamo 5 stati all’ONU con diritto di veto che dettano la storia del mondo).
Siamo alla metà del 1900, è ormai chiaro che il mondo non sarà salvato dalla illusione positivista che ha generato il falso ottimismo tecnologico, né dalla rivoluzione proletaria da cui è emerso l’idra del totalitarismo staliniano.
Orwell produce dunque questo libro cupo, con la data di un mondo futuro in cui il pensiero è totalmente condizionato.
Nel ‘54 il testo viene portato sui teleschermi inglesi producendo forti critiche per il suo carattere accentuato e terrificante. Ne vengono tratti anche tre film di cui uno di Michael Radford. Ma i film non sono facili e il libro nemmeno.
Quando arrivò il 1984, Orwell fu deriso perché nulla di ciò che aveva predetto sembrava non essere accaduto e si cercò anche di limitare la sua critica allo stalinismo, ma ‘1984’ doveva incidere la storia dell’Occidente e creare riflessioni angosciose in molti intellettuali, come Fromm, che ne colsero la potenza profetica.
Probabilmente Orwell aveva in mente, oltre a Stalin, anche uno dei più bui e reazionari periodi della storia americana, il maccartismo, tra gli anni ‘50 e ’54, in cui il senatore repubblicano McCarthy attuò una serie di purghe politiche su intellettuali, attori, scrittori perseguitati in quanto comunisti, ma ogni regime assoluto, e massimamente gli attuali regimi mediatici, sembrano trovare triste conferma nelle strategie totalitarie. '1984' diventa una metafora sempre attualizzata,
Platone nella Repubblica aveva scritto un’utopia; Orwell in ‘1984’ scrive una antiutopia, o utopia negativa, il mondo dove non vorremmo vivere.
‘1984’ è la storia di ciò che potrebbe accadere se si permette a certe ideologie di prendere il potere e di usarlo in modo assoluto. Come ‘Il Principe’ di Machiavelli spiega cosa può fare un principe cinico e diventa poi il manuale di sovrani astuti e capziosi, così ‘1984’ diventa il manuale del governo totalitario. Da una parte insegna a comandare, dall’altra, come il Principe, svela le trame del potere.
Orwell immagina un mondo futuro diviso in 3 iperstati: Oceania, Eurasia e Estasia. Londra fa parte di Oceania ed è sotto la dittatura del SOCING (socialismo inglese, soc ing), il partito unico guidato dal Grande Fratello. La popolazione è divisa tra il Partito Interno (2%) che comanda, il Partito Esterno addetto ai servizi (13%) e il prolet (85%) privo di potere. Il libro si occupa solo del condizionamento dei membri del Partito Esterno, essi portano lo stesso vestito e sono condizionati allo stesso pensiero.
Il Partito crea la realtà e la modifica a suo piacere. I membri del Partito Esterno sono continuamente controllati da uno schermo in ogni casa che, mentre manda programmi vari, spia i pensieri per la Psicopolizia (thinkpol), per cui l’incubo di tutti è di commettere lo Psicoreato, o delitto di pensiero (crimethink).
Nello stato di Orwell il grande reato è pensare in proprio.
L'unico pensiero accettato è quello formato dalla Neolingua (Newspeak), è essa un sistema linguistico elaborato dai tecnici del Partito, in cui ogni termine assume solo ed esclusivamente il significato che il Socing desidera.
Ogni gruppo di vincitori si arroga il diritto di prevaricare gli altri, dandosi dei privilegi. Un tempo esisteva una casta che aveva privilegi ereditari. Oggi abbiamo una classe economicamente dominante. In Russia era nata una rivoluzione dal basso, in realtà guidata da borghesi intellettuali che avevano ventilato la possibilità di un potere esercitato dal proletariato. Quello che avvenne poi fu diverso: già Lenin aveva espropriato la volontà dello stato facendola coincidere con la propria; Stalin completò il progetto instaurando una dittatura personale. Il potere non partì dal proletariato per tornare al proletariato, ma diventò il totalitarismo di una sola persona e del suo gruppo di complici, fissandosi in un abnorme culto della personalità. Come il potere si cristallizza in una persona o un gruppo di dirigenti, si riproducono immediatamente il privilegio e il vantaggio di pochi con l’esautorazione del potere e del vantaggio di tutti gli altri.
Orwell descrive le modalità di un autoritarismo assoluto. Marx aveva detto che, quando il proletariato avesse fatto l’ultima rivoluzione, la lotta di classe sarebbe sparita. Orwell ci mostra che è più facile che poche persone concentrino il potere su di sé, creando strumenti che impediscono di fatto ogni ulteriore rivoluzione.
Il primo strumento è il condizionamento mentale, per far sparire ogni pensiero autonomo e ogni critica. Per questo il Partito totalitario inventa e impone un pensiero omologato, una neolingua, per una ideologia fissa uguale per tutti, per un controllo assoluto della mente e della volontà.
Lo slogan del Socing è: “Chi controlla il passato, controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato”.
Nel perfetto stato totalitario il Potere è personale e nello stesso tempo artificiale, è il Grande Fratello, che nessuno vede più, è un volto ripetuto sui manifesti con espressione fissa, artificiale, una immagine televisiva martellante, una persona-non-persona. Il Partito ha ricreato la sua storia, ha reinventato la sua personalità. Tutto ciò che accade di buono è riferito a lui. Qualunque verità parte da lui. Il giusto linguaggio è quello che esce da lui. E’ la forma che il Partito ha deciso per mostrarsi al mondo. In realtà è un attore che recita una parte, costruita dal Partito invisibile, ma nessuno lo sa più, perché ognuno è fagocitato dalla sua immagine. Egli è onnipotente, e’ infallibile, attrae ogni sentimento, ogni moto d'anima, come se lui solo esistesse e non l’organizzazione. La realtà e la verità sono ciò che egli dice, e le sue parole vengono continuamente riadattate per aggiornare i fatti, in modo che nessuno confronti mai ciò che viene detto oggi a ciò che è stato detto ieri. La critica deve annichilirsi. Si abitua la gente a dimenticare, a vivere in un eterno presente. Perciò è fondamentale la manipolazione dei dati; per esempio il cibo è razionato e la razione viene diminuita da 30 a 20 grammi, si farà credere che ciò sia un bene perché una maggiore riduzione sarebbe stata necessaria nel mese successivo, per cui ognuno avrà l’impressione di ricevere di più e non di meno. La manipolazione avviene focalizzando sulle promesse e obbligando la memoria ad autoingannarsi; questo è il ‘controllo della realtà’ o Bispensiero (come adesso che ci vengono aumentate la tasse, mentre ci viene detto che le tasse ci verranno diminuite, oppure che stiamo portando la pace mentre siamo complici di una invasione).
Giornali e telegiornali non faranno mai controlli o bilanci o verifiche, ma daranno cronaca nera, astrologia e avvenimenti sportivi (vedi il mertallemto su Cogne o la Ferrari). La gente non deve pensare, deve credere. Se qualcuno pensa, sarà eliminato (vedi Montaneli, Dario Fo, o Biagi, Santoro, o la Guzzanti…). Il pensiero deve essere unico e costruito dall’alto, non può esistere pensiero divergente, chiunque la pensi diversamente sarà considerato sovversivo (oggi qualsiasi forma di pensiero divergente viene equiparato al terrorismo o bocciata come ‘comunista’). Si fa sparire ogni copia del giornale vecchio, ogni traccia storica del passato, non deve esistere memoria perché la memoria permette il confronto. La menzogna deve diventare verità attraverso la ripetizione.
La memoria storica sarà rivisitata e riconfezionata affinché confermi la verità imposta (vedi oggi programmi televisivi o libri di storia per le scuole e vedi il revisionismo storico ecc.). Il revisionismo viene applicato a tutto, film, libri, opuscoli, barzellette… così da eliminare qualsiasi significato politico che non sia quello voluto dal regime  - così ha fatto Stalin, così fa oggi Putin che cambia la verità di Beslan nel momento stesso in cui l’abbiamo davanti agli occhi; così hanno fatto in Cina con gli eccidi di Tien An Men; così tenta di fare la Moratti con i libri di storia o fa Violante quando parla di commemorare i caduti di Salò, così fanno da destra e da sinistra contro il pacifismo, o hanno fatto con l’omicidio Falcone, Biagi, Moro ...
Quando le correzioni sono troppe, si inventa un eroe di guerra falso da commemorare (si inventano martiri- Biagi- o santi- Escrava'). La storia viene rettificata e così il presente, le alleanze, le guerre.. ogni fatto viene smantellato e ricostruito per come fa comodo.
Come non esiste verità sulla storia passata, così non esiste verità sulla storia presente. Si inventano trame d’odio e nemici su cui convogliare i sentimenti viscerali. Si inventano cospiratori o complotti (ieri gli ebrei, oggi i rossi o i terroristi o gli islamici). Via via che la memoria viene modificata, si toglie ogni punto fermo alla personalità, che diventa oscillante e incerta, dunque succube, perché meno si sa, meno si è.
Il pensiero è il grande nemico di ogni potere che intende essere assoluto.
Il potere viene esercitato mediante paradossi, dunque è un bispensiero. Se riesci a convincere qualcuno che due cose opposte sono la stessa cosa, il gioco è fatto. La sua mente è disarmata, ne puoi fare un tappetino. Il bispensiero ti fa perdere il senso della realtà e dunque mina profondamente la tua identità. Se riesci a credere due cose totalmente opposte, come uomo sei finito. Per questo si spinge ogni cittadino a condividere contemporaneamente due opinioni in contraddizione, per esempio “credere che la democrazia sia impossibile ma che il Partito sia custode della democrazia” (credere che stai facendo la pace mentre fai la guerra, o che stai portando ordine a un paese mentre lo distruggi).
Naturalmente la massima vittoria di un partito totalitario è presentarsi come democratico.
Ogni codice linguistico non è solo strumento di comunicazione ma dà forma alle idee, è guida all’attività mentale dell’uomo dunque al suo senso critico e alla sua volontà; se imbrigli il pensiero, blocchi l’azione. Incidere sul sistema linguistico significa coartare la mente. Come diceva Witteenstein: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. La neolingua intende semplificare al massimo le possibilità del pensiero, per questo si daranno induzioni semplificate per portare l’uomo a un linguaggio minimale: “Ridurremo alla fine il pensiero a delitto e lo psicoreato sarà impossibile perché non ci saranno parole per esprimerlo”.
I neolinguisti manipoleranno il linguaggio affinché sia impossibile pensare pensieri diversi da quelli imposti. Come dice Chase: “Il linguaggio forma l’intera visione del mondo”. Dunque attraverso la riduzione del linguaggio avremo la riduzione dell’uomo. Qualunque pensiero dissidente è eresia e viene allontanato con un vero e proprio terrorismo linguistico. Si abbandona l’archeolingua, che è in uso prima del Socing, per far sopravvivere solo quelle parole che sono in sintonia col pensiero unico. Il pensiero unico viene continuamente ripetuto perché ogni ripetizione allenta la capacità critica e abitua a recepire passivamente qualunque contraddizione e a limitare l’ampiezza mentale. Esempi: “La parola LIBERO può sopravvivere ma solo nel senso di ‘questo campo è libero da erbacce’. Non deve significare essere 'intellettualmente libero' perché la libertà intellettuale non deve esistere nemmeno come concetto”. La lingua deve essere più semplice possibile per ridurre al minimo il pensiero. Non si deve poter esprimere in più modi la stessa cosa, ma solo in un modo. Ogni termine deve avere un significato soltanto. La maggior parte dei termini usati non devono contenere significati ma distruggerli (Berlusconi). Tuttavia si curerà l’eufonia, il messaggio deve essere armonico, carezzevole, orecchiabile, accattivante, modulato, con slogan facili (sempre Berlusconi). Il Ministero della pace è chiamato ‘Minipax’, il lager ‘Svago-campo’. (oggi una missione bellica è detta ‘missione umanitaria’; i pacifisti sono chiamati ‘terroristi’). Molti nomi sono indicati con abbreviazioni così da alterarne il significato (nazi, Gestapo, Comintern…). Le parole devono essere monotone per ingannare la mente e impedirle di pensare. I vocaboli devono essere pochi; meno la mente ha parole a disposizione, meno penserà. L’attenzione è rivolta a parole prive di importanza  -  ...mi consenta…dissintonia  - .
Gli slogan di partito siano semplici e paradossali
LA GUERRA E’ PACE
 - Berlusconi, Bush, Blair -
LA LIBERTA’ E’ SCHIAVITU  
- multinazionali, neocolonialismo, lavoro precario -
L’IGNORANZA E’ FORZA
 - la Lega -
La neolingua attacca il pensiero e lo distrugge. “Winston sentiva che si era prodotto come un vuoto, come se gli fosse stato tolto un pezzo di cervello”.
Il totalitarismo azzera la rivoluzione azzerando l’individualità, solo il pensiero del Grande Fratello deve echeggiare nella testa vuota: ”Ora tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Egli era riuscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello”.
Federico Orlando scrive: “Oggi la neolingua dei governanti ha già modificato il significato di molte parole chiave; chiama ‘riforma’ la distruzione dei diritti; ‘conservazione’ la loro difesa; ‘amore’ il privilegio della maggioranza; ‘odio’ l’opposizione; ‘guerra civile’ la giustizia; ‘democratici’ i tangentisti; ‘liberali’ i plutocrati; ‘pluralismo’ l’accentramento mediatico; ‘popolo’ i soli propri elettori..”
Le parole non sono solo suoni e significati, sono passioni (prendiamo il linguaggio berlusconiano: definisce ’tempio dell’odio’ il congresso dei DS, ‘campagna d’odio’ ogni critica, ‘partito dell’amore’ FI. Gli avversari del capo sono ‘invidiosi’. Lo stesso Bush accusa gli islamici di essere ‘invidiosi’ dei valori statunitensi).
Scrive Fabio Mussi: “La neolingua opera per cancellazione di memoria dovuta all’uso, abuso e disuso di parole chiave dell'esperienza storica. La parola «libertà»… ormai comunemente connota stati di arbitrio, privilegio, indebolimento dei vincoli di legge, affermazione di interessi particolari, eccezione agli obblighi derivanti da un’etica condivisa…«liberi» sono i più furbi e i più spregiudicati.. in questo contesto la giustizia diventa «guerra civile» e i giudici sono «comunisti»…come «comuniste» sono tutte le forme di critica ai governanti…Simmetricamente, vanno in disuso le parole «fascismo, fascista»…Chi parla la neolingua dimentica. C’è una parte dell’opinione pubblica convinta che, sì, in Italia un giorno ci fu la dittatura. La dittatura comunista. E che il partito che ha più a lungo governato l’Italia nel dopoguerra fu il Pci (ugualmente molti ripetono a pappagallo che la tv italiana e' stata dominta per 40 anni dai comunisti). La neolingua mischia, confonde, inverte i significati.…. «Riforma» è il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori…, o è un progetto fiscale destinato a redistribuire alla rovescia con un vantaggio secco per i più ricchi, o è un’idea del governo dell’immigrazione impregnata di pregiudizi xenofobi e razzisti…, è una deregulation nel campo delle opere pubbliche che comporta la convivenza con la mafia etc. etc. Bossi lancia lo slogan: «Riformare, riformare, riformare». Il Capo del governo si presenta come Grande Riformatore, dipanando persino la retorica del «Nuovo Rinascimento» italiano. Chi dissente, è «contro le riforme» e, dunque, «gioca contro l’Italia». (perfino l’opposizione a questo punto si chiama ‘riformista’, implicata nello stesso codice perverso, dichiarando in ciò la sua succubanza ideologica)."
" .. è chiaro che cosa potrebbe essere inciso sulla luccicante piramide del nostro nuovo e ipotetico “1984”:
Il potere è amore/La libertà è privilegio/La giustizia è arbitrio.
Per imporre la neolingua c’è bisogno dei media. Ecco perché esplode l’ossessione del controllo, non solo delle Tv… viviamo in una democrazia sofferente."-continua Mussi- "…Qui allora bisognerebbe porci l’interrogativo che ci riguarda: quale lingua parla effettivamente l’opposizione politica e culturale nel nostro Paese? Ma questo è già un altro discorso.”
Il bispensiero si impone innanzitutto ai più alti gradi del partito, ogni suo membro deve essere in grado di sostenere la mistica del paradosso (vedi Giovanardi, ma come è chiaro anche l'opposizione ormai ha perduto una propria individualità ed è stata fagocitata nella retorica dell'ordine in Irak, della precarizzazione, della globalizzazione economica, del Grande Alleato, della devolution e di altre aberrazioni). I membri del partito devono essere pronti a dire tutto e il contrario di tutto, sempre senza emozioni (Bondi), padroni degli altri ma privi di identità personale (Schifani). Praticamente essi stessi non sono persone ma strumenti che il potere ha divorato e ristrutturato. Sono totalmente spersonalizzati e alienati, strumenti e servi della propaganda. Con la propaganda si può fare a un popolo di tutto, convincerlo a fare tutto, la gente deve smettere di pensare e deve credere ciò che vuole il Partito unico. Deve riconoscersi nell’identità che il governo vuole ottenere, in tal modo ognuno sarà puntello del regime. Il regime sarà in ognuno e ognuno lo difenderà come se stesso.
Zavoli scrive: “… un popolo sistematicamente distratto da centinaia di canali televisivi, acquetato dagli ansiolitici, appagato dal consumismo, illuso dai modelli di successo.. è verosimile supporre che ne nasca un mondo in cui l’uomo non ha più paura di nulla, non gode più di niente, ignora origine e destino, crede senza fede né ragione, esiste in quanto appare.. e uccide senza rimorsi”.
(Mi pare che nell’antisocietà descritta da Orwell ci siamo dentro mani e piedi; nella grande truffa mediatica ci sono non solo i regimi di Stalin e Hitler, ma la prima guerra del Golfo, che è stata una grande truffa in diretta televisiva, la guerra del Kossovo, la guerra in Afganistan, la guerra all’Irak, l'Italia moderna, specificamente gli USA… Non manca oggi la Psicopolizia (GESTAPO, CIA, KGB, SISMI e altri compari), non manca lo schermo in ogni casa che ribadisce il pensiero fisso, né il controllo sulla stampa, sui telefoni, su internet… il controllo dei media, la soppressione graduale della libertà, Patrioct Act, come nuova Costituzione italiana, l’imbavagliamento dei dissidenti. E anche l’allontanamento dall’Irak dei volontari sembra rispondere allo stesso scopo di dare una versione univoca dai fatti che nessun testimone possa contestare. )
Il potere perpetua se stesso. “Tutte le fedi, i gusti, le emozioni, gli atteggiamenti mentali che caratterizzano il nostro tempo, hanno lo scopo di sostenere la mistica del Potere”. E riguardo a Winston, il protagonista: “...quel che più lo tormentava e che non era mai riuscito a capire chiaramente era per quale ragione quell’enorme impostura era stata messa in moto. I vantaggi immediati della falsificazione erano palesi, ma il fine ultimo era avvolto nel mistero.” Egli si diceva continuamente: “Capisco COME, non capisco PERCHE’.”
Il potere per il potere diventa la grande ombra che smuove il mondo, anche al di là del possesso e del privilegio. Individui paranoici conducono gli altri imprigionandoli nella loro follia: Ceaucescu, Franco, Hitler, Pinochet, Mao, Stalin, Saddham, Khomeini, Sharon, Bush… E Orwell non parla di altri strumenti di coartazione, non indica il nazionalismo esclusivista, la retorica del patriottismo, il fanatismo religioso, l’indottrinamento ideologico, l’identificazione nel proprio stile di vita, l’ideocrazia, la grande beffa degli organismi sovranazionali, l'avidità delle multinazionali… ma se l’uomo vuol tornare un essere pensante, occorre che si svincoli da questi elementi condizionanti.
Esistono archetipi negativi che conducono gli uomini oltre se stessi anche nel Male, per scopi a cui gli stessi governanti sono succubi, mostrando, nella loro miseria, come siano essi i primi a rinunciare ad ogni libertà e a ogni rivendicazione umana.
Forse uno dei segreti della libertà non è sostituire una cupa ideologia a un’altra o un cupo fanatismo a un altro, ma riprendersi la facoltà di ridere, la capacità di sbeffeggiare il Potere ovunque si manifesti, anche in quelli che vogliono combatterlo.

vivianavivarelli - fuoriradio.com    -    netcharles.com

 

Breve riassunto

il romanzo è diviso in tre parti che, pur avendo tra loro una continuità temporale, sono incentrate su tre diversi e ben distinti temi: nella prima viene fatta la conoscenza con quel mondo chiamato Oceania e con i due suoi rivali o alleati (a seconda dei casi), Eurasia ed Estasia. Si viene così a sapere che quindici anni fa il mondo sarebbe dovuto essere stato diviso, secondo l’autore, in questi tre superstati, dei quali il primo governato da un Partito che si presenta al popolo con l’immagine del Grande Fratello, un capo supremo che tutto vede e tutto sa grazie ai teleschermi e che punisce coloro le cui idee (bastano anche solo quelle) si discostano da quelle imposte dal potere attraverso un efficientissimo corpo di polizia. Sotto questo regime ogni cittadino è spogliato della propria personalità e deve vivere secondo i dettami del Partito, pena la morte, inflitta dopo una conversione forzata, perché nessuno, finché in vita, si possa opporre al potere costituito. Non esiste una realtà oggettiva, il presente, così come il passato e il futuro, sono controllati dall’alto attraverso quattro ministeri (della Verità, dell’Amore, dell’Abbondanza e della Pace) che lavorano incessantemente allo scopo di modificare ogni documento storico a favore del Partito, di infondere nella popolazione amore nei confronti del Grande Fratello e odio verso i nemici, chiunque essi siano, di scovare e scoperchiare ogni tentativo di rivolta verso il Partito e via dicendo. Anche il protagonista, Winston Smith, lavora in uno di questi ministeri, quello della Verità, ed ogni giorno si trova alle prese con enormi quantità di scartoffie da correggere per fare in modo che ogni avvenimento passato venga descritto esattamente così come vogliono dall’alto. Egli però disprezza il suo lavoro, non è capace di arrendersi alla menzogna, non può dimenticare come si sono svolti realmente gli avvenimenti a cui, in passato, lui stesso ha preso parte, e per di più, casomai dovesse riuscire a compiere un atto del genere, non può proprio dimenticare di aver dimenticato. È così che comincia la sua lotta interiore contro il Partito, una scelta molto pericolosa, ma che non riesce ad evitare. In pubblico non si può esporre, non può dare a vedere il suo vero punto di vista, perché sarebbe troppo pericoloso, sarebbe impensabile di non venir scoperto con tutti i teleschermi e le Spie sparpagliati qua e là in ogni dove e, una volta scoperto, andrebbe incontro a punizioni crudelissime. Così il suo primo atto di ribellione è un diario, un piccolo quaderno di fattura antica sul quale incomincia ad annotare i suoi pensieri, i suoi ricordi ed ogni cosa che gli passi per la mente e reputi degna di essere tramandata, nonostante il Partito magari ne neghi la esistenza. Il secondo atto che compie (seconda parte), più coraggioso ed eclatante, è la relazione con Julia, una ragazza anch’essa nemica del Partito. Ora, bisogna sapere che sotto il regime del Grande Fratello sono proibiti i rapporti sessuali, ad eccezione di quelli compiuti dai prolet ed unicamente a fini riproduttivi, dunque questa loro storia d’amore costituisce di per sé un atto così grave da comportare pene severissime per entrambi. Ciononostante nessuno dei due è intenzionato ad interromperla, l’uno perché ha finalmente scoperto di non essere l’unico ad essersi reso conto di ciò che sta facendo il Partito, l’altra perché, nonostante sia iscritta ad un movimento con idee totalmente contrarie, perché ama il sesso come attività fine a se stessa. In un primo periodo gli incontri dei due sono limitati a poche parole scambiate a labbra serrate e senza nemmeno guardarsi in faccia, poi Julia dice a Winston di conoscere dei nascondigli dove poter stare in pace senza la preoccupazione di essere scoperti ed è così che i due riescono a fare l’amore, la prima volta in una radura in mezzo alla campagna e poi in un campanile di una chiesa diroccata. La soluzione finale però, quella che sembra essere definitiva e sicura da occhi indiscreti, è rappresentata da una stanzetta sopra ad una bottega nei quartieri dei prolet stanzetta che Winston prende in affitto per pochi dollari e nella quale si può incontrare liberamente con la sua donna. Ottenuto questo importante risultato i due sembrano fare un altro grande passo avanti: Winston viene contattato da un membro del Partito Interno che si dichiara nemico del Grande Fratello e gli propone di entrare a far parte di quella organizzazione non-organizzazione che da tempo progetta atti terroristici volti a soverchiare il potere. I due innamorati, bisognosi di trovare un appoggio importante per la loro causa, si fidano senza pensarci due volte di questo funzionario, che di nome fa O'Brien, e giurano fedeltà alla Fratellanza, quella pseudo-organizzazione di cui sopra. Da quest’uomo ricevono anche un libro in cui Goldstein, il più grande nemico del Partito, l’antagonista del Grande Fratello, illustra la sua filosofia e mette a nudo gli sporchi progetti del Partito. Winston e Julia, inebriati da questo nuovo appoggio, non sospettano nemmeno che dietro a quell’amicizia si possa celare una trappola, ma così invece è ed i due, ignari, vengono colti in flagrante mentre si trovano nella loro stanza. Da qui inizia la terza parte, una lunga narrazione delle torture inflitte al protagonista una volta catturato dalla Psicopolizia. Lo scopo del Partito non è né quello di torturarlo per punirlo né quello di ucciderlo per lo stesso motivo, ma ogni punizione che gli viene inflitta è volta unicamente a farlo diventare, per amore o per forza, amico del Grande Fratello. Il suo boia, se così si può definire nonostante il suo comportamento sia stato in molti punti quasi amichevole e protettivo, è lo stesso O’Brien, che si occupa costantemente di lui riducendolo ad un ammasso di ossa e pelle rattrappite che solo con una grande immaginazione si possono ancora identificare come facenti parte di un essere umano. Nonostante ciò però Winston sembra non cedere perché, pur essendo stati il suo corpo e la sua mente quasi distrutti, conserva ancora una piccola cosa che gli consente di non arrendersi alla volontà del Partito: l’amore per Julia. Quando però anche questo ultimo appiglio viene sgretolato con la più crudele delle torture, Winston si trasforma in un essere amorfo, in un corpo che, pur essendo rinvigorito dopo le torture, è governato da una mente non più autonoma, ma completamente nelle mani del Partito.
Epoca

come dice il titolo, la storia è ambientata nel 1984, ma non in quell’anno che è stato effettivamente, ma in un 1984 così come Orwell pensava che sarebbe stato.
Ambiente

Londra
Personaggi

WINSTON SMITH

come moltissime altre persone, è un nemico del Partito. Non riesce a tollerare le menzogne che ogni giorno propinano dall’alto, ma, pensando di essere l’unico a pensarla in quel modo, non cerca appoggi esterni, ma si affida unicamente al suo diario, che poi è lui stesso. Non riesce a mentire in nessun modo, non può credere reali cose che non lo sono e, anche se ne va della sua incolumità, continua a perseverare sulle sue idee. È fedele, testardo, ma forse ha un comportamento un po’ passivo verso il Partito. Ha una sola faccia, non riesce cioè a fingere di non essere contro il Partito; può non darlo a vedere, ma non simulare il contrario.
JULIA

a differenza di Winston, è più attiva, dinamica, spigliata. In apparenza si direbbe profondamente convinta degli ideali del Partito: partecipa assiduamente alle attività collettive, fa parte della Lega Giovanile Anti-Sesso, ma oltre a ciò si dedica ancor più attivamente alle attività che vanno contro il potere, come ad esempio alla relazione con Winston. Un’altra differenza tra lei e l’uomo è la sua infedeltà: una volta caduta nelle mani della Psicopolizia non esita un attimo a tradire quello che avrebbe dovuto essere il suo amato, mentre per fare arrivare quest’ultimo a questo punto è stata necessaria una tortura crudelissima.
O’BRIEN

è un membro del Partito Interno che svolge alla perfezione il suo lavoro. Non ha particolari risentimenti contro i nemici del Partito, ma li tratta semplicemente come Winston tratta le sue carte: sono un lavoro da compiere e nulla più. Tortura Smith ma non è crudele, non lo fa per soddisfare alcuni suoi istinti di cinismo, ma solamente per riportarlo sul cammino dettato dal Partito, e solo lo stretto necessario a raggiungere lo scopo.
IL GRANDE FRATELLO

cosi come GOLDSTEIN sono due personaggi inesistenti; il primo è solo una faccia con la quale il Partito si presenta al popolo, il secondo il personaggio di riferimento per tutti coloro che sono nemici del Partito, al quale è stato attribuito un libro in cui è contenuta la sua dottrina, ma che in realtà è solo un esca, una trappola in cui sono caduti anche Winston e Julia.
Temi e argomenti principali

i temi caratterizzanti di questo romanzo sono l’annullamento dell’individualità dell’uomo e di una realtà oggettiva. Da queste due cose deriva poi la lotta dei due protagonisti, espressa anche attraverso la loro relazione sentimentale, la loro complicità, la paura di essere scoperti, la ricerca di collaborazione all’esterno per sapere di non essere soli a lottare contro quell’enorme nemico che è il Partito.
Episodio significativo

secondo me l’episodio più importante del romanzo è stata l’occhiata che Winston e O’Brien si sono scambiati all’inizio della storia, durante i primi Due Minuti d’Odio, e attraverso la quale si è stabilita una tacita alleanza tra i due.
Lingua e stile

lo stile non è particolarmente elaborato: i periodi sono brevi e semplici. Per quanto riguarda il lessico, c’è da segnalare la presenza all’interno del testo di alcuni termini in neolingua, la lingua del mondo immaginato da Orwell ed elaborata dallo stesso autore nei suoi tratti più semplici. Vi è inoltre una forte iterazione di "se stesso", "se medesimo" e simili, il che sta ad indicare un’identità dell’uomo, che viene però in questo romanzo oscurata.
gurt - http://web.tiscali.it/edoluz/compiti   
 -   http://it.wikipedia.org/wiki/1984

 

Tutto svaniva nella nebbia
Il passato veniva cancellato
la cancellazione dimenticata
e la menzogna diventava verità

 

 

 

 

 

*

 

 

Jura distillery has released a small batch of its malt, casked in 1984 and bottled 30 years later, to create a limited edition malt in honour of Orwell s work - the 1984 vintage.
In 1946 George Orwell, who was unwell at the time, asked his friend David Astor for a loan of his remote Scottish farmhouse in which to write his new book. The writer then took the pilgrimage to the small island of Jura to escape the irritations of London, a situation he described as forcing him to feel like he was becoming “more and more like a sucked orange.”
There are only 1,984 of the individually numbered bottles available worldwide, with a retail price of £750.

sean murphy - scotsman.com - fb/go 2014

 

*

 

Non possono entrare dentro di te.

Se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di esseri umani - anche quando non ne sortisce alcun effetto pratico -  sei riuscito a sconfiggerli !

.

Lo colpì il fatto che ciò che veramente caratterizzava la vita moderna non era tanto la sua crudeltà né il generale senso d'insicurezza che si avvertiva, quanto quel vuoto, quell'apatia incolore .

.

1984

*

 

 

.    

.  NON E TANTO RESTARE VIVI QUANTO RESTARE UMANI CHE  E IMPORTANTE  -  http://youtu.be/OsjfGiSJK4U

.  IL POTERE  -  http://youtu.be/KdaFadcwfCg

.  due minuti di odio   -   http://youtu.be/-zOEdaSthHY

.  1984 MOVIE TRAILER  -  www.youtube.com/watch?v=Z4rBDUJTnNU

.  THE TRUMAN SHOW - FILM BASATO SU 1984

.

 

 

Per come la vedeva lei

la vita era un fatto semplicissimo.

Tu ti volevi divertire

loro te lo volevano impedire

e allora tu facevi del tuo meglio per infrangere le regole.

 

 

 

 

 

Northern Ballet’s 1984

awarded Best Company at the European Taglioni Ballet Awards, Northern Ballet is bringing George Orwell’s vision of the future to life in Leeds before touring nationally until May 2016. Choreographed by Yorkshire-born Jonathan Watkins, Northern Ballet’s 1984 is the first full-length ballet adaptation of George Orwell’s renowned novel and is set to an original score.
fb/go - 2015   -  https://youtu.be/RovzANTVo8o - trailer

 

 

 

 

 

ORWELL SPIEGA PERCHE SCRISSE 1984    .PDF

 

 

 

 

E tu

adesso che mi hai visto come sono veramente

riesci ancora a guardarmi ?

...

Per la prima volta si rese conto che se vuoi mantenere un segreto

devi nasconderlo soprattutto a te stesso

1984

 


 

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