NOI NON
SIAMO CHE INGRANAGGI
MA LA NOSTRA ANIMA E' SOVVERSIVA
E PREVALE IL NOSTRO
ESSERE UOMINI
L'altra
Africa - Tra dono e mercato
Latouche sottolinea che
questo, più che un progetto, è il risultato di una sconfitta subita nella
guerra economica mondiale, sconfitta dalla quale, facendo di necessità
virtù, emerge la "società informale", vera e propria "alternativa" storica
allo sviluppo. I sei capitoli del libro disegnano un duplice percorso in cui
la prospettiva africana - frutto di ricerche sul campo in Mauritania,
Camerun, Senegal - chiarisce il discorso teorico e viceversa.
Sugli altopiani della Nuova Guinea si può
sentire uscire da un transistor l’ultimo successo di New York, nel pieno
della giungla del Sudest asiatico si può vedere un contadino che beve una
Coca-Cola…
swif.uniba.it
Serge Latouche, il noto sociologo francese
dice che
nelle società dell'Africa occidentale in cui ha lavorato non esisteva la
parola "povertà" e la più vicina approssimazione era la parola "orfano" cioè
qualcuno senza sostegno sociale.
È letteralmente osceno che la somma dei
redditi degli 84 individui più ricchi del mondo sia superiore al prodotto
interno lordo della Cina che ha un miliardo e trecento milioni di abitanti. Il modello di sviluppo economico che le economie occidentali hanno applicato
ed esportato non è sostenibile per il nostro pianeta
www.romagnaoggi.it
Benessere e decrescita. Non è poi una follia
Al Campidoglio un confronto organizzato sull'eresia anti-sviluppista. ......L'intervento più atteso era naturalmente quello di
Serge Latouche, economista internazionale fortemente critico rispetto a quel
tipo di dominio mondiale perpetrato da un capitalismo senza regole, e autore
(tra gli altri) di uno scritto fondamentale per comprendere motivi e
contenuti del termine "decrescita", il "Manifesto del dopo sviluppo".
Latouche ha parlato del rischio di "una
sesta estinzione della specie",
dove stavolta, al posto di quelle animali, sarà l'essere umano a scomparire,
con la tragica aggravante che l'uomo stesso, sostituendosi al corso della
natura, dovrà considerarsi il diretto responsabile di tale processo.
"Continuando con questi ritmi di autodistruzione, potremo ad esempio
riscontrare intorno al 2060 una
situazione di arresto completo della
possibilità di fecondazione maschile, a causa di catastrofi biogenetiche che
in molte zone povere della terra, come in alcuni villaggi del Messico,
stanno già producendo questo tragico esito. Un esito che, non è difficile da
comprendere, può considerarsi il naturale prologo della scomparsa del genere
umano".
Mentre in tutto il mondo si
confrontano su come accelerare la crescita economica, Lei sostiene la
decrescita. Per quale fondamentale motivo?
Perché una
crescita infinita è incompatibile con un mondo finito.
E' una questione di buon senso. La
parola decrescita, più che un concetto, è uno slogan, che serve per segnare
una rottura con la religione della crescita. Se vogliamo essere rigorosi,
allora dovremmo parlare di a-crescita. Dobbiamo diventare ateisti della
crescita. Penso che mai come in questo momento sia assolutamente necessario,
perché già superiamo di oltre il 30 per cento la capacità di rigenerazione
della biosfera.
www.greenreport.it
peacelink.org
LA SCOMMESSA DELLA
DECRESCITA
Crescere sempre più? Alla ricerca
inevitabile di un continuo aumento del Pil? Questo libro, vero e proprio
manifesto teorico della Società della decrescita, ci racconta perché è
necessario orientarsi verso un modello diverso, basato su altre e più
sostenibili priorità.
university.it
Per coloro che proprio non amano la
parola decrescita
il professore cita anche il concetto di “acrescita”, che
si oppone appunto alla crescita illimitata, e non vuol essere retrograda.
Il punto di partenza per questa sfida è ridurre lo spreco: è impressionante
sapere che il 30% della carne dei supermercati va a finire in pattumiera. Se
pensiamo poi a quello che abbiamo dentro casa e fa la stessa fine, la
percentuale aumenta. Non dovremmo aspettare disastri ecologici per capire
che c'è necessità di un'inversione di marcia; Chernobyl è un esempio di
catastrofe pedagogica, che ha insegnato, uno shock in seguito al quale molti
Paesi hanno rinunciato al nucleare.
viveresenigallia.it
cos'è la decrescita di SL
Sembra ormai chiaro che oggi viviamo nell'epoca della sesta estinzione delle
specie. Quotidianamente, infatti, si registra la scomparsa di un numero di
specie (tra vegetali e animali) che va da cinquanta a duecento, un dato
drammatico superiore da mille a trentamila volte quello dell'ecatombe delle
ere geologiche passate.
.....
Si è addirittura arrivati a pensare che l'unico rimedio alla tragedia della
scomparsa di numerosi beni comuni fosse la loro completa eliminazione.
Secondo i convinti sostenitori della deregulation, solo l'interesse privato
e la rapacità degli individui potrebbero limitare la sua dismisura!
Bisognerebbe privatizzare l'acqua e l'aria (ma anche i pesci degli oceani e
i batteri delle foreste tropicali) per salvarle dai predatori. » quanto
fanno le società transnazionali, con il sostegno degli stati nazionali e
delle istituzioni internazionali, contro le quali le popolazioni insorgono
in tutto il pianeta. La gestione dei limiti della crescita è diventata una
questione intellettuale e politica. La ricerca teorica sulla decrescita si
colloca all'interno di un movimento più ampio di riflessione sulla
bioeconomia, sul doposviluppo e sull'a-crescita..
La scommessa della decrescita - La nonviolenza è in cammino
www.megachip.info
La decrescita è innanzitutto uno slogan
Uno slogan per indicare la necessità e l'urgenza di una inversione di
tendenza rispetto al modello dominante dello sviluppo e della crescita
illimitati. Una inversione di tendenza che si rende necessaria per il
semplice motivo che l'attuale modello di sviluppo è ecologicamente
insostenibile, ingiusto ed incompatibile con il mantenimento della pace.
decrescita.it
Perché non ha più senso parlare di "sviluppo sostenibile"
e bisogna sostituire questo concetto con quello di "decrescita"?
Si dice spesso che il concetto di "sviluppo
sostenibile" ha deviato dal significato originario.
Oggi sono governi e grandi imprese a parlarne, e addirittura esiste il World
business council for sustainable developement in cui sono raggruppati tutti
i più grandi inquinatori del pianeta: Monsanto, Novartis, Nestlé, Fiat,
Total-Fina e molti altri. Fin dalla sua origine, negli anni settanta, il
concetto di sviluppo sostenibile è stato una mistificazione, un ossimoro,
perché si sapeva molto bene, a partire dal primo rapporto del Club di Roma
del '72, che tutto ciò che generava i problemi ambientali era lo sviluppo
che si basa sulla crescita illimitata, la cui logica è quella di produrre e
consumare sempre di più. Ciò evidentemente, a lungo andare, non è
sostenibile. L'idea di sviluppo sostenibile serve per affermare che si sta
facendo qualcosa di diverso mentre si continua a fare la stessa cosa.
Per demistificare questo concetto era necessario trovare qualcos'altro. Per
anni l'abbiamo criticato, abbiamo parlato di post-sviluppo. Alla fine, un
po' per caso, nel 2002, è apparso il termine "decrescita" che è sembrato uno
slogan utile a sottolineare il bisogno di una rottura con la teoria della
crescita fine a se stessa.
arturo zilli - da carta.org - megachip.info
vivere con meno è facile. Persino
divertente
Latouche ne è certo: i poteri forti temono la pubblica
opinione. Per questo ci tengono all'oscuro. Nell'Unione Europea hanno
bloccato tutti i referendum sulle grandi opere e gli ogm, perché sanno
benissimo che la gente voterebbe contro, come è successo in Svizzera. José
Bové ha dovuto fare lo sciopero della fame perché il governo francese, per
timore di reazioni popolar i, mantenesse la promessa moratoria sugli
organismi geneticamente modificati.
«Se un politico andasse in tv e dicesse:
signori, stiamo viaggiando su un treno senza conducente, da domani dobbiamo
cambiar vita. Se quel politico desse nuove regole di comportamento virtuoso
alla nazione, non ho dubbi che sarebbe ucciso nel giro di una settimana».
...
«Quarant'anni fa sono andato a lavorare in Africa come esperto di sviluppo.
Volevo redimere il continente dalla sua arretratezza. Ma ero anche
affascinato dai popoli africani. Studiavo appassionatamente quelle stesse
culture che con l'economia contribuivo a distruggere. È stato lì che la
contraddizione mi è apparsa chiara. Ed è stato lì che ho perso la fede. Da
allora ho combattuto, sentendomi un predicatore nel deserto. Oggi, per la
prima volta, vedo che le cose stanno cambiando. I nuclei a economia
sostenibile si moltiplicano. Nelle città conosco interi palazzi che si
organizzano in modo ecosostenibile. Lo sento, ce la faremo».
paolo rumiz - wuz.it - 2008

IL TEMA SCOMODO DELLA DECRESCITA
'La globalizzazione,
favorendo una grande dislocazione e lo smantellamento delle reti di
protezione sociale, ha portato a termine la distruzione della cultura
popolare'.
Serge Latouche nel suo “Breve trattato
sulla decrescita serena”, lo ha detto con molta chiarezza come:”Va ricordato
che gli obiettivi che la comunita' internazionale si e' data all’alba del
terzo millennio per il 2015 riguardano la salute per tutti e lo sradicamento
della poverta', prima ancora che la lotta contro le fonti di inquinamento”.
redazione - newsbox.it
La fine del petrolio coinciderà con la fine delle fibre
sintetiche e dell’agricoltura produttivista perché i concimi chimici sono
petrolio così come i pesticidi
LE OTTO ERRE DELLA SFIDA
DELLA DECRESCITA
La crescita sembrava mettere tutti d'accordo, ma c'erano due perdenti:
la natura, trattata come una risorsa a costo zero, e il sud del mondo, che
non ne otteneva alcun beneficio. La necessità di cambiare strada si esprime
per Latouche nella realizzazione del circolo virtuoso delle 8 R:
riciclare
achille rossi - megachip.info
|
 |
“Siamo tutti drogati della società
dei consumi e, proprio come i tossicodipendenti, non riusciamo a smettere
pur sapendo che ci fa male”.
ripartire puntando sulle ormai famose 8 “r”
affaritaliani.it - 2009
LA CRISI SARA LUNGA E PROFONDA
Coltivare la capacità alla rinuncia
per favorire una maggiore convivialità globale, secondo
Latouche, è l’unica strada percorribile sui sentieri della sostenibilità.
Problemi come quelli dei rifiuti o delle emissioni di anidride carbonica,
non solo non concepiscono soluzioni locali, ma necessitano di una
consapevolezza globale. Per cui, il miglior rifiuto o il miglior gas
inquinante è, senza dubbio, quello non prodotto.
Rallentare per tornare a rispettare i tempi della natura e apprezzare le
fasi della maturazione. Rallentare per tornare a essere viaggiatori e non
solo turisti. Rallentare per trattenersi e consentire l’interscambio
personale, e non solo attrarre e fissare emozioni lunghe l’effimero scatto
di una macchina fotografica. Rallentare per consolidare effetti ed affetti.
Per tornare a sorridere, riconciliarsi ed esprimere una contagiosa “gioia di
vivere”.
Antonio V. Gelormini - puntodistella.it - 2009
Time to De-Grow
Serge Latouche,
professor emeritus of economic science at the University of Paris-Sud, is
one of the main proponents of "the society of de-growth"…
In place of
the current dominant system, Latouche argues for "a society of assumed
sobriety; to work less in order to live better lives, to consume less
products but of better quality, to produce less waste and recycle more." …
De-growth does not mean negative
growth. Negative growth is a self-contradictory expression, which just
proves the domination of the collective imagination by the idea of growth. …
The de-growth society would not be the same in Texas and in the Chiapas, in
Senegal and in Portugal. …
networks for knowledge exchange - represent pedagogical
laboratories for the creation of "the new human being" demanded by the new
society. …
we do not
have much time, but the turn of events can help accelerate the
transformation.
Claudia Ciobanu - ipsnews.net - 2009
Mondializzazione e decrescita.
L'alternativa africana
In una forma accessibile al grande pubblico, Latouche mette a fuoco, con
competenza e passione, temi e questioni che riguardano da vicino, oggi più
che mai, il presente e il futuro dell'umanità e del nostro pianeta. Nel
contesto di una severa analisi della logica dello sviluppo occidentale,
interamente votata ai (dis)valori della proprietà e del profitto, sorda agli
autentici bisogni delle persone e dell'ambiente, sale alla ribalta
l'ambivalente situazione africana. Se da un lato si denuncia l'esistenza di
un'Africa ufficiale, "mimetica", devastata dalla passiva acquisizione dei
modelli e dei prodotti imposti dal mercato globale, dall'altro si esalta la
silenziosa ma efficace operosità dell'"altra" Africa, quella abbandonata al
suo destino ma proprio per questo capace di "cavarsela" da sola. Latouche
oppone in particolare la "razionalità" occidentale, responsabile di uno
scriteriato sfruttamento delle risorse umane e ambientali, alla
"ragionevolezza" africana che, valutata sul piano della qualità e non della
quantità, sembra venire incontro alle concrete esigenze degli individui.
Proprio dall'"altra" Africa ci viene l'esortazione a "decrescere", a
rinunciare a parte del nostro sterile benessere per tentare di invertire una
situazione potenzialmente esplosiva.
ins
l’alternativa africana è un’utopia?
In un’epoca in cui i traumatici effetti della crisi economica e climatica
stimolano in Occidente una spinta alla sobrietà – concetto chiave nel
pensiero di Latouche – l’Africa può costituire un esempio innovativo in
campo sociale. La scommessa è restituire dignità al mercato come luogo
creativo di scambio fra i suoi attori, opponendosi alla distruzione del
legame sociale provocata dalla mondializzazione. Un’utopia? Forse, ma torno
a riflettere sul fatto che l’HPI o Happy Planet Index (Indice di felicità
umana) è maggiore in paesi che l’Occidente considera premoderni.
michele lauro - blog.panorama.it - 2009
Credo, comunque, di essere attraversato dalla
fede, ma non so che cosa sia la fede, in me. Io sono un ateo, un pagano che
ha la fede.
Credo che sia molto importante,
trasmettere ai giovani una fede.
Non una religione, né un modello. Per fare
questo non ci sono ricette: chi possiede una fede la trasmette
automaticamente a chi lo circonda, senza deciderlo.
E' come una lampada che
diffonde la sua luce. Il dramma della maggior parte dei giovani d'oggi è che
la vita per loro non ha più "senso" perché non hanno fede.
Ma non è
questione di religione.
www.edscuola.com
|
2010
LA FINE DEL SOGNO OCCIDENTALE
FAREWELL TO GROWTH
2009
Mondializzazione e decrescita. L'alternativa africana
2008
BREVE TRATTATO
SULLA DECRESCITA SERENA
2007
Sortilegi.
Racconti africani
la scommessa della
decrescita
DEMOCRAZIA E DECRESCITA
2005
Come sopravvivere allo sviluppo
Decolonizzare l'immaginario
Altri mondi altre menti altrimenti
|
2003
Giustizia senza limiti
Il pensiero creativo contro l'economia
La fine del sogno occidentale
2001
L'invenzione dell'economia
2000
Immaginare il nuovo
La sfida di Minerva
Il mondo ridotto a mercato
1997
L'Altra Africa tra dono e
mercato
1995
La megamacchina
1993
Il pianeta dei naufraghi
1992
L'occidentalizzazione del
mondo
|
|
http://www.unilibro.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Latouche
|
|
VIDEO |
Un economista che è solo
un economista diventa nocivo e può costituire un vero pericolo.
F. A. von Hayek
|