SERGE LATOUCHE maitre a penser

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globalizzazione&pluriversalismo

roy arundhati      hans magnus enzensberger    noam chomsky   zygmunt bauman  

serge latouche      peter singer  

 

 

 

 MEGAMACCHINA

NOI NON SIAMO CHE INGRANAGGI

MA LA NOSTRA ANIMA E' SOVVERSIVA

E PREVALE IL NOSTRO ESSERE UOMINI  

rainews24

 

 

 

 

L'altra Africa -  Tra dono e mercato
Latouche sottolinea che questo, più che un progetto, è il risultato di una sconfitta subita nella guerra economica mondiale, sconfitta dalla quale, facendo di necessità virtù, emerge la "società informale", vera e propria "alternativa" storica allo sviluppo. I sei capitoli del libro disegnano un duplice percorso in cui la prospettiva africana - frutto di ricerche sul campo in Mauritania, Camerun, Senegal - chiarisce il discorso teorico e viceversa.


 

Sugli altopiani della Nuova Guinea si può sentire uscire da un transistor l’ultimo successo di New York, nel pieno della giungla del Sudest asiatico si può vedere un contadino che beve una Coca-Cola…
swif.uniba.it

 

Serge Latouche, il noto sociologo francese

dice che nelle società dell'Africa occidentale in cui ha lavorato non esisteva la parola "povertà" e la più vicina approssimazione era la parola "orfano" cioè qualcuno senza sostegno sociale.      

peacelink.org

 

 

 

È letteralmente osceno che la somma dei redditi degli 84 individui più ricchi del mondo sia superiore al prodotto interno lordo della Cina che ha un miliardo e trecento milioni di abitanti.    Il modello di sviluppo economico che le economie occidentali hanno applicato ed esportato non è sostenibile per il nostro pianeta    

www.romagnaoggi.it 

 

 

Benessere e decrescita. Non è poi una follia
Al Campidoglio un confronto organizzato sull'eresia anti-sviluppista. ......L'intervento più atteso era naturalmente quello di Serge Latouche, economista internazionale fortemente critico rispetto a quel tipo di dominio mondiale perpetrato da un capitalismo senza regole, e autore (tra gli altri) di uno scritto fondamentale per comprendere motivi e contenuti del termine "decrescita", il "Manifesto del dopo sviluppo".
Latouche ha parlato del rischio di "una
sesta estinzione della specie", dove stavolta, al posto di quelle animali, sarà l'essere umano a scomparire, con la tragica aggravante che l'uomo stesso, sostituendosi al corso della natura, dovrà considerarsi il diretto responsabile di tale processo. "Continuando con questi ritmi di autodistruzione, potremo ad esempio riscontrare intorno al 2060 una situazione di arresto completo della possibilità di fecondazione maschile, a causa di catastrofi biogenetiche che in molte zone povere della terra, come in alcuni villaggi del Messico, stanno già producendo questo tragico esito. Un esito che, non è difficile da comprendere, può considerarsi il naturale prologo della scomparsa del genere umano".      

www.aprileonline.info  

 

Mentre in tutto il mondo si confrontano su come accelerare la crescita economica, Lei sostiene la decrescita. Per quale fondamentale motivo?
Perché una crescita infinita è incompatibile con un mondo finito.

E' una questione di buon senso. La parola decrescita, più che un concetto, è uno slogan, che serve per segnare una rottura con la religione della crescita. Se vogliamo essere rigorosi, allora dovremmo parlare di a-crescita. Dobbiamo diventare ateisti della crescita. Penso che mai come in questo momento sia assolutamente necessario, perché già superiamo di oltre il 30 per cento la capacità di rigenerazione della biosfera.

www.greenreport.it                     

peacelink.org   

LA SCOMMESSA DELLA DECRESCITA

Crescere sempre più? Alla ricerca inevitabile di un continuo aumento del Pil? Questo libro, vero e proprio manifesto teorico della Società della decrescita, ci racconta perché è necessario orientarsi verso un modello diverso, basato su altre e più sostenibili priorità.
university.it

Per coloro che proprio non amano la parola decrescita

il professore cita anche il concetto di “acrescita”, che si oppone appunto alla crescita illimitata, e non vuol essere retrograda.
Il punto di partenza per questa sfida è ridurre lo spreco: è impressionante sapere che il 30% della carne dei supermercati va a finire in pattumiera. Se pensiamo poi a quello che abbiamo dentro casa e fa la stessa fine, la percentuale aumenta. Non dovremmo aspettare disastri ecologici per capire che c'è necessità di un'inversione di marcia; Chernobyl è un esempio di catastrofe pedagogica, che ha insegnato, uno shock in seguito al quale molti Paesi hanno rinunciato al nucleare.

viveresenigallia.it

 

 

cos'è la decrescita di SL
Sembra ormai chiaro che oggi viviamo nell'epoca della sesta estinzione delle specie. Quotidianamente, infatti, si registra la scomparsa di un numero di specie (tra vegetali e animali) che va da cinquanta a duecento, un dato drammatico superiore da mille a trentamila volte quello dell'ecatombe delle ere geologiche passate.
.....
Si è addirittura arrivati a pensare che l'unico rimedio alla tragedia della scomparsa di numerosi beni comuni fosse la loro completa eliminazione. Secondo i convinti sostenitori della deregulation, solo l'interesse privato e la rapacità degli individui potrebbero limitare la sua dismisura! Bisognerebbe privatizzare l'acqua e l'aria (ma anche i pesci degli oceani e i batteri delle foreste tropicali) per salvarle dai predatori. » quanto fanno le società transnazionali, con il sostegno degli stati nazionali e delle istituzioni internazionali, contro le quali le popolazioni insorgono in tutto il pianeta. La gestione dei limiti della crescita è diventata una questione intellettuale e politica. La ricerca teorica sulla decrescita si colloca all'interno di un movimento più ampio di riflessione sulla bioeconomia, sul doposviluppo e sull'a-crescita..

La scommessa della decrescita  -  La nonviolenza è in cammino      www.megachip.info

 

La decrescita è innanzitutto uno slogan

Uno slogan per indicare la necessità e l'urgenza di una inversione di tendenza rispetto al modello dominante dello sviluppo e della crescita illimitati. Una inversione di tendenza che si rende necessaria per il semplice motivo che l'attuale modello di sviluppo è ecologicamente insostenibile, ingiusto ed incompatibile con il mantenimento della pace.
decrescita.it

 

Perché non ha più senso parlare di "sviluppo sostenibile" e bisogna sostituire questo concetto con quello di "decrescita"?
Si dice spesso che il concetto di "sviluppo sostenibile" ha deviato dal significato originario. Oggi sono governi e grandi imprese a parlarne, e addirittura esiste il World business council for sustainable developement in cui sono raggruppati tutti i più grandi inquinatori del pianeta: Monsanto, Novartis, Nestlé, Fiat, Total-Fina e molti altri. Fin dalla sua origine, negli anni settanta, il concetto di sviluppo sostenibile è stato una mistificazione, un ossimoro, perché si sapeva molto bene, a partire dal primo rapporto del Club di Roma del '72, che tutto ciò che generava i problemi ambientali era lo sviluppo che si basa sulla crescita illimitata, la cui logica è quella di produrre e consumare sempre di più. Ciò evidentemente, a lungo andare, non è sostenibile. L'idea di sviluppo sostenibile serve per affermare che si sta facendo qualcosa di diverso mentre si continua a fare la stessa cosa.
Per demistificare questo concetto era necessario trovare qualcos'altro. Per anni l'abbiamo criticato, abbiamo parlato di post-sviluppo. Alla fine, un po' per caso, nel 2002, è apparso il termine "decrescita" che è sembrato uno slogan utile a sottolineare il bisogno di una rottura con la teoria della crescita fine a se stessa.
arturo zilli - da carta.org - megachip.info

 

vivere con meno è facile. Persino divertente
Latouche ne è certo: i poteri forti temono la pubblica opinione. Per questo ci tengono all'oscuro. Nell'Unione Europea hanno bloccato tutti i referendum sulle grandi opere e gli ogm, perché sanno benissimo che la gente voterebbe contro, come è successo in Svizzera. José Bové ha dovuto fare lo sciopero della fame perché il governo francese, per timore di reazioni popolari, mantenesse la promessa moratoria sugli organismi geneticamente modificati.
«Se un politico andasse in tv e dicesse: signori, stiamo viaggiando su un treno senza conducente, da domani dobbiamo cambiar vita. Se quel politico desse nuove regole di comportamento virtuoso alla nazione, non ho dubbi che sarebbe ucciso nel giro di una settimana».  ...
«Quarant'anni fa sono andato a lavorare in Africa come esperto di sviluppo. Volevo redimere il continente dalla sua arretratezza. Ma ero anche affascinato dai popoli africani. Studiavo appassionatamente quelle stesse culture che con l'economia contribuivo a distruggere. È stato lì che la contraddizione mi è apparsa chiara. Ed è stato lì che ho perso la fede. Da allora ho combattuto, sentendomi un predicatore nel deserto. Oggi, per la prima volta, vedo che le cose stanno cambiando. I nuclei a economia sostenibile si moltiplicano. Nelle città conosco interi palazzi che si organizzano in modo ecosostenibile. Lo sento, ce la faremo».

paolo rumiz - wuz.it

 

 

IL TEMA SCOMODO DELLA DECRESCITA
'La globalizzazione, favorendo una grande dislocazione e lo smantellamento delle reti di protezione sociale, ha portato a termine la distruzione della cultura popolare'.
Serge Latouche nel suo “Breve trattato sulla decrescita serena”, lo ha detto con molta chiarezza come:”Va ricordato che gli obiettivi che la comunita' internazionale si e' data all’alba del terzo millennio per il 2015 riguardano la salute per tutti e lo sradicamento della poverta', prima ancora che la lotta contro le fonti di inquinamento”.
redazione - newsbox.it

 

 

Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita
Latouche riprende qui tutti i principali temi e le argomentazioni della sua riflessione sulla necessità di abbandonare la via della crescita illimitata in un pianeta dalle risorse limitate. Non si tratta, a suo giudizio, di contrapporre uno sviluppo buono a uno cattivo, ma di uscire dallo sviluppo stesso, dalla sua logica e dalla sua ideologia. Per questo è anzitutto necessario "decolonizzare l'immaginario", un compito di portata storica in cui si rivela essenziale il dialogo con i maestri della tradizione "libertaria", da Ivan lllich ad André Gorz e Cornelius Castoriadis. La stessa crisi attuale può essere vista, secondo Latouche, come una "buona notizia", se servirà ad aprire gli occhi sulla insostenibilità del "progresso" che l'Occidente ha realizzato fin qui. Per Latouche, infatti, la via della decrescita serena passa in primo luogo per una presa di coscienza del fatto che lo sviluppo è un'invenzione dell'uomo, e che il rapporto tra uomo e natura può essere rimodellato in una dimensione "conviviale", nel rispetto della legge dell'entropia e all'insegna di quella che egli chiama "opulenza frugale": meno consumi materiali e più ricchezza interiore, meno "ben essere" e più "ben vivere".

bollati boringhieri - ibs - 2011

 

 

La fine del petrolio coinciderà con la fine delle fibre sintetiche e dell’agricoltura produttivista perché i concimi chimici sono petrolio così come i pesticidi

 

 

 

LE OTTO ERRE      DELLA SFIDA DELLA DECRESCITA
La crescita  sembrava mettere tutti d'accordo, ma c'erano due perdenti: la natura, trattata come una ri
sorsa a costo zero, e il sud del mondo, che non ne otteneva alcun beneficio. La necessità di cambiare strada si esprime per Latouche nella realizzazione del circolo virtuoso delle 8 R:

 

rivalutare

riconcettualizzare

ristrutturare

ridistribuire

rilocalizzare

ridurre

riutilizzare

riciclare
achille rossi - megachip.info

 

Siamo tutti drogati della società dei consumi e, proprio come i tossicodipendenti, non riusciamo a smettere pur sapendo che ci fa male.
ripartire puntando sulle ormai famose 8 “r”

affaritaliani.it

 

      LA CRISI SARA LUNGA E PROFONDA    

Credo che la crisi sia un problema per tutto il mondo non solo dell'Europa

gli Stati Uniti non sono messi molto meglio.   Purtroppo l'Europa per come la conosciamo ora

credo che fallirà, ma al suo posto potrebbe nascere un'altra Europa.

I giorni dell'euro sono contati.    Tra due o tre anni la moneta unica sarà finita.

2012

 

Di fronte a questa crisi i governi occidentali continuano ad affermare, l’ultimo vertice europeo di Bruxelles ne è la conferma, che bisogna puntare sulla crescita (specialmente per economie gravate da un forte debito pubblico come quella italiana). Quali sono i limiti di questo paradigma?
Puntare sulla crescita per uscire dalla crisi è una stupidità e mostruosità. Una stupidità perché da molti anni la crescita che conosciamo con un tasso del -2% e anche -3% non crea più posti di lavoro. Per creare dei posti di lavoro ci vorrebbe una crescita del 4% o del 5% oggi non è né possibile né auspicabile perché distrugge troppo l’ambiente. Non possiamo più consumare ancora macchine, macchine, non è possibile. E’, poi, una mostruosità perché con la crescita siamo arrivati ai limiti dell’ecosistema, la crescita distrugge ancora più velocemente il pianeta. Siamo già nei guai con il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la fine del petrolio, ecc.
Ce la farà la sinistra europea a rinnovare il cammino dell’Europa?
Purtroppo non c’è speranza. Anche la sinistra, quella dominante, ha bisogno di una “rivoluzione”. La speranza viene dall’Italia perché con le liste civiche, i movimenti della società civile – come a Napoli e Milano – che sono fuori dai partiti hanno indicato una strada che mi sembra vada nel buon senso per cambiare le cose.
rainews24 - 2012

 

 

Come si può resistere in un paese che è stato definito “assurdistan”, come bisogna educare i propri figli?

La missione dell’educatore deve essere quella di opporsi alla colonizzazione dell’immaginario collettivo, difendere e trasmettere i veri saperi, allontanando il più possibile i giovani dallo studio delle “3 i” : inglese, informatica e impresa che secondo Latouche sono sinonimo di ignoranza, inciviltà e incultura.
Bisogna spezzare il cerchio del determinismo e recuperare l’autonomia, condizione necessaria per sopravvivere, attraverso lo sviluppo della resilienza, ovvero la capacità di riadattarsi e rigenerarsi dopo un danno. La chiave è limitare i bisogni e diminuire i consumi.

andrea ruggeri - sottodiciottofilmfestival.it - 2011

 

siamo su un’auto senza freni, lanciata contro un muro: se scegliamo la “crescita con crescita”, cioè “salvando” l’attuale economiacon una spettacolare “ripresa”, ci schiantiamo a trecento chilometri orari. E se invece restiamo nella “crescitasenza crescita”? «Andiamo lo stesso a sbattere, magari solo a duecento all’ora». La salvezza? Cambiare tutto, abbandonare il capitalismo suicida. Perché «è inutile cambiare il software se non si cambia anche l’hardware».
informarexresistere.fr - 2011

 

Coltivare la capacità alla rinuncia

per favorire una maggiore convivialità globale, secondo Latouche, è l’unica strada percorribile sui sentieri della sostenibilità. Problemi come quelli dei rifiuti o delle emissioni di anidride carbonica, non solo non concepiscono soluzioni locali, ma necessitano di una consapevolezza globale. Per cui, il miglior rifiuto o il miglior gas inquinante è, senza dubbio, quello non prodotto.
Rallentare per tornare a rispettare i tempi della natura e apprezzare le fasi della maturazione. Rallentare per tornare a essere viaggiatori e non solo turisti. Rallentare per trattenersi e consentire l’interscambio personale, e non solo attrarre e fissare emozioni lunghe l’effimero scatto di una macchina fotografica. Rallentare per consolidare effetti ed affetti. Per tornare a sorridere, riconciliarsi ed esprimere una contagiosa “gioia di vivere”.

Antonio V. Gelormini - puntodistella.it

 

 

Time to De-Grow
Serge Latouche, professor emeritus of economic science at the University of Paris-Sud, is one of the main proponents of "the society of de-growth"…
In place of the current dominant system, Latouche argues for "a society of assumed sobriety; to work less in order to live better lives, to consume less products but of better quality, to produce less waste and recycle more." …
De-growth does not mean negative growth. Negative growth is a self-contradictory expression, which just proves the domination of the collective imagination by the idea of growth. … The de-growth society would not be the same in Texas and in the Chiapas, in Senegal and in Portugal. …
networks for knowledge exchange - represent pedagogical laboratories for the creation of "the new human being" demanded by the new society. …
we do not have much time, but the turn of events can help accelerate the transformation.
Claudia Ciobanu - ipsnews.net

 

 

 

Mondializzazione e decrescita. L'alternativa africana
In una forma accessibile al grande pubblico, Latouche mette a fuoco, con competenza e passione, temi e questioni che riguardano da vicino, oggi più che mai, il presente e il futuro dell'umanità e del nostro pianeta. Nel contesto di una severa analisi della logica dello sviluppo occidentale, interamente votata ai (dis)valori della proprietà e del profitto, sorda agli autentici bisogni delle persone e dell'ambiente, sale alla ribalta l'ambivalente situazione africana. Se da un lato si denuncia l'esistenza di un'Africa ufficiale, "mimetica", devastata dalla passiva acquisizione dei modelli e dei prodotti imposti dal mercato globale, dall'altro si esalta la silenziosa ma efficace operosità dell'"altra" Africa, quella abbandonata al suo destino ma proprio per questo capace di "cavarsela" da sola. Latouche oppone in particolare la "razionalità" occidentale, responsabile di uno scriteriato sfruttamento delle risorse umane e ambientali, alla "ragionevolezza" africana che, valutata sul piano della qualità e non della quantità, sembra venire incontro alle concrete esigenze degli individui. Proprio dall'"altra" Africa ci viene l'esortazione a "decrescere", a rinunciare a parte del nostro sterile benessere per tentare di invertire una situazione potenzialmente esplosiva.
ins

l’alternativa africana è un’utopia?
In un’epoca in cui i traumatici effetti della crisi economica e climatica stimolano in Occidente una spinta alla sobrietà – concetto chiave nel pensiero di Latouche – l’Africa può costituire un esempio innovativo in campo sociale. La scommessa è restituire dignità al mercato come luogo creativo di scambio fra i suoi attori, opponendosi alla distruzione del legame sociale provocata dalla mondializzazione. Un’utopia? Forse, ma torno a riflettere sul fatto che l’HPI o Happy Planet Index (Indice di felicità umana) è maggiore in paesi che l’Occidente considera premoderni.

michele lauro - blog.panorama.it

 

 

 

         

 

Io sono un ateo

Credo, comunque, di essere attraversato dalla fede, ma non so che cosa sia la fede, in me. Io sono un ateo, un pagano che ha la fede.    

Credo che sia molto importante, trasmettere ai giovani una fede.   

Non una religione, né un modello. Per fare questo non ci sono ricette: chi possiede una fede la trasmette automaticamente a chi lo circonda, senza deciderlo.  

E' come una lampada che diffonde la sua luce. Il dramma della maggior parte dei giovani d'oggi è che la vita per loro non ha più "senso" perché non hanno fede.   

Ma non è questione di religione.
www.edscuola.com

 

 

 

 

2011

Come si esce dalla società dei consumi

IL TEMPO DELLA DECRESCITA

2010

LA FINE DEL SOGNO OCCIDENTALE

FAREWELL TO GROWTH

2009

Mondializzazione e decrescita

2008

BREVE TRATTATO SULLA DECRESCITA SERENA

2007

Sortilegi. Racconti africani

la scommessa della decrescita

DEMOCRAZIA E DECRESCITA

2005
Come sopravvivere allo s
viluppo
Decolonizzare l'immaginario
Altri mondi  altre menti  altrimenti

2003
Giustizia senza limiti
Il pensiero creativo contro l'economia
La fine del sogno occidentale

2001
L'invenzione dell'economia

2000
Immaginare il nuovo
La sfida di Minerva
Il mondo ridotto a mercato
1997
L'Altra Africa  tra dono e mercato
1995
La megamacchina
1993
Il pianeta dei naufraghi
1992
L'occidentalizzazione del mondo
 

unilibro.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Latouche

festivaletteratura.it

VIDEO

 

 

Un economista che è solo un economista diventa nocivo e può costituire un vero pericolo.
F. A. von Hayek

 

 

 

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