suzanna arundhati roy  

kerala  - shillong - meghalaya - india -  24 NOVEMBRE 1961

facebook.com/Arundhati-Roys-Debate-Group

 

 

 

THE AUTHOR OF THE GOD OF SMALL THINGS TALKS ABOUT INDIA 

THE OBSCENITY CHARGE SHE FACES AND HOW WRITING IS LIKE ARCHITECTURE

You know, I think that a story is like the surface of water. And you can take what you want from it. Its volubility is its strength. But I feel irritated by this idea, this search. What do we mean when we ask, "what is Indian? what is India? who is Indian?" Do we ask, "What does it mean to be American? What does it mean to be British?" as often? I don't think that it's a question that needs to be asked, necessarily.  I don't think along those lines, anyway. I think perhaps that the question we should ask is,

 

' what does it mean to be human ? '

 

 

I don’t even feel comfortable with this need to define our country. Because it’s bigger than that! How can one define India? There is no one language, there is no one culture. There is no one religion, there is no one way of life. There is absolutely no way one could draw a line around it and say, “This is India” or, “This is what it means to be Indian.” The whole world is seeking simplification. It’s not that easy. I don’t believe that one clever movie or one clever book can begin to convey what it means to be Indian. Of course, every writer of fiction tries to make sense of their world. Which is what I do. There are some things that I don’t do, though. Like try to make claims of what influenced my book. And I will never “defend” my book either. When I write, I lay down my weapons and give the book to the reader.

salon.com   -   ricorso.net   -   capliterature.wordpress.com

 

Sua madre è originaria del Kerala e di religione cristiana, suo padre è un coltivatore di tè bengalese e di religione induista. Trascorre l'infanzia nel Kerala e a 16 anni va a vivere a Delhi in condizioni da senzatetto, dimorando in una baracca all'interno del Feroz Shah Kotla, il campo da cricket di Delhi. Riesce a studiare architettura presso la Delhi School of Architecture, dove incontra il primo marito, l'architetto Gerard Da Cunha.
Incontra il suo secondo marito, il regista Pradeep Kishen, nel 1984 e scrive le sceneggiature dei film In Which Annie Gives it Those Ones e Electric Moon, nonché della serie televisiva Banyan Tree; recita inoltre la parte di una ragazza contadina nel film Massey Sahib.

http://it.wikipedia.org/wiki/Arundhati_Roy

RESTITUITO IL PREMIO

premio come miglior copione 1989 tratto da 'In Which Annie Gives it Those Ones'

La scrittrice indiana Arundhati Roy ha restituito un premio letterario aderendo così alla protesta nazionale contro il clima di crescente intolleranza religiosa ed etnica. L'intellettuale di sinistra e pacifista era stata premiata nel 1989 per il migliore copione grazie al suo libro 'In Which Annie Gives it Those Ones'. Roy denuncia gli atti di violenza contro le minoranze da parte dei gruppi dell'estrema destra affiliati con il governo indù nazionalista del Bjp.

ansa - nov 2015

 

AR IN ITALIA

uno degli aspetti meno noti della sua vita è il periodo passato in Italia, quando studiava da architetto restauratore, ma già voleva diventare scrittrice.

Ho passato sei mesi in Italia, soprattutto a Firenze. Ma l’Italia ha avuto una profonda influenza su di me già molto prima di atterrare a Roma. Tra i miei più cari amici c’era Carlo Buldrini, scrittore, architetto e giornalista che viveva qui in India quando avevo 17 anni. È stato lui a ispirare in molti modi il mio modo attuale di pensare, la scelta di prendere il mondo a modo mio, respingendo il ricatto di chi sostiene che così si turba la pace.

raimondo bultrini - d.repubblica.it - 2014

 

 

le bandiere sono PEZZI di stoffa colorata

che i governi usano prima

per avvolgere il cervello della gente

e poi come sudario per seppellire i morti

 

Il nazionalismo di questo o quel genere è stato la causa della maggior parte dei genocidi del ventesimo secolo.  Le bandiere sono PEZZI di stoffa colorata che i governi usano prima per cellofanare la mente della gente e poi come sudari cerimoniali per avvolgere i morti. Quando le persone indipendenti, che pensano con la propria testa (e qui non includo i media che appartengono alle multinazionali) cominciano a marciare sotto le bandiere, quando scrittori, pittori, musicisti, registi sospendono il loro giudizio e mettono ciecamente la loro arte al servizio della "nazione", per tutti noi è arrivato il momento di drizzare le orecchie e preoccuparsi.

internazionale.it

 

 

The incomparable Ms. Roy says

"What does the term 'anti-American' mean ?   Does it mean you are anti-jazz or that you're opposed to freedom of speech ?  

That you don't delight in  Toni Morrison   or John Updike ?   That you have a quarrel with giant sequoias ?"     (I'm a tree hugger remember? I don't argue with sequoias.)
nlinejournal.com 

John Berger,   Harold Pinter,   Noam Chomsky,    Josè Saramago,    Arundhati Roy, Russell Banks, Gore Vidal e Howard Zinn, medesima posizione sulla guerra
liliana adamo -  altrenotizie.org

 

 

     

southendpress.org

Gli scrittori pensano di scegliere le storie dal mondo. Comincio a credere che sia la vanità a farglielo credere. Che di fatto è al contrario. Le storie scelgono gli scrittori dal mondo. Le storie si rivelano a noi. Il racconto pubblico, quello privato - ci colonizzano. Ci commissionano. Insistono per essere raccontate. Fiction e non-fiction sono solo tecniche diverse per raccontare delle storie. Per ragioni che non capisco del tutto, la fiction fuoriesce da me come danzando, e la non-fiction mi è strappata fuori dal sofferente mondo malato in cui mi sveglio ogni mattina.   

 

 

John Berger

quel meraviglioso scrittore scrisse 'mai più si racconterà una storia come se fosse l'unica'   non ci può mai essere solo una storia   ci sono solo modi di vedere.

http://youtu.be/fHz8cpULupo  -   come september speech

 

hindustantimes.com

 

 

IN MARCIA CON I RIBELLI

Nitido e scritto a macchina, il biglietto in busta sigillata infilato sotto la porta confermava l'appuntamento. Arundhati Roy aspettava questa notizia da mesi, era pronta: doveva farsi trovare al tempio di Ma Danteshwari nell'orario e nel giorno stabiliti, con la macchina fotografica, il tika e una noce di cocco. In questo modo il pericoloso ribelle adivasi che avrebbe incontrato, a sua volta provvisto di cappellino, rivista hindi "Outlook" e banane, avrebbe potuto riconoscerla. Ad accoglierla, però, c'era un ragazzino dall'aria tutt'altro che minacciosa, e per giunta senza giornale né banane, veloce spuntino consumato per ingannare l'attesa. Molto poco professionale per chi costituiva "la più grande minaccia per la sicurezza interna" dell'India, come sostenuto senza mezzi termini dal primo ministro Chidambaram in persona. Comincia così questa coraggiosa e sorprendente ricognizione attraverso un'India sconosciuta, il cui orizzonte fisico ed economico negli ultimi decenni è stato completamente ridisegnato dalle multinazionali. Con la connivenza del governo, le grandi aziende si sono impadronite delle terre, delle foreste, delle vite delle popolazioni locali in maniera del tutto illegittima e anticostituzionale. Ma i poveri di questi villaggi hanno deciso di fare fronte comune e di unirsi alla ribellione maoista per guidare la più grande democrazia del mondo verso un futuro alternativo al capitalismo selvaggio e all'avidità dilagante.

libreriauniversitaria.it -  unilibro.it - 2012

WALKING WITH THE COMRADES

In her latest book, internationally renowned author Arundhati Roy draws on her unprecedented access to a little-known rebel movement in India to pen a work full of earth-shattering revelations. Deep in the forests, under the pretense of battling Maoist guerillas, the Indian government is waging a vicious total war against its own citizens-a war undocumented by a weak domestic press and fostered by corporations eager to exploit the rare minerals buried in tribal lands. Roy takes readers to the unseen front lines of this ongoing battle, chronicling her months spent living with the rebel guerillas in the forests. In documenting their local struggles, Roy addresses the much larger question of whether global capitalism will tolerate any societies existing outside of its colossal control.
us.penguingroup.com

Arundhati Roy con i ribelli maoisti nella giungla
Le due righe scritte a macchina sul foglietto infilato sotto la mia porta in una busta sigillata confermano l’appuntamento con la Più Grave Minaccia per la Sicurezza Interna del paese. Sono mesi che aspetto loro notizie. Devo farmi trovare al tempio di Ma Danteshwari, nel Chhattisgarh, in quattro orari diversi di quattro giorni diversi. Questo ci coprirà le spalle in caso di maltempo, gomme a terra, blocchi del traffico, scioperi dei trasporti e semplice sfortuna. Sul biglietto c’è scritto: “Il giornalista dovrà portare una macchina fotografica, il tika e un cocco. L’incaricato dell’accoglienza porterà un berretto, una copia in hindi di Outlook e alcune banane. Parola d’ordine: Namashkar Guruji”. Mi chiedo se l’incaricato si aspetti di incontrare un uomo. E se dovrei procurarmi dei baffi.

trad diana corsini - internazionale.it - numero 851  - 18 giugno 2010

Questo reportage di Arundhati Roy

pubblicato dal settimanale Outlook nel marzo del 2010 ha sollevato molte polemiche sulla stampa indiana. La scrittrice è stata accusata di romanticismo e faziosità. Qualcuno si è spinto oltre le critiche chiedendo di processare Roy per sostegno alla lotta armata. Un gruppo di intellettuali e attivisti, tra cui Vandana Shiva, ha firmato un appello a sostegno della scrittrice. “Che si condividano o meno le sue idee, un paese che si professa democratico deve permetterne la libera espressione”, si legge nell’appello. Altri, pur dichiarandosi in totale disaccordo con Roy, le hanno riconosciuto il merito di aver arricchito il dibattito sui maoisti e sull’operazione Green hunt lanciata dal governo.

internazionale.it  - 2012

Tre anni fa la presentazione del suo saggio Broken Republic  che conteneva il reportage su un viaggio nelle aree maoiste e racconti dal Kashmir islamico, fu boicottata da folle furiose di filo-governativi che presero anche a sassate la sua casa e le costò denunce per sedizione e richieste d’arresto. In cella c’è poi finita davvero per due giorni, dopo una manifestazione contro la diga sul fiume Narmada.

bultrini - repubblicas.it - 2014

LO STATO IN PEZZI

La nuova raccolta di saggi politici di una grande rappresentante della letteratura e della cultura indiana contemporanee, che esamina, con il suo noto acume politico, l'India semisconosciuta della rivolta maoista. Sono tre saggi, caratterizzati da uno stile preciso e documentato e da un'altissima qualità di scrittura. Arundhati Roy ci conduce nel primo saggio nella comunità indigena dei Dongria Kondh, che vivono sulla montagna Niyamgiri, fonte di sostentamento e luogo sacro. Il progetto di una multinazionale di sfruttare la montagna per estrarre la bauxite è stato bocciato dal governo indiano. Raccontare questa storia significa parlare di uno sviluppo economico rispettoso delle persone e dell'ambiente. Nel secondo saggio la Roy testimonia invece la propria esperienza di vita insieme alle truppe maoiste nella città di Dantewada, nello stato del Chhattisgarh, capitale della guerra civile, un luogo dove tra la popolazione locale, gli adivasi, a governare sono i "maoisti" o "naxaliti" e la polizia non rappresenta l'ordine, ma il terrorismo. L'ultimo dei tre saggi infine, racconta l'uccisione, da parte della polizia, di Cherukuri Rajkumar, capo dei maoisti indiani conosciuto con il nome di Azad, avvenuta all'alba del 2 luglio del 2010 nello stato dell'Andhra Pradesh.
unilibro - 2012

Erano ancora li' quando mi sono voltata. Salutavano con la mano. Un gruppuscolo.

Persone che convivono con i propri sogni mentre il resto del mondo convive con i propri incubi

 

 

 

https://youtu.be/kbZMUInKDGI  -    to be loved

www.youtube.com/watch?v=zpBxrEf-Qj4  -  interview  - 2012

www.youtube.com/watch?v=QRhwbAfanns   -   people's U - 2012

www.youtube.com/watch?v=scFhDcxUL_w   -  JMI -  2012

 

non intendo essere solo una graziosa signora che scrive libri

 

 

guerriera armata di parole

non conosco il segreto delle battute fulminanti di  arundhati ma gliene sono grata. ognuna delle sue indimenticabili frasi è un dono, capace di trasformare le paure e le incertezze in coraggio e determinazione. nelle mani di arundhati le parole diventano armi, le armi del movimento di massa.

naomi klein - introduzione

 

Come contrastare l’Impero secondo la Roy  

La denuncia dell’autrice è rivolta anche all’eccessiva manipolazione dei mass media da parte dell’America. Gli Usa hanno ridotto la storia ad un palinsesto. Gli eventi storici contemporanei sono stati riscritti, manipolati. Urge allora smascherare questi giochi di potere per poter globalizzare il dissenso, per poter colpire al cuore l’impero, un impero che, come tutti quelli che si rispettino, una volta raggiunta la sua acme, è destinato al declino. Il primo sintomo: l’attentato dell’11 settembre. Non serve usare la violenza, non serve scendere in piazza e sventolare slogan, non serve schierarsi per una bandiera o per un'altra. Bisogna colpire l’impero nel suo punto debole, organizzare marce del sale di ghandiana memoria, proteste che riecheggiano quelle di Martin Luther King. Ancora oggi, come possiamo credere di "trovare l’ago bruciando il pagliaio?".
Arundhati Roy non ha paura di lottare, non si maschera. Rivela la sua identità, la sua storia, le sue origini. Sotto un aspetto apparentemente fragile, si cela una grande magnanimità, una grande umanità, una straordinaria onestà intellettuale, ma anche un notevole spirito combattivo. È una donna che vuole colmare quel vuoto, un vuoto politico, un vuoto culturale, un abisso invalicabile "tra chi esercita il potere e chi lo esegue", tra chi comanda e chi ubbidisce.

Maria Cesare - rivistaprometheus.it  


Quella che chiamiamo pace è poco più che la capitolazione al colpo delle multinazionali
di Arundhati Roy    Sappiamo molto bene chi trae beneficio dalla guerra nell’epoca dell’impero. Ma dobbiamo anche chiederci chi trae beneficio dalla pace nell’epoca dell’impero? Vendere la guerra è un crimine. Ma parlare di pace senza parlare di giustizia può facilmente diventare la difesa di una specie di capitolazione. E parlare di pace senza smascherare le istituzioni e i sistemi che perpetrano l’ingiustizia va ben oltre l’ipocrisia. E' ipocrita fare una distinzione morale tra l’inesprimibile brutalità del terrorismo e la carneficina indiscriminata della guerra e dell’occupazione. Entrambi i tipi di violenza sono inaccettabili. Non possiamo sostenerne uno e condannarne un altro.

commondreams.org   -    nuovimondimedia 

Oggi si parla apertamente dei vantaggi dell’Imperialismo

e della necessità di un Impero forte che tenga sotto controllo un mondo ribelle. I nuovi missionari vogliono l’ordine a costo della giustizia, la disciplina a costo della dignità umana. E la supremazia a ogni costo. .... Discutere l’Imperialismo è un po’ come discutere i pro e i contro di uno stupro.          Che possiamo dire? Che ne sentiamo la mancanza?           

bellaciao.org/it    -    kelebekler.com

Il boom economico indiano

sta provocando un danno ambientale insostenibile e sta impedendo alle persone di vedere la miseria di centinaia di milioni di poveri.......  è quasi come se la luce splendesse così tanto da non riuscire a vedere i lati oscuri. Non c'è alcuna comprensione di quanto sia il costo pagato da fiumi, montagne e irrigazione e falde acquifere.  non si discute di queste cose perché siamo in un periodo positivo.  

today.reuters.com 

 

violenza al territorio
Se trasformate tutto in condizionatori d'aria patate fritte

e automobili arriverà il momento in cui non avrete più niente   - AR
ecoalfabeta.blogosfere.it

 

 

 

INTERVIEW

There is an atmosphere of growing violence across the country. How do you read the signs? In what context should it be read?
You don’t have to be a genius to read the signs. We have a growing middle class, reared on a diet of radical consumerism and aggressive greed. Unlike industrializing Western countries, which had colonies from which to plunder resources and generate slave labor to feed this process, we have to colonize ourselves, our own nether parts. We’ve begun to eat our own limbs. The greed that is being generated (and marketed as a value interchangeable with nationalism) can only be sated by grabbing land, water and resources from the vulnerable. What we’re witnessing is the most successful secessionist struggle ever waged in independent India — the secession of the middle and upper classes from the rest of the country. It’s a vertical secession, not a lateral one. They’re fighting for the right to merge with the world’s elite somewhere up there in the stratosphere. They’ve managed to commandeer the resources, the coal, the minerals, the bauxite, the water and electricity. Now they want the land to make more cars, more bombs, more mines — supertoys for the new supercitizens of the new superpower. So it’s outright war, and people on both sides are choosing their weapons. The government and the corporations reach for structural adjustment, the World Bank, the ADB, FDI, friendly court orders, friendly policy makers, help from the ‘friendly’ corporate media and a police force that will ram all this down people’s throats. Those who want to resist this process have, until now, reached for dharnas, hunger strikes, satyagraha, the courts and what they thought was friendly media. But now more and more are reaching for guns. Will the violence grow? If the ‘growth rate’ and the Sensex are going to be the only barometers the government uses to measure progress and the well-being of people, then of course it will. How do I read the signs? It isn’t hard to read sky-writing. What it says up there, in big letters, is this: the shit has hit the fan, folks

Shoma Chaudhury - Tehelka   -  2007  commondreams.org   

 

 

 

Nepal devastato dalle acque
Sembrerebbe la tragica conferma di quanto la scrittrice indiana Arundhati Roy (nota per il libro “il Dio delle piccole cose”) va dicendo da anni contro la costruzione indiscriminata di dighe in India e sulla loro tragica ricaduta sulle popolazioni rurali più povere

greenreport.it

 

 

 


Sospet
to sempre delle icone

non amo essere definita come una pacifista

vivo in un paese feudale e credo nella resistenza

L’India è vittima di se stessa.   Io non mi sento una missionaria una sorta di “madreteresa” -  non mi batto per i poveri per altruismo ma perché è la mia visione del mondo
“Dire o non dire, da quel momento è diventata una responsabilità: era la vigilia di un lungo periodo oscuro per l’India e come scrittore ho sentito il dovere di indicare i nemici del Paese, non più i colonizzatori bianchi… Poi è iniziata la battaglia: ho assolto il mio compito,
tornerò a scrivere, ma la situazione politica Indiana è molto complicata, fatta di meccanismi intrecciati e complessi. E una parte della popolazione, l’alta società che si emancipa e viene mostrata al di fuori, cresce a costo di tutti gli altri inermi”.
Non c’è ottimismo o pessimismo nel mio animo -  si combatte -  ci si alza per dire di no  se c’è qualcosa da proteggere e che si ama
estense.com - ferrara internazionale

 

 

 

Circolo dei Lettori  -    Arundhati Roy - John Berger
Accomunati da uno speciale modo di guardare la vita – intenso, combattente e schierato – i due autori apriranno un dialogo su verità e menzogna in rapporto al mestiere dello scrittore. Entrambi insegnano che non c’è un’unica storia ma esistono solo modi di vedere. Il tema di buona parte di quello che scrivono è il rapporto tra potere e impotenza, e il conflitto infinito, circolare, in cui sono impegnati i due elementi.
…John Berger e Arundhati Roy cercano di farsi largo nel labirinto di sotterfugi, insensibilità e ipocrisia che sta saccheggiando la nostra capacità di capire cosa stia accadendo realmente….
torino.blogosfere.it - torino 2009
"Il mio Paese è una Superpotenza superpovera che nasconde la distruzione dell'ambiente"

Arundhati Roy
Parlerete del raccontare. Un’arte che sembra aver rinnegato.
«Non ho più messo mano a romanzi perché nutro un certa ostilità all’idea di carriera. Non mi voglio pensare come una scrittrice che deve ogni volta pubblicare un nuovo libro. Però ritengo che molti dei miei saggi rappresentino un modo specifico di raccontare storie difficili. Quello sulla diga, per esempio: è stata una grande sfida, che andava oltre il ruolo normalmente attribuito a uno scrittore. In India c’è una realtà così urgente, una necessità di mettersi per strada, nel cuore della politica e dei problemi basilari della popolazione, che è davvero difficile rifiutarsi».
m.baudino - lastampa.it

 

 

 

E' SEDIZIOSO PARLARE DI SECESSIONE ? AR RISPONDE ALLE ACCUSE

Nei giornali mi hanno accusato di fare "discorsi di odio", di volere che l'India si disgreghi.

Al contrario, ciò che dico deriva dall'amore e l'orgoglio. Deriva dalla volontà di non vedere più gente uccisa, stuprata, imprigionata o cui vengono strappate le unghie affinché affermino di essere indiani. Deriva dalla volontà di vivere in una società il cui obiettivo è quello di essere giusta. Abbiate pietà per questa nazione che deve zittire i suoi scrittori che esprimono le proprie opinioni. Abbiate pietà per questa nazione che ha bisogno di incarcerare chi chiede giustizia, mentre chi compie omicidi etinici e di massa, chi truffa le aziende, i ladri, gli stupratori, e chi si accanisce contro i più poveri tra i poveri è libero.
is talk of secession sedition? Arundhati Roy responds to charges
globalresearch.ca   -   comedonchisciotte.org  -  giada ghiringhelli - 2010

 


To love.
To be loved.
To never forget your own insignificance.
To never get used to the unspeakable violence
and the vulgar disparity of life around you.
To seek joy in the saddest places.
To pursue beauty to its lair.
To never simplify what is complicated
or complicate what is simple.
To respect strength, never power.
Above all, to watch.
To try and understand.
To never look away.
And never, never, to forget.


"Essere pienamente vivi nel nostro mondo, così com'è.
Amare, essere amati.
Non dimenticare mai la propria insignificanza.
Non abituarsi mai alla violenza indicibile
ed alla volgare disparità della vita che ci circonda.
Non semplificare mai ciò che è complicato
e non complicare ciò che è semplice.
Rispettare la forza, mai il potere.
Soprattutto osservare.
Sforzarsi di capire.
Non distogliere mai lo sguardo. E mai, mai dimenticare."
Il dio delle piccole cose



To call someone 'anti-American', indeed, to be anti-American, (or for that matter anti-Indian, or anti-Timbuktuan) is not just racist, it's a failure of the imagination. An inability to see the world in terms other than those that the establishment has set out for you: If you're not a Bushie you're a Taliban. If you don't love us, you hate us. If you're not Good you're Evil. If you're not with us, you're with the terrorists.

 

 

 

THE DOCTOR AND THE SAINT

Lei ha appena pubblicato Il Dottore e il Santo -  un libro sul ruolo di Gandhi nella difesa del sistema di apartheid religiosa in India. Colpiscono le analogie tra il pensiero "fondamentalista" di Modi e quello del Mahatma...
Gandhi è una figura talmente amata, e non solo in India, che ho dovuto rivedere tutti i suoi 98 volumi di scritti, le sue lettere, i discorsi per avvalorare le mie scoperte sulla posizione del Mahatma decisamente a favore del sistema hindu di divisione sociale e religiosa. Anche se Gandhi è considerato un hindu "di sinistra", e il capo ministro del Gujarat uno di "destra", non c'è differenza sostanziale nelle loro opinioni. Modi nel 2003 ha approvato nel suo Stato una legge contro le conversioni religiose, e per giustificarla ha invocato Gandhi ...

quando 14 anni fa scrissi degli espropri di terre, dell'acqua e dell'elettricità da parte delle grandi compagnie, e del legame tra le corporazioni finanziarie indiane e la destra hindutva, volevano farmi rinchiudere in un manicomio. Oggi tutti questi aspetti sono condensati nella figura di Narendra Modi.
raimondo bultrini - repubblica.it - 2014
In una società violenta come la nostra, dove la sopraffazione è istituzionalizzata nel principio di Intoccabilità, per un uomo di casta superiore violentare una dalit non è mai stato un problema, in questo caso le donne degli Intoccabili non sono state mai intoccabili ...
Il Dottore e il Santo, una lunga presentazione di L’annientamento delle caste, scritto nel 1936 dal Padre della Costituzione indiana B.R. Ambekdar, attacca le ambiguità di Gandhi sul tema, tornando al centro di infuocate polemiche.
raimondo bultrini - d.repubblica.it - 2014

Su Gandhi ci hanno raccontato un sacco di bugie se si pensa che la sua dottrina della non violenza era basata sull’accettazione di una delle più brutali forme di gerarchia sociale .  le caste .
conferenza stampa in kerala - ansa 2014

ricevendo per il Il Dottore e il Santo il premio Samata Ratna, che di solito va scrittori dalit, ha detto di preferirlo perfino al Booker Prize.

C’era stato qualcuno che mi aveva contestato il diritto di parlare di Ambedkar in quanto non-dalit (sua madre è cristiana siriana, il padre hindu di alta casta, ndr). Per questo il riconoscimento mi ha particolarmente toccato.
raimondo bultrini - repubblica.it - 2014

 

 

 

 

mi dicono che sono coraggiosa

ma per me scrivere è come respirare

non è coraggio ma puro spirito di sopravvivenza

valerio varesi - repubblica.it - repubblica delle idee festival bologna 2017

 

 

 

 

 

 

guerra  e'  pace

Ar  sottolinea con forza la necessità DI riprendere in mano il proprio futuro

ibs.it

 

 

 

24 novembre .. auguri !

 

 

 

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links

www.internazionale.it/opinioni/arundhati-roy  

http://en.wikiquote.org/wiki/Arundhati_Roy

www.repubblica.it/2003/h/sezioni/esteri/bombay/giustizia/giustizia.html

https://ccrma.stanford.edu/~peer/arundhatiRoy.html

libreriauniversitaria.it - ricerca

 

 

 

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