HANS MAGNUS ENZENSBERGER

 

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Il contare degli scienziati

e il raccontare dei letterati

sono figli dello stesso verbo latino ... 

computare  

 

Viviamo nel timore di essere stupidi, o troppo intelligenti

Ma la possibilità di misurare l'intelligenza è solo una chimera

La verità è che non siamo abbastanza intelligenti per capire cos'è l'intelligenza
nel labirinto dell'intelligenza

 

Gli intellettuali non sono più intelligenti delle altre persone

spesso non hanno idee ma dispensano la loro opinione su tutto
intervista closer look

*

Sono convinto  che esistano due diversi tipi di scrittore, la "talpa" e la "cicogna"

animati da temperamenti differenti: il primo è lo scrittore che, come Kafka, tende a ritornare sempre sullo stesso argomento e con la stessa disposizione, in modo ossessivo, quasi monomaniacale; il secondo, invece, è quel tipo di scrittore che, saltellando qua e là, una volta cattura una rana in un posto e poi un'altra in un posto diverso. La mia curiosità deriva in qualche modo dal mio essere uno scrittore "cicogna".
Lei ha definito l'esclusione della matematica dalla sfera della cultura come «una specie di castrazione intellettuale». Da cosa dipende?
La causa principale è il tipo di insegnamento che si pratica nelle scuole; lo studente, messo di fronte a un dato problema, deve semplicemente ricordarsi quale "ricetta" applicare tra le tante che gli sono state propinate, e in questo modo si elimina l'aspetto più importante, che è la questione del perché. E' un metodo che nasconde la bellezza - paragonabile a quella di una cattedrale - di cui è intriso il sistema dei numeri, naturali, razionali, irrazionali e immaginari, in quanto riflette ancora le origini del sistema scolastico:

l'istruzione scolastica obbligatoria fu un'operazione determinata dalle necessità economiche dell'industrializzazione, che richiedeva una manodopera capace di fare calcoli semplici. Non nacque certo dall'idea di far pensare la gente: che la gente pensi, infatti, è politicamente sconveniente.
Giuliano Battiston - megachip.info

 

 

 

Con parole diverse
dire la stessa cosa
sempre la stessa.
Sempre con le stesse parole
dire una cosa del tutto diversa
o la stessa in modo diverso.
Molte cose non dirle
o dire molto
con parole che non dicono niente.
Oppure tacere in modo eloquente.

hans magnus enzensberger - opzioni per un poeta

 

 

Enzensberger quarto autore ad aggiudicarsi il Nobel
…per l'insieme dell'opera poetica che fa di lui una delle voci più alte e una delle coscienze critiche più esemplari della Germania contemporanea. La sua poesia eccelle nell'equilibrio tra la forza linguistica e una vivace impronta saggistica e politica, tra la intonazione satirica e quella epica  .

www.iltempo.it

 

 
Pasolini

era una geniale bomba radicale, un esplosivo miscuglio di autentica fede cattolica più marxismo eterodosso più omosessualità. A cui si aggiunga la miccia del suo estremo gusto per la provocazione. Pasolini era un vero poeta che ha tentato, visto i tempi in cui ha vissuto, di appigliarsi e appropriarsi in fretta della terminologia marxista dell'epoca. Ma che certo non poteva che travisare sia la natura della tecnica che delle scienze moderne. Al vero marxista esse appaiono come meraviglioso sviluppo delle forze produttive. Agli occhi di un poeta come Pasolini, invece, alla ricerca della lingua e del paradiso perduti, non potevano che apparire come l'ultimo 'genocidio' -
http://espresso.repubblica.it  

 

Intervista
In Germania c'è il precedente nazista che infama la biogenetica. Non ne saremo per sempre condizionati?
Naturalmente questo è un fattore molto forte, specialmente in tutti i dibattiti sull'eutanasia. È un tema molto sensibile in Germania, ma non dobbiamo esagerare: i problemi di oggi non sono gli stessi degli anni Trenta. Bisogna distinguere. Io non ce l'ho con tutti gli scienziati ma con i "golpisti in laboratorio". Penso che la scienza debba essere protetta nei confronti di una parte della comunità scientifica che è andata oltre i limiti, e non solo in senso morale. Voglio difendere il progetto scientifico contro questi "oltranzisti" che fanno promesse che non si possono mantenere: guardate la morte precoce di Dolly: gli effetti della clonazione non sono conosciuti. E pensiamo ai pazienti morti nei tentativi di terapia genetica.
larepubblica 

CLONAZIONE DEL GATTO COPYCAT +   vivisezione

 


la provincia è dappertutto perché il centro del mondo non è più da nessuna parte: un luogo qualsiasi può essere omphalòs/ombelico del mondo… con l’alterigia delle capitali si dissolve anche il senso peggiorativo del termine “provincia”. il suo opposto non è più parigi ma universalità.
provincia e mutamento - il quaderno

 

     BOLOGNA   LA NEW YORK DEL MEDIOEVO       

gennaio 2006 - HME

 

 
E' indubbio che James Bond

personaggio noto alle masse che accorrono in questi templi laici della modernità noti come sale cinematografiche, non è altro che una metafora, non troppo sottile per non turbare le masse, della capacità del capitale moderno di reificarsi attraverso una struttura di potere neohobsiana. Dunque il suo essere tramite dialettico tra quello che il mio amico Max Weber definiva potere istituzionalizzato e quello che il mio amico Adorno chiamava substrato popolare al fine di deviare le istanze neopopuliste verso la soddisfazione di bassi istinti animali. Questo uso che dunque viene fatto del signor Bond è oltremodo sottolineato dalla sua capacità di non generare sconcerto quando negli ultimi trent'anni ha cambiato varie volte il volto, mi si permetta l'involontario gioco di parole, ed assurgere quindi a quello che i giovani studiosi di oggi chiamerebbero un'icona. Un'icona, esattamente come l'arte russa, e dunque ecco il nemico di ieri combattuto con le sue stesse armi. Il mio amico Malevic ne sarebbe entusiasta.

clarence.com

Premio letterario Merck Serono
unico premio internazionale che si propone di indagare e sviluppare gli intrecci tra Scienza e Letteratura.

“Si, perché in altri tempi le relazioni fra letteratura e scienza erano diverse - Tra scrittori come Lucrezio e scienziati come Galileo non c'era una separazione: è stata la specializzazione a crearla”.
vita.it

1963 Georg-Büchner-Preis
1985 Heinrich-Böll-Preis
1993 Erich-Maria-Remarque-Friedenspreis per la pace
1998 Heinrich-Heine-Preis
2002 Premio Lerici Pea
2002 Premio Principe delle Asturie
2007 Premio letterario Merck Serono

2008 cittadinanza onoraria citta di parma

2009 cavaliere ordine arti lettere spagna
2010 Premio Sonning

2010 dedica - pordenone

http://it.wikipedia.org/wiki/Hans_Magnus_Enzensberger#Onorificenze

 

 

 

 

    ALIASES DI HME  -   Andreas Thalmayr -  Linda Quilt -  Elizabeth Ambras - Serenus M. Brezengang   

 

Linda Quilt = HANS MAGNUS ENZENSBERGER

Conviene subito mettere in guardia i lettori -  i sette protagonisti di questo libro non sono dei piccoli Mozart, il bambino prodigio per antonomasia. Le loro vite sono però prodigiose perché, come dicono i dizionari, escono «dal corso ordinario delle cose naturali».
Di Linda Quilt sappiamo  solo che forse è nata intorno al 1950 in un villaggio vicino a Stratford-upon-Avon
einaudi.it
Linda Quilt ist ein Pseudonym des Schriftstellers Hans Magnus Enzensberger.
www.perlentaucher.de

ALIASES DI HME  -   Andreas Thalmayr, Linda Quilt, Elizabeth Ambras and Serenus M. Brezengang
eichborn.de

“chicca” letteraria che tutti i fan di Hans Magnus Enzensberger non devono perdersi. Sì perché dietro lo pseudonimo di Linda Quilt c’è proprio l’autore del “Mago dei numeri” ..
booksblog.it  

Storie raccapriccianti di bambini prodigio

Gli eroi di queste storie non sono dei bambini prodigio nel senso convenzionale. Sono, piuttosto, dei casi speciali. Alla dolce Melinda, per esempio, spunta un rospo dalla bocca ogni volta che dice una bugia. Deve quindi impegnarsi parecchio quando si rivolge alle grasse zie che mangiano troppa torta alla crema, o con i ragazzetti foruncolosi che le fanno dichiarazioni d’amore. Il timido Sparish, d’altra parte, un giorno si rende conto che può far sparire per sempre una persona semplicemente proferendo il proprio nome ad alta voce: è meglio non pensare quale sinistro destino attende alcuni dei suoi insegnanti. E che dire di Norm? Il poveretto è cosí irrimediabilmente normale che nessuno può ricordarselo, neppure i suoi genitori. Ogni giorno non riescono a identificarlo per riportarlo a casa da scuola. C’è poi Balthazar che, nonostante sia cicciottello, ha un peso specifico ridotto ed è costretto a zavorrare scarpe e giubbotti; diventa un celebre restauratore (non ha bisogno di impalcature!), ma mentre amoreggia in un prato una folata di vento gli è fatale. Questi sono soltanto alcuni dei bambini prodigio, e ognuna delle loro singolari storie mette un brivido. Ma cos’è esattamente che li rende cosí interessanti? Forse il fatto che le particolari «doti» di questi bambini entrano sempre in collisione con il mondo degli adulti e ne svelano ipocrisie e perbenismi.
hoepli - feltrinelli - liberonweb  - kaboodle.com

 

 

biblio

 

2017

PARLI SEMPRE DI SOLDI - EBOOK

mausoleum - RIPUBBLICATO  CON TESTO A FRONTE

2016

tumulto

2015

CONSIDERAZIONI DEL SIGNOR ZETA

2013

chiosco/kiosk -  bilingue

IL MOSTRO BUONO DI BRUXELLES

2012

I MIEI FALLIMENTI PIU RIUSCITI - flop preferiti

2011

questioni di dettaglio

bibs

2010

JOSEFINE E IO

THE HISTORY OF CLOUDS

TRA LETTERATURAS E GIORNALISMO

2008

Hammerstein o dell’ostinazione

KOSMOS HOTEL E UNA POESIA

NEL LABIRINTO DELL'INTELLIGENZA

2007

Storie raccapriccianti di bambini prodigio

 CON LO PSEUDONIMO  DI  Linda Quilt

La breve estate dell'anarchia. Buenaventura Durruti

IL PERDENTE RADICALE

2006

che noia la poesia

2004
Dialoghi tra immortali, morti e viventi
Gli elisir della scienza
2002
Esterhazy. Storia di un coniglio
La breve estate dell'anarchia
Il teatro dell'intelligenza
2001
Più leggeri dell'aria

1999

La fine del Titanic 1973
Zig zag. Saggi sul tempo, il potere e lo stile

1998
Questioni di dettaglio.
Politica e crimine. Nove saggi
Ma dove sono finito?
Poesia, politica e industria della cultura
1997
Musica del futuro
La breve estate dell'anarchia
Vita e morte di Buenaventura Durruti
Il mago dei numeri
1996
Abbasso Goethe
1994
Prospettive sulla guerra civile
In difesa della normalità e altri scritti
1993
La grande migrazione
1991
Mediocrità e follia. Considerazioni sparse
1990
Per non morire di televisione
1989
Ah, Europa!

Aspetti della produzione documentaria
1977
Colloqui con Marx ed Engels
1976

Tourists of the Revolution

1975

MAUSOLEUM

 

unilibro - amazon

bol - girodivite - feltrinelli

einaudi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARLI SEMPRE DI SOLDI !

Enzensberger possiede il raro dono di saper spiegare in modo semplice anche argomenti complicati. Il suo Mago dei numeri ha fatto amare la matematica persino a chi l'ha sempre detestata. E in questo nuovo romanzo, impreziosito dalle illustrazioni di Riccardo Guasco, ci mostra l'economia sotto una nuova luce: raccontando storie che non vorremmo mai smettere di leggere.
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Ogni volta che zia Fé arriva in visita a Monaco, la tranquilla quotidianità dei Federmann finisce bruscamente. È molto anziana, anche se nessuno sa con precisione quanti anni abbia; vive ufficialmente in una grande villa sul lago di Ginevra, ma in realtà è sempre in giro per il mondo; e infine, considerando la vita che conduce, deve anche essere molto ricca. A Monaco ad esempio alloggia al Vier Jahreszeiten, l'albergo piú elegante e costoso della città. Ed è qui che i suoi tre nipoti - Felicitas, Fabian e Fanny - vanno a trovarla, affascinati, a seconda dell'età, ora dal suo stile di vita e dai misteri che la circondano, ora dalle meravigliose coppe di gelato e da altre leccornie che come per prodigio appaiono nella camera. Il che naturalmente fa riflettere i tre ragazzi, visto che i Federmann - i genitori peraltro non sono mai invitati - non navigano proprio nell'oro. E cosí iniziano a fare domande: da dove vengono i soldi, i soldi in generale, non quelli della zia? Perché non bastano mai, anche se in giro ci sono fantastiliardi di banconote? Chi li ha inventati e chi li stampa? E perché esistono l'inflazione, i fallimenti, il mercato nero, il lavoro nero, i pagamenti in nero, la divisione del lavoro, la svalutazione, i cartelli, la congiuntura (tutte cose, sostiene la stravagante zia, piú importanti di quelle che vengono insegnate a scuola)? E cosa significano quelle strane parole che usa sempre il mondo della finanza: private equity, hedge fund, global player e chi piú ne ha piú ne metta? E per quale motivo, infine, il denaro, l'essenza del materialismo, è qualcosa in cui in ultima analisi bisogna credere? Tutti interrogativi ai quali zia Fé, pescando dal vasto repertorio della sua lunga e avventurosa esistenza, fornisce le adeguate e il piú delle volte non scontate risposte. Dopo avere reso, con il celeberrimo Mago dei numeri, piú appetibile la matematica, materia incubo per tanti studenti, in questo nuovo romanzo Hans Magnus Enzensberger affronta, con tono ingenuo, ironico e acuto, un argomento assai piú inquietante e decisamente piú difficile da capire: il denaro.
einaudi - 2017

Enzensberger non si ferma proprio davanti a niente e adesso ha scritto un breve libro su un grande tema: i soldi.
frankfurter allgemeine zeitung

 

 

 

 

 

 

MAUSOLEUM

 

Strappa a un gatto dopo il pasto
lo stomaco, cuci l’organo
mettilo a bagno in acqua calda
e dimostra quindi sul tavolo
la digestione dei cadaveri. Nulla
di piú bello e di piú nuovo.
Un secolo illuminato. Eppure
lo infestano i mosconi.
L’abate è un maniaco. Copula rospi
con salamandre:
mostruose congiunzioni. Dalla femmina
squartata estrae le uova
indi ammazza i maschi, ne stilla
lo sperma e fa procreare i morti.
Alla vista di cotanto spettacolo s’invola
la mia fantasia.

 

 

Enzensberger è autore poliedrico: saggista, pamphlettista, romanziere, scrittore per l’infanzia, memorialista. Però forse i suoi libri entrati piú vigorosamente fra i classici del Novecento sono quelli di poesia. E Mausoleum, uscito in Germania nel 1975, è una pietra miliare del suo itinerario poetico. È un libro costituito da trentasette ballate dedicate ad altrettanti personaggi che hanno fatto, come dice il sottotitolo, «la storia del progresso »: da Giovanni de’ Dondi che nel Trecento costruí l’orologio di Padova a un altro italiano, Ugo Cerletti, che sei secoli dopo inventò l’elettroshock. In mezzo: Campanella, Leibnitz, Linneo e tanti altri pensatori e scienziati.
Se già Leopardi diffidava delle «magnifiche sorti e progressive» del mondo, Enzensberger ha uno sguardo ancora piú perplesso sulla modernità. Per lui l’aspirazione al dominio totale della natura ha creato un modello destinato a portare l’umanità al disastro. E a volte ha forgiato un tipo di scienziato squilibrato, sadico, dai deliri onnipotenti, come quello della ballata dedicata a Lazzaro Spallanzani che si eccitava compiendo mostruosità sugli animali «a fini di studio».
mondadoristore.it - einaudireggioemilia.it - 2017

 

 

 

 

 

 

 

tumulto

Con le sue riviste, i suoi libri, le sue prese di posizione, Enzensberger fu uno dei principali protagonisti degli anni Sessanta, il decennio del grande Tumulto.
"Un sublime godimento letterario e un capolavoro di ironia !" - Frankfurter Allgemeine Zeitung
Non si può certo dire che nel corso della sua esistenza Hans Magnus Enzensberger si sia tirato indietro, abbia evitato, spaziando da una forma letteraria all'altra, di dire la sua su una straordinaria varietà di temi: dalla letteratura alla politica, dalla storia alla sociologia. Senza dimenticare la matematica. Su un argomento era però stato molto prudente, per non dire latitante: sugli anni Sessanta e sul ruolo da lui avuto in quella fase così ricca di suggestioni e stimoli.

Fortunamente però esistono le cantine. Nella sua, Enzensberger ha infatti ritrovato - del tutto casualmente, afferma - una serie di diari e appunti redatti a partire dal 1963 quando una inaspettata e un po' misteriosa lettera proveniente dall'Italia lo invitava a partecipare, con la crème dell'intellighenzia occidentale-orientale (fra cui Sartre e De Beauvoir, Ungaretti, Golding, Richter, Evtusenko), a un congresso di scrittori a Leningrado: in piena Guerra fredda, è vero, ma anche nella fase di apertura dell'Unione Sovietica, allora guidata da Nikita Chruscev che (come ci raccontano le note diaristiche) si rivelerà un padrone di casa pacioso e assai alla mano. A quel primo soggiorno, ne seguì un altro, molto più lungo, tre anni dopo. E questo segnò l'inizio del Tumulto. Dapprima privato, con l'accendersi della passione per Marija Aleksandrovna Makarova, detta Masa, che sarà la protagonista di "un travolgente romanzo russo"...

ibs - 2016

Tumulto

un affascinante ed eterogeneo racconto in cui lo scrittore accosta annotazioni sui suoi viaggi in Unione Sovietica e su un lungo soggiorno a Cuba con la giovane moglie russa Maša, al vivacissimo dialogo con un sosia, cioè l’intellettuale di allora che faceva il suo ingresso nel jet-set della cultura e della politica internazionali, diventando al tempo stesso un punto di riferimento per l’opposizione extraparlamentare.
Il poeta veste i panni del globe trotter e i suoi appunti, sottratti casualmente all’oblio, si trasformano in un appassionante itinerario attraverso momenti cruciali del dopoguerra, dal revisionismo di Kruscev ai postumi della rivoluzione cubana, dal Sessantotto alle degenerazioni del terrorismo. Già nel 1963, a Leningrado per un convegno sul romanzo contemporaneo, conosce illustri autori, da Sartre a Simone de Beauvoir, da Ungaretti a Erenburg e all’imprevedibile Evtušenko che lo introduce nei locali giovanili dove si balla fino al mattino al ritmo del twist. Con flash fulminanti Enzensberger fissa atmosfere e personaggi come l’interprete Kostja che ha conosciuto il gulag e cita a memoria le poesie di Rilke o lo stesso Sartre travolto dal fiume di vodka dei troppi brindisi.

lastampa.it - 2016

Conviene provare a riavvolgere il nastro. Erano gli anni del tumulto, dice Hans Magnus Enzesberger, e naturalmente, aggiunge, «io non c’ero». Tipico suo: stava «sempre da un’altra parte», sempre altrove. Tumult, tumulto. C’è sempre un libro dentro ogni libro, e un sottotesto. In questa sua quasi autobiografia (più scettica che sincera, più ironica che convinta, tutto sommato), Enzensberger si racconta e non si racconta, tipico suo, ma la è la storia nascosta a sorprendere e appassionare, a lasciare il segno. Ecco, in Tumulto (Einaudi, pp. 240, euro, 19, traduzione di Daniela Idra) c’è anche l’epopea di una tragicommedia … immobiliare.
vittorio giacopini - repubblica.it - 2016

Dei viaggi, degli incontri, degli amori, delle delusioni, dei tumulti privati non meno che di quelli politici, Enzensberger rende conto, mezzo secolo dopo, questo insolito libro di memorie, costruito sulla base di pagine diaristiche, di riflessioni attuali, di dialoghi fittizi fra l'autore anziano e quello giovane, e permeato da quel distacco critico e da quell'understatement che da sempre sono segni distintivi dello scrittore.
einaudi.it - 2016
Enzensberger ci fornisce l’occasione, lo spazio e il tempo, in cui si è sviluppata la sua visione del mondo, in un’opera che contamina romanzo amoroso, autobiografia, diario, saggio politico e, infine, saggio socioletterario. Scandito in cinque sezioni, ma suddivisibile in tre parti, l’opera inizia con gli appunti sparsi tratti da un diario scritto nel 1963, anno del soggiorno in Unione Sovietica dell’autore; continua con un dialogo tra il sé di ora e il sé di allora, in cui ci si concentra sugli anni 67-70; e si conclude con dei Postscritti, redatti nel presente, che guardano al passato con lo scopo di fare chiarezza, come quando gli operatori subacquei vanno ad ispezionare un relitto nel fondo del mare.
luciano mazziotta - poetarumsilva.com - 2016

 

 

 

 

CONSIDERAZIONI DEL SIGNOR ZETA
Anche solo per motivi igienici lui, Z, cambiava le opinioni piú spesso della camicia. Non appena mostravano i primi bordi neri, le metteva nel bucato.
«Tutte le cose intelligenti sono già state pensate, bisogna solo ripensarle», ha scritto Goethe. In questo senso il libretto di Enzensberger si inserisce in una tradizione che da Epicuro conduce a Montaigne, Lichtenberg, Nietzsche, e infine a Brecht e Adorno. Le Considerazioni del signor Zeta non sono quindi una costruzione hegelianamente strutturata, ma pensieri «in libertà» che non intendono necessariamente presentarsi come originali e rivoluzionari, e nemmeno mascherare eventuali contraddizioni (coercizioni queste, dalle quali l'autore ha preso allegramente le distanze ormai da molti anni). Zeta è un signore grassottello, vestito in modo antiquato (porta una bombetta marrone!), abituato a una vita di agi (di nuovo Epicuro?), che ogni pomeriggio prende posto sulla panchina di un parco e coinvolge i passanti in allegre discussioni. Sul suo conto il pubblico, e con esso anche i curatori che si sono presi la briga di annotare quanto andava dicendo, ha opinioni discordanti: alcuni lo considerano un saggio, altri uno sputasentenze, una «persona poco seria», un clown, un polemico filosofo. Molti scuotono la testa e tirano via, alcuni si fermano. Per quanto differenziati siano i giudizi, è comunque indubbio che si tratta di un oratore fuori dagli schemi, che può dire cose che altri preferiscono tenere per sé, mettere in discussione pregiudizi e verità acquisite. Una sola volta lo abbandona la sua tranquillità, la sua pacatezza: quando uno studente di filosofia lo accusa di essere un aforista. Perché l'aforisma ha in sé un che di definito, di apodittico, qualità dalle quali il signor Zeta rifugge: le contraddizioni non lo turbano piú di tanto, l'esistenza umana ne è piena, e lui preferisce relativizzare e appunto contraddire (anche se stesso). E cosí, pomeriggio dopo pomeriggio, questo insolito pensatore riflette sulla storia, sull'intelligenza umana (considera sopravvalutata quella dei contemporanei), sulla scienza (l'inutilità delle missioni nello spazio con uomini a bordo), la tecnica, la collettività, i designer (il cui obiettivo primario sembra quello di rendere «inutilizzabili tutti gli oggetti di uso comune»), ma anche sulla politica e gli uomini politici (Che Guevara in primis). Non mancano, nel repertorio del signor Zeta - che dice di essere un dilettante privo di ambizioni: «ho le mie idee e sono contento quando qualcuno mi fa ricredere su qualcosa» -, i consigli su come migliorare la vita: ad esempio visitare un orto botanico - un'operazione sana per il corpo e per la mente - dove ci accoglie una grande varietà di nomi scientifici che sono infinitamente superiori alla transitorietà del linguaggio cui siamo costretti a confrontarci ogni giorno nei media. Il tempo passa, inizia a fare freddo, arriva l'inverno e il signor Zeta si ritira, scompare dal microcosmo del parco. Di lui restano le briciole che ha lasciato cadere e che qualcuno ha raccolto.

einaudi.it - 2015

Zeta è un signore grassottello, che ama gli agi e gli abiti un po' antiquati. Senza mai separarsi dalla sua bombetta marrone, trascorre i pomeriggi al parco, dove coinvolge i passanti in animate discussioni. Sul suo conto il pubblico e con esso anche i curatori che si sono presi la briga di annotare quanto andava dicendo - ha opinioni assai discordanti: molti scuotono la testa e tirano dritto, altri si fermano e non riescono a smettere di ascoltare. Per quanto differenziati i giudizi, è comunque indubbio che si tratti di un oratore fuori dagli schemi, che può dire cose che altri preferiscono tenere per sé, demolendo senza tentennare verità acquisite e pregiudizi. E cosi, pomeriggio dopo pomeriggio, questo insolito pensatore riflette sulla storia, sull'intelligenza umana, sulla scienza, la tecnica, la collettività, la politica... Ai primi freddi, però, il signor Zeta si ritira, ma non per questo smetterà di rivolgersi alla folla dei suoi ascoltatori. Lo ritroveranno in questo libricino, una specie di giostra delle contraddizioni in cui la rilassatezza buddista va di pari passo con il desiderio di protestare e di ribellarsi.
mondadoristore.it - 2015
Il signor Zeta dice che la valanga di informazioni svanirà. E aggiunge che "c'è vita oltre i mezzi di comunicazione".
"Anch'io dico che in questo momento tutti i media parlano della digitalizzazione e prevedono che tutto dovrà essere digitale. Abbasso la carta, è troppo analogica! Non sono d'accordo: io mangio analogicamente, dormo analogicamente... Questo è un sistema analogico. Il ginocchio è analogico, la lingua non è un computer. Non bisogna esagerare con il digitale, non è la soluzione di tutto. E inoltre, non ti sembra che si muore analogicamente e non digitalmente?".
Nelle sue poesie ha scritto che l'iceberg avanza inesorabilmente verso di noi. Siamo metaforicamente in un tempo in cui è possibile un iceberg contro il quale potremmo fatalmente schiantarci?
"Il crash economico è sempre possibile, domani mattina vai in banca e non ci sono i soldi, cala il reddito, diminuiscono le possibilità, e ti ci adatti come se il destino imponesse le sue regole. Accadde in Germania dopo la guerra, arrivò la fame, ci abituammo. Adesso si è verificato un calo del tenore di vita in Europa, e guarda come si stiamo abituando. Dobbiamo abituarci: potrebbe arrivare l'iceberg".
juan cruz - repubblica.it - 2015

 

 

 

 

 

 

CHIOSCO - KIOSK
È vietato dar fuoco a persone
È vietato dar fuoco a persone
che siano in possesso di un permesso
di soggiorno valido
È vietato dar fuoco a persone
che si attengano alle disposizioni
di legge e siano in possesso
di un permesso di soggiorno valido
È vietato dar fuoco a persone
che col loro comportamento
non ne abbiano offerto motivo
È disdicevole
È inconsueto
Non dovrebbe diventare una regola

Una raccolta poetica che alterna interni ed esterni, situazioni piú intime  - come una bellissima poesia sul padre -  e quadretti sociali che illuminano le trasformazioni della realtà contemporanea piú di cento discorsi. Ma nel libro c'è un terzo polo che intreccia interiorità e politica in una chiave straniante, biologica: è la sezione intitolata «Divertimenti sotto la calotta cranica», dove lo sguardo sull'uomo è dato dal punto di vista dei meccanismi neurocerebrali, della macchina umana, in un incrocio di cultura umanistica e scientifica che altre volte ha caratterizzato la poesia e le riflessioni di Enzensberger, ma che mai come in questo caso è riuscito a far affiorare in maniera cosí icastica quella «giungla interna arcaica» che si cela «sotto il tumulto degli organi».
Tra reminiscenze dei due grandi maestri della poesia novecentesca tedesca, Brecht e Benn, Enzensberger ha elaborato un libro-conversazione segnato da una
grande felicità linguistica e da uno spiccato sense of humour. Fra paradossi della mente, dei corpi e della vita, questa raccolta procede per continui scatti di intelligenza che un po' divertono e un po' atterriscono, e dopo i quali qualsiasi problema diventa diverso da come sembrava prima.

einaudi.it - 2013
Chiosco» deriva dal turco «Kös¸k   e indica sia un piccolo edificio adibito alla vendita di bibite e giornali, che un padiglione all’interno di giardini o terrazze: piú angusto e chiuso il primo, piú ampio e destinato alla socialità il secondo. È in questa duplice accezione che vanno lette le poesie della nuova raccolta di Enzensberger: da un lato le sempre piú accecanti contraddizioni di una civiltà ormai avviata verso il declino, dall’altro la meditazione piú intima e raccolta. Se l’autore mostra ancora il suo consueto interesse verso Brecht, e verso lo stupore per le bellezze del quotidiano che il drammaturgo tedesco evocava, adesso lo accompagna ad un corrosivo umorismo come in «È vietato dar fuoco a persone», nella parte intitolata Divertimenti sotto la calotta cranica - e si avvicina ai meccanismi neurocerebrali, dimostrando – in un modo decisamente originale – come la cultura umanistica e quella scientifica possano incrociarsi e finire per influenzarsi a vicenda, nella ricerca di uno scampolo di verità.

lafeltrinelli.it - 2013

TRADUZIONE ANNA MARIA CARPI

 

 

 

IL MOSTRO BUONO DI BRUXELLES 

Quello di Hans Magnus Enzensberger sembra un attacco frontale all'Unione europea. Una mossa apparentemente inspiegabile da parte di uno degli scrittori e intellettuali più spiccatamente europeisti del panorama continentale. Tuttavia non è una provocazione, la sua, ma un grido di allarme. Un dito puntato contro la burocrazia di Bruxelles, il mostro "buono" che, con la pretesa di armonizzare le differenze, sta erodendo gli ideali su cui l'Unione si fonda. Il "deficit democratico" che da più parti viene diagnosticato alle istituzioni comunitarie è solo un pietoso eufemismo per celare una vera e propria messa sotto tutela dei cittadini europei. La conseguenza del fiorire di istituzioni nascoste dietro sigle e acronimi misteriosi, o del proliferare di leggi sulla curvatura media dei cetrioli o sui conti correnti da trentaquattro cifre, è la progressiva erosione del senso civico degli abitanti di "Eurolandia". E, potenzialmente, la resa di tutti noi a uno spirito antidemocratico.

ibs - wuz - 2013

violento pamphlet di HME suscita polemiche in Germania

La tesi: la burocrazia di Bruxelles è un mostro che sta instaurando un regime autoritario. E qui lo scrittore spiega le sue ragioni.
Nel suo saggio Enzensberger, in nove capitoli, seziona "il Mostro" di Bruxelles. Si parte dalle cose positive: i pregi della Unione europea, nonostante tutto. Grazie ad essa abbiamo vissuto "decenni di pace. Un'intera epoca senza guerra: anomalia di cui il Continente può esser fiero!". Altro pregio sono le sovvenzioni (con cui iniziano, però, le "mostruosità" ): "Per la politica agraria vi sono nel budget di Bruxelles circa 59 miliardi. Al secondo posto con 49 miliardi, ci sono 455 "programmi" per lo sviluppo regionale. Secondo la Corte dei Conti però il 36 per cento di questi progetti non è sovvenzionato in modo corretto". I burocrati di Bruxelles lamentano di non esser ascoltati dai loro sudditi. Ma il "Mostro" paga milioni per la sua inconfondibile "Voce del padrone": "Con cinque milioni di euro all'anno sovvenziona l'emittente Euronews; e con sei Euranet, la sua sconosciuta stazione radio.
Anche il Parlamento europeo ha un suo canale tv di nome "EuroparlTv", cui vanno altri 10 milioni sebbene abbia pochi spettatori. Molto di ciò che in quei canali si dice, ricorda bollettini di Corte: l'autocritica non è la virtù dei nostri controllori".

l'espresso – cultura  -  ilmiolibro.kataweb.it - 2013
RECESSIONE ? - LA GRANDE BUGIA
Crisi? Ma quale crisi! I caffè, i ristoranti, i bar sono strapieni. Negli aereoporti si accalcano i turisti. Ovunque si sente parlare di fatturati record nelle esportazioni e della disoccupazione che diminuisce. Come se la realtà dell'Unione europea sia davvero quel che ne dice la tv. Con i telespettatori che seguono ormai sbadigliando gli ultimi vertici scalati, settimana dopo settimana, dai politici, e le sempre più confuse diatribe degli esperti di turno. E tutto ciò sembra aver luogo in una retorica "terra di nessuno" piena zeppa di incomprensibili formule linguistiche, che con i cosiddetti mondi della nostra vita quotidiana non hanno proprio più nulla a che fare.
Evidentemente, non sorprende più nessuno che, da un bel po' di tempo in qua, i paesi europei non sono più governati da istituzioni legittimamente democratiche. Ma da tutta una serie di sigle che ne hanno preso il posto. Sono sigle come Efsf, Efsm, Bce, Eba o Fmi che ormai determinano qui in Europa il corso degli eventi. Solo alcuni esperti sono in grado di decrittare tutti questi acronimi. D'altronde, anche chi, come e che cosa si decide all'interno della Commissione europea o nella Eurozona sono solo degli adepti ad intuirlo. Quel che tutte queste istituzioni e decisioni hanno in comune è di non esser previste in nessuna costituzione del mondo. E che nessuno di noi normali elettori può mai esprimere la sua riguardo alle loro decisioni. L' unico vero attore a cui queste istituzioni prestano ancora ascolto sono i cosiddetti "mercati", il cui potere si esprime nelle oscillazioni dei tassi d'interesse e dei corsi delle valute come nei rating di alcune agenzie americane ...

hme - espresso.repubblica.it - 2013

 

 

I MIEI FALLIMENTI PIU RIUSCITI - flop preferiti
Dopo la pubblicazione nel 1957 di "Verteidigung der Wólfe" ("Difesa dei lupi"), la sua prima raccolta di poesie, Hans Magnus Enzensberger divenne ben presto un punto di riferimento per numerosissimi lettori, dapprima in Germania e poi via via in molti altri paesi. Anche perché Enzensberger non si è mai sentito solo " poeta": come dimenticare le raccolte di saggi sui temi più disparati (politica, antropologia, sociologia, scienze), i libri per ragazzi, i romanzi, le traduzioni, le riviste ("Kursbuch" oltre che un successo commerciale, fu la rivista forse più importante del '68 tedesco ed europeo), l'attività di editore, le installazioni poetiche. Inevitabile che in oltre cinquant'anni di poliedrica attività qualcosa non sia andato per il verso giusto: riviste concepite e mai pubblicate, altre andate in edicola ma dalla vita assai breve (forse perché troppo innovative per il gusto dei lettori), promettenti iniziative editoriali abbandonate per l'intervento degli avvocati, opere liriche, drammi e commedie, sceneggiature cinematografiche, libri per ragazzi, fontane creatrici di poesia. Ai "tonfi" - ora non privi di una loro intima grandezza, ora più dimessi e silenziosi - e ai progetti mai usciti dal loro stato embrionale, Enzensberger dedica questa affettuosa e ironica retrospettiva: perché a differenza dei trionfi, gli insuccessi favoriscono in vari modi l'intelligenza, aiutandoci anche a capire come funziona il complesso universo dell'industria culturale.
unilibro - ibs - libreriauniversitaria -  2012

Sono un figlio della crisi. Potrei rinunciare subito alla buona metà di ciò che possiedo
nato 83 anni fa in Germania pare sia una persona molto viva e allegra
La mia vita dimostra che i cliché che circolano su noi tedeschi - arcigni chiusi e sempre un po' nazisti - sono fasulli.   Così come lo sono le idee che molti giovani si fanno sulla vita intellettuale.
a quali idee si riferisce?
Oggi ognuno pretende di essere artista. Tutti in Occidente sfornano poesie romanzi  producono installazioni film e musica. E ognuno vuole vivere i suoi trionfi artistici. Questi giovani hanno dimenticato che la cultura è un'industria come ogni altra .  oggi anzi il settore più importante dell'economia globale. Nell'economia però non regna l'altruismo ma le dure leggi della competizione e di mercato. In economia come in cultura per l'appunto vale la lezione di Beckett: " Impara a fallire meglio ! '' .
ilmiolibro.kataweb.it - espresso - 2012

 

 

 

 


Ordine del giorno
Telefonare consulente fiscale, lavorare un po'.
meditare sulla foto di una donna
che si è ammazzata.
Andare a vedere quando si è cominciata a usare
l'espressione immagine del nemico.
Dopo il tuono osservare le bolle
che il nubifragio forma sul lastrico
e bere l'aria bagnata.
Fumare e guardare un po' di televisione senz'audio.
Chiedersi di dove viene il prurito del sesso
durante una squallida riunione.
Pensare per sette minuti all'Algeria.
Dar fuori in bestemmie come un dodicenne
su un'unghia che si è spezzata.
Ricordarsi di una precisa sera,
ventun anni fa, era di giugno,
un pianista nero suonava il cha cha cha
e qualcuno piangeva di rabbia.
Non dimenticare di comprare il dentifricio.
Cercar di capire perché
perché Dio non lascia mai
in pace gli uomini, e neanche il contrario.
Cambiare la lampadina in cucina.
Ritirare dal balcone, con cautela,
la cornacchia fradicia, arruffata, inanimata.
Contemplare le nuvole, le nuvole.
Ma anche dormire, dormire.

Più leggeri dell'aria -  trad Anna Maria Carpi

Classe Media Blues
Non possiamo lamentarci.
Abbiamo da fare.
Siamo sazi.
Mangiamo.
Cresce l’erba,
il prodotto sociale,
l’unghia delle dita,
il passato.
Le strade sono vuote.
Le chiusure sono perfette.
Le sirene tacciono.
Questo passa.
I morti hanno fatto il loro testamento.
La pioggia è cessata.
La guerra non è stata dichiarata.
Questo non è urgente.
Noi mangiamo l’erba.
Noi mangiamo il prodotto sociale.
Noi mangiamo le unghie.
Noi mangiamo il passato.
Non abbiamo nulla da nascondere.
Non abbiamo nulla da perdere.
Non abbiamo nulla da dire.
Abbiamo.
L’orologio è caricato.
La vita è regolata.
I piatti sono lavati.
L’ultimo autobus sta passando.
E’ vuoto.
Non possiamo lamentarci.
Cosa aspettiamo ancora

 

 

 

 

TANGO FINLANDESE

Ciò che ieri sera fu è e non è
La barchetta che si allontana
e la barchetta che si accosta
I capelli così vicini erano capelli stranieri
Questo è facile a dirsi E’ sempre così
Il lago grigio è proprio il lago grigio
Il pane fresco di ieri sera è indurito
Nessuno balla Nessuno bisbiglia Nessuno piange
Il fumo è dissolto e non dissolto
Il lago grigio adesso è azzurro Qualcuno chiama
Qualcuno ride Qualcuno se n’è andato
C’è molta luce Era mezzo buio
La barchetta non sempre ritorna
E’ la stessa cosa e non è la stessa
Qui non c’è nessuno La roccia è roccia
La roccia cessa di essere roccia
La roccia ridiventa roccia
E’ sempre così Nulla scompare
e nulla rimane Ciò che fu
è e non è ed è Questo
nessuno lo capisce Ciò che ieri sera
fu è facile a dirsi Com’è luminosa
qui l’estate e com’è breve.

da la furia della caducità




In memoriam

Dunque
per quanto concerne gli anni Settanta
me la sbrigo in due parole.
Il servizio informazioni dava sempre occupato.
La miracolosa moltiplicazione dei pani
si limitò a Dusseldorf e dintorni.
La notizia spaventosa corse su nastro
venne registrata e archiviata.

Senza opporre resistenza
tutto sommato
gli anni Settanta si sono ingozzati
e gli è andata di traverso
nessuna garanzia per i posteri
turchi e disoccupati.
Che qualcuno li ricordi con indulgenza
sarebbe pretendere troppo.

 

 


GLI ANIMALI LOTTANO MA NON FANNO LA GUERRA

 

 

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