MAURO CORONA

FILOSOFO E POETA DELLA NATURA

        maurocorona.it  sito ufficiale    -     facebook.com        

 

 

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Un libro deve aprire ferite vecchie e nuove - deve fare male     
Anche per questo la gente fa fatica a leggere
collisioni festival
- fb/mc - 2016

 

mauro corona

a fumetti

 

 

film 

 val MONTANAIA

 L'UOMO DI LEGNO 

VAJONT
VERTICAL MILES

considerato alpinista

e arrampicatore  di ottimo livello

 

' MC E UN UOMO leale  che scala montagne  in stile pulito .  scolpisce legno  seguendo la vena e la luna e scrive libri e storie  di persone vere e perciò rare  '

Erri De Luca       

http://youtu.be/VzGE3J2LHl4  -  STO CON EDL E I NO TAV 

http://youtu.be/A5ijzRmJoHU  -  il sacro e la montagna

.

Da lontano metto un suo libro sulle ginocchia e mentre leggo ascolto. Sto così alla sua tavola o su uno sgabello della sua stanza officina, imbottita di libri, scalpelli, sgorbie, motoseghe e l'indispensabile mola a acqua per affilare arnesi. La stanza è imbiondita dalla segatura del cirmolo, per me polvere d'oro.
erri de luca - fb/mc - 2015

Mauro Corona è nato nel 1950.
Da ragazzo ha lavorato come boscaiolo e cavatore. Fin da bambino ha cominciato a intagliare il legno. Lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l'arte che gli ha permesso di diventare uno scultore ligneo conosciuto in tutta Europa.
Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.
Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.

fb/maurocorona


disegni di mauro corona   -  erto e la montagna

ALFABETO DI MAURO CORONA    .PDF

 

mauro corona ospite di moltissimi eventi   

e divenuto beniamino del pubblico COME

SCRITTORE     ORATORE    alpinista

 

www.youtube.com/watch?v=t-6EOSFM8VU&feature=youtu.be    valsusa
www.youtube.com/watch?v=lm7iz-BpcDs  -  kay rush intervista MC
www.youtube.com/watch?v=-94nlj6bj4g  -  premio libraio città di padova
www.youtube.com/watch?v=6L14PEamp_w  -  sasso nella corrente

www.facebook.com/Rai2ufficiale/videos/1593280150686541  -  vivere nella natura - 2017


arte a erto
www.facebook.com/simposiodisculturaerto
www.youtube.com/watch?v=2AZ78cURxPY&feature=youtu.be
Vivere è come scolpire
occorre togliere ..
tirare via il di più
per vedere dentro
nel legno e nella pietra

2018

NEL MURO

2017

QUASI NIENTE - MC / L:MAIERON

2016

LA VIA DEL SOLE

2015

FAVOLA IN BIANCO E NERO

IL BOSCO RACCONTA

I MISTERI DELLA MONTAGNA

2014

UNA LACRIMA COLOR TURCHESE

2013

la voce degli uomini freddi
Guida poco che devi bere - per ragazzi

confessioni ultime

2012

BESTIARIO

LA CASA DEI SETTE PONTI

VENTI RACCONTI ALLEGRI E UNO TRISTE

2011

come sasso nella corrente

La ballata della donna ertana

le mani perdute

2010

TORNERANNO LE 4 STAGIONI - fiabe

2009

IL CANTO DELLE MANèRE

2008

fine del mondo storto

2007

cani camosci cuculi e un CORVO

STORIA DI NEVE

2006
Le Quattro stagioni di Erto

I FANTASMI DI PIETRA

I DIALOGHI DELLA MISERIA
Vajont: quelli del dopo

2005
Storie del bosco antico
L'ombra del bastone
 -  it/de

2004
Aspro e dolce
2003
Nel legno e nella pietra

2002
La montagna. Con 2 CD Audio
2001
Gocce di resina
1999
Finché il cuculo canta
1998
Le voci del bosco
1997
Il volo della martora

 

mondadori.it

MC RACCONTA  CHE E' GRAZIE A MARISA MADIERI SE HA INIZIATO A SCRIVERE

MARISA MADIERI - scrittrice  - 1938-1996

MOGLIE DI  CLAUDIO MAGRIS

 

 

 

..   2008    Cardo d'argento - 37º Premio Itas del libro di montagna

..   2010    premio bruno cavallini
..   2011
   Premio Bancarella
..   2011
   Christmas Film Festival - per il sconfinato amore per la natura
..  2014   Premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi - La voce degli uomini freddi - il libro rappresenta l'epopea delle genti di montagna, avvezze al pericolo e al sacrificio.

... Un'umanità costretta a vivere nel luogo freddo ma che da questa caratteristica non solo non è schiacciata ma la trasforma in elemento positivo .  ' Gente che aveva fatto della sfortuna la gioia di stare al mondo. L'unica gioia era quella. Gente che s'accontentava. Tutto qui ' ...

dalla motivazione giuria

..   2014    3° premio campiello 2014  per la voce degli uomini freddi

Sono senza parole. un ertano alla finale del Campiello. questo è il riscatto di una vita intera. La prima edizione del Campiello venne assegnato alla Tregua di Primo Levi .  inutile aggiungere qualsiasi altro commento . mc - erto/pn 2014

..   2014    premio Climbing Ambassador  - ARCO ROCK LEGENDS
Per la passione e le visioni che ha saputo donare al mondo dell’arrampicata per portarla nel mondo più vasto dell’arte e della cultura

..   2016    PREMIO AMBIENTE - 29° Tignano Festival Ambiente e Incontro tra  Popoli

..   2017    targa  socio onorario associazione Letterappenninica  al Salone del Libro  Torino

..   2018    premio pancrazi

 

 

A quel punto ricordò e le lacrime gli rigarono il volto, che non era cambiato quasi niente in tutti quegli anni. Morì di lì a poco per stanchezza di esistere. Che non è il suicidio diretto ma un lasciarsi andare lentamente, giorno dopo giorno, guardando lontano verso chissà quale ricordo.
...
Quando saremo vecchi, lungo le vie della Erto morta ci spierà la nostra infanzia, ci sorriderà la nostra adolescenza. Entrambe verranno a rammentarci i tempi felici, quando il paese era vivo e brulicava di gente, e si viveva in pace nel lavoro e nelle feste, e noi eravamo giovani, pieni di esuberanza e di entusiasmo. Cose che oggi non abbiamo più.
E non abbiamo più nemmeno il nostro paese.

fantasmi di pietra



MAURO CORONA &  L'ARMONICA
03/2013  -  fb/mc
facebook.com/omarpedriniofficial
  -  salone libro torino 2016

 


https://youtu.be/1md2QLgaiEw  - trasmissione cartabianca - maggio 2018

maggio 2018

Metta via nelle teche Rai questo agghindamento perché nessuno mi vedrà più così.    L'avevo serbato per il Nobel, quest'anno che lo vincevo non lo assegnano e quindi mi sono presentato a lei così ... ma mettete via nelle teche Rai questa faccenda  . 

giugno 2019

MC lascia Cartabianca   :   Non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno  .

 

NEL MURO

Nel fitto di un bosco di uno dei monti dell’Italia settentrionale un uomo ritrova una baita appartenuta ai suoi antenati. Decide di ristrutturarla, per andarci a vivere e sfuggire così alla crudeltà del mondo che lo circonda.
Ma, mentre lavora, un colpo di piccone bene assestato cambia per sempre la sua vita. Dietro la calce, in un’intercapedine del muro, trova i corpi mummificati di tre donne. E si accorge che sulla loro carne sono stati incisi dei segni, quasi lettere dell’alfabeto di una lingua misteriosa e sconosciuta. Qual è la storia delle tre donne? Chi le ha nascoste lì? Qual è il terribile messaggio che quelle lettere vogliono comunicare? Ed è possibile che la cerva dagli occhi buoni che sbuca ogni sera dal bosco voglia davvero proteggere l’uomo e rivelargli qualcosa?
Mentre le tre mummie cominciano a infestare i suoi pensieri e i suoi sogni, trasformandoli in incubi e allucinazioni, l’uomo si mette alla ricerca della verità, una ricerca che può portarlo alla perdizione definitiva o alla salvezza. O forse a entrambe.
Mauro Corona, dopo anni in cui si era dedicato a forme più brevi, torna al romanzo vero e proprio. E lo fa con un libro di eccezionale forza letteraria, intenso, appassionante, commovente, un libro che racconta la maestosità della natura e la cattiveria degli uomini, denso di immagini indimenticabili – per esempio quella del pivason, l’uccello-vampiro, e del suo spaventoso verso, presagio di morte – e di momenti di straordinario lirismo, come la scena in cui il protagonista scende in una foiba e dentro una pozza d’acqua scopre un piccolo essere di cui si sente improvvisamente e inaspettatamente fratello.
Con Nel muro, Corona torna a raccontare i boschi, gli animali e gli uomini della sua terra, e rivela ancora una volta il suo talento narrativo, quella scrittura sorgiva che sa arrivare dritta al cuore del lettore, la sua capacità di unire un’immaginazione gotica e tenebrosa all’accuratezza realistica delle situazioni e dei luoghi, di scrivere pagine terribili e dolci al tempo stesso.
In una frase, Nel muro segna il ritorno al romanzo di uno dei più grandi scrittori italiani.
mondadori.it - 2018
Per sfuggire alla crudeltà del mondo un uomo si ritira nei boschi ristrutturando una vecchia baita che era appartenuta ai suoi antenati. Ma un colpo di piccone nel muro cambierà per sempre la sua vita. Dietro la calce trova i corpi mummificati di tre donne. Sulla loro pelle sono incisi dei segni, quasi lettere di una lingua misteriosa e sconosciuta.
Qual è la storia delle tre donne? Chi ha nascosto là i loro corpi? Qual è il terribile messaggio che quelle incisioni vogliono comunicare? Ed è possibile che la cerva dagli occhi buoni che sbuca ogni sera dal bosco voglia davvero rivelare qualcosa al protagonista?
Mentre le tre mummie cominciano a infestare i sogni dell'uomo, trasformandoli in incubi e allucinazioni, lui intraprende una ricerca di conoscenza, destinata a portarlo alla perdizione definitiva o alla salvezza.
Mauro Corona scrive un romanzo meraviglioso sulla maestosità della natura e la cattiveria degli uomini, denso di immagini indimenticabili e di momenti di straordinario lirismo.
macrolibrarsi - 2018

. I boschi circondavano la baita come un abbraccio, una fitta, impenetrabile sciarpa tessuta con i fili della tragedia. Quando le foglie cadevano, i rami spogli vibravano al vento come corde di violino. Le tempeste li facevano tintinnare con suono di vetri infranti. Quei suoni non li capivo, li udivo soltanto. Eppure ero convinto contenessero un messaggio. «Insisti» diceva il bosco in tono minaccioso. Allora caparbio riprendevo a cercare quello che probabilmente non avrei mai trovato.
. La natura dormiva nell’abbraccio dell’inverno. Quel soffiare di vento non era altro che il suo respiro. Ciò che agli uomini sembra enorme e pericoloso, per la natura è pulviscolo.
. Da oriente, la luce del primo mattino pioveva come una polvere d’oro a carezzare il silenzio di quelle rovine. Un secolo e mezzo prima, tra quei muri batteva il cuore dei dimenticati. Anime dissolte nel nulla. Chi erano? Com’erano scomparsi? Che fine avevano fatto ?
. Se penso che tutto iniziò con quel maledetto colpo di piccone nel muro della baita, mi vengono i brividi. Certe cose non stanno né in cielo né in terra. E neanche nelle più truci storie dell’orrore. Spero di avere la forza per andare avanti.

maurocorona.it

come è nata l’idea di “Nel muro” ?
Ho trovato veramente una mummia nell’ intercapedine di un rudere.   Ero insieme a un mio amico, un vecchio bracconiere e quando ho detto di avvertire i Carabinieri, lui non ha voluto.    Così siamo andati a comprare della malta e abbiamo chiuso nuovamente la mummia dentro al suo muro.     E lì resterà finchè qualcuno non la troverà.
daniela mimmi - altoadige.it - 2018

- Romanzo terrificante sulla violenza alle donne.     Ambientato centocinquant'anni fa, purtroppo risulta di un'attualità sconcertante.    Da leggere seduti poichè c'è il rischio di cadere.     -mc
fb/mc - 14.5.2019 - salone del libro torino 2019

PRESENTATO A LIGNANO - INCONTRI CON L'AUTORE E CON IL VINO - 2019

 

 

 

 

 

quasi niente - corona/maieron

Quasi niente ha il sapore antico delle storie narrate un tempo davanti al focolare. Storie che intrattenevano liberando sapienze semplici ed essenziali, di cui oggi si sente la mancanza.

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Gli bastava quello che aveva, pochissimo per non dire niente, e non voleva affannarsi, o coltivare aspirazioni.     Al è dut nue fantats, al è dut nue.      È tutto niente ragazzi, è tutto niente. Pronunciava la frase sottovoce, quasi non volesse far fatica.

La sua conversione avvenne nel febbraio del 1962 quando, impegnato nei lavori per la costruzione di una strada in paese, un giorno esclamò: «A disin che fevrâr al è curt? Bisugne provâ a lavoralu!». Dicono che febbraio è corto? Bisogna provare a lavorarci! Appoggiò la pala e se ne andò.
Negli anni a seguire molti dei suoi giorni li dedicò a non fare niente restando seduto in compagnia di Pat, il suo gatto, a celebrare l’inattività. Possedeva due vestiari, uno per l’inverno e l’altro per l’estate.
...
Altri insistono a dire che scelse quella strada per dimostrare la bontà delle sue teorie sottrattive, che il troppo, come diceva lui, finiva sempre per «rindi pesants i pinsîrs e distudâ i desideris», appesantire i pensieri e spegnere i desideri.

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Quasi niente ha il sapore antico delle storie narrate un tempo davanti al focolare. Storie che intrattenevano liberando sapienze semplici ed essenziali, di cui oggi si sente la mancanza. In quest’epoca frenetica dominata dai miti del successo, della vittoria a ogni costo e dell’arricchimento, Corona e Maieron portano un contributo diverso e spiazzante. Parlano di sconfitta, fragilità, desiderio, pace interiore, lealtà, radici, silenzio, senso del limite, amore, rievocando personaggi leggendari come Anna, Silvio, Menin, Tituta, Tacus, Orlandin, Cecilia, Tin, il trio Pakai e molti altri. Uomini e donne che non hanno trovato spazio nei libri di storia ma hanno saputo lasciare un messaggio illuminante, che può trasformare le nostre vite. “Filosofastri” le cui minute sapienze tramandano la memoria di chi vive nelle piccole valli, dove non nevica firmato e ci si può chiamare da una costa all’altra. Questo libro ha un precedente nella voce. Nasce dall’incontro tra due grandi amici che, in una conversazione appassionata e godibilissima, alternano delicatamente storie, aneddoti, riflessioni e citazioni regalandoci un piccolo e prezioso gioiello. Una filosofia minima e pratica che al linguaggio gridato preferisce l’arte di sussurrare, in cui l’etica del fare ha sempre la meglio sull’estetica dell’apparire. Una filosofia che proviene da un passato rievocato senza nostalgie. Un tempo in cui i valori erano vissuti concretamente non per moralismo ma perché aiutavano a stare meglio. Quasi niente è l’ultima traccia di un mondo ben diverso da quello in cui viviamo oggi. Un mondo duro, feroce, ma che ha ancora molto da insegnarci.
ibs - 2017

.

Gli bastava quello che aveva, pochissimo per non dire niente, e non voleva affannarsi, o coltivare aspirazioni.

Al è dut nue fantats, al è dut nue. È tutto niente ragazzi, è tutto niente.

Pronunciava la frase sottovoce, quasi non volesse far fatica.

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si puo vivere con poco
quasi niente
considerando quel poco
quasi troppo

 ...

È solo attraverso fallimenti e sconfitte che s’impara a vivere

che si cresce davvero

...

le minoranze siamo noi a crearle, non è che uno nasca minoranza.

le creiamo con i nostri atteggiamenti, le prese di posizione, quando escludiamo, quando emarginiamo.
pag 153

 

ma certo ... fin da piccolo ho sentito la povertà, la differenza sociale.   

i figli del notaio, del medico, dell'avvocato avevano tutto

non era certo colpa loro, erano ricchi di famiglia e io vedevo la differenza.
pag 160

 

la vita ti fa rotolare fino a levigarti come un sasso. non e che ti sollevi su un piedistallo e ti porti in trionfo.
pag 109

 

devo dire che anch'io me la sono costruita un po' da autodidatta una filosofia filosofastra.     a partire dalla vita, dalle esperienze e anche da questa nostra cultura di montagna.    quando sei solo, durante una scalata, magari di notte, o anche mentre fai una passeggiata tra i boschi, puoi sentire qualcosa intorno. e' qualcosa di indefinibile, molto presente.    l'energia dell'universo è potente ed eterna mentre la terra non è eterna.   la vita sulla terra si spegnerà.    noi ce la stiamo mettendo tutta per accelerare questo spegnimento.
pagg 104 - 105 

 

 

 

 

 

LA VIA DEL SOLE

Nessuno è tanto annoiato quanto un ricco  - dice Mauro Corona parafrasando il grande poeta Iosif Brodskij, e lo sa bene il protagonista di questo romanzo, un ragazzo talmente abituato a ottenere tutto dalla vita che ormai da tutto è nauseato. Di ottima famiglia, ricchissimo e anche piuttosto affascinante, a nemmeno trent'anni è già uno stimato ingegnere cui non manca davvero nulla: ville, automobili, ma anche amici, donne e salute. Un eccesso di cose per lui sempre più opprimente ... È per questo che di punto in bianco decide di dare una svolta radicale alla sua esistenza abbandonando il lavoro e rinunciando a ogni comodità per andare a vivere in una baita di montagna.

E proprio mentre comunica ai genitori l'intenzione di ritirarsi sdegnosamente dal mondo, ne capisce ancora più profondamente le ragioni. Evocando le memorie dell'infanzia, scopre infatti i ricordi buoni: visioni di cime lontane, limpide sorgenti, ruscelli canterini, pascoli verdi e cascate lucenti di sole. Sì, il sole! È lui il ricordo più bello, il vero motivo che lo spinge a lasciare tutto e trasferirsi lassù. Ma una volta tra i monti, dove finalmente può dedicarsi incessantemente alla contemplazione della palla infuocata, si accorge che le ore di luce a sua disposizione non gli bastano più.

Ogni giorno osserva la via del sole scoprendo, con una certa stizza, che a levante una vetta ne ritarda l'uscita mentre, dalla parte opposta, un altro picco ne anticipa la scomparsa. Accecato da un'avidità insaziabile, comincia quindi ad abbattere le cime che circondano la baita pur di godere, per qualche minuto in più, della vista del suo amato astro, dando così inizio a uno scempio colossale e insensato ...

lafeltrinelli.it    -   fb/mc/selfie  - 2016

L’idea del libro mi è venuta un giorno in una baita, guardavo il sole coperto da una montagna e ho desiderato di avere una bacchetta magica per togliere il pezzetto che mi faceva ombra: mi sono chiesto la ragione di questa superbia, e mi sono accorto una volta di più che alla fine, per quante cose si raggiungano, non si è mai contenti.
Il denaro è il vero diavolo, ti fa credere di poter dare la tua forma al mondo, ma le cose che contano, la libertà, una camminata nel bosco, il profumo dell’erba, non costano niente tranne che di essere arrivati alla loro altezza.
Fino a qualche anno fa
non avevo visto neppure il Duomo di Milano, ero sempre qui, e ora ogni volta che guardo le mie montagne rimpiango il tempo bello che avevo quando non ero nessuno, invece la fama è una forma di dipendenza, una specie di droga, ti abitui e vivi nella paura che tutto questo un giorno finisca.
giulia calligaro - aociale.corriere.it - 2016

www.radioradicale.it - presentazione del libro - 2016

Abbiamo ore di sole
impariamo a godere di quelle
senza cercarne altre

la via del sole  - 2016

 

non aveva fatto i conti con l'infanzia

la quale si risveglio' improvvisa e brutale
pag 51

 

 

 

 

FAVOLA IN BIANCO E NERO

La guerra siamo noi.
Che tentiamo di prevaricare sul nostro prossimo, sul nostro vicino, sul nostro compagno di banco e di lavoro. Che godiamo delle disgrazie altrui, sornioni e finto contriti, mentre ci freghiamo le mani. Che consideriamo fortuna i buoni risultati e le capacità degli altri, mentre imputiamo a nemici e detrattori i nostri fallimenti.
Si fallisce da soli, come soli si crepa, senza bisogno di spinte esterne.
Eppure le riceviamo.

pagg 13 e 14

.

Quando la gente del paese si svegliò, quale non fu lo sbalordimento nel constatare che le statuine dei pargoli santi stavolta erano due.    Uno di pelle bianca, candida come la neve che copriva il paese, l’altro con la pelle color cioccolato.     Entrambi vicini, uno accanto all’altro, sulla paglia magra della vita.
Tutti e due con le braccine aperte, pareva si tenessero per mano.

fb/mc - 2015

Senza grandi giri di parole Mauro Corona ci inchioda alle nostre responsabilità. Ci invita a riflettere, lanciandoci un monito che, alla luce dei recenti avvenimenti legati agli sbarchi dei migranti, si fa ancora più severo e urgente.
Nel poetico e tenebroso mondo boschivo di Mauro Corona, non è raro imbattersi in una favola. Ma non è scontato che si tratti di una favola idilliaca, perché è proprio quando la narrazione si avventura nel fantastico che l'autore trova l'occasione per far emergere con forza la sua vena più caustica e dissacrante. E questa volta è chiaro più che mai: "Ho scritto una fiaba cattiva sul Natale, perché il Natale è una festa catti¬va dove si scoprono i cattivi che fanno i buoni". Se con Una lacrima color turchese ci aveva portato ad accettare lo straordinario, ovvero l'eccezionale scomparsa del Bambin Gesù, fuggito dai presepi di tutto il mondo per provocazione, in questo suo ideale seguito si spinge ancora più in là, sfidandoci ad accogliere il diverso. Favola in bianco e nero si apre, infatti, con la prodigiosa apparizione di due statuine del Bambin Gesù, una con la pelle bianca e l'altra con la pelle nera, che si materializzano, inaspettatamente, allo scoccare della mezzanotte in tutte le case del mondo. La reazione che si scatena, però, è piuttosto prevedibile, perché tutti cercano di rimuovere la statuina di colore; del resto, la tradizione vuole che Gesù abbia la pelle bianca, nessuno è in grado di tollerare una simile anomalia.

ibs - 2015

www.facebook.com/maurocoronaofficial   -  video -  intervista tv  -  fb/mc - 2016

 

 

 

 

 

i misteri della montagna - presentato a collisioni 2015

- I sentieri sono quaderni riempiti di parole, suoni, profumi, aliti .   Lunghi quaderni, sinuosi e ripidi -  mc
Mauro Corona ci accompagna, ancora una volta, a scoprire i segreti della montagna, tendendoci la mano, aiutandoci a salire.
Non tutti hanno la fortuna di comprendere fino in fondo i segreti della natura. Vedono le montagne come, blocchi turriti, pilastri di roccia scabri e senza valore, ammassi di pietre inutili sorti qua e là per capriccio del tempo. Ma basta alzare lo sguardo ed essere sovrastati dall'imponenza del mare verticale, con i suoi milioni di granelli di sabbia, per sentire nascere lo stupore. Lo stupore che genera domande. Le domande che generano misteri: chi ci sarà lassù? Vi abita qualcuno? E, se esiste, come sarà fatto? Nei boschi, tra le rocce, dentro l'alba, sotto le foglie, sulle cime. Lì dormono i segreti della montagna. E Mauro Corona ci accompagna ancora una volta a scoprirli, tendendoci la mano, aiutandoci a salire. Ci esorta a giocare con il rimbalzo dell'eco, che vuole sempre l'ultima parola, ad ascoltare la voce del vento, che non sapremo mai da dove nasce. Ci conduce lungo i ruscelli per spiare le ninfe dai lunghi capelli d'acqua, ci indica il sentiero per raggiungere il grande abete bianco - adagiando l'orecchio al tronco, sentiremo il suo cuore battere. E se, in solitudine, saremo capaci di avvertire le presenze nascoste nel buio, avremo fatto il passo decisivo per capire che inseguire i segreti della montagna non vuol dire nient'altro che ricercare se stessi, andando alle origini delle proprie paure. Il tempo delle curiosità non ha scadenza, dobbiamo solo farci trovare pronti per questa nuova, indimenticabile, avventura.

ibs - 2015

https://youtu.be/mLqWri6ge-Q

quali emozioni le piacerebbe che provassero i suoi lettori nella lettura del suo nuovo romanzo?
Mi piacerebbe che il lettore provasse quello che ho provato io nella mia infanzia.

Io dall’anzianità sono tornato indietro perché ho capito che mi stavo snaturando.

La mia montagna era abbastanza tecnica, non ero più naturale. Mi sono detto che dovevo recuperare le cose belle, la magia, i sogni, le illusioni, le fantasticherie, le superstizioni, e per questo sono tornato giù dalla cima e sono partito dall’inizio. Vorrei che chi leggesse queste libro potesse provare quello che ho provato io una volta quando ho sentito l’eco che mi parlava; le mie emozioni da adolescente bastonato dalla vita, la fame, la miseria, le botte ma era contento perché quando andava nel suo giocattolo, la montagna, si divertiva.
riccardo barbagallo - gliamantideilibri.it - 2015

È il mio libro più intimo -  una specie di corpo a corpo con i ricordi -  a partire da quelli degli amici che se ne sono andati per sempre ma anche una resa dei conti con me stesso e con l’età che si fa sentire e il 'giro vita' che si stringe sempre più.
https://youtu.be/jnO7mTRT4GQ  - 63° film festival trento - 2015

.

cosa ti ha insegnato la montagna?
.   fondamentalmente la montagna non insegna niente.  una montagna non insegna ad un bambino a non dire le parolacce ma sono i genitori a farlo .  è la famiglia che sentendo dire una brutta parola dal figlio gli tira un ceffone … non la montagna.

La montagna mi emoziona.
.   oggi siamo tutti moralisti ...
.   un vero etico non mangia nulla, nemmeno l’insalata perché anche lei sente male! Ed’è vero !  L’hanno provato i Giapponesi !

taargatocn.it - collisioni 2015

 

 

 

 

 

 

La voce degli uomini freddi
Sui monti pallidi era comparso un autunno misterioso e strano, privo di colori, di luci e poesia. Le foglie, tutte uguali, cadevano senza rumore e nessun vento le alzava per portarle a danzare.

Era un paese di neve, un paese maledetto da Dio dove nevicava sempre. Nevicava anche d'estate .

''  È un romanzo dedicato a un popolo che vive in una zona di montagna in cui nevica sempre anche d'estate. Gli abitanti hanno imparato a farsi piacere la neve, e sono riusciti a coltivare il loro fiume come fosse un campo liquido … Tutto è bianco e purezza in quel mondo, persino le api sono bianche … E gli abitanti restano inorriditi dall’impatto con la città. La storia dura ‘mille anni di vita e una notte’. Poi arrivano rimbombi di tuono, uomini che si picchiano e all’improvviso il fiume scompare … Così gli uomini risalgono all’origine del fiume e scoprono che un muro ha bloccato tutto: capirete che in filigrana, fra le righe, l’allusione è alla storia del Vajont.  ''
pordenonelegge - 2013

Quella gente viveva come la neve -  lieve e silenziosa -  senza aggrapparsi alle cose terrene ma scivolando via da esse come la neve dai mughi nel tempo del disgelO .

la leggenda degli uomini freddi. di che parla?
Racconto di un paese dove nevicava sempre, anche d’estate. Ma chi lo abitava aveva trasformato la sfortuna in gioia, adattandosi a questo posto infame. Ingegnandosi per salvare la frutta e la verdura dalle nevicate improvvise, che rappresentano la sorte, il colpo basso. Loro invece di starsene a piangere e chiedere lo stato di calamità circumnavigavano le difficoltà e le risolvevano. Coltivavano il torrente come un campo liquido: era la forza motrice, dava da bere a uomini e animali. A un certo punto però sparisce. Partono allora in cinquanta a vedere “dove l’hanno tagliato come un ramo”. Camminano per giorni finché non trovano un muro e dietro il muro l’acqua che cresce. Chiedono spiegazioni ma il boss – uno che anni prima era scappato dal loro paese, stufo di quella vita – li caccia via: “Fuori di qua, pezzenti. L’acqua è mia, ci faccio quello che voglio”. Provano a ribattere che a loro serve. “L’acqua è di tutti” dicono. “No, è di chi la compra”. Finisce che vengono spazzati via da questa montagna che cade… In pratica è il Vajont, ma non c’è né un nome né un cognome. Il romanzo è comunque imperniato tutto sul lavoro: è un inno alla resistenza sulla terra, coltivandola
fabio dessi - lanuovaecologia.it - 2013

a proposito di vanghe e manere. gli uomini freddi conservano gli attrezzi dei morti ma prima ne bruciano i manici.
Perché il legno si impregna dell’anima di chi lo ha impugnato e usato. L’attrezzo gli appartiene, ma anche lui appartiene all’attrezzo. Bruciandolo, si consente allo spirito del defunto di ricomporsi in pieno.
messaggeroveneto.gelocal.it - 2013

C'è un popolo che vive di stenti in una terra ostile. Una terra in cui nevica sempre, anche d'estate, le valanghe incombono dalle giogaie dei monti e le api sono bianche. E gli uomini hanno la carnagione pallida, il carattere chiuso, le parole congelate in bocca. Però è gente capace di riconoscenza, di solidarietà silenziosa, uomini e donne con un istinto operoso che li fa resistere senza lamentarsi, anzi, addirittura lavorare con creativa alacrità, con una fierezza gioiosa, talvolta, pronti a godere dei rari momenti di requie, della bellezza severa del paesaggio, della voce allegra del loro "campo liquido", il torrente che, scorrendo sul fondo della valle, dà impulso a segherie e mulini. Il torrente è una delle voci di questi uomini freddi solo all'apparenza, ed è l'acqua - neve allo stato liquido, si potrebbe dire, - che, se da un lato mette in moto tutte le attività, dall'altro innesca il dramma che sta sospeso su quelle vite grame eppure, in qualche modo, felici. Corona ci ha abituato alle narrazioni corali, alle epopee umili di gente che avanza compatta con le proprie storie senza storia solo perché nessuno ha voluto abbassare l'orecchio al livello del suolo per ascoltarne la voce flebile eppure emozionante. Vite che, come scriveva Ungaretti dei morti: "Non fanno più rumore del crescere dell'erba, lieta dove non passa l'uomo". All'armonia di una vita aspra ma equilibrata si contrappone il ritmo disumano delle "città fumanti", dove ci sono tanti meno disagi ma nessuno di quei valori che nascono dalla comune sofferenza. Il lettore ritroverà, nella voce di questi uomini freddi, temi cari alla contestazione dello sviluppo a tutti i costi, ma senza l'asprezza della rivendicazione e della denuncia. Questo romanzo è soprattutto una fiaba. Sotto la sua trama è facile riconoscere una storia molto amara e molto nota, la tragedia del Vajont, il bruciore di una ferita reale e incurabile che solo spostandosi su un altro piano, quello dell¿invenzione, dell'apologo, della creazione fantastica riesce a ricomporsi, a rendersi dicibile, a diventare superamento, speranza, catarsi.
itunes.apple.com/it/book
- 2013

Nel paese dei monti pallidi, quando due sentivano di essere lo stesso stampo e il controstampo uno dell’altra, allora l’uomo le regalava un anello. Un cerchietto speciale cavato dalla base dei rami di susino. Il susino è un albero che lo definivano legiadìth, cioè che lega, tiene stretto, ha legno tenace, duro ma elastico, si torce senza rompersi.

fb/mc - 2013

2014 Premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi
La voce degli uomini freddi - il libro rappresenta l'epopea delle genti di montagna, avvezze al pericolo e al sacrificio.

presentato al salone del libro torino - 2014

ansa - 2014

forse sono uscito dall'inferno
La mia scalata è stata una scalata al contrario e per me, questo premio dedicato a Mario, è il riscatto da una vita scellerata. Quando questa notte tornerò a casa e mi guarderò allo specchio, mi dirò che forse ce l'ho fatta a uscire dall'inferno.
Noi siamo già contaminati. Siamo freddi. Solo ridotto alla fame l'uomo potrà tornare indietro e inginocchiarsi alla terra. Bisogna dunque partire dai giovani genitori che crescono i bambini e costruire da zero una società nuova. Bisogna insegnare ai bambini la passione e la curiosità.

ansa - riva del garda - premio rigoni stern 2014

Salviamo le tradizioni
. Non mi aspettavo un premio così prestigioso, entrare nella classifica finale del premio Campiello.
. E’ diverso vincere per me, che non ho mai vissuto una vita facile .

  il mio è un riscatto da quest’esistenza difficile, da una famiglia disgregata, dall' alcolismo ...
. Non ho nessuna certezza, il mio Nobel è essere riconosciuto ..
. Si stanno perdendo elementi importanti per la nostra vita, non si riconoscono più le piante, le erbe .

  se tra le righe non si salvano usi e tradizioni allora quello è un libro fallito.
festival  le corde dell’anima di cremona
valentina barbieri - piacenzasera.it - 2014

LE MANI - PUNTO FOCALE DI QUESTI UOMINI FREDDI

Quando uno moriva, toglievano il manico ai suoi attrezzi, alla sua zappa, al suo piccone. Toglievano il manico perché lì, in quel manico c’è il DNA, c’è tutta la sua fatica. Conservavano la pipa perché quelle labbra avevano toccato questa pipa, avevano baciato, avevano inveito, avevano bestemmiato. Le labbra sono uno strumento micidiale, quindi era una metafora per dire che un oggetto che appartiene ad una persona, riceve dentro – e questa è un’idea mia, pur sempre strampalata; riceve il suo tocco, la sua anima.
SCRIVO PER NON PENSARE ALLA DIFFICOLTÀ CHE HO A STARE AL MONDO

Ho sempre recitato la parte del coraggioso, però io faccio molta fatica a stare in vita e non è un’esagerazione. Non è che abbia voglia di morire, per carità. Trovo, e più divento vecchio più trovo difficoltà coi miei simili, con la famiglia, con gli amici, col paese. Faccio fatica. Per ovviare e non pensare a queste cose, ne faccio delle altre. Scalo le montagne, faccio sculture, vado a camminare, vado a legna, scrivo. – Ho scritto ventitré libri, ma non ho fatto la minima fatica. Io mi siedo e sento come una voce che mi suggerisce.    Sándor Márai diceva: ‘La letteratura richiede 80% vanità’ e qui voglio che gli scrittori dicano la verità ‘e il 20% come qualcuno che ti suggerisce.’ E a me succede questo, ho scritto 'Storia di Neve' senza una scaletta. Undici mesi, ottocento pagine.  Lì bevevo tre bottiglie a notte, probabilmente era la follia alcolica che mi dettava. Preferisco non scrivere più niente che tornare a quei tempi. Ve lo dico sinceramente.
antonella colcer - libreriamo.it - 2014

2NDO FINALISTA PREMIO CAMPIELLO 2014

 

 

 

sapevano altresì che di amori speciali ce ne sono pochi nel mondo.

Il resto sono parvenze d’amore in cui si dichiara di voler bene a qualcuno premurandosi di voler bene a se stessi.
la voce degli uomini freddi

 

 

Nessuno muore mai del tutto, bambina.
Di uomini, animali, uccelli, alberi, resta sempre qualcosa di vivo

qualcosa che se ascolti sentirai bene, ma devi saper ascoltare.
La morte non esiste del tutto: non vedi più la gente, è vero, ma la senti.
Nessuno muore del tutto, resta qualcosa di vivo che sta vicino a noi per farci compagnia.
storia di neve

 



confessioni ultime - italiano e spagnolo
LIBRO E DVD CON FILM DI GIORGIO FORNONI -  PREMIO SAT  trento film festival 
Le uniche parole che meritano di esistere sono quelle migliori del silenzio, diceva Juan Carlos Onetti. Le parole di questo libro sono lontane anni luce dall’essere migliori del silenzio.     Stare zitti sarebbe stato ideale ma io di tacere non sono capace e tantomeno uso parole migliori del silenzio.    Questo è tutto, tutto qui dentro.   Amen.

Pensieri e racconti di vita. Le CONFESSIONI ULTIME di Mauro Corona sono il diario intimo di “un sognatore”.    Un autoritratto che richiama in alcuni passaggi l’indimenticabile tradizione degli scritti morali, da Seneca al filosofo e samurai Jōchō Yamamoto, e si trasforma con impennate improvvise in un personalissimo sfogo sull’attualità e la politica. Suoni e basta, le parole hanno perso consistenza, volume, spessore, e con loro la vita. Le CONFESSIONI prendono forma da queste parole ormai vuote. Libertà, silenzio, memoria, corpo, fatica, invidia, orgoglio, competizione, amore, amicizia, dolore, morte, Dio e la fede. Una rappresentazione laica profonda e illuminante: “Sono un grande peccatore, ma per tradizione e per educazione spero in Dio, e lo rispetto a modo mio. Spero in Dio, però non so più dov’è finito ...     Diceva Zvi Kolitz   Caro Dio, io credo in te nonostante te.
Con un videoreportage di Giorgio Fornoni. Le splendide musiche di Nick Cave e Warren Ellis, tratte dal film “The Assassination of Jesse James”, accompagnano Mauro Corona in un viaggio a Erto, “paese di crolli e di dolore”, cinquant’anni dopo la tragedia del Vajont. Dalla tana rifugio in cui vive e lavora ai luoghi della sua quotidianità, 44 minuti che raccontano in presa diretta uno tra gli scrittori italiani più letti e amati.

facebook/corona -  illibraio.it 

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Le radici sono elastiche   -   mentre ti allontani si allungano   -   diventano sottili come corde di violino ma appena molli la presa ti riportano a casa .  Ultimamente e sempre più spesso, ho un desiderio impossibile, ma forse chissà, potrebbe anche essere possibile, però non ci credo molto, anzi non ci credo per nulla .

facebook/corona - 2013

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Basta con le schiavitù se potessi sparirei
mi do un orizzonte di dieci anni. Per cui le conseguenze delle cose che dico non dureranno tanto a lungo
vorrei smetterla di stare in mezzo alla gente. Mi piacerebbe ritirarmi in una baita. Meglio ancora in un manicomio, se ce ne fossero ancora.
luciano santin - messaggeroveneto.gelocal.it - 2013
Un desiderio strano, quello di poter vedere la propria effigie nella quiete della morte, ritrovare un volto a volte «impaurito amareggiato, sconfitto, rassegnato, irato», altre «contuso, tumefatto, sporco», rasserenato e «tranquillo come acqua». Un desiderio impossibile prima ancora che assurdo; e allora, forse, si può provare a fare qualcos’altro, una confessione, con incluso l’atto di dolore, in cui si gioca in anticipo la pacificazione finale. Un «testamento di chiacchiere», magari, perché si è consci «di non avere parole migliori del silenzio», ma il tentativo è da farsi, quanto meno per «cercare di non morire frainteso».
prefazione

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Ma ahime io di tacere non sono capace . dico cretino ai cretini e furbetti ai furbi.
E tanto meno uso parole migliori del silenzio.
Questo è tutto - tutto qui dentro .

introduzione

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un uomo arrogante per paura . anche antipatico orgoglioso vanitoso .
ho fatto di tutto per emergere lavorando approfittando atteggiandomi.

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La timidezza non è altro che sensibilità portata al suo limite estremo
sensibilità che fa provare mille volte più forti le emozioni
si arriva perfino a cambiare colore in volto. La timidezza è un dono.

da confessioni ultime

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quale parola detesti di più?
La parola felicità. E' una parola che per Corona Mauro non esiste. L’ho tagliata con una lametta dal vocabolario.  Roba da diciassettenni innamorati.
di cosa vai più orgoglioso?
Dei miei figli .  Ci accompagnano per mano. Mi aiutano, cercano la mia presenza.
dei tuoi libri sei soddisfatto o ci rimetteresti mano?
Solo gli sciocchi sono soddisfatti. No: io non lo sono mai.
e tu che rapporto hai con la morte?
Ho il terrore. È per quello che vivo.
corona perer - giornalesentire.it -  ed.chiarelettere -  facebook/corona - 2013

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i figli sono gli unici affetti che non ti dicono ti amo per farselo ridire e poi ti rendono la vita un inferno come fanno tutte.  come fanno tutti. anche gli amici. per questo sto da solo. mi basto. l'amore che presa per ...  e ci credono tutti e credono agli esperti ... il mito dell'amore è un disastro peggiore del vajont.
irene soave - vanity fair -  ed.chiarelettere -  facebook/corona - 2013

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CRESCERE I FIGLI IN MODO DIVERSO

Come si fa a creare una società nuova in cui poter vivere tranquilli, senza distruggere tutto ciò che ci circonda? Uccidiamo la montagna e stiamo uccidendo il mare. Ogni mamma deve iniziare a tirare su in modo diverso i suoi piccoli. Non cambierà nulla finché cresceremo bambini da 800 euro a vestito, avviati a comprare una Audi da 80.000 euro. E che corrono verso la cementificazione e si beano nel turismo di massa. La causa di tutto è l’uomo, la sua cattiva educazione, sin da bambino. Un genitore maldestro e sciagurato non deve poter imporre una formula distruttiva a suo figlio.
r.m.grosselli - ladige.it - 2014

 

 

 

 

 

Le parole non servono più   ma vivono dentro di noi

Parole praticate    ma non dette


http://youtu.be/lAnrkUHzZWI  - confessioni ultime - estratto film

  www.youtube.com/watch?v=tr2p8qP4qPE        mondo storto   

http://youtu.be/52vISGW5XcM      premio nonino 2012

http://youtu.be/A5ijzRmJoHU        il sacro e la montagna

pordenonelegge 2016

 

 

devo a rigoni stern la mia rinascita
è stato il padre che non ho avuto
i giovani dovrebbero imparare ad imitarlo
fb/mc 2014

 

 

 

 

 

 

 

I premi fanno bene ma sono come l’aspirina

Sono fiero di aver vinto il premio Rigoni Stern ma non è che uno deve darsi alla testa perché vi partecipa. Io continuerei a scrivere lo stesso. Certo, mi fa piacere pensare che ci sarò. Fa piacere soprattutto a uno come me, che viene dalle selve, che ha avuto la vita che ho avuto io, con problemi che vanno da genitori assenti e picchiatori a quelli legati all’alcolismo e che ha terminato solo la terza media; ho letto solo due camion a rimorchio di libri. Insomma, per me è un riscatto. Per me è un premio già essere arrivato qui, ma sia chiaro che io non sono un decoubertiniano, se si può vincere fa più piacere, ma non ho grandi aspettative. Io non sono uno scrittore, io sono un racconta storie. Non sono un intellettuale, ma uno che ha fatto tante esperienze. Ho lavorato nelle cave di marmo, ho fatto il manovale, il muratore, il bracconiere. Esco da un’esperienza che ormai anche il solo pensare che arrivo al Campiello, mi fa piacere. Ma se non mi ci fossi trovato non mi sarei sparato, avrei comunque continuato a scrivere e a fare la mia vita, perché scrivere mi aiuta solo a una cosa: a non spararmi.

daniele duso - sulromanzo.it - 2014

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Un giorno le memorie aiuteranno a ricostruire universi scomparsi e dimenticati.    La scrittura è una forma di sopravvivenza, una lotta contro l’oblio.    La memoria va salvata in tutti i modi: con la scrittura, la scultura, la pittura, il cinema.    Con qualsiasi mezzo che ferma un ricordo.

maurocorona.it - 2018

 

 

 

 

 

 

 

***

 

Non era mica secondo a nessuno, il vecchio, in fatto di esperienza nel bosco e nella vita. È un bosco anche la vita gli diceva, da curare, tagliare, pulire e proteggere, se no va in malora. Ma suo nonno era rigido, parlava poco, era sempre silenzioso, come un cane vecchio. Gli insegnava le robe sempre con una certa severità, come se il piccolo avesse qualche colpa, o dovesse imparare tutto in fretta perché il nonno non aveva più molto tempo.

da il canto delle manere

 

 

 

 

***

 

Nel tranquillo e ordinato branco sociale i "diversi" si notano immediatamente e irritano l'acuto senso estetico dei vigili custodi dell'armonia del mondo.    Allora si provvede ad emarginarli, isolarli, abbatterli poiché essi emergono come fastidiose protuberanze nel piatto mondo degli arrivati.

E così l'uomo, orrendo essere pensante e malvagio, s'arroga il diritto di decidere vita e morte su tutto il creato.
da il volo della martora

 

 

 

mostra di disegni e schizzi per raccontare la gente di montagna  -  maniago pn - 2014

www.facebook.com/maurocoronaofficial - L'arte è una magia. Perchè dobbiamo disperderla? - fb/mc - 17.2.2017

 

***

dalla vetta non si va in nessun posto
si puo solo scendere


NON SEMPRE LA VECCHIAIA PORTA CONSIGLIO
 facebook.com/maurocoronaofficial/videos -
 fb/mc - 18.5.2017

 

 

 

 

 

 

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