welcome qohelet
vanita delle vanità tutto e vanità - havel
havalim
...fumo di fumi tutto non è che
fumo...
...ed ecco fumo .. tutto è vento che ha fame...
...ed ecco tutto è vanità e un correr dietro
al vento...
... SPRECO DEGLI SPRECHI ...
vanitas vanitatum et omnia vanitas. che
resta all’uomo di tutto il suo affanno in cui si affanna sotto il sole?
generazione che va, generazione che viene e la terra nel suo ciclo rimane. e
sorge il sole ed il sole tramonta anelando al suo luogo dov’egli risorge. soffia
a mezzogiorno, poi gira a tramontana e volgendo, volgendo il vento se ne va e
sopra le sue spire ritorna il vento.
ecclesiaste I:2-14
pianodidio.com/files/la_colonna_sonora.htm

- hèvel = Abele - in ebraico antico la pronuncia è uguale
- latino
vanitas
- sacchi
vanita immensa
- Ravasi
fame di vento
- Ceronetti INFINITO vuoto
- De Luca spreco
degli sprechi - del SACRIFICIO di abele
Qohelet - Ecclesiaste
-
Il testo presenta le
riflessioni di un Saggio, che potrebbero essere riassunte con due parole della
prima frase:
hevel havalim, vanità delle vanità.
L’autore, che secondo la tradizione viene identificato nella persona di Shlomò,
fa un bilancio della vita umana. Accanto a un apparente pessimismo profondo,
viene riaffermata la fede in Dio come unica salvezza dell’uomo. Il libro è letto
durante la festa di Sukkot.
http://it.wikipedia.org
l'ecclesiaste
è senza dubbio
uno dei libri più affascinanti della Bibbia.
Negli ultimi tempi il mondo
dell'editoria sembra aver riscoperto
questo straordinario libro. Dopo la
traduzione di Ceronetti continua la ricerca per rendere nella traduzione la
forza del testo ebraico.
questi i testi per
capire qohélet, figlio di davìd, re di ierushalèm, l'autore dell'ecclesiaste
Libro di miseria, libro alla miseria di tutti sacro. Al vertice della sua musica, in figure incorruttibili, una Danza della Morte tra le piú esatte, forse la piú preziosa, un sortilegio religioso amorale, la mano della giovinezza agitata in un eccesso di piú, in modo splendido e sperperato . Non distingui in Qohélet l'oracolo dall'amico, l'aristocratico bru tale del pensiero dal rapsodo popolare di storie e di proverbi, il chiaritore appassionato d'uomini dal disertore iroso dei loro con tatti.
Dall'introduzione di Guido Ceronetti
La provvidenza ha voluto che questo libro rientrasse nel canone sacro.
Lo si legge per grazia di questa assunzione, ma sempre un lettore si chiede cosa ci stia a fare Kohèlet nell'Antico Testamento. E si risponde se crede: "amen", verità.
Erri De Luca
Kohèlet
L'ecclesiaste
I 222 versetti, suddivisi in 12 capitoli, del libro biblico di Qohelet - L'Ecclesiaste, il "Presidente d'Assemblea" - co stituiscono il testo più originale e "scandaloso" dell'Anti co Testamento. Fin dalla celebre espressione "Havel hanvalîm ...", "vanitas vanitatum", "un immenso vuoto, tutto è vuoto!"(1,2; 12,8), il respiro poetico e religioso del testo è troppo indipendente e provocatorio per essere ridotto a interpretazioni spiritualistiche o ascetiche, o a semplici ri flessioni sulla gioia e la fatica di vivere, alla filosofia dell"'aurea mediocritas". Questo originale commento, che contesta l'esegesi tradizionale del testo biblico, risco pre lo scandalo del libro sotto la sua distaccata apparen za. Dopo aver chiarito gli enigmi dell'opera, dell'autore, del testo, dell'interpretazione e del messaggio, si va infi ne, attraverso le terre del nostro pianeta e i millenni della nostra storia, alla ricerca dei "mille Qohelet", cioè di tutti coloro che si sono specchiati nel sapiente biblico del III secolo a.C. - egiziani e mesopotamici, greci e ROMANi, arabi, cristiani, russi come Tolstoj, francesi come Montai gne, o spagnoli, tedeschi, cechi o rumeni, tutti sempre conformi allo spirito del grande "figlio di Davide re di Gerusalemme".
Gianfranco Ravasi
Qohèlet
Libro tra i più controversi della Sacra Scrittura, Qohelet, che grecamente divenne Ecclesiaste, il "convocatore", è rimasto nel canone ebraico e in quello cristiano come una &laqno;pietra d'inciampo». Nel tempo si sono succedute interpretazioni molto discordanti, spesso con l'intento di smussarne le punte, di eliminare quanto sembrava in contraddizione con il disegno veritativo della Rivelazione. Norbert Lohfink affronta questa croce degli interpreti con straordinaria novità di visione, in cui si alleano sperimentata competenza esegetica e sagacia filosofico teologica. Quest'opera, forse nata dalla riflessione prolungata e tormentosa di un personaggio di elevata condizione sociale e culturale, pienamente immerso e interagente con il trapasso di pensiero e di vita prodotto dall'incontro tra ebraismo ed ellenismo, è la testimonianza di una fede fermissima, capace però di esporsi a tutte le sfide della filosofia. Il Dio che Qohelet adora - mentre il mondo pullula di enigmi, i buoni non ricevono ricompensa, trionfano sfruttatori e prevaricatori - è colui che tanto più si innalza nella sua trascendenza e nella bontà misteriosa dei suoi decreti, quanto meno l'uomo può pretendere di comprendere il senso ultimo d'essi: I'uomo che, chiuso nel tempo e nell'"eterno ritorno" dei suoi corsi, ha però in sé la fatale "nozione dell'eternità". Benaltro che un agnostico mediocre, preoccupato solo della moderazione mondana nel godere le quotidiane piccole gioie della vita, Qohelet - che tutto giudica, ma non disprezza, come "fumo", "tessere l'aria", vanità ... - è un anello insostituibile d'una tradizione che, pure con la "fatica del concetto", tenta il passo sulla soglia del "santo dei santi".
Norbert Lohfink
Qohelet
212.239.28.195/nonsololibri

ECCLESIASTE
Einaudi
"Per tutto c'é un momento e un tempo per ogni
azione, sotto il sole. C'é un tempo per nascere e un tempo per
morire, un tempo per piantare e un tempo per sbarbare il
piantato. C'é un tempo per uccidere e un tempo per curare, un
tempo per demolire e un tempo per costruire. C'é un tempo per
piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo
per ballare..."
introduzione di
Doris Lessing
thanatos.it
|
L'Autore
Prologo
Vita di Salomone
La Morte
La
società
Il denaro
La sanzione
La sorte
Saggezza e follia
Epilogo |
http://libri.freenfo.net/R/R000250.htm
ECCLESIASTE
CAP DA 1 A 12
http://www.laparola.net/bibbia/libro.php?n=25
Nell'Ecclesiaste la
donna viene relegata entro compiti modesti.
Si legge: «Si procura lana e
lino e li lavora volentieri con le mani …stende le sue mani alla canocchia e fa
andare il fuso con le dita… non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i
suoi di casa hanno doppia veste… si alza quando è ancora notte e prepara il cibo
alla sua famiglia… neppure di notte si spegne la sua lucerna». In questo libro,
attribuito a Salomone, si legge ancora: «…amara più della morte è la donna la
quale è un laccio, una rete il suo cuor, catene le sue braccia. Chi è grato a
Dio ne può scampare, ma il peccatore ci resta preso… Un uomo solo tra mille ho
trovato, ma una donna fra tante non l'ho trovata». E lo stesso passo (Eccl.
7,27) termina con la famosa sentenza: «Iddio ha fatto l'uomo semplice: sono
essi che vanno in cerca di tanti e tanti perché». 23 Tutto
questo io ho esaminato con sapienza e ho detto: «Voglio essere saggio!», ma la
sapienza è lontana da me! 24 Ciò che è stato è lontano e profondo, profondo: chi
lo può raggiungere?
25 Mi son applicato di nuovo a conoscere e indagare e cercare la sapienza e il
perché delle cose e a conoscere che la malvagità è follia e la stoltezza pazzia. 26 Trovo che amara più della morte è la donna, la quale è tutta lacci: una
rete il suo cuore, catene le sue braccia. Chi è gradito a Dio la sfugge ma il
peccatore ne resta preso.
verso
26 citato in Lettere di Abelardo e Eloisa - epistolario - testo latino a
fronte - autore abelardo pietro
ibs.it
27 Vedi, io ho scoperto questo, dice Qohèlet, confrontando una ad una le
cose, per trovarne la ragione. 28 Quello che io cerco ancora e non ho trovato è
questo: Un uomo su mille l'ho trovato: ma una donna fra tutte
non l'ho trovata.
db.avvenire.it
http://lasacrabibbiaelaconcordanza.lanuovavia.net
the hebrew word
" qohelet "
means something like " preacher
"
epreacher.org
http://www.usc.edu/dept/LAS/wsrp/educational_site/dead_sea_scrolls/qohelet.shtml
perché la chiesa parla alla politica
CARLO MARIA MARTINI CARDINALE
Pubblichiamo il testo dell'omelia pronunciata dal cardinale Carlo Maria Martini in occasione della ricorrenza di Sant'Ambrogio.
Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il
cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e
un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo
per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare
sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per
astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo
per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per
cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un
tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace".IL TESTO
biblico che abbiamo ascoltato, tratto dal libro del Qohelet (3, 1-8) è un testo
che viene spesso utilizzato per ricordare la varietà delle vicende umane, il
mutare degli scenari della storia e per indicare che per tutte le cose c'è un
tempo adatto, che occorre saper individuare con saggezza.
Sant'Ambrogio, che amava i libri sapienziali della Bibbia e che nei suoi scritti
ha citato almeno un ventina di volte il libro del Qohelet, che egli chiamava,
secondo la tradizione latina, l'Ecclesiaste, ha riportato questo testo quasi per
intero nel suo scritto su Tobia: "I semi - dice sant'Ambrogio _ si aprono
nella loro stagione, gli animali partoriscono nella loro stagione. Infatti c'è
un tempo per partorire e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo
per sradicare ciò che è stato piantato, un tempo per uccidere e un tempo per
guarire"; e più oltre: "C'è un tempo per guadagnare e un
tempo per restituire, un tempo per conservare e un tempo per gettare via"
(De Tobia, 13).
Qui Ambrogio non cita però l'epressione che a me più interessa questa sera e
cioè la frase: C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare. Ma in
altre opere affronta espressamente il tema delle condizioni della parola e del
silenzio in termini molto espliciti (ad es. "De officiis, Dei
doveri", I,9). E pochi giorni prima della sua morte, nel 973 (ci
prepariamo a celebrare solennemente questo decimosesto centenario a partire
dall'anno prossimo 1996) nella "Spiegazione del salmo 43", scrive:
"C'è un tempo adatto per tutto: un tempo per tacere e un tempo per
parlare. Devi tacere quando non trovi un interlocutore disponibile; devi
parlare quando il Signore ti concede una lingua sapiente, così da rendere
efficace il tuo discorso nel cuore dei tuoi ascoltatori" (Explanatio
Psalmi XLIII, 72)....................
http://www.mclink.it/
http://www.teologia.it/
http://www.loscrittoio.it/
http://www.paroledivita.it/
QOHELET
II libro più originale e “scandaloso” dell’Antico Testamento
“Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno per cui fatica sotto il sole? Un
immenso vuoto, tutto è vuoto!”. La straordinaria e sconcertante riflessione di
Qohelet, sapiente di Israele che spinge l’uomo moderno, con incredibile
attualità, a porsi domande radicali senza compromessi circa il senso della vita
e della morte, dell’amore e del dolore, della ricchezza e del piacere.
Il libro più sconvolgente, capolavoro letterario dell’Antico Testamento che
ancora oggi affascina la riflessione degli uomini liberi, viene qui riproposto
dalla traduzione originale di Gianfranco Ravasi e dal suo ineguagliabile
commento. Nell’ultimo capitolo, i Mille Qohelet, Ravasi ripercorre i millenni di
storia alla ricerca di tutti coloro che si sono specchiati in questo sapiente
del III sec. a.C.
C’È UN TEMPO PER AMARE E UN TEMPO PER ODIARE.
CHE
VANTAGGIO HA CHI SI DÀ DA FARE CON FATICA?
IL LIBRO PIÙ MODERNO DELLA BIBBIA PRESENTATO
ALL’UOMO D’OGGI DA UN GRANDE MAESTRO
http://www.novena.it/
Molto
dolore s'accompagna a una grande sapienza
perciò chi acquista la
sapienza aumenta le proprie pene
Chi sa tante cose ha
molti fastidi
chi ha una grande esperienza ha molte delusioni
ecclesiaste 1, 18
.
|
erri
de luca
Erri De Luca
è nato a Napoli (nel 1950) e attualmente vive a Roma.
Ha pubblicato
raccolte di racconti e ROMANZI, tra cui: Non ora, non qui, Una nuvola come
tappeto, Alzaia, Pianoterra, Ora prima, Tu mio, Tre cavalli.
Esperto ebraista, ha
anche tradotto e curato Esodo/Nomi, Giona/Ionà e Kohèlet/Ecclesiaste.
De Luca è uno scrittore di storie e di personaggi soltanto nella misura in cui
la storia coincide col personaggio. La sua voce - a volte pastosa altre
tremendamente scabra - viene via via affabulando il lettore intorno alle
vicende, alle proiezioni e alle reazioni di personaggi centrali, che pur
apparendo in qualità di demiurghi della storia sono in realtà profonde allegorie
dell'io, continuamente rilanciato come ultimo personaggio letterario di
cui si pos sa parlare. Non c'è continuità tra questi io, che variano
immancabilmente da libro a libro, mutando età e forma, ma restando intessuti
della voce di De Luca: in Aceto, arcobaleno si tratta di un vecchio quasi
borgesiano, che rilascia la memoria del mondo come se fosse un Funes della
natura; in Tu mio (forse il migliore tra i libri di Erri De Luca) il
protagonista ricorda un'estate di iniziazione, intorno ai sedici anni; in Tre
cavalli il personaggio centrale è un giardiniere cinquantenne.
Tramata di baluginii e microscopiche agnizioni, la scrittura di questo narratore
atipico (che ama ricordare fino allo sfinimento il suo passato di operaio) tiene
presenti i canoni della letteratura profetica, abbassati e innestati nella
contemporaneità, di cui De Luca è forse oggi il migliore cantore italiano.
http://clarence.com/contents/cultura-spettacolo/societamenti/autorial/deluca/
|
valore
Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca, il regno
minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto,
un sorriso involontario, la
stanchezza di chi non si è risparmiato
E
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani
non varrà più niente e quello che oggi
vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe, tacere in
tempo, accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi, provare
gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza
dov'è il nord, qual è il nome del
vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca, la
pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare
e l'ipotesi che esista un creatore..
Molti di questi valori non ho conosciuto
da opera
sull'acqua e altre poesie
libri erri de luca
unilibro.it
lafeltrinelli.it |
|

sono figlio
di una famiglia
borghese impoverita
dalla guerra LA7 |
Erri De Luca
lo definisce
"racconto per voci in tre stanze", ma si può benissimo definire una
pièce teatrale.
Si intitola
Morso di luna
nuova - Mondadori.
Nove personaggi, nove napoletani che si incontrano nel rifugio durante i
bombardamenti nell'estate del '43. Un portiere, sua moglie, sua figlia,
un venditore di baccalà, un falegname, un vigliacco generale a riposo,
una ricca vedova, un bel giovane e il suo amico balbuziente che ha un
canarino che sente le bombe prima delle sirene della contraerea. E' una
commedia scritta in napoletano con traduzione alla fine di ogni dialogo
che diventa inutile una volta che si entra nel flusso. E' Scarpetta, è
Eduardo, è ridere della fame e dei difetti fisici. E' la voglia di
andare al mare a Mergellina anche se cadono le bombe, è il contrabbando
del caffè e sono le voci che si rincorrono del regime caduto e
dell'arrivo degli americani. E' l'insurrezione spontanea che liberò
Napoli, è il corteggiamento e l'amore tra due giovani. E' la miseria e
la nobiltà di Napoli, un tributo d'amore alla sua gente.
larepubblica.it
Quando vedi dove finisce il viaggio, quei passi li
ami, li aggiungi con il tocco di grazia con cui metti dei fiori a tavola
in un giorno di festa. I passi che portano in cima sono stremati e però
leggeri, sei al punto di massima usura del corpo, del massimo di perdita
di peso, muscoli e cellule cerebrali, sei al ronzio di alveare nel tuo
corpo, un rumore di fibre che si afferrano tra loro, compattano i
tessuti: la cima finalmente. È il più certo dei limiti sul quale metti i
piedi. Non so cos'è per un prigioniero il giorno di fine pena, cos'è per
un malato l'arrivo dell'alba, cos'è per uno scrittore l'ultima parola
del suo libro, ma deve somigliare alla cima, la promessa mantenuta al
ragazzino che strepita in ognuno di noi.
sulla traccia di nives |
|
ERRI DE LUCA

rainews - intervista di luciano minerva
|
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EDL si dedica
all'alpinismo
come racconta nel suo libro
«Il contrario di uno»
|
|
Per tutto c' è un momento
un tempo per ogni cosa sotto il cielo
un tempo per nascere e un tempo per morire
un tempo per piantare
e un tempo di sradicare ciò che si è piantato
un tempo per uccidere e un tempo per curare
un tempo per demolire e un tempo per edificare
un tempo per piangere e un tempo per ridere
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare
un tempo per gettare pietre
e un tempo per raccogliere pietre
un tempo per abbracciare
e un tempo per ritrarsi da abbracci
un tempo per cercare e un tempo per lasciar perdere
un tempo per conservare e un tempo per gettare via
un tempo per strappare e un tempo per ricucire
un tempo per tacere e un tempo per parlare
un tempo per amare e un tempo per odiare
un tempo di guerra e un tempo di pace
|

mapage.noos.fr

|
«¿ Qué es todo el penar y el afanarse del hombre
bajo el sol ?
Nada, todo es una nada vacía y un
hambre de viento ».
http://perso.wanadoo.es/lomise/acacia1550.htm
Qohélet - Guido Ceronetti
Era il 1955, e in una piccola aula della
sinagoga di Torino il giovane Guido Ceronetti,
studioso
principiante di ebraico biblico, si applicava, sotto la guida del
rabbino, a «una stentata versione interlineare» del rotolo detto
nella Vulgata Ecclesiaste: il secondo dei libri sapienziali
dell'Antico Testamento, redatto da un ignoto autore del III
secolo e da alcuni interpreti attribuito a Salomone stesso; e dal
rabbino imparò a dirne i versetti, «le ripetizioni martellanti in
specie, facendo smorfie di rabbia e di disgusto». Da allora, per
quasi cinquant'anni – nel corso di quello che lui stesso
definisce «un duello conradiano» –, Ceronetti ha continuato
instancabilmente a confrontarsi con il «tumulto verbale» e la
«disperata lucidità» di questo «libro assoluto», di questo grande
«poema ebraico». Grazie a lui la parola più sconcertante della
tradizione veterotestamentaria risuona nelle nostre orecchie in
tutta la sua imperiosa, dolorosa violenza. «Fumo dei fumi, tutto
non è che fumo»: così, per esempio, traduce Ceronetti lo Havel
havalim, che è la risposta al tormentoso interrogarsi del Saggio
sul senso delle cose terrene, quelle in cui
vanamente l'uomo cerca sollievo perché al pari di lui si
dileguano: risposta che «uccide tutte le brame» e «promulga
spietatamente la legge del Nulla». Oltre all'ultima
versione, terminata nel marzo 2001, questa nuova edizione ci
offre la prima, che risale al 1970; fra le due, l'amplissimo
ventaglio delle riflessioni che per tutti questi anni hanno
accompagnato il lavoro della traduzione: pagine, come sempre,
acuminate e illuminanti, in cui Ceronetti dialoga con i grandi
traduttori ed esegeti di Qohélet – da san Girolamo a Schopenhauer,
fino a Buber, a Barton, a Michelstaedter.
www.libroelibri.com/adelphi.htm

Stefano Momentè
Collocato tra i ketuvim (gli scritti), Qohèlet, assieme a
Giobbe, è il più moderno e interessante fra i sapienziali biblici. Il termine
ebraico Qohèlet deriva dal participio passato del verbo qahal, che significa
convocare, adunare, riunire in assemblea. Qohèlet indica colui o colei che
convoca l'assemblea. In greco è stato tradotto con ekklesiastès (da ekklesia,
assemblea appunto), Plutarco usò però questo termine in modo duplice per
indicare sia l'atteggiamento di Qohèlet quando si interroga in qualità di
maestro che quando si risponde come spettatore. Per gli ebrei Qohèlet è più di
un libro, è una Meghillà, un rotolo, un volume da srotolare e da comprendere.
Durante il Sukkot, la festa delle capanne, in cui si ringrazia l'altissimo per
il raccolto e si ricorda il lungo cammino del popolo ebraico attraverso il
deserto, la lettura del Qohèlet invita a godere dei doni ricevuti senza
dimenticare da chi arrivano. Una versione, quella
di Momentè, forse meno poetica di quel che ci si potrebbe aspettare, ma che
cerca di attenersi il più strettamente possibile al testo originale.
ed.andromeda - unilibro 2010
Il senso del mondo? Chiedi alla polvere
la vanità delle vanità
Il vuoto intacca,
oltre al fare e al capire, anche l'essere intero, cioè quel cosmo e quella
storia sui quali il sapiente classico si gettava con grande passione, convinto
di poterli penetrare, studiare, plasmare. Cominciamo con la natura, per scoprire
come la considera Qohelet: suggeriamo la lettura di una strofa di grande
bellezza, «una perla del libro», secondo la definizione di uno studioso, Thomas
K. Cheyne, ossia 1, 4-7. L'orizzonte cosmico è rappresentato da una tetrade: la
terra, il sole, il vento, il mare. In filigrana si potrebbero intuire i quattro
elementi dei maestri della filosofia ionica: terra, fuoco, aria, acqua. O anche
i quattro punti cardinali, come usavano fare gli antichi egizi. La legge che
tutto regola è la ripetizione meccanica e chiusa in se stessa, improduttiva e
scontata. Il sole non è più l'astro glorioso cantato come un eroe e uno sposo
nel Salmo 19, ma è un lavoratore che «anela» al riposo serale: il verbo ebraico
usato è appunto quello dello schiavo che attende spasmodicamente la sera per
essere sollevato dalla dura fatica del suo servizio (Gb 7, 2).
.......
L'hebel/habel infetta anche l'esistenza umana che pure è segnata da fremiti di
gioia e conosce il gusto del piacere. Per Qohelet l'uomo ha un'affinità radicale
con le bestie, non solo per il suo comportamento, ma anche per la sua struttura
costituzionale: quando Dio ritira il respiro, cioè il suo atto creativo e il
principio vitale, l'uomo piomba nella polvere come l'animale e Qohelet non vede
spazi per un oltrevita luminoso (3, 18-21 e 12, 7). È in una delle sue pagine
più alte poeticamente che il nostro sapiente dipinge la sua visione
dell'esistenza umana, cogliendola dall'angolo di visuale del tramonto, ossia
della vecchiaia. È il canto ultimo del libro (11, 7 - 12, 8), di tonalità lirica
e malinconica, costruito a dittico così da opporre alla meraviglia della
giovinezza e dei «capelli neri» l'affondare dell'uomo nel baratro dei «giorni
orribili e tenebrosi», dello sfacelo senile e della morte. È una specie di
«addio alla vita», svelata proprio dalla vecchiaia nella sua vera realtà di
fragilità e inconsistenza.
GIANFRANCO RAVASI
redazione - lastampa.it
bibbiaonline.it
Dio stesso ha dimostrato il suo
amore e la sua
solidarietà con ciascuno individuo, quando è venuto
tra di noi attraverso Gesù Cristo. Egli ha testimoniato la sua
vicinanza all’individuo proprio nelle sue debolezze, incapacità
di capire, paure, ansie ed aspettative e nella sua povertà
materiale, fisica o religiosa.
http://ospiti.peacelink.it/
esegesi
che la parte credente faccia sua la
grande parola qoheletica : ‘ chi sa ? ’
Nel Qohelet manca quasi tutto ciò
che nel resto della Bibbia fa la delizia di Dio: il senso della provvidenza, il
senso della storia, la giustificazione del male, la fiducia nel futuro, la gioia
di essere nati e così via. Ma, come ha acutamente osservato Rav Giuseppe Laras,
ci sono dei credenti o mezzo credenti a cui tutto questo non solo non appare
provato dall’esperienza, ma aumenta il dubbio e l’angoscia. E allora, per questi
perplessi o smarriti, Dio tiene in serbo il libro biblico più dubbioso che sia
stato scritto. Perché, come tutti dovrebbero sapere, Dio non spegne il lucignolo
fumigante e non spezza la canna incrinata. In altre parole (per dirla con il
card. Martini) in ogni uomo, proprio in ogni uomo, c’è il credente e il non
credente, e non solo il credente ha diritto a una parola su misura.
www.biblia.org
La comprensione del significato della bibbia, il modo in cui viene letta e la
sua interpretazione, disciplina detta anche ermeneutica della bibbia, è un fatto
teologico, dipendente cioè dalle varie comunità religiose. Differisce
dall'esegesi in quanto questa consiste nell'estrarre il senso di una parte del
testo, con l'aiuto di discipline come la filologia e la storia, mentre
l'ermeneutica cerca di rendere il senso più ampio che l'autore del testo ha
voluto dare anche in relazione al suo pubblico.
http://it.wikipedia.org/wiki/Bibbia
www.dehoniane.it/periodici/ase.html
http://www.triestebraica.it
http://savona.altervista.org/ecclesiaste.htm
|
"Ecclesiaste" Qohelet e' il nome che da' il titolo al
libro della Bibbia e significa ''uomo dell'assemblea''.
Qohelet
e' dunque un filosofo di strada, ed in mezzo alla gente, vive e
porta avanti la sua ricerca.
Adnkronos
Etimologia
Qoelet
è una parola di origine israeliana, che si trova nella Bibbia ebraica, anche
scritta Cohelet
e che é stata tradotta in
italiano dal greco, con la parola
Ecclesiaste.
L'etimologia del termine ebraico Qoelet, deriva dal participio passato femminile
del verbo cahal
che significa convocare, adunare. Letteralmente dovremmo tradurre Qoelet,
participio passato femminile, con l'animante, nel senso di colei che anima il
discorso, l'
animatrice.
I Greci tradussero questa parola con il termine
ekklesiastes
ma Plutarco usò questo termine in modo duplice per indicare sia l'atteggiamento
di Qoelet quando si pone da solo i quesiti in qualità di maestro (concionator)
sia quando si risponde in qualità di
spettatore.
http://it.wikipedia.org/wiki/Qoelet#Etimologia
Ecclesiaste è la
traduzione in greco e in seguito latinizzata della parola ebraica Qohelet a sua
volta translitterata in italiano, dalla Chiesa Cattolica stessa in Cohelet e
tradotta in modo profano con QoHelet
per esempio è il titolo di un
libro di Violante che ne ha fatto un'opera teatrale nel 2005.
http://it.wikipedia.org/wiki/Ecclesiaste
Indagine Eurisko commissionata da Federazione Biblica Cattolica Bibbia
86% italiani senza nozioni
Solo il 14% degli italiani intervistati da Eurisko per la Federazione Biblica ha
saputo rispondere a domande di conoscenza base sulla Bibbia. Le cose non vanno
molto meglio negli altri Paesi presi in esame: solo il 17% prende pieni voti
negli Stati Uniti, il 17% in Gran Bretagna, il 15% in Germania, l'11% in
Francia, l'8% in Spagna. I primi in classifica sono i polacchi, con un 20%, e
gli ultimi i russi con il 7%.
© Ansa
|
Il libro del
Qohelet. Audiolibro Con quattro cassette
gianfranco ravasi ibs.it
links
http://video.google.it/videosearch?hl=it&q=QOHELET%20VIDEO&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wv#q=QOHELET+&hl=it&emb=0
VIDEO
http://www.guruji.it/bibbia/Libro25.html
http://www.uniud.it/
http://butindaro.interfree.it/la_sacra_bibbia_21_ecclesiaste.html
http://www.usc.edu/dept/LAS/wsrp/educational_site/dead_sea_scrolls/qohelet.shtml
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