BORIS VIAN

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I PROFETI HANNO IL GRANDE TORTO DI AVERE SEMPRE RAGIONE

 

 

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BORIS VIAN
nasce nel 1920 a Ville d’Avray, e nasce piuttosto con la camicia.
La sua è una famiglia decisamente benestante. Il babbo, Paul, formalmente sarebbe rappresentante di medicinali omeopatici, ma di fatto vive di rendita. Diciamo che fino al 1933 le cose vanno benissimo.
Boris ha due fratelli e una sorella, impara presto a suonare la chitarra, legge già a cinque anni, a otto ha già fatto fuori mezza biblioteca della letteratura francese.
A dieci anni mette su una prima orchestrina, per gioco, con i due fratelli, Lelio e Alain.
E’ il primo segnale di una folgorante carriera di musicista e di organizzatore di manifestazioni, bande, happening notturni. A tredici anni inizia a suonare la tromba, e non molto tempo dopo scopre la musica che diventerà la sua preferita: il jazz.    . . . 

marcosymarcos.com

Autopresentazione di Boris Vian
Sono nato, casualmente, il dieci marzo 1920 sulla porta di una clinica ostetrica che era chiusa per uno sciopero contro il calo delle nascite  ...
Raimond Queneau mi incontrò mentre pescavo con la lenza, sport che per altro non pratico, e sedotto dal mio drive mi propose una battuta di caccia. Cosa che feci. Il resto appartiene alla storia. Sono un metro e ottantasei a piedi nudi e peso molto e metto al primo posto le opere di Alfred Jarry, la fornicazione, Un Rude Hiver e la mia beneamata sposa. Non dimentico, anche se vengono dopo: la musica di New Orleans, Dube Ellington, Lana Turner, Ann Sheridan, le sinfonie del Commodoro W. Spotlight per doppia campana e petroletta d'armonia, la pittura a olio che pratico con felicità rara, i baffoni del mio venerato Jean Rostand. Le ragazze dei Jazz-Club universitari   ... Ho avuto una vita movimentata ma sono pronto a ricominciare    !!!
Boris Vian

marcosymarcos.com

 

 

 

 

Les Autres Ecrits sur le jazz (autres par rapport aux Chroniques de jazz, déjà publiées) constituent une des plus impressionnantes productions littéraires de Boris Vian, stupéfiante par la jeunesse et la science qui s'y expriment à propos de tous les grands événements jazziques, confondante par son ampleur puisque deux volumes suffisent à peine à les réunir. Une somme sur le jazz.

www.ac-amiens.fr

 

Ho avuto una vita movimentata

sono pronto a ricominciare

je distingue les génies doués et les génies pas doués. "le génie est une longue patience",  c'est une réflexion de génie pas doué.

nagram.chez-alice.fr

BORIS VIAN SAPEVA SUONARE

 ANCHE CON UNA MANO SOLA

.

 

 

 

https://youtu.be/CyccSgYAW84

que reste-il de nos amours ?

eterno boris vian
... nuestros soldados podrían tomar ejemplo de este hermoso canto a la paz, pues ningún ser humano, militar o civil, tiene obligación alguna de obedecer órdenes inmorales. He aquí, para los lectores castellanohablantes, mi versión libre de Le Déserteur ...
manueltalens.com

Boris Vian è stato un autentico genio, uno di quei personaggi

 dall’intelligenza contorta ma trasparente, con il senso

del dissacrante e un’ironia che sa graffiare

e smuovere il pensiero del lettore

libero-news.it 

  

En haut des cimes

on se rend compte que la neige, le ciel et l'or

ont la même valeur
sulle cime più alte ci si rende conto che la neve, il cielo e l'oro hanno lo stesso valore

bv

sans le jazz, la vie serait une erreur

senza  jazz la vita sarebbe un errore
bv

Machine à confesser - lithographie BORIS VIAN
Cette œuvre de 1957, lui a été inspirée par une nouvelle de Kafka, La Colonie pénitentiaire
urlz.fr - fb/borisvian - 3.5.2019

 

le déserteur

testo di Boris Vian - musica di Boris Vian e Harold Berg 1956
Traduzione italiana Giorgio Calabrese - Arrangiamento Ivano Fossati

Incisa in Lindbergh - Lettere da sopra la pioggia di Ivano Fossati, 1992

 - ivano fossati si ritira dalla musica live con un concerto nel 2012 -

La canzone è stata scritta ai tempi della guerra di Indocina ma in breve è divenuta un manifesto contro la presenza coloniale francese nell'Algeria che lottava per la propria libertà.
In Italia è stata ripresa per la prima volta da Margot, Margherita Galante Garrone (figlia di Alessandro Galante Garrone, moglie di Sergio Liberovici e madre di Andrea) nel periodo dei Cantacronache (1958/1960), poi è rimbalzata negli Stati Uniti incisa da Peter, Paul and Mary durante i moti di Berkeley, quindi ci sono state 4 traduzioni italiane, a cura di Paolo Villaggio, Luigi Tenco ( PADRONI DELLA TERRA - prima traduzione rimasta inedita ), Giorgio Caproni e Giorgio Calabrese. Ornella Vanoni l'ha inserita nella scaletta del suo tour nel 1971, ma la prima incisione italiana è stata curata da Ivano Fossati nel 1992, riprendendo la traduzione di Calabrese.
Moulodji è stato l'interprete francese ed ha dovuto subire un esilio di circa 10 anni dal mondo della canzone francese, mentre Boris Vian, che pure morirà pochi anni dopo, spesso dovette esibirsi o scrivere sotto pseudonimo, tanta era stata la reazione delle destre francesi, De Gaulle in testa.
peacelink.it   -   http://it.wikipedia.org/wiki/Boris_Vian    BIO

 

https://youtu.be/aeRSVmaXyQY   -  bv canta le déserteur

https://youtu.be/N5_vcVq_vSE - boris vian

https://youtu.be/rya6935J-u0  - ivano fossati

https://youtu.be/tU65q_H8vPQ  -  gino paoli

 

le déserteur


Monsieur le président
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps


Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir


Monsieur le Président
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens


C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Je m'en vais déserter

Depuis que je suis né
J'ai vu mourir mon père
J'ai vu partir mes frères
Et pleurer mes enfants
Ma mère a tant souffert

Qu'elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers

 

>

 

 

Quand j'étais prisonnier

On m'a volé ma femme
On m'a volé mon âme
Et tout mon cher passé


Demain de bon matin
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J'irai sur les chemins

Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et j'irai dire aux gens
Refusez d'obéir
Refusez de la faire
N'allez pas à la guerre
Refusez de partir


S'il faut donner son sang
Aller donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre


Monsieur le président
Si vous me poursuivez


Prévenez vos gendarmes

Que je n'aurai pas d'armes

et QU'ILS POURRONT TIRER

***

In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo la presente
che spero leggerà.


La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì


Ma io non sono qui
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me


Io non ce l'ho con lei
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò.


Ho avuto solo guai
da quando sono nato
i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.

 

Quand'ero in prigionia
qualcuno mi ha rubato
mia moglie e il mio passato
la mia migliore età.


Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

 

>

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò.
Di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.


Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà.


E dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi

io armi non ne ho

 

***

da traduzione di luigi tenco :

... Lontano me ne andrò
sul mare e sulla terra
per dire no alla guerra
a quelli che vedrò .
E li convincerò
che c'è un nemico solo
la fame che nel mondo
ha gente come noi .
Se c'è da versar sangue
versate solo il vostro
signori, ecco il mio posto
io non vi seguo più .
E se mi troverete
con me non porto armi
coraggio, su, gendarmi
sparate su di me .

***

Quand "Monsieur le Président" devient "Messieurs qu'on nomme grands", quand "prévenez vos gendarmes que j'emporte des armes      et que je sais tirer   " devient "prévenez vos gendarmes que je n'aurai pas d'arme et qu'il pourront tirer", les politiciens deviennent paroliers. Entre Indochine et Algérie, Mouloudji et Boris Vian agiteront le drapeau blanc, mais leur chanson (reprise entre autres en pleine guerre du Vietnam par les américains Peter, Paul and Mary), ne désertera jamais la mémoire collective.

bnet.chez.com

Prévenez vos gendarmes     Que je serai en arme      Et que je sais tirer

Paroles de Boris VIAN, musique de Harold BERG et Boris VIAN (1950). Chanson interdite pendant la guerre d'Algérie. Il est à noter que VIAN changea les deux derniers vers de sa chanson en "Que je n'aurai pas d'arme || Et qu'ils pourront tirer." Une modification qui permit à la chanson d'être publiée . 
cnt-f.org

Le déserteur de Boris Vian  a été écrit  dans le contexte de la guerre d'Indochine, une guerre coloniale française.

Notons d'autre part que dans sa version initiale, cette chanson se terminait par ces vers :
   Prévenez vos gendarmes         que je tiendrai une arme,         et que je sais tirer...

pssst.qc.ca/forum

 

 

 

Ecrite en février 1954

mise en musique par Harold Berg, compositeur de jazz, elle est largement diffusée.  En l'écrivant  Boris Vian pensait peut-être à la guerre d'Indochine, sûrement à la guerre en général   qu'il a toujours dénoncée.

Sa lettre au président est d'ailleurs davantage une complainte qu'une provocation : le déserteur a perdu ses frères et son père. La guerre, il ne veut donc pas la faire .  En 1955, Paul Faber, conseiller municipal de Paris, obtient son interdiction de passage sur les ondes. Une censure à laquelle Boris Vian répondra avec son ironie habituelle :

« Ma chanson n'est nullement antimilitariste mais, je le reconnais, violemment procivile. »
historia.presse.fr

 

Il était antimilitariste

Il a écrit Le Déserteur et une chanson sur le commerce des canons Le Petit commerce, ce qui lui a valu une réputation de contestataire.   

br-online.de  


Le Déserteur chanson antimilitariste

fera scandale pendant la guerre d'Algérie avant d'être reprise souvent par la suite: elle fait aujourd'hui partie du patrimoine de la chanson française ...
nagram.chez.tiscali.fr


Lettre ouverte à M. Paul Faber

....Oui, cher Monsieur Faber, figurez-vous, certains militaires de carrière considèrent que la guerre n'a d'autre but que de tuer les gens.                

military.ch


"ancien combattant"

c'est un mot dangereux; on ne devrait pas se vanter d'avoir fait la guerre, on devrait le regretter - un ancien combattant est mieux placé que quiconque pour haïr la guerre. Presque tous les vrais déserteurs sont des "anciens combattants" qui n'ont pas eu la force d'aller jusqu'à la fin du combat. Et qui leur jettera la pierre ? Non. si ma chanson peut déplaire, ce n'est pas à un ancien combattant, cher monsieur Faber.   

membres.lycos.fr/mocnancy/presentation/citatext.html

 

 

Boris Vian, Lettre ouverte à Monsieur Paul Faber, conseiller municipal (1955)
Non, Monsieur Faber

ne cherchez pas l´insulte où elle n´est pas et si vous la trouvez, sachez que c´est vous qui l´y aurez mise. je dis clairement ce que je veux dire ; et jamais je n´ai eu le désir d´insulter les anciens combattants des deux guerres, les résistants, parmi lesquels je compte bien des amis, et les morts de la guerre - parmi lesquels j´en comptais bien d´autres. Lorsque j´insulte (et cela ne m´arrive guère) je le fais franchement, croyez-moi. Jamais je n´insulterai des hommes comme moi, des civils, que l´on a revêtus d´un uniforme pour pouvoir les tuer comme de simples objets, en leur bourrant le crâe de mots d´ordre vides et de prétextes fallacieux. Se battre sans savoir pourquoi l´on se bat est le fait d´un imbécile et non celui d´un héros ; le héros c´est celui qui accepte la mort lorsqu´il sait qu´elle sera utile aux valeurs qu´il défend. Le déserteur de ma chanson n´est qu´un homme qui ne sait pas ; et qui le lui explique ? Je ne sais de quelle guerre vous êtes ancien combattant - mais si vous avez fait la première, reconnaissez que vous étiez plus doué pour la guerre que pour la paix ; ceux qui, comme moi, ont eu 20 ans en 1940 ont reçu un drôle de cadeau d´anniversaire. Je ne pose pas pour les braves ; ajourné à la suite d´une maladie de coeur, je ne me suis pas battu, je n´ai pas été déporté, je n´ai pas collaboré - je suis resté, quatre ans durant, un imbécile sous-alimenté parmi tant d´autres - un qui ne comprenait pas parce que pour comprendre il faut qu´on vous explique. J´ai trente-quatre ans aujourd´hui, et je vous le dis : s´il s´agit de défendre ceux que j´aime, je veux bien me battre tout de suite. S´il s´agit de tomber au hasard d´un combat ignoble sous la gelée de napalm, pion obscur dans une mêlée guidée par des intérêts politiques, je refuse et je prends le maquis. Je ferai ma guerre à moi. le pays entier s´est élevé contre la guerre d´Indochine lorsqu´il a fini par savoir ce qu´il en était, et les jeunes qui se sont fait tuer là-bas parce qu´ils croyaient servir à quelque chose - on le leur avait dit - je ne les insulte pas, je les pleure ; parmi eux se trouvaient, qui sait, de grands peintres - de grands musiciens ; et à coup sûr, d´honnêtes gens. Lorsque l´on voit une guerre prendre fin en un mois par la volonté d´un homme qui ne se paie pas, sur ce chapitre, de mots fumeux et glorieux, on est forcé de croire, si l´on ne l´avait pas compris, que celle-là au moins n´était pas inévitable.

http://paginas.terra.com.br

 

 

 

 

je voudrais pas crever

avant d'avoir connu
les chiens noirs du mexique
qui dorment sans rêver
les singes à cul nu
dévoreurs de tropiques
les araignées d'argent
au nid truffé de bulles
je voudrais pas crever
sans savoir si la lune
sous son faux air de thune
a un coté pointu
si le soleil est froid
si les quatre saisons
ne sont vraiment que quatre
sans avoir essayé
de porter une robe
sur les grands boulevards
sans avoir regardé
dans un regard d'égout
sans avoir mis mon zobe
dans des coinstots bizarres
je voudrais pas finir
sans connaître la lèpre
ou les sept maladies
qu'on attrape là-bas
le bon ni le mauvais
ne me feraient de peine
si si si je savais
que j'en aurai l'étrenne
et il y a z aussi
tout ce que je connais
tout ce que j'apprécie
que je sais qui me plaît
le fond vert de la mer
où valsent les brins d'algues
sur le sable ondulé
l'herbe grillée de juin
la terre qui craquelle
l'odeur des conifères
et les baisers de celle
que ceci que cela
la belle que voilà
mon ourson, l'ursula
je voudrais pas crever
avant d'avoir usé
sa bouche avec ma bouche
son corps avec mes mains
le reste avec mes yeux
j'en dis pas plus faut bien
rester révérencieux
je voudrais pas mourir
sans qu'on ait inventé
les roses éternelles
la journée de deux heures
la mer à la montagne
la montagne à la mer
la fin de la douleur
les journaux en couleur
tous les enfants contents
et tant de trucs encore
qui dorment dans les crânes
des géniaux ingénieurs
des jardiniers joviaux
des soucieux socialistes
des urbains urbanistes
et des pensifs penseurs
tant de choses à voir
a voir et à z-entendre
tant de temps à attendre
a chercher dans le noir

et moi je vois la fin
qui grouille et qui s'amène
avec sa gueule moche
et qui m'ouvre ses bras
de grenouille bancroche

je voudrais pas crever
non monsieur non madame
avant d'avoir tâté
le goût qui me tourmente
le goût qu'est le plus fort
je voudrais pas crever
avant d'avoir goûté
la saveur de la mort...

.

IO NON VORREI CREPARE
PRIMA DI AVER CONOSCIUTO
I CANI NERI DEL MESSICO
CHE DORMONO SENZA SOGNARE
LE SCIMMIE DAL CULO PELATO
DIVORATRICI DI FIORI TROPICALI
I RAGNI D'ARGENTO
DAL NIDO RIPIENO DI BOLLE
IO NON VORREI CREPARE
SENZA SAPERE SE LA LUNA
DIETRO LA SUA FALSA ARIA
DA MONETA ANTICA
HA UN FACCIA A PUNTA
SE IL SOLE È FREDDO
SE LE QUATTRO STAGIONI
NON SONO DAVVERO CHE QUATTRO
SENZA AVER PROVATO
A INDOSSARE UNA VESTAGLIA
LUNGO I GRANDI VIALI ALBERATI
SENZA AVER GUARDATO
IN UNA BOCCA DI FOGNA
SENZA AVER MESSO IL MIO CAZZO
IN CERTI ANGOLETTI BIZZARRI
IO NON VORREI FINIRE
SENZA CONOSCERE LA LEBBRA
O LE SETTE MALATTIE
CHE SI PIGLIANO LAGGIÙ
NÉ IL BUONO NÉ IL CATTIVO
MI DAREBBBERO TORMENTO
SE SE SE IO SAPESSI
CHE NE AVRÒ LA PRIMIZIA
E C'È ANCHE DA ULTIMO
TUTTO QUELLO CHE CONOSCO
TUTTO QUELLO CHE APPREZZO
CHE SO CHE MI PIACE
IL FONDO VERDE DEL MARE
DOVE BALLANO IL VALZER
GLI STELI DELLE ALGHE
SULLA SABBIA ONDULATA
L'ERBA ARROSTITA DI GIUGNO
LA TERRA CHE SI SCREPOLA
L'ODORE DELLE CONIFERE
E I BACI DI QUELLA
CHE INSOMMA
LA BELLA ECCO
IL MIO ORSETTO, L' URSULA
IO NON VORREI CREPARE
PRIMA DI AVER CONSUMATO
LA SUA BOCCA CON LA MIA BOCCA
IL SUO CORPO CON LE MIE MANI
IL RESTO CON I MIEI OCCHI
MEGLIO CHE NON DICA ALTRO
RESTIAMO RISPETTOSI
IO NON VORREI MORIRE
SENZA CHE SI SIANO INVENTATE
LE ROSE ETERNE
LA GIORNATA DI DUE ORE
IL MARE IN MONTAGNA
LA MONTAGNA AL MARE
LA FINE DEL DOLORE
I GIORNALI A COLORI
TUTTI I BAMBINI CONTENTI
E TANTE ALTRE ROBE ANCORA
CHE DORMONO NEI CRANI
DEI GENIALI INGEGNERI
DEI GIARDINIERI GIOVIALI
DEGLI INQUIETI SOCIALISTI
DEGLI URBANI URBANISTI
E DEI PENSOSI PENSATORI
TANTE COSE DA VEDERE
DA VEDERE E DA SENTIRE TUTTE
TANTO TEMPO DA ASPETTARE
DA CERCARE NEL BUIO
E IO VEDO LA FINE
CHE SI SPICCIA E CHE ARRIVA
CON LA SUA BRUTTA BOCCA
E CHE MI APRE LE SUE BRACCIA
DI RANOCCHIA SCIANCATA.
IO NON VORREI CREPARE
NOSSIGNORE NOSSIGNORA
PRIMA DI AVER PROVATO
IL GUSTO CHE MI TORMENTA
IL GUSTO CHE È IL PIÙ FORTE
IO NON VORREI CREPARE
PRIMA DI AVER ASSAGGIATO
IL SAPORE DELLA MORTE ...


http://youtu.be/djnRlqMt2tc - legge gassman

https://youtu.be/cfSxZOkYo4o  - https://youtu.be/TIQ130bFpT0

 

 

Fais-moi mal
Johnny
- 1956
Il s'est levé à mon approche
Debout, il était bien plus p'tit
Je me suis dit c'est dans la poche
Ce mignon-là, c'est pour mon lit
Il m'arrivait jusqu'à l'épaule
Mais il était râblé comme tout
Il m'a suivie jusqu'à ma piaule
Et j'ai crié vas-y mon loup

Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny
Envole-moi au ciel ... zoum!
Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny
Moi j'aim' l'amour qui fait boum!

Il n'avait plus que ses chaussettes
Des bell' jaunes avec des raies bleues
Il m'a regardé d'un oeil bête
Il comprenait rien, l'malheureux
Et il m'a dit l'air désolé
Je n'ferais pas d'mal à une mouche
Il m'énervait! Je l'ai giflé
Et j'ai grincé d'un air farouche

Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny
Je n'suis pas une mouche ... zoum!
Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny
Moi j'aim' l'amour qui fait boum!

Voyant qu'il ne s'excitait guère
Je l'ai insulté sauvagement
J'y ai donné tous les noms d'la terre
Et encor' d'aut's bien moins courants
Ça l'a réveillé aussi sec
Et il m'a dit arrête ton charre
Tu m'prends vraiment pour un pauve mec
J'vais t'en r'filer, d'la série noire

Tu m'fais mal, Johnny, Johnny, Johnny
Pas avec des pieds ... zing!
Tu m'fais mal, Johnny, Johnny, Johnny
J'aim' pas l'amour qui fait bing!

Il a remis sa p'tite chemise
Son p'tit complet, ses p'tits souliers
Il est descendu l'escalier
En m'laissant une épaule démise
Pour des voyous de cette espèce
C'est bien la peine de faire des frais
Maintenant, j'ai des bleus plein les fesses
Et plus jamais je ne dirai

Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny
Envole-moi au ciel ... zoum!
Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny
Moi j'aim' l'amour qui fait boum!

 

 

 

 

LE POLITIQUE
Ils ont sonné à ma porte
Je suis sorti de mon lit
Ils sont entrés dans ma chambre
Ils m'ont dit de m'habiller

Le soleil par la fenêtre
Ruisselait sur le plancher
Ils m'ont dit mets tes chaussures
On chantait sur le palier
J'ai descendu l'escalier
Entre leurs deux uniformes
Adossé à une borne
Un clochard se réveillait
Ils me donneront la fièvre
La lumière dans les yeux
Ils me casseront les jambes
A coups de souliers ferrés

Mais je ne dirai rien
Car je n'ai rien à dire
Je crois à ce que j'aime
Et vous le savez bien

Ils m'ont emmené là-bas
Dans la grande salle rouge
Ils m'ont parqué dans un coin
Comme un meuble... comme un chien
Ils m'ont demandé mon âge
J'ai répondu vingt-sept ans
Ils ont écrit des mensonges
Sur des registres pesants
Ils voulaient que je répète
Tout ce que j'avais chanté
Il y avait une mouche
Sur la manche du greffier
Qui vous a donné le droit
De juger votre prochain
Votre robe de drap noir
Ou vos figures de deuil

Je ne vous dirai rien
Car je n'ai rien à dire
Je crois à ce que j'aime
Et vous le savez bien

Ils m'ont remis dans la cage
Ils reviennent tous les jours
Ils veulent que je leur parle
Je me moque des discours
Je me moque de menaces
Je me moque de vos coups
Le soleil vient à sept heures
M'éveiller dans mon cachot
Un jour avant le soleil
Quelqu'un viendra me chercher
On coupera ma chemise
On me liera les poignets

Si vous voulez que je vive
Mettez-moi en liberté
Si vous voulez que je meure
A quoi bon me torturer
Car je ne dirai rien
Je n'ai rien à vous dire
Je crois à ce que j'aime
Et vous le savez bien

frmusique.ru   -   echolalie.org

parolesonline.com   -   lieucommun.com

 

 

 


Qu'est-ce que vous attendez
Pour m'aimer
Pour m'aimer
Qu'est-ce que vous attendez
Pour m'aimer dans vos bras ?

***


Je mourrai un peu

beaucoup
Sans passion

mais avec intérêt
Et puis quand tout sera fini
Je mourrai

 

 

 

     raccolta frmusique.ru  testi  .zip    

 

testi boris vian in francese

 

Je bois

Je bois
Systématiquement
Pour oublier les amis de ma femme
Je bois
Systématiquement
Pour oublier tous mes emmerdements
Je bois
N'importe quel jaja
Pourvu qu'il fasse ses douze degrés cinque
Je bois
La pire des vinasses
C'est dégueulasse, mais
ça fait passer l'temps


La vie est-elle tell'ment marrante
La vie est-elle tell'ment vivante
Je pose ces deux questions
La vie vaut-elle d'être vécue
L'amour vaut-il qu'on soit cocu
Je pose ces deux questions
Auxquelles personne ne répond ... et
Je bois
Systématiquement
Pour oublier le prochain jour du terme
Je bois
Systématiquement
Pour oublier que je n'ai plus vingt ans
Je bois
Dès que j'ai des loisirs
Pour être saoul, pour ne plus voir ma gueule
Je bois
Sans y prendre plaisir
Pour pas me dire qu'il faudrait en finir...
https://youtu.be/5qXkV1e6yZY


 

 

 

 

Ne vous mariez pas
les filles

NON SPOSATEVI RAGAZZE

AVETE VISTO UN UOMO NUDO
USCIRE IMPROVVISAMENTE DAL BAGNO
I PELI GOCCIOLANTI E I BAFFI TRISTI
AVETE VISTO UN UOMO PROPRIO BRUTTO
MENTRE MANGIA SPAGHETTI
FORCHETTA IN PUGNO INEBETITO
E SALSA DI POMODORO SUL GILET

QUANDO SONO BELLI SONO IDIOTI
QUANDO SONO VECCHI SONO ORRENDI
QUANDO SONO GRANDI SONO NULLAFACENTI
QUANDO SONO PICCOLI SONO CATTIVI

AVETE VISTO UN UOMO TROPPO GRASSO
TIRAR FUORI LE GAMBE DAL SUO LETTO
MASSAGGIARSI LA PANCIA

GRATTARSI I CAPELLI
E guardarsi I PIEDI PENSIEROSO?

NON VI SPOSATE RAGAZZE
NON VI SPOSATE
FATTE PIUTTOSTO DEL CINEMA
RESTATE VERGINI DA VOSTRO PADRE
FATTE LA SERVA DI UN CARBONAIO
ALLEVATE SCIMMIE ALLEVATE GATTI
ALZATE LE GAMBE ALL'OPERA
VENDETE SCATOLE DI CIOCCOLATO
INDOSSATE IL VELO O NO
DANZATE NUDE DAVANTI AI RIMBAMBITI
FATE LA PROSTITUTA AVENUE DU BOIS
MA NON VI SPOSATE RAGAZZE
NON VI SPOSATE

AVETE VISTO UN UOMO IMPACCIATO
RIENTRARE TARDI PER IL PRANZO
DEL ROSSETTO SUL COLLO
E LA TREMARELLA ALLE GAMBE
AVETE VISTO AL CABARET
UN SIGNORE NON PIU TANTO FRESCO
CHE SI STRUSCIA CON INSISTENZA
CONTRO UN PICCOLO FIORE INNOCENTE

QUANDO SONO SCEMI ROMPONO
QUANDO SONO FORTI FANNO SPORT
QUANDO SONO RICCHI SI TENGONO LA GRANA
QUANDO SONO DURI VI TORTURANO

AVETE VISTO AL VOSTRO BRACCIO
UN MAGRETTO CON GLI OCCHI DA TOPO
ARRICCIARSI QUEI TRE PELI DI BAFFO
E IMPETTIRSI CON ARIA ARROGANTE

NON VI SPOSATE RAGAZZE
NON VI SPOSATE
INDOSSATE I VOSTRI ABITI ELEGANTI
ANDATE A BALLARE ALL'OLYMPIA
CAMBIATE AMANTE QUATTRO VOLTE AL MESE
PRENDETE IL MALLOPPO E CONSERVATELO
NASCONDETE LA GRANA SOTTO IL MATERASSO
A CINQUANTANNI VI SERVIRA
A PAGARVI DEI GIOVANI BEI MASCHIETTI
NIENTE NELLA TESTA TUTTO NELLE BRACCIA

AH CHE BELLA VITA SARÀ
SE NON VI SPOSERETE RAGAZZE
SE NON VI SPOSERETE

 

 

 



J'suis snob ... J'suis snob
C'est vraiment l'seul défaut que j'gobe
Ça demande des mois d'turbin
C'est une vie de galérien
Mais lorsque je sors à son bras
Je suis fier du résultat
J'suis snob... Foutrement snob
Tous mes amis le sont
On est snobs et c'est bon

Chemises d'organdi, chaussures de zébu
Cravate d'Italie et méchant complet vermoulu
Un rubis au doigt ... de pied, pas çui-là
Les ongles tout noirs et un tres joli p'tit mouchoir
J'vais au cinéma voir des films suédois
Et j'entre au bistro pour boire du whisky à gogo
J'ai pas mal au foie, personne fait plus ça
J'ai un ulcère, c'est moins banal et plus cher

J'suis snob ... J'suis snob
J'm'appelle Patrick, mais on dit Bob
Je fais du ch'val tous les matins
Car j'ador' l'odeur du crottin
Je ne fréquente que des baronnes
Aux noms comme des trombones
J'suis snob ... Excessivement snob
Et quand j'parle d'amour
C'est tout nu dans la cour

On se réunit avec les amis
Tous les vendredis, pour faire des snobisme-parties
Il y a du coca, on deteste ça
Et du camembert qu'on mange à la petite cuiller
Mon appartement est vraiment charmant
J'me chauffe au diamant, on n'peut rien rêver d'plus fumant
J'avais la télé, mais ça m'ennuyait
Je l'ai r'tournée ... d'l'aut' côté c'est passionnant

J'suis snob ... J'suis snob
J'suis ravagé par ce microbe
J'ai des accidents en Jaguar
Je passe le mois d'août au plumard
C'est dans les p'tits détails comme ça
Que l'on est snob ou pas
J'suis snob ... Encor plus snob que tout à l'heure
Et quand je serai mort
J'veux un suaire de chez Dior

boris vian - jimmy walter1954

https://youtu.be/yFdYZQmQtcs

 

A tous les enfants
A tous les enfants

qui sont partis le sac au dos
Par un brumeux matin d'avril
Je voudrais faire un monument
A tous les enfants

qui ont pleuré le sac au dos
Les yeux baissés sur leurs chagrins
Je voudrais faire un monument
Pas de pierre, pas de béton,

ni de bronze qui devient vert

sous la morsure aiguë du temps
Un monument de leur souffrance
Un monument de leur terreur
Aussi de leur étonnement
Voilà le monde parfumé, plein de rires,
plein d'oiseaux bleus,

soudain griffé d'un coup de feu
Un monde neuf

où sur un corps qui va tomber
grandit une tache de sang
Mais à tous ceux qui sont restés

les pieds au chaud, sous leur bureau

en calculant le rendement de la guerre
qu'ils ont voulue
A tous les gras, tous les cocus

qui ventripotent dans la vie

et comptent et comptent leurs écus
A tous ceux-là

je dresserai le monument

qui leur convient
avec la schlague avec le fouet,

avec mes pieds, avec mes poings
Avec des mots qui colleront

sur leurs faux-plis,
sur leurs bajoues,

des marques de honte et de boue

 

https://youtu.be/2KGI5Z1HL_g  - joan baez

 

1954 - 1959
enregistrée par joan baez puis par catherine sauvage

sur une musique de claude vence
borisvian.fr

 A TUTTI I RAGAZZI

A tutti i ragazzi

che son partiti con lo zaino in spalla
in un nebbioso mattino d’aprile
vorrei fare il monumento
a tutti i ragazzi

che hanno pianto con lo zaino in spalla
occhi bassi sui loro dispiaceri
vorrei fare il monumento
non di pietra nè di cemento

nè di bronzo che diventa verde

sotto l'acuto morso del tempo
un monumento della loro sofferenza
un monumento del loro terrore
come del loro stupore
ecco il mondo profumato pieno di risa
pieno di uccelli blu

SUBITO SEGNATO da uno sparo
un mondo nuovo

dove sul corpo che cade
s’allarga una macchia di sangue
Ma a tutti quelli che son rimasti

coi piedi al caldo sotto la scrivania

a calcolare i profitti della guerra

che han voluta
a tutti i grassi tutti i cornuti

che vivono panzuti
e contano contano i loro soldi.
A tutti quelli

erigerò un monumento

come loro si deve
con la schlague   con la frusta

con calci e pugni
con parole che si incolleranno

alle loro grinze
e alle loro facce cascanti
SEGNI di vergogna e di fango


 

Schlague - barra d'acciaio avvolta da nervi di bue intrecciati LUNGA circa un metro.
anche guinzaglio CHE AVEVA SULL'IMPUGNATURA DI CUOIO UN GANCIO DA INSERIRE NEL COLLARE e  CHE  POTEVA  essere usato per colpire  .

sostantivo di origine tedesca

SCHLAGEN = COLPIRE - PICCHIARE - SCONFIGGERE


Un de plus
Un de plus
Un sans raison
Mais puisque les autres
Se posent les questions des autres
Et leur répondent avec les mots des autres
Que faire d’autre
Que d’écrire comme les autres
Et d’hésiter
De répéter
Et de chercher
De rechercher
De pas trouver
De s’emmerder
Et de se dire ça sert à rien
Il vaudrait mieux gagner sa vie
Mais ma vie, je l’ai, moi, ma vie


J’ai pas besoin de la gagner
C’est pas un problème du tout
La seule chose qui en soit pas un
C’est tout le reste les problèmes
Mais ils sont tous déjà posés
Ils se sont tous interrogés
Sur tous les plus petits sujets
Alors moi qu’est-ce qu’il me reste
Ils ont pris tous les mots commodes
Les beaux mots à faire du verbe
Les écumants, les chauds, les gros
Les cieux, les astres , les lanternes
Et ces brutes molles de vagues
Ragent rongent les rochers rouges
C’est plein de ténèbres et de cris
C’est plein de sang et plein de sexe
Plein de ventouses et de rubis
Alors moi qu’est-ce qu’il me reste
Faut-il me demander sans bruit
Et sans écrire et sans dormir
Faut-il que je cherche pour moi
Sans le dire , même au concierge
Au nain qui court sous mon plancher
Au papaouteur dans ma poche
Ni au curé de mon tiroir
Faut-il faut-il que je me sonde
Tout seul sans une soeur tourière
Qui vous empoigne la quéquette
Et vous larde comme un gendarme
D’une lance à la vaseline
Faut-il faut-il que je me fourre
Une tige dans les naseaux
Contre une urémie du cerveau
Et que je voie couler mes mots
Ils se sont tous interrogés
Je n’ai plus droit à la parole
Ils ont pris tous les beaux luisants
Ils sont tous installés là-haut
Où c’est la place des poètes
Avec des lyres à pédale
Avec des lyres à vapeur
Avec des lyres à huit socs
Et des Pégase à réacteur
J’ai pas le plus petit sujet
J’ai plus que les mots les plus plats
Tous les mots cons tous les mollets
J’ai plus que me moi le la les
J’ai plus que du dont qui quoi qu’est-ce
Qu’est, elle et lui, qu’eux nous vous ni
Comment voulez-vous que je fasse
Un poème avec ces mots-là ?
Eh ben tant pis j’en ferai pas.

1993
Uno di più
Uno di più
Uno senza ragione
Ma poiché gli altri
Si pongono le domande degli altri
E rispondono loro con le parole degli altri
Che altro fare
Che scrivere, come gli altri
Ed esitare
E ripetere
E cercare
E ricercare
E non trovare
E annoiarsi
E dire che non serve a niente
Sarebbe meglio guadagnarsi da vivere
Ma la mia vita, ce l'ho, io, la mia vita


Non ho bisogno di guadagnarla
Non è un problema per niente
La sola cosa che rimane
È tutto il resto, i problemi
Ma essi sono tutti già posti
Essi si sono tutti interrogati
Sui minimi argomenti
Allora a me cosa resta
Essi hanno adoperato tutte le parole comode
Le parole belle per fare il discorso
Quelle spumeggianti, quelle calde, le grosse
I cieli, gli astri, i lampioni
E queste bestione molli delle onde
Arrabbiate scavano le rocce rosse
~ pieno di tenebra e di urla
E pieno di sangue e pieno di sesso
Pieno di ventose e di rubini
Allora a me cosa resta
Bisogna domandarmi senza rumore
E senza scrivere e senza dormire
Bisogna che io cerchi per me
Senza dirlo, neppure al portiere
Al nano che corre sul mio pavimento
Al brontolone nella mia tasca
Né al prete del mio cassetto
Bisogna bisogna che io mi scruti
Solo senza una suora guardiana
Che impugni il pisello
E vi molesti come un gendarme
Con una lancia alla vasellina
Bisogna bisogna che mi ficchi
Un tronco nelle narici
Contro una uremia al cervello
E che io veda scorrere le mie parole
Essi si sono tutti interrogati
lo non ho diritto alla parola
Essi hanno preso tutte quelle splendenti
Essi sono installati là in alto
Dove è il posto dei poeti
Con delle lire a pedale
Con delle lire a vapore ..
Con delle lire a otto vomeri
E dei pegasi a reazione
Non ho il più piccolo soggetto
Non ho che le parole più vili
Tutte le parole meno tutte quelle fiacche
lo non ho più che mi io le la i
lo non ho più che di cui chi che che cosa
C'è, lei e lui, che loro noi voi né
Come volete che io faccia
Un poema con queste parole?
Ebbene tanto peggio non lo farò.
1993


C'era una lampada di rame
Che bruciava da tanti anni
C'era uno specchio incantato
Che rifletteva il volto
Il volto che si avrebbe
Sul letto dorato della morte
C'era un libro di cuoio azzurro
Dove s'incontravano il cielo e la terra
L'acqua, il fuoco, i tredici misteri
Una clessidra scandiva il tempo
Con il suo ago di polvere
C'era una pesante serratura
Che affondava il suo duro morso
Nella porta di solida quercia
Che chiude la torre in eterno
Sulla camera rotonda, la tavola
La volta di calce, la finestra
Dai vetri tappati di piombo
E i topi si arrampicavano sull'edera
Che circondava la torre di pietra
Dove il sole non filtrava più
Era davvero orribilmente romantico.

Y avait une lampe de cuivre
Qui brulait depuis des années
Y avait un miroir enchanté
Et l'on y voyait le visage
Le visage que l'on aurait
Sur le lit doré de la mort
Y avait un livre de cuir bleu
Où tenaient le ciel et la terre
L'eau, le feu, les treize mystères
Un sablier filait le temps
Sur son aiguille de poussière
Y avait une lourde serrure
Qui crochait sa dure morsure
A la porte de chene épais
Fermant la tour à tout jamais
Sur la chambre ronde, la table
La voute de chaux, la fenetre
Aux verres enchassés de plomb
Et les rats grimpaient dans le lierre
Tout autour de la tour de pierre
Où le soleil ne venait plus
C'était vraiment horriblement romantique.
1951-1953
Perché vivo
Per la gamba gialla
D'una donna bionda
Appoggiata al muro
In pieno sole
Per la vela gonfia
Di un battello del porto
Per l'ombra delle tende
Il caffè ghiacciato
Che si beve con la cannuccia
per toccare la sabbia
Vedere il fondo dell'acqua
Che diventa così azzurro
Che discende tanto in basso
Con i calmi pesci
Pascolanti sul fondo
Che si librano sopra
I capelli delle alghe
Come uccelli lenti
Come uccelli azzurri
perché vivo
Perché è bello.

da non vorrei crepare

Pourquoi que je vis
Pour la jambe jaune
D'une femme blonde
Appuyée au mur
Sous le plein soleil
Pour la voile ronde
D'un pointu du port
Pour l'ombre des stores
Le café glacé
Qu'on boit dans un tube
Pour toucher le sable
Voir le fond de l'eau
Qui devient si bleu
Qui descend si bas
Avec les poissons
Les calmes poissons
Ils paissent le fond
Volent au-dessus
Des algues cheveux
Comme zoizeaux lents
Comme zoizeaux bleus
Pourquoi que je vis
Parce que c'est joli


Mozart avec nous
Au temps des dorures et des falbalas
Les marquis frivoles et les marquises
au frais minois
Pour un menuet timide
Esquissaient trois petits pas
Grâces envolées, vieux airs du passé
Clavecin fragile aux résonances d'autrefois
Un gosse à perruque blanche
A fait danser tous ces gens-là

Cha cha cha, cha cha cha, non tu n'existais pas encore
Cha cha cha, cha cha cha, le Brésil n'en était pas là

Douce mélodie qui fit cent fois le tour du monde
Et que Mozart a négligé d'agrémenter
de quelques cha cha cha
Sur ton rythme gai dansez les brunes et les blond'
En oubliant le temps bien proche
où pianotaient vos petits doigts

Cha cha cha, cha cha cha,
c'est votre vieille Marche Turque
Cha cha cha, cha cha cha, venez marquise, écouter ça!

Tout près d'Istanbul, sous les pergolas
Tous les jeunes Turcs s'en vont danser le cha cha cha
Et la fraîche odeur des roses
Vient parfumer leurs ébats
Sous le ciel troublant des nuits de gala
Quand un beau danseur serre un fille entre ses bras
Dans les yeux de sa compagne
Il sait ce qu'il trouvera

Cha cha cha, cha cha cha, ce gai refrain qui nous enivre
Cha cha cha, cha cha cha, et qui jamais ne finira

Que ce soit Rio, Paris, New York, les Dardanelles
On ne peut résister longtemps
quand on entend venir le cha cha cha
Rythme tropical aux senteurs d'ambre et de cannelle
Emporte-nous bien loin de tout
dans l'allégresse et dans la joie

Cha cha cha, cha cha cha, nuits étoilées sur le Bosphore
Cha cha cha, cha cha cha, drôl' de truc turc que ce truc-là
Cha cha cha, cha cha cha, ah non vraiment, on n'est pas forts
Cha cha cha, cha cha cha, Mozart ne méritait pas ça

Mais faut bien vi-i-ivre

https://youtu.be/c-0eYIN_ecw  - MOZART AVEC NOUS - CANTA BV



La vita, è come un dente
All’inizio non ci si pensa
Felici di masticare
Ma poi ecco che d’improvviso si guasta
Fa male, e preoccupati
Lo si cura non senza fastidi
E per essere veramente guariti
Bisogna strapparla, la vita.
...
La vie, c’est comme une dent
D’abord on y a pas pensé
On s’est contenté de mâcher
Et puis ça se gâte soudain
Ça vous fait mal, et on y tient
Et on la soigne et les soucis
Et pour qu’on soit vraiment guéri
Il faut vous l’arracher, la vie
je voudrais pas crever - 1966

b
oris Vian, réputé pessimiste, adorait l'absurde, la fête et le jeu. Il est aussi l'inventeur de systèmes et de mots parmi lesquels figure le « peignophone », un instrument de musique composé d'un peigne et d'une feuille de papier à cigarettes dont il jouait au lycéenote, ainsi que le piano-cocktail, instrument imaginaire destiné à fournir de la musique et des boissons en même temps.
Pendant quinze ans, il a aussi milité en faveur du jazz, qu'il a commencé à pratiquer dès 1937 au Hot Club de France. Ses chroniques, parues dans des journaux comme Combat, Jazz-hot, Arts, ont été rassemblées en 1982 : Écrits sur le jazz. Il a aussi créé 48 émissions radiophoniques Jazz in Paris, dont les textes, en anglais et en français étaient destinés à une radio new-yorkaise et dont les manuscrits ont été rassemblés en édition bilingue en 1996.
Son œuvre littéraire, peu appréciée de son vivant, a été saluée par la jeunesse dès les années 1960-1970. L'Écume des jours en particulier, avec ses jeux de mots et ses personnages à clef, a fait de lui un véritable mythe. Il est désormais un classique qu'on étudie dans les collèges.
Il est également l'auteur de peintures, de dessins et de croquis.
bonosbones


vian  
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