vladimir vladimirovič majakovskij maïakovski mayakovsky
Маяковский Владимир Владимирович
pagina 5
instead of a letter
in luogo di una lettera
lilička !
un fumo di tabacco ha divorato l'
aria
mia diletta
il mio amore 26.5.1916 pietrogrado |
Лиличка ! Liličhka !
in my sleeve.
plea for rest.
and with whom. |

Prologo - a piena voce - FLAUTO DI VERTEBRE
A voi tutte
che piacete o siete piaciute
icone serbate dall’anima dentro i suoi antri
in un brindisi alla vostra salute
alzo il cranio traboccante di canti.
Mi chiedo ancora ed ancora
se non sia meglio mettere il punto
d’un proiettile all’essere mio.
Oggi io darO
per l’appunto
un concerto d’addio.
Raduna o memoria
del cervello dentro il vestibolo
le femmine amate in lunghi filari.
D’occhio in occhio versa il tuo giubilo.
Travesti la notte in antichi sponsali.
Travasa di corpo in corpo il tuo gaudio.
Che questa notte sia memorabile.
Oggi io suonerO il flauto
sulla mia colonna spinale.
Miglia di strade io gualcisco in cammino.
Dove celare l’inferno che ho in me?
Quale Hoffman divino Creò o donna perfida te?
Son anguste le vie per la gioiosa bufera
Gente vestita di gala attinge ed attinge la festa.
Io penso.
Grumi di sangue i pensieri
malati e rappresi mi strisciano fuori di testa.
Io
taumaturgo di tutto quello che E festa
con chi andare alla festa non ho.
Mi scaglierò a terra e la testa
Contro il lastrico sfracellerO !
Ho bestemmiato
ho urlato che Dio non esiste
e Dio ha evocato una donna dalle voragini amare
tale che la montagna dinanzi a lei trasalGA
me l’ha condotta e m’ha detto d’amare.
Dio è soddisfatto.
Sotto cieli lontani
un uomo come una fiera esala l’estremo sospiro.
Dio si stropiccia le mani.
Dio pensa
vedrai Vladimiro !
E’ da Dio che fu stabilito
che io non indovini il mistero dietro il tuo nome
che ha pensato di darti un vero marito
e di spiegare sul pianoforte una musica d’uomo.
Alla soglia della tua alcova venire con passo felpato
fare la croce sul tuo piumino purpureo:
lo so
si sentirebbe puzzo di lana bruciata
e dalla carne del diavolo s’alzerebbe fumo sulfureo.
E me fino all’alba ha sconvolto l’orrore
che tu fossi condotta verso l’amore e il martirio.
Ho sfaccettato le mie lacrime in versi
gioielliere in delirio !
Giuocare a carte sciacquare nel vino
la rauca gola del cuore!
Non ho bisogno di te.
Non voglio.
Tanto lo so
fra breve creperO.
Se davvero tu esisti
o Dio o mio Dio
se fosti tu a tessere il tappeto stellato,
se questo tormento,
ogni giorno moltiplicato,
è per me un tuo esperimento,
indossa la toga curiale.
La mia visita attendi.
Sarò puntuale,
non tarderò ventiquattrore.
Ascoltami
altissimo Inquisitore !
Chiuderò la bocca.
Sillaba non udirete
dai labbri serrati dentro la morsa dei denti.
Attaccami
alle code di cavallo delle comete
lacerami
contro le stelle taglienti.
Meglio ancora quando l’anima mia
si presenterA al tuo tribunale
corruga le ciglia ed impiccami
a guisa di criminale
al capestro della Via Lattea.
Fa’ di me quel che ti pare.
Se vuoi squartami.
La tua mano sarA da me benedetta.
Soltanto ascoltami !
Portati via la maledetta
che mi hai condannato ad amare!
Miglia di strada io gualcisco in cammino.
Dove celare l’inferno che ho in me?
Quale Hoffman divino
creò o donna perfida te?
.
La guerra è dichiarata
“Edizione della sera! Della sera! Della sera!
Italia! Germania! Austria!”
E sulla piazza, lugubremente listata di nero,
si effuse un rigagnolo di sangue purpureo!
Un caffè infranse il proprio muso a sangue,
imporporato da un grido ferino:
“Il veleno del sangue nei giuochi del Reno!
I tuoni degli obici sul marmo di Roma!”
Dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionette
gocciolavano lacrime di stelle come farina in uno straccio,
e la pietà, schiacciata dalle suole, strillava:
“Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi!”
I generali di bronzo sullo zoccolo a faccette
supplicavano: “Sferrateci, e noi andremo!”
Scalpitavano i baci della cavalleria che prendeva commiato,
e i fanti desideravano la vittoria-assassina.
Alla città accatastata giunse mostruosa nel sogno
la voce di basso del cannone sghignazzante,
mentre da occidente cadeva rossa neve
in brandelli succosi di carne umana.
La piazza si gonfiava, una compagnia dopo l’altra,
sulla sua fronte stizzita si gonfiavano le vene.
“Aspettate, noi asciugheremo le sciabole
sulla seta delle cocottes nei viali di Vienna!”
Gli strilloni si sgolavano: “Edizione della sera!
Italia! Germania! Austria!”
E dalla notte, lugubremente listata di nero,
scorreva, scorreva un rigagnolo di sangue purpureo.
luglio 1914
Trad AM Ripellino - Poesia straniera del Novecento - Garzanti
bibliotecamarxista.org
oldpoetry.com
http://www.youtube.com/watch?v=V2g9KPbjlmc&feature=player_embedded
All'amato me stesso Quattro. Pesanti come un colpo. "A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio". Ma uno come me dove potrà ficcarsi? Dove mi si è apprestata una tana? S'io fossi piccolo come il grande oceano, mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l'alta marea accarezzando la luna. Dove trovare un'amata uguale a me? Angusto sarebbe il cielo per contenerla! O s'io fossi povero come un miliardario.. Che cos'è il denaro per l'anima? Un ladro insaziabile s'annida in essa: all'orda sfrenata di tutti i miei desideri non basta l'oro di tutte le Californie! S'io fossi balbuziente come Dante o Petrarca... Accendere l'anima per una sola, ordinarle coi versi... Struggersi in cenere. E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo: pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto le amanti di tutti i secoli. O s'io fossi silenzioso, umile tuono... Gemerei stringendo con un brivido l'intrepido eremo della terra... Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa. Le comete torceranno le braccia fiammeggianti, gettandosi a capofitto dalla malinconia. Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti s'io fossi appannato come il sole... Che bisogno ho io d'abbeverare col mio splendore il grembo dimagrato della terra? Passerò trascinando il mio enorme amore in quale notte delirante e malaticcia? Da quali Golia fui concepito così grande, e così inutile? |
Qualche
parola su me stesso Amo guardare come muoiono i bambini. L'avete mai vista la brumosa onda della risacca del riso dietro la proboscide della tristezza? Io, invece, nella biblioteca delle strade ho sfogliato così spesso il volume delle tombe. La mezzanotte palpava con fradice dita me e il chiuso steccato, e con la calvizie della cupola imperlata dall'acquazzone galoppava la cattedrale impazzita. E vedo: Cristo fuggiva dall'icona, e la fanghiglia baciava in lacrime il lembo della tunica sbattuto dal vento. Io grido contro il muro, conficco il pugnale delle parole frenetiche nella polpa del cielo inturgidito: << Sole! Padre mio! Abbi tu almeno pietà, non tormentarmi! E' il sangue mio da te versato che scorre sul lungo cammino. E' la mia anima in quei brandelli della lacerata nuvola sull'arrugginita croce del campanile nel cielo riarso! Tempo! Almeno tu, sciancato pittorucolo di icone, dipingi la mia immagine nel sacrario del secolo deforme! Sono solitario come l'ultimo occhio di un uomo in cammino verso la terra dei ciechi>>. 1913 |
|
Alle insegne Leggete libri di ferro! Sotto il flauto d'una lettera indorata si arrampicheranno marene affumicate e navoni dai riccioli d'oro. E se con allegra cagnara turbineranno le stelle anche l'ufficio di pompe funebri moverà i propri sarcofaghi. Quando poi, tetra e lamentevole, spegnerà i segnali dei lampioni, innamoratevi sotto il cielo delle bettole dei papaveri sui bricchi di maiolica. 1913 Nebbia Spostato su col gomito un lievito di nebbia, Colava biacca da una fiasca nera E a briglia sciolta nel cielo Canuto e greve caracollava fra le nuvole. Nel fuso rame di case stagnate A stento si contengono i tremiti delle vie, Stuzzicati da un rosso mantello di lussuria, I fumi diramavano le corna dentro il cielo. Cosce-vulcani sotto il ghiaccio delle vesti Messi di seni mature già per il raccolto. Dai marciapiedi con ammicchi malandrini Frecce spuntate insorsero gelose. Stormo che a un colpo di tacco si levi a volo nel cielo Preghiere di altezze presero al laccio Iddio: Con sorrisi da topi lo spennarono E beffarde lo trassero per la fessura d' una soglia. L' Oriente in un vicolo le scorse, Più in alto risospinse la smorfia del cielo E il sole dalla nera borsa strappato fuori Pestò con cattiveria le costole del tetto. |
Il partito Il Partito è un uragano denso di voci flebili e sottili e alle sue raffiche crollano i fortilizi del nemico. La sciagura è sull' uomo solitario, la sciagura è nell' uomo quando è solo. L' uomo solo non è un invincibile guerriero. Di lui ha ragione il più forte anche da solo, hanno ragione i deboli se si mettono in due. Ma quando dentro il Partito si uniscono i deboli di tutta la terra arrenditi, nemico, muori e giaci. Il Partito è una mano che ha milioni di dita strette in un unico pugno. L' uomo ch' è solo è una facile preda, anche se vale non alzerà una semplice trave, ne tanto meno una casa a cinque piani. Ma il Partito è milioni di spalle, spalle vicine le une alle altre e queste portano al cielo le costruzioni del socialismo. lì Partito è la spina dorsale della classe operaia. Il Partito è l' immortalità del nostro lavoro. Il Partito è l' unica cosa che non tradisce |
|
PAGINE 1 - 5 DISEGNI_- ELSA TRIOLET - FUTURISMO - LILJA BRIK - BIO - SUICIDIO PATRICIA THOMPSON - CINEMA - TEATRO - OMAGGIO DI NERUDA - TAT'JANA & ALTRO
|
altri autori
home