nâzim hikmet'le (ran)

NAzim Hikmet ( NAzim Hikmet Ran )   [ nAzim´ hEkmet´ rAn ]

 

HIKMET   1    1A     2     2a

 

LETTERE DAL CARCERE

segue pagina 2a

 

alla moglie munevvér che in turco significa 'la saggia'

prigione di bursa - anatolia

 


le problème n'est pas d'être en prison

le problème est de s'avouer vaincu

guardo in ginocchio la terra
guardo l’erba
guardo l’insetto
guardo l’istante fiorito e azzurro
sei come la terra di primavera amore
io ti guardo.
sdraiato sul dorso vedo il cielo
vedo i rami degli alberi
vedo le cicogne che volano
sei come il cielo di primavera amore
io ti vedo.
ho acceso un fuoco di notte in campagna
tocco il fuoco
tocco l’acqua
tocco la stoffa e l’argento
sei come un fuoco di bivacco all’addiaccio
io ti tocco.
sono tra gli uomini amo gli uomini
amo l’azione
amo il pensiero
amo la mia lotta
sei un essere umano nella mia lotta
ti amo

1947

Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l'altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo
mi fermavo, e tu ti fermavi
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito.

 

 

1948

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s'affonda nell'acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell'arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

https://youtu.be/h2rJ_ZSdUng

 

I pesci
Mosca 1955

Nuotano nel boccale, i pesci di corallo
nel boccale, in mezzo alle stelle,
com'è bizzarro, mia rosa, com'è bizzarro
la stupidità dei pesci di corallo
sanguina dalla ferità di tante canzoni.

 

 

 

1948

In questa notte d'autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini

 

 

 

 

 

1948

I giorni sono sempre più brevi
le piogge cominceranno.
La mia porta, spalancata, ti ha atteso.
Perchè hai tardato tanto?

Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane.
Il vino che avevo conservato nella brocca
l'ho bevuto a metà, da solo, aspettando.
Perchè hai tardato tanto?

Ma ecco sui rami, maturi, profondi
dei frutti carichi di miele.
Stavano per cadere senza essere colti
se tu avessi tardato ancora un poco.
 

 

 

1948

I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che tu venga all'ospedale o in prigione
nei tuoi occhi porti sempre il sole.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
questa fine di maggio, dalle parti d'Antalya,
sono così, le spighe, di primo mattino;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
quante volte hanno pianto davanti a me
son rimasti tutti nudi, i tuoi occhi,
nudi e immensi come gli occhi di un bimbo
ma non un giorno han perso il loro sole;
i tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
che s'illanguidiscano un poco, i tuoi occhi
gioiosi, immensamente intelligenti, perfetti:
allora saprò far echeggiare il mondo
del mio amore.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
così sono d'autunno i castagneti di Bursa
le foglie dopo la pioggia
e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul.
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
verrà un giorno, mia rosa, verrà un giorno
che gli uomini si guarderanno l'un l'altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi.

 

 

 

 

1949

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.
 

 

 

 

 

Mosca 1958
E muore e nasce a tutta forza
albero stella uomo
virus eccetera eccetera
un tumulto uno strepito
speranza malinconia
nostalgia
e nasce e muore
a tutto vapore.

 

 


Nei palloni rossi gialli verdi

i gridi dei bambini e il sole
il cielo con le sue luci azzurre
chi potrà dire
la mia storia finirà così
sono entrato nella stagione delle piogge
nella stagione dei versi tristi
sentì qualcosa non viene da me
le parole rimangono ferme
tra noi senza raggiungerci
nei palloni rossi gialli verdi

i gridi dei bambini e il sole
stanchi e senza parole

contempliamo le nostre parole.
mosca 1962

 

 

 

Dimentica i mandorli in fiore

Non vale la pena
In questa storia
ricordare ciò che non può ritornare.
Asciuga al sole i tuoi capelli bagnati
languidi come frutti maturi brillino
umidi, grevi, i vermigli riflessi.
Amore mio, amore mio
siamo
in autunno
5 novembre 1945

 

 

 

 

IN ESILIO

Arrivederci fratello mare
Varna 1951

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

 

 

 

 

 

Varna 1952

Impossibile dormire la notte qui a Varna
impossibile dormire
per via di queste stelle che son troppe
troppo lucide troppo vicine
per via del mornorio sul greto dell'ode morte
il loro sussurro
le loro perle
i loro ciottoli
le alghe salate
per via del rumore di un motore

sul mare come un cuore che batte
per via dei fantasmi
venuti da Istanbul
sorti dal Bosforo
che invadono la stanza
gli occhi verdi dell'uno
le manette ai polsi dell'altro
un fazzoletto
nelle mani del terzo
un fazzoletto che sa di lavanda.

Impossibile dormire la notte qui a Varna, mio amore,
qui a Varna, all'albergo Bor.

 

 

 

 

Non è un cuore
Varna 1952

Non è un cuore, perdio, è un sandalo di pelle di bufalo
che cammina, incessantemente, cammina
senza lacerarsi
va avanti
su sentieri pietrosi.

Una barca passa davanti a Varna
"Ohilà, figli d'argento del Mar Nero!"
una barca scivola verso il Bosforo
Nazim dolcemente carezza la barca
e si brucia le mani

 

 

 

 

Mosca 1959

Ti amo come se mangiassi il pane

spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so cosa contenga e da chi
pieno di gioia pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare

per la prima volta in aereo
Ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul

a poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

 

 

 

 

 

 

 

Berlino 1960
In questa stagione calda penso a te
la tua nudità il tuo collo il tuo polso
il tuo piede sdraiato sul divano
come una rondine bianca
quello che mi dicevi
in questa stagione calda penso a te
non so che cosa penso di più
quello che vedevo con gli occhi
il tuo collo il tuo polso il tuo piede nudo
oppure quello che mi dicevi
donandoti a me
in questo calore giallo penso a te
in questo calore giallo in una stanza d’albergo
pensando a te
mi spoglio della mia solitudine
della mia solitudine che somiglia alla morte.

Prima che bruci Parigi
Parigi 1958

Finchè ancora tempo,mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore
finchè il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore
finchè il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi nè gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore
finchè il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
- verso il Belgio o verso l'Olanda? -
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finchè ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finchè ancora tempo, mio amore.
 

 

 

Berlino 1961

Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce

all'ultimo angolo della via   

è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni

con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.

 

 

 

Mosca 1962

Ti sei stancata di portare il mio peso
ti sei stancata delle mie mani
dei miei occhi della mia ombra

le mie parole erano incendi
le mie parole eran pozzi profondi

verrà un giorno un giorno improvvisamente
sentirai dentro di te
le orme dei miei passi
che si allontanano

e quel peso sarà il più grave.

 

 

 

Mosca 1962

Sotto la pioggia camminava la primavera
con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
chiusa tra gli pneumatici i motori le stoffe le pelli
il mio cardiogramma era pessimo quel giorno
quel che si attende verrà in un'ora inattesa
verrà tutto da solo
senza condurre con sè
coloro che già partirono
suonavano il primo concerto di Ciajkowskj

sotto la pioggia
salirai le scale senza di me
un garofano sta all'ultimo piano della casa al balcone
sotto la pioggia camminava la primavera
con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
ti sei seduta di fronte a me non mi vedi
sorridi a una tristezza che fuma lontano
la primavera ti porta via da me ti conduce altrove
e un giorno non tornerai più ti perderai nella pioggia.

 

 

Notturno in tram a Berlino Berlino
Ottobre 1961

La vecchiaia la solitudine e io

e poi una malinconia tutti
e quattro camminiamo fianco a fianco senza parlarci

ciascuno cammina solo ma siamo

l'uno a fianco dell'altro

che cosa non avremmo dato gli uni

e gli altri per non sentire
il rumore dei passi gli uni degli altri

dentro di noi abbiamo pietà imprechiamo

gli uni contro
gli altri ma ci amiamo perchè non crediamo

gli uni negli altri

che cosa non avremmo dato per arrivare

a un incrocio e infilare presto
quattro strade diverse ma non so

se uno di noi morisse se

quelli che restano sarebbero contenti

la vecchiaia la solitudine e io

e poi una malinconia tutti e
quattro camminiamo fianco a fianco

la notte prendiamo il tram i tram

che non sappiamo dove vadano

la notte i tram puliti larghi a tre vagoni ci portano in
qualche luogo con stridori sferragliamenti

a un tratto si levano davanti a noi

dei muri bruciati e sotto
il riverbero dei lampioni marciano

diritti e testardi verso di noi

delle finestre appaiono davanti a noi

e vengono in folla verso
di noi schiaciandosi l'una con l'altra

finestre che non hanno nè vetri nè infissi

che non sono finestre
delle stanze degli uomini ma finestre del vuoto

passiamo davanti alle porte senza battenti le porte

che aprono su nulla

sui marciapiedi degli uomini con tre punti

sopra il bracciale aspettano il tram

sono appoggiati sui loro bastoni

dalle punte di gomma

non so se tutti i muti sono anche dei sordi

ma certo la maggior

parte dei ciechi sono dei ciechi

con gli occhi aperti e le luci dei

tram cadono nei loro occhi aperti ma loro

non si rendono conto

che la luce cade nei loro occhi

vecchie bigliettaie stanche fanno salire

i ciechi sui tram

donne che mi avete guidato teneramente

tenendomi per mano

a quasi tutte voi non ho dato che qualche poesia

e forse un po' di tristezza

sono grato a voi tutte

traversiamo le tenebre degli spiazzi vuoti

dove crescono i ciuffi d'erbacce

i tram traversano le piazze i cui palazzi barocchi s

ono distrutti

e le pietre bruciate spezzate si somigliano

talmente che la testa
ci gira e giriamo in tondo

questa città è tutta bucata perchè ha mandato

i suoi soldati

a distruggere altre città

ho visto città rase al suolo avevano mandato

i loro soldati a distruggere

altre città e i soldati delle altre città le avevano

rase al suolo

ho visto città che preparavano i loro soldati

per mandarli
a distruggere altre città ed essere distrutte esse stesse

dei violinisti salgono in tram con le scatole

dei violini sotto
il braccio e i loro lunghi capelli tristi non riescono a
nascondere la loro calvizie

questo agosto è forse l'ultimo agosto del mondo

ha chiesto uno dei

violinisti alla bigliettaia in una lingua

che non conosco
sulle piattaforme dei tram ci sono dei giovani

in collera

credo ch'essi stessi non sappiano perchè e contro

chi sono in collera

che ora sarà adesso all'Avana amore mio

sarà notte o giorno

le ragazze scendono dai tram

le loro gambe sono abbastanza ben fatte

senza fare un gesto seduto dove sono le seguo

e sotto il ponte
di pietra sento vicinissimo al mio viso il calore

delle loro bocche e

volto la testa a una giovane donna che mi tocca

la spalla senza ch'io sappia dov'è

i suoi capelli son paglia d'oro le sue ciglia azzurre

il suo collo bianco è lungo e rotondo

alle fermate vecchie donne terribili con cappelli di
paglia nera traversano le rotaie tenendosi per mano

l'uomo seduto alla mia destra s'è inabissato

dentro se stesso
s'è perduto dentro se stesso

è così lo so è così che la vecchiaia comincia

tuttavia non è in mio potere non cadere nelle

onde tristi

così comincia la vecchiaia

l'uomo seduto alla mia destra è caduto ancora

nelle onde tristi

alla porta del deposito siamo scesi dall'ultimo tram

rientriamo a piedi

tutti e quattro

la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia

quando arriviamo all'albergo il sole

comincia a spuntare

nella nostra stanza apriamo la radio

parla dei vascelli cosmici.

LETTERE DAL CARCERE  - SEGUE PAGINA 2A

 

 

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