nâzim hikmet'le (ran)
NAzim Hikmet (NAzim Hikmet Ran)[nAzim´ hEkmet´ rAn]
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LETTERE DAL CARCERE alla moglie munevvér che in turco significa 'la saggia' prigione di bursa - anatolia
le problème n'est pas d'être en prison le problème est de s'avouer vaincu
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guardo
in ginocchio la terra
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1947
Ho sognato della mia bella
1948
Anima mia
anima mia
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1948
In questa notte d'autunno
1948
I giorni sono sempre più brevi
Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale,
del pane.
Ma ecco sui rami, maturi, profondi
1948
I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi
1949
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà |
IN ESILIO
Arrivederci fratello mare
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
Varna 1952
Impossibile dormire la notte qui a Varna
sul mare come un cuore che batte
Impossibile dormire la notte qui a Varna, mio
amore,
Non è un cuore
Non è un cuore, perdio, è un sandalo di pelle
di bufalo
Una barca passa davanti a Varna
I pesci
Nuotano nel boccale, i pesci di corallo
Mosca, 1959 Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo
di sale
per la prima volta in aereo
a poco a poco
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Prima che bruci Parigi
Finchè ancora tempo, mio amore
In alto, le case di pietra
Finchè ancora tempo, mio amore
Finchè ancora tempo, mio amore
Berlino, 1961
Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
con gli occhi bendati
ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
Mosca, 1962
Ti sei stancata di portare il mio peso
le mie parole erano incendi
verrà un giorno un giorno improvvisamente
e quel peso sarà il più grave.
Mosca, 1962
Sotto la pioggia camminava la primavera
sotto la pioggia
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Notturno in tram a Berlino
Berlino La vecchiaia la solitudine e io
e poi una malinconia
tutti ciascuno cammina solo ma siamo l'uno a fianco dell'altro che cosa non avremmo dato gli uni
e gli altri
per non sentire dentro di noi abbiamo pietà imprechiamo
gli
uni contro gli uni negli altri che cosa non avremmo dato per arrivare
a un
incrocio e infilare presto se uno di noi morisse se quelli che restano sarebbero contenti la vecchiaia la solitudine e io
e poi una
malinconia tutti e la notte prendiamo il tram i tram che non sappiamo dove vadano
la notte i tram puliti larghi a tre vagoni ci
portano in a un tratto si levano davanti a noi
dei muri
bruciati e sotto diritti e testardi verso di noi delle finestre appaiono davanti a noi
e
vengono in folla verso finestre che non hanno nè vetri nè infissi
che
non sono finestre passiamo davanti alle porte senza battenti le porte che aprono su nulla sui marciapiedi degli uomini con tre punti sopra il bracciale aspettano il tram sono appoggiati sui loro bastoni dalle punte di gomma non so se tutti i muti sono anche dei sordi ma certo la maggior parte dei ciechi sono dei ciechi con gli occhi aperti e le luci dei tram cadono nei loro occhi aperti ma loro non si rendono conto che la luce cade nei loro occhi vecchie bigliettaie stanche fanno salire i ciechi sui tram donne che mi avete guidato teneramente tenendomi per mano a quasi tutte voi non ho dato che qualche poesia e forse un po' di tristezza sono grato a voi tutte traversiamo le tenebre degli spiazzi vuoti dove crescono i ciuffi d'erbacce i tram traversano le piazze i cui palazzi barocchi s ono distrutti e le pietre bruciate spezzate si somigliano
talmente che la testa questa città è tutta bucata perchè ha mandato i suoi soldati a distruggere altre città ho visto città rase al suolo avevano mandato i loro soldati a distruggere altre città e i soldati delle altre città le avevano rase al suolo ho visto città che preparavano i loro soldati
per mandarli dei violinisti salgono in tram con le scatole
dei violini sotto questo agosto è forse l'ultimo agosto del mondo ha chiesto uno dei violinisti alla bigliettaia in una lingua
che
non conosco in collera credo ch'essi stessi non sappiano perchè e contro chi sono in collera che ora sarà adesso all'Avana amore mio sarà notte o giorno le ragazze scendono dai tram le loro gambe sono abbastanza ben fatte senza fare un gesto seduto dove sono le seguo
e sotto il ponte delle loro bocche e volto la testa a una giovane donna che mi tocca la spalla senza ch'io sappia dov'è i suoi capelli son paglia d'oro le sue ciglia azzurre il suo collo bianco è lungo e rotondo
alle fermate vecchie donne terribili con
cappelli di l'uomo seduto alla mia destra s'è inabissato
dentro se stesso è così lo so è così che la vecchiaia comincia tuttavia non è in mio potere non cadere nelle onde tristi così comincia la vecchiaia l'uomo seduto alla mia destra è caduto ancora nelle onde tristi alla porta del deposito siamo scesi dall'ultimo tram rientriamo a piedi tutti e quattro la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia quando arriviamo all'albergo il sole comincia a spuntare nella nostra stanza apriamo la radio parla dei vascelli cosmici.
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LETTERE DAL CARCERE - SEGUE PAGINA 2A
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