nâzim hikmet'le (ran)

NAzim Hikmet   ( NAzim Hikmet Ran )   [ nAzim´ hEkmet´ rAn ]

 

poesie

HIKMET   1    1A     2     2a

 

 

munevvér   'LA SAGGIA'   AMATISSIMA MOGLIE

NEL 1951 VA A MOSCA MA VIENE NEGATO IL PERMESSO A MOGLIE E FIGLIO

CONTRARIO AL governo kemalista RIMASE  12 ANNI IN CARCERE

dosyalar.hurriyet.com.tr    ankaraheykelleri.wordpress.com

 

Ho vissuto molto poco ?
Mi è impossibile dirlo
Camminando sono caduto col viso a terra
ho perso qualche cosa nella polvere
Ero albero

ero mare
I miei usignoli erano in gabbia

non lo sapevo
i miei pesci erano nella rete
E così mia rosa
la tristezza

come una pietra bianca che lava la pioggia
E così mia rosa
scrivo quel che mi attraversa
e nessuno legge nessuno ascolta ...

da poesie pessimiste

Mi abituo a invecchiare
al mestiere più difficile
del mondo,
a bussare per l’ultima volta alle porte
alla separazione eterna.
Scorrete, ore, scorrete inesorabili.
Cerco di capire anche a costo di perdere la fiducia.
Ti avrei detto una cosa, ma non ho potuto farlo.
Nel mio mondo il gusto di una sigaretta fumata
di mattina a stomaco vuoto.
La morte mi ha mandato la sua solitudine ancora
prima del suo arrivo.
Invidio chi non si accorge nemmeno di invecchiare
talmente è indaffarato.

mosca - 12 gennaio 1963

 

LETTERE DAL CARCERE

 


RUBAI

componimento poetico secondo  la metrica tradizionale arabo-persiana 
hikmet si serve della metrica quantitativa  arabo-persiana ma anche di quella sillabica turca

.

Istanbul

1933
È l’alba. S’illumina il mondo
come l’acqua che lascia cadere sul fondo
le sue impurità. E sei tu, all’improvviso
tu, il mio amore, nel chiarore infinito
di fronte a me.
Giorno d'inverno, senza macchia, trasparente
come vetro. Addentare la polpa candida e sana
d’un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia
all’aspirare l’aria in un bosco di pini
Chi sa, forse non ci ameremmo tanto
se le nostre anime non si vedessero da lontano
non saremmo così vicini, chi sa,
se la sorte non ci avesse divisi.
È così, mio usignolo, tra te e me
c’è solo una differenza di grado:
tu hai le ali e non puoi volare
io ho le mani e non posso pensare.
Finito, dirà un giorno madre Natura
finito di ridere e piangere
e sarà ancora la vita immensa
che non vede non parla non pensa.

trad joyce lussu

 

 

Alla vita
1948

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio,

le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,

e la vita peserà di più sulla bilancia.
 

 


 

1942

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

 

 

 

 

1943

Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.

amo in te l'impossibile
ma non la disperazione.

 

 

 

 

1944

a munevvér
che sta facendo adesso adesso, in questo momento ?
e' a casa? per la strada ? al lavoro? in piedi ?

sdraiata? forse sta alzando il braccio ?
amor mio come appare in quel movimento

il polso bianco e rotondo !
che sta facendo adesso adesso, in questo momento?
un gattino sulle ginocchia lei lo accarezza.
o forse sta camminando ecco il piede che avanza.
oh i tuoi piedi che mi sono cari

che mi camminano sull'anima

che illuminano i miei giorni bui!
a che pensa? a me? o forse…chi sa ai fagioli

che non si cuociono.
o forse si domanda perché tanti sono infelici

sulla terra.
che sta facendo adesso adesso, in questo momento ?

 

 

 

1945

Se per i buoni uffici del signor Nuri spedizioniere
la mia città, la mia Istanbul mi mandasse
un cassone di cipresso, un cassone di sposa
se io l'aprissi facendo risuonare
la serratura di metallo: dccinnn ...

due rotoli di tela finissima
due paia di camicie
dei fazzoletti bianchi ricamati d'argento
dei fiori di lavanda nei sacchetti di seta
e tu
e se tu uscissi da lì

ti farei sedere sull'orlo del letto
ti metterei sotto i piedi la mia pelle di lupo
con la testa chinata e le mani giunte starei

davanti a te
ti guarderei, gioia, ti guarderei stupito
come sei bella, Dio mio, come sei bella
l'aria e l'acqua d'Istanbul nel tuo sorriso
la voluttà della mia città nel tuo sguardo
o mia sultana, o mia signora, se tu lo permettessi
e se il tuo schiavo Nazim Hikmet l'osasse
sarebbe come se respirasse e baciasse
Istanbul sulla tua guancia

ma sta' attenta
sta' attenta a non dirmi "avvicinati"
mi sembra che se la tua mano toccasse la mia
cadrei morto sul pavimento.

 

 

 

 

BERLINO

1961
Anche questa mattina mi sono svegliato
e il muro la coperta i vetri la plastica il legno
si son buttati addosso a me alla rinfusa
e la luce d’argento annerito della lampada
mi si è buttato addosso anche un biglietto di tram
e il giallo della parete e tre righe di scritto
e la camera d’albergo e questo paese nemico
e la metà del sogno caduta da questo lato s’è spenta
mi si è buttata addosso la fronte bianca del tempo
e i ricordi più vecchi e la tua assenza nel letto
e la nostra separazione e quello che siamo
mi sono svegliato anche questa mattina
e ti amo.

poesie d’amore 1965 - trad joyce lussu

 

forse la mia ultima lettera a mehmet 

LETTERA AL figlio  - 1955 mosca

I 

da una parte
 gli aguzzini tra noi
 ci separano come un muro.
 d'altra parte
 questo cuore sciagurato
 mi ha fatto un brutto scherzo,
 mio piccolo,
 mio mehmet
 forse il destino
 m'impedirà di rivederti.
 II

sarai un ragazzo, lo so,
 simile alla spiga di grano
 ero così quand'ero giovane
 biondo, snello, alto di statura;
 i tuoi occhi saranno vasti come quelli di tua madre
 con dentro talvolta uno strascico amaro
 di tristezza,
 la tua fronte sarà chiara infinitamente
 avrai anche una bella voce,
 - la mia era atroce -
 le canzoni che canterai
 spezzeranno i cuori.
 sarai un conversatore brillante
 in questo ero maestro anch'io
 quando la gente non m'irritava i nervi
 dalle tue labbra colerà il miele.
 ah mehmet,
 quanti cuori spezzerai!
 III

e' difficile allevare un figlio senza padre
 non dare pena a tua madre
 gioia non gliene ho potuta dare
 dagliene tu.
 tua madre
 forte e dolce come la seta
 tua madre
 sarà bella anche all'età delle nonne
 come il primo giorno che l'ho vista
 quando aveva diciassette anni
 sulla riva del bosforo
 era il chiaro di luna
 era il chiaro del giorno,
 era simile a una susina dorata.
 tua madre
 un giorno come al solito
 ci siamo lasciati: a stasera!
 era per non vederci mai più.
 tua madre
 nella sua bontà la più saggia delle madri
 che viva cent'anni
 che dio la benedica.
 IV

non ho paura di morire, figlio mio;
 però malgrado tutto
 a volte quando lavoro
 trasalisco di colpo
 oppure nella solitudine del dormiveglia
 contare i giorni e' difficile
 non ci si può saziare del mondo
 mehmet
 non ci si può saziare.
 non vivere su questa terra
 come un inquilino
 oppure in villeggiatura
 nella natura
 vivi in questo mondo
 come se fosse la casa di tuo padre
 credi al grano al mare alla terra
 ma soprattutto all'uomo.
 ama la nuvola la macchina il libro
 ma innanzitutto ama l'uomo.
 senti la tristezza
 del ramo che si secca
 del pianeta che si spegne
 dell'animale infermo
 ma innanzitutto la tristezza dell'uomo.
 che tutti i beni terrestri
 ti diano gioia
 che l'ombra e il chiaro
 ti diano gioia
 ma che soprattutto l'uomo
 ti dia gioia.

 la nostra terra, la turchia
 e' un bel paese
 tra gli altri paesi
 e i suoi uomini
 quelli di buona lega
 sono lavoratori
 pensosi e coraggiosi
 e atrocemente miserabili
 si e' sofferto e si soffre ancora
 ma la conclusione sarà splendida.
 V

tu, da noi, col tuo popolo
 costruirai il futuro
 lo vedrai coi tuoi occhi
 lo toccherai con le tue mani.
 mehmet, forse morirò
 lontano dalla mia lingua
 lontano dalle mie canzoni
 lontano dal mio sale e dal mio pane
 con la nostalgia di tua madre e di te
 del mio popolo dei miei compagni
 ma non in esilio
 non in terra straniera
 morirò nel paese dei miei sogni
 nella bianca città dei miei sogni più belli.
 VI

mehmet, piccolo mio
 ti affido
 ai compagni turchi
 me ne vado ma sono calmo
 la vita che si disperde in me
 si ritroverà in te
 per lungo tempo
 e nel mio popolo, per sempre.
poesie d'amore   trad joyce lussu

a omar kayam

 

 

"Riempi il tuo cranio di vino

prima che si riempia di terra", disse Kayam.
L'uomo dalle scarpe rotte passando davanti

al giardino di rose disse:

 "in questo mondo che offre più grano

che stelle ho fame tu parli di vino

e i miei soldi non bastano

a comprare il pane."
*
"La vita fugge, godi l'istante prima

del sonno senza sogni
è l'alba, ragazzo, versa il vino

nella coppa di cristallo."
Il ragazzo si svegliò

nella sua stanza gelata

senza tendine
era la sirena della fabbrica

implacabile

per il ritardo.
 

 

 

 

Roma

1960
Quante donne belle ci sono al mondo
quante belle ragazze
s'affacciano sulle terrazze della città

contemplale vecchio
contemplale e mentre da un canto i tuoi versi
si fanno più tersi e lucenti
dall'altro
devi contrattare cercando di tirarla in lungo
con la morte che ti sta accanto.

 

 

torna a lettere dal carcere uno

 

 

 

some advice to those

who will serve time in prison

 

 

if instead of being hanged by the neck

 you're thrown inside

for not giving up hope

in the world  your country, your people

 if you do ten or fifteen years

     apart from the time you have left

you won't say

    ``better i had swung from the end of a rope

  like a flag''

you'll put your foot down and live

it may not be a pleasure exactly

but it's your solemn duty

   to live one more day

    to spite the enemy

part of you may live alone inside

        like a tone at the bottom of a well

but the other part

 must be so caught up

in the flurry of the world

that you shiver there inside

      when outside at forty days' distance 

a leaf moves

to wait for letters inside

to sing sad songs

or to lie awake all night staring at the ceiling

  is sweet but dangerous

look at your face from shave to shave

forget your age

watch out for lice

  and for spring nights

 and always remember

     to eat every last piece of bread

also, don't forget to laugh heartily

and who knows

the woman you love may stop loving you

don't say it's no big thing

it's like the snapping of a green branch

  to the man inside

to think of roses and gardens inside is bad

to think of seas and mountains is good

read and write without rest

and i also advise weaving

and making mirrors

i mean, it's not that you can't pass

    ten or fifteen years inside

 and more

you can

   as long as the jewel

 on the left side of your chest doesn't lose it's luster !

 

 may 1949

   trans. by randy blasing and mutlu konuk 1993

http://nazim_hikmet_ran.sitemynet.com

 

letter to my wife

bursa prison


my one and only!
your last letter says:
"my head is throbbing,
my heart is stunned!"
you say:
"if they hang you,
if i lose you,
i'll die!"
you'll live, my dear-
my memory will vanish like black smoke in the wind.
of course you'll live, red-haired lady of my heart:
in the twentieth century
grief lasts
at most a year.
death-
a body swinging from a rope.
my heart
can't accept such a death.
but
you can bet
if some poor gypsy's hairy black
spidery hand
slips a noose
around my neck,
they'll look in vain for fear
in nazim's
blue eyes!
in the twilight of my last morning
i will see my friends and you,
and i'll go
to my grave
regretting nothing but an unfinished song...
my wife!
good-hearted,
golden,
eyes sweeter than honey-my bee!
why did i write you
they want to hang me?
the trial has hardly begun,
and they don't just pluck a man's head
like a turnip.
look, forget all this.
if you have any money,
buy me some flannel underwear:
my sciatica is acting up again.
and don't forget,
a prisoner's wife
must always think good thoughts.

 

 

Münevver Andaç

 www.marxists.org/subject/art

literature/nazim/lettertomaywife.html


La mia donna è venuta con me fino a Brest
è scesa dal treno è rimasta sul marciapiede
si è fatta più piccola più piccola più piccola
un seme di grano nell'azzurro infinito
poi, eccetto i binari, non ho visto più niente.
E poi mi ha chiamato
dalla terra polacca non potevo rispondere
non potevo chiederle dove sei, mia rosa, dove sei
mi ha detto vieni ma non potevo andare da lei
il treno correva come se non dovesse fermarsi più
soffocavo dalla tristezza.
E poi sulla terra i pezzi di neve si scioglievano
e a un tratto ho capito che la mia donna mi vedeva
mi chiedeva mi pensi ancora mi pensi ancora
mentre la primavera camminava coi nudi piedi fangosi sul cielo
e le stelle scendevano a posarsi sui fili del telegrafo
e l'oscurità batteva come pioggia sul treno
la mia donna restava in piedi sui pali del telegrafo
e il suo cuore batteva - tac tac - come se stesse tra le mie braccia
i pali si muovevano e passavano ma lei non si muoveva di lì
il treno correva come se non dovesse fermarsi mai
soffocavo dalla tristezza.
E poi ho capito che da anni da lunghi anni stavo in quel treno
ma come l'ho capito e perché mi stupisce ancora
come cantando la grande canzone della speranza
m'allontano dalle città dalle donne amate
porto la nostalgia di loro come ferita che non rimargina
nella mia carne
ma vado sempre
per avvicinarmi in qualche luogo a qualcosa.

varsavia 1960
I miei giorni sono fette di melone
profumati di vita
grazie a te
i frutti si protendono verso la mia mano
come se fossi sole
grazie a te
grazie a te
succhierò solo il miele della speranza
anche le mie serate più solitarie sorridono
come un tappeto d’Anatolia
appeso sulla parete
grazie a te
al termine della mia strada che non entra in città
mi sono riposato in un giardino di rose
grazie a te
grazie a te
non lascio entrare la morte vestita di veli molli
che bussa alla mia porta cantando le sue canzoni
e invitandomi al gran riposo.

mosca 1960

THE LITTLE DEAD GIRL  - HIROSHIMA
A little girl is at your door
At every door at every door
A little girl you cannot see
Is at your door is at your door

And for me there will never be
The love and laughter you have known.
At Hiroshima do you see
My flesh was seared from every bone.

My hair was first to feel the flame
Hot were my eyes and hot my hands
Only a little ash remained,
Where I had played upon the sands.

Stranger, what can you do for me
A little ash a little girl?
A human child like paper burned
An ash for the cooling wind to swirl.

A little dead child burned by strife
Oh, stranger please do this for me
Your name on the scroll peace and life
And peace and life for all like me.

 

La petite fille d'Hiroshima
C'est moi qui frappe aux portes
aux portes, l'une après l'autre.
Je suis invisible à vos yeux
Les morts sont invisibles.

Morte à Hiroshima
il y a bien longtemps
je suis une petite fille de sept ans.
Les enfants morts ne grandissent pas.

Mes cheveux d'abord ont pris feu
mes yeux ont brûlé, se sont calcinés.
Soudain je fus réduite en une poignée de cendres
mes cendres se sont éparpillées au vent.

Pour ce qui est de moi
je ne vous demande rien
il ne saurait manger même des bonbons
l'enfant qui comme du papier a brûlé.

Je frappe à votre porte oncle tante
une signature. Que l'on ne tue pas les enfants
et qu'ils puissent aussi manger des bonbons.

 

 

en.wikipedia.org/wiki/Howard_Fast

 

 


Alle porte di Madrid 
Non ascoltare le voci delle sfere dell'aldilà,
 né intrecciare nella trama delle righe poesie ermetiche.
né cercare
con pazienza di orafo
rime graziose
e fini espressioni,
stasera, grazie al cielo, io sto più su
di tutto ciò.
Stasera io
sono un cantastorie di strada.
La mia voce è semplice, senza artifici
e tu
non puoi udire la mia canzone ...
È notte
Nevica.
Tu sei alle porte di Madrid.
Davanti a te hai l'armata dei nemici
che è venuta per uccidere
tutto ciò che c'è di più bello:
la libertà
il sogno
la speranza
e i ragazzi.
E nevica.
E forse
i tuoi piedi nudi gelano.
Nevica ...
Ed ecco
in quest'istante
che io penso a te con tutto il mio cuore,
forse
una pallottola spezzerà la tua vita
una ferita che ti sei presa al Nord ?
Forse
sei tu quello che per ultimo
sparò nella notte che gli junker
bombardavano Bilbao ?
O servivi come bracciante
nelle tenute di un qualche
conte Fernando Valesquero di Cortolon ?
O avevi una botteguccia
alla Porta del Sole
e vendevi le frutta dai colori spagnoli ?
Forse, non avevi alcun talento
o forse avevi una bella voce ?
O eri uno studente
un futuro giurista
e i tuoi libri
sotto i cingoli d'un carro armato italiano
son rimasti
nella città universitaria ?
Forse non credevi in Dio
e forse invece portavi una piccola croce di rame
a un cordino di seta ?
Chi sei
come ti chiami
quanti anni hai ?
Non ho visto la tua faccia
e non la vedrò.
Forse
essa ricorda le facce di quelli
che batterono le bande di Kolciak in Siberia ?
O, in qualche tratto
tu ricordi coloro
che sono caduti
a Domlupinar ?
O somigli a Robespierre ?
Non hai udito il mio nome
e non l'udrai.
Tra noi due, fratello
ci sono i mari e i monti
 e le mie maledette catene
e le prescrizioni
 del comitato di non intervento ...
Non posso venire da te
non posso mandarti di qui
né una cassa di cartucce
né uova
né un paio di calze di lana ...
So
che in questo gelo
i tuoi piedi nudi
là, alle porte di Madrid
come due bimbi
gelano al vento ...
E so
che tutto ciò che in questo mondo
c'è di grande
e di bello,
tutto ciò che sarà fatto dagli uomini
tutta la Verità futura
e la Grandezza
che io aspetto con tanta ansia nel cuore
tutto questo riluce nei tuoi occhi
sentinella mia
stanotte
alle porte di Madrid ...
E so
che oggi non posso
come non potei ieri
e non potrò domani
fare nient'altro
che pensare a te
e amarti





!

 

 

things i didn't know i loved

 

  it's 1962 march 28th
i'm sitting by the window on the prague-berlin train

night is falling
i never knew i liked
night descending like a tired bird on a smoky wet plain
i don't like
comparing nightfall to a tired bird
i didn't know i loved the earth
can someone who hasn't worked the earth love it
i've never worked the earth
it must be my only platonic love
and here i've loved rivers all this time
whether motionless like this they curl skirting the hills
european hills crowned with chateaus
or whether stretched out flat as far as the eye can see
i know you can't wash in the same river even once
i know the river will bring new lights you'll never see
i know we live slightly longer than a horse but not nearly as long as a crow
i know this has troubled people before
and will trouble those after me
i know all this has been said a thousand times before
and will be said after me
i didn't know i loved the sky
cloudy or clear
the blue vault andrei studied on his back at borodino
in prison i translated both volumes of war and peace into turkish
i hear voices
not from the blue vault but from the yard
the guards are beating someone again
i didn't know i loved trees
bare beeches near moscow in peredelkino
they come upon me in winter noble and modest
beeches are russian the way poplars are turkish
"the poplars of izmir
losing their leaves. . .
they call me the knife. . .
lover like a young tree. . .
i blow stately mansions sky-high"
in the ilgaz woods in 1920 i tied an embroidered linen handkerchief
to a pine bough for luck
i never knew i loved roads
even the asphalt kind
vera's behind the wheel we're driving from moscow to the crimea
koktebele
formerly "goktepé ili" in turkish
the two of us inside a closed box
the world flows past on both sides distant and mute
i was never so close to anyone in my life
bandits stopped me on the red road between bolu and geredé
when i was eighteen
apart from my life i didn't have anything in the wagon they could take
and at eighteen our lives are what we value least
i've written this somewhere before
wading through a dark muddy street i'm going to the shadow play
ramazan night
a paper lantern leading the way
maybe nothing like this ever happened
maybe i read it somewhere an eight-year-old boy
going to the shadow play
ramazan night in istanbul holding his grandfather's hand
his grandfather has on a fez and is wearing the fur coat
with a sable collar over his robe
and there's a lantern in the servant's hand
and i can't contain myself for joy
flowers come to mind for some reason
poppies cactuses jonquils
in the jonquil garden in kadikoy istanbul i kissed marika
fresh almonds on her breath
i was seventeen
my heart on a swing touched the sky
i didn't know i loved flowers
friends sent me three red carnations in prison
i just remembered the stars
i love them too
whether i'm floored watching them from below
or whether i'm flying at their side
i have some questions for the cosmonauts
were the stars much bigger
did they look like huge jewels on black velvet
or apricots on orange
did you feel proud to get closer to the stars
i saw color photos of the cosmos in ogonek magazine now don't
be upset comrades but nonfigurative shall we say or abstract
well some of them looked just like such paintings which is to
say they were terribly figurative and concrete
my heart was in my mouth looking at them
they are our endless desire to grasp things
seeing them i could even think of death and not feel at all sad
i never knew i loved the cosmos
snow flashes in front of my eyes
both heavy wet steady snow and the dry whirling kind
i didn't know i liked snow
i never knew i loved the sun
even when setting cherry-red as now
in istanbul too it sometimes sets in postcard colors
but you aren't about to paint it that way
i didn't know i loved the sea
except the sea of azov
or how much
i didn't know i loved clouds
whether i'm under or up above them
whether they look like giants or shaggy white beasts
moonlight the falsest the most languid the most petit-bourgeois
strikes me
i like it
i didn't know i liked rain
whether it falls like a fine net or splatters against the glass my
heart leaves me tangled up in a net or trapped inside a drop
and takes off for uncharted countries i didn't know i loved
rain but why did i suddenly discover all these passions sitting
by the window on the prague-berlin train
is it because i lit my sixth cigarette
one alone could kill me
is it because i'm half dead from thinking about someone back in moscow
her hair straw-blond eyelashes blue
the train plunges on through the pitch-black night
i never knew i liked the night pitch-black
sparks fly from the engine
i didn't know i loved sparks
i didn't know i loved so many things and i had to wait until sixty
to find it out sitting by the window on the prague-berlin train
watching the world disappear as if on a journey of no return


19 april 1962 moscow
trans. by randy blasing and mutlu konuk  1993

poemhunter.com

 

 

http://digilander.libero.it/ccalbatross/poesia/hikmet/hikmet.htm

www.akkuaria.org    

www.pensieriparole.it/frasi/nazim-hikmet    

www.progettobabele.it/Consiglilettura/nhikmet.php

Partecipe in eguale misura dell'estrema dolcezza orientale e di una certa crudezza di ritmi di tipo occidentale,  in queste "Poesie d'amore" Hikmet mostra le due facce della sua natura, lirica ed epica, saldate in un risultato unico.    Versi immortali, che riassumono nell'elemento erotico i diversi aspetti dell'attività e dell'esperienza dell'autore,  poeta d'amore perché prima di tutto poeta di battaglie e di idee.

L'Audiobook propone la versione integrale delle sue poesie.

ibs.it

 

 

*

 

 

 

HIKMET   1    1A     2     2a

 

 

 

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