IL MANTEGNA
IMPOSSIBILE
2005
Il Mondo secondo Fo
My First Seven Years (Plus a Few More)
Buongiorno Piemonte. it e ingl
Caravaggio al tempo di Caravaggio
2004
Il tempio degli uomini liberi. Il duomo di Modena
Cibo per la mente (1 e 2 )
Morte accidentale di un anarchico. 2 atti
L'esperienza di Villa S. Ignazio
Lavorare per progetti
Green existence
2003 Johan
Padan
Accidental Death of an Anarchist
Battaglion Baionetta
Giochi
Vengo anch'io! No, tu no
2002
Backgammon
Mistero buffo
Giocare e vincere a poker
2001
Mistero buffo + videocassetta
Il paese dei mezaràt
ascensione di Alessandro Magno
Cenacolo di Leonardo
Lezioni di teatro + videocassetta
Ventidue cose 2000 Teatro 1999 Cartigli infernotti e cronache
Santo jullàre Françesco + videocassetta
La vera storia di Ravenna 1998 Le commedie vol 12
Il diavolo con le zinne
Marino libero! Marino è innocente! 1997 Le commedie vol 1
unilibro.it
LA BIBBIA DEI VILLANI
FO rispecchia appieno la sua vocazione più autentica: portare la
letteratura al popolo
Esistono Bibbie degli imperatori, splendidamente miniate, ed
esistono, meno appariscenti e meno note, ma non meno
preziose, Bibbie dei villani. Sono le Bibbie dei contadini, dei
piccoli mercanti e degli artigiani, insomma del popolo minuto,
che la tradizione orale e scritta di ogni regione d’Italia ci ha
tramandato, e che Dario Fo e Franca Rame hanno scoperto in anni
di ricerche sulle tradizioni popolari, ricreato sulla scena e
ora riproposto, in una versione inedita, in questo libro:
fabulazioni tragiche miste al grottesco e alla sempre presente
autoironia, inventate nei secoli dai siciliani, dai calabresi,
dai napoletani e dai contadini di tutta la valle del Po. In
queste Bibbie, commosse e piene di risate, Dio è gioia ma anche
sofferenza, godimento e pianto, sorriso e sghignazzo: il Dio dei
villani discute con gli animali e con gli umani, certe volte
anche li aggredisce; l’Altissimo, essendo il padre delle sue
creature, ha i loro stessi pregi e i loro stessi difetti,
persino la gelosia, la paura di rimanere solo, la malinconia. E
poi, altro fatto straordinario, egli non è solo maschio, ma
anche femmina, cioè madre, una tradizione che viene da tempi
lontani, dalla Grecia arcaica. La Bibbia dei villani di Dario Fo
segue liberamente la successione «biblica», dall’Antico al Nuovo
Testamento, dalla Genesi ai Vangeli canonici e apocrifi, con
prologhi che introducono i vari racconti scritti nel volgare di
lingue diverse con versione italiana a fronte. Ne viene fuori
una storia di meraviglie e di storture, di miracoli e di stragi,
di crudeltà e di tenerezza, di follie di potenti e onnipotenti e
di saggezza popolare, dove il Signore parla attraverso l’energia
e la concretezza dei villani. ibs - 2010
SANT'AMBROGIO
E L'INVENZIONE DI MILANO Ambrogio, vescovo della città di Milano, viene
festeggiato il 7 dicembre; in
memoria della sua nascita viene dedicata la première musicale al
Teatro alla Scala; in quei giorni si inaugura in suo onore la
fiera degli 0 béj o béj, le persone
meritevoli vengono premiate con l'Ambrogino
d'oro, una moneta su cui è riprodotto il ritratto del
santo, e a lui è persino dedicato un piatto. Nonostante questo
non si sa molto di sant'Ambrogio. Da dove
viene? Dove nasce? Come si è fatto vescovo? Per quale
motivo era rispettato e temuto sia dai barbari germanici che dai
sapienti greci? Dario Fo, in modo del tutto originale, ci
racconta di quest'uomo che all'età di trentacinque anni circa si
ritrova con sua meraviglia acclamato vescovo e implorato dalla
popolazione ad accettare, a buttare alle ortiche l'abito di uomo
del potere imperiale (amministratore, giudice, governatore, cioè
al culmine della carriera), a calzare la stola e a impugnare il
bastone del pastore d'anime. Ci racconta di come Ambrogio, che
prima del gran volo non professava alcuna fede, completamente
estraneo al problema religioso, si sia buttato nel nuovo ruolo
con un impegno e una passione stupefacenti. Di come abbia
rischiato di essere ammazzato decine di volte, di come abbia
sollevato la gente contro l'imperatore e contro la trivialità
dei ricchi. ibs - 2009
L'Apocalisse rimandata- intervista
Apocalypse now?
«No, rimandata, perché nel mondo si verifica il grande
ribaltone. È un sogno, il mio, nella speranza di un risveglio.
Il pianeta riscopre l'energia da fonti naturali, il piacere di
ritrovarsi, la voglia di verità dopo tutte le bugie e i silenzi
dei capi dell'impero occidentale, interessati a nascondere la
fine delle riserve petrolifere, complici alcuni scienziati.
Mentre altri da tempo...». Ironizza su tutto, tranne che sulle donne.
Perché le rende sempre così determinanti?
«Perché ho vicino Franca. Mi incarna l'autonomia della donna,
mai succube. In un vangelo apocrifo, alla domanda sul perché
Gesù la onori, Maddalena risponde: "perché ho l'utero". La donna
è la terra madre». Claudia Provvedini - vivimilano.it Un bel mattino, a Milano, a Roma,
o in qualsiasi altra città del mondo, le lampadine non si
accendono, il frigorifero è spento, niente caffè al bar, niente
benzina alle pompe. In un batter d'occhio crollano banche e
assicurazioni, il denaro non vale più. Il panettiere con forno a
legna è preso d'assalto, tornano in auge le biciclette e
l'energia prodotta dal sole, dal vento e dai combustibili
vegetali finalmente si afferma. Le guerre del petrolio non hanno
più ragione di esistere. I potenti di turno rimangono
intrappolati nelle loro ville superprotette e superaccessoriate,
mentre i politici e i religiosi paludati smettono di fare
chiacchiere inutili e razzolano insieme agli altri affamati. Le
città si svuotano e si riempiono di nuovo le campagne. E ovunque
si ritorna spontaneamente a riunirsi, a discutere. ibs.it - 2008
Dario fo, con “L’amore e
lo sghignazzo”
presenta, ancora una volta, al lettore-spettatore i suoi amati
personaggi, i suoi antieroi: eretici, giullari, amanti
trasgressori, satiri e utopisti. Il libro si divide in cinque
racconti, storie antiche che, però, descrivono i sentimenti e
gli ideali dei nostri giorni nonsolocinema.com
Il termine "mistero" è usato già nel II°, III° secolo dopo Cristo per indicare
uno spettacolo, una rappresentazione sacra.
Un mistero buffo è dunque uno spettacolo grottesco. Chi l'
ha inventato, è stato il popolo. Fin dai primi secoli dopo Cristo il popolo si
divertiva, e non era solo divertimento, a muovere, a giocare, come si diceva,
spettacoli in forma ironico-grottesca. Il teatro infatti, specie il teatro
grottesco, è sempre stato il mezzo primo di espressione popolare, di
comunicazione, ma anche di provocazione e di agitazione delle idee. I giullari
recitavano nei mercati, nei cortili e qualche volta addirittura dentro le
chiese. Sono loro, insieme ai comici dell'arte, gli inventori del
grammelot,
termine di origine francese coniato dai buffoni-clown-giullari. I comici
dell'arte usavano il grammelot a piene mani perché costretti sia dalla
situazione di viaggiatori in mezzo a lingue diverse, sia dalle leggi censorie
che imponevano loro di non recitare in lingua: potevano al massimo mimare ed
articolare suoni senza senso compiuto.
Dalla tradizione dei comici dell'arte sono giunte a noi storie di esibizioni di
grandi interpreti del grammelot. alephteatrojerago.it/tar2006/buffo.htm
IL GIULLARE - ESPRESSIONE
TEATRALE DEL POPOLO
con la propria cultura e i propri sentimenti di rivolta: ecco la figura che
offre a Fo i modi espressivi più consoni alle sue esigenze interpretative e
comunicative. I giullari recitavano nelle piazze, nei mercati e, assieme ai
comici dell’arte, furono gli inventori del grammelot, sorta di lingua, di
articolazione di suoni e di azione mimica messe assieme,
nate sia dalla situazione peculiare dei giullari che viaggiavano in luoghi in
cui si parlavano lingue diverse, e quindi dalla necessità di farsi intendere un
po’ da tutti, sia dalle leggi censorie che imponevano loro di non recitare in
lingua. «…
Fin dal Mille — dice lo stesso Fo — il giullare girava piazze e paesi, facendo
sotto forma di recitazione satirica delle vere e proprie accuse ai potenti. Egli
era una figura che si concretizzava direttamente dal
popolo, dal quale attingeva la rabbia, per poi ritrasmettergliela mediata dal
grottesco»; questa forma di teatro popolare era «il giornale parlato e
drammatizzato del popolo».
www.italialibri.net/opere/misterobuffo.html
Mistero buffo
si basa
sull'interpretazione di un solo attore, che recita nella lingua
originale dell'opera, rivisitata in dialetto padano con inflessioni venete,
lombarde e piemontesi. L’attore entra ed esce dai vari personaggi e mantiene con
il pubblico un contatto diretto, spiegando ciò che sta facendo e chiedendo anche
il suo aiuto. Dirà in seguito Fo che questo era il modo in cui i giullari
medievali intrattenevano il pubblico, sfruttando anche piccoli incidenti per
dialogare direttamente con esso: «… l'uso dell'incidente — dice — non l'ho
inventato io, per esempio un attore dell'epoca di Ruzzante, Cherea, li provocava
addirittura. A volte mentre recitava, imitava il ronzìo di una vespa, e
cominciava ad inseguirla dappertutto… questa volava per tutto il teatro, sugli
spettatori… e lui la inseguiva coinvolgendo il pubblico in questa situazione…,
anche Ruzzante — continua Fo — usava il dialogo diretto con il pubblico, tipico
espediente del teatro del Cinquecento, facendolo partecipare al gioco scenico
con la coscienza della finzione costante…».
http://italialibri.net/opere/misterobuffo.html
Mistero Buffo
la satira tagliente
del giullare Mistero Buffo è, per usare le parole di Dario Fo, una
"giullarata",
nel senso che si richiama alla tecnica medievale dei giullari che portavano in
scena un monologo, calandosi contemporaneamente in molteplici personaggi.
L’incanto dello spettacolo nasceva proprio dall’incarnarsi e dal materializzarsi
sulla scena, grazie a un solo attore e al solo potere della sua parola, di
persone, luoghi, eventi spesso imponenti e grandiosi, senza il supporto di una
scenografia, senza la fascinazione dei costumi o della musica.
Mistero Buffo presenta altre caratteristiche che hanno avviato una rivoluzione
profonda nel concetto di teatro e che ritornano poi, sotto varie forme, nelle
opere degli odierni attori-autori o, come è ormai consuetudine chiamarli per
brevità, "attautori".
In primo luogo, la riscoperta dell’importanza della lingua, soprattutto nella
sua coloritura dialettale, come veicolo di identità culturale. Nel caso di
Mistero Buffo si tratta di un linguaggio totalmente reinventato, che attinge
largamente ai dialetti padani del XIII-XV secolo. Una lingua teatrale
inesistente, ricca, articolata, sciolta da qualsiasi vincolo normativo, ma
comprensibile a tutti e con un irresistibile effetto comico.
sapere.it
MISTERO BUFFO
"La fame dello Zanni"
racconta la storia di una fame atavica attraverso sproloqui e contorsioni da
funambolo. "La Resurrezione di Lazzaro"
è la descrizione parodistica del miracolo più popolare del Nuovo Testamento,
vissuto come grande happening del tempo.
"Il Primo Miracolo di Gesù Bambino" costituisce il poetico racconto tratto dai Vangeli apocrifi: come il piccolo
Jesus, che fa volare gli uccellini di argilla fatti dai compagni, reagisce alla
prepotenza di chi glieli distrugge.
"Bonifacio VIII"
ci presenta il Pontefice prima nella magnificenza della sua vestizione, poi
nel suo incontro-scontro con Gesù. Classico anacronismo medioevale, teso a
sottolineare l'immensa differenza tra i due.
“Le Nozze di Cana”, “Dedalo e Icaro, “Il
Grammelot di
Scapino” ed “Il Grammelot dell'Avvocato Inglese” sono alcuni tra gli altri testi del Mistero Buffo che Pirovano
ha avuto occasione di rappresentare. I continui richiami
all'attualità fanno da cornice ai quattro brani e, suscitando il riso, svelano
il presente, ne dissacrano le false ingenuità. Il termine “mistero” è usato già nel
II°, III° secolo dopo Cristo per indicare uno spettacolo, una rappresentazione
sacra. Un mistero buffo è dunque uno spettacolo grottesco. Chi l' ha inventato,
è stato il popolo. Fin dai primi secoli dopo Cristo il popolo si divertiva, e
non era solo divertimento, a muovere, a giocare, come si diceva, spettacoli in
forma ironico-grottesca. Il teatro infatti, specie il teatro grottesco, è sempre
stato il mezzo primo di espressione popolare, di comunicazione, ma anche di
provocazione e di agitazione delle idee. I giullari recitavano nei mercati, nei
cortili e qualche volta addirittura dentro le chiese. Sono loro, insieme ai
comici dell'arte, gli inventori del grammelot, termine di origine francese
coniato dai buffoni-clown-giullari.
I comici dell'arte usavano il grammelot a piene mani perché costretti sia dalla
situazione di viaggiatori in mezzo a lingue diverse, sia dalle leggi censorie
che imponevano loro di non recitare in lingua: potevano al massimo mimare ed
articolare suoni senza senso compiuto. Dalla tradizione dei comici dell'arte
sono giunte a noi storie di esibizioni di grandi interpreti del grammelot
targato cn - www.mariopirovano.it
Mistero Buffo
is Dario Fo's one-man tour de force, in which he creates
his own subversive version of Biblical stories. Infused with the rhythmic drive
of a jazz improvisation, the immediacy of a newspaper headline, and the epic
scope of a historical novel, Fo and his wife/collaborator Franca Rame have
performed "Mistero Buffo throughout the world to over 10 million people.
One of the major
theatrical artists of the twentieth century, Italy's Dario Fo was awarded the
1997 Nobel Prize in Literature.
Ron Jenkins' translations of Dario Fo have been performed across the country. He
is the theater department chair at Wesleyan University
libreriauniversitaria.it
Devo confessare che uno dei miei sogni segreti e' quello
di riuscire un giorno ad entrare in televisione sedermi al posto dello
speaker che da' le notizie del telegiornale e parlare, per tutto lo spazio della
trasmissione in Grammelot...scommetto che nessuno se ne accorgerebbe
Oggi traneguale per indotto - ne consebase al
tresico imparte montecitorio per altro non sparetico ndorgio, pur secministri e
cognando, insto allego' sigrede al presidente interim prepaltico, non manifolo
di sesto, dissest Clinton, si puo' intervento e lo stava intemario anche nale
perdipiu' albato - senza stipuo' lagno en sogno - la - prima di estabio in Prodi
e il suo masso nato per illuco saltrusio ma non sempre. Si sa, albatro spertico,
rimo sa medesimo non vechianante e, anche, sortomane del Pontefice in diverica
lonibata visito opus dei.
Per una buona mezz'ora si potrebbe continuare imperterriti.
sandra miana -
www.comuniconline.it
-
Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole.
Napoleone primo andava matto per 'sto dramma
ed ogni sera con la sua mamma
ci veniva ad ascoltar.
Napoleon di Francia piange ancora e si dispera
da quel dì che verso sera ce ne andammo
senza recitar.
E pure voi ragazze piangerete
se il dramma non vedrete fino in fine
dove se state attente imparerete
a far l'amore come le regine
e non temete se stanotte è scuro
abbiamo trenta lune di cartone
con dentro le lanterne col carburo
da far sembrare la luna un solleone.
Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone
sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Vedrete una regina scellerata
innamorata cotta del figlioccio
far fuori tre mariti e una cognata
e dar la colpa al fato del fattaccio.
Napoleon francese per vederci da vicino
venne apposta sul Ticino
contro i crucchi a guerreggiar.
Napoleone primo che in prigione stava all'Elba
vi scappò un mattino all'alba
per venire a batterci le mani.
Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone...
1958 dario fo