professore emerito di Scienze economiche presso l’Università di Parigi-sud
XI.
Tra
gli animatori della Revue du MAUSSMovimento Anti-Utilitarista nelle
Scienze Sociali ha insegnato anche presso l’Institut d’Etudes du
Developpement Economique et Social di Parigi.
È uno dei principali esponenti
della teoria della decrescita a livello internazionale contrapponendo
all’occidentalizzazione del mondo e alla diffusione del capitalismo
globale finanziario un modello di convivenza economica che rivaluti i princìpi di sostenibilità, localismo e frugalità
festivalfilosofia.it
1998 - Premio
Speciale per Studi Politici Luigi Sturzo
2009 - premio artusi
2013 - premio capalbio internazionale
2013 - Premio Marcello La Greca Grifone
d’argento
2013 - premio vincenzo dona - voce consumatori
2018 - TIGNANO FESTIVAL - PREMIO PER L'AMBIENTE
Non ci
può essere una crescita illimitata in un pianeta
le cui risorse sono limitate e ormai sono stati
raggiunti e superati i ‘limiti del pianeta’ -
la decrescita pertanto è necessaria per
risparmiare all’umanità la gravissima crisi alla
quale ci sta portando l’attuale organizzazione
economica e sociale 2011
Se si è felici si è meno soggetti alla
propaganda televisiva e alla dipendenza dagli
acquisti compulsivi
L'attuale sistema agricolo non può nutrire un
pianeta che nel 2050 raggiungerà quota 9
miliardi di abitanti. Abbiamo già trasformato 18
milioni di ettari di foreste in deserto, ma nel
2050 non ci saranno più foreste da saccheggiare.
Dobbiamo diminuire la nostra impronta ecologica,
produrre cibo che verrà mangiato
localmente
2012
L'ECONOMIA HA FALLITO, IL CAPITALISMO E'
GUERRA, LA GLOBALIZZAZIONE VIOLENZA
... ho perso la fede nell'economia. Ho
capito che si tratta di una menzogna, l'ho
capito in Laos dove la gente vive felice senza
avere una vera economia perché quella serva solo
a distruggere l'equilibrio. E' una religione
occidentale che ci rende infelici
giuliano balestrieri - repubblica.it
- 2015
La globalizzazione? Libera volpe in libero pollaio
...
Lavoriamo sempre di più per guadagnare sempre
meno. Viviamo l'incubo di una società di
crescita senza crescita 2016
la globalizzazione
è la più grande truffa della storia
un gioco al massacro su scala globale
SL - 2015
avrebbe preferito un’europa più piccola? Sarebbe stato
tutto più semplice
Non si può
avere una moneta unica senza una legislazione fiscale unica
l´aumento costante della
disuguaglianza tra nord e sud del pianeta, si può considerare come la
principale causa dei mali che affliggono il nostro mondo.
Dopo il crollo del muro di Berlino si pensava che avremmo vissuto tutti
meglio e soprattutto in pace. La "mega
macchina" economico-tecnologica invece ha cominciato a lavorare per
annullare le culture, ed imporne una propria. Anche chi si è schierato
contro questa
globalizzazione
l´ha in qualche modo favorita continuando a parlare di multiculturalità,
favorendo in questo modo la radicalizzazione della diversità. La parola
giusta da usare e da applicare al problema è
pluriuniversalità,
che significa conoscere ed accettare il diverso. Perché davvero se tutte le
culture avessero lo stesso spazio ci sarebbe convivenza pacifica.
mondiale ..."morale" economica priva di etica (se non quella
del mercato) che gioca su disparità e ingiustizie: il fine giustifica i
mezzi? quale fine? quali mezzi? "economia giusta" o "società giusta"? ...
intervista
- paola bonora arcoiris.tv
PROCESSO ALLA GLOBALIZZAZIONE
La
fede nel progresso ci possiede a tal punto da sembrarci inconcepibile
non andare avanti. Siamo saliti su un bolide che sembra non aver più né
marcia indietro, né freno, né conducente. Il suo motore? La
mondializzazione liberale. Il suo obiettivo? La mercificazione del
mondo. I suoi effetti? La crisi di mucca pazza, gli orrori degli
organismi geneticamente modificati, l'instabilità economica, il
surriscaldamento della terra, i terribili attentati all'ambiente. La
presente opera, di una notevole varietà e ricchezza, riunisce i più
grandi specialisti mondiali di tutte le materie trattate.
EDWARD GOLDSMITH PREFAZIONE DI SERGE LATOUCHE
peacelink.it
universalismo
sembra una parola bellissima, ma è bellissima
per noi occidentali perché l’abbiamo inventata nel Settecento, è la parola
d’ordine dell’illuminismo. Ma oggi si verifica che non tutti si riconoscono
in queste aspirazioni cosiddette universalistiche, perché l’universalismo
alla fine è l’ideologia occidentale, anche con i diritti dell’uomo. Un
amico, che è un teologo famoso, Raimon Panikkar, dice che in tutte le
civiltà ci sono delle aspirazioni più o meno condivise che hanno delle
affinità: sono equivalenti, ma non identiche.
Per esempio gli indiani, che
pensano che la mucca sia molto più importante di altre cose, hanno
un’aspirazione alla dignità che si traduce nel termine dharma.
Ma non è esattamente la stessa cosa che i diritti dell’uomo, e noi
occidentali, abbiamo imposto questa ideologia universalistica che di fatto è
l’ideologia occidentale. E penso che se vogliamo la convivenza delle
culture, dobbiamo pensare a un dialogo vero, non ad un imperialismo, non a
un imperialismo culturale, perché oggi viviamo in un tempo di imperialismo
culturale occidentale sotto la forma dell’universalismo imposto. Così si può
fare un gioco di parole con universalismo, pensiero unico, mondo unico,
universo unico.
"Pluriversalismo" significa che c’è un’aspirazione comune
nella diversità: un vero pluralismo culturale fondato su una vera democrazia
delle culture. Tutte sono diverse, uguali e condividono naturalmente la
volontà di tolleranza reciproca.
prom.it
rainews24 incontri edscuola.it
Il ritorno dell’etnocentrismo e la
necessità di un pluriversalismo Serge Latouche insegna all’Università di Parigi XI e
presso l’IEDES (Institut d’Etude du Developpement Economique et Social,
Parigi).Specialista del Terzo Mondo e della epistemologia delle scienze
sociali, è tra i fondatori del Mauss (Movimento anti-utilitarista).
cscsalerno.org/progettoCISP.htm
il multiculturalismo è il
cosmetico della mondializzazione Mi riferisco a un certo discorso multiculturalista,
quello, ad esempio, sviluppato dalle agenzie di viaggio, che promuove la
"scoperta di nuove culture" come una cosa fantastica, e parla di una
diversità che non si era mai vista nella storia dell'uomo. Questa è una
forzatura, un errore storico. Il multiculturalismo non è stato una scoperta
della modernità, né della postmodernità. Ci sono già state esperienze di
convivenza tra culture diverse, e non così livellatrici come quella di oggi.
L'antropologo Marco Aime lo dice bene. A Venezia, fra il XIII e il XV
secolo, c'erano albanesi, c'erano ottentotti, che vivevano in certi
quartieri, gli ebrei vivevano nel ghetto, ma non era una condizione
realmente escludente. Nessuno era uguale, e ognuno era differente in
rapporto al potere. Non voglio dire che tutto funzionasse, ma c'erano dei
meccanismi di bilanciamento e di compensazione.
Quello che va demistificato è l'uso che si fa del multiculturalismo per
nascondere il terribile dramma dell'uniformazione planetaria: la diffusione
generalizzata di McDonald's, della Coca-Cola, di un modo di vita occidentale
che viene presentato come ideale, e che colonizza le menti delle persone
distruggendo al tempo stesso i loro mezzi di sussistenza. Quando si fa bere
la Coca-Cola a delle popolazioni africane o latino-americane, si distruggono
le imprese locali, l'artigianato locale, le tradizioni locale, in cui ci
sono bevande particolari come succhi di frutta o succo di canna da zucchero,
etc. La stessa cosa avviene per l'alimentazione, con McDonald's e il fast
food. Questa è un'uniformazione culturale. E la stessa cosa avviene per la
musica: si esalta la musica folk, la musica etnica, ma tutto ciò in realtà
passa attraverso una formattazione hollywoodiana, americana…
socialpress.it
Si dovrebbe ciononostante sapere
che non
esistono valori che siano trascendenti rispetto alla pluralità delle
culture, per la semplice ragione che un valore esiste come tale solo in un
contesto culturale dato. Questa situazione è stata resa possibile dalla
demonizzazione degli eccessi di ritorno che la stessa mondializzazione
genera: crescita degli integralismi e dei terrorismi etnicisti. I
ripiegamenti identitari provocati dalla uniformizzazione planetaria e la
messa in concorrenza esacerbata degli spazi e dei gruppi sono tanto più
violenti quanto la base storica e culturale è più fragile (o anche
inesistente, come nel caso limite della Padania). Amplificati dai media,
questi fenomeni hanno provocato una tale repulsione, senza dubbio legittima,
che ne risulta esaltato un universalismo beatificato e tutto d'un PEZZo , di
essenza esclusivamente occidentale, con la ripetizione magica di slogan
vuoti.
www.carta.org
Il pensiero unico uccide la giustizia Il suo ultimo libro tradotto in italiano si intitola
Giustizia senza limiti una
formula che Serge Latouche ha abilmente «rubato» a George Bush (Enduring
Justice era il primo nome con cui il presidente americano indicò la reazione
americana all’11 settembre), rovesciandone il senso. In questo libro
Latouche fa un’analisi dell’economia nell’era della mondializzazione e ne
denuncia la fondamentale ingiustizia. Ma introduce sin dall’inizio un
concetto caro al pensiero ecologista, quello di «limite». Che relazioni ci
sono fra giustizia e limite, ai tempi della mondializzazione? «Le due cose, a mio parere, sono strettamente legate:
se la giustizia, come dice il titolo del mio libro, si presenta “senza
limiti”, è perché viviamo in una società senza limiti, con un’economia senza
limiti, che tende a formare un mondo unico con un pensiero unico, e immagina
che questo basti per avere una società giusta. Questa è l’ideologia liberale
e, dunque, dopo aver denunciato l’impostura del mondo ridotto a mercato, mi
sono sentito chiamato a denunciare l’impostura di un mondo che vorrebbe
essere giusto, ma “senza limiti”. Perché io credo che la giustizia sia,
prima di tutto, una questione di limiti. La giustizia, come indicò già
Aristotele, risiede essenzialmente nella misura: un mondo senza limiti è
legato all’atteggiamento che i greci hanno chiamato hybris, qualcosa appunto
che è eccessivo, “fuori misura”, sia per quanto riguarda la giustizia che la
società più in generale.
articolo 21
.
Lo sviluppo non è sostenibile perché è fondato sulla crescita.
Una crescita che non è finalizzata a soddisfare i bisogni
ma a crescere per far crescere all’infinito la produzione e i consumi
con la conseguenza che a crescere sono i rifiuti e l’inquinamento.
E il pianeta rischia di essere distrutto
sienafree.it
L'antiutilitarismo
nel pensiero del suo
più qualificato e profondo interprete, Serge Latouche --
indagando sulla genealogia dell'economicismo non può che intrecciarsi con
quella parte minoritaria, ma qualificata, del pensiero ecologista. Il
reinserimento dell'economia nel sociale, la risacralizzazione del vivente e
il conseguente re-incanto del mondo sono punti di riferimento condivisi, che
d'altra parte assumono un sano realismo antiutopistico nel negare sia la
razionalizzazione dell'ambiente ridotto a risorsa economica che l'idilliaco
rispetto dell'incontaminato. Solo un equilibrio è possibile, tra cultura e
natura: lo sbilanciamento per una delle parti in causa rafforza la
vettoriale dialettica progresso/reazione a scapito della ciclicità, del
senso del limite dell'armonico, che si incarna nel valore della giustizia
condiviso nel bene comune. La critica dell'esistente non può identificarsi
con la negazione della realtà, patologia genetica e germinalmente
totalitaria degli ideologismi positivi, sia idealistici che materialistici.
italy.peacelink.org
femministe
A volte vengo
aggredito da qualche femminista, che mi rimprovera di non parlare delle
donne. Be', rispondo dicendo che non ne ho parlato perché non sono una
donna, siete voi donne che ne dovete parlare. Si comincia a parlare dall'"io
sono non è vero?
Secondariamente, c'è un malinteso su questo punto quando si apre un dialogo
con altre culture, perché anche il femminismo è nato in una società
occidentale, ed è nato a partire dalla visione individualista della nostra
cultura, che sacralizza l'individuo a scapito delle altre dimensioni, di
gruppo o anche personali. Per noi l'individuo è tutto, ma non è così per
altre società, per altre culture, che spesso hanno una visione olistica,
integrale, del rapporto fra gli esseri umani e il mondo.
Perciò riconosco la legittimità del movimento femminista all'interno del
mondo occidentale, che concepisce la società come un'associazione di
individui. È normale che in una situazione come questa le donne, per così
dire, rivendichino la loro parte; ma al tempo stesso bisogna comprendere che
può non essere lo stesso in altre società, in cui il rapporto fra i sessi,
il rapporto fra uomini e donne, è concepito a partire da una visione
globale: in queste società non è detto che le donne stesse maturino un punto
di vista "femminista" all'occidentale. Malgrado tutto, siamo sempre
alienati. Alienati può essere un altro termine per designare una situazione
in cui tutto è formattato, in un modo o in un altro. Se non si è formattati
in un certo modo lo si è in un altro. Da questo punto di vista
l'individualismo è una forma di alienazione.
socialpress.it
chi non trova il proprio posto
in
questo universo uniformizzato
è
semplicemente condannato a scomparire
“Quando ho scritto questa frase pensavo prima di tutto
ai popoli cosiddetti indigeni come gli indiani dell’Amazzonia o altri popoli
che sono in via di estinzione che non vogliono inserirsi nella logica
occidentale o non possono farlo e sono più o meno distrutti sia fisicamente
che culturalmente. Invece tu dici che questo oggi non è totalmente vero, che
si vede che anche gli occidentali sono condannati per questo processo
uniformizzante a sparire e che i popoli che hanno conservato più legami con
la tradizione, con la cultura, la terra e la propria identità culturale,
hanno un futuro. Questo lo penso anch’io, ma possiamo fare una distinzione
temporale da questo processo di occidentalizzazione del mondo.
Quelli che hanno rifiutato di fare compromessi con l’occidente sono spariti,
mentre quelli che hanno potuto farne, che si sono più o meno
occidentalizzati ed hanno conservato anche le loro radici, hanno fatto sia
la resistenza che la dissidenza in rapporto al rullo compressore
occidentale, hanno forse davanti a loro un futuro più sicuro.
bloom.it
.
consumare meglio e realizzare l’autonomia alimentare
Ogni giorno 8 mila camion vanno dall’Italia alla Francia e viceversa
per portare l’acqua San Pellegrino da un lato e l’acqua Evian dall’altro
Nel 2020 non ci sarà più petrolio per far camminare i camion
genova24.it - 2011
Non sono più un economista -
ho perso la fede nell'economia Viviamo in una società che a poco a poco si è lasciata fagocitare dall'economia.
Dobbiamo recuperare la capacità di meravigliarci.
Viviamo nell'era del tutto e subito ma non ci affezioniamo più a nulla. L'unico
modo per uscirne è costruire una società che sacralizzi prima di
tutto il
rispetto per la natura e l'ambiente in cui come uomini ci muoviamo.
andrea crocioni -
convegno - paradigma della decrescita e dimensione spirituale
- pubblicitaitalia.it -
2012
All’inizio della mia carriera ero un economista puro e duro, sono andato
come un 'missionario' a predicare l’economia in Africa negli
anni ’60; poi sono diventato un 'pagano',
ho smesso di credere nel progresso, nell’economia, nella crescita e sono
diventato un profeta della Decrescita.
francesco paolo busco - identitainsorgenti.com - uni federico II napoli
- 2017
DECRESCITA
La decrescita non è un’alternativama una matrice di alternative.
abbiamo bisogno ovunque di un cambiamento radicale - si deve lavorare meno ore
per tutti i lavori ma soprattutto si deve lavorare meno per vivere meglio -
questo è più importante e più sovversivo . E si deve passare da un’agricoltura
intensiva a un’agricoltura biologica. comune-info.net - 2013
Decrescita non vuol dire recessione ma rallentare la
globalizzazione.
Ripensare un modello di società che si allontani dai
precetti della teoria neoliberista e dall’obiettivo della crescita illimitata
che porterà inevitabilmente al collasso. l'aquila - 2016
È un mondo senza speranza? Può dare cinque semplici regole quotidiane per
salvare l’ecosistema? La devastazione del
mondo non dipende dal comportamento individuale.
Certo, dobbiamo proteggere il pianeta, ciononostante gli altri continueranno a
consumare e a distruggere. Serve una rivoluzione culturale, un cambiamento
radicale. L’abbattimento dell’oligarchia mondiale. Tutti sanno cosa si deve
fare, il problema vero è che non si fa.
ilaria ulivelli - qn.quotidiano.net - 2013
'
sviluppismo ' - venezia - Cambiare rotta. Per una riconversione sociale
ed ecologica La crisi che stiamo attraversando può favorire
quell’uscita dall’economia da lei auspicata? La crisi non solo favorisce l’uscita dall’economia, ma la
rende l’unica vera soluzione a lungo termine. Stiamo vivendo una crisi che non è
solo economico-finanziaria, ma ecologica, sociale, culturale. É la crisi della
stessa civiltà occidentale. Siamo di fronte all’“ora della verità” per il
sistema economico capitalista mondializzato. Non possiamo prevedere l’apice
della crisi, ma sappiamo che se restassimo sulla strada percorsa finora non andremmo oltre il 2030
come d’altronde prevedono il quinto rapporto dell’IPCC -
il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici, ndr -
e il terzo rapporto del Club di Roma. giuliano battiston - lettera22.it - 2014
.
i pensatori della crescita sono una piccola parentesi nella storia del pensiero
dell’umanità. I grandi pensatori sono sempre stati molto duri contro il
produttivismo.
i popoli felici non consumano. sono quelli
infelici a rifugiarsi nel consumo.
Quando è stata scritta la dichiarazione dei diritti dell’uomo, avrebbero dovuto
scrivere anche quella dei doveri. La libertà dell’uomo non può essere assoluta:
PAPA Francesco
farà bene al mondo ? Soprattutto all’Italia che vive maggiormente
l’influenza del Vaticano. Essendo un gesuita sa far bene politica
mediatica però con una certa sincerità. già con Giovanni XXIII era stato
intrapreso un cammino in questa direzione ma dopo due reazionari è un bene che
sia arrivato un Papa che prende più sul serio il messaggio evangelico.
*
PENSO CHE IL POPOLO ITALIANO
NON SIA ANCORA MATURO PER LA DECRESCITA
2013
L’EURO POTRÀ DURARE ALTRI DUE MESI O DUE ANNI
roma - nov 2013
NON C’È NULLA DI PEGGIO DI UNA SOCIETÀ DEL LAVORO SENZA LAVORO
NON C’È NULLA DI PEGGIO DI UNA SOCIETÀ DELLA CRESCITA SENZA CRESCITA
2013
UNA CRESCITA INFINITA È INCOMPATIBILE CON UN PIANETA FINITO
lectio magistralis - uni sannio benevento - 2015
RECUPERARE
L'AUTONOMIA - RESILIENZA il professor Latouche ha introdotto il tema della
resilienza, ovvero la capacita di un ecosistema di
resistere alla tensione e all’aggressione e di tornare allo stato primitivo e
originario. Ritornare quindi alle buone pratiche locali, recuperare l’autonomia
tipica del mondo contadino, che coinvolga non soltanto gli aspetti agrari e
ambientali, ma anche quelli sociali e culturali. Per fondare una società basata
sulla qualità della vita e non sulla merce, quindi, è necessario
riappropriarsi delle nostre origini, recuperare la
capacità di sopravvivenza e la padronanza del saper fare, soprattutto in campo
alimentare. Viviamo infatti, secondo lo studioso, in un mondo che potremmo
definire come un paese dell’assurdo, in cui non c’è più il senso sacro del cibo.
Tutto ciò è accaduto perchè nell’etica utilitarista non esiste alcun
senso del limite: tutto si nutre con l’illusione
di uno sviluppo infinito, di una crescita eterna, di un consumismo senza limiti.
Per recuperare l’autonomia agricola e ambientale, quindi, è necessario ritrovare
e condividere il senso della misura ... dibattito al lago montepulciano 2014 alessio banini - lavaldichiana.it - 2014
AMO LA VOSTRA CUCINA MA NON CAPISCO I
VEGANI lei sa che in Puglia siamo i re dei pasti
frugali, semplici, poveri ma saporiti. che legame c'è tra
cucina e decrescita? Sono un grande amante della cucina. Il tema della
convivialità, del non sprecare i resti, la filosofia che c'è dietro il gusto
sono legati al senso della decrescita. Ho avuto l'onore di ricevere il premio ad
honorem da CasArtusi. Ho scoperto da poco la cucina delle frattaglie e appena
vado a Roma non resisto e mangio la trippa. Il mio unico cruccio è che ci sono
tantissimi giovani
vegani che seguono i miei seminari. Per me è una negazione della cucina, perché si
assimila il rapporto uomo-animale nelle campagne, che era amorevole e
rispettoso, con il trattamento distruttivo del capitalismo sugli animali. lei è pessimista? Io sono di un
incurabile ottimismo, ma amo molto la frase di Woody Allen 'Il pessimista
conosce meglio il soggetto'.
donpasta - bari.repubblica.it - polignano -
festival letterario 'libro possibile' - 2016
Il mondo non è una merce è necessario rompere con il produttivismo e la
truffa dello sviluppo sostenibile. La denuncia della truffa dello sviluppo
sostenibile è fondamentale per comprendere la necessità della rottura
che la decrescita comporta e comprenderne tuta la portata. Questa, in
effetti, è insieme un ossimoro e un pleonasma. Un ossimoro perché in
realtà ne la crescita ne lo sviluppo sono in alcun modo sostenibili o
durevoli. dublino 2017
- la via della decrescita come risposta all'inganno dello sviluppo
sostenibile
fb/informazione libera - 2017 .
Lo
sviluppo sostenibile è un simpatico
ossimoro, come 'l’oscura chiarezza' di
Victor Hugo. Mi ricorda la strada per l’inferno, che è lastricata di
buone intenzioni. Il problema non è tanto nel termine sostenibile, che è
tutto sommato una bella parola, quanto nella parola 'sviluppo',
che è decisamente un termine tossico.
luciano gulli - ilgiornale.it - 2008
... si può dire che la decrescita è un modo per
estetizzare la vita . in quali termini, oltre le arti? Il semplice fatto di diminuire la pressione
dell'economia sulla vita quotidiana sarebbe una straordinaria conquista.
Perché con la globalizzazione siamo finiti in un sistema nel quale c'è
la guerra di tutti contro tutti . antonio di giacomo - dialoghi di trani -
bari.repubblica.it - 2017
dialoghi - per un'altra idea di economia, di
giustizia e di politica siamo onorati di averla a somma vesuviana,
anzi voglio approfittare della sua presenza per chiederle di 'starci
vicino' : le sue idee e le sue proposte possono essere una risorsa
inestimabile per la nostra città. sindaco salvatore di sarno - 2018 renato pagano - cronachedellacampania.it