Márcia TheÓphilo

AMAZZONIA  -  sedici modi PER descrivere il verde

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dedicata alla nonna paterna
 

 

Non avvicinatevi al fiume
quando il sole tramonta
non avvicinatevi al fiume
perché c'è Yara che vi invita
coi capelli verdi colore delle pietre miraquitãs

L'oro del fiume li bagnava di luce
"State attenti, figli miei - diceva la vecchia india -
vi trascina all'incontro col suo canto e la sua magia
il suo canto che non finisce mai
e i suoi occhi e i suoi capelli
fanno parte del suo canto
State attenti figli miei, se Yara vi chiama,
perché Yara è fuoco dentro l'acqua,
è luna,
è un canto che non finisce,
guardatevi da Yara quando vi chiama per nome
sono abissi
evocazioni per le quali non si è mai preparati
guardatevi da Yara quando vi chiama per nome
il ritmo del suo cantare produce ondulazioni
che modificano l'aria
portano tempeste da luoghi sconosciuti,
da mari sconosciuti,
evocazioni,
non avvicinatevi al fiume
quando il sole tramonta
Guanumbì, ascolta bene
io sono vecchia, così vecchia
che già non si contano
le lune della mia età."


Gli Indios rinascono
Sulle rive del fiume, le canoe
onde di spuma, Il tuo sorriso aperto
quando tutti entrano, comincia il cammino
tortuoso dei morti e dei vivi, i saluti
le memorie, i primi canti
Kupaùba perde la testa
piange, piange, piange
il suo villaggio distrutto.
Parole si spandono sulle sue spalle
eppure il suo sguardo è senza odio
deve ricominciare, da sola.
Io vi amo, pensava
ed era così energico il suo sguardo
che i coccodrilli, le offrivano, il dorso
come fossero cani
i giaguari le facevano le fusa
come gatti domestici.
Io vi amo, ripeteva
e i suonatori terminavano:
Gli indios morti fanno germogliare
culture sommerse, per secoli e secoli
dentro l'arida terra
le tribù sementi rinascono
con la pioggia, migliaia di fiori
e il deserto torna a fiorire.
 



Vento
Il vento continua
a divorare la notte
è là, reale e mutevole
dentro di lui la musica dei rami

Il vento arriva
esplodono sonorità
sfogliano il suo corpo
fa ondeggiare i rami
corpo del vento avvolge e incurva
distende l'amato corpo
astratte e concrete le sue foglie
Si versano sinuose
cascate di vento dentro il bosco
Io danzo, e tu?
Risuona, balla, fischia e canta
è fra gli alberi
nasce come un frutto
nasce come un bambino
le sue risate hanno il ritmo
dell'acqua sulla pietra
prima dolce quasi monotona
dopo forte e piena di risonanze
Qua1cosa di vago
fumo e sapori somiglianti

Il vento apre la sua bocca
le nuvole producono piogge
neve, o anche ghiaccio

Il delfino ondeggia sotto il corpo del vento.
Avvolge e distende tra le nubi
le sue pinne, ali sinuose
reale e mutevole in lui
la musica del vento sulle acque
 



Olocausto degli alberi
Jerimum il Sole che nasce
gonfiando il vermiglio del cielo
Floresta piena di colori
rodendo le viscere della terra
con le sue radici vive
Kupahúba ha radici
Non va incontro al vento
è il vento che l'abbraccia
portando l'odore del bacába,
frutto carnoso,
del mangaba, polpa aromatica,
di pitanga, di murici..
Nel cielo rosso-arancio
il silenzio oscura la luce
Kupahúba vede un fiume espandersi
sgorgando dalla casa del sole.
Il vento porta una luce splendente
e fumo nero e caldo incandescente
e penetra tra gli alberi
le foglie ardono muovendosi
in mezzo al disordine della foresta
tra caos e fumo
Tutto è fuoco...gli alberi cadono...
tutto è cenere:
In questo ritmo frenetico anche il cielo cadrà.
Lo sterminio non cessa:
Kupahúba attende il fuoco ferma,
legata alle sue radici.
Sente il fuoco scorrere nei suoi rami
il suo corpo verde trema e sente dolore
lei che lenisce il dolore sente
il fuoco gemere nel suo tronco
bruciare le sue radici
e la terra morta della foresta devastata,
rovine...
L'olocausto di una moltitudine di alberi.
Il vento non porta musiche conosciute
disturbi di verde e azzurro
ritornate ritornate ritmi antichi
 

Noi Alberi
Noi alberi viviamo di piogge
di rugiade eterne e delle brume
dei fiumi e degli oceani
di mattutini vapori
e delicate nebbie

Durante il giorno il calore
dei raggi del sole
dilata i nostri corpi sublunari
che assorbono cosi, nel profondo,
la soavissima rugiada notturna.
 


Folle risata
Folle risata la tua, dall'eco affilata
Manioca selvaggia è il tuo riso
le tue carezze, il tuo acuto piacere,
Kupahùba vive, va e viene
Fino a che il sole scompare.
Di giorno tra foglie, erbe, insetti,
decomposte materie vegetali:
ci moltiplicheremo.
Il movimento non è deserto, è fiume
ruba, saccheggia, bevi ciò che vuoi
questo fiume è abbondante
non si ferma, ma continua
per cantare il suono delle parole
Açanà, Yanà, Nacaìra
Cajà, Pacoba, Maçarandùba
ogni parola un essere, parole che scrivo
la foresta è il mio dizionario
parole vive e masticate
aspre di cammini già percorsi
Açanà, Tapajurà, Igarapé
ogni parola un essere, risuona affilata.
Kupahùba aprì gli occhi e apprese a leggere.
 

Isola di Marajó
Le donne, ondeggiando in un mare di foglie,
si nascondono e fuggono, leggere danzano
in onore del sole, curiosa danza
imita i macachi, eccitate sospirano
ridono, una mano pendente, e l'altra
sulle spalle. Tre curumins portano ceste
ricolme d'açaí e muricí. Fanno due passi
al secondo, sulla punta dei piedi,
il riso delle donne, il riso dei bambini
volti che appaiono e scompaiono.
Ricomincia la danza. Altre voci:
suoni d'altri animali, acqua che scorre,
rami che si spezzano. La musica, lenti strumenti
Al boto abbracciata, Kupaùba seguiva l'onda
del fiume, della corrente il flusso fino al mare.
Marajó, spazi di sole ardente, ritorno
stelle cadenti, marombos, carapanàs,
ritorno sempre in luoghi lontani, ebbrezza
di cauìm che ubriaca piano
piano, senza fare male, insipido
vischioso scivola in gola.
Dorati banani e mamoeiros,
voci di Marajó, lamenti,
piccoli grida di Cacaué, ma dove vuole andare?
Per cinque fiumi è andata Kupaùba
durante cinque lune ha camminato
mille verdi sentieri ha attraversato
solo per arrivare a Marajó e vedere il mare.
 

Il parto della foresta
Dal corpo contratto, dal pieno del ventre
dalle viscere, sulle rive tra il fogliame
sono i profumi della foresta e il sangue
ad avvolgere il suo corpo:
l'aiutano, le donne del villaggio
la selva è una galassia che ascolta il suo vagito
tra le braccia Kupaùba-albero.
Gambe e bacino di nuovi impregnati
degli odori sono un continente
il suo nido, piccolo corpo che pulsa.
Il sole rischiara la foresta e il fiume
"Quanto tempo è passato?" vanno indagando
"la sua anima a chi mai è appartenuta?"
Le danze si prolungano fino a notte alta
il vento passa lieve, una voce, un sussurro
loda Tupã e annuncia: "Kupaùba è nata".

 

 

 

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AD OGNI FIUME CHE ATTRAVERSA

L'AMAZZONIA HA DEDICATO UNA POESIA

 

 

 

 

 

 

Mario Luzi  - 1996

 

Gregory Corso - 1990

 

 

VIDEO



Ycamiaba
Nel cielo è rimasta l'acqua delle piogge
ti ha concepito il ventre della terra
congregando energie sessuali
per aprire e fecondare l'universo
legno rosso dell'albero Ibirapitanga
brasilaçù, brasilete, brasileto
brace ardente, Brasile.

Le capanne vicino al lago Yaciura,
vicino alle sorgenti
del fiume Yamundà, il fiume sacro.
Ycamiabas, donne senza uomo
Temute e coraggiose guerriere
I figli maschi dati ai genitori
Dalla luna, Yaci.
Amàzzoni, hanno lottato contro gli Iberici
Amazzonia, designata regione
dell'Asia Minore
Ycamiabas, le figlie di Yací
le figlie della luna
nel fiume Yamundá
Amazzoni, figlie di Yací
donne guerriere, Ycamiabas.
Le loro sementi, radici della vita
concepiscono il legno vivo come la brace
vento della notte, aroeira, murta
araçá, cresce dal tuo ventre
fertilità nasce dall'acqua
battaglia dall'eco immensa, mormorio
Tarumá, arití, tarumá
colore giallo, brace, Brasile
lo spirito dei venti, i tuoni
la naturale lentezza
serrado, serrado
serra oh pau-brasil
oh luna Yací
serrado, serrado
pau-brasil
oh Yací, o Yacì
madre di Ycamiaba
color verde, giallo, azzurro, d'estate
nasce il suolo brasiliano
radice, sapore aromatico, legno
"Tu magnifica Ycamiaba,
io ti proclamo Amazzone".

Radici, sapore aromatico, legno
"tu, magnifica Ycamiaba,
io ti proclamo Amàzzone" quando
il lussureggiante verde delle acque
degli alberi, lussureggianti uccelli
ricchezza che nasce dal tuo ventre

Yacamiaba, figlia della luna
Allegra gente natìa
la lontra, l'irara, il tamanduà,
il capivara, l'armadillo, il cuatì,
magnifica Ycamiaba
figlia della Luna.
 



Catueté Curupira
ieri per la prima volta apparvero
le prime rughe sul volto della terra
stravolta nelle viscere
le navi le acque
si moltiplicano senza fine.
Catueté Curupira
le foreste ti chiamano
a punire quelli che atterrano
e abbattono gli animali
e spaventano gli alberi
facendoli credere soli

in mezzo al bosco
gli alberi affamati
gli alberi allucinati
in mezzo al bosco
in mezzo al cemento gli alberi t'implorano
tamacueré yndayara Catueté Curupira

molti alberi trovati affamati
moribondi
raccontando storie cupe e fantastiche
di città distrutte
sono gli unici testimoni vivi o semi-vivi
di quello che rimane dell'uomo
tim tim he taya boya
le ombre in curve rigide
i rami secchi all'estremità
si tendono a cogliere gli uomini più teneri
divorandoli
l'uomo impaurito continua
cavalcando motociclette
che emettono un forte grugnito
prima della partenza
e fanno fuggire gli animali
uccidendo il verde.
Il verde continua a crescere sotto la polvere
sugli alberi coperti di chiodi e di calce
il verde rinasce primavera
insistendo nel suo ultimo grido
viso senza colore e senza sangue
i fiumi marciscono
i vecchi assistono ansiosi
ai comodi e alle voglie dei giovani
il mondo mostra le sue ferite
attraverso un apparecchio che ripete
immagini di distruzione.

Catueté Curupira
le foreste ti chiamano.
 

Tutti i fiumi della Terra
Portano i cesti con la manioca, le donne,
sfiorando con i piedi le rive del fiume.
Kuambu vede passare Kupahúba
e un fiume immaginario gli percorre
la mente: è una corrente che trascina
in sé tutti i fiume della terra.
Ardeva la sua pelle, chiuse gli occhi
il sole silenziose carezze sul corpo
di Kupahúba, toccando i piccoli seni.
E' ancora una fanciulla Kupahúba e lui
dovrà aspettare il rito di iniziazione
amorosa. Con la sua mente viaggia
nell' aria e tra le nuvole. Ieri ha sognato
un dente che volava e un odore mai sentito.
Sullo spiazzo con le altre Kupahúba si prepara
per essere iniziata. Per tre mesi
lui non potrà vederla. Tutto gira, gira.
lei si avvicina e lui sorride.
Dentro il suo corpo una forza divora
le acque di fiumi e di laghi.
È lui Mboi-Guaçu dai mille occhi
avvincerà e stringerà Kupahúba
ma l'Amore Attenuerà la forza.
"Vattene, Mboi-Guaçu". Implora Kupauba.


Flauti e maracas

cominciano a suonare
ritmo lento all'inizio, poi frenetico.
Kuambù pensa alla profezia: "Kupahúba
sarà amata dal mito" vuole gridare
ma nessun suono arriva alla gola.
Tutto cominciò al mattino.
Il tempo prometteva pioggia.
Dal cajueiro odorosi i frutti pendevano
nell'umida e densa calura:
Kupahúba attrasse Mboi-Guaçu,
serpente-arcobaleno, con il suo incanto.
Lui farà offerte alla divinità giaguaro
perché mantenga sempre vivo in lei
il fuoco del suo desiderio
e morbida la sua pelle.
Vivande e offerte di fiori nel rituale
brillanti i mille occhi di Mboi-Guaçu
toni d'azzurro e turchese e giallo
illuminano gli abbracci.
Questo è un fuoco che vuole proseguire,
sostanza sessuale del sole,
che penetra
le bacche profumate di araticum
e con il suo profumo
diviene più seducente.
"portami con i miei mille occhi fra le stelle
fa che un altro guerriero, un dio terreno,
non possa guardarla".
Prega Mboi-Guaçu e inizia
il suo cammino lungo il corpo di Kupahúba.

 


Kupahúba ora crede di sognare
neppure ha salutato la pintassilga
né la saracura. Tutti conoscono
la devastazione che al suo passare
Mboi-Guaçu lascia in un villaggio.
Senza pietà il tempo scorre nel corpo
di piante e animali, Mboi-Guaçu
ha perduto i suoi colori accesi,
solo il brillio dei suoi occhi rimane
sotto il chiarore lunare.
Dondolato dal vento, il muricì
scrolla i frutti dai rami.
sconvolte le bestiole che abitano
gli alberi, vivono lo scompiglio.
Ora il canto si fa sempre più alto
dai maracas i pajés intonano invocazioni.
Il sole si insinua con i suoi raggi
lo accompagna il canto degli uccelli
il grido degli animali. E la foresta
respira. La foresta respira sollevata.
Mboi-Guaçu è scomparso


Terra dove non si muore
Verso la Terra dove non si muore
in marcia il popolo amerindio
invocando Tupã e gli altri dèi
fugge la loro voce al suono del borè
figli di Giaguaro, agili e flessuosi,
dalla costa dei mari in direzione Nord.
Erano tre milioni nel Brasile
gli indios Caetès e Tupinambàs
fuggirono verso il Maranhão e il Parà
attraversarono tutto il territorio
si fermarono alle sponde del fiume
sono i Tapirapès in movimento
con gli occhi aperti, esausti
ed ansimanti arrivano al fiume Araguaia
si addentrano nella foresta, si ritirano.
Piume gialle, marrone, foglie rosse
sono migliaia gli alberi giganti
milioni in marcia il popolo amerindo
figli di Giaguaro, agili e flessuosi,
attraversano il territorio senza fermarsi
dalla costa dei mari, in direzione Nord
con gli occhi ben aperti ansimanti
esausti arrivano, sono i Tapirapès
si addentrano nella foresta, tutti uniti,
in direzione della "Terra dove non si muore".
 

 

 

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La differenza tra l'idea occidentale della natura e quella nostra

è che nella cultura occidentale si parla di un  

albero    

come di un elemento decorativo del paesaggio

mentre noi lo consideriamo un tutt'uno con la nostra esistenza.  

MT
matematica.unibocconi.it
festivaletteratura.it
arcojournal.unipa.it   

 

 

 

 

 

 

 

What can de done to save the Amazon rainforest in Brazil?
  Today Brazil faces an enormous challenge: how to balance economic growth with the preservation of the Amazon rainforest.
. Rehabilitation and increased productivity of formerly forested lands
. Expansion of protection areas
. Development based on concepts of sustainable use of some existing forest
. Land policy reform
. Law Enforcement

Rhett A Butler    -  mongabay.com  -    rainforests.mongabay.com   -   lifegate.it

 

SATELLITI CONTRO LA DEFORESTAZIONE
Google si schiera in difesa dell'Amazzonia. Il gruppo di Mountain View ha accettato di stringere una insolita alleanza con la tribù dei Surui, ormai ridotta a soli 1200 membri, e schierare
l'occhio dei suoi satelliti per impedire che faccendieri e taglialegna illegali distruggano il loro territorio. Artefice di questo patto è il nuovo capotribù, Almir Narayamoga Surui, 32 anni e una laurea conseguita in un college. Prima di lui, undici capi hanno già pagato con la vita i tentativi di fermare la deforestazione.
larepubblica.it

 

deforestazione continua
Le piante più alte superano i 60 metri e i sei secoli di vita; basta meno di un minuto a una motosega per tirarne giù una. Dopo un calo della deforestazione negli anni 2005-2006, anche grazie al lavoro dell’ex ministro dell’Ambiente Marina Silva, negli ultimi due le stime indicano invece una nuova crescita.

corriere.it



AMAZZONIA       
SCOPERTA TRIBU' INDIOS, L'ULTIMA DA 12 ANNI

SAN PAOLO - Indios mai venuti a contatto con il resto del mondo, nudi e dipinti di rosso, che hanno reagito lanciando frecce contro l'aereo che li sorvolava, sono stati scoperti questo mese da ricercatori brasiliani in una zona recondita dell'Amazzonia, ai confini fra il Brasile e il Perù. Foto della spedizione sono state diffuse oggi dall'organizzazione ecologista britannica Survival International. Erano dodici anni che un'etnia sconosciuta non veniva scoperta nell'Amazzonia brasiliana.
La spedizione aerea è stata organizzata grazie alle carte geografiche elettroniche del sito Google Earth. Si calcola che alle sorgenti del fiume Envira, nello stato brasiliano dell'Acre, vivano circa 250 indios che mai hanno avuto contatti con l'uomo bianco. Dagli anni 80 la Funai (Fondazione Nazionale per gli Indios) brasiliana ha adottato la politica di non cercare "contatto umano" con gli indios isolati, limitandosi a sorvolare con aerei o elicotteri le zone, una volta all'anno o ogni due anni, per controllare lo stato degli indios. Ci sono attualmente indizi in Brasile di 68 gruppi indigeni isolati, quasi tutti nella foresta amazzonica, dei quali solo 24 gruppi sono stati confermati. "Non so chi sono quegli indios, non voglio saperlo, e sarei molto arrabbiato se qualcuno lo sapesse - ha affermato José Carlos Meirelles, "sertanista" (ricercatore amazzonico) della Funai che ha partecipato alla scoperta - Gli indios fotografati sono sedentari, vivono in grandi capanne comunitarie, e coltivano manioca, patate e banane. E' chiaro che questi indios sono violenti contro l'uomo bianco che invade la loro terra: se entriamo là ci ammazzano". Meirelles ha una storia complessa con gli indios isolati dell'Acre.
Si è trasformato in loro massimo protettore dopo aver ucciso un indigeno alla fine degli anni 80: "Sono stato circondato da numerosi indios armati di arco e frecce - racconta Meirelles, che mostra i segni di un antico ferimento con una freccia - Potevo ucciderne molti con le armi che avevo, ma ne ho ucciso solo uno. Tuttavia quell'uno mi resta sulla coscienza ancora oggi". Si sospetta che siano dell'etnia "aruak", presente nella regione, ma nulla si conosce di sicuro su di essi. Nell'Acre vivono altre tre tribù mai contattate in una riserva indigena di 630 mila ettari, nella più bella foresta amazzonica che si conosca, con numerose specie autoctone di biodiversità. "Abbiamo diffuso eccezionalmente queste foto - ha osservato ancora Meirelles - per attirare l'attenzione della società internazionale sul grave pericolo che stanno passando questi indios, con la minaccia di invasione dal lato peruviano". Si stanno avvicinando infatti alla loro zona vergine dei "garimpeiros" (cercatori d'oro clandestini) e dei piantatori di coca provenienti dal Perù. Al momento del sorvolo molti indios sono fuggiti nella foresta, per lo più donne e bambini, ma non sono scappati i guerrieri, dipinti di rosso con la pianta dell'"urucum", che hanno affrontato con archi e frecce il grande uccello venuto dal cielo.

ansa  - oliviero pluviano -    survivalinternational.org

 



proteggere gli indios si puo'

http://www.musibrasil.net/articolo.php?id=2263
http://www.survival.it/

 

 

Si stima che ci siano un centinaio di tribù non ancora entrate in contatto con la “civiltà”    -    67 solo in Brasile e 15 in Perù

Sempre più spesso la sopravvivenza delle tribù indigene viene minata dagli interessi dei potenti. Succede allora che non solo si faccia di tutto per occultare le notizie scomode riguardanti gli affari politici ed economici più loschi, ma addirittura che venga messa in dubbio l'esistenza stessa dei nativi, vale a dire di quelle società che vivono completamente fuori dal nostro orizzonte culturale e che pure si trovano a subire le conseguenze delle nostre azioni. È quello che sta succedendo in Amazzonia.
terranauta.it - 2010

 

 

Gli Akuntsu dell'Amazzonia

una delle tribù indigene in territorio brasiliano, stanno per essere completamente sterminati. L'associazione Survival International dà la notizia .

la tribù è ridotta a soli cinque elementi.
E il genocidio di un popolo per mano degli allevatori di bestiame e dei loro killer.
Ad aprire le porte ai progetti di colonizzazione e alla costruzione della famigerata superstrada BR 364 nello stato di Rondônia fu il governo, tra gli anni Sessanta e Settanta.

survival - apicom.it - diariodelweb.it

 

 

Almeno 200 Indios brasiliani
riuniti presso la comunità kayapó di Piaraçu, protestano contro il progetto di realizzazione di colossali dighe idroelettriche nel fiume Xingu, uno dei principali dell’Amazzonia.

Valter Campanato/ABr - Antonella Gilioli - periodicoitaliano.info

 

 

 

Indios, una lotta per la terra, una lotta per la vita
«La terra è nostra madre

e ce la stanno rubando. Stanno distruggendo la foresta e la biodiversità, col massimo profitto, ma impoverendo i popoli che vi abitano. Questa è la società capitalistica». Parole di Dadà, cacique indios, sguardo fiero e copricapo tradizionale con penne d’uccello coloratissime. Parola di un capo che è stato sequestrato e torturato per ore dai grileros, quasi ucciso e che una notte è dovuto scappare dalla capanna che stavano tentando di incendiargli. «Perché dobbiamo andare in città? Non vogliamo, qui abbiamo tutto quello che ci serve. A Santarem, la città più vicina, dovremmo pagare anche l’acqua per bere. Perché? Noi abbiamo la nostra cultura e la nostra identità, difendiamo la foresta a costo della vita».
redazione terranews.it - 2010

 

 

 

cuando se pierde una lengua es una vision del mundo la que se pierde
ernesto cardenal

 

 

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