KARL RAIMUND POPPER

 

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È un comportamento arrogante

tentare di portare il paradiso sulla terra

in tal modo riusciremo solo

a trasformare la terra in un inferno
E se non vogliamo che ciò accada

dobbiamo abbandonare i nostri sogni di un mondo perfetto

 

 

 

Televisione 

 

la Tv dà alla gente ciò che la gente vuole ma questo non corrisponde all’idea di democrazia che è quella di far crescere l’educazione generale offrendo a tutti opportunità sempre migliori  -   KP

 

Nel loro intero equipaggiamento per la vita, i bambini sono attrezzati in modo da potersi adattare ai diversi ambienti che troveranno attorno a loro. Essi sono perci� dipendenti, in misura considerevole, nella loro evoluzione mentale dal loro ambiente e ci� che chiamiamo educazione � qualcosa che influenza questo ambiente in un modo che giudichiamo buono per lo sviluppo di questi bambini. Noi mandiamo i bambini a scuola perch� possano imparare qualcosa. Ma che cosa significa realmente �imparare�? E che cosa significa �insegnare�? Significa influenzare il loro ambiente in modo che possano prepararsi per i loro futuri compiti: il compito di diventare cittadini, il compito di guadagnare denaro, il compito di diventare padri e madri per una nuova generazione e cos� via. Perci� tutto dipende dall'ambiente, vale a dire che, come generazione precedente, noi abbiamo la responsabilit� di creare le migliori condizioni possibili. Ora, il punto � che la televisione � parte dell'ambiente dei bambini ed una parte per la quale noi siamo ovviamente responsabili, perch� si tratta dell'ambiente fatto dall'uomo.
ilmediario.it

 

 

    Chi controlla l'informazione televisiva controlla la democrazia   

 

 

televisione   -   cattiva maestra
secondo Popper il rischio sarebbe quello di avere giovani sempre più disumanizzati  violenti ed indifferenti
avrebbe volentieri fatto incidere sui televisori      tenere fuori della portata dei bambini

 

una democrazia non può esistere

se non si mette sotto controllo la televisione

più precisamente non può esistere a lungo

fino a quando il potere della televisione

non sarà pienamente scoperto

 

 

 

Popper nel ventesimo secolo ha ricalcato la sua idea di democrazia  

sulle forme di quella greca prima (l’Atene periclea per intenderci), e di quella latina poi: quel ubi societas ibi ius che ancora oggi si insegna tra i banchi universitari. Una società che, secondo il filosofo, oggi non può non essere aperta a più visioni del mondo, etiche e filosofiche, politiche e quindi religiose. Chi ha ben chiaro questo insegnamento, non può dunque affrancare quale legittima una morale e i suoi valori, almeno non senza danneggiare la libertà degli altri. Un’idea di tolleranza che non deve confondersi con i principi dell’etica cristiana, ma con quelli laici, dai tempi di Locke fino ai giorni nostri. 

www.opinione.it 

 

 

 

I NEMICI DELLA SOCIETA' APERTA
...  La società aperta teorizzata da Popper è antitetica rispetto a quella totalitaria: nel solco del liberalismo, il filosofo pensa a un modello nel quale l’individuo conti più dell’astratta somma delle parti su cui si fonda lo stato etico platonico o hegelo-marxista; nella società aperta il mondo ha il diritto di evolversi e le regole che lo governano si possono modificare come l’epidermide asseconda la crescita del corpo.
Le regole, secondo Popper, sono la garanzia della parità di condizioni e nel suo ultimo intervento pubblico –
Cattiva maestra televisione – il filosofo prende parola sullo strumento principale della manipolazione del consenso e sui suoi pericoli. Se non c’è libero accesso ai media e se questi sono in mano a persone senza scrupoli e privi di senso di responsabilità in rapporto all’impiego di tali strumenti, la democrazia è in grave pericolo.
Strana sorte quella di Popper, avere difeso la democrazia contro i suoi nemici e poi aver visto i suoi cosiddetti ‘amici’ lottare quasi ovunque per appropriarsi dell’egemonia mediatica, svuotando, di fatto, la società della sua autentica, indispensabile apertura.
Un dibattito in classe sul tema della ‘società aperta’, capace di attraversare gran parte del programma sia di filosofia che di storia o delle diverse letterature, può consentire agli studenti una rilettura critica su molti autori. Oppure, attualizzando ulteriormente, può permettere di riflettere sul fatto che la società in cui viviamo non sia poi così ‘aperta’.

Roberto Lolli - aetnanet.org

 

   la Società Aperta è aperta a tutti tranne che agli intolleranti  

If we are not prepared to defend a tolerant society
against the onslaught of the intolerant
then the tolerant will be destroyed
and tolerance with them

 

 

Errore che è alla base dell’individuo libero

“è libero chi non si limita ad agire a casaccio, ma controlla i risultati dei suoi tentativi casuali, e perciò apprende dai suoi errori, e in più, mira esplicitamente a trovare le falle delle proprie provvisorie soluzioni”.
Difatti Popper, elaborando i concetti di nuvole (sistemi fisici complessi, irregolari, disordinati e difficilmente prevedibili) e di orologi (sistemi fisici regolari, ordinati e altamente prevedibili), si inserisce nella
disputa tra indeterministi e deterministi, cercando una posizione intermedia. Egli, infatti, sebbene tenda maggiormente verso la teoria indeterministica, che rappresenta un prerequisito necessario per ogni dottrina della libertà, afferma che la semplice ammissione del caso non giustifica di per se stessa la credenza in questo valore. La libertà risiede nel “controllo plastico” del comportamento tramite i principi della razionalità critica: possono essere considerati liberi, ossia liberamente progettanti la loro condotta, “quei sistemi organici complessi, come gli esseri umani, che, in primo luogo, ricercano le soluzioni per le loro esigenze vitali, selezionando entro un insieme di tentativi o ipotesi di soluzione emersi casualmente, e che, in secondo luogo, mettono consapevolmente alla prova tali tentativi o ipotesi, nell’intento di fare emergere il prima possibile i loro eventuali difetti”.  www.liceopertini.net/

www.vialattea.net/ 

www.paginecattoliche.it/Dezza_14.htm 

www.unav.es/gep/Popdet.html 

 

 

There is no law

nor will there ever be one, which is superior to this, or better and more effective in ensuring salvation and victory in war. And in times of peace, and from the earliest childhood on should it be fostered - this habit of ruling others, and of being ruled by others. And every trace of anarchy should be utterly eradicated from all the life of all the man, and even of the wild beasts which are subject to men.”
These are strong words. Never was a man more in earnest in his hostility towards the individual. And this hatred is deeply rooted in the fundamental dualism of Plato’s philosophy; he hated the individual and his freedom just as he hated the varying particular experiences, the variety of the changing world of sensible things.

In the field of politics, the individual is to Plato the Evil One himself.
The Open Society and Its Enemies         dailytimes.com.pk

 

 

 

 

 

 

Karl Raimund Popper

Il famoso filosofo critica Marx , Hegel e Platone che “estraggono conigli fisici da cappelli puramente metafisici”. Per lui l’unica cosa che si può fare nella vita reale è quella di migliorare le condizioni di lavoro, renderle meno faticose e più degne dell’uomo, in modo tale da ottenere più tempo libero. E poi, Popper non accetta la sfiducia di Marx nella possibilità di modificare le cose attraverso gli strumenti legali, della politica e della democrazia. E ancora: “Chi controlla i controllori?” Marx non se lo chiede mai. La questione non è: “Quali devono essere i governanti?” Il vero problema è: “Come possiamo controllarli?”. Popper disse anche questo: “La Tv dà alla gente ciò che la gente vuole, ma questo non corrisponde all’idea di democrazia, che è quella di far crescere l’educazione generale offrendo a tutti opportunità sempre migliori”. Infine per Popper è inammissibile perdere la testa in gruppo. È molto meglio sbagliare da soli.

Damiano Mazzotti - italiacittadini.net  -     agoravox.it
La forza dei bisogni e le ragioni della libertà - Franco Sbarberi
  

 

 

 

 

KARL RAIMUND POPPER  (1902-1994)

ogni teoria verra' assunta come vera sempre e solo provvisoriamente

Contesto Storico
Il Wiener Kries, il circolo di Vienna, fu fondato ufficialmente dal fisico e filosofo Moritz Schilk nel ’24  e ciò fu il risultato di una lunga serie di dibattiti e riunioni informali che coinvolse tutti i più importanti  salotti culturali di Vienna. Il circolo, che si riuniva tutti i giovedi sera in un caffè della vecchia Vienna,  partorì un suo "Manifesto" dal titolo: "La concezione scientifica del mondo"....

Il pensiero Popper, considerato uno dei fondatori della moderna epistemologia, sviluppa la critica  humiana del procedimento induttivo, secondo la quale non è possibile una conclusione universale  partendo dall’analisi di un numero finito di casi particolari. Egli conclude che, se è vero che un certo  numero di esempi confermati non possono garantire la verità di una proposizione universale, è  altrettanto vero che basta un solo caso contrario per dimostrarne la falsità........
"Quando parliamo dell’accrescimento della conoscenza scientifica non intendiamo l’accumulo delle
osservazioni, ma la ripetuta demolizione delle teorie scientifiche e la loro sostituzione per mezzo di teorie migliori e più soddisfacenti".
Popper definisce il suo metodo ipotetico-deduttivo"............
L’esistenza di una Verita' Assoluta costituisce, per Popper, soltanto la meta della ricerca scientifica  come "ideale regolativo" kantiano o, addirittura, come "idea" platonica......
Il razionalismo critico di Popper sostiene che non esistono contraddizioni nella natura delle cose  ma solo nella loro rappresentazione. .......
In disaccordo con i Relativisti della teoria della conoscenza, così risponde ad uno dei suoi sostenitori: "Kuhn sostiene che la razionalità della scienza presuppone l’accettazione di un quadro comune. ........... Considero sbagliata questa tesi. La tesi relativistica, che il quadro concettuale non puo’ essere c riticamente discusso, è una tesi che puo' essere criticamente discussa e che non resiste alla critica."....

"Noi, gli intellettuali, abbiamo provocato i danni più terribili. Lo sterminio di massa in nome di un’idea, di una dottrina, di una teoria, questa è nostra opera, la nostra invenzione: invenzione  di intellettuali. Se noi la smettessimo di aizzare gli uomini gli uni contro gli altri - spesso con le  migliori intenzioni - anche solo con questo si sarebbe raggiunto un grande risultato.

Nessuno può dire che questo è impossibile per noi".

Ada Cortese   -   panteca.com

http://plato.stanford.edu/entries/popper

 

 

 

 

 

lettera a

kelley l.ross  ph. d. http://www.friesian.com/ross/popper.htm

......       The solution to the antinomies was the view that phenomenal objects were not things in themselves, which Popper evidently did not want to accept. And the argument of Nelson's "Impossibility of the Theory of Knowledge" was simply that a theory of   knowledge cannot prove that knowledge exists, for it would have to presuppose the  possibility that the existence or non-existence of knowledge could be known,  which would beg the question........

 

 

 

Karl Popper

is generally regarded as one of the greatest philosophers of science of this century. He was also a social and political philosopher of considerable stature, a self-professed 'critical-rationalist', a dedicated opponent of all forms of scepticism, conventionalism, and relativism in science and in human affairs generally, a committed advocate and staunch defender of the 'Open Society', and an implacable critic of totalitarianism in all of its forms. One of the many remarkable features of Popper's thought is the scope of his intellectual influence. In the modern technological and highly-specialised world scientists are rarely aware of the work of philosophers; it is virtually unprecedented to find them queuing up, as they have done in Popper's case, to testify to the enormously practical beneficial impact which that philosophical work has had upon their own. But notwithstanding the fact that he wrote on even the most technical matters with consummate clarity, the scope of Popper's work is such that it is commonplace by now to find that commentators tend to deal with the epistemological, scientific and social elements of his thought as if they were quite disparate and unconnected, and thus the fundamental unity of his philosophical vision and method has to a large degree been dissipated. Here we will try to trace the threads which interconnect the various elements of his philosophy, and which give it its fundamental unity.    

ul.ie/~philos/vol1/popper.html          

pyke-eye.com         

escapeartist.com       

eeng.dcu.ie  

emsf.rai.it      

 

 

 

Sir Karl Raimund Popper was an Austrian and British philosopher and a professor at the London School of Economics

Karl Raimund Popper 1902 - 1994       audio clips

Popper was born in Vienna of Jewish parents. Before attending the University of Vienna, he briefly became a Marxist and also familiarised himself with the psychoanalytic theories of Freud and Adler. At about the same time, he attended a lecture given by Einstein on relativity theory, which greatly impressed him. 

www.bbc.co.uk/bbcfour/audiointerviews/profilepages/popperk2.shtml

 

 

 

Dario Antiseri

  che ingombrante il suo libro, professor Popper 

 

Veniva dall’università di Padova. Era il suo primo anno a Roma, come docente di filosofia della scienza, e doveva avere più di cinquant’anni. Era Dario Antiseri. Tredici anni prima era riuscito, testardo come la sua gente, a far pubblicare in Italia l’opera politica più importante di Popper: La società aperta e i suoi nemici.......La storia di Antiseri e Popper, per chi era quel giorno di quasi vent’anni fa alla Luiss, segna lo scorrere del tempo. Hanno visto cose, allora, difficili da immaginare:      

ideazione.com 

 

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Karl Popper quando Wittgenstein lo minacciò...
Dario Antiseri   

La posizione di Popper nei confronti della metafisica non mancò di suscitare perplessità tra i neopositivisti. Queste critiche, però, non turbarono Popper, il quale, a cominciare dal 1949 se non prima, usò nelle sue lezioni l'espressione «programma di ricerca metafisico». Nel frattempo, all'inizio dell'anno accademico 1946-47, Popper aveva ricevuto un invito dal segretario del Moral Sciences Club di Cambridge perché leggesse un saggio su di qualche «perplessità filosofica». «Era chiaro - scrive Popper nella sua autobiografia intellettuale La ricerca non ha fine - che si trattava di una formulazione di Wittgenstein, secondo la quale in filosofia non esistono problemi genuini, ma soltanto perplessità linguistiche». Decisamente contrario a questa tesi, Popper accettò la sfida; scelse di parlare sul tema "Ci sono problemi filosofici?"; e iniziò il suo discorso, in modo un po' scherzoso, facendo presente che, negando l'esistenza di problemi filosofici, chiunque avesse scritto l'invito, aveva preso posizione su di una questione creata da un genuino problema filosofico. «Ma proprio a questo punto - ricorda Popper - Wittgenstein saltò su e disse, ad alta voce e così mi parve, con rabbia: "Il Segretario ha. fatto esattamente ciò che gli è stato detto di fare. Egli ha agito su mia istruzione". Io non ci feci caso, e continuai; ma accadde che almeno alcuni fra gli ammiratori di Wittgenstein, tra i presenti, se ne accorsero, e di conseguenza presero la mia osservazione, intesa come uno scherzo, come un grave rimprovero al Segretario».
In ogni caso, Popper andò avanti, affermando che, se non esistevano problemi filosofici, egli di certo non poteva essere un filosofo; e aggiungendo che, siccome tanti, o forse tutti gli uomini, si affidano in maniera sconsiderata e acritica a soluzioni insostenibili per tanti o forse tutti i problemi filosofici, è allora sufficientemente giustificata l'esistenza di filosofi. Ma ecco che Wittgenstein salta
su un'altra volta, interrompe Popper e parla a lungo sulle perplessità linguistiche e sulla non-esistenza dei problemi filosofici. Di nuovo, Popper: «Al momento che mi sembrò più
opportuno fui io ad interromperlo, presentando un elenco da me preparato di problemi filosofici, come: Conosciamo le cose attraverso i nostri sensi? Otteniamo la nostra conoscenza per l'induzione? Wittgenstein li respinse, dicendo che erano problemi logici piuttosto che filosofici. Posi allora il problema se esista l'infinito potenziale o forse anche quello attuale, un problema che egli respinse come matematico. Ricordai quindi i problemi morali e il problema della validità delle norme morali. A questo punto Wittgenstein, il quale sedeva vicino al caminetto e giocava nervosamente con l'attizzatoio che talvolta usava come bacchetta da direttore d'orchestra per sottolineare le sue affermazioni, mi lanciò la sfida: "Dai un esempio di una regola morale!". Lo replicai: "Non minacci conferenzieri ospiti con gli attizzatoi". Dopo di che Wittgenstein, infuriato, gettò giù l'attizzatoio e se ne andò adirato dalla stanza, sbattendo dietro di sé la porta».
Popper è pronto a riconoscere di essere andato a Cambridge con la speranza di provocare Wittgenstein e di combatterlo sulla tesi per cui non esisterebbero problemi filosofici autentici. Tuttavia, egli confessa che fu per lui una sorpresa il dover constatare che Wittgenstein era stato incapace di capire uno scherzo. «Solo più tardi - ammette Popper - mi resi conto che forse egli capì veramente che io scherzavo e che fu proprio questo ad offenderlo. Ma, anche se avevo voluto affrontare il mio problema in modo alquanto scherzoso, prendevo la cosa con la massima serietà, forse ancor più dello stesso Wittgenstein, giacché, dopo tutto, egli non credeva in problemi filosofici genuini».
Wittgenstein, dunque, lascia la sala; ma la discussione prosegue. Bertrand Russell fu uno degli interlocutori di maggior spicco; e Braithwaite si complimenta con Popper , dacché Popper era stato «l'unico che si fosse azzardato ad interrompere Wittgenstein allo stesso modo in cui Wittgenstein era solito interrompere chiunque altro». Il giorno seguente, durante il viaggio di ritorno da Cambridge a Londra, nello scompartimento del treno Popper trova due studenti, un ragazzo che leggeva un libro e una ragazza che leggeva un giornale di sinistra. «All'improvviso la ragazza chiese: "Chi è questo Karl Popper?". E il ragazzo replicò: "Mai sentito parlare". Ecco la fama. (Poi venni a sapere che nel giornale c'era un attacco a La società aperta). La storia dell'incontro al Club delle scienze morali non finì, comunque, sul treno da Cambridge a Londra; «divenne quasi subito oggetto di discorsi fatti a vanvera». Così ricorda Popper - «a breve distanza di tempo fui sorpreso nel ricevere una lettera dalla Nuova Zelanda, in cui mi si chiedeva se fosse vero che Wittgenstein ed io eravamo venuti alle mani, entrambi armati di attizzatoi. Più vicino a casa le storie erano meno esagerate, ma non tanto».

La Repubblica

gndesign.it/popper/interviste.htm

 

 

Ricapitolando, Popper dice che il valore più importante è la libertà, che egli afferma in campo politico in evidente contrasto con la situazione storica dell’epoca (totalitarismi), e che egli fa risalire, intervenendo nella disputa tra deterministi e indeterministi, come fece anche il biologo francese Jacques Monod nella sua opera “Il caso e la necessità”, direttamente al metodo di riproduzione della vita tramite il DNA:

«Vediamo nascere infinite forme viventi, molto diverse l’una dall’altra, ma tutte con la stessa struttura del DNA. È così che la vita stessa ha in qualche modo inventato la creatività, che è libertà».

www.liceopertini.net

 

“Da parecchi anni si va sviluppando con grande successo una propaganda ideologica secondo la quale noi, cioè le democrazie occidentali, viviamo in un mondo abominevole – affermava Popper – Questa propaganda è semplicemente una menzogna. (…) Non viviamo in un mondo ideale, me è comunque il migliore, il più giusto che abbiamo mai costruito. Viviamo nella società più libera che sia mai esistita. E dirlo non è un delitto. (…) Non ci sarà mai un mondo completamente giusto, di uguali. Ma finora sembra che libertà e uguaglianza siano due cose opposte: come se per cercare di introdurre l’uguaglianza fosse necessario imporla con la forza, cioè con la perdita di libertà. Si può certo fare di tutto per arrivare a una maggiore uguaglianza. Personalmente, però, non credo più, come una volta, che l’uguaglianza sia tanto importante.

Se non c’è nessuno che muore di fame, poco importa che qualcuno sia ricchissimo. Perché no? Nel movimento a favore dell’eguaglianza c’è un elemento piuttosto sgradevole, e cioè l’invidia nei confronti del ricco. Lo ripeto, dovremmo essere tutti contenti di vivere nel mondo in cui viviamo”.
quaderniradicali.it

 

VITA 

Karl Raimund Popper (Vienna, 1902 - Londra, 1994) fece, ancor giovanissimo, diverse esperienze intellettuali (fisica, matematica, musica, politica), lavorando per un certo periodo presso la clinica per l'infanzia di Alfred Adler. Si laureò in filosofia nel 1928, iniziando a lavorare come insegnante di matematica e fisica nella scuola media.  Ebbe stretti rapporti con il Circolo di Vienna, anche se non ne fece mai parte e, anzi, ne prese ben presto le distanze, criticando molte posizioni da questo sostenute.  Dopo l'occupazione nazista dell'Austria, fu costretto a emigrare in Nuova Zelanda, dove gli fu offerta una prestigiosa cattedra al Canterbury University College di Christchurch. Finita la guerra, gli fu offerta la possibiltà di tornare in Europa grazie alla cattedra di logica e poi a quella di metodologia presso la London School of Economics. ..............    Dalle tesi antistoricistiche alla "società aperta"
Le opere popperiane dedicate alle scienze sociali sono principalmente  Miseria dello storicismo e La società aperta e i suoi nemici.  Nella prima Popper conduce una critica serrata alle dottrine storicistiche mantenendosi su un piano prettamente metodologico: egli cerca cioè di dimostrare che le pretese e i procedimenti messi in atto dagli storicisti sono lontani e spesso in aperta opposizione a quelli che sono i presupposti di un corretto metodo scientifico . In particolare, Popper critica la convinzione degli storicisti secondo la quale lo sviluppo della società sarebbe  guidato da leggi inesorabili che regolano gli eventi degli uomini e a cui è del tutto vano opporsi. In tale prospettiva, compito dello scienziato sarebbe quello di studiare il passato per scoprire tali leggi di sviluppo, mediante le quali diverrebbe possibile prevedere il futuro, così da armonizzare le scelte  politiche con gli eventi sociali che sono ritenuti inevitabili.  Tutto questo rischia di portare, secondo Popper alla pretesa di pianificare la società, studiarla e controllarla nella totalità dei suoi aspetti. In particolare, le incertezze legate alle variabilità del fattore umano  costringono il politico "a cercar di dominare l'elemento personale con mezzi istituzionali, e ad allargare il suo programma fino a comprendere non solo la trasformazione della società secondo un piano,  ma anche la trasformazione dell'uomo".
Alla rigida pianificazione della società basata sulla convinzione di leggi inesorabili di sviluppo (società chiusa), Popper contrappone la sua concezione di società aperta, organizzata in maniera da poter intervenire, in qualsiasi istante, con piccole correzioni, costantemente soggette ad essere modificate e migliorate. Una tale società tende  a incoraggiare la critica piuttosto che scoraggiarla e punirla. Essa permette a tutti i suoi membri di prender parte  attivamente alle decisioni che riguardano la collettività; soprattutto rende possibile ai governati di sostituire i governanti qualora il loro operato venga giudicato insoddisfacente.

www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Popper.html

 

 

Ogni qualvolta muore un uomo
è un universo intero a venire distrutto
Ce ne rendiamo conto non appena  ci identifichiamo con quell'uomo

 

 

 

 

 

 

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