Nor man Manea

suceava - romania - 19 luglio 1936

 

Norman Manea  abitare una lingua
Sono una persona che fin dall'infanzia è stata costretta a spostarsi da un posto all'altro e talvolta anche da una lingua all'altra. Ma il vero luogo in cui vivo è la lingua rumena, che è anche un luogo che ho conquistato, un pò alla volta. E ad un certo punto credo di aver trovato lì la mia casa, la mia legittimità, una cittadinanza nella lingua e attraverso la lingua. Per questo il trauma di essere espulso, anche dalla lingua, è stato ancora più doloroso di altri tipi di trauma che ho subìto. Ma io ho preso con me la mia lingua, uso dire, come una lumaca porta con sé la sua casa. Anche a New York vivo più o meno in questa casa. L'ambiente esterno è un'altra lingua, con molte altre lingue, ma la lingua intima, quella in cui penso e scrivo e vivo, è la mia lingua iniziale, che è la lingua rumena.

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La mia bandiera è una bandiera interiore, non è fuori, è all'interno ed è diffusa nella lingua che uso.
luciano minerva -  rainews24.it

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IN AMERICA - La prima sensazione, quel giorno, è stata che un fantasma nero e oscuro, un fantasma che derivasse dalle mie vite precedenti mi stesse seguendo e mi avesse acchiappato. Il secondo sentimento che ho provato, però, è stato questo: ero lì con tutte quelle persone in quel momento, ero una parte del loro presente e delle loro vite. Ho pensato “Io sono un newyorchese”, appartengo a questa città, che è per definizione la città degli esiliati”.
In che lingua sogna?
Comincio ad avere un inconscio più confuso, sogno delle sequenze in inglese, ma quando è il fuori, l’ambiente, che irrompe nella dimensione onirica. Diciamo che tra le due lingue, per me, corre la tensione che corre abitualmente per tutti tra vita interiore e vita esteriore.

ilportoritrovato.net  -  festivaletteratura.it

 

 

 

Il ritorno dell’Huligano

E' il cuore di tenebra dell'Europa quello che racconta Manea. Ed è il tentativo di rendere la letteratura uno strumento per poterne parlare .

repubblica.it

racconto del suo ritorno in ROMANia alla ricerca della propria identità. Il viaggio s'interseca con i ricordi dell'infanzia in una trama di flashback popolata dal conflitto tra vita e letteratura, passato e presente. Manea ricorda i genitori, le speranze di una nazione devastata dalla guerra e l'importante ruolo dell'amore, dell'amicizia e della lettura nella sua vita.
ibs.it

messaggero di una lezione semplicissima: "La vita usurpa le nostre illusioni di perfezione e il nostro orgoglio d'unicità".    

informazionecorretta.com

 

 
Norman Manea, born in 1936, in Bukovina was deported at the age of five to the Ukrainian internment camp of Transnistria. His fiction, which is preoccupied with the trauma of the Holocaust and with daily life in a totalitarian state, has been translated into more than ten languages. He received Guggenheim and MacArthur Foundation Awards. He is now professor of literature at Bard College and lives in New York City.  

Norman Manea - Born in Burdujeni-Suceava Bukovina Romania on July 19 1936 - is a Jewish Romanian writer and author of short fiction, novels, and essays about the Holocaust, daily life in a communist state, and exile. He lives in the United States, where he is the Francis Flournoy Professor of European Culture and writer in residence at Bard College.
Manea was deported as a child, in 1941, by the Romanian fascist authorities, allied with Nazi Germany, to the concentration camp of Transnistria in the Ukraine with his family and the entire Jewish population of the region. He returned to Romania in 1945 with the surviving members of his family and graduated with high honors from the high school (liceu) Stefan cel Mare (Stephan the Great) in his home town, Suceava. He studied engineering at the Construction Institute in Bucharest and graduated with master’s degree in hydro-technique in 1959, working afterwards in planning, fieldwork and research. He has devoted himself to writing since 1974.
http://en.wikipedia.org/wiki/Norman_Manea

pwf.pragonet.cz/authors_nm_en.asp       

festivaletteratura.it
Nato nel 1936 a Suceava, in Romania - più precisamente in Bucovina, crogiolo plurinazionale e multireligioso di culture - Manea conosce come pochi altri «la sarcastica simmetria dell'esilio», com'egli l'ha chiamata, e ne ha fatto la chiave per capire e rappresentare il mondo e la sua incomprensibilità. Sono gli scrittori mitteleuropei ad aver vissuto con particolare intensità l'esilio quale forma di vivere, come rivela Enzo Bettiza nel suo splendido Esilio. A cinque anni Manea è stato deportato con la famiglia, in quanto ebreo, dai tedeschi nel Lager della Transnistria, in Ucraina. Nella Romania del dopoguerra ha vissuto gli anni peggiori del comunismo satrapesco, «miscuglio bizantino di demagogia, miseria e terrore» che trasforma la patria in esilio, in un luogo in cui non ci si può sentire a casa, perché tutto è diventato altro, deformato e falso. Nei suoi romanzi e nei suoi saggi la perversione totalitaria non è solo tirannide imposta all'individuo dall'esterno, ma è divenuta corruzione interiore della persona, vizio e droga alla fine difficilmente distinguibili dalla natura dell'individuo stesso. Si scrive, ma si finisce anche per vivere, in uno stile cifrato, che nasce per sfuggire alle maglie di una tirannide politica e diviene un modo di essere, un depistaggio per sottrarsi alle maglie di ogni potere, anche a quello gelatinoso delle società in cui dostoevskijanamente «tutto è permesso».
Ammirato da Heinrich Böll e da   Philip Roth,  Manea, sempre più vessato dal regime romeno per la sua coraggiosa indipendenza, è emigrato nel 1986 negli Stati Uniti, dove insegna al Bard College. Altro esilio: «liberatorio», come egli ha scritto con grande riconoscenza al Paese che lo ha accolto nella libertà e gli ha dato la possibilità di lavorare e di vivere, ma pur sempre esilio, esistenziale e soprattutto linguistico; «combustione in profondità» e possibile «olocausto» per uno scrittore - ha detto - privato dell'immediatezza della sua lingua e dunque incrinato nella sua identità. Tale scissione è tragicomica; lo scrittore assomiglia più di ogni altro a un clown - figura analizzata da Manea in incisivi saggi - esposto alle botte e alle manfrine della storia universale.

notiziarioitaliano.it - corriere.it - 2012
innumerevoli riconoscimenti
tra  questi
 il premio nonino 2002
laurea
 Honoris Causa 2012 -  Università Alexandru Ioan Cuza
FIL  LITERARY AWARD  -  GUADALAJARA 2016

http://en.wikipedia.org/wiki/Norman_Manea#Honors  -  http://it.wikipedia.org/wiki/Norman_Manea

 

 

 

Ottobre ore otto  
L'universo del campo di concentramento nello sguardo attonito di un bambino, il difficile ritorno alla vita quotidiana nella ROMANia del dopoguerra sotto un regime inquisitorio e ridicolo insieme, la memoria con le sue ferite mai sanate: è questo l'orizzonte esistenziale dei racconti di Norman Manea. Se la persecuzione razziale, il conflitto, il senso perduto delle cose e dei legami umani pongono lo scrittore in una dimensione spirituale di esilio, dal caos occasionalmente può nascere la redenzione fatta di bagliori di speranza, gesti di sfida, momenti di epifania poetica.
unilibro.it 

 

 

 

LA QUINTA IMPOSSIBILITA'

Riflessioni, ritratti, ricordi, interviste raccolti nella Quinta impossibilità, sotto l’egida di un’errabonda “scrittura d’esilio”, partecipano pienamente a questo stile e, soprattutto, a questa condizione. A tenerne insieme il corpo lacerato non c’è solo la personalità dell’autore (quella clownerie spirituale e quell’idiosincrasia libertaria che sono la sua stimmate), c’è un ostinato contrappunto che continuamente risorge nella sinfonia di fughe e di addii: il tema della disperata fedeltà alla lingua, il “guscio di lumaca” che lo scrittore si porta sempre appresso.  - attilio scarpellini  -  lettera22.it

 

 

 

 

Quando viviamo immersi in un ambiente totalitario, dove la lingua viene prosciugata, insterilita, conservare la lingua, custodirla, è un gesto clandestino, spesso condotto in solitudine, ma nella convinzione che non si è soli e, dall'altra parte del muro, qualcuno che non è un delatore o un censore saprà ascoltarti.

La lingua custodisce l'umano, proprio nel punto in cui il potere mira a soffocarlo. Accettare che la parola diventi completamente muta o sterile significa accettare l'indifferenza assoluta.
vita.it - 2015

 


 


Giornata di studi in onore Norman Manea
palazzo del Capitanio -  Padova  - 2017
 interviene   claudio magris
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2018 - GIURIA PREMIO NONINO 43MA EDIZIONE

CON   CLAUDIO MAGRIS

 

 

 

2017

CORRIERE DELL'EST

2015

VARIANTI DI UN AUTORITRATTO

2013

PRIMA DI ANDARSENE

2012

CONVERSAZIONI IN ESILIO

AL DI LA DELLA MONTAGNA

2011

IL RIFUGIO MAGICO

2009

SAUL BELLOW  - conversazioni con manea

2008

FELICITA OBBLIGATORIA

2006
La Quinta impossibilità
2004
Il ritorno dell'huligano
1999
La busta nera
Clown. Il dittatore e l'artista
1998 - 2005
Ottobre ore otto
1996
Clown

1994

PARADISO FORZATO

 

unilibro - ibs - mondadori

 

 

 

 

  

http://youtu.be/qY1Yv5CRJjY    -   intervista 2012

https://youtu.be/sYHAWClvLl4  part I   -   https://youtu.be/pCJw0PDHGEo  part II   -  2017

http://youtu.be/4RxxittPLPc   -   complicità tra letteratura e vita - 2015

 

 

 

 

nel 1945 quando ancora bambino tornai dal campo di concentramento ricevetti in dono un libro di fiabe popolari. ricordo ancora quel primo regalo. la copertina verde spessa. la magia dell'incontro. la parola come miracolo. solo in un secondo tempo e forse in modo inevitabile scoprii che la parola è anche un'arma contro o in difesa dell'umanità.

clown - nota dell'autore

la banalità della verità non si poteva pronunciare in modo semplice e diretto perchè contrastava con la banalità autoritaria della menzogna ufficiale  -  

clown - pag 175 - storia di un'intervista

CLOWN - manea coglie con magistrale potenza la grottesca spettralità del totalitarismo che risucchia l'esistenza in tutti i suoi aspetti e la trasforma in una metafora dolorosa tragicomica e struggente della condizione umana -  

claudio magris

Il bambino specialmente nello scrittore, è sempre presente. Il nostro grande scultore Brancusi disse che quando uno scrittore non è più un bambino è morto. Così se lo scrittore è un bambino, è inevitabilmente anche un pò clownescO

rainews24

In seguito all'orrendo delitto di Roma «misure punitive collettive significherebbero anche una inaccettabile amnesia, sia per l'Italia, sia per la ROMANia», ha dichiarato lo scrittore Norman Manea, ricordando, da una parte, a cosa educhino i totalitarismi, dal fascismo al comunismo e la dura lotta che la sua patria sta conducendo «contro i postumi di decenni di terrore e menzogna», e, dall'altra, per quanto tempo gli italiani siano stati emigranti malvisti anche loro.
ansa

LA DEMOCRACIA ES IMPERFECTA Y ABURRIDA POR NATURALEZA
El escritor rumano Norman Manea visitó San Sebastián para analizar los 20 años desde la caída del muro de Berlín
Nacido en la región rumana de Bucovina en 1936, fue deportado en la infancia junto a su familia a un campo de concentración ucraniano.
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¿Cómo es un campo de concentración a los ojos de un niño?
- Con cinco años no se tiene conciencia de las cosas. Sé que pasé hambre, frío y pánico, pero no dejan de ser las sensaciones de un muchacho que vive al margen de la realidad. No tenía conciencia, y mucho menos, una opinión elaborada sobre los campos de concentración. …
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¿Es el democrático el único régimen que salva de la quema?
- La democracia es imperfecta por naturaleza, no es un proyecto maravilloso. La democracia es compromiso entre partes, tratos, negociaciones... muy aburrido sí, pero mejor que cualquier otro sistema. En democracia podemos ser críticos, comprar el periódico que nos interese, escuchar la música de cualquier país, acceder a información en cualquier momento. Otros regímenes no lo permiten. Y si eres crítico puedes tener problemas.
gorka larrumbide - diariovasco.com

Romania is a weird combination of burlesque and Byzantinism. (...) 20 years after the fall of the tiran, we discover, as the dossiers are opened, than many respectable persons were dishonest. We discover that 80% of the priests trusted by people with confessions were Securitate collaborators.
The Clowns. The Dictator and the Artist

robert mihailescu - english.hotnews.ro

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la letteratura non ci salva ma combatte il vuoto
La mia letteratura e in generale la mia struttura è più portata a porre domande piuttosto che a dare risposte, e se devo dire la verità anche in questo momento preferirei fare io le domande a me stesso e normalmente lo faccio, perché è proprio della letteratura porre domande sulla coerenza del mondo e il suo significato.
...
 Il vuoto è tutto intorno a noi, dentro di noi. Lo combattiamo con le nostre pagine, per lasciare un qualche ricordo delle nostre esistenze, per quanto fragili o effimere siano.     Questa è la battaglia dell’arte e della letteratura contro il niente, contro il vuoto, contro la grande incertezza dell’esistenza.
milano - intervista - askanews.it - 2017

 

 

 

IL  RIFUGIO MAGICO

Sullo sfondo di un'America sconvolta dall'11 settembre si snodano le vicende degli esuli Augustin Gora e Peter Gaspar protagonisti del libro ''Il rifugio magico'' di Norman Manea per il Saggiatore ... I ricordi di una biografia traumatica, sotto il nazismo e il comunismo, pervadono infatti l'esistenza dei personaggi. Il romanzo riprende tutti i temi piu' cari all'autore: l'Olocausto, la dittatura e l'esilio.
L'intreccio narrativo si configura come una complessa meditazione sulla morte, la sofferenza e la solitudine, ma anche sulla bellezza, la liberta', la fede e l'amore. Norman Manea e' nato nel 1936. Internato a cinque anni in un lager ucraino, ha vissuto la giovinezza nella Romania stalinista e sperimentato la dittatura di Ceausescu.

adnkronos

In una New York vicina all'11 settembre, Augustin Gora, professore romeno esule da tempo, deve confrontarsi con l'inattesa comparsa dell'ex moglie Lu e del compagno Peter Gaspar, figlio di ebrei comunisti sopravvissuti ad Auschwitz. L'incontro fa riaffiorare i ricordi delle dolorose esperienze vissute in patria, sotto il nazismo e il comunismo. Per sfuggire ai fantasmi del passato che tornano a minacciare il presente, a Gora non resta che ritirarsi tra i suoi libri, unico rifugio possibile. Norman Manea riprende in questo romanzo i temi a lui più vicini - l'Olocausto, la dittatura e l'esilio - dando vita, attraverso un raffinatissimo intreccio letterario, a una struggente meditazione sulla morte, la sofferenza e la solitudine. Un naufragio della memoria nei peggiori incubi del Novecento. Allo stesso tempo, un grande atto di fede e d'amore verso le capacità salvifiche della scrittura e della letteratura.
ibs

«Io la chiamo “capitale Dada degli esuli”. Ed essendo anch’io un esule credo che non sia il peggiore dei luoghi possibili». È per questo che da quando Norman Manea è sbarcato a New York più di vent’anni fa non se ne è andato più. Il suo esilio dalla Romania prossima al crepuscolo di Ceausescu passò prima per Berlino, poi per Parigi, infine per Washington, prima di arrivare nella Grande Mela, “la città della luna”, come la chiama lui, la città delle possibilità. Il rifugio magico - caleidoscopica storia fatta di esili che si intrecciano e si penetrano e si consumano all’ombra dei grattacieli e tra i prati dei campus universitari, per certi versi può essere considerato il suo romanzo su New York.
«Eppure se quando me ne andai dalla Romania avessi potuto scegliere probabilmente sarei finito a Roma o a Parigi. Ma questo è il modo in cui il destino ha voluto giocare con me».

europaquotidiano.it

www.letteratura.rai.it  VIDEO

 

 

 

 

CON VERSAZIONI IN ESILIO
Hannes Stein incontra Norman Manea nell’estate del 2010 a New York. Tre giorni di conversazioni nelle quali lo scrittore rumeno che ha appena festeggiato i 75 anni, compie un’acuta analisi che non risparmia nessuno, nemmeno se stesso, affrontando il tema del fallimento degli intellettuali nelle dittature. Manea parla delle sue paure, delle sue certezze e delle sue incertezze, spesso con amara ironia, in un dialogo sulla letteratura, sulla Shoa e sulla nascita di un nuovo moderno antisemitismo.
feltrinelli.it - 2012

L'esilio è necessario alla vita e alla creazione

senza l'esilio da Troia, la stirpe di Enea non fonderebbe Roma e l'Esodo, come racconta la Bibbia, è necessario alla Storia Sacra. L'esilio si identifica con la vita, perché - ha scritto Manea in un suo romanzo - «ha inizio nel momento stesso in cui lasciamo la placenta materna». Ma Norman è troppo ironicamente esperto del circo e del mercato universale per non sapere che anche l'esilio - come il mito - può diventare slogan politico o spot pubblicitario. «Esuli di tutti i Paesi - si dice nel Rifugio magico - unitevi».
Claudio Magris  -    su norman manea   -  corriere

III conversazione - della felicità
''era la regola a scuola.   Tutti gli scolari avevano la testa rasata.

Nella mia memoria sono rimasti molti particolari di quella serata natalizia.  Soprattutto, però, ricordo anco-ra con precisione il mio imbarazzo. In quella casa regna-va un’atmosfera di festa, mistica, che io non comprendevo.

Mi trattavano tutti particolarmente bene, perché piacevo alla mia maestra. Credo anche che lei avesse raccontato agli ospiti che ero un bravo scolaro, un ragazzino ebreo, sopravvissuto ai campi di concentramento. Non so. Ad ogni modo tutti erano eccezionalmente gentili con me.  Allegri, premurosi.  Come se io fossi stato di vetro e bisognasse stare attenti a non rompermi.

Era qualcosa di stupendo, che al tempo stesso, però, mi intimidiva. Per la prima volta vedevo una festa di Natale tradizionale, con i tipici addobbi natalizi. Quando i miei genitori, dopo, mi domandarono come era andata, non riuscivo a rispondere. Mi sentivo un poco colpevole: io, un ragazzo ebreo, ero stato in quel luogo straniero e particolare, avevo partecipato a tutte quelle festività bizzarre e mistiche, senza sapere nulla di Gesù e tutto il resto. Allora avevo dieci anni, e la maestra era davvero incantevole, meravigliosa''

scribd - 2012

 


AL DI LA DELLA MONTAGNA
Pessach Antschel, divenuto Paul Antschel e poi Paul Celan. Benjamin Wechsler, divenuto Barbu o B. Fundoianu, e poi Benjamin Fondane. Due scrittori romen i, emblemi della letteratura dell'esilio, voci della coscienza ebraica e testimoni della persecuzione nazista. Celan, delicato e fragile, chiuso nei lunghi silenzi, nelle malinconie precoci e persistenti, pellegrino affascinante e impulsivo ispirato dalle pagine di Trakl e di Rilke. Fondane, alto e ardente, chiome e sogni al vento, impetuoso, contraddittorio e indisponente, dai rapidi cambiamenti d'umore, vitale e brioso, ribelle, ruvido e aspro. Se Fondane muore ad Auschwitz, dopo aver lasciato nell'"Exode" il suo testamento poetico, Celan vi sopravvive, ma continua a bere il "nero latte dell'alba", anche dopo la notte incompiuta dell'incubo, e il suo suicidio del 1970 nella Senna è solo l'atto finale di un dramma spirituale incomparabile. Scomparsi nel fuoco e nelle acque dell'Olocausto, i due poeti si incontrano solo nel martirio, così diverso e tuttavia comune, e nel dialogo postumo del loro Io lirico.
feltrinelli.it - 2012

dialogo immaginario tra Celan e Fondane
Nel libro di Manea si legge che la morte di Fondane, analogamente a quella di Celan, «può considerarsi anch’essa un suicidio, se teniamo presente la sua decisione di rifiutare la salvezza che gli era stata offerta». Infatti, la fine dell’uno può ricondursi a quella dell’altro. Celan, circa vent’anni dopo, ripete il gesto del primo, anche se in maniera differente, inabissandosi tra le acque della Senna. Attraverso la sua poesia, egli riuscirà ad evocare l’orrore dei lager nazisti, divenendo il testimone della «combustione totale», anzi farà qualcosa di più: riuscirà a dare prova di una morte possibile anche dopo la sopravvivenza.
Norman Manea restituisce al lettore una singolare testimonianza sullo spazio, il tempo, la cultura e l’arte di due uomini straordinari che sono riusciti, l’uno a dire, l’altro a predire ciò che era impossibile. Tra il fumo e le onde di una conversazione surreale, si staglia l’orizzonte dell’esilio e della coscienza ebraica.

irma carannante - orizonturiculturale.ro - 2012

 




Prima di andarsene -  Una conversazione con Norman Manea - Saul Bellow
Nel dicembre 1999, a Boston, Saul Bellow incontra Norman Manea, figura fondamentale della cultura ebraica di matrice europea, per realizzare quella che sarà la sua ultima intervista. Un'intervista d'autore, una conversazione che abbraccia tutto il Novecento, dalla fuga dei genitori di Bellow dalla Russia zarista, alla condizione degli emigranti negli Stati Uniti, al rapporto tra cultura e lingua degli avi. È un dialogo sul grande romanzo contemporaneo, su quella letteratura ebraico-americana di cui Bellow fu tra i creatori, sul loro legame con gli altri scrittori, Singer e Roth fra tutti, sul tema - caro a entrambi - del rapporto fra intellettuale e potere. Le voci di Bellow e Manea si fondono nell'intento di riconoscere i nessi tra vita personale, politica, storia e letteratura. I loro toni si fanno seri, arguti, divertiti a volte, mai nostalgici: la forza di questa conversazione nasce dall'incontro fra due persone che hanno avuto destini e percorsi differenti ma che non si sono rassegnati alla propria sorte; la loro certezza, non espressa a parole ma sottesa a ogni battuta, quella di potere contare su un linguaggio comune. "Prima di andarsene" è un documento unico che, partendo dalla vita di uno dei giganti della letteratura del secolo scorso, è anche espressione del confronto tra due diverse facce dell'ebraismo. Quello europeo che ha conosciuto i lager nazisti e l'internamento stalinista, e quello americano, immune dall'orrore dello sterminio ma spasmodicamente alla ricerca delle proprie radici.

mondadori - ibs - 2013

Ogni bambino, in famiglia, prendeva la sua strada, e a me è capitato di prendere quella della storia americana, della letteratura, soprattutto della letteratura inglese.  -NM





VARIANTI DI UN AUTORITRATTO
L'incubo del campo di concentramento, visto dagli occhi sbigottiti di un bambino; il difficile ritorno alla vita quotidiana nella Romania del dopoguerra, sotto un regime inquisitorio e ridicolo insieme; la maturità solitaria in cerca di speranza e salvezza dallo spazio angusto di un'altra dittatura. È questo l'orizzonte esistenziale dei racconti di Norman Manea. La persecuzione razziale, il conflitto, il senso perduto degli eventi e dei legami umani pongono lo scrittore in una dimensione spirituale di esilio, riflesso di quello simmetrico che lo portò, a soli cinque anni, a essere rinchiuso in un lager in Ucraina perché ebreo, e che da adulto, vittima del regime comunista, lo costringerà a emigrare negli Stati Uniti. Ma dal caos e dalla disperazione, talvolta, può nascere il riscatto: bagliori di speranza, gesti di sfida, momenti di epifania poetica costellano la raccolta di Manea. Avvolti da cupe atmosfere kafkiane, ma sempre venati da un'inconfondibile ironia yiddish, i racconti si riuniscono in un solo vivo organismo grazie alla scrittura di Manea. Nel vortice continuo e inestricabile delle immagini, il dato biografico si intreccia alla Grande Storia, mentre l'autore si fa interprete del dramma umano dello sradicamento, fisico ed emotivo. Come a voler dire: non dimentichiamo le nostre origini, i luoghi natii, la lingua madre, altrimenti saremo ineluttabilmente perduti.
mondadori - ibs - 2015

.    Un ritratto non è una fotografia e un autoritratto è più di un ritratto perché in un autoritratto l'autore è presente -  pensate a Rembrandt -  nei suoi autoritratti c'è una intera visione, una filosofia della vita. Insomma, è la vita presa come primo passo e stimolo per la letteratura e la creatività.  -  NM

.    un romanzo di formazione e deformazione ...
.     Il protagonista di questi racconti è nato in una famiglia ebraica, come me, in una regione cosmopolita com’era la Bucovina della mia infanzia. Ma anche su di lui si abbatte la catastrofe, che lo strappa dal nido domestico e lo precipita nell’incubo dei campi di concentramento, questo buco nero della Storia. La guerra finisce, in Romania si insedia il comunismo o, meglio, la versione bizantina del socialismo reale. Una magnifica fiaba, che non può non incantare un ragazzo come quello che io sono stato. Cresciuti senza fiabe, abbiamo creduto a questa dell’uguaglianza universale. Il mio personaggio, però, non è del tutto stupido, si accorge presto di quanto la realtà si discosti dall’ideale. In un regime che respinge ogni critica, l’unica via di salvezza è rappresentata dai libri, dalla letteratura, dalla scrittura - NM

avvenire.it - 2015
INTERVISTA

Lager nazista, poi totalitarismo comunista a casa... come è sopravvissuto nell'animo a prove così brutali?
"Se parliamo di prove brutali, la sopravvivenza può essere considerata come una chance, una speranza, nel gioco delle probabilità esistenziali. Se aspiriamo o aspiravamo a una sopravvivenza spirituale e morale, dobbiamo e soprattutto dovemmo aggrapparci alla forza interiore, all'integrità".
Ma in questo suo nuovo libro, la memoria si mescola con i sogni. Che ruolo ha questa mescolanza o sinergia?
"Se la memoria è forte, e se gli eventi che la memoria richiama e rievoca dal passato sono potenti e acuti - dolore, morte, amore, sconfitte, compromessi, colpe - allora è ovvio che la memoria può segnare i nostri sogni, e qualche volta può trasformarli in incubi".
Nel suo nuovo libro lo humour, l'ironia, appare ancora di salvezza, perché?
"È vero, lo humour è l'ultima via di salvezza, se non ne hai più altre. Oggi in America si usa persino raccontare scherzi o barzellette ai funerali, e non è che mi piaccia tanto. Ma tornando alla letteratura, una dose di scetticismo è necessaria, e l'ironia, persino il sarcasmo, sono strumenti decisivi. In ogni grande opera letteraria troviamo un tocco di umorismo, come nella vita".
andrea tarquini - repubblica.it - 2015

.      Ero combattuto tra l'influenza di Proust e di Kafka e se non avessi avuto una biografia così dura probabilmente sarei stato un grande seguace di Proust. Ma dato che la mia biografia è stata quella che è stata, molto difficile, schiacciante e assurda, ho sentito una solidarietà profonda, come essere umano, ma anche come scrittore, con Kafka.
... kafka è stato un precursore ma anche molto di più. ha vissuto l'oscurità che sarebbe arrivata e ha previsto le grandi tragedie collettive del secondo Novecento. - nm

askanews.it - 2015

 

 

 

 

 

corriere dell'est
Norman Manea è la voce errante di tre grandi drammi collettivi: l'Olocausto, il totalitarismo comunista, l'esilio. Ha vissuto sulla sua pelle la deportazione in un Lager in Transnistria, la Romania staliniana e la dittatura di Ceausescu. Infine, stanco della censura e di una tragedia civile sempre pronta a capovolgersi in tragicommedia umana, ha trovato rifugio a New York, dove vive e insegna. Se attraverso la scrittura ha saputo condensare i fantasmi di un'epoca rovinosa e violenta, è perché non ha mai cessato di considerare la letteratura come un rifugio, una fortezza di parole entro cui «coltivare qualcosa che non sapesse di stereotipo». Esiliato nel suo stesso paese, costretto alla farsesca, deformata quotidianità della dittatura, e infine esule negli Stati Uniti, ha eletto a patria la lingua romena, scrivendo opere indimenticabili come "Il ritorno dell'huligano" e "Varianti di un autoritratto".

Corriere dell’Est è il risultato degli undici anni di profondo scambio intellettuale e umano tra Manea e Edward Kanterian. Dal loro dialogo nasce un libro che oltrepassa i generi, sfiorando il mémoir, il saggio letterario, l’autobiografia, e attraversa il tempo e lo spazio in un viaggio che da Bucarest, passando per Berlino, giunge fino a New York. Qui Manea stringe rapporti con Saul Bellow e    Philip Roth  con cui dà vita a un’amicizia nutrita di profonde differenze e sorprendenti affinità, che dura ormai da trent’anni.
In queste pagine, Manea instaura un confronto serrato con i maggiori letterati romeni, come Emil Cioran e Paul Celan; o come Mircea Eliade, letto, ammirato e insieme criticato per l’antisemitismo e il sostegno al regime. Attorno al pensiero di Hannah Arendt coagula le proprie riflessioni sull’identità e il futuro del popolo ebraico. Lascia spaziare il suo sguardo sulle minacce e le trasformazioni del presente: l’elezione di Donald Trump, il terrorismo islamico, il conflitto in Medio Oriente. E osserva con gli occhi dell’esule e del poeta un’America vorace, burlesca e infinitamente contraddittoria, capace di sprofondare chiunque nella solitudine della folla, di accecare con la luminescente immaturità della metropoli. Un’America approdo di una democrazia impura, fatta di monotoni e deludenti compromessi che sono il «volto che le persone le imprimono»: la traccia di un’imperfetta e fragile libertà.
ilsaggiatore.com - libreriauniversitaria.it - 2017

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La mattina dell’11 settembre 2001 mi trovavo al Bard College, a circa un’ora e mezzo da New York. Mi stavo preparando per il seminario del pomeriggio: «Esilio e straniamento nella prosa moderna». Solo alle undici venni a sapere di quel barbaro attentato. La maggior parte dei docenti annullò le lezioni. Preferii andare in classe e chiedere agli studenti se volevano parlare, come da programma, del romanzo Pnin di Nabokov, o rimandare la lezione. Erano esitanti. Parevano traumatizzati, preferivano non restare soli. Pensavo che il tema del seminario ci avrebbe permesso di dibattere anche delle contraddizioni della modernità, della solitudine di coloro che avevano
perso il loro centro e cercavano, a tutti i costi, l’uno. Il terrore, i traumi e le mistificazioni esprimevano questa ricerca.
Il silenzio si prolungava e proposi loro di votare: siete in sedici, se metà di voi è a favore, possiamo decidere soltanto con il mio voto. Qualunque fosse stata la decisione, avrebbe scontentato chi aveva votato diversamente. Costoro avrebbero potuto accettare il voto e fare un compromesso, il tipico compromesso della democrazia, e partecipare al dibattito. Oppure rifiutare ogni compromesso e buttare per aria l’edificio. Questa è la differenza tra la democrazia e il rifiuto della stessa.   -NM

anita bernacchia - cultura.it - da intervista di edward kanterian - 2017

 

 

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19 LUGLIO ... AUGURI  !

 

 

 

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