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Luce Irigaray ama da sempre l’Italia
Alcune tra le sue ricerche, come quella sul linguaggio dei bambini e degli
adolescenti, le ha svolte in scuole della provincia di Parma, alcuni suoi libri
sono nati da lezioni e incontri italiani, “Amo a te” è un libro che ha scritto
direttamente in italiano. E dunque anche l’incontro con il pubblico del
Festivaletteratura, che abbiamo sintetizzato nel video, Luce Irigaray l’ha
tenuto in italiano. Mai come in questa occasione la prevalenza del pubblico
femminile è stata preponderante, ed è un peccato. Perché la lezione della
filosofa che da decenni lavora sulla “differenza di genere” è davvero per tutti,
e meriterebbe maggiore attenzione da quell’Altro maschile cui lei dedica una
seria ed ampia riflessione. Come ha fatto a Mantova, dove è partita dal suo
ultimo libro antologico per offrire un percorso del suo pensiero, che non si è
certo fermato a quello “Speculum” che scandalizzò il mondo universitario.
Oggi Luce Irigaray invita a scandagliare ancora più a fondo il tema delle
differenze di genere come elemento fondamentale per giungere a un vero
multiculturalismo: la comprensione piena delle differenze tra uomo e donna è la
base fondamentale per accettare gli altri.
l. minerva rainews24
In a 1993 interview with Margaret Whitford, Luce Irigaray
specifically says that she does not like to be asked personal questions
She does not want opinions about her everyday life to
interfere with interpretations of her ideas. Irigaray believes that entrance
into intellectual discussions is a hard won battle for women and that reference
to biographical material is one way in which women's credibility is challenged.
It is no surprise that detailed biographical information about Irigaray is
limited and that different accounts conflict.
What remains constant between accounts is that Luce Irigaray
was born in Belgium in 1932.
She holds two doctoral degrees-one in Philosophy and the other in Linguistics.
She is also a trained and practicing psychoanalyst. She has held a research post
at the Centre National de la Recherche Scientifique de Paris since 1964.
She is currently the Director of Research in Philosophy at
the center, and also continues her private practice.
www.iep.utm.edu
LUCE IRIGARAY SI RACCONTA
La
scrittrice, psicoanalista e filosofa francese Luce Irigaray ripercorre le tappe
della propria formazione e si sofferma sulle esperienze che l'hanno condotta
alla stesura dei suoi libri, con particolare riferimento a "Speculum" del 1974.
Questo scritto, infatti, introduce il pensiero della differenza sessuale di cui
l'intellettuale francese d'origine belga è l'iniziatrice. Inoltre, proprio
intorno a tale tema si impernia tutta la riflessione successiva dell'autrice.
Luce Irigaray parla anche del suo impegno nella lotta per la liberazione delle
donne: dalle battaglie per i diritti civili, al lavoro svolto presso il
Parlamento Europeo per l'affermazione di un diritto positivo per le donne. Tale
proposta sfociò poi in un documento discusso in aula: la Relazione per la
cittadinanza delle donne dell'Unione del 1991, bocciato dall'assemblea di
Strasburgo. Da questo insuccesso prende le mosse una riflessione ad ampio raggio
sul nesso esistente tra differenza sessuale e democrazia che porterà Luce
Irigaray a scrivere il libro "La democrazia comincia a due". La tappa successiva
di questo processo è costituita dal tentativo di educare le giovani generazioni
al rispetto della differenza sessuale e, più in generale, al rispetto di tutte
le differenze. Per una più ampia trattazione di questo tema, che prevede il
coinvolgimento diretto delle scuole, si rimanda all'unità audiovisiva del
catalogo di Mosaico: Luce Irigaray: educare alla differenza sessuale.
www.mosaico.rai.it/
LUCE IRIGARAY: EDUCARE ALLA DIFFERENZA
SESSUALE
La filosofa Luce Irigaray, massima esponente del
pensiero della differenza sessuale, da lei introdotto a partire dal libro "Speculum"
del 1974, espone il "Progetto di formazione alla cittadinanza nel riconoscimento
della/e differenza/e". Realizzato in collaborazione con la Commissione Pari
Opportunità della regione Emilia, esso si propone di promuovere un modello di
cittadinanza che tenga conto dell'elemento della differenza sessuale, come di
quella di razza, di cultura o di religione. Il primo passo di questo progetto ed
il punto di riferimento teorico è stata la pubblicazione del libro "La
democrazia comincia a due" del 1994. In questo volume l'autrice, reduce da
un'esperienza politica come deputata al Parlamento Europeo, getta le basi per
una riflessione sulla convivenza civile nel rispetto delle differenze. La
consapevolezza che il modello culturale, i programmi didattici e la maniera di
insegnare rispondono al modello proprio della soggettività maschile, spinge Luce
Irigaray a condurre un'indagine a vasto raggio nelle scuole di ogni ordine e
grado dell'Emilia Romagna al fine di elaborare poi una proposta educativa.
Nell'unità audiovisiva Luce Irigaray descrive il metodo utilizzato e i risultati
della sua ricerca, provando anche ad offrire uno spaccato delle realtà
scolastiche con cui è venuta a contatto. Questa esperienza rafforza la
convinzione dell'autrice di "Speculum" che sia necessario lavorare - soprattutto
a livello educativo, ma non solo - alla costruzione un terreno comune tra i
sessi, fatto di un linguaggio e una cultura condivisi, nel rispetto delle
reciproche differenze
mosaico.rai.it
Luce Irigaray si è confrontata con Simone de Beauvoir
sulla "differenza femminile". È convinta che cercare il proprio spazio in un
mondo maschile non sia abbastanza.
"Occorre anche
coltivare e sviluppare identità e soggettività al femminile, senza rinunciare a
se stesse. I valori di cui le donne sono portatrici - aggiunge - non sono
sufficientemente riconosciuti e apprezzati, anche dalle stesse donne. Però sono
valori di cui il mondo oggi ha urgente bisogno, che si tratti di una maggiore
cura della natura o di una capacità di entrare in relazione con l'altro".
repubblica.it - 2010
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Luce Irigaray
io
donna non sarò più te
uomo
La cultura di
Luce Irigaray pensatrice
della differenza
La ricerca di una filosofia a due soggetti per un
incontro senza dominio
Esiste un'altra logica che si oppone a quella del neutro
universale
Signora Irigaray, il concetto di
"differenza" in sé per sé, è qualcosa di molto logico e astratto.
Nel pensiero femminista vuole
essere qualcosa di molto concreto. Un rovesciamento del pensare e del fare. Ma, esattamente, cosa
vuol dire pensare "a partire dalla differenza?"
"Rispondo a nome mio, non posso parlare a nome delle altre. Per me la differenza
presuppone un mutamento radicale di cultura. Per questo è così difficile intendersi. Per
secoli abbiamo vissuto in
una cultura a soggetto unico, e, non a due soggetti. A questo soggetto unico
corrispondono oggetti e
costruzioni logiche che privilegiano la logica dell'"identità" e del "medesimo".
Passare all'epoca della differenza significa passare a un soggetto doppio. Ed entrare in una
cultura coerente con questa
duplicità di fondo. Accordata a valori inseparabili dalla dualità di genere".
Lei dice: la cultura fin qui è
stata solo maschile. Ciò può valere per il costume, le leggi e la mentalità.
Ma io e lei comunichiamo, usando
meccanismi universali. Dunque, c'è qualcosa di universale che permane. Non le pare?
"Cerco
di comunicare con lei, ma ciò non elimina la differenza di genere. Che affiora
sempre. Lavoro da anni sul linguaggio. Con campionature eseguite su lingue e
culture diverse. Quel che emerge è che uomini e donne non parlano affatto allo
stesso modo. Se chiedo a ragazzi e ragazze di comporre frasi per esprimere
relazioni, usando 'io/tu", "condividere", "amare", "lei/lui", viene fuori una
reale diversità tra i sessi. I ragazzi privilegiano il rapporto soggetto-oggetto,
l'uno-molteplice, la relazione
con lo stesso o il medesimo. E poi la verticalità, cioè la genealogia e la
gerarchia. Le ragazze
privilegiano invece la relazione tra soggetti. La relazione a due, la relazione
nella differenza, e orizzontale ... ".
Lei vuoi dire che le donne
privilegiano l'emotivítà, l'immaginario, l'intuitività contreta?
"No.
Questo è il suo modo - e con le sue categorie - di intendere il mio discorso.
Non è quel che io dico. Nella filosofia occidentale, quando si affronta il tema
della relazione con altri, al centro c'è quasi sempre il rapporto tra soggetto e
oggetto, oppure il predominio logico del legame uno-molteplice. Non è in gioco
la maggiore emotìvìtà della donna o l'ímmediatezza del "femminile". A livello
logico - da un
punto di vista femminile - quel che viene privilegiato è invece
l'intersoggettività. La relazione a due,
con l'altro. Contro l'idea di un individuo isolato, autosufficiente e astratto.
E a favore di una soggettività che
si relaziona all'altro orizzontalmente".
Non c'è a suo avviso una sintassi
cognitiva comune a uomini donne?
"No, e
lo riscontriamo grazie all'esistenza di lingue con sintassi diverse da quella
occidentale. Lingue che non privilegiano la costruzione soggetto-predicato o
soggetto-oggetto. Bensì il nesso soggetto-soggetto. Non esiste una unica
sintassi universale, come quella ipotizzata da
Chomsky".
Pei lei il femminile è addirittura
un principio logico a sè, e non una specifica indole esistenziale o biologica dell'umano?
"La differenza di genere non è, come si è creduto, nel passato solo biologica. E
neanche, come
si crede spesso oggi, fatta soltanto di stereotipi sociali. E anzitutto una
differenza di identità
relazionale. Verificata, come già detto, dalle analisi sul linguaggio".
Che cosa comporta questa visione,
sul piano del sentire e del pensare? Essa riguarda solo le donne, o anche gli uomini?
"Nel mio lavoro ci sono tre tappe. La prima riguarda la critica di una cultura a
soggetto unico.
La seconda, la definizione di mediazioni per la costruzione di un'identità
femminile autonoma.
La terza tappa, quella che mi interessa di più, è la ricerca di un cammino per
la convivenza a due.
Tra uomini e donne".
Immagina questa convivenza come
alleanza, o come ineliminabile conflitto?
"Immaginare un'alternativa secca tra le due dimensioni sarebbe ingenuo. Non si
tratta di restare in
una conflittualità semplice e senza fine. Piuttosto occorre pensare a
un'alleanza fondata sul
riconoscimento di uno spazio negativo e insuperabile tra i sessi. Che custodisca
la differenza.
Significa: "Io non sarò mai te, né tua", e viceversa ... ".
Non crede che questo discorso valga
in generale per il rapporto fra tutti gli individui, uomini o donne che siano?
"No. Non allo stesso livello. Una vera cultura della differenza, all'altezza del
tempo, deve includere
la dialettica di relazione tipica del soggetto maschile. Quella tipica del
soggetto femminile. E infine
una terza dialettica. Quella che include la relazione tra soggetti maschili e
soggetti femminili.
Nella differenza".
Ma, se una relazione tra differenze
è pur sempre possibile, non riemerge così un legame neutro e universale, anche se più ricco?
"Attenzione, perché nel caso di una cultura della differenza non c'è più un
individuo universale e
neutro. La base dell'universalità si trova nella
relazione tra due soggetti diversi. E abbiamo bisogno
di tale relazione tra
diversi. Non solo in vista della liberazione femminile, ma anche nel quadro più ampio della civiltà multiculturale e multietnica. Anche se poi la
relazione tra diversi, quella più
universale e fondamentale, rimane pur sempre la relazione uomo-donna".
Lei ritiene quindi, che maschile e
femminile siano due mondi radicalmente differenti, ciascuno con il suo mondo simbolico e il suo
linguaggio specifico?
"Sì, ed è una ricchezza dell'umanità. E' ciò che caratterizza l'umanità. E' solo
a livello dei bisogni
che si può pensare a un mondo neutrale. A livello del desiderio, che possiamo
pensare come
caratteristica dell'umano, la differenza uomo-donna sussiste sempre. E richiede
una negatività che
marca il limite di ciascuno, e che consente l'incontro. Senza dominio o consumo
dell'altro.
Per giungere ad una nuova maniera di relazionarsi. Non ancora raggiunta dalla
nostra civiltà".
Che cos'è per lei il "maschile",
guardato dall'angolo visuale del pensiero della differenza?
"Cerco di non farmi troppe idee a riguardo. Per non cadere di nuovo
nell'ideologia. Quale sia l'identità maschile
ho cercato in qualche modo di dirlo prima. In base all'analisi del linguaggio.
Per il resto, mi aspetto
dagli uomini che loro stessi ripensino la loro soggettività, fuori
dall'universale neutro.
Ciò che posso auspicare è che la differenza tra sessi sussista. Perché è la
fonte del
pensiero e della creatività ... ".
Entrare nel pensiero della
differenza sarebbe come travalicare il pensiero logico occidentale?
"Andare
oltre la metafisica occidentale è un gesto già richiesto da Nietzsche e
Heidegger. Spero sia possibile, grazie a una filosofia a due soggetti,
rispettosi delle reciproche differenze. Una filosofia che non cancelli la
singolarità. E dove il "Noi" sia, ciascuna volta, una relazione nella diversità.
Per raggiungere questo, occorre ripensare la relazione genealogica. La donna non
può cancellare
la genealogia materna, e neanche limitarsi a fare come la madre, o all'opposto
di essa. L'uomo non può
rimuovere la sua nascita materiale, a favore di un'origine soltanto
culturalmente costruita ".
E il padre, che fine fa in questo
percorso che non rimuove la madre?
"Invece
di rimuovere la madre, creando una cultura scissa dalla corporeità, perché
l'uomo non ha assunto la sua identità maschile?
Meglio essere in due. Per generare cultura e bambini fatti da due. Senza
scissioni tra natura
femminile e cultura maschile. Non è meglio essere in due?".
uniba.it
bruno
gravagnuolo
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NO ALLA GUERRA - SEMPRE E
COMUNQUE
Luce Irigaray
La felicità va condivisa
Il primo dovere democratico per gli uomini rimane ed è coltivare la felicità.
Anche e soprattutto mentre stridono questi assurdi tempi di guerra e il mondo
sempre più rimanda all'inferno."Lasciate ogni speranza o voi che entrate",
apposto sulla porta di Dite da Dante , ben andrebbe oggi all'entrata del nostro
pianeta.
Questa la posizione chiara di Luce Irigaray, incontrata a Sassuolo, nell'ambito
del festival di Filosofia,dopo la sua conferenza su "la condivisione della
felicità", e dopo solo dieci giorni dal disastro delle due Torri. Capelli
cortissimi che, lasciando scoperta tutta la fronte, incorniano un ovale bello
sempre; occhi serpeggianti e indagatori; abbigliamento sportivo,una gonna
pantaloni; piglio sicuro, con qualche cedimento sbrigativo,nel comportamento,
quasi a celare però una sua qualche intima fragilità .
Abbiamo scambiato con lei alcune battute, poche, ma
sufficienti, con la sua ''lezione magistrale'', per questa possibile intervista.
- Come riportare il paradiso in terra?
Facendosi carico di una cultura che anteponga la felicità a tutto, anche al bene
e alla verità. Gli uomini finora se ne sono privati, accontentandosi di
surrogati.
- Perché?
In ossequio alla morale corrente, perpetrata efficacemente dal sistema
educativo. Per questa morale gli adulti infatti credono di poter essere felici
solo nell'aldilà e relegano la felicità nel passato o la proiettano nel futuro
senza riuscire a concretizzarla nel presente
- Non ci sono eccezioni?
Solo i bambini sfuggono.Perché sanno istintivamente che la felicità viene da
dentro. Ma il loro stato di grazia dura poco. Sono felici fino alla terza
elementare e già in prima media, stando ai miei frequenti incontri con loro e
studi su di loro, sono depressi.
-Un successo del nostro sistema educativo...
Sì, un sistema sbagliato, completamente da rifare. La morale che ne fa parte è
qualcosa di imperativo a cui ci assoggettiamo per la società o per motivi
religiosi.
- Quali danni procura sull'individuo?
E' fortemente repressiva per la nostra energia. Non c'è da meravigliarsi poi per
l'aumento di violenza. Più si reprime il desiderio quindi la prima energia più
si è violenti.
- Cosa fare dei nostri istinti e bisogni?
Innanzi tutto bisognerebbe conoscerli, e poi trasformarli in desideri che ci
consentano una felicità più sottile e duratura.Insomma l'energia vitale deve
trasformarsi in qualcosa che nutra il cuore, il pensiero, e ci faccia diventare
più umani.La felicità deriva dalla nostra capacità di trasformare la nostra
energia vitale in qualcosa che ci faccia diventare pienamente umani
-La cultura della felicità come cultura dell'interiorità...
Certo, da realizzarsi tramite la relazione e da arricchirsi con la condivisione.
Cioè bisogna innanzitutto ristabilire un rapporto con la natura. Questa deve
diventare luogo di comunione non di dannazione. La natura ha tanta importanza
che persino una variazione della qualità della luce incide anche sull'uomo Poi
bisogna passare ad una condivisione delle energie diverse: bisogna essere in
due. Anche l'energia sessuale non deve spendersi subito ma va coltivata perché
si possa diventare più umani.
- Una vita che ci veda passare dalla bestialità all'umanità.Ma cos'è la vita?
La vita è una grande opportunità che dobbiamo coltivare per generare un di più
di vita.
Invece la nostra cultura ci ha insegnato a fare della vita occasione di morte .
Ecco... da un animale in vita tiriamo fuori una pelliccia, un oggetto senza vita
Invece solo il sovrappiù di vita può procurarci la felicità.
- Come attivare questa cultura dell'interiorità?
Bisognerebbe vivere nel presente ma creando uno spazio tra questo e noi non
nella semplice immediatezza. Uno spazio interno per contemplare. Anche un fiore,
non basta guardarlo, ma bisogna contemplarlo con tutto il nostro essere, con gli
occi, ma anche con le mani...
Si dovrebbe attivare uno sguardo non per possedere, ma per ospitare l'altro in
noi stessi. Ecco, l'educazione dei sensi alla contemplazione ci rende più umani.La
pratica di uno sguardo verso l'altro non di possesso ma di ospitalità in noi...porta
alla felicità, tanto più se questo sguardo è condiviso.
- E nel rapporto d'amore?
Devo coltivare la mia attrazione il mio desiderio ospitare l'altro nella mia
anima, nel mio cuore e rinunciare ad ogni possesso anche quando si fa l'amore.
DOVREBBE PREVALERE SOLO LA VOLONTà DI AVVICINARSI ALL'ALTRO, DI ACCOMPAGNARSI AL
SUO CORPO E DIVIDERNE VITA E PENSIERO. lA FELICITà è CONDIVISIONE.
- La felicità come cultura dell'interiorità,in un ampliamento in crescendo dei
rapporti di relazione tramite l'educazione dei sensi alla contemplazione, sempre
più condivisa...Ma sarà possibile partendo dalla nostra realtà?
Certo, anche se non sarà facile. La nostra cultura è troppo mentale, non riesce
ad essere una guida per la vita quotidiana, anzi è diventata un'attività
specialistica, un gioco dello spirito (tanto varrebbe, però, una partita a
scacchi...)e la filosofia è estranea a una felicità che implica i sensi...rimanda
ad un soggetto solitario tutt'al più politico, non ad una relazione tra soggetti
(c'è sì uno sforzo recente da parte di alcuni filosofi, ma è ancora
paternalistico, astratto). La cultura e la filosofia hanno insomma escluso ciò
che produce felicità
- Come potenziare la relazione tra soggetti, sviluppare
una rete relazionale, in tempi così drammatici?
Strappandola al dominio della morale e inserendola nella cultura della felicità
Nadia Cavalera
www.comune.modena.it
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I DIVERSI MODI PER OSPITARE L´ALTRO
- DENTRO IL CORPO DI TUTTE LE DONNE
Chi può decidere, se non la donna stessa, se sia in grado o meno di ospitare un
altro dentro di sé? Imporre l´ospitalità a chi non la desidera, o a chi non si
sente di offrirla, equivale a fare violenza. Chiamiamo questa violenza
"occupazione" quando siamo costretti a tollerare nel nostro paese, nella nostra
città, perfino nella nostra casa persone che non sono state invitate a venire ad
abitare con noi. Fino a ora, non avevamo immaginato una parola che designasse
ciò che prova una donna che scopre di avere in sé un ospite che non ha invitato,
per di più un ospite con cui deve condividere non solo uno spazio esterno, ma il
proprio corpo, il proprio sangue.
.....
E se rileggo i Vangeli portatori della "Buona novella", è di amore che sento
parlare e non di morale, un amore che passa anche attraverso i corpi, che si
toccano e diventano così capaci di compiere miracoli. La condanna morale la
trovo veramente di rado, salvo che nei confronti dei farisei, degli ipocriti e
egoisti, dei ladri e mentitori, di quelli che gettano sassi alla donna che
avrebbe peccato, senza considerare le proprie colpe né la capacità d´amore della
donna. Una donna per cui, è vero, l´amore troppo spesso rimane una follia
incapace di calcolare e sprovvista di sapienza. Lo ribadisco: ci manca ancora
una cultura dell´amore e del desiderio all´altezza della nostra tradizione.
http://download.repubblica.it/pdf/diario/29112005.pdf

The Forgetting of Air in Martin Heidegger
(The Constructs Series) by
Luce Irigaray, Mary Beth Mader (Translator).
French theorist Luce Irigaray has
become one of the twentieth century's most influential feminist thinkers. Among
her many writings are three books (with a projected fourth) in which she
challenges the Western tradition's construals of human beings' relations to the
four elements-earth, air, fire, and water-and to nature. In answer to Heidegger's
undoing of Western metaphysics as a "forgetting of Being Irigaray seeks in
this work to begin to think out the Being of sexedness and the sexedness of
Being.
This volume is the first English
translation of L'oubli de l'air chez Martin Heidegger (1983). In this
complex, lyrical, meditative engagement with the later work of the eminent
German philosopher, Irigaray critiques Heidegger's emphasis on the element of
earth as the ground of life and speech and his "oblivion" or forgetting of air.
With the other volumes (Elemental
Passions
and Marine Lover of Friedrich Nietzsche) in Irigaray's "elemental"
series, The Forgetting of Air
offers a fundamental rereading of basic tenets in Western metaphysics. And
with its emphasis on dwelling and human habitation, it will be important reading
not only in the humanities but also in architecture and the environmental
sciences
www.erraticimpact.com
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