luce irigaray

 

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http://youtu.be/iDp1_HXzKls  - identità nazionale italiana

 

 

AMO A TE

Questo libro parla d'amore, amore delle donne per gli uomini e degli uomini per le donne, un amore che le donne di oggi sono invitate a rienventare: non più rivendicazioni di uguaglianza e non più separatezza, dunque, ma l'apertura a un rapporto che elimini ogni sfumatura di possesso. Non più "io ti amo", "io amo te", ma "amo a te", dove la "a" indica il riconoscimento di una differenza, di una irriducibilità e anche l'esitazione piena di rispetto di fronte al mistero dell'altro, un silenzio, una rinuncia a ogni forma di appropriazione: è il modello di una nuova forma di rapporto fra i sessi e di un nuovo modo di amare.

ibs
Amo a te è un libro incentrato su questo “a”. Esso è un luogo di pensiero, di pensare a te, a me, a noi a ciò che ci unisce e a ciò che ci allontana, alla distanza che allo stesso tempo ci permette di essere singoli e uniti. Rappresenta un tempo e un luogo nuovi, da scoprire. Questo “a te” si deve scoprire attraverso una pratica nuova del respiro che cerca di tradursi in parole.
iaphitalia

Nella sua formazione multidisciplinare, non solo la linguistica ha avuto un ruolo fondamentale, ma anche lo yoga che pratica da più di trent'anni
...  A me lo yoga ha senz'altro rivelato un modo di amare che la tradizione occidentale non mi aveva insegnato. Incrociare una cultura del respiro con una cultura dell'amore sarebbe una pratica davvero utile per un'evoluzione positiva dell'umanità .
Amo a te è il suo libro più celebre. Come a dire: non amo te in una condizione speculare, ma amo "a te", un altro radicalmente diverso da me...
Il successo di Amo a te indica la necessità di questo discorso, che ho continuato a sviluppare in altri miei libri più recenti come La via dell'amore e Condividere il mondo. Ovviamente l'amore non può rimanere un affetto solo immediato e quasi istintivo. La lettera "a" di Amo a te ricorda il lavoro necessario che richiede l'amore per rivolgersi realmente all'altro. Significa che prima di poter dire "ti amo" è indispensabile soffermarsi a considerare chi è l'altro, senza sottomettersi o sottometterlo solo ai propri impulsi.

Vuol dire: amo "a" ciOe "a" chi tu sei, e cerco di creare una relazione d'amore con te in quanto persona e non solo in quanto oggetto o supporto dei miei sentimenti personali.
luciana sica - repubblica.it - 2012

 

 

 

 

Luce Irigaray ama da sempre l’Italia
Alcune tra le sue ricerche, come quella sul linguaggio dei bambini e degli adolescenti, le ha svolte in scuole della provincia di Parma, alcuni suoi libri sono nati da lezioni e incontri italiani, “Amo a te” è un libro che ha scritto direttamente in italiano. E dunque anche l’incontro con il pubblico del Festivaletteratura, che abbiamo sintetizzato nel video, Luce Irigaray l’ha tenuto in italiano. Mai come in questa occasione la prevalenza del pubblico femminile è stata preponderante, ed è un peccato. Perché la lezione della filosofa che da decenni lavora sulla “differenza di genere” è davvero per tutti, e meriterebbe maggiore attenzione da quell’Altro maschile cui lei dedica una seria ed ampia riflessione. Come ha fatto a Mantova, dove è partita dal suo ultimo libro antologico per offrire un percorso del suo pensiero, che non si è certo fermato a quello “Speculum” che scandalizzò il mondo universitario.
Oggi Luce Irigaray invita a scandagliare ancora più a fondo il tema delle differenze di genere come elemento fondamentale per giungere a un vero multiculturalismo: la comprensione piena delle differenze tra uomo e donna è la base fondamentale per accettare gli altri.

l. minerva rainews24 


l’uomo moderno occidentale

ha cercato di dominare la natura, si è costruito un universo parallelo all’universo vivente, e non coltiva più la sua energia naturale. Così si è privato di un’importantissima fonte di energia. Le nostre riserve di vita si stanno esaurendo e la specie umana è oggi in pericolo come il nostro pianeta. Bisogna creare legami con culture diverse come quella orientale, che si sonno sviluppate in continuità con la natura.

valeria b - cervelliamo.blogspot.com -  festival della mente sarzana - 2011

 

INCROCIARE UNA CULTURA DEL RESPIRO CON UNA CULTURA DELL’AMORE
La nostra cultura troppo spesso ha fatto dell’amore un imperativo morale o religioso e non il mezzo e il luogo più determinanti per lo sbocciare dell’umanità. Questo è accaduto fra l’altro perché essa non si è abbastanza preoccupata di coltivare la vita, anzitutto la nostra vita umana. La pratica dello yoga mi ha rivelato un modo di amare che la tradizione occidentale non mi aveva insegnato. Incrociare una cultura del respiro con una cultura dell’amore mi pare una pratica interculturale utile per il divenire dell’umanità.
cesena - palazzo del ridotto - teatrovaldoca.org - cesenacultura.it - e20romagna.it - 2012

 

Oltre lo specchio -  l’altro
Luce Irigaray ha insegnato le genealogie, le figure e i cammini di un nuovo ordine etico e simbolico che parte dalla “differenza” sessuata, originaria e irriducibile, e arriva a restituire alle donne le parole per dirsi, per schiudere a uomini e donne la fecondità di un incontro nel rispetto di sé e dell’altro/a. Il desiderio amoroso verso un “tu che non sarai mai né me né mio” si esprime in un Amo “a” te, che rispetta il due e rende possibile condividere il mondo.
La filosofia da “amor di saggezza” e ars moriendi per Irigaray può diventare “saggezza d’amore” rivolta alla generazione di una nuova cultura della vita, cui l’esperienza del desiderio, non come istinto o pulsione, ma come energia liberata, linfa naturale e spirituale insieme, permette di crescere e fiorire. ...incontro fecondo e necessario tra culture differenti per costruire una comunità umana mondiale, in cui “
un individuo non prevalga su un altro e una cultura non ne sottometta un’altra”.

altarimini -  quarta edizione biblioterapia - rimini 2012

 

 

 

she does not like to be asked personal questions

IN A 1993  INTERVIEW WITH MARGARET WHITFORD  IRIGARAY SAID  THAT  SHE does not want opinions about her everyday life to interfere with interpretations of her ideas.    Irigaray believes that entrance into intellectual discussions is a hard won battle for women and that reference to biographical material is one way in which women's credibility is challenged. It is no surprise that detailed biographical information about Irigaray is limited and that different accounts conflict.
What remains constant between accounts is that Luce Irigaray
was born in Belgium in 1932.    She holds two doctoral degrees-one in Philosophy and the other in Linguistics. She is also a trained and practicing psychoanalyst.    She has held a research post at the Centre National de la Recherche Scientifique de Paris since 1964.     She is currently the Director of Research in Philosophy at the center and also continues her private practice.
iep.utm.edu/irigaray

 

 

 

 

 

LUCE IRIGARAY SI RACCONTA

La scrittrice, psicoanalista e filosofa francese Luce Irigaray ripercorre le tappe della propria formazione e si sofferma sulle esperienze che l'hanno condotta alla stesura dei suoi libri, con particolare riferimento a "Speculum" del 1974. Questo scritto, infatti, introduce il pensiero della differenza sessuale di cui l'intellettuale francese d'origine belga è l'iniziatrice. Inoltre, proprio intorno a tale tema si impernia tutta la riflessione successiva dell'autrice. Luce Irigaray parla anche del suo impegno nella lotta per la liberazione delle donne: dalle battaglie per i diritti civili, al lavoro svolto presso il Parlamento Europeo per l'affermazione di un diritto positivo per le donne. Tale proposta sfociò poi in un documento discusso in aula: la Relazione per la cittadinanza delle donne dell'Unione del 1991, bocciato dall'assemblea di Strasburgo. Da questo insuccesso prende le mosse una riflessione ad ampio raggio sul nesso esistente tra differenza sessuale e democrazia che porterà Luce Irigaray a scrivere il libro "La democrazia comincia a due". La tappa successiva di questo processo è costituita dal tentativo di educare le giovani generazioni al rispetto della differenza sessuale e, più in generale, al rispetto di tutte le differenze. Per una più ampia trattazione di questo tema, che prevede il coinvolgimento diretto delle scuole, si rimanda all'unità audiovisiva del catalogo di Mosaico: Luce Irigaray: educare alla differenza sessuale.

mosaico.rai.it

 

EDUCARE ALLA DIFFERENZA SESSUALE

La filosofa Luce Irigaray, massima esponente del pensiero della differenza sessuale, da lei introdotto a partire dal libro "Speculum" del 1974, espone il "Progetto di formazione alla cittadinanza nel riconoscimento della/e differenza/e". Realizzato in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità della regione Emilia, esso si propone di promuovere un modello di cittadinanza che tenga conto dell'elemento della differenza sessuale, come di quella di razza, di cultura o di religione. Il primo passo di questo progetto ed il punto di riferimento teorico è stata la pubblicazione del libro "La democrazia comincia a due" del 1994. In questo volume l'autrice, reduce da un'esperienza politica come deputata al Parlamento Europeo, getta le basi per una riflessione sulla convivenza civile nel rispetto delle differenze. La consapevolezza che il modello culturale, i programmi didattici e la maniera di insegnare rispondono al modello proprio della soggettività maschile, spinge Luce Irigaray a condurre un'indagine a vasto raggio nelle scuole di ogni ordine e grado dell'Emilia Romagna al fine di elaborare poi una proposta educativa. Nell'unità audiovisiva Luce Irigaray descrive il metodo utilizzato e i risultati della sua ricerca, provando anche ad offrire uno spaccato delle realtà scolastiche con cui è venuta a contatto. Questa esperienza rafforza la convinzione dell'autrice di "Speculum" che sia necessario lavorare - soprattutto a livello educativo, ma non solo - alla costruzione un terreno comune tra i sessi, fatto di un linguaggio e una cultura condivisi, nel rispetto delle reciproche differenze

mosaico.rai.it

 

Luce Irigaray si è confrontata con Simone de Beauvoir sulla "differenza femminile". È convinta che cercare il proprio spazio in un mondo maschile non sia abbastanza.
"Occorre anche coltivare e sviluppare identità e soggettività al femminile, senza rinunciare a se stesse. I valori di cui le donne sono portatrici - aggiunge - non sono sufficientemente riconosciuti e apprezzati, anche dalle stesse donne. Però sono valori di cui il mondo oggi ha urgente bisogno, che si tratti di una maggiore cura della natura o di una capacità di entrare in relazione con l'altro".
repubblica.it - 2010

 

 

identita sessuali - la storia in piazza - genova
Nell’ordine simbolico, l’uomo non vede la donna così com’è, ma come il contrario di sé: un buco, una mancanza, un’assenza. Il fallo è il pieno, l’attività, il tutto; la vagina è il vuoto, la passività, il niente. Come per Freud, l’invidia del pene costringe la bambina in un mondo di frustrazione, di vano tentativo di diventare altro da sé.

Irigaray scardina questa analisi, contrapponendo a un discorso di simboli, l’osservazione della realtà esperienziale. Primario è il rapporto con la madre: è dal suo seno che abbiamo avuto il primo nutrimento, il primo piacere. È il distacco da lei il primo trauma e il desiderio di fusione con lei il primo desiderio.
La Irigaray non rinnega il suo passato, né quello della tradizione, ma ne riconosce l’impotenza.
negli ultimi anni Luce Irigaray si è aperta alla cultura orientale. Ce lo racconta in un libro La nuova cultura dell’energia. Al di là di oriente e occidente 2010 - che per la prima volta parte da un’esperienza autobiografica. «Ho cominciato a praticare lo Yoga per caso. O meglio, per necessità. In seguito a un incidente d’auto avevo consultato un osteopata, che mi aveva consigliato di rivolgermi a un insegnante yoga di sua conoscenza per rinforzare i muscoli della schiena e superare gli effetti paralizzanti conseguenti all’incidente».
L’esperienza dello yoga e le tecniche del “respiro” ci possono introdurre a un diverso modo di essere con sé e con gli altri. «Nella nostra tradizione siamo stati abituati ad affidare il corpo ai medici e l’anima ai preti, oppure lo spirito ai professori. Siamo rimasti dipendenti dagli altri, quindi, come sono i bambini. Inoltre non siamo riusciti ad assicurare l’unità del nostro essere, che è nello stesso tempo corpo e anima, corpo e spirito… Respirare da solo è il primo gesto di autonomia del neonato… Il respiro è un soffio che va dal fuori al dentro, dal dentro al fuori del corpo, unisce la vita dell’universo al più profondo dell’anima. Richiede di avere scambi con l’esterno ma poi di raccogliersi nel silenzio del proprio io».

daniela origlia - linkiesta.it - 2013

 

 

 

 

Luce Irigaray

io donna non sarò più te uomo

 

La cultura di Luce Irigaray pensatrice della differenza
La ricerca di una filosofia a due soggetti per un incontro senza dominio
Esiste un'altra logica che si oppone a quella del neutro universale

 

Signora Irigaray, il concetto di "differenza" in sé per sé, è qualcosa di molto logico e astratto.

Nel pensiero femminista vuole essere qualcosa di molto concreto. Un rovesciamento del pensare e del fare. Ma, esattamente, cosa vuol dire pensare "a partire dalla differenza?"

"Rispondo a nome mio, non posso parlare a nome delle altre. Per me la differenza presuppone un mutamento radicale di cultura. Per questo è così difficile intendersi. Per secoli abbiamo vissuto in  una cultura a soggetto unico, e, non a due soggetti. A questo soggetto unico corrispondono oggetti e  costruzioni logiche che privilegiano la logica dell'"identità" e del "medesimo". Passare all'epoca della differenza significa passare a un soggetto doppio. Ed entrare in una cultura coerente con questa  duplicità di fondo. Accordata a valori inseparabili dalla dualità di genere".

Lei dice: la cultura fin qui è stata solo maschile. Ciò può valere per il costume, le leggi e la mentalità.

Ma io e lei comunichiamo, usando meccanismi universali. Dunque, c'è qualcosa di universale che permane. Non le pare?

"Cerco di comunicare con lei, ma ciò non elimina la differenza di genere. Che affiora sempre. Lavoro da anni sul linguaggio. Con campionature eseguite su lingue e culture diverse. Quel che emerge è che uomini e donne non parlano affatto allo stesso modo. Se chiedo a ragazzi e ragazze di comporre frasi per esprimere relazioni, usando 'io/tu", "condividere", "amare", "lei/lui", viene fuori una reale diversità tra i sessi. I ragazzi privilegiano il rapporto soggetto-oggetto, l'uno-molteplice, la relazione con lo stesso o il medesimo. E poi la verticalità, cioè la genealogia e la gerarchia. Le ragazze privilegiano invece la relazione tra soggetti. La relazione a due, la relazione nella differenza, e orizzontale ... ".

Lei vuoi dire che le donne privilegiano l'emotivítà, l'immaginario, l'intuitività contreta?

"No. Questo è il suo modo - e con le sue categorie - di intendere il mio discorso. Non è quel che io dico. Nella filosofia occidentale, quando si affronta il tema della relazione con altri, al centro c'è quasi sempre il rapporto tra soggetto e oggetto, oppure il predominio logico del legame uno-molteplice. Non è in gioco la maggiore emotìvìtà della donna o l'ímmediatezza del "femminile". A livello logico - da un punto di vista femminile - quel che viene privilegiato è invece l'intersoggettività. La relazione a due, con l'altro. Contro l'idea di un individuo isolato, autosufficiente e astratto. E a favore di una soggettività che si relaziona all'altro orizzontalmente".

Non c'è a suo avviso una sintassi cognitiva comune a uomini donne?

"No, e lo riscontriamo grazie all'esistenza di lingue con sintassi diverse da quella occidentale. Lingue  che non privilegiano la costruzione soggetto-predicato o soggetto-oggetto. Bensì il nesso soggetto-soggetto. Non esiste una unica sintassi universale, come quella ipotizzata da Chomsky".

Pei lei il femminile è addirittura un principio logico a sè, e non una specifica indole esistenziale o biologica dell'umano?

"La differenza di genere non è, come si è creduto, nel passato solo biologica. E neanche, come si crede spesso oggi, fatta soltanto di stereotipi sociali. E anzitutto una differenza di identità relazionale. Verificata, come già detto, dalle analisi sul linguaggio".

Che cosa comporta questa visione, sul piano del sentire e del pensare? Essa riguarda solo le donne, o anche gli uomini?

"Nel mio lavoro ci sono tre tappe. La prima riguarda la critica di una cultura a soggetto unico. La seconda, la definizione di mediazioni per la costruzione di un'identità femminile autonoma.  La terza tappa, quella che mi interessa di più, è la ricerca di un cammino per la convivenza a due. Tra uomini e donne".

Immagina questa convivenza come alleanza, o come ineliminabile conflitto?

"Immaginare un'alternativa secca tra le due dimensioni sarebbe ingenuo. Non si tratta di restare in una conflittualità semplice e senza fine. Piuttosto occorre pensare a un'alleanza fondata sul riconoscimento di uno spazio negativo e insuperabile tra i sessi. Che custodisca la differenza. Significa: "Io non sarò mai te, né tua", e viceversa ... ".

Non crede che questo discorso valga in generale per il rapporto fra tutti gli individui, uomini o donne che siano?

"No. Non allo stesso livello. Una vera cultura della differenza, all'altezza del tempo, deve includere

la dialettica di relazione tipica del soggetto maschile. Quella tipica del soggetto femminile. E infine una terza dialettica. Quella che include la relazione tra soggetti maschili e soggetti femminili. Nella differenza".

Ma, se una relazione tra differenze è pur sempre possibile, non riemerge così un legame neutro e universale, anche se più ricco?

"Attenzione, perché nel caso di una cultura della differenza non c'è più un individuo universale e neutro. La base dell'universalità si trova nella relazione tra due soggetti diversi. E abbiamo bisogno di tale relazione tra diversi. Non solo in vista della liberazione femminile, ma anche nel quadro più ampio della civiltà multiculturale e multietnica. Anche se poi la relazione tra diversi, quella più

universale e fondamentale, rimane pur sempre la relazione uomo-donna".

Lei ritiene quindi, che maschile e femminile siano due mondi radicalmente differenti, ciascuno con il suo mondo simbolico e il suo linguaggio specifico?

"Sì, ed è una ricchezza dell'umanità. E' ciò che caratterizza l'umanità. E' solo a livello dei bisogni che si può pensare a un mondo neutrale. A livello del desiderio, che possiamo pensare come caratteristica dell'umano, la differenza uomo-donna sussiste sempre. E richiede una negatività che marca il limite di ciascuno, e che consente l'incontro. Senza dominio o consumo dell'altro.

Per giungere ad una nuova maniera di relazionarsi. Non ancora raggiunta dalla nostra civiltà".

Che cos'è per lei il "maschile", guardato dall'angolo visuale del pensiero della differenza?

"Cerco di non farmi troppe idee a riguardo. Per non cadere di nuovo nell'ideologia. Quale sia l'identità maschile ho cercato in qualche modo di dirlo prima. In base all'analisi del linguaggio. Per il resto, mi aspetto dagli uomini che loro stessi ripensino la loro soggettività, fuori dall'universale neutro.

Ciò che posso auspicare è che la differenza tra sessi sussista. Perché è la fonte del pensiero e della creatività ... ".

Entrare nel pensiero della differenza sarebbe come travalicare il pensiero logico occidentale?

"Andare oltre la metafisica occidentale è un gesto già richiesto da Nietzsche e Heidegger. Spero sia possibile, grazie a una filosofia a due soggetti, rispettosi delle reciproche differenze. Una filosofia che non cancelli la singolarità. E dove il "Noi" sia, ciascuna volta, una relazione nella diversità.  Per raggiungere questo, occorre ripensare la relazione genealogica. La donna non può cancellare la genealogia materna, e neanche limitarsi a fare come la madre, o all'opposto di essa. L'uomo non può rimuovere la sua nascita materiale, a favore di un'origine soltanto culturalmente costruita ".

E il padre, che fine fa in questo percorso che non rimuove la madre?

"Invece di rimuovere la madre, creando una cultura scissa dalla corporeità, perché l'uomo non ha assunto la sua identità maschile?  Meglio essere in due. Per generare cultura e bambini fatti da due. Senza scissioni tra natura

femminile e cultura maschile. Non è meglio essere in due?".

uniba.it   bruno gravagnuolo

 

 

 


 

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NO ALLA GUERRA - SEMPRE E COMUNQUE   La felicità va condivisa 
Il primo dovere democratico per gli uomini rimane ed è coltivare la felicità. Anche e soprattutto mentre stridono questi assurdi tempi di guerra e il mondo sempre più rimanda all'inferno."Lasciate ogni speranza o voi che entrate", apposto sulla porta di Dite da Dante , ben andrebbe oggi all'entrata del nostro pianeta.
Questa la posizione chiara di Luce Irigaray, incontrata a Sassuolo, nell'ambito del festival di Filosofia,dopo la sua conferenza su "la condivisione della felicità", e dopo solo dieci giorni dal disastro delle due Torri. Capelli cortissimi che, lasciando scoperta tutta la fronte, incorniano un ovale bello sempre; occhi serpeggianti e indagatori; abbigliamento sportivo,una gonna pantaloni; piglio sicuro, con qualche cedimento sbrigativo,nel comportamento, quasi a celare però una sua qualche intima fragilità .
Abbiamo scambiato con lei alcune battute, poche, ma sufficienti, con la sua ''lezione magistrale'', per questa possibile intervista.
- Come riportare il paradiso in terra?

Facendosi carico di una cultura che anteponga la felicità a tutto, anche al bene e alla verità. Gli uomini finora se ne sono privati, accontentandosi di surrogati.
- Perché?

In ossequio alla morale corrente, perpetrata efficacemente dal sistema educativo. Per questa morale gli adulti infatti credono di poter essere felici solo nell'aldilà e relegano la felicità nel passato o la proiettano nel futuro senza riuscire a concretizzarla nel presente

- Non ci sono eccezioni?

Solo i bambini sfuggono.Perché sanno istintivamente che la felicità viene da dentro. Ma il loro stato di grazia dura poco. Sono felici fino alla terza elementare e già in prima media, stando ai miei frequenti incontri con loro e studi su di loro, sono depressi.
-Un successo del nostro sistema educativo...
Sì, un sistema sbagliato, completamente da rifare. La morale che ne fa parte è qualcosa di imperativo a cui ci assoggettiamo per la società o per motivi religiosi.
- Quali danni procura sull'individuo?

E' fortemente repressiva per la nostra energia. Non c'è da meravigliarsi poi per l'aumento di violenza. Più si reprime il desiderio quindi la prima energia più si è violenti.
- Cosa fare dei nostri istinti e bisogni?

Innanzi tutto bisognerebbe conoscerli, e poi trasformarli in desideri che ci consentano una felicità più sottile e duratura.Insomma l'energia vitale deve trasformarsi in qualcosa che nutra il cuore, il pensiero, e ci faccia diventare più umani.La felicità deriva dalla nostra capacità di trasformare la nostra energia vitale in qualcosa che ci faccia diventare pienamente umani
-La cultura della felicità come cultura dell'interiorità...

Certo, da realizzarsi tramite la relazione e da arricchirsi con la condivisione.
Cioè bisogna innanzitutto ristabilire un rapporto con la natura. Questa deve diventare luogo di comunione non di dannazione. La natura ha tanta importanza che persino una variazione della qualità della luce incide anche sull'uomo Poi bisogna passare ad una condivisione delle energie diverse: bisogna essere in due. Anche l'energia sessuale non deve spendersi subito ma va coltivata perché si possa diventare più umani.
- Una vita che ci veda passare dalla bestialità all'umanità.Ma cos'è la vita?

La vita è una grande opportunità che dobbiamo coltivare per generare un di più di vita.
Invece la nostra cultura ci ha insegnato a fare della vita occasione di morte . Ecco... da un animale in vita tiriamo fuori una pelliccia, un oggetto senza vita
Invece solo il sovrappiù di vita può procurarci la felicità.
- Come attivare questa cultura dell'interiorità?

Bisognerebbe vivere nel presente ma creando uno spazio tra questo e noi non nella semplice immediatezza. Uno spazio interno per contemplare. Anche un fiore, non basta guardarlo, ma bisogna contemplarlo con tutto il nostro essere, con gli occi, ma anche con le mani...
Si dovrebbe attivare uno sguardo non per possedere, ma per ospitare l'altro in noi stessi. Ecco, l'educazione dei sensi alla contemplazione ci rende più umani.La pratica di uno sguardo verso l'altro non di possesso ma di ospitalità in noi...porta alla felicità, tanto più se questo sguardo è condiviso.
- E nel rapporto d'amore?

Devo coltivare la mia attrazione il mio desiderio ospitare l'altro nella mia anima, nel mio cuore e rinunciare ad ogni possesso anche quando si fa l'amore.
DOVREBBE PREVALERE SOLO LA VOLONTà DI AVVICINARSI ALL'ALTRO, DI ACCOMPAGNARSI AL SUO CORPO E DIVIDERNE VITA E PENSIERO. lA FELICITà è CONDIVISIONE.
- La felicità come cultura dell'interiorità,in un ampliamento in crescendo dei rapporti di relazione tramite l'educazione dei sensi alla contemplazione, sempre più condivisa...Ma sarà possibile partendo dalla nostra realtà?

Certo, anche se non sarà facile. La nostra cultura è troppo mentale, non riesce ad essere una guida per la vita quotidiana, anzi è diventata un'attività specialistica, un gioco dello spirito (tanto varrebbe, però, una partita a scacchi...)e la filosofia è estranea a una felicità che implica i sensi...rimanda ad un soggetto solitario tutt'al più politico, non ad una relazione tra soggetti (c'è sì uno sforzo recente da parte di alcuni filosofi, ma è ancora paternalistico, astratto). La cultura e la filosofia hanno insomma escluso ciò che produce felicità
- Come potenziare la relazione tra soggetti, sviluppare una rete relazionale, in tempi così drammatici?
Strappandola al dominio della morale e inserendola nella cultura della felicità
Nadia Cavalera     -    comune.modena.it

 

 

 

I DIVERSI MODI PER OSPITARE L´ALTRO  - DENTRO IL CORPO DI TUTTE LE DONNE
Chi può decidere, se non la donna stessa, se sia in grado o meno di ospitare un altro dentro di sé? Imporre l´ospitalità a chi non la desidera, o a chi non si sente di offrirla, equivale a fare violenza. Chiamiamo questa violenza "occupazione" quando siamo costretti a tollerare nel nostro paese, nella nostra città, perfino nella nostra casa persone che non sono state invitate a venire ad abitare con noi. Fino a ora, non avevamo immaginato una parola che designasse ciò che prova una donna che scopre di avere in sé un ospite che non ha invitato, per di più un ospite con cui deve condividere non solo uno spazio esterno, ma il proprio corpo, il proprio sangue.
...    E se rileggo i Vangeli portatori della "Buona novella", è di amore che sento parlare e non di morale, un amore che passa anche attraverso i corpi, che si toccano e diventano così capaci di compiere miracoli. La condanna morale la trovo veramente di rado, salvo che nei confronti dei farisei, degli ipocriti e egoisti, dei ladri e mentitori, di quelli che gettano sassi alla donna che avrebbe peccato, senza considerare le proprie colpe né la capacità d´amore della donna. Una donna per cui, è vero, l´amore troppo spesso rimane una follia incapace di calcolare e sprovvista di sapienza. Lo ribadisco: ci manca ancora una cultura dell´amore e del desiderio all´altezza della nostra tradizione.

http://download.repubblica.it/pdf/diario/29112005.pdf 
 

 

 

The Forgetting of Air in Martin Heidegger

French theorist Luce Irigaray has become one of the twentieth century's most influential feminist thinkers. Among her many writings are three books (with a projected fourth) in which she challenges the Western tradition's construals of human beings' relations to the four elements-earth, air, fire, and water-and to nature. In answer to Heidegger's undoing of Western metaphysics as a "forgetting of Being Irigaray seeks in this work to begin to think out the Being of sexedness and the sexedness of Being.

This volume is the first English translation of L'oubli de l'air chez Martin Heidegger (1983). In this complex, lyrical, meditative engagement with the later work of the eminent German philosopher, Irigaray critiques Heidegger's emphasis on the element of earth as the ground of life and speech and his "oblivion" or forgetting of air.

With the other volumes (Elemental  Passions and Marine Lover of Friedrich Nietzsche) in Irigaray's "elemental" series, The Forgetting of Air offers a fundamental rereading of basic tenets in Western metaphysics. And with its emphasis on dwelling and human habitation, it will be important reading not only in the humanities but also in architecture and the environmental sciences

erraticimpact.com

 

 

 

 


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