NORBERTO BOBBIO


. come posso aiutare a capire se anch'io fatico a capire
. l'intellettuale ha sempre un dubbio

. La prima condizione perché il dialogo sia possibile è il rispetto reciproco

che implica il dovere di comprendere lealmente ciò che l'altro dice

torino - 18 OTTOBRE 1909 - 9 GENNAIO 2004
    
FILOSOFO E SENATORE A VITA

Il suo testamento filosofico-politico contenuto in 5000 titoli tra saggi, articoli, lezioni e recensioni. E' stato la COSCIENZA CRITICA DELLA SINISTRA.
Norberto Bobbio nacque a Torino il 18 ottobre 1909. Il padre Luigi, originario della provincia di Alessandria, era uno dei piu' noti chirurghi della citta', primario all'ospedale San Giovanni.
Gli anni della sua formazione vedono Torino come centro di grande elaborazione culturale e politica. Al Liceo Massimo D'Azeglio conosce Vittorio Foa, Leone Ginzburg, Cesare Pavese. All'Universita' diventa amico di Alessandro Galante Garrone. Si laurea in legge e filosofia. Dopo aver studiato Filosofia del Diritto con Solari, insegna questa materia a Camerino (1935-38), a Siena (1938-40), e a Padova (1940-48).
Il suo peregrinare per l'Italia lo porta a frequentare vari gruppi di antifascisti. A Camerino conosce Aldo Capitini e Guido Calogero e comincia a frequentare le riunioni del movimento liberalsocialista. Da Camerino si trasferisce a Siena, dove collabora con Mario delle Piane, e infine, nel 1940, a Padova, dove diventa amico di Antonio Giuriolo. Collabora anche con il gruppo torinese di Giustizia e Liberta', con Foa, Leone e Natalia Ginzburg, Franco Antonicelli, Massimo Mila. Nel '42 aderisce al partito d'azione. A Padova collabora con la Resistenza, frequentando Giancarlo Tonolo e Silvio Trentin. Viene arrestato nel 1943. Nel dopoguerra insegna Filosofia del Diritto all'Universita' di Torino (1948-72) e Filosofia della politica, ancora a Torino, dal 1972 al 1979.  

ansa 9.1.2004

Premio Artigiano della Pace 1985
Premio Balzan 1994
premio agnelli 1995
Premio Hegel 2000



bobbio: considerato l'uomo dell'italia migliore


Norberto Bobbio
Born in Turin on October 18, 1909 Norberto Bobbio obtained university degrees in law and philosophy. As an antifascist he joined first the Turinese group of Justice and Liberty and then the Partito d’Azione “the Party of Action”. He was arrested in 1943, and in 1984 he was nominated “Senator for Life” by Sandro Pertini (President of the Republic). Today Bobbio plays an important role in the cultural debate over positions of socialism.     

extratorino.it


Claudio Magris  Bobbio è un grande laico

non nel senso stupido e scorretto in cui viene correntemente usata questa parola, quasi significasse l’opposto di credente o religioso. Bobbio ha insegnato che laicità non è un credo filosofico specifico, ma la capacità di distinguere... ciò che spetta alla Chiesa da ciò che spetta allo Stato, ciò che appartiene alla morale da ciò che deve essere regolato dal diritto, ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è oggetto di fede». ..Magris, del suo maestro torinese, portava come esempio la «testimonianza appassionata e lucida - da vero laico, in un clima di intollerante faziosità abortista - della realtà della vita nascente e dei conseguenti diritti del nascituro».    

corriere.it

 

 

siamo circondati dal mistero. Sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alla domanda ultima.  La mia intelligenza è umiliata. E io accetto questa umiliazione ma non cerco di sfuggire ad essa con la fede

korazym.org  

 



C’è individualismo e individualismo

C’è l’individualismo della tradizione liberale-libertaria e quello della tradizione democratica. Il primo recide il singolo dal corpo organico della società e lo fa vivere fuori dal grembo materno immettendolo nel mondo sconosciuto e pieno di pericoli della lotta per la sopravvivenza, dove ognuno deve badare a se stesso, in una lotta perpetua, esemplificata dall’hobbesiano bellum omnium omnes. Il secondo lo ricongiunge ad altri individui simili a lui, che considera suoi simili, perché dalla loro unione la società venga ricomposta non più come il tutto organico da cui è uscito ma come un’associazione di individui liberi. Il primo rivendica la libertà dell’individuo dalla società. Il secondo lo riconcilia con la società, facendo della società il risultato di un libero accordo tra individui intelligenti. Il primo fa dell’individuo un protagonista assoluto, al di fuori di ogni vincolo sociale. Il secondo lo fa protagonista di una nuova società che sorge dalle ceneri dell’antica, in cui le decisioni collettive sono prese dagli stessi individui o dai loro rappresentanti   

cooperweb.it



cada vez sabemos menos

NORBERTO BOBBIO FILÓSOFO
El filósofo italiano Norberto Bobbio (Turín, 1909), uno de los grandes pensadores de este siglo, sigue defendiendo el individualismo frente al Estado. A sus noventa años hace un repaso por este siglo que, en su opinión, se ha caractizado por la violencia. Sin embargo, para el pensador italiano, la constitución de los tribunales por crímenes de guerra ha sido un enorme paso para la protección del individuo, pero de un modo totalmente independiente del Estado al que pertenezca. Bobbio se define como militante de la razón y afirma que, pese a que el hombre moderno ha asimilado millones de hechos de los que los antiguos no tenían conocimiento, el mundo de hoy nos resulta cada vez más incomprensible, menos transparente. 

geocities.yahoo.com


the idea of the republic
In this book, Norberto Bobbio, the contemporary Italian philosopher, and the political theorist Maurizio Viroli explore a range of themes relating to the idea of the Republic and some major political and ethical issues. Through a series of philosophical reflections on republicanism, patriotism, civil virtue, rights, duties, religious experience and more, they succeed in bringing to light the relevance of these concepts to our lives in the 21st century. This book is an example of political philosophy in action, with a breadth of reference (Machiavelli, Hobbes, Locke, Kant, Rousseau, Pettit and Skinner), and a lightness of touch. 

semcoop.com


o ilícito na política e a serenidade
Elogio da serenidade e outros escritos morais , 16/01/04 Luciano Trigo
Como o próprio Norberto Bobbio sugere na introdução de “Elogio da serenidade”, os ensaios reunidos neste volume marcam um ligeiro deslocamento no foco dos interesses do teórico italiano, que, “ao perceber as primeiras mordidas da velhice”, passou a temperar cada vez mais suas idéias sobre filosofia do direito e da política com a reflexão sobre o problema do mal no mundo e na História. Ou seja, Bobbio operou um deslocamento da política para a moral, e neste processo tentou estabelecer pontes mais do que necessárias entre uma e outra. Desnecessário dizer, “Elogio da serenidade” é lançado no Brasil num momento duplamente oportuno, internamente pelo processo de transformações que o país atravessa e, no contexto internacional, pela situação de urgência e perplexidade provocada pela guerra no Iraque

italiaoggi.com.br

 

 

 

    

bol.it            stpauls.it


acreditamos saber que existe uma saída, mas não sabemos onde está. não havendo ninguém do lado de fora que nos possa indicá la, devemos procurá-la por nós mesmos. o que o labirinto ensina não é onde está a saída, mas quais são os caminhos que não levam a lugar algum.

Norberto Bobbio

asernet.com.br

 

dudar es mi credo
soy de los que nunca están contentos

Pietro Polito/Norberto Bobbio
La potencia de un escritor -según Ernst Jünger- está en esto:
"En el dudar de la confusión para no dejarse arrollar por la atmósfera apocalíptica". ¿Qué piensas al respecto?
Yo nunca me he considerado un "verdadero escritor". Una cosa es escribir, otra es ser escritor. Nunca he pensado que tengo la capacidad de "tornar preciosas las cosas que toco". Esta virtud pertenece más que al escritor, en el sentido genérico de la palabra, al poeta. Mi vena poética se extinguió en el breve transcurso de pocos años. No es raro que quien de adulto se ha ocupado de las disciplinas filosóficas, históricas, en general humanísticas, haya publicado en su juventud un poemario. O se haya dado a conocer entre sus amigos leyendo sus poesías. No sé cómo se pueda definir la vena poética. Pero se tiene, no se tiene o se tiene durante un breve periodo de la vida, que generalmente es el juvenil.  
 

etcetera.com.mx
...


The Science of Law and the Analysis of Language

in Law and Language. The Italian Analytic School.  This essay tackles the problem of the extent to which jurisprudence can be considered a science. It is an issue that comes up every time comparisons are drawn between research in legal theory and research in mathematics, physics or biology, disciplines which are traditionally considered "scientific" by common consent. This is not merely a matter of words, or of the professional dignity of those concerned. If we define science as research conducted with some rigour (in the sense that is explained in the essay), it is then a matter of ascertaining whether the results of legal theoretical enquiry have equal validity in their own sphere as those in physics, biology, etc. This is a debate that has been going on for a long time in the history of jurisprudence. It came to a head during the last century, at a time when scientific knowledge was progressing at a tremendous rate both in the old and new fields of inquiry.
To this day, of all the subsequent images of what is scientific, offered ever since a theory of science existed, jurists have not been able to find any with which to identify their role and their work. To summarise again: jurists have not been able, however regretfully and against their best judgement, to fit their inquiry into any of the conceptions of science and knowledge produced so far. After discussing several conceptions of science as applied to the study of law, the author concludes that descriptive jurisprudence could and should be considered a science insofar as it could and should be a rigorous language. This is already the case when jurists strive to describe the law by means of a consistent system of sentences which can be communicated effectively between subjects without great risk of misunderstandings, that is by means of sentences formulated in a rigorous language.
Abstract by Mario Jori         
legaltheory.demon.co.uk

 

la musica nella testa
"Ho tanta di quella musica nella testa" dice Norberto Bobbio, canticchiando qualche melodia. È un pomeriggio di domenica nel suo studio; siamo venuti a interrogarlo sul posto che la musica occupa nella sua vita, che è durata quasi l'intero secolo: infatti il filosofo è nato a Torino nel 1909 e lo scorso 18 ottobre ha compiuto 91 anni. Non troppo tempo fa lo si vedeva con la moglie, signora Valeria, al Teatro Regio, ai concerti sinfonici dell'Orchestra della Rai o a quelli da camera dell'Unione Musicale. Ora le gambe non lo sorreggono come sarebbe necessario, per cui ha rinunciato a uscire di casa. 

sistemamusica.it


 
Nato a Torino il 18 ottobre 1909 da Luigi, medico-chirurgo, originario della provincia di Alessandria, primario all'ospedale San Giovanni, uno dei più noti chirurghi della città. Gli anni della sua formazione vedono Torino come centro di grande elaborazione culturale e politica. Al Liceo Massimo D'Azeglio conosce Vittorio Foa, Leone Ginzburg, Cesare Pavese. All' Università diventa amico di Alessandro Galante Garrone. Si laurea in legge e in filosofia. Dopo aver studiato Filosofia del diritto con Solari, insegna questa disciplina a Camerino (1935-38) e Siena (1938-40) e Padova (1940-48). Il suo peregrinare per l'italia lo porta a frequentare vari gruppi di antifascisti. A Camerino conosce Aldo Capitini e Guido Calogero e comincia a frequentare le riunioni del movimento liberalsocialista. Da Camerino si trasferisce a Siena, dove collabora con Mario delle Piane, e infine, nel 1940, a Padova, dove diventa amico di Antonio Giuriolo. Collabora anche con il gruppo torinese di Giustizia e Libertà, con Foa, Leone e Natalia Ginzburg, Franco Antonicelli, Massimo Mila. Successivamente nel '42 aderisce al Partito d'Azione. A Padova, collabora con la Resistenza, frequentando Giancarlo Tonolo e Silvio Trentin. Viene arrestato nel 1943. Nel dopoguerra, insegna Filosofia del diritto all'Università di Torino (1948-72) e Filosofia della politica, ancora a Torino, dal 1972 al 1979. Dal 1979 è professore emerito dell'Università di Torino. Socio nazionale dell'Accademia dei Lincei, dal 1966 è socio corrispondente della British Academy. La scelta di non essere protagonista della vita politica attiva non ha però mai impedito a Bobbio di essere presente e partecipe, anzi punto di riferimento nel dibattito intellettuale e politico dell'ultimo trentennio. Nel '66 sostiene il processo di unificazione tra socialisti e socialdemocratici. Nel 1984, il filosofo apre una forte polemica con la "democrazia dell'applauso" varata da Craxi nel Congresso di Verona e Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica, scrivendo a Valeria Cova, moglie del filosofo dice: "Glielo dica, glielo dica, i suoi giudizi sono anche i miei". Nel luglio del 1984 è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Ha avuto la laurea ad honorem nelle Università di Parigi, di Buenos Aires, di Madrid (Complutense), di Bologna, di Chambéry. È stato a lungo direttore della Rivista di filosofia insieme con Nicola Abbagnano.   

romacivica.net

 

chi non crede nella verità

sarà sempre tentato soprattutto in politica

di rimettere ogni decisione alla forza

*

la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede
ma tra chi pensa e chi non pensa

 

 

 

destra e sinistra
Destra e sinistra. Come è noto, Norberto Bobbio vi sostenne che la distinzione fondamentale risiede tra chi (la sinistra) crede nell’uguaglianza degli uomini e chi (la destra) nell’ineguaglianza. Per  Bobbio, le altre distinzioni (destra autoritaria, sinistra libertaria; destra conservatrice, sinistra riformatrice; reazione e progresso; ecc.) o non sono sempre valide o sono inessenziali.

bellaciao.org/it     pane-rose.it

destra e sinistra
ragioni e significati di una distinzione politica

di Michele Gallo -  Il volume, del '94 ha analizzato la dicotomia politica Destra-Sinistra, per chiarire le ragioni del dibattito sulla validità, oggi, di tale contrapposizione.   

"Le ideologie non sono in realtà scomparse, ma sono più vive che mai"; 'sinistra' e 'destra' non indicano soltanto ideologie, ma sono "contrasti non solo d'idee ma anche d'interessi e di valutazione sulla direzione da dare alla società"   -    Non è possibile in poco spazio ripercorrere tutta l'analisi che, con magistrale lucidità, è effettuata del dibattito sulla questione: dalla tesi della dissoluzione della dicotomia nella direzione di una "aggregazione non in base a posizioni ma in base a problemi" (p.34) si passa alla questione della complessità delle posizioni e degli interessi che s'intrecciano ben oltre rigide distinzioni. C'è poi l'esame di una posizione intermedia, di un 'centro' "politico, che complica il tutto" .
Già in queste prime considerazioni emerge il convincimento che gli spazi (posizioni politiche) intermedi e l'intrecciarsi delle opposte posizioni non annullano le distinzioni, così come il "crepuscolo" non annulla "la differenza fra la notte e il giorno". "La società in continua trasformazione e il sorgere di nuovi problemi" (p.40) esige il sorgere di nuovi movimenti o di nuove tendenze per affrontare i cambiamenti. A complicare la discussione politica ci sono i riferimenti filosofici di fondo, le posizioni metafisico religiose o totalitaristiche, e le posizioni etiche che s'intrecciano inevitabilmente con la politica non rendono certamente facili le distinzioni.
L'analisi raggiunge il punto di vista più profondo con la considerazione per la quale "i due termini di una diade si reggono l'uno con l'altro" (p.44), cui segue una rapida ma incisiva rassegna dell'alternarsi nella storia di questo secolo del prevalere dell'una o dell'altra tendenza politica. Si rileva poi la molteplicità di "molte destre" e di "molte sinistre" (p.47) e la trasmigrazione di autori da destra a sinistra, come nel caso di Nietzsche, Schmitt, Heidegger, ed ancor prima Sorel (p.51 sgg.), con la distinzione di posizioni moderate ed estremiste all'interno di ogni schieramento.
Nonostante tutto,
"la diade sopravvive": "i termini 'destra' e 'sinistra' continuano ad avere pieno corso nel linguaggio politico" (p.63), e non solo nel linguaggio: il sistema uninominale spinge decisamente per l'alternanza tra le due posizioni, anche se, naturalmente, "il significato della diade non è univoco e non è rimasto immutato nel tempo" (p.69).
L'ideale dell'eguaglianza e il diverso atteggiamento nei suoi confronti diventa poi emblematico per indicare il 'funzionamento' della coppia Destra/Sinistra (pp.99 sgg.); importante è certamente il sottolineare il "significato emotivo fortissimo" (p.115) del termine (insieme a quello di 'libertà).
Ed è proprio sul tema dell'eguaglianza che si precisa la tesi di Bobbio: "la distinzione fra la destra e la sinistra... è nettissima" (p.128); così come è chiara la sua posizione: il rifiuto dell'estremismo a favore della moderazione.
Più della posizione politica dell'Autore, importante è la lucidità dell'analisi, del disincanto dello studioso che s'innalza ben oltre le passioni e gli interessi che inquinano la discussione e rendono impossibile ogni pacato confronto. La dicotomia Destra/Sinistra riceve chiarezza in tutti i suoi complessi aspetti, in un'analisi breve ma grandemente incisiva. E' in questo la forza ed il rilievo di questo scritto. 

giornalewolf.it

 



nominato Senatore a vita da Sandro Pertini quando questi era Presidente della Repubblica.  voce autorevole nel mondo della cultura e della politica italiana. Laureato in Legge e in Filosofia entra nel gruppo torinese di Giustizia e Libertà e successivamente nel Partito d'Azione. Viene arrestato nel 1943 perché antifascista. docente di Filosofia del diritto e di Filosofia della politica nelle Università di Camerino, Siena, Padova e Torino fino al 1971. Nel dopoguerra, si concentra sugli studi di teoria del diritto. Tra i saggi più noti, oltre a Destra e sinistra, ricordiamo Politica e cultura, Quale socialismo? e Una filosofia militante. Ottenuta nel 1984 la nomina a Senatore a vita, rimane come autorevole presenza nel dibattito culturale su posizioni di socialismo.  

www.athenaeumnae.com


il dovere di disobbedire

Norberto Bobbio: 
Nell'aula magna dell'Istituto storico italo germanico, che ha organizzato con il Museo storico e l'Università di Trento il convegno internazionale "Gli intellettuali e la grande guerra ", il 6 novembre 1987 Norberto Bobbio tenne una conferenza sul tema "Politica e cultura". Di essa, per quanto sappiamo inedita, proponiamo un ampio passo, conservando il registro, con qualche leggera modifica, della lingua parlata. 
Nella storia delle idee rispetto al tema del rapporto fra politica e cultura si possono distinguere, grosso modo, tre posizioni diverse, che corrispondono agli orientamenti relativi al rapporto fra teoria e pratica. La prima: il primato della cultura. La seconda: il primato della politica, con conseguente subordinazione della teoria, che si trasforma in tal modo in ideologia, in partiticità della cultura. La terza: cultura e politica sono indipendenti, percorrono vie diverse. Nella storia delle idee questa è la soluzione prevalente. Una citazione. Nella vita di Pende, di Plutarco, si legge:" Secondo me, la vita di un filosofo dentro alla speculazione e di un uomo politico non sono la stessa cosa: il filosofo muove la sua mente verso nobili fini, senza bisogno per far ciò di strumenti materiali esterni. L'uomo politico invece deve mettere la propria vita a contatto con le basse esigenze del mondo comune." L'apprezzamento di Plutarco è positivo verso il filosofo, mentre è negativo verso il politico. Un'altra citazione è quella celeberrima di Kant: "Non c'è da attendersi che i re filosofeggino o che i filosofi diventino re, e neppure è da desiderarlo, perché il possesso della forza corrompe il libero giudizio della ragione. Ma che un re o un popolo sovrano non lascino ridurre al silenzio la classe dei filosofi, ma la lascino pubblicamente parlare, è indispensabile agli uni e agli altri per avere luce sui loro affari." In queste due citazioni, entrambe orientate alla divisione fra politica e cultura, c'è una differenza: la prima rispecchia la contrapposizione tra vita contemplativa e vita attiva, la superiorità di quella contemplativa, la incomunicabilità fra le due, come se l'intellettuale affermasse che la sua vita non è di questo mondo. Nell'età contemporanea, questa separazione estrema fra i due poli è la posizione di Julien Benda, che ne "II tradimento dei chierici" del 1925. condannava gli intellettuali che si erano messi al servizio delle passioni politiche. La civiltà ci sembra possibile soltanto a patto che l'umanità rispetti la divisione di funzioni, a patto che a fianco di coloro che fomentano le passioni ed esaltano le virtù atte a seguirle, esista una classe di uomini che sminuisce queste passioni ed esalta i valori che la coscienza deve rispettare." 
Questa posizione estrema dell'intellettuale "salvatore del mondo", che se "tradisce" il suo ruolo non solo non salva il mondo ma perde anche se stesso, doveva provocare la reazione di quegli intellettuali che credevano invece nel dovere dell'impegno. La filosofia di Benda è la filosofia del regno. La più celebre risposta a Benda, anche per la severità con cui fu formulata, fu quella di Paul Nizan, comunista arrabbiato allora: "II signor Benda non nega di aver cessato di interessarsi degli uomini, ma insegna che il modo migliore per servirli è quello di disertarli." Anche "disertare " come "tradire " ha una connotazione negativa, ma se usata a proposito del compito degli intellettuali ha il significato opposto di tradire: per Benda chi si impegna nelle cose di questo mondo tradisce, per Nizan chi non si impegna diserta. Sembra che il destino degli intellettuali Sia quello di scegliere tra essere o un traditore o un disertore. Direi che questo è il dilemma, la reale difficoltà del tema che stiamo trattando. Ne parlo con una certa prudenza, perché tutte le persone della mia generazione lo hanno vissuto profondamente: vi sono stati momenti in cui l'impegnarsi troppo in un 'attività politica significava tradire, e altri, per esempio durante il fascismo e la guerra di liberazione, in cui non impegnarsi voleva dire disertare. Accanto a questa interpretazione, fondata sulla separazione fra politica e cultura, e che suscita reazioni contrapposte, c'è l'interpretazione suggerita da Kant, secondo il quale non c'è separazione, ma distinzione. Distinzione di funzioni, ma con una possibile, se non addirittura necessaria, collaborazione e integrazione. Il compito degli intellettuali non è quello di svolgere direttamente un 'attività politica, ma di svolgere il proprio compito a favore, suggerendo, proponendo, criticando. Gli intellettuali svolgono in questo modo la funzione di consiglieri del principe o del popolo: Kant, dalla parte del principe, chiedeva che il filosofo fosse però lasciato libero di parlare, di criticare, servendosi della ragione, non per consigliare ali 'uomo I 'obbedienza, ma per fargli capire che ha anche il diritto, e quindi il dovere di disobbedire.  

questotrentino.it


 

Lo stato non può porsi sullo stesso piano del singolo individuo. Lo stato ha il privilegio e il beneficio del monopolio della forza e deve sentire tutta la responsabilità di questo privilegio e di questo benefici. Noi cerchiamo di dare una ragione alla nostra ripugnanza per la pena di morte.

La ragione è una sola: il comandamento di non uccidere.   
agenziaaise.it

 

 
contro la pena di morte    non uccidere
Ma ancora più imbarazzante è la domanda che mi sono posto poco prima, a proposito della tesi utilitaristica: il limite della tesi sta in una pura e semplice presunzione che la pena di morte non serva a diminuire i delitti di sangue. Ma se si riuscisse a dimostrare che li previene? Ecco allora che l'abolizionista deve fare ricorso ad un'altra istanza, a un argomento di carattere morale, a un principio posto come assolutamente indiscutibile  (un vero e proprio postulato etico).E questo argomento non può esser desunto che dall'imperativo morale: Non Uccidere, da accogliersi come un principio che ha valore  assoluto. Ma come? Si potrebbe ribattere, l'individuo singolo ha diritto di uccidere per legittima difesa, e la collettività no? Rispondo: la collettività non ha questo diritto perché  la legittima difesa nasce e si giustifica soltanto come risposta immediata in istato di impossibilità di fare altrimenti; la risposta della collettività è mediata attraverso un  procedimento, talora anche lungo, in cui si dibattono argomenti pro e contro; in altre  parole, la condanna a morte in seguito a un procedimento non è più un omicidio per  legittima difesa, ma un omicidio legale, legalizzato, perpetrato a freddo, premeditato.  Un omicidio che richiede degli esecutori, cioè persone autorizzate ad uccidere.
Non per nulla l'esecutore della pena di morte, per quanto autorizzato ad uccidere, è  sempre stato considerato un personaggio infame: si legga il libro di Charles Duff,  "Manuale del boia", recentemente tradotto, dove il boia è presentato in modo grottesco  come il cane, l'amico fedele della società. Vi si adduce, fra l'altro, per negare l'efficacia deterrente della pena di morte, il caso di un boia che diventa a sua volta assassino e  deve essere giustiziato. E' una autorizzazione che non giustifica l'atto autorizzato e non  lo giustifica perché l'atto è ingiustificabile ed è ingiustificabile perché è degradante per chi  lo compie e per chi lo subisce (come si vede, usando "degradante", uso un giudizio morale). Lo stato non può porsi sullo stesso piano del singolo individuo. L'individuo singolo agisce per rabbia, per passione, per interesse, per difesa. Lo stato risponde meditatamente, riflessivamente, razionalmente. Anch'esso ha il dovere di difendersi. Ma è troppo più forte  del singolo individuo per aver bisogno di spegnerne la vita a propria difesa. Lo stato ha il privilegio e il beneficio del monopolio della forza. Deve sentire tutta la responsabilità di questo privilegio e di questo beneficio. Capisco benissimo che è un ragionamento arduo, astratto, che può essere tacciato di moralismo ingenuo, di predica inutile. Ma cerchiamo di dare una ragione alla nostra ripugnanza alla pena di morte. La ragione è una sola: il comandamento di non uccidere. Io non ne vedo altra. Al di fuori di questa ragione ultima,  tutti gli argomenti valgono poco o nulla, possono essere ritorti con argomenti che hanno, più o meno, la stessa forza persuasiva. Lo ha detto magnificamente Dostoevskij,  mettendo in bocca al principe Mirskij le parole: "E' detto: 'Non uccidere'.
E allora perché se uno ha ucciso s'ha da uccidere anche lui? Uccidere chi ha ucciso è un castigo senza confronto maggiore del delitto stesso. L'assassinio legale è incomparabilmente più orrendo dell'assassinio brigantesco." Del resto proprio perché  la ragione ultima della condanna della pena di morte è così alta e ardua, la grande  maggioranza degli stati continua a praticarla, e continuerà a praticarla nonostante le dichiarazioni internazionali, gli appelli, le associazioni abolizionistiche, l'azione nobilissima  di Amnesty International, che io condivido. Ciononostante crediamo fermamente che la scomparsa totale della pena di morte dal teatro della storia sia destinata a rappresentare  un segno indiscutibile di progresso civile. Espresse molto bene questo concetto John  Stuart Mill (un autore che amo):

"L'intera storia del progresso umano è stata una serie di transizioni attraverso  cui un costume o un'istituzione dopo l'altra sono passate dall'essere presunte necessarie all'esistenza sociale, nel rango di ingiustizie  universalmente condannate".
Sono convinto che anche questo sia il destino della pena di morte. Se mi chiedete  quando si compirà questo destino, vi rispondo che non lo so. So soltanto che il  compimento di questo destino sarà un segno indiscutibile di progresso morale.
  

perlulivo.it

 

 

Ero immerso nella doppiezza  -  fascista tra i fascisti e antifascista con gli antifascisti - Non ne parlavo perché me ne vergognavo
Ho sempre giudicato il fascismo dal punto di vista dell’antifascismo, ma se si leggono i miei studi sul fascismo, ci si renderà conto della loro obiettività storica. Ho detto: con Hitler al potere la guerra non è più un mito esaltante, ma un preciso programma politico. Anche il fascismo dovette aggiornarsi. Legislatori e filosofi vennero congedati, presero il sopravvento le nuove leve stordite dalla retorica.

Gli ebrei che erano assimilati in Italia, ce n’erano perfino nella strutture del partito fascista, conobbero la persecuzione, lei lo sa benissimo, come sia finita questa storia non è il caso di ripeterla. Tutto questo spiega perché tante persone che erano state sinceramente fasciste, o simpatizzanti, a un certo punto lo hanno odiato. E’ stata una catastrofe tale la fine del fascismo che alla fine, noi abbiamo dimenticato, anzi, abbiamo rimosso. L’abbiamo rimosso perché ce ne vergognavamo. Ce ne ver-go-gna-va-mo. Io che ho vissuto ‘la gioventù fascista’ tra gli antifascisti mi vergognavo prima di tutto di fronte al me stesso di dopo, e poi davanti a chi faceva otto anni di prigione, mi vergognavo di fronte a quelli che diversamente da me non se l’erano cavata.
pietrangelo buttafuoco - ilfoglio.it  -  2014

 

 

      c'è differenza

tra politica della cultura

e politica culturale   

NB

 

 

 

Interviste Norberto Bobbio
. diritti dell'uomo oggi

http://digilander.libero.it/filosofiapolitica/wb2.htm

 . cos'è la democrazia

http://youtu.be/6WxAI0UlVnk

 

 

 

 

 

 

Norberto Bobbio
Per il grande intellettuale      Il problema fondamentale che gli uomini debbono risolvere organizzando il potere politico non è quello di eliminare gli antagonismi ma regolarli… Sullo sfondo di una concezione pessimistica della storia (la storia umana è storia di lotte perpetue), il liberale è ottimista: crede che da un male (la lotta) derivi un bene (la libertà), il marxista è pessimista: crede che da un bene (la libertà) nasca un male (lo sfruttamento).
La democrazia ha vinto la sfida del comunismo storico, ammettiamolo. Ma con quali mezzi e con quali ideali si dispone ad affrontare gli stessi problemi da cui era nata la sfida comunista?
Damiano Mazzotti - italiacittadini.net  -     agoravox.it
La forza dei bisogni e le ragioni della libertà - Franco Sbarberi
  

 



 
tecalibri.altervista.org

 

O problema da guerra e as vias da paz
Norberto Bobbio
Epidemias, inundações, erupções de vulcões e outras catástrofes naturais matam milhões de pessoas sem que o homem possa fazer muita coisa. Ações de guerra, no entanto, poderiam ser evitadas pelos seres humanos. Esse argumento, implicitamente presente do começo ao fim deste livro, revela bem a visão que o filósofo italiano Norberto Bobbio tem dos conflitos armados que assolam a humanidade.
Os quatro ensaios reunidos neste volume mostram como a primeira metade do século XX vivenciou duas guerras mundiais de imenso potencial destruidor. O bom senso indicaria que a humanidade teria aprendido a lição, mas a segunda metade do século, após o fim da guerra fria, caracterizou-se por atrocidades, como as guerras do Golfo e da Bósnia.
Houve ainda uma multiplicação de conflitos não só internacionais, mas também internos, gerando situações de violência inesperada. Disputas religiosas se espalham por diversos cantos do globo e numerosos crimes são cometidos em nome de Deus. Fanatismo e terrorismo religiosos caminham, assim, lado a lado, em ações que vitimam militares e civis como uma peste sobre o qual o ser humano deveria agir conscientemente.
Com seu impecável raciocínio lógico e linguagem clara, Bobbio enfoca desde as diversas visões de guerra e os caminhos possíveis para a paz mundial até a relação entre o direito internacional e a guerra. Discute, ainda, as definições de paz e pacifismo, dedicando o último ensaio a uma reflexão sobre a não-violência. Mostra como ela pode ser ativa ou passiva e retoma o pensamento de Gandhi sobre conceitos polêmicos e complexos, como o de desobediência civil
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espacoacademico.com

IL PROBLEMA DELLA GUERRA E LE VIE DELLA PACE
La guerra come via bloccata e le conseguenze di questo tipo di concezione Bobbio paragona la condizione dell’uomo nella storia a quella di un essere che si trova in un  labirinto in cui alcuni percorsi risultano bloccati; anche la guerra pertanto giunta oggigiorno alle dimensioni di guerra atomica ci viene presentata come una via bloccata, essa infatti rappresenta per Bobbio una condizione di non praticabilità. Se la guerra è una strada che certamente dovrà essere abbandonata, proseguendo in direzioni nuove nel labirinto della storia, lo stesso Bobbio si chiede: "La guerra come via bloccata è una necessità naturale o un compito umano? Noi non procediamo perché il farlo è impossibile o perché indesiderabile?".
Alla luce di siffatte considerazioni la guerra può venire ad assumere per Bobbio due differenti accezioni: "1) la guerra è un’istituzione estenuata, destinata a scomparire (impossibilità), 2) la guerra è una istituzione sconveniente ed ingiusta che deve essere eliminata (indesiderabilità)". Bobbio ci illustra in maniera chiara come queste due posizioni abbiano dato origine a due correnti di pacifismo: la prima, il pacifismo passivo, secondo cui la guerra oggi è diventata tanto terribile e catastrofica per entrambi i contendenti che come mezzo per risolvere le controversie internazionali è inutilizzabile e quindi destinata a scomparire. Questo atteggiamento è quello che corrisponde alla fiducia nel cosiddetto equilibrio del terrore, per cui la pace viene affidata all’equilibrio di impotenza (terrore paralizzante); la seconda, il pacifismo attivo, secondo cui la guerra termonucleare, per le conseguenze terrificanti e per la minaccia di autodistruzione del genere umano, è condannabile rispetto ai valori umani più comunemente accettati e pertanto occorre sforzarsi per trovare rimedi adatti ad eliminarla per sempre. Questo secondo atteggiamento è quello che sta dando impulso a tutti i movimenti che tendono alla formazione di una coscienza atomica.
In ogni caso, evidenzia Bobbio, accettare o l’uno o l’altro atteggiamento implica la consapevolezza di trovarsi di fronte ad una svolta storica (così che gli uomini, riconosciuta la strada sbagliata, ne tentano pertanto una nuova).  

ica-net.it

 

violenza chiama violenza

alimentando una pericolosa spirale
 

 

In uno dei saggi di "De senectute", in gran parte autobiografici, ha scritto di sentirsi "appartenente alla schiera dei 'mai contenti " e di essere "un uomo del dubbio", un "pessimista d'umore e non di concetto".   

In queste cifre umane e intellettuali, in un arco temporale che attraversa tutto il terribile Novecento ("sono figlio del secolo"), si racchiudono vita e opere di Norberto Bobbio, che qualcuno ha definito il "Grande Chiarificatore" della cultura politica. Con lui se ne va davvero l'ultimo maestro, nel senso classico della parola, di quell'altra Italia, civile e laica, gobettiana, che cercò di declinare gli ideali rigorosi della giustizia e della libertà, ereditati dalle minoranze democratiche e virtuose del Risorgimento, in un Paese invece refrattario e incline storicamente al compromesso, agli uomini della Provvidenza, al trasformismo. 

repubblica.it 

 

 

Il progetto De senectute di Norberto Bobbio nasce da un’idea del Progetto Cantoregi e del Centro studi Piero Gobetti, è promosso dalla Città di Torino con il sostegno del CSI-Piemonte, con la partecipazione della Fondazione del Teatro Stabile di Torino e in collaborazione con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, La Stampa e Giulio Einaudi editore. L’iniziativa fa parte del calendario degli eventi di Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma.
traspi.net

 

 

unico rimedio alla stanchezza mortale

E' il riposo della morte

 

 

SEDE BORSA  SAN PAOLO BRASILE   2006

        Centro Studi  Norberto Bobbio     

Centro de Estudos Norberto Bobbio

seminario sulla Importanza e presenza di Norberto Bobbio in Brasile e in Sudamerica

 

         1909-2009  CENTENARIO DELLA NASCITA       

 

 

 

Dalla osservazione della irriducibilità delle credenze ultime ho tratto la più grande lezione della mia vita.     Ho imparato a rispettare le idee altrui, ad arrestarmi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare.     E poiché sono in vena di confessioni, ne faccio ancora una, forse superflua :    detesto i fanatici con tutta l'anima .

italia civile 1964

 

 

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La speranza è una virtù teologica.  Quando Kant afferma che uno dei tre grandi problemi della filosofia  è che cosa debbo sperare, si riferisce con questa domanda al problema religioso.  Le virtù del laico sono altre:  il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare,  la tolleranza, il rispetto delle idee altrui, virtù mondane, civili.

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Qualche volta è accaduto che un granello di sabbia sollevato dal vento abbia fermato una macchina. Anche se ci fosse un miliardesimo di miliardesimo di probabilità che il granello sollevato dal vento vada a finire negli ingranaggi e ne arresti il movimento, la macchina che stiamo costruendo è troppo mostruosa perché non valga la pena di sfidare il destino.

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I due mali contro cui la ragione filosofica ha sempre combattuto – e deve combattere ora più che mai – sono, da un lato, il non credere a nulla; dall'altro, la fede cieca .

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Ai diritti, vecchi o nuovi che siano, non si può dunque guardare senza una continua attenzione per le condizioni storiche che ne condizionano il riconoscimento e l’attuazione. Norberto Bobbio ce lo ha ricordato infinite volte, con parole forti, perché ai diritti si addice il linguaggio della passione civile. “L’attuazione di una maggiore protezione dei diritti dell’uomo è connessa con lo sviluppo globale della civiltà umana. E’ un problema che non può essere isolato sotto pena non dico di non risolverlo, ma neppure di comprenderlo nella sua reale portata. Chi lo isola lo ha già perduto. Non si può porre il problema dei diritti dell’uomo astraendolo dai due grandi problemi del nostro tempo, che sono i problemi della guerra e della miseria, dell’assurdo contrasto tra l’eccesso di potenza che ha creato le condizioni per una guerra sterminatrice e l’eccesso d’impotenza che condanna grandi masse umane alla fame”.
ilquotidiano.it  


tutti gli uomini sono uguali

 

Destra e Sinistra  “ Per essere di sinistra non occorre affatto proclamare la massima che tutti gli uomini sono uguali in tutto, indipendentemente da qualsiasi criterio discriminante, perché questa sarebbe non solo una visione utopistica ma, peggio, una preposizione cui non è possibile dare un senso ragionevole…..Si possono chiamare correttamente egualitari coloro che, pur non ignorando che gli uomini sono tanto uguali quanto diseguali, danno maggiore importanza, per giudicarli, per attribuire loro diritti e doveri, a ciò che li rende uguali piuttosto che a ciò che li rende diseguali…. L’egualitario parte dalla convinzione che la maggior parte delle disuguaglianze che lo indignano e vorrebbe far sparire sono sociali ed in quanto tali, eliminabili .”      

inmovimento.it  

La forma politica della modernità, ha scritto Serge Latouche, è allo stremo perché ha finito la sua corsa. La destra e la sinistra hanno realizzato il loro programma nei suoi aspetti essenziali. La destra illuminata e la sinistra rivendicavano l’eredità dei Lumi, ma né l’una né l’altra la rivendicavano interamente. Ciascuno ha visto realizzarsi la sua parte di programma. La sinistra, il cui immaginario si ricollega al versante radicale dei Lumi, adorava il progresso, la scienza e la tecnica; da Condorcet a Saint-Simon, si ritrovano i medesimi temi. La destra liberale ed illuminata, da Montesquieu a Tocqueville, esaltava la libertà individuale e la concorrenza economica. La sinistra reclamava il benessere per tutti, e la destra la crescita e il diritto di godere del frutto delle proprie imprese. Non senza sussulti e crisi, lo Stato moderno ha realizzato tutto ciò.
girodivite.it

 


Norberto Bobbio Fu uno dei padri nobili del pensiero razionalista e laico.

Ma un vicino di casa sostiene che nelle ultime settimane di vita, a causa dell'età molto avanzata, se ne era dimenticato. E questo, secondo un editoriale dell''Avvenire', è il segno inoppugnabile di una clamorosa conversione.

espresso.repubblica.it

 

 

 

 

Rivalta Bormida - convegno celebrazione per il centenario della nascita - 18 ott 2009

TESTO INEDITO

...    Per quanto siano quasi infinite le definizioni che sono state date della giustizia nel corso dei secoli, l’ambito di riferimento di queste definizioni è pur sempre l’azione sociale dell’uomo, ovvero l’azione che l’uomo compie nelle sue relazioni con altri uomini.
...L’idea dell’
eguaglianza integra quella dell’ordine in quanto esprime l’esigenza che per attuare la giustizia occorra non un ordine qualunque esso sia, ma un ordine fondato su un certo principio che è, appunto, quello dell’eguale distribuzione di onori e di oneri. Anche la società tenuta insieme da leggi tiranniche, e quindi esclusivamente con la spada, è a rigore una società ordinata; ma è sufficiente quest’ordine a garantire

 la conservazione della società? L’ideale dell’eguaglianza è quello che fa porre nelle mani della giustizia, accanto alla spada, anche la bilancia. Non basta allora che vi siano leggi rispettate, come chiede la concezione formale della giustizia (perché le leggi vengano rispettate può bastare anche soltanto la forza), ma occorre inoltre che le leggi stesse rispettino alcuni criteri fondamentali nella distribuzione degli onori e degli oneri, in primis il criterio dell’eguaglianza.
lastampa.it - 2009

Centro de Estudos Norberto Bobbio di São Paulo in Brasile 
Universidad Nacional Autonoma de México
Universidad Carlos III de Madrid

 

Io uomo di ragione ma aperto al mistero
lettera inedita di Norberto Bobbio a   Dario Antiseri    in risposta al volume «Credere dopo la filosofia del XX secolo».
Caro Antiseri, ti ringrazio del libro, delle citazioni, e per il biglietto di auguri. Non solo per quel che riguarda la maledetta distinzione fra destra e sinistra, ma anche sul credere o non credere non andiamo del tutto d’accordo. Io non mi considero un uomo di fede. Mi considero un uomo di ragione, di una ragione piccola piccola, che non ha niente che vedere con gli «assoluti terrestri», ma è aperta al mistero, esattamente come qualsiasi uomo religioso. Un mistero, che l’uomo ha con la propria intelligenza rischiarato, ma nonostante l’enorme cammino percorso, la parte scura prevale e continuerà a prevalere su quella chiara. Anzi lo scienziato di oggi, a differenza del razionalista assoluto, più sa e più sa di non sapere.

Sui massimi problemi tutt’al più formula delle ipotesi, pronto ad abbandonarle quando vengono smentite. La storia della scienza è stata raccontata come una storia di rivoluzioni di paradigmi.

Scientismo e positivismo non sono più oggi filosofie dominanti. Tentativo impervio è a mio parere quello di ricavare un argomento in favore della fede in Dio dai molti casi da te citati della «sofferenza inutile». Tu stesso sai benissimo che generalmente lo spettacolo terribile e pietoso di tante sofferenze inutili, è uno dei principali argomenti per ogni forma di ateismo, uno dei maggiori ostacoli a qualsiasi forma di teodicea.

Tanto più che è ben più vasto il campo della sofferenza inutile nella vita dell’uomo di quello che appare dai piccoli, dolorosi casi da te ricordati. L’uomo vive, senza averlo voluto, in un mondo che dura da milioni di anni, ed è stato per la maggior parte delle specie che vi hanno abitato inospitale se non addirittura micidiale. Recentemente, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente, il terremoto in Turchia ha fatto più vittime della guerra del Kosovo. Per non parlare delle recenti alluvioni in India e in Cina, che spazzano via in pochi minuti migliaia e migliaia di uomini e donne presi alla sprovvista.

Quale sia la ragione per cui alcuni Paesi sono flagellati da simili calamità, e altri no, nessuno lo sa. E nessuno lo sa, perché nessuno può saperlo. Non lo sa l’uomo di ragione, ma non lo sa neppure l’uomo di fede.

Eppure l’uomo di fede è in certo qual modo obbligato a dare una giustificazione, mentre l’uomo di ragione può farne a meno. In realtà anche per l’uomo di fede alcuni dei massimi problemi, che assillano la nostra mente durante il percorso della nostra vita, sono senza risposta. Sono, come tu stesso ammetti, un mistero.

Non mi è assolutamente chiaro quale differenza ci sia tra il mistero cui si apre l’uomo di ragione e il mistero in cui è immerso lo stesso uomo di fede.
Che la risposta dell’uomo di fede sia consolatoria, e Dio sia quel famoso «tappabuchi », cui tu stesso accenni, fa certamente una bella differenza rispetto alla liberazione dell’angoscia mortale cui tu ti richiami spesso da Pascal a Kierkegaard. Ma ci dobbiamo accontentare? E se quell’essere ineffabile, di cui non possiamo e non dobbiamo dire alcunché, fosse al di là del bene e del male, indifferente a ciò che per noi uomini e per qualsiasi altro essere vivente è bene o male?

Non ti è mai capitato di assistere a quegli spettacoli che illustrano ciò che avviene nel più piccolo angolo del fondo del mare? Che cosa importa al Gran Visir che veleggia beato e felice sulla sua nave ammiraglia, diceva Voltaire, se muoiono i topi nella stiva? Sono domande tragiche, lo so. So anche quale risposta altrettanto tragica abbia cercato di dare il mio diletto e sventurato amico Luigi Pareyson.

Sono molto stanco, non mi sento di andare oltre.

Cordialmente
Norberto Bobbio Torino, 18 dicembre 1999
avvenire.it

 

 

LA  SUA CASA  DIVENTA OSTELLO PER STUDIOSI
Era rimasta chiusa per dieci anni .  poi la riapertura.  Scopo della struttura è quella di ospitare studenti e studiosi che qui troveranno un ostello per letterati. La notizia è stata data ufficialmente dal figlio Marco .

fb/insideart.eu  - 2014

 

 

 

 

 

Il compito degli uomini di cultura

è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi

non già di raccogliere certezze

 

 

 

io la vela - dio il vento

 

 

links

www.senato.it

https://it.wikipedia.org/wiki/Norberto_Bobbio
www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_bobbio.htm

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=310&biografia=Norberto+Bobbio





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