GIORGIOBASSANI

4 marzo 1916 - 13 aprile  2000

 

 welcome bassani

 

 

Anche il grande Giorgio Bassani autore de Il Giardino dei Finzi Contini   in una poesia - dall’onirica eppure fedele tramatura ferrarese - immagina che sia una  Rolls Royce  -  inarrestabile e condotta da un guidatore rigido e  inflessibile - a condurlo fuori dall’amata terra per l’ultimo spaesato tragitto .

avrei voluto gridare alt al rigido chauffeur e scendere ma la  Rolls sobbalzando mollemente già lungheggiava il Montagnone anzi ormai fuori Porta già volava per strade ampie deserte prive affatto di tetti ai lati e affatto sconosciute.

 

 

http://youtu.be/qMy3KYrta7I  - https://youtu.be/eKPF3z8vbdg   -   1981 - Giorgio Bassani legge Rolls Royce

http://youtu.be/lJKLRKyjtwM  -   http://youtu.be/KeR6rdEwqSo

http://youtu.be/eKPF3z8vbdg   -   http://ht.ly/vnSRY/rai

https://youtu.be/5HdPVnLrZcA   -   https://youtu.be/3_x45cRi6ag

https://youtu.be/H45juDb8B-Y   -  marilyn di pier paolo pasolini letta da GB

www.letteratura.rai.it/bassani-legge-leopardi - GB legge leopardi

 

 

 

con bassani nel giorno del suo compleanno
la voce di Bassani dopo aver letto l’incipit della sua Rolls Royce si interrompe e, cambiando di tono, avverte in modo quasi surreale ' sono morto eh! ' per poi immediatamente riprendere la lettura.
personale ' epitaffio ' e volontà espressa nel testamento ' desidero essere sepolto nel cimitero ebraico di Ferrara ' .

telestense.it - 2014

 

ROLLS ROYCE

SUBITO DOPO AVER CHIUSO GLI OCCHI PER SEMPRE
ECCOMI ANCORA UNA VOLTA CHISSÀ COME
RIATTRAVERSARE FERRARA IN MACCHINA
UNA GROSSA BERLINA METALLIZZATA
DI MARCA STRANIERA DAI GRANDI
CUPI CRISTALLI FORSE UNA
ROLLS
A SCENDERE ANCORA UNA VOLTA
DAL CASTELLO ESTENSE GIÙ PER CORSO GIOVECCA
VERSO IL ROSEO GHIRIGORO TERMINALE
DELLA PROSPETTIVA CHE INTANTO PIANO
PIANO SI FACEVA GRANDE ENTRO IL CONCAVO
RETTANGOLO DEL PARABRISE .
LO CHAUFFEUR D’ALTA E DURA COLLOTTOLA
SEDUTO A DRITTA DAVANTI
CERTO LO SAPEVA MOLTO BENE
DA CHE PARTE DIRIGERSI NÈ IO D’ALTRONDE
MI SOGNAVO MINIMAMENTE DI RAMMENTARGLIELO
ANSIOSO COM’ERO DI RICONOSCERE SULLA SINISTRA
LA CHIESA DI SAN CARLO PIÙ IN LÀ A DESTRA
QUELLA DEI TEATINI
A LEI DI CONTRO GIÀ FERMI COSÌ DI BUON’ORA
IN CROCCHIO SUL MARCIAPIEDE
DINANZI ALLA PASTICCERIA FOLCHINI
GLI AMICI DI MIO PADRE QUANDO LUI ERA GIOVANE
I PIÙ CON LARGHE LOBBIE BIGE IN CAPO
ALCUNI CON TANTO DI MAZZA
DAL POMO D’ARGENTO IN PUGNO
ANSIOSO ANZI SMANIOSO COM’ERO INSOMMA
DI RIPERCORRERE L’INTERA MAIN STREET DELLA MIA CITTÀ
IN UN GIORNO QUALSIASI DI MAGGIO-GIUGNO
ATTORNO ALLA METÀ DEGLI ANNI VENTI
UN QUARTO D’ORA AVANTI LE NOVE DI MATTINA.
QUASI SOSPINTA
DAL SUO STESSO SOFFIO LUSSUOSO
INFINE LA ROLLS SVOLTAVA
LAGGIÙ PER VIA MADAMA E DI LÌ A POCO
IN VIA CISTERNA DEL FOLLO
E A QUESTO PUNTO ERO IO
NON PIÙ CHE DECENNE
LE GUANCE DI FUOCO PER IL TIMORE
D’ARRIVAR TARDI A SCUOLA
A USCIRE IN QUEL PRECISO ISTANTE
COI LIBRI SOTTOBRACCIO
DAL PORTONE NUMERO UNO
ERO IO CHE PUR CONTINUANDO A CORRERE
MI GIRAVO INDIETRO
VERSO LA MAMMA SPENZOLATA
DALLA FINESTRA DI SOPRA
A RACCOMANDARMI QUALCOSA
ERO IO PROPRIO IO
CHE UN ATTIMO PRIMA DI SPARIRE
ALLA VISTA DI LEI RAGAZZA DIETRO L’ANGOLO
LEVAVO IL BRACCIO SINISTRO IN UN GESTO
D’INSOFFERENZA E INSIEME
D’ADDIO.
AVREI VOLUTO GRIDARE ALT AL RIGIDO
CHAUFFEUR E SCENDERE MA LA ROLLS
SOBBALZANDO MOLLEMENTE GIÀ LUNGHEGGIAVA
IL MONTAGNONE ANZI ORMAI FUORI PORTA
GIÀ VOLAVA PER STRADE AMPIE E DESERTE
PRIVE AFFATTO DI TETTI AI LATI
E AFFATTO SCONOSCIUTE

 epitaffio 44–46 - opere 1974

 

ci sono delle poesie proprio ferraresi: una, di grande importanza per me, che s'intitola 'rolls royce'.
questa, vedete, anche questa è un'epigrafe, un epitaffio, ma molto più larga. Occorrerebbe una tomba di grandi dimensioni per accoglierla, ma la larghezza significa che è una poesia che è quasi un racconto. E' una storia dove accadono molte cose.

GB - 1982
dove abitano le parole - la casa di GB oggi - fb/gb 2015

 

 

 

la bicicletta

poteva essere buona

per fare delle poesie .

Uno pedala

pensa ad un verso

si ferma

per annotarlo

riparte .
l'odore del fieno

 

 

 

 

il campo da tennis del circolo "Marfisa" rimasto sempre nel suo cuore, le vie e le piazze della grande città estense, difficilmente, potranno essere trascurati da tutti coloro che vorranno, visivamente, fisicamente, immedesimarsi nelle atmosfere suggestive dell'opera bassaniana.

comune.codigoro.fe.it

 

 

WIMBLEDON - IL VATICANO DEL TENNIS - GB

 

negli spogliatoi del tennis
quest'oggi - borbotta invisibile -

è meglio di no -  mi riposo .

ma domani gioco però e con coso.

tennisclubparioli.it   -     stpauls.it

 repubblicaletteraria.it

 

TENNISTA E TIFOSO DELLA SPAL

 

A Ferrara giocai a tennis con Bassani, al Circolo Marfisa. Eravamo amici, entrambi soci al Parioli di Roma, ma in quella occasione giocai a Ferrara. Un bel ricordo.
nicola pietrangeli - lanuovaferrara.gelocal.it - 2014

... passione per il tennis. che cosa gli piaceva di questo sport?
Gli piaceva fare il servizio. Lanciava la palla nel campo avversario come se pregasse, se cantasse. Sentiva il tennis come un’arte, un talento che bisognava coltivare. Un po’ come la scrittura, lo distoglieva dai pensieri, gli svuotava la testa. E poi gli piaceva vincere. Aveva un dritto eccezionale e un forte rovescio. Ed era molto bravo nell’anticipo. Prima che la palla arrivasse, ne intuiva la traiettoria. Era molto mobile con le gambe e si spostava facilmente. Su un piano simbolico, il tennis per lui era uno sport di un’incredibile eleganza. Un combattimento educato, civile. Un dialogo fra due avversari. Un modo per organizzare gli spazi e calcolare le distanze. C’è un passaggio, nel romanzo ‘Il giardino dei Finzi-Contini’, nel quale si evoca un campo da tennis all’imbrunire. Una cosa forte e bellissima.
intervista  di giuseppe malaspina alla figlia paola - listonemag.it - 2015

 


dal 2006 'Pedalate artistiche' nel 'giardino dei Finzi Contini’
"Un giardino tra finzione e realtà: luoghi e personaggi di Ferrara nei racconti di Giorgio Bassani" … sui luoghi e i personaggi immortalati . ma anche alla scoperta delle tracce biografiche del grande scrittore ferrarese, incrociando letteratura e vita, finzione e realtà …
accesso al Tennis club Marfisa d'Este … luogo esclusivo nel cuore della città frequentato da Giorgio Bassani e Michelangelo Antonioni, che proprio lì ebbero modo di conoscersi.

estense.com

 

 

 

Per il Parco di Ninfa
Perché dell’avvenire cui si assume esitante
ancora la mia vita verrà un riso? Oh distante
isola del passato, là, che chiama, che invita !
Quel suo lume non è il tuo, morte, intriso e tremante.

In rima e senza 1982 Mondadori.
repubblicaletteraria.net

 

 

Brindisi per l’anno nuovo
Da oggi in poi le mie poesie voglio farle
giuro
sulla prima cosa che mi verrà in
mente sul
niente
di tutti i minuti d’ogni mia
ora d’adesso sul nulla
del mio
futuro


giorgio bassani  1916-2000

Poeta y novelista vinculado al neorrealismo literario italiano, corriente desde la que mantuvo una posición comprometida y crítica contra cualquier forma de extremismo. Nacido en Bolonia el 4 de marzo de 1916, paso la infancia y la juventud en Ferrara, donde hizo transcurrir gran parte de sus historias. En 1943 los fascistas lo arrestaron como partisano (guerrillero) y judío, pero logró salvarse en los tumultuosos enfrentamientos de la época. Fue director de la editorial Feltrinelli, vicepresidente de la RAI, la radiotelevisión estatal italiana, y durante quince años presidente de Italia Nostra, la entidad que dio batalla en defensa del ambiente, el clima y la naturaleza de la Península. Perteneció a la generación del neorrealismo de la posguerra italiana junto a Vittorini, Pavese y Moravia. Considerado uno de los escritores más populares de Italia de la segunda mitad del siglo XX, se consagró por El jardín de los Finzi-Contini (1962), una novela que describía la burguesía judía de Ferrara (norte de Italia), antes de que el fascismo decretara las leyes racistas y de que estallara la Segunda guerra mundial. Recuperó Il Gattopardo, la obra de Giuseppe di Lampedusa. Entre sus obras se cuentan: Cinco historias ferraresas (1956), Los anteojos de oro (1958), llevada al cine en 1988 por Giuliano Montaldo, Detrás de la puerta (1964), La garza (1968) y El olor del heno (1972). En poesía, Historias de pobres amantes (1946), El alba en los cristales (1963), Epitafio (1974) y En gran secreto (1978). El jardín de los Finzi Contini fue llevada al cine por Vittorio de Sica en 1971. Sus últimos años los vivió recluido en la residencia de su compañera, la estudiosa norteamericana Portia Prebys, debido al mal de Alzheimer. Falleció en Roma el 13 de Abril de 2000

epdlp.com

BIOGRAFIA Giorgio Bassani nacque a Bologna il 4 marzo del 1916 da una famiglia della borghesia ebraica, ma trascorse l'infanzia e la giovinezza a Ferrara, destinata a divenire il cuore pulsante del suo mondo poetico ...
Dopo un lungo periodo di malattia, segnato anche da dolorosi contrasti all'interno della sua famiglia, Bassani si spense a Roma il 13 aprile del 2000.

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=83&biografia=Giorgio+Bassani

 

 

. LE MONDE SU GIORGIO BASSANI    .PDF  2014

. BASSANI SUI BANCHI DI SCUOLA     .PDF   2015

 

 

 

 

racconti - diari - cronache - 1935/1956

il volume di editi e inediti che tanta parte dei lettori di Giorgio Bassani attende da tempo. In questa raccolta è testimoniata la lenta e formidabile formazione di uno dei nostri scrittori più grandi.
. a cura di piero pieri
Giorgio Bassani non nasce con le Cinque storie ferraresi che lo vede imporsi nel 1956 come uno scrittore maturo, sicuro dei propri mezzi e dei propri obiettivi. C’è un Bassani ricchissimo che precede il suo esordio e che in questo volume è finalmente testimoniato nella sua completezza. Come dice Piero Pieri, che ha curato l’edizione di questa Cometa: “Quando dovrà ricordare la collaborazione al ‘Corriere padano’, ne parlerà con un riserbo quasi risentito, affermando di non avere più letto i suoi racconti. Gli sembrano lontane, quasi estranee, le prime prove, esploranti stili diversi di narrazione. Solo nel ’56, con le Cinque storie ferraresi, Bassani conquista la sua scrittura e giunge alla piena maturità: nasce Il romanzo di Ferrara. Eppure – e questo è uno dei tratti distintivi dell’avventura di Bassani – Il romanzo è stato preceduto da ventun anni di testi proteiformi, spesso legati alla crescita affettiva e psicologica di chi scrive o alle sue diverse identità storiche, come quella del discriminato razziale e del perseguitato politico. Questo Bassani, tormentato da segreti fiotti di sangue, ricco di tonalità fantastiche o polemiche, a volte riflessivo, altre volte in tumulto, è riunito in questo libro: sono racconti, lettere, diari, cronache politiche, riflessioni sociologiche e abbozzi che prepareranno le opere maggiori”.

feltrinellieditore.it - books.google.it - 2014

ferrara - biblioteca comunale ariostea - 2015

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Giorgio Bassani  - agente del Soe, lo Special Operations Executive, arruolato come “ufficiale di  collegamento”, con il nome di Oriolo o Ruffo - documenti desecretati dal 2008.
IL NOME RUFFO APPARE SULLA CARTA D'IDENTITA' CON CUI GIORGIO BASSANI è ENTRATO IN CLANDESTINITA' PRIMA A FIRENZE, POI A ROMA

fb/gb - 2015

.

difficoltà economiche
Qui a Roma tra Ufficio stampa del P.A., giornali ed editori me la cavo discretamente. Non che riesca a bastare
completamente a me e a Val. però. Ci vogliono dalle 7 alle 8 mila lire al mese, solo per mangiare e dormire.   Io arriverò si e no a 6.   Dei nostri capitali non è restato pressoché nulla.    Temo che presto dovremo vendere i primi orologi ...
lettera del 27 settembre 1944 a suo padre .
GB vendette anche un quadro che il pittore morandi gli aveva regalato.

GB e la moglie valeria  -  estense.com -  fb/gb - 2016 

 

 

bio

è nato a Bologna nel 1916, ma ha trascorso l'infanzia e la giovinezza a Ferrara, città della sua famiglia, di origine etica. Si è laureato in lettere all'università di Bologna. Dopo avere sperimentato per qualche tempo il carcere per il suo antifascismo, si è trasferito alla fine del '43 a Roma, dove ha insegnato all'Accademia d'arte drammatica, ha lavorato nel cinema come sceneggiatore, e ha diretto la rivista internazionale «Botteghe oscure». Sì è anche occupato, a livello dirigenziale, di editoria e di televisione.
Gli esordi narrativi e poetici di Bassani risalgono agli inizi degli anni Quaranta, ma è con le Storie ferraresi del 1956 che egli attira l'attenzione dei critici e dei lettori. Temi di fondo ne sono la rievocazione del mondo chiuso della provincia, la descrizione di esistenze solitarie, emarginate e "diverse" o di episodi della storia recente (La lunga notte del '43), la condanna di una società priva di tensione civile e di memoria storica, anzi pronta a rimuovere un passato problematico, tutta presa dal desiderio di un "ritorno alla normalità". C'è in queste Storie - caratterizzate sul piano formale da un sapiente uso del discorso indiretto libero accanto ai toni malinconicamente elegiaci una tensione civile che, pur se approda a uno sfiduciato giudizio sul presente, testimonia nell'autore un complesso retroterra ideologico.
Nella posteriore produzione si ha l'impressione di una semplificazione o comunque di una riduzione delle istanze iniziali al tema della solitudine, dello scacco, della sconfitta. Esemplare è in questo senso II giardino dei Finii-Contini (1962), che disegna prima l'isolamento e poi l'estinzione di una famiglia aristocratica ebraica di Ferrara, in conseguenza delle leggi razziali e della deportazione; all'interno di questo quadro d'assieme c'è posto poi per una storia d'amore irrealizzato, e per una figura femminile, Micol, di suggestiva inquietudine. Temi già presenti nelle Storie- l'isolamento e la solitudine dei personaggi, l'inesorabile legge di sfaldamento e di decadimento degli esseri umani e delle cose, lo "scacco" del vivere rítornano in questo ROMANZo ma con un sospetto di enfatizzazione e con una scrittura spesso incline a compiacimenti sentimentalistici. D'altra parte, forse anche per questo IL ROMANZo ebbe particolare successo, configurandosi, dopo la parabola del neorealismo, assieme al Gattopardo come realizzazione di una letteratura, se non di intrattenimento, certamente consolatoria e priva di quelle tensioni ideologiche che - esiti artistici a parte - erano presenti nei testi neorealistici. Dopo il racconto lungo Dietro la porta (1964), IL ROMANZo L'airone (1969) approfondiva il tema della morte. Assieme alla narrativa Bassani ha continuato a coltivare la poesia, con le raccolte L'alba ai vetri (1963), Epitaffio (1974), In rima e senza (1982).

un sopravvissuto
La rievocazione, ora elegiaca, ora dolorosa, del passato, una visione dolente della vita, il senso acutamente avvertito del passare delle cose - famiglie che si estinguono, sentimenti e ideali che nel giorno dopo giorno si sfaldano - sono i temi più frequenti della narrativa di Bassani. In tutto ciò «ha notevole peso il dato autobiografico, la componente israelitica e l'esperienza del perseguitato politico che contribuiscono alla delineazione di un mondo solitario e chiuso, negato alla speranza di una effettiva comunicazione sociale»
Tre osservazioni che possono servire da punto di partenza per ulteriori approfondimenti: 
a) il brano è percorso da una particolare tensione civile, che si traduce in amarezza per l'oblio che una società si affretta a stendere su un recente passato (quello delle persecuzioni e dei campi di sterminio), in inclemente giudizio su una ripresa della vita basata sul solito conformistico perbenismo. Di conseguenza tra una società che vuole dimenticare e il protagonista del racconto che invece vuole ricordare, si stabilisce quel rapporto di contrasto che porta all'estraneità, alla solitudine del protagonista: una situazione tipica di tanti personaggi delle Storie ferraresi; 
b) viene qui adottata una particolare soluzione stilistica: Bassani, ricorrendo al discorso indiretto, accosta frasi e battute di conversazione come tessere di un mosaico e dà un quadro d'assieme dell'atteggiarsi di una comunità. Si tratta di un «uso del discorso indiretto sociale con funzione demistificante, col quale lo scrittore riesce a far dire, dal coro della società borghese, colpevole depositaria dell'oppressione politica del fascismo, delle leggi razziali e tenace coltivatrice, anche dopo la liberazione, degli stessi mali, le sue ragioni di interesse, di viltà, di profitto, costringendola a confessare la struttura negativa su cui si regge con la naturalezza dell'autodifesa e dell'autoapologia» (Bàrberi Squarotti);
c) la situazione che Bassani descrive in queste pagine (disperato impegno di ricordare e di testimoniare al quale viene opposto quasi un muro di colpevole indifferenza e di edonistico qualunquismo) trova riscontro in quanto avveniva nella società italiana degli anni Cinquanta, orientata verso una restaurazione cui l'incipiente mitologia consumistica forniva occasioni e alibi..

ciaoweb.it/novecento

 

 

non fu solo scrittore ma fondatore di Italia Nostra.

In ' Italia da salvare ' sono raccolti gli scritti civili e gli interventi che Bassani portò avanti per almeno 15 anni senza mai rassegnarsi al fatto che fosse impossibile conciliare progresso tecnologico e salvaguardia dell'ambiente e che non si potesse smettere di pensare a un sistema fondato sul puro profitto e sulla onnipotenza dei consumi.

Ferrara, Venezia, Roma, Messina, Taranto e tanti altri casi di battaglie per l'ambiente si rincorrono nel libro.    E' un viaggio in quello che tutti dicono essere il posto più bello del mondo a patto di conservare una forte dose di autoironia.   

repubblica.it   2005  

 

era un uomo riservato, timido, schivo, un uomo discreto.   Lo definirei un uomo di buone maniere.    Queste buone maniere non erano casuali  .

erano buone maniere che affondavano in un profondo senso civile e nella cultura.
giorgio montefoschi - scrittore - rai.letteratura.it

                

 

 

 

come leggere bassani dall' Introduzione di roberto cotroneo

Un mondo visivo, dunque, prima ancora che narrativo, sta alla base dei racconti e dei ROMANZI di Bassani; un mondo in cui il descrivere ha un suo equilibrio formale, una sua logica all’interno della trama narrativa. Ciò che si racconta prende una forma inaspettata, assume valore di prospettiva, valenza spaziale. In poche righe Bassani ha cercato di sintetizzare una delle due idee che fondano il lavoro letterario di una vita. Sono le due facce del passato, della memoria (la "memoria delle cose" cara a Micòl Finzi-Contini, ed è chiaro quanto le «cose» si facciano oggetti disposti in uno spazio narrativo inventato per essere dipinto). La memoria come luogo visibile, e la memoria come ferita che non si può rimarginare. Sulla prima accezione Bassani utilizza una metafora nell’Odore del fieno:

Il passato non è morto [...], non muore mai. Si allontana, bensì: ad ogni istante. Recuperare il passato dunque è possibile. Bisogna, tuttavia, se proprio si ha voglia di recuperarlo, percorrere una specie di corridoio ad ogni istante più lungo. Laggiù, in fondo al remoto, soleggiato punto di convergenza delle nere pareti del corridoio, sta la vita, vivida e palpitante come una volta, quando primamente si produsse.

Eterna, allora? Eterna. E nondimeno sempre più lontana, sempre più sfuggente, sempre più restia a lasciarsi di nuovo possedere.

Queste righe sono la conferma di un modo di vedere il tempo, di leggere gli eventi. Là, in fondo a quel  corridoio, dove le pareti scure convergono, luogo da cui ci allontaniamo come da un punto di fuga prospettico, c’è il passato. Ma comunque «palpitante», «quando primamente si produsse». La memoria – il luogo da cui parte la costruzione prospettica e narrativa di Bassani – illumina i personaggi, forma ombre, permette vicinanze e distanze. E' lieve e discreta nel flash-back di Lida Mantovani quando la protagonista ricorda quel David che le diede un figlio, e aspetta Oreste Benetti, il legatore. Ma se la scelta delle parole ha un senso, allora la prima ferita non rimarginabile, la perdita irreparabile compare subito nella narrativa di Bassani. Arriva già da questo primo racconto, Lida Mantovani, che apre il volume delle Cinque storie ferraresi. C’è la ferita di Lida abbandonata da David con un figlio. C’è la ferita della madre per «Tardozzi Andrea, il fabbro di Massa Fiscaglia che era stato il suo amante e avrebbe potuto diventare suo marito». C’è la duplice simmetria di  due donne in una stanza, che in qualche modo hanno vissuto destini simili, offese del tempo, e sono vittime della memoria. È un racconto di interni, in cui pare già che Bassani descriva quadri, indugiando su particolari e oggetti che non sono soltanto racconto, ma spazi, luoghi, dettagli:  Alle loro spalle, il tavolo, i letti, l’armadio, il buio accidioso della stanza sempre più denso man mano che l’occhio si avvicinava al soffitto, la scala che saliva fino alla porticina di legno non verniciato, e lassù, sospesa sopra il vano della porta a un braccio di lamiera flessibile, una campanella. La quale, essendo collegata con l’esterno per mezzo di una lunga corda la cui estremità usciva da un foro del portone di strada, preannunciava le rare visite con squilli improvvisi, acutissimi. Sedute di fronte alla finestra sopra due scalcagnati seggioloni di paglia, ogni tanto madre e figlia trasalivano con violenza, si voltavano di scatto indietro.  Si noti il modo di descrivere, che è già quello tipico, fatto di volumi e di equilibri spaziali.

Un critico d’arte della scuola di Longhi avrebbe parlato nello stesso modo di un dipinto, che fosse Cosmè Tura oppure Francesco Casorati. Proprio in un breve scritto su Casorati, ora in Di là dal cuore, si può leggere una descrizione pittorica che ha molto della scrittura narrativa di Bassani:    La luna nel frattempo è tramontata, si è fatto giorno. Sul deserto del mare pende da un canto un sole rosso, da saga nordica. Piombato giù a capofitto in un’acqua verde che folate di vento striano a tratti di piccole onde puntute, l’oppressore giace capovolto e semisommerso, bigio-chiaro e bigio-scuro nel piumaggio, e rosso (dello stesso rosso del sole) nell’orrido rostro spalancato.

E' la descrizione di un quadro di Casorati stampata per la prima volta in una plaquette del 1971. Lo sguardo di Bassani è ancora lo stesso che, all’inizio della sua carriera letteraria, descriveva la casa di Lida Mantovani e di sua madre. L’idea è che la narrativa sia spazio, interno ed esterno: giardini chiusi da un muro di cinta, camerette da cui ascoltare, nascosti, gli imbarazzanti racconti di Luciano Pulga, oppure stanze inaccessibili come quella da cui Pino Barilari può assistere al massacro repubblichino del 1943. Per non dire poi degli spazi esterni, del gran teatro di Ferrara così vivido, eppure così lontano. Anzi, tanto vivido quanto lontano; come fosse un quadro di Van Dyck, persino inverosimile nella sua precisione descrittiva.

La prospettiva narrativa di Bassani, il suo modo di raccontare, sono soprattutto un continuo aggiustamento delle distanze, sia temporali sia spaziali. Ferrara è la memoria: in un continuo lavoro di sincronizzazione narrativa, dove non c’è una Ferrara del passato e una di oggi. In Bassani non si legge una descrizione della città che assuma un valore temporale: una Ferrara di prima, dove si possa rimpiangere un tempo passato (anche urbanisticamente). Se il tempo è dato, non viene dai luoghi, ma dai personaggi: che vivono un tempo interno, il tempo della loro coscienza, dei loro dolori, delle ferite inguaribili. Si pensi, ad esempio, a Geo Josz, che ricompare a Ferrara nell’agosto del 1945, unico superstite dei centottantatré membri della comunità israelitica che i tedeschi avevano deportato fin dall’autunno del ’43. Geo non ha storia, ma soprattutto è fuori dalla memoria della città. Quando ricompare «non rammentavano nemmeno chi fosse, a dire il vero». Anche la sua casa di via Campofranco, occupata dai partigiani per adibirla a caserma e prigione, sembra non avere una storia, pare ferma nel tempo. Così il tempo di Geo, il suo passato, rimane come chiuso ermeticamente dentro di lui, senza che ci sia nulla che lo faccia affiorare, nessuna dimostrazione fisica, geografica e narrativa che renda evidente l’«insofferenza acuta, profonda, che lui, Geo, aveva subito provato per ogni segno che gli parlasse, a Ferrara, del passaggio del tempo, e dei mutamenti anche minimi da esso portati nelle cose».

In questo senso, Bassani è uno scrittore atipico: costruisce un’intera opera, fatta di più ROMANZI e di racconti, ambientati spesso tra poche vie di una piccola città come Ferrara, in un arco di tempo che va dalla fine degli anni Venti alla fine degli anni Quaranta. E lascia che la città rimanga come sospesa, immutabile, un luogo incantato che non ha storia, che nelle sue pietre, nei suoi palazzi, nei suoi quartieri mostra poco o nulla di cambiato. Come un palcoscenico sempre uguale sul quale gli attori recitano la stessa parte, ma in anni diversi, e li si vede cambiare dentro, senza che all’esterno nulla muti. Solo la storia cambia, e pare voler trasformare e travolgere come un fiume in piena. Ma poi? In Una notte del ’43 tutto questo è ancora più evidente. Non muta lo sguardo, dalla finestra di Pino Barilari; non muta il caffè, con le sue tende, che ha ospitato Bruno Lattes e il fascista Sciagura, l’avvocato Bottecchiari o il professor Fadigati, anche se lì di fronte sono stati barbaramente uccisi uomini comuni, ferraresi che non avevano colpe. Eppure quella scia di sangue che i fascisti di Salò arrivati da Padova hanno lasciato come vendetta per l’assassinio del Console Bolognesi sembra una parentesi: della storia e delle coscienze. E lascia dietro sé soltanto quei segni dei proiettili, lievi, sì, ma però chiaramente visibili, che nonostante un recente restauro si vedono ancor oggi butterare qua e là l’antica spalletta contro la quale furono allineati i condannati a morte? L’epoca dei massacri, di quelli veri, è ormai così lontana, che non c’è da meravigliarsi se un occhio distratto, sfiorando appena questi segni, ne riconosca tanto poco la natura da attribuirli facilmente all’esclusiva opera del tempo, il quale non risparmia proprio nulla, ahimè, nemmeno i vecchi muri. Saggio e opportuno dunque un restauro, sia detto ciò di passata, che sorvolando sulle minori scalfitture, ha badato a turare soltanto i buchi più grossi...  Per Bassani tutto è immutabile. Gli eventi, anche le immani tragedie, sono transitori: entrano nel profondo, ma non possono essere detti. E i personaggi, costretti dalla storia a subire discriminazioni, arresti, deportazioni, se tornano nel mondo  ROMANesco costruito per loro da Bassani – c’è tuttavia anche chi non torna, i sommersi come Micòl e Alberto Finzi-Contini, Malnate e Clelia Trotti – debbono tacere: per i salvati, come Bruno Lattes e Geo Josz, questo è l’unico modo per riprendere ad abitare un luogo che vuole cancellare ad ogni costo quella  ferita. E' per questo che Una notte del ’43, ultima delle Cinque storie ferraresi, ma anche storia a sé, non può che chiudere la prima fase narrativa di Bassani. Qui lo sguardo pietoso ma assolutamente distaccato su un mondo  che sembra stia per perdersi lascia il posto a un io narrante che deve ripercorrere un’altra volta quelle stesse strade di Ferrara, per capire fino in fondo quegli anni senza vie di uscita, forse disperati, ma proprio per questo positivi. Come racconta l’autore del Giardino dei Finzi-Contini nell’intervista citata:  Che cosa si aspetta Micòl? Si aspetta veramente il futuro, la vita, l’amore. Quindi c’è una antitesi fra i personaggi, ma l’unico personaggio positivo di questo ROMANZo è quello che parla continuamente in modo negativo, è Micòl: Micòl dice che ama solo il presente, o semmai il passato, il caro, il pio, il dolce passato: ma in realtà è carica di vita e anela al futuro.

mondadori.it

       

Giovanni Fattori  -  Le macchiaiole

   

 

 

 

IL PROFUMO DEL PASSATO

NELLA NARRATIVA DI GIORGIO BASSANI

La memoria poetica è identificata da Proust non più in una facoltà volontaria che ordina gli avvenimenti del passato in modo logico, in un archivio di facile consultazione, da parte della razionalità, ma in un'attitudine spontanea e istintiva in grado di collegare elementi percettivi e sensoriali, particolarmente intensi del presente, con eventi apparentemente sepolti nel passato. Ecco che il "tempo perduto" viene immediatamente recuperato dalle cosiddette "intermittenze del cuore", momenti intuitivi dotati di un potere epifanico nei confronti di un passato che altrimenti sarebbe irrecuperabile per una memoria guidata esclusivamente dalla ragione. Passato e presente si fondono nella dimensione umana della "coscienza come durata" di Bergson ...

codigoro.net

 

 

giorgio bassani - bologna 4 marzo 1916 – roma 13 aprile 2000
Aveva 84 anni ed era gravemente malato. Dal "Giardino dei Finzi Contini" alla scoperta del "Gattopardo": una delle figure più rappresentative della letteratura italiana del secondo Novecento ... Se «Le storie» rappresentano i personaggi portatori di valori e di una storia vittima della violenza del momento e della dittatura nazifascista di cui conservare memoria, «Il giardino» punta sulla nostalgia e gli entusiasmi di un'età che vuole vivere il presente, sentendo su di sè un destino di fine che permea una società borghese incosciente, prima che la guerra arrivi a distruggere tutto, e la protagonista Micol venga deportata in Germania.
Tema centrale di Bassani è quello della «diversità, una diversità che è certo quella dell'identità ebraica, ma che ha il merito di sapersi allargare anche a una valenza etica di universale dolore esistenziale, specie nel confronto col male della storia.
Esemplare per questa sua poetica, oltre a "Gli occhiali d'oro" in cui affronta il tema dell'omosessualità nel 1958, proprio per la delusione delle speranze postbelliche in cui matura anche un 'idea di impotenza e di morte come unica liberazione, è quindi UN ROMANZo come "L'airone", chiuso dal suicidio del protagonista.
Gli altri suoi libri di narrativa sono "Dietro la porta" e "L'odore del fieno" e quasi tutti vennero da lui pubblicati nel 1974 in un unico volume sotto il titolo "Il ROMANZo di Ferrara". A questo si aggiungono raccolte di versi e intervernti critici. Tutto il suo lavoro è da poco stato riunito in un Meridiano Mondadori a cura di Cotroneo.

quotidianonet.ilsole24ore.com

Lo scrittore Giorgio Bassani è morto stamattina nel reparto di medicina "Bassi" all'ospedale S.Camillo, a Roma. Aveva 84 anni ed era gravemente malato.

Bassani era una delle figure più rappresentative della letteratura italiana del secondo Novecento, quella formatasi sotto il fascismo e che ha aiutato la crescita della nuova identità del paese dopo la Liberazione. Nato a Bologna il 4 marzo 1916, di famiglia ebraica, Bassani studiò con Longhi e Calcaterra e nel '43 fu arrestato come partigiano e ebreo. Al gran pubblico è noto specie per IL ROMANZo Il giardino dei Finzi Contini del 1962, anche per l'omonimo film di De Sica.

Davanti alla morte dello scrittore, la prima moglie Valeria Sinigallia e l'attuale compagna, l'insegnante americana Portia Prebys hanno messo da parte i contrasti giudiziari che le opponevano da anni. Al momento della morte, entrambe era vicino a lui, insieme ai due figli avuti con la prima moglie e ad un fratello. Al fianco dello scrittore c'era anche un rabbino. Le condizioni respiratorie e cardiache di Bassani, hanno precisato dall'ospedale, si erano aggravate negli ultimi giorni a causa dell'insorgere di una broncopolmonite. Dalle 8 di stamane lo scrittore è entrato in coma e la sua morte, spiega il prof. Gasparro, "è stata serena, come se stesse dormendo". Verso le 12, scrittore è stato esposto nella camera mortuaria del S. Camillo e i familiari sono stati scortati da una guardia giurata per evitare il contatto con i giornalisti. "Vogliamo vivere il nostro dolore in silenzio - hanno chiesto i familiari ai medici - fuori dai clamori"

cnn -  italian.vassar.edu

2004 - muore la sorella eugenia detta jenny - ispiratrice de ' il giardino dei finzi contini '   
2013 - muore la moglie  valeria sinigallia

 

 

SERA SUL PO
Sei solo, ormai: in un fumo amaro sopra funeste
solitudini d'acque arrossa languido il fuoco
di nostalgici incendi le solenni foreste.

COMMIATO
Scordarmi qui, disteso coi più vecchi, assopito
nel campo tutto arreso a uno sguardo infinito.

m. cristina nascosi sandri - cronacacomune.it - FE - 2013

 

 



 

IL DELTA DEL PO
Tese l’orecchio. Silenzio. Soltanto gridi lontani di uccelli invisibili …  Vedeva, là,  ai limiti del piatto territorio di acque e di isolotti attraverso il quale era venuto A destra, dalla parte del Po Grande e dalla sua foce, la buia massa del bosco della Mesola :   a sinistra, le vuote distese della valle nuova e della altre valli 
l'airone - 1999

 

 

 il vero ferrarese si esprime in italiano

ma termina ogni suo ragionamento con una frase in lingua dialettale

per rafforzare quanto vuole esprimere

gb

 

     

 

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fondazionegiorgiobassani.it

facebook.com/fondazionegiorgiobassani

 

 

La Fondazione volendo onorare e mantenere viva la memoria di Giorgio Bassani, ha per scopo la raccolta, tutela, conservazione, gestione e valorizzazione di documentazione, nonchè la promozione di studi e iniziative culturali di vario genere e di ampio respiro con riferimento alla multiforme attività e agli svariati interessi dello scrittore.
art.3 dello statuto

 

 

LINKS

http://youtu.be/D5yxDnHVyv0  - la lunga notte del ’43 - film  e audiolibro

www.facebook.com/Giorgio-Bassani-un-italiano-ebreo

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http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/bassani.htm

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www.ledonline.it/poscritto-giorgio-bassani.pdf    un concerto - foto - intervista
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=83&biografia=Giorgio+Bassani
www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_bassani.htm

http://chroniquesitaliennes.univ-paris3.fr/PDF/3/3imberty.pdf
www.italialibri.net/opere/giardinodeifinzicontini.html  

La Fondazione Giorgio Bassani bandisce il Premio Roberto NissimHaggiag per un lavoro critico (tesi di laurea, articoli, saggi, pubblicazioni varie, ecc.) con lo scopo di promuovere e valorizzare ricerche e studi originali legati alla figura e all’opera di Giorgio Bassani.

2016

 

 

 

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