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GIORGIOBASSANI
Anche il grande Giorgio Bassani, il famoso autore DEL ROMANZo Il Giardino dei Finzi Contini, in una poesia dall’onirica eppure fedele tramatura ferrarese, immagina che sia una Rolls Royce, inarrestabile e condotta da un guidatore rigido e inflessibile, a condurlo fuori dall’amata terra, per l’ultimo, spaesato tragitto: avrei voluto gridare alt al rigido chauffeur e scendere ma la Rolls sobbalzando mollemente già lungheggiava il Montagnone anzi ormai fuori Porta già volava per strade ampie deserte prive affatto di tetti ai lati e affatto sconosciute.
Per il Parco di Ninfa
giorgio bassani (1916-2000)
Poeta y novelista vinculado al neorrealismo literario italiano, corriente desde la que mantuvo una posición comprometida y crítica contra cualquier forma de extremismo. Nacido en Bolonia el 4 de marzo de 1916, paso la infancia y la juventud en Ferrara, donde hizo transcurrir gran parte de sus historias. En 1943 los fascistas lo arrestaron como partisano (guerrillero) y judío, pero logró salvarse en los tumultuosos enfrentamientos de la época. Fue director de la editorial Feltrinelli, vicepresidente de la RAI, la radiotelevisión estatal italiana, y durante quince años presidente de Italia Nostra, la entidad que dio batalla en defensa del ambiente, el clima y la naturaleza de la Península. Perteneció a la generación del neorrealismo de la posguerra italiana junto a Vittorini, Pavese y Moravia. Considerado uno de los escritores más populares de Italia de la segunda mitad del siglo XX, se consagró por El jardín de los Finzi-Contini (1962), una novela que describía la burguesía judía de Ferrara (norte de Italia), antes de que el fascismo decretara las leyes racistas y de que estallara la Segunda guerra mundial. Recuperó Il Gattopardo, la obra de Giuseppe di Lampedusa. Entre sus obras se cuentan: Cinco historias ferraresas (1956), Los anteojos de oro (1958), llevada al cine en 1988 por Giuliano Montaldo, Detrás de la puerta (1964), La garza (1968) y El olor del heno (1972). En poesía, Historias de pobres amantes (1946), El alba en los cristales (1963), Epitafio (1974) y En gran secreto (1978). El jardín de los Finzi Contini fue llevada al cine por Vittorio de Sica en 1971. Sus últimos años los vivió recluido en la residencia de su compañera, la estudiosa norteamericana Portia Prebys, debido al mal de Alzheimer. Falleció en Roma el 13 de Abril de 2000 http://www.epdlp.com/escritor.php?id=1445
BIOGRAFIA Giorgio Bassani
nacque a Bologna
il 4 marzo del 1916 da una famiglia della borghesia ebraica, ma trascorse
l'infanzia e la giovinezza a Ferrara, destinata a divenire il cuore pulsante del
suo mondo poetico.....
GIORGIO BASSANI
Giorgio Bassani è nato
a Bologna nel 1916, ma ha trascorso l'infanzia e la giovinezza a Ferrara,
città della sua famiglia, di origine etica. Si è laureato in lettere
all'università di Bologna. Dopo avere sperimentato per qualche tempo il
carcere per il suo antifascismo, si è trasferito alla fine del '43 a
Roma, dove ha insegnato all'Accademia d'arte drammatica, ha lavorato nel
cinema come sceneggiatore, e ha diretto la rivista internazionale «Botteghe
oscure». Sì è anche occupato, a livello dirigenziale, di editoria e di
televisione. da ciaoweb.it/novecento
Dall' Introduzione di Roberto Cotroneo: Un mondo visivo, dunque, prima ancora che narrativo, sta alla base dei racconti e dei ROMANZI di Bassani; un mondo in cui il descrivere ha un suo equilibrio formale, una sua logica all’interno della trama narrativa. Ciò che si racconta prende una forma inaspettata, assume valore di prospettiva, valenza spaziale. In poche righe Bassani ha cercato di sintetizzare una delle due idee che fondano il lavoro letterario di una vita. Sono le due facce del passato, della memoria (la "memoria delle cose" cara a Micòl Finzi-Contini, ed è chiaro quanto le «cose» si facciano oggetti disposti in uno spazio narrativo inventato per essere dipinto). La memoria come luogo visibile, e la memoria come ferita che non si può rimarginare. Sulla prima accezione Bassani utilizza una metafora nell’Odore del fieno: Il passato non è morto [...], non muore mai. Si allontana, bensì: ad ogni istante. Recuperare il passato dunque è possibile. Bisogna, tuttavia, se proprio si ha voglia di recuperarlo, percorrere una specie di corridoio ad ogni istante più lungo. Laggiù, in fondo al remoto, soleggiato punto di convergenza delle nere pareti del corridoio, sta la vita, vivida e palpitante come una volta, quando primamente si produsse. Eterna, allora? Eterna. E nondimeno sempre più lontana, sempre più sfuggente, sempre più restia a lasciarsi di nuovo possedere. Queste righe sono la conferma di un modo di vedere il tempo, di leggere gli eventi. Là, in fondo a quel corridoio, dove le pareti scure convergono, luogo da cui ci allontaniamo come da un punto di fuga prospettico, c’è il passato. Ma comunque «palpitante», «quando primamente si produsse». La memoria – il luogo da cui parte la costruzione prospettica e narrativa di Bassani – illumina i personaggi, forma ombre, permette vicinanze e distanze. E' lieve e discreta nel flash-back di Lida Mantovani quando la protagonista ricorda quel David che le diede un figlio, e aspetta Oreste Benetti, il legatore. Ma se la scelta delle parole ha un senso, allora la prima ferita non rimarginabile, la perdita irreparabile compare subito nella narrativa di Bassani. Arriva già da questo primo racconto, Lida Mantovani, che apre il volume delle Cinque storie ferraresi. C’è la ferita di Lida abbandonata da David con un figlio. C’è la ferita della madre per «Tardozzi Andrea, il fabbro di Massa Fiscaglia che era stato il suo amante e avrebbe potuto diventare suo marito». C’è la duplice simmetria di due donne in una stanza, che in qualche modo hanno vissuto destini simili, offese del tempo, e sono vittime della memoria. È un racconto di interni, in cui pare già che Bassani descriva quadri, indugiando su particolari e oggetti che non sono soltanto racconto, ma spazi, luoghi, dettagli: Alle loro spalle, il tavolo, i letti, l’armadio, il buio accidioso della stanza sempre più denso man mano che l’occhio si avvicinava al soffitto, la scala che saliva fino alla porticina di legno non verniciato, e lassù, sospesa sopra il vano della porta a un braccio di lamiera flessibile, una campanella. La quale, essendo collegata con l’esterno per mezzo di una lunga corda la cui estremità usciva da un foro del portone di strada, preannunciava le rare visite con squilli improvvisi, acutissimi. Sedute di fronte alla finestra sopra due scalcagnati seggioloni di paglia, ogni tanto madre e figlia trasalivano con violenza, si voltavano di scatto indietro. Si noti il modo di descrivere, che è già quello tipico, fatto di volumi e di equilibri spaziali. Un critico d’arte della scuola di Longhi avrebbe parlato nello stesso modo di un dipinto, che fosse Cosmè Tura oppure Francesco Casorati. Proprio in un breve scritto su Casorati, ora in Di là dal cuore, si può leggere una descrizione pittorica che ha molto della scrittura narrativa di Bassani: La luna nel frattempo è tramontata, si è fatto giorno. Sul deserto del mare pende da un canto un sole rosso, da saga nordica. Piombato giù a capofitto in un’acqua verde che folate di vento striano a tratti di piccole onde puntute, l’oppressore giace capovolto e semisommerso, bigio-chiaro e bigio-scuro nel piumaggio, e rosso (dello stesso rosso del sole) nell’orrido rostro spalancato.
E' la descrizione di un quadro di Casorati stampata per la prima volta in una plaquette del 1971. Lo sguardo di Bassani è ancora lo stesso che, all’inizio della sua carriera letteraria, descriveva la casa di Lida Mantovani e di sua madre. L’idea è che la narrativa sia spazio, interno ed esterno: giardini chiusi da un muro di cinta, camerette da cui ascoltare, nascosti, gli imbarazzanti racconti di Luciano Pulga, oppure stanze inaccessibili come quella da cui Pino Barilari può assistere al massacro repubblichino del 1943. Per non dire poi degli spazi esterni, del gran teatro di Ferrara così vivido, eppure così lontano. Anzi, tanto vivido quanto lontano; come fosse un quadro di Van Dyck, persino inverosimile nella sua precisione descrittiva. La prospettiva narrativa di Bassani, il suo modo di raccontare, sono soprattutto un continuo aggiustamento delle distanze, sia temporali sia spaziali. Ferrara è la memoria: in un continuo lavoro di sincronizzazione narrativa, dove non c’è una Ferrara del passato e una di oggi. In Bassani non si legge una descrizione della città che assuma un valore temporale: una Ferrara di prima, dove si possa rimpiangere un tempo passato (anche urbanisticamente). Se il tempo è dato, non viene dai luoghi, ma dai personaggi: che vivono un tempo interno, il tempo della loro coscienza, dei loro dolori, delle ferite inguaribili. Si pensi, ad esempio, a Geo Josz, che ricompare a Ferrara nell’agosto del 1945, unico superstite dei centottantatré membri della comunità israelitica che i tedeschi avevano deportato fin dall’autunno del ’43. Geo non ha storia, ma soprattutto è fuori dalla memoria della città. Quando ricompare «non rammentavano nemmeno chi fosse, a dire il vero». Anche la sua casa di via Campofranco, occupata dai partigiani per adibirla a caserma e prigione, sembra non avere una storia, pare ferma nel tempo. Così il tempo di Geo, il suo passato, rimane come chiuso ermeticamente dentro di lui, senza che ci sia nulla che lo faccia affiorare, nessuna dimostrazione fisica, geografica e narrativa che renda evidente l’«insofferenza acuta, profonda, che lui, Geo, aveva subito provato per ogni segno che gli parlasse, a Ferrara, del passaggio del tempo, e dei mutamenti anche minimi da esso portati nelle cose». In questo senso, Bassani è uno scrittore atipico: costruisce un’intera opera, fatta di più ROMANZI e di racconti, ambientati spesso tra poche vie di una piccola città come Ferrara, in un arco di tempo che va dalla fine degli anni Venti alla fine degli anni Quaranta. E lascia che la città rimanga come sospesa, immutabile, un luogo incantato che non ha storia, che nelle sue pietre, nei suoi palazzi, nei suoi quartieri mostra poco o nulla di cambiato. Come un palcoscenico sempre uguale sul quale gli attori recitano la stessa parte, ma in anni diversi, e li si vede cambiare dentro, senza che all’esterno nulla muti. Solo la storia cambia, e pare voler trasformare e travolgere come un fiume in piena. Ma poi? In Una notte del ’43 tutto questo è ancora più evidente. Non muta lo sguardo, dalla finestra di Pino Barilari; non muta il caffè, con le sue tende, che ha ospitato Bruno Lattes e il fascista Sciagura, l’avvocato Bottecchiari o il professor Fadigati, anche se lì di fronte sono stati barbaramente uccisi uomini comuni, ferraresi che non avevano colpe. Eppure quella scia di sangue che i fascisti di Salò arrivati da Padova hanno lasciato come vendetta per l’assassinio del Console Bolognesi sembra una parentesi: della storia e delle coscienze. E lascia dietro sé soltanto quei segni dei proiettili, lievi, sì, ma però chiaramente visibili, che nonostante un recente restauro si vedono ancor oggi butterare qua e là l’antica spalletta contro la quale furono allineati i condannati a morte? L’epoca dei massacri, di quelli veri, è ormai così lontana, che non c’è da meravigliarsi se un occhio distratto, sfiorando appena questi segni, ne riconosca tanto poco la natura da attribuirli facilmente all’esclusiva opera del tempo, il quale non risparmia proprio nulla, ahimè, nemmeno i vecchi muri. Saggio e opportuno dunque un restauro, sia detto ciò di passata, che sorvolando sulle minori scalfitture, ha badato a turare soltanto i buchi più grossi... Per Bassani tutto è immutabile. Gli eventi, anche le immani tragedie, sono transitori: entrano nel profondo, ma non possono essere detti. E i personaggi, costretti dalla storia a subire discriminazioni, arresti, deportazioni, se tornano nel mondo ROMANesco costruito per loro da Bassani – c’è tuttavia anche chi non torna, i sommersi come Micòl e Alberto Finzi-Contini, Malnate e Clelia Trotti – debbono tacere: per i salvati, come Bruno Lattes e Geo Josz, questo è l’unico modo per riprendere ad abitare un luogo che vuole cancellare ad ogni costo quella ferita. E' per questo che Una notte del ’43, ultima delle Cinque storie ferraresi, ma anche storia a sé, non può che chiudere la prima fase narrativa di Bassani. Qui lo sguardo pietoso ma assolutamente distaccato su un mondo che sembra stia per perdersi lascia il posto a un io narrante che deve ripercorrere un’altra volta quelle stesse strade di Ferrara, per capire fino in fondo quegli anni senza vie di uscita, forse disperati, ma proprio per questo positivi. Come racconta l’autore del Giardino dei Finzi-Contini nell’intervista citata: Che cosa si aspetta Micòl? Si aspetta veramente il futuro, la vita, l’amore. Quindi c’è una antitesi fra i personaggi, ma l’unico personaggio positivo di questo ROMANZo è quello che parla continuamente in modo negativo, è Micòl: Micòl dice che ama solo il presente, o semmai il passato, il caro, il pio, il dolce passato: ma in realtà è carica di vita e anela al futuro.
IL PRO NELLA NARRATIVA DI GIORGIO BASSANI
La memoria poetica è identificata da Proust non più in una facoltà volontaria che ordina gli avvenimenti del passato in modo logico, in un archivio di facile consultazione, da parte della razionalità, ma in un'attitudine spontanea e istintiva in grado di collegare elementi percettivi e sensoriali, particolarmente intensi del presente, con eventi apparentemente sepolti nel passato. Ecco che il "tempo perduto" viene immediatamente recuperato dalle cosiddette "intermittenze del cuore", momenti intuitivi dotati di un potere epifanico nei confronti di un passato che altrimenti sarebbe irrecuperabile per una memoria guidata esclusivamente dalla ragione. Passato e presente si fondono nella dimensione umana della "coscienza come durata" di Bergson. .........www.codigoro.net/
morto lo scrittore
giorgio bassani
CNN - Lo scrittore Giorgio Bassani è morto stamattina nel reparto di medicina "Bassi" all'ospedale S.Camillo, a Roma. Aveva 84 anni ed era gravemente malato. Bassani era una delle figure più rappresentative della letteratura italiana del secondo Novecento, quella formatasi sotto il fascismo e che ha aiutato la crescita della nuova identità del paese dopo la Liberazione. Nato a Bologna il 4 marzo 1916, di famiglia ebraica, Bassani studiò con Longhi e Calcaterra e nel '43 fu arrestato come partigiano e ebreo. Al gran pubblico è noto specie per IL ROMANZo Il giardino dei Finzi Contini del 1962, anche per l'omonimo film di De Sica. Davanti alla morte dello scrittore, la prima moglie Valeria Sinigallia e l'attuale compagna, l'insegnante americana Portia Prebys hanno messo da parte i contrasti giudiziari che le opponevano da anni. Al momento della morte, entrambe era vicino a lui, insieme ai due figli avuti con la prima moglie e ad un fratello. Al fianco dello scrittore c'era anche un rabbino. Le condizioni respiratorie e cardiache di Bassani, hanno precisato dall'ospedale, si erano aggravate negli ultimi giorni a causa dell'insorgere di una broncopolmonite. Dalle 8 di stamane lo scrittore è entrato in coma e la sua morte, spiega il prof. Gasparro, "è stata serena, come se stesse dormendo". Verso le 12, scrittore è stato esposto nella camera mortuaria del S. Camillo e i familiari sono stati scortati da una guardia giurata per evitare il contatto con i giornalisti. "Vogliamo vivere il nostro dolore in silenzio - hanno chiesto i familiari ai medici - fuori dai clamori" da italian.vassar.edu/
ROMANZO DI FERRARA Man mano che procedevo nella scrittura del Romanzo di Ferrara - diceva - ho sempre trovato negli israeliti italiani e ferraresi in particolare dei nemici. La vera tragedia degli ebrei italiani, e nessuno lo aveva mai detto veramente, è stata quella di finire a Buchenwald e ad Auschwitz pur essendo stati, per la maggior parte, amici dei fascisti. Il rabbino di Ferrara e gli altri erano grandi amici di Italo Balbo”, aveva ricordato lo scrittore ferrarese. Spiegando anche di essere stato “l’unico scrittore al mondo ad aver scritto sugli omosessuali senza mai esserlo stato”, parlando del suo libro ‘Gli occhiali d’oro’ e del suo Romanzo di Ferrara, con le cinque storie ricche di riferimenti alla comunità ebraica cittadina. “Non è un vanto di tipo psicologico, si tratta di orgoglio di scrittore e per la prima volta il problema degli ebrei e quello degli omosessuali sono stati affrontati senza alcun atteggiamento di parte con totale chiarezza”, sottolineava Bassani. poesia.blog.rainews24.it - 2011
BASSANI Giorgio l'airone
Una tragedia moderna scandita in quattro tempi
nella suggestiva scelta di un impianto narrativo articolato su
unità di luogo, di tempo. d'azione; lo sfondo nebbioso ed
incerto della bassa padana in una giornata dell'inverno del
'47; un lento viaggio nello spazio, nell'interna ed esterna
cadenza temporale (ossessivo il richiamo dell'orologio) a
verificare ogni volta una fatale "difficulté d'etre", una
genetica e storica estraneità, l'impossibilità a vivere:
questi alcuni temi dell'Airone, libro che suggella la
complessa unità DEL ROMANZo di Ferrara. La borghesia
israelitica ferrarese, da sempre al centro del narrare di Bassani, trova in Edgardo Limentani l'ultimo dei suoi
disincantati protagonisti, venuto anch'egli, al pari di tutti
gli altri, come da lontano, dal pozzo di un passato che ha
cangiato ogni normalità in paradosso e in grottesco squallore.
La distanza tra sé e le cose (che sono pure desolato
correlativo della crisi d'identità, dell'angoscia) si acuisce
nel 'freddo" atmosferico e sentimentale di un viaggio, di un
distacco destinato a trovare nella morte l'unico salvataggio
possibile della vitalità perduta. Alla fine del ,' lungo
corridoio ', (trasposta metafora della vita, della coscienza),
nell'immobile e sicura eternità mortuaria, Edgardo potrà
identificarsi con l'Airone, buffa, splendida bestia, inutile,
irrilevante e leggera che acquista senso solo al di là del
cristallo di una bottega di impagliatore d'uccelli. Cosi,
appoggiando la fronte al vetro, rompendo ogni diaframma
separante, sognando di trovarsi tra i morti, Edgardo potrà per
un attimo essere felice. Intorno taceranno i fastidiosi rumori
della vita, e avrà decisione, gesto (la ferma idea del
suicidio), quel dirsi interno del protagonista che sempre,
comunque, sia pur in forme diverse, aveva sovrastato ogni
altro clamore. lì monologo silenzioso porta inesorabile verso
il colpo di fucile significativamente evaso nella battuta di
caccia, in quella palude dove la vita era passata accanto con
disperata violenza o con patetica fragilità, proprio sul punto
di perdersi.
GIORGIO BASSANI - DIETRO LA PORTA
Sono stato molte volte infelice,
nella mia vita, da bambino, da ragazzo, da giovane, da uomo fatto; molte volte,
se ci ripenso, ho toccato quel che si dice il fondo della disperazione. E
tuttavia ricordo pochi periodi piú neri, per me, dei mesi di scuola fra
l'ottobre del 1929 e il giugno del '30, quando facevo la prima liceo
Ricordo tuttavia pochi periodi più neri, per me, dei mesi di scuola fra
l’ottobre del 1929 e il giugno del ’30, quando facevo la prima liceo. […] Fin
dai primi giorni mi ero sentito spaesato… […] Non mi piaceva l’aula dove ci
avevano messi, posta a termine di un tetro corridoio […] Non mi piacevano i
nuovi insegnanti, dai modi distaccati e ironici che scoraggiavano ogni
confidenza […]. Non mi piacevano i nuovi compagni provenienti dalla quinta A ai
quali noi della B eravamo stati aggiunti, diversissimi da noi, mi pareva, forse
più bravi, più belli, appartenenti forse a famiglie miglior delle nostre:
estranei, insomma, irrimediabilmente.” Incomincia così Dietro la
porta il quarto libro DEL ROMANZo di Ferrara, quello in cui si racconta un
intero anno scolastico, dall’inizio alla fine: il titolo si riferisce al dialogo
che l’io narrante (lo stesso Bassani) ascolta, non visto, mentre i suoi migliori
amici ne dicono di cotte di crude sul suo conto. Ed ecco
spiegata la malinconia, il disagio, l’insofferenza illustrata con le prime
battute DEL ROMANZo , scritto in flashback, insieme a tutte le altre circostanze
che segnano in negativo l’inizio di questo anno scolastico: fra le altre, la
perdita del compagno di banco ed amico-complice-sostegno di sempre: Otello,
bocciato curiosamente in una sola materia, la lingua inglese, che per quei tempi
e per un liceo classico non rivestiva certo un ruolo di primissimo piano.
BASSANI Giorgio
gli occhiali d'oro
thanatos.it
GLI OCCHIALI D'ORO Gli occhiali d'oro svolgono in questo iter d'autore un ruolo essenziale. E non solo perché Bassani, per la prima volta, pensò a una storia che avesse lo spazio, il respiro, l'autonomia DEL ROMANZo , ma perché con l'apparizione dell'io protagonista - novità dominante del libro - il " ROMANZo di Ferrara" cominciò a fondersi, a prospettare la propria durata, a configurarsi non solo come entità narrativa ma lirica. Dentro le mura aveva offerto della città padana soprattutto l'ambiente, la scena, le vicende; l'autore aveva osservato dall'esterno i personaggi muoversi su un palcoscenico ove la vita era ricostruita dal suo rigore di storico capace di conoscere e accettare l'impenetrabilità dei sentimenti umani ma non l'imprevidibilità, l'intima contraddittorietà del destino. Gli occhiali d'oro proprio in quest'ultima direzione andranno più avanti: l'introduzione dell'io muta le distanze, intreccia le prospettive, il tempo si incontra e divarica significativamente da quello della biografia, la coralità e il raccontare oggettivo lasciano luogo a un esplicito coinvolgimento di lettura. Si intensificano allora i dialoghi, il libro lascia spazio anche ai piccoli momenti presenti, mentre si scopre il volto borghese, conformista della città e dei suoi abitanti e il motivo dell'esclusione, già altrove felicemente esperito, si fonde e si riversa, sullo sfondo di tragedie individuali e storiche, nei due grandi temi decadenti dell'omosessualità e dell'ebraismo, utilizzati da Bassani, senza partecipazione politico-ideologica, solo come strumenti per qualificare in una realtà storica precisa le modalità diverse dall'emarginazione, i confini convenzionali e sociali della normalità, l'oscillazione e il dramma di un'identità che può acquietarsi e riconoscersi soltanto nella fusione e nell'inserimento nel mondo, pur crudele, degli altri. Racconto di clamorose e sofferte diversità. "Gli occhiali d'oro" sono la storia di una ricerca e di un tentativo di uguaglianza destinati a fallire, l'invito a una tolleranza successiva che nasca dall'aver visto dovunque responsabilità l'intermittente parabola di un'ansia di normalità vissuta proprio nel periodo fascista, quando sugli echi della musica, del Tristano wagneriano, più volte ricorrenti nel libro, già si profilavano il clamore e il silenzio dell'eccidio bellico. http://baruffi.ceva.infosys.it/5b/bassani/occhiali.htm
GIARDINO FINZI CONTINI http://progetti.webscuola.tin.it/progetti2000/250/schedafinzi-contini.html
FINZI CONTINI Gran parte della critica ha valutato con contrarietà l'eccesso di sentimentalismo con cui De Sica ha avvolto la parte finale del film, sopraffatta da un commovente patetismo strappalacrime. Se è indiscutibile che il regista abbia ecceduto in trasporto lirico ed abbia pure risolto in modo discutibile il passaggio narrativo della scoperta notturna da parte di Giorgio della relazione di Micol con Malnate (diventa realtà quella che nel ROMANZo è una pura ipotesi per spiegare a se stesso le ragioni del rifiuto di Micol), gli va riconosciuto di aver comunque tentato di ricostruire l'atmosfera elegiaca, da riaffiorare crepuscolare della memoria, della pagina bassaniana attraverso l'uso del flou e di morbide tonalità di luce e di colore (specie nelle riprese all'interno del giardino e nei flashback adolescenziali), che sospendono le immagini in un'incantata e irreale lontananza. VALUTAZIONE CRITICA.
Il giardino dei Finzi-Contini è un film
dalla storia insieme travagliata e gloriosa. Se da una parte, infatti, lo
scrittore Giorgio Bassani ritirò la propria adesione alla sceneggiatura per
divergenze relative alle modalità di traduzione sullo schermo del suo ROMANZo ,
dall'altra la pellicola riscosse un grande successo di pubblico e prestigiosi
riconoscimenti (Orso d'oro al festival di Berlino e Oscar come miglior film
straniero).
2004 - muore la sorella eugenia detta jenny - ispiratrice de ' il giardino dei finzi contini ' DAL 2012 IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI DIVENTA ANCHE AUDIOLIBRO
gli occhi di un testimone italiano - lucera 2005
LA FAMIGLIA DI G. BASSANI CONCEDE LA PUBBLICAZIONE PER LA PRIMA VOLTA DI TRE QUADERNI MANOSCRITTI TRA IL 1941 ED IL 1944 QUANDO ERA A FERRARA POI A ROMA ED A NAPOLI - SI TRATTA DI APPUNTI - BREVI PROSE - POESIE ETC. 2006
RITROVATA SCENEGGIATURA FILM PROMESSI SPOSI
Caffè Castello - quaderni inediti
e Cinque Storie Ferraresi - presente Paola Bassani all'asta
carteggio di grande rilievo storico-letterario che
Giorgio Bassani intrattenne con Elio Vittorini tra il settembre 1942 e il
febbraio 1943. Il carteggio tra i due scrittori e' costituito da otto
lettere con una stima iniziale di 3.000 euro. significativa inedita
documentazione sugli esordi dell'attivita' letteraria e editoriale e sulle
sue relazioni con Vittorini del grande scrittore di Ferrara.
Eredità Bassani - assolta l'ex convivente dello
scrittore
***
Giornate bassaniane “per una memoria viva” rose “Bella Ciao” in ricordo della lotta comune che uomini di azione e di cultura
sostennero per l’affermazione di eguaglianza giustizia e pace di Giulio Pántoli partigiano e coltivatore di rose ad onore del canto omonimo evocatore di libertà
speciale annullo postale
su richiesta di ARCH’è
Associazione Culturale Nereo Alfieri
L'università di Ferrara rende omaggio al grande scrittore ferrarese
con una mostra dedicata alla sua vita e alla sua
opera che raccoglierà foto, lettere, oggetti, libri e manoscritti
che spaziano nei molteplici ambiti del suo mondo e della prolifica e variegata attività artistica e culturale dello scrittore. Giorgio Bassani, con la sua penna, con i suoi scritti e le sue opere tanto ha donato alla città
e alla
letteratura contemporanea.
ITALIA NOSTRA ISTITUISCE IL PREMIO BIENNALE GIORNALISTICO
DEDICATO A GIORGIO BASSANI per l'impegno da lui
dimostrato verso l'ambiente sara' destinato a un giornalista/scrittore che si sia distinto nelle battaglie
per la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio
iniziativa nata negli anni 2004-2005 con eventi a roma 2004-5 - parigi 2006 - montreal 2008 newyork 2009 - ferrara bologna codigoro 2010 - cento 2011
fa che io bruci
brace
persa nel sonno della luce. CIELO IN ME SI RIPOSA.
GB ago 2007
IL DELTA DEL PO
Verso Ferrara
Dai finestrini aperti l’alcool delle
marcite
links http://video.google.it/videosearch?q=GIORGIO+BASSANI&hl=it&sitesearch=# ViDEO http://www.italialibri.net/autori/bassanig.html http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/bassani.htm http://www.comune.codigoro.fe.it/bassani/fondazione.htm http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Bassani http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=83&biografia=Giorgio+Bassani http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_bassani.htm http://www.italialibri.net/opere/giardinodeifinzicontini.html recensione
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