GIORGIOBASSANI

 welcome bassani

 

 

Anche il grande Giorgio Bassani, il famoso autore DEL ROMANZo Il Giardino dei Finzi Contini,     in una poesia dall’onirica eppure fedele tramatura ferrarese, immagina che sia una Rolls Royce,  inarrestabile e condotta da un guidatore rigido e inflessibile, a condurlo fuori dall’amata terra, per l’ultimo, spaesato tragitto:

avrei voluto gridare alt al rigido chauffeur e scendere ma la  Rolls sobbalzando mollemente già lungheggiava il Montagnone anzi ormai fuori Porta già volava per strade ampie deserte prive affatto di tetti ai lati e affatto sconosciute.

 

  stpauls.it

 

negli spogliatoi del tennis
quest'oggi - borbotta invisibile -

è meglio di no -  mi riposo .

ma domani gioco però e con coso.

tennisclubparioli.it

 repubblicaletteraria.it

il campo da tennis del circolo "Marfisa" rimasto sempre nel suo cuore, le vie e le piazze della grande città estense, difficilmente, potranno essere trascurati da tutti coloro che vorranno, visivamente, fisicamente, immedesimarsi nelle atmosfere suggestive dell'opera bassaniana.

www.comune.codigoro.fe.it/bassani/mauriello.htm

 


dal 2006 'Pedalate artistiche' nel 'giardino dei Finzi Contini’
"Un giardino tra finzione e realtà: luoghi e personaggi di Ferrara nei racconti di Giorgio Bassani" … sui luoghi e i personaggi immortalati …. ma anche alla scoperta delle tracce biografiche del grande scrittore ferrarese, incrociando letteratura e vita, finzione e realtà. …
accesso al Tennis club Marfisa d'Este… luogo esclusivo nel cuore della città frequentato da Giorgio Bassani e Michelangelo Antonioni, che proprio lì ebbero modo di conoscersi.

estense.com

 

 

 

Per il Parco di Ninfa
Perché dell’avvenire cui si assume esitante
ancora la mia vita verrà un riso? Oh distante
isola del passato, là, che chiama, che invita!
Quel suo lume non è il tuo, morte, intriso e tremante.

In rima e senza 1982 Mondadori.
repubblicaletteraria.net

 

 


giorgio bassani  (1916-2000)

Poeta y novelista vinculado al neorrealismo literario italiano, corriente desde la que mantuvo una posición comprometida y crítica contra cualquier forma de extremismo. Nacido en Bolonia el 4 de marzo de 1916, paso la infancia y la juventud en Ferrara, donde hizo transcurrir gran parte de sus historias. En 1943 los fascistas lo arrestaron como partisano (guerrillero) y judío, pero logró salvarse en los tumultuosos enfrentamientos de la época. Fue director de la editorial Feltrinelli, vicepresidente de la RAI, la radiotelevisión estatal italiana, y durante quince años presidente de Italia Nostra, la entidad que dio batalla en defensa del ambiente, el clima y la naturaleza de la Península. Perteneció a la generación del neorrealismo de la posguerra italiana junto a Vittorini, Pavese y Moravia. Considerado uno de los escritores más populares de Italia de la segunda mitad del siglo XX, se consagró por El jardín de los Finzi-Contini (1962), una novela que describía la burguesía judía de Ferrara (norte de Italia), antes de que el fascismo decretara las leyes racistas y de que estallara la Segunda guerra mundial. Recuperó Il Gattopardo, la obra de Giuseppe di Lampedusa. Entre sus obras se cuentan: Cinco historias ferraresas (1956), Los anteojos de oro (1958), llevada al cine en 1988 por Giuliano Montaldo, Detrás de la puerta (1964), La garza (1968) y El olor del heno (1972). En poesía, Historias de pobres amantes (1946), El alba en los cristales (1963), Epitafio (1974) y En gran secreto (1978). El jardín de los Finzi Contini fue llevada al cine por Vittorio de Sica en 1971. Sus últimos años los vivió recluido en la residencia de su compañera, la estudiosa norteamericana Portia Prebys, debido al mal de Alzheimer. Falleció en Roma el 13 de Abril de 2000

http://www.epdlp.com/escritor.php?id=1445

BIOGRAFIA Giorgio Bassani nacque a Bologna il 4 marzo del 1916 da una famiglia della borghesia ebraica, ma trascorse l'infanzia e la giovinezza a Ferrara, destinata a divenire il cuore pulsante del suo mondo poetico.....
Dopo un lungo periodo di malattia, segnato anche da dolorosi contrasti all'interno della sua famiglia, Bassani si spense a Roma il 13 aprile del 2000.

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=83&biografia=Giorgio+Bassani


GIORGIO  BASSANI

Giorgio Bassani è nato a Bologna nel 1916, ma ha trascorso l'infanzia e la giovinezza a Ferrara, città della sua famiglia, di origine etica. Si è laureato in lettere all'università di Bologna. Dopo avere sperimentato per qualche tempo il carcere per il suo antifascismo, si è trasferito alla fine del '43 a Roma, dove ha insegnato all'Accademia d'arte drammatica, ha lavorato nel cinema come sceneggiatore, e ha diretto la rivista internazionale «Botteghe oscure». Sì è anche occupato, a livello dirigenziale, di editoria e di televisione.
Gli esordi narrativi e poetici di Bassani risalgono agli inizi degli anni Quaranta, ma è con le Storie ferraresi del 1956 che egli attira l'attenzione dei critici e dei lettori. Temi di fondo ne sono la rievocazione del mondo chiuso della provincia, la descrizione di esistenze solitarie, emarginate e "diverse" o di episodi della storia recente (La lunga notte del '43), la condanna di una società priva di tensione civile e di memoria storica, anzi pronta a rimuovere un passato problematico, tutta presa dal desiderio di un "ritorno alla normalità". C'è in queste Storie - caratterizzate sul piano formale da un sapiente uso del discorso indiretto libero accanto ai toni malinconicamente elegiaci una tensione civile che, pur se approda a uno sfiduciato giudizio sul presente, testimonia nell'autore un complesso retroterra ideologico.
Nella posteriore produzione si ha l'impressione di una semplificazione o comunque di una riduzione delle istanze iniziali al tema della solitudine, dello scacco, della sconfitta. Esemplare è in questo senso II giardino dei Finii-Contini (1962), che disegna prima l'isolamento e poi l'estinzione di una famiglia aristocratica ebraica di Ferrara, in conseguenza delle leggi razziali e della deportazione; all'interno di questo quadro d'assieme c'è posto poi per una storia d'amore irrealizzato, e per una figura femminile, Micol, di suggestiva inquietudine. Temi già presenti nelle Storie- l'isolamento e la solitudine dei personaggi, l'inesorabile legge di sfaldamento e di decadimento degli esseri umani e delle cose, lo "scacco" del vivere rítornano in questo ROMANZo ma con un sospetto di enfatizzazione e con una scrittura spesso incline a compiacimenti sentimentalistici. D'altra parte, forse anche per questo IL ROMANZo ebbe particolare successo, configurandosi, dopo la parabola del neorealismo, assieme al Gattopardo come realizzazione di una letteratura, se non di intrattenimento, certamente consolatoria e priva di quelle tensioni ideologiche che - esiti artistici a parte - erano presenti nei testi neorealistici. Dopo il racconto lungo Dietro la porta (1964), IL ROMANZo L'airone (1969) approfondiva il tema della morte. Assieme alla narrativa Bassani ha continuato a coltivare la poesia, con le raccolte L'alba ai vetri (1963), Epitaffio (1974), In rima e senza (1982).

un sopravvissuto
La rievocazione, ora elegiaca, ora dolorosa, del passato, una visione dolente della vita, il senso acutamente avvertito del passare delle cose - famiglie che si estinguono, sentimenti e ideali che nel giorno dopo giorno si sfaldano - sono i temi più frequenti della narrativa di Bassani. In tutto ciò «ha notevole peso il dato autobiografico, la componente israelitica e l'esperienza del perseguitato politico che contribuiscono alla delineazione di un mondo solitario e chiuso, negato alla speranza di una effettiva comunicazione sociale»
Tre osservazioni che possono servire da punto di partenza per ulteriori approfondimenti: 
a) il brano è percorso da una particolare tensione civile, che si traduce in amarezza per l'oblio che una società si affretta a stendere su un recente passato (quello delle persecuzioni e dei campi di sterminio), in inclemente giudizio su una ripresa della vita basata sul solito conformistico perbenismo. Di conseguenza tra una società che vuole dimenticare e il protagonista del racconto che invece vuole ricordare, si stabilisce quel rapporto di contrasto che porta all'estraneità, alla solitudine del protagonista: una situazione tipica di tanti personaggi delle Storie ferraresi; 
b) viene qui adottata una particolare soluzione stilistica: Bassani, ricorrendo al discorso indiretto, accosta frasi e battute di conversazione come tessere di un mosaico e dà un quadro d'assieme dell'atteggiarsi di una comunità. Si tratta di un «uso del discorso indiretto sociale con funzione demistificante, col quale lo scrittore riesce a far dire, dal coro della società borghese, colpevole depositaria dell'oppressione politica del fascismo, delle leggi razziali e tenace coltivatrice, anche dopo la liberazione, degli stessi mali, le sue ragioni di interesse, di viltà, di profitto, costringendola a confessare la struttura negativa su cui si regge con la naturalezza dell'autodifesa e dell'autoapologia» (Bàrberi Squarotti);
c) la situazione che Bassani descrive in queste pagine (disperato impegno di ricordare e di testimoniare al quale viene opposto quasi un muro di colpevole indifferenza e di edonistico qualunquismo) trova riscontro in quanto avveniva nella società italiana degli anni Cinquanta, orientata verso una restaurazione cui l'incipiente mitologia consumistica forniva occasioni e alibi..

da ciaoweb.it/novecento

 

Giorgio Bassani non fu solo scrittore ma fondatore di Italia Nostra. In Italia da salvare Einaudi 14 - sono raccolti gli scritti civili e gli interventi che Bassani portò avanti per almeno 15 anni senza mai rassegnarsi al fatto che fosse impossibile conciliare progresso tecnologico e salvaguardia dell'ambiente e che non si potesse smettere di pensare a un sistema fondato sul puro profitto e sulla onnipotenza dei consumi. Ferrara, Venezia, Roma, Messina, Taranto e tanti altri casi di battaglie per l'ambiente si rincorrono nel libro. E' un viaggio in quello che tutti dicono essere il posto più bello del mondo a patto di conservare una forte dose di autoironia.    repubblica.it/   2005                  

 

 

 

come leggere bassani

Dall' Introduzione di Roberto Cotroneo:

Un mondo visivo, dunque, prima ancora che narrativo, sta alla base dei racconti e dei ROMANZI di Bassani; un mondo in cui il descrivere ha un suo equilibrio formale, una sua logica all’interno della trama narrativa. Ciò che si racconta prende una forma inaspettata, assume valore di prospettiva, valenza spaziale. In poche righe Bassani ha cercato di sintetizzare una delle due idee che fondano il lavoro letterario di una vita. Sono le due facce del passato, della memoria (la "memoria delle cose" cara a Micòl Finzi-Contini, ed è chiaro quanto le «cose» si facciano oggetti disposti in uno spazio narrativo inventato per essere dipinto). La memoria come luogo visibile, e la memoria come ferita che non si può rimarginare. Sulla prima accezione Bassani utilizza una metafora nell’Odore del fieno:

Il passato non è morto [...], non muore mai. Si allontana, bensì: ad ogni istante. Recuperare il passato dunque è possibile. Bisogna, tuttavia, se proprio si ha voglia di recuperarlo, percorrere una specie di corridoio ad ogni istante più lungo. Laggiù, in fondo al remoto, soleggiato punto di convergenza delle nere pareti del corridoio, sta la vita, vivida e palpitante come una volta, quando primamente si produsse.

Eterna, allora? Eterna. E nondimeno sempre più lontana, sempre più sfuggente, sempre più restia a lasciarsi di nuovo possedere.

Queste righe sono la conferma di un modo di vedere il tempo, di leggere gli eventi. Là, in fondo a quel  corridoio, dove le pareti scure convergono, luogo da cui ci allontaniamo come da un punto di fuga prospettico, c’è il passato. Ma comunque «palpitante», «quando primamente si produsse». La memoria – il luogo da cui parte la costruzione prospettica e narrativa di Bassani – illumina i personaggi, forma ombre, permette vicinanze e distanze. E' lieve e discreta nel flash-back di Lida Mantovani quando la protagonista ricorda quel David che le diede un figlio, e aspetta Oreste Benetti, il legatore. Ma se la scelta delle parole ha un senso, allora la prima ferita non rimarginabile, la perdita irreparabile compare subito nella narrativa di Bassani. Arriva già da questo primo racconto, Lida Mantovani, che apre il volume delle Cinque storie ferraresi. C’è la ferita di Lida abbandonata da David con un figlio. C’è la ferita della madre per «Tardozzi Andrea, il fabbro di Massa Fiscaglia che era stato il suo amante e avrebbe potuto diventare suo marito». C’è la duplice simmetria di  due donne in una stanza, che in qualche modo hanno vissuto destini simili, offese del tempo, e sono vittime della memoria. È un racconto di interni, in cui pare già che Bassani descriva quadri, indugiando su particolari e oggetti che non sono soltanto racconto, ma spazi, luoghi, dettagli:  Alle loro spalle, il tavolo, i letti, l’armadio, il buio accidioso della stanza sempre più denso man mano che l’occhio si avvicinava al soffitto, la scala che saliva fino alla porticina di legno non verniciato, e lassù, sospesa sopra il vano della porta a un braccio di lamiera flessibile, una campanella. La quale, essendo collegata con l’esterno per mezzo di una lunga corda la cui estremità usciva da un foro del portone di strada, preannunciava le rare visite con squilli improvvisi, acutissimi. Sedute di fronte alla finestra sopra due scalcagnati seggioloni di paglia, ogni tanto madre e figlia trasalivano con violenza, si voltavano di scatto indietro.  Si noti il modo di descrivere, che è già quello tipico, fatto di volumi e di equilibri spaziali.

Un critico d’arte della scuola di Longhi avrebbe parlato nello stesso modo di un dipinto, che fosse Cosmè Tura oppure Francesco Casorati. Proprio in un breve scritto su Casorati, ora in Di là dal cuore, si può leggere una descrizione pittorica che ha molto della scrittura narrativa di Bassani:    La luna nel frattempo è tramontata, si è fatto giorno. Sul deserto del mare pende da un canto un sole rosso, da saga nordica. Piombato giù a capofitto in un’acqua verde che folate di vento striano a tratti di piccole onde puntute, l’oppressore giace capovolto e semisommerso, bigio-chiaro e bigio-scuro nel piumaggio, e rosso (dello stesso rosso del sole) nell’orrido rostro spalancato.


Giovanni Fattori

Le macchiaiole

E' la descrizione di un quadro di Casorati stampata per la prima volta in una plaquette del 1971. Lo sguardo di Bassani è ancora lo stesso che, all’inizio della sua carriera letteraria, descriveva la casa di Lida Mantovani e di sua madre. L’idea è che la narrativa sia spazio, interno ed esterno: giardini chiusi da un muro di cinta, camerette da cui ascoltare, nascosti, gli imbarazzanti racconti di Luciano Pulga, oppure stanze inaccessibili come quella da cui Pino Barilari può assistere al massacro repubblichino del 1943. Per non dire poi degli spazi esterni, del gran teatro di Ferrara così vivido, eppure così lontano. Anzi, tanto vivido quanto lontano; come fosse un quadro di Van Dyck, persino inverosimile nella sua precisione descrittiva.

La prospettiva narrativa di Bassani, il suo modo di raccontare, sono soprattutto un continuo aggiustamento delle distanze, sia temporali sia spaziali. Ferrara è la memoria: in un continuo lavoro di sincronizzazione narrativa, dove non c’è una Ferrara del passato e una di oggi. In Bassani non si legge una descrizione della città che assuma un valore temporale: una Ferrara di prima, dove si possa rimpiangere un tempo passato (anche urbanisticamente). Se il tempo è dato, non viene dai luoghi, ma dai personaggi: che vivono un tempo interno, il tempo della loro coscienza, dei loro dolori, delle ferite inguaribili. Si pensi, ad esempio, a Geo Josz, che ricompare a Ferrara nell’agosto del 1945, unico superstite dei centottantatré membri della comunità israelitica che i tedeschi avevano deportato fin dall’autunno del ’43. Geo non ha storia, ma soprattutto è fuori dalla memoria della città. Quando ricompare «non rammentavano nemmeno chi fosse, a dire il vero». Anche la sua casa di via Campofranco, occupata dai partigiani per adibirla a caserma e prigione, sembra non avere una storia, pare ferma nel tempo. Così il tempo di Geo, il suo passato, rimane come chiuso ermeticamente dentro di lui, senza che ci sia nulla che lo faccia affiorare, nessuna dimostrazione fisica, geografica e narrativa che renda evidente l’«insofferenza acuta, profonda, che lui, Geo, aveva subito provato per ogni segno che gli parlasse, a Ferrara, del passaggio del tempo, e dei mutamenti anche minimi da esso portati nelle cose».

In questo senso, Bassani è uno scrittore atipico: costruisce un’intera opera, fatta di più ROMANZI e di racconti, ambientati spesso tra poche vie di una piccola città come Ferrara, in un arco di tempo che va dalla fine degli anni Venti alla fine degli anni Quaranta. E lascia che la città rimanga come sospesa, immutabile, un luogo incantato che non ha storia, che nelle sue pietre, nei suoi palazzi, nei suoi quartieri mostra poco o nulla di cambiato. Come un palcoscenico sempre uguale sul quale gli attori recitano la stessa parte, ma in anni diversi, e li si vede cambiare dentro, senza che all’esterno nulla muti. Solo la storia cambia, e pare voler trasformare e travolgere come un fiume in piena. Ma poi? In Una notte del ’43 tutto questo è ancora più evidente. Non muta lo sguardo, dalla finestra di Pino Barilari; non muta il caffè, con le sue tende, che ha ospitato Bruno Lattes e il fascista Sciagura, l’avvocato Bottecchiari o il professor Fadigati, anche se lì di fronte sono stati barbaramente uccisi uomini comuni, ferraresi che non avevano colpe. Eppure quella scia di sangue che i fascisti di Salò arrivati da Padova hanno lasciato come vendetta per l’assassinio del Console Bolognesi sembra una parentesi: della storia e delle coscienze. E lascia dietro sé soltanto quei segni dei proiettili, lievi, sì, ma però chiaramente visibili, che nonostante un recente restauro si vedono ancor oggi butterare qua e là l’antica spalletta contro la quale furono allineati i condannati a morte? L’epoca dei massacri, di quelli veri, è ormai così lontana, che non c’è da meravigliarsi se un occhio distratto, sfiorando appena questi segni, ne riconosca tanto poco la natura da attribuirli facilmente all’esclusiva opera del tempo, il quale non risparmia proprio nulla, ahimè, nemmeno i vecchi muri. Saggio e opportuno dunque un restauro, sia detto ciò di passata, che sorvolando sulle minori scalfitture, ha badato a turare soltanto i buchi più grossi...  Per Bassani tutto è immutabile. Gli eventi, anche le immani tragedie, sono transitori: entrano nel profondo, ma non possono essere detti. E i personaggi, costretti dalla storia a subire discriminazioni, arresti, deportazioni, se tornano nel mondo  ROMANesco costruito per loro da Bassani – c’è tuttavia anche chi non torna, i sommersi come Micòl e Alberto Finzi-Contini, Malnate e Clelia Trotti – debbono tacere: per i salvati, come Bruno Lattes e Geo Josz, questo è l’unico modo per riprendere ad abitare un luogo che vuole cancellare ad ogni costo quella  ferita. E' per questo che Una notte del ’43, ultima delle Cinque storie ferraresi, ma anche storia a sé, non può che chiudere la prima fase narrativa di Bassani. Qui lo sguardo pietoso ma assolutamente distaccato su un mondo  che sembra stia per perdersi lascia il posto a un io narrante che deve ripercorrere un’altra volta quelle stesse strade di Ferrara, per capire fino in fondo quegli anni senza vie di uscita, forse disperati, ma proprio per questo positivi. Come racconta l’autore del Giardino dei Finzi-Contini nell’intervista citata:  Che cosa si aspetta Micòl? Si aspetta veramente il futuro, la vita, l’amore. Quindi c’è una antitesi fra i personaggi, ma l’unico personaggio positivo di questo ROMANZo è quello che parla continuamente in modo negativo, è Micòl: Micòl dice che ama solo il presente, o semmai il passato, il caro, il pio, il dolce passato: ma in realtà è carica di vita e anela al futuro.

http://www.mondadori.it/

 

 

 

IL PROFUMO DEL PASSATO

NELLA NARRATIVA DI   GIORGIO BASSANI

 

La memoria poetica è identificata da Proust non più in una facoltà volontaria che ordina gli avvenimenti del passato in modo logico, in un archivio di facile consultazione, da parte della razionalità, ma in un'attitudine spontanea e istintiva in grado di collegare elementi percettivi e sensoriali, particolarmente intensi del presente, con eventi apparentemente sepolti nel passato. Ecco che il "tempo perduto" viene immediatamente recuperato dalle cosiddette "intermittenze del cuore", momenti intuitivi dotati di un potere epifanico nei confronti di un passato che altrimenti sarebbe irrecuperabile per una memoria guidata esclusivamente dalla ragione. Passato e presente si fondono nella dimensione umana della "coscienza come durata" di Bergson. .........www.codigoro.net/

 

 

 

morto lo scrittore giorgio bassani
Aveva 84 anni ed era gravemente malato. Dal "Giardino dei Finzi Contini" alla scoperta del "Gattopardo": una delle figure più rappresentative della letteratura italiana del secondo Novecento ....Se «Le storie» rappresentano i personaggi portatori di valori e di una storia vittima della violenza del momento e della dittatura nazifascista di cui conservare memoria, «Il giardino» punta sulla nostalgia e gli entusiasmi di un'età che vuole vivere il presente, sentendo su di sè un destino di fine che permea una società borghese incosciente, prima che la guerra arrivi a distruggere tutto, e la protagonista Micol venga deportata in Germania.
Tema centrale di Bassani è quello della «diversità, una diversità che è certo quella dell'identità ebraica, ma che ha il merito di sapersi allargare anche a una valenza etica di universale dolore esistenziale, specie nel confronto col male della storia.
Esemplare per questa sua poetica, oltre a "Gli occhiali d'oro" in cui affronta il tema dell'omosessualità nel 1958, proprio per la delusione delle speranze postbelliche in cui matura anche un 'idea di impotenza e di morte come unica liberazione, è quindi UN ROMANZo come "L'airone", chiuso dal suicidio del protagonista.
Gli altri suoi libri di narrativa sono "Dietro la porta" e "L'odore del fieno" e quasi tutti vennero da lui pubblicati nel 1974 in un unico volume sotto il titolo "Il ROMANZo di Ferrara". A questo si aggiungono raccolte di versi e intervernti critici. Tutto il suo lavoro è da poco stato riunito in un Meridiano Mondadori a cura di Cotroneo.

quotidianonet.ilsole24ore.com

 

 

CNN - Lo scrittore Giorgio Bassani è morto stamattina nel reparto di medicina "Bassi" all'ospedale S.Camillo, a Roma. Aveva 84 anni ed era gravemente malato.

Bassani era una delle figure più rappresentative della letteratura italiana del secondo Novecento, quella formatasi sotto il fascismo e che ha aiutato la crescita della nuova identità del paese dopo la Liberazione. Nato a Bologna il 4 marzo 1916, di famiglia ebraica, Bassani studiò con Longhi e Calcaterra e nel '43 fu arrestato come partigiano e ebreo. Al gran pubblico è noto specie per IL ROMANZo Il giardino dei Finzi Contini del 1962, anche per l'omonimo film di De Sica.

Davanti alla morte dello scrittore, la prima moglie Valeria Sinigallia e l'attuale compagna, l'insegnante americana Portia Prebys hanno messo da parte i contrasti giudiziari che le opponevano da anni. Al momento della morte, entrambe era vicino a lui, insieme ai due figli avuti con la prima moglie e ad un fratello. Al fianco dello scrittore c'era anche un rabbino. Le condizioni respiratorie e cardiache di Bassani, hanno precisato dall'ospedale, si erano aggravate negli ultimi giorni a causa dell'insorgere di una broncopolmonite. Dalle 8 di stamane lo scrittore è entrato in coma e la sua morte, spiega il prof. Gasparro, "è stata serena, come se stesse dormendo". Verso le 12, scrittore è stato esposto nella camera mortuaria del S. Camillo e i familiari sono stati scortati da una guardia giurata per evitare il contatto con i giornalisti. "Vogliamo vivere il nostro dolore in silenzio - hanno chiesto i familiari ai medici - fuori dai clamori"

da italian.vassar.edu/

 

 

 

libri di giorgio bassani

BOL - IBS - LIBRIMONDADORI - WIKIPEDIA



ROMANZO DI FERRARA
Man mano che procedevo nella scrittura del Romanzo di Ferrara - diceva - ho sempre trovato negli israeliti italiani e ferraresi in particolare dei nemici.
La vera tragedia degli ebrei italiani, e nessuno lo aveva mai detto veramente, è stata quella di finire a Buchenwald e ad Auschwitz pur essendo stati, per la maggior parte, amici dei fascisti.
Il rabbino di Ferrara e gli altri erano grandi amici di Italo Balbo”, aveva ricordato lo scrittore ferrarese. Spiegando anche di essere stato
“l’unico scrittore al mondo ad aver scritto sugli omosessuali senza mai esserlo stato”, parlando del suo libro ‘Gli occhiali d’oro’ e del suo Romanzo di Ferrara, con le cinque storie ricche di riferimenti alla comunità ebraica cittadina. “Non è un vanto di tipo psicologico, si tratta di orgoglio di scrittore e per la prima volta il problema degli ebrei e quello degli omosessuali sono stati affrontati senza alcun atteggiamento di parte con totale chiarezza”, sottolineava Bassani.

poesia.blog.rainews24.it - 2011



 

BASSANI Giorgio   l'airone        

Una tragedia moderna scandita in quattro tempi nella suggestiva scelta di un impianto narrativo articolato su unità di luogo, di tempo. d'azione; lo sfondo nebbioso ed incerto della bassa padana in una giornata dell'inverno del '47; un lento viaggio nello spazio, nell'interna ed esterna cadenza temporale (ossessivo il richiamo dell'orologio) a verificare ogni volta una fatale "difficulté d'etre", una genetica e storica estraneità, l'impossibilità a vivere: questi alcuni temi dell'Airone, libro che suggella la complessa unità DEL ROMANZo di Ferrara. La borghesia israelitica ferrarese, da sempre al centro del narrare di Bassani, trova in Edgardo Limentani l'ultimo dei suoi disincantati protagonisti, venuto anch'egli, al pari di tutti gli altri, come da lontano, dal pozzo di un passato che ha cangiato ogni normalità in paradosso e in grottesco squallore. La distanza tra sé e le cose (che sono pure desolato correlativo della crisi d'identità, dell'angoscia) si acuisce nel 'freddo" atmosferico e sentimentale di un viaggio, di un distacco destinato a trovare nella morte l'unico salvataggio possibile della vitalità perduta. Alla fine del ,' lungo corridoio ', (trasposta metafora della vita, della coscienza), nell'immobile e sicura eternità mortuaria, Edgardo potrà identificarsi con l'Airone, buffa, splendida bestia, inutile, irrilevante e leggera che acquista senso solo al di là del cristallo di una bottega di impagliatore d'uccelli. Cosi, appoggiando la fronte al vetro, rompendo ogni diaframma separante, sognando di trovarsi tra i morti, Edgardo potrà per un attimo essere felice. Intorno taceranno i fastidiosi rumori della vita, e avrà decisione, gesto (la ferma idea del suicidio), quel dirsi interno del protagonista che sempre, comunque, sia pur in forme diverse, aveva sovrastato ogni altro clamore. lì monologo silenzioso porta inesorabile verso il colpo di fucile significativamente evaso nella battuta di caccia, in quella palude dove la vita era passata accanto con disperata violenza o con patetica fragilità, proprio sul punto di perdersi.
Anna Dolfi   -     thanatos.it

 

 

GIORGIO BASSANI - DIETRO LA PORTA      Sono stato molte volte infelice, nella mia vita, da bambino, da ragazzo, da giovane, da uomo fatto; molte volte, se ci ripenso, ho toccato quel che si dice il fondo della disperazione. E tuttavia ricordo pochi periodi piú neri, per me, dei mesi di scuola fra l'ottobre del 1929 e il giugno del '30, quando facevo la prima liceo       Ricordo tuttavia pochi periodi più neri, per me, dei mesi di scuola fra l’ottobre del 1929 e il giugno del ’30, quando facevo la prima liceo. […] Fin dai primi giorni mi ero sentito spaesato… […] Non mi piaceva l’aula dove ci avevano messi, posta a termine di un tetro corridoio […] Non mi piacevano i nuovi insegnanti, dai modi distaccati e ironici che scoraggiavano ogni confidenza […]. Non mi piacevano i nuovi compagni provenienti dalla quinta A ai quali noi della B eravamo stati aggiunti, diversissimi da noi, mi pareva, forse più bravi, più belli, appartenenti forse a famiglie miglior delle nostre: estranei, insomma, irrimediabilmente.”   Incomincia così Dietro la porta il quarto libro DEL ROMANZo di Ferrara, quello in cui si racconta un intero anno scolastico, dall’inizio alla fine: il titolo si riferisce al dialogo che l’io narrante (lo stesso Bassani) ascolta, non visto, mentre i suoi migliori amici ne dicono di cotte di crude sul suo conto.    Ed ecco spiegata la malinconia, il disagio, l’insofferenza illustrata con le prime battute DEL ROMANZo , scritto in flashback, insieme a tutte le altre circostanze che segnano in negativo l’inizio di questo anno scolastico: fra le altre, la perdita del compagno di banco ed amico-complice-sostegno di sempre: Otello, bocciato curiosamente in una sola materia, la lingua inglese, che per quei tempi e per un liceo classico non rivestiva certo un ruolo di primissimo piano.
scuolaer.it
www.einaudi.it/

 

 

BASSANI Giorgio   gli occhiali d'oro
Athos Fadigati è un medico appartenente all'agiata borghesia ferrarese che vede rovinosamente diminuire il suo prestigio a mano a mano che tra la sua clientela si diffondono le voci di una sua presunta omosessualità. lì medico finisce lentamente per identificarsi nel ruolo che gli è stato assegnato, tino all'estrema esclusione dalla società con il suicidio. Ne "Gli occhiali d'oro", ROMANZo pubblicato nel 1958, Giorgio Bassani descrive la condizione di solitudine del protagonista, scelto come capro espiatorio del male e della violenza, evidenziando la continua opposizione tra la vita e la morte, tra falso e vero e, nello stesso tempo, la loro contiguità.

thanatos.it

 

GLI OCCHIALI D'ORO
Costanti tematiche e strutturali percorrono la narrativa di Giorgio Bassani e fanno del " ROMANZo di Ferrara" un'opera unitaria, coerente, sigillata in una conclusione esemplare, tesa a uno stesso mondo e a una stessa ricerca benché articolata e diversificata in più libri.

Gli occhiali d'oro svolgono in questo iter d'autore un ruolo essenziale.

E non solo perché Bassani, per la prima volta, pensò a una storia che avesse lo spazio, il respiro, l'autonomia DEL ROMANZo , ma perché con l'apparizione dell'io protagonista - novità dominante del libro - il " ROMANZo di Ferrara" cominciò a fondersi, a prospettare la propria  durata, a configurarsi non solo come entità narrativa ma lirica. Dentro le mura aveva offerto della città  padana soprattutto l'ambiente, la scena, le vicende; l'autore aveva osservato dall'esterno i personaggi muoversi su un palcoscenico ove la vita era ricostruita dal suo rigore di storico capace di conoscere e accettare l'impenetrabilità dei sentimenti umani ma non l'imprevidibilità, l'intima contraddittorietà del destino. Gli occhiali d'oro proprio in quest'ultima direzione andranno più avanti: l'introduzione dell'io muta le distanze, intreccia le prospettive, il tempo si incontra e divarica significativamente da quello della biografia, la coralità e il raccontare oggettivo lasciano luogo a un esplicito coinvolgimento di lettura. Si intensificano allora i dialoghi, il libro lascia spazio anche ai piccoli momenti presenti, mentre si scopre il volto borghese, conformista della città e dei suoi abitanti e il motivo dell'esclusione, già altrove felicemente esperito,  si fonde e si riversa, sullo sfondo di tragedie individuali e storiche, nei due grandi  temi decadenti dell'omosessualità e dell'ebraismo, utilizzati da Bassani, senza partecipazione politico-ideologica, solo come strumenti per qualificare in una realtà storica precisa le modalità diverse dall'emarginazione, i confini convenzionali e sociali della normalità, l'oscillazione e il dramma di un'identità che può acquietarsi e riconoscersi soltanto  nella fusione e nell'inserimento nel mondo, pur crudele, degli altri. Racconto di clamorose  e sofferte diversità. "Gli occhiali d'oro" sono la storia di una ricerca e di un tentativo di uguaglianza destinati a fallire, l'invito a una tolleranza successiva che nasca  dall'aver visto dovunque responsabilità l'intermittente parabola di un'ansia di normalità  vissuta proprio nel periodo fascista, quando sugli echi della musica, del Tristano wagneriano, più volte ricorrenti nel libro, già si profilavano il clamore e il silenzio dell'eccidio bellico.

http://baruffi.ceva.infosys.it/5b/bassani/occhiali.htm

 

 

 

 mondadori   capitolo 2 

non lo sai? mi risulta che il dottor fadigati è....

capitolo 18    

noto professionista ferrarese annegato

nelle acque del po presso pontelagoscuro   

... non parlava affatto di suicidio ma secondo

lo stile dei tempi soltanto di disgrazia...

 

   2006  -   MORTO PHILIPPE NOIRET - MAGISTRALE DR. FADIGATI DE GLI OCCHIALI D'ORO - 1987   

 

 

 omosessualità e fascismo

Il "reato" di omosessualità in Italia dal 1861 al fascismo. La questione omosessuale nell’Italia unificata (1861)

non è mai stata oggetto di interesse particolare per la giurisprudenza tanto da istituire uno specifico reato,

cosa che invece avveniva in altri paesi dove vi era espresso riferimento nei codici penali...
www.gayroma.it/13gennaio2005d.asp

http://www.oliari.com/fascismo/fascismo-goretti.html 

http://it.wikipedia.org/wiki/Omosessualit%C3%A0

 

 

1940 Giacomo Marchi

pseudonimo di Giorgio Bassani durante la vigenza delle leggi razziali

 

 


Il Giardino dei Finzi-Contini    recensione   ..... La peculiarità di questo libro è la fusione di elementi decadenti e elementi neorealisti, dove l'elegia decadente filtra le vicende dell'Italia fascista e delle leggi razziali; l'oggettività del racconto lascia spazio a un io narrante che racconta la sua storia mediata attraverso il suo animo e la sua memoria, che dilata i periodi per lei più significativi relegando in poche righe o addirittura omettendo ciò che non è funzionale al ricordo; l'operazione di denuncia degli orrori della guerra non è quella compiuta negli altri ROMANZI neorealisti, dove i fatti sono brutalmente e oggettivamente enunciati per una funzione catartica, ma l'orrore delle leggi razziali è celato in tutto il libro, e si mostra per un attimo al lettore nelle due pagine dell'epilogo, dove l'"età fiorita" e il tempo della memoria lasciano posto allo stupro dell'intimo e ad un brusco elenco di morti. In questo modo la denuncia sicuramente non è più immediata di quella delle altre opere neorealiste, ma, a distanza di quarant'anni, più sottile e profonda.
http://skuola.studentville.it

 

 

GIARDINO FINZI CONTINI
La storia che viene raccontata è quella di una famiglia ebrea che dimostra fin dalle prime pagine la vocazione alla solitudine e per questo vive separata dal resto del mondo in una grande casa circondata da uno splendido e antico giardino da cui IL ROMANZo prende il titolo. Il giardino ha dunque sul ROMANZo una profonda valenza simbolica, infatti l'alto muro che lo circonda rappresenta la volontà dei Finzi-Contini di proteggersi, di opporsi in qualche modo a un destino di persecuzioni che, per gli ebrei, è sempre incombente. Isolarsi, ribadire la propria . diversità. intellettuale e di comportamento, della stessa comunità israelitica, è per loro l. unico modo possibile per non condividerne le sorti, per riaffermare una separatezza che purtroppo, al momento cruciale, verrà vanificata dall. appartenenza . alla razza. , unico dato che interessa i persecutori. All. interno del parco, dove la vita scorre tra partite di tennis, passeggiate e discussioni la Storia, con i suoi terribili fatti, non entrano se non marginalmente. Anche Micol rifiuta l. amore proprio per non allontanarsi dalla sicurezza che offrono la famiglia e la casa.  Al di là di questo nel ROMANZo sono presenti diversi piani di indagine e ciò induce il lettore a diverse prospettive di lettura. Può essere considerato un racconto memoriale dove la storia . pubblica. si interseca con la storia . privata. e la travolge inesorabilmente fino alla completa dissoluzione di quest. ultima, a cui si unisce una struggente nostalgia di ciò che poteva essere e non è stato. Oppure può essere letto come UN ROMANZo dell'ebraicità al momento delle leggi razziali fasciste, come UN ROMANZo di formazione del protagonista che diventa adulto attraverso le amare lezioni di vita e della storia o anche IL ROMANZo di una città che viene amorevolmente descritta in tutti i suoi aspetti. Su tutto però domina la morte, simbolicamente rappresentata dalla tomba, sia nell. esordio iniziale della necropoli etrusca di Cerveteri che dalle tombe della famiglia Finzi-Contini.  

http://progetti.webscuola.tin.it/progetti2000/250/schedafinzi-contini.html


 

FINZI CONTINI

Gran parte della critica ha valutato con contrarietà l'eccesso di sentimentalismo con cui De Sica ha avvolto la parte finale del film, sopraffatta da un commovente patetismo strappalacrime. Se è indiscutibile che il regista abbia ecceduto in trasporto lirico ed abbia pure risolto in modo discutibile il passaggio narrativo della scoperta notturna da parte di Giorgio della relazione di Micol con Malnate (diventa realtà quella che nel ROMANZo è una pura ipotesi per spiegare a se stesso le ragioni del rifiuto di Micol), gli va riconosciuto di aver comunque tentato di ricostruire l'atmosfera elegiaca, da riaffiorare crepuscolare della memoria, della pagina bassaniana attraverso l'uso del flou e di morbide tonalità di luce e di colore (specie nelle riprese all'interno del giardino e nei flashback adolescenziali), che sospendono le immagini in un'incantata e irreale lontananza.

VALUTAZIONE CRITICA.

Il giardino dei Finzi-Contini è un film dalla storia insieme travagliata e gloriosa. Se da una parte, infatti, lo scrittore Giorgio Bassani ritirò la propria adesione alla sceneggiatura per divergenze relative alle modalità di traduzione sullo schermo del suo ROMANZo , dall'altra la pellicola riscosse un grande successo di pubblico e prestigiosi riconoscimenti (Orso d'oro al festival di Berlino e Oscar come miglior film straniero).
tellusfolio.it


 

       2004   -   muore la sorella eugenia detta jenny - ispiratrice de ' il giardino dei finzi contini       '

DAL 2012 IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI DIVENTA ANCHE AUDIOLIBRO

 

 

 

 

 

gli occhi di un testimone italiano - lucera 2005

 

 

 

 

LA FAMIGLIA DI G. BASSANI CONCEDE LA PUBBLICAZIONE PER LA  PRIMA VOLTA DI TRE QUADERNI MANOSCRITTI TRA IL 1941 ED IL 1944 QUANDO ERA A FERRARA POI A ROMA ED A NAPOLI  - SI TRATTA DI APPUNTI -  BREVI PROSE - POESIE ETC.

2006

RITROVATA SCENEGGIATURA FILM PROMESSI SPOSI
Negli anni Cinquanta Giorgio Bassani progetto' un film su sollecitazione dello scrittore-regista Mario Soldati. L'inedito lavoro dello scrittore ferrarese, che poi non divenne mai un film, e' stato recentemente ritrovato dalla figlia Paola .... La sceneggiatura cinematografica finora considerata dispersa e percio' diventata leggendaria, e' stata ora pubblicata con il titolo ''I Promessi Sposi. Un esperimento'' ..
adnkronos - 2007

Caffè Castello - quaderni inediti e Cinque Storie Ferraresi  -  presente Paola Bassani
Fondazione Carife   -  Liceo Classico Ariosto e Melbookstore    -    Fondazione Giorgio Bassani
ott 2007

all'asta

carteggio di grande rilievo storico-letterario che Giorgio Bassani intrattenne con Elio Vittorini tra il settembre 1942 e il febbraio 1943. Il carteggio tra i due scrittori e' costituito da otto lettere con una stima iniziale di 3.000 euro.  significativa inedita documentazione sugli esordi dell'attivita' letteraria e editoriale e sulle sue relazioni con Vittorini del grande scrittore di Ferrara.
adnkronos nov 2008

Eredità Bassani -  assolta l'ex convivente dello scrittore
Assolta perché il fatto non sussiste. E' finito così il processo per l'eredità dello scrittore Giorgio Bassani, morto a 84 anni il 13 aprile del 2000. Sul banco degli imputati l'ex convivente dell'autore, la statunitense Anna Portia Prebys. I figli dello scrittore, Enrico e Paola, l'avevano accusata di essere impossessata indebitamente di alcuni beni del padre. Dopo dieci anni di peripezie processuali la signora Prebys è stata assolta con la formula più ampia. ......... non si può neanche escludere "anche per il ventennale rapporto di amore e convivenza" che legò la coppia, che Bassani "abbia donato le sue creazioni" e d'altra parte "nessuna prova è stata offerta dal pm o dalle parti civili della appartenenza esclusiva al Bassani" di tali opere.
APCOM - notizie.virgilio.it - 2010

 

 

***

 

 

Giornate bassaniane “per una memoria viva”
Ferrara ricorda il decennale della morte  - 2010

rose “Bella Ciao”

in ricordo della lotta comune che uomini di azione e di cultura

sostennero per l’affermazione di eguaglianza giustizia e pace
Bella Ciao rosa hybrid tea stelo lungo dal fiore turbinato profumato color rosso porpora ibrido

di Giulio Pántoli partigiano e coltivatore di rose ad onore del canto omonimo evocatore di libertà

 

 

speciale annullo postale

su richiesta di ARCH’è Associazione Culturale Nereo Alfieri
estense.com - 2010

 

L'università di Ferrara rende omaggio al grande scrittore ferrarese

con una mostra dedicata  alla sua vita e alla sua opera che raccoglierà foto, lettere, oggetti, libri e manoscritti
La mostra, dedicata alla vita dello scrittore e alla sua opera, è articolata in sezioni fotografiche e didascaliche

che spaziano nei molteplici ambiti del suo mondo e della prolifica e variegata attività artistica e culturale dello

scrittore. Giorgio Bassani, con la sua penna, con i suoi scritti e le sue opere tanto ha donato alla città

e alla letteratura contemporanea.
ilrestodelcarlino.it - 2010

 

 

ITALIA NOSTRA  ISTITUISCE IL  PREMIO BIENNALE  GIORNALISTICO

DEDICATO A GIORGIO BASSANI  per l'impegno da lui dimostrato verso l'ambiente  
la presidente di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino annuncia che il premio

sara' destinato a un giornalista/scrittore che si sia distinto nelle battaglie

per la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio
adnkronos - 2010

 

 

 


 

 

       iniziativa nata negli anni 2004-2005

     con eventi a

roma 2004-5 -  parigi 2006 -  montreal 2008

      newyork  2009  -  ferrara  bologna codigoro  2010  -  cento 2011

                                                       

 

 

 

 

 

 


Non piangere
Non piangere compagno
se m’hai trovato qui steso.
Vedi non ho più peso
in me di sangue.
Mi lagno di quest’ombra
che mi sale
dal ventre pallido al cuore,
inaridito fiore
d’indifferenza mortale.
Portami fuori amico,
al sole che scalda la piazza
al vento celeste che spazza
il mio golfo infinito.
Concedimi la pace dell’aria

fa che io bruci
ostia candida

brace persa nel sonno della luce.
Lascia così che dorma
fermento piano
una mite cosa sono
un calmo e lento

CIELO IN ME SI RIPOSA.

 GB
poesia dedicata  dalla citta di ferrara alla morte di michelangelo antonioni

ago 2007

 

 

IL DELTA DEL PO
Tese l’orecchio. Silenzio. Soltanto gridi lontani di uccelli invisibili. …
Vedeva, là, ai limiti del piatto territorio di acque e di isolotti attraverso il quale era venuto…
A destra, dalla parte del Po Grande e dalla sua foce, la buia massa del bosco della Mesola: a sinistra, le vuote distese della valle nuova e della altre valli…

l'airone - 1999

 

 

 

 

 

 

Verso Ferrara
È a quest’ora che vanno per calde erbe infinite
verso Ferrara gli ultimi treni, con fischi lenti
salutano la sera, affondano indolenti
nel sonno che via via là spegne pievi rosse, turrite

Dai finestrini aperti l’alcool delle marcite
entra un po’ a velare il lustro delle povere panche.
Dei poveri amanti in maglia scioglie le dita stanche,
fa deserte di baci le labbra inaridite.
1939-1945 Storie dei poveri amanti
claudio cazzola - www.cronacacomune.it

 

 

 

 

 

 

 

                

links

http://video.google.it/videosearch?q=GIORGIO+BASSANI&hl=it&sitesearch=#      ViDEO

http://www.italialibri.net/autori/bassanig.html

http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/bassani.htm

http://www.comune.codigoro.fe.it/bassani/fondazione.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Bassani

http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=83&biografia=Giorgio+Bassani

http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_bassani.htm 

http://www.italialibri.net/opere/giardinodeifinzicontini.html recensione

 

 

 

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