Mari ella Mehr

 

con le poesie

io parlo della mia tristezza

perché non c’è solo la Mariella che è furiosa

 che è sempre sul punto di saltare

 c’è anche la Mariella che è triste

 

 

zurigo 27 dicembre 1947

 

Cosa ne so del mio giorno
quando prende il largo
senza giornale di bordo ?

widerwelten - trad anna ruchat
http://de.wikipedia.org/wiki/Mariella_Mehr  tedesco

 https://it.wikipedia.org/wiki/Mariella_Mehr  

http://sconfinamento.wordpress.com/zingaresca/un-urlo

http://youtu.be/LPvLugSITYM  -  festival letteratura mantova 2006

https://youtu.be/k5ig98UJ6rk  - poetitaly  2015

http://youtu.be/CGvFRDM_3DU  - mio angelo di cenere -  di fabio turchetti  - teatro

http://youtu.be/R3nyNMemIYg  - vita  mia parla - sterminio scientifico

 

*

 

Per tutti i Rom, Sinti e Jenische,      per tutte le ebree e gli ebrei,
per gli uccisi di ieri e per quelli di domani


Non c'era mare ai nostri piedI
anzi gli siamo
sfuggiti a malapena
quando  le disgrazie

si dice

non vengono mai sole
il cielo d'acciaio ci incatenò il cuore
Abbiamo pianto invano le nostre madri
davanti ai patiboli
e ricoperto i bambini morti con fiori di mandorlo
per scaldarli nel sonno

il lungo sonno
Nelle notti nere ci disseminano
per poi strappare noi posteri alla terra
nelle prime ore del mattino
Ancora nel sonno ti cerco

erba selvatica e menta
chiuditi occhio ti dico
e che tu non debba mai vedere i loro volti
quando le mani diventano pietra
Per questo l'erba selvatica la menta
Ti stanno leggere sulla fronte
quando arrivano i mietitori

 

 

 

 

con i piedi del chissàquando
per strade del chissàquando
fiocchi di neve
sulla balaustra del silenzio
rilassato sentiero del sogno
la salita alla luna
fiancheggia una risata dell’eterno
luce corrotta
e piange lacrime
icaro
lacrime
mio fratello di latte
che abiti come me
tra i rami sottili
del tempo
la mia parola si deforma
e diventa mano della luna
nastro il tuo
orecchio dell’anima
un canto vasto come la notte

 

 

 

Vergogna testimonia
la tua bocca serrata
quella unica, indenne .
Che precipita giù con te .
Nessuna parola ti toglie .
Nessuna parola divide
perché ogni parte possa essere portata per sé e sia
di qualche secondo più leggera.
- Madre, vedi, tua figlia sfiancata
dall'odio, quello a mezzo volto
in una notte che continua a trasformarsi
piena di uno spavento di numeri, innumerabile -
Notte riempie la mia bocca
notte privata di parole
secoli di difficoltà
il piatto della bilancia di Dio fattosi pietra
- pietra, che attraverso la cruna dell'ago
porta alla follia -
La Fuga di Morte di Celan ancora nella terra di nessuno
ancora la fiamma divampa, nutrita
dall' ultimo respiro dei nostri
antenati, da tempo ha preso di mira quelli
come me e come te.
Nuoti con la vergogna
su verso i mari delle lacrime ?
Nuoti o muori, quando la tua mano
- troppo tardi e controcorrente come tutta la storia -
dovrebbe chiudersi a pugno?
Vergogna .
Quest' ultima parola rimasta si mescola per
sempre alla carne disabitata
trafitta da lame sorde .

lapoesiaelospirito.wordpress.com
rebstein.wordpress.com
alessandrocanzian.wordpress.com
sconfinamenti.splinder.com

 

 

 

ROM  - NOMADI PERCHE' NESSUNO LI VOLEVA

Rom in Europa           Lom in Armenia          Dom in Medio Oriente.

 

ROM 

Esistono varie teorie per definire il significato della parola   „zingaro”   che secondo le fonti più diffuse deriva dal termine bizantino  „atsiganoi”  e ha il significato di “intoccabili”. Probabilmente agli zingari venne attribuito questo nome per indicare il loro stato di non appartenenti a nessuna casta.     Appellativi come  „Gitanos” in spagnolo e  „Gypsies”  in inglese indicano una presupposta provenienza dall’ Egitto.    In realtà, gli zingari sono riconducibili all’ India, precisamente al nord di questo paese.        La loro lingua, il ròmani,  contiene infatti numerosi riferimenti alla lingua indiana e ne rappresenta la prova più costante.      Altri influssi linguistici derivano dal persiano e dall’ armeno in quanto i primi spostamenti avvennero attraversando queste regioni.    

mariellamehr.com

http://digilander.libero.it/vocidalsilenzio/ilmondodeirom.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Zingaro

Zigani Gitanos Gypsies Cigány ...  la cui denominazione corretta è Rom o meglio Rhom per la maggior parte dei gruppi oppure Sinti per altre comunità ...   Il significato del termine "rom" è "uomo"  e c'è soltanto un'altra lingua in cui questa parola aveva lo stesso significato: l'antico egizio.

www.imninalu.net/Romsinti.htm

 

 

 

 

   GRAMMATICA   

   kon = chi?   /   so = cosa   /   sawo = quale/I?   /   kítschi = quanto?   /   kána = quando?  

vurdon.it/eftawagari_02.htm 

  

 

MASCHILE

FEMMINILE

PLURALE   M/F

MIO/-A/-EI/-E

mur

mri

mre

TUO/-A/-EI/-E

tur

tri

tre

SUO/-A/-OI/-E   (di lui)

léskro

léskri

léskre

SUO/-A/-OI/-E   (di lei)

lákro

lákri

lákre

NOSTRO/-A/-I/-E

améngro

améngri

améngre

VOSTRO/-A/-I/-E

tuméngro

tuméngri

tuméngre

LORO

léngro

léngri

léngre

 

      UN POPOLO SCONOSCIUTO - GLI ZINGARI     

in europa si spostano circa 7.000.000/8.500.000 rom    -     marco cagol 

si conosce poco della loro storia e della loro cultura ..

Sinti e Rom da lungo tempo vivono da noi nel Sudtirolo ..     

gfbv.it

 

     storia e cultura del popolo rom    

antonello mangano  

Rom in Europa, Lom in Armenia, Dom in Medio Oriente.  E' il nome con cui i popoli Zingari designano se stessi. 

L'origine della parola è indiana:  il significato è quello di "uomo" in particolare "uomo libero".
terrelibere.it

 

 

 

   non mi interessa far parte di una razza  

   siamo prima di tutto esseri umani  

 

 

 

FRANCAIS

 

Quand il n'y a pas de lieu,
le mot se nourrit de la montagne immuable.
Phrase après phrase, désespérément,
ma Babylone.
Seule se tait la blessure par le dard.

 

Je demande s'il y a
d'autres lieux, mon ami, et s'il
viendra un autre printemps;
les arbres clairs,
les heures intactes,
le rosier replié
sur son éveil.

 

A l'ultime tempête de neige, mon ami,
va me cueillir une branche de gui, et
sème sur mon front une dernière pincée d'hiver.

Puis, mon ami, apporte
à la montagne entamée
mon sang vagabond.
Qu'elle veuille bien
me pardonner
avant que l'aurore ne vienne.

mariella mehr

 

DEUTSCH

...
Nach neuen Orten
frag ich, Freund, und ob ein
andrer Frühling käme;
die Bäume hell,
die Stunden unverbraucht,
der Rosenstrauch vertieft
in sein Erwachen.

...


rom

...
Pala e thana neve,
pucav me, amala, avela vadže
jek nevo nilaj;
E kaSta dudvale,
e sahata biastarde,
e ruže ispiden pe
an piro džungadipe.

...

www.culturactif.ch/poesie/mehr.htm#fran

Traduction en frangais : Monique Laederach
Messages de l'exil

www.culturactif.ch/poesie/carnet.htm

 

 


Mariella Mehr
Autrice di numerosi  ROMANZI, quattro raccolte di poesia e diverse opere  teatrali, Mariella Mehr è nata a Zurigo nel 1947, da madre zingara di  ceppo Jenische e vive da molti anni in Toscana. Vittima dell’opera Kinder der Landstrasse (Bambini di strada), la Mehr è stata tolta alla madre nella primissima infanzia, lasciata in custodia a  famiglie affidatarie, orfanotrofi, istituti psichiatrici, ha subito violenze,  elettroshock, e a 18 anni, come era accaduto a sua madre, le hanno tolto  il figlio. La Mehr ha fatto della denuncia della persecuzione del suo  popolo in Svizzera (un fenomeno di cui si sapeva pochissimo fino alla  fine degli anni Ottanta) il centro della propria scrittura.

Dapprima in un libro, Kinder der Landstrasse, che raccoglie tra l’altro la documentazione che la riguarda (atti giudiziari, perizie psichiatriche, ecc.), poi nella trilogia della violenza che comprende Daskind (sicuramente il più forte, il più duro e anche nella scrittura il più acuto dei tre, ricorda per potenza espressiva Il grande quaderno di Agota Kristof), Brandzauber (tradotto in italiano con il titolo Il Marchio da Tufani) e Angeklagt (Sotto accusa, in uscita presso le edizioni Effigie).
È da questa esperienza di sradicamento, segregazione e colpevolizzazione che nascono tutte le opere della Mehr.

festivaletteratura.it

.

MM appartenente agli jenisch terza comunità in ordine di importanza numerica tra i gruppi nomadi in Europa - è nota per l'impegno a difesa delle minoranze e degli emarginati.

Mariella Mehr

come altri 600 bambini, è stata così sottratta con forza alla propria famiglia. Richiusa prima in istituti per l´infanzia, poi in ospedali psichiatrici e in prigione e, infine, affidata a una famiglia svizzera. Le è stato proibito di rivedere sua madre. Ha subito violenze, elettroshock. A 18 anni le è stato tolto il proprio figlio.
Il metodo della fondazione Pro-Juventute era quindi quello di combattere il nomadismo sottraendo sistematicamente i figli jenisch ai propri genitori, cancellando ogni traccia della loro identità e origine.
Ma, assieme ad altre madri jenisch e con l´aiuto di alcuni giornalisti svizzeri, Mariella Mehr ha denunciato le attività illegali della Pro-Juventute facendo così scoppiare uno scandalo che ha portato, nel 1973, alla sospensione del programma. Tuttavia, la Confederazione svizzera ammetterà le proprie responsabilità politiche e morali solamente nel 1987.

amisnet.org

come tanti altri figli del "popolo errante" Jenisch, popolo vittima della persecuzione nazista che si è poi prolungata attraverso la persecuzione del suo popolo in Svizzera - il famigerato programma "Kinder der Landstrasse", del quale poco o niente si sapeva fino a una ventina di anni fa - fu tolta alla madre nella primissima infanzia, passata per famiglie affidatarie, orfanotrofi e istituti psichiatrici, è stata soggetta a violenze di ogni genere, compreso l'elettroshock, e, come già successo a sua madre, a diciotto anni l'hanno sterilizzata e le hanno tolto il figlio.

piacenza24.eu

Mariella Mehr

è nata a Zurigo il 27 dicembre 1947 da una famiglia rom alla quale è stata strappata per essere allevata in vari collegi svizzeri.

Nel 1996 si è stabilita in Toscana dove tuttora vive a Lucignano Arezzo in val di Chiana con il compagno Ulli Ellemberger.

La sua letteratura è considerata una lotta permanente contro la discriminazione, il razzismo e l’intolleranza. Per raggiungere questo scopo utilizza uno stile particolare, violento, estremo che colpisce le coscienze e non ci lascia indifferenti.
tufani.it - it.wikipedia.org

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Mariella Mehr

è stata una delle oltre seicento piccole vittime strappate alle famiglie dall’associazione   'Pro Juventute'   che nella Svizzera del dopoguerra portava via agli zingari i loro figli e li rinchiudeva in istituti per   “rieducarli”     dicendo ai bambini che i loro genitori erano morti.
I piccoli zingari venivano affidati a contadini, e molte ragazze venivano sterilizzate.     Solo verso la fine degli anni Sessanta i rom e gli zingari crearono in Svizzera un’associazione e iniziarono una lotta giuridica e politica che portò alla chiusura della “Pro Juventute”   e solo nel 1986 il presidente della Confederazione Elvetica ha chiesto pubblicamente scusa ai rom.         Alla sua storia, e al percorso psicoterapeutico che le ha permesso di uscire dalla follia in cui era precipitata, Mariella Mehr ha dedicato il libro   Labambina  ... in cui ricostruisce una storia fatta di violenze: la piccola viene rinchiusa al buio e picchiata per la sua paura, subisce le “viscide attenzioni” del padre affidatario, la violenza carnale di un medico, elettroshock e terapie chimiche, mentre viene indicata come un caso disperato ed emblematico di una razza geneticamente tarata ...

david fiesoli - espresso.repubblica.it

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Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - film : Dove Cadono Le Ombre - ispirato alla trilogia della violenza di mariella mehr - 2017

Ho conosciuto questa storia attraverso la scrittrice e poetessa di origini Jenish, Mariella Mehr.    La sua è la testimonianza vivente di un’infanzia stroncata dal pregiudizio. Dai suoi racconti da vittima di quell’assurdo programma di eugenetica realizzato dal Governo svizzero, ho tratto l’idea di tradurre in un film e non in documentario questa storia, con la speranza che un film di finzione potesse arrivare ad un pubblico maggiore e quindi far conoscere questa vicenda a più persone.   - valentina pedicini
tiziana protopapa - leccenews24.it -2017

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facebook.com/rai3tv - rai3 - intervista di gad lerner - 2018

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Credo che oggi le troppe storie di vittime

stiano rendendo le persone insensibilI


2014

OGNUNO INCATENATO ALLA SUA ORA

2011

SAN COLOMBANO E ATTESA

2008

ACCUSATA

2006
Labambina

Notizie dall'esilio-Nachrichten aus dem Exil-Nevipe andar o exilo
2001
Il marchio
1995
Steinzeit. Silvio, Silvia, Silvana
it.wikipedia.org

unilibro.it

aiepeditore.net

 

 

 

 

 

 

ognuno incatenato alla sua ora

Mariella Mehr - coniugando Celan, Nelly Sachs e Artaud in una prospettiva di riscatto  - Notizie dall'esilio -  di laica redenzione  - La costellazione del lupo - o di lucido delirio - San Colombano e attesa - rimane strettamente legata, soprattutto nella produzione più recente, al cortocircuito verbale, alla 'Wortbildung' - la parola tedesca composta che diventa trampolino di lancio per l'invenzione -  cui segue la concatenazione sghemba dei versi, sempre inaspettata, provocatoria, materica e mai astratta o fine a sé stessa. Mariella Mehr arreda il suo universo linguistico come fosse un parco selvatico. Cosi la sua ricerca poetica approda a volte a una magia crudele  - 'Uno sguardo modesto / pieno di magia rumorosa, più terribile di qualunque ira' -  altre volte a un meticoloso esercizio speleologico tra le 'caverne dove, / vivono gli uomini di ghiaccio', altre a un'esplosione che tutto scuote nei 'crepacci del tempo', altre ancora in formule alchemiche rivolte alla carne e alle sue pause di gelo  - 'nell'amore / togliamoci / esausti il gelo / dai capelli' -  il tutto avvolto e travolto da una notte che inghiotte, restituisce e sottrae: s'insinua ovunque.

dalla prefazione di anna ruchat - einaudi.it - amazon.it - 2014

 

Come se l’amore fosse
di un blu cupo e sconcertante
lavato da tutti i temporali

.

Nell’amore
togliamoci
esausti il gelo
dai capelli

Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l'anima mia si apre
in una lingua straniera.
Luce, dico allora, luce di lupo
dico, e che non venga nessuno
a tagliarmi i capelli

 

Oft singt mir der Wolf im Blut
dann wird mir warm
in einer fremden Sprache.
Licht, sag ich dann, Wolfslicht,
sag ich, und das mir keiner komme,
das Haar zu schneiden

.

 

 

 

 

san colombano e attesa - San Colombano und Wartezeit

Quanto dolore può sopportare un essere umano? C’è una dose per ciascuno? Una quantità per la vita? Oltre quale soglia la persona si spezza? E come mai qualcuno si spezza producendo grande letteratura? Mariella Mehr, nata nel 1947, ha subìto nei primi anni di vita una vasta gamma di soprusi che l’hanno ferita per sempre nel corpo e nella psiche. La persecuzione degli zingari, gli jenische, in Svizzera, che spinge avanti l’ombra della shoah fin quasi all’inizio degli anni Ottanta, la investe in pieno: sua madre, lei, suo figlio, ne saranno vittime. Mariella si “salva” grazie all’attività politica e giornalistica e più tardi a quella letteraria. E tuttavia la “salvezza” non è guarigione, le ferite interne vengono continuamente stuzzicate, quelle “esterne” pesano sulla vita di ogni giorno. Nel gennaio e nell’ottobre del 2007 Mariella Mehr si trovava a San Colombano, in una clinica a una quarantina di minuti da Pavia per un tentativo di disintossicazione dall’alcol. Dei due soggiorni a San Colombano e del tempo di attesa tra l’uno e l’altro sono rimaste queste poesie. Duri promemoria di sofferenza. Lucide annotazioni strappate all’inaccettabile.

ibs.it  -   hoepli.it  -   2011

 

 

 

 

Wir sehen getrennt zur Welt
jeder an seine Stunde gekettet
unsere Hände berühren ein Gestern
zum wievielten Mal und ohne Folge?
Nebel verhüllt das entuferte Dort
Nebel legt sich auf meine Schulter
wird schwerer schwerer, wird zu Gestein.
Nur ein einziges erlauschtes Wort
möcht ich heraushaun und halten
es bliebe eine klaffende Wunde zurück
mir zum Trost ein Weg in den Morgen.
Reichte Hoffnung? Dann hofft mit mir
alle ihr Untergehenden.
Hoffe du auch
mein Herz
ein letztes Mal.

 

 

 

Stiamo separati di fronte al mondo
Ognuno incatenato alla sua ora
Le nostre mani toccano un ieri
Quante volte e senza conseguenze ?

Nebbia avvolge quel laggiù senza sponde
Nebbia si appoggia sulla mia spalla
Diventa pesante   più pesante   diventa pietra.
C’è una sola parola captata origliando
Che voglio cavare fuori e conservare
Perché resti indietro una ferita aperta
A mia consolazione  una via nel domani
Bastava la speranza ?  Allora sperate con me
tutti voi soccombenti.
Spera anche tu
mio cuore
un’ultima volta.

2005

 

 

 

 

 

Lascito per la costellazione del Natale
Un gioco dei quattro cantoni

perfettamente atroce
o una camicia di forza

particolarmente degenere
se si preferisce.
Un pezzo di presenza che ciondola

all’interno il cui
sostegno è la scure pronta

per il bambino dolce
E cerca di evitare il collo di Giano
gli scrittori e gli intrappolatori
Sette cittadini - e altri ancora
dicono di averlo sempre saputo
Eccoli i re magi
Borsa
Guerra
E marcescenza dell’anima


Troppo in alto sventoli la bandiera
sopra questa mezz’ora di mezza vita
Niente si spezza così
soltanto le stelle piangono sale
e i confini del linguaggio rimangono inattivi
non stimolati
questo andrebbe ancora fatto
Un incubo tocca il giorno
al quale andavo incontro
sognando la speranza
Ride male la donna degli incubi.
E io sono ancora selvaggina
di un’ipocrisia qualunque
E di una qualunque rabbia.


Dove mi spinga la tua rabbia
rosa canina non ha
importanza.
Un deserto di pietre lo so,
che nessuno ha baciato da tempi antichissimi
senza il garrito degli uccelli
variopinti sulla schiena.
Ingiurie nel regno
dei canti neri
assediato dall’imperdibile
silenzio di lotta.
Giornate dal volto sbieco
di notte piange una brocca di vino
con le stelle
perché la felicità è arrivata
e, transitando un passo
ha mentito alla vista
della tua mano di ardesia.
Ora piange anche lei.

C’è una parola
che confina con me da tempo
dirlo sarebbe piangere.
Insabbiata misera
sono diventata
un altro paese
cui non sono rimaste lacrime
il lutto muto
pallido inservibile per
le notti nere.
Troppo rapidamente
sparita nel trambusto
troppo debolmente misurata
per poter vivere
troppo pavida per superare delle prove.
Ora anche la bontà smarrita
spero vanamente nel paese
chissà i tempi cambiano
come gli esseri umani
può essere che un giorno
il mare mi trasformi
e viventi la mia ultima patria.
2007
Le poesie di Mariella Mehr sono un visionario, a volte allucinato grido di dolore sul confine della follia, un appello all’ascolto che non cerca consolazione nel linguaggio, ma usa la lama del paradosso per far emergere nei paesaggi, nei corpi, nel firmamento, i bagliori di un senso perduto, aprendo uno spiraglio sulla spietata ipoteca del quotidiano. Nel solco di Nelly Sachs e di Paul Celan, Mariella Mehr osserva sulla carta geografica del testo le cicatrici proprie e del suo popolo errante.
Ma lo spazio che vuole delimitare, lo scarto tra il linguaggio e un altrove che non la accoglie, via via e sempre più in questi ultimi testi, si chiude.
Straniera ovunque, Mariella pedina le ombre e non si stanca di affondare il coltello nella memoria di una persecuzione che, se non è stata come quella dei nazisti sterminio, ha però ottenuto la segregazione di intere generazioni, dei viandanti senza viaggio, dei genitori senza figli, dei figli senza radici.

anna ruchat   -    disp.let.uniroma1.it/kuma/poesia/kuma15mehr.pdf

 

 

ACCUSATA

Accusata di omicidio e di atti incendiari, in un monologo incalzante con la psicologa del tribunale, Kari Seb lotta per affermare la propria capacità di intendere e di volere, per il suo passato, per la sua vita. Nel suo infiammato discorso, che la vede sdoppiata tra sé e Malik - l'altro sé, quello che agisce - Kari Seb sviluppa via via le fantasie di un serial killer: senza attenersi mai alle categorie della giustizia e della colpa, da sfogo al suo linguaggio feroce.

zam.it

Accusata di omicidio e di atti incendiari, Kari Selb lotta con la psicologa del tribunale per affermare, in un monologo incalzante, la propria capacità di intendere e di volere, per il suo passato, per la sua vita. Nell'infiammato discorso, che la vede sdoppiata tra sé e Malik - l'altro sé, quello che agisce - Kari Selb sviluppa via via le fantasie di un serial killer. Senza mai attenersi alle categorie della giustizia e della colpa, Kari-Malik allestisce il crimine sul palcoscenico della sua mente mutilata ed erosa, trovando così una conferma di sé, dal momento che ogni altra identità è negata. IL ROMANZo illumina con crudezza la psiche di una donna che, come direbbe Artaud "sente il proprio pensiero spostarsi dentro di sé" e descrive la violenta e protratta vicinanza dei corpi in un flusso narrativo incalzante, allucinato ma realista. Con "Accusata" Mariella Mehr, scrittrice svizzera di origini zingare, conclude nel 2002 la trilogia della violenza che comprende "Il Marchio" e "Labambina".

unilibro.it

Il fumo avvolgeva le case, saliva su e spariva. A intervalli sempre più brevi le avvolgeva, saliva su e spariva. Il fuoco dovevano averlo spento in fretta. Forse avevano già lasciato il luogo dell’incendio. Probabilmente un esperto stava rimuovendo le macerie. Cercava degli indizi. Incendio doloso.

 

 

il marchio
La vicenda ci viene rivelata per illuminazioni successive che un poco alla  volta fanno intuire l'accaduto o più esattamente quella che la narratrice  ritiene essere la verità di una storia in cui realtà e immaginazione, o  incubo, si fondono, evocate con linguaggio crudo e forte.
mariellamehr.com

Il marchio
I personaggi si intrecciano in un gioco di stili sempre diversi, incisivi,  violenti. Dalle suore vagamente descritte, novelle carcerarie delle anime  pure a personaggi grotteschi come Lodemann, risultato di un  accoppiamento programmato fra un ufficiale delle SS e una donna  tedesca accuratamente selezi
onata per dar vita al super uomo ...

Il passato e il presente si mescolano, non c’è speranza di dimenticare, la follia è in agguato, la follia gioca con le menti, le contorce, le distrugge, le trasforma in piante carnivore pronte a digerire le proprie vittime.
In un crescendo di colpi di scena Mariella Mehr mette in atto, con poetica crudeltà, una storia disperata ed estrema in cui amore e morte divengono una sola cosa. La precarietà della psiche è al centro delle relazioni umane, il passato è destinato a tornare e ad influire, con i suoi ricordi, sulla vita futura. Le protagoniste sono succubi di loro stesse e di quel male che gli uomini non riescono ancora a comprendere.

tufani.it

 

 

labambina

Zingara e svizzera Mariella Mehr, che ha subito in prima persona le persecuzioni perpetrate contro il suo popolo, nel ROMANZo    Labambina ribalta di continuo il rapporto tra vittime e carnefici.
festivaletteratura.it

Mariella Mehr è nata Zurigo da madre zingara di ceppo jenische. Come molti altri figli del popolo nomade nati in quegli anni in Svizzera e in Svezia, la Mehr fu vittima dell'iniziativa di sedentarizzazione forzata del popolo zingaro organizzata dall'"Opera di soccorso per i bambini di strada". E da questa esperienza di sradicamento, segregazione e colpevolizzazione che nascono tutte le sue opere e in particolare i ROMANZI della "trilogia della violenza" di cui "Labambina" fa parte.
unilibro.it

labambina
Mariella Mehr è nata Zurigo da madre zingara di ceppo jenische. Come  molti altri figli del popolo nomade nati in quegli anni in Svizzera e in  Svezia, la Mehr fu vittima, dell'iniziativa di sedentarizzazione forzata del  popolo zingaro organizzata dall'"Opera di soccorso per i bambini di  strada". E da questa esperienza di sradicamento, segregazione e  colpevolizzazione che nascono tutte le sue opere e in particolare i  ROMANZI della "trilogia della violenza" di cui "Labambina" fa parte.

libreriauniversitaria.it

salegamine - lamioche  

N'a pas de nom, Lamioche. On l'appelle Lamioche. Ou Ptitgamin, bien que ce soit une fille. Quand Les femmes du village en ont envie, on l'appelle Ptitgamin ou Mistonnet, avec tendresse. Et Ptitepunaise quand Lamioche a des exigences, ou SaLegamine, Ptitegarce, Ptitpoison. N'a pas de nom, Lamioche. N'a pas le droit de s'appeler, car dès lors, aucune des femmes du village qui en aurait envie ne pourrait appeler Lamioche, Ptitgamin ou Ptitpoison, avec tendresse ou avidité. Ou Salegamine, Garcedevreni, Rosasalope. Bien sûr, on pourrait le dire, mais ca demande trop d'efforts, c'est trop compliqué de se souvenir du nom d'un enfant. Donc : Lamioche...
culturactif.ch

LABAMBINA

....Che, per esempio, di notte la porta della camera della bambina rimanga aperta, perché Labambina non si senta sola. Che vi sia luce in corridoio finché Labambina si addormenta. Che le si faccia passare la paura della notte e del Sempreverde nella camera verde. Che nessun palo d'argento cresca nel suo cuore di bambina e nessuno si insinui in quegli spazi che non conoscono verde, ma solo un sonno di bambina.
Che Fritz il gatto non possa più sdraiarsi sul petto della bambina quando lei dorme e si spaventa a morte se non riesce più a respirare     e Fritz il gatto di casa  come una mano empia pesante   riposa sul petto della bambina.
Che irrompa, finalmente, il riscatto in questo mondo buio, pensa Labambina, perché siano espiate tutte le colpe, le sue e quelle degli altri. Labambina pretende di sapere che è colpevole, un'intera vita d'argento. Perché, altrimenti, morirebbe quell'altro, il corpo d'argento sul legno scuro, la sua continua morte d'argento? ...

ilprimoamore.com

 

spettacolo-concerto - teatro filo di cremona - tratto da notizie dall'esilio e la bambina - 2016

notizie dall'esilio - premio internazionale - camaiore 2007
In questa raccolta risuona un visionario, a volte allucinato grido di dolore  sul confine della follia. Un appello all'ascolto che non cerca consolazion
e  nel linguaggio, ma usa la lama del paradosso per far emergere nei  paesaggi, nei corpi, nel firmamento, i bagliori di un senso perduto,  aprendo uno spiraglio sulla spietata ipoteca del quotidiano. ...

Nella poesia delle Notizie dall’esilio la luce è una forza che contrasta la visione interiore, una furia che acceca l’occhio rivolto all’eternità tracciando una «pista» che incide sotto la pelle e scuce fino al midollo il buio salvifico dell’esiliata.

libreriauniversitaria.it  - unilibro.it

 


 

Those who are writing seriously

are always in search of their own identity

They sometimes reach their own limits and abysses

and more rarely those of THE human being

I think that I have reached these limits

in some of my books

This might be the reason why my writing

is not for everybody

Big selling records are made

with light infotainment ...
romanwriters.com

 

 


intervista
Mariella Mehr

dalla Svizzera storie sconosciute di persecuzione La sua storia è quella, per lo più sconosciuta, della persecuzione degli  zingari in Svizzera, e in Europa, a cavallo della seconda guerra mondiale,  ma proseguita nel silenzio generale, ben oltre la fine della guerra. La sua lingua davvero ricca e creativa non si può neppure racchiudere nella definizione di  “scrittrice rom”.   E’ scrittrice e basta.
Ma come è diventata padrona della lingua tedesca, con questa  complessità e creatività della struttura narrativa e del lessico?
...   prima che per leggere, per sentire … questo odore dei libri. E poi ho cominciato a leggere..... e  leggendo si impara una lingua   si trovano le parole. Un  essere umano che non legge non può scrivere.
Secondo lei che cosa ingnoriamo totalmente sui rom?
Il fatto che hanno portato una grande parte della cultura indiana in  Europa. La musica dei rom ad esempio viene dall’India. E’ cambiata in  questi anni, ma è sempre musica dell’India. Anche la pittura dei rom è una cosa molto speciale, e poi la cultura della famiglia, della tribù che è  sempre insieme. La vita “normale” in Italia è meglio che in Svizzera. Ma  nella vita dei non-rom non c’è questo sentimento familiare, questo aiuto  quando uno è malato, quando ha problemi con lo Stato, io credo che la  cultura della famiglia è un grande regalo che i rom hanno portato dall’India.
Lei viene da una cultura nomade ed e stata costretta dalle circostanze a  stare ferma, che esperienza è stata?
La vita nomade dei rom non fa parte della loro cultura questo era stato  per forza, perchè nessuno li voleva, allora sono andati da un Paese  all’altro.     

Allora perchè non essere a un punto dove si sente bene solo i  non rom pensano che il nomadismo faccia parte della cultura dei rom ma  non è vero. La cultura dei rom prevede la famiglia pensare agire il  nomadismo non ha niente a che fare con quello il nomadismo e’ forzato  perche’ nessuno li voleva.
rainews24

 

 

 


Mariella Mehr was born in 1947 in Switzerland and is of Roma  background.

Characteristic of many minority and especially women  minority writers, she began her literary career late. At age 28 she became  a journalist and then gradually began writing and publishing literary works  of her own. Today she is the author of many volumes of poetry, plays, and  novels.
Mariella Mehr is a writer of great intensity and a uniquely stark,  unsentimental but highly poetic language. Many of her works have  children as protagonists, children caught in loveless, oppressive, and  abusive circumstances, who see no other way than to resort to criminal  acts as a way of survival. As a writer, she will bring new  perspectives to our notions of how minority writers transform very painful personal experiences into compelling literary works of universal meaning.

oberlin.edu

 

 

1981 cantone Zurigo Premio Letterario per Steinzeit
1981 cantone Berna Premio per Steinzeit
1983 città Berna Premio letterario per Diesen Traum....
1987 città Berna Premio letterario per Kinder der Landstrasse
1988 Premio Ida-Somazzi
1992 Premio Grigioni
1995 premio città Zurigo
1996 Premio Fondazione Svizzera Schiller per Daskind
1996 Medaglia d'onore Comune di Tomils
1998 Basilea Laurea honoris causa Facoltà Storia e Filosofia Università Basilea
2002 Premio librario Cantone Berna per Angeklagt
2007 Camaiore XX edizione Premio Internazionale. Letterario per Notizie dall'esilio
2012 Losanna Premio ProLitteris alla carriera

http://it.wikipedia.org/wiki/Mariella_Mehr

 

 

 

 

 

sedentarizzazione

Processo per cui una popolazione o un gruppo etnico di vita nomade si stabilisce definitivamente in un luogo divenendo sedentario .

La scrittrice e poetessa Mariella Mehr svizzera di nascita ma Rom Jenische di origine - terza comunità in ordine di importanza numerica tra i gruppi nomadi in Europa - è nota per l'impegno a difesa delle minoranze e degli emarginati.   fu vittima nel suo paese delle politiche di sedentarizzazione forzata Insieme ad altri 600 bambini fu sottratta alla madre e consegnata a una famiglia adottiva. Il governo elvetico intendeva, attraverso quella procedura annientare il nomadismo e le tradizioni Rom.

Mariella ritrovò l'orgoglio della propria razza e lo cantò nella sua poesia

Spesso canta il lupo nel mio sangue  -   e allora l’anima mia si apre  -  in una lingua straniera.
patrizia garofalo - tellusfolio.it

 

 

 

 

 

 

Niente
nessun luogo.
C’è ancora rumore
di sventura nella testa
e sulla mappa del cielo
io non sono presente .
Mai è stata primavera
sussurrano le voci di cenere
sulla bilancia del linguaggio
sono una parola senza peso
e trafiggo il tempo
con occhi armati .

Futuro ?
Non assolve
me, nata sghemba.
Vieni, dice
la morte è un ciglio
sulla palpebra della luce .
notizie dall’esilio - effigie 2006
ognuno incatenato alla sua ora - 2014

https://youtu.be/k5ig98UJ6rk  -  poetitaly 2015
Ancora ti prospera il fogliame
intorno al cuore
e una fresca presa di sale
impregna il tuo sguardo .
Di me nessuno vuol sapere
di chi io sia la spezia
e di quale amore la durata .
Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l’anima mia si apre
in una lingua straniera.
Luce, dico allora, luce di lupo
dico, e che non venga nessuno
a tagliarmi i capelli .
Mi annido in briciole straniere
e sono a me parola sufficiente .
Effimero, mi dico
perché presto cesserà ogni annidare
e scorre via il resto di ogni ora .
ognuno incatenato alla sua ora

 

 

 

 

Nessun sogno cadde dal firmamento
solo pietra nera
Urlai nel sonno
e raccolsi le pietre
le gettai nel paesaggio non nato
del mattino
Un mendicante inciampò
le sollevò
nelle sue mani divennero oro

welfarecremona.it - svizzera - poesie del zach

 

www.mariellamehr.com

 

 

POESIA SENZA FRONTIERE

 

    

   

 

 

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