jean guitton

 

Pierre Teilhard de Chardin

18.8.1901 - Saint-Étienne  /   21.3.1999 - Paris

 

 

 

 

 

dio e scienza

DICHIARAZIONE DI JEAN GUITTON SUL MODERNISMO NEL VATICANO II
E-mails scambiate con il teologo Don Mario Antonelli

« Mais de nos jours, ce qu’on appelle modernisme en histoire religieuse a un sens très particulier.  On appelle de ce nom une doctrine et un parti qui ont été condamnés par le pape Pie X dans l’encyclique Pascendi. Le pape Pie X — qui a été canonisé — désigne le modernisme comme une hérésie qui a un double caractère : celui d’être une synthèse, une somme de toutes les hérésies,  et celui de se cacher à l’interieur de l’Église comme une trahison. (...) Et je désire m’exprimer librement et nettement à ce sujet.

Lorsque je relis les documents concernant le modernisme tel qu’il a été défini par saint Pie X,  et que je les compare aux documents du concile de Vatican II, je ne peuz manquer d’être déconcerté. Car ce qui a été condamné comme une hérésie en 1906 est proclamé comme étant et devant être désormais la doctrine et la méthode de l’Église. Autrement dit, les modernistes de 1906  m’apparaissent comme des précurseurs. Mes maîtres en faisaient partie. Mes parents me l’enseignaient. Comment Pie X a-t-il pu repousser ceux qui maintenant m’apparaissent  comme des précurseurs ? »

www.montfort.org.br/ita/cartas/guitton1.html

www.montfort.org.br/ita/cadernos/vaticano2a.html

 

 

 

DE ANIMALIUM DIGNITATE

La teologia degli animali non è stata fatta, non è nemmeno cominciata. Sarà il compito dei cristiani del XXI secolo.

Questa frase è stata pronunciata dal filosofo cattolico Jean Guitton durante il colloquio “Diritti degli animali e pensiero cristiano” il 16 ottobre 1986 ed esprime il bisogno profondo di molti cristiani. “Riflettendo sull’animale”

dice Jean Guitton,       “ci si trova nel cuore del mistero cristiano: la Sofferenza dell’Innocente. Ecco una forma di sofferenza ancora più misteriosa di quella del peccatore. La sofferenza di un essere puro e innocente, l’animale, ci obbliga a vedere le bestie sotto una nuova luce che le avvicina a Cristo.

dragor - lastampa.it

 

 

Solo consultando le carte custodite nell’Istituto Paolo VI di Brescia, molte delle quali sono ancora inedite, è possibile capire perché Jean Guitton, che conversò a lungo con Papa Montini, ha lasciato scritto che “qualunque cosa accada, successo, insuccesso, il pontificato di Paolo VI sarà il pontificato del dialogo con tutti gli uomini”.

www.ilnuovo.it/

 

 

Jean Guitton 1901-1999

uno dei principali esponenti del pensiero cattolico moderno, primo uditore laico al Concilio Ecumenico Vaticano II; amico e confidente di papa Paolo VI; consultato più volte su Dio e la morte da François Mitterand; decano dell’Académie Française, ha scritto numerosi saggi di filosofia, religione, letteratura. Docente alla Sorbona di filosofia e storia della filosofia, nel 1954 ha ricevuto il Grand Prix de Littérature de l’Académie Française.

www.seieditrice.com

 

 

 

Jean Guitton  Grichka e Igor Bogdanov
Bompiani editore

Una sera d'inverno di qualche anno fa, il Presidente Mitterand si recò in visita privata a casa di Jean Guitton, uno dei più eminenti filosofi cristiani del nostro tempo. Si disse che avesse voluto sentirlo parlare della  morte e della Vita; gli avevano diagnosticato un cancro incurabile.
Non molto tempo dopo la partenza del Presidente, Guitton lo seguì. E' bello pensarli lì a compiacersi di  quanto si fossero già avvicinati alla Verità, chiacchierando in quella saletta alla periferia di Parigi.
Non sappiamo cosa Guitton disse al Presidente, ma ricordo di aver letto un libro intervista redatto e  pubblicato nel 1991 da due fisici, i coniugi Bogdanov, in cui il filosofo pareva fosse disposto a  rispondere alle "domande essenziali" seguendo il percorso della Scienza. "... segni premonitori ci dicono  che è venuto il momento di aprire nuove vie ad un sapere profondo, di cercare al di là delle  apparenze meccanicistiche della scienza la traccia di "qualche cosa d'altro", vicino e strano insieme,  potente e misterioso, scientifico ed inspiegabile: qualcosa come Dio, forse.".
Un libro che potrebbe davvero segnare l'inizio di un epocale movimento culturale tendente a colmare il  divario fra Scienza e Teologia. Ponte troppo ardito forse, teso su un abisso che sa di ignoranza e di  peccato insieme, ma qualche considerazione la dobbiamo alla grandezza dell'intervistato che, a metà  della riflessione dice compiaciuto: "Abbiamo così compiuto una tappa importante nel cammino che  attraverso la scienza ci conduce verso Dio."

http://digilander.libero.it/aldragon/recensioni/guitton.htm

 

 

 

Jean GUITTON 1901-1999
Né le 18 août 1901, à Saint-Étienne.
Entré à l'École normale supérieure en 1920 ; agrégé de philosophie en 1923 ; docteur ès lettres en  1933. Professeur aux lycées de Troyes, de Moulins, de Lyon, à la faculté de Montpellier (1937).  Prisonnier de guerre de juin 1940 à juin 1945. philosophie et philosophie). Grand prix de littérature  de l'Académie française en 1954.
Élu à l'Académie française au fauteuil de Léon Bérard (10e fauteuil), le 8 juin 1961 ; à l'Académie des  sciences morales et politiques au siège de Ferdinand Alquié, le 2 mars 1987. 

Mort le 21 mars 1999 à Paris.

Commandeur de la Légion d'honneur   

Grand-croix de l'ordre national du Mérite    

Commandeur des Arts et des Lettres

www.academie-francaise.fr/

 

 

Guitton

Philosophe français, représentant de la pensée catholique contemporaine.  Né à Saint-Étienne, Jean Guitton  obtint son agrégation de philosophie en 1923 et soutint en 1933 sa thèse, marquée par la pensée de Maurice Blondel, sur le Temps et l’éternité chez Plotin et saint Augustin. Condamné à la Libération pour son  Journal de captivité (1943), il dut attendre 1955 pour devenir professeur à la Sorbonne.  En 1961, il fut élu à l’Académie française. Jean Guitton développa sa pensée à partir d’une double certitude. L’une concerne les bouleversements et les crimes de l’histoire récente, qui doivent être intégrés dans les réflexions contemporaines (la Pensée et la Guerre, 1969), car l’humanité ne peut plus entretenir l’espoir d’un progrès généralisé s’étendant au développement des techniques et des valeurs. L’explosion de la bombe atomique à Hiroshima, en 1945, fit basculer l’humanité dans une nouvelle phase, et il faut développer un Nouvel Art de penser (1946), capable de répondre aux angoisses suscitées par ces forces de destruction.

geocities.com

 

 

intervista al discepolo di Bergson

L'individuo-massa nella società del benessere tecnologico

Una prigione che può volare ovunque

Sono soltanto un filosofo

La filosofia mi ha condotto ad un passo dalla conoscenza, una meta che resterà tuttavia sempre irraggiungibile. Mi ha fatto però comprendere forse in parte il senso della nostra vita, le infinite capacità del pensiero, e quello che ho sempre considerato il più gran regalo che il Creatore ci ha dato: la libertà.

La libertà di scelta, di credere o non credere. Un valore dal quale deriva ogni altra forma di libertà, e la convinzione che essa sia anche amore e rispetto di se stessi e degli altri. Non sono mai stato un politico, ma ho sempre attribuito alla mente umana l'immensa facoltà di comprendere la libertà e di amarla, di scegliere giustizia, democrazia, uguaglianza come principi fondamentali della pacifica convivenza fra gli uomini.   E credo che da questo amore di natura divina si siano originati solidarietà, rispetto della dignità dell'uomo e del  pensiero di chiunque. Fonti di ispirazione continue che mi hanno accompagnato per tutta la mia lunga vita. Alle quali non ho mai voluto rinunciare, soprattutto quando mi si chiedeva di manifestare una mia fede politica.  In quei casi ho sempre risposto che amavo definire la politica "tout court" come un modo di pensare, di agire che non dovrebbe mai prescindere da questi valori fondamentali.

 

Le posso citare, se ha la bontà di seguirmi nel mio discorrere forse troppo astratto

una affermazione di chi è stato il mio maestro di vita e non solo un riferimento preciso

della mia filosofia 

Henry Bergson


A proposito della libertà egli sosteneva che
Noi siamo liberi quando i nostri atti pROMANano dalla nostra intera personalità, quando la esprimono

quando hanno con essa quella somiglianza indefinibile che si trova talvolta tra l'opera e l'artista ... 

www.kore.it/CAFFE/guitton.htm

 

 

IMMENSITA' DELL'ATTIMO

fu soprattutto un uomo libero, un pensatore forte, un cattolico autentico, un umanista profondo

Essere sempre pronti a rispondere a chiunque  ti chieda ragione della speranza che è in te.  La morte m'interpella, ma la difficoltà è la morte degli altri.

 

Era un filosofo ironico. Basta leggere Il mio testamento filosofico dove immagina la sua morte nell'appartamento parigino. Dialoga con amici e maestri, li incontra quasi tutti da  Socrate a De Gaulle per terminare insieme a Mitterrand una serrata riflessione sulla comunione dei santi". Accademico di Francia e delle Scienze morali e politiche,  chiamato da Papa Roncalli a partecipare ai lavori del Concilio Vaticano II, amico personale di Paolo VI. L'amicizia durò ventisette anni, si vedevano a Roma ogni anno, l'8 settembre, a ricordo del loro primo incontro.    Il libro che si notava sempre sulla sua "affollata" scrivania era Dialogues avec Paul VI. Colloqui, consigli, preghiere, passeggiate nei giardini vaticani, ma anche poesie, Claudel, Valéry,  qualche domanda su Picasso e, discretamente, "informazioni" circa gli studi guittoniani sull'Amore umano. Era colpito da una frase del cardinale Newman:

Verrà il momento  in cui la Chiesa sarà sola a difendere nello stesso tempo l'uomo e la cultura

 

Il pensatore francese, "non intellettuale", precisava, dipingeva dall'età di dieci anni, ma fu Papa Montini a esortarlo a continuare. Diceva di dipingere per "conoscere il proprio inconscio".  Dice bene Gonzague Williatte, amico e interlocutore del filosofo: "Al puro egli osa preferire l'impuro,  al fine  di salvare il vero. Il testo è una filosofia dell'esistenza, ma soprattutto è una filosofia del sopra-essere". Il pensatore di Saint-Etienne ebbe un senso altissimo dell'amicizia e lo insegnava, citando Agostino, Cicerone, Bernardo di Clairvaux e Rumi, il poeta che accecò d'amore i Musulmani e che diceva:

"L'amicizia vi farà ombra finché a poco a poco possiate abituarvi all'Immensa luce".

 

Parlava spesso con François Mitterrand, già malato e inquieto, ma "senza confortarlo troppo". Quando il

presidente gli chiedeva perché parlasse "al contrario" di Sartre, rispondeva così: "Perché Sartre ha scelto

l'absurde e io ho scelto il mistero, vale a dire ho scelto di entrare in Dio. Sono portato all'idea  dell'immortalità dell'anima e proprio per l'assurdità della concezione opposta".

Sull'amica "intima" Marthe Robin scrisse un libro (1988). Aveva un'anima straordinaria la contadina della

Drome che visse per trent'anni nella penombra della sua stanza, dove giungevano persone  importanti della politica e della Chiesa e gente semplice.  La propria vita era concentrata sul venerdì, "l'ora", secondo Giovanni, nella quale  è riassunta la vita di Gesù. Egli la visitava regolarmente:

Per venticinque anni Marthe fu per me un solo mormorio

una voce sorprendente per versatilità, tenerezza e vigore

 

Il pensatore cattolico divise con Louis Althusser una fedeltà profonda, nonostante le versioni  differenti su molte cose, per non dire su tutte. Suo allievo e amico, poi maitre-à-penser  del marxismo, quindi la rottura con il Pcf e l'uccisione della moglie, preso da una specie di delirio.  Finì nell'ospedale psichiatrico Forestier (periferia parigina).  Soffriva, era malato e negli ultimi tre mesi Guitton lo seguì in modo speciale.

Lo ascoltava, non gli poneva domande perché "solo Dio può conoscere certi segreti".

È il testo che amici e lettori amano forse più degli altri perché è l'ultimo,  perché lo scrive, dialogando con il caro amico J. J. Autier, l'"amico pellegrino", o perché termina sotto gli ultimi raggi del sole di fronte al parco del  Luxembourg? Non sappiamo, ma la ragione deve essere quella di Jean-Jacques:

"Gli strinsi a lungo la mano. Sotto la pelle diafana sentii battere la vita, questo miracolo,  questo mistero arido di vita. Adesso conosco il suo sogno di felicità".  Il  filosofo, dopo tante riflessioni e tante risposte,  dice, in un sorriso enigmatico:  "Non confondo il sogno e la felicità. La felicità è nel cuore! Tocca a ciascun rispondervi nel segreto della sua vita".

 

Ecco l'autentico Jean Guitton.

L'ultima volta che lo vidi era un uomo già attento alla morte, non si alzò dalla poltrona,  non mi citò una frase dei Soliloquia di Agostino (sapeva venissi dal rus Cassiciacum):

non badare a ciò che faranno e diranno dopo la mia morte.

Io avrò vissuto l'attimo immenso del quale tu mi chiedevi.

Con il nodo in gola mi rifugiai fra le piante del Luxembourg. Lui non era alla finestra.

uniba.it

 

 

OTTO DOMANDE SUL RAPPORTO SCIENZA-FEDE
Religione e Scienza possono lavorare insieme?
- Religione e Scienza non solo "possono" ma "devono" lavorare insieme, soprattutto nei campi fondamentali  della pace, dei diritti umani e civili, dello sviluppo dell'umanità. Si pensi all'impegno profuso dalle varie chiese del mondo in settori come il volontariato, l'assistenzialismo, il pacifismo... Oggi i problemi che affliggono l'umanità sono così grandi e complessi che occorre il contributo di tutti,  mettendo da parte ciò che divide  (teoria, ideologia...).
- Ovviamente tale collaborazione non può sussistere sul terreno più propriamente filosofico, epistemologico, ontologico. Ci potrà essere un confronto, uno scambio di opinioni, ma né la scienza né la religione possono pretendere di porre delle condizioni per accettare un'intesa in tale campo. La scienza non può credere, neppure in via ipotetica, nell'esistenza di dio, così come la religione non può essere costretta a rinunciare ad alcuno dei  propri dogmi. Il fatto che -come vuole la religione- scienza e fede non possono che andare d'accordo poiché provengono entrambe da dio e sono soltanto gli uomini che le mettono in contrasto tra loro, non ha alcun significato per la scienza. Il contrasto tra fede e scienza non è solo nei mezzi e nei metodi che si usano ma  anche nei fini che si perseguono, seppure relativamente agli obiettivi più generali esse possano anche  convergere su qualche aspetto. 

win.homolaicus.com


 


chi avrà l’ardire di anteporre
l’autorità

di copernico a quella dello spirito santo ?
Calvino

La gente ha prestato orecchio ad un astrologo da quattro soldi (Copernico), il quale ha cercato di dimostrare che è la terra che gira e non i cieli ed il firmamento, il sole e la luna … Questo insensato  intende sconvolgere l’intera scienza astronomica; ma la Sacra Scrittura ci dice che Giosuè ordinò al sole, e non alla terra, di fermarsi
Lutero

gruppokaos.it

 

 

 insegnami ad usare bene il tempo
dio mio
insegnami ad usare bene il tempo che tu mi dai
e ad impiegarlo bene, senza sciuparne.
insegnami a prevedere senza tormentarmi,
insegnami a trarre profitto dagli errori passati,
senza lasciarmi prendere dagli scrupoli.
insegnami ad immaginare l'avvenire
senza disperarmi che non possa essere
quale io l'immagino.
insegnami a piangere sulle mie colpe
senza cadere nell'inquietudine.
insegnami ad agire senza fretta,
e ad affrettarmi senza precipitazione.
insegnami ad unire la fretta alla lentezza,
la serenita' al fervore, lo zelo alla pace.
aiutami quando comincio,
perche' e' proprio allora che io sono debole.
veglia sulla mia attenzione quando lavoro,
e soprattutto riempi tu i vuoti delle mie opere.
fa' che io ami il tempo
che tanto assomiglia alla tua grazia
perche' esso porta tutte le opere alla loro fine
e alla loro perfezione
senza che noi abbiamo l'impressione
di parteciparvi in qualche modo.

qumran2.net/qumrancd/ritagli/rit0_preghiere.htm

 

Jean Guitton, philosophe accadémicien

Jean Guitton est un maître qui nous ouvre

par son oeuvre à la compréhension de

l'Evangile et de son personnage central : 

le Christ, mais aussi à la compréhension de l'Eglise...

http://bohort.free.fr

 

Il clarifie et rend simple ce qui est

par essence obscure ou difficile

 

 

L’ateo è colui che non ammette che Dio abbia la barba

questo perché ha un’idea più pura degli altri

 

oltre la luce

Io ho scritto e ho dipinto. E, quando penso di paragonare questi due linguaggi, mi sembra che la scrittura sia parola, mentre la pittura è silenzio. Credo che il silenzio d’un piccolo spazio colorato esprima meglio del testo scritto ciò che non posso né dire né sapere, perché il segreto si nasconde nel profondo di me stesso.
... arrivo a concludere che la luce è simile alla grazia e il colore è simile alla gloria, cioè che il colore aggiunge alla luce una sorta di trasfigurazione, una resurrezione .  

exibart.com

.

Da giovane, io avevo due attrattive, una per la scrittura l’altra per la pittura. I miei genitori mi fecero comprendere che la strada delle belle arti non era pratica, e mi indirizzarono verso le lettere. Ma io ho sempre conservato una sorta di nostalgia per la via che non avevo intrapreso, e credo che questa sia venuta colorando il mio modo di scrivere … come se esistesse una osmosi tra queste due forme di espressione.
quibrescia.it - 2017

 


Quando Jean Guitton disse   l'inferno è vuoto  -   i desideri  i sogni  le idee e le speranze sull'aldilà
"
Je n'ai pas le droit de mourir avant l'an 2000"

non posso morire prima del 2000, mi ripeteva spesso Jean Guitton esprimendo apertamente il desiderio vivissimo di varcare le soglie del nuovo millennio.
Con il candore che lo rendeva tenero bambino di fronte alla grandezza della vita, mi assicurava che ciascuno di noi può scegliere il momento della propria morte: così era stato per Paolo VI, di cui fu grande amico e consigliere, che aveva scelto per sé il giorno della Trasfigurazione del Signore. Lui, invece, voleva morire un 18 agosto, giorno in cui era nato. E' spirato invece nella domenica in cui viene proclamata la risurrezione di Lazzaro, preludio a qualcosa di ancor più grandioso. Un segno preciso e luminoso, per lui, che ha fatto del rapporto fra tempo ed eternità l'oggetto della sua riflessione filosofica: "Il tempo è l'eternità già cominciata, l'eternità è la continuazione del tempo dopo la morte". E se da sempre affermava che "pensare a Dio è l'atto più bello che si possa fare" ora ha raggiunto l'origine di quel pensiero. Diceva: "Sopravviverò a me stesso in due modi: in bianco e nero e a colori, attraverso i miei scritti e i miei dipinti". Amava i colori perché li considerava una anticipazione della gloria di Dio. Amava, soprattutto, fare ritratti, perché nel viso riconosceva l'essenza dell'uomo .

francesca pini - uniba.it

 


La nostra civiltà offre così tante finzioni e falsi sostegni che l’uomo non sa più quello che sa e quello che ignora. Ho constatato in quell’assenza di libri e di appunti quanto poco sapessero i più sapienti ma questo poco quando usciva dalle loro viscere lo insegnavano bene    

stpauls.it

 

 

Arte e Spiritualità - mostra - dieci i dipinti del filosofo  Jean Guitton  amico  di Paolo VI  - la rappresentazione di Maria dall’Annuncio al Concilio diviene momento di silenziosa meditazione e di partecipazione intima e trepidante del mistero divino      

teknemedia.net 

 

 

LA VERGINE MARIA
Chi non e' capace di capire l'amore che sottende alla loro relazione, sa ben poco del vero amore e ignora totalmente il senso cristiano della castita'. La famiglia non e' solo letto matrimoniale!

Il filosofo francese, grande amico di Paolo VI, Jean Guitton nel suo libro La Vergine Maria scrive:

«In genere ci fanno credere che Maria non abbia amato Giuseppe realmente. E che essa abbia trovato in lui solo un protettore, una specie d'ombra che ricopriva agli occhi altrui cio' che stava avvenendo nel suo seno. Cosi' come ci fanno credere anche che Giuseppe amasse Maria come un patriarca ama una creatura a lui affidata. Se cosi' fosse, effettivamente non ci sarebbe spazio per l'amore nella loro vita. Pero' chiediamoci: per quale ragione Giuseppe non avrebbe amato? Perche' non avrebbe corrisposto all'amore di Maria? Non avrebbe sentito anch'egli il bisogno d'affetto, nelle sere tranquille, ritornando stanco dal lavoro? Non ha risposto egli all'amore con l'amore? Si', Giuseppe sperimento' l'amore in una forma assolutamente inesprimibile, forte come i torrenti delle montagne, tranquillo e soave come un lago. L'amore dell'uomo e' modellato dall'amore della donna, che, come abile educatrice, gli modera l'impulso affinche' si trasformi in cura e tenerezza, che lo renda capace di ricevere e di dare».
don angelo tomasello - bagheriainfo.it - 2012

 

 

 

Visita ad Heidegger
Fine anni '50, il grande filosofo tedesco vive ormai quasi da eremita nella sua celebre capanna in mezzo ai boschi; un altro filosofo, Jean Guitton, francese, cattolico, amico di Paolo VI, è a Friburgo per una conferenza su Pascal e Leibniz. Heidegger è fuori città; non potendo assistervi, il giorno dopo invia a Guitton un biglietto invitandolo nella sua casetta fra i boschi. Heidegger è già il filosofo messo sotto accusa per il "peccato" nazista degli anni Trenta, però la sua filosofia è sempre un riferimento per il pensiero esistenzialista. Guitton è curioso di conoscere come vive questo pensatore che si è ritirato dal mondo. Queste pagine memorabili sono la cronaca umana e filosofica di quell'incontro sul "sentiero di campagna". Guitton delinea con brevi tratti incisivi l'aspetto fisico, il modo di atteggiarsi, il parlato, gli oggetti sul tavolo del filosofo tedesco, la moglie, sposa devota del mito. Guitton cerca di cogliere la verità di quell'uomo, la "sua maniera di essere", egli è - annota - "un uomo il cui corpo cerca il lusso del silenzio e della semplicità". E Heidegger conclude la giornata con la consegna del suo testamento: Il sentiero di campagna

ibs.it

 

 

 

links e libri

uniba.it

www.unav.es/cryf/diosylaciencia.html

unilibro.it

libreriauniversitaria.it/libri-autore_guitton

 

 

Pierre Teilhard de Chardin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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