«Il faut oublier ces
mots» indique peut-être une réflexion sur la poésie
elle-même:
oublier les mots dans
l'espoir de trouver le réel. pedagogie.ac-amiens.fr - les planches courbes
L’espace propre de la poésie est celui d’une
tension
entre une volonté de présence, d’assentiment
à l’immédiat
de notre finitude et le rêve
gnostique d’une réalité
délivrée de toute
contingence. parutions.com
BIO
Tours - 24 giugno 1923 - poeta - traduttore - critico d'arte Yves Bonnefoy was born in Tours to a
working-class family. Marius Elie Bonnefoy, his father, was a railroad
worker, whose job involved assembling locomotives; he died in 1936.
Bonnefoy's mother Hélène Maury was a teacher, as her own father had
been, and looked after the education of her son. kirjasto.sci.fi
Essayiste et critique d'art, la poésie est pour
lui une « incessante bataille » contre la tentation gnostique et la
pensée conceptuelle, et un lieu de présence au monde.
toutelapoesie.com
Dopo gli studi di filosofia, prima alla Sorbona e
poi con Gaston Bachelard, fiancheggiò per un breve periodo il
surrealismo, da cui si distanziò be presto per avvicinarsi
all'esistenzialismo. È autore di un importante opera sia poetica sia
teorica: per Bonnefoy è compito del poeta ritrovare la nativa vicinanza
delle parole e delle cose (tipica dell'infanzia), cancellata dalle
necessità della concettualizzazione intellettuale e della vita
quotidiana attiva. Questo tema centrale è espresso dall'autore in
numerosi scritti teorici, ma anche nella
poesia, che si prefigura dunque
come costante riflessione sul suo farsi. Ha svolto un'intensa attività di traduttore, in
particolare di Shakespeare e Keats. Nel 1981 è stato nominato alla
cattedra di Studi comparati della funzione poetica al Collège de France.
Nel 1997 ha ricevuto il Premio Grinzane Cavour. http://it.wikipedia.org/wiki/Yves_Bonnefoy http://www.zam.it/home.php?id_autore=3157 http://www.toutelapoesie.com/poetes/biographie_bonnefoy.htm
Faire advenir la présence -
Far accadere la presenza Il linguaggio ha diviso l’uomo dal mondo e l’ha
privato dell’esperienza della pienezza sensibile.
La poesia
cerca di riparare a questa perdita originale, non tanto per ricostruire
l’unità persa, che non è altro che un’altra ‘insidia della parola’
chiusa in una forma, ma per insegnarci a “consentire” alla nostra
finitezza, cioè a accettare e a assumere la precarietà del mondo, che
affiora nei nostri sogni, nelle nostre immagini, nelle nostre parole, a
riconoscervi, al di là dell’insidia, la fragilità e la fugacità
costitutive della nostra condizione e dunque della nostra vita su questa
terra. E’ questa precarietà assunta infine che, la voce della
poesia
cerca di testimoniare e che celebra, a volte sotto forma di litanie o
d’incantatoria, altre volte sotto forma di un racconto poetico o
“racconto in sogno”, per farci condividere questo sentimento improbabile
della “Presenza”, che è esperienza immediata del mondo e semplicità
“seconda”, acquisita attraverso e malgrado le parole, dopo una lenta
maturazione, assimilabile a una trasmutazione alchemica.
….. Il soggetto della poesia Si potrà mostrare come la parola apparentemente
intima si appoggi qui su un soggetto esteriore a sé, molto lontano dalla
profondità psicologica del soggetto romantico (un “Je” che non è un “moi”).Colui
che scrive è una sensibilità al mondo più che un’interiorità. Il
narratore delega la sua esperienza ad altre figure di mediazione, come
il bambino, che è allo stesso tempo ricordo di se stesso, soggetto prima
delle parole, che sente, sogna, il soggetto che desidera amare, che
spera, che cerca un nome, un padre, una dimora dove fissarsi..Questo
bambino è dunque anch’egli un’allegoria della
poesia. ….
« I suoi libri di poeta e saggista, in cui
l'accento personale è così forte, e in cui l'io dell'asserzione poetica
si manifesta con potenza e semplicità, hanno per oggetto il rapporto con
il mondo, e non la riflessione interna all'io. Quest'opera è una
delle
meno narcisiste che si possano immaginare. » Jean Starobinski
La poesia di Yves Bonnefoy è un dono ricevuto e offerto a chi la
legge
Nei suoi saggi sulla poesia
ricorre spesso la parola ‘finitudine’… Cosa c’e’ dietro questa parola? E
che rapporto ha con il nostro bisogno di immagini? “La finitudine è la cosa più semplice del mondo ma
forse la più difficile da spiegare. Noi viviamo in un dato luogo, in un
dato momento, circondati da persone mortali… sono questi i nostri
limiti.”
Nel corso della sua vita ha concentrato il
suo interesse sullo studio della civilta’ italiana, dell’arte e della
poesia di un paese che ha finito con il considerare la sua seconda
patria, da Piero Della Francesca, al Mantenga, a Tiepolo… Ma anche
Giacometti, Moranti. E tra i poeti cito Petrarca e Leopardi. Perche’
questo interesse per l’arte e la poesia
italiana? “Forse ciò che mi hanno portato i frequenti viaggi
in Italia e in Grecia è la scoperta di opere di autori che si sono posti
gli stessi problemi che mi pongo io nella poesia.
Abbiamo bisogno di grandi opere per migliorare il rapporto con noi
stessi. E in Grecia e in Italia ho letto opere che non conoscevo e così
ho avuto la fortuna di approfondire il rapporto con me stesso.”
Lei ha conosciuto Andrè Breton, il padre
del surrealismo. La sua poesia, ancora oggi, ha una matrice psicologica
molto forte. Qual e’ il legame per lei tra poesia e
psicanalisi? “Il surrealismo effettivamente per me ha il merito
di aver rivalutato l’inconscio. La virtù di Andrè Breton è quella di
aver capito che la poesia nasce proprio da li’, dall’inconscio. La
psicanalisi è una scienza che si interessa dell’inconscio ed è per
questo che interessa anche noi poeti … Però la psicanalisi e’ troppo
concettuale e non e’ in grado di capire la profondità dell’inconscio,
che e’ l’esperienza della nostra finitudine, come ho sempre detto.
Dunque il poeta stabilisce con lo psicanalista un rapporto di
sorveglianza reciproca. Lo psicanalista deve verificare che noi non
sostituiamo i sogni alla realta’, al rapporto con noi stessi, mentre
invece il poeta ricorda allo psicanalista che la sua ricerca
dell’inconscio scaturisce dal limite e quindi non e’ adatta ad esprimere
la verita’ piu’ profonda delle nostra vita.”
--------
“ L’interrogativo che pone
la poesia è la questione stessa del
pensiero concettuale. Poesia e pensiero
concettuale, infatti, sono intimamente legati da un rapporto reciproco
di affetto e di diffidenza.
Il pensiero concettuale è nato in Grecia, ma subito è stato deviato
dalla sua vocazione ‘terrestre’, dalla speculazione platonica degli
agnostici che ha cercato di costruire una realtà superiore, ideale,
attraverso i mezzi intellegibili della conoscenza nella quale il mondo
si dissipa. E allora, per la poesia la questione fondamentale e’ : ‘Si
ha diritto di lasciare così il luogo terrestre?’
Evidentemente la poesia è essa stessa tentata ad un certo punto, dalla
speculazione metafisica. Tutti noi abbiamo in noi stessi, il desiderio
di sognare una realtà superiore a quella nella quale viviamo e ancora
oggi, questo è ciò che ci attrae verso il tempio greco, verso la
statuaria greca del V secolo avanti Cristo. Cioè un mondo in cui la
forma sembra prendere la nostra realtà nelle sue mani per trasportarci
altrove, ma è a questo punto che interviene la civiltà latina. A me
sembra che l’essere al mondo che prende forma nella società ROMANa, sia
profondamente diverso. Perché nella sua esperienza iniziale, almeno, c’è
questa città, Roma, intorno alla quale si combatte per prendere possesso
del mondo. Il pensiero concettuale non è estraneo ai ROMANi, ai latini,
ma è a Roma che il pensiero concettuale è sollecitato a lavorare
piuttosto sugli eventi terrestri così come vengono vissuti che non a
tentare la fuga dal mondo verso una realtà superiore o che sembra tale,
che è solamente un sogno… E qui si verifica, a mio modo di vedere, il
ritorno della poesia.
Diciamo che per me la poesia
è restituire alle cose, fra le quali viviamo, e agli esseri con cui
viviamo, la pienezza della loro presenza a se stessi.
----------- Mi dispiace che
letteratura francese di oggi si preoccupi troppo, a mio avviso, del
linguaggio, della lingua in quanto tale, cioè del suo funzionamento
interno, senza invece porsi a sufficienza il problema della relazione
che esiste fra la parola e il mondo, perché questo nesso è più del mero
linguaggio. Mi sembra, invece, che in Italia attualmente la
poesia si lasci meno imprigionare nel fascino del
funzionamento interno della lingua, e questo è qualcosa che apprezzo.
Credo che il vero futuro della poesia di
tutta Europa passi oggi per un confronto incessante tra le diverse
esperienze poetiche dei diversi luoghi. In altre parole, credo che la
poesia passi per l’attività della traduzione. In
una certa misura l’invenzione poetica si trasferisce alla riflessione
del traduttore che diventa poeta, che prende coscienza dell’argomento e
di come vivono le diverse società.” Luigia Sorrentino -
festivaletteratura mantova 2007 - rainews24
ANDRE BRETON "Je n'ai pas rompu avec André Breton. J'ai
simplement refusé, à un moment donné, de signer un manifeste qui me
semblait entraîner le surréalisme dans une certaine direction ésotérique
et pseudo-mystique qui me paressait dangereuse pour la poésie.
Mais ce n'était pas pour autant une façon de rompre avec André Breton
pour lequel j'ai toujours gardé la plus grande sympathie et j'ai même
fini par écrire, il y a trois ou quatre ans, un petit livre sur lui qui
montre, je crois, d'une façon tout à fait claire mon profond attachement
à son oeuvre. " Václav Richter - radio.cz/fr
bibliografia sintetica Un sogno fatto a Mantova 1979
L’Improbabile 1982
L’impossibile e la libertà. Saggio su Rimbaud 1988
Lo sguardo per iscritto. Saggi sull’arte del Novecento 2000
Trattato del pianista 2000
Seguendo un fuoco. Poesie scelte 1953-2001 2003
Osservazioni sullo sguardo 2003
Il disordine. Frammenti 2004
L’Entroterra 2004
Ieri deserto regnante seguito da Pietra scritta 2005
La civiltà delle immagini. Pittori e poeti d’Italia 2005
La comunità dei traduttori 2005
Terre intraviste. Poesie 1953-2006 2006
Goya, le pitture nere 2006 Poesia e Università 2006
Rome: 1630 2006
Le assi curve 2007
IL GRANDE SPAZIO 2008
Art et nature 2009
Edward Hopper 2009
Farhad Ostovani 2009
Il poeta e «il fluire ondeggiante delle moltitudini»
2009
RIMBAUD - SPERANZA E LUCIDITA 2010
L'ALLEANZA TRA LA POESIA E LA MUSICA
2010
L'ARBRE DE ALEXANDRE HOLLAN 2010
L'OPERA POETICA 2010
festivaletteratura.it
ibs.it unilibro.it
Jamais douleur
Ne fut plus élégante dans ces grilles
Noires que décora le soleil.
Et jamais Elégance ne fut cause
plus spirituelle
Un feu double debout sur les grilles du soir.
Ici
Un grand espoir fut peintre.
Oh qui est plus réel
Du chagrin désirant ou de l’image peinte ?
Le désir déchira le voile de l’image
L’image donna vie à l’exsangue désir.
le dialogue d’angoisse et de désir
Passant
regarde ce grand arbre
et à travers lui
il peut suffire.
Car même déchiré
souillé
l’arbre des
rues
c’est toute la nature
tout le ciel
l’oiseau s’y pose
le vent y bouge
le soleil
y dit le même espoir malgré
la mort.
Philosophe
as-tu chance d’avoir l’arbre
dans ta rue
tes pensées seront moins ardues
tes yeux plus libres
tes mains plus désireuses
de moins de nuit
L'OPERA POETICA
II Meridiano presenta, col testo francese a fronte,
l'intera opera poetica di Bonnefoy (dopo una sezione di Scritti
giovanili, Movimento e immobilità di Douve, 1953; Ieri deserto regnante,
1958; Pietra scritta, 1965; Nell'insidia della soglia, 1975; Quel che fu
senza luce, 1987; Qui dove ricade la freccia, 1991 ; Inizio e fine della
neve, 1991 ; La vita errante, 1993; Le assi curve, 2001; La lunga catena
dell'ancora, 2008; e infine una sezione di Versi e prose recenti,
2009-2010, appena pubblicati in Francia e inediti in Italia) con
l'aggiunta delle più rappresentative prose poetiche - Rue Traversière e
altri racconti in sogno (1987) - e di una scelta di Scritti sulla
poesia. Alle traduzioni "storiche" di Diana Grange Fiori si affiancano
quelle di Fabio Scotto, che da anni segue e accompagna Bonnefoy dandogli
voce in Italia. Il Meridiano, alla cui preparazione il poeta ha
attivamente collaborato scrivendo appositamente un'autocronologia, si
presenta come una sorta di autoantologia (la prima nel suo genere, non
solo in Italia). Il commento di Fabio Scotto, ricchissimo di
autocommenti editi e inediti, conduce un'analisi minuziosa delle poesie
permettendo al lettore di immergersi nell'opera di Bonnefoy e mettendo
in luce il fitto reticolo di richiami intertestuali, l'universo
artistico di riferimento, le fonti ispirative (spesso iconografiche), i
significati simbolici e allegorici, i sottosensi filosofici.
unilibro - ibs
LE ASSI CURVE
Nella grande
poesia di Yves Bonnefoy il senso della morte, e dunque la drammatica
consapevolezza della nostra provvisorietà, è un momento ineludibile, ma
sempre profondamente calato nel vivo dell'esperienza umana, nel magma
polveroso e palpitante della materia e delle sue asperità rugose, della
sua "imperfezione", nella quale "la voce lontana" vaga appunto
dall'infanzia alla fine dei giorni, pur sapendo di un "male sofferto
ancor prima di nascere". "Le assi curve" è un nuovo capitolo dell'opera
di Bonnefoy, unanimemente riconosciuta tra le maggiori, più affascinanti
e imprescindibili del Novecento europeo, ed è un libro che si scandisce
nel ritmo di tre fasi dominanti. La prima è di sapore vagamente elegiaco
e bucolico, ed è quella della pioggia d'estate, dell'istante aurorale in
cui la natura si manifesta semplice e prodigiosa nell'incanto della
luce. Nella seconda fase prevale invece una forte tensione evocativa, al
cui centro è la memoria onirica - ma al tempo stesso anche diurna - di
un luogo perduto, un luogo di affetti familiari, di giochi
dell'infanzia, e della ricerca di una keatsiana simbiosi di Bellezza e
Verità. Nella terza fase domina infine la vertigine teologica dell'idea
di un Dio ancora cieco e senza volto. Sono temi che fanno di quest'opera
una vibrante testimonianza civile del valore salvifico della
poesia, in
un tempo che troppo spesso, colpevolmente, se ne allontana. ibs.it - unilibro.it
Une parole, qui sait magistralement faire la place
du sens et du chant, s'élève, à la fois affirmée et fragile, inquiète et
souveraine. Les planches courbes auxquelles le titre se réfère sont
celles de la barque du passeur qui tente encore une avancée entre les
deux rives du fleuve, les deux rives du rêve, les deux rives de la vie.
evene.fr
- artic.ac-besancon.fr -
terresdefemmes.blogs.com
Ne cesse pas voix dansante parole De toujours murmurée âme des mots Qui colore et dissipe les choses Les soirs d'été où il n'est plus de nuit les planches courbes - le assi curve
IL GRANDE SPAZIO
Il Louvre.
Attraverso una prosa narrativa articolata in brevi annotazioni e minuti
spostamenti psicologici, Yves Bonnefoy ci fa cogliere l'essenza di uno
spazio che via via andrà configurandosi sotto i nostri occhi come un
luogo dell'anima. In questo lavoro, Bonnefoy ci parla di alcune opere
esposte nel museo del Louvre e dei loro autori - tra i quali, Delacroix,
Poussin, Georges de la Tour, Vermeer -, affidandosi all'emozione poetica
e alla sorpresa del sogno. Lungo un cammino che non ha percorso né
traccia - mediante cenni minimi, leggerissime note, appena percettibili,
ma determinanti per la meditazione e la memoria - la riflessione si
precisa in un'esperienza interpretativa che nulla concede alle categorie
conosciute. In queste annotazioni - nate, come indica lo stesso Bonnefoy,
"sotto il segno dell'incompiuto, dell'abbozzo, dell'impossibile" - nulla
fa pensare al superfluo e all'esornativo. Tale purezza ha il dono di
farci vedere le opere in tutta la luminosità del loro senso, in tutta la
loro bellezza, che balza su con la forza di una verità. Nel Louvre siamo
in quella terra di nessuno che ha alle spalle una visione unitaria del
reale e davanti una pluralità impensata di frammenti. Con Bonnefoy ci
caliamo in un'atmosfera di ripetuta scoperta, nel flusso di un racconto
che si dirama quasi da solo. Guardare equivale ad accelerare il corso
delle riflessioni, ritrovare qualcosa che la polvere dei giorni non ha
offeso, ma soltanto velato. ibs.it - unilibro.it -
2008
Il “grande spazio” del
Louvre e i suoi capolavori artistici sono i veri protagonisti di
questo libro. Il museo e le opere rivivono qui in tutto il loro
splendore grazie all'incantevole scrittura del più grande poeta
francese vivente: Yves Bonnefoy. E' questa una guida molto
particolare al museo del Louvre. Attraverso una prosa narrativa
fatta di fulminanti annotazioni e appunti lirici, il poeta ci fa
cogliere l'essenza di alcuni tra i più grandi capolavori
dell'umanità. Bonnefoy ci suggerisce di avvicinarci alle opere
d'arte e all'estetica di loro autori – abbandonando qualsiasi
categoria critica e di affidarci all'emozione poetica, al fine di
giungere a una conoscenza senza un “sapere” precostituito.
feltrinelli.it
La bellezza
Tu che distruggi l’essere, bellezza,
sarai suppliziata, messa alla ruota
disonorata proclamata colpevole ridotta
a sangue e grido e notte
d’ogni gioia spodestata.
– Oh dilaniata su ogni ferro innanzi l’alba
oh calpestata e trafitta su ogni strada
nostra disperazione sarà che tu sia viva
nostro cuore che tu soffra nostra voce
umiliare le tue lacrime
chiamarti mentitrice,
di cielo nero apportatrice
ma desiderio nostro essendo
il tuo corpo infermo
nostra pietà il tuo cuore
che a ogni fango ci guida.
Il cuore l’acqua non intorbidita
Sei allegra o triste?
– Come saperlo
Salvo che nulla pesa
Al cuore senza ritorno.
Nessun passo d’uccello
Su questa vetrata
Del cuore attraversato
Da giardini ed ombra.
Un pensiero di te
Che ha bevuto la mia vita
Ma tra queste foglie
Nessun ricordo.
Sono l’ora semplice
E l’acqua non intorbidita.
Ho saputo amarti
Non sapendo morire?
Ieri, l'interminabile La nostra vita,
quei sentieri che ci
chiamano
nella freschezza dei prati
in cui l'acqua brilla.
Ne vediamo errare
alla vetta degli alberi
come cerca il sogno nei nostri sonni
la sua altra terra.
Vanno. le loro mani sono piene
di una polvere d'oro
socchiudono le loro mani
e cala la notte.
L’imperfezione è la
cima E vero che occorreva distruggere
e distruggere e distruggere
E vero che la salvezza era a quel prezzo.
Devastare il volto nudo che affiora nel marmo
martellare ogni forma E ogni bellezza.
Amare la perfezione in quanto soglia
ma conosciuta
negarla
dimenticarla
morta
Il ponte di ferro
Esiste forse ancora
in fondo a una lunga strada
che percorrevo bambino una gora oleosa
rettangolo di greve morte a cielo nero.
Poi la
poesia
separò le sue acque dalle altre
nessuna bellezza l’attrae, nessun colore
s’angoscia per il ferro e per la notte.
Nutre una lenta
ambascia di proda morta
un ponte di ferro
gettato sull’alta sponda
ancora più notturna
è sua sola memoria
solo suo vero amore
Vedo Douve supina
Vedo douve supina.
Nella città scarlatta dell’aria
Dove i rami combattono sul suo viso
Dove le radici s’insinuano dentro il suo corpo
Ella irradia una gioia stridente d’insetti
Una musica orribile.
Al passo nero della terra
Douve sconvolta esultante
Raggiunge la lampada contorta degli altipiani.
Vedo Douve supina. In una stanza bianca
Cerchiati di gesso gli occhi vertiginosa la bozza
E le mani condannate all’erba lussureggiante
Che da ogni parte la invade.
S’apre la porta. Un’orchestra avanza.
E con gli occhi sfaccettati toraci pelosi
Teste fredde con becchi con mandibole
La inondano.
Ma chi è Douve, e quale è il messaggio che porta nel suo gioire
di morte? Douve è un luogo, Douve è una donna, Douve
è una condizione mentale, Douve è uno strumento nella mani del
poeta, Douve è ciò che il lettore vuole che Douve sia. Chi
scrive la immagina con il volto di donna, il corpo androgino e
lo sguardo nero che penetra oltre la superficie....
Il silenzio che la poesia instaura prima della creazione poetica
garantisce l’autenticità delle parole che sorgeranno. Giungere
al silenzio come condizione di possibilità di un linguaggio
nuovo che dica finalmente il mondo della vita scevro da ogni
concettualizzazione e mistificazione. E’ un trattenere il
respiro prima dell’immersione, un lungo momento personale,
individuale, l’attimo in cui il soggetto prende coscienza di sé
stesso come essere vivente per poi gettarsi a capofitto nel
mondo della vita, senza paura, senza finzioni.
L’albero il
lume
L’albero invecchia nell’albero
è l’estate.
L’uccello varca il canto
dell’uccello ed evade.
Il rosso delle vesti
illumina e sperde lontano,
in cielo i carreggi
del dolore antico.
Oh fragile paese,
come la fiamma
di un lume recato
prossimo il sonno
nelle linfa del mondo
semplice il pulsare
dell’anima condivisa.
Ami anche tu l’istante
in cui il lume chiaro
Scolora sognando nel giorno.
Lo sai è l’oscuro
del tuo cuore a guarire
la barca raggiunge la riva
e cade
Urta
Urta per sempre.
Nell'insidia della soglia.
Contro la porta
sigillata
Contro la frase
vuota.
Nel ferro ridestando
Solo queste parole
il ferro.
Nel linguaggio nero.
In colui che è qui
Immobile vegliando
Sul tavolo carico
Di bagliori di segni.
E che tre volte
Viene chiamato
ma non si alza.
Nell’adunarsi
cui è mancato
Il celebrabile.
Nel grano deformato
Nel vino prosciugato.
Nella mano che trattiene
Una mano assente.
Nella inutilità
Del rammemorare.
Perché nell'insidia
della soglia?
Perché parecchi anni della mia vita furono occupati dal compito
di ridare esistenza a una grande casa in Provenza -un monastero
con un'antica chiesa, stalle, granai, ma soprattutto rovine- che
in quel suo luogo straordinario sarabbe potuta essere
-immaginavo- la soglia del paese in cui vivere, il portico della
"vera vita". Ma in seguito le difficoltà andarono crescendo, sia
quelle interiori sia quelle materiali, e finirono per rendere
irrealizzabile l'impresa. Ne ricavai, tuttavia, una lezione. Se
le soglie sono illusioni, "insidie", anche le insidie possono
diventare occasioni per una riflessione più lucida. E quindi, a
loro volta, possono diventare soglie attraverso le quali
accedere alla verità nel proprio rapporto con se stessi: là dove
l'essere nasce dal non avere. Il libro tenta di fare questa
esperienza che è anche una mise en question della scrittura,
spazio di tutte le insidie; tende verso quelle parole che
rinunciano a imporre i loro sogni e che possono anzi, nella
dissipazione di questi sogni, consentirci una luce nuova".
YB - bol.it
è l'agente di trasgressione che ha il compito di
liberare la parola poetica dalla trappola dell'immagine
dalla fissità a cui questa la costringe. Le immagini
sono per il poeta l'equivalente di ciò che è la figura per l'artista:
l'esempio di Giacometti, al quale Bonnefoy
ha dedicato molti anni di studio, dimostra come le figure debbano essere
pressate, scavate, assottigliate, affinché ciò che esse nascondono abbia
la speranza di apparire
lorena zaccagnino - mondodomani.org
Le dessin c'est tout
disait Giacometti qui fut
aussi un grand peintre. Il avait connu la maîtrise, dès l'enfance, il y
renonça, il se sut alors, et enfin, un dessinateur au degré d'intensité
qu'il fallait, il ne cessa plus de chercher, de déchirer, de recommencer,
de vivre son absolu dans quelques lignes presque détruites à coups de
gomme. Et il dessinait encore, "des yeux", rapporte son frère, quelques
heures à peine avant la fin.yb
remarques sur le dessin-
portesurletoit.canalblog.com
c
olloque
Yves Bonnefoy
Écrits récents (2001-2009) - Université Zürich Or les quelques colloques récents et importants
consacrés à l'oeuvre d'Yves Bonnefoy, qui ont donné lieu à des
volumes d'actes : Lumière et nuit des images (M. Gagnebin dir., 2005) ou
Yves Bonnefoy. Poésie, recherche et savoirs (P. Née et D. Lançon dir.,
2007), n'avaient pas centré leur objet d'étude sur les livres d'Yves
Bonnefoy les plus récents, mais sur la problématique générale de son
oeuvre, considérée dans son ensemble et de manière achronique. C'est le
cas aussi du Cahier de l'Herne en préparation sous la direction d'Odile
Bombarde (co-organisatrice du colloque Yves Bonnefoy. Écrits récents) et
de Jean-Paul Avice. Les références utilisées par les spécialistes de
l'oeuvre qui ont participé à ces rencontres et à ces volumes vont, le
plus naturellement et le plus normalement du monde, à des textes
essentiels d'Yves Bonnefoy, mais souvent de préférence aux textes les
plus anciens, qui ont été les premiers à impressionner ses lecteurs,
mais ne sont pas ceux qui peuvent le mieux rendre compte de la capacité
propre à Yves Bonnefoy – capacité étonnante et paradoxale – de fidélité
à soi-même et de régénération. Pour ne prendre qu'un exemple, Plotin est
un auteur qui a beaucoup compté dans l'oeuvre de Bonnefoy jeune, à
l'époque de Du mouvement et de l'immobilité de Douve et des essais
réunis dans L'Improbable. Mais il serait trompeur de rapporter à Plotin
ses livres récents, car ses lectures, ses références philosophiques et
ses points d'appel ont considérablement changé en quarante ans. De même
Shakespeare, qui a été et qui demeure un auteur central, n'est ni
traduit, ni lu par Bonnefoy selon des axes semblables à ceux qu'il
suivait dans les années soixante, période d'intense activité de
traduction.
Pour saisir le dynamisme de cette oeuvre incroyablement vivante et
protéiforme, qui refuse de se cantonner à des positions autrefois
adoptées, tout en mettant toujours au premier plan l'acte poétique, avec
une fidélité et une constance stimulantes en notre époque à laquelle
fait défaut l'espérance, il nous paraît important de réunir des
chercheurs de plusieurs pays – où la relève scientifique suisse figure
également – qui se donneront pour règle de centrer leur réflexion sur
les oeuvres publiées depuis une dizaine d'années, afin de mesurer à la
fois la richesse de cet ensemble considéré en lui-même, et la distance
qu'il prend avec son propre passé : dans l'oeuvre du poète, dans celle
du critique, et dans celle du traducteur. Florian Pennanech - Dagmar Wieser - fabula.org - rose.uzh.ch
Che cos'è poesia? Che cosa è per lei che la pratica da tanto tempo? Ha
sempre fede nella poesia lei che ha scritto che essa libera la realtà
dalle forme che la imprigionano e la distruggono e restituisce
all'essere umano una piena presenza e una piena dignità? «Cos'è la poesia? È dare alle parole la
loro capacità di descrivere la pienezza delle cose, la loro luce, la
loro vita e questo accade solo quando noi riusciamo a divenire un corpo
unico con il luogo e l'istante della nostra esistenza. Per me è il modo
di dare senso alla mia vita e questo significa che ho fede in lei,
perché non vedo motivo di dubitare del fatto che la poesia riesca ad
essere insieme verità e bellezza e di questo sono ogni giorno più
convinto».
Dove va la poesia? Si parla spesso di morte della poesia. Ma lei allude
ad un sorta di suo valore salvifico, in un tempo che troppo spesso,
magari colpevolmente, se ne allontana. «Credo che con l'andare del tempo la poesia
si avvicinerà sempre più ad una sorta di riflessione filosofica e
insieme psicanalitica. Ovviamente non per dare vita a dei poemi farciti
di pensieri e di idee, perché questo è proprio quello che va
assolutamente evitato, bensì perché la conoscenza di sé stessi è ciò che
permette di destrutturare le visioni stereotipate del mondo, che sono
quanto di più soffocante possa esistere per la poesia stessa. Deve fare
apparire la realtà come la cosa fondamentale, la più semplice, ma per
fare ciò deve passare attraverso una prova, quella di vivere fino in
fondo il pensiero della propria epoca. Baudelaire lo sapeva bene e
Leopardi ancora prima di lui».
ilmessaggero.it - 2010
Fondazione Premio Napoli - Premio Speciale per la
Letteratura Straniera
Università degli Studi di Napoli l’Orientale
- Laurea Honoris Causa