nâzim hikmet'le    ( ran )

NAzim Hikmet       ( NAzim Hikmet Ran )   [ nAzim´ hEkmet´rAn ]

 

 

 

 

il più bello dei mari
è quello che non navigammo .
il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto .
i più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti .
e quello che vorrei 

dirti di più bello
non te l'ho ancora detto .

lettere dal carcere - a münevver  1942

https://youtu.be/dw4SfGtwIWE  - lettura arnoldo foà

 

.

Non rinunciare ad un sogno

solo perché pensi che ti ci vorrà troppo tempo per realizzarlo…

il tempo passerà comunque
Don't give up a dream just because you think it's gonna take too long to make it happen ... time will pass anyway

.

 

 

today is sunday
today for the first time
they took me out into the sun
and for the first time in my life
i looked at the sky
amazed that it was so far
and so blue
and so wide
i stood without moving
and then respectfully sat on the black earth
pressed my back against the wall
now, not even a thought of dying
not a thought of freedom of my wife
the earth the sun and me ...
i am happy
1938

 

 

 

 

 

 

 
Oggi è domenica.
Oggi mi hanno lasciato uscire al sole

ed è la prima volta.
E per la prima volta nella vita,
sono rimasto immobile
sorpreso di quanto il cielo sia lontano,
e blu
e immenso.
Poi mi sono seduto sulla terra con rispetto,
la schiena contro il muro.
Adesso niente scherzi,
nè lotta e libertà, niente donne.
La terra, il sole ed io.
Sono un uomo felice.
lettere di un uomo chiuso in cella d'isolamento ankara

poesie d'amore e di lotta

Benvenuta   donna mia   benvenuta  !
certo sei stanca
come potrò lavarti i piedi
non ho acqua di rose nè catino d'argento
certo avrai sete
non ho bevanda fresca da offrirti
certo avrai fame
e io non posso apparecchiare
una tavola con lino candido
la mia stanza è povera e prigioniera
come il nostro paese.
Benvenuta   donna mia   benvenuta  !
hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto prato
hai riso
e rose hanno fiorito le sbarre
hai pianto
e perle son rotolate sulle mie palme
ricca come il mio cuore
cara come la libertà
è adesso questa prigione.
Benvenuta   donna mia   benvenuta !

1948  - carcere anatolia
dedicata  alla moglie Münevver Andaç

 

 

 

 

Ho vissuto alla velocità dei sogni
Tra sfavillanti scintille
Ho piantato un albero di susine
Ne hanno assaggiato i frutti
Meno male che ho amato la tristezza
Soprattutto la tristezza che c'è

nell'occhio delle pietre
Del mare dell'essere umano
E ho amato la gioia improvvisa
Meno male che ho amato la pioggia
Meno male che sono stato in carcere
Ho amato l'irraggiungibile
In tutte le mie nostalgie
Meno male che ho amato il ritorno
mosca 2 maggio 1963

Sono cent’anni che non ho visto il suo viso
che non ho passato il suo braccio
attorno alla sua vita
che non mi son fermato nei suoi occhi
che non ho interrogato
la chiarità del suo pensiero
che non ho toccato
il calore del suo ventre.
eravamo sullo stesso ramo insieme
eravamo sullo stesso ramo
caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent’anni
di cent’anni la strada
e da cent’anni nella penombra
corro dietro a te.

stoccolma 1960  - poesie d’amore

 

 

 

L’assenza
L’assenza dondola nell’aria

come un batacchio di ferro
martella il mio viso

martella
ne sono stordito
corro via

l’assenza m’insegue
non posso sfuggirle
le gambe si piegano cado
l’assenza non è tempo né strada
l’assenza è un ponte fra noi
più sottile di un capello

più affilato di una spada
più sottile di un capello

più affilato di una spada
l’assenza è un ponte fra noi
anche quando
di fronte l’uno all’altra

i nostri ginocchi si toccano
mosca 1961 - poesie d'amore 1963

 

 

 

   

Oggi tracce del tempo nel mio cuore
Fondono in questa scia le ore nere
Cinge l'anima uno sfregio di passato
Muore chi nasce, risorge chi muore
Si, era 'vita' il nome del passato
Riecheggia quanto negli anni è confuso
È colmo di rimpianto quel ricordo
Anche il dolore è dolce nel passato
poesie d'amore e di lotta

 

 

 

 

 

 

Al sole brillano

coi loro lustrini coi fili d'argento
Le piogge

son biondi capelli di sposa fanciulla
La tranquillità delle tegole molli
Mi penetra a poco a poco.

le piogge - mosca 1958

 

 

 

 

 

 

c'è un albero dentro di me
trapiantato dal sole
le sue foglie oscillano
come pesci di fuoco
le sue foglie cantano come usignoli ...
è un pezzo già
che i viaggiatori sono discesi
dai razzi del pianeta chè in me
parlano una lingua che lo udito in sogno
non ordini non vanterie non preghiere ...
in me c'è una strada bianca
le formiche passano coi semi di grano
i camion passano col chiasso delle feste
ma il carro funebre
- è proibito -
non può passare
in me il tempo rimane
come una rossa rosa odorosa
che oggi sia venerdì domani sabato
che il più di me sia passato
che resti il meglio
NON IMPORTA .

 

Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione
che dovrà venire
sarà migliore
di chi è nato
dalla terra
dal ferro e dal fuoco.
Senza paura
e senza troppo riflettere
i nostri nipoti
si daranno la mano
e rimirando
le stelle del cielo
diranno :
- Com’è bella la vita  ! -
Intoneranno
una canzone nuovissima
profonda come gli occhi dell’uomo
fresca come un grappolo d’uva
una canzone libera e gioiosa.
Nessun albero
ha mai dato
frutti più belli.
E nemmeno
la più bella
delle notti di primavera
ha mai conosciuto
questi suoni
questi colori.
Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione
che dovrà venire
sarà migliore
di chi è nato
dalla terra
dal ferro e dal fuoco.

 

 

 

 

 

Ho sognato della mia bella
m’è apparsa sopra i rami
passava sopra la luna
tra una nuvola e l’altra
andava e io la seguivi
mi fermavo e lei si fermava
la guardavo e lei mi guardava
e tutto è finito qui.

Nel cortile c'è neve fino al ginocchio
cade a fiocchi
cade da stamattina senza riuscire a frenarsi
siamo in cucina
sulla tela cerata del tavolo è la primavera
sulla tela cerata c'è un cetriolino fresco
ha il fiore al naso
è tutto picchiettato
siamo seduti intorno a lui e lo guardiamo
il suo colore chiaro

si riflette dolcemente sul nostro viso
c'è odore di freschezza
siamo seduti tutti attorno a lui e lo guardiamo
siamo stupiti
pensosi
ottimisti
sentiamo qualche cosa come se fossimo in sogno
sulla tela cerata c'è la speranza
sulla tela cerata c'è la bella giornata
un cielo carico di sole verde
una folla di smeraldi impaziente e agitata
gli amori che debbono esplodere
sulla tela cerata c'è un cetriolino fresco
ha il fiore al naso
è tutto picchiettato
nel cortile c'è neve fino al ginocchio
cade a fiocchi
cade da stamattina senza riuscire a frenarsi.

mosca 1960



 

 

 


Le sedie dormono in piedi
anche il tavolo
il tappeto sdraiato sul dorso
ha chiuso gli arabeschi
lo specchio dorme
gli occhi delle finestre sono chiusi
il balcone dorme
con le gambe penzolanti nel vuoto
i camini sul tetto dirimpetto dormono
sui marciapiedi dormono le acacie
la nuvola dorme
stringendosi al petto una stella
in casa fuori di casa dorme la luce
ma tu ti sei svegliata
mia rosa
le sedie si sono svegliate
si precipitano da un angolo all’altro

anche il tavolo
il tappeto si è messo a sedere
gli arabeschi hanno aperto i petali
lo specchio si è risvegliato

come un lago all’aurora
le finestre hanno spalancato
immensi occhi azzurri
il balcone si è risvegliato
ha tirato su dal vuoto le gambe
i camini dirimpetto si sono messi a fumare
le acacie han cominciato a chiacchierare
sui marciapiedi
la nuvola si è svegliata
ha lanciato la sua stella nella nostra stanza
in casa fuori di casa la luce si è risvegliata
si è versata sui tuoi capelli
è colata tra le tue palme
ha cinto la tua vita nuda

i tuoi piedi bianchi.
mosca 1961 - poesie d'amore 1963

 

 

 

Vorrei leggerti un po’  E tenere il segno con le dita

 



Le mie poesie sono pubblicate in trenta o quaranta lingue
ma nella mia Turchia nella mia lingua turca sono proibite

 

 

 

 

 

nâzım hikmet ran

NAzim Hikmet - NAzim Hikmet Ran - nAzim´ hEkmet´ rAn

salonicco  15 gennaio 1902 –      mosca  3 giugno 1963/via pesciànaya 6

nazim pascià suo nonno era poeta poliedrico, autore di teatro, romanziere, saggista e giornalista. padrone sempre di se stesso e della sua condizione consapevolmente affrontata subì il primo infarto in carcere ...  '... che sia morto non ha grande importanza. il suo modo di essere si è realizzato ed espresso nella sua poesia ...' fino all'ultimo giorno nâzım hikmet ran ha vissuto pienamente, scrivendo viaggiando discutendo amando il mondo e la gente pieno di speranza e fiducia nell'avvenire dell'umanità.   è morto il 3 giugno 1963 a Mosca.   usciva dal suo appartamento  come tutte le mattine per ritirare la posta e comperare il giornale.   un infarto l'ha folgorato sulla soglia e lì per lì non se ne accorse nessuno ... erano circa le nove del mattino.

 

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