vincenzo cardarelli 

nazareno caldarelli

 

genitori

 

 

Io devo al grembo che m’ha partorito
il temerario amore della vita
che m’ha tanto tradito.
Poi che nacqui da un sangue
ben fervido e gioviale.
Io nacqui da una donna che cantava
nel rimettere in ordine la casa
e, madre più trionfante che amorosa,
soleva in braccio portarmi con gloria.
Ora, ebbi un padre severo
come un santo orgoglioso.
E furon questi i due forti avversari
che m’hanno generato.

 

 

alla morte

 

Morire sì,
non essere aggrediti dalla morte.
Morire persuasi
che un siffatto viaggio sia il migliore.
E in quell’ultimo istante essere allegri
come quando si contano i minuti
dell’orologio della stazione
E ognuno vale un secolo.
Poi che la morte è la sposa fedele
che subentra all’amante traditrice,
non vogliamo riceverla da intrusa,
né fuggire con lei.
Troppe volte partimmo
senza commiato!
Sul punto di varcare
in un attimo il tempo,
quando pur la memoria
di noi s’involerà,
lasciaci, o Morte, dire al mondo addio,
concedici ancora un indugio.
L’immane passo non sia
precipitoso.
Al pensier della morte repentina
il sangue mi si gela.
Morte non mi ghermire,
ma da lontano annunciati
e da amica mi prendi
come l’estrema delle mie abitudini.

 

 

 

 

 

vincenzo cardarelli

(pseudonimo di nazareno  caldarelli)

1887 provincia viterbo   -  1959  roma

conversatore brillante, polemista mordace, letterato e vero e uomo di risentita passione.  ha avuto vita vagabonda, solitaria, di scontrosa ed austera dignita'.   sono enfant de fortune , figlio dei tempi... mi sento come il grillo nell'uragano,  come la cicala sorpresa dai primi freddi dell'autunno. vi sono giorni in cui steso sul letto, sospeso e quasi inesistente, oscillo come un ago calamitato.

" la vita io l'ho castigata vivendola "

 

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