paul j. steinhardt

e la materia oscura

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La particella di Dio
Il “bosone di Higgs” è una ipotetica particella elementare, prevista dal modello standard della fisica delle particelle, che gioca un ruolo fondamentale: la teoria la indica come portatrice di forza del “campo di Higgs” che si ritiene permei l'universo e dia massa a tutte le particelle (anche se ancora non è stata trovata alcuna evidenza sperimentale dell'esistenza dei bosoni e del campo di Higgs, ndr).
Chiamata ironicamente “la particella di Dio” in un libro del direttore del Fermilab, il fisico Leon Lederman (“La Particella di Dio: se l'universo è la domanda, qual è la risposta ?” Milano, Mondadori, 1996), fu predetta per la prima volta negli anni Sessanta dal fisico scozzese Peter Higgs e sarebbe dotata di massa propria (la teoria dà un limite superiore per questa massa di circa 200 gigaelettronvolt, o GeV). Nel 2002, gli acceleratori di particelle hanno raggiunto energie fino a 115 GeV. Si spera che il Large Hadron Collider, in via di ultimazioneo al CERN, possa confermare l'esistenza dei bosoni di Higgs.

......Se tutto andrà bene, nel Novembre del 2007, l'LHC risponderà ad alcune questioni fondamentali, tipo: Cos'è la massa? Di cosa è fatta la materia oscura ? Come è sopravvissuta al Big Bang la materia “ordinaria” di cui sono fatte le nostre cellule ?
.....
quark “top” - stessa energia sviluppatasi un milionesimo di milionesimo di secondi dopo il Big Bang.
redazione ECplanet - Wired News, Wikipedia - ecplanet.com   

entusiasmo e prudenza
Sono entusiasmanti i dati sulla particella di Dio grazie alla quale esiste la massa, presentati al CERN di Ginevra.
«La macchina sta lavorando in un modo fantastico», ha detto Gianotti parlando dell'acceleratore più grande del mondo Large Hadron Collider (Lhc), dove sono stati condotti gli esperimenti Atlas e Cms che stanno dando la caccia al bosone di Higgs.
«I dati sono molto interessanti ma c'è ancora molto da fare e al momento non possono concludere nulla».

cdt.ch - 2011

 

 

il più grande telescopio-binocolo del mondo

una fotocamera da guinNess dei primati: 500 megapixel

Large Binocular Telescope sui Mount Graham, Arizona.

LBT è uno strumento senza eguali: la sua struttura alloggia infatti, su un’unica montatura meccanica, due specchi affiancati di 8,4 metri di diametro. Non un “semplice” telescopio quindi, ma un enorme binocolo che sarebbe in grado di distinguere un’automobile sulla Luna o una moneta da un euro a 1200 chilometri di distanza. Per paragone, si stima che LBT fornirà immagini dieci volte più definite di quelle di Hubble.    Le enormi potenzialità di LBT potranno essere sfruttate per cercare di rispondere a molti degli interrogativi attuali dell’Astrofisica e della Cosmologia su argomenti quali la formazione delle galassie, la struttura dell’Universo, la natura dei buchi neri galattici, l’origine degli elementi chimici. Con LBT si potranno inoltre osservare direttamente i singoli pianeti extrasolari, capacità finora preclusa ai elescopi tradizionali.   

LBT: un gigante a due occhi      I due grandi occhi sono i due specchi, ciascuno del diametro di 8,4 metri che, utilizzando radiazioni ottiche e infrarosse partite oltre 10 miliardi di anni fa, consentono di osservare le galassie più lontane. Sono retti da una struttura del peso di ben 700 tonnellate. È così sensibile che basta una mano per muoverla. È stata costruita in Italia    

www.unita.it       http://www.macitynet.it/              

www.lbt.it    UAI astronews     

dipastro.pd.astro.it

 

e l'energia oscura cos'è?

Il termine Quintessenza era usato più di 2000 anni fa dai greci per indicare un ipotetico quinto "elemento" della natura, oltre la terra, l'aria, il fuoco e l'acqua. Oggi questo nome è stato adottato come sinonimo di energia oscura. Ma cos'è l'energia oscura?
Nel 1998 due gruppi di astronomi pubblicarono i risultati delle loro esperienze sullo studio di possibili anomalie nell'espansione dell'Universo.  Avevano studiato galassie molto lontane tramite lo studio di Supernovae particolari, le Supernovae di tipo 1a (SN1a), che sono molto luminose e hanno tutte per un certo periodo di tempo una luminosità uguale. Per questo possono essere considerate come sorgenti standard, delle "candele campione". Dalla luminosità osservata si può quindi risalire alla loro distanza, perché la luminosità osservata diminuisce con il quadrato della distanza dalla Terra.    Lo studio è difficile, sia perché tali Supernovae sono molto rare, sia perché le misure sono molto delicate e hanno richiesto l'utilizzo di una varietà di telescopi molto potenti.  D'altra parte la velocità di allontanamento da noi di tali galassie lontane è misurabile tramite lo spostamento verso il rosso della luce che noi riceviamo.          
scienzagiovane.unibo.it        theblueplanet.ch
L' ENERGIA OSCURA CHE FA ACCELERARE LO SPAZIO
l'universo è costituito da una componente visibile (i pianeti, le stelle...) e da una componente non visibile, 
che gli studiosi chiamano "materia oscura", una massa invisibile identificata dallo studio dei movimenti dei pianeti.   Però, queste due componenti prese assieme, non costituiscono che il 30% di quella che si stima sia la massa dell'universo.  Il restante 70% sarebbe costituito dall' "energia oscura".

Questa energia, di cui non è ancora chiara la natura ha una proprietà molto particolare: la sua gravità, anziché attrarre, respinge ciò che le sta attorno, causando l'espansione accelerata dell'universo osservata dagli studiosi. nuove osservazioni a raggi X effettuate grazie al telescopio Chandra hanno permesso di calcolare il momento in cui l'energia oscura iniziò a far accelerare l'espansione dell'universo cioè circa sei miliardi di anni fa.
spiritualsearch.it

  I CANDIDATI PER LA MATERIA OSCURA

La risposta più semplice sarebbe quella di immaginare che all'interno (e all'esterno) delle  galassie vi sia materia ordinaria, cioè materia del tipo di quella che già conosciamo, ma che  emette radiazioni molto deboli e quindi è invisibile a grande distanza. Questa materia non visibile, ma pesante, potrebbe essere costituita, ad esempio, da pianeti, satelliti, asteroidi e meteoriti, cioè da materia del tipo di quella che gravita intorno al nostro Sole. ..
www.cosediscienza.it

particelle di materia oscura e candidati  

SxT Zooming-in Cos'è la Materia Oscura? 2/8   R. Bernabei, R. Cerulli

La prima evidenza sperimentale dell’esistenza di Materia Oscura nell’Universo è dovuta alle misure delle velocità delle galassie che compongono l’ammasso COMA eseguite da Zwicky nel 1933. Queste osservazioni mostrarono che la sola componente visibile di materia non poteva dare conto  delle velocità misurate e che la materia non luminosa era presente nell’ammasso in percentuale  nettamente superiore rispetto alla materia visibile.

Pochi anni più tardi, nel 1936, fu confermata l’esistenza di Materia Oscura studiando l’ammasso di galassie della Vergine.
Uno studio sistematico che accredita l’esistenza di Materia Oscura anche a livello di singole galassie  è stato eseguito nel 1974 da due diversi gruppi, considerando molte galassie a spirale. Numerose altre evidenze sperimentali dell’esistenza della Materia Oscura nell’Universo sono state ottenute negli anni  successivi. Tra esse ricordiamo: la misura della velocità di rotazione della Grande Nube di Magellano intorno alla nostra Galassia che risulta maggiore di quella attesa considerando l’attrazione gravitazionale della sola massa visibile, lo studio dei raggi X emessi dalle nubi di gas che circondano le galassie ellittiche, la distribuzione delle velocità del plasma caldo intergalattico negli ammassi di galassie.

http://scienzapertutti.lnf.infn.it/

matière sombre

L'univers n'est donc pas seulement constitué de matière qui "brille" et qui est visible  (étoiles, planètes, nuages de gaz etc...). Il contient aussi de la matière sombre et même, celle-ci en serait et de loin, le principal constituant. Dans notre seule galaxie la Voie Lactée, cette quantité de matière sombre est 10 fois supérieure à celle des étoiles et des nuages de gaz interstellaires. Ainsi, quel étrange univers qu'est le "nôtre" car selon les points de vue les plus en vogues, il serait à la fois infini, et plus de 90% de "sa" matière serait inconnue. Comment alors peut-on "bâtir" un modèle solide d'univers lorsque plus de 90% de la matière  "manque à l'appel"? Comment peut-on espérer cuisiner un plat à partir d'une recette dont plus de 90% des ingrédients nous sont inconnus? Voyons ce que pourrait être cette matière sombre.
geocities.com/CapeCanaveral/Hall/3298/sombre.html

 

 

il tempo prima del tempo
di Pietro Greco   Com’era il tempo, prima del tempo? Cosa succedeva prima del Big Bang, prima che 13 o 14 miliardi di anni fa nascesse il nostro universo? Le domande, di apparente senso comune, hanno da oltre due millenni una grande e irrisolta dignità filosofica. Ma fino a qualche anno fa un fisico vi avrebbe risposto, con una certasufficienza, in modo perentorio: «Ciò che mi chiedi non ha significato. Il tempo è nato con il nostro universo, col Big Bang iniziale, e il “prima” semplicemente non esiste».    Oggi, invece, uno dei più grandi fisici teorici del nostro tempo, l’italiano Gabriele Veneziano, firma sulla più grande rivista di divulgazione scientifica del mondo, lo Scientific American, un articolo contro il «mito dell’inizio del tempo», mentre la rivista vi propone in copertina un titolo dal sapore vagamente aristotelico: Il tempo prima del tempo.       Cosa è successo in questi ultimi anni da indurre i fisici - o, almeno, una parte rilevante della comunità dei fisici - a restituire dignità scientifica ai nostri ingenui quesiti e a riproporre l’irrisolta angoscia dei filosofi difronte alla natura e alla estensione del tempo?
Per tentare di rispondere a questa domanda dobbiamo risalire agli anni tra il 1916 e il 1917, quando Albert Einstein elabora una nuova teoria dello spazio e del tempo, la teoria della relatività generale, e la applica all’universo intero. La teoria della relatività generale implica che lo spazio e il tempo, anzi lo spaziotempo, non hanno una loro esistenza autonoma, ma sono tributari dell’energia e della materia. L’applicazione della relatività generale all’intero universo porta alle «equazioni cosmologiche» che sono in grado di descrivere l’evoluzione cosmica. Nel 1922 un giovane matematico russo,
Alexander Friedmann, trova le giuste soluzioni a quelle equazioni e si accorge che il nostro non è un universo statico, ma in espansione. Nel 1929 l’astronomo Edwin Hubble osserva la «recessione delle galassie» e fornisce le prove che Friedman ha ragione. L’universo evolve secondo le leggi gravitazionali della relatività generale. Applicando le quali è possibile conoscere non solo il presente, ma anche il passato del nostro universo.
I fisici iniziano così a riproiettare all’indietro il film della storia cosmica e a verificare che, risalendo indietro nel tempo, le dimensioni dell’universo diminuiscono sempre più, mentre crescono la densità e la temperatura. Finché giunti a circa 14 miliardi di anni prima della nostra epoca tutta la materia e tutta l’energia si ritrovano concentrati in un punticino in cui la curvatura dello spaziotempo, la densità e la temperatura raggiungono valori infiniti.
Dall’esplosione di quel punticino, dal Big Bang di quella singolarità iniziale, sostiene il «modello standard della cosmologia», è cominciata, circa 14 miliardi di anni fa, la storia del nostro universo. Anzi, ha avuto inizio la storia stessa dello spazio e del tempo.
Per i fisici nasce dunque lì, in quel punticino caldo, denso e curvo, quello che Gabriele Veneziano definisce «il mito dell’inizio del tempo». Un mito che ha buone fondamenta logiche e fisico-matematiche. Da un lato perché, nel modello standard della cosmologia, il Big Bang è l’origine del Tutto. Quindi della materia e dell’energia. Quindi dello spaziotempo che è creato dalla materia/energia. Dall’altro lato c’è il fatto che per i fisici non ha senso parlare di un sistema dove i parametri raggiungono valori infiniti. E, quindi, non ha senso parlare della singolarità iniziale e di un qualsiasi parametro fisico eventualmente esistito «prima» della singolarità iniziale. Non ha senso parlare del tempo prima del Big Bang. Non ha senso parlare del tempo prima del «nostro» tempo.
È questo doppio aggancio che, per molti anni, induce i fisici a ritenere «privo di significato» anche il solo chiedersi cosa c’era prima del Big Bang? Com’era il tempo, prima del «nostro» tempo?       Il guaio è che la relatività generale, entro cui questo ragionamento si svolge, contiene in sé un paradosso o, per dirla con
Stephen Hawking, «il germe della propria autodistruzione». Nell’ambito della relatività generale, infatti, non è possibile sfuggire alla trappola delle singolarità. Non è possibile evitare di imbattersi in punti come la singolarità iniziale, dove alcuni parametri raggiungono valori infiniti e, quindi, l’intero sistema sfugge, per definizione, alla possibilità di una descrizione fisica.
E poiché ben pochi tra i fisici sono quelli disponibili a riconoscere questo principio di impossibilità, ecco che molti si sono messi alla ricerca di una «nuova fisica» in grado di evitare le singolarità e con essi il paradosso autodistruttivo della relatività generale. Questa nuova fisica deve essere in grado di descrivere il cosmo nelle condizioni estreme prossime al Big Bang. Condizioni in cui a dominare non è solo la gravità ma ci sono anche altre interazioni, di tipo quantistico, non descritte dalla relatività generale.
È in quelle interazioni non relativistiche che c’è il segreto per sconfiggere il germe dell’autodistruzione della relatività generale. In quelle interazioni quantistiche si insinua la possibilità di (ri)cominciare a parlare dell’universo prima del Big Bang. E, quindi, del tempo prima del (nostro) tempo.
Le grandi ipotesi sul tappeto per descrivere l’indescrivibile, l’universo prima del Big Bang, sono essenzialmente due. La prima, chiamata ipotesi del «pre-big bang scenario», è essenzialmente italiana, perché è stata elaborata all’inizio degli anni ’90 da Gabriele Veneziano insieme a Maurizio Gasperini (quest’ultimo l’ha descritta in un libro, L’universo prima del Big Bang edito da Muzzio nel 2002). L’altra, chiamata scenario della conflagrazione, è stata proposta tre anni fa da Paul Steinhardt e da altri fisici americani. Entrambe fanno riferimento a un’entità piccolissima e piuttosto esotica, la stringa, inventata negli anni ’60 dallo stesso Gabriele Veneziano per tentare di descrivere l’universo quantistico.
La stringa, nell’idea di Veneziano, è il moderno atomo dei Greci. Un’entità materiale che non può essere ulteriormente divisa. In realtà si tratta di una corda lunga appena 10 alla -34 metri, ovvero 100 milioni di miliardi di miliardi di miliardi più piccola di un metro. Questa lunghezza, ls, che Veneziano indica come una nuova costante della natura, al pari della velocità della luce, c, e della costante di Planck, h, è appunto irriducibile. Ma, per quanto piccola, consente alla corda di vibrare, naturalmente con onde che si muovono alla velocità della luce.
Questo minuscolo oggetto, questo atomo cilindrico vibrante, ha proprietà quantistiche che ai fisici appaiono davvero molto strane. E che noi non staremo qui a elencare. Se non per dire che le stringhe si muovono, normalmente, in spazi a più dimensioni (lo spazio in cui le colloca Veneziano di dimensioni ne ha undici). Che le costanti fisiche in questi spazi non sono affatto costanti, ma variano in continuazione (persino nel nostro tranquillo universo, dice Veneziano, le costanti fisiche variano leggermente, se la teoria delle stringhe è vera).
E che, infine, nell’universo delle stringhe valgono strani principi di simmetria, per cui le dimensioni, piccole o grandi che siano, in cui le corde si muovono sono equivalenti.
L’aver messo in campo questi atomi filiformi, consente a Gabriele Veneziano e agli altri teorici delle stringhe, di superare il paradosso autodistruttivo della relatività generale un momento prima che, riproiettando all’indietro il film della storia cosmica, l’intero universo precipiti in quell’assurdo fisico che è la singolarità iniziale. Un momento prima del Big Bang.        È qui che, a evitare il baratro, intervengono le proprietà quantistiche delle stringhe. Che consentono all’universo di scrivere una nuova storia, una storia «prima» del Big Bang, che è l’immagine speculare, quindi uguale e opposta, della storia dell’universo «dopo» il Big Bang.
Se, negli istanti successivi al Big Bang, la velocità di espansione del nostro universo tende a diminuire, negli istanti precedenti il Big Bang la velocità di espansione tende ad aumentare. Nello scenario costruito da Gabriele Veneziano non c’è alcuna singolarità iniziale, ma solo una violenta transizione tra uno stato dell’universo e un altro. Una transizione che, peraltro, non sarebbe affatto unica nella storia cosmica, ma sarebbe una delle infinite violente transizioni cui il cosmo va incontro nel corso della sua storia eterna. Ciò significa che anche il nostro universo non finirà mai. Ma subirà a sua volta una violenta transizione dopo la quale inizierà una «nuova» storia. Cosicché potremmo dire che il tempo, il «nostro» tempo, non è che uno degli intervalli in cui si divide l’eternità.
Nell’altro scenario costruito sull’idea di stringa, quello della «conflagrazione» di Steinhardt, universi multidimensionali diversi (brane) possono scontrarsi. E ogni scontro, trasformando energia cinetica in materia e radiazione, produce un Big Bang. Anche in questo secondo scenario il nostro tempo non è che un intervallo tra una conflagrazione di due brane e l’altra.
L’ipotesi che l’universo abbia una storia che precede il Big Bang, che ci sia un tempo prima del (nostro) tempo, che il cosmo protenda la sua esistenza tra l’eternità e l’eternità, è suggestiva. Ed è intrigante anche dal punto di vista dei fisici, perché consentirebbe di far diventare normale e prevedibili modalità evolutive dell’universo quelle che, nell’attuale «modello standard della cosmologia» appaiono come «ipotesi da hoc», elaborate per tenere insieme i fatti. Ci riferiamo, per esempio, all’ipotesi della espansione inflazionaria del nostro universo elaborata proprio da Steinhardt, con Alan Guth e Andrei Linde.
Tuttavia lo scenario pre-big bang di Gabriele Veneziano e lo scenario della conflagrazione di Paul Steinhardt sarebbero mere speculazioni metafisiche se non proponessero delle previsioni verificabili. Lo scenario di Veneziano, per esempio, prevede l’esistenza nel nostro universo di onde gravitazionali fossili di un passato che precede il Big Bang. Queste onde fossili devono avere una certa frequenza e con una certa densità di energia che sono diverse sia dal «modello standard» che dallo scenario di Steinhardt.
Nei prossimi mesi i satelliti Planck, Ligo e Virgo batteranno il cielo alla caccia di onde gravitazionali e ne misureranno i parametri caratteristici. Allora sapremo se, dopo aver riacquistato una sua dignità filosofica, avrà acquistato anche un pieno significato fisico la nostra ingenua domanda: com’era il tempo prima del tempo?

http://www.unita.it/    

 

in principio

Energia Potenziale ed Energia Cinetica.
In pratica, per meglio far comprendere che cosa indichiamo con il termine Energia Potenziale,  facciamo un esempio elementare, ma significativo.  Si prenda un contenitore e lo si riempia con un (1) litro di acqua e lo si collochi  ad un metro sopraelevato da un piano di riferimento che per  comodità può essere considerato a livello del mare.
Le grandezze che vengono evidenziate in questo caso, sono:
1) - L'altezza dal suolo o livello di riferimento pari ad 1 metro.
2) - L'accelerazione di gravità pari a g=9,8 metri/sec. 2 pot.
L'Energia Potenziale in questo caso, sarà. - E (pot.le) = radice quadrata di 2gH in cui  g = accelerazione di gravità ed H = altezza a cui è stata posta il contenitore dell'acqua.
Come è visibile dall'espressione, l'energia potenziale prescinde dalla natura della massa e dalla natura  del materiale, mentre è strettamente connessa a due grandezze che sono la gravità ed il dislivello.
Per l'Energia Cinetica invece avremo:
E (cin.ca) = 1/2 . m.V elevata alla seconda potenza, in cui m = massa e V = velocità con cui si muove la massa specifica.
La definizione che viene attribuita all' evento creativo è BIG BANG .­
La teoria, appunto del Big Bang identifica la nascita dell'Universo da una grande esplosione iniziale. In sintesi, la Materia che si sarebbe trovata in uno stato di elevatissima densità e temperatura, si espanse con una velocità elevatissima (V. della Luce) e, durante questa fase, la temperatura subì una riduzione successiva fino a che l'Idrogeno e l'Elio (elementi primi a formarsi dopo l'esplosione) passarono ad una fase  di condensazione formando le Stelle e gli aggregati stellari che chiamiamo Galassie .

archeaology.info

http://www.ictp.trieste.it

 

origini dell'universo  le teorie più interessanti
L’energia oscura e la materia oscura, per esempio, costituiscono un limite di tale teoria: tutti sanno che  esistono, ma nessuno è riuscito davvero a capire cosa sono e come funzionano. E poi, qual è stata la vera  causa del big bang? E se tale esplosione è stata seguita da una suddivisione della massa cosmica,  come è avvenuta tale suddivisione? I costituenti fondamentali dell’universo sono i Macho o i Wimp? E l’attività cosmica è regolata da  meccanismi immutabili e analizzabili, o è piuttosto un flusso in continua evoluzione? Per rispondere a tutte  queste domande ci vorrebbe una vita. Ma forse la soluzione dei nostri interrogativi l’abbiamo già avuta.  Al momento, l’unica certezza scientifica sull’origine dell’universo è che niente è certo.
prima e dopo il big bang
Paul Steinhardt, docente di fisica alla Princeton University, ha parlato di quella che secondo lui è «la  sorpresa maggiore connessa alle ultime ricerche astronomiche»: il modello da lui denominato universo  ciclico. «Non è una teoria nuova, anzi, è abbastanza datata», ha spiegato. «Secondo questo schema il  big bang non sarebbe un inizio, ma piuttosto un ponte fra oggi e un passato remoto». Steinhardt è convinto che il cosmo attraversi una serie di fasi di espansione, ognuna delle quali viene seguita da un collasso e da una contrazione, per poi dare vita a un altro big bang. Fra una fase e l’altra passano miliardi di miliardi di anni di relativa tranquillità. Adesso ci troviamo nella fase dell’accelerazione cosmica, durante la quale l’universo dovrebbe eliminare tutta l’entropia e i buchi neri accumulati nell’ultimo big bang.
Alan Guth, docente di fisica del Mit, ha invece presentato la sua teoria della cosmologia inflazionaria, che  avanza l’ipotesi di una fase di “inflazione” iper-rapida un “miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo”  di secondo prima del big bang. In pratica l’universo avrebbe subito un istantaneo ed esponenziale aumento  di proporzioni, e la tensione generata avrebbe originato l’esplosione.
 «La teoria del big bang proposta da Hubble è sostanzialmente esatta; l’inflazione serve solo a integrarla, rendendola più comprensibile», ha spiegato Guth.
forza dell’invisibile...

Altri, però, credono che la materia oscura sia prodotta dai Wimp, o “particelle pesanti a interazione debole”. Secondo alcuni fisici, i Wimp costituirebbero il 99 per cento dell’intera massa dell’universo. Nessuno può  vederli, ma è possibile constatare i loro effetti gravitazionali osservando i movimenti di rotazione delle stelle  e degli altri componenti delle galassie. .....«Entro dieci anni dovremmo sapere se l’universo continuerà a  espandersi, inizierà a contrarsi o raggiungerà un punto di equilibrio»,  ha dichiarato David Spergel, docente di astrofisica alla Princeton University. L’universo è una successione di eventi spesso imprevedibili che possono essere spiegati solo attraverso le tesi darwiniane. Lo spazio si evolve, e nel suo sviluppo elabora sempre nuove regole. ..........
giornaletecnologico.it

 

dark matter
The first stars and galaxies formed only because there is dark matter, which is credited for providing the blueprint for the growth and structure of the universe as we know it today. "I often point out that we would not exist if it were not for dark matter said Paul Steinhardt, a physicist at Princeton University in New Jersey and co-author of the article on dark matter. Dark matter is estimated to account for 26 percent of the universe and it is much more abundant than ordinary matter, which makes up just 4 percent of the universe. Structure growth is caused by gravity drawing together matter into clumps. The pace of growth depends on how much matter there is. "Since there is more dark matter than ordinary matter, dark matter dominates the process said Steinhardt. "The ordinary matter is like froth moving about on an ocean of dark matter."  Steinhardt adds that because ordinary matter closely interacts with light, it cannot clump together because the hot radiation that we see as light would blow apart any clumps. "Dark matter can start clustering well ahead of ordinary matter because it does not interact with light he said. "When the ordinary matter finally stops interacting with light strongly, it finds that dark matter has already collapsed gravitationally and formed clumps."
This dark matter pulls in the ordinary matter, allowing it to become concentrated much faster than it would if ordinary matter alone was clustering. Thus, Steinhardt says, "with dark matter we can go from the nearly uniform universe to the universe of galaxies and stars we see today, and we can exist."  The question remains, however: what exactly is dark matter.  The predominant theory is that dark matter is made up of cold, weakly interacting massive particles (called WIMPS), but there may be a problem in that the theory appears to predict more clumps and more concentrated clumps of matter than scientists have detected.  "For example, we see about a dozen dwarf galaxies orbiting our Milky Way but simulations suggest there should be thousands said Steinhardt. "Also, the simulations predict highly concentrated dark matter in the cores of galaxies including our own Milky Way, but evidence suggests that very little dark matter is in the core of our Milky Way."  As a result, Steinhardt and colleagues are exploring other theories that can account for the discrepancy. The paper he co-authored with Jeremiah Ostriker, an astrophysicist at Princeton University, outlines how they can use the local universe—he volume around the Milky Way and nearby Andromeda Galaxy—to learn the nature of dark matter. "We have seen that careful studies of the distribution, density, environment, and variety of subgalactic structures in our neighborhood might shed light on the nature of dark matter said Steinhardt.
Once the nature of the dark matter is determined, future studies will be focused on its specific identity.
http://news.nationalgeographic.com/news/2003/06/0619_030619_darkside.html

http://robtdwilson.freeservers.com/UFT/2_PosDarkEn.html

 

 

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