raymond queneau

 

    

Il y a deux sortes d'arbres -  les hêtres et les non-hêtres

 

 

 

 

 

Tempo di febbraio
Se non cade la neve d'inverno quando dovrebbe cadere?    Sempre meglio che nevichi d’inverno piuttosto che d'estate, non trova ?
Indubitabilmente.    Ecco come bisogna prendere la vita. In effetti.
Ma la vita, Bernard, la vita degli uomini, non è come il tempo.   Da un certo momento in poi non smette più di nevicare.

un rude inverno

 

 

Il pantano Le Chiendent 1933
Gueule de pierre 1934
Le derniers Jours 1937 - traduzione F.Bergamasco
Odile 1937
Les enfants du limon 1938
Un rude hiver 1939
Le temps mêlés: Gueule de pierre II 1941
Pierrot mon ami 1942
Loin de Rueil 1944

en passant 1944
On est toujours trop bon avec les femmes 1947 - pseudonimo Sally Mara
Exercises de Style 1947 - traduzione Umberto Eco
Saint Glinglin 1948
Journal intime 1950 - pseudonimo Sally Mara
Petite cosmogonie portative 1950
Batons, chiffres et lettres 1950
Le dimanche de la vie 1952 - traduzione G. Guglielmi
Chêne et chien 1937
Pour une bibliothèque idéale 1956
Le chien à la mandoline 1958
Zazie dans le métro 1959 - traduzione Franco Fortini
Cent Mille Milliards de Poèmes 1961
Le oevres completes de Sally Mara 1962
Les fleurs bleues 1965 - traduzione Italo Calvino
Une historie modele 1966
Le vol d'Icare 1968 - traduzione C. Lusignoli
Morale élémentaire 1975
Contes et propos 1981 postumo

conosci parigi ? 2011 postumo
it.wikipedia.org

 

 

Vietnamese poet and translator Tran Duong Tuong

received the prestigious French “Officier des Arts et des Lettres” for his contributions to French culture and literature.
Tuong has translated into Vietnamese also Raymond Queneau.
Huu Tho - thanhniennews.com

 

 

 

 

CONOSCI PARIGI ? IL SIGNOR Q A PARIS

Tra il novembre 1936 e l'ottobre 1938 Raymond Queneau tiene ogni giorno una rubrica sul quotidiano "L'Intransigeant" nella quale pone tre domande sulle cose più curiose della capitale francese. La Storia si mescola all'aneddoto, la pratica documentaria al perdersi nella città, il sorriso alla conoscenza. "Qual è la strada più corta di Parigi?", "Quanti archi di trionfo ci sono a Parigi?", "In quale casa di Parigi morì Molière il 17 febbraio 1673?", "Che cos'era la Samaritaine che ha poi dato il nome ai celebri grandi magazzini?", "Chi era il Père Lachaise che dette il nome al celebre cimitero?", "Quale fu il primo ristorante di Parigi?". Notizie curiose, vere e proprie scoperte, talvolta rivelazioni. Una guida per chi ama questa straordinaria città che è anche la scoperta di un nuovo testo per chi ama Queneau.
ibs.it
Quando, dopo la sua morte, aprirono la cassaforte di Raymond Queneau, trovarono due soli documenti. Uno era il biglietto della metropolitana che aveva conservato la prima volta che era uscito con la moglie Janine. L´altro era un quaderno in cui aveva raccolto le rubriche di Connaissez-Vous Paris?, un appuntamento quotidiano che lo scrittore intrattenne per anni con i lettori de L´Intransigeant. Queneau poneva domande su certi luoghi della città, per esempio: dove morì Huysmans? dove si trova il jardin de l´Infante? dove la fontaine Trogneaux? che origine ha il nome dell´avenue de Villiers? E poi rispondeva il giorno dopo. Fu un successo clamoroso, una specie di citizen journalism ante litteram per la mole di risposte, suggerimenti, consigli che ottenne Queneau.
Tanto che lo scrittore ricordò sempre con piacere il periodo in cui scopriva Parigi, passava pomeriggi interi alla Biblioteca nazionale e inventava un metodo per passeggiare riportato anche in La domenica della vita: percorrere una città in modo tale da accendere i sentimenti del bello e del sublime, come avviene con la musica e la poesia. Ora domande e risposte sono raccolte in Conosci Parigi? con una piccola aggiunta pratica di luoghi dove bere, mangiare e dormire e con l´introduzione dello stesso Queneau. Dove tra l´altro si legge:
«Per diversi anni non lasciai mai la Francia, e tuttavia, più tardi, mi dicevo: com´è strano, mi sembra di aver fatto un lungo, lunghissimo viaggio. Avevo visitato Parigi».

Twitter: daolivero - olivero.blogautore.repubblica.it - 2011

 


QUENEAU
Negli anni Trenta Raymond Queneau incominciava a essere uno scrittore. Era stato nel gruppo del surrealismo, che era l'antiletteratura (o l'erutarettil, come diceva lo stesso Breton), e poi aveva rotto anche con il surrealismo. Un anti-antiletterato in crisi: aveva indagato il mondo dei "matti letterari" (scopritori del moto perpetuo e della quadratura del cerchio, sostenitore della discendenza dell'uomo dalla rana), ma per far pubblicare la sua ricerca l'aveva dovuta trasformare in UN ROMANZo (I figli del limo).
Nel 1936 incominciò una rubrica intitolata Conoscete Parigi? , per il quotidiano L'Intransigeant. Non era una rubrica davvero interattiva: ogni giorno uscivano tre domande su Parigi, le sue strade, i suoi palazzi, la sua storia. Le soluzioni venivano date il giorno stesso, nella pagina degli annunci economici. Per raccogliere il materiale Queneau faceva lunghe passeggiate per la città, e lunghe sedute alla Bibliothéque Nationale. "La Parigi che avete amato / non è quella che amiamo noi / e senza fretta ognuno è avviato / verso ciò che scorderà poi. // Topografie! Itinerari! / Derive attraverso città! / Ricordo degli antichi orari! /La memoria è difficoltà...": così Queneau, in una poesia che riprende da Apollinaire il mito di Anfione, il personaggio mitologico che indirizzò magicamente la costruzione delle mura di Tebe con il suono della sua lira.
Quando nel 1938 la rubrica fu abolita Queneau ci restò malissimo, si dichiarò traumatizzato perché non solo era un lavoro che gli piaceva, ma gli risultava perfettamente congeniale. La rubrica, come avrebbe dichiarato in seguito, era la sola cosa che davvero gli fosse piaciuta fra tutte quelle che aveva fatto. Scrisse in seguito sul suo diario: "Io 'rimpiango' di non avere tenuto un registro (personale) delle mie passeggiate per Parigi (1936-38), un registro della mia esperienza di psicoanalisi (ma meno), delle mie ricerche sui folli letterari (ancora meno: di questo me ne sbatto)" (qui nell'originale c'è un gioco di parole tra fous, folli letterari e fous, voce del verbo fregarsene).
Città, quiz, rapporto con un pubblico indifferenziato: è già il Queneau che si sarebbe poi espresso al meglio in Zazie nel metrò e soprattutto negli Esercizi di stile.   ...  
 

repubblica.it

 

 

RAYMOND QUENEAU

queneauRaymond Queneau nasce a Havre, il 21 febbraio 1903.
Compie studi nella città natale, poi si trasferisce a Parigi, dove si iscrive alla facoltà di filosofia della Sorbona.
Dopo un lungo soggiorno in Inghilterra, entra a far parte dei circoli surrealisti. E' il 1924: Breton e Leiris sono suoi mentori. Partecipa alle pubblicazioni e ai dibattiti del gruppo.
L'anno successivo, però, deve lasciare Parigi, per compiere il servizio militare: è spedito prima in Algeria, quindi in Marocco.
Ritorna a Parigi, dove trova un lavoro fisso, un'occupazione impiegatizia che non gli dà alcuna soddisfazione. Ha ripreso contatti con i surrealisti, in particolare con Prévert e Tanguy.
Nel '28 si sposa con Janine Kahn, scrittrice e cognata di Breton col quale si consuma, l'anno successivo, una violenta rottura.  

nota  su  janine -  nel 1927 ad una riunione surrealista  vide seduta al tavolo una nuova ragazza  e  a voce alta disse   'Chi è quella puttanella?' . l'avrebbe sposata l'anno dopo.      fb/rq  - 2014

Lascia l'impiego e si dedica alla letteratura anima e corpo. Segue i corsi di Alexandre Koyré e di Charles-Henri Puech. Inizia a studiare psicoanalisi.
Nel '33 esordisce con Chiendent, a cui seguono, negli anni immediatamente successivi, Gueule de Pierre, Derniers jours, Odile e Chêne et chien.
Durante la guerra è membro attivo della resistenza all'occupazione tedesca. E' all'indomani della fine del conflitto mondiale, nel 1947, che RQ pubblica il suo capolavoro, Exercices de style, che ha lo ha consacrato come uno dei massimi autori a livello continentale. Tra questo successo e il suo titolo più notevole (Zazie dans le métro) trascorrono dodici anni, fittissimi di uscite editoriali.
Fleurs bleues (1965) è l'ultimo titolo pubblicato prima della clamorosa uscita dalla giuria del Premio Goncourt, avvenuta nel 1970.
Il 23 ottobre 1976, Raymond Queneau è morto a Parigi.
Pittore, pensatore, poeta e narratore legato alla koinè surrealista, Queneau ha fatto propria la lezione di Valéry spingendosi alle estreme conseguenze di una visione iperlinguistica della letteratura, e intrecciando il discorso scientifico a quello narrativo. I suoi sublimi esercizi stilistici hanno avuto in Italia traduttori d'eccezione, come     Italo Calvino   e    
Umberto Eco

clarence.com

 

et les Alains regardaient cinq Ossètes
frase misteriosa di un  paragrafo de Les
fleurs bleues di Raymond Queneau, l'unica che Italo Calvino abbia rinunciato a tradurre.   non si capisce che gioco avesse in mente Queneau a parte il riferimento al popolo degli Alani antichi abitanti dell'attuale Ossezia. ...  La frase tradotta diventerebbe: gli Alani  - cani - guardavano cinque ossetti.
ma anche 'de 5 au 7' dalle cinque alle sette dove la pronuncia è praticamente uguale ( ? )

stefano bartezzaghi - repubblica.it - 2012

 



Murdoch e Queneau

dalle lettere inedite spunta un amore non ricambiato
Una passione amorosa non ricambiata di Iris Murdoch (1919-99) per lo scrittore francese Raymond Queneau (1903-76), che la scrittrice inglese considerava il suo mentore e il suo ispiratore letterario, emerge da un carteggio inedito tra i due autori che copre l'arco quasi trentennale della loro amicizia, tra il 1946 e il 1975. Si tratta di una corrispondenza composta da 164 lettere, acquistate per 50.000 sterline dalla Kingston University, dove ha sede il «Centre for Iris Murdoch Studies».  ...

ilgiornale.it - 2010


 

 

 

eS eRC izi   di    ST iLE


La trama del fatto è semplice e banale: verso mezzogiorno, su un autobus, un uomo si lamenta con chi lo spinge di continuo e, appena trovato un posto libero, lo occupa. Il narratore, due ore dopo, lo rivede da un'altra parte con un amico, che gli dice di far mettere un bottone sulla sciancratura del soprabito.
La traduzione in italiano
A lungo gli Esercizi di stile sono stati considerati intraducibili, non solo perché legati alla lingua francese, ma anche per il talento stilistico dell'autore. Più che una vera e propria traduzione, quindi, l'edizione italiana, curata da Umberto Eco, è una riscrittura secondo le regole imposte dall'autore.
Secondo quanto dichiarato da Eco nell’Introduzione al libro, egli ha apportato le seguenti modifiche:
Ha eliminato il Loucherbem, una versione legata a un gergo francese, e l'ha sostituito con il Reazionario che Queneau aveva lasciato nella prima edizione e aveva tolto nella seconda.
Eco ha elimitato l’Homophonique (basato sull'omofonia) e l'ha sostituito con Vero?, una seconda traduzione di Alors.
Mentre Queneau ha scritto una sola versione degli Omoteleuti, Eco ne ha scritte due.
Mentre Queneau ha scritto un solo lipogramma (in E), Eco ne ha realizzato uno per ogni vocale.

it.wikipedia.org

99 VERSIONI   .PDF   traduzione di umberto eco

 

esercizi di stile
Queneau trasforma il "fatto" utilizzando per ogni versione uno stile, una figura retorica, un genere diverso, raccontandola in maniera nuova, inaspettata e originale ogni volta. Un effetto comico talvolta travolgente, ma soprattutto un esperimento sulle molteplici possibilità del linguaggio, con ingredienti assolutamente scarni e improbabili: un bus di linea, passeggeri all'ora di punta, qualche spintone e qualche "parola" di troppo e in particolare un protagonista dall'aspetto assai singolare perché con un lungo collo sormontato da un caratteristico cappello, in realtà poco attento al suo abbigliamento.

Liber Theatrum - itinerante - sanremonews.it - 2013

 

 

versione insiemista
Nell'autobus S si consideri l'insieme A dei passeggeri seduti e l'insieme D dei passeggeri in piedi. A una fermata data si trovi l'insieme P dei passeggeri in attesa. Sia C l'insieme dei seduti e sia esso un sottoinsieme di P che rappresenti l'unione di C' quale insieme dei passeggeri che restano sulla piattaforma e di C'' quale insieme di coloro che vanno a sedersi. Si dimostri che l'insieme C'' è vuoto.

Sia Z l'insieme dei frichettoni e {z} l'intersezione di Z e C', ridotto a un solo elemento. A seguito della iniezione dei piedi di z su quelli di y (elemento qualsiasi di C' che sia differente da z) si produce un insieme M di parole emesse da z. L'insieme C'' essendo nel frattempo divenuto non vuoto, dimostrare come esso si componga dell'unico elemento z.

Sia ora P' l'insieme dei pedoni che si trovano di fronte alla Gare Saint-Lazare, sia {z,z'} l'intersezione di Z e P', sia B l'insieme dei bottoni di soprabito di z, B' l'insieme delle posizioni possibili di detti bottoni secondo z': dimostrare che l'iniezione di B in B' non è una bi-iniezione.

altervista.org  -  traduttore umberto eco   -  pagina 155

 

 

una traduzione letterale non ha senso ed Eco ha giustamente giocato a sua volta. Per esempio ha sostituito alcuni esercizi con altri più adatti alla cultura italiana barando per esempio nello stile “lipogramma”  - ha composto cinque brani, uno per vocale mancante. Già nell’edizione originale c’è una sua prefazione dove Eco spiega le sue scelte: nell’edizione che si può attualmente comprare c’è anche una postfazione di Stefano Bartezzaghi.
Queneau aveva anche una formazione matematica e quindi ha perfettamente preso in giro il linguaggio in cui si scrivono i teoremi.


Dato l’autobus S, si considerino l’insieme Q dei passeggeri in piedi e l’insieme R dei passeggeri seduti. A una certa fermata si trova l’insieme A delle persone in attesa. Sia C l’insieme delle persone che salgono: C è un sottoinsieme di A, unione dell’insieme di viaggiatori C’ che restano in piedi e dell’insieme C” di chi si siede. Si dimostri che l’insieme C” è vuoto.


Sia ora F l’insieme dei fricchettoni, e {f} l’intersezione di F e C’, composta di un solo elemento. A seguito della suriezione dei piedi di c (elemento di C’ diverso da f) su quelli di f, viene prodotto un insieme P di parole pronunciate da f. L’insieme C” non è frattanto più vuoto; si dimostri che è composto dall’unico elemento f.


Sia ora P’ l’insieme dei pedoni che si trovano davanti alla Gare Saint-Lazare, {f, f’} l’intersezione di F e P’, B l’insieme dei bottoni del soprabito di f, B’ l’insieme delle possibili posizioni di tali bottoni secondo f’: si dimostri che l’iniezione di B in B’ non è una biiezione.

maurizio codogno
  -   ilpost.it
  -  2014

 

 

 

Diceva a proposito Umberto Eco che curò la traduzione in italiano:   "Questi sono in fondo gli esercizi più traducibili, purché per "tradurre" non si intenda cercar dei sinonimi (che per questi esercizi non esistono) in un'altra lingua: si tratta di compiere la stessa operazione su di un testo base italiano. Poiché infine Queneau non procede in modo meccanico, ma tiene un occhio, per così dire, anche alle esigenze dell'orecchio, il traduttore è abbastanza libero di fare qualche aggiustamento e di permettersi qualche malizia." 

syllabos.com/it

Esercizi di stile è un esilarante testo di retorica applicata, un’architettura combinatoria, un avvincente gioco enigmistico.
Un episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e novantanove variazioni sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova tutte le figure retoriche (dall’epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese) giocando con sostituzioni lessicali, frantumando la sintassi, permutando l’ordine delle lettere alfabetiche…
Un effetto comico travolgente, che già si è prestato a realizzazioni teatrali, ma al tempo stesso un esperimento sulle possibilità del linguaggio che può essere usato, come già è avvenuto, per fini didattici.

Umberto Eco - facebook/queneau

 

Un esperimento giocoso sulle possibilità del linguaggio.
98 caleidoscopiche variazioni su un tema: il laboratorio segreto di un grande scrittore.
Un episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e novantanove variazioni sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova tutte le figure retoriche, i diversi generi letterari (dall'epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese), giocando con sostituzioni lessicali, frantumando la sintassi, permutando l'ordine delle lettere alfabetiche... Un effetto comico travolgente, che già si è prestato a realizzazioni teatrali, ma al tempo stesso un esperimento sulle possibilità del linguaggio che può essere usato, come già è avvenuto, per fini didattici.
Questi gli esercizi di stile di Raymond Queneau, che per anni mi hanno tentato come traduttore, perche erano ritenuti intraducibili, legati come sono al «genio» specifico della lingua francese. E infine la decisione: non si trattava di tradurre, almeno nel senso corrente del termine, ma di capire le regole di gioco che Queneau si era poste, e quindi giocare la stessa partita con un'altra lingua. Magari, come ho fatto, azzardando qualche mossa in piú, dato che Queneau aveva aperto la strada e non restava che continuare, e andar oltre, nello stesso spirito.
A tranquillizzare il lettore (e per non sottrargli il gusto del testo originale) questa edizione si presenta come traduzione con testo a fronte. Omaggio, umile e devoto, a un grande artificiere che ci insegna a muoverci nella lingua come in una polveriera. E per artificiere si intende Maestro dell'Artificio. Umberto Eco

liberonweb.com

L’avventura letteraria alla quale è chiamato il lettore non è tra le più semplici: questi esercizi di stile e di scrittura, infatti, giocando con le sostituzioni lessicali, con le figure retoriche, con i vari registri espressivi, decostruiscono la realtà del racconto, non già, tuttavia, vanificando il rigore dei modi dell’espressione, ma, al contrario, restituendo al linguaggio, in una sorta di “libero gioco” regolamentato, tutto il suo, quasi infinito, potere evocativo, alla luce del fatto che la retorica come arte del discorso e unico, autentico veicolo della parola, nasce nel momento in cui quest’ultima si distacca dal proprio oggetto.
Il valore del capolavoro di Queneau non si attesta soltanto a livello tecnico-stilistico; esso, al contrario, contiene lo sforzo di individualizzare e storicizzare l’universalità attraverso la multiforme azione del linguaggio, che riesce a raccontare la realtà in un esercizio senza fine, che si perfeziona e concretizza attraverso le regole della retorica.

emilia scarcella - loccidentale.it - 2012

 

 

MATEMATICA E LETTERATURA
Ma in definitiva che cosa esplora
Il mondo delle realtà matematiche.
E come lo esplora ?
In tutti i modi.
E lei dice che questo mondo sfugge al dominio della ragione ?
Mi pare di sì.
Ci sarebbe dunque come un inconscio matematico 

disse il mio interlocutore con viva soddisfazione

e rivolgendosi subito agli altri annunciò:

Ecco dunque la ragione ancora una volta vinta .

in tutti i campi l'inconscio vincerà.      

Questa notizia suscitò l'entusiasmo generale ...
odile

erewhon.ticonuno.it

 

 

...

Matematica e letteratura

sono accomunate dagli attributi di tecnica e di gioco, e attraverso questi due tunnel  Queneau può incessantemente stabilire contatti che "cuciono" fortemente i due domini in tutti i differenti  tessuti letterari costruiti successivamente dalla sua penna combinatoria. Abbiamo già considerato le ragioni del gioco linguistico microcombinatorio, i cui fondamenti sono dunque per Queneau comuni ad ogni attività letteraria; se tutta la letteratura è combinatoria, la nostra «letteratura combinatoria» lo è alla seconda potenza:  la contrainte esibita rimanda a tutte le restrizioni che agiscono e definiscono interamente lo spazio letterario; l'offerta allo sguardo diretto del lettore del gioco combinatorio applicato alle figure letterarie gli "parla"  della natura dell'intera letteratura. In altre parole, la letteratura combinatoria si costituisce come figura  iperbolica della combinatorietà della letteratura.

geocities.com

 

 

PER  Raymond Queneau  la libertà creativa non consiste nell'assenza di vincoli ma nella consapevolezza della loro esistenza: un'idea che ha influenzato profondamente il suo amico e traduttore Italo Calvino, che non a caso è stato un grande ammiratore dell'exploit sui dinosauri di Augusto Monterroso e che vagheggiava di raccogliere un'intera collezione di ROMANZI su una riga. Un altro traduttore italiano di Queneau, Umberto Eco, ha frequentato spesso gli esercizi di sintesi giocosa, e una volta ha scritto una frase in cui le ventuno lettere dell'alfabeto compaiono tutte e senza ripetizioni: "Tv? Quiz, Br, Flm, Dc... Oh, spenga!".
Stefano Bartezzaghi - espresso.repubblica.it

 

 

 

     raymond queneau       un soiffard de savoirs  . . .   

queneau.net

 

 

Pierrot amico mio

Pierrot mon ami - 1942
Quando tu avrai un passato
Yvonne, ti accorgerai che cosa
curiosa che è. Prima di tutto, ce
ne sono angoli interi, di frane :
dove non c’è più niente. Altrove
erbacce che sono cresciute a
casaccio, e non ci si capisce più
niente neppure lì. E poi ci sono
posti che ci sembrano così belli
che uno se li rivernicia tutti
gli anni, una volta d’un colore, una
volta d’un altro.  E lì la cosa
finisce per non somigliare più per
niente a quella che era. Senza
contare quello che uno ha creduto
molto semplicemente e senza
mistero quando è successo, e che
poi anni dopo si scopre che non
è tanto chiaro come sembrava
così come alle volte tu passi tutti
i giorni davanti a un affare
qualunque senza farci caso e poi
tutt’a un tratto te ne accorgi .

 

 

Ce soir
Si j'écrivais un poème
pour la postérité ?
fichtre
la belle idée

je me sens sûr de moi
j'y vas
et à la postérité
j'y dis merde et remerde
et reremerde
drôlement feintée
la postérité
qui attendait son poème

ah mais

extrait de l'art poétique

themodernword.com

 

 

 . I genitori stanno bene?
. Oh sì benissimo. E i suoi?
 . Benissimo anche i miei grazie.
Si guardano.

Intravedono assai lievemente dove possa portarci

la fesseria del linguaggio umano.

suburbio e fuga

 

 

 

Raymond Queneau 1903- 1976

Le plus savant des mystificateurs   le plus gai des érudits

Jean d'Ormesson

Queneau est un véritable acrobate. Toute sa vie il a jonglé entre littérature et mathématiques, malice et gravité, tendresse et dérision, érudition et innocence, humour et amertume. Curieux de tout, il a eu également une ambition encyclopédique ( la liste des livres qu'il a lus et souvent relus, établie par lui même, comporte environ 10 000 titres) et une volonté d'effectuer une recherche permanente sur le langage.

C'est Exercices de style, en 1947, qui lui assure son premier grand succès public. Zazie dans le Métro , en 1959, lui apporte la consécration. En 1960, Queneau fonde l'OuLiPo (Ouvroir de la Littérature Potentielle  -  vedi pag 1 -     -   avec son ami François Le Lionnais. L'OuLiPo c'est ce laboratoire littéraire préconisant l'utilisation de structures mathématiques dans la création littéraire; atelier dans lequel Queneau et ses amis  -  notamment Georges Perec, Jacques Roubaud et Italo Calvino - inventeront de nouveaux mécanismes. C’est le cas de la méthode "S+7" , consistant à remplacer chaque mot d’un texte  - à l’exception des mots-outils -  par le septième mot suivant dans le dictionnaire. Ainsi Queneau transforme-t-il la fable de La Fontaine, la Cigale et la Fourmi en la célèbre Cimaise et la Fraction :

La Cimaise ayant chaponné tout l’éternueur

Se tuba fort dépurative quand la bisaxée fut verdie

Pas un sexué pétrographique morio de mouffette ou de verrat.

Elle alla cocher frange

Chez la fraction sa volcanique…

Parmi les exemples les plus célèbres , on peut également citer la Disparition de Georges Perec, dans lequel ne figure pas une seule fois la lettre e; e qui est pourtant le caractère la plus utilisé de la langue française.

Queneau a également publié sur la fin de sa vie des recueils de poésie (Courir les rues, 1967; Battre la campagne, 1968! Fendre les flots, 1969). Il est considéré aujourd'hui comme un des grands auteurs français du vingtième siècle. Jean d'Ormesson qui l'a bien connu et qui pendant trois ans, tous les mardi soirs au sortir du comité de lecture de Gallimard le raccompagnait chez lui , lui rend cet hommage : "Une prodigieuse tendresse pour les êtres se combinant chez lui avec le goût de l'imposture, personne ne peut douter que Queneau soit un vrai et un grand poète."   

Virginie Delisle

www.alalettre.com

 

 

 

 

 

STUDENTESSA: È come se la farfalla, da noi portata in studio a simbolo di questo dibattito, tentasse disperatamente di uscire dalla gabbia. Il senso del tragico sta nel fatto che la farfalla esce dalla gabbia perché c'è qualcuno che gliela apre dall'esterno?
ROVATTI:
No, non direi. Lo scrittore francese, laureato in filosofia, Raymond Queneau scrisse un divertente libro in cui si parlava anche di farfalle. E lui si interrogava così: siete sicuri che la natura che si esprime nelle belle ali della farfalla sia fatta perché ci sia un uomo che le giudichi belle? Il suo è un modello diverso rispetto a quello di riscatto culturale e antropologico di cui parla Sartre. Secondo Queneau, si può andare oltre. Sartre giustifica il riscatto attraverso il fatto che l'uomo vede le ali della farfalla e stabilisce che quella è un'opera d'arte. L'uomo, secondo Sartre, sa riconoscere che quella è un'opera d'arte. L'uomo compone la sua opera d'arte a imitazione della natura, con le ali della farfalla, che sono appunto la natura. Le ali della farfalla sono fatte per l'uomo, e l'uomo è l'artista.

emsf.rai.it/ricerca

 

 

An Interview with Raymond Queneau

GEORGES CHARBONNIER: Raymond Queneau, you said to me one day that two great currents exist in literature and that basically one could, if I understood you correctly, link most novels either to the "Iliad"or to the "Odyssey."

RAYMOND QUENEAU

I think that those are in fact the two poles of Western novelistic activity since its creation, that is to say since Homer, and that one can easily classify all works of fiction either as descendants of the "Iliad" or of the "Odyssey." I had the pleasure of hearing this idea of the Occidental novel as a continuation of the Iliad summarized recently by Butor during a conference [25 July 1961]. He said excellent things in this regard, but he didn't speak about the Odyssey, and it seems to me that the Odyssey represents the other pole of Western literature ...

centerforbookculture.org

 

 

 

 

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