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italo calvino
aldo palazzeschi
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http://www.zam.it/home.php?id_autore=552
http://www.pianetascuola.it/einaudiscuola
VIDEO
Marcovaldo
Con questa raccolta di novelle Italo Calvino affronta e analizza numerosi temi
caratterizzanti gli anni del boom economico italiano attraverso gli occhi del
protagonista, Marcovaldo.....La condanna della civiltà e della mentalità
industriale si contrappone ad un sognato mondo idillico a cui è impossibile
ritornare.
Cristina Pagnin
http://www.gvonline.it/

LE CITTA' INVISIBILI
Questo libro nasce un pezzetto per volta, a
intervalli anche lunghi, come poesie che mettevo sulla carta, seguendo le più
varie ispirazioni
Ecco, dunque, materializzarsi su carta
evocazioni di città tristi e di città contente, città dal cielo stellato e città
piene di spazzatura, insomma spazi, sensazioni, genti diverse e loro passioni,
fissate solo su cartelle, come un diario a fogli liberi.
per
vedere una città non basta tenere gli occhi aperti. occorre scartare tutte
le idee ricevute le immagini precostituite che ingombrano il campo visivo e la
capacità di comprendere
http://www.italialibri.net/opere/cittainvisibili.html
tutte le città hanno degli angoli felici.
basta riconoscerli
Ma la città non dice il suo
passato
lo contiene come le linee d’una
mano
l'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà. se ce n'è uno è quello che è già
qui. l'inferno che abitiamo tutti i giorni che formiamo stando insieme. Due modi
ci sono per non soffrire. il primo è accettare l'inferno e diventarne parte. Il
secondo è rischioso ed esige attenzione. cercare e saper riconoscere chi e cosa.
in mezzo all'inferno non è inferno. e farlo durare e dargli spazio
comunicazione.it 2005
associazione culturale italo calvino
www.italocalvino.org
La fantasia
è come la marmellata. Se la mangi col cucchiaio ti
senti male per il troppo zucchero, ma se la metti su una bella fetta di pane è
deliziosa'. E così è per me UN ROMANZo storico: i fatti realmente accaduti sono
il pane e quello che fai nell'immaginare i personaggi è la marmellata.
gaynews
COSMICOMICHE
Racconti di Italo Calvino che prendono il via da
uno spunto scientifico esplicitamente citato come apertura del
testo. L'enunciato scientifico evoca il contesto in cui la
narrazione si svolge, con una funzione molto simile alla
descrizione della messa in scena di un copione teatrale.
"Il mio intento era dimostrare come il
discorso per immagini tipico del mito possa nascere da qualsiasi
terreno: anche dal linguaggio più lontano da ogni immagine
visuale come quello della scienza d'oggi. Anche leggendo il più
tecnico libro scientifico o il più astratto libro di filosofia si
può incontrare una frase che inaspettatamente fa da stimolo alla
fantasia figurale (…) ne può scaturire uno sviluppo fantastico
tanto nello spirito del testo di partenza quanto in una direzione
completamente diversa"
(I. Calvino, da Lezioni americane,
Visibilità, 1985)
Il nome tradisce l'intento: cosmicomiche o
comicosmiche deriva dai due termini cosmico e comico. Per cosmico
deve intendersi soprattutto assoluto e dunque in grado di avere
la grandezza del mito. Il termine comico, invece, non si
riferisce tanto al genere letterario, quanto al temine inglese
comics, che indica la striscia di vignette.
torinoscienza.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Le_cosmicomiche
Le Cosmicomiche
appartengono al vedere dell’immaginazione. Ho scritto le prime
vent’anni fa partendo dalla constatazione che la scienza moderna, la fisica, la
cosmologia, la biologia molecolare, non offrono immagini visive e possono essere
comprese solo concettualmente, astrattamente. La letteratura costruisce i ponti
tra i modelli della logica scientifica e l’esperienza e il linguaggio
quotidiani: più la scienza va avanti, più c’è lavoro per la letteratura.
CALVINO ITALO, LA SFIDA AL LABIRINTO 1962
In questo saggio, pubblicato nel numero V de
"Il Menabò", Calvino individua come immagine simbolo della realtà (spaziale,
temporale, economica, culturale, ecc.
http://www.mclink.it/
) quella del labirinto. Questo edificio,
caratterizzato da un intrico di stanze e corridoi, rappresenta infatti
perfettamente la complessità e la magmaticità del mondo contemporaneo. La
reazione degli individui che prendono coscienza di questa realtà si manifesta in
due opposti atteggiamenti: la "resa al labirinto" e la "sfida al labirinto". Il
primo caratterizza sia coloro che vivono la problematicità del reale come
l’unica condizione possibile, arrivando a provare una sorta di compiacimento per
l’impossibilità di comprenderlo e controllarlo, sia coloro che , fingendo che il
labirinto non esista, ne restano fuori, rifiutando il confronto con qualsiasi
difficoltà. Il secondo atteggiamento, quello di "sfida", consiste nell’assumere
un ruolo attivo all’interno del labirinto, cercando di analizzarlo
razionalmente. E’ quest’ultimo che Calvino ritiene più opportuno e utile e che,
secondo lo scrittore, deve caratterizzare l’attività letteraria.
E’ necessario sottolineare, tuttavia, che la "sfida al
labirinto" non presuppone necessariamente una vittoria. Qualunque via d’uscita
rintracciata, infatti, non rappresenta altro che la via d’accesso ad un nuovo
labirinto; non è possibile infatti eliminare la magmaticità del reale, ma ciò
non preclude la possibilità di affrontarla attivamente.
http://www.lsmarconi.it
Visibilità - 1985
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Il pericolo che
stiamo correndo è quello di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di
mettere a fuoco visioni ad occhi chiusi, di far scaturire colori e forme
dall'allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare
per immagini
www.archimagazine.com
 
disegni di tullio pericoli
"Lezioni Americane" ....la
leggerezza.
Dice Calvino parlando
delle vocazioni opposte fra loro che si contendono il campo della letteratura
attraverso i secoli: "l'una tende a fare del linguaggio un elemento senza peso
che aleggia sopra le cose come una nube o, meglio, un pulviscolo sottile, o
meglio ancora come un campo di impulsi magnetici; l'altra tende a comunicare al
linguaggio il peso, lo spessore la concretezza delle cose, dei corpi, delle
sensazioni". .......
"la
leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la
vaghezza e l'abbandono al caso.
www.teknemedia.net/

Calvino CD
cd a scopo benefico UNICEF
Chiamalavita
calembour dal doppio significato
corriere.it
Ghennadij
Kiselev aveva pensato di riproporre Calvino ai russi. ...
Esther Calvino, più conosciuta come Chiquita, si oppose a un logo a
strisce scelto dalla casa editrice pietroburghese Symposium. Affermò che in
questo modo Calvino appariva dietro le sbarre, una sorta di prigioniero. Non
volle capire che si trattava di un marchio con una grafica che semplicemente
identificava una collana». ... Probabilmente la vedova, che condivideva le idee
del marito, è diventata in seguito più critica di lui e con più pregiudizi.
Di fatto Calvino adesso come adesso in Russia è bloccato.
Marina Gersony -
www.ilgiornale.it
Le Fiabe italiane di Italo Calvino in ungherese
Budapest
- Istituto Italiano di Cultura - Casa Editrice Euròpa - presentazione della
versione ungherese del volume Fiabe italiane – raccolte dalla tradizione
popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti
da Italo Calvino.
www.newsitaliapress.it
È il 7 agosto 1957. Italo Calvino si dimette dal Pci.
«Cari compagni devo comunicarvi la
mia decisione ponderata e dolorosa di dimettermi dal partito».
a.grossi - unita.it
Il midollo del leone 1955
Calvino evidenziava la necessità del rifiuto del
letterato di lasciarsi coinvolgere nella cronaca quotidiana; il vero
intellettuale per conservare la propria libertà di giudizio non deve diventare
parte integrante di un partito; l'eroe positivo è il prodotto demagogico di una
determinata ideologia.
Giuseppe Giacalone - library.thinkquest.org
INEDITA ALL'ASTA
La commedia della gente - luglio agosto 1942 - SUA
PRIMA OPERA - 16 pagine con cancellature e correzioni autografe - sottoscrizione
finale autografa - stimatA tra 15.000 e 20.000 euro.
adnkronos ign - dic 2007
Premio Nazionale Letteraio Italo
Calvino
organizzato dallo Studio Art -
Città degli Artisti - cuneo
targatocn - 2009

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Lezioni americane di Italo Calvino - esattezza
Alle volte mi sembra che
un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che
più la caratterizza, cioè l'uso della parola, una peste del
linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di
immediatezza, come automatismo che tende a livellare l'espressione
sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i
significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni
scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove
circostanze. Non m'interessa qui chiedermi se le origini di quest'epidemia
siano da ricercare nella politica, nell'ideologia, nell'uniformità
burocratica, nell'omogeneizzazione dei mass-media, nella diffusione
della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di
salute. La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare
degli anticorpi che contrastino l'espandersi della peste del
linguaggio.
www.prom.it/rainews/rubrica/libri/libro_prezioso.asp?id_info=4929
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il barone rampante compie 50 anni
1957 - 2007
Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti
C'era un paese che si reggeva sull'illecito. Non che mancassero le leggi, né che
il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano
di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di
potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché
quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire
la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè
chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar
soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante
favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in
qualche modo circolare e non privo di una sua armonia.
Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere
non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per propria morale interna ciò
che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi era benemerito, in
quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità
formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale.
Vero è che in ogni transazione illecita a favore di entità collettive è usanza
che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa
delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi
l’illecito che per la morale del gruppo era lecito, portava con sé una frangia
d’illecito anche per quella morale.
Ma a guardar bene, il privato che si trova ad intascare
la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto
agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo,
cioè poteva convincersi che la sua propria condotta era non solo lecita ma
benemerita.
Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale,
alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti
coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poiché il
quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a
rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto
pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare
lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in
nome del bene comune si erano distinte per via illecita.
La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà
poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava sulla schietta
sostanza dell’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte
dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose),
atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur
provando anziché sollievo del dovere compiuto la sensazione sgradevole di una
complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il
privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di
applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e
anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per
considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché di
soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse
di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di
potere. Così che era difficile stabilire se le leggi erano usabili ormai come
armi tattiche e strategiche nelle guerre intestine tra interessi illeciti,
oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero
accreditare l’idea che anche loro erano centri di potere e di interessi illeciti
come tutti gli altri.
Naturalmente una tale situazione era propizia anche per
le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona
e gli svaligiamenti di banche s’inserivano come un elemento di imprevedibilità
nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi
sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di
finanza lecita o illecita.
In opposizione al sistema, guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore
che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e
con ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di
cittadini illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al
sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a
diventarne il puntello indispensabile, e ne confermavano la convinzione d’essere
il miglior sistema possibile e di non dover cambiare nulla.
Così tutte le forme di illecito, da quelle più sornione a
quelle più feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e
compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro
vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza
a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel
paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui
non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano, costoro, onesti non per qualche speciale ragione (non potevano
richiamarsi a grandi princìpi, né patriottici né sociali né religiosi, che non
avevano più corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento
caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se
le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se
la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il
denaro al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla
soddisfazione di altre persone.
In quel paese che si sentiva sempre a posto, gli onesti
erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi in ogni momento che cosa
avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi,
predicare la virtù sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di
tutti, in buona o in mala fede.
Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (o almeno
quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri
paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una
società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più
probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro
consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante
millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di
ladruncoli, di gabbamondo, una società che non aveva mai avuto nessuna pretesa
di diventare “la” società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società
dominante e affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei princìpi
consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino)
un’immagine libera e allegra e vitale, così la controsocietà degli onesti forse
sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente,
senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da
tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa
d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno
più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.
Italo Calvino - la Repubblica 15 marzo 1980
carlo forin - tellusfoglio.it - girodivite.it - eddyburg.it -
internetculturale.it - skyblog.splinder.com
bibliografia
1. Il sentiero dei nidi di ragno (1947)
2. Ultimo viene il corvo (1949)
3. Il visconte dimezzato (1952)
4. L'entrata in guerra (1954)
5. Il midollo del leone (1955, saggio)
6. Fiabe italiane (1956)
7. Il barone rampante (1957)
8. La nuvola di smog (1958)
9. Racconti (1958)
10. Il cavaliere inesistente (1959)
11. La giornata di uno scrutatore (1963)
12. Marcovaldo (1963)
13. La speculazione edilizia (1963)
14. Le cosmicomiche (1965)
15. Ti con zero (1967)
16. Il castello dei destini incrociati (1969)
17. Le città invisibili (1972)
18. Se una notte d'inverno un viaggiatore... (1979)
19. Una pietra sopra (1980)
20. Palomar (1983)
21. Collezione di sabbia (1984)
22. Cosmicomiche vecchie e nuove (1984)
23. Sotto il sole giaguaro (1986, postumo)
24. Lezioni americane. Sei parole per il prossimo millennio (1988, saggio,
postumo)
25. Sulla fiaba (1988, postumo)
26. La strada di San Giovanni (1990, postumo)
27. I libri degli altri. Lettere 1947-1981 (1991, lettere, postumo)
www.ilpotereelagloria.com/biografie/Italo-Calvino
links
http://it.wikipedia.org/wiki/Le_cosmicomiche
http://www.kirjasto.sci.fi/calvino.htm
http://www.fantasticfiction.co.uk/c/italo-calvino/
http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/calvino2/
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=307&biografia=Italo+Calvino
http://www.italialibri.net/opere/baronerampante.html
recensioni
http://www.brainyquote.com/quotes/authors/i/italo_calvino.html
http://clarence.com/contents/cultura-spettacolo/societamenti/autorial/calvino/
http://en.wikipedia.org/wiki/Italo_Calvino
http://www.azulines.it/calvino.html
http://www.italialibri.net/autori/calvinoi.html
http://www.unilibro.it
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