Aldo Nove

poeta cannibale

NOVE   1   -   2

 

NOVE / EVON

il genio è colui capace di rimettere sempre tutto in discussione
rai3 - 'visionari' - mozart - 2015


COSA C'È DA FARE
Fare colazione
fare pace
fare bambini
fare poesia
Fare luce
fare apposta
fare tutto
fare schifo
Fare tombola
fare coriandoli
fare chilometri
fare finta
Fare foto
fare passi
fare spazio
fare tregua
Fare ancora
fare sempre
fare mai
fare mattoni
Fare ordine
fare pratica
fare confusione
fare mattino
fare reddito
fare meditazione
fare fuoco
fare molto
fare cose
fare esperienza
fare di sì con la testa
fare danni
fare il sugo
fare una strage
fare il sosia di David Bowie
fare il bucato a mano
fare progressi
fare luce
fare bene
fare l'amore
fb/an - 2014

 

 

La formula suprema

semplicissima da dire ma non da applicare,  è  "Non credere

assolutamente  a nulla;   nulla è vero,   tutto è finzione. 

Dubitando di tutto e sempre"   e, contemporaneamente

e senza esitazioni   "Sapere che ogni cosa è possibile:

perché tutto esiste,   è esistito   e esisterà".
fb/an - 29.9.2018

 

 

 

La droga più potente è l’universo
che proprio adesso ti passa attraverso
che in ogni istante tutto ti è diverso
che eternamente ci rimani immerso
che non c’è proprio niente che va perso
che nella sua poesia ogni uomo è un verso
fb/an - 2014



ποιέω/fare
La poesia è la cura di un linguaggio ferito a morte
e dunque il tentativo di salvargli la pelle.
Un intervento chirurgico delicatissimo.
Non ha nulla di poetico se non il proprio imperativo:
in greco antico, poesia vuol dire "fare".
ποιέω/fare è il verbo da cui deriva poi il sostantivo.
fb/an - 2015




PURA POESIA
Per pura poesia intendo la capacità di strapparti a morsi
qualcosa che le maschere che ogni giorno indossiamo nascondono. Obbligandoci anche solo per un istante a essere, a provare cosa saremmo se fossimo davvero noi stessi
e non funzioni inconsapevoli di un'isteria collettiva. Love
fb/an - 31.12.2015



Milano fa
Milano produce Milano e in fondo è tutto qua. Un tutto che ne contiene moltissimi altri, mondi che contengono mondi: cinesi che lavorano in attività italiane che poi i cinesi rilevano e dove gli italiani tornano a lavorare come dipendenti. Palazzi che soppiantano boschi per poi recuperarli sulle loro pareti come giardini verticali. Milano è un frullatore di vicende e di stili.
E la vetrina dello store della grande marca si presta a diventare, la notte, il rifugio di uno dei tantissimi indigenti che la popolano. Quelli che lo sono per vocazione, quelli che la vita ha preso da sempre a calci e quelli che si sono ritrovati poveri di punto in bianco perché hanno perso il posto fisso che fisso non era. Una fiaba per adulti, Milano, dai multipli finali.
Imprevedibile, è capace di lasciar posto a una parola delicata.
Che nel 2015 è difficile da dire, e forse Milano riesce in qualche modo a preservarla. È una parola molto preziosa. È il vero motore di Milano. È la parola 'speranza'.
espresso.repubblica.it - 2015
MILANO 2015 - FOTOGRAFIE DI  CARLO ORSI - PUBBLICATO  NEL 1965 CON TESTI DI DINO BUZZATI E ORA DI ALDO NOVE
presentato presso unicredit pavilion


Sono un dandy povero

Raramente gli scrittori sono ricchi, e lo sono  ancora più raramente nel 2015. Ma è sorte comune alla stragrande maggioranza delle persone: la crisi c’è e ciascuno reagisce a suo modo.
Io mi sono inventato un mondo di colori e stoffe, che attiri la gioia 'indossandola' .
Secondo me, occorre farsi un grande regalo: il tempo. Regalarsi il tempo per darsi valore. Per ritenersi degni di attenzioni.  

Anche frivole.  

La frivolezza è necessaria.   

Come le coccole.
Si tratta di prendersi cura di sé e di diventare, a partire 'da fuori', ciò che si vuole o si vorrebbe essere.

Così anche io ho iniziato a frugare nei mercatini, alla ricerca di abiti che a prezzi non esorbitanti mi facessero sentire bene e rappresentassero quanto di bello avevo o volevo avere dentro ...
giornimoderni.donnamoderna.com - 2015

 

...
siamo i ragionieri del creato.
il sindacato del senso
relativo che ci avvolge
oscuro e non ci piace:
per questo lo addomestichiamo
in schemi di costellazioni.
il palcoscenico dell'universo
non richiede noi che siamo
il suo momentaneo pubblico
ma non ci respinge. ci lascia fare
ci tollera - il cielo - in pace.

 
fb/an - costellazioni - inedito
ingrandisci




Voglio fare qualunque cosa prima di morire
...
La poesia è ricerca.
Non ha nulla a che fare con il “poetico” (lo ha teorizzato bene di nuovo Sanguineti) e per me esprime tutta la tensione per la conoscenza che l’uomo, quando non è completamente abbruttito, ha. In versi ha scritto Parmenide, diverse lettere di Mozart sono in versi e Cartesio ha paragonato “l’illuminazione” poetica a quella scientifica. Poesia è dunque sintesi di forme di sapere.
gilda policastro - leparoleelecose.it - 2015

.

 

 

 

 


Nelle varie fasi di elaborazioni di un testo preferisci la videoscrittura, la macchina da scrivere o la penna?

Non sono capace di scrivere a mano, non tocco la macchina da scrivere da 15 anni.
Ma non pensi che la videoscrittura, il fatto della pagina bianca, la mancanza della segnatura, dell’errore, possa influenzare magari anche involontariamente il modo di scrivere?

Sicuramente influenza il modo di scrivere. Lo stesso fatto che si possa cancellare tutto senza lasciare tracce ha delle implicazioni filologiche stranissime. La filologia oggi non ha più senso, perché non ci sono più i testi. Un manoscritto di Leopardi, invece, è pieno di cancellature su cancellature.

italialibri.net - 2002

 


Dopo un libro come "La vita oscena", adesso a cosa sta lavorando?
"Grazie a questo romanzo ho acquisito gli elementi per rapportarmi all’autobiografia e in generale alla biografia. Non a caso adesso sto lavorando a quella di Arnaldo Pomodoro, che sto scrivendo a quattro mani con l'artista e che dovrebbe uscire per Feltrinelli. Abbiamo scoperto una forte sintonia tra noi, nonostante la distanza generazionale"
L'ultima raccolta di poesie di Aldo Nove  . Lei pubblica anche raccolte di poesie. Se la definiscono "poeta" come la prende?

"Nel 2010 è una definizione a suo modo oscena. Devono passare decenni dalla pubblicazione di un’opera per definire qualcuno un vero poeta, ed è giusto sia così. A quel punto questo qualcuno ormai sarà morto".
Aldo Nove uomo oggi: pregi e difetti.

"Prima il difetto principale: la pigrizia. Quanto ai pregi, la capacità di ascoltare gli altri e l'attitudine di parlare agli altri non con la volontà di imporre verità che non ho".
affaritaliani.it - 2010

 

 

umanista, intellettuale e scrittore di successo. Qual è il suo rapporto con la politica?
Come tutte le persone vive non posso essere indifferente a ciò che accade intorno. Sono un osservatore e percepisco chiaramente solo uno sconcerto generale, un livello mai visto prima di percezione di incomprensibilità.
si reputa un uomo di sinistra?
Non posso che essere tale. Mai mi vedrei dall’altra parte.
cambiamo discorso. Qual è l’opera scritta che più la rappresenta?
Il prossimo libro che uscirà per Bompiani Tutta la luce del mondo. È un testo molto positivo per me e spero per chi lo leggerà. Bisogna essere positivi. Anche per costruire l’Europa e una nuova società.
giacomo russo spena - temi.repubblica.it - 2014

 

 

 

 

 

LEGGERE IL PRESENTE

L´editore Tea lancia una nuova collana dal titolo  neon !   diretta da Aldo Nove, che si propone di raccontare le dinamiche complesse del presente nell´era della globalizzazione.   La formula scelta non è quella del saggio o dell´inchiesta e neanche del racconto più o meno concettoso o fantascientifico ma quella di libri borderline sospesi tra fiction biografia e riflessione sulle nuove dinamiche della comunicazione.    Se questa è la linea editoriale scelta il libro "Troll" è assolutamente perfetto.    Il troll è colui che si inserisce nelle comunità virtuali e rompe le scatole per il gusto completamente gratuito di farlo.
Mario Franco - espresso.repubblica.it
liberazione06.rifondazione.co.uk

 

 

 

il cielo è sempre piU blu
con squarci di sole in mezzo a pennacchi violacei

di nubi dense di pioggia
migranti e per istituzione celeste spostate dentro
aldonove.com

 

 

DAL 1989 AD OGGI

 

TORNANDO NEL TUO SANGUE

MUSICA PER STREGHE

Woobinda

ROBY VANDALO E BRIAN FERRY
IL MONDO DELL'AMORE - Gioventù cannibale
Superwoobinda

IL FAGIANO J. LIVINGSTON
Amore mio infinito
Nelle galassie oggi come oggi - Poesia
Fuoco su Babilonia. Poesie 1984-1996
La più grande balena morta della Lombardia
Milano non è Milano
Flesh for fantasy
Candido. Soap opera musical

Lo scandalo della bellezza

Mi chiamo Roberta ho 40 anni
Milano non è Milano
MARIA

L'Adolescente
Zero il robot
Flesh for fantasy
I disturbi di personalità
L'adolescente violento

NATALE CHE PALLE
ZERO IL ROBOT
Puerto Plata market
Satisfiction

A schemi di costellazioni
Si parla troppo di silenzio
LA VITA OSCENA
ELEGIA
IL GENIACCIO G. BIGAZZI
 2012
bingo italia - e book
2014
TUTTA LA LUCE DEL MONDO
isabella ferrari - forma luce - nove/CARDELLI
ADDIO MIO NOVECENTO
2015
donne
UN BAMBINO PIANGEVA
2016
anteprima mondiale - woobinda 2016 

ALL'INIZIO ERA IL PROFUMO

2018

tarocchi - paladino/nove

IL PROFESSORE DI VIGGIU'

 

http://youtu.be/6uH8lvAKikM  - volto nel figlio di dio

http://youtu.be/dWIcGy3ftWc

http://video.corriere.it/aldo-nove

www.youtube.com/watch?v=QmLMjuf_D-g

http://vimeo.com/35798270

poesia festival 2015 - AN legge sue poesie - https://youtu.be/GfN0Oe6bgT4 

 

aldo nove & federica fracassi

www.youtube.com/watch?v=Kl28dW8DJAc

http://youtu.be/H7ZLcUOG830

 

Il mio gatto Cesare

aldonove.it

DA GRANDE VOGLIO FARE IL GATTO. La sempre più alta percentuale di umani completamente rimbecilliti che stanno elevando a loro divinità le bestie (prima fra tutte il gatto, appunto) mi consentirebbe con facilità di trovare dei cretini che mi tratterebbero come un re, spendendo più denaro per me che per loro e assoggettandosi a tutti i miei capricci. Fare il re, così, per l'idiozia di sudditi volontari.
fb/an - 14.6.2017

 

 

 

 

Satisfiction
Aldo Nove scrittore poliedrico e multiforme, capace di passare dalla scrittura cannibale di opere come
Woobinda - tradotto in spagnolo nel 2015 - dal linguaggio ipermimetico, specchio di una società disgregata, alla produzione poetica di opere come Maria -  una raccolta di quartine di endecasillabi - tradotta in russo nel 2016 - che riprendono e reinventano l’innologia mariana.
andrea -  booksblog.it

 

 

 

 

 

Mi chiamo Roberta -  ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese -  aldo nove e federica fracassi
Persone vere, mai raccontate però. Chi lavora in agenzie web, nei service più diversi, chi fa il pastore precario, chi vive la flessibilità di ogni genere, chi fa lo stagista a vita, chi a vent'anni fa un lavoro di "relazioni e di successo", chi lavora in uno studio da avvocato ma si mantiene facendo il cameriere... Aldo Nove presenta una grande inchiesta, un docudrama italiano, un reportage delicato e struggente in cui le storie vere di giovani e non più giovani si affianca ogni volta al commento di Aldo Nove.
unilibro

Questo è un testo d'inchiesta che indaga il "caso precariato": Nove usa la scrittura per mettere a nudo la realtà, in un canto sommesso e radicale sul sogno perduto di una generazione di adulti costretti a forza a rimanere bambini. La messinscena sceglie come nodo centrale il fatto che il precariato sia tutt'uno con le nostre esistenze e che si allarghi a macchia d'olio in territori considerati fino a poco fa zone franche, attraversando età e paesi e costringendo un'intera generazione all'impossibilità di progettare, di comprare una casa, di pensare a un figlio, a una famiglia. L'universalità delle storie dunque è il centro di questa ricerca letteraria e musicale che ha come protagonisti l'attrice, il musicista, il pubblico, persone vere che attraversano - e incarnano - il racconto.

ibs

È stata colpa di quella lì

Una frase sospesa, detta da nessuno in particolare: una condanna. Dopo un concerto a Cava dei Tirreni, la macchina dei musicisti era sbandata nella notte ed era finita contro un muro. Due di loro erano morti sul colpo. «E’ stata colpa di quella lì», perché dopo aver cantato aveva deciso di tornare in albergo a riposare. Sarebbe partita il giorno dopo, da sola. Dal giorno dopo Mia Martini diventa la strega, la iettatrice, l’untore. In un monologo intitolato Mi chiamo..., pubblicato da Skyra e immaginato per il teatro, Aldo Nove si assume la voce della cantante, e racconta. Dalle sue ultime disperate ore — “una bambina che piange nella notte” — per spirali di angoscia, ricordi di infanzia, una carriera che ha tanti inizi e tante fini, ma un punto preciso e immendicabile in cui tutto cambia.
Quel giorno in cui il suo nome diventa per sempre impronunciabile, la sua presenza impossibile. E lei inizia a sparire. Mia Martini era nata a Bagnara Calabra, e aveva gli occhi di una donna del sud, e la voce più bella di tutte. La sua voce luminosa. Bertè, si chiamava, Domenica Bertè. Erano quattro sorelle, e tra queste Loredana. Loredana la bella. Domenica era strana, non sarebbe mai stata come le altre cantanti, né abbastanza bella né abbastanza uguale. Anche questa sarebbe divenuta una colpa. Il padre se n’era andato, la madre le aveva cresciute da sola. Il padre, la sua prima ferita.
E poi gli uomini, tutti gli uomini che ha amato male, da cui è stata amata sgarbatamente. L’amore non le veniva facile, anche se — o forse proprio per questo — ha cantato canzoni d’amore struggenti. Scriverà una canzone anche su un padre, “Padre davvero”. E persino di questo non verrà perdonata. «Non è una canzone, è un parricidio», scrissero. Era la storia di un ragazzo che non riesce a perdonare il modo in cui suo padre l’aveva giudicato. Quando la piccola Domenica aveva annunciato a suo padre che avrebbe voluto fare la cantante, lui le aveva risposto che fare la mignotta sarebbe stata la stessa cosa. Ma la madre la asseconda. La porta a Milano e al primo provino i produttori riconoscono subito il suo talento. Canta, vince festival, guadagna i primi soldi. Gira vestita da hippy con una bombetta in testa, l’amico Renato Zero, la sorella strafiga. La prima volta che la sua carriera finisce è in Sardegna, all’uscita di un locale. Viene arrestata, poco più che ventenne, per qualche grammo di hashish in tasca. Rimane in galera alcuni mesi. Anche lì canta, canta per le sue compagne di cella. Quando esce diventa Mia, Mia Martini come l’aperitivo italiano più famoso del mondo.
E’ l’epoca di “Piccolo Uomo” e poi “Minuetto”. Charles Aznavour la vuole con sé per un giro di concerti in Europa. E’ un trionfo e lui le chiede di continuare, di seguirlo per il mondo. Mia Martini dice no, voglio tornare in Italia. Ma l’Italia non sa che farsene della sua bravura, e la mette di nuovo in un angolo. Muore nel 1995, da sola. Trovano il suo corpo soltanto un paio di giorni più tardi.
Aldo Nove, fin dall’esordio con Woobinda - tradotto in spagnolo nel 2015 -  ha raccontato questo paese con un’esattezza orrorifica: l’analfabetismo progressivo, la mancanza di prospettiva. Ha centrato la catastrofe grazie alla visionarietà che è dono dei poeti. Qualche anno fa Aldo Nove ha scritto un libro, una raccolta di interviste a giovani precari, che si intitolava
Mi chiamo Roberta ho quarant’anni, guadagno 250 euro al mese...
Fu uno dei primi ad accorgersi di cosa stava accadendo, e a raccontare. E’ curioso che abbia scelto per questo monologo un titolo che riecheggia quello lì. Sembra dire che qualcosa lega il destino della cantante a quello di questo paese. Un piccola epopea di sconfitti, da testimoniare attraverso le parole. Come il cardillo della Ortese, come i ragazzini della Morante, Mia Martini è una vittima sacrificale di un mondo idiota, isterico, irrazionale. La nostra cattiva coscienza, la spazzatura da nascondere sotto il tappeto dopo aver banchettato. Aldo Nove le dà un linguaggio fanciullo, quasi creaturale. La volgarità e la violenza, le parole laide e mimetiche dei suoi primi libri, hanno lasciato il posto a una lingua leggerissima, quasi infantile.

Il canto sommesso, «le parole dette a bassa voce, tra le lenzuola, di notte» per allontanare i fantasmi. Qualcosa da cui ripartire.
micciacorta.it - elena stancanelli - larepubblica.it - 2013

Mia Martini racconta, in prima persona, la sua travagliata esistenza poche ore prima di morire. Dal letto di uno squallido appartamento di un piccolo paese della provincia di Varese, dove cercava di fuggire dalle dicerie infamanti che la perseguitavano e da cui non si è mai più ripresa. Aldo Nove, con un linguaggio secco e poetico, ripercorre la vita di una grande e sempre più popolare artista, amata in tutto il mondo eppure odiata da uno star system che ne ha fatto un capro espiatorio.

tgcom24.mediaset.it 

mi chiamo - ebook - google

ANTEPRIMA LIBRO .PDF

 

LE PAROLE NUDE CHE NON SI VERGOGNANO
LE PAROLE VESTITE DI DOLORE
LE PAROLE NASCOSTE NEL CUORE
LE PAROLE CHE NASCONO ALL’IMPROVVISO
LE PAROLE CHE RACCONTANO DI TE
LE PAROLE CHE TI FANNO DIMENTICARE CHI SEI
LE PAROLE CHE TI ABBRACCIANO FORTE
FINO A STORDIRTI
FINO A FARTI RIDERE
RIDERE DI ESSERE AL MONDO.
LE PAROLE BUFFE
LE PAROLE TREMENDE
LE PAROLE SERIE
LE PAROLE COMPLETAMENTE STUPIDE
LE PAROLE CHE TAGLIANO COME VETRI
LE PAROLE CHE TI FANNO SOGNARE
E CHE FANNO MALE
mi chiamo

 

. 

federica fracassi in scena  con mi chiamo roberta e maria

Il testo di Aldo Nove presenta trenta canti, ciascuno di sette quartine di endecasillabi fittamente e variamente rimati: Aldo Nove ha trovato una forma chiusa e una misura che evocano litanie senza tempo, ma paradossalmente, con questa forma e con questa misura, riesce ad articolare un percorso di straordinaria libertà espressiva, come se la sintassi del verso venisse forgiata ex novo a ogni canto e a ogni quartina.
Della tradizione mediOEvale mantiene la caratteristica di affrontare temi ardui con il massimo della semplicità: e questo grazie alla figura di Maria, nodo incandescente della cultura e dell’immaginario.

Attraverso di lei Nove descrive visioni cosmogoniche, sonda quei pochi barlumi di eterno percepibili da chi eterno non è; dall’altro lato, di Maria esalta soprattutto lo stupore, l’umiltà, le caratteristiche di donna concretamente viva nel suo presente storico, simbolo di tutti i presenti storici e possibili.

Il suo destino di incrociare senza volerlo condizione umana e realtà misteriose più grandi di lei, se non un esempio, è una parabola che parla a tutti, laici e credenti. Un testo profondo e semplice interpretato da una raffinata Federica Fracassi premio Ubu e premio Duse 2012.

varesereport.it - 2012

MONOLOGO TEATRALE DI  ALDO NOVE CON  ' ULTIMA NOTTE MIA . MIA MARTINI . UNA VITA '   - 2013

 

 

LA VITA OSCENA

romanzo/autobiografia  -   a 15 anni aldo nove perde i suoi genitori.

Con una lingua di accecante nitore, Nove firma il suo romanzo più potente, sincero e iconoclasta. Pieno di momenti comici, ferocemente crudo. Il libro che tutti aspettavamo --- «Ero piccolo ma già sapevo che riempirsi di cose era il modo che usiamo per sentirci il piú lontano possibile dalla morte».

Un bambino osserva il mondo degli adulti con la sua voce tersa e visionaria. Il padre che guida velocissimo cantando jingle di Carosello, ma da quando la moglie si è ammalata spesso ferma l’auto di colpo e «fa la faccia della morte». La madre che era una hippy e ora ha il cancro e aspetta la morte, ma a morire per primo è il marito, «come un’offesa inimmaginabile». Rimasto solo, ormai adolescente, il protagonista sprofonda nell’alcol e negli psicofarmaci fi nché per errore non manda a fuoco la casa. E comincia la sua iniziazione all’abisso, dove droga e irrefrenabile desiderio sessuale ricalcano il meccanismo dell’attesa e del consumo che riempie le nostre esistenze. Una specie di morte in vita da cui però – imprevista – affiora la rinascita.

unilibro 

INTERVISTA  A LA7

"Il cancro fa paura, così, anche linguisticamente, non se ne parla."
"L'apprendistato del dolore. Per riuscire a raccontare questa condizione in un libro ci ho messo quasi venti anni."
"Non ci sono dei criteri comuni per poter dire quanto e come una persona sta male."
"Ho vissuto esperienze limite e ho scoperto delle parti di me che ognuno ha: sentirsi smarrito in un mondo senza difese, come nella preistoria."
"Tragedia e comicità flirtano sempre."
"La vita è una somma di tante piccole banalità che messe insieme danno qualcosa di importante."
"Sono di formazione cattolica: c'è un senso di colpa innato in qualunque forma di rapporto col corpo."

VIDEO  -   www.la7.it/le-invasioni-barbariche/video/aldo-nove-la-vita-oscena

LE STORIE VENGONO DA UN LUOGO LONTANO DOVE SIAMO GIA STATI. FORSE NON NOI . FORSE NON ESATTAMENTE NOI .  RACCONTANO DI PROVE. DI PADRI E DI MADRI . COME SI ESCE DAL FUOCO . COME SI ATTRAVERSANO LE FIAMME .  

an

LA VITA OSCENA A TEATRO  ED AL CINEMA   -   presentato al festival del cinema  venezia - 2014

La vita oscena non è un film esangue, a cominciare dalla storia che racconta per finire a come la racconta, cioè con uno stile originale ed esteticamente sfavillante.
La vicenda ricalca quella largamente autobiografica dello scrittore Aldo Nove dal cui romanzo omonimo è tratta, di un ragazzo strappato a un'adolescenza tranquilla e piena di amore a causa della prematura morte prima del padre e poi della madre. Da questo momento comincia per lui una discesa agli inferi che non è però un lento cupio dissolvi, quanto piuttosto un febbrile desiderio di esperire l'esistenza nei suoi lati oscuri dopo averne assaporato la dolcezza e l'armonia ...
Osceno? Dell'oscenità propria dell'adolescenza quando vissuta senza inibizioni. Eccessivo? Sicuramente, ma l'eccesso qua è anche se non soprattutto forma. Torbido? Forse, se questo significa raccontare ogni lato della vita - cosa che il regista fa senza mai emettere un giudizio. Perfetto? No, ma la perfezione avrebbe fatto a schiaffi con l'incandescente cuore del racconto.
La vita oscena è un film fortemente anomalo nel panorama italiano. Personale e visionario ...

cinematogafo.it - festival venezia 2014  -  https://youtu.be/nyP8r5Z69A4 - venezia
https://youtu.be/7o8WlKfWehM - trailer

http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/la-vita-oscena

RIFLESSIONI SULLA VITA OSCENA - IL LIBRO, IL FILM

Quando a diciassette anni dopo la morte di entrambi i miei genitori e dopo avere fatto esplodere la casa per aver cercato di installare una bombola del gas strafatto di hashish psicofarmaci e alcool, non sapevo nulla di quanto possa essere prodigiosa e inaspettata la vita. Così, decidere dopo anni di scrivere un romanzo che scavasse a fondo in quella vicenda senza nessuna autoindulgenza, è stata una vera medicina. Una medicina potentissima. E che quel libro abbia aiutato tante persone a affrontare un percorso analogo di caduta e risalita, è stato il premio più grande. E ancora, quando Renato De Maria ha deciso di farne un film, rivivere per l'ennesima volta quella storia (che "il buon senso comune" avrebbe invece cancellato), con attori in carne e ossa che "ripetevano" la cosa, e con la "riesplosione" reale di una casa (la seconda!), - questa volta con artificieri, pompieri e ambulanza pronta a intervenire, ho capito cosa può fare l'arte, a cosa serve l'arte: a trasformare il negativo in positivo. Che è ciò che incessantemente fa la vita sotto l'unica legge, diceva uno  - come si chiama... ah sì, Dante -  che la governa: l'amore.
fb/an - 5.6.2015

La missione - etica prima che estetica -  di TUTTI i film è aiutarci a renderci conto che stiamo ciascuno a modo suo vivendo un film. Più di sette miliardi di film dalle trame sgangherate, quasi sempre rabbiose e infelici. Trovare il modo di cambiare il punto di vista rispetto al proprio individualissimo, frammentario, disperato film, è il primo passo verso l'umano.
fb/an - 10.6.2015

 

 

 

 

 

BINGO ITALIA - ebook - corriere della sera
Maurizio ha poche idee ma chiarissime: innanzitutto, la realtà non è più quella di una volta, quella di "prima", quando molte cose non esistevano, compresi i neutrini e i Baci Perugina. La realtà è diventata un marasma indiscriminato di informazioni e stimoli, con pochissimi punti fermi. Uno di questi è Enrico Letta, che ci salverà tutti, come un supereroe. Come nei videogiochi, quelli del Punto Snai aperto da poco sotto casa di Maurizio: altro punto fermo, ultimo avamposto umano di un quartiere dove ogni altro negozio e luogo di ritrovo è stato travolto dalla crisi. In questo racconto iperrealistico, travolgente, metropolitano, grondante umanità e sarcasmo, Aldo Nove dà voce e corpo a una delle sue più riuscite incarnazioni narrative del vuoto pneumatico contemporaneo: Maurizio, un "ragazzo di 52 anni" senza futuro e forse anche senza presente. Che somiglia un po' troppo da vicino a tutti noi.

cubolibri.it - de.readerstore.sony.com - 2013

 

 

 

 

FORMA LUCE - FERRARI/NOVE/CARDELLI
L’idea di scrivere le poesie su tante grandi donne è venuta ad Aldo Nove dopo aver visto gli scatti che mi ha fatto Max Cardelli. Io e lui mesi fa stavamo lavorando insieme perché il mio film che esce a settembre è tratto da un suo libro, La vita oscena. Da qui è nata l’idea di Forma/Luce.
isabella Ferrari

i suoi ritratti in bianco e nero ad opera di Max Cardelli si alternano a 17 poesie del Aldo Nove, dedicate a donne come Aragona, Aung San Suu Kyi, Giovanna D’Arco, Emily Dickinson, Saffo, Mata Hari, Leni Riefenstahl.
Parte degli incassi verrà devoluta a Bulgari- Save The Children.

elisa-s.it - 2014

Dedico Forma/Luce a Save The Children e a tutte le madri che nel mondo lottano per i propri figli  -  dichiara Isabella Ferrari - ambasciatrice in italia
ilpopoloveneto.blogspot.it -   fb/an
simona movilia/d.repubblica.it -  2014

Donne. Isabella Ferrari interpreta l'ideale femminile

Aldo Nove rende omaggio alle donne attraverso una raccolta di poesie, ispirate ciascuna a un personaggio femminile della storia. Isabella Ferrari, fotografata da Max Cardelli, interpreta l'archetipo femminile, lo spirito delle donne della storia e del mito. Regine, eroine, dee, attrici; figure e icone simbolo di una femminilità che nel tempo incarna i ruoli, le ispirazioni, i sogni delle donne ma anche la concretezza quotidiana attraverso gli scatti fotografici di una giornata di Isabella Ferrari. Un libro che scioglie, nel ritmo della parola poetica e nella forza delle immagini, una storia mai raccontata: quella dell'immaginario femminile visto da diversi punti di vista, attraverso i secoli, con leggerezza e sacralità, spostando ogni volta il fuoco dal corpo alla parola, dalla parola al corpo, in un dialogo unico. L'inquietudine dello sguardo e l'abisso, la lontananza del paesaggio e il suo abbraccio. 40 ritratti in bianco e nero, essenziali; piccole tracce di vertigine e di vita e quaranta storie in versi a comporre un solo racconto: Donne.

unilibro - 2015

 

Quando
ciascuno non era solo contro tutti
quando potevamo, dovevamo rivendicare i nostri diritti
e quelli degli altri
quando sognavamo un futuro
quando volevamo cambiare il futuro
quando dovevamo cambiare il futuro
quando c'era il presente
quando non eravamo nemici a noi stessi
quando stavamo bene solo se stavano bene gli altri
quando non eravamo tutti già sconfitti
quando c'erano dolcezza e compassione
quando non eravamo stretti nella morsa dell'offesa reciproca
quando ci si combatteva con rispetto
quando ci si teneva per mano per strada
quando ci si baciava per strada
quando per strada si poteva camminare con gioia
e la strada non aveva fine
Quando esistevano impeto e compassione
quando "amore" non era un termine osceno
quando si moriva per un ideale
e non per creare profitto,
e non per lenta e inevitabile usura della propria umanità
ciascuno a modo suo
nella sua nascosta
indicibile solitudine.

 qesta non è una poesia 2 - fb/an - 10.5.2018
JUCUNDA CARMINIS VARIATIO
Voglio una vita austerizzata
Voglio una vita che porto a casa 780 euro lordi al mese
Voglio una vita
Che non ti assumono mai
Voglio una vita
Che se c'è posta sono solo guai
Voglio una vita
La voglio piena di 3 x 2 scadenza breve
Voglio una vita
La voglio piena di prestiti dei genitori
Voglio una vita che è sempre tardi
Di quelle con i turni che non finiscono mai
E ci ritroveremo tutti qua
A dare la colpa a quello là
Quello che passa
Uno qualunque
Purché non sappia neanche chi sia
Voglio una vita
Che sia almeno ancora un po' la mia

fb/an - 16.5.2018

Ogni donna
custodisce il tempo
che rimane per fare
un’altra volta il mondo
Ogni donna
è una stella
riempie lo spazio delle parole
di luce
le mette nel futuro
Ogni donna
ha il sapore
universale
del mare
lo rende reale

Aung San Suu Kyi

 

È tutto mare fuori
non c’è confine
fuori, ma tutto da attraversare
e ancora, da salvare
il mare della storia
la tua gente. E’ stato scritto
è stato detto
è stato negato
è stato ucciso
è stato inerte il sogno
e non è morto, ha dormito
al contrario degli anni
tu lo hai custodito
nel letargo dei giorni
degli anni
dentro di te la storia
sbandava
gridava di uscire, dilagava
in silenzio inquieta
nella quiete apparente della falsità
che ticchettava
nomi e cognomi, paesi
e regioni
sangue a sangue
di madre in figlio
di generazione in generazione.
Stavi ferma a guardare
e il tuo sguardo pesava
sul paesaggio, lo divideva
perché falso
perché tu lo ricomponessi da capo, nel senso.

 

social

Questo post mi piace particolarmente.
Non offende nessuno e nulla pretende.
Mi metto un bel like.
Sento che me lo merito.

fb/an - 1.10.2017


IL SOLE
Il sole esiste per una forma
di gentilezza del sole
e amore del sole
che fa piangere a pensare a quante cose
succedono sotto al sole
grazie al sole
per il poco che siamo
e grazie a lui
soltanto
noi
siamo

fb/an - 2015


Notte fonda e sono sveglio
se prendo un Tavor forse è meglio
ma poi tra un'ora rintontito
mi sveglio ancor più innervosito .
Per rilassarmi potrei andare
su un sito dove puoi guardare
ignuda gente intenta a urlare
ma mi deprime e lascio stare .
Allora leggo Cicerone
oppure provo con Platone
almeno aggiungo un po' di erudizione
a questo senso di devastazione

fb/an - 16.8.2015


Un giorno
qualcuno si sveglierà da questo sogno
e noi, dentro, fugaci sue comparse anche.
La buona novella è che quel sogno
di morte
di insicurezza
di spavento
di code in posta
di tagliagole a favore di telecamere
di tapparelle da aggiustare
di pazzi da legare
di pranzi di matrimoni di parenti di sei ore
quel giorno
il sogno
si rivelerà per quello che è stato
un sogno
la schiavitù di miliardi di "io"
ciascuno mattone di un edificio infinito
ogni mattone certo di importare più di tutto
ci sveglieremo e saremo finalmente
come sempre
da sempre
siamo stati
ossigeno idrogeno elio iodio litio
magnesio oro silicio zolfo rame
fosforo fluoro cloro carbonio
luce
fb/an - 26.7.2015


Una massa indistinta di carne
in tutte le frontiere della terra preme
e nessuno sa cosa farne
soltanto la teme
non vede il suo volto
non vuole
moltiplicato in milioni
di tragedie che bussano
alla coscienza sigillata
è arrivato lo specchio
in cui nessuno vuole guardarsi
lo si lascia infrangere
dappertutto cocci di vetro
dappertutto pezzi di carne
scorre il sangue
non è mio
non è tuo
non è suo
è sangue
fb/an - 29.8.2015



Da bambino volevo fare il taglialegna
e appena posso lo faccio.
fb/an - 8.9.2015


(D)IO è l'unico problema
In quanto ai laici, togliendo la D, abbiamo tutti lo stesso problema. Siamo in sette miliardi, e se continuiamo a spiegare agli altri che il mio (D)IO (con o senza D) è meglio del tuo, non cambierà mai nulla.
fb/an - 20.11.2015

-

Sono ormai più di cinquant'anni

che mi chiedo che ... ci sto a fare qua.   Cosa è successo? E' dal 1967 che succede ciò. Ci stanno tanti di quei casini e è un posto dove ci si arriva con l'unica certezza che dovrà essere lasciato ma il cui unico scopo è lo starci il più possibile. Io non capisco ciò.   Mi sembra tutto assurdo.     Sarà colpa di Dio, o qualcosa del genere.
fb/an - 3.2.2018

.
C'è un'unica Verità

multiforme e inespremibile del tutto, ma in ogni suo frammento sempre segno di questa. Se ne può dire "un po'". Si deve dire che nel frattempo, finte opposte fazione si combattono, opposte nella forma e identiche nella sostanza, e che sono generanti odio, invidia, incoscienza: LA VECCHIA REALTA' agonizzante di chi, facendo finta di opporsi, rafforza il sistema (partiti, giornali, "pensatori" "contro"). Sistemi politici, religiosi, stampa e editoria (dunque informazione) che giocano a essere "diversi" per il POTERE (sugli altri stati, sugli amici del bar, non cambia). Ma la diversità è interiore. La diversità della Verità DA' FASTIDIO: ha portato, in ogni angolo del mondo, nei millenni, Maestri, oggi santificati, alla morte. Il Cristo è quello più vicino alla nostra portata. Ancora dopo millenni gli sputano addosso perché gonfia l'ego dell'incosciente puro, di chi nulla ne sa (magari confonde i preti pedofili con il messaggio cristico) o, peggio ancora, ci sputa sopra in nome di una ragione che ha saputo generare come massimo risultato la bomba atomica. Chi dice la Verità non è invitato in nessuna trasmissione televisiva a intrattenere il pubblico parlandone.  CHI DICE LA VERITA' LA VIVE.   Da solo.   Ma non è solo.   E' una cosa sola con l'Universo.   E' l'universo. Non c'è ragione che spieghi questo. Va solo cercato e vissuto.
fb/an - 13.9.2018

Scrivere
per me, significa lavorare alla distruzione delle maschere che indossiamo. L'ultima, la più difficile, la più subdola quanto mai potente è quella dello scrittore, non fosse altro che è questa la mia postura mentale da quarant'anni. Poi la libertà. Essere pietra e fiore e lampo.
Essere il Nulla.
Altroché il successo.

fb/an - 24.1.2016

Il giorno in cui non ci sarà più bisogno di una    festa della donna   sarà la più grande festa della donna di tutti i tempi.
Ma quel giorno sembra lontano a venire e allora buon 8 marzo a tutte le donne.
fb/an - 8.3.2016

QUESTO il mio piccolo omaggio a Dario Fo, uscito settimana scorsa su un settimanale...
Il giorno in cui Dario Fo vinse il Premio Nobel per la letteratura lo ricordo benissimo. Ero caporedattore della rivista “Poesia”. Per i misteriosi meccanismi delle attribuzioni dei Nobel, si sapeva, “era nell’aria” che quell’anno sarebbe stato assegnato a un italiano. Si pensava che l’onore sarebbe spettato al poeta Mario Luzi, già da diversi anni fortemente “papabile” al più importante premio letterario del mondo. La notizia era data per certa. In redazione tutti l’attendevano. Invece arrivò la notizia che a vincere fu Dario Fo. Mi affiorò subito la sua radiosa, contagiosa risata, e ridere fu proprio la mia prima reazione. Come credo fosse stata la sua, per quanto unita a stupore. Come dicevo, nel luogo in cui mi trovavo, quella vittoria fu una sorpresa ma anche una disillusione e infine una vera e propria arrabbiatura. La sfida intelligente e generosa del comitato per l’assegnazione del Nobel non venne capita subito. Anzi, qualcuno non l’ha capita tutt’oggi, dopo che di anni ne sono passati molti e Dario non c’è più. Quello che non veniva accettato era il fatto che Dario Fo è sempre stato quanto di più lontano dal poeta laureato o dallo scrittore blasonato ci possa essere. Tuttavia, la letteratura è, come tutto ciò che vive, imprevedibile e multiforme. Dario Fo, il buffone, il giullare, è stato ed è uno degli autori teatrali più conosciuti e rappresentati al mondo. E come esplicitamente si dichiarò nella motivazione della sua vittoria, con lui si premiava la categoria di chi, attraverso i secoli, si faceva beffa del potere rinnovando in modo estremamente creativo e originale la tradizione della satira. C’è qualcosa di molto serio nel riso, e allo stesso modo c’è, può esserci, qualcosa di vacuamente pomposo nel serio. Dario Fo ci ha insegnato a leggere il presente attraverso la Storia, con la cultura immensa e mai ostentata che lo caratterizzava: come nelle rappresentazioni carnevalesche medioevali, in quelle del Rinascimento e della Commedia dell’arte, fino a Goldoni e Pirandello. Dario Fo spaziava tra i periodi storici con disinvoltura e grazia, usando quella lingua franca, il grammelot, che nei millenni, tra gestualità e miscele di lingue, ha permesso ai popoli più disparati di intendersi; e a lui di farsi intendere in tutto il mondo. Visionario quanto spietatamente lucido, contraddittorio e infaticabile, Dario Fo è stato anche pittore, grande pittore. Con la donna della sua vita, Franca Rame, il cui sodalizio è sempre stato strettissimo, ha cambiato un po’ del nostro costume, ci ha aiutato a capirci. In modo “diverso” rispetto a più pedissequamente quotati autori. Un Nobel che è stato quindi anche un elogio alla diversità, alla varietà delle forme espressive. In modo non troppo diverso da quanto è accaduto quest’anno con Bob Dylan.
Con Fo si è premiato il “buffone”. Con Dylan il menestrello. Due figure esemplari che hanno nutrito, e nutrono, le nostre emozioni e le nostre menti.
fb/an - 23.10.2016

Scopo principale di Facebook

è aprire gli occhi a tutti gli esseri pensanti (pochissimi, sempre meno, spaventosamente meno) sul fatto che la democrazia è una forma di governo catastrofico, lasciando (apparentemente e con limiti calcolatissimi) parola e possibilità di scelta, per quanto manipolata al 99, 9 %, a un branco di decerebrati totali, di un'ignoranza di sé e del mondo che nessun'altra forma di vita (nell'ambito del suo potenziale e del suo senso nell'economia del Cosmo) ha. In ciò, questo giocattolo mondiale ha una funzione altissima.
fb/an - 17.12.2016
.
Scrivere post su Facebook è da deficienti
fb/an - 22.3.2017

.

Apertura di tutti i giornali sul fatto che lo scopo principale di Facebook è rubare dati

Ma io non ci credo, è un dispositivo per farci sentire tutti fratelli, nella perfetta democrazia in cui ciascuno può dire quello che vuole. Il fatto che ciò sia anche finalizzato a rendere la profezia di Orwell arcaica, e che il Grande Fratello non sia un occhio esterno ma un atto di entusiasta volontariato collettivo di eghi che gareggiano a farsi controllare per puro amore, è solo un effetto collaterale dei tempi bellissimi in cui viviamo.
P.s "a latere".: Più passa il tempo, più mi sento braccia rubate all'agricoltura. Vorrei tornare a quando ero bambino, in vacanza in Sardegna, a curare l'orto di mio nonno, a assaggiare la frutta fresca, a farmi con lui un culo così immerso nel profumo dei campi. Nessun tablet, nessun cellulare, e occhio alle interurbane; I gettoni scattavano uno dietro l'altro, fuori dalle cabine c'era la fila, Candy Crash saga non c'era, ma davo da mangiare alle capre, le accarezzavo.
fb/an - 20.3.2018

.

Sogno un mondo un po' più educato
fb/an - 20.11.2017

.

Nell'ambito delle avanguardie

il passo successivo è il post ... Ora invento il post d'avanguardia. Il postpost. Autoreferenziale, come tutto oggi, ovviamente.
fb/an - 23.1.2018

.

Non so se avete notato 

che l'alternarsi del giorno con la notte (e pure quello delle stagioni, anche se ormai queste sono un po' vintage) è ciclico, come nelle concezioni temporali induiste e in genere orientali; prossimo quindi a una espressione del tempo non lineare come lo è nelle tre religioni monoteiste dominanti, ovviamente intendendo per queste quella ebraica, quella cristiana e quella islamica. Così, alla fine di un ciclo, corrispondente nei Veda e nei Tantraloca al Kali-Yuga, che è poi l'era della dissoluzione, provo a scrivere questo post prima che inizi il pross
fb/an - 27.1.2018

.

POST(O)
L'aver raggiunto l'uguaglianza totale
tra tragedia e farsa è il finale
che manco si capisce se è arrivato
Posto che ci sia ancora qualcosa da capire
e a quale costo
fb/an - 28.1.2018

.

L'araba Fenice del lavoro

non risorge più da due decenni, ma s'arrostisce nel suo fuoco sacrificale. Noi non vogliamo vedere. Ognuno, in cuor suo, ne ha preso ormai preso atto, indenne al canto quotidiano delle sirene grigie che quotidianamente ci narrano aumenti dello 0,02 dell'occupazione e altri distorti suoni pazzi di una speranza che non c'è. Altrettanto il precariato non è "un problema": è una condizione sistemica in cui l'unico modo per salvarsi, per chi può, è una distrazione che dura tutta la vita. Ma il cielo è sempre più blu cobalto.
fb/an - 11.4.2018

.

Lo scontro finale

sarà,   è ed è sempre stato tra chi ha rinunciato alla Verità, qualunque questa sia, e cerca di alterare la realtà a proprio vantaggio, e chi crede che ci sia invece un ordine, un cosmo (che in greco vuole appunto dire ordine) e che questo abbia un senso e ci riguardi tutti. Ciò ha che fare con una delle parole più vietate in questo momento storico alla rovescia: IL VERO. Mi verrebbe in mente una fulminante parabola evangelica, ma è meglio lasciare perdere, oggi. In questo senso, penso di poter dire che non ci sia stato nessun periodo storico, in nessuna cultura e in nessun tempo, più disastrato dell'attuale.   Nel relativismo assoluto, siamo tutti soli, confusi, spaventati. Ma innanzitutto soli. E i più disumani, i più cinici trionfano. Ad ogni livello.
fb/an - 18.4.2018

.

 

Credo che il Nuovo Ordine Mondiale

sia stato raggiunto: tutti contro tutti. Sciami umani improvvisati contro obiettivi di cui ci si dimentica dopo dieci minuti. E il tempo che accelera sempre più svuotato di senso.
fb/an - 8.7.2016

 

 

 

 

 

 

fb/an - 2016


Guarda, madre
, sono arrivato
all’alba in cui la tua saliva
ogni tuo umore
raccogliendosi in globi azzurri
forma i miei occhi
e nulla che in te non sia
futuro
io respiro, forte, fluttuando
con la consapevolezza
animale
che trattiene
e libera ogni segreto:
nelle tue vene
ora tu sei
me. E tu lo sai, e
mi fai, e mi aspetti
nella fiducia universale
del tuo respiro mi fai !
Come ogni madre che fa un figlio.
Guarda, madre, quel luogo.
Quel luogo lontano.
Lo vedi ?
Prima che tu nascessi lo abitavamo.
Non io.
Non tu.
Allora non c’era separazione
e per una svolta del respiro
del tuo respiro
adesso assieme
assieme
non mai separati
ci torniamo
fb/an - 18.4.2016 - inedito


 

 

 

***

la poesia è come lo zucchero

se ne metti un cucchiaino nel caffè è ottimo

ma se ti mangi delle cucchiaiate di zucchero fa schifo

 

***

facebook & ALDO NOVE
Hi Aldo
Facebook encourages users to engage in actions that reflect their real world relationships .

Actions that are taken on users you do not know, whether through messages, friend requests

or other features, will not be tolerated .

Please be aware that this decision is absolutely final .

ALDO NOVE DAL 2008   E STATO BLOCCATO PIU VOLTE  PER AVER POSTATO testi e/o  IMMAGINI

CONTRARIE AL REGOLAMENTO DEL SOCIAL NETWORK .

.

 

NOVE   1   -   2

 

altri autori           home

 

PRIVACY