alda merini merini alda

 

LA SIGNORA DEI NAVIGLI

 

 

 

 

PAGINA UNO - DUE - TRE

 

 

AM  -  Presidente Onorario della casa editrice il filo

1993 - premio Librex Guggenheim "Eugenio Montale

 1996 - Viareggio

 1997 - Procida Elsa Morante

1999 - premio  Presidenza del Consiglio dei Ministri

2004 - giornata mondiale della poesia unesco

Alda e io  -  fiabe di Sabatino Scia con Alda Merini  . tra i vincitori  2007 Premio Elsa Morante Ragazzi

2007 - LAUREA AD HONOREM UNIVERSITA MESSINA

Non poter insegnare è stato il vero lutto della mia vita

Sentirmi chiamare professoressa oggi è stata un'ondata    una marea

1996 - 2007 -  2009 - PROPOSTA premio Nobel  Letteratura da Academie Française  E dario fo suo amico

2008  - giornata mondiale poesia - omaggio anche ad alda merini

2008 - PREMIO 'MAGNA GRECIA AWARDS' - taranto

premio  "PulciNellaMente"   intitolato ad Alda Merini - 2009

Gela   -  Sileno d’Oro per le sue poesie  -   2009

concorso Suona la poesia e M.E.I. Meeting degli Indipendenti dedicato a AM - 2009

Premio “Pavia città della Vita” in memoria di Alda Merini - 2009

 

 

 

 

 

 

non posso insegnare niente a nessuno

perché ognuno deve fare il suo percorso

festivaletteratura mantova 2008

 

 

 

 

 

 

 

cd_FILM  "Alda Merini - Una Donna sul Palcoscenico" - LA SIGNORA DEI NAVIGLI
.. un film sulla poesia. .. la storia di una donna che vive di poesia …
A Christian .. uno dei figli… Alda, mentre respirava la vita succhiando avida il filtro delle sue sigarette, abbandonata sul suo letto-talamo della cultura fra libri, fogli dattiloscritti, abiti vintage e fotografie che la ritraggono dinanzi al manicomio Paolo Pini, prigione della sua passionalità giovanile - mi guarda e mi dice: “Le regalo una poesia” …


Figlio ricordati
La musica della vita è sempre quella
Una sola persona non può avere mille duemila fogli
Un solo albero non può avere mille duemila frutti
E quando sei solo
Ricordati che la verità più grande
È la tua identità.
Lascia la poesia
Rinnegala
Vivi la vita giorno per giorno
Mangia il tuo pane quotidiano dei tuoi giovani anni

 

… Il prologo DI Una Donna sul Palcoscenico nel film viene interpretato in maniera vibrante dalla voce densa di Mariangela Melato
Cosimo Damiano Damato  -  cinemaitaliano.info - 2009

 

Una donna in palcoscenico

come hai girato un documentario con una donna di 78 anni...
"Sono stati tre anni di lavoro, molto faticosi, tutto in presa diretta, poi con il mio produttore Angelo Tumminelli ( che ringrazio per il suo coraggio nell'aver prodotto un film così forte) abbiamo deciso di aggiungere una voce-recitante e la scelta è andata su Mariangela Melato, un'altra milanese, la più grande attrice italiana vivente, una grande esperienza lavorare con lei. Non ho voluto fare un film televisivo, niente lustrini e luci, per concedere solo la parola e gli sguardi alla Merini".
Cosimo Damiano Damato   -                monica mazzei - ticinonews.ch - 2009

 

Bella ridente e giovane con il tuo ventre scoperto e una medaglia d’oro sull’ombelico mi dici che fai l’amore ogni giorno e sei felice e io penso al tuo ventre che è vergine mentre il mio è un groviglio di vipere che voi chiamate poesia ed è soltanto l’amore che non ho avuto . vedendoti io ho maledetto la sorte di essere un poeta.
Una donna in palcoscenico - Cosimo Damiano Damato - 2009

 

 

 

 

 

 

 

Una mostra ad ancona su Alda Merini  -  Anche la follia merita i suoi applausi -

si inaugura  la Galleria Art - mostra di arte contemporanea  ispirata alla vita e alle composizioni artistiche di Alda Merini
gomarche.it   .   maggio_giugno 2008

 

 

 

                       

 

 

rasoi di seta  - giovanni nuti e alda merini

www.giovanninuti.com/site/index.html

VIDEO INTERVISTA

http://gallery.panorama.it/

 

disco postumo 2010 -   «Una piccola ape furibonda»  - MERINI E NUTI -
undici tracce con i testi firmati dalla poetessa - 2010

 

 

 

 

 

2009

Giovanni Nuti  

Il mio album come atto d'amore per Alda Merini  -   2009

 

 

 

 

la musica di San Francesco - spettacolo di Lucio Dalla
presente la poetessa
Il canto francescano di Alda Merini segue una trama coerente, quella della stessa "agiografia" del santo, cosi' da dare al lettore l'impressione di essere di fronte a una libera ripresa poetica della Legenda di San Francesco"......   versi di straordinaria forza visionaria - moderno e vitale esempio di compassione umana.
Nel 1993 ha ricevuto il premio Librex Guggenheim "Eugenio Montale" che l'ha consacrata tra i nostri massimi poeti.

agi 2008

 

MARIO LUZI....

è stato anche un mio maestro..  un uomo così dedito soprattutto ai giovani e all'insegnamento non doveva morire senza quella consolazione che lui tanto desiderava, il Nobel.      AM      

 

LA POESIA ITALIANA TRADOTTA IN ALBANESE
Erri De Luca, Alda Merini, Maria Luisa Spaziani: tra le grandi firme della poesia italiana tradotta in albanese grazie al progetto del comitato minoranze linguistiche del ministero per i Beni e le Attivita' Culturali che ha pubblicato l'antologia ''D'una o dell'altra riva di questo mare. Voci e percorsi della poesia italiana contemporanea''.
Adnkronos

 

 

Ma essere madre oggi, il sentimento materno come dovrebbe esprimersi secondo Lei?
oggi il concetto di madre è andato a farsi benedire.

Si tiene più conto di altri valori, oggi la donna ha voluto emanciparsi, ha voluto apparire e mantenersi eternamente giovane, soprattutto non sfiorire come madre vicino ai figli; ma essere bella e piacente va a scapito di tutto l'amore e di tutta l'umiltà che è necessaria per crescere dei bambini.
Michelangelo Camelliti  -   aetnanet.org

 

 

 

2004 - 2005 - 2006

milva da brivido canta alda merini

 

www.youtube.com/watch?v=qzO7FviRWgU       

video

 

SANREMO 2007

Le è piaciuta la canzone di Cristicchi «Ti regalerò una rosa» che parla della follia?
«No, non molto. Forse dovrei ringraziare, si parla di matti, di manicomi e io sono stata rinchiusa per quindici anni. Ma è un territorio di cui si dovrebbe parlare a ritmo di rap. Capisco il messaggio, mi compiaccio ma il manicomio è illegalità, disperazione, terrore. Una rosa io la vorrei mettere sulla tomba di quelli che non ce l’hanno fatta. A noi sopravvissuti, grazie al fato e a qualcuno che ci ha salvato, serve altro».
www.lastampa.it - 2007

 

INCONTRI - intervista nella sua casa  AI navigli - milano

sistemare la telecamera nella stanza piena di oggetti, foto, ricordi, statuette, quadri, libri, fiori freschi e secchi, sedie e cuscini non è agevole, ma alla fine si può cominciare    ...   fino all’adesso bastafinale, che è lei stessa a stabilire.       Per oggi il poeta ha parlato abbastanza.

  merini.wmv    1   2   3    VIDEO 

rainews24.rai.it  - luciano minerva

 

 

niente gas  ma elettricita
il mio amico ha capito male non volevo suicidarmi .  .

Ogni minuto che vola via mi stringo con maggiore intensità al mio appartamento. Ho paura di perdere foss’anche un piccolo magari insignificante oggetto.   Ho paura di venire abbandonata foss’anche da un minimo invisibile particolare.   Cosa ci resta a noi vecchi se non la casa e i ricordi che essa contiene? Per me per la mia salute per la mia anima .   magari sarebbe meglio che andassi in campagna.   Via da Milano.   Lo so benissimo... Non ce la faccio.    Rimarrò qui nonostante le tante brutture di questa città.    Nonostante d’estate non ci sia nessuno a farmi compagnia
a.gatti corriere sera sett 2007

 


 

 

quando ero in manicomio
mi innamorai di un uomo
un tapino come tanti
senza alcun alone di nobiltà.
eppure anche da questo bene infelice
sbocciò una rosa di santità.
noi
in quella galera
non amavamo nessuno
se non la mano che ci schiaffeggiava
eppure si sperava sempre si risorgere
e di benedire ancora i figli
con un bacio immacolato.
alla tua salute amore mio - 2003.
Per sfortuna di alcuni né la medicina, né la scienza riescono ad aprire un varco

nell’abisso dal quale far penetrare la luce della poesia.

Alda Merini ci è riuscita brillantemente.
Giuseppe Rotoli - comunedipignataro.it

 

 

 

I manicomi erano LUOGHI  dove ACCADEVANO cose inenarrabili

e la verità non la dirò mai

per rispetto ai giovani che non devono sapere

 

 

 

SUL MANICOMIO E L'ESPERIENZA DELLA SCHIZOFRENIA

Il livellamento psichiatrico mette sullo stesso piano i geni e i folli. È un atto innaturale.  I medici non sono in grado di capire che cos’è l’uomo, che cos’è l’uomo–Dio che è in noi, l’uomo creatore.  Il male fisico lo capiscono tutti, il male mentale, invece, è lo scacco per l’uomo e la sua scienza  che non riesce mai a penetrare appieno i segreti dell’anima.
L’uomo non è nato per soffrire, ma è nato per la felicità.

Io sono passata attraverso il tunnel del dolore che in realtà è stata per me  una considerazione di ciò che può essere la vita, di ciò che può farti la vita ma anche di quello che noi possiamo fare alla vita. Perché possiamo essere anche noi stessi a mortificarla e a renderla brutta. Quei dieci anni trascorsi in manicomio hanno aperto uno  squarcio in me che ho voluto raccontare perché nessuno conosce ciò che accade al di là del muro…  Quanto vuoto fanno i medici per avere in mano il cuore del paziente, ma non è preservandolo dal dolore che lo si guarisce. A volte questo è solo un pretesto per ucciderlo. Perché se l’uomo non sente il dolore non sente né la musica, né la poesia, né la vita e neanche la morte. Non dimentichiamo che moriremo tutti, però prima la vita va vissuta con gioia ed occorre capire che la poesia fa parte della vita e anche della morte e che è un grande rischio. Il poeta rischia molto è sempre al limite, è sempre sul filo del rasoio ma lo fa per insegnarci la felicità , la felicità per la vita che è in ognuno di noi.  La sopportazione mia del manicomio è stata dovuta alla mia religiosità, all’obbedienza, all’accettazione dei fatti divini della vita.
Io depreco quelli che vogliono soffrire più degli altri perché questo lo considero una colpa e un 
reato. probabilmente pensano che attraverso la sofferenza si raggiunga la poesia...  Ed è lì lo scorno e l’offesa. Non è vero!

perché attraverso la sofferenza  si raggiunge o la morte o l’abbandono.  ....

www.viandante.com/rivista/interviste/merini.html

 

 

DIARIO DI UNA DIVERSA

Un alternarsi di orrore e solitudine, di incapacità di comprendere e di essere compresi, in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla vita e alla forza del "sentire". Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un'onda che alterna la lucidità all'incanto. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo "sperdimento", ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l'abitudine, l'indifferenza e la paura del mondo che c'è "fuori".

ibs

 

 

 

...la luna s'apre nei giardini del manicomio

qualche malato sospira

mano nella tasca nuda
la luna chiede tormento e chiede sangue ai reclusi
ho visto un malato morire dissanguato sotto la luna accesa...

vuoto d'amore

 

 



Non si sentiva il tempo in manicomio, anche perché non facevamo niente. Non aspettavamo nessuno, eravamo entrati per morire per ritrovarci un giorno vivi. Era una grande sorpresa, era una grande felicità. Ogni sera la morte e la rinascita.

rainews24.it  - intervista  -  luciano minerva - 2007

 

Parola dopo parola   Poesia dopo poesia

Alda ha costruito un mondo femminile e poetico che ha scontato le mille pene dell’anima che muore e poi rimuore più volte. Dell’anima geniale e viscerale. Dell’anima che sopravvive a decine di elettroshock, alla povertà, all’abbandono, alla follia. All’idiozia di quest’italietta mediocre che sventola ballerine e seppellisce i grandi. Un’anima due volte candidata al nobel. Eppure rimasta sola. Sola con il letto vuoto. Con la casa silenziosa. Il tavolo sparecchiato. Sola nel suo appartamento ai Navigli, a Milano.........

www.girodivite.it 

 

 

 


Laggiù
dove morivano i dannati

nell’inferno decadente e folle
nel manicomio infinito
dove le membra intorpidite
si avvoltolavano nei lini
come in un sudario semita
laggiù dove le ombre del trapasso
ti lambivano i piedi nudi
usciti di sotto le lenzuola
e le fascette torride
ti solcavano i polsi e anche le mani,
e odoravi di feci
laggiù, nel manicomio
facile era traslare
toccare il paradiso,
Lo facevi con la mente affocata
con le mani molli di sudore
col pene alzato nell’aria
come una sconcezza per Dio.
Laggiù nel manicomio
dove le urla venivano attutite
da sanguinari cuscini
laggiù tu vedevi Iddio
non so, tra le traslucide idee
della tua grande follia.
Iddio ti compariva
e il tuo corpo andava in briciole
delle briciole bionde e odorose
che scendevano a devastare
sciami di rondini improvvise.



Le mie impronte digitali

prese nel manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo
che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme ahimè
alle stelle dell’Orsa maggiore.


A Franco Basaglia

Il vento, la bora, le navi che vanno via
il sogno di questa notte
e tu
l'eterno soccorritore
che da dietro le piante onnivore
guardavi in età giovanile
i nostri baci assurdi
alle vecchie cortecce della vita.
Come eravamo innamorati, noi,
laggiù nei manicomi
quando speravamo un giorno
di tornare a fiorire
ma la cosa più inaudita, credi,
è stato quando abbiamo scoperto
che non eravamo mai stati malati.

 

 

AUGURO A TUTTI UN BRICIOLO DI FOLLIA
Ringrazio sentitamente tutti quelli che hanno lavorato intorno ai miei testi e alla mia vicenda e mi dispiace immensamente di non poter essere presente. Se a Trieste è nata la legge Basaglia e anch’io ho lottato per liberare con me gli altri malati e avere una parola credibile per lo meno sulla scena, debbo dire che tutti i malesseri che mi hanno colpito recentemente sono senz’altro dovuti alle torture manicomiali.
...       Auguro a tutta la buona gente un briciolo di follia perché Lorenzo il Magnifico dice: “Di primavera un poco di follia fa bene anche al re”.
Con tanto affetto, Alda Merini.
Peppe Dell'Acqua - direttore del DSM di Trieste  -    beta.vita.it - 2009

 


DOTTORE LA FOLLIA E SACRA !

Lei mi diede la forza di credere e di rischiare oltre gli schemi e le diagnosi psichiatriche. Ora, anche grazie a lei, il Paolo Pini è diventato il MAPP, un museo di arte contemporanea dove i pazienti, non più reclusi, incontrano e lavorano a quattro mani con gli artisti , si esprimono e sono ascoltati e con le loro opere possono avere un loro posto nel mondo. * psichiatra A.O. Ospedale Niguarda Cà Granda, responsabile progetto Museo d'Arte Paolo Pini . www.mapp-arca.it
uno psichiatra del PP - iltempo.ilsole24ore.com

 

 

 

2004

regalo vivente per la festa di compleanno

in onore di Alda Merini è stata organizzata dall' Assessore alle Politiche sociali Tiziana Maiolo. L'iniziativa avrà luogo domenica prossima presso l'Istituto Radaelli in via Bartolomeo d'Alviano 78.  Come ha dichiarato l'assessore: "La Città vuole rendere omaggio a una  sua grande concittadina che con l’alto profilo della propria attività intellettuale  ha contribuito alle diffusione della milanesità.

Per questo la poetessa non può essere lasciata sola e per il giorno del suo compleanno è prevista una grande festa durante la quale riceverà fiori, doni, ospiti  speciali e soprattutto un particolare "regalo vivente" come da lei richiesto espressamente        
www.comune.milano.it/  

 

 

festa di compleanno erotica

con spogliarello, per Alda Merini, 73 anni, festeggiata questa mattina all'Istituto Redaelli. Spogliarello maschile, s'intende, eseguito per lei da Ghyblj, campione del mondo in questa attivita'......

http://peraldamerini.ilcannocchiale.it/

milano 21 marzo 1931   -  1 novembre 2009 

 

Ha esordito giovanissima, a soli sedici anni, sotto la guida di Angelo ROMANò e Giacinto Spagnoletti.  Nel 1947 si manifestarono i primi segni della malattia mentale che nel 1965 la porterà ad un doloroso internamento manicomiale fino al 1972. Nel 1953 sposa Ettore Carniti da cui ha due figlie: Emanuela e  Flavia. Dopo vent'anni riprenderà a comporre versi, scrivendo le sue opere più intense (tra cui ricordiamo  La terra santa). Rimasta vedova nel 1983, sposa due anni dopo il poeta tarantino Michele Pierri, nella cui  città si trasferisce. In questi anni conosce l'orrore del manicomio di Taranto. Rientrata a Milano nel 1988, riprende a pubblicare. A questo periodo appartengono, tra le altre, le opere: Testamento,  Vuoto d'amore, Ballate non pagate, Fiore di poesia. negli ultimi anni Alda Merini si è anche dedicata alla prosa, per esempio: L'altra verità diario di una diversa; Il tormento delle figure;  Le parole di Alda Merini; La pazza della porta accanto.  Nel 1993 le è stato assegnato il Premio  Librex-guggenheim  "Eugenio Montale" per la Poesia;  nel 1996 il Premio Viareggio; nel 1997 il Premio Procida-  Elsa Morante nel 1999 il Premio della Presidenza del  Consiglio dei Ministri - Settore Poesia

http://railibro.lacab.it/emma/zoom.phtml?ns=960

http://peraldamerini.ilcannocchiale.it/

 

bibliografia

http://it.wikiquote.org/wiki/Alda_Merini

www.ilportoritrovato.net

www.unilibro.it

 

21 marzo 2009 - 78 anni - auguri alda

 

 

 

 

 1 novembre 2009

una delle più grandi scrittrici del novecento

cantò il dolore degli esclusi
E' morta a Milano la poetessa Alda Merini. Aveva 78 anni. Era ricoverata all'ospedale San Paolo (dove sarà allestita la camera ardente) da una decina di giorni per un tumore osseo. Viveva in condizioni di quasi indigenza (una scelta di vita basata su una sorta di "noncuranza") tanto che i pasti quotidiani le venivano portati dai servizi sociali comunali. Ha cantato gli esclusi e ha vissuto sulla sua pelle una delle peggiori forme di esclusione: la malattia mentale. Negli ultimi anni, per una strana contraddizione, era diventata quasi popolare: abbastanza frequenti le sue apparizioni in Tv dove, con la sua voce arrochita dal fumo, diceva sempre cose profondissime e, nello stesso tempo, del tutto comprensibili al grande pubblico. Grazie a lei, molti si erano avvicinati alla poesie. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, saputo della scomparsa si è detto profondamente rattristato: "Viene meno - ha aggiunto - una ispirata e limpida voce poetica".                    
larepubblica.it -   1 novembre 2009

 

Questa poesia che è ragione totale di vita è sostenuta e insieme minacciata da uno «sfinimento», da quel «verde tramortire», esaltante e deprimente nello stesso tempo: ma questo suo abbandono «totale», questa modalità in fondo così «romantica» è segnata dal suo precipitare in un mondo slabbrato e fatiscente, dallo spazio marginale che al poetico tocca nella comunicazione corrente, dalla frammentarietà dell’esistenza cittadina e delle stesse occasioni su cui il canto viene a librarsi, oltre che dallo scontro continuo tra l’abbandono amoroso e il disagio psichico. La particolarità della voce e della presenza poetica di Alda Merini, il consenso e l’interesse che esse suscitano nella confusa situazione contemporanea sono dati proprio dall’incontro tra questa così assoluta, immediata intenzionalità poetica (quasi fuori tempo, estranea ad ogni programma di poetica, ad ogni identificazione di modelli intellettuali, ad ogni confronto con la «storia») e la sua caduta nel presente della comunicazione vuota e dei simulacri pubblicitari, in un universo senza poesia, in cui la «polvere d’oro» può essere ormai solo virtuale, plastificata, mistificata, eventualmente inquinata.
Giulio Ferroni - unità - 2009

 

"La poesía nace de un terreno de dulzura, de amor. Las verdades me vienen de los sueños, los muertos me visitan", contaba.
Escribió también prosa y aforismos, y en 1996 fue propuesta para el Premio Nobel de Literatura por la Academia francesa. Su gran obra, La Terra Santa, le valió en 1993 el Premio Eugenio Montale. Se declaraba loca de amor por Rilke, y le gustaban Hölderlin, Valéry, Melville, Gide, Pirandello, Dante, Manzoni. Y en la vida: "Quasimodo, Manganelli, Montale, Raboni, la Spaziani. A algunos los amé y los tuve".

miguel mora - el pais - 2009

 

 

 

 

 

FUNERALI DI STATO IN DUOMO A MILANO    4.11.2009

 

SINDACO  LETIZIA MORATTI  

Alda resterà nel cuore dei milanesi, e la ricorderemo nel giorno del suo compleanno, il 21 marzo, in quella che per la nostra città è la Casa della poesia, cioè la Palazzina Liberty”.
Sulla facciata della celebre casa sui navigli in cui la Merini ha vissuto verrà invece affissa una targa commemorativa.

velino.it

 

VIENE A MANCARE UNA LIMPIDA VOCE  -   PRESIDENTE NAPOLITANO

 

L'AVEVO PROPOSTA PER IL NOBEL  -   DARIO FO

 

Emanuele Errico - PRESIDENTE CONSORZIO NAVIGLI LOMBARDI 

Intitoliamole uno dei ponti sul Naviglio Grande che  guardava proprio dalla finestra della sua casa in Ripa di Porta Ticinese ...questa passerella di ferro e calcestruzzo sarebbe un pezzo della sua vita quotidiana che si fa monumento... ha amato i Navigli raccontandoli in tante sue opere, un'autentica memoria storica di Milano.

 

presidente consiglio comunale Manfredi Palmeri 
Milano potrebbe intitolare ad Alda Merini la Casa della Poesia che vuole essere viva realta' culturale e possibile luogo fisico della citta', quale riconoscimento giusto e coerente.

 

piccolo teatro milano - maurizio bonassina -  LA SUA CASA DIVENTI MUSEO
La sua casa nella sua Milano in vista dei suoi Navigli è lo specchio e l'immagine del suo pensiero: quelle mura imbrattate dai numeri di telefono,   quei pavimenti coperti di libri e di vecchie fotografie così come quegli scaffali colmi di oggetti da lei usati e consumati e quella tavola ingombra sia di pupazzi che di crocefissi sono lo specchio della sua anima e rappresentano la continuità della sua vita e della sua voce, per tutti noi e per il mondo intero

Sfratto  -   casa Merini si svuota
«Sono stati individuati tre spazi, in prossimità dei Navigli, pronti ad ospitare il museo per far vivere il suo ricordo e quello, universale, della poesia, si tratta ora di scegliere il più adatto»

maurizio bonassina - corriere.it -  2010

Sfratto eseguito -  addio a Casa Merini
Per ora mobili e oggetti saranno sistemati in un sotterraneo del Castello Sforzesco -MA IL MUSEO ANCORA NON C’E.
È un giorno caldo di metà estate, è il 14 luglio, il camion del Comune sotto Ripa Ticinese 47 si prepara a chiudere un pezzo di storia di Milano e del mondo della cultura. Almeno non sarà un mezzo dell’Amsa a sgomberare i ricordi di Alda Merini. Oggi traslocano i suoi arredi e le sue proprietà con il buon gusto di promettere un museo. Gli scatoloni sono già stati preparati, la figlia Emanuela, aiutata da alcuni amici e dai rappresentanti del Comitato Pronome Alda Merini ha imballato tutto, previa pulizia. Il giorno prima del trasporto il Comune ha infatti chiesto un trattamento di disinfestazione antitarlo: così attraverso i «fumi» dell’ufficio igiene se ne è andata l’ultima parte di storia dei Navigli milanesi e del suo massimo poeta. Alda Merini lascia sgombro il campo e la sua casa — anzi, la sua bottega — quella delle idee e dei pensieri.
SULLE PARETI LE CARICATURE E I NUMERI DI TELEFONO DEGLI AMICI
milano.corriere.it - 14 luglio 2010

perché il Comune non ha comprato la casa, investimento minore piuttosto che costruire dal nulla un museo? Perchè non ha mandato nessuno a fare delle foto per immortalare quell'ambiente prima del trasloco?
Il fatto è che la poetessa non ha solo abitato in quella casa, l’ha resa sua, l’ha trasformata in poesia. Lì sono nati i suoi più grandi capolavori, lì ha incontrato giornalisti, colleghi, amici. Quando doveva ricordarsi qualcosa, fosse un numero di telefono, un nome o un appunto per una nuova poesia, non lo scriveva su un foglietto, ma
sulle pareti. Di fronte a quelle mura, piene di frasi scritte con colori diversi, risuonano le parole di Alda Merini che spiegava: “sulla carta li perderei, sui muri prima o poi li trovo…” Ora quei muri saranno imbiancati. Il giorno prima del trasporto il Comune ha chiesto un trattamento di disinfestazione antitarlo: così attraverso i "fumi" dell’ufficio igiene se ne è andata l’ultima parte di storia dei Navigli milanesi e del suo massimo poeta.
nazareno giusti - loschermo.it - 2010

 

 

 

Giovanni Nuti
Il mio album come atto d'amore per Alda Merini

8 brani inediti  nel nuovo disco di Giovanni Nuti
Esce "Una piccola ape furibonda" il nuovo album   - 2010

 

MILVA

aveva occhi grandi come quelli di un bambino  -  sempre sorpresi  aperti  lucidi  ricchi di vita

 

 

Il Centro di salute mentale di Manfredonia intitolato ad Alda Merini
L’intento è quello di qualificare il luogo che accoglie le persone sofferenti nell’anima, come luogo non solo di aiuto e di cura, ma anche di creatività e di ricerca di percorsi autonomi di vita.
manfredonia.net - 2010

 

 

Omaggio importante -  21 marzo  - giornata della poesia

e «compleanno» della poetessa scomparsa -    milano dedica la domenica 21 marzo 2010 ad AM

sarà scoperta una targa presso la casa della poetessa - ripa di Porta Ticinese 47
ida bozzi - milano.corriere.it - 2010

 

 

dal 2010 primo PREMIO DI POESIA  ALDA MERINI  -    premiomerini@libero.it

http://www.ursiniedizioni.it

 

 

NON SI CONTANO GLI SPETTACOLI IN SUO ONORE.

FORSE PIU DI 100 GLI INEDITI  DI AM

 

 

 

SE  ANDAVI   A  TROVARLA  USCIVI   CON  UNA  POESIA  IN  MANO

 

 

I poeti lavorano di notte

 quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

 

 

Pianto dei poeti

Ruba a qualcuno

la tua forsennata stanchezza
o gemma che trapassi il suono
col tuo respiro l'ombra che sta ferma
di fronte ad un porto di paura
quel trascendere il mito
come se fosse forzatamente azzurro
o chi senza abbandono
che non sanno che il pianto dei poeti
è solo canto.
Canto rubato al vecchio del portone
rubato al remo del rematore
alla ruota dell'ultimo carro
o pianto di ginestra
dove fioriva l'amatore immoto
dalle turbe angosciose di declino
io sono l'acqua che si genuflette
davanti alla montagna del tuo amore.

quotidiano.net - 2009

 

 


COME POLVERE O VENTO

INEDITI POSTUMI

 

 

Se la mia poesia mi abbandonasse
come polvere o vento,
se io non potessi più cantare
come polvere o vento
io cadrei a terra sconfitta
trafitta forse come la farfalla
e in cerca della polvere d’oro
morirei sopra una lampadina accesa
se la mia poesia non fosse come una gruccia
che tiene su uno scheletro tremante
cadrei a terra come un cadavere
che l’amore ha sconfitto

archivio2.unita.it - 2009

 

 

 

 

IL POETA NON DORME MAI     MA IN COMPENSO MUORE SPESSO

 

 

 

 

 

 

PAGINA UNO - DUE - TRE

 

 

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