alda merini merini alda

 

LA SIGNORA DEI NAVIGLI

 

PAGINA UNO - DUE - TRE - QUATTRO  - CINQUE

 

non posso insegnare niente a nessuno

perché ognuno deve  fare il suo percorso

festivaletteratura mantova 2008

 

 


per Giovanni Falcone
La mafia sbanda
la mafia scolora
la mafia scommette
la mafia giura
che l'esistenza non esiste
che la cultura non c'è
che l'uomo non è amico dell'uomo.
La mafia è il cavallo nero
dell'apocalisse che porta in sella
un relitto mortale
la mafia accusa i suoi morti.
La mafia li commemora
con ciclopici funerali
così è stato per te Giovanni
trasportato a braccia da quelli
che ti avevano ucciso.

ipotenusa d'amore

 

 

 

 

 

UNA DONNA DECOMPOSTA

rappresentazione teatrale della vita di alda merini

facebook.com/UnaDonnaDecomposta   - fioretta mari   -   teatro comunale formello j.p.velli - 2013

 

 

 

 

 

cd_FILM  'Alda Merini - Una Donna sul Palcoscenico' - LA SIGNORA DEI NAVIGLI
.. un film sulla poesia. .. la storia di una donna che vive di poesia …
A Christian .. uno dei figli… Alda, mentre respirava la vita succhiando avida il filtro delle sue sigarette, abbandonata sul suo letto-talamo della cultura fra libri, fogli dattiloscritti, abiti vintage e fotografie che la ritraggono dinanzi al manicomio Paolo Pini, prigione della sua passionalità giovanile - mi guarda e mi dice: “Le regalo una poesia” …

 

Figlio ricordati
La musica della vita è sempre quella
Una sola persona non può avere mille duemila fogli
Un solo albero non può avere mille duemila frutti
E quando sei solo
Ricordati che la verità più grande
È la tua identità.
Lascia la poesia
Rinnegala
Vivi la vita giorno per giorno
Mangia il tuo pane quotidiano dei tuoi giovani anni

 

Bella ridente e giovane con il tuo ventre scoperto e una medaglia d’oro sull’ombelico mi dici che fai l’amore ogni giorno e sei felice e io penso al tuo ventre che è vergine mentre il mio è un groviglio di vipere che voi chiamate poesia ed è soltanto l’amore che non ho avuto . vedendoti io ho maledetto la sorte di essere un poeta.
Una donna in palcoscenico - Cosimo Damiano Damato - 2009

 

 

 

 



Ruscello vivo è l’amore che corre
nei giardini dei poeti
e genera rose, e genera pioggia e pianto.
Perché l’amore ha cosi tante varianti di sole?
Perché piange per un nonnulla?
Perché chiede chiede una mano e la rifiuta?
Perché l’amore sente la colpa,
ed è un grande peccato di non accettazione.
Perché la rosa nasce e si sfibra
in un solo giorno
perché la toccano tutti
senza pensare che ogni petalo
è una bianca vena
e può morire soltanto per un dito
che sbagli nel contatto.
Per toccare una rosa
ci vuole un credo di Dio,
una magica aspettazione
e nessun tempo.
Rifiutare un amore
è come rifiutare un grande banchetto
dove sei il primo invitato
e forse ti dà fastidio la sedia,
ti dan fastidio gli applausi,
forse ti dà fastidio quel trono
che non vorresti lasciare.
Perché rifiuti l’amore?
Perché sai che la sedia è provvisoria
e che il banchetto
dura una sola giornata.
L’uomo per sé vuole le cose eterne
e non sa come dirlo all’altro
che non ha capito niente.

nei giardini dei poeti -  rasoi di seta

musica e voce giovanni nuti

.

POEMA DELLA CROCE

http://youtu.be/XGUP_uaXuOk

TRAILER LIVE CONCERTO DUOMO MILANO

.

ACCAREZZAMI MUSICA – CANZONIERE

RACCOGLIE 16 ANNI DI COLLABORAZIONE

CON IL MUSICISTA E INTERPRETE GIOVANNI NUTI - 2017

 

al Maestro GIOVANNI NUTI
Lascio a te queste impronte sulla terra
tenere dolci, che si possa dire
qui è passata una gemma o una tempesta
una donna che avida di dire
disse cose notturne e delicate
una donna che non fu mai amata.
Qui passò forse una furiosa bestia
avida sete che dette tempesta
alla terra, a ogni clima, al firmamento
ma qui passò soltanto il mio tormento.
- AM

fb/Giovanni-Nuti-et-Alda-Merini

http://youtu.be/_C_UxOHLQmw

backstage - vedessi com'è grande il pensiero del mare

 

.

 

aveva occhi grandi come quelli di un bambino 

sempre sorpresi  aperti  lucidi  ricchi di vita

MILVA - 2004 - 2005 - 2006

www.youtube.com/watch?v=qzO7FviRWgU   -  nata il 21 a primavera    

http://youtu.be/qyoRxh4vxJU    -   http://youtu.be/vqOe4LLxoDM  -   prima di venire 

 

A MILVA

fedele compagna
atrocemente bella
perche la bellezza
solleva valanghe di amore
sappi che a volte
il sesso è uguale alla preghiera
una preghiera che nessuno ascolta
e nemmeno l'innamorato .
ma il tuo volto bianco
di donna adolescente
ha amato la mia solitudine
e ti assicuro
che ho lasciato ogni uomo amato
per venirti a vedere
.
a milva - inedito - 24.1.2007
m.cotto - corriere della sera  6.10.2017

fb/casadellearti.spazioaldamerini

 

                       

adriano celentano
il nuovo cd   contiene 65 canzoni e la lunga lettera scritta da alda merini.
' Adriano è come una Venere maschio che salta fuori dai cocci di una terra che sta andando a rotoli - di una terra che si vuole vendicare '
2013

LETTERA DI ALDA MERINI AD ADRIANO CELENTANO
HO ASCOLTATO L’ULTIMO DISCO DI CELENTANO FINO ALL’ESAURIMENTO NERVOSO.  L’HO FATTO ANCHE PER ESORCIZZARE LE MIE PAURE. E’ COME SE AVESSI MESSO NEL MIO CERVELLO LA SPINA DI UNA CORRENTE CHE SI ERA RAFFREDDATA.  PER ANNIENTARE LO SCONCIO DELL’INDIFFERENZA. E’ LA SOCIETÀ DELL’OGGI E FORSE DEL DOMANI.
MA CIÒ CHE MI SORPRENDE È LA GRANDE FORZA DI CELENTANO DI AMBIENTARE IL DOLORE NELLO SCANDALO DELLA SUA INDIFFERENZA CHE DIVENTA MUSICA.
E’ COME SE ADRIANO BALLASSE IN UN METRO QUADRATO DI SPAZIO SULLE PIASTRELLE DELLA SUA PAURA. IN QUESTO CASO È COSÌ DUTTILE DA POTER ESSERE RIELABORATO NON SOLO DALLA MEMORIA MA DAL DOLORE DELLA MEMORIA.
OGNI CORPO È UNA PRIGIONE.
OGNI RINNOVAMENTO DELL’“ALTRO” È UNO SCHIAFFO MORALE SUL VOLTO PULITO DELL’INFANZIA, SUL VOLTO DEL BAMBINO POETA.
QUANDO MI HANNO “ASPORTATO” IL SOLAIO MANDANDOMI ADDOSSO UN POLVERONE DI MACERIE HO SENTITO CHE QUESTO DOLORE NON SOLO MI FACEVA AMMALARE MA MI LEVAVA LO SPAZIO VITALE DELL’ISPIRAZIONE.    LA MEMORIA È IL PORTENTO DELL’UOMO. L’UOMO SUDA FATICA PER MANTENERE INTATTE LE SUE MEMORIE.     LE AMA LE PROTEGGE COME SUE CREATURE VIVE E NON VUOLE LASCIARLE MORIRE STRANGOLATE NELLE MANI ARIDE DI UN PADRONE DI CASA. O DI UN MISTIFICATORE DEL DIRITTO SOCIALE.
 ADRIANO È COME UNA VENERE MASCHIO CHE SALTA FUORI DAI COCCI DI UNA TERRA CHE STA ANDANDO A ROTOLI, DI UNA TERRA CHE SI VUOLE VENDICARE. CANTA E INVOCA LA RESURREZIONE DEI CORPI E DELLA MENTE.     ALLE SPALLE IL CORO - IL CORO GRECO DELLE LAMENTATRICI CHE CANTA QUESTO ETERNO FUNERALE DELLE IDEE E DELLA LIBERTÀ DELL’UOMO.
L’UOMO IN PRINCIPIO EBBE PAURA DEL FUOCO, EBBE PAURA DELLA MATERIA, PERSINO DELLA LUCE. POI CERCÒ DI RENDERSI AMICI QUESTI ELEMENTI CHE POTEVANO FARLO MORIRE.
ECCO: DICIAMO CHE UNA PALAFITTA PUÒ SALVARCI DALLE BELVE IN AGGUATO.  
 E IL MONDO DELLA CANZONE DI CELENTANO È PIENO DI QUESTE BELVE CHE LUI GUARDA  SORRIDENDO E CHE AMMANSISCE. E’ UN SAN FRANCESCO CHE AVVICINA IL LUPO E FA RIDERE ANCHE IL PEGGIORE DEI MOSTRI. QUESTO È IL GRANDE POTERE DELL’UOMO.
ANCH’IO IN MANICOMIO
NEI MOMENTI DI DISPERAZIONE COMINCIAVO A RIDERE E FACEVO RIDERE COLORO CHE AVEVANO PAURA. MI SONO SALVATA PER QUESTO. COMUNQUE LA RELIGIOSITÀ DI ADRIANO È UNA FORMA PANTEISTICA DELLA PRIMIGENIA LUSSURIA DELLA PASSIONALITÀ SCABROSA DELL’ARTISTA CONTRO CUI SI SCATENANO I MEDIOCRI, I DISTRUTTORI DELLA FELICITÀ.    ADRIANO RIVALUTA IL BISOGNO DELL’UOMO DI NON AVERE ALTRI PADRONI CHE IL CREATORE DEL MONDO.     SE NOI VERAMENTE CONTINUIAMO A AMARE COLORO CHE UN GIORNO CI UCCIDERANNO È PERCHÉ IL CULTO DELLA MORTE IN NOI SI FA PERSONA. DIVENTA L’ALTER EGO CHE BACIAMO PERCHÉ LA MORTE HA IL RISO DELL’ASCESI.   QUESTO PAMPHLET NON È ALTRO CHE LA RIVALSA SU TUTTI GLI SPREGEVOLI CONTI IN TASCA DELL’UOMO CHE VUOLE ARRICCHIRE E DISTRUGGERE LA CULTURA.   COSÌ MORIRÀ IL MONDO SE NON CI SARANNO I POETI E QUESTI GIULLARI DEL CANTO CHE PREGANO DIO PIEGANDOSI IN DUE PER IL DOLORE.
IL RITMO DI ADRIANO È IL RITMO DEL SANGUE.     COME DICE LA TAMARO: ADRIANO VA DOVE LO PORTA IL CUORE E DOVE ANDIAMO NOI TUTTI PER MORIRE SERENI.     FORSE IN UNA FOSSA COMUNE DOVE CONTINUEREMO A CANTARE IL NOME DELLA PIETÀ DIVINA.

fb/ac - nov 2013

 

MARIO LUZI

è stato anche un mio maestro..  un uomo così dedito soprattutto ai giovani e all'insegnamento non doveva morire senza quella consolazione che lui tanto desiderava, il Nobel.      AM      

  

 

INCONTRI - intervista nella sua casa  AI navigli - milano

sistemare la telecamera nella stanza piena di oggetti, foto, ricordi, statuette, quadri, libri, fiori freschi e secchi, sedie e cuscini non è agevole, ma alla fine si può cominciare    ...   fino all’ adesso basta finale, che è lei stessa a stabilire.       Per oggi il poeta ha parlato abbastanza.

 

    MERINI   .wmv    1  2  3   

rainews24.rai.it  - luciano minerva

GLI AMICI DI ALDA MERINI - repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/foto-alda-merini

 

 

DARIO FO

Ora tutti lo dicono ma io lo dico da tempo: era una straordinaria figura poetica, tra le più grandi in Italia e per questo avevo partecipato attivamente alla sua candidatura al Nobel  .

 

 

 

per Alda Merini
Roberto Vecchioni

www.vecchioni.org   -   www.facebook.com

http://youtu.be/ZndZqVSzSIs  - https://youtu.be/Cwxi_tqphxE  per AM

http://youtu.be/MSztpXQYAMw  - canzoni e cicogne

la SIGNORA DEI NAVIGLI

Simone Cristicchi

www.simonecristicchi.it 

www.facebook.com

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo
si vive afferrandosi a qualunque sguardo
contandosi i pezzi lasciati lA' fuori
che sono i suoi lividi che sono i miei fiori

Io non scrivo più niente mi legano i polsi
ora l'unico tempo è nel tempo che colsi
qui dentro il dolore è un ospite usuale
ma l'amore che manca è  l'amore che fa male

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto straziato
raccolto  abbracciato

Ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo e voragine
è terra che mangio
per vivere ancora

Dalla casa dei pazzi  da una nebbia lontana
com'è dolce il ricordo di Dino Campana
perché basta anche un niente per esser felici
basta vivere come le cose che dici
e dividerti in tutti gli amori che hai
per non perderti   perderti  perderti mai

Cosa non si fa per vivere
cosa non si dà per vivere
guarda! Io sto vivendo

Cosa mi è costato vivere  ?
Cosa l'ho pagato vivere  ?
Figli colpi di vento...

La mia bocca vuole vivere  !
La mia mano vuole vivere  !
Ora in questo momento  !

Il mio corpo vuole vivere  !
La mia vita vuole vivere  !
Amo    ti amo   ti sento  !

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
buttata  stracciata
raccolta  abbracciata

Questo amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo e voragine
è terra che mangio
per vivere ancora
 

La signora avrà 80 anni e...
e non lava mai per terra
spegne cicche sul pavimento
con le pantofole da infermiera
sopra i muri delle stanze
scrive col rossetto
numeri di telefoni e aforismi estemporanei

che le case editrici non avranno mai
non sopporta la ribalderia dei giovani.


La signora vuole un po' di privacy

perchè l'aura del poeta non va interrotta

potrebbe essere l'aura dei Santi


il poeta ama amare ma non vuole essere amato
il poeta non vuole essere capito.
 

io vorrei essere come lei
fregarmene dei giudizi altrui
avere un distacco netto
dalle cose del mondo
dalla volgarità di questo secolo.

La signora mette paura

e non reggerai il suo sguardo.
tra i fiori di plastica e una pelle di leopardo

vecchie foto in bianco e nero

articoli di giornale

la signora sembra stanca

e non vuole più parlare
l'unica cosa da fare è andare via  dall'Italia
 

La polvere è fondamentale
se togli la polvere dalle ali la farfalla

non vola più.

NAFTALINA   CANDELE  CANI DI PELOUCHES  ABAT-JOURS

CARTA STRACCIA     PARRUCCHE VECCHIE

GONNE SPORCHE DI OLIO   FRITTO DI POLLO

ODORE DI INCENSO E URINA

NELL'ARIA SPESSA DELLA CUCINA.
Le domande  stupide di gente senza curiosità

 - che cos'è l'anima? -


la signora mi distrugge

con l'eleganza e la classe di una diva.

io vorrei essere come lei
fregarmene dei giudizi altrui
avere un distacco netto dalle cose del mondo
dalla volgarità di questo secolo

 

L’ho conosciuta al Costanzo Show e da quel momento non ci siamo più mollati. Viveva ai Navigli quando erano ancora fogne all’aperto. S’innamorava di tutti e alle 4 del mattino mi telefonava a casa tenendomi 2 ore attaccato alla cornetta per raccontarmi, chiedermi come poteva fare per invitare magari il prete, piuttosto che chiunque altro, a casa sua. S’innamorò di Dino Campana, era una macchina dell’amore. Le ho curato il libro “Folle, folle, folle di amore per te” e il giorno che lo presentammo era da poche ore finita mia madre. Vedendomi assorto nei miei pensieri mi chiese il motivo e quando lo seppe fermò tutti, si fece portare un foglio e mi scrisse un’ode su mia madre, al momento.
Questa era Alda Merini.

luoghi fuori luogo - anche la follia merita i suoi applausi
roberto vecchioni su alda merini
adele consola - quicaserta.it - 2012

https://youtu.be/1qp83Uy-Bqk   -  per alda merini

 

per alda merini SIMONE CRISTICCHI è un grande stupido
' parla di manicomi, un mondo che non conosce '


SIMONE CRISTICCHI risponde

Non credo serva il copyright per parlare della sofferenza.

Dietro c’è una lunga ricerca e forse Alda non l’ha saputo .   

corrieresera  2007

 

 

dall'altra  parte del cancello

di simone cristicchi - intervista

http://youtu.be/_7bymfrwsE8  - 2009

 

http://youtu.be/TCUDWPVjoB4  - roberto vecchioni su alda merini - 2010

 

Ho peccato anche di felicità E agli altri ha dato fastidio


 

 

quando ero in manicomio
mi innamorai di un uomo
un tapino come tanti
senza alcun alone di nobiltà.
eppure anche da questo bene infelice
sbocciò una rosa di santità.
noi
in quella galera
non amavamo nessuno
se non la mano che ci schiaffeggiava
eppure si sperava sempre si risorgere
e di benedire ancora i figli
con un bacio immacolato.
alla tua salute amore mio - 2003.
Per sfortuna di alcuni né la medicina, né la scienza riescono ad aprire un varco

nell’abisso dal quale far penetrare la luce della poesia.

Alda Merini ci è riuscita brillantemente.
giuseppe rotoli - comunedipignataro.it

https://youtu.be/oXF-cK7Yngo - intervista

 

 

 

I manicomi erano LUOGHI  dove ACCADEVANO cose inenarrabili

e la verità non la dirò mai

per rispetto ai giovani che non devono sapere

 

 

 

SUL MANICOMIO E L'ESPERIENZA DELLA SCHIZOFRENIA

Il livellamento psichiatrico mette sullo stesso piano i geni e i folli. È un atto innaturale.  I medici non sono in grado di capire che cos’è l’uomo, che cos’è l’uomo–Dio che è in noi, l’uomo creatore.  Il male fisico lo capiscono tutti, il male mentale, invece, è lo scacco per l’uomo e la sua scienza  che non riesce mai a penetrare appieno i segreti dell’anima.
L’uomo non è nato per soffrire, ma è nato per la felicità.

Io sono passata attraverso il tunnel del dolore che in realtà è stata per me  una considerazione di ciò che può essere la vita, di ciò che può farti la vita ma anche di quello che noi possiamo fare alla vita. Perché possiamo essere anche noi stessi a mortificarla e a renderla brutta. Quei dieci anni trascorsi in manicomio hanno aperto uno  squarcio in me che ho voluto raccontare perché nessuno conosce ciò che accade al di là del muro …  Quanto vuoto fanno i medici per avere in mano il cuore del paziente, ma non è preservandolo dal dolore che lo si guarisce. A volte questo è solo un pretesto per ucciderlo. Perché se l’uomo non sente il dolore non sente né la musica, né la poesia, né la vita e neanche la morte. Non dimentichiamo che moriremo tutti, però prima la vita va vissuta con gioia ed occorre capire che la poesia fa parte della vita e anche della morte e che è un grande rischio. Il poeta rischia molto è sempre al limite, è sempre sul filo del rasoio ma lo fa per insegnarci la felicità , la felicità per la vita che è in ognuno di noi.  La sopportazione mia del manicomio è stata dovuta alla mia religiosità, all’obbedienza, all’accettazione dei fatti divini della vita.
Io depreco quelli che vogliono soffrire più degli altri perché questo lo considero una colpa e un 
reato. probabilmente pensano che attraverso la sofferenza si raggiunga la poesia...  Ed è lì lo scorno e l’offesa. Non è vero!

perché attraverso la sofferenza  si raggiunge o la morte o l’abbandono  ...

viandante.com

Io sono stata messa in manicomio perché ero colpevole di adulterio

amavo l'arte più della mia famiglia, ma non potevo dire che ero un'adultera sacrificale. Il manicomio mi liberò da questo tormento. Diciamo che il manicomio è stata una grande educazione sentimentale, ho imparato ad amare i miei simili ma non a desiderarli. Imparai ad educarli, salvai molte vite dalla disperazione, nessuno in manicomio sapeva che io ero poeta e mi guardavano come una donna che soffriva e basta.   Avevo un numero, il 47, il numero della casa dove abito.
fb/am - 2013

Quando mi portarono in manicomio, mi dissero che andavamo a fare una gita e, quando ho scoperto dove mi trovavo, ho avuto una reazione delirante, che mi ha fatto diventare veramente pazza e da allora non mi sono più ripresa.
è come mettere una farfalla in un bicchiere
g.aletti - orizzonti 9 - paroleinfuga.it

 

 

Ero matta in mezzo ai matti.
I matti erano matti nel profondo
alcuni molto intelligenti.
Sono nate lì le mie più belle amicizie.
I matti son simpatici
non così i dementi
che sono tutti fuori nel mondo.
I dementi li ho incontrati dopo
quando sono uscita.

 

 

Lettera al medico in manicomio
Egregio professore, so che le è stato riferito che io non prendo «regolarmente» le sue medicine. Naturalmente si tratta dei soliti pettegolezzi di ospedale che purtroppo alle volte rovinano con la loro cattiveria la buona fede di chi crede nella lealtà del prossimo. È vero, qualche volta ho omesso il Nobrium perché non volevo cadere nel solito stato di incoscienza e volevo tenermi un po´ desta, un po´ attiva, ma se mai un ammalato non prendesse i medicamenti prescritti la cosa più grave non è nella omissione degli stessi ma nel proposito, assurdo e malato, di non volere guarire. Chi viene a riferirle queste cose dimostra un animo molto meschino ed io nella mia semplicità ed anche nella mia malattia mi rallegro di non essere tra le file di quelli che si chiamano «spie» ...
Vede che in questo momento il mio equilibrio è sano, però prima che io possa accedere ad una certa chiarezza occorre che lasci libero sfogo alle lacrime che comprendono tanti e tanti dispiaceri. Ad esempio proprio ieri ho visto un uccellino che giocava nella sabbia, era così tenero, così patetico, che vi ho visto raffigurata la mia creatura. Le parrà assurdo ma lei non può sapere da uomo cosa significa sentirsi palpitare dentro un altro cuore, sentirselo proprio per dei mesi, donarsi ed essere continuamente gratificata da questo amore nuovo che sorge. Come vorrei farglielo intendere e come vorrei pure che ella capisse che tutta la mia confusione altro non è che un grande contenuto dolore, tanto grande, quanto grande può essere la misura di un sacrificio umano.
L´ho stancata per dei mesi e forse lo farò ancora, stamattina mi aveva promesso delle medicine che poi non mi ha prescritte facendomi così intendere che mi trattava da povera esaltata. Ma se il dolore è esaltazione allora posso dire che tutto il genere umano è in questo stato e il mio dolore, il mio lutto per la morte della mia coscienza è il dolore di tutta la nostra povera comunità umana. Non ho fiducia nei medicamenti, no, glielo dico con franchezza, perché in questi mesi non mi sono più rallegrata di nulla e quando una cosa non si prende con quella fiducia che occorre non ha nessun risultato, perché solo la fede è la molla di tutto, guarigioni comprese.
Io per avere questa fede dovrei sentirmi amata e invece anche questa mattina mio marito non è venuto da me; adesso posso dirle sinceramente che malgrado la sua ignoranza, il suo poco sapere, lo amo profondamente e tutto questo amore l´ho gettato sopra di lei perché per anni sono stata frustrata, maltrattata, vilipesa. Caro dottore, da lei non mi aspetto proprio nulla, solo mio marito, con un cenno, un assenso, un atto di comprensione potrà guarirmi ed è proprio in questa direzione che io vorrei dirigerla.
Solo lui potrà, se vorrà, essere il mio medico, altrimenti la mia fine è già segnata. Se vuole aiutarmi è in questo senso che deve muovere la sua abilità. Adesso la lascio, ma ho passato con lei tante ore di calda fiducia, ho conversato, sono penetrata nel suo animo ed ella è penetrata nel mio come un padre. Quando le chiedo qualche cosa però non mi prenda in non cale perché mi vengono in mente adesso i bei versi di padre Davide Turoldo che dicono: «Io non ho mani che mi accarezzino il volto, duro è l´ufficio di queste mie parole».
E se anche ho tanto amato nella mia vita ciò non significa che la società mi debba condannare se nemmeno il Cristo ha condannato Maddalena ma l´ha ammessa fra i suoi seguaci. Perdoni il tempo che le ho rubato. Quando vengo da lei e le do del tu è come se parlassi con un angelo, qualche cosa che solo a me è dato di vedere e di sentire, qualche cosa di incorporeo che non ammette alcun desiderio. Perciò mi tenga per scusata.
alda merini
aldamerini.it

Lettere al Dottor G
Questo libro nasce dal ritrovamento, dopo più di trent'anni, di una serie di fogli scritti da Alda Merini nel lungo periodo di internamento in ospedale psichiatrico, quasi un decennio a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta. Si tratta di lettere, poesie, pagine di diario indirizzate in gran parte al dottor G, ovvero Enzo Gabrici, il neuropsichiatra che l'aveva presa in cura e che firma la prefazione al volume. L'esperienza del manicomio è stata centrale non solo per la vita, ma anche per l'opera di Alda Merini la quale, dopo essere stata restituita alla sua famiglia, ha avviato una riflessione sulla vita all'interno dell'istituto che ha prodotto liriche e prose di grande intensità. Le pagine contenute in questo testo - scritte di getto, su suggerimento degli stessi medici - illuminano invece il percorso di Alda Merini nell'intervallo in cui il processo creativo si era interrotto a causa della malattia: la sofferenza angosciosa, gli incubi prodotti dalle pesanti terapie, la nostalgia delle figlie, la gratitudine per i segni d'amore ricevuti da qualche compagno di sventura e, soprattutto, la fiducia nell'uomo "dolce e romantico", vestito del camice bianco, che le ha restituito il dono salvifico della poesia.
sperling.it

 

 

 

una volta quasimodo mi disse

tu non puoi amarmi perche tu ami tutti
infatti pochi anni dopo finii in manicomio

dove c'era tanta gente da amare

...

Mi chiedono

Lei che è stata in manicomio come ne è uscita ?

Vorrei sapere come ne sono entrata
fb/am

 

 

 


DIARIO DI UNA DIVERSA
Un alternarsi di orrore e solitudine, di incapacità di comprendere e di essere compresi, in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla vita e alla forza del "sentire". Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un'onda che alterna la lucidità all'incanto. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo "sperdimento", ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi

e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l'abitudine, l'indifferenza e la paura del mondo che c'è "fuori".
ibs

… fui quindi internata a mia insaputa … e quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso in quanto mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto molta fatica ad uscire … dai miei visceri partì un urlo lancinante, una invocazione spasmodica diretta ai miei figli e mi misi a urlare e a calciare con tutta la forza che avevo dentro, con il risultato che fui legata e martellata di iniezioni calmanti ….
fb/ioeinavigli

Una volta un'ammalata mi appioppò un sonoro ceffone.
Il mio primo istinto fu quello di renderglielo. Ma poi presi quella vecchia mano e la baciai.
La vecchia si mise a piangere. "Tu sei mia figlia", mi disse.
E allora capii cosa avesse significato quel gesto di violenza.
Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini.

fb/am - diario di una diversa
L’altra verità - ripubblicato da rizzoli
Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio, raccontando la vita nella clinica psichiatrica tra elettroshock e autentiche torture. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo "sperdimento", ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l'abitudine, l'indifferenza e la paura del mondo che c'è "fuori".

veronica antinucci - labottegadihamlin.it - 2013
In manicomio incontrai Pierre
era un uomo buono, un malato muto. Si innamorò di me e lo capii dai suoi sguardi dolci, dalle margheritine che mi regalava ogni giorno .
Un giorno mi portò Giulietta e Romeo e me lo indicava col dito sottolineando la parola Romeo. con Pierre fui affettuosissima, capii tutti i suoi problemi e mi presi cura di lui. Pierre dipingeva bene ma non aveva materiale e perciò passavamo ore ed ore a dipingere sulla polvere dell'unico tavolo dell'istituto. E poi ci guardavamo negli occhi e mai due esseri umani furono così fratelli e si vollero così bene come Pierre ed io.

l'altra verità - diario di una diversa - fb/barbaracarniti




la luna s'apre nei giardini del manicomio

qualche malato sospira

mano nella tasca nuda
la luna chiede tormento e chiede sangue ai reclusi
ho visto un malato morire dissanguato sotto la luna accesa

vuoto d'amore

 

 



Non si sentiva il tempo in manicomio

anche perché non facevamo niente. Non aspettavamo nessuno, eravamo entrati per morire per ritrovarci un giorno vivi. Era una grande sorpresa, era una grande felicità. Ogni sera la morte e la rinascita.

rainews24.it  - intervista  -  luciano minerva - 2007

 


Manicomio è parola assai più grande
delle oscure voragini del sogno,
eppur veniva qualche volta al tempo
filamento di azzurro o una canzone
lontana di usignolo o si schiudeva
la tua bocca mordendo nell’azzurro
la menzogna feroce della vita.
O una mano impietosa di malato
saliva piano sulla tua finestra
sillabando il tuo nome e finalmente
sciolto il numero immondo ritrovavi
tutta la serietà della tua vita.

la terra santa

 


Laggiù
dove morivano i dannati

nell’inferno decadente e folle
nel manicomio infinito
dove le membra intorpidite
si avvoltolavano nei lini
come in un sudario semita
laggiù dove le ombre del trapasso
ti lambivano i piedi nudi
usciti di sotto le lenzuola
e le fascette torride
ti solcavano i polsi e anche le mani,
e odoravi di feci
laggiù, nel manicomio
facile era traslare
toccare il paradiso,
Lo facevi con la mente affocata
con le mani molli di sudore
col pene alzato nell’aria
come una sconcezza per Dio.
Laggiù nel manicomio
dove le urla venivano attutite
da sanguinari cuscini
laggiù tu vedevi Iddio
non so, tra le traslucide idee
della tua grande follia.
Iddio ti compariva
e il tuo corpo andava in briciole
delle briciole bionde e odorose
che scendevano a devastare
sciami di rondini improvvise.




Le mie impronte digitali

prese nel manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo
che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme ahimè
alle stelle dell’Orsa maggiore.


A Franco Basaglia

Il vento, la bora, le navi che vanno via
il sogno di questa notte
e tu
l'eterno soccorritore
che da dietro le piante onnivore
guardavi in età giovanile
i nostri baci assurdi
alle vecchie cortecce della vita.
Come eravamo innamorati, noi,
laggiù nei manicomi
quando speravamo un giorno
di tornare a fiorire
ma la cosa più inaudita, credi,
è stato quando abbiamo scoperto
che non eravamo mai stati malati.


Per me è stato un miracolo di Dio essere uscita viva da lì .

Ho visto morire tanti ragazzi .

Mi ha salvata mio marito che veniva a trovarmi

perché chi non aveva nessuno scompariva all’improvviso nel nulla .




Molti mi considerano la poetessa della pazzia. Ma chi si è accorto che sono la poetessa della vita? Nessuno.
Raccontare del manicomio è molto più facile che raccontare della vita. Io non rinnego i miei trascorsi. Odio chi mi considera la poetessa delle istituzioni manicomiali.   Il manicomio è esistito.
Ma non ha avuto nulla a che fare con la mia poesia .

la poesia del luogo del nulla - 1999



Se tu non vieni qui
io sento che la terra si sfalda
e non mi fa più luce
c’era un tempo lontano
in cui tutto era letizia
e forse era candore
e forse non era niente
il tempo in cui ero felice
ma adesso che tu ci sei
è un rumore così tremendo
il battito del cuore in un muro
è un battito di mille mani
che applaudono applaudono
in continuazione
un pianto senza speranza …

clinica dell’abbandono 

 

Il dottore agguerrito
nella notte
viene con passi felpati alla tua sorte,
e sogghignando guarda i volti tristi
degli ammalati, quindi ti ammannisce
una pesante dose sedativa
per colmare il tuo sonno e dentro il braccio
attacca una flebo che sommuova
il tuo sangue irruente di poeta.
Poi se ne va sicuro, devastato
dalla sua incredibile follia
il dottore di guardia, e tu le sbarre
guardi nel sonno come allucinato
e ti canti le nenie del martirio.

 

 

 

 

 

AUGURO A TUTTI UN BRICIOLO DI FOLLIA
Ringrazio sentitamente tutti quelli che hanno lavorato intorno ai miei testi e alla mia vicenda e mi dispiace immensamente di non poter essere presente. Se a Trieste è nata la legge Basaglia e anch’io ho lottato per liberare con me gli altri malati e avere una parola credibile per lo meno sulla scena, debbo dire che tutti i malesseri che mi hanno colpito recentemente sono senz’altro dovuti alle torture manicomiali.
Auguro a tutta la buona gente un briciolo di follia perché Lorenzo il Magnifico dice: “Di primavera un poco di follia fa bene anche al re”.
Con tanto affetto, Alda Merini.

Peppe Dell'Acqua - direttore del DSM di Trieste  -    beta.vita.it - 2009

 


DOTTORE LA FOLLIA E SACRA !

Lei mi diede la forza di credere e di rischiare oltre gli schemi e le diagnosi psichiatriche. Ora, anche grazie a lei, il Paolo Pini è diventato il MAPP, un museo di arte contemporanea dove i pazienti, non più reclusi, incontrano e lavorano a quattro mani con gli artisti , si esprimono e sono ascoltati e con le loro opere possono avere un loro posto nel mondo. * psichiatra A.O. Ospedale Niguarda Cà Granda, responsabile progetto Museo d'Arte Paolo Pini .

mapp-arca.it
uno psichiatra del PP - iltempo.ilsole24ore.com

 


PIER PASOLINI SUL CASO MERINI

La prima Merini è mistica e pagana, tratteggia figure del mito e della religione con attenta cura retorica, in una lingua impastata di movenze classicheggianti. Sono poesie di tono lirico, non senza tratti barocchi, ispirate a una sorta di horror vacui, in cui si aprono spiragli di inquietudine e angoscia. Ad accorgersi, con la solita profetica capacità di lettura, degli indizi di un destino travagliato e tormentoso è Pier Paolo Pasolini, che della «ragazzetta milanese» scrive su «Paragone» nel 1954. Nell'articolo intitolato Una linea orfica, la Merini chiude il breve catalogo aperto da Girolamo Comi e Michele Pierri (che ritroveremo più avanti coinvolto nella vita della poetessa). Dopo aver parlato di «fenomeni patologici» ed essersi dichiarato disarmato «di fronte alla spiegazione di questa precocità, di questa mostruosa intuizione di una influenza letteraria perfettamente congeniale»,

Pasolini annota: «Uno stato di informità quasi di deformità irriflessa - passiva nel senso più attinente al suo sesso - ristagnante, arcaico, è quello in cui vive la Merini: e da cui, destata dall'inquietudine nervosa, dei sensi infelici, si genera una mostruosa voce maschile a definirlo. A definirlo, per essere esatti, "oscurità" e "attesa"».
daniele piccini - corriere.it - 2012

 

 

 

http://youtu.be/NsZl3qxeju0   -  LA SIGNORA DELLA POESIA - RAI 2010

www.youtube.com/watch?v=hI5xOZAJFIA   -  SIMONA PARLA DELLA MADRE

www.rai.tv/dl/RaiTV -  2008  -  RAI  intervista AM  -  LA FARINA DEL DIAVOLO

https://youtu.be/BkTeu5uHypA   -  LA DIVERSITA DELLA POESIA

https://youtu.be/DJZAgFYLGbo   -   UNA GIORNATA PARTICOLARE

***

OMAGGIO AD ALDA MERINI
25 NOVEMBRE 2011  - GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

 

A TUTTE LE DONNE

Fragile

 opulenta donna

matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione .
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande

come la terra

e innalzi il tuo canto d'amore .

http://youtu.be/zTICwYMG8Sg  - a tutte le donne - foto di giuliano grittini

***

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma
un battito d’ali
un raggio di sole per tutti.

 

 

CON ENZO JANNACCI

 

 

 

omaggio ad alda merini - 8 marzo 2013

 

 

 

 

La pazza della porta accanto
Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita .

...
Scrivimi, te l’ho detto tante volte, scrivimi una lettera lunghissima che parli solamente di silenzio. L’altro giorno per te ho scritto ventisette pagine parlando di chissà dove.
In nome della morte avrei voluto mettere un paltò d’inverno e scendere al tuo funerale. Scendere nella valle del desiderio, dove si spengono tutti i conati d’amore.
Questa morte è il mio vomito tremendo contro una società tremenda che si occupa solo di festini.
Quando ho saputo che eri morto sono corsa a fare la spesa con i buoni dei dementi. Ti ho preparato un piatto caldo e un letto d’alloro.
Ma non c’era un amico alla festa dei morti.
Era tanto che volevi, Roberto, e Dio te lo ha concesso.
Mi sono detta: una tregua per un padre che era troppo potente per essere disonorato dalla viltà dell’uomo.
...

1995

http://video.espresso.repubblica.it/visioni/alda-merini  clip

 https://youtu.be/6BkPdforILM   - la pazza della porta accanto - trailer

.

versione teatrale

https://youtu.be/eJ_m6qprZgI  - tgr umbria  - nov 2015

regia alessandro gassman - 2015

.

 

*

Le più belle risate erano quelle di noi matti sugli errori di sintassi degli psichiatri

*

 

 


Oggi che i manicomi non ci sono più

e di poesie e di teorie e di cure per i “matti” se ne fanno per prima cosa cercando di capire. Resta una poetica e un ricordo di poeta indelebile. Resta nell'immagine di scritte, numeri, appunti, disegni, progetti sulle pareti. Restano figlie con il ricordo una madre ingombrante, che dava affetto come poteva, presa dal suo poetare, che non era frivolezza, era bisogno di raccontare di scrivere o dettare improvvisamente al telefono ad un amico, un pensiero, un ricordo, un’emozione. Grata alla vita di essere vita. Vita ferita ma pur sempre vita Il rossetto rosso, lo smalto in tono, i cappellini di paglia. Il sorriso, la sigaretta senza filtro, la voce rauca, come un corpo che trascina con una enorme fatica, Alda trascinava le sue parole, negli ultimi tempi, quasi un soffio roco perché tutto pesava, cominciava a pesare la malattia e ancor di più quel dono, che il mondo ha riconosciuto e poi dimenticato esaltato e poi lasciato andare.
stefania castella - ilgiornaleweb.it - 2015

 

 

 

A far del male oggi non sono i matti ma i sani di mente


Più mi lasciano sola più splendo

Mi hanno sempre giudicata come  'strana'  o  'diversa'  
ma la sai una cosa ? Mi è sempre piaciuto da morire .   non sopporterei essere vista come il resto del mondo, perché io, il resto del mondo, lo odio.

Vorrei smettere di scrivere
non dire più una parola
ma la poesia è come un grillo

che canta nella mia testa
e come un grillo astuto ti graffia le pareti.
Vorrei smettere di dormire
correre sugli altipiani
ma appena scappo

il mio grillo torna a inseguirmi il cuore.
destinati a morire - 1980

. SETTORE POESIA  AL 2017 - ALDA MERINI LA POETESSA PIU LETTA
. AL TERZO POSTO WISLAWA SZYMBORSKA

 

... ultimamente non scrivo più
... penso che la poesia non sia quella cosa ... così necessaria alla vita ... anche perchè in manicomio non scrivevo ... e ci vivevo benissimo .
     I valori eterni sono altri ... la fede nella continuità della vita ... il voler fare della vita ... un dono prezioso a noi e agli altri .     Uno stimolo alla poesia ... non col nostro versificare ... ma con il nostro amare .
Per scrivere ... bisogna studiare molto ... ma bisogna anche imparare a guardare ... soprattutto ... bisogna imparare a non giudicare mai nessuno .
Il vero poeta è come una madre .     la sua più bella offerta ... è l amore ... e più figli hai ... più vorresti averne ...
non per farne degli schiavi ... ma dei discepoli ...
fb/ioeinavigli - 2017

Vorrei essere ricordata come la poetessa della gioia
perché io della vita mi sono fatta andare bene tutto e ho gustato anche l'inferno

 

 

PAGINA UNO - DUE - TRE - QUATTRO  - CINQUE

 

 

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