francesca matteoni

Abitavamo nel bosco
Percorrevamo vene di terriccio
o su per ore umbratili
le code spenzolanti, il legno azzurro.
Genti di pelle e nuvolaglie.
Gli occhi dei rapaci erano bianchi
lumi ossuti nella notte.
Rocce, resti, ramaglie.
Nel mezzo della pietra stava l’acqua
sospinta sulle sagome del mondo –
una nerezza antica dal fondale.
Io l’annusavo corrermi nel volto
dentro il corpo rotto, arborescente.
L’erba che si fa limpida e tagliente.
poetarumsilva.com - 2012



Lo sviluppo delle tecnologie digitali sta aprendo nuovi orizzonti nella concezione, costruzione e diffusione dei testi. Come si evolverà la poesia in questo scenario?

Continuo a stampare quello che mi interessa e non trovo in formato libro.
Sono probabilmente molto feticista in questo, ma l’oggetto libro, o tutt’al più il suo surrogato in una dispensa spillata è ancora ciò a cui sono più legata. Però ben vengano le sperimentazioni digitali.
La cosa importante per la poesia è che sia letta.
wuz.it  -  poesia2punto0.com

Appunti dal parco  -  finalista premio tirinnanzi 2013
intensa raccolta che alterna componimenti poetici a brevi frammenti in prosa. Gli slittamenti da una forma espressiva all’altra avvengono nella più completa fluidità, sia in nome di uno stile sempre vibrante e altamente poetico, sia per la comune cornice del parco londinese che è sorgente e sfondo di versi e parole. Un emozionante dialogo con la natura permea queste pagine e in maniera particolare risaltano i colori e gli umori della natura inglese, selvaggia, tumida, carnale, a tratti gotica.
Quella che si compie è un’esplorazione che diventa compenetrazione, esperienza panica: osservare il volo di un airone o la frenesia di uno scoiattolo, ammirare uno stagno inghiottire i riflessi delle tante vite che lo attraversano, vuol dire per la Matteoni riflettere sull’esistenza stessa e sulla morte.
C’è in tutto questo un accento doloroso che però continuamente si stempera in un tono fiabesco, in un incanto sacrale al cospetto della natura. Questo senso di equilibrio, di quiete nasce proprio dalla consapevolezza di essere parte di un grande ciclo, assieme a quell’albero che la poetessa sente “fratello”, alle “anatre smeraldine”, alle stagioni. E gradualmente si fa largo anche nel lettore una convinzione in fondo consolante e pacificatrice
Crescere non è portare un peso, serbare il dolore di destini immutabili, l’amaro tormento della perdita, dei non ritorni, ma attraversare tutto questo, lasciare che scorra e ci cambi i corpi in una strana lucentezza

l
o stagno -  vydia.it -  golfedombre.blogspot.it - alleo.it  -  bookdetector.com  -  poesia2punto0.com
http://rebstein.wordpress.com/2008/06/25/brockwell-park-di-francesca-matteoni    -  2012/2013


 

orso
a volte
  io credo   il cielo è solo vetro
per questo
non cadiamo ma vediamo. siamo viste .
nuotiamo in una sfera di creature
le tracce oscillano tra il terreno e l'aria
se vien il vento rimbomba sulle superfici
si scarica nei buchi in mulinelli
animali intagliati affollano i sentieri
quello piu' grande fa tremare il suolo
voce di orso di caverna. non vogliamo
che tu sia un uomo.
scendi quando fa fumo dalla casa
quando non si respira per il fumo
ti puliremo il muso dagli insetti.
questa casa è una fossa di cibo.
chiamaci biancaneve e rosarossa.

rosarossa e la misura del mondo - matteoni e d'agostino


http://orso-polare.blogspot.it/2012/07/rosarossa.html

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Ci sono molti modi di mentire
ma solo uno di essere sinceri

cose nascoste dietro le porte


IL VENTO
francesca matteoni -  illustrato da altaluna
facebook/matteoni


NEL SONNO  
una caduta
un processo
un viaggio per mare

L’infanzia di cui parla questo libro non è tanto la bambina che ne è al centro quanto lo spavento che la circonda da ogni lato. Di conseguenza liste di oggetti, ritmi ossessivi e cullanti, la costruzione di riti incantatorî di vario genere: tutto confluisce in una prolungata operazione di provvisorio rimedio a quel male onnipresente e incomprensibile che in Nel sonno. Una caduta un processo un viaggio per mare – Francesca Matteoni evita con cura ogni visione consolatoria – è elemento centrale dell’essere “piccoli”. Del resto in lei l’infanzia è indipendente dall’età anagrafica: tutti noi siamo, sempre continuiamo a essere, anche ciò che siamo già stati ...
Nel tessuto sgranato delle metafore e degli scarti analogici, sempre fortemente corporeo e oggettuale Matteoni si serve di strumenti espressivi in apparenza tradizionali ma nei fatti crea un libro aperto inquieto - corroso profondamente e fecondamente   - se ne noti anche per esempio il notevole plurilinguismo ...

andrea raos - editricezona.it - 2014

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ho ricevuto la recensione più bella che si possa chiedere al mio ultimo libro di poesie. Un ragazzo della scuola media che si è messo a leggerlo sotto gli alberelli e nella calura che ci ha invaso, forse il suo primo libro letto per intero.
Non l'ho capito tutto. E' difficile a volte. A volte è strano. Però quando parli della bambina e della mamma e dello smeraldo che è un pezzo di vetro e delle streghe mi è piaciuto. Ah! e poi mi è piaciuto che a volte non inizi con le parole, ma con le immagini o le fotografie.
  -
francesca matteoni  - 
fb/fm - 2014

Non sono una bimba-demonio
e non sono un talismano
non sono una lepre
che puoi imbalsamare
per sempre
impaurita sul tuo ripiano.
Non sono una cosa che bevi
non sono una carne
che tocchi  che scuoti –
non sono lo schianto
notturno
del tuo bianco delirio –
- il profilo che cresce
sul fondo del mare
un pesce dai denti-lamiera
che stride e macella
le povere braccia.

*
La luce si estingue
non c’è mai stata.
le fosse
occluse da un vento
il freddo acquatico
l’odorato.
Procedete per balzi
sulle mani.


*




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Smarrirsi
è un’arte opposta al tempo -
viene dal vicolo dietro la casa
dallo sbrano di rete sul muro.
Ci crescono fiori senza nome
si seccano come ferite
nella polla di nubi e tettoie.
Dalla rete lo spazio è diviso
tra il bucato e le mattonelle.
Lei ha una piccola bambola,
un quaderno,
un sacchetto di dolci.
È più grande di me, più alta
il gatto le sta tra le braccia -
non conosce
il mio sangue di sogni,
animali parlanti
sotto i funghi, dentro l’armadio.
Una donna si sporge dalla terrazza.
Ci osserva per anni, ogni giorno
fare il bagno nel tino di ferro
l’acqua strappata sul viso.
Non ha labbra, culla
un fagotto inzuppato di foglie.
I segni, dicono, le premonizioni
fanno i pazzi, le parole all’infuori
come teste spiccate e
a fatica rimesse sui corpi.
Chi assomiglia davvero a se stesso
non si frange nei resti di un altro?
Lei mi porta dei cocci di latta
e mi allunga la solita mano
da cortile a cortile, dal silenzio
del tornare bambino.
Il mio gatto tigrato la segue.
Volano sotto il giardino.
nel sonno - a mad tea party
fb/fm - 2014

Le infinite possibilità del simbolismo psichico instaurando una corrispondenza biunivoca tra l’insieme e ogni altra sua parte, rappresentano la struttura portante dei processi metaforici e metonimici che Matteoni applica alla lingua poetica: si passa così dallo specchio in senso proprio allo specchio d’acqua, dalla sua superficie al fondo invisibile, dal mare aperto al lago e da quest’ultimo alla palude, alla foresta, alla terra, al corpo.
diego bertelli - samgha.me - 2014

Tempo fa ho scritto queste prose su uno dei miei film preferiti. Mentre le scrivevo capivo che erano la mia ode all'infanzia ...
casa
Nonna, ho sempre creduto che tu abitassi qui, dove ci si ferma, non si può più oltrepassare. Che questa storia fosse quella che venivi tessendo, che mettevi nella tazza del tè nelle sere d’autunno. Che il sentiero della tua soglia portasse al conforto, alla restituzione. Nonna, in un tratto nel quale siamo ancora insieme e tutto non è più di pochi fili intrecciati, di nomi che si conservano anche se cambiano le fisionomie, le dimensioni. Ho camminato fino a te, ho volato nel fiume della lentezza, del dolore, della maturazione, come aggrappandomi alla schiena di un drago docile e temerario. E questo avviene in sogno, e dal sogno ne tengo il sapore negli oggetti, negli elementi minerali, la fiamma del camino, la pietra del suolo, l’aria che non mi trascina, ma sospende sul luogo dove divento ciò che sono. La bambina si sveglia e non ha perso niente di coloro che ama. Sa che ogni mondo è vero.
fm/orso-polare.blogspot.it - 2016

UN PONTE GETTATO SUL MARE
-  Possiamo essere tutti formidabili ponti gettati sul mare  -fm
Raccolta di poesie composte durante un laboratorio tenuto dalle poetesse Azzurra D'Agostino e Francesca Matteoni per gli utenti di alcune case famiglia per sofferenti di disagio psichico. Il laboratorio è stato organizzato da Perda Sonadora Associazione culturale e rientra tra le attività del festival di poesia Cabudanne de sos poetas.
ibs
fb/fm - 2016
I valori non stanno nell’incensare un libro o un autore - i valori stanno in quelle cose che ci chiedono di vedere l’altro per poi raggiungerlo, il cammino più lungo e difficoltoso non è quello di scalare la montagna più alta, bensì di accorciare le distanze tra noi e il nostro vicino, la poesia ne è capace. -FM
.
Sognare è giusto, sognare ha un bel gusto, ma bisogna sognare sempre ad occhi aperti per far si che non rallenti. Quelli che sognano ad occhi chiusi saranno dagli stessi sogni illusi.
Il bello della poesia è che il verso non devo spiegarlo, basta che risuoni dentro, in me, in noi. -FM
marta meli - reportpistoia.com - 2016




Il famiglio della strega -  Sangue e stregoneria nell'InghilTerra moderna
Chi è il famiglio della strega?    Gatto, rospo, cane, oppure creatura grottesca, spirito demoniaco che stabilisce, attraverso il sangue, una relazione fisica con l'individuo. Questo libro si propone di guardare ai materiali dei processi per stregoneria dell'Inghilterra moderna, concentrandosi proprio sul ruolo del sangue nell'unicità della tradizione riguardo il famiglio e nel riconfigurare il corpo paradigmatico della strega, guastatrice, antimadre, a sua volta vittima dei complotti diabolici come dei rancori e dei terrori diffusi all'interno della comunità. Confrontando le idee consolidate dal dibattito religioso con le teorie popolari, le nozioni mediche con quelle magiche intorno a salute e malattia, la sostanza del sangue spicca come nodo conflittuale tra mondo dello spirito e mondo della carne, confine ambiguo tra il socialmente accettabile e la spaventosa alterità, per cui anche un piccolo animale domestico può mutarsi in una minaccia ultraterrena: forma tangibile del sospetto e della radicale fragilità umana.

ibs - fb/fm - 2014


TUTTI GLI ALTRI
  -  tunué francia 2014 - video
Ho scritto il libro in momenti e luoghi molto diversi, componendolo lentamente fra Londra e la collina pistoiese dove sono tornata ad abitare negli ultimi anni. Per spiegarmi: il primo capitolo è uno degli ultimi a essere nato, perché soltanto scrivendo, e quindi anche accettando di non sapere del tutto dove stavo andando,  i fatti narrati acquisivano senso. Alla fine è una specie di matrioska questo libro – ogni bambolina ne contiene un’altra e la più piccola contiene magicamente la più grande. Prima comunque vengono gli eventi, le storie. Quando narri una storia che ha contatti con il tuo vissuto personale ti stupisci di come essa non sia affatto nel passato, ma accade nel qui e ora del racconto e a ogni occasione si ristruttura in maniera differente. Però narri quando un certo processo empirico è concluso, quando puoi mettere dello spazio fra la terra dove ti rifugi a scrivere e quella dove hai incontrato per la prima volta le storie. La riflessione c’è prima e dopo, insomma, ma resta a margine: in primo piano gli oggetti e i volti che sono un tutt’uno con la memoria.   -fm
maria gaia belli  - tropismi.it - 2017
.
Come si torna a sé stessi? Per frammenti, per incontri, attraverso gli altri.
La bambina che oggi cerca esseri magici e gatti randagi non è così diversa dalla ragazza che seguirà artisti di strada per le vie di piccoli paesi e viaggerà verso nord in cerca di verità e protezione. Attraverso una geografia sentimentale che va dagli Appennini alla Finlandia, dai segreti dell’infanzia all’amore per individui bizzarri e tragici, la protagonista viaggia attraverso gli 'altri' di questo romanzo recuperando il nucleo durevole e salvo che si nasconde dentro la fragilità umana.
All’improvviso tu rallentasti e iniziarono a scendere le lucciole: una folla intermittente e luminosa che nessuno aveva intenzione di chiudere a partorire spiccioli sotto un bicchiere. Così tante e grandi e bianche non credo di averne mai più viste. Ci esplodevano addosso come stelle.

tunue.com - 2014
Un esordio, a mio modo di vedere, più che convincente. La prosa di Francesca Matteoni è potente all'estremo, ogni parola è un diamante tagliato con cura e minuzia, il risultato finale è un'opera straordinaria.   Perché leggere 'Tutti gli altri'?   L'unica risposta che mi viene in mente è:    perché sì.
iacopo innocenti - portalegiovani.prato.it - 2015
...
TENEVO ORA IN ME LE MORTI DI TUTTI.
QUELLE AVVENUTE CHE GONFIAVANO I FANTASMI, QUELLE FUTURE TRA CUI MI FIGURAVO, COME L'ULTIMO MOSTRO DA RICACCIARE NELL'OBLIO, LA FINE STESSA DI AKELA, CHISSA QUANDO E COME E MAI SEPARATO DALL'AMORE, ANCHE COSI FRANTO E INCAROGNITO, MA NON PIU CON ME.
LA MORTE COME IL SOGNO E' UNA TEORIA DELLA LUCE.

...
.   Sì, anzi no. Ti ho mentito. È vero che lo impiccano, ma lui non è cattivo, è il mondo che va sempre al contrario.

.   Che vuoi dire?
.   Voglio dire che ora è notte e si deve stare a occhi chiusi.
.   Ma se lui muore cosa possiamo fare?
.   Niente. Aspettare e dormire. Dormi, ora. Dormiamo tutti.

pag. 10
All’improvviso tu rallentasti e iniziarono a scendere le lucciole: una folla intermittente e luminosa che nessuno aveva intenzione di chiudere a partorire spiccioli sotto un bicchiere. Così tante e grandi e bianche non credo di averne più viste. Ci esplodevano addosso come stelle.

...
nembo kid - Mio padre era quello coi jeans sdruciti, le maniche di camicia arrotolate sotto il gomito, gli occhiali da sole sulla testa e quelli da vista nel cruscotto della A112 metallizzata, zuppa di fumo di sigarette, le MS, le Morte Sicura, diceva lui. Era quello delle canzoni di Bennato e il Cocco-rockodrillo, che ballava nella mia stanza, facendo smorfie buffe e imitando Capitan Uncino, e sapeva un mucchio di storie su cosa succede in Oriente, un luogo enorme dove si va solo a cavallo, pieno di tigri e principesse. La nostra tigre era Marana, la più forte e coraggiosa del mondo, che una volta aveva staccato con un morso un orecchio a un uomo cattivissimo. Chissà perché questa cosa dell’orecchio. Una tigre è un bestione tanto grosso e spaventoso che Dersù nella steppa ne parla quasi come di una divinità, ti può staccare la testa, ma la nostra strappava l’orecchio.
...
orientamento - Ho scritto la mia infanzia in sogno. Ne escono giorni primaverili, piogge improvvise e sciantillì rossi, visitatori emersi da vite sconosciute come dall’acqua i relitti o le sirene. Un gioco ordinario che si trasforma nella più ardita delle scoperte. Non ero mai certa che i miei compagni fossero solo bambini, proprio come me. Parlavo molto, moltissimo, ma giuravo nel silenzio di non dimenticare mai ciò che riuscivo a rubare oltre la soglia del visibile.
...
angela - Le lacrime venivano giù nel cerchio di luce dove stava il gatto, che era l’unico che io riconoscessi e non avevo abbastanza forza né linguaggio per oppormi a quanto sarebbe successo, alle voci dei miei parenti che dicevano di riportarlo dall’Angela, che di sicuro si era perso ed era finito alla nostra porta per caso.
È che non sa parlare - dissi.
... Sarei stata colpevole sempre della distanza tra me e gli altri, del restare appartenente al popolo dei muti, in fondo, nonostante la menzogna delle parole. Le persone nella stanza non avevano più volto. Le disprezzavo, tutte. Disprezzavo il fatto che non sapessero ciò che mi scuoteva, che sorridessero, che fossero sostanzialmente indifferenti al destino del gatto, preoccupati in primo luogo di bersi il caffè. Non volevo, in alcun modo, mai, essere loro.

.
.  Ci armavano di rametti e stecchi del gelato per salvare le farfalle come pezzi di foglie stiracchiate.
.  Per tutti questi anni ho derubato la vita.
Ho incanalato ogni immagine in me stessa come punti di sutura, frasi mandate a memoria spillate sui buchi di futuro. Mi sono contaminata, un’imitazione rocambolesca di qualsiasi cosa, un assemblaggio che cigola per tenersi insieme. Il mio sangue è una colla spalmata su tutto ciò a cui mi sembra di assomigliare. E poi non assomiglio a niente, mi stanco perfino di ciò che difendo come necessario, mi stancano lo stesso lavoro e le stesse facce: posso resistere qualche mese, finché ho voglia soltanto di starmene con l’erba in bocca a guardarmi gli alberi o sulla sabbia dove finisce l’occidente. Non la si vive davvero la vita, la si sottrae e a nostra volta si è sottratti, siamo un fuoco dentro un vaso d’argilla. 
Credo sia in queste parole la chiave di tutto il romanzo, nonché il punto di maturazione e di consapevolezza della narratrice, che ci fa amare il suo essere allo “sbando” e la sua ricerca continua di un altrove in cui rifugiarsi. E credo che sia un romanzo di formazione, da leggere dai venti ai cent’anni.

anna castellari - viadeiserpenti.it - 2015
romanzo 'di luoghi e di persone'
' UNA PARTENZA. UN RITORNO. e la consapevolezza indicibile che ovunque noi possiamo andare, qualsiasi ferita inferta e subita o ambizione, sogni di grandezza ci vaghi per la mente, c’è una memoria che resta fissa, non ha fretta, ci attende sul limite delle cose e le ricompone, come se mai ci fossimo dispersi '  -  fm

martina salvadeo - reportpistoia.com - 2015
Motivo cardine, elemento cruciale e meraviglioso di questo piccolo grande libro è il mondo della natura e, soprattutto, sono gli animali, veri, persi o trovati, di pezza, simbolici, docili, vicini. Gli animali sono un mondo parallelo al mondo narrato, e rendono la storia un incanto di suggestioni e metafore. Ma non immaginatelo un libro complicato, noioso, difficile magari. Scivola via la scrittura di velluto di Matteoni, si fa carezza, brezza, alba e ci si accorge di essersi spostati con la storia.
francesca mazzucato - repubblica.it - 2015
.  Quello che ci raccontavamo era una fatale premonizione di noi stessi, esseri non ancora adulti che si ostinavano a credere alle figure dei fumetti, dei libri di mitologia, che tentavano di portare un po’ più in là, nella veglia, le verità del sogno.
Poi si cresce, arriva l’adolescenza, arriva l’età adulta. La fiaba si fa viaggio, o si viaggia in una fiaba, il punto è che quella fiaba è la realtà. Fiabesca per come la protagonista del romanzo la vive, per come Francesca Matteoni la racconta. Questo libro è un mosaico, formato da piccole microstorie che muovendosi nel tempo compongono il puzzle narrativo. Vediamone qualcuna. Intanto i nomi: Mangiafuoco, Daniele, Nembo Kid, Akela, Pippi Calzelunghe, Angiaq, Matteo. Alce e un orso. E i luoghi: Pistoia, l’Appennino, Londra, la Finlandia. Autobus, bar, tende, posti abbandonati. Parole lasciate e trovate. Amori e amici. Vita dunque, e morte.
gianni montieri - poetarumsilva.com - 2015
Nel mondo dell’infanzia, così come nelle pagine di Tutti gli altri, la realtà si confonde con l’invenzione fantastica, il visibile con l’invisibile, cosicché anche le vicende effettivamente vissute appaiono alla stregua di un sogno allucinatorio. Così recita l’incipit di un capitolo, che è anche una dichiarazione di poetica: «Ho scritto la mia infanzia in sogno. Ne escono giorni primaverili, piogge improvvise e sciantillì rossi, visitatori emersi da vite sconosciute come dall’acqua i relitti e le sirene. Un gioco ordinario che si trasforma nella più ardita delle scoperte». Non è quindi un caso che non pochi capitoli di questo libro onirico siano intitolati ai personaggi del mito, della letteratura per l’infanzia, della fiaba o del fumetto - Pinocchio, Medusa, Mangiafuoco, Nembo Kid, Pippi Calzelunghe, ecc.
raoul bruni - minimaetmoralia.it - 2015
... Potremmo considerare Tutti gli altri anche come un romanzo sulla memoria, su come funziona la memoria?
Sì. E come funziona la memoria? La memoria è la dimostrazione che il tempo lineare non esiste, ma esiste la sua illusione ed è quella che nutriamo per tutta l’età adulta.   Non voglio dire che non si invecchia, non ci vengono le rughe come alla Baba Jaga e ci cresce la terza gamba in un bastone storto:    il corpo è vero.    Il tempo … dipende dalle prospettive.    Forse quando perdi qualcuno che ami (e che non potrai smettere di amare) capisci meglio ciò che voglio dire.    Il tempo si ferma lì, si ferma al trauma.     Ogni movimento che fai è un cerchio che si allarga da quel punto, che lo stempera senza negargli importanza, fino alla riva.
giuseppe zucco - minimaetmoralia.it - 2015


https://youtu.be/3Ghnh8NjnNA  -  TUTTI GLI ALTRI
INTERVISTA - 2015

neve nel tuo paesaggio
sono sola.
osservo chi è sepolto
nel tuo petto
la traccia della gioia
il mio dolore.
dolore addormentato
come un figlio
sei un corpo tutto chiaro
di memoria.

fb/fm - 2015

Rondine
Il corpo non resiste dentro gli ossi
ghiaccia come acqua in superficie
è l’occhio frazionato nelle lastre.
Scrivere – è questo perdere peso –
le ali stese stracci di bucato
la polpa diradata dalle arterie.
Un pendaglio sospinto malamente
nel foglio dove schiarisce, allarga
la colla stinta sulle ragnatele.

tam lin e altre poesie -  2010

 

 

 



Dentro la casa c’è l’albero
e nell’albero la porta
conduce a un bosco d’impronte.
Una luce di terra e corolla
d’acqua riflessa in una foglia.
Ti conosco dal giorno in cui l’arco era un ramo
dove andiamo è dove ritorno.
Se respiro il tuo mondo è frescura.
Prenditi cura di me.

da lamponaia - ilprimoamore.com


Buio
io credo sia stato
ma come un lampo nel campo rovesciato
nell’anno che sortivo dall’ossario
e m’invischiavo al cretto
svenavo l’amnio della camiciola
nel foro sgangherato della terra.
Te la ricordi, la voce quando è un filo senza bocca
un fumo risalito come certe arie dell’alba
poi è limpido lo stelo,
la prima cavolaia, la farfalla?
Scendono per tre giorni le trivelle
inghiottono la pelle e il tremolio.
Sono il bambino-ghiaccio, il bimbo immobile
roccioso, il singhiozzo.
Non è che tutto ha sempre una ragione.
Dal fascio acceso della televisione, sei come me
mi senti, puoi salvarti. Puoi esistere
anche tu dimenticato,orbato
del tuo pezzo di paura. Non vedo più
troppo bene il sole.
Altri bambini, altrove, si proteggono.
Si calano l’un l’altro nel mio cuore.
Dev’essere così, mamma, che accadono
le cose morte, velocemente inutili nel mondo
– la screziatura delle pratoline
le ciocche troppo lunghe, aggrovigliate,
i graffi quando si corre forte
le braccia raggiate nel sudore
l’odore, le teste immerse, sporche.






ACQUABUIA

metamorfosi e storie che consegnano qualità umane agli animali ed alle piante per cercare di rispondere a spinose domande sull'esistenza .
manifesto - 2014
La poesia di Francesca Matteoni è un pieno di natura: alberi, bambini, animali, fantasmi di amanti e pietre, dalle quali sale il sussurro, ancora attivo, delle madri. Ma non ingannino i nomi veri di animali e piante: qui è natura che trasfigura in bestia, creatura umana, fiore e sangue che sporgono, a fiotti e a fenomeno carsico, dall'indistinto. Tutta questa materia espone sempre e comunque il suo rovescio fiabesco, ectoplasmatico, e chi si muove in essa ha raramente consistenza di creatura umana già formata, è idea preumana dell'uomo o narrazione dell'umano che si espande, a slancio o per crescita lenta, esponenziale, dal nucleo magico e onirico dell'infanzia.
ibs - 2014
PREMIO NAZIONALE POESIA E TRADUZIONE POETICA ACHILLE MARAZZA - 2015
motivazione -
Frammenti geografici della provincia e città di Pistoia: la strada della Riola, il Comune
della Sambuca Pistoiese, le Limentre e il paese di Torri, la vecchia ciminiera, i campi nei dintorni, le tre strade che s’immettono l’una nell’altra, formandone una sola, ellittica, dove sono cresciuta”. I nomi di luoghi che avete appena ascoltato hanno una precisa funzione in questo libro premiato nella sezione giovani ma assolutamente maturo: sono gli argini che frenano lo smottare di pagine-scaglie, di versi-tuorli, di fiori che crescono dalle pance dei morti. L’elenco scandisce un ritmo, evita l’enfasi, il dissolvimento nell’oscuro. L’acqua deve essere raccolta per non soccombere al dilagare del verso nell’indistinto, per non essere inghiottita dal gorgo sonoro del buio: Acquabuia senza trattino. Anche stavolta (come nei suoi libri precedenti) il mondo che Francesca Matteoni ci racconta è quello dell’infanzia, ma si tratta di un’infanzia definitivamente adulta, attenta a ogni minimo fruscio, con le orecchie della poesia dritte verso la luna come quelle delle lepri. E’ questa attenzione che fa di ogni poesia un’ architettura autonoma costruita da dettagli in cui la fiaba entra con l’autorità del rito e con la memoria della crudeltà delle creature e della paura delle prede. Ecco allora l’importanza di gesti come cucire, camminare, curvarsi: sono loro che modificano lo spazio tessendolo, solcandolo fino a trovarne il cuore, come in questi versi:

 

cuore

Questo è il mio cuore cucito.

Nella cucina di notte

sul ripiano che porta alla stufa

mi rannicchio e cucio ...

fb/fm

nazioneindiana.com/acquabuia  - poesie

 



FRANCESCA SU FACEBOOK


Quinta medicina  -  natura   -    https://youtu.be/83P1Wd9QnrQ
La poetry therapy è un metodo di cura attraverso il potere della parola poetica, che in Italia è arrivata grazie al lavoro dell’associazione MilleGru.
poetrytherapy.it - fb/fm - 2015
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Avrei voluto / vorrei vivere nel presente

perché è l'esperienza più difficile che si possa immaginare e nonostante questo l'unica che valga la pena.     In ogni epoca, per qualsiasi individuo ...

fb/fm - 22.9.2015

.
Penso sempre
e ora con più convinzione, che il giorno in cui diritti animali e diritti umani (prima di tutto il diritto all'accoglienza e alla varietà in cui questa parola si declina), andranno insieme nella mente delle persone, avremo fatto un passo verso una società che non ha bisogno di vittime. Verso dei singoli che rifiutano di schiacciare l'altro, che provano dolore al solo sospetto di aver inflitto il male, pur sapendo che comunque la
violenza è parte di noi in quanto esseri viventi, compresi in questa stupenda e agghiacciante natura terrena.
fb/fm - 12.3.2016
.

TABLE
Quello che state per leggere è un'immensa cavolata ma siccome mi fa ridere come la maggioranza delle cose molto stupide e mi è appena successa, la devo dire!
Sono qui in un Café di Kirriemuir, nel mezzo del mezzo del mezzo della wilderness scozzese e ho un tavolo che traballa rumorosamente. Nell'alzarmi due volte di scatto con i miei soliti modi da Lady consumata l'ho fatto "suonare", così il mio vicino si è voltato -
"Are you ok?"
"Yes, it's just the table".
"What?"
"
It's un(s)table".
fb/fm - 16 giugno 2016

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GIOSTRA DELL'ORSO
Stasera ci sarà la Giostra dell'Orso. Molte cose sono cambiate, il regolamento è più severo, io mi auguro che sia solo il primo passo verso un rapido cambiamento: ovvero una manifestazione con senza cavalli che corrono in un luogo non adatto e quindi e rischiano di azzopparsi e venire soppressi. Ricondivido ora quanto scrissi mesi fa e lo faccio consapevole dei fatti terribili che sono accaduti in queste settimane e che ci riguardano TUTTI. Abbiamo bisogno di compassione, di partecipazione al VIVENTE in ogni gesto.
fb/fm - 25.7.2016
Contro la giostra dell'orso e contro il considerare merce sacrificabile la vita dei cavalli.
fb/fm - 26.7.2017
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Tra l'umano e gli altri animali, sceglierò sempre gli altri animali che non scelgono nel mondo dei superuomini.
fb/fm - 13.8.2017 - uccisione orso in trentino
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Amici che sulla strada della montagna
pistoiese raccolgono un cucciolo di volpe che si è perso. Bambine e bambini di Camerino che immaginano il loro desiderio e tutta la via - pericolosa, tortuosa, difficile - per arrivarci, perfino cadendo nel mare delle lacrime di Alice.     Gatti che guariscono a Santomoro, anche se io sono lontana.    Da qualche parte c'è uno spirito animale, crudele e appassionato, che si chiama poesia e tiene insieme il mio Appennino.

fb/fm - 3.7.2017

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il mondo è dei fragili
il mondo è fragile. Vorrei dirlo a tutti i fragili che non ci sono più. Mi proverò a dirlo a quelli che sono ancora vivi e che devono restare vivi.
fb/fm - 27.9.2016
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Tre anni che sono tornata in Italia e a Pistoia
Le cose più belle di questo rientro: vivere e inventare a Santomoro, la mia famiglia felina; stare coi bambini; i progetti e i laboratori di tarocchi, di scrittura, di fiaba con le mie preziose amiche artiste, erboriste, poete, scrittrici, maestre, educatrici; e, se non l'avessi detto, vivere a
Santomoro.

fb/fm - 30.9.2016

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Oggi è il mio compleanno, sì.  

Ho un solo desiderio - che la scuola Lo Scoiattolo resti comunale. Il regalo invece l'ho già avuto, me lo hanno fatto tutti coloro della Valle, tutte le persone della città che ci stanno sostenendo e che comprendono quanto difendiamo: il valore della comunità, questo piccolo seme di speranza che per me si chiama Santomoro.
fb/fm - 25.1.2018

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fiabe
fb/fm - 28.11.2016 - http://fiabesca.net/fiabe-e-dintorni/prepararsi-allinverno-fiabe-nella-neve
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Mi sembra ormai chiaro

di aver sbagliato tutto nel mio rapporto quotidiano con gli altri, nella fiducia riposta Senza alcun sarcasmo - sono io l'anomalia, non ho dubbi. E le anomalie irreparabili, vanno eliminate.
fb/fm - 12.6.2017
ripartiamo - perché bisogna perseguire quanto è giusto a ogni costo. E se si è stretto patti con il diavolo - anche il diavolo può venir messo in grande difficoltà.
fb/fm - 13.6.2017
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Solo per ricordarci che il trauma, la crisi, la sconfitta sono opportunità
fb/fm - 28.6.2017
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No, non sono un'anaffettiva  -  Questo comporta rischi e di sicuro sbagli
fb/fm - 22.11.2017

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Abito nell'unico luogo

dove abbia senso abitare per me: la Valle delle Due Buri, alle pendici del mio Appennino. Ecco, lo volevo scrivere, l'ho scritto.
fb/fm - 12.9.2017

Provengo per una parte della mia famiglia, quella paterna, dall’Appennino montano, dalla Sambuca Pistoiese.   Ne ho scritto, ne parlo, scappo come posso al mio bosco del Prataccio per ritrovare quel mio antico amico.     Ma Santomoro e la Valle delle Buri, che in qualche modo dipendono dal ramo materno della mia storia, grazie alla mia bisnonna che era nata qui, mi hanno insegnato ad apprezzare la gente, il popolo di questa microscopica geografia.    Non tutta la città, non tutta la nazione, non tutto il mondo:   una Valle appenninica, una sola – per una vita è sufficiente.
estratto da : fare comunità con le arti e raccontarla: l’impegno come forma della gioia nelle periferie
nazioneindiana.com - 2018
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Il razzismo

è anche quando la gente ti guarda e anche se parli come loro, sei nata e cresciuta qui, riconducono il tuo carattere a una qualche eredità del sangue di posti di cui non sai nemmeno la lingua. Come quando mi dicono: si capisce che hai sangue filippino, sei mite.      Queste sono le parole di mia sorella Benedetta Matteoni, mentre sabato eravamo insieme a fare una passeggiata a Lagacci. Le mie sorelle sono nate e cresciute in Italia, anzi ancora più specificatamente a Torri, in un paese montano dove risiedono poche anime d'inverno. La loro mamma è di origine filippina. Loro due sono state nelle filippine una sola volta nel 1996 e se lo ricordano appena. E' la cultura in cui cresciamo a fare la differenza, è la gente con cui condividiamo le esperienze a formarci. Perché di base certi elementi del carattere - mitezza, rabbia, passionalità, rancore e tutto quello che volete, sono nell'unica razza che esiste - quella umana. E anche queste cose qui, dette senza malizia, fanno male.
fb/fm - 23.1.2018

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E ora

tutta una tirata fino a ottobre, di nuovo. Sempre che febbraio non faccia a modo e NEVICHI.
fb/fm - 28.1.2018

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Rientro a casa

da un laboratorio con le classi seconde di un liceo in provincia di Ferrara. I ragazzi sono spesso sorprendenti, se ci mettiamo in ascolto. Le due classi con cui ho lavorato mi hanno coinvolto, fatto ridere, sfidato, ricordato altri volti di ragazzi e bambini fra i molti che incontro a volte solo per poche ore. Il pensiero, da quando ho ripreso il treno, va costantemente a uno di loro, che mi ha commosso, toccato, perfino ricordato chi ero alla sua età, chi sono. Non ho avuto il tempo necessario per dirgli tante cose, solo che a volte VA BENE, capisci?, VA BENE essere tristi, andare in tilt, rompersi, mentre il mondo sembra perfetto e intero. Questo ragazzo ha scritto una cosa bellissima e dolorosa, che non ha voluto leggere perché secondo lui sciupava l'atmosfera. Per me al contrario era piena di speranza. Vorrei dirti, L. che anche io a 15 anni mi sono spezzata. Lo so. E non "lo so" come adulta che "ci è già passata", non lo so come una qualche "saggia" da da due soldi che ti dà una pacca sulla spalla e inizia l'insopportabile solfa: "eh, io alla tua età..." - lo so perché faceva male e fa male. Poi, quando si smette di nascondere la frattura, quando le si lasca passare attraverso la luce si inizia a vivere per davvero. Credici, caro ragazzo.
fb/fm - 24.2.2018

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Sorella di tutti gli animali non umani

Di molte bambine e bambini.     Raramente di uomini o donne, sebbene uguale a loro tutti.     Umana mio malgrado, mio malgrado accanto all'umano.    Sorella, fratello  sono le parole più importanti nel mio vocabolario, non le spreco.     Non chiedetemi scusa di nulla e non festeggiatemi.     Non è Natale, Samhain o il 25 aprile.      E nemmeno San Bartolomeo, per quel che ne resta.
fb/fm - 8.3.2018

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Empatia portami via
fb/fm - 26.5.2018

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Sempre ci salvano i ragazzi

è così per me che ho scelto ( o forse non ho potuto fare altrimenti:   è la mia natura) di restar loro accanto.   Mi fanno dimenticare il tempo a cui la società vuole abituarci.    Me ne insegnano un altro, anche, e soprattutto, quando sfuggono nella prima adolescenza. Stamani è stato uno di quei giorni grazie ai ragazzi dell'Arcobaleno che sono venuti a fare una camminata lungo la Bure, agli educatori che li hanno portati, al mio fantastico compaesano Alberto che tiene il prato pulito e accogliente dentro il nostro bosco e anche lui è ancora un ragazzino nel profondo.     Hanno dodici, tredici, quattordici anni.     Il mondo dove vivono è sempre più brutale e meschino.     Ma questa è la loro estate invincibile e un po' la mia speranza.    Che gli adulti non vi ingannino e che io possa essere salvata da voi altre migliaia di volte. Perché amo vivere una vita che vi comprende.
fb/fm - 20.6.2018

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SEMI
Quest'anno porterò un gruppo di ragazzi di Santomoro e dintorni in campeggio - pochi giorni che spero saranno belli.    Ho voluto chiamare l'iniziativa SEMI, perché inizieremo così a piantare qualcosa - il ragazzo nell'adulto e viceversa e, vorrei aggiungere, perché così anche io potrò piantare un seme in un terreno preparato bene da altri nel passato.    Sono felice, un po' emozionata e grata alle famiglie e ai ragazzi che si affidano. Si fidano .

fb/fm - 3.7.2018

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' Cambiamento dopo cambiamento/ siamo più o meno gli stessi '

Torno a questa canzone che ha segnato la mia biografia in molti modi. Perché era la canzone con cui aprivo, per farmi coraggio, ogni esibizione in strada col flauto, vite fa, a giro per l'Europa; perché ascolto Simon & Garfunkel da quando andavo alle medie; perché anche io ho desiderato andare a casa, ovunque mi trovassi, in qualsiasi circostanza, ma ho sempre faticato a capire dove fosse questa casa; perché nella solitudine, quella intima e inestinguibile, ognuno si conforta come può; perché la storia del "Pugile" è amara, ma non si rassegna, forse sa che, anche se finirà comunque con la sconfitta, sopravvive una piccola grazia dello stare al mondo. "Sto partendo, sto partendo/ ma la combattente rimane". E se perde - il suo spirito continuerà a rimanere.

fb/fm - 12.7.2018

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Abbracciare me stessa. Voltare le spalle al chiacchiericcio umano.
fb/fm - 19.8.2018

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la comunità che viene
Sono convinta che se artisti, scrittori, intellettuali si impegnassero nel particolare, accanto agli altri, mettendo da parte la ricerca di gloria mediatica per un po’ di invisibilità collettiva, ma fattiva, quel futuro migliore che ci sembra tanto lontano in quest’Italia allo sbando, diventerebbe un approdo chiaro e tangibile ...
Provengo per una parte della mia famiglia, quella paterna, dall’Appennino montano, dalla Sambuca Pistoiese. Ne ho scritto, ne parlo, scappo come posso al mio bosco del Prataccio per ritrovare quel mio antico amico. Ma Santomoro e la Valle delle Buri, che in qualche modo dipendono dal ramo materno della mia storia, grazie alla mia bisnonna che era nata qui, mi hanno insegnato ad apprezzare la gente, il popolo di questa microscopica geografia. Non tutta la città, non tutta la nazione, non tutto il mondo: una Valle appenninica, una sola – per una vita è sufficiente.
nazione indiana - 2018

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nella foto francesca a londra in camden town - 2013


Il Mercato delle Fate
Oggi giochiamo al mercato.
Inventiamo, cuciniamo, disegniamo
nell’inverno tutto illuminato
decoriamo, incartiamo e poi vendiamo !
È il giorno tanto atteso della festa.
Un suono di nevischio e campanelli
porta dentro la gente la foresta.
Rumore sognato, rumore appena udito
rumore che è sempre vicino
e ogni vecchio lo sa, se lo ascolta
di essere ancora bambino.
Venite che è l’ora speciale
l’ora vagante per cui curiosare –
c’è un gioiello di muschio e di lana
una stella di pietra, una collana
una lisca stregata di lino
una chiave, un baule e una mappa
il fiabesco acciarino di un mago
che trasforma le briciole in zuppa.
Guardate, comprate, non andate via
è fatta a mano la fantasia –
una torta farcita, una tazza di tè
una roba che non so che cos’è
ma sarebbe perfetta a casa mia.
festa di santomoro 2015

LA BAMBINA STREGATA
La fiaba la conosci, ma è diversa
non sono in pericolo e non mi sono persa
sola e segreta, se mi addormento
sono io stessa a gettare l’incanto.
Là nel tuo mondo annuso il male
e mi proteggo come fa un animale
tana o rudere abbandonato
tutto il paese si fa roveto
si cuce stretto al cielo spinato
e non c’è alcuna porticina
nel mio mondo di strega bambina.
I miei capelli son tutti nodi
le dita chiodi
non ti devi allungare
non mi puoi mai toccare.
Piegati sotto il bosco, tagliati, arranca
in me c’è qualcosa che ti manca
io non temo, se parli più non credo
non chiedo di uscire, non ti aspetto
serro il mio fuso come un’arma sul petto
non mi devi salvare
se vuoi entrare devi sanguinare
Svegliati se mi vuoi svegliare.




le pietre
La strada finiva in un muro verde
di cantiere, le montagne altissime
disintegrate al prato - la volpe
uccisa, le pozze disseccate
delle stelle. Le voci.
Non devono restare vuoti i luoghi
tenere stolti la fame, scarnirsi.
Tu come me amavi la finestra
della casa, i boschi filtrati piano
improvvisi dentro il libro, erano
belli i tetti macchiati dalla luce
il chiamarsi dai vicoli, i falchi.
Salgono dal basso, dalle lamiere
i fuochi, al freddo dei contorni
la pelle si disabita, si stringe.
Due bambini biondi con i vestiti
dei segreti, del tempo zitto, nostro
i pantaloni a coste, la lana stretta
dell’inverno, i giochi sul tappeto.
Sono rimasta sola nella foto.
La tua giacca composta nelle mani.
Dietro di me è questa feritoia
non posso ritornarvi né gettare
una moneta, un sasso, per farti
sollevare. Le dita appese ai ganci
ai chiodi marci della devozione.
Tu sei anche il riccio rannicchiato
il muso reclinato, indagatore
lo scavo nella carne il mio riparo.
Una ad una le pietre sul mio corpo
emergono dall’acqua al tuo passare.
Conoscerti raschiato dal silenzio.
Spezzarsi.
Accettare.
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 testo di chiusura di un poemetto più ampio, che uscì nel 2010, nel Decimo quaderno.
La scrissi nel 2008, una sera a Brixton dopo un pianto forte e liberatorio
per dieci anni di mancanza e tutta un'infanzia invece di memoria. -fm
fb/fm - 21.3.2017

 

 



Che cos’è il Viaggio dell’Eroe ?

Un percorso che ci porta a dar forma ai nostri sogni, all’incontro con l’altro e alla maturazione.   Un racconto di sé e della propria esperienza usando la via della fiaba e le sue parole-mondo .   partiremo da casa, ci inoltreremo nelbosco, conosceremo aiutanti misteriosi e affronteremo antagonisti sfuggenti. la destinazione è tutta da inventare.

...
l'eroe riprende il cammino per i paesi collinari e le periferie : attraverso la poesia imparerà a mutare forma, adattarsi, perdersi perfino, incontrando nuove possibilità e riconoscendo se stesso negli altri.   ricordandosi soprattutto che nella fiaba della vita si parte da soli ma si torna insieme .
da locandina




Poeti in classe

capo d'orlando messina - presentazione del libro per bambini - e non solo - in cui 25 poeti contemporanei - tra i quali francesca matteoni - si presentano e scrivono per loro un testo inedito. Ciascun autore accompagna il suo testo con una presentazione di sé ai bambini e un breve racconto del suo primo incontro con la poesia.
maria chiara ferraù - ecodisicilia.com - 2018








laboratorio 'spirito del bosco' - 2016

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