francesca matteoni

Pistoia il 25 gennaio 1975




poetessa - scrittrice - lettrice dei tarocchi - Si è laureata in Storia delle Religioni presso l’Università di Firenze con una tesi su mitologia celtica ed esoterismo nella poesia di William Butler Yeats. 
dottorato in Storia moderna presso l’Università dell’Hertfordshire  - UK

COORDINATRICE CENTRO SOCIALE SANTOMORO_PISTOIA
crocettieditore.com
Fa parte della redazione del blog letterario Nazione Indiana e si occupa della rubrica di scrittura della rivista romana 'Metromorfosi'
wuz.it
Francesca Matteoni e Azzurra D’Agostino danno vita ad un laboratorio di scrittura unico sui monti alle spalle della Capitale Italiana della Cultura - 2017
intoscana.it
nata nel 1975 a Pistoia  .  HA VISSUTO  A Londra  negli anni 2011_2013 ED ORA A PISTOIA  .   Ha pubblicato libri di poesia, la silloge Higgiugiuk la lappone nel  X Quaderno Italiano di Poesia, Tam Lin e altre poesie .     Gestisce il blog Fiabe, da cui è nato il libro Di là dal bosco.     I Suoi scritti in prosa sono apparsi sia online che su carta .
pordenonelegge
dr. Francesca Matteoni graduated in Comparative Religions at the University of Florence - Italy.
She completed a Phd at the University of Hertfordshire, with a thesis focused on blood beliefs in early modern Europe, considering learned perspectives and popular ones, witch-trials, medical and magical theories about the body and its fluids. She is mostly interested in witchcraft beliefs, the folklore of the body, European folklore and fairy-lore up to recent times.

www2.le.ac.uk
video.mediaset.it/la_lettura/francesca-matteoni  - intervista
.
Francesca Matteoni is a historian and folklorist whose main fields of interest are the history of witchcraft and the supernatural; medical folklore and the body; traditions and beliefs about animals. She is also an Italian poet and writer and has published several poetry books and a novel. She is currently teaching classes on the history of medicine and Renaissance philosophy in some American Universities in Florence and conducting workshops on fairytales and poetry in a small village on the hills of Northern Tuscany.
The Geography of the Criminal Corpse: Magic, therapies and bodily pieces across Europe I have been involved in the first two years of the project as a postdoctoral researcher working on the medico-magical employment of the criminal corpse’s pieces: hands, fingers, blood, corporeal fragments, but even those objects who had a direct contact with the body, such as the rope, or more intangible, mysterious substances like the soul itself. Lots of information came from European newspapers and folklore records. The free access to whole digitized books, magazines and texts through archive.org or Project Gutenberg surely sped the timing, but folkloric sources can be tricky, not completely accurate and reliable. While they help to evaluate the presence of the belief in the power of bodily remnants within a determinate region, specific, documented cases might be missing; years and places might be vaguely assessed or … the author might have added his personal style to the story, probably improving the literary quality, but not necessarily the historical value. So I travelled to Switzerland, Spain, Sweden, Germany and I used my weeks in Italy to visit the National Libraries in Rome and Florence.  -FM

emma buttell lawman - staffblogs.le.ac.uk

quella di francesca matteoni è una scrittura che va 'nella direzione di un'ermeneutica della differenza, che pensa l'attualità del testo in relazione alla finitezza del 'colloquio che noi siamo e cioè all'evento dell'apertura del mondo nel rapporto dia-logico dell'esistenza' ...
m.ruggenini - il discorso dell'altro - ermeneutica della differenza
eleonora pinzuti - nuovorinascimento.org



come vivi il tuo essere donna in relazione con la tua spiritualità?

La mia spiritualità è nell’essere donna, dove accanto alla donna di oggi c’è la bambina di stamani, la vecchia che verrà a rimboccarmi le coperte stanotte. La mia spiritualità ha a che fare con i margini, con il credere che c’è qualcosa di molto importante sulla soglia, l’attimo tra il prima e il dopo, i segreti dei luoghi dimenticati. E dunque ha a che fare con una visione non dominante, che ricerca cura e coesione fra le differenze, lasciando che alcune cose semplicemente siano come sono, lasciando spazio all’indecisione, al possibile. Mi accorgo sempre di più che questo discorso viene portato avanti, anche inconsapevolmente dalle donne, in modo transgenerazionale e transculturale, mettendo in atto la sorellanza sommersa.
qual è il tuo sogno più ambizioso?
Non si può dire, quindi mentirò. O mentirò in parte … il mio sogno è il sogno delle lingue: sogno di contribuire a un mondo dove ogni singolo abbia una sua parola, che sia animale o umano, albero, pianta. Sogno il mondo dei pari, dell’uguaglianza radicale e anche per questo scrivo, perché il mondo si commuove guardandoci uno per uno: un pezzo, una zampa, un volto alla volta.
da intervista di stellefisse.wordpress.com - 2017


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IL PORTATORE D'ACQUA -
2012
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APPUNTI DAL PARCO - 2012

IL VENTO - 2013

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IL FAMIGLIO DELLA STREGA - 2014

TUTTI GLI ALTRI - 2014

ACQUABUIA - 2013-2014

SORGENTI CHE SANNO - 2016

UN PONTE GETTATO SUL MARE - 2016
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Poeta, scrittrice e insegnante, cura laboratori di poesia e fiabe per varie fasce d’età e insegna storia rinascimentale presso alcune università americane di Firenze. Ha pubblicato libri di poesia, saggistica e un romanzo ed è attiva nella rete dove è fra gli editor del sito letterario Nazione Indiana e gestisce uno spazio dedicato alle Fiabe.    Collabora con altre artiste nella realizzazione di eventi e laboratori e lavora spesso con le categorie socialmente fragili, dal disagio psichico alla marginalità geografica e anagrafica. Della fragilità ha fatto la sua cifra poetica e artistica, cercando di dare voce e condivisione a quanto di fragile e importante è in ognuno di noi. Per anni ha vissuto in Inghilterra, lavorando come ricercatrice accademica in campo storico e folklorico.     Attualmente è tornata a vivere alle pendici dell’Appennino pistoiese dove si adopera nel volontariato con le comunità dei piccoli paesi della sua valle.
fb/fm - 1.6.2017


Infanzia pistoiese: la scorciatoia
Per giungere alla casa materna, la casa dove ho trascorso buona parte della mia vita, si può usare una scorciatoia fra l'erba, che corre fra le case e il campo sul retro della mia abitazione. Non è certo niente di speciale: una stradicciola, un viottolo di terra battuta, largo meno di cinquanta centimetri tra i cigli erbosi da cui, attraverso il campo di magnolie, vedo il mio prato e le finestre delle camere da letto che vi si affacciano. Eppure ogni volta che vi cammino mi sento di nuovo invasa dal mistero e dall'attesa di quando ero piccola. Credo che la prima persona a mostrarmi il viottolo sia stata mia nonna. Un pomeriggio in cui tornavamo a casa dall'asilo. Senz'altro era piovuto e io indossavo la mantella impermeabile di rosso sgargiante che la nonna mi aveva cucito. Forse era l'inizio della primavera, forse la fine dell'estate. Senz'altro il verde dell'erba era intenso e le gocce d'acqua si trattenevano a fatica sui ramoscelli delle piante attorno.  Dovevo attraversare una soglia senza farmi prendere da spiriti avversi, riconoscendo invece quelli alleati, venuti su dalle piante come una bruma. Prima e dopo il viottolo il mondo normale, degli asili, delle case, delle strade con gli autobus e le macchine. Lì, invece, in quel minuto di passaggio, il mondo sospeso dei sentieri magici, quelli che vanno percorsi in silenzio, dove il tempo smette di esistere finché abbiamo fede. La scorciatoia è un luogo dove non si può passare in molti, non ammette che poche persone alla volta, in fila indiana, sotto lo sguardo dei gatti sul muro o nel campo.  Si diventa personaggi fiabeschi, muti a cercare ortiche, o con uno zaino, una borsa, un paniere pieno di cose preziose solo per noi. Si fa piano. Non si racconta a nessuno. Si ascolta la nostra vita nascosta. 
orso-polare.blogspot.i

Tra gnomi e troll
Folletti e nani della terra dai nasi lunghi o a forma di patata; ingrugniti leprecauni irlandesi che ruotano sulla punta del loro tricorno e se ne vanno in giro, finemente vestiti, fibbie d’argento alle scarpe e giacca con la coda, e soprattutto unici a poter vantare di svolgere un mestiere, (ciabattini che aggiustano una scarpa soltanto alla volta), in mezzo al Brownie scozzese, folletto domestico diligente quanto trasandato e al folletto senza bocca del mulino; o ai tanti folletti in frotte, Pixie della Cornovaglia che se indossano uno straccio di berretto è già tanto. E i troll del grande nord che si pietrificano sotto il sole, scarruffati, pelosi, con volti bruciati color della e delle cortecce; o gli assurdi Trow delle isole Shetland e Orcadi, tra la Scozia e la Norvegia, notturni troll in miniatura dalla camminata sghemba, che Froud rappresenta come esseri con tutti gli arti dislocati. E il suo Puck, bocca larghissima e occhi strizzati nel pensiero del prossimo dispetto; zampe caprine e piccole corna di diavolo, seduto su un tronco spezzato.

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LE BAMBINE NEI FUMETTI
Il fumetto è costruito come una fiaba: l’eroina proviene da un lutto, come Cenerentola o Biancaneve; ha un padre amorevole, ma cieco davanti alla sua natura e una matrigna insofferente; viene allontanata per un periodo da casa con lo spettro di un rientro che comporterà una clinica psichiatrica. Perché Amina ha una dote speciale: parla con gli animali. Sogno avverato di tanti bambini (e adulti), la straordinaria capacità è per la matrigna sinonimo di squilibrio mentale, rompe le sicurezze di un’esistenza dove le strade sono già state tracciate da chi le ha percorse prima. La vacanza estiva sull’isola di Stromboli, presso la casa dei nonni materni, è l’avventura iniziatica che la libera, lascia che dentro Amina risplenda l’Anima.
L’anima è infatti un contatto felice con la creatura fantastica che ci conosce dal profondo, che fa di quel mare stravolto in I kill giants, una distesa quieta, immersa nella luce degli astri ...
Aspetto di sapere cosa mai è accaduto a Mamette nell’oscurità e di seguire Hilda in un’altra storia di quotidiano incantesimo; aspetto di sapermi ancora bambina in un fumetto inesplorato. Metto nella mia borsa magica cinque parole: viaggio, memoria, dolore, trasformazione, immaginazione, che sono Viola, Mamette, Barbara, Amina, Hilda e moltissime altre bambine senza nome, tutte mescolate insieme in un talismano.

nazioneindiana.com

Ho iniziato a leggere le carte
verso i vent’anni, poi quando mi decisi a scrivere la mia tesi di storia delle religioni sull’opera poetica di William Butler Yeats, i tarocchi si caricarono per me di una potenza tutta particolare. Yeats li conosceva, li usava, li trasformava in poesie, ricercava la visione e le fate d’Irlanda. La Torre, La Luna, L’Eremita che alza da se stesso una lanterna, una luce tutta umana sotto gli astri, divennero emblemi familiari e riconoscevo il mio poeta quando incontravo La Stella, il buon auspicio, la notte illuminata che mi ricordava che ero protetta e piena di sogni.

faerytarot.blogspot.it

FIABA - SENZA CUORE  .pdf
uscita su A Few Words e condivisa da ArtNoise - fb/fm - 2015



Luce di pozzo
Questo è il luogo dove riempie il sonno
il pane scavato nelle bocche
le luci sui polsi
come cucchiai incerti.
Si scivola sotto ai mastelli
piegando le pelli al risciacquo –
trema la stanza fonda dove
calano le mani nella sete.
Siamo accolti e lavati
appena oltre un celarsi di serpi
ceste ricolme di stracci -
qui non s'incontra ma si è separati.
La lavandaia non guasta
il panno sulla pietra -
lo passa più volte nell'acqua fino a che
il sangue è acqua.
Nulla si spezza al passaggio
l'osso è nutrito e tradotto.

artico
 


Si è ricordati nelle case
nel salire a cerchio della boscaglia
le mura sciacquate al grigio della pietra.
Alle pareti animali d'argilla
curvano riflessi in un bacile -
Noi siamo appena scorti
ombra scoscesa di mensole, cibi
vasi di steli recisi.
Parole fuggono via prima di dirci.
Di dire il luogo, la luce acquatica
dei contorni, la pagina riletta, fissa nel legno
per farsi quasi pelle nella notte.
Un'incertezza di foglie smorza
piogge sul fondo delle stanze.
Si è attesi negli oggetti - un'erba
tenue, trasparente di pavimenti
l'ossame ambrato dei mobili
pance perfette di barattoli, piene.
La bocca resa al bicchiere.
Fiordalisi crescono carnivori per le vene.
artico
 



Nel cielo
si flettono masse muscolari
corpi glabri di acetilene
nuvole schermate a coprire
come ci copre il sonno dopo il dolore
ci alimenta di campi sotto cavi d’acciaio
uova pregne d’alcol per il fuoco
fini polveri stellari.
Il nome proiettato nell’aria
è sospeso più a lungo
e i cani tendono le orecchie per il rumore
lontano dai punti luminosi di pianto.
Se c’era il tuo dolore era nell’acqua
passata con un panno sulle gambe infettate –
volevo rimuovere l’involucro
la pressione gelida per conservare gli organi
il sangue bilioso, verde di liquame.
Poi più di tutto volevo amare e finalmente vista
le mani serene sulla carta scritta -
ma solo i morti abissali nei vasi
mangiavano il cuoio sull’osso occipitale
mi tenevano la bocca nei detriti.
Ero il fondale opaco da dove aggallano le scorie.
corale del sangue e del fuoco
gaetanobevilacqua.blogspot.com - chiaradeluca.com

 


PAN
Farò pulizia di avanzi, scodelle perché tu
non mi spinga sotto i tavoli, tra le piastrelle
in basso succhiata nelle conserve
nei muschi d’acqua livida, storpi.
La tua lingua spella come ortica.
Raschia un solco verde d’uova morte -
reni mollicci implosi.
Con le dita mi conti – dieci paletti curvi
la polpa dei miei occhi, il taglio
inesorabile degli ossi. M’ingoi
la bocca prima – urticare d’ustione.
Le mani soppesano, assorbono dove
accennavo scapole, piume. Nelle mie linee
forbici le tue radici annaspano contrarie.
Le caccio fuori senza steli né semi.
Serro il legno dei bottoni sui miei affetti
sull’umido strappare dei tuoi abbracci.
Poi sarà scendere nei tubi delle gambe spessa
di temporali, i nervi stretti di vocali – scavarsi
a croste d’aria. Il non temerti più, non sentire
vibrata china, sottile – come un lento ubbidire.
vertigine.wordpress.com
 



Tam Lin - del difendersi
Della ruggine, delle cose esposte
è il colore del desiderio intenso
della rosa come si rapprende
dal buio verde del cespuglio –
dei tuoi occhi invetriati
aguzzi sulla pelle, un vaso
che si rompe, un'acqua che si asciuga.
I miei capelli sono quasi ramati, cresciuti
da una pezza del terreno.
Dove ti incontro è sempre un crocevia
un afferrarsi sghembo, urtare
un'immagine del corpo che puoi flettere
sotto il tuo peso.
Hai conosciuto bene l'arco delle braccia
quando stringe – io sono spezzata, sono scissa
dalla parte che sollevi nel tuo cappio.
Dalla parola amo, dalla durezza delle tue tempie.
Dici che un vento e un sonno t'inasprirono
nei solchi dell'oblio.
Il giorno che me ne vado da mia madre
entro nel sanatorio delle anime.
È una strada nello sguardo altrui
nelle iridi atroci come specchi.
La mia anima sta inerte
rosicchiata dai topi del suo ventre –
mordono fori di vocali per uscire.
Mia madre è la Regina delle Fate.
Tu stai presso di lei nella collina
di sangue e di ferro arroventato.
Ogni seme che pianti è combustione
ogni passo che scavi il gelido sfiatarsi
dell'autunno.
E non passa, Tam Lin, la notte sul tuo volto
o la colata dell'alba, ma un'aria metallica
che stride, un sole calvo, svenato dalla luce –
raggi elettrici, senza protezione.
Questo non è il paese infernale
non ti scomponi dall'abito allo scheletro
non cadi sotto la terra
come un segreto nella cava –
ma resti stupefatto oltre il ruscello
la traccia a fil di spada di chi vive
ed essere per me è lottarti contro
scoprirmi debole, senza magie o parole
nel mostro che confondo con l'amore.
La Regina ti infossa nel profondo del tempo
dove si tiene una placenta opaca
la cecità forzata del presente.
Per guarire un'anima si deve
oltrepassare questo limbo ostile
lasciarla dritta nel dolore
darle cardini d'ombra –
che possa vacillare tra gli uguali.
Forgiarle da noi stessi le stampelle.
...
alleo.it - ilprimoamore.com

 


APPUNTI DAL PARCO
Da quando vivo sola ho imparato
che l’autunno è migliore dell’estate
al suo versarsi sulla terra piega
il chiaro delle voci nell’interno.
Il bambino nella finestra accanto
guarda le gazze prendere il volo
pensa forte una coperta d’alberi
di rami dispiegati sopra i tetti.
Gli scoiattoli in cerca di biscotti.
Ho messo nel lettore Figure Eight
perché spesso mi tornano i suicidi
con amara e ironica pietà.
Solo i morti conosciamo davvero
il resto è imitazione dell’amato
nel buio non capire o trattenere.
I quaderni, le penne, le monete
nella borsa di Mary Poppins verde –
sono uscita senza aver lavorato
ma ho bisogno presto di un lavoro
della notte restituita al sonno
con il gemere delle tubature
l’urlo dei cani spento sopra i muri.
L’acqua nel parco si ammassa di foglie
un’isola nell’isola incostante –
le anatre cercano pozze scure
di pesci, riemergono nello strato
impietrito, lontano delle frasche.
Mi chiedo dei sopravvissuti, quanti
dai nidi – se sanno, se ricordano.
Un’altra acqua restituisce lenta
pezzi anonimi di senso, quest’osso
mutilato nel fango, non più bianco
l’inchiostro evaporato delle carte
un ordine di buste e di bottiglie.
Siamo l’archeologia di plastica
l’involucro deforme ci resiste.
Non scriverle le poesie, tienile
per camminare svelta nella pioggia
o nella luce quieta di novembre –
L’aria sulle vetrate rannicchiata
una seconda pelle che declina.
Spingendo nelle lame le parole
unirmi il sangue al sangue di altri uguale.
Non scrivere, non sperare, non dire.
C’è una gioia nella mia tristezza
e un’ombra disarmante nell’amore
mi cresce dentro il nudo dei tramonti.
Ho nostalgia del ferire inquieto
mi mancano le vite sconosciute.
Io – non riesco ad appartenere
eppure ogni gesto m’appartiene.
Esistono le cose tutt’attorno
fatti più trasparenti le vediamo –
mantenendo la propria solitudine
si riconosce meglio dove amare.
Addomesticare poi significa
creare dei legami. Ogni giorno
un po’ più vicina, tenermi stretta
l’erba ruvida di spago, scorrere
i grani sporgenti, i nodi. La volpe
si può vedere a volte nella sera
sgusciare in una fiamma dai cancelli.





L’AUTOBUS NUMERO 41
Siedo sull’autobus numero 41
c’è la neve fuori. Una caduta obliqua
sulle fiancate rosse.
Odore di gelo e di benzina.
La strada inghiotte la neve come una borsa -
borsa delle malattie, borsa del tempo sonoro.
Quando le ruote stridono
si chiude la cerniera.
Ho freddo. Mi avvolgo nella sciarpa-coperta.
Gli altri passeggeri si voltano nei vetri,
sbattono gli occhi che quasi fanno luce.
Mi guardano dentro cappucci eschimesi.
Quasi li tocco, quasi salgono
come spettri nel cielo.
acquabuia




IL VICOLO
Alla fine del vicolo la porta
si versa sul fiume.
Il fiume è tutti i miei sassi
tutti i tuoi passi contriti
tutti i tuoi morti
- i miei vivi.
Nel vicolo le tigri si striano
di tutti i lamenti
si mangiano tutti gli errori
in una nube d’insetti.
Le tigri non hanno il coraggio
e nemmeno l’orrore.
Il vicolo si lega alle code
come un sonaglio.
Le stringe per farle annegare.
Senti, qui si interrompe il mio fiato.
Si chiude in un nodo al tuo male.
Sotto, più sotto dal greto del fiume
ti investe un colore, un trauma mi avviene.
Una promessa ci espone.

acquabuia

 

 

 La riva
La casa è alberi brillanti.
Dicono cielo
scosso dalla neve.
Ogni passo fa un grano
di sabbia del mare.
Ogni pietra è una testa di animale.
Quando le teste parlano
fanno dolore
gli alberi tremano nel bosco
il suono allarga la riva.
La donna si siede
si lascia stormire.
L’acqua riflette relitti
da un essere intero
profondo
viene a una striscia di sangue
sul bordo.
Prima che il tempo ritorni
la donna si avvolge in un’alga.
Con un sasso scheggia una pelle -
taglia una piccola barca.

acquabuia

I fiori
E quando sono morti tutti
molti metri sopra le pance
sono comparsi i fiori.
E in ogni fiore un muso.
Nel giardino
ho staccato le foglie dagli steli.
I musi mi annusavano.
Dentro un sacchetto di dadi
le foglie si sono seccate a ossicini.
Ho cotto un infuso giù nella gola -
ogni sorso imparo un suono.
Questo per dire che tremo -
mio fratello flette le orecchie sul pelo.
acquabuia



FINESTRE
Dall’altra parte della strada
le finestre non hanno tende.
Tinniscono oggetti dal soffitto
fibre ottiche, campanelli.
Una fotografia appiccicata al vetro
di una fiera dell’usato.
La stanza è vuota nelle luci. La guardo
fare un sibilo di foglie di novembre.
Scricchiola nella mente.
Scoiattoli salgono e scendono le grondaie
fanno cadere inviti scritti a mano
FESTA DI COMPLEANNO
lassù dentro il comignolo numero Uno.
Maschere di gatto, topo, pipistrello.
Nell’ora che sai, quando non c’è nessuno.
acquabuia




QUESTO È IL TUO CUORE
La notte esce dal libro alta
come un lampione.
Leggo la traccia nella tua voce.
Ora la città non ci assale.
Sognano le persone e io
non le temo –
si sposano ai cigni nei parchi
agli abitanti dei rovi di more.
Si ornano del rame dei nomadi.
Vanno cantilenando
tra i loro armadi e la luna.
Per ogni sogno sopporto
un inganno.
Tu non m’ingannare
non rimandarmi a domani
con il tuo sacco svuotato
di piume.
Quando si logora il libro
tu resta –
tieni una mano dov’ero.
Chiamami sempre sorella
nel ciglio d’erba.
Durano i sentimenti
più del tuo corpo
e del mio.
Da questa tregua si sfrangia un calore -
una memoria ci veglia.
acquabuia 2014

            poesie    .pdf    



 

la faccia della paura

disegnato a 5 anni .
trova somiglianze col suo gatto che al contrario
 - scrive - non spaventa nessuno
fb/fm

        

Dirò una cosa sciocca adolescenziale - talmente utopica da sfiorare l'ingenuità . Sogno un mondo dove le uniche appartenenze siano le lingue che impariamo a parlare.
Sogno un mondo senza confini nazionali. E in tempi come questi di tragedia e orrore così vicini, di disperazioni quiete, mi sembra di dover sognare più forte.

fb/fm







https://youtu.be/S4py2-BfZhg  - di là dal bosco



DI LA' DAL BOSCO
libro sulle fiabe curato da FM
2012


LA LUCE
– E POI LA POLVERE
SPICCATA DALLE SEDIE, DALLE LINEE
DELLE BRACCIA NON RAGGIUNTE.
LA STANZA HA UN SUO RIFUGIO, UN TRATTO
REGOLARE DI CORNICE, DI PANNO
APPENA MOSSO IMMATERIALE. ENTRO
COME SOFFIANDO AL BASSO NEI CAPELLI
- UNA LENTEZZA D’OMBRA SUL CEMENTO.
TU NON TIENI LE PAROLE STIPATE
NELLE VESTI, IL SUONO SOLIDO
DISPOSTO NEGLI OGGETTI.
IL VOLTO STACCATO DEGLI SPETTRI.
tam lin e altre poesie


https://youtu.be/mR72TNhYB18  -   futura festival 2017



GIORNO DI VENTO

L’uragano aveva spezzato i rami
e un grosso cavo elettrico sospeso
sulla linea ferroviaria, nel nord.
Dovemmo lasciare il treno a Totteridge.
Gli occhi un filtro di reticolati.
Respiravo nel cappuccio le raffiche
e solida, come fatta di mani
la corrente mi tirava gli abiti
spingeva. Dov’erano le persone?
Tratti invisibili, vocalici
dentro il rombo ellittico dell’aria.
Il vento asciugava il paesaggio –
staccava netto blocchi di vapore
premendoli sui muri, sul fogliame.
Gli animali arboricoli nei tronchi
come in gusci di ghianda e di nocciole.



IL VECCHIO CASSETTONE

Avevo questo vecchio cassettone
sul fondo della stanza, oltre il tappeto -
le venature oblunghe come lumi
nel legno rossastro del ciliegio.
L’interno era stipato di matite
l’astuccio disastrato dei pastelli.
Il Rosso Carminio, il Blu Oltremare.
La coccinella a molla, la matrioska
sbirciavano l’atlante sul ripiano
- le mani di grafite, di verde
di pianure, le coste giallo-azzurre
le depressioni carsiche, lunari.
Nella parete opposta, sull’armadio
i grandi animali antichi di pezza
costruivano il nido per il sonno.
Per prenderli scalavo una montagna
di tavolo, di sedie e polpa d’aria
una neve di trucioli sull’orlo.
Ecco il mondo - il nord e il sud del cielo.
Dal soffitto schiarito lo scoiattolo
spiccava il suo balzo immaginario.


L’AIRONE CINERINO
vita segreta dei giardini

la pioggia circonda le persone
un margine curvo, propagato
dal bagliore dei cigni sulla Serpentina.
Le folaghe e le oche si spingono
su molliche di pane galleggianti.
Un corvo intruglia la carcassa sfatta
di un piccione, il ricamo scarlatto
aggrovigliato al becco. Se ne stacca
distratto al mio passaggio.
Un cestino di ferri, lana, spilli -
le matasse disgiunte all’apertura.
Sotto il ponte iniziano i giardini.
La vegetazione lacustre scava
nell’argine recinti naturali
d’alberi, terriccio, cespugli, giunchi.
Lo scoiattolo percorre i tronchi,
scorteccia frenetico al midollo,
la gazza si affaccia dalla ringhiera.
Sul fondo l’airone grigio osserva –
il salice cascante lo nasconde.
Le pupille laterali, inespressive
come insetti dentro biglie d’ambra,
gli arti lunghi, cauti sopra l’erba
la giuntura flessibile del collo.
Il rostro impercettibile si affila -
un bisturi dell’aria sulle rane.
Dall’entrata la notte procede
oltre il flauto di bronzo del bambino.
“Non è lui – mi ripeto – non può essere”.
Dove il ghigno d’elfo, la tristezza?
L’ombra, gli sterpi di taglio nel corpo?
Sul cerchio dei lampioni, la foschia
viola come un tessuto muscolare.
L’odore d’acqua penetra i vestiti
dalle foglie stampate nelle suole.
hyde park/kensington gardens
28 ottobre 2007



Il problema di avere dei gatti che sono anche degli avidi lettori è che poi si immedesimano nelle storie che leggono. Oggi, data la pioggia, Serafino ha deciso di insegnare alla Malva a leggere. Hanno aperto i libri di A.A. Milne ed ecco cosa ho potuto capire dalla loro conversazione iniziatica:
Serafino: "Vedi Malva, quello lì con la buzzetta che si chiama Pooh, sono io. Kanga è la Senia e tu sei, ovviamente Roo. Potresti essere Piglet, ma lui ha paura di tutto e tu invece sei una scellerata. La Senia è premurosa e materna quindi non c'è dubbio: è una cangura. Tutto quanto vedi dalla finestra è Santomoro, cioè il Bosco dei Cento Acri. E' tutto nostro". Dunque se i miei calcoli sono giusti, non potendo essere Eeyore, io sono senz'altro Tigro.

fb/fm - 2015
La reazione dei mie gatti alle giornate di pioggia: Serafino, dotato di grandi slanci immaginativi, si autoconvince di essere un anatroccolo; la Senia, alias la pazzoide, si esercita nella Maratonda, fuori e dentro casa; la Malva prega con miagolii pieni di pathos la sua divinità domestica, generalmente percepita quale serva, cioè io. Ché poi ho l'idea che "dio" sia per la Malva solo una variante opportuna di "schiava".
fb/fm - 2015

Momento epico che non ho immortalato: la Senia, dopo averlo accettato da settimane come allievo, ha dato il primo bacino ad Ariel.
fb/fm - 24.7.2018
Decalogo della Malva trasfigurata nel giorno prima della Festa di Paese.
1.   Vi odio tutti.
2.   Lasciatemi in pace.
3.   La gatta sono io e me la gestisco io.
4.   Amare Serafino solo quando offre occasioni per dispetti.
5.   Vi odio tutti, sia chiaro.
6.   Tutti i calzini di Tiziano devono stare fuori dal cassetto.
7.   Adoratemi, schiavi.
8,  9, 10 come al punto 7.
fb/fm - 17.12.2016
Dicono che i gatti siano sempre in ordine e puliti, dotati di una naturale eleganza, passo felpato, fare guardingo e silenzioso. Mi sembra evidente che non hanno mai incontrato Serafino.
fb/fm - 1.7.2016
Serafino si allena sulle scale del bagno. E' il suo Everest, mi ha detto.
fb/fm - 29.11.2016
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Rifare il letto con la Malva
che da sotto ti agguanta dita e lenzuola con gli artiglini affilati   non ha eguali.     Per tutto il resto ci sarà sicuramente MasterCard.
fb/fm - mar 2017
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Passando ai fatti fondamentali  : io e Serafino siamo giù nel laboratorio-taverna-rifugio che prepariamo la settimana di lezioni e leggiamo robe sullo sciamanesimo. Tiziano e il Tonto sono collassati sul divano.     Le gatte non pervenute: nemmeno la pioggia ferma la loro temerarietà nel mondo esterno !    Via, v'ho risolto la giornata.
fb/fm - 10.9.2017
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Richiamo annuale dei vaccini - situazione Malva :
Veterinario in estasi :  Questa gatta è perfetta !   Qual è il suo segreto ?
Francesca rassegnata :   Scappare di casa ...
fb/fm - 25.11.2017

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Serafino - stomatite -  da tre giorni prende la sua medicina che fa schifo, una specie di rivoltabudella  (l'ho assaggiata ...)  senza un lamento. E dopo essere stato mezza giornata dal veterinario per prima cosa, ieri, mi ha dato una zuccata che sembrava dire:   "Era ora mamma! Sono stato bravo, portami a casa".   E io lo guardo con gli occhi a cuore.
fb/fm - 22.2.2018

Vi ringraziamo tutti, io e Tiziano. Scusateci se non rispondiamo uno a uno. Serafino era un gatto speciale, con una sensibilità particolare, buonissimo con tutti. Aveva accettato le gatte senza problemi e loro lo amavano. Io e lui ci capivamo subito. Da piccolo abbiamo fatto di tutto per salvarlo, perché era molto fragile. È morto perfetto, bello come sempre. Non abbiamo avuto il tempo nemmeno di sperimentare altro, come si pensava. La Felv gli ha distrutto il sangue. E ci ha spezzato il cuore.
fb/fm - 8.4.2018

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L'amore si ricorda con l'amore .   Anche quando fa male .   L'ultimo a insegnarmelo è stato un gatto speciale, che mi ha addomesticato .
fb/fm - 11.4.2018

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I tarocchi e la perdita  -   Affrontare il dolore attraverso gli arcani

Dopo la perdita di Serafino ho ordinato un mazzo, The Everyday Witch Tarot, non particolarmente ricercato, ma con una caratteristica che mi ha attratto. La strega, disegnata su quasi ogni carta, è accompagnata da uno o più gatti e il gatto che appare con più frequenza è nero.    Non è l'unico mazzo con gatti neri che ho, ma quelle carte mi hanno ricordato una quotidianità perduta eppure ancora presente.     Fra tutte mi sono fermata a lungo sul Giudizio, cosa niente affatto inusuale per me, che accolgo sempre a questo arcano maggiore con sollievo.     Qui la strega e il gatto se ne vanno insieme spensierati, suonando la melodia del risveglio, inventando una nuova primavera. Siamo io e lui, mi sono detta.   Un giorno lo saremo di nuovo e lì, in quel sentiero nel ventesimo arcano, lo incontrerò. Intanto però devo vivere, tornare come posso alla leggerezza.     Proseguire .
orso-polare.blogspot.com - 1.7.2018


LA CONSOLAZIONE E L'
AMORE
CHE PUÒ DARTI UN GATTO
CHE VUOLE TE E TE SOLTANTO
COME SUA POLTRONA A FINE GIORNATA

fb/fm - dic 2015

Io sono una di quelle donne
sottomessa dalla follia dei propri gatti !

fb/fm - 20.4.2017



Gatto
che fai fuori dalla porta ?
Entra
che il freddo viene sulla soglia
e il pelo si è riempito di ghiaccioli .
Le zampe fanno impronte di boccioli .

scacciapensieri - poesia che colora i giorni neri 2015




 


25 gennaio - auguri francesca !

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