Luce di pozzo
Questo è il luogo dove
riempie il sonno,
il pane scavato nelle bocche
le luci sui polsi
come cucchiai incerti.
Si scivola sotto ai mastelli
piegando le pelli al risciacquo –
trema la stanza fonda dove
calano le mani nella sete.
Siamo accolti e lavati
appena oltre un celarsi di serpi,
ceste ricolme di stracci -
qui non s'incontra ma si è separati.
La lavandaia non guasta
il panno sulla pietra -
lo passa più volte nell'acqua fino a che
il sangue è acqua.
Nulla si spezza al passaggio:
l'osso è nutrito e tradotto.
artico
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Si è ricordati nelle case
nel salire a cerchio
della boscaglia
le mura sciacquate al grigio della pietra.
Alle pareti animali d'argilla
curvano riflessi in un bacile -
Noi siamo appena scorti
ombra scoscesa di mensole, cibi
vasi di steli recisi.
Parole fuggono via prima di dirci.
Di dire il luogo, la luce acquatica
dei contorni, la pagina riletta, fissa nel legno
per farsi quasi pelle nella notte.
Un'incertezza di foglie smorza
piogge sul fondo delle stanze.
Si è attesi negli oggetti - un'erba
tenue, trasparente di pavimenti
l'ossame ambrato dei mobili
pance perfette di barattoli, piene.
La bocca resa al bicchiere.
Fiordalisi crescono carnivori per le vene.
artico
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Nel cielo si flettono
masse muscolari
corpi glabri di acetilene, nuvole schermate a
coprire
come ci copre il sonno dopo il dolore
ci alimenta di campi sotto cavi d’acciaio
uova pregne d’alcol per il fuoco, fini polveri
stellari.
Il nome proiettato nell’aria è sospeso più a
lungo
e i cani tendono le orecchie per il rumore
lontano dai punti luminosi di pianto.
Se c’era il tuo dolore era nell’acqua
passata con un panno sulle gambe infettate –
volevo rimuovere l’involucro
la pressione gelida per conservare gli organi
il sangue bilioso, verde di liquame.
Poi più di tutto volevo amare e finalmente vista
le mani serene sulla carta scritta -
ma solo i morti abissali nei vasi
mangiavano il cuoio sull’osso occipitale
mi tenevano la bocca nei detriti.
Ero il fondale opaco da dove aggallano le
scorie.
corale del sangue e del fuoco
gaetanobevilacqua.blogspot.com -
chiaradeluca.com
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PAN
Farò pulizia di avanzi, scodelle perché tu
non mi spinga sotto i tavoli, tra le piastrelle
in basso succhiata nelle conserve
nei muschi d’acqua livida, storpi.
La tua lingua spella come ortica.
Raschia un solco verde d’uova morte -
reni mollicci implosi.
Con le dita mi conti – dieci paletti curvi
la polpa dei miei occhi, il taglio
inesorabile degli ossi. M’ingoi
la bocca prima – urticare d’ustione.
Le mani soppesano, assorbono dove
accennavo scapole, piume. Nelle mie linee
forbici le tue radici annaspano contrarie.
Le caccio fuori senza steli né semi.
Serro il legno dei bottoni sui miei affetti
sull’umido strappare dei tuoi abbracci.
Poi sarà scendere nei tubi delle gambe spessa
di temporali, i nervi stretti di vocali –
scavarsi
a croste d’aria. Il non temerti più, non sentire
vibrata china, sottile – come un lento ubbidire.
vertigine.wordpress.com
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Tam
Lin - del difendersi
Della ruggine, delle cose esposte
è il colore del desiderio intenso
della rosa come si rapprende
dal buio verde del cespuglio –
dei tuoi occhi invetriati
aguzzi sulla pelle, un vaso
che si rompe, un'acqua che si asciuga.
I miei capelli sono quasi ramati, cresciuti
da una pezza del terreno.
Dove ti incontro è sempre un crocevia
un afferrarsi sghembo, urtare
un'immagine del corpo che puoi flettere
sotto il tuo peso.
Hai conosciuto bene l'arco delle braccia
quando stringe – io sono spezzata, sono scissa
dalla parte che sollevi nel tuo cappio.
Dalla parola amo, dalla durezza delle tue
tempie.
Dici che un vento e un sonno t'inasprirono
nei solchi dell'oblio.
Il giorno che me ne vado da mia madre
entro nel sanatorio delle anime.
È una strada nello sguardo altrui
nelle iridi atroci come specchi.
La mia anima sta inerte
rosicchiata dai topi del suo ventre –
mordono fori di vocali per uscire.
Mia madre è la Regina delle Fate.
Tu stai presso di lei nella collina
di sangue e di ferro arroventato.
Ogni seme che pianti è combustione
ogni passo che scavi il gelido sfiatarsi
dell'autunno.
E non passa, Tam Lin, la notte sul tuo volto
o la colata dell'alba, ma un'aria metallica
che stride, un sole calvo, svenato dalla luce –
raggi elettrici, senza protezione.
Questo non è il paese infernale
non ti scomponi dall'abito allo scheletro
non cadi sotto la terra
come un segreto nella cava –
ma resti stupefatto oltre il ruscello
la traccia a fil di spada di chi vive
ed essere per me è lottarti contro
scoprirmi debole, senza magie o parole
nel mostro che confondo con l'amore.
La Regina ti infossa nel profondo del tempo
dove si tiene una placenta opaca
la cecità forzata del presente.
Per guarire un'anima si deve
oltrepassare questo limbo ostile
lasciarla dritta nel dolore
darle cardini d'ombra –
che possa vacillare tra gli uguali.
Forgiarle da noi stessi le stampelle.
...
alleo.it - ilprimoamore.com
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INVERNI STRAORDINARI
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Tam
Lin e altre poesie
Partendo da suggestioni visive, temi e
personaggi fIabeschi e sviluppandosi in una
geografa di luoghi che vanno da stanze astratte
agli spazi desolati della tundra, queste poesie
esplorano il confitto dell'identità nel rapporto
con l'altro e con l'amore dove l'umano e
l'animale si mescolano tentando una
riconciliazione possibile.
transeuropaedizioni.it - lafeltrinelli.it
ibs

Lo sviluppo delle tecnologie digitali sta
aprendo nuovi orizzonti nella concezione,
costruzione e diffusione dei testi. Come si
evolverà la poesia in questo scenario?
Continuo a stampare quello che mi interessa e
non trovo in formato libro. Sono probabilmente
molto feticista in questo, ma l’oggetto libro, o
tutt’al più il suo surrogato in una dispensa
spillata è ancora ciò a cui sono più legata.
Però ben vengano le sperimentazioni digitali.
La
cosa importante per la poesia è che sia letta.
wuz.it -
www.poesia2punto0.com
- intervista
il
portatore
d'acqua
Il portatore dacqua è un
progetto multimediale (scrittura, video, teatro,
documentario) che si sviluppa sul territorio
della provincia di Pistoia a partire da un
poemetto omonimo di Francesca Matteoni.
L'acqua è sentita, pensata, indagata sia nella
sua dimensione fisica, fonte di ogni esistenza
sul pianeta, che in quella spirituale lacqua
della memoria e dei sentimenti in cui tutti
siamo immersi e collegati: i vivi, con i morti,
con i nascituri, la presenza animale col mondo
vegetale, la vecchiaia con linfanzia.
Lacqua che noi portiamo è la leggerezza del
tempo.
torridisambucapistoiese.it
AK-NA
spettacolo “ak-na” - realizzato da ABYTHOS
+ Elisa Gavazzi - nello spazio
4Vesta a Pistoia - riadattando il
poemetto “Il portatore d’acqua” della poetessa
pistoiese Francesca Matteoni. ... L’acqua come
nascita, come elemento reale e condizione
dell’animo, che diventa prima “ak” nella sua
radice linguistica e poi Akna, divinità madre
della fertilità, per tornare poi a manifestarsi
come memoria collettiva nel “portatore”
protagonista del poemetto.
onoff - carnagenews.altervista.org - 2012 -
> AK-NA sito
ufficiale >
http://quattrovesta.blogspot.com/p/la-sfida-e-creare-uno-spazio-che-si.html

love out
L'antologia raccoglie la sfida di 18
autori - tra i
quali francesca matteoni
- diversi per età
contenuti e stile - spaziano a 360 gradi e si
lanciano in storie d’amore erotico e disperato,
onirico e idealizzato, materiale e romantico. E
tracciano ancora una volta i contorni di uno
specchio tenero e spietato del nostro tempo.
a cura di mauro baldrati -
transeuropaedizioni.it - 2012

' la faccia
della paura ' -
disegnato da
francesca
matteoni quando
aveva 5 anni
oggi trova
somiglianze col
suo gatto che al
contrario non
spaventa nessuno
facebook -
2012 |
quella di francesca
matteoni è una scrittura che va ''nella
direzione di un'ermeneutica della differenza,
che pensa l'attualità del testo in relazione
alla finitezza del 'colloquio che noi siamo', e
cioè all'evento dell'apertura del mondo nel
rapporto dia-logico dell'esistenza''
m.ruggenini - il discorso
dell'altro - ermeneutica della differenza
eleonora pinzuti - nuovorinascimento.org
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