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"Beat generation" Rimasto inedito per
cinquant’anni
opera teatrale sulla tensione, sull’amicizia e sul
destino. Scritta nel 1957,
anno della prima pubblicazione di "Sulla strada", e ambientata nel 1953, questa
pièce ritrae un’autentica e alternativa America degli anni Cinquanta... Nei
dialoghi serrati, nel ritmo e nel contenuto delle conversazioni risuona
un’inconfondibile nota jazz, che l’autore, come un direttore d’orchestra, sa
modulare in una melodia che ancora oggi incanta.
nonsolocinema.com - 2007
I vagabondi del
Dharma - The Dharma Bums
scritto da Jack Kerouac nel 1957. Lo scrittore americano, inventore del termine
“Beat Generation” .. narra avvenimenti successivi a quelli del suo capolavoro
“On the road”. I due personaggi principali sono lo scrittore Ray Smith (Kerouac
stesso) e Japhy Ryder, ispirato dalla figura del poeta e saggista buddista Gary
Snyder. Uno dei principali episodi del libro è appunto la scalata del Matterhorn
Peak in California, una vicenda autenticamente vissuta da Kerouac, che mette a
fuoco nel ROMANZo il dualismo esistente fra l’ambiente naturale, l’alpinismo, la
vita all’aperto e la sua esistenza di cittadino diviso fra jazz club, incontri
letterari e party dove l’alcol scorreva a fiumi.
ilgiornaledivicenza.it
Kerouac inedito noir -
And the Hippos Were Boiled in Their Tanks
scritto a quattro mani da Jack Kerouac e William S. Burroughs viene pubblicato
per la prima volta a più di 60 anni dalla stesura. «And the Hippos Were Boiled
in Their Tanks» (E gli ippopotami bollirono nelle loro vasche), scritto nel
1945, è da oggi in libreria ...
Burroughs definì infatti l'opera come «un lavoro non propriamente degno di
nota», tanto da rimanere inedito. Risolti i problemi legali con gli eredi degli
autori di «Sulla strada» e «Il pasto nudo», Penguin ha ricevuto nella scorsa
primavera l'autorizzazione alla stampa.
Il ROMANZo trae spunto da un fatto accaduto
nel 1944, in cui i due autori americani furono coinvolti. Burroughs e Kerouac
rimasero invischiati nella storia di un omicidio maturato nell'ambiente beatnik
dell'epoca: dopo aver ucciso un omosessuale, David Kammerer, Lucien Carr si
sbarazzò del cadavere del compagno gettandolo nelle fiume Hudson, per poi
passare a confessarsi dai due amici scrittori, prima da Burroughs e poi da
Kerouac. La polizia li arrestò tutti e tre. Kerouac, che lo aveva aiutato a
disfarsi dell'arma del delitto, un coltello, fu arrestato e liberato su
cauzione, pagata dall'amica Edie Parker. Burroughs fu arrestato ma riuscì a
fuggire. Scagionati, Burroughs e Kerouac tentarono di tirare le fila
dell'accaduto in «And the Hippos Were Boiled in Their Tanks».
iltempo.ilsole24ore.com
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THE STREET WAS ALWAYS THERE
Thinking we would change the world
Before the world changed us
Believing that the path to love
Was the path that would free us
They tried to take us back to Rome
Only truth was spared
They tried but could not bury the road
Cause the Street Was Always There
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Eric Andersen
http://www.ericandersen.com/
Born in Pittsburgh, Pennsylvania, in
1943, Eric grew up in Buffalo, N.Y., where he taught himself to play
guitar and piano. In his teens, he formed folk groups to perform the
political songs of Woody Guthrie and The Weavers and immersed
himself in the writings of Rimbaud, Baudelaire, and the “Beat
Generation” writers and poets
Jack Kerouac, Allen Ginsberg Lawrence
Ferlinghetti and Gregory Corso.
http://www.appleseedrec.com/ericandersen/thestreet/eric/ |
AUTOSTOPPISTA
"Vorrei tanto arrivare a vedere il sole californiano". Bum. Forse è
quest'orrendo impermeabile che mi fa assomigliare tanto ad un perdente
immaginario gangster suicida, ad un idiota in un soprabito pietoso, come fa la
gente a capire i miei zaini umidi, i miei zaini infangati
"Guarda, Joh, un autostoppista"
"Ha l'aria di nascondere una pistola sotto quel soprabito della Sant'Antonio"
"Guarda Fred, quel tale sul ciglio della strada"
"E' un assatanato la cui foto è stata pubblicata su un numero di Tutto Sesso del
1938"
"Sei stato tu a trovare il suo cadavere blu in una edizione sottobanco con
macchie d'ascia"
Jack Kerouac
www.jordibucholiver.com
www.la-poesia.it
JACK KEROUAC RACCONTA

Ho
avuto una bellissima fanciullezza
mio padre era un tipografo a
Lowell, Massachusetts, trascorsa correndo giorno e
notte per i campi e lungo le banchine dei fiumi, ho scritto dei brevi racconti
in camera mia, il primo lo scrissi all’età di 11 anni, ho tenuto lunghi diari e
ho redatto giornali dove pubblicavo dei resoconti, inventati completamente da
me, di corse di cavalli, di incontri di baseball e di football (come è ricordato
nel ROMANZo Il Dottor Sax).- Ho ricevuto una buona istruzione elementare
dai Gesuiti della Scuola Parrocchiale di St. Joseph a Lowell, che mi permise di
guadagnare degli anni nell’ammissione alla scuola pubblica […] Ho fatto della
lunghissime passeggiate notturne sotto i vecchi alberi del New England con mia
madre e mia zia. Ascoltavo attentamente le loro chiacchiere. Ho deciso di
diventare uno scrittore a 17 anni, sotto l’influenza di Sebastian Sampas, un
giovane poeta locale che più tardi morì nello sbarco di Anzio. A 18 anni ho
letto la vita di Jack London e ho deciso di diventare un avventuriero, un
viaggiatore solitario; prime influenze letterarie Saroyan e
Hemingway; in
seguito Wolfe (lessi Tom Wolfe dopo essermi rotto una gamba in un incontro di
football tra matricole alla Columbia e andai nella sua New York sulle
stampelle).- Influenzato dal fratello più vecchio Gerard Kerouac, morto all’età
di 9 anni nel 1926 quando io ne avevo 4, era un grande pittore e nella sua
fanciullezza dipingeva – (ricordato nel quarto ROMANZo Visions of Gerard).- Mio
padre era un uomo veramente onesto e pieno di allegria, trascorse gli ultimi
anni nel periodo della presidenza Roosvelt e della Seconda Guerra Mondiale e
morì di cancro alla milza.- Mia madre è ancora viva, conduco con lei un tipo di
vita quasi monastico che mi ha permesso di scrivere tanto.- Ma ho scritto anche
sulla strada, come vagabondo, viaggiatore ferroviario, esule messicano,
viaggiatore in Europa (come si può vedere in viaggiatore Solitario).- La mia
unica sorella, ora sposata a Paul E. Blake Jr. di Handerson, N.C., un tecnico
governativo dei sistemi antimissile – ha un figlio solo, Paul Jr., mio nipote,
che mi chiama zio Jack e mi adora.- Il nome di mia madre è Gabrielle ed io ho
appreso da lei il modo naturale di raccontare lunghe storie su Montreal o il New
Hampshire.- La mia famiglia è di origine bretone, il mio avo nordamericano, il
Barone Alexandre Louis Lebris de Kerouac di Cornwall, Bretagna, 1750 o giù di
lì, ebbe in concessione una terra lungo la Rivière du Loup dopo la vittoria di
Wolfe su Moncalm; i suoi discendenti si sposarono con gli Indiani (Mohawk e
Caughnawaga) e diventarono coltivatori di patate; il primo discendente
statunitense fu mio nonno Jean-Baptiste Kèrouac, carpentiere, di Nashua, N.H. –
Mia nonna era una Bernier imparentata con l’esploratore Bernier – tutti Bretoni
nel ramo paterno – Mia madre ha un nome normanno, L’Evesque. […] Ho letto e
studiato tutta la vita. Al Columbia College ho battuto i records nel marinare i
corsi per restare in camera a scrivere un racconto al giorno e a leggere Louis
Fernande Celine, invece dei ‘classici’ che ci facevano studiare nel corso. […] I
miei piani: vivere in solitudine nei boschi, tranquilla scrittura della
vecchiaia, dolci speranze di Paradiso (che in ogni caso arriva per tutti…)".
Nacque a Lowell il 12 marzo del 1922 ed ebbe una rigida istruzione cattolica i
cui effetti si manifestarono nelle profonde aspirazioni religiose, nonostante
una vita dissipata e vagabonda. Cominciò a frequentare l’università fino
all’imbarco in marina come cuoco nel conflitto mondiale. Fu congedato perché
nevrotico e in patria riprese a studiare fino a che non si dedicò ai viaggi.
Conosce Allen Ginsberg, William Burroughs e Neal Cassady, grande esempio di
vita. Lavora casualmente e muore nel 1967 alcolizzato, accompagnato da difficili
vicende come due divorzi, avere una madre invalida e vedere la propria vena
creativa esaurirsi troppo velocemente.
Fortemente influenzato all’inizio da Thomas Wolfe, Kerouac scrisse il suo
primo ROMANZo The Town and the City (La città e la metropoli, 1949), inspirandosi ai
ricordi dell’infanzia. Opera monumentale di mille e più pagine scritta di getto,
fu poi ridimensionato, non alterando però la facoltà dell’autore di
rappresentare con fotografica precisione i dettagli della vita quotidiana, colta
nella sua meravigliosa semplicità. Inoltre, nonostante la prolissità dovuta
evidentemente all’ispirazione autobiografica,IL ROMANZo segna un deciso
tentativo di gettare le basi di un nuovo tipo di prosa, "spontanea" (come l’ha
definita egli stesso), più parlata, senza regole sintattiche, paratattica;
sostituisce alle virgole (quasi sempre inutili) e ai punti trattini e parentesi
che ricordano gli staccati improvvisati del jazz, quindi senza un apparente filo
logico. Questo sperimentalismo, che in un certo senso oltre a essere la
caratteristica principale di Kerouac è anche il suo limite, viene giustificato
dall’autore come ricerca di una verità misteriosa attraverso la scrittura:
"FONDAMENTI DELLA PROSA SPONTANEA
DISPOSIZIONE
L’oggetto è posto di fronte alla
mente, nella realtà, come in un disegno
PROCEDIMENTO Essendo il tempo fondamentale nella purezza del discorso, il
linguaggio che disegna è un flusso imperturbato della mente di segrete
parole-idea personali, che soffiano
METODO Niente punti a separare strutture-frase già rese arbitrariamente
enigmatiche da ingannevoli due punti e timide virgole di solito inutili – ma il
vigoroso trattino a separare il respiro retorico
RAGGIO D’AZIONE Niente ‘selettività’ di espressione ma seguire la libera
deviazione della mente negli illimitati soffia-sul-soggetto mari di pensiero
INDUGI NEL PROCEDIMENTO Niente pause per pensare alla parola giusta ma
l’accumulo infantile di un concentrato scatologico di parole finché non si
ottiene soddisfazione, che si rivelerà come un grande ritmo
CENTRO DI INTERESSE Non partire da un’idea preconcetta di cosa dire su
un’immagine ma dal gioiello centrale di interesse nel soggetto dell’immagine al
momento di scrivere
STATO MENTALE Se possibile scrivi ‘senza coscienza’ in semitrance permettendo
all’inconscio di far entrare il proprio linguaggio non inibito interessante
necessario e dunque ‘moderno’ cosa che l’arte cosciente censura, e scrivi con
eccitazione, rapidità, con crampi da scrittura o battitura, secondo le leggi
dell’orgasmo, l’‘offuscamento della coscienza’ di Reich. Vieni da dentro, fuori
– al rilassato e al detto."
Ma solo nel ROMANZo successivo On the Road
(Sulla strada, 1957) egli riesce a controllare il suo flusso vulcanico di
materiale e a conferirgli un certo ordine narrativo. Il motivo fondamentale del
viaggio, dominante nella letteratura americana, con il gusto per l’avventura, i
paesaggi e i tipi strani, crea unità in UN ROMANZo dove si passa dal febbrile
all’estatico: "Fai ciò che vuoi, esplora tutti i sentieri per l’autorealizzazione
e l’autogratificazione, impara ad essere innocente e libero e spontaneo". Ma
allo stesso tempo On the Road forse può rappresentare anche una fuga da tutte le
responsabilità rivolta ai paradisi "artificiali" del sesso, droga e alcool.
Descrivendo le esperienze di un gruppo di giovani amici ribelli, che reagiscono
all’establishment, egli, non sottraendosi in parte ai miti della velocità, del
jazz e delle orge promiscue, mostra più che un desiderio di rivolta uno di
nostalgia di emozioni represse, che si manifesta nella travolgenza dell’attimo.
I frenetici viaggi da Est a Ovest e da Nord a Sud si costruiscono un po’ su
quelle vecchie piste seguite dai pionieri alla ricerca del mito; in realtà i
protagonisti sanno che oltre le coste c’è il mare e non più terra dove andare,
cioè percepiscono forse che la beatitudine si chiude nella ricerca continua di
forti emozioni e che non è possibile andare oltre.
Questa ricerca rivela quindi un tentativo di contrapporre la sensazione-certezza
di essere vivo alla presenza indistruttibile della morte. Il personaggio
fondamentale di On the Road, che rappresenta l’alter ego dell’autore, è Dean
Moriarty, Neal Cassady nella realtà, l’ispiratore di Kerouac e un po’ di tutta
la Beat Generation. Un carcerato, ex-studente universitario, vagabondo,
guidatore spericolato, amatore frenetico, occasionalmente ladro di automobili,
inguaiato continuamente in divorzi e nuove mogli e un beat che alterna periodi
di lavoro folle con altri passati interamente "on the road" da San Francisco a
New York. Espressione di energia allo stato puro, di una forza primitiva
soppressa, Dean è l’anima selvaggia dell’uomo che rifiuta la respectibility
(=rispettabilità) della società contemporanea: "un ragazzo tremendamente
eccitato di vita". Per Kerouac, Salvatore Paradiso nel ROMANZo , Dean è come un
fratello perduto, un parte di sé fatta di spontaneità e freschezza rispetto al
mondo freddo dei discendenti dello homo americanus; egli diviene simbolo "di
tutti gli ‘innocenti, gli idioti’, gli ‘umiliati e offesi’ d’America:
‘L’intelligenza di Dean era in ogni sua parte altrettanto formale e luminosa e
completa, ma priva di noioso intellettualismo. E la sua criminalità era qualcosa
di risentito e di beffardo; era lo scoppio sfrenato, pieno di assensi e di
americana gioia; era il West, era il vento del West, un’ode di praterie,
qualcosa di nuovo, da lungo profetizzato, da lungo atteso […] Dean semplicemente
correva attraverso la società, avido di pane e di amore’".
Da Detroit a Los Angeles, da Chicago a San Francisco, da New York a New Orleans,
e poi oltre verso il Messico, nuova terra da scoprire, dagli spaccati
futuristici delle grandi megalopoli ai bassi fondi dei ghetti, ai vagabondi
della stazioni degli autobus e agli straccioni e delinquenti della hopeless
night, la notte senza speranza, d’America. Eppure anche Kerouac si ferma e si
interroga e "tra momenti di estasi e abissi di sgomento, euforia e disperazione,
sembra approdare ad un interrogativo senza risposta sul significato ultimo di
tutto l’andirivieni e l’agitarsi del mondo americano: ‘Non si può andare avanti
continuamente […] tutta questa frenesia e questo saltare qua e là. Dobbiamo
arrivare in qualche punto, trovare qualcosa’".
On the road fu scritto in soli tre mesi nel 1951, ma prima di poter
essere pubblicato dovette attendere sei anni; alla sua uscita divenne subito un
"manifesto" ufficiale e in esso molti si riconobbero per il nomadismo, il jazz e
le nuove esperienze. In realtà Kerouac voleva esprimere il suo senso di
alienazione dalla società tecnocratica degli anni Cinquanta e il profondo
desiderio di ritrovare una energia vitale apparentemente perduta; infatti la
politica non entra mai nel ROMANZo , se non per come questa possa rientrare in un
dialogo tra amici sull’andare in qualche posto, e il disimpegno ideologico è
assoluto. Non è una protesta, ma è la ricerca e la proposta di una vita
spirituale, è l’innocenza dell’uomo. In una intervista in cui gli fu chiesto se
la Beat Generation fosse alla ricerca di qualcosa egli rispose: "Dio. Voglio che
Dio mi mostri il suo volto".
La religione quindi è sicuramente un filo conduttore di tutta l’opera di Kerouac,
e di un po’ tutti i Beats in generale, e la sua proclamazione ufficiale di
essere discepolo del Buddismo Zen la troviamo in The Dharma Bums (I
vagabondi del Dharma, 1958). Egli si dichiara di non essere un buddista Zen
square, cioè di non passare il proprio tempo in meditazione in monasteri, ma di
essere seguace di un Buddismo Zen a modo proprio, cioè beat, che si esplica
nella concentrazione sulla vita a contatto con essa. Effettivamente però già il
suo terzo ROMANZo mostra i segni di una successiva involuzione; infatti non è
sempre ben distinguibile la differenza tra esaltazione religiosa e
intossicazione da alcolici e stupefacenti. Si narrano le vicende di un periodo
vissuto sulle montagne del Nord Pacifico, il "Desolazione" (dalle parti del
monte Baker), trascorso a fare la guardia forestale per un’estate intera
completamente isolato dal resto del mondo.
Con The Subterraneans (I sotterranei, 1958), scritto in sole tre notti, si
intravede una certa freschezza e la possibilità di una rinascita; in esso è
narrato l’amore per una ragazza negra di San Francisco. Doctor Sax (Il dottor
Sax,1959) invece rievoca l’infanzia a Lowell e mescola ricordi di persone vere
con personaggi dei fumetti. La sua prosa sperimentale qui diventa veramente
incomprensibile a causa di associazioni illogiche e discontinue, passando da un
pensiero a un altro. La narrativa del viaggio che non viene quasi mai
abbandonata viene spiccatamente ripresa in Desolation Angels (Angeli di
desolazione, 1965), in cui si seguono i movimenti più recenti dei Beats verso il
Messico, Tangeri, capitanati da W. Burroughs, e a Londra. In Satori in Paris
(1966) troviamo l’autore a Parigi alla ricerca delle proprie origini francesi ed
europee, nella vita personale e nella meditazione spirituale, ma senza ottenere
successo. Big Sur (1967) è ambientato in un periodo in cui la nuova
guardia ha già spodestato la vecchia, dei Beats; troviamo un autore che rifugge
dai beatniks, dal successo che la società protestataria dell’underground gli sta
portando, e cosìIL ROMANZo è un praticamente un diario di un periodo trascorso
in quasi isolamento in una capanna di L.
Ferlinghetti
a Big Sur appunto.
Vanità di Duluoz (1968) è invece un’aperta confessione di ricordi ed
esperienze giovanili, ma elaborate in associazioni quasi psichedeliche; inoltre
si mette in luce la profonda delusione verso quelle manifestazioni underground,
di cui era stato il precursore, ormai commercializzate all’estremo e
perfettamente assorbite dall’establishment. Postumo fu pubblicato nel 1971
Pic, in cui si descrive il viaggio di un ragazzo nero fratello di un
suonatore di jazz per raggiungerlo ad Harlem, e Vision of Cody (Visioni
di Cody, 1972) che riporta aneddoti e stati d’animo del tempo passato con Neal
Cassady - non voluto pubblicare dagli editori ma facente parte di On the Road.
Jack Kerouac, il nuovo Buddha per Allen Ginsberg, può essere considerato secondo
alcuni l’autore di un’unica opera, On the Road, e testimoniando il disincanto
dall’american dream, non ha raggiunto l’intensità drammatica di Fitzgerald. Jack
Kerouac , il nuovo Buddha per Allen Ginsberg, deve essere considerato come
l’autore di un unico grande libro, La leggenda di Duluoz, di Jack Duluoz,
ovvero Jack Kerouac, un uomo che ha scritto e vissuto la sua vita, seguendo e
inseguendosi, non lasciando posto alle vanità, ma andando diritto al concreto.
Non è vero che i suoi ROMANZI sono tutti un’aggiunta o una dilatazione di On the
Road o che egli fu soltanto un fenomeno di costume e moda; la sua opera, di
matrice autobiografica, è vita, e sarà anche vero che il periodo a cavallo tra
il 1947 e il 1955, cioè tra Sulla strada e I vagabondi del Dharma,
è più interessante degli altri, ma è vita e anche se manca spesso unità
narrativa, il fascino della prosa spontanea e dello scorrere fluido e frenetico
del vivere, spesso gettato nella disperazione e nel delirio, attrae
inevitabilmente ed è difficile non "divorare" quelle pagine che si vorrebbe non
finissero mai.
http://digilander.libero.it/laBeatGeneration/authors/JACK_KEROUAC.htm
21 ottobre
La lunga morte di Kerouac lo
scrittore che visse all'inferno
L'annuale festival «Lowell Celebrates Kerouac», dedicato allo scrittore dalla
sua città di nascita nel Massachusetts, ha focalizzato quest'anno (la
celebrazione si tiene sempre nella prima settimana di ottobre) la sua attenzione
sul romanzo «Il dottor Sax», uscito in America nel 1959 (e in Italia per
Mondadori nel 1968, ristampato più volte negli Oscar). Se «Sulla strada» è
certamente il romanzo più famoso di Kerouac, «Il dottor Sax» è quello di cui lo
scrittore si dichiarava più orgoglioso. Evoca l'adolescenza di Jack nella Lowell
degli anni '30, ed è - come tutti i romanzi di Kerouac - un ipnotico intreccio
di memoria e sogno, esperienze reali e fantasie, in questo caso dalle forti
tinte gotiche ed ipnotiche. Il Dottor Sax è una misteriosa figura (ispirata ad
un eroe dei fumetti molto popolare all'epoca, che il giovane Kerouac amava
molto, «The Shadow» (in italiano «L'ombra») che agisce nella notte di Lowell per
combattere il male universale incarnato da un grande serpente. Il linguaggio di
Kerouac è liberato da tradizionali unità di spazio e tempo.
.....
Il 21 ottobre del 1969 un'emorragia
stroncava la vita del protagonista della «Beat generation» ....
Qualche giorno prima, come gli era già capitato altre volte nella sua lunga
«stagione all'inferno» da alcolizzato, era stato pestato a sangue in un bar,
denominato Cactus, di St. Petersburg, graziosa cittadina al caldo della Florida
dove aveva scelto la sua ultima residenza in compagnia dell'adorata «Memère» (la
madre Gabrielle, costretta sulla carrozzella da un ictus) e della terza moglie
Stella Sampas, sorella del suo migliore amico d'adolescenza, di origine greca.
Aveva attaccato briga con altri avventori del locale, frequentato quasi
esclusivamente da neri, perché stavano crudelmente sbeffeggiando un suo amico
bianco - uno dei tanti, anonimi drinking companions dei suoi ultimi anni -
tornato storpio dalla guerra in Vietnam.
I poliziotti recuperarono Jack Kerouac che ancora strisciava sanguinante e
stordito sul marciapiede. Non si sorpresero troppo: a quel tempo, ormai, la sua
fama di rissoso ubriacone aveva oltrepassato di gran lunga quella di scrittore,
soltanto 12 anni prima, con la pubblicazione di Sulla strada, divenuto famoso in
tutto il mondo. Lo portarono in prigione, prima che la moglie Stella, dopo aver
pagato la cauzione di rito, lo trasferisse all'ospedale St. Anthony, dove i
medici gli consigliarono di rimanere perché tra le altre cose Jack soffriva già
di una severa ernia addominale. Rifiutò il suggerimento. Pochi giorni dopo, la
sera del 20 ottobre, dovette tornare al St.Anthony. Vomitava sangue e nonostante
i numerosi tentativi di trasfusione, alle 5 del mattino del 21 Kerouac morì di
un'emorragia intestinale causata da anni di abuso di alcol. Aveva 47 anni.
Come ha scritto Jim Christy in un libretto intitolato The Long Slow Death of
Jack Kerouac (cioè «La lunga lenta morte di Jack Kerouac», inedito in Italia),
Kerouac aveva da parecchio tempo imboccato consapevolmente la strada di un
declino senza ritorno. John Clellon Holmes, scrittore e grande amico/estimatore
di Jack ancor prima che arrivasse al successo (Holmes fu il primo ad usare
pubblicamente il termine «beat generation» in un articolo sulla pagina
letteraria del New York Times nel novembre 1952), dichiarò, già nel 1962 dopo
averlo incontrato all'indomani della pubblicazione di Big Sur (una dettagliata,
lucidissima cronaca del proprio crollo fisico e mentale): «Penso che, nel suo
più profondo intimo, Jack voglia morire... Non c'è quantità di auto-abuso che
possa togliergli di dosso quel senso di perdita, di estraneità al mondo che lo
ha sempre pervaso, inseguito, guidato»....
«Era contemporaneamente atletico e intelligente, uno studente eccellente,
ammirato e amato dai colleghi e dalle ragazze... ...... Ma forse Kerouac aveva
già cominciato ad allontanarsi dal mondo e a provare ineliminabili sensi di
colpa all'età di 4 anni, nel 1926, quando era morto per febbri reumatiche
Gerard, suo amatissimo fratellino maggiore (che avrebbe ricordato nel libro
Visioni di Gerard, intriso di un visionario, gotico cattolicesimo).
Presto, appena dopo aver forzatamente abbandonato il percorso della carriera
sportiva, aveva deciso di consacrarsi alla scrittura come unica possibilità di
riscattare l'esistenza dalle tenebre, dal caos, dalla sofferenza. Inventandosi
un linguaggio tutto suo, che lo ha reso autore imprescindibile della letteratura
americana del Novecento, e che continua a conquistare nuovi fan generazione dopo
generazione.
Beppe Montresor - ilgiornaledivicenza.it - 2009
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