|
KhALeD
HOsSeini

Figlio di un diplomatico e di un’insegnante, è nato a
Kabul nel 1965, ultimo di cinque fratelli. Nel 1980, dopo l’arrivo dei
russi, la sua famiglia ha ottenuto l’asilo politico negli Stati Uniti e si è
trasferita a San José, in California.
Laureato in medicina all’università di San Diego, nel 2003 ha scritto il suo
primo ROMANZo , Il cacciatore di aquiloni, diventato uno straordinario caso
editoriale tradotto in più di trenta paesi.
Nel 2006 è stato insignito del prestigioso UNHCR Humanitarian Award da parte
dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati per l’impegno
profuso a favore dei bambini rifugiati. Vive nel nord della California con
la moglie e i due figli, alternando l’attività di medico a quella di
scrittore.
http://www.hosseini.it/hosseini/
www.hosseini.it
www.khaledhosseini.com
www.youtube.com/watch?v=S4kyalTT_wY
VIDEO
Lei è un medico, che vive in
California a San Josè
«Sì, ma tra sei mesi il mio permesso scadrà e
non l’ho rinnovato. Ho lavorato come medi co per otto
anni e mezzo come internista, ma quando il libro ha cominciato ad avere un
grande successo ho dovuto scegliere tra la scrittura e la medicina. E ho
scelto la scrittura».
Lei ha una moglie straordinaria, anch’essa afgana, che
corregge i suoi libri e con la quale ha due figli.
«Sì, lei corregge e
ricorregge due o tre volte i miei libri prima che io li mandi all’editore.
E’ una afgana come me e vive negli Stati Uniti da molti anni perché i suoi
genitori emigrarono molto presto».
Leggono i suoi libri a Kabul?
«Purtroppo il 70-80% della gente è analfabeta
e non conoscono né me né i miei libri».
Quali sono i suoi scrittori preferiti?
«I poeti persiani, sui quali mi sono formato.
E soprattutto Ferdowsi, che ha scritto un grande poema epico “Il libro dei
re”. Ho letto Hemingway, McEwan, Fleming. Quando ero ragazzino, e vivevo con
i miei genitori in esilio a Parigi, ho letto Verne e Hugo».
lastampa.it
Sembra che davanti alle macchine fotografiche e
alle telecamere metta una sua controfigura e lui stia lì a guardarsi
dall’esterno, come non fosse ancora entrato nella parte dell’autore di
successo..... è diventato portavoce di chi la voce non ce l’ha, di quei
milioni di profughi che la storia dell’Afghanistan (o la storia più vasta
che ha al centro l’Afghanistan) ha lasciato senza casa e disperso.
.....
Pensa che si riuscirà a vederlo in qualche modo in
Afghanistan?
Purtroppo il film non sarà distribuito in Afghanistan
perché il film e il libro trattano temi che sono seri, rilevanti,
importanti, e reali ma che sono ancora argomenti tabù nella società afgana
oggi. Non sono sorpreso ma mi dispiace Probabilmen te la gente li vedrà in
copie pirata di Dvd. Penso che il film avrà lo stesso tipo di reazioni che
ha avuto il libro, cioè molti lo ameranno perché riconosceranno i loro
problemi, la ,oro cultura le loro tragedie. Ma con il film non sarà lo
stesso, non perché le cose che si vedono non sono reali, ma perché sentono
che non se ne può parlare. la prospettiva del libro e del film è di
affrontare temi di cui non è facile parlare, sono cose che ci dividono,
spero che prima o poi ci sia una specie di “prima” del Cacciatore di
aquiloni in una sala cinematografica anche in Afghanistan, ma non è una cosa
di oggi.
La battaglia degli aquiloni è raccontata molto bene
nel film oltre che nel libro. Che rapporto c’è tra il rito della “battaglia
degli aquiloni” e il clima che si vive oggi in Afghanistan.
Penso si tratti di una gara esattamente come è una
gara il football. Si potrebbe sostenere che lo stesso football è una specie
di guerra. Ogni forma di competizione può sfociare in una battaglia. Nella
tradizione afgana era una sorta di rito di passaggio, una fase nella
crescita di un ragazzo in Afghanistan. Un’immagine indelebile della mia
infanzia, un’immagine centrale nei miei ricordi dell’Afghanistan sono
proprio gli aquiloni, che hanno plasmato i miei giorni, insieme ai miei
fratelli, i miei cugini, ciò che facevamo nelle gare in inverno. Non erano
solo gli aquiloni, non era solo la gara, ma il senso di cameratismo,
l’essere uniti nel gioco. È stato davvero qualcosa di molto speciale. Ma la
battaglia degli aquiloni è una tradizione antica, un gioco che si è fatto
per tanto tempo e gli Afgani sono dotati di spirito competitivo. Amano il
football, amano le battaglie di aquiloni, la boxe, il wrestling. C’è questa
tradizione di essere soldati, una sorta di spirito tribale che li spinge a
essere competitivi e tenaci. Fa parte del DNA afgano. Io penso che le
battaglie di aquiloni riflettano questo spirito.
In “Mille splendidi soli” parla di un gioco che la
piccola Mariam fa con dei sassolini per rappresentare la sua condizione di
“bastarda”. Ce ne può parlare?
Entrambi i libri possono essere riassunti come storie
di persone salvate dal senso di appartenenza e dall’amore. C’è una terribile
solitudine nella vita di Mariam, che vive in una capanna con sua madre, a
cui lei sente di non appartenere.
Lei fa questo gioco, usando un ciottolo per ogni fratellastro e sorellastra,
che sono i figli legittimi di suo padre, socialmente accettati. Mette tutti
i sassolini da una parte e ce n’è uno isolato che sarebbe lei. In effetti
lei vive fisicamente lontana da tutti gli altri e si sente emotivamente
isolata e estraniata. La cosa interessante per me è stato raccontare la
storia di questa persona così sola, il suo semplice bisogno di appartenere a
qualcuno, di trovare amicizia, di contare qualcosa nella vita di qualcuno, e
fare in modo che i suoi sogni semplici fossero il motore di tuttoIL ROMANZo , fino alla fine quando lei può guardarsi indietro e dirsi “anche se
sembravo essere una persona irrilevante, alla fine ho fatto qualcosa, ho
contato qualcosa per qualcuno”. Scrivere quei passi mi ha davvero commosso.
luciano minerva rainews24
2007
I cieli di Kabul - Interviste
MILLE SPLENDIDI SOLI
IL CACCIATORE DI AQUILONI
+ EDIZIONE SPECIALE ILLUSTRATA 2006

I cieli di Kabul - Interviste
La vita e l'opera letteraria di uno dei più
nuovi e famosi scrittori dei nostri tempi. Il ricordo della sua infanzia è
tutto concentrato su Kabul, la sua città natale che ricorre con le sue voci,
la sua gente, i suoi cieli in tutta la sua opera. Non è solo nostalgia ma
ricordo profondo, memoria di un paese martoriato dalla guerra e dalla
violenza. Nelle sue parole ritorna la storia antica e civile di un
Afghanistan che non c'è più. Un libro di straordinario impatto per conoscere
i lati nascosti e i sentimenti di un grande scrittore.
unilibro
MILLE SPLENDIDI SOLI
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat.
Dalla sua kolba di legno in cima alla collina, osserva i minareti in
lontananza e attende co n ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il
padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che
atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe
avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà
mai perché Mariam è una harami, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per
le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto.
Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come
lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la
sopportazione.
Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva
solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per
questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il
vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una
mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di
giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte
con segnali luminosi dalla finestra.
Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà
incontrare in modo imprevedibile. Dall’intreccio di due destini, una storia
indimenticabile che ripercorre la Storia di un paese in cerca di pace, dove
l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza.
ISBN - BOL
Animato della stessa straordinaria forza
narrativa che ha fatto del precedente ROMANZo un classico amato in tutto il
mondo, Mille splendidi soli è a un tempo un’incredibile cronaca della storia
dell’Afghanistan degli ultimi trent’anni e una commovente storia di
famiglia, amicizia, di fede e della salvezza che possiamo trovare
nell’amore. Nate a distanza di una generazione e con idee molto diverse,
Miriam e Laila sono due donne che la guerra e la morte hanno costretto a
condividere un destino comune. Mentre affrontano i pericoli che le
circondano – sia nella loro casa che per le strade di Kabul – Miriam e Laila
danno vita a un rapporto che le rende sorelle e che alla fine cambierà il
corso delle loro vite e di quelle dei loro discendenti. Con grandissima
sensibilità, Hosseini mostra come l’amore di una donna per la sua famiglia
possa spingerla a gesti inauditi e a eroici sacrifici, e come alla fine sia
l’amore, o persino il ricordo di esso, l’unica via per sopravvivere. La
storia di una stagione indimenticabile, di un'amicizia e di un amore
indistruttibili.
unilibro
he published A Thousand Splendid Suns—and helped his
audience see the faces of the women under the burqas.
Hosseini's stories are set against the backdrop of Afghanistan's tumultuous
history. His complex portrayal of human nature, however, transcends
geographic boundaries. In more than 40 languages, readers everywhere can
recognize the best and worst in humanity in his characters—often in the same
person.
time.com
IL CACCIATORE
DI AQUILONI
Si dice
che il tempo guarisca ogni ferita. Ma,
per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a inseguirlo e
a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta.
Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan –
il ragazzo dal viso di bambola, il cacciatore di aquiloni – è cambiata per
sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa
terriSan Francisco, capisce di non avere scelta: deve partire, tornare a
casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori
mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della
sua coscienza. C’è una scoperta sconvobile. Così, quando una telefonata
inattesa lo raggiunge nella sua casa di lgente, in un mondo violento e
sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli
aquiloni non volano più.
Trent’anni di storia afgana – dalla fine della monarchia all’invasione
russa, dal regime dei Talebani fino ai giorni nostri – rivivono in
questo ROMANZo emozionante e pieno d’atmosfera,
diventato ormai un caso internazionale.
Pubblicato in sordina negli Stati Uniti nel 2003, grazie al passaparola dei
lettori e ai suggerimenti dei librai il “bestseller silenzioso” ha già
venduto quattro milioni di copie solo sul mercato americano, e in Italia ha
raggiunto il vertice di tutte le classifiche.
ISBN - BOL
Il cacciatore di aquiloni è la storia di
un'amicizia dolorosamente spezzata, di un ragazzino che per conquistare
l'affetto del padre è disposto a commettere una colpa terribile, di un Paese
- l'Afghanistan - che decenni di guerre hanno trasformato in una landa desolata.Amir e Hassan, nutriti al seno della stessa balia, sono amici
inseparabili, compagni di giochi, affiatati e forti nella gara di aquiloni
che ogni anno, d'inverno, colora il cielo di Kabul. Il legame, però, si
infrange. Nel 1978, al momento dell'invasione russa, Amir e il padre fuggono
negli Stati Uniti, mentre Hassan rimane in Afghanistan. Molti anni dopo, una
telefonata sorprende Amir nella sua casa in California: dovrà tornare a
Kabul e cercare il figlio di Hassan. Ad attenderlo un Paese distrutto,
affamato, dove non volano più gli aquiloni, dove le donne sono invisibili e
«ci sono tanti bambini, ma manca l'infanzia». Il viaggio di Amir sarà un
viaggio attraverso i tormenti dell'animo, l'orrore, la sofferenza. Ma il
libro si chiude con l'immagine di un cielo solcato dagli aquiloni. E con un
sorriso. «Abbozzato, ma pur sempre un sorriso». Struggente e bellissimo,IL ROMANZo , nella sua edizione per la scuola, si presta a un lavoro
interdisciplinare tra letteratura e storia contemporanea, grazie anche agli
apparati didattici presenti nel volume.
unilibro
gli aquiloni di Kabul
Il famoso bestseller non è mai uscito in patria. L'autore sotto accusa: «Il
suo Afghanistan è falso»
Il ROMANZo «Il cacciatore di aquiloni» è stato
scritto in inglese, tradotto in una quarantina di lingue, ha venduto sette
milioni di copie, ha ispirato un film, ma non è mai stato tradotto in
Afghanistan. Cioè i primi, naturali, certamente
scarsi e non facoltosi destinatari di quel racconto, i lettori che vivono
nella terra d’origine dell’autore Khaled Hosseini, sono rimasti in disparte,
esclusi dal grande banchetto editoriale e commerciale. Eppure il libro
racconta una storia afghana, scritta da un uomo nato e vissuto in quel Paese
fino a dodici anni, emigrato prima di conoscere tutte le stagioni della
guerra che ancora oggi continua in quelle contrade. Gli agenti letterari
americani di Hosseini, protettivi come le guardie del corpo di un cantante o
di un attore cinematografico, si rifiutano di dire quante volte l’autore sia
ritornato nel suo Paese, quanto tempo della sua vita sia trascorso
effettivamente in Afghanistan, come se avesse una nazionalità originaria
molto fragile, appannata, virtuale. Lo stesso
scrittore, dopo un viaggio a Kabul lo scorso settembre con una delegazione
dell’Onu, scriveva su «Newsweek»: noi occidentali abbiamo l’imperativo
morale di assistere questo popolo, come ci dicono i sondaggi.
...
valerio pelizzari - lastampa.it
KITE RUNNERS
In The Kite
Runner, do you create characters and events
that are based on personal recollections or is the story purely fictional ?
The story line of my novel is largely fictional. The characters were
invented and the plot imagined. However, there certainly are, as is always
the case with fiction, autobiographical elements woven through the
narrative. Probably the passages most resembling my own life are the ones in
the US, with Amir and Baba trying to build a new life for themselves. I, too,
came to the US as an immigrant and I recall vividly those first few years in
California, the brief time we spent on welfare, and the difficult task of
assimilating into a new culture. My father and I did work for a while at the
flea market and there really are rows of Afghans working there, some of whom
I am related to.
I wanted to write about Afghanistan before the Soviet war because that is
largely a forgotten period in modern Afghan history. For many people in the
west, Afghanistan is synonymous with the Soviet war and the Taliban. I
wanted to remind people that Afghans had managed to live in peaceful
anonymity for decades, that the history of the Afghans in the twentieth
century has been largely pacific and harmonious.
newsline.com.pk
You had mentioned that the character Hassan
was the original protagonist of the novel. Why did you change it to
Amir?
Amir is so much more conflicted than Hassan. He is such a troubled character,
so flawed. He is often a contradiction. He wants to be a good person and is
horrified at his own moral shortcomings even as he can't stop himself. In
other words, he is a better protagonist for a novel -maybe I should say more
dynamic-- than Hassan, who is so firmly rooted in goodness and integrity.
There was a lot more room for character development with Amir than Hassan.
afghanmagazine.com
|