KhALeD HOsSeini

 

 

 

Figlio di un diplomatico e di un’insegnante, è nato a Kabul nel 1965, ultimo di cinque fratelli. Nel 1980, dopo l’arrivo dei russi, la sua famiglia ha ottenuto l’asilo politico negli Stati Uniti e si è trasferita a San José, in California.
Laureato in medicina all’università di San Diego, nel 2003 ha scritto il suo primo ROMANZo , Il cacciatore di aquiloni, diventato uno straordinario caso editoriale tradotto in più di trenta paesi.
Nel 2006 è stato insignito del prestigioso UNHCR Humanitarian Award da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati per l’impegno profuso a favore dei bambini rifugiati. Vive nel nord della California con la moglie e i due figli, alternando l’attività di medico a quella di scrittore.

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Lei è un medico, che vive in California a San Josè
«Sì, ma tra sei mesi il mio permesso scadrà e non l’ho rinnovato. Ho lavorato come medi
co per otto anni e mezzo come internista, ma quando il libro ha cominciato ad avere un grande successo ho dovuto scegliere tra la scrittura e la medicina. E ho scelto la scrittura».


Lei ha una moglie straordinaria, anch’essa afgana, che corregge i suoi libri e con la quale ha due figli.
«Sì, lei corregge e ricorregge due o tre volte i miei libri prima che io li mandi all’editore. E’ una afgana come me e vive negli Stati Uniti da molti anni perché i suoi genitori emigrarono molto presto».

 
Leggono i suoi libri a Kabul?
«Purtroppo il 70-80% della gente è analfabeta e non conoscono né me né i miei libri».


Quali sono i suoi scrittori preferiti?
«I poeti persiani, sui quali mi sono formato. E soprattutto Ferdowsi, che ha scritto un grande poema epico “Il libro dei re”. Ho letto Hemingway, McEwan, Fleming. Quando ero ragazzino, e vivevo con i miei genitori in esilio a Parigi, ho letto Verne e Hugo».
lastampa.it







Sembra che davanti alle macchine fotografiche e alle telecamere metta una sua controfigura e lui stia lì a guardarsi dall’esterno, come non fosse ancora entrato nella parte dell’autore di successo..... è diventato portavoce di chi la voce non ce l’ha, di quei milioni di profughi che la storia dell’Afghanistan (o la storia più vasta che ha al centro l’Afghanistan) ha lasciato senza casa e disperso.

.....
Pensa che si riuscirà a vederlo in qualche modo in Afghanistan?
Purtroppo il film non sarà distribuito in Afghanistan perché il film e il libro trattano temi che sono seri, rilevanti, importanti, e reali ma che sono ancora argomenti tabù nella società afgana oggi. Non sono sorpreso ma mi dispiace Probabilmente la gente li vedrà in copie pirata di Dvd. Penso che il film avrà lo stesso tipo di reazioni che ha avuto il libro, cioè molti lo ameranno perché riconosceranno i loro problemi, la ,oro cultura le loro tragedie. Ma con il film non sarà lo stesso, non perché le cose che si vedono non sono reali, ma perché sentono che non se ne può parlare. la prospettiva del libro e del film è di affrontare temi di cui non è facile parlare, sono cose che ci dividono, spero che prima o poi ci sia una specie di “prima” del Cacciatore di aquiloni in una sala cinematografica anche in Afghanistan, ma non è una cosa di oggi.

La battaglia degli aquiloni è raccontata molto bene nel film oltre che nel libro. Che rapporto c’è tra il rito della “battaglia degli aquiloni” e il clima che si vive oggi in Afghanistan.
Penso si tratti di una gara esattamente come è una gara il football. Si potrebbe sostenere che lo stesso football è una specie di guerra. Ogni forma di competizione può sfociare in una battaglia. Nella tradizione afgana era una sorta di rito di passaggio, una fase nella crescita di un ragazzo in Afghanistan. Un’immagine indelebile della mia infanzia, un’immagine centrale nei miei ricordi dell’Afghanistan sono proprio gli aquiloni, che hanno plasmato i miei giorni, insieme ai miei fratelli, i miei cugini, ciò che facevamo nelle gare in inverno. Non erano solo gli aquiloni, non era solo la gara, ma il senso di cameratismo, l’essere uniti nel gioco. È stato davvero qualcosa di molto speciale. Ma la battaglia degli aquiloni è una tradizione antica, un gioco che si è fatto per tanto tempo e gli Afgani sono dotati di spirito competitivo. Amano il football, amano le battaglie di aquiloni, la boxe, il wrestling. C’è questa tradizione di essere soldati, una sorta di spirito tribale che li spinge a essere competitivi e tenaci. Fa parte del DNA afgano. Io penso che le battaglie di aquiloni riflettano questo spirito.

In “Mille splendidi soli” parla di un gioco che la piccola Mariam fa con dei sassolini per rappresentare la sua condizione di “bastarda”. Ce ne può parlare?
Entrambi i libri possono essere riassunti come storie di persone salvate dal senso di appartenenza e dall’amore. C’è una terribile solitudine nella vita di Mariam, che vive in una capanna con sua madre, a cui lei sente di non appartenere.
Lei fa questo gioco, usando un ciottolo per ogni fratellastro e sorellastra, che sono i figli legittimi di suo padre, socialmente accettati. Mette tutti i sassolini da una parte e ce n’è uno isolato che sarebbe lei. In effetti lei vive fisicamente lontana da tutti gli altri e si sente emotivamente isolata e estraniata. La cosa interessante per me è stato raccontare la storia di questa persona così sola, il suo semplice bisogno di appartenere a qualcuno, di trovare amicizia, di contare qualcosa nella vita di qualcuno, e fare in modo che i suoi sogni semplici fossero il motore di tuttoIL ROMANZo , fino alla fine quando lei può guardarsi indietro e dirsi “anche se sembravo essere una persona irrilevante, alla fine ho fatto qualcosa, ho contato qualcosa per qualcuno”. Scrivere quei passi mi ha davvero commosso.

luciano minerva rainews24

 


2007
I cieli di Kabul - Interviste
MILLE SPLENDIDI SOLI
IL CACCIATORE DI AQUILONI
+ EDIZIONE SPECIALE ILLUSTRATA 2006

 



I cieli di Kabul - Interviste
La vita e l'opera letteraria di uno dei più nuovi e famosi scrittori dei nostri tempi. Il ricordo della sua infanzia è tutto concentrato su Kabul, la sua città natale che ricorre con le sue voci, la sua gente, i suoi cieli in tutta la sua opera. Non è solo nostalgia ma ricordo profondo, memoria di un paese martoriato dalla guerra e dalla violenza. Nelle sue parole ritorna la storia antica e civile di un Afghanistan che non c'è più. Un libro di straordinario impatto per conoscere i lati nascosti e i sentimenti di un grande scrittore.
unilibro

 

 



MILLE SPLENDIDI SOLI
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua kolba di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una harami, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione.
Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.
Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall’intreccio di due destini, una storia indimenticabile che ripercorre la Storia di un paese in cerca di pace, dove l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza.

ISBN - BOL


Animato della stessa straordinaria forza narrativa che ha fatto del precedente ROMANZo un classico amato in tutto il mondo, Mille splendidi soli è a un tempo un’incredibile cronaca della storia dell’Afghanistan degli ultimi trent’anni e una commovente storia di famiglia, amicizia, di fede e della salvezza che possiamo trovare nell’amore. Nate a distanza di una generazione e con idee molto diverse, Miriam e Laila sono due donne che la guerra e la morte hanno costretto a condividere un destino comune. Mentre affrontano i pericoli che le circondano – sia nella loro casa che per le strade di Kabul – Miriam e Laila danno vita a un rapporto che le rende sorelle e che alla fine cambierà il corso delle loro vite e di quelle dei loro discendenti. Con grandissima sensibilità, Hosseini mostra come l’amore di una donna per la sua famiglia possa spingerla a gesti inauditi e a eroici sacrifici, e come alla fine sia l’amore, o persino il ricordo di esso, l’unica via per sopravvivere. La storia di una stagione indimenticabile, di un'amicizia e di un amore indistruttibili.
unilibro

 

he published A Thousand Splendid Suns—and helped his audience see the faces of the women under the burqas.
Hosseini's stories are set against the backdrop of Afghanistan's tumultuous history. His complex portrayal of human nature, however, transcends geographic boundaries. In more than 40 languages, readers everywhere can recognize the best and worst in humanity in his characters—often in the same person.

time.com

 

 



IL CACCIATORE DI AQUILONI
Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a inseguirlo e a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta.
Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan – il ragazzo dal viso di bambola, il cacciatore di aquiloni – è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terriSan Francisco, capisce di non avere scelta: deve partire, tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C’è una scoperta sconvobile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di lgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più.
Trent’anni di storia afgana – dalla fine della monarchia all’invasione russa, dal regime dei Talebani fino ai giorni nostri – rivivono in questo ROMANZo emozionante e pieno d’atmosfera, diventato ormai un caso internazionale.
Pubblicato in sordina negli Stati Uniti nel 2003, grazie al passaparola dei lettori e ai suggerimenti dei librai il “bestseller silenzioso” ha già venduto quattro milioni di copie solo sul mercato americano, e in Italia ha raggiunto il vertice di tutte le classifiche.

ISBN - BOL


Il cacciatore di aquiloni è la storia di un'amicizia dolorosamente spezzata, di un ragazzino che per conquistare l'affetto del padre è disposto a commettere una colpa terribile, di un Paese - l'Afghanistan - che decenni di guerre hanno trasformato in una landa desolata.Amir e Hassan, nutriti al seno della stessa balia, sono amici inseparabili, compagni di giochi, affiatati e forti nella gara di aquiloni che ogni anno, d'inverno, colora il cielo di Kabul. Il legame, però, si infrange. Nel 1978, al momento dell'invasione russa, Amir e il padre fuggono negli Stati Uniti, mentre Hassan rimane in Afghanistan. Molti anni dopo, una telefonata sorprende Amir nella sua casa in California: dovrà tornare a Kabul e cercare il figlio di Hassan. Ad attenderlo un Paese distrutto, affamato, dove non volano più gli aquiloni, dove le donne sono invisibili e «ci sono tanti bambini, ma manca l'infanzia». Il viaggio di Amir sarà un viaggio attraverso i tormenti dell'animo, l'orrore, la sofferenza. Ma il libro si chiude con l'immagine di un cielo solcato dagli aquiloni. E con un sorriso. «Abbozzato, ma pur sempre un sorriso». Struggente e bellissimo,IL ROMANZo , nella sua edizione per la scuola, si presta a un lavoro interdisciplinare tra letteratura e storia contemporanea, grazie anche agli apparati didattici presenti nel volume.
unilibro

 

gli aquiloni di Kabul
Il famoso bestseller non è mai uscito in patria. L'autore sotto accusa: «Il suo Afghanistan è falso»
Il ROMANZo «Il cacciatore di aquiloni»
è stato scritto in inglese, tradotto in una quarantina di lingue, ha venduto sette milioni di copie, ha ispirato un film, ma non è mai stato tradotto in Afghanistan. Cioè i primi, naturali, certamente scarsi e non facoltosi destinatari di quel racconto, i lettori che vivono nella terra d’origine dell’autore Khaled Hosseini, sono rimasti in disparte, esclusi dal grande banchetto editoriale e commerciale. Eppure il libro racconta una storia afghana, scritta da un uomo nato e vissuto in quel Paese fino a dodici anni, emigrato prima di conoscere tutte le stagioni della guerra che ancora oggi continua in quelle contrade. Gli agenti letterari americani di Hosseini, protettivi come le guardie del corpo di un cantante o di un attore cinematografico, si rifiutano di dire quante volte l’autore sia ritornato nel suo Paese, quanto tempo della sua vita sia trascorso effettivamente in Afghanistan, come se avesse una nazionalità originaria molto fragile, appannata, virtuale. Lo stesso scrittore, dopo un viaggio a Kabul lo scorso settembre con una delegazione dell’Onu, scriveva su «Newsweek»: noi occidentali abbiamo l’imperativo morale di assistere questo popolo, come ci dicono i sondaggi.       ...

valerio pelizzari -  lastampa.it 

 

KITE RUNNERS
In The Kite Runner, do you create characters and events that are based on personal recollections or is the story purely fictional?
The story line of my novel is largely fictional. The characters were invented and the plot imagined. However, there certainly are, as is always the case with fiction, autobiographical elements woven through the narrative. Probably the passages most resembling my own life are the ones in the US, with Amir and Baba trying to build a new life for themselves. I, too, came to the US as an immigrant and I recall vividly those first few years in California, the brief time we spent on welfare, and the difficult task of assimilating into a new culture. My father and I did work for a while at the flea market and there really are rows of Afghans working there, some of whom I am related to.
I wanted to write about Afghanistan before the Soviet war because that is largely a forgotten period in modern Afghan history. For many people in the west, Afghanistan is synonymous with the Soviet war and the Taliban. I wanted to remind people that Afghans had managed to live in peaceful anonymity for decades, that the history of the Afghans in the twentieth century has been largely pacific and harmonious.

newsline.com.pk

You had mentioned that the character Hassan was the original protagonist of the novel. Why did you change it to Amir?
Amir is so much more conflicted than Hassan. He is such a troubled character, so flawed. He is often a contradiction. He wants to be a good person and is horrified at his own moral shortcomings even as he can't stop himself. In other words, he is a better protagonist for a novel -maybe I should say more dynamic-- than Hassan, who is so firmly rooted in goodness and integrity. There was a lot more room for character development with Amir than Hassan.

afghanmagazine.com



italiano

PAST AND PRESENT

english    VIDEO RAI

 

 

If my book generates any sort of dialogue among Afghans 

then I think it will have done a service to the community

 

 

 

 

 

 

 

 

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