JAMES HILLMAN

un americano molto europeo

 

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imparare insegnare educare

Hillman non sembra neppure prendere in considerazione la possibilità che il rapporto “naturale e animale” sia mai esistito, esista o possa essere realizzato in futuro come forma storica concreta: per lui è infatti solo un archetipo, che storicamente si è esplicato e si esplica esclusivamente nell’educazione, cioè nella scuola, che è dunque l’unica forma concreta di esso. Ciò è evidente dal fatto che, davanti alla crisi dell’educazione, la sua abolizione non è prevista neppure come ipotesi remota; la sua preoccupazione è infatti solo l’educazione: cerca di descrivere “ciò che giace nel cuore dell’educazione”, è allarmato perché “qualcosa si sta ammalando nel cuore dell’educazione, è malata nel cuore, e questo cuore non può essere ristabilito con semplici esercizi di base o con una nuova dieta dell’anima, né questo cuore può essere sostituito da una macchina ad alta tecnologia”.  

www.apefassociazione.it/CentroStudi/021217HillmanAntonio.htm

 

 

 

 

lettera agli Insegnanti italiani     di  James Hillman 

I miei pensieri oggi si reggono su una distinzione fondamentale che specificherò in questa frase iniziale: l’insegnare e l’imparare non devono essere confusi con l’educazione e possono persino essere impediti dall’educazione. Inoltre, se questa distinzione è fondamentale, allora sarà precedente ai progetti per la riforma dell’educazione, alla certificazione degli insegnanti, alle missioni e e agli scopi dei programmi educativi, ai contenuti dei curricula, e ad altri dibattiti che impegnano cittadini ed esperti.

La distinzione può essere posta in termini semplici e pratici. Qualcosa quasi naturalmente vuole imparare, specialmente nell’infanzia. Come usare una sega, cucinare un uovo strapazzato, ricordare i versi di una canzone? Dove va il sole quando scende "giù"? e dove sono i pettirossi d’inverno, e perché le anatre non annegano come i polli.? Qualcosa dentro di noi vuole sapere dove, come, quando, che cosa. Porre domande è innato alla psiche umana. Un bambino fa domande agli insegnanti, ai genitori, agli amici, persino ai libri, per soddisfare la sete di apprendere, anche fino al punto di un comportamento ossessivo, ritualistico, dove "perché ?" si ammucchia su "perché?" su "perché ?".

Possiamo imparare ponendo delle domande, ma impariamo ancora di più osservando, ascoltando, imitando, sperimentando e assorbendo sensualmente il mondo che ci circonda. Il bambino, come facciamo noi stessi, tiene un occhio all’esterno e un cuore aperto per il dove e il che cosa e specialmente il chi può soddisfare questo desiderio d’imparare.

In corrispondenza con questo desiderio d’imparare c’è un impulso a insegnare, egualmente innato. Qualcosa, di nuovo piuttosto naturalmente, vuole rispondere a una domanda, dimostrare, spiegare, correggere. " Su dammi quello; lascia che ti mostri come si fa." "Non tenere la sega così stretta. Lascia che siano i denti a fare il lavoro." " La pioggia? Ebbene, noi facciamo la pioggia nella nostra stanza da bagno: guarda come il vapore del bagno fa delle piccole goccioline sulla superficie fredda dello specchio."

La relazione fra l’imparare e l’insegnare è animale, naturale, data, dotata di ubiquità; non è tanto il prodotto della civilizzazione e della cultura quanto la loro base. La cultura chiama questa relazione tradizione; la civilizzazione, educazione. Comunque diamo forma a questa relazione, l’insegnante e l’allievo, la guida e l’apprendista, l’esperienza e l’innocenza, il sapere e l’ignoranza, il pieno e il vuoto sono costituenti costanti della vita interiore dell’anima. In quanto tali, appartengono non solo ai primi anni o alle prime fasi dell’indagine. La ricerca di un insegnante, di un insegnamento e il desiderio d’insegnare continuano in modo importante nella tarda vita . Uno dei momenti più miserevoli della tarda vita è quello in cui l’impulso ad insegnare viene frustrato: nessuno vuole ciò che si può insegnare.

Fra questi due impulsi e la loro affinità l’uno per l’altro viene l’Educazione. Immaginate l’Insegnare e l’Imparare come un fratello e una sorella, un poco perduti nel bosco, come Hansel e Gretel nella fiaba, catturati dalla strega, l’Educazione, e sempre sul punto di essere divorati dall’insaziabile appetito di quella strega. L’intervento dell’Educazione sembra piuttosto ragionevole: mira a facilitare la serendipità (1) della relazione rimuovendo la casualità e controllando il contingente. Soprattutto l’educazione esteriorizza e sistematizza la relazione nella "scuola" (istituzioni educative). Tenta di mettere in contatto i giusti (qualificati) insegnanti con i giusti (selezionati) allievi. Così l’insegnare e l’imparare divengono personificati in classi di persone: quelli che possono e quelli che non possono; quelli che sanno e quelli che non sanno. La vocazione innata diventa una professione accreditata. Il potere inevitabilmente fa seguito alla divisione in classi, che minaccia l’insegnare e l’imparare con la paura dell’"altro". Gli insegnanti temono i loro studenti; gli studenti i loro insegnanti, minacciando l’educazione stessa e conducendola a definire il suo ruolo non tanto come uno strumento di agevolazione, ma come un’autorità impositiva. In questo modo l’educazione separa l’insegnare e l’imparare. Pure la storia dell’autodidatta mostra che i due elementi potenziali nella natura umana sono funzioni complementari. Quanto ciascuno di noi ha imparato e ancora impara insegnando a se stesso da solo!

L’educazione richiede un intero esercito di amministratori, esperti, specialisti; divisioni in classi, unità, soggetti, discipline, dipartimenti; conseguimento di traguardi, gradi, prove, valutazioni; e naturalmente bilanci preventivi, supervisione, responsabilità misurabile. Pure l’educazione si suddivide in due specie: primaria e superiore, tecnica e classica, scienze ed arti; riparatrice ed avanzata. Il misterioso lavoro emotivo di insegnare e imparare viene cooptato nelle forme esteriori che mirano a farlo avvenire. In verità, l’insegnare e l’imparare scompaiono in vicoli laterali e in occasioni segrete. Dei lunghi anni trascorsi nella scuola quanti pochi episodi di illuminazione conservati nella memoria, quanti pochi momenti di insegnamento che hanno acceso un fuoco! Anche per gli insegnanti solo una manciata di studenti da tante classi realmente "connesse" restano ben presenti nella memoria.

.....segue..... 

www.edscuola.it/archivio/ped/hillman.htm

 

 

 

This is a freedom of speech individual citizen's endorsement.
It does not reflect the opinions of any organization.
Don't think about whether he's going to win or not. "What are his chances of winning. We only want to back the winning candidate." That's already thinking in terms of money, and thinking it as the Republicans do. That's the wrong way to put it. The point is, what man, what person, what ideas are the ones that need backing.    

Once you've done that, it gathers its own force and its own strength.
James Hillman    Jungian Psychologist  

wewantkucinich.com/endorsements/james-hillman.htm

 

Siamo avviliti perché abbiamo solo un dio, e questo è l'economia. L'economia è un aguzzino. Nessuno ha tempo libero; nessuno ha riposo. L'intera cultura è sotto una pressione terribile, intessuta com'è di preoccupazioni. E' difficile uscire da questa prigione. Inoltre, vedo la felicità come la conseguenza di ciò che fai. E' impossibile cercare d'ottenerla direttamente  

www.scottlondon.com

 

 

 

JAMES HILLMAN

psicologo, studioso, docente universitario e conferenziere a livello internazionale, è stato selezionato dalla Utne Rreaders tra le prime 100 persone "che sono in grado di cambiare la vita del loro pubblico". Vrtti Opera
Ha studiato alla Sorbona, al Trinity College di Dublino e all'Università di Zurigo, dove ha

conseguito la laurea summa cum laude.  E' stato docente alla Eranos Foundation, Ascona, Ticino, dal 1966 al 1983.  Dal 1970 è editore e redattore della Spring Publications.
Ha scritto più di venti opere, tra le quali Saggio su Pan, The Soul's Code (Il codice dell'anima),

Healing Fiction, Suicide and the Soul e Re-Visioning Psychology, che ha avuto la nomination per il Premio Pulitzer. Analista Jungiano e primo Direttore dell'Istituto Jung di Zurigo, Hillman è il padre della Psicologia Archetipa.
Negli Stati Uniti è stato docente a Yale, alla Syracuse University, alla University of Chicago e alla University of Dallas (dove è stato uno dei fondatori dell'Istituto di Dallas per le Scienze Umanistiche e la Cultura).    Le sue opere sono raccolte negli James Hillman Archives, depositati presso il Pacifica Graduate Institute di Santa Barbara, California, istituto di Psicologia del profondo e studi mitologici, presso il quale James Hillman ha tenuto lezioni e seminari per più di dieci anni. In Italia gli è stata

conferita la Medaglia del Comune di Firenze e la cittadinanza onoraria di Chiavari.

www.vrttiopera.it/teatro/hillman.html

 

 

 

Vuole dire che il contatto con la morte cercato dai giovani è un atto vitale e al contrario il prenderne le distanze è un atto di negazione, un atto, per usare i suoi termini, saturnino?
"Quello che i giovani cercano di realizzare è il   desiderio di una vita che sia in contatto con la morte - perché una vita non in contatto con la morte     è mortale, moribonda. E questo è ciò che traspare dai sistemi di assicurazione e sicurezza che incontriamo nelle immagini senili della società politica. Se cerchiamo la morte nella nostra società, è un errore cercarla nei giovani, dobbiamo cercarla negli anziani e nella loro volontà di avere il controllo su tutto, che è il lato Saturno della vecchia generazione, della mia generazione".

www.socialisti.net/caffe/hillman-ronchey.htm  

 

 


chi è james hillman

nesso fra filologia e immaginazione  - se il video spodesta il libro
L'
«artista della psiche»: fra le tante definizioni coniate sulla figura di James Hillman, questa ci sembra la più efficace. Perché collega la materia prima della sua ricerca, la «psiche», a quell'universo di emozioni, simboli, miti, forme, l'«arte», con il quale un buono junghiano di necessità dialoga costantemente. E perché fa pensare, però, più che a un analista dietro la sua scrivania, a un personaggio «in scena», pubblico. James Hillman è nato ad Atlantic City nel 1926. Ha studiato filosofia alla Sorbona e al Trinity College di Dublino, poi psicologia a Zurigo, dove è entrato a far parte dell'Istituto C.G.Jung, del quale è diventato direttore. Ha fondato il Dallas Institute for Humanities and Culture e dirige dal 1970 la rivista «Spring». Tra i suoi libri «Il suicidio e l'anima» del '64, «Senex e puer» del '67, «Il mito dell'analisi» del '72, «Anima» dell'85, «Cento anni di psicoterapia... e il mondo va sempre peggio» del '93, «Fuochi blu» del '96, «Il codice dell'anima» del '97.
Hillman va approfondendo, a volte talmente tanto da dare l'apparenza di capovolgerli, alcuni concetti chiave della psicologia junghiana: per esempio individuazione, archetipi, anima. Così come Jung esplorando e dialogando con culture «altre»: nella sua ricerca affiorano tracce di sufismo come di pensiero chassidico, accanto all'amata forma dialogica della filosofia platonica. E questo è lo Hillman dei libri. Che, in più del suo maestro, ha un dono: scrive in modo comprensibile. Poi c'è lo Hillman che ci viene consegnato dai giornali. Perché in epoca di morte del sacro gli analisti, junghiani soprattutto - per quella dimensione spirituale che mantengono - possono facilmente essere visti come guru. A Hillman questo non sembra dispiacere. Il problema è che uno degli oggetti prediletti della sua polemica - l'invasività di una psicanalisi volgarizzata - è un fenomeno più americano che europeo. E la polemica, come riportata dai nostri giornali, ha assunto toni caricaturali. In realtà Hillman polemizza col narcisismo - fenomeno epocale - che un certo tipo di psicanalisi fomenta anziché curare.

MAPS  www.caffeeuropa.it/attualita/78babele-chie.html

 

 

james hillman a catania
All'idea di io tradizionale Hillmann contrappone un altro tipo di ego che chiama immaginale, si tratta dell'ego che ritroviamo nell'arte, nell'ambiente, nel sogno e nel mito, fautore della sovversione delle relazioni, propaggine cognitiva di rapporti che si fondano sui sogni ed hanno come luogo l'incoscio collettivo di jungiana memoria: la psiche non è ne mia né tua; esiste una comunità di vita psichica che noi condividiamo, questa vita è fondata anche dall'ambiente, anche dalle piante , dalle costruzioni e anche dalle città; pensare ciò rappresenta una continua sovversione del narcisismo contemporaneo. Il narcisismo che caratterizza la società contemporanea - descritta da Freud come portato di una carenza di libido affettuale - può risolversi solo riscoprendo l'anima mundi: liberarsi dal fascino della propria soggettività perché il mondo ci chiama (distoglie da noi) sempre con la bellezza, la bruttura, la sua vitalità, ma la concentrazione su noi stessi ci divide da questo contatto col mondo.

www.erroneo.org/filosofie/hillct.htm

 

 

 

Questa e' quella che alcuni sociologi chiamano 'nuova ignoranza', una realta' tipica del mondo contemporaneo.
Non so se sia solo mancanza di conoscenza. Il problema e': che cosa sanno e che cosa capiscono?    Esiste un desiderio di ritualita', un desiderio di bellezza, di attivita', di musica.     C'e' tutta una serie di altre cose, ma cio' che importa e' conservare certi miti, che sono sempre stati presenti nella cultura.      Eppure proprio questi sono in pericolo
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www.ultimathule.it

 

 

 l'anima dei luoghi

Seguendo le orme di Jung e degli antichi greci, Hillman sostiene che anche i luoghi hanno un'anima,  sono popolati da divinità diverse, assorbono i pensieri e le tradizioni degli uomini che li abitano da secoli o millenni. In questo libro, Hillman parla dell'anima dei luoghi con Carlo Truppi, studioso di architettura.  Dalla conversazione emerge l'idea di un'architettura lontana da uno "stile internazionale" indifferente alle specificità locali; al contrario, se case, monumenti e città vogliono dare un contributo positivo alla vita degli uomini che vi abitano, devono rispettare e rispecchiare la natura segreta dei luoghi in cui sorgono: l'anima dei luoghi respira insieme all'anima del mondo e alla nostra anima.

yahoo.com

Nell’antica Grecia, luoghi quali incroci, sorgenti, pozzi, boschi erano “abitati”: da dèi e dee, ninfe, daimones. Gli uomini dovevano essere consapevoli dello spirito, della sensibilità, dell’immaginazione che vi sovrintendeva e di come corrispondere al luogo in cui si trovava. Nella nostra cultura, invece, a partire da Cartesio e Newton – con le astrazioni del razionalismo e la rivoluzione scientifica del Seicento -, i luoghi hanno perso l’anima: abbiamo sostituito l’individualità, la specificità di ciascun luogo con l’idea di una spazio “vuoto”, uniforme, che si può misurare e occupare. Seguendo le orme di Carl Gustav Jung e dei greci, James Hillman – il grande psicologo e filosofo americano che ha riportato al centro della nostra riflessione l’idea di “anima– recupera l’antica nozione di una natura animata che assorbe i pensieri e le tradizioni degli uomini che la abitano da secoli o millenni.  www.rizzoli.rcslibri.it

"Quando si torna dopo molto tempo nel proprio paese o nella città natale, o nella strada dove si abitava da bambini, si avverte il peso e il riaffiorare dei ricordi e, con essi, una certa gioia che proviene dal luogo. Di solito pensiamo che tutto questo provenga dalla nostra mente, che provenga dal cervello, perché così c'è stato insegnato. Invece, è il luogo che parla di sé".
Il luogo ferito mostra tutta la sua forza, la sua presenza, il valore della sua identità, la memoria di cui è portatore. Sicché prima di ogni riparazione bisogna attendere i tempi di cicatrizzazione. Bisogna aspettare, cioè, che sia il luogo a suggerire cosa fare, a indicare risposte. Non ignorare la ferita, bensì utilizzarla come circostanza dolorosa ma anche feconda di possibilità. Deve, però, trascorrere del tempo perché l'anima è molto lenta. E ciò che si ricostruisce è una nuova fisica nascita, perché, a differenza dello spirito che vive disincarnato, l'anima non è separata dalla sua corporeità: aderisce alla materia, ama il corpo, ama il mondo.  

il quaderno.it

caro hillman...
venticinque scambi epistolari con James Hillman  

voci significative della psicologia analitica e della cultura italiana scrivono a James Hillman — figura prestigiosa e carismatica di filosofo e analista junghiano, ben noto ai lettori del nostro Paese — presentandogli ricordi personali, interrogativi, proposte, poesie e persino un ritratto, ma anche perplessità ed espliciti dissensi.

L'iniziativa di raccogliere in volume queste lettere, con le risposte di Hillman, intende stimolare un dibattito su che cosa può significare, oggi, rifarsi al pensiero e all'insegnamento di Jung; più in generale, quale psicologia e quale psicoterapia possono aiutarci ad affrontare i problemi dell'individuo e della società nel mondo attuale.   

www.bollatiboringhieri.it/

Un Hillman disegnato a toni freddi e irreali, volto senza volumi, piatto e immobile e dis-animato (proprio lui che ha speso tutta una vita culturale all'insegna dell'Anima!). Posto in copertina, il ritratto ci accompagna inesorabile e, a dire il vero, un po' ci disturba, per tutto il corso della lettura. Tra l'altro, a ben vedere, nelle linee della bocca, quel viso rassomiglia più che altro al disegnatore. E Hillman deve avere percepito qualcosa del genere se, in risposta a quell'omaggio grafico (inserito anch'esso, a mo' di lettera, nell'epistolario), dice a Battiato "Forse quel ritratto è lei stesso quanto me". www.ilquaderno.it

 

IL SUICIDIO E L'ANIMA

Se il suicidio è certamente il più violato fra i tabù -oggi più che mai, come testimoniano le cronache -, rimane nondimeno, nella percezione comune, lo scandalo supremo, il gesto inaccettabile. Il diritto lo ha giudicato per molto tempo un reato; la religione lo considera peccato, condannandolo come atto di ribellione e apostasia; la società lo rifiuta, tendendo a sottacerlo o a giustificarlo con la follia, quasi fosse l'aberrazione antisociale per eccellenza. E non si può dire che siano mancate riflessioni e analisi - da John Donne a Hume, da Voltaire a Schopenhauer, da Durkheim alla messe di studi psicologici e psichiatrici - volte a spiegarlo. Il problema, nella sua essenza, è rimasto intatto. James Hillman capovolge qui ogni prospettiva. Come egli stesso scrive, non senza vigore polemico, questo libro "mette in discussione la prevenzione del suicidio; va a indagare l'esperienza della morte; accosta la questione del suicidio non dal punto di vista della vita, della società e della "salute mentale", bensì in relazione alla morte e all'anima. Considera il suicidio non soltanto come una via di uscita dalla vita, ma anche come una via di ingresso nella morte". Poiché nell'esperienza della morte l'anima trova una rigenerazione, l'impulso suicida non va necessariamente concepito come una mossa contro la vita, ma come un andare incontro al bisogno imperioso di una vita più piena. Più che di essere spiegato, ci dice in sostanza Hillman, il suicidio attende di essere compreso.

ibs - 2010

 

 

 

 

2008

la giustizia di afrodite

Problems from Philosophy Organizations
Complex Variables and Applications
SERVICE MANAGEMENT

GLI STILI DEL POTERE

IL SUICIDIO E L'ANIMA

2007

LA FORZA DEL CARATTERE. LA VITA CHE DURA

2006

Cent'anni di psicanalisi E il mondo va sempre peggio

Il paesaggio: una ricerca psicologica

2005
Un terribile amore per la guerra
Il linguaggio della vita.
Cent'anni di psicanalisi.
2004
L'anima dei luoghi. Conversazione con Carlo Truppi
Il piacere di pensare.
2003
Il sogno e il mondo infero
Il linguaggio della vita.
Il potere. Come usarlo con intelligenza
2002
Anima. Anatomia di una nozione personificata
Il potere
Il potere. Come usarlo con intelligenza
L'anima del mondo e il pensiero del cuore
Politica della bellezza

 

2001
L'anima del mondo.
Oltre l'umanesimo
Il piacere di pensare

Animali del sogno

2000
Tipos De Poder: Guia Para Pensar Por UNO Mismo
La forza del carattere. La vita che dura - 2007
1999
Anima. Anatomia di una nozione personificata
Il suicidio e l'anima
Puer aeternus
1998
Cento anni di psicoterapia
1997
Soul's Code
Il codice dell'anima.
Trappole seduttive.
1996
Fuochi blu
1995
L'Anima del mondo e il pensiero del cuore
1992
Variazioni su Edipo
Re-visione della psicologia

www.unilibro.it    www.zam.it

 

 

La giustizia di Afrodite
James Hillman ricorda che rivolgersi alla Dea porta spesso alla catastrofe: «Pensa a Paride, che Ti preferì a Atena e Era, pensiamo alle conseguenze: Troia in macerie, le morti degli eroi. Pensa a Didone, regina di Cartagine, una delle Tue favorite. O a Fedra, resa folle dal suo amore illecito. E pensa alle nostre vite, a come ci riduciamo quando ci visita la Tua ispirazione: diventiamo bugiardi, impostori, pazzi di gelosia».

silvia ronchey - lastampa.it

La ricchezza degli animali è nascosta

dice Hillman. Essi sono i portatori di un fuoco che non si vede e di una parola che non si sente. O che non siamo più capaci di ascoltare. L'animale del sogno è il nostro benefattore segreto: dentro di noi c'è un'intera arca di Noè che può parlarci dei nostri turbamenti profondi, delle nostre paure, ma anche della direzione in cui crescere, della speranza di cui nutrirci, della forza cui attingere per tornare a combattere quando siamo esausti per le dure battaglie della vita, dei valori etici per cui vale ancora la pena di vivere e di credere, nonostante tutto. Esso compensa una condizione umana troppo razionale e snaturalizzata. Nella capacità di dialogare con gli animali che abitano i nostri sogni, nell'ascolto che meritano, nel messaggio spesso cruciale che ci portano, c'è una delle chiavi di accesso più preziose alla nostra verità esistenziale più negletta. Nelle notti d'estate, nella solitudine silenziosa che avvolge i nostri sogni mentre il corpo giace addormentato, c'è un'opportunità speciale di ri-sintonizzarci con le acque profonde della nostra anima.
peacelink.org

 

 

 

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