stephen william hawking

 

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L'OROLOGIO E L'INSETTO


introduced by famed cosmologist Stephen Hawking, challenges all preconceptions about telling time. It has no hands or digital numbers and it is specially designed to run in erratic fashion, slowing down and speeding up from time to time.

elbo.ws



Hawking, l'orologio, l'insetto
Non si parla d'altro in queste ore: il celeberrimo fisico e divulgatore scientifico Stephen Hawking ha presentato venerdì all'Università di Cambridge quello che in rete viene considerato il più "strano" orologio. A motivare questo giudizio la singolare tecnologia su cui si basa e l'ancor più singolare richiamo etologico alla cavalletta...
Dal diametro di quasi 5 metri, l'orologio sul quale si muove la mega-cavalletta "mangiatrice del tempo" è realizzato grazie a sei diverse tecnologie brevettate, un affare che ha richiesto cinque anni di lavoro e un milione di sterline, e che Taylor ha donato all'Università...

punto-informatico.it

 

 

 

... Arrabbiarsi per la mia condizione di disabile è una perdita di tempo. Nella vita bisogna battersi e io non ho raccolto cattivi risultati. La gente non ha tempo per te se sei sempre arrabbiato o se ti lamenti in continuazione.
...
potendo incontrerei piu' volentieri Marilyn che Newton. Pare che Newton avesse un pessimo carattere.

emma brockes - trad gruppo logos - http://www.corriere.it 

Stephen Hawking NELLO SPAZIO 2007

decollato da Cape Canaveral alla volta dei limiti dell'atmosfera terrestre e poi rientrato a forte velocita' nella base in Florida. Ancora piu' dell'assenza di gravita', l'astrofisico britannico ha gioito della possibilita' di lasciare la sedia a rotelle per librarsi nell'aria, anche se solo per pochi minuti

repubblica.it

 

http://www.youtube.com/watch?v=JXQeQD0CJzY

 

 

HAWKING  PARLA MUOVENDO UN OCCHIO
Lo scienziato britannico Stephen Hwaking, la cui condizione fisica si sta aggravando, ormai parla grazie a un computer che risponde ai movimenti del suo occhio. Lo ha detto alla Bbc David Pond, l'assistente dell'autore della 'Breve storia del tempo'. Hawking, 63 anni, da anni lotta contro il morbo di Lou Gehrig, ovvero la sclerosi laterale amiotrofica, che progressivamente sta distruggendo ogni sua facolta' di movimento. Aveva 21 anni quando gli fu diagnosticata e studiava a Cambridge: da allora e' diventato il cittadino britannico sopravvissuto piu' a lungo alla terribile malattia. Finora ha usato per parlare un computer collegato alla mano, che pero' non riesce quasi piu' a muovere: da due mesi fa quindi uso di un congegno che gli consente di usare il computer parlante con i movimenti dell'occhio, ha spiegato Pond. L'apparecchio, attaccato si suoi occhiali emette un raggio infrarosso che risponde ai movimenti dell'occhio e delle palpebre

primapress.it   2005 settembre

 

DONNE MATEMATICA E FISICA
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..    È generalmente accettato che le donne sono migliori degli uomini nelle lingue, nelle relazioni interpersonali e nello svolgere più attività contemporaneamente, ma che sono meno abili a leggere le cartine e hanno una coscienza spaziale meno sviluppata.     Pertanto non è irragionevole supporre che le donne possono essere meno capaci in matematica e in fisica.     ...

 

 

 

Hawking - cittadinanza onoraria A PADOVA  -   tema 'SCOrrendo indietro la storia' 

S.Hawking  insignito del premio della Royal Society di Londra: la medaglia Copley


Stephen Hawking to receive Medal of Freedom from President Obama





Stephen Hawking tra «Einstein» e «Newton» e  in un episodio dei «Simpson» in cui ha doppiato se stesso

La sua mobilità è così limitata che può usare solo un dito per agire sul suo computer. Altrimenti, si deve affidare alla guancia destra, su cui è puntato un raggio a infrarossi, e che lui contrae per muovere un cursore del dizionario, completando una intera frase prima di inviarla al sintetizzatore vocale.


Il mio primo successo editoriale, Breve storia del tempo, ha destato un grande interesse, ma molti lo hanno trovato difficile. Quindi ho deciso di scrivere una nuova versione più facile. Il risultato è un libro leggermente più breve, ma più fluido, più accessibile. Mi auguro che le persone che hanno avuto difficoltà con Breve storia del tempo proveranno a leggere La grande storia del tempo: resteranno sorprese.

 

LIBRO PER RAGAZZI SU UNIVERSO, VENDUTO IN 29 PAESI
''George e la chiave segreta per l'Universo'' e' il primo volume di una trilogia dell'autorevole cosmologo celebre per i suoi studi sui ''buchi neri'', destinata a raccontare il funzionamento del sistema solare in modo didattico e ludico attraverso le avventure di un giovanissimo eroe. Il lancio del libro, destinato a ragazzi dagli 11 ai 14 anni,
adnkronos

 

 

L'Universo spiegato a mia figlia
UN ROMANZo con la figlia Lucy -  il primo di una trilogia con un eroe bambino che cerca di capire l'universo. Usando i trucchi della scienza invece che la magia
"La chiave segreta per l'Universo è come Harry Potter, ma con la scienza al posto della magia".

Stephen Hawking ha sempre unito un'incrollabile fiducia nelle leggi della natura alla capacità di stupire degna di un mago: immobilizzato da quarant'anni su una sedia a rotelle, perché malato di sclerosi laterale amiotrofica, ha avuto un'intensa vita affettiva, con figli, nipoti e divorzi, ha svelato alcuni dei misteri dell'universo ha venduto oltre dieci milioni di copie del suo Dal Big bang ai buchi neri, ha volato in assenza di gravità e si prepara ad andare in orbita nel 2009. È comparso in una puntata dei Simpson, è stato ricevuto in udienza dal Papa e dalla regina d'Inghilterra. Perché stupirsi se ora ha deciso di sfidare Harry Potter con UN ROMANZo per ragazzi?
l.fraioli p. zanuttini  larepubblica.it 

Dio e Darwin alleati o avversari?
In Vaticano si apre un convegno intitolato 'Approcci scientifici sull'evoluzione dell'universo e della vita' che affronterà - con nomi di spicco come il fisico Stephen Hawking e il card. Chrisoph Schoenborn - i temi più controversi del dibattito filosofico, scientifico e teologico sull'origine del mondo e dell'uomo.
"consolidare le conoscenze sulla dinamica dell'evoluzione nelle sue dimensioni storiche e, inoltre, di fornire possibili opinioni sugli sviluppi sia prossimi che in un lontano futuro"
apcom - alice.it

 

 


morto Ralph A. Alpher, il fisico americano che, nel 1948, pubblicò uno studio sulla teoria del Big Bang ben 30 prima che, per la stessa scoperta, il premio Nobel fosse assegnato ai radio astronomi americani Arno Penzias e Robert Wilson, nel 1978.
Fu il primo fisico a capire - e ha dimostrare in uno studio - che se l'universo è iniziato con un Big Bang, l'esplosione primigenia di quell'unico atomo doveva per forzaaver lasciato qualche traccia che poteva essere calcolata
il pioniere era stato lui, Ralph Alpher, un precursore dei tempi poi ignorato. "Rimasi ferito - ha raccontato in un'intervista del 1999 apparsa sul Discover Magazine e ripresa oggi dal Washington Post - offeso, scocciato. A quel tempo non mi avevano neppure invitato a vedere quel dannato radioricevitore. Ma ormai sono stufo di essere amareggiato, prendo atto che sono stato dimenticato".

redazione www.cdt.ch - ago 2007

 

 

Stephen Hawking e altri nove fisici hanno sottoscritto una lettera aperta perché la Nasa non chiuda il programma di ricerca sulle onde gravitazionali.
Lisa, acronimo di Laser Interferometry Space Antenna, è un progetto realizzato congiuntamente dalle agenzie spaziali di Stati Uniti ed Europa. Entrambi gli enti l'hanno collocato al centro dei rispettivi programmi scientifici futuri, la Nasa nel piano Beyond Einstein, l'Esa come missione di punta della sua Cosmic Vision. Lisa è finalizzato a indagare un fenomeno per molti versi ancora oscuro, come sono le onde gravitazionali, emesse da ogni corpo dotato di massa in movimento. La prova sperimentale della loro esistenza risale al 1974, quando Joseph Taylor (uno dei firmatari dell'appello) le individuò nel corso dell'osservazione di una pulsar binaria, un sistema stellare composto da due stelle di neutroni in rapida rotazione e in orbita l'una attorno all'altra. Albert Einstein aveva predetto il fenomeno già nel 1916, nell'ambito della teoria della relatività generale. Tuttavia l'osservazione della pulsar binaria di Taylor ha fornito solo una prova indiretta. Osservare direttamente le onde gravitazionali sarà la missione di Lisa.   www.fantascienza.com  2005

 

 

IL QUANTO DI MAX PLANCK - in fisica, la quantità indivisibile o il valore più piccolo fisicamente possibile di una grandezza variabile con discontinuità. Il concetto di quanto fu introdotto da Planck, che suppose che l'energia elettromagnetica irradiata dai corpi alle varie frequenze potesse essere emessa mediante un gran numero di processi elementari per quantità piccole ma finite date da: E=hv, dove h è una costante, detta costante di Planck. Einstein, successivamente, mostrò che non solo l'emissione o l'assorbimento avvenivano per quantità finite, ma che la radiazione stessa era costituita da granuli elementari di energia: i quanto di luce o fotoni. In seguito si considerarono altri tipi di quanto oltre al fotone (che è il quanto del campo elettromagnetico), e si ebbero così il gravitone, il pione, il bosone vettore intermedio ecc.   sapere.it/ 

IMPORTANTE MANOSCRITTO DI EINSTEIN NEGLI ARCHIVI DELL'UNIVERSITA' DI LEYDE - OLANDA
un saggio di 16 pagine in tutto. risale al 1924 e descrive la trasformazione degli atomi di un gas a temperature molto basse. Tale processo è attualmente conosciuto come condensazione Bose-Einstein. Negli anni Venti Einstein giro' in lungo e in largo l'Europa per tenere conferenze e letture sulle sue teorie.    
adnkronos.com 2005

 

 

WE CAN'T SOLVE PROBLEMS BY USING THE SAME KIND OF

THINKING WE USED WHEN WE CREATED THEM
albert einstein

 

 

buchi neri, hawking ammette di essersi sbagliato   21 lug 2004

stephen hawking presenta nuova teoria sui buchi neri
DUBLINO -
I buchi neri sarebbero in grado di restituire allo spazio esterno parte della materia e dell'energia inghiottite in precedenza. Lo ha comunicato l'illustre fisico inglese Stephen Hawking, nel corso della 17esima Conferenza Internazionale sulla Relativita' generale che si sta svolgendo a Dublino. Hawking ha cosi' ritrattato la base della sua teoria sui buchi neri, stelle considerate talmente massicce che il loro campo gravitazionale impedirebbe persino alla luce di sfuggire dalla loro superficie. Secondo la nuova teoria invece i buchi neri sono in grado di restituire informazione - materia ed energia - all'esterno, sebbene in uno stato 'irriconoscibile' rispetto a quello originale.

http://www.corriere.it/

scienziati spiazzati. Nel suo intervento a Dublino, parlando con una voce sintetizzata al computer, Hawking ha ammesso dopo trent'anni di aver avuto torto. Lo scienziato, che è costretto alla sedia a rotelle dalla sclerosi laterale amiotrofica, ha motivato la sua nuova posizione sulla base di una teoria che ha colto impreparati gli altri scienziati. Preskill stesso si è dichiarato soddisfatto, ma ha ammesso di non avere ben compreso gli aspetti teorici. La comunità scientifica, dunque, attende ora la pubblicazione che, stando alle aspettative, sarà prese

ntata tra circa un mese.    07/2004
http://www.focus.it/

 

roger penrose:   hawking sbaglia sui buchi neri   di Ilenia Picardi

«Non sono d’accordo con Hawking. Continuo a credere che il buco nero sia un potente “censore cosmico”, un oggetto che inghiotte e cancella tutto ciò che resta intrappolato nel suo campo gravitazionale, senza lasciarne alcuna traccia. Se la cosa non rispetta i principi della fisica quantistica, è quest’ultima che deve essere riformulata». A parlare è Roger Penrose, fisico matematico docente ad Oxford, figura tra le più eclettiche e vivaci nel panorama della scienza contemporanea. Fu proprio con il suo collega Stephen Hawking che Penrose dimostrò alla fine degli anni sessanta come la singolarità di un buco nero - regione dello spazio-tempo dove densità di materia e di energia diventano infinitamente grandi - non sia uno scherzo a cui si può sfuggire, magari con qualche espediente matematico. Si tratta bensì di una proprietà intrinseca della natura che non può essere cancellata, almeno ammesso che si creda alla relatività generale, la teoria che Einstein formulò nel 1916.
Lei era a Dublino quando lo scienziato ha tenuto il suo seminario?
Sì, e devo dire che non mi ha convinto. Ho parlato anche con altri colleghi che non sono stati persuasi dal suo discorso. Non credo che Hawking abbia risolto così il «paradosso delle informazioni» che è il risultato di due teorie che non vanno d’accordo: la fisica della gravitazione e la fisica quantistica. Non abbiamo ancora un solo schema teorico che sappia descrivere contemporaneamente il mondo “grande”, fatto di galassie e buchi neri, e il mondo “piccolo”, costituito da atomi e particelle subatomiche. Ma prima di arrivare a una teoria unificata credo sia necessario risolvere i problemi concettuali della meccanica quantistica. Tra questi il paradosso del gatto di
schroedinger secondo cui un gatto può essere vivo e morto nello stesso tempo.

http://www.unita.it/

 

L'Universo? E' fatto di materia ed energia oscure
Immaginiamo di aver appena infornato una torta con le noccioline. Quando comincia la lievitazione, le noccioline cominciano ad allontanarsi una dall'altra, ovunque e contemporaneamente. .....
«lo stato iniziale», spiega
Margherita Hack, anche lei relatrice alla conferenza veneziana, «doveva essere caratterizzato da temperature e densità elevatissime. Quando l'età dell'universo era di qualche miliardesimo di miliardesimo di secondo, la materia era sotto forma di particelle elementari, come quark, neutrini ed elettroni. Poi, col procedere dell'espansione e la diminuzione di temperatura e densità, i quark sono stati imprigionati nei protoni e nei neutroni, i costituenti dei nuclei atomici. Questi hanno quindi dato luogo alle prime reazioni nucleari». A 380.000 anni dal Big Bang la temperatura è 3.000° K e l'universo da opaco diventa trasparente, lasciando sfuggire nello spazio la radiazione. Quest'ultima, che è dunque l'"immagine" che abbiamo dell'universo primitivo, corrisponde a quella emessa da un corpo alla temperatura di 2,7° K (pari a -270,46° C). Questa viene dunque considerata la temperatura attuale dell'universo. Gli scienziati hanno osservato che tale radiazione presenta una temperatura leggermente maggiore dove ci sono più galassie vicine. Proprio questo fenomeno è in contraddizione con quanto ci si aspetterebbe se vi fosse solo energia gravitazionale: in questo caso infatti i fotoni che passano in prossimità degli ammassi di galassie perderebbero energia e di conseguenza diminuirebbe la temperatura della regione spaziale   
gvonline.it

convergenza di interessi tra l'Infn, interessato alla realizzazione di una stazione di prova per prototipi di un telescopio sottomarino per neutrini, e dell'Ingv.  ansa  - agi   2005

.....comprendere come mai tutto ciò che oggi conosciamo nel cosmo, dalle galassie a noi stessi, sembra essere composto esclusivamente da materia, mentre le teorie dicono che dopo il Big Bang oltre alla materia si formò anche la cosiddetta antimateria (formata da particelle identiche a quelle che compongono la materia ma dotate di cariche opposte). I neutrini potrebbero anche essere fondamentali per la formulazione di una teoria, a lungo cercata dai fisici, che unifichi le quattro forze fondamentali presenti nell'universo (ettromagnetica, forte, debole e di gravità).   www.lasicilia.it   

''I neutrini ad altissima energia vengono dall' universo e ci segnalano fenomeni violenti che sono accaduti o accadono tuttora a distanza lontanissima proprio perche', avendo poche interazioni, riescono ad attraversare grandi distanze intergalattiche senza essere assorbiti. E' una sorta di radiografia dell'universo'' http://www.rai.it/  2005

"Nemo" a caccia di neutrini dal fondo del Mar Ionio
Sarà un telescopio sottomarino del tutto particolare quello che, da 3.500 metri di profondità, capterà l'arrivo delle piccole particelle provenienti dalle lontane regioni dell'Universo
I neutrini sono, dopo i fotoni, le particelle più abbondanti dell'Universo. Sono prodotti nelle stelle oppure in fenomeni cosmici come l'esplosione di supernove e nelle misteriose esplosioni di energia chiamate Gamma Ray Bursts. Il mare di neutrini che pervade il cosmo inonda naturalmente anche il nostro pianeta: in un secondo, solo attraverso la punta di un dito si calcola che ne passino 60 miliardi, ovviamente senza lasciar traccia. Proprio la grande elusività di queste particelle fa si che esse siano estremamente difficili da studiare: per cercare di rispondere ad alcuni dei molti quesiti aperti è stato concepito il telescopio sottomarino per neutrini Nemo.
  newton.rcs.it/       2005

 

 

 

 

           

Stephen W. Hawking:    il paradosso vivente

Stephen Hawking nasce l'8 gennaio 1942 a Oxford, benché i suoi genitori abitassero a Londra, perché Oxford era un posto più favorevole in cui nascere durante la seconda guerra mondiale. C'era infatti un accordo per cui i tedeschi non avrebbero bombardato Oxford e Cambridge e gli inglesi avrebbero analogamente risparmiato dalle bombe Heidelberg e Gòttingen. Suo padre, Frank, era originario dello Yorkshire. Il nonno di suo padre era stato un agricoltore facoltoso ma aveva comprato troppe fattorie, e durante la crisi agraria dell'inizio del secolo era andato in rovina. I genitori di suo padre si erano ritrovati perciò con scarsi mezzi economici, ma erano riusciti tuttavia a mandarlo a Oxford, dov'egli aveva studiato medicina dedicandosi poi a ricerche nel campo della medicina tropicale. Nel 1935 suo padre si recò nell'Africa Orientale. All'inizio della guerra lasciò l'Africa e partì per l'Inghilterra, dove si presentò volontario per il servizio militare. Gli fu detto però che sarebbe stato più utile nella ricerca medica. La madre di Stephen, Isobel , era nata a Glasgow, in Scozia, ed era la seconda dei sette figli di un medico. La sua famiglia si trasferì a sud, nel Devon, quando lei aveva dodici anni. Anche la famiglia di sua madre non disponeva di grandi mezzi, ma riuscì a mandarla a Oxford. Dopo gli studi, ella fece vari lavori, compreso quello di ispettore del fisco, che però non le piaceva. Si dimise perciò per diventare segretaria e fu così che, nei primi anni di guerra, conobbe il padre di Stephen. Quando Stephen ebbe tredici anni, suo padre volle che tentasse di entrare alla Westminster School, una delle principali "public schools", ossia scuole private, contrariamente a quanto potrebbe lasciar intendere il nome. A quel tempo nell'istruzione c'era una netta divisione classista. Al tempo dell'esame, però, Stephen era malato e non lo feci, cosicché rimase alla scuola di St. Albans. Vi ricevetti un'istruzione che era almeno altrettanto buona di quella che avrebbe avuto a Westminster, se non addirittura migliore. Non riuscii mai a mettersi in evidenza in classe. (Era una classe molto brillante.) I suoi compiti erano alquanto disordinati e la sua calligrafia riduceva i suoi insegnanti alla disperazione. Aveva pochi amici con i quali faceva lunghe discussioni e dispute su qualsiasi argomento, dai modellini telecomandati alla religione, alla parapsicologia e alla fisica. Una delle cose di cui parlavamo era l'origine dell'universo, e se ci fosse stato bisogno di un Dio per crearlo e per metterlo in movimento. Aveva sentito dire che la luce proveniente da galassie lontane è spostata verso l'estremo rosso dello spettro e che questo fatto dovesse indicare che l'universo è in espansione. (Uno spostamento verso l'azzurro significherebbe che esso è in contrazione.) Stephen, però, ero sicuro che dovesse esserci qualche altra ragione per lo spostamento verso il rosso. Forse nel suo viaggio verso di noi la luce si affaticava, e quindi si spostava verso il rosso. Sembrava molto più naturale un universo essenzialmente immutabile ed eterno. Solo dopo due anni di ricerche per il dottorato si rese conto di essere in errore. Negli ultimi due anni alle scuole secondarie gli venne il desiderio di specializzarsi in matematica e in fisica. Suo padre era però molto contrario alla sua scelta, pensando che non ci fossero posti di lavoro per i matematici, tranne che come insegnanti. Quando a tredici anni venne colpito da una serie di dolorose febbri ghiandolari, non ci fece caso nessuno. Dolori di crescita, si pensò. Il padre biologo, lo vorrebbe medico, ma lui rifiuta perché vuole studiare matematica. Un compromesso viene raggiunto sulla facoltà di fisica presso l'università di Oxford, che consente al ragazzo di risiedere in quell'University College dove già era stato il padre. Un giorno, durante il secondo anno di studi, viene assegnato un tremendo esercizio che pone tredici quesiti apparentemente insolubili. Nel giro di una settimana gli altri ragazzi trovano soltanto due risposte. Lui dorme, si alza tardi, sembra disinteressarsi al problema. Nonostante questo lui risolve dieci quesiti con estrema disinvoltura. I suoi amici, in quel momento, capirono che era sbocciato un nuovo Einstein. Così, correndo con il naso e la mente all'aria, un giorno cade dalle scale. Sviene, sembra avere perso la memoria. Ma poi tutto pare normalizzarsi. Avendo deciso per prudenza di sottoporsi a un test psicofisico, lo supera brillantemente. Ogni cosa sembra nella norma, ma nel corso del terzo anno di studi le mani cominciano a dargli qualche problema. Ciò non gli impedisce di laurearsi a pieni voti a soli vent'anni. L'accademia universitaria lo accoglie a braccia aperte nel proprio esclusivo mondo perché potesse continuare i suoi studi, sulla relatività generale ed i buchi neri, sull'origine dell'Universo. Le difficoltà nell'uso delle mani lo convincono a sottoporsi a nuovi esami. Gli tolgono un campione di muscolo, gli iniettano un fluido nella spina dorsale. La diagnosi è terribile: sclerosi amiotrofica laterale, una malattia che provoca la disintegrazione delle cellule nervose e con essa una morte rapida. Gli vengono concessi due anni e mezzo. Non cede. Al contrario si dedica all'impresa con maggiore dedizione. Nel 1965 sposa Jane Wilde,che per venticinque anni gli farà da moglie e da infermiera, minuto per minuto, dandogli anche tre figli. Intanto i risultati scientifici si susseguono. Nel 1975 gli viene assegnata in Vaticano la medaglia d'oro intitolata a Pio XII. Da tempo le sue membra contorte e atrofizzate non sono più in grado di sollevarsi dalla carrozzella: è il Pontefice che deve chinarsi su di lui per consegnargli il riconoscimento. Nella reggia di San Pietro Stephen Hawking ci torna più volte: nel 1986 viene addirittura ammesso all'Accademia Pontificia delle Scienze. Intanto nel 1979 è stato nominato titolare della cattedra di matematica già occupata da Isaac Newton. La firma sull'atto di accettazione è l'ultima cosa che riesce a scrivere. Ormai i risultati delle proprie ricerche, e con essi le proprie emozioni di uomo, li può comunicare soltanto a voce. E' unicamente servendosi della voce che continua instancabile, nonostante la fatica atroce, a insegnare a un drappello di fedelissimi studenti, pronti ad assisterlo istante per istante, in un rapporto che qualcuno ha definito di natura "religiosa". Il fatto si è che per lui il problema di divulgare le proprie scoperte, di metterle a disposizione non soltanto della ristrettissima accademia scientifica ma anche del grande pubblico è di cruciale importanza. E' precisamente perciò che tra il 1982 e il 1984 nasce "Dal Big Bang ai buchi neri". Un testo arduo, al limite della comprensibilità nonostante le generose intenzioni dell'autore. Perciò Hawking elabora un duplice strumento, un libro collegato a un film in videocassetta, entrambi intitolati Come leggere Stephen Hawking: Dal Big Bang ai buchi neri. Vita, ricerche, idee. Due strumenti capaci di fondere intimamente la biografia dell'uomo con la profondità della scienza, i risultati scientifici di Stephen Hawking con la sua tormentata realtà di vivente. Qualche anno fa, Stephen è stato investito da un auto, con ulteriori gravi conseguenze fisiche. Nel 1990, inoltre, il magico rapporto che lo legava alla moglie si è spezzato, concludendosi con un doloroso divorzio. Ma, soprattutto, da qualche anno Hawking non dispone più nemmeno della voce, deve comunicare servendosi di un sofisticatissimo computer che gli consente di esprimersi con sconvolgente lentezza: non più di quindici parole al minuto. E attraverso tale comunicazione i risultati della sua indagine scientifico-filosofica continuano ad avvicinare impercettibilmente l'umanità a una risposta definitiva, che significherà il trionfo della ragione e a conoscere la mente di Dio. Stephen è noto a noi soprattutto per i suoi tentativi di unificare la relatività con la teoria dei quanti e per i suoi contributi nell'ambito della cosmologia relativistica.Gran parte del suo lavoro riguarda il concetto di buco nero, e le sue ricerche nell' ambito della relatività generale avvalorano la teoria del Big Bang sull'origine dell'universo. Stephen ha ipotizzato che il Big Bang sia derivato da una singolarità iniziale dello spazio-tempo e che tale singolarità rappresenti una caratteristica di qualsiasi modello dell'universo in espansione. Le sue ultime pubblicazioni di carattere divulgativo sono "Buchi neri e universi neonati "(1993) e "The Nature of Space and Time" (1996) un dibattito con il fisico matematico Roger Penrose.

http://utenti.multimania.it/nonsolomatematica/homeframe.htm

 

 

 

Stephen Hawking

"Nella primavera 1974, un paio di anni prima che il veicolo Viking scendesse su Marte, ero in Inghilterra a un convegno patrocinato dalla Royal Society di Londra per investigare il problema di come si potessero ricercare forme di vita extraterrestri. Durante una pausa per il caffè, avendo notato che una manifestazione molto maggiore si teneva in una sala adiacente, vi entrai spinto dalla curiosità. Mi resi conto che stavo assistendo a un antico rito, l'investitura di nuovi membri della Royal Society, una fra le più antiche società culturali di tutto il mondo. In prima fila un giovane seduto su una sedia a rotelle stava scrivendo il suo nome con grande lentezza, in un libro che recava in una delle primissime pagine la firma di Isaac Newton. Quando infine la cerimonia finì, ci fu un'ovazione commovente. Stephen Hawking era una leggenda già allora"
Carl Sagan

Stephen Hawking è considerato al giorno d’oggi il padre dei buchi neri. Nato nel 1942 in Inghilterra, Hawking non ha sempre dato prova del suo straordinario ingegno, anzi a scuola non era particolarmente brillante. La sua intelligenza è un intelligenza particolare, fatta solo per grandi cose; durante l’adolescenza Hawking iniziò a dare prova di questa sua dote inventando giochi di società con regole così complicate che ogni partita poteva durare anche una settimana. Quando il ragazzo cominciò a pensare all’università, il padre biologo lo avrebbe voluto medico e che seguisse i sui passi ma lui si oppose, vuole fare matematica, scienza precisa: alla fine si giunse ad un compromesso con fisica. A Oxford, prestigiosissima università inglese, nessuno fa caso che il ragazzo entrato con una borsa di studio ha diciassette anni. All’università Stephen era uno studente come molti altri, ma c'è un particolare episodio molto significativo. Un giorno del secondo anno a Stephen e ai suoi tre compagni di stanza viene assegnato un esercizio che pone tredici quesiti apparentemente insolubili; i suoi tre compagni in una settimana trovano solamente due risposte, e invece il ragazzo è quasi disinteressato. Così gli amici sdegnati da tale comportamento lo lasciano per andare a fare una passeggiata; al ritorno lo ritrovano sopra i libri e gli chiedono come è andato e lui risponde "Mah, per adesso dieci, ma se mi date ancora un po’ di tempo…": i suoi compagni capirono di essere su mondi diversi. Al terzo anno comincia ad avere dei disturbi alle mani che gli tremano leggermente, ma questo non gli impedisce di laurearsi a pieni voti a soli vent’anni. Dopo la laurea, l'accademia universitaria lo accoglie a braccia aperte, ma nonostante ciò il problema alle mani continua, e questo lo convince a sottoporsi ad un test. La diagnosi è terribile: sclerosi amiotrofica laterale, una malattia che distrugge i le cellule nervose. I medici gli diedero non più di due anni e mezzo. Questo non lo scoraggia, anzi lo incita e Hawking si impegna sempre più nel svelare i misteri più remoti e nascosti dell'universo. E a dargli forza dal 1965 c'è sua moglie. Dopo tanto tempo i primi veri e propri risultati arrivano: nel 1974 nasce la sua teoria sull'evaporazione dei buchi neri, un vero gioiello, considerando che è la prima e completa teoria che integra la relatività e la meccanica quantistica, un altro passo verso la grande unificazione delle quattro forze fondamentali. Nel 1975 Hawking riceve la medaglia d'oro del vaticano intitolata a Pio XII, e nel 1979 viene addirittura nominato titolare della cattedra di matematica già occupata da Isaac Newton. Ormai però le sue condizioni sono pessime, non riesce più a muovere le mani e parla a fatica, tanto che oggi riesce a parlare tramite un sofisticatissimo computer, detto sintetizzatore vocale, che non gli permette di scandire più di una quindicina di parole al minuto. Nonostante ciò, un gruppo di fedelissimi studenti devoti continua a seguirlo e ad imparare da un cosìgrande maestro. Dal 1982 al 1984 nasce Dal Big Bang ai buchi neri, un testo un pò complicato ma comunque comprensibile con un pò di pazienza e ragionamento, nonostante ciò ne vengono vendute cinque milioni di copie in moltissime lingue, un maxi successo e il libro resta un bestseller per molto tempo. Dopo tutte le sue difficoltà e le sue condizioni, Hawking continua ancora oggi a darci nuove teorie per scoprire l'universo sempre più a fondo, l'ultima è di pochi mesi fa, di febbraio '98. Chissà per quanto tempo ancora questa grande mente continuerà a rivoltare i misteri del profondo universo, speriamo ancora per molto.

Jacopo Sabbatini http://digilander.libero.it/jacopo2/buchineri.htm

 

 

 

 

Stephen Hawking is wrong

Science has no monopoly on truth, merely models for bits of reality. These are useful "closures says Hilary Lawson, but they replace one mystery with another


Hilary Lawson

The notion that we might uncover the nature of the world through a combination of careful observation and logic goes back to the inception of the scientific project. It was the dream of the Enlightenment and it could even be said that this vision has defined modern western culture. A motivating and liberating force, it has given us a sense of progress, a sense that unlike previous cultures and other societies we are on the road to truth. Nevertheless, it is profoundly mistaken.

In the closing pages of A Brief History of Time Stephen Hawking took a sideswipe at contemporary philosophy, arguing that it has been reduced to an analysis of language. In his haste to dismiss philosophy he allowed himself to misunderstand not only language but the nature of the world. Hawking makes the simple error of assuming that the world and our descriptions of it might be one and the same. In our descriptions of the world we divide it into things: trees and houses, people and events, stars and planets, atoms and molecules. But the world is not a thing or a combination of things, for these categories-these closures, as I call them-are the outcome of our descriptions. Instead, the world is open and it is we who close it. Through our closures we grasp the openness of the world as things, and out of these things we build stories and models through which we are able to intervene. But these stories and models are not the world, nor could they in principle come close to being the world.

The world does not come pre-packaged and divided into its parts. We are not in a cosmic supermarket identifying cling-wrapped items of reality. Instead we find ourselves in openness, and in order to make sense of it, to have some means of intervening to certain effect, we realise closure. We do not form our closures in a vacuum. We find ourselves in a network of linguistic closures already realised and handed down by our culture from generation to generation. As biological organisms, we are already set up, through evolution, to generate certain types of sensory closure. These biological and cultural systems of closure have been adopted because they prove useful, not because they are true.

Current theories of astrophysics, with tales of the big bang, black holes and antimatter, have the feel of science fiction. And in a sense that is what they are: the stories of contemporary science. These stories are not unconstrained; they do not allow anything to be said. For the stories of science have an internal logic which drives them forward. They are often useful. We live by our closures. But we should not imagine that we have thereby captured the secrets of the universe. Nor should we suppose that there are not countless alternatives, offering other ways of holding the world that may be equally valid.

The closures of contemporary science appear to be unavoidable because they take their place in a system of closures that has been built and defended over centuries. When Hawking describes the universe as a vast array of galaxies exploding into the emptiness of space propelled by the energy from the original big bang, it is the outcome of a history of preceding closures which combine to make it look as if Hawking's closure is the only available option. Yet there are other options, at every level of the account, from the tiniest detail to the most general theory; options that would grasp openness differently in some respect, that would draw attention to different patterns and different connections, and which would as a consequence offer different ways of intervening and to different purposes.

In his new book, The Universe in a Nutshell, Hawking regards Newton's account of motion and his theory of gravity as the starting point for the contemporary scientific account of the universe. Instead, we should regard Newton as the initiator of a complex and elegant system of closures. Newton's centrality to science and to our culture obscures the limitations of his theory. We are dazzled by his importance and his influence and so overlook the mechanism of his closures.

Since Newton every schoolchild has known that the apple falls from the tree because of gravity. Yet gravity cannot be detected or identified. We see only its consequences. Newton replaced one mystery, the falling apple, with a more profound one, the existence of something that cannot be seen or touched, and which causes change instantly across any distance. Newton's explanation was no less mysterious than the explanation that the apple falls to the ground because God made it do so. We have become so used to the notion of force that it seems to us now to be almost mundane in character. Yet Newton's theory, which proposed that the world is awash with undetectable and mysterious forces, is bizarre. There is evidence that Newton himself was concerned about the essentially mystical core to his theory (as Einstein would later be about his).

There is also, throughout Newton's theory, a circularity: for the most part, the apple does not fall at all but remains on the tree. Newton has therefore to propose that another force is acting to keep the apple on the tree, a force precisely equal and opposite to that of gravity. And like gravity, this force is also undetectable. Force is Newton's explanation for change, but to any counter-example we choose to offer, Newton simply proposes a new force that is equally unidentifiable or provable. This circularity might appear a weakness, but the great strength of his theory was precisely that it could not be disproved. It is a circularity which ensures a solid core from which to build a system of closures. Where the theory proved useful, it could be applied. And where it was not, a complex amalgam of other forces could be envisaged to explain its failure. So gradually the web of explanation and closure grew. Over time, Newton's framework enabled others to extend and develop the system of closure until today we have the vast network of closures that make up the contemporary scientific account of the universe. Yet at its heart, the Newtonian system and its framework of forces remains as mysterious as when it was first proposed, and its seeming explanations are the circular outcome of a series of responses to previous failures of the system.

Prior to Newton and Copernicus, the Aristotelian and Ptolemaic system proposed that the behaviour of the stars and planets was to be explained by the movements of vast celestial spheres. This system in the context of Newton's framework and our current perspective is wholely preposterous. Yet for centuries it was capable of predicting the movements of the stars and planets to a remarkable level of precision. It was used by sailors to navigate across oceans and was even able to predict irregular events such as eclipses. The success of a system of closure is not due therefore to its having accurately described the world. Its success is due instead to its ability to enable to us to intervene in what we take to be reality. Closures are not powerful because they are true. We hold closures as true because we believe them to be powerful.

Thirteen years on from A Brief History of Time, Hawking has to admit, in The Universe in a Nutshell, that the goal of a theory of everything is no closer to being achieved. In fact, the structure of the new book is itself illustration of the failure of the grand project. For instead of a single unified account which gradually unfolds throughout the book, we have a series of piecemeal glimpses at aspects of contemporary physics. No doubt this structure was selected partly because of the demands of popular science, to make the book both different and accessible. But there is a deeper reason too. The attempt to describe contemporary physics as a single story makes the gaps and weaknesses more apparent. Piecemeal glimpses allow failures of the closure to be covered up and questions to be left unanswered. Moreover, there are signs that Hawking himself is beginning to become aware of the limitations of his own account. He now describes himself as a positivist, in the sense that we can only have evidence for choosing one model over another, rather than evidence for the model being reality. If Hawking took a further step and recognised that different models are not simply different accounts of the same reality but provide themselves different realities, he would have come closer to understanding the nature of the human predicament and the nature of the scientific closure that he is himself propounding.

If we are to make progress in understanding the nature of ourselves and the world we need a theory of closure. Without such a theory we are at risk of mistaking the mechanisms of closure for the mechanisms of reality. Such a theory will need to provide a detailed explanation of how it is that even though closure has nothing in common with openness it is still capable of enabling precise and effective intervention. It will also have to address the question of how it is that a theory of closure is itself possible.

A century ago Lord Kelvin declared, "there is nothing new to be discovered in physics now. All that remains is more and more measurement." Those like Stephen Hawking today who suppose that we are on the verge of finding the ultimate theory will be similarly embarrassed. If instead science gave up its metaphysical pretentions and stopped supposing that it was uncovering the essential character of the world, it would be stronger not weaker. It would be in a better position to entertain new theories, and new closures, which might enable more effective intervention in what we take to be reality. Just as science demonstrated the limitations of the closures of the church, so now we must come to terms with the limitations of the closures of science. We must see them for what they are: ways of holding the openness that is the world.

dal sito prospect-magazine.co.uk/articleview

 

 

 

 

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