GIORGIO GABERscik

 

   pagina 1 - 2  

 

 

com'e bella la  citta
la città di Milano ha una struttura tipicamente concentrica. I nostri interventi tendono a razionalizzare dov'è possibile tutto ciò che riguarda la viabilità, i servizi, le strutture primarie, le infrastrutture. Si deve dare al cittadino uno spazio vitale, abitabile, confortevole, soprattutto congeniale alla sua natura intima e al tempo stesso operosa.  In questo contesto, in questo contesto, in questo contesto ...

http://youtu.be/HaWTpsy4YmQ
Vieni, vieni in città
che stai a fare in campagna ?
Se tu vuoi farti una vita
devi venire in città.
Com'è bella la città
com'è grande la città
com'è viva la città
com'è allegra la città.
Piena di strade e di negozi
e di vetrine piene di luce
con tanta gente che lavora
con tanta gente che produce.
Con le réclames sempre più grandi
coi magazzini le scale mobili
coi grattacieli sempre più alti
e tante macchine sempre di più.
Com'è bella la città
com'è grande la città
com'è viva la città
com'è allegra la città.
Vieni, vieni in città
che stai a fare in campagna ?
Se tu vuoi farti una vita
devi venire in città.
Com'è bella la città
com'è grande la città
com'è viva la città
com'è allegra la città.
Piena di strade e di negozi
e di vetrine piene di luce
con tanta gente che lavora
con tanta gente che produce.
Con le réclames sempre più grandi
coi magazzini le scale mobili
coi grattacieli sempre più alti
e tante macchine sempre di più.
Com'è bella la città
com'è grande la città
com'è viva la città
com'è...
Vieni, vieni in città
che stai a fare in campagna
se tu vuoi farti una vita
devi venire in città.
Com'è bella la città
com'è grande la città
com'è viva la città
com'è allegra la città.
Piena di strade e di negozi
e di vetrine piene di luce
con tanta gente che lavora
con tanta gente che produce.
Con le réclames sempre più grandi
coi magazzini le scale mobili
coi grattacieli sempre più alti
e tante macchine sempre di più.
Com'è bella la città
com'è grande la città
com'è viva la città
com'è allegra la città.
Com'è bella la città
com'è grande la città
com'è viva la città
com'è allegra la città.
Piena di strade e di negozi
e di vetrine piene di luce
con tanta gente che lavora
con tanta gente che produce.
Con le réclames sempre più grandi
coi magazzini le scale mobili
coi grattacieli sempre più alti
e tante macchine sempre di più
sempre di più, sempre di più, sempre di più !
giorgio gaber


Quando sarò capace d'amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.

Quando sarò capace d'amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.

Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.

Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.

Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.

E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.

Quando sarò capace d'amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere

un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.

*
e non lo so se sia il destino oppure il caso
ma in questi tempi così ostili e incerti
mi prende l’innocente e un po’ ambizioso
proposito di amarti

perché senza due corpi e
due pensieri differenti
finisce il mondo

proposito di amare - giorgiogaber.it
Secondo me la donna
e l’uomo, sono destinati a diventare, uguali. In questa nostra epoca, la civiltà si è data un gran da fare, per attenuare certe differenze che erano causa di profonda ingiustizia.    C’è stato un graduale avvicinamento, nel modo, di comportarsi, di sentire, di pensare.      Insomma, di vivere.
Fino alla tanto sospirata parità. Però, secondo me all'inizio di tutto, c'è sempre una donna.

Secondo me, la donna è donna da subito. Un uomo è uomo a volte prima, a volte dopo.
A volte mai.

un'idiozia conquistata a fatica - 1996- fb/gg - 2017

 

 

 

 

milano wall art  - artisti ORTICANOODLES - PAO - IVAN   

murales di milanesi  illustri

come Giorgio Gaber  - Enzo Jannacci - Franca Rame - Luchino Visconti - Alda Merini - Giò Ponti - Gianfranco Ferrè - Marco Ferreri - Carlo Emilio Gadda - Gian Maria Volontè - dario fo

2014

MA MI intervento di arte pubblica condivisa
realizzato da Orticanoodles insieme a studenti e riferito alla musica

2016

GUARDATEMI BENE

 

eccomi davanti a voi
non per fare strani mischiamenti
non per stare insieme
non mi va la vostra scuola, la vostra famiglia
e di rispettarvi non ho nessuna voglia.

Guardatemi bene
non credo più a niente
non voglio più lavorare
come un deficiente.

Non ho più speranze
mi sono fregato
ma ormai me ne fotto.
Avete visto come sono ridotto.

Guardatemi bene
ora non ne posso più
non ho più problemi di coscienza
ne ho le palle piene.

Me ne frego dei partiti
me ne frego dei gruppi
tentativi disperati
ne ho fatto già troppi.

E ora andiamo a ballare
tanto per consolarci
su quello che rimane
sui circoli ARCI.

Arriva la febbre
del sabato sera
e io mi ci butto.
Avete visto come sono ridotto.

Guardatemi bene
eccomi davanti a voi
con lo stile arguto
di un giullare gaio, originale
eccomi che mi esibisco e vi rido sul muso
fiero dei miei orecchini e degli spilli nel naso.

Guardatemi bene
mi fa schifo la gente
quando vi mostro il culo
è un segnale importante

sono un vostro figlio
una vostra creazione
un vostro prodotto.
Avete visto come sono ridotto.

Guardatemi bene
eccomi davanti a voi
questa volta senza recitare
senza fare scene

eccomi davanti a voi
come fossi a un processo
fiero dei miei vent'anni
buttati nel cesso.

Guardatemi bene
sono distrutto e impotente
sono la degradazione
non sono più niente.

Guardatemi bene
ho gli occhi nel vuoto
drogati e corrotti.
Avete visto come siete ridotti
avete visto come siete ridotti.

La Libertà

 


Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire un’avventura.
Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto
che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura
con la forza incontrastata della scienza
con addosso l’entusiasmo
di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

 

dialogo tra un impegnato e un non so 1972

 

 

udinetoday.it/cronaca/udine-citta-poesia  - video 2018

 

 

                                    

non insegnate

ai bambini

www.youtube.com/watch?v=VCEY50KcKYc

 
Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.
Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita
Giro giro tondo cambia il mondo.
Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto,
al teatro, alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno
di un'antica speranza.
Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.
Giro giro tondo cambia il mondo
Giro giro tondo cambia il mondo

http://youtu.be/_2IkxdMDTwQ  - arisa 2013

 

 

L'uomo che sto seguendo

è troppo vile per dedicarsi al male
è troppo altero

troppo intelligente per affidarsi a dio
l'uomo che sto seguendo è un uomo normale
L'UOMO CHE STO SEGUENDO SONO IO

 

80.117.202.20/librizzi

 

 

Roberto Formigoni annuncia che sarà intitolato a Giorgio Gaber il nuovo auditorium costruito all'interno del restaurato grattacielo Pirelli di Milano  -  2004                    

Milano  intitola a Giorgio Gaber il Teatro Lirico
sindaco PISAPIA -  Un teatro amato dai milanesi come lo e' stato il grande cantautore che alla nostra citta' e ai suoi quartieri ha dedicato canzoni bellissime .   Il Lirico è pronto a rinascere come lo vogliamo .  il Teatro dei Milanesi .  il teatro di tutti .
2014

FONDAZIONE - REGIONE - COMUNE - PICCOLO TEATRO  RENDONO OMAGGIO  ALL'ARTISTA con l'annuale rassegna ' milano per gaber ' .
piccoloteatro.org

 

 

FESTIVAL GABER
dal 200
3 organizzato dalla Fondazione Gaber con il sostegno della Regione Toscana e numerose provincie e comuni
Per la
prima volta ad un cantautore - nel caso di Gaber anche attore e drammaturgo - viene riservato dal MIUR e dalle scuole italiane quella importante attenzione, che solitamente riscontriamo solo per i classici della cultura ...  oltre alla lombardia si estendono   le Lezioni gaberiane  anche alle  provincie toscane che hanno aderito al Festival .
giorgiogaber.it - 2014

GABER 2003 - 2018 - a 15 anni dalla scomparsa esce Le donne di ora - Ideato e prodotto da Ivano Fossati.    L’album si apre con l’inedita title track Le donne di ora Scritta nella primavera del 2002 - POCO TEMPO PRIMA DI MORIRE -  visione ironica e disincantata secondo Gaber e Luporini e sembra un brano scritto oggi.
giorgiogaber.it -  fondazione giorgio gaber - 2018 - https://youtu.be/XdY7Tm9w8o0   -   facebook.com/GiorgioGaberOfficial/videos

 

 

Mi piaceva di Gaber il suo cinismo ma in senso positivo 

nel suo essere molto composto e asciutto

sia nei movimenti che nel pensiero.
monicelli - viareggio 2009
ansa.it

FERNANDA PIVANO su GIORGIO GABER
"Ci sono personaggi, artisti, amici, per i quali tutto si vorrebbe fare piuttosto che commemorarli, e Giorgio Gaber per me era uno di questi.
Ricordo come fosse ieri l’emozione ancora intatta di quando ascoltavo le sue proteste, le sue disperazioni, le sue vane speranze, senza mai una delusione, sempre aspettando con trepidazione la prossima rivelazione che ci avrebbe fatto dei suoi sogni, dei suoi scontri con la realtà.
Si usciva da teatro muti di ammirazione, ed un po’ delusi. Perché sapevamo che le sue confessioni erano troppo intime perché le potessimo ricordare, e perché pensavamo a quando l’avremmo incontrato in case sofisticate che si gloriavano di avere solo per sé qualche sua ora privilegiata.
E lì lo avremmo ascoltato parlare come un intellettuale raffinato, più che come un provocatore o un confidente. Come un intellettuale che per un minuto smetteva il suo pianto segreto, la sua rabbia, il suo sogno, e parlava intonato ai sorrisi delle belle signore.
Pochi sapevano la storia di Giorgio.
Gli anni Sessanta che non sono stati in realtà facili per nessuno, e quasi per tutti hanno significato disperazione e impegno, rigore, amorosa protesta. Poi gli anni Sessanta sono finiti, le loro cicatrici no: e per quarant’anni, per troppi Giorgio Gaber è rimasto il diciannovenne cantante della tv. Anche se era figlio del jazz, del rock, del Santa Tecla. Degli orrori della guerra, delle cantine segrete.
Gaber, ragazzo incendiario ed incendiato.
Poi gli anni sono passati anche per lui e nella sua vita è entrato Sandro Luporini, il grande complice.
Per nuovi anni in cui la parola chiave è diventata “impegno”. Ed in cui però Gaber avrebbe fatto la parte del “non so”, mettendo in crisi le certezze sempre meno certe dell’“impegnato”.
E proprio lì è nato il problema chiave dell’opera di Gaber, che ha appassionato tanti di noi. Il problema della libertà, che ha creato comunicazione assoluta tra lui e il pubblico.
Dopo, Gaber e Luporini hanno affrontato il riflusso. Hanno provato a rispondere ad un mondo che si vantava della mancanza di ogni morale con l’offerta di una morale che risolvesse il potere e l’antipotere in un’attesa da realizzare in silenzio.
Ma noi eravamo troppo egoisti. E Gaber ha finito per offrirci il suo sarcasmo. In cui nascondeva la soluzione che sembrava la più facile, mentre è la più impegnativa: il sentimento.
Chi lo sa se è vero che la sua generazione ha poi perso. Ma chi ha creduto in Gaber non si è lasciato fermare dalla crisi, e sa che la sfiducia di quel suo “Io non mi sento italiano” è stata sconfitta dal suo gesto d’addio, da quel verso immortale: “Date fiducia all’amore / il resto è niente”.
Ah, Gaber, chissà se ti abbiamo ringraziato abbastanza.
fb/giorgiogaber - 2014 

La mia generazione ha perso
Chiunque ascolti questo disco può constatare che la testimonianza di Gaber non concede nulla alla futilità dell’autobiografismo depositato nelle microstorie personali o di gruppo; essa va sùbito al nòcciolo della questione, valorizzando il radicalismo di una generazione che ha osato sfidare i poteri costituiti e scontrarsi con essi non solo nelle famiglie, ma anche nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, nei quartieri, nelle caserme e nelle piazze: La mia generazione ha visto  le strade le piazze gremite di gente appassionata sicura di ridare un senso alla propria vita … La mia generazione ha visto migliaia di ragazzi pronti a tutto  che  STAVANO CERCANDO  di cambiare il mondo  .  possiamo raccontarlo ai figli  senza alcun rimorso .
...   varesenews.it

 

Il discorso di  Massimo Bernardini  letto alla fine della cerimonia nella Abbazia di Chiaravalle.

cosa vuol dire laico?

Un uomo che non va in chiesa la domenica, non parla sempre bene del Papa e non è attratto da dogmi, cerimonie e giubilei? Se laico vuol dire questo, tu, Giorgio, eri un laico. E allora che ci fai qui, oggi, in questa casa di monaci fondata da San Bernardo?

lo credo che tu ci stia benissimo, meglio che in mille altri posti. Perché questa è una casa di Dio costruita dal genio degli uomini, e tu Giorgio eri un uomo di genio. Di te un sacerdote milanese, don Luigi Giussani, ha scritto: "In un popolo sempre il genio illumina aspetti dell'esistenza, assicurando a tutti e a ciascuno una più matura coscienza delle evidenze e delle esigenze elementari del cuore". Si preoccupava, don Giussani, che tu fossi più o meno laico? No. Si stupiva della tua capacità di intuire i desideri del cuore degli uomini: desiderio di verità, di tenerezza, di appartenenza.

Tu, uomo discreto, appartato, desideravi appartenere. Col Sessantotto ti sembrò di poter appartenere a una "razza", così la chiamavi, che aveva scommesso sul futuro, sicura che non avrebbe mai fatto gli errori dei padri. Ne fece invece di peggiori, e tu, implacabile, col tuo amico Sandro Luporini la incalzasti canzone dopo canzone, monologo dopo monologo, spettacolo dopo spettacolo. Le stesti alle costole con un furioso amore-odio finché ti accorgesti, ma sempre in anticipo sugli altri, che non esisteva più, che si, era consumata tutta. Fu un dolore grande, una ferita non rimarginabile, ma se ne accorsero in pochi.

Quel dolore fu scambiato a torto per irredimibile pessimismo, eppure era lui a rendere amaro il tuo sguardo sul mondo. Ma è stato sempre accompagnato dalla speranza che da qualche parte si potesse ricominciare.

DDa un uomo e una donna per esempio. Noi oggi dobbiamo ricordare, in questa casa di Dio, che tu, il laico Gaber, hai capito forse come nessun altro che lì, in quel punto, in quel dilemma che è ogni incontro fra un uomo e una donna, si gioca qualcosa di sacro. Che non si tratta di moralità, di psicologia, di consuetudini, ma del destino dell'io, di questo nostro povero io.

E qui forzo ogni pudore per parlare di Giorgio e di Ombretta. Il segreto del vostro matrimonio, che si è celebrato proprio qui 37 anni fa, io non lo so. So però che in questi decenni in cui ho avuto il privilegio di vedervi da vicino ho capito cos'è un matrimonio, questa misteriosa alleanza che fra luci ed ombre sostiene, fa nascere, crea. La possibilità che il mondo vada avanti poggia su questo fragile punto, e chi l'ha creato ha scommesso davvero tutto sulla nostra libertà. Dalia, ora lo sai anche tu.

Ma adesso con chi parleremo ancora di tutto questo? Chi ci chiederà con passione del mondo, della vita, chi ci ruberà i nostri dubbi e le nostre certezze trasfigurandoli in spettacolo e arte?

Di questo vorremmo arrabbiarci con Dio, Dio che ci toglie un altro dei pochi (come Pierpaolo Pasolini, come Giovanni Testori) che avevano la libertà e la spietatezza di dirci dove stiamo andando.

E in più ci toglie un maestro, una voce emozionante, ci toglie la tua capacità di farci ridere e piangere, ci toglie la bellezza di tante serate in teatro. Ma litighiamo con Dio per noi per quello che da oggi ci ha tolto.

NoNon per te Giorgio, che adesso sei dentro il più umano degli abbracci, anzi di più, quello senza misura, senza condizioni.

Restiamo qui e da oggi è come se ci mancasse un braccio, una gamba, un PEZZo della nostra testa e della nostra vita. Ed è un mistero che non riusciamo a capire. Però possiamo ricorrere alle tue parole, Giorgio: "lo non so niente, ma mi sembra che ogni cosa, nell'aria e nella luce, debba essere felice".      Ciao Giorgio.  

Massimo Bernardini

provaci ancora, giorgio 

di Massimo Bernardini      giorgiogaber.org

La mia generazione ha perso è stato avvertito da molti come un giudizio implacabile sull’Italia del 2001.

Che effetto le fa oggi il nostro Paese?
Più tristezza che orrore. Il mondo occidentale in generale mi suscita orrore, l’Italia invece mi suscita tristezza.

La sento travolta da un’inarrestabile decadenza. Le faccio un esempio attraverso la televisione. Ho contribuito alla prima fase della tv italiana: noi che la facevamo eravamo sorpresi e intimiditi dalla forza del mezzo (in 45 secondi diventavi qualcuno in tutto il Paese). La sorpresa era nell’effetto unificante, la Tv era un luogo che intimoriva all’interno e suscitava entusiasmi all’esterno. Adesso è tutto alla rovescia: sono allegri quelli che la fanno e annoiati quelli che la vedono. Quanto poi al tema de La mia generazione ha perso, è stato certamente giusto lottare per una consapevolezza nuova, ma poco alla volta ci siamo accorti che qualcosa si rompeva, che il nostro era sempre più uno «sviluppo senza progresso», come avvertì Pasolini. L’individuo è ormai travolto dal mercato e dal consumo, non abbiamo saputo dare un senso  al superfluo. Ci siamo allontanati da chi lo subiva lasciando che corrompesse il popolo. Il difficile dopoguerra dei nostri genitori ci aveva messo davanti un mondo in cui avanzare verso il meglio; noi invece lasceremo ai nostri figli solo incertezza sul futuro.

Oggi si fa un gran dire: i genitori devono parlare coi figli. Sì, ma di cosa, se non hanno più niente da dire?

In questo senso la nostra generazione ha perso, è passata dall’opposizione ai padri autoritari  al nostro niente, a una autorevolezza mancata.

Vengo dalla guerra, da una città distrutta: noi avevamo davanti un mondo tutto ancora da conquistare.

Nei ragazzi di oggi, invece, sento il rischio della mancanza di un futuro da conquistare, che li fa oscillare fra il velleitarismo e la depressione.

Nel disco c’è una canzone molto intensa che mi pare contenga anche un riferimento autobiografico, o almeno generazionale, Quando sarò capace di amare. Lei, dopo trentasei anni di matrimonio, ci è riuscito??
No, non sono riuscito a imparare. Con Ombretta, mia moglie, c’è un grande patto, un noi molto presente per cui abbiamo molto resistito, senza che mai abbia prevalso l’idea di dividersi. Anche nei momenti difficili è come se avessi sempre pensato che quella era la mia vita, una scelta definitiva. Non c’era il poi vediamo come va, mi è sempre sembrato per sempre.GIORGIO GABER

 

 

 

 giorgio gaber - GABERSCIK

 milano 25 gennaio 1939 - 1 gennaio 2003

 padre sloveno - madre veneta

morto a Montemagno a 63 anni dopo una lunga malattia nella casa in provincia di Lucca. era malato da tempo.   dopo successi e tv una vita nel teatro-canzone.   POSTUMO L'ultimo disco  'Io non mi sento italiano' .
giorgiogaber.org

 

vita e opere del signor g

Non poteva mancare, nella bella collana “Parole e canzoni” curata da Vincenzo Mollica, una ricognizione nell’ormai lunga carriera artistica di Giorgio Gaberscik, in arte Gaber. Milanese, classe 1939, egli debutta giovanissimo al Santa Tecla, un locale di Milano dove si esibisce con Celentano, i Rocky Mountains ed Enzo Jannacci. Inizialmente, il suo repertorio prevede canzoni fragili e garbate (“Non arrossire”, il brano più celebre del periodo); ma, poco alla volta, i suoi interessi prendono a spostarsi verso argomenti e tematiche differenti. 
Già nel ‘69, con “Suona chitarra”, cerca di spiegare al pubblico che la musica può non essere solo evasione; l’anno dopo, il suo discorso vieppiù si precisa con “Il signor G”, che ne segna il debutto al Piccolo Teatro di Milano e dà pure il via alla fortunata collaborazione artistica con Sandro Luporini, un pittore viareggino assieme al quale firmerà in seguito tutti i propri spettacoli. Inventore del teatro-canzone, mescolanza ardita di brani recitati e cantati da un individuo solo al centro della scena, Gaber porterà dipoi detta formula alla perfezione attraverso lavori straordinari quali “Dialogo tra un impegnato e un non so” (1972), “Far finta di essere sani” (1973), “Libertà obbligatoria” (1976), “Polli d’allevamento” (1978), sino ad “Un’idiozia conquistata a fatica” (1997) ed al recente ritorno alla forma-disco de “La mia generazione ha perso” (2001).
Come d’uso, il cofanetto contiene un libro ed una cassetta: il volume, dall’appropriato titolo “La libertà non è star sopra un albero”, presenta - dopo un’interessante prefazione di Gad Lerner ed una introduzione di Massimo Bernardini - un’ampia scelta di canzoni e monologhi teatrali suoi; il vhs allinea invece, in poco più di 70 minuti, una eccelsa sintesi dell’intero percorso musicale del Nostro, dalle prime apparizioni televisive (“Ciao, ti dirò”, nel 1959 al “Musichiere”) sino alle più recenti (come quella in “Pinocchio” del 1998, con l’esecuzione della commovente “Qualcuno era comunista”). E’ l’occasione, insomma, per accostarsi a un protagonista della vita culturale nostrana dell’ultimo mezzo secolo, attraverso un’antologia ragionata ch’è quasi una summa dell’arte sua.

rai

 

 

Credo che il pubblico mi riconosca una certa onesta' intellettuale.

Non sono ne' un filosofo ne' un politico ma una persona che si sforza di restituire - sotto forma di spettacolo -  le percezioni, gli umori, i segnali che avverte nell'aria.

-gg

 

 

 
Scompare il giorno 1 gennaio del 2003, all'età di 63 anni, stroncato da una lunga malattia nella sua villa di Montemagno a Versilia, dove si era recato per trascorrere il Natale accanto alla moglie e alla figlia Dalia.

biografieonline.it

 

 

 

Chissà dove te ne vai
quando ti addormenti
Chissà che sorrisi fai
che poi non ti rammenti
Non so quali strade
conducano ai tuoi sogni
e quali cieli si aprono per te
Ogni notte ti perdo
e mi si ferma il cuore
Ogni giorno ti trovo
e sei un altro Amore
Chissà dove te ne vai
quando hai gli occhi chiusi
lo so ed anche tu lo sai
la vita ci ha delusi
Il nostro orizzonte
è sempre più sfumato
e il tempo corre e frena su di noi
Ogni notte ti perdo
e mi si ferma il cuore
Ogni giorno ti trovo
e sei un altro Amore
Ogni giorno ti trovo
e sei un altro Amore ...

1969
https://youtu.be/Gyc8j4lAMB4

 

Benvenuto il luogo dove
non si prende niente sul serio
dove forse c'è il superfluo
e non il necessario
il luogo dove il sentire è più importante
dove malgrado l'ignoranza
tutto è intelligente.
Benvenuto il luogo dove
se un tuo pensiero trova compagnia
probabilmente è già il momento di cambiare idea
dove fascismo e comunismo sono vecchi soprannomi per anziani
dove neanche gli indovini pensano al domani

https://youtu.be/G_fcn1qA1w4 

 

 

 

 

la solitudine non è mica una follia

è indispensabile per star bene in compagnia

da la solitudine

 

 

 

fb/milanosparitadaricordare - via giorgio gaber a milano

 

 

   pagina 1 - 2  

 

 

 

altri autori          home

PRIVACY