Jonathan Safran Foer

WASHINGTON DC   21 FEBBRAIO 1977

 

il processo di scrittura è intuitivo

E' stupefacente di quante cose non sono stato cosciente

e quando riguardi indietro ti poni delle domande

In tutta onestà perseguivo quello che ritenevo giusto fare

 

 

Jonathan Safran Foer è nato a Washington D. C. il 21.2.1977. Considerato non più una promessa, ma uno dei più talentuosi narratori americani, divorziato dalla scrittrice   Nicole Krauss  - assieme alla quale è stato tra i curatori del Futuro dizionario d'America, pubblicato nel 2005 da McSweeney's. Cresciuto in una famiglia fortemente impegnata nell’attivismo culturale, si è laureato in filosofia all’Università di Princeton, dove ha ottenuto i primi riconscimenti per il suo talento letterario. Nel 2000, gli è stato assegnato il premio per la narrativa Zoetrope: All-Story. Il suo primo libro, Ogni cosa è illuminata, cominciato a 19 anni e pubblicato sei anni dopo, e per il quale ha fatto un viaggio in Ucraina alla ricerca delle sue origini, ha subito ottenuto un successo di pubblico mondiale e un vastissimo consenso da parte della critica internazionale. Nel 2002 il libro ha vinto il National Jewish Book Award e il Guardian First Book Award. Dal libro è stato tratto un film omonimo di grande successo.
Safran Foer è stato inoLtre curatore dell’antologia A Convergence of Birds: Original Fiction and Poetry Inspired by the Work of Joseph Cornell, e le sue storie sono state pubblicate in Paris Review, Conjunctions e sul New Yorker.

“Seven attempted escapes from silence”, libretto di Jonathan Safran Foer messo in musica da sette giovani compositori di paesi e scuole musicali differenti.
rainews24

OSPITE AL FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI MANTOVA - 2016

Hans Sachs - ilvelino.it

ospite al festival del cinema 2018 - 13ma edizione
Primo Levi e Italo Calvino sono tra i suoi scrittori preferiti: con Levi condivide l’ebraismo, con Calvino il gusto per l’immaginifico e il surreale. Considerato, a poco più di quarant’anni, uno dei più grandi e originali talenti della narrativa mondiale, animerà un atteso incontro alla Festa del Cinema, approfondendo, a partire dalla sua opera, il rapporto fra letteratura e cinema. 

Ogni cosa è illuminata - Molto forte, incredibilmente vicino : Da entrambi i romanzi sono stati tratti film ...
romacinemafest.it - 2018

da bambino scorreva l'elenco telefonico e pensava: «Tra cent'anni questa gente sarà tutta morta» e forse è per questo che nei suoi libri aleggia sempre la paura.
luigi masc
heroni - ilgiornale.it - 2013

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legally separated - 2015  -  they have chosen to live in close proximity in order to raise their children .
forward.com

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FOER -  NICOLE  ed il  CANE  GEORGE

I adopted George (a Great  Dane/Lab/pit/greyhound/ridgeback/whatever mix — a k a Brooklyn shorthair) because I thought it would be fun. As it turns out, she is a major pain an awful lot of the time.
She mounts guests, eats my son’s toys (and occasionally tries to eat my son), is obsessed with squirrels, lunges at skateboarders and Hasids, has the savant-like ability to find her way between the camera lens and subject of every photo taken in her vicinity, backs her tush into the least interested person in the room, digs up the freshly planted, scratches the newly bought, licks the about-to-be served and occasionally relieves herself on the wrong side of the front door. Her head is resting on my foot as I type this. I love her. Our various struggles — to communicate, to recognize and accommodate each other’s desires, simply to coexist — force me to interact with something, or rather someone, entirely “other.”

George can respond to a handful of words, but our relationship takes place almost entirely outside of language. She seems to have thoughts and emotions, desires and fears. Sometimes I think I understand them;  often I don’t.    She is a mystery to me.     And I must be one to her.
uri.edu   -   MY LIFE AS A DOG - nytimes.com
festivaletteratura.it

it.wikipedia.org

FOER  E   IMPEGNATO NELL'AMBITO PROTEZIONE  ANIMALI E AMBIENTE.

 



 


TREE OF CODES

Ci sono cose per cui hai un amore passivo, altre che ami attivamente. In questo caso, sentivo il bisogno di fare qualcosa con 'La via dei coccodrilli'. Poi ho cominciato a riflettere su come sono fatti i libri, come saranno in futuro, come la loro forma stia cambiando molto velocemente. Se non ci dedichiamo una riflessione approfondita, non andrà a finire bene. C’è un’alternativa agli eBook.

E io amo la fisicità dei libri. … Non sono interessato alla sperimentazione fine a sé stessa. Ciò che mi interessa è creare un’opera che rapisca il lettore. Che lo trasporti in un altro luogo, pura magia.
booksblog.it - 2010
Tree of Codes, is a haunting new story by best-selling American writer, Jonathan Safran Foer. With a different die-cut on every page, Tree of Codes explores previously unchartered literary territory. Initially deemed impossible to make, the book is a first - as much a sculptural object as it is a work of masterful storytelling. Inspired to exhume a new story from an existing text, Jonathan Safran Foer has taken his favourite book, The Street of Crocodiles by Polish-Jewish writer Bruno Schulz and used it as a canvas, cutting into and out of the pages, to arrive at an original new story told in Safran Foer's own acclaimed voice. Tree of Codes is the story of 'an enormous last day of life'. As one character's life is chased to extinction, Safran Foer multi-layers the story with immense, anxious, at times disorientating imagery, crossing both a sense of time and place, making the story of one person's last day everyone's story. The book has a broad appeal: to both literary audiences, intrigued by Safran Foer's new way of writing and to design and art audiences who will revel in the book's remarkable and unique visual experience.
amazon.it - ibs.it - 2010

 

 

 

 

interviste

Lerner: Ragion per cui un libro fatto solo di alfabeto ti sembrerebbe vecchio, anacronistico e ci fai impazzire seguendo libri grafici, ondivaghi, in certi punti bicolori, con le cancellature, tipografici. Un libro scritto in modo normale, all’antica, non ti basterebbe?
Non è una questione di “abbastanza”. Scrivere libri non è come scrivere una lettera. Non c’è tanto una destinazione, non c’è da avvicinarsi a un luogo dove si vuole andare, io mi muovo orizzontalmente nella mia scrittura, e quando ho scritto “Ogni cosa è illuminata” a ventidue anni, rispecchiava la situazione, il punto del percorso in cui ero in quel momento.
Quando avevo ventidue anni certe cose mi facevano ridere, mi facevano arrabbiare e i miei libri rispecchiavano i miei interessi . Lo stesso vale per quando avevo ventisei anni o adesso, ho preoccupazioni, idee o pensieri del tutto diversi. Non si tratta di dire “Non è abbastanza l’alfabeto per un libro? ” È come chiedersi: “Ma non sono abbastanza i biondi che abbiamo al mondo, non ci sono abbastanza italiani, non è abbastanza prendere il ketchup invece della mostarda? Non c’è nulla di più capace di affermare la vita della diversità e io come scrittore in quel regno mi sento libero di tentare di provare nuove cose.
Ad esempio il libro che sto scrivendo adesso non contiene nessun tipo di immagine. Non è perché ho capito che le immagini non servono, ma perché ora non ho l’esigenza di inserire delle immagini: voglio dire che come scrittore posso provare cose diverse e avere un’immaginazione diversificata, e posso fare strade diverse.

Lerner: In tutto quello di tuo che abbiamo letto fino a oggi c’è tragedia, c’è guerra, c’è sterminio, la Shoa in “Ogni cosa è illuminata”, ma poi in “Molto forte, incredibilmente vicino c’è Dresda, Hiroshima e c’e’ incombente quell’11 settembre che non è comparabile con Shoah, Hiroshima, Dresda, ma per noi contemporanei forse ha un impatto addirittura superiore. Questa è una costante e perchè del tuo lavoro letterario? E ci vedi una concatenazione logica tra tutti questi eventi?
In effetti mi sono reso conto fin dall’inizio che non avrei mai potuto scrivere il mio primo libro che non avesse avuto a che vedere con l’Olocausto e proprio per questo ho iniziato a scrivere. Questa è stata una presenza silenziosa che ha accompagnato da sempre la mia vita. Avevo una sorta di obbligo. Invece per quello che riguarda l’11 settembre non volevo raccontare una storia su questo. Ma come newyorchese ho trovato difficile resistere alla tentazione di scrivere anche di questo, proprio perché amo scrivere delle cose che mi interessano e mi piacciono. E soprattutto quando mi propongo qualcosa, ad esempio non scriverò dell’undici settembre, trovo sempre difficile non attenermi al piano che mi ero proposto,. E quindi ho sentito che dovevo scrivere anche su quest’argomento.
Ma va fatta una distinzione fondamentale: ci sono interessi temporanei e interessi permanenti, gli interessi temporanei possono durare un giorno o una settimana, a volte per tre anni, o anche per decenni. Sono problemi che conosciamo tutti: la preoccupazione di non riuscire ad innamorarsi, poi magari si è fortunati, si trova l’amore e quella preoccupazione, proprio perché è temporanea, se ne va. Poi c’è la preoccupazione dell’invecchiamento, che si sente in certi momenti specifici della vita. Poi ci sono i problemi permanenti che si portano dietro per tutta la vita, ed è strano perché questi sono molto più individuali, personalizzati, diventano una sorta di feticci, qualcosa che ci si porta dentro: è una sorta di prurito e non si trova mai il dito giusto per grattarsi. I temi temporanei sono quelli per cui si dice che il tuo libro sembra che parli della guerra, o dell’innamoramento. Non è vero, i libri si scrivono sui temi permanenti. La cosa interessante sono le forme in cui condividiamo questi temi permanenti. Quindi ad esempio sembra che io scriva di eventi catastrofici o di traumi storici. Ma non credo che i miei libri siano su questo, Penso che i miei libri siano sulla lotta per i legami con le altre persone, la ricerca di comodità e sicurezza, la lotta contro la solitudine, il conflitto che si scatena tra le proprie idee, ciò che si vorrebbe essere, la propria fantasia e la delusione spesso inevitabile. E questi sono i temi che sento che mi hanno rappresentato e mi rappresenteranno per sempre in forme diverse. Le forme che hanno preso nei miei due libri non corrispondono del tutto a me, tanto che non mi trovo a mio agio a parlarne, non fanno parte dei miei interessi permanenti.

un’identità ancora da scoprire di Gad Lerner   - rainews24 

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oggi cos'è influente ?
L'uomo forte. Anzi, l'uomo carismatico. Credo che in un certo senso Trump sia molto simile a Obama: entrambi sono venuti dal nulla, avevano pochissima esperienza ed erano considerati outsider destinati
all'oblio. Ma entrambi sanno entusiasmare e usare le parole in modo straordinario, creando un movimento estremamente fedele come sostegno che difficilmente cambia idea su di loro. Oggi, più che mai, le elezioni sono una battaglia di personalità, e non di idee, purtroppo.

antonello guerrera - repubblica - 2017

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l'uomo dei sogni con kevin costner che dialoga con il fantasma del padre  -  film di culto in america ma safran foer non ne è propriamente un ammiratore :

È un po' imbarazzante come scelta, perché contiene dei momenti troppo sdolcinati, ma all'epoca, pur non capendolo completamente, lo trovai molto commovente. Lo vidi all'Uptown, con mio padre, eravamo solo io e lui.   Iniziò a piangere durante quella sequenza, ed è l'unica volta che l'ho visto completamente in lacrime.    L'arte può fare molte cose, sbloccare delle cose inattese.    Forse non avrei scelto quel film se non l'avessi visto in quelle circostanze.    L'ho rivisto e non mi è piaciuto, è un po' troppo lungo   - jsf
max bog - movieplayer.it -  festival del cinema roma - 2018

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 wmv    video rai

 

 

 

MAY BE IT WAS THE DISTANCE -  fiction - fb/jsf  2016

 

Quel che è sogno diventa una realtà che richiede un nuovo sogno

 

 

 


HERE I AM - eccomi
Il titolo stesso del libro è un riferimento a uno dei brani più importanti della Torah: secondo la Genesi infatti, “Eccomi” è la risposta di Abramo alla richiesta di Dio di sacrificare il figlio Isacco. Il romanzo è ambientato a Washington DC, negli Stati Uniti, in epoca contemporanea, e i protagonisti sono una famiglia ebrea americana: una coppia in crisi matrimoniale e i suoi tre figli. Mentre la famiglia sembra sfaldarsi progressivamente, arrivano da Israele alcuni parenti per partecipare al bar mitzvah di uno dei figli. La storia diventa tragica quando un forte terremoto colpisce il Medio Oriente e Israele viene invaso. La storia – secondo il New York Times – potrebbe anche avere tratti autobiografici visto la recente separazione di Foer dalla moglie Nicole Krauss, anch’essa scrittrice, con cui ha avuto due figli.
ilpost.it - 2015

HERE I AM is a maddening, messy, marvelously contradictory novel: a passionate hymn to complacency; a wildly overreaching defense of modesty and caution; a big, bombastic celebration of the smallness of life.
fb/jsf - 17.8.2016
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Jacob e Julia non erano mai stati di quelli che si oppongono per principio alle convenzioni, ma non si erano neppure mai immaginati di diventare così convenzionali: avevano preso una seconda macchina (e l’assicurazione della seconda macchina); si erano iscritti a una palestra con un’offerta di corsi di venti pagine; avevano smesso di fare la dichiarazione dei redditi congiunta; ogni tanto avevano mandato indietro una bottiglia di vino; avevano comprato una casa con i doppi lavandini (e l’assicurazione sulla casa); avevano raddoppiato saponi e dentifrici; si erano fatti costruire uno steccato di tek per i bidoni della spazzatura; avevano sostituito la cucina con una più bella; avevano fatto un figlio (e avevano fatto l’assicurazione sulla vita); avevano ordinato vitamine dalla California e materassi dalla Svezia; avevano comprato vestitini bio il cui prezzo, diviso per il numero di volte in cui erano stati indossati, in pratica rendeva necessario fare un altro figlio per ammortizzarli .
illibraio.it
- read on line

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.. quando ha deciso di tirare in ballo abramo?
Fin dall’inizio ho avuto in testa quella frase: eccomi, sono qui, puoi contare su di me. Ma solo alla fine è diventata titolo. Cambiando la prospettiva del libro.
eccomi esce da noi  prima che negli usa .. come mai questo amore per l’italia?
Amo il Paese, la cultura, gli autori, da Primo Levi a Calvino. C’è un rapporto speciale con la gente – la lettura più memorabile l’ho fatta al Foro Romano – ma soprattutto con Guanda: il primo editore straniero che ha creduto in me, ai tempi della mia opera prima.
massimo gaggi - iodonna.it - 2016

words don't fail us - time does

 

 

According to the New York Times, which reported its acquisition by US press Farrar, Straus and Giroux, the title is drawn from the book of Genesis, in which Abraham is tested by God and asked to sacrifice his son Isaac:
After these things God tested Abraham. He said to him, ‘Abraham !’ And he said, ‘Here I am.’    He said, ‘Take your son, your only son Isaac, whom you love, and go to the land of Moriah, and offer him there as a burnt offering on one of the mountains that I shall show you.’

theguardian.com - 2015

ECCOMI

tratti autobiografici e narrare delle vicissitudini familiari dell’autore, come la recente separazione dalla moglie Nicole Krauss.

Protagonista del libro è infatti una famiglia ebrea americana, lo scenario è quello di una coppia in crisi, della quale vedremo evolversi le dinamiche all’arrivo di alcuni parenti da Israele.
ilquorum.it - guanda - 2016

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Come riconosciuto dall’autore stesso, i suoi personaggi aspirano a grandi gesta; agognano l’assoluto, il senso ultimo, il significato risolutivo nelle circostanze con cui devono confrontarsi tutti i giorni.    Eppure non c’è nulla di donchisciottesco, di incosciente nella loro visione del mondo .
lindiceonline - 2016

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Ciò che distingue questo romanzo dai miei precedenti è che ora presto molta attenzione a delle piccole cose: nei miei libri precedenti c'erano grandi voci, grandi immagini, grandi gesti. Questo romanzo, che è lungo il doppio degli altri, si concentra invece molto di più sulle piccole cose.
askanews.it - 2016

TOP 10 BOOKS - new york times - 2016

this is mr foer's best and most caustic novel, filled with so much pain and regret that your heart sometimes struggles to hold it all .

dwight garner - the new york times

- PRESENTATO in ITALIA AL FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI MANTOVA e al CIRCOLO LETTORI TORINO   -  2016

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- Eccomi ha vinto la Classifica di Qualità de 'la Lettura' - V edizione - supplemento culturale del Corriere della Sera

incontro con l'autore  al piccolo teatro  di milano   -  2017

'  Questo per me non è un premio come tanti. Cambierà la concezione che ho di me.

Non mi farà semplicemente sentire meglio con me stesso ma mi spingerà a scrivere ancora 

...  Voglio autenticità, per me e per voi  '  

corriere.it - 2017

... NON E LA MIA VITA MA SONO IO  -   It's not my life but it's me   -jsf
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God asked Abraham to sacrifice his beloved son Isaac, and Abraham replied obediently, Here I am.
https://youtu.be/MG23uqc5zfo 

facebook.com/IBS.it

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here i am
who we are, who we are wholly there for, and how that

more than anything else, defines our identity

 

 

- Aver scritto il libro non significa che ci abbia riflettuto nel modo in cui sono portato a fare quando un giornalista mi pone delle domande -
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eccomi è il titolo del libro ma nella sua vita quando ha pronunciato questo tipo di 'eccomi, sono qui'?
Non so rispondere esattamente. È ovvio che è una frase che ha significati e sfumature diversi a seconda dei contesti. Ed è una frase che necessariamente deve essere rivolta a qualcuno. Quindi man mano che la nostra vita cambia, si dice a persone diverse e alle quali ci si vuole presentare in maniera incondizionata. Non so se l’ho mai detto in quei modi e in quei termini. Sicuramente la mia vita è una costante ricerca, è un tentativo di diventare un uomo con una propria identità e completamente integrato con se stesso.
e l’italia?
In Italia ho vissuto i momenti più belli come scrittore. Ho fatto una lettura al Foro Romano e una Mantova anni fa. Non solo sono state le più belle letture che ho avuto in vita mia, ma probabilmente fra i ricordi più indelebili della mia esistenza.

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quando mio nonno arrivò in america, cambiò il suo cognome da Blumenberg in Bloch.    mio padre è stato il primo della nostra famiglia ad avere un 'nome inglese' e un ' nome ebraico '.
quando divenni scrittore, sperimentai versioni diverse del mio nome: vari usi delle iniziali, l'inserimento del mio secondo nome, pseudonimi.     più ci allontanavamo dall'europa, più erano le identità tra cui dovevamo scegliere .

pag 560

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Alimentarono le loro vite interiori in privato.   Julia progettava case per se stessa; Jacob lavorava alla sua bibbia e si era comprato un secondo telefono, e tra loro si era innescato un ciclo distruttivo: con l’incapacità di Julia di esprimere pulsioni, Jacob era diventato sempre meno sicuro di essere desiderato e sempre più timoroso di rischiare il ridicolo, e così la distanza tra la mano di Julia e il corpo di Jacob era ulteriormente aumentata, senza che Jacob avesse parole per definirla. Il desiderio era diventato una minaccia - un nemico - nella loro vita domestica .

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Comunque, quando i miei genitori sono venuti a parlare con il rabbino Singer, non mi hanno detto: ' Eccoci ' .   Hanno chiesto: ' Cos’hai fatto ? ' -  avrei voluto che mi avessero almeno concesso il beneficio del dubbio, perché me lo merito. Tutti quelli che mi conoscono sanno che faccio un casino di errori, ma sanno anche che sono una brava persona. Ma non è perché sono una brava persona che merito il beneficio del dubbio, è perché loro sono i miei genitori che avrebbero dovuto concedermelo.

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Era abbastanza brava a tenere a bada il traboccare del suo risentimento, abbastanza brava, persino, a reprimere i comportamenti passivo-aggressivi, ma a un certo punto i requisiti necessari per essere una brava persona ispirano odio per se stessi e per gli altri.
eccomi

illibraio.it - 2016
ad un certo punto max dice: 'è facile essere vicini ma è quasi impossibile rimanere vicini'. ci rassicuri: ce la possiamo fare? 
Alcuni ci riescono. Non è la cosa più facile del mondo, secondo me, però alcuni ce la fanno. Ho chiesto a un’amica che ha una relazione che dura da più di 20 anni come ci è riuscita. E mi ha risposto che lui aveva un'aura di mistero e che c'era sempre stato, e c'era tuttora, qualcosa di lui che non capiva. Sono riusciti a stare vicini mantenendo un po' di distanza. Forse è questo l’errore di Jacob e Julia: non permettersi la distanza e considerarla una cosa negativa.
marta cervino  -  marieclaire.it - 2016

 

PER ILLUMINARE UNA STANZA BUIA BISOGNA CHE LA PORTA SI APRA

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SE NIENTE IMPORTA NON C'E NIENTE DA SALVARE   www.eatinganimals.com

EATING ANIMALS - film dal 2012
Jonathan Safran Foer wrote two of the most zealously admired novels of recent years, Everything is Illuminated and Extremely Loud and Incredibly Close. But for his third book, the nonfiction Eating Animals, the vegetarian and occasional vegan turned to long
time personal questions about his diet.
In a recent interview with TheYoungAndHungry.com, Foer deflected questions about the new book but offered an outline of what we can expect. He said the book makes “a pretty broad argument,” which began as a personal narrative and eventually became “an argument for other people.”

Jeffrey Bloomer - pastemagazine.com

circa 320.000.000 commenti su Huffingtonpost.com
tuttolibri - lastampa.it

nelle università americane ci sono più vegetariani che cattolici. Il 20% degli studenti si definisce vegetariano.
libri.forpassion.net

SE NIENTE IMPORTA - EATING ANIMALS
Mr. Foer, che cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
«Credo che molti di noi non si pongano il problema di ciò che arriva in tavola. Non che non gliene importi. Preferiscono non farlo. Io ho capito di volerlo fare dopo la nascita di mio figlio. E più approfondivo le mie ricerche, più mi rendevo conto che ciò che stavo scrivendo aveva sì a che fare col dolore e la sofferenza degli animali, ma anche con altre cose: la qualità dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo, gli antibiotici che assumiamo senza saperlo, il riscaldamento globale, la fame nel mondo. Mangiare animali significa toccare tutte queste questioni. Che riguardano ciascuno di noi, e il futuro dei nostri figli».
Lei cita Derrida, che riguardo alla violenza su scala mondiale esercitata sugli animali dice: «Gli uomini fanno tutto ciò che possono per nascondere questa crudeltà»
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E ricorda Henry Ford, che imparò a montare le auto vedendo come nei mattatoi si smontavano le mucche.
«La questione centrale è che un animale non è un’auto: noi non mangiamo auto, e non le facciamo mangiare ai nostri figli. E la tragedia è che si pensa all’industria alimentare come se fosse una qualsiasi altra impresa capitalista. Invece non è così. Basti pensare a quanto precocemente oggi le ragazzine arrivano alla pubertà: con la carne assumono ormoni. Una delle persone che ho intervistato mi ha detto: “Usiamo i nostri figli come cavie”. È vero».

giuseppe culicchia - lastampa.it

Pensare ai cani rispetto agli animali che mangiamo è un modo per guardare di sbieco e rendere visibile l’invisibile.
Jonathan Safran Foer, da piccolo, trascorreva il sabato e la domenica con sua nonna. Quando arrivava, lei lo sollevava per aria stringendolo in un forte abbraccio, e lo stesso faceva quando andava via. Ma non era solo affetto, il suo: dietro c’era la preoccupazione costante di sapere che il nipote avesse mangiato a sufficienza. La preoccupazione di chi è quasi morto di fame durante la guerra, ma che è stato capace di rifiutare della carne di maiale che l’avrebbe tenuto in vita perché non era cibo kosher, perché «se niente importa, non c’è niente da salvare». Il cibo per lei non è solo cibo, è «terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore».
Una volta diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a interrogarsi su cosa sia la carne, perché nutrire suo figlio non è come nutrire se stesso, è più importante. Questo libro è il frutto di un’indagine durata due anni che l’ha portato negli allevamenti intensivi, visitati anche nel cuore della notte, che l’ha spinto a raccontare le inaudite e inutili violenze sugli animali durante la loro breve vita, a descrivere come vengono uccisi, per diventare il nostro cibo quotidiano.
In un libro che è insieme racconto, inchiesta e testimonianza, Foer invita tutti alla riflessione, indicando nel dolore degli animali – e soprattutto nella nostra sensibilità verso chi è «inerme» e «senza voce» – il discrimine fra umano e inumano, fra chi accetta senza discutere le condizioni imposte dall’allevamento industriale e chi le mette in discussione.

ibs
Perché mangiamo gli animali? L’autore si è posto questa domanda per la prima volta a nove anni, di fronte alla sua baby-sitter che non mangiava pollo. Quando il piccolo Jonathan le domandò il motivo, lei rispose che non voleva fare del male a nessuno. Difficile per il bambino darle torto. Una lettura che cambierà il vostro modo di guardare la carne che avete nel piatto!
unilibro

FESTA DEL LIBRO
Jonathan Safran Foer erede di Mark Twain.... tra i più promettenti della new generation nel suo libro “Se niente importa” denuncia le sofferenze degli animali e il delirio moderno dell’allevamento intensivo:
“Se le nostre modalità di allevamento del bestiame a scopi alimentari non sono il problema numero uno al mondo, sono sicuramente la causa numero uno del riscaldamento globale: dai rapporti delle Nazioni Unite risulta infatti che le attività legate all’ allevamento del bestiame generano più emissioni di gas serra di tutti i mezzi di trasporto presi insieme.” .... il 99 per cento del cibo consumato sulle tavole americane proviene da allevamenti intensivi di animali, che incidono sul riscaldamento globale e sul cambiamento climatico, ma aspetto cruciale sarebbero le indicibili torture a cui devono venir sottoposti i condannati al macello, atrocità intollerabili se fossero perpetrate ai danni di cani o gatti. Foer ricorda l’esempio di sua nonna, che nonostante fosse stremata dalla fame appena finita la guerra, rinunciò a mangiare un pezzo di carne offertole perché non era kosher, violava le regole ebraiche.       “Se niente importa, allora non c’è più nulla da salvare”.
anna esposito - periodicoitaliano.info

...  Foer  non vuole porre questioni filosofiche, non sanziona come giusto o sbagliato il mangiare carne, ma mette in fila fatti documentati e motivazioni individuali che arrivano a una conclusione inoppugnabile        ad essere sbagliato è il modo in cui lo facciamo.
diego carmignani - terranews.it

Foer ha cercato di visitare allevamenti per tre anni. A volte c’è entrato di nascosto, di notte, ha assistito a spettacoli orribili. Non è riuscito, come quasi tutti gli altri autori di libri-denuncia sull’industria alimentare, a visitare un mattatoio. Ma ha intervistato moltissimi addetti che ci lavoravano. Il risultato, il libro, è – parole del New York Times - «un ritratto devastante della crudeltà sistematica e della sinistra segretezza dell’industria agroalimentare americana». Alla fine dell’inchiesta-percorso personale, Foer è un vegetariano convintissimo .... Vegetariano non solo per salutismo e animalismo: per una questione di giustizia sociale: «Abbiamo accettato l’allevamento industriale per gli stessi motivi per cui le nostre culture hanno relegato le minoranze al ruolo di membri di serie B della nostra società e tenuto le donne al servizio degli uomini». Insomma, perché è economicamente molto più conveniente. Foer concede che «l’oppressione degli umani è diversa dall’abuso di aninali». ...
maria laura rodotà - corriere.it

Amo il sushi -  amo il pollo fritto -  amo le bistecche Ma il mio amore ha un limite
I love sushi -  I love fried chicken -  I love steak But there is a limit to my love
... Foer's purpose throughout his novel is to expose the unfortunate truths of big business meat production.. The typical cage for egg-laying hens has 67 square inches of space. NOT to advocate vegetarianism as the title may suggest. Bycatch: Marine wildlife caught unintentionally in a fishery while intending to catch a specific species. Foer makes use of the rhetorical appeals Ethos and Pathos in his work, and a casual, yet critical and connected tone. “Imagine being served a plate of sushi. But this plate also holds all of the animals that were killed for your serving of sushi. The plate might have to be five feet across.” “Do you eat chicken because you are familiar with the scientific literature on them and have decided that their suffering doesn't matter, or do you do it because it tastes good?”
... I love sushi, I love fried chicken, I love steak. But there is a limit to my love ...

amanda wagner - prezi.com

 

 

 

 

OGNI COSA È ILLUMINATA -   FILM USA NEL 2005  E VERSIONE TEATRALE ITALIANA NEL 2014 -  VIDEO
IL PERSONAGGIO DEL FILM SI CHIAMA ANCH’EGLI JONATHAN SAFRAN FOER E COMPIE UN VIAGGIO NELLA MEMORIA PER RICOSTRUIRE LA VITA DEL VILLAGGIO DI TRACHIMBORD UNO DEI NUMEROSISSIMI SHTETL BRUCIATI E DIMENTICATI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE.
notizie.alguer.it - 2012

CON UNA VECCHIA FOTOGRAFIA IN MANO, UN GIOVANE STUDENTE EBREO AMERICANO INTRAPRENDE UN VIAGGIO IN UCRAINA ALLA RICERCA DE
LLA DONNA CHE (FORSE) HA SALVATO SUO NONNO DAI NAZISTI. AD ACCOMPAGNARLO SONO IL COETANEO ALEX, DELLA LOCALE AGENZIA "VIAGGI TRADIZIONE", SUO NONNO - AFFET TO DA UNA CECITÀ PSICOSOMATICA MA SEMPRE AL VOLANTE DELLA LORO AUTO - E UN CANE PUZZOLENTE. IL RACCONTO ESILARANTE, MA A TRATTI ANCHE STRAZIATO, DEL LORO ITINERARIO SI ALTERNA A UNA VERA E PROPRIA SAGA EBRAICA, CHE RIPERCORRE LA STORIA FAVOLOSA DI UN VILLAGGIO UCRAINO DAL SETTECENTO FINO ALLA DISTRUZIONE AVVENUTA A OPERA DEI NAZISTI. UN VIAGGIO IMMAGINOSO AGGRAPPATO AI FILI DELLA MEMORIA, FILI IMPREGNATI DI VITA VERA, STORIE D'AMORE, VICENDE TRAGICHE E FARSESCHE. UN MODO TUTTO NUOVO DI RILEGGERE IL PASSATO PER ILLUMINARE IL NOSTRO PRESENTE.
DICE DI NON ESSERE MAI STATO PARTICOLARMENTE INTERESSATO ALLA STORIA DI FAMIGLIA E NON AVER MAI DATO PESO ALLE SUE ORIGINI EBREE. POI ANDÒ IN UCRAINA CON UN VECCHIO FOTOGRAFO E SI RITROVÒ A SCRIVERE UN LIBRO SPROFONDATO NELLA CULTURA EBREA.
UNO DEI MAGGIORI VANTAGGI DELLA SCRITTURA È CHE TI DA LA POSSIBILITÀ DI VEDERE CHI SEI. HO SCRITTO DI MOLTE COSE IN CUI NON SAPEVO DI ESSERE INTERESSATO PRIMA DI SCRIVERE IL LIBRO, COME L'ESSE RE EBREO, COME LA STORIA DI FAMIGLIA; QUINDI VEDI L'EVIDENZA ED È COME SE IO NON FOSSI QUELLO CHE PENSAVO DI ESSERE. PENSO CHE SPESSO CI SBAGLIAMO CIRCA QUEL CHE SIAMO. UNA DELLE COSE BELLE DELLA SCRITTURA È CHE SEI SPINTO A DARE UNO SGUARDO AL TUO IO INDIFESO.

berit keyes - trad emanuele minasi - threemonkeysonline.com
OGNI COSA È ILLUMINATA
JONATHAN SAFRAN FOER, UN GIOVANE STUDENTE EBREO AMERICANO, SI RECA IN UCRAINA PER CERCARE AUGUSTINE, DONNA CHE CONOSCE SOLO TRAMITE UNA FOTO, E CHE HA GIOCATO UN RUOLO FONDAMENTALE NEL PASSATO DI SUO NONNO SAFRAN, SALVATO PER MERITO DI LEI, DAI NAZISTI. IL VIAGGIO È RACCONTATO DA ALEXANDER PERCHOV, COMPAGNO D'AVVENTURA DI JONATHAN, IL CUI PADRE GESTISCE A ODESSA UN'AGENZIA DI VIAGGI CHE ORGANIZZA PERCORSI IN LUOGHI RICCHI DI RICORDI EBREI. NEL VIAGGIO CI SONO ANCHE IL NONNO DI ALEX, FINTO CIECO, "SOPRAVVISSUTO" ED EBREO CHE HA CANCELLATO LA SUA "EBRAICITÀ" FINO A TRASFORMARLA IN RABBIOSO ANTISEMITISMO, E LA CAGNETTA “PSICOPATICA” SAMMY DAVIS JR. JR. IL VIAGGIO SI CONCLUDE NELLA CASA DELLA SORELLA DI AUGUSTINE, IMMERSA IN UN IMMENSO CAMPO DI PAPAVERI.
giuseppe riefolo - spiweb.it

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Brod scoprì seicentotredici tristezze, ciascuna assolutamente unica, ciascuna una singola emozione, non più simile a qualunque altra tristezza di quanto fosse simile all’ira, all’estasi, ai sensi di colpa e alla frustrazione. Tristezza dello Specchio. Tristezza degli Uccelli Addomesticati. Tristezza di Esser Triste di fronte a un Genitore. Tristezza dell’Umorismo. Tristezza dell’Amore senza Scioglimento.
Era come chi sta per annegare, e si dibatte, si protende verso qualunque cosa possa salvarlo. La sua vita era una lotta pressante e disperata per giustificare la sua vita.
La vita di Brod fu una lenta assimilazione del fatto che il mondo non era per lei; che, quale ne fosse la ragione, non sarebbe mai stata nel contempo felice e sincera. Aveva la sensazione di tracimare, di produrre e accumulare sempre più amore dentro di sè.
Ma senza mai scioglimento. Tavolo, incanto dell’elefante di avorio, arcobaleno, cipolla, acconciatura, mollusco, Settimo Giorno, violenza, pellicina, melodramma, fossato, miele, sottocoppa…niente di tutto questo valeva a smuoverla. Si rivolgeva al suo mondo in onestà, alla ricerca di qualcosa che meritasse le quantità di amore che sapeva di avere dentro, ma a ogni cosa diceva: non ti amo.
E dunque si doveva accontentare dell’idea dell’amore – di amare il fatto di amare cose della cui esistenza non le importava affatto. L’amore in sè divenne oggetto del suo amore. Lei amava se stessa innamorata, amava amare l’amore come l’amore ama amare: ed era in grado, quindi, di riconciliarsi con un mondo tanto diverso da quello che avrebbe auspicato. Non era il mondo la grande menzogna salutare: lo era la sua volontà di renderlo bello e giusto, di vivere una vita già-avulsa in un mondo già-avulso da quello dove tutti gli altri sembravano esistere.

...

Se nel mondo non c'è amore faremo un altro mondo e lo circonderemo di mura massicce e lo arrederemo con interni rossi e soffici e gli forniremo un battaglio che suoni come un diamante caduto nel feltro di un gioielliere in modo che non lo sentiamo mai .      Amami perché l'amore non esiste e io ho provato tutto ciò che esiste .

 ...

Ti ho comperato dei libri -  le disse Yankel
Non possiamo permetterceli -  ribatté lei
Non possiamo permetterci neanche di non averli

Qual è la cosa che possiamo permetterci di meno: averli o non averli ?
A mio parere perdiamo in ogni caso. Meglio perdere con i libri
...

Questo è amore, pensava lei, sì o no?

Quando noti l'assenza di qualcuno più di ogni altra cosa

Ancor più di quanto ami la tua presenza

ogni cosa è illuminata

 

 

 

 

Molto forte  incredibilmente vicino - ANCHE AUDIOLIBRO     -     https://youtu.be/k3_mTIfWOGA  - trailer  ufficiale  film

L’unica luce era la televisione
Oskar è un bambino newyorkese di nove anni che ama viaggiare con la fantasia. Un piccolo inventore di mondi magici: come il suo progetto di tubazioni collegate ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire, riversale nel laghetto di Central Park per mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città.
Anche a Oskar capita di piangere sul cuscino: da quando suo padre è morto nell’attacco alle Torri Gemelle. La sua salvezza è dentro di lui: l’immaginazione.
Da qui parte Jonathan Safran Foer, già autore di Ogni cosa è illuminata, per imbastire UN ROMANZo singolare: più che letto, va vissuto. Immergersi in queste pagine, infatti, è un’esperienza emozionale che capita raramente nel nostro mondo di carta: è l’esplosione di un autore pirotecnico, dirompente, capace di commuovere e di far sorridere. Perché tutto ciò che (de)scrive Foer è Molto forte, incredibilmente vicino: è un catapultarsi in una realtà che, troppo spesso, abbiamo vissuto da spettatori senza renderci conto che la guerra è ogni giorno: invisibile, ma altrettanto letale. Dalle ceneri della devastazione Foer è capace di renderci i fiori del bello, dell’umano, in un rinascimento di carta che – pagina dopo pagina- ci riconcilia con l’esistenza. Quella più vera, quella che sprechiamo nell’attesa di un tram o di un desiderio.
Ciò che più conta, però, è che Foer ci dimostra come “l’immaginazione è lo strumento della compassione”. Un concetto che si respira in tutto IL ROMANZo
e che si disvela nelle ultime, geniali, pagine del libro.
“La mamma ha capito che stavo tirando su la lampo del sacco a pelo di me stesso, e io ho capito che non mi voleva bene davvero. Sapevo la verità, e la verità era che, se avesse potuto scegliere, saremmo andati al mio, di funerale.”
Dover vivere è triste ma è tragico poter vivere una sola vita
NEL 2011 IL ROMANZO DIVENTA FILM - candidato oscar 2012 - dvd e blu-ray

wuz.it - scarsamentetollerante.wordpress.com

Molto forte incredibilmente vicino
A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". E' l'11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all'enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l'incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

bol.it

La speranza di riavvolgere il filo e percorrere l’esistenza a ritroso fino al giorno più brutto e cambiare il destino colora le pagine e i dialoghi dei personaggi, legati a chiavi, fogli, parole non dette. Sarà l’incrociarsi di queste due figure a ridare a nonno e nipote l’affetto e l’unica chiave che li riapra alla vita. Il libro narra del crollo delle Torri Gemelle, di un degli eventi che ha appesantito il mondo, in maniera efficace poiché racconta con semplicità la vita quotidiana di coloro che restano, un racconto che toglie il fiato e diventa vero, tangibile più di quanto mille documentari potranno mai essere.
chiara lombardo - libreriamo.it - 2013

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DA Molto forte incredibilmente vicino
.   Ho deciso che avrei cercato i nomi in ordine alfabetico, da Aaron a Zyna; anche se il metodo più efficace era per zone geografiche. Un'altra cosa che ho deciso era di essere riservato al massimo sulla missione in casa, e sincero al massimo fuori, perché era necessario far così. Perciò quando la mamma mi chiedeva: 'Dove vai, e a che ora torni?' io le rispondevo: 'Fuori, più tardi'. Ma se uno dei Black voleva sapere qualcosa gli dicevo tutto. le altre mie regole erano di non essere più maschilista e neanche razzista, giovanilista, omofobo, e di non discriminare i portatori di handicap e i ritardati; e poi che non avrei detto bugie se non in caso di assoluto bisogno, che mi è capitato un sacco di volte.
Ho preparato un kit con alcune cose che mi sarebbero servite, tipo una torcia elettrica formato maxi, il burrocacao, un po' di biscotti ai fichi, i sacchetti di plastica per reperti importanti e cianfrusaglie, il mio telefonino, il copione di Amleto per imparare a memoria i movimenti sul palco mentre andavo da un posto all'altro, dato che non dovevo dire neanche una battuta, e una cartina di New York, pillole allo iodio in caso di bomba
sporca, i miei guanti bianchi - ovviamente - un paio di cartoni di Juicy Juice, una lente d'ingrandimento, il dizionario tascabile Larousse e altre cose utili. Ero pronto per cominciare  .

.   il senso dei miei pensieri cominciava a fluttuare via da me, come foglie che cadono da un albero nel fiume, e io ero l'albero e il mondo era il fiume .

.   Qualche volte posso sentire le mie ossa sforzarsi sotto il peso delle vite che non sto vivendo .
.   il cuore mi và in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, la distanza che si è incuneata tra me e la mia felicità non era il  mondo, non erano le bombe o le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, l'ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto. E ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero ?      Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte e mai una volta che vi sia entrato .
.   so di non essere l'unico malato di questa malattia, sentite i vecchi in strada, alcuni gemono - io, io, io - ma si aggrappano, alcuni, alla loro ultima parola, dicono - io - perchè sono disperati, non è un lamento ma una preghiera .
.   solo qualcuno che non è mai stato un animale può mettere un cartello che dice di non dare loro da mangiare .
.   ridemmo, ridemmo insieme e da soli, a squarciagola e in silenzio, eravamo decisi a ignorare qualunque cosa andasse ignorata, decisi a costruire un nuovo mondo dal nulla, se nulla si poteva salvare nel nostro mondo, fu uno dei giorni più belli della mia vita, un giorno in cui vissi la mia vita e non pensai affatto alla mia vita .
.   spero che un giorno vivrai l'esperienza di fare qualcosa che non capisci per qualcuno a cui vuoi bene .
.   è la tragedia di amare .  non si può amare niente più di quello che ci manca .
guanda.it

A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l'impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno, mi siedo in disparte con un caffè e scrivo nel diario, controllo gli orari dei voli anche se ormai li conosco a memoria, osservo e scrivo, cerco di non ricordare la vita che non volevo perdere ma che ho perduto e devo ricordare, essere qui mi riempie di gioia il cuore anche se la gioia non è mia .

***

Tutti andavano o venivano. La gente in tutto il mondo si spostava da un luogo all'altro. Nessuno restava .
Ho detto E se restassimo ?  Non andare e venire.    Non qualcosa o niente.    Non sì o no .
Mi mancavi già quando ero con te
è sempre stato quello il mio problema
Mi manca quello che ho già e mi circondo di cose mancanti
***
Come ogni cosa, se vorrai crederci, troverai i motivi per farlo
***
qualche volta posso sentire le mie ossa
sforzarsi sotto il peso delle vite che non sto vivendo
***

C’erano cose che volevo dirgli, ma sapevo che gli avrebbero fatto male .
Così le seppellii e lasciai che facessero male a me

***

 

 

 

Haggadah
Nathan Englander translated the liturgical text for the “New American Haggadah” which Jonathan Safran Foer edited. Four writers contributed commentary.
Read each year around the Seder table, the Haggadah recounts through prayer and song the extraordinary story of Exodus, when Moses led the ancient Israelites out of slavery in Egypt to wander through the desert for forty years before reaching the Promised Land. In this new version of the traditional Haggadah text, Jonathan Safran Foer brings together some of the most preeminent voices of our time. Nathan Englander's new translation, beautifully designed and illustrated in full colour by the Israeli artist and typographer Oded Ezer, is accompanied by thought-provoking commentaries by four major Jewish writers and thinkers: Rebecca Newberger Goldstein, Lemony Snicket, Jeffrey Gold
berg and Nathaniel Deutsch; plus a timeline by Mia Sara Bruch.
' la sfida non è dire qualcosa di nuovo ma dire le stesse cose meglio e più chiaramente '  - jsf
amazon - ft.com - 2012
why a haggadah ?
Our grandparents were immigrants to America, but natives to Judaism. We are the opposite: fluent in “American Idol,” but unschooled in Jewish heroes. And so we act like immigrants around Judaism: cautious, rejecting, self-conscious, and feigning (or achieving) indifference. In the foreign country of our faith, our need for a good guidebook is urgent.
Though it means “the telling,” the Haggadah does not merely tell a story: it is our book of living memory. It is not enough to retell the story: we must make the most radical leap of empathy into it. “In every generation a person is obligated to view himself as if he were the one who went out of Egypt,” the Haggadah tells us. This leap has always been a daunting challenge, but is fraught for my generation in a way that it wasn’t for the desperate assimilators of earlier generations — for now, in addition to a lack of education and knowledge of Jewish learning, there is the also the taint of collective complacency.

jsf - nytimes.com - 2012
I didn't know what I was originally imagining, something that felt more like an anthology, more like a reference tool than a primary Haggadah. But the more I worked on it, the more I became afraid of that. ... What the world does not need is a Haggadah that pats itself on the back. It needs a Haggadah that gets out of the way, that starts a conversation and gets out of the way.
fb/jsf - 2012  

 

 

 

 

Books are slow -  books are quiet - The Internet is fast and loud

Foer is teaching creative writing at New York University . Friends say he is humble innovative caring and shy  -  2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ha affermato che scrittori e intellettuali spesso sono nemici di se stessi. Perché?
Per lo stesso in motivo per cui si sentirà molto la mancanza di Susan Sontag in America, la sua capacità di suscitare dialogo, di comprendere e incoraggiare la letteratura. Chi ci aiuterà a difendere la scrittura e la lettura quando i loro nemici hanno la voce così alta? In America oggi quando il presidente Bush emana una legge come il Patriot Act, che limita l’importazione di testi dall’estero, i lettori e gli scrittori non posso far finta che nulla stia accadendo. Non prendere posizione significa consentire che questo abuso prosegua. Io penso che il protezionismo nell’arte sia la cosa più assurda. Che senso ha restare chiusi nel proprio studio a scrivere ROMANZI , come se tutto quel che di buono è esistito nel mondo e nella storia della letteratura non ci fosse mai stato?
nuke.ilsottoscritto.it

 

 

 

 

 

veoh.com/browse

 

I don’t care if I’m a novelist

I don’t care if I’m an activist

I care about spending my time in ways

 that feel meaningful to me

and ways that feel like they’re

a reflection about my concerns

https://youtu.be/VimCnywwIYk

 
On produit de la bonne littérature
 pendant les vaches maigres
quand il faut résister
affronter quelque chose.
Comme les États-Unis entrent
dans une période de déclin
on peut être sûr que l'art américain
va se bonifier

lefigaro.fr


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facebook

 

 

 

 

 

Jonathan è un surrealista naturale. Ha un’esuberanza narrativa che a volte diventa farsa
Joyce Carol Oates


Straordinariamente dotato… questo ragazzo ha qualcosa che avvicina alla leggerezza .   Non perdetelo .    Leggetelo
Russell Banks


Jonathan Safran Foer un prodigio letterario di 23 anni
New York Magazine
festivaldelleletterature.it


Il secondo ROMANZo di Jonathan Safran Foer è quanto  di meglio si potesse desiderare:   ambizioso,  pirotecnico,

enigmatico e soprattutto,  nel suo ritratto dell'orfano Oskar,  estremamente commovente. Ha ogni diritto di

racchiudere in sé la tragedia dell'11 settembre ... Un risultato eccezionale
Salman Rushdie

 
Uno scrittore straordinario
Fernanda Pivano

 
Jonathan Safran Foer è l'impassibile bambino prodigio della letteratura americana
Repubblica

guanda.it

 


 


JSF
my test for writing is always, is this fun or does it feel like a job? Is it moving me? Or am I just fulfilling my own expectations—or even worse, somebody else’s? I was working on another story and I just started to feel the drag of it. And so, as a side project, I got interested in the voice of this kid. I thought maybe it could be a story; maybe it would be nothing. I found myself spending more and more time on it and wanting to work on that.
Interview Joshua Wolf Shenk - motherjones.com

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Scrivere romanzi significa prendersi cura degli altri. Se io ci tengo veramente a te, se voglio avere una relazione con te, ti racconto storie. Scrivere e leggere sono azioni etiche. Aiutano a sopravvivere perfino nella guerra. Primo Levi sopravvive, ad Auschwitz, dal punto di vista spirituale, grazie a Dante.
cominciamo dall'inizio. perché scriviamo libri e raccontiamo storie?
È come chiedersi perché l'uccello vola. Lo fa per spostarsi? O perché camminando sulla terra sarebbe stato divorato da un predatore? Sono due ipotesi legittime. Ma la verità è che gli uccelli volano perché è nella loro natura. Lo stesso vale per gli umani; raccontiamo storie perché narrare è nella nostra natura.
dopo auschwitz, la preghiera ha un senso? ha senso parlare a dio?
Penso che dobbiamo parlare a noi stessi, tra di noi; pensare ad alta voce. La preghiera è fatta di parole. E come dicevo: le parole sono in grado di cambiare il mondo perché ci permettono di condividere pensieri e sentimenti.
wlodek goldkorn - repubblica.it - 2014

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I have never experienced what is often called writer’s block – the inability to think of what to write. But I am a chronic sufferer of Jonathan block – the inability to value my thoughts.     Not questioning their value in the first place is ideal, but probably only possible before one becomes a professional writer.
jsf - theguardian.com - 2016

  

 

'Chipotle Cups' per le storie di Jonathan Safran Foer - Toni Morrison -  ed altri autori

https://youtu.be/QVcoo6rxAXA  -  dal 2014 -  foer -   cultivating thought

Cultivating Thought ha contattato i migliori scrittori d’oltreoceano e ha richiesto un loro un motto, una frase per decorare i bicchieroni stile Starbucks e i sacchetti porta-muffin.
manilyn monfredo - cultora.it - 2015

 

 

 

Avrei dovuto saperlo quel pomeriggio, quando ci eravamo stretti la mano, che non avrei più rivisto Mr Black. Così non l’avrei lasciato andare. Oppure l’avrei costretto a continuare la ricerca con me. O gli avrei raccontato che papà aveva telefonato mentre ero in casa. Invece non lo sapevo

proprio come non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta

che papà mi rimboccava le coperte

perché non sappiamo mai niente

 

 

 

 

21 febbraio - auguri !

 


 

 

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