E' stupefacente di quante cose non sono stato
cosciente
e quando riguardi indietro ti poni delle domande
In tutta onestà perseguivo quello che ritenevo giusto
fare
Jonathan Safran Foer è nato a Washington D. C. nel 1977. Considerato non più
una promessa, ma uno dei più talentuosi narratori americani, vive a Brooklyn,
New York con la moglie, la scrittrice Nicole Krauss - assieme alla quale è stato
tra i curatori del Futuro dizionario d'America, pubblicato nel 2005 da
McSweeney's. Cresciuto in una famiglia fortemente impegnata nell’attivismo
culturale, si è laureato in filosofia all’Università di Princeton, dove ha
ottenuto i primi riconsicmenti per il suo talento letterario. Nel 2000, gli è
stato assegnato il premio per la narrativa Zoetrope: All-Story. Il suo primo
libro, Ogni cosa è illuminata, cominciato a 19 anni e pubblicato sei anni dopo,
e per il quale ha fatto un viaggio in Ucraina alla ricerca delle sue origini, ha
subito ottenuto un successo di pubblico mondiale e un vastissimo consenso da
parte della critica internazionale. Nel 2002 il libro ha vinto il National
Jewish Book Award e il Guardian First Book Award. Dal libro è stato tratto un
film omonimo di grande successo.
Safran Foer è stato inoLtre curatore dell’antologia A Convergence of Birds:
Original Fiction and Poetry Inspired by the Work of Joseph Cornell, e le sue
storie sono state pubblicate in Paris Review, Conjunctions e sul New Yorker.
“Seven attempted escapes from silence”, libretto di
Jonathan Safran Foer messo in musica da sette giovani compositori di paesi e
scuole musicali differenti. rainews24
I adopted George (a Great Dane/Lab/pit/greyhound/ridgeback/whatever
mix — a k a Brooklyn shorthair) because I thought it would be fun. As it turns
out, she is a major pain an awful lot of the time.
She mounts guests, eats my son’s toys (and occasionally tries to eat my son), is
obsessed with squirrels, lunges at skateboarders and Hasids, has the savant-like
ability to find her way between the camera lens and subject of every photo taken
in her vicinity, backs her tush into the least interested person in the room,
digs up the freshly planted, scratches the newly bought, licks the about-to-be
served and occasionally relieves herself on the wrong side of the front door.
Her head is resting on my foot as I type this. I love her. Our various struggles
— to communicate, to recognize and accommodate each other’s desires, simply to
coexist — force me to interact with something, or rather someone, entirely “other.”
George can respond to a handful of words, but our
relationship takes place almost entirely outside of language. She seems to have
thoughts and emotions, desires and fears. Sometimes I think I understand them;
often I don’t. She is a mystery to me.
And I must be one to her. uri.edu - MY LIFE AS A DOG -
nytimes.com festivaletteratura.it
it.wikipedia.org
FOER E IMPEGNATO NELL'AMBITO
PROTEZIONE ANIMALI E AMBIENTE.
Lerner: Ragion per cui un libro fatto solo di alfabeto ti sembrerebbe vecchio,
anacronistico e ci fai impazzire seguendo libri grafici, ondivaghi, in certi
punti bicolori, con le cancellature, tipografici.
Un libro scritto in modo normale, all’antica, non ti basterebbe?
Non è una questione di “abbastanza”. Scrivere libri non è come scrivere una
lettera. Non c’è tanto una destinazione, non c’è da avvicinarsi a un luogo dove
si vuole andare, io mi muovo orizzontalmente nella mia scrittura, e quando ho
scritto “Ogni cosa è illuminata” a ventidue anni, rispecchiava la situazione, il
punto del percorso in cui ero in quel momento.
Quando avevo ventidue anni certe cose mi facevano ridere, mi facevano arrabbiare
e i miei libri rispecchiavano i miei interessi . Lo stesso vale per quando avevo
ventisei anni o adesso, ho preoccupazioni, idee o pensieri del tutto diversi.
Non si tratta di dire “Non è abbastanza l’alfabeto per un libro? ” È come
chiedersi: “Ma non sono abbastanza i biondi che abbiamo al mondo, non ci sono
abbastanza italiani, non è abbastanza prendere il ketchup invece della mostarda?
Non c’è nulla di più capace di affermare la vita della diversità e io come
scrittore in quel regno mi sento libero di tentare di provare nuove cose.
Ad esempio il libro che sto scrivendo adesso non contiene nessun tipo di
immagine. Non è perché ho capito che le immagini non servono, ma perché ora non
ho l’esigenza di inserire delle immagini: voglio dire che come scrittore posso
provare cose diverse e avere un’immaginazione diversificata, e posso fare strade
diverse.
Lerner: In tutto quello di tuo che abbiamo letto fino a oggi c’è tragedia, c’è
guerra, c’è sterminio, la Shoa in “Ogni cosa è illuminata”, ma poi in “Molto
forte, incredibilmente vicino c’è Dresda, Hiroshima e c’e’ incombente quell’11
settembre che non è comparabile con Shoah, Hiroshima, Dresda, ma per noi
contemporanei forse ha un impatto addirittura superiore. Questa è una costante e perchè del tuo lavoro letterario? E ci vedi una concatenazione logica tra tutti
questi eventi?
In effetti mi sono reso conto fin dall’inizio che non avrei mai potuto scrivere
il mio primo libro che non avesse avuto a che vedere con l’Olocausto e proprio
per questo ho iniziato a scrivere. Questa è stata una presenza silenziosa che ha
accompagnato da sempre la mia vita. Avevo una sorta di obbligo. Invece per
quello che riguarda l’11 settembre non volevo raccontare una storia su questo.
Ma come newyorchese ho trovato difficile resistere alla tentazione di scrivere
anche di questo, proprio perché amo scrivere delle cose che mi interessano e mi
piacciono. E soprattutto quando mi propongo qualcosa, ad esempio non scriverò
dell’undici settembre, trovo sempre difficile non attenermi al piano che mi ero
proposto,. E quindi ho sentito che dovevo scrivere anche su quest’argomento.
Ma va fatta una distinzione fondamentale: ci sono interessi temporanei e
interessi permanenti, gli interessi temporanei possono durare un giorno o una
settimana, a volte per tre anni, o anche per decenni. Sono problemi che
conosciamo tutti: la preoccupazione di non riuscire ad innamorarsi, poi magari
si è fortunati, si trova l’amore e quella preoccupazione, proprio perché è
temporanea, se ne va. Poi c’è la preoccupazione dell’invecchiamento, che si
sente in certi momenti specifici della vita. Poi ci sono i problemi permanenti
che si portano dietro per tutta la vita, ed è strano perché questi sono molto
più individuali, personalizzati, diventano una sorta di feticci, qualcosa che ci
si porta dentro: è una sorta di prurito e non si trova mai il dito giusto per
grattarsi. I temi temporanei sono quelli per cui si dice che il tuo libro sembra
che parli della guerra, o dell’innamoramento. Non è vero, i libri si scrivono
sui temi permanenti. La cosa interessante sono le forme in cui condividiamo
questi temi permanenti. Quindi ad esempio sembra che io scriva di eventi
catastrofici o di traumi storici. Ma non credo che i miei libri siano su questo,
Penso che i miei libri siano sulla lotta per i legami con le altre persone, la
ricerca di comodità e sicurezza, la lotta contro la solitudine, il conflitto che
si scatena tra le proprie idee, ciò che si vorrebbe essere, la propria fantasia
e la delusione spesso inevitabile. E questi sono i temi che sento che mi hanno
rappresentato e mi rappresenteranno per sempre in forme diverse. Le forme che
hanno preso nei miei due libri non corrispondono del tutto a me, tanto che non
mi trovo a mio agio a parlarne, non fanno parte dei miei interessi permanenti.
un’identità ancora da scoprire
di Gad Lerner - rainews24
Jonathan Safran Foer wrote two of the most zealously admired novels of
recent years, Everything is Illuminated and Extremely Loud and
Incredibly Close. But for his third book, the nonfiction Eating Animals,
the vegetarian and occasional vegan turned to longtime personal
questions about his diet.
In a recent interview with TheYoungAndHungry.com, Foer deflected
questions about the new book but offered an outline of what we can
expect. He said the book makes “a pretty broad argument,” which began as
a personal narrative and eventually became “an argument for other
people.”
Jeffrey Bloomer - pastemagazine.com - 2009
circa
320.000.000 commenti su Huffingtonpost.com
tuttolibri - lastampa.it - nov 2009
nelle
università americane ci sono più vegetariani che cattolici. Il 20% degli
studenti si definisce vegetariano.
libri.forpassion.net
SE NIENTE IMPORTA - EATING
ANIMALS
Mr. Foer, che cosa l’ha spinta a scrivere questo libro? «Credo che molti di
noi non si pongano il problema di ciò che arriva in tavola. Non che non
gliene importi. Preferiscono non farlo. Io ho capito di volerlo fare
dopo la nascita di mio figlio. E più approfondivo le mie ricerche, più
mi rendevo conto che ciò che stavo scrivendo aveva sì a che fare col
dolore e la sofferenza degli animali, ma anche con altre cose: la
qualità dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo, gli
antibiotici che assumiamo senza saperlo, il riscaldamento globale, la
fame nel mondo. Mangiare animali significa toccare tutte queste
questioni. Che riguardano ciascuno di noi, e il futuro dei nostri
figli».
Lei cita Derrida, che riguardo alla violenza su scala mondiale
esercitata sugli animali dice: «Gli uomini fanno tutto ciò che possono
per nascondere questa crudeltà».
E ricorda
Henry Ford, che imparò a montare le auto vedendo come nei mattatoi si
smontavano le mucche. «La questione centrale è che un animale non
è un’auto: noi non mangiamo auto, e non le facciamo mangiare ai nostri
figli. E la tragedia è che si pensa all’industria alimentare come se
fosse una qualsiasi altra impresa capitalista. Invece non è così. Basti
pensare a quanto precocemente oggi le ragazzine arrivano alla pubertà:
con la carne assumono ormoni. Una delle persone che ho intervistato mi
ha detto: “Usiamo i nostri figli come cavie”. È vero».
giuseppe culicchia - lastampa.it - 2010 Jonathan Safran Foer, da piccolo, trascorreva il
sabato e la domenica con sua nonna. Quando arrivava, lei lo sollevava
per aria stringendolo in un forte abbraccio, e lo stesso faceva quando
andava via. Ma non era solo affetto, il suo: dietro c’era la
preoccupazione costante di sapere che il nipote avesse mangiato a
sufficienza. La preoccupazione di chi è quasi morto di fame durante la
guerra, ma che è stato capace di rifiutare della carne di maiale che
l’avrebbe tenuto in vita perché non era cibo kosher, perché «se niente
importa, non c’è niente da salvare». Il cibo per lei non è solo cibo, è
«terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione,
storia e, ovviamente, amore».
Una volta diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a
interrogarsi su cosa sia la carne, perché nutrire suo figlio non è come
nutrire se stesso, è più importante. Questo libro è il frutto di
un’indagine durata due anni che l’ha portato negli allevamenti
intensivi, visitati anche nel cuore della notte, che l’ha spinto a
raccontare le inaudite e inutili violenze sugli animali durante la loro
breve vita, a descrivere come vengono uccisi, per diventare il nostro
cibo quotidiano. In un libro che è insieme racconto, inchiesta e testimonianza, Foer
invita tutti alla riflessione, indicando nel dolore degli animali – e
soprattutto nella nostra sensibilità verso chi è «inerme» e «senza voce»
– il discrimine fra umano e inumano, fra chi accetta senza discutere le
condizioni imposte dall’allevamento industriale e chi le mette in
discussione.
ibs - 2010 Perché mangiamo gli animali? L’autore si è posto
questa domanda per la prima volta a nove anni, di fronte alla sua
baby-sitter che non mangiava pollo. Quando il piccolo Jonathan le
domandò il motivo, lei rispose che non voleva fare del male a nessuno.
Difficile per il bambino darle torto. Una lettura che
cambierà il
vostro modo di guardare la carne che avete nel piatto!
unilibro - 2010
FESTA DEL LIBRO
Jonathan Safran Foer erede di Mark
Twain.... tra i più promettenti della new generation nel suo libro “Se
niente importa” denuncia le sofferenze degli animali e il delirio
moderno dell’allevamento intensivo: “Se le nostre
modalità di allevamento del bestiame a scopi alimentari non sono il
problema numero uno al mondo, sono sicuramente la causa numero uno del
riscaldamento globale: dai rapporti delle Nazioni Unite risulta infatti
che le attività legate all’ allevamento del bestiame generano più
emissioni di gas serra di tutti i mezzi di trasporto presi insieme.”
.... il 99 per cento del cibo consumato
sulle tavole americane proviene da allevamenti intensivi di animali, che
incidono sul riscaldamento globale e sul cambiamento climatico, ma
aspetto cruciale sarebbero le indicibili torture a cui devono venir
sottoposti i condannati al macello, atrocità intollerabili se fossero
perpetrate ai danni di cani o gatti. Foer ricorda l’esempio di sua
nonna, che nonostante fosse stremata dalla fame appena finita la guerra,
rinunciò a mangiare un pezzo di carne offertole perché non era kosher,
violava le regole ebraiche.
“Se niente importa, allora non c’è più
nulla da salvare”.
anna esposito - periodicoitaliano.info - 2010
..... Foer non
vuole porre questioni filosofiche, non sanziona come giusto o sbagliato
il mangiare carne, ma mette in fila fatti documentati e motivazioni
individuali che arrivano a una conclusione inoppugnabile
ad essere sbagliato è il modo in cui lo
facciamo.
diego carmignani - terranews.it - 2010
Foer ha cercato di visitare
allevamenti per tre anni. A volte c’è
entrato di nascosto, di notte, ha assistito a spettacoli orribili. Non è
riuscito, come quasi tutti gli altri autori di libri-denuncia
sull’industria alimentare, a visitare un mattatoio. Ma ha intervistato
moltissimi addetti che ci lavoravano. Il risultato, il libro, è – parole
del New York Times - «un ritratto devastante della crudeltà sistematica
e della sinistra segretezza dell’industria agroalimentare americana».
Alla fine dell’inchiesta-percorso personale, Foer è un vegetariano
convintissimo .... Vegetariano non solo per salutismo e animalismo: per
una questione di giustizia sociale: «Abbiamo accettato l’allevamento
industriale per gli stessi motivi per cui le nostre culture hanno
relegato le minoranze al ruolo di membri di serie B della nostra società
e tenuto le donne al servizio degli uomini». Insomma, perché è
economicamente molto più conveniente. Foer concede che «l’oppressione
degli umani è diversa dall’abuso di aninali». ...
maria laura rodotà - corriere.it - 2010
Ogni cosa è
illuminata
Con una vecchia fotografia in mano, un giovane studente ebreo americano
intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che (forse) ha
salvato suo nonno dai nazisti. Ad accompagnarlo sono il coetaneo Alex, della
locale agenzia "Viaggi Tradizione", suo nonno - affetto da una cecità
psicosomatica ma sempre al volante della loro auto - e un cane puzzolente. Il
racconto esilarante, ma a tratti anche straziato, del loro itinerario si alterna
a una vera e propria saga ebraica, che ripercorre la storia favolosa di un
villaggio ucraino dal Settecento fino alla distruzione avvenuta a opera dei
nazisti. Un viaggio immaginoso aggrappato ai fili della memoria, fili impregnati
di vita vera, storie d'amore, vicende tragiche e farsesche. Un modo tutto nuovo
di rileggere il passato per illuminare il nostro presente. bol.it - 2002
dice di non essere mai stato
particolarmente interessato alla storia di famiglia e non aver mai dato
peso alle sue origini ebree. Poi andò in Ucraina con un vecchio
fotografo e si ritrovò a scrivere un libro sprofondato nella cultura
ebrea. Uno dei maggiori vantaggi della scrittura è
che ti da la possibilità di vedere chi sei. Ho scritto di molte cose in
cui non sapevo di essere interessato prima di scrivere il libro, come
l'essere ebreo, come la storia di famiglia; quindi vedi l'evidenza ed è
come se io non fossi quello che pensavo di essere. Penso che spesso ci
sbagliamo circa quel che siamo. Una delle cose belle della scrittura è
che sei spinto a dare uno sguardo al tuo io indifeso.
Berit Keyes - trad emanuele minasi - threemonkeysonline.com
Ogni cosa è illuminata
-
film
Jonathan Safran Foer, un giovane studente ebreo americano, si reca in Ucraina
per cercare Augustine, donna che conosce solo tramite una foto, e che ha giocato
un ruolo fondamentale nel passato di suo nonno Safran, salvato per merito di
lei, dai nazisti. Il viaggio è raccontato da Alexander Perchov, compagno
d'avventura di Jonathan, il cui padre gestisce a Odessa un'agenzia di viaggi che
organizza percorsi in luoghi ricchi di ricordi ebrei. Nel viaggio ci sono anche
il nonno di Alex, finto cieco, "sopravvissuto" ed ebreo che ha cancellato la sua
"ebraicità" fino a trasformarla in rabbioso antisemitismo, e la cagnetta
“psicopatica” Sammy Davis jr. jr. Il viaggio si conclude nella casa della
sorella di Augustine, immersa in un immenso campo di papaveri. Giuseppe Riefolo -
spiweb.it
film di Liev Shreiber
Il personaggio del film si chiama anch’egli Jonathan Safran Foer e
compie un viaggio nella memoria per ricostruire la vita del villaggio di
Trachimbord uno dei numerosissimi shtetl bruciati e dimenticati durante
la Seconda Guerra Mondiale.
notizie.alguer.it - 2009
Molto forte incredibilmente vicino
L’unica luce era
la televisione
Oskar è un bambino newyorkese di nove anni che ama viaggiare con la fantasia. Un
piccolo inventore di mondi magici: come il suo progetto di tubazioni collegate
ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange
prima di dormire, riversale nel laghetto di Central Park per mostrare ogni
giorno il livello di sofferenza della sua città.
Anche a Oskar capita di piangere sul cuscino: da quando suo padre è morto
nell’attacco alle Torri Gemelle. La sua salvezza è dentro di lui:
l’immaginazione.
Da qui parte Jonathan Safran Foer, già autore di Ogni cosa è illuminata, per
imbastire UN ROMANZo singolare: più che letto, va vissuto. Immergersi in queste
pagine, infatti, è un’esperienza emozionale che capita raramente nel nostro
mondo di carta: è l’esplosione di un autore pirotecnico, dirompente, capace di
commuovere e di far sorridere. Perché tutto ciò che (de)scrive Foer è Molto
forte, incredibilmente vicino: è un catapultarsi in una realtà che, troppo
spesso, abbiamo vissuto da spettatori senza renderci conto che la guerra è ogni
giorno: invisibile, ma altrettanto letale. Dalle ceneri della devastazione Foer
è capace di renderci i fiori del bello, dell’umano, in un rinascimento di carta
che – pagina dopo pagina- ci riconcilia con l’esistenza. Quella più vera, quella
che sprechiamo nell’attesa di un tram o di un desiderio.
Ciò che più conta, però, è che Foer ci dimostra come “l’immaginazione è lo
strumento della compassione”. Un concetto che si respira in tuttoIL ROMANZo e
che si disvela nelle ultime, geniali, pagine del libro.
“La mamma ha capito che stavo tirando su la lampo del sacco a pelo di me stesso,
e io ho capito che non mi voleva bene davvero. Sapevo la verità, e la verità era
che, se avesse potuto scegliere, saremmo andati al mio, di funerale.” Dover vivere è triste ma è tragico poter vivere una sola vita wuz.it
scarsamentetollerante.wordpress.com
Molto forte incredibilmente vicino
A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul
cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto
controllo". E' l'11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo
trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa
per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che
neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca
del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a
dare finalmente risposta all'enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà
soprattutto l'incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a
riaprirlo alla vita. bol.it
Di recente ha affermato che scrittori e intellettuali spesso sono nemici di
se stessi. Perché?
Per lo stesso in motivo per cui si sentirà molto la mancanza di Susan Sontag in
America, la sua capacità di suscitare dialogo, di comprendere e incoraggiare la
letteratura. Chi ci aiuterà a difendere la scrittura e la lettura quando i loro
nemici hanno la voce così alta? In America oggi quando il presidente Bush emana
una legge come il Patriot Act, che limita l’importazione di testi dall’estero, i
lettori e gli scrittori non posso far finta che nulla stia accadendo. Non
prendere posizione significa consentire che questo abuso prosegua. Io penso che
il protezionismo nell’arte sia la cosa più assurda. Che senso ha restare chiusi
nel proprio studio a scrivere ROMANZI , come se tutto quel che di buono è
esistito nel mondo e nella storia della letteratura non ci fosse mai stato? nuke.ilsottoscritto.it
On produit de la bonne littérature
pendant les vaches maigres
quand il faut résister
affronter quelque chose.
Comme les États-Unis entrent
dans une période de déclin
on peut être sûr que l'art américain
va se bonifier lefigaro.fr - 2009
JSF - y test for writing is always, is this fun or does it feel like a job? Is
it moving me? Or am I just fulfilling my own expectations—or even worse,
somebody else’s? I was working on another story and I just started to feel the
drag of it. And so, as a side project, I got interested in the voice of this kid.
I thought maybe it could be a story; maybe it would be nothing. I found myself
spending more and more time on it and wanting to work on that. Interview Joshua Wolf Shenk - motherjones.com
Jonathan è un surrealista naturale. Ha un’esuberanza narrativa
che a volte
diventa farsa Joyce Carol Oates Straordinariamente dotato… questo ragazzo ha
qualcosa che
avvicina alla leggerezza . Non perdetelo . Leggetelo Russell Banks Jonathan Safran Foer un prodigio letterario di 23 anni New York Magazine festivaldelleletterature.it Il secondo ROMANZo di Jonathan Safran Foer è
quanto
di meglio si potesse desiderare: ambizioso,
pirotecnico, enigmatico e
soprattutto, nel suo ritratto dell'orfano Oskar,
estremamente
commovente. Ha
ogni diritto di racchiudere in sé la tragedia
dell'11 settembre ...
Un risultato
eccezionale Salman Rushdie Uno scrittore straordinario Fernanda Pivano
Jonathan Safran Foer è l'impassibile bambino prodigio
della letteratura
americana D di Repubblica
guanda.it
UN BRANO Molto forte incredibilmente vicino
Ho deciso che avrei cercato i nomi in ordine alfabetico, da Aaron a Zyna; anche
se il metodo più efficace era per zone geografiche. Un'altra cosa che ho deciso
era di essere riservato al massimo sulla missione in casa, e sincero al massimo
fuori, perché era necessario far così. Perciò quando la mamma mi chiedeva: 'Dove
vai, e a che ora torni?' io le rispondevo: 'Fuori, più tardi'. Ma se uno dei Black voleva sapere qualcosa gli dicevo tutto. le altre mie regole erano di non
essere più maschilista e neanche razzista, giovanilista, omofobo, e di non
discriminare i portatori di handicap e i ritardati; e poi che non avrei detto
bugie se non in caso di assoluto bisogno, che mi è capitato un sacco di volte.
Ho preparato un kit con alcune cose che mi sarebbero servite, tipo una torcia
elettrica formato maxi, il burrocacao, un po' di biscotti ai fichi, i sacchetti
di plastica per reperti importanti e cianfrusaglie, il mio telefonino, il
copione di Amleto per imparare a memoria i movimenti sul palco mentre andavo da
un posto all'altro, dato che non dovevo dire neanche una battuta, e una cartina
di New York, pillole allo iodio in caso di bomba sporca, i miei guanti bianchi
-owiamente - un paio di cartoni di Juicy Juice, una lente d'ingrandimento, il
dizionario tascabile Larousse e altre cose utili. Ero pronto per cominciare. guanda.it
Avrei dovuto saperlo quel
pomeriggio, quando ci eravamo stretti la mano, che non avrei più rivisto
Mr Black. Così non l’avrei lasciato andare. Oppure l’avrei costretto a
continuare la ricerca con me. O gli avrei raccontato che papà aveva
telefonato mentre ero in casa. Invece non lo sapevo
proprio come non sapevo che sarebbe stata l’ultima
volta