Jonathan Safran Foer

 

 

 

il processo di scrittura è intuitivo

E' stupefacente di quante cose non sono stato cosciente

e quando riguardi indietro ti poni delle domande

In tutta onestà perseguivo quello che ritenevo giusto fare



Jonathan Safran Foer è nato a Washington D. C. nel 1977. Considerato non più una promessa, ma uno dei più talentuosi narratori americani, vive a Brooklyn, New York con la moglie, la scrittrice   Nicole Krauss  - assieme alla quale è stato tra i curatori del Futuro dizionario d'America, pubblicato nel 2005 da McSweeney's. Cresciuto in una famiglia fortemente impegnata nell’attivismo culturale, si è laureato in filosofia all’Università di Princeton, dove ha ottenuto i primi riconsicmenti per il suo talento letterario. Nel 2000, gli è stato assegnato il premio per la narrativa Zoetrope: All-Story. Il suo primo libro, Ogni cosa è illuminata, cominciato a 19 anni e pubblicato sei anni dopo, e per il quale ha fatto un viaggio in Ucraina alla ricerca delle sue origini, ha subito ottenuto un successo di pubblico mondiale e un vastissimo consenso da parte della critica internazionale. Nel 2002 il libro ha vinto il National Jewish Book Award e il Guardian First Book Award. Dal libro è stato tratto un film omonimo di grande successo.
Safran Foer è stato inoLtre curatore dell’antologia A Convergence of Birds: Original Fiction and Poetry Inspired by the Work of Joseph Cornell, e le sue storie sono state pubblicate in Paris Review, Conjunctions e sul New Yorker.

“Seven attempted escapes from silence”, libretto di Jonathan Safran Foer messo in musica da sette giovani compositori di paesi e scuole musicali differenti.
rainews24

Hans Sachs - ilvelino.it 2009

 

 

FOER E LA MOGLIE   NICOLE   HANNO UN CANE.  GEORGE.

I adopted George (a Great  Dane/Lab/pit/greyhound/ridgeback/whatever mix — a k a Brooklyn shorthair) because I thought it would be fun. As it turns out, she is a major pain an awful lot of the time.
She mounts guests, eats my son’s toys (and occasionally tries to eat my son), is obsessed with squirrels, lunges at skateboarders and Hasids, has the savant-like ability to find her way between the camera lens and subject of every photo taken in her vicinity, backs her tush into the least interested person in the room, digs up the freshly planted, scratches the newly bought, licks the about-to-be served and occasionally relieves herself on the wrong side of the front door. Her head is resting on my foot as I type this. I love her. Our various struggles — to communicate, to recognize and accommodate each other’s desires, simply to coexist — force me to interact with something, or rather someone, entirely “other.”

George can respond to a handful of words, but our relationship takes place almost entirely outside of language. She seems to have thoughts and emotions, desires and fears. Sometimes I think I understand them;  often I don’t.    She is a mystery to me.     And I must be one to her.
uri.edu   -   MY LIFE AS A DOG - nytimes.com
festivaletteratura.it

it.wikipedia.org

FOER  E   IMPEGNATO NELL'AMBITO PROTEZIONE  ANIMALI E AMBIENTE.

 




Lerner: Ragion per cui un libro fatto solo di alfabeto ti sembrerebbe vecchio, anacronistico e ci fai impazzire seguendo libri grafici, ondivaghi, in certi punti bicolori, con le cancellature, tipografici.
Un libro scritto in modo normale, all’antica, non ti basterebbe?

Non è una questione di “abbastanza”. Scrivere libri non è come scrivere una lettera. Non c’è tanto una destinazione, non c’è da avvicinarsi a un luogo dove si vuole andare, io mi muovo orizzontalmente nella mia scrittura, e quando ho scritto “Ogni cosa è illuminata” a ventidue anni, rispecchiava la situazione, il punto del percorso in cui ero in quel momento.
Quando avevo ventidue anni certe cose mi facevano ridere, mi facevano arrabbiare e i miei libri rispecchiavano i miei interessi . Lo stesso vale per quando avevo ventisei anni o adesso, ho preoccupazioni, idee o pensieri del tutto diversi. Non si tratta di dire “Non è abbastanza l’alfabeto per un libro? ” È come chiedersi: “Ma non sono abbastanza i biondi che abbiamo al mondo, non ci sono abbastanza italiani, non è abbastanza prendere il ketchup invece della mostarda? Non c’è nulla di più capace di affermare la vita della diversità e io come scrittore in quel regno mi sento libero di tentare di provare nuove cose.
Ad esempio il libro che sto scrivendo adesso non contiene nessun tipo di immagine. Non è perché ho capito che le immagini non servono, ma perché ora non ho l’esigenza di inserire delle immagini: voglio dire che come scrittore posso provare cose diverse e avere un’immaginazione diversificata, e posso fare strade diverse.
Lerner: In tutto quello di tuo che abbiamo letto fino a oggi c’è tragedia, c’è guerra, c’è sterminio, la Shoa in “Ogni cosa è illuminata”, ma poi in “Molto forte, incredibilmente vicino c’è Dresda, Hiroshima e c’e’ incombente quell’11 settembre che non è comparabile con Shoah, Hiroshima, Dresda, ma per noi contemporanei forse ha un impatto addirittura superiore. Questa è una costante e perchè del tuo lavoro letterario? E ci vedi una concatenazione logica tra tutti questi eventi?
In effetti mi sono reso conto fin dall’inizio che non avrei mai potuto scrivere il mio primo libro che non avesse avuto a che vedere con l’Olocausto e proprio per questo ho iniziato a scrivere. Questa è stata una presenza silenziosa che ha accompagnato da sempre la mia vita. Avevo una sorta di obbligo. Invece per quello che riguarda l’11 settembre non volevo raccontare una storia su questo. Ma come newyorchese ho trovato difficile resistere alla tentazione di scrivere anche di questo, proprio perché amo scrivere delle cose che mi interessano e mi piacciono. E soprattutto quando mi propongo qualcosa, ad esempio non scriverò dell’undici settembre, trovo sempre difficile non attenermi al piano che mi ero proposto,. E quindi ho sentito che dovevo scrivere anche su quest’argomento.
Ma va fatta una distinzione fondamentale: ci sono interessi temporanei e interessi permanenti, gli interessi temporanei possono durare un giorno o una settimana, a volte per tre anni, o anche per decenni. Sono problemi che conosciamo tutti: la preoccupazione di non riuscire ad innamorarsi, poi magari si è fortunati, si trova l’amore e quella preoccupazione, proprio perché è temporanea, se ne va. Poi c’è la preoccupazione dell’invecchiamento, che si sente in certi momenti specifici della vita. Poi ci sono i problemi permanenti che si portano dietro per tutta la vita, ed è strano perché questi sono molto più individuali, personalizzati, diventano una sorta di feticci, qualcosa che ci si porta dentro: è una sorta di prurito e non si trova mai il dito giusto per grattarsi. I temi temporanei sono quelli per cui si dice che il tuo libro sembra che parli della guerra, o dell’innamoramento. Non è vero, i libri si scrivono sui temi permanenti. La cosa interessante sono le forme in cui condividiamo questi temi permanenti. Quindi ad esempio sembra che io scriva di eventi catastrofici o di traumi storici. Ma non credo che i miei libri siano su questo, Penso che i miei libri siano sulla lotta per i legami con le altre persone, la ricerca di comodità e sicurezza, la lotta contro la solitudine, il conflitto che si scatena tra le proprie idee, ciò che si vorrebbe essere, la propria fantasia e la delusione spesso inevitabile. E questi sono i temi che sento che mi hanno rappresentato e mi rappresenteranno per sempre in forme diverse. Le forme che hanno preso nei miei due libri non corrispondono del tutto a me, tanto che non mi trovo a mio agio a parlarne, non fanno parte dei miei interessi permanenti.

un’identità ancora da scoprire di Gad Lerner   - rainews24 

 

 

VIDEORAI - REAL

 

 

 

SE NIENTE IMPORTA NON C'E NIENTE DA SALVARE       www.eatinganimals.com

EATING ANIMALS
Jonathan Safran Foer wrote two of the most zealously admired novels of recent years, Everything is Illuminated and Extremely Loud and Incredibly Close. But for his third book, the nonfiction Eating Animals, the vegetarian and occasional vegan turned to long
time personal questions about his diet.
In a recent interview with TheYoungAndHungry.com, Foer deflected questions about the new book but offered an outline of what we can expect. He said the book makes “a pretty broad argument,” which began as a personal narrative and eventually became “an argument for other people.”

Jeffrey Bloomer - pastemagazine.com - 2009

circa 320.000.000 commenti su Huffingtonpost.com
tuttolibri - lastampa.it -  nov 2009

nelle università americane ci sono più vegetariani che cattolici. Il 20% degli studenti si definisce vegetariano.
libri.forpassion.net

SE NIENTE IMPORTA - EATING ANIMALS
Mr. Foer, che cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
«Credo che molti di noi non si pongano il problema di ciò che arriva in tavola. Non che non gliene importi. Preferiscono non farlo. Io ho capito di volerlo fare dopo la nascita di mio figlio. E più approfondivo le mie ricerche, più mi rendevo conto che ciò che stavo scrivendo aveva sì a che fare col dolore e la sofferenza degli animali, ma anche con altre cose: la qualità dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo, gli antibiotici che assumiamo senza saperlo, il riscaldamento globale, la fame nel mondo. Mangiare animali significa toccare tutte queste questioni. Che riguardano ciascuno di noi, e il futuro dei nostri figli».
Lei cita Derrida, che riguardo alla violenza su scala mondiale esercitata sugli animali dice: «Gli uomini fanno tutto ciò che possono per nascondere questa crudeltà»
.

E ricorda Henry Ford, che imparò a montare le auto vedendo come nei mattatoi si smontavano le mucche.
«La questione centrale è che un animale non è un’auto: noi non mangiamo auto, e non le facciamo mangiare ai nostri figli. E la tragedia è che si pensa all’industria alimentare come se fosse una qualsiasi altra impresa capitalista. Invece non è così. Basti pensare a quanto precocemente oggi le ragazzine arrivano alla pubertà: con la carne assumono ormoni. Una delle persone che ho intervistato mi ha detto: “Usiamo i nostri figli come cavie”. È vero».

giuseppe culicchia - lastampa.it - 2010
Jonathan Safran Foer, da piccolo, trascorreva il sabato e la domenica con sua nonna. Quando arrivava, lei lo sollevava per aria stringendolo in un forte abbraccio, e lo stesso faceva quando andava via. Ma non era solo affetto, il suo: dietro c’era la preoccupazione costante di sapere che il nipote avesse mangiato a sufficienza. La preoccupazione di chi è quasi morto di fame durante la guerra, ma che è stato capace di rifiutare della carne di maiale che l’avrebbe tenuto in vita perché non era cibo kosher, perché «se niente importa, non c’è niente da salvare». Il cibo per lei non è solo cibo, è «terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore».
Una volta diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a interrogarsi su cosa sia la carne, perché nutrire suo figlio non è come nutrire se stesso, è più importante. Questo libro è il frutto di un’indagine durata due anni che l’ha portato negli allevamenti intensivi, visitati anche nel cuore della notte, che l’ha spinto a raccontare le inaudite e inutili violenze sugli animali durante la loro breve vita, a descrivere come vengono uccisi, per diventare il nostro cibo quotidiano.
In un libro che è insieme racconto, inchiesta e testimonianza, Foer invita tutti alla riflessione, indicando nel dolore degli animali – e soprattutto nella nostra sensibilità verso chi è «inerme» e «senza voce» – il discrimine fra umano e inumano, fra chi accetta senza discutere le condizioni imposte dall’allevamento industriale e chi le mette in discussione.

ibs - 2010
Perché mangiamo gli animali? L’autore si è posto questa domanda per la prima volta a nove anni, di fronte alla sua baby-sitter che non mangiava pollo. Quando il piccolo Jonathan le domandò il motivo, lei rispose che non voleva fare del male a nessuno. Difficile per il bambino darle torto. Una lettura che cambierà il vostro modo di guardare la carne che avete nel piatto!
unilibro - 2010

FESTA DEL LIBRO
Jonathan Safran Foer erede di Mark Twain.... tra i più promettenti della new generation nel suo libro “Se niente importa” denuncia le sofferenze degli animali e il delirio moderno dell’allevamento intensivo:
“Se le nostre modalità di allevamento del bestiame a scopi alimentari non sono il problema numero uno al mondo, sono sicuramente la causa numero uno del riscaldamento globale: dai rapporti delle Nazioni Unite risulta infatti che le attività legate all’ allevamento del bestiame generano più emissioni di gas serra di tutti i mezzi di trasporto presi insieme.” .... il 99 per cento del cibo consumato sulle tavole americane proviene da allevamenti intensivi di animali, che incidono sul riscaldamento globale e sul cambiamento climatico, ma aspetto cruciale sarebbero le indicibili torture a cui devono venir sottoposti i condannati al macello, atrocità intollerabili se fossero perpetrate ai danni di cani o gatti. Foer ricorda l’esempio di sua nonna, che nonostante fosse stremata dalla fame appena finita la guerra, rinunciò a mangiare un pezzo di carne offertole perché non era kosher, violava le regole ebraiche.       “Se niente importa, allora non c’è più nulla da salvare”.
anna esposito - periodicoitaliano.info - 2010

.....  Foer  non vuole porre questioni filosofiche, non sanziona come giusto o sbagliato il mangiare carne, ma mette in fila fatti documentati e motivazioni individuali che arrivano a una conclusione inoppugnabile        ad essere sbagliato è il modo in cui lo facciamo.
diego carmignani - terranews.it - 2010

Foer ha cercato di visitare allevamenti per tre anni. A volte c’è entrato di nascosto, di notte, ha assistito a spettacoli orribili. Non è riuscito, come quasi tutti gli altri autori di libri-denuncia sull’industria alimentare, a visitare un mattatoio. Ma ha intervistato moltissimi addetti che ci lavoravano. Il risultato, il libro, è – parole del New York Times - «un ritratto devastante della crudeltà sistematica e della sinistra segretezza dell’industria agroalimentare americana». Alla fine dell’inchiesta-percorso personale, Foer è un vegetariano convintissimo .... Vegetariano non solo per salutismo e animalismo: per una questione di giustizia sociale: «Abbiamo accettato l’allevamento industriale per gli stessi motivi per cui le nostre culture hanno relegato le minoranze al ruolo di membri di serie B della nostra società e tenuto le donne al servizio degli uomini». Insomma, perché è economicamente molto più conveniente. Foer concede che «l’oppressione degli umani è diversa dall’abuso di aninali». ...
maria laura rodotà - corriere.it - 2010
 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni cosa è illuminata
Con una vecchia fotografia in mano, un giovane studente ebreo americano intraprende un viaggio in Ucraina alla ricerca della donna che (forse) ha salvato suo nonno dai nazisti. Ad accompagnarlo sono il coetaneo Alex, della locale agenzia "Viaggi Tradizione", suo nonno - affetto da una cecità psicosomatica ma sempre al volante della loro auto - e un cane puzzolente. Il racconto esilarante, ma a tratti anche straziato, del loro itinerario si alterna a una vera e propria saga ebraica, che ripercorre la storia favolosa di un villaggio ucraino dal Settecento fino alla distruzione avvenuta a opera dei nazisti. Un viaggio immaginoso aggrappato ai fili della memoria, fili impregnati di vita vera, storie d'amore, vicende tragiche e farsesche. Un modo tutto nuovo di rileggere il passato per illuminare il nostro presente.

bol.it - 2002

 

 

 
dice di non essere mai stato particolarmente interessato alla storia di famiglia e non aver mai dato peso alle sue origini ebree. Poi andò in Ucraina con un vecchio fotografo e si ritrovò a scrivere un libro sprofondato nella cultura ebrea.
Uno dei maggiori vantaggi della scrittura è che ti da la possibilità di vedere chi sei. Ho scritto di molte cose in cui non sapevo di essere interessato prima di scrivere il libro, come l'essere ebreo, come la storia di famiglia; quindi vedi l'evidenza ed è come se io non fossi quello che pensavo di essere. Penso che spesso ci sbagliamo circa quel che siamo. Una delle cose belle della scrittura è che sei spinto a dare uno sguardo al tuo io indifeso.

Berit Keyes - trad emanuele minasi - threemonkeysonline.com

 

 

 Ogni cosa è illuminata     -     film
Jonathan Safran Foer, un giovane studente ebreo americano, si reca in Ucraina per cercare Augustine, donna che conosce solo tramite una foto, e che ha giocato un ruolo fondamentale nel passato di suo nonno Safran, salvato per merito di lei, dai nazisti. Il viaggio è raccontato da Alexander Perchov, compagno d'avventura di Jonathan, il cui padre gestisce a Odessa un'agenzia di viaggi che organizza percorsi in luoghi ricchi di ricordi ebrei. Nel viaggio ci sono anche il nonno di Alex, finto cieco, "sopravvissuto" ed ebreo che ha cancellato la sua "ebraicità" fino a trasformarla in rabbioso antisemitismo, e la cagnetta “psicopatica” Sammy Davis jr. jr. Il viaggio si conclude nella casa della sorella di Augustine, immersa in un immenso campo di papaveri.

Giuseppe Riefolo - spiweb.it

film di Liev Shreiber
Il personaggio del film si chiama anch’egli Jonathan Safran Foer e compie un viaggio nella memoria per ricostruire la vita del villaggio di Trachimbord uno dei numerosissimi shtetl bruciati e dimenticati durante la Seconda Guerra Mondiale.

notizie.alguer.it - 2009

 

 

 

 

 

 

 

Molto forte  incredibilmente vicino

L’unica luce era la televisione
Oskar è un bambino newyorkese di nove anni che ama viaggiare con la fantasia. Un piccolo inventore di mondi magici: come il suo progetto di tubazioni collegate ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire, riversale nel laghetto di Central Park per mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città.
Anche a Oskar capita di piangere sul cuscino: da quando suo padre è morto nell’attacco alle Torri Gemelle. La sua salvezza è dentro di lui: l’immaginazione.
Da qui parte Jonathan Safran Foer, già autore di Ogni cosa è illuminata, per imbastire UN ROMANZo singolare: più che letto, va vissuto. Immergersi in queste pagine, infatti, è un’esperienza emozionale che capita raramente nel nostro mondo di carta: è l’esplosione di un autore pirotecnico, dirompente, capace di commuovere e di far sorridere. Perché tutto ciò che (de)scrive Foer è Molto forte, incredibilmente vicino: è un catapultarsi in una realtà che, troppo spesso, abbiamo vissuto da spettatori senza renderci conto che la guerra è ogni giorno: invisibile, ma altrettanto letale. Dalle ceneri della devastazione Foer è capace di renderci i fiori del bello, dell’umano, in un rinascimento di carta che – pagina dopo pagina- ci riconcilia con l’esistenza. Quella più vera, quella che sprechiamo nell’attesa di un tram o di un desiderio.
Ciò che più conta, però, è che Foer ci dimostra come “l’immaginazione è lo strumento della compassione”. Un concetto che si respira in tuttoIL ROMANZo e che si disvela nelle ultime, geniali, pagine del libro.
“La mamma ha capito che stavo tirando su la lampo del sacco a pelo di me stesso, e io ho capito che non mi voleva bene davvero. Sapevo la verità, e la verità era che, se avesse potuto scegliere, saremmo andati al mio, di funerale.”
Dover vivere è triste ma è tragico poter vivere una sola vita
wuz.it

scarsamentetollerante.wordpress.com

 

 

 

 

 

Molto forte incredibilmente vicino
A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". E' l'11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all'enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l'incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

bol.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di recente ha affermato che scrittori e intellettuali spesso sono nemici di se stessi. Perché?
Per lo stesso in motivo per cui si sentirà molto la mancanza di Susan Sontag in America, la sua capacità di suscitare dialogo, di comprendere e incoraggiare la letteratura. Chi ci aiuterà a difendere la scrittura e la lettura quando i loro nemici hanno la voce così alta? In America oggi quando il presidente Bush emana una legge come il Patriot Act, che limita l’importazione di testi dall’estero, i lettori e gli scrittori non posso far finta che nulla stia accadendo. Non prendere posizione significa consentire che questo abuso prosegua. Io penso che il protezionismo nell’arte sia la cosa più assurda. Che senso ha restare chiusi nel proprio studio a scrivere ROMANZI , come se tutto quel che di buono è esistito nel mondo e nella storia della letteratura non ci fosse mai stato?

nuke.ilsottoscritto.it

 

 

 

 

 

 







veoh.com/browse

 



On produit de la bonne littérature
 pendant les vaches maigres
quand il faut résister
affronter quelque chose.
Comme les États-Unis entrent
dans une période de déclin
on peut être sûr que l'art américain
va se bonifier

lefigaro.fr - 2009

 

 

 

 

 

 

 


 

 

JSF  -     y test for writing is always, is this fun or does it feel like a job? Is it moving me? Or am I just fulfilling my own expectations—or even worse, somebody else’s? I was working on another story and I just started to feel the drag of it. And so, as a side project, I got interested in the voice of this kid. I thought maybe it could be a story; maybe it would be nothing. I found myself spending more and more time on it and wanting to work on that.
Interview Joshua Wolf Shenk - motherjones.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jonathan è un surrealista naturale. Ha un’esuberanza narrativa

che a volte diventa farsa
Joyce Carol Oates
Straordinariamente dotato… questo ragazzo ha qualcosa che

avvicina alla leggerezza .   Non perdetelo .    Leggetelo
Russell Banks
Jonathan Safran Foer un prodigio letterario di 23 anni
New York Magazine
festivaldelleletterature.it
Il secondo ROMANZo di Jonathan Safran Foer è quanto

di meglio si potesse desiderare: ambizioso,

pirotecnico, enigmatico e soprattutto, nel suo ritratto dell'orfano Oskar,

estremamente commovente. Ha ogni diritto di racchiudere in sé la tragedia

dell'11 settembre       ...    Un risultato eccezionale
Salman Rushdie
Uno scrittore straordinario
Fernanda Pivano
Jonathan Safran Foer è l'impassibile bambino prodigio

della letteratura americana
D di Repubblica

guanda.it

 

 

 

 

 


UN BRANO Molto forte incredibilmente vicino
Ho deciso che avrei cercato i nomi in ordine alfabetico, da Aaron a Zyna; anche se il metodo più efficace era per zone geografiche. Un'altra cosa che ho deciso era di essere riservato al massimo sulla missione in casa, e sincero al massimo fuori, perché era necessario far così. Perciò quando la mamma mi chiedeva: 'Dove vai, e a che ora torni?' io le rispondevo: 'Fuori, più tardi'. Ma se uno dei Black voleva sapere qualcosa gli dicevo tutto. le altre mie regole erano di non essere più maschilista e neanche razzista, giovanilista, omofobo, e di non discriminare i portatori di handicap e i ritardati; e poi che non avrei detto bugie se non in caso di assoluto bisogno, che mi è capitato un sacco di volte.
Ho preparato un kit con alcune cose che mi sarebbero servite, tipo una torcia elettrica formato maxi, il burrocacao, un po' di biscotti ai fichi, i sacchetti di plastica per reperti importanti e cianfrusaglie, il mio telefonino, il copione di Amleto per imparare a memoria i movimenti sul palco mentre andavo da un posto all'altro, dato che non dovevo dire neanche una battuta, e una cartina di New York, pillole allo iodio in caso di bomba sporca, i miei guanti bianchi -owiamente - un paio di cartoni di Juicy Juice, una lente d'ingrandimento, il dizionario tascabile Larousse e altre cose utili. Ero pronto per cominciare.

guanda.it

 

 

 

 

Avrei dovuto saperlo quel pomeriggio, quando ci eravamo stretti la mano, che non avrei più rivisto Mr Black. Così non l’avrei lasciato andare. Oppure l’avrei costretto a continuare la ricerca con me. O gli avrei raccontato che papà aveva telefonato mentre ero in casa. Invece non lo sapevo

proprio come non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta

che papà mi rimboccava le coperte

perché non sappiamo mai niente

 

 


 

altri autori          home