Assia Djebar       Norman Manea 

 

 

Norman Manea abitare una lingua
Sono una persona che fin dall'infanzia è stata costretta a spostarsi da un posto all'altro e talvolta anche da una lingua all'altra. Ma il vero luogo in cui vivo è la lingua rumena, che è anche un luogo che ho conquistato, un pò alla volta. E ad un certo punto credo di aver trovato lì la mia casa, la mia legittimità, una cittadinanza nella lingua e attraverso la lingua. Per questo il trauma di essere espulso, anche dalla lingua, è stato ancora più doloroso di altri tipi di trauma che ho subìto. Ma io ho preso con me la mia lingua, uso dire, come una lumaca porta con sé la sua casa. Anche a New York vivo più o meno in questa casa. L'ambiente esterno è un'altra lingua, con molte altre lingue, ma la lingua intima, quella in cui penso e scrivo e vivo, è la mia lingua iniziale, che è la lingua rumena.
La mia bandiera è una bandiera interiore, non è fuori, è all'interno ed è diffusa nella lingua che uso. .....
Un paradiso forzato 1994  -  Clown il dittatore e l’artista 1995  -  Ottobre ore otto 1998  -  La busta nera 1999  -  Il ritorno dell’Huligano 2004   
www.rainews24.it/   luciano minerva   2005

 

 


IN AMERICA - La prima sensazione, quel giorno, è stata che un fantasma nero e oscuro, un fantasma che derivasse dalle mie vite precedenti mi stesse seguendo e mi avesse acchiappato. Il secondo sentimento che ho provato, però, è stato questo: ero lì con tutte quelle persone in quel momento, ero una parte del loro presente e delle loro vite. Ho pensato “Io sono un newyorchese”, appartengo a questa città, che è per definizione la città degli esiliati”.
In che lingua sogna?
Comincio ad avere un inconscio più confuso, sogno delle sequenze in inglese, ma quando è il fuori, l’ambiente, che irrompe nella dimensione onirica. Diciamo che tra le due lingue, per me, corre la tensione che corre abitualmente per tutti tra vita interiore e vita esteriore.

www.ilportoritrovato.net/       www.festivaletteratura.it/        http://www.informazionecorretta.com/

 

 

Il ritorno dell’Huligano

E' il cuore di tenebra dell'Europa quello che racconta Manea. Ed è il tentativo di rendere la letteratura uno strumento per poterne parlare http://www.repubblica.it

racconto del suo ritorno in ROMANia alla ricerca della propria identità. Il viaggio s'interseca con i ricordi dell'infanzia in una trama di flashback popolata dal conflitto tra vita e letteratura, passato e presente. Manea ricorda i genitori, le speranze di una nazione devastata dalla guerra e l'importante ruolo dell'amore, dell'amicizia e della lettura nella sua vita.
ibs.it

messaggero di una lezione semplicissima: "La vita usurpa le nostre illusioni di perfezione e il nostro orgoglio d'unicità".     http://www.informazionecorretta.com/

 

 
Norman Manea, born in 1936, in Bukovina was deported at the age of five to the Ukrainian internment camp of Transnistria. His fiction, which is preoccupied with the trauma of the Holocaust and with daily life in a totalitarian state, has been translated into more than ten languages. He received Guggenheim and MacArthur Foundation Awards. He is now professor of literature at Bard College and lives in New York City.  

pwf.pragonet.cz/authors_nm_en.asp       

http://www.festivaletteratura.it/archivio/schedaautore.php?autid=934

 

 

Ottobre ore otto  
L'universo del campo di concentramento nello sguardo attonito di un bambino, il difficile ritorno alla vita quotidiana nella ROMANia del dopoguerra sotto un regime inquisitorio e ridicolo insieme, la memoria con le sue ferite mai sanate: è questo l'orizzonte esistenziale dei racconti di Norman Manea. Se la persecuzione razziale, il conflitto, il senso perduto delle cose e dei legami umani pongono lo scrittore in una dimensione spirituale di esilio, dal caos occasionalmente può nascere la redenzione fatta di bagliori di speranza, gesti di sfida, momenti di epifania poetica.
http://www.unilibro.it 

 

 

LA QUINTA IMPOSSIBILITA'

Riflessioni, ritratti, ricordi, interviste raccolti nella Quinta impossibilità, sotto l’egida di un’errabonda “scrittura d’esilio”, partecipano pienamente a questo stile e, soprattutto, a questa condizione. A tenerne insieme il corpo lacerato non c’è solo la personalità dell’autore (quella clownerie spirituale e quell’idiosincrasia libertaria che sono la sua stimmate), c’è un ostinato contrappunto che continuamente risorge nella sinfonia di fughe e di addii: il tema della disperata fedeltà alla lingua, il “guscio di lumaca” che lo scrittore si porta sempre appresso.  - attilio scarpellini  -  www.lettera22.it

 

 

2008

FELICITA OBBLIGATORIA

2006
La Quinta impossibilità
2004
Il ritorno dell'huligano
1999
La busta nera
Clown. Il dittatore e l'artista
1998 - 2005
Ottobre ore otto
1996
Clown

www.unilibro.it

 

 

nel 1945 quando ancora bambino tornai dal campo di concentramento ricevetti in dono un libro di fiabe popolari. ricordo ancora quel primo regalo. la copertina verde spessa. la magia dell'incontro. la parola come miracolo. solo in un secondo tempo e forse in modo inevitabile scoprii che la parola è anche un'arma contro o in difesa dell'umanità

clown - nota dell'autore -

 

la banalità della verità non si poteva pronunciare in modo semplice e diretto perchè contrastava con la banalità autoritaria della menzogna ufficiale  -   clown - pag 175 - storia di un'intervista

 

CLOWN - manea coglie con magistrale potenza la grottesca spettralità del totalitarismo che risucchia l'esistenza in tutti i suoi aspetti e la trasforma in una metafora dolorosa tragicomica e struggente della condizione umana -                                   claudio magris

 

 

Il bambino, specialmente nello scrittore, è sempre presente. Il nostro grande scultore Brancusi disse che quando uno scrittore non è più un bambino è morto. Così se lo scrittore è un bambino, è inevitabilmente anche un pò clownescO

rainews24

 

In seguito all'orrendo delitto di Roma «misure punitive collettive significherebbero anche una inaccettabile amnesia, sia per l'Italia, sia per la ROMANia», ha dichiarato lo scrittore Norman Manea, ricordando, da una parte, a cosa educhino i totalitarismi, dal fascismo al comunismo e la dura lotta che la sua patria sta conducendo «contro i postumi di decenni di terrore e menzogna», e, dall'altra, per quanto tempo gli italiani siano stati emigranti malvisti anche loro.
ansa

 

 

La democ racia es imperfecta y aburrida por naturaleza
El escritor rumano Norman Manea visitó San Sebastián para analizar los 20 años desde la caída del muro de Berlín
Nacido en la región rumana de Bucovina en 1936, fue deportado en la infancia junto a su familia a un campo de concentración ucraniano.
- ¿Cómo es un campo de concentración a los ojos de un niño?
- Con cinco años no se tiene conciencia de las cosas. Sé que pasé hambre, frío y pánico, pero no dejan de ser las sensaciones de un muchacho que vive al margen de la realidad. No tenía conciencia, y mucho menos, una opinión elaborada sobre los campos de concentración. …
- ¿Es el democrático el único régimen que salva de la quema?
- La democracia es imperfecta por naturaleza, no es un proyecto maravilloso. La democracia es compromiso entre partes, tratos, negociaciones... muy aburrido sí, pero mejor que cualquier otro sistema. En democracia podemos ser críticos, comprar el periódico que nos interese, escuchar la música de cualquier país, acceder a información en cualquier momento. Otros regímenes no lo permiten. Y si eres crítico puedes tener problemas.

GORKA LARRUMBIDE - diariovasco.com - 2009

 

 

 

Romania is a weird combination of burlesque and Byzantinism. (...) 20 years after the fall of the tiran, we discover, as the dossiers are opened, than many respectable persons were dishonest. We discover that 80% of the priests trusted by people with confessions were Securitate collaborators.
The Clowns. The Dictator and the Artist
Robert Mihailescu -
english.hotnews.ro  -  2009

 

 

 

  Assia Djebar       Norman Manea 

 

 

 

 

Assia Djebar 

La scrittrice e regista algerina Assia Djebar è stata eletta all'Academie Française... si tratta del primo intellettuale maghrebino ammesso a far parte del circolo esclusivo dei 40 "Immortali".  

rainews24.it              

http://www.academie-francaise.fr/immortels/index.html  

 

 

Per tutte le donne del Terzo Mondo, scrivere riconduce a una doppia proibizione, allo stesso tempo dello sguardo e del sapere. Scrivere, per la maggior parte delle mie sorelle, è scontrarsi inevitabilmente con il muro del silenzio e dell'invisibilità. Nello stesso tempo, nasce un'urgenza per via della quale il fatto di scrivere può diventare "scrivere per", cioè un impegno del verbo, una scrittura appassionata e combattiva.      assoprosapn.it 

 

 

 

Just so I could have worries that never change whether it's peace or wartime, so I could wake up in the middle of the night and question myself on what it is that sleeps in the depths of the heart of the man sharing my bed... Just so I could give birth and weep, for life never comes unaccompanied to a woman,

death is always right behind, furtive, quick, and smiling at the mothers...

from 'There Is No Exile' in Women in Their Apartments 1980     

http://www.kirjasto.sci.fi/djebar.htm   

http://www.zam.it/3.php?id_autore=344

 

 

 

So Vast the Prison is the most ambitious work to date by the woman many consider to be North Africa's most important literary voice.  

duffyandsnellgrove.com.au

saggiatore.it

 


Personnalité emblématique de l'émancipation des femmes en Algérie, Assia Djebar figure parmi les classiques de la littérature algérienne d'expression française. Déjà citée par la rumeur pour le Nobel de littérature, elle a notamment été lauréate en 2000 du prestigieux prix de la paix des libraires et éditeurs allemands. Née à Cherchell, à l'ouest d'Alger, en 1936,

Assia Djebar, de son vrai nom Fatima-Zohra Imalyène,

avait déjà été la première femme algérienne à être admise à l'Ecole normale supérieure de Paris, en 1955. Docteur es lettres de l'université de Montpellier, elle enseigne à l'université de Rabat, à celle d'Alger, travaille pour la radio et la presse algériennes, s'essaye au cinéma. Son premier ROMAN, «la Soif», publié en 1957 chez Julliard, obtient un grand succès en France. C'est aussi la cinquième femme, sur 708 entrants, à siéger sous la coupole après Marguerite Yourcenar (1980)....... 

www.liberation.com  

www.english.emory.edu/Bahri/Djebar.html       

www.duffyandsnellgrove.com.au/authors/djebar.htm

 

 

ultimo libro  La scomparsa della lingua francese, non ancora tradotto in italiano, è la storia di un uomo algerino che ritorna e poi scompare perché è francofono. Quindi c'è anche l'elemento del non ritorno, e un bel giorno anche voi lo scoprirete.

Quando si va avanti con la scrittura, il problema non è più come usare la scrittura, ma per lo scrittore come per tutti gli esseri umani, man mano che si progredisce credendo di aver risolto dei problemi, se ne presentano altri.                              

www.prom.it 

 

 

 

 
Festival del Cinema di Roma

nELLA GIURIA la scrittrice e regista  ad

PROTAGONISTA DEL FEMMINISMO IN LETTERATURA E CINEMA.

VOCE DELLE DONNE ALGERINE
stile.it 2009

 

 

 

 

 

l'avenir seul jugera !
plus exactement en arabe - dévoilera la vérité ! -
l'avenir ! el moustaqbal !

la disparition de la langue française - pag 229

 

 

2004

Queste voci che mi assediano

OGNI DONNA SI CHIAMA FERITA

LA SCOMPARSA DELLA LINGUA FRANCESE
2002

La donna senza sepoltura
Lontano da Medina. Figlie di Ismaele

2001

Vasta è la prigione

 

 

 

 

2000

Figlie di Ismaele

Donne d'Algeri nei loro appartamenti

Le notti di Strasburgo
1999

Ombra sultana
1998

Bianco d'Algeria
Nel cuore della notte algerina
L' amore, la guerra

www.unilibro.it

 

 

 

VIDEO

 

 

  Assia Djebar       Norman Manea 

 

altri autori             home