Assia Djebar       Norman Manea 

 

 

 

Norman Manea abitare una lingua

Sono una persona che fin dall'infanzia è stata costretta a spostarsi da un posto all'altro e talvolta anche da una lingua all'altra. Ma il vero luogo in cui vivo è la lingua rumena, che è anche un luogo che ho conquistato, un pò alla volta. E ad un certo punto credo di aver trovato lì la mia casa, la mia legittimità, una cittadinanza nella lingua e attraverso la lingua. Per questo il trauma di essere espulso, anche dalla lingua, è stato ancora più doloroso di altri tipi di trauma che ho subìto. Ma io ho preso con me la mia lingua, uso dire, come una lumaca porta con sé la sua casa. Anche a New York vivo più o meno in questa casa. L'ambiente esterno è un'altra lingua, con molte altre lingue, ma la lingua intima, quella in cui penso e scrivo e vivo, è la mia lingua iniziale, che è la lingua rumena.


La mia bandiera è una bandiera interiore, non è fuori, è all'interno ed è diffusa nella lingua che uso.
luciano minerva -  rainews24.it

 


IN AMERICA - La prima sensazione, quel giorno, è stata che un fantasma nero e oscuro, un fantasma che derivasse dalle mie vite precedenti mi stesse seguendo e mi avesse acchiappato. Il secondo sentimento che ho provato, però, è stato questo: ero lì con tutte quelle persone in quel momento, ero una parte del loro presente e delle loro vite. Ho pensato “Io sono un newyorchese”, appartengo a questa città, che è per definizione la città degli esiliati”.
In che lingua sogna?
Comincio ad avere un inconscio più confuso, sogno delle sequenze in inglese, ma quando è il fuori, l’ambiente, che irrompe nella dimensione onirica. Diciamo che tra le due lingue, per me, corre la tensione che corre abitualmente per tutti tra vita interiore e vita esteriore.

www.ilportoritrovato.net

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Il ritorno dell’Huligano

E' il cuore di tenebra dell'Europa quello che racconta Manea. Ed è il tentativo di rendere la letteratura uno strumento per poterne parlare

repubblica.it

racconto del suo ritorno in ROMANia alla ricerca della propria identità. Il viaggio s'interseca con i ricordi dell'infanzia in una trama di flashback popolata dal conflitto tra vita e letteratura, passato e presente. Manea ricorda i genitori, le speranze di una nazione devastata dalla guerra e l'importante ruolo dell'amore, dell'amicizia e della lettura nella sua vita.
ibs.it

messaggero di una lezione semplicissima: "La vita usurpa le nostre illusioni di perfezione e il nostro orgoglio d'unicità".    

www.informazionecorretta.com

 

 
Norman Manea, born in 1936, in Bukovina was deported at the age of five to the Ukrainian internment camp of Transnistria. His fiction, which is preoccupied with the trauma of the Holocaust and with daily life in a totalitarian state, has been translated into more than ten languages. He received Guggenheim and MacArthur Foundation Awards. He is now professor of literature at Bard College and lives in New York City.  

Norman Manea - Born in Burdujeni-Suceava Bukovina Romania on July 19 1936 - is a Jewish Romanian writer and author of short fiction, novels, and essays about the Holocaust, daily life in a communist state, and exile. He lives in the United States, where he is the Francis Flournoy Professor of European Culture and writer in residence at Bard College.
Manea was deported as a child, in 1941, by the Romanian fascist authorities, allied with Nazi Germany, to the concentration camp of Transnistria in the Ukraine with his family and the entire Jewish population of the region. He returned to Romania in 1945 with the surviving members of his family and graduated with high honors from the high school (liceu) Stefan cel Mare (Stephan the Great) in his home town, Suceava. He studied engineering at the Construction Institute in Bucharest and graduated with master’s degree in hydro-technique in 1959, working afterwards in planning, fieldwork and research. He has devoted himself to writing since 1974.
http://en.wikipedia.org/wiki/Norman_Manea

pwf.pragonet.cz/authors_nm_en.asp       

festivaletteratura.it
Nato nel 1936 a Suceava, in Romania - più precisamente in Bucovina, crogiolo plurinazionale e multireligioso di culture - Manea conosce come pochi altri «la sarcastica simmetria dell'esilio», com'egli l'ha chiamata, e ne ha fatto la chiave per capire e rappresentare il mondo e la sua incomprensibilità. Sono gli scrittori mitteleuropei ad aver vissuto con particolare intensità l'esilio quale forma di vivere, come rivela Enzo Bettiza nel suo splendido Esilio. A cinque anni Manea è stato deportato con la famiglia, in quanto ebreo, dai tedeschi nel Lager della Transnistria, in Ucraina. Nella Romania del dopoguerra ha vissuto gli anni peggiori del comunismo satrapesco, «miscuglio bizantino di demagogia, miseria e terrore» che trasforma la patria in esilio, in un luogo in cui non ci si può sentire a casa, perché tutto è diventato altro, deformato e falso. Nei suoi romanzi e nei suoi saggi la perversione totalitaria non è solo tirannide imposta all'individuo dall'esterno, ma è divenuta corruzione interiore della persona, vizio e droga alla fine difficilmente distinguibili dalla natura dell'individuo stesso. Si scrive, ma si finisce anche per vivere, in uno stile cifrato, che nasce per sfuggire alle maglie di una tirannide politica e diviene un modo di essere, un depistaggio per sottrarsi alle maglie di ogni potere, anche a quello gelatinoso delle società in cui dostoevskijanamente «tutto è permesso».
Ammirato da Heinrich Böll e da Philip Roth, Manea, sempre più vessato dal regime romeno per la sua coraggiosa indipendenza, è emigrato nel 1986 negli Stati Uniti, dove insegna al Bard College. Altro esilio: «liberatorio», come egli ha scritto con grande riconoscenza al Paese che lo ha accolto nella libertà e gli ha dato la possibilità di lavorare e di vivere, ma pur sempre esilio, esistenziale e soprattutto linguistico; «combustione in profondità» e possibile «olocausto» per uno scrittore - ha detto - privato dell'immediatezza della sua lingua e dunque incrinato nella sua identità. Tale scissione è tragicomica; lo scrittore assomiglia più di ogni altro a un clown - figura analizzata da Manea in incisivi saggi - esposto alle botte e alle manfrine della storia universale.

notiziarioitaliano.it - corriere.it - 2012

 

 

 

Ottobre ore otto  
L'universo del campo di concentramento nello sguardo attonito di un bambino, il difficile ritorno alla vita quotidiana nella ROMANia del dopoguerra sotto un regime inquisitorio e ridicolo insieme, la memoria con le sue ferite mai sanate: è questo l'orizzonte esistenziale dei racconti di Norman Manea. Se la persecuzione razziale, il conflitto, il senso perduto delle cose e dei legami umani pongono lo scrittore in una dimensione spirituale di esilio, dal caos occasionalmente può nascere la redenzione fatta di bagliori di speranza, gesti di sfida, momenti di epifania poetica.
unilibro.it 

 

 

 

LA QUINTA IMPOSSIBILITA'

Riflessioni, ritratti, ricordi, interviste raccolti nella Quinta impossibilità, sotto l’egida di un’errabonda “scrittura d’esilio”, partecipano pienamente a questo stile e, soprattutto, a questa condizione. A tenerne insieme il corpo lacerato non c’è solo la personalità dell’autore (quella clownerie spirituale e quell’idiosincrasia libertaria che sono la sua stimmate), c’è un ostinato contrappunto che continuamente risorge nella sinfonia di fughe e di addii: il tema della disperata fedeltà alla lingua, il “guscio di lumaca” che lo scrittore si porta sempre appresso.  - attilio scarpellini  -  lettera22.it

 

 

 



video

2011

CONVERSAZIONI IN ESILIO

AL DI LA DELLA MONTAGNA

2011

IL RIFUGIO MAGICO

2009

SAUL BELLOW  - conversazioni con manea

2008

FELICITA OBBLIGATORIA

2006
La Quinta impossibilità
2004
Il ritorno dell'huligano
1999
La busta nera
Clown. Il dittatore e l'artista
1998 - 2005
Ottobre ore otto
1996
Clown

1994

PARADISO FORZATO

unilibro.it

 

 

nel 1945 quando ancora bambino tornai dal campo di concentramento ricevetti in dono un libro di fiabe popolari. ricordo ancora quel primo regalo. la copertina verde spessa. la magia dell'incontro. la parola come miracolo. solo in un secondo tempo e forse in modo inevitabile scoprii che la parola è anche un'arma contro o in difesa dell'umanità

clown - nota dell'autore

la banalità della verità non si poteva pronunciare in modo semplice e diretto perchè contrastava con la banalità autoritaria della menzogna ufficiale  -  

clown - pag 175 - storia di un'intervista

CLOWN - manea coglie con magistrale potenza la grottesca spettralità del totalitarismo che risucchia l'esistenza in tutti i suoi aspetti e la trasforma in una metafora dolorosa tragicomica e struggente della condizione umana -                                  

claudio magris

Il bambino specialmente nello scrittore, è sempre presente. Il nostro grande scultore Brancusi disse che quando uno scrittore non è più un bambino è morto. Così se lo scrittore è un bambino, è inevitabilmente anche un pò clownescO

rainews24

In seguito all'orrendo delitto di Roma «misure punitive collettive significherebbero anche una inaccettabile amnesia, sia per l'Italia, sia per la ROMANia», ha dichiarato lo scrittore Norman Manea, ricordando, da una parte, a cosa educhino i totalitarismi, dal fascismo al comunismo e la dura lotta che la sua patria sta conducendo «contro i postumi di decenni di terrore e menzogna», e, dall'altra, per quanto tempo gli italiani siano stati emigranti malvisti anche loro.
ansa

LA DEMOCRACIA ES IMPERFECTA Y ABURRIDA POR NATURALEZA
El escritor rumano Norman Manea visitó San Sebastián para analizar los 20 años desde la caída del muro de Berlín
Nacido en la región rumana de Bucovina en 1936, fue deportado en la infancia junto a su familia a un campo de concentración ucraniano.
- ¿Cómo es un campo de concentración a los ojos de un niño?
- Con cinco años no se tiene conciencia de las cosas. Sé que pasé hambre, frío y pánico, pero no dejan de ser las sensaciones de un muchacho que vive al margen de la realidad. No tenía conciencia, y mucho menos, una opinión elaborada sobre los campos de concentración. …
- ¿Es el democrático el único régimen que salva de la quema?
- La democracia es imperfecta por naturaleza, no es un proyecto maravilloso. La democracia es compromiso entre partes, tratos, negociaciones... muy aburrido sí, pero mejor que cualquier otro sistema. En democracia podemos ser críticos, comprar el periódico que nos interese, escuchar la música de cualquier país, acceder a información en cualquier momento. Otros regímenes no lo permiten. Y si eres crítico puedes tener problemas.

gorka larrumbide - diariovasco.com

Romania is a weird combination of burlesque and Byzantinism. (...) 20 years after the fall of the tiran, we discover, as the dossiers are opened, than many respectable persons were dishonest. We discover that 80% of the priests trusted by people with confessions were Securitate collaborators.
The Clowns. The Dictator and the Artist
robert mihailescu -
english.hotnews.ro

 

 

IL  RIFUGIO MAGICO

Sullo sfondo di un'America sconvolta dall'11 settembre si snodano le vicende degli esuli Augustin Gora e Peter Gaspar protagonisti del libro ''Il rifugio magico'' di Norman Manea per il Saggiatore..... I ricordi di una biografia traumatica, sotto il nazismo e il comunismo, pervadono infatti l'esistenza dei personaggi. Il romanzo riprende tutti i temi piu' cari all'autore: l'Olocausto, la dittatura e l'esilio.
L'intreccio narrativo si configura come una complessa meditazione sulla morte, la sofferenza e la solitudine, ma anche sulla bellezza, la liberta', la fede e l'amore. Norman Manea e' nato nel 1936. Internato a cinque anni in un lager ucraino, ha vissuto la giovinezza nella Romania stalinista e sperimentato la dittatura di Ceausescu.

adnkronos - 2011

In una New York vicina all'11 settembre, Augustin Gora, professore romeno esule da tempo, deve confrontarsi con l'inattesa comparsa dell'ex moglie Lu e del compagno Peter Gaspar, figlio di ebrei comunisti sopravvissuti ad Auschwitz. L'incontro fa riaffiorare i ricordi delle dolorose esperienze vissute in patria, sotto il nazismo e il comunismo. Per sfuggire ai fantasmi del passato che tornano a minacciare il presente, a Gora non resta che ritirarsi tra i suoi libri, unico rifugio possibile. Norman Manea riprende in questo romanzo i temi a lui più vicini - l'Olocausto, la dittatura e l'esilio - dando vita, attraverso un raffinatissimo intreccio letterario, a una struggente meditazione sulla morte, la sofferenza e la solitudine. Un naufragio della memoria nei peggiori incubi del Novecento. Allo stesso tempo, un grande atto di fede e d'amore verso le capacità salvifiche della scrittura e della letteratura.
ibs - 2011

«Io la chiamo “capitale Dada degli esuli”. Ed essendo anch’io un esule credo che non sia il peggiore dei luoghi possibili». È per questo che da quando Norman Manea è sbarcato a New York più di vent’anni fa non se ne è andato più. Il suo esilio dalla Romania prossima al crepuscolo di Ceausescu passò prima per Berlino, poi per Parigi, infine per Washington, prima di arrivare nella Grande Mela, “la città della luna”, come la chiama lui, la città delle possibilità. Il rifugio magico - caleidoscopica storia fatta di esili che si intrecciano e si penetrano e si consumano all’ombra dei grattacieli e tra i prati dei campus universitari, per certi versi può essere considerato il suo romanzo su New York.
«Eppure se quando me ne andai dalla Romania avessi potuto scegliere probabilmente sarei finito a Roma o a Parigi. Ma questo è il modo in cui il destino ha voluto giocare con me».

europaquotidiano.it - 2011

 

 

 

 

 

 

CONVERSAZIONI IN ESILIO
Hannes Stein incontra Norman Manea nell’estate del 2010 a New York. Tre giorni di conversazioni nelle quali lo scrittore rumeno che ha appena festeggiato i 75 anni, compie un’acuta analisi che non risparmia nessuno, nemmeno se stesso, affrontando il tema del fallimento degli intellettuali nelle dittature. Manea parla delle sue paure, delle sue certezze e delle sue incertezze, spesso con amara ironia, in un dialogo sulla letteratura, sulla Shoa e sulla nascita di un nuovo moderno antisemitismo.
feltrinelli.it - 2012

 




AL DI LA DELLA MONTAGNA
Pessach Antschel, divenuto Paul Antschel e poi Paul Celan. Benjamin Wechsler, divenuto Barbu o B. Fundoianu, e poi Benjamin Fondane. Due scrittori romeni, emblemi della letteratura dell'esilio, voci della coscienza ebraica e testimoni della persecuzione nazista. Celan, delicato e fragile, chiuso nei lunghi silenzi, nelle malinconie precoci e persistenti, pellegrino affascinante e impulsivo ispirato dalle pagine di Trakl e di Rilke. Fondane, alto e ardente, chiome e sogni al vento, impetuoso, contraddittorio e indisponente, dai rapidi cambiamenti d'umore, vitale e brioso, ribelle, ruvido e aspro. Se Fondane muore ad Auschwitz, dopo aver lasciato nell'"Exode" il suo testamento poetico, Celan vi sopravvive, ma continua a bere il "nero latte dell'alba", anche dopo la notte incompiuta dell'incubo, e il suo suicidio del 1970 nella Senna è solo l'atto finale di un dramma spirituale incomparabile. Scomparsi nel fuoco e nelle acque dell'Olocausto, i due poeti si incontrano solo nel martirio, così diverso e tuttavia comune, e nel dialogo postumo del loro Io lirico.
feltrinelli.it - 2012

 

 


 

 

 

  Assia Djebar       Norman Manea 

 

 

 

 

Assia Djebar  Fatima-Zohra Imalayen

La scrittrice e regista algerina Assia Djebar è stata eletta all'Academie Française... si tratta del primo intellettuale maghrebino ammesso a far parte del circolo esclusivo dei 40 "Immortali".  

rainews24.it              

www.academie-francaise.fr/immortels/index.html  

 

Per tutte le donne del Terzo Mondo, scrivere riconduce a una doppia proibizione, allo stesso tempo dello sguardo e del sapere. Scrivere, per la maggior parte delle mie sorelle, è scontrarsi inevitabilmente con il muro del silenzio e dell'invisibilità. Nello stesso tempo, nasce un'urgenza per via della quale il fatto di scrivere può diventare "scrivere per", cioè un impegno del verbo, una scrittura appassionata e combattiva.

assoprosapn.it 

 

 

 

 

 

Just so I could have worries that never change whether it's peace or wartime, so I could wake up in the middle of the night and question myself on what it is that sleeps in the depths of the heart of the man sharing my bed... Just so I could give birth and weep, for life never comes unaccompanied to a woman

death is always right behind, furtive, quick, and smiling at the mothers...

from 'There Is No Exile' in Women in Their Apartments 1980     

www.kirjasto.sci.fi/djebar.htm   

www.zam.it/3.php?id_autore=344

 

 

So Vast the Prison is the most ambitious work to date by the woman many consider to be North Africa's most important literary voice.  

duffyandsnellgrove.com.au

saggiatore.it

 


Personnalité emblématique de l'émancipation des femmes en Algérie

Assia Djebar figure parmi les classiques de la littérature algérienne d'expression française. Déjà citée par la rumeur pour le Nobel de littérature, elle a notamment été lauréate en 2000 du prestigieux prix de la paix des libraires et éditeurs allemands. Née à Cherchell à l'ouest d'Alger  le 30-06-1936, Assia Djebar, de son vrai nom Fatima-Zohra Imalyène, avait déjà été la première femme algérienne à être admise à l'Ecole normale supérieure de Paris, en 1955. Docteur es lettres de l'université de Montpellier, elle enseigne à l'université de Rabat, à celle d'Alger, travaille pour la radio et la presse algériennes, s'essaye au cinéma. Son premier ROMAN, «la Soif», publié en 1957 chez Julliard, obtient un grand succès en France. C'est aussi la cinquième femme, sur 708 entrants, à siéger sous la coupole après Marguerite Yourcenar (1980)

...

Fatima-Zohra Imalayen, meglio nota con lo pseudonimo Assia Djebar  - Cherchell 30 giugno 1936 -  è una scrittrice e regista algerina femminista.
Il tema principale delle sue opere è la condizione della donna in Algeria. Considerata uno dei più influenti scrittori nordafricani, è stata la prima autrice del Maghreb a essere ammessa all'Académie française

www.liberation.com  

www.english.emory.edu/Bahri/Djebar.html       

www.duffyandsnellgrove.com.au/authors/djebar.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Assia_Djebar  biografia

 

 

La scomparsa della lingua francese

è la storia di un uomo algerino che ritorna e poi scompare perché è francofono. Quindi c'è anche l'elemento del non ritorno, e un bel giorno anche voi lo scoprirete.
Quando si va avanti con la scrittura, il problema non è più come usare la scrittura, ma per lo scrittore come per tutti gli esseri umani, man mano che si progredisce credendo di aver risolto dei problemi, se ne presentano altri  

prom.it

 

 

donne d'algeri nei loro appartamenti

Non vedo altra via d’uscita per noi se non per mezzo di incontri come questo: una donna che parla di fronte a un’altra che guarda.
Quella che parla sta raccontando l’altra, i suoi occhi brucianti, la sua memoria nera, oppure descrive la notte usando le parole come torce, come candele la cui cera si scioglie troppo in fretta?
Colei che guarda a forza di ascoltare, di ascoltare e ricordare finisce col vedere se stessa per mezzo del proprio sguardo, finalmente senza veli ?

AD

 

 

 

 

L'AMORE - LA GUERRA
Ripercorrere il passato del proprio paese, dare voce alle donne segregate, ritrovare l'orgoglio arabo contro i conquistatori stranieri: superare il silenzio di coloro che non hanno mai potuto raccontare e primo fra tutti il silenzio della scrittrice stessa che vuole narrare usando la parola dell'altro, la parola dello straniero. Così l'immagine autobiografica della bambina algerina condotta per mano dal padre alla scuola francese diventa la figura emblematica di una formazione intellettuale che permette di sfuggire alla costrizione della tradizione ma che nello stesso tempo obbliga all'uso di una lingua altra che induce al mutismo, all'impossibilità di esprimere liberamente i propri sentimenti. Tutto il romanzo si snoda così tra passato e presente, silenzio e parola, chiusura e liberazione, per rivendicare la libertà della donna e della scrittrice, per ricostruire una memoria collettiva al femminile.
ibs

 

 

 

 

 

 

PROTAGONISTA DEL FEMMINISMO IN LETTERATURA E CINEMA

VOCE DELLE DONNE ALGERINE

 

 

 

 

l'avenir seul jugera !
plus exactement en arabe - dévoilera la vérité ! -
l'avenir ! el moustaqbal !

la disparition de la langue française - pag 229

 

 

2006

TONGUE'S BLOOD DOES NOT RUN

2004

Queste voci che mi assediano

OGNI DONNA SI CHIAMA FERITA

LA SCOMPARSA DELLA LINGUA FRANCESE
2002

La donna senza sepoltura
Lontano da Medina. Figlie di Ismaele

2001

Vasta è la prigione

 

 

 

 

2000

Figlie di Ismaele

Donne d'Algeri nei loro appartamenti

Le notti di Strasburgo
1999

Ombra sultana
1998

Bianco d'Algeria
Nel cuore della notte algerina
L' amore, la guerra

 

 

unilibro

 

VIDEO  2

 

 

 

  Assia Djebar       Norman Manea 

 

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