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Norman Sono una persona che fin dall'infanzia è stata costretta a spostarsi da un posto all'altro e talvolta anche da una lingua all'altra. Ma il vero luogo in cui vivo è la lingua rumena, che è anche un luogo che ho conquistato, un pò alla volta. E ad un certo punto credo di aver trovato lì la mia casa, la mia legittimità, una cittadinanza nella lingua e attraverso la lingua. Per questo il trauma di essere espulso, anche dalla lingua, è stato ancora più doloroso di altri tipi di trauma che ho subìto. Ma io ho preso con me la mia lingua, uso dire, come una lumaca porta con sé la sua casa. Anche a New York vivo più o meno in questa casa. L'ambiente esterno è un'altra lingua, con molte altre lingue, ma la lingua intima, quella in cui penso e scrivo e vivo, è la mia lingua iniziale, che è la lingua rumena.
Il ritorno dell’Huligano E' il cuore di tenebra dell'Europa quello che racconta Manea. Ed è il tentativo di rendere la letteratura uno strumento per poterne parlare repubblica.it
racconto
del suo ritorno in ROMANia alla ricerca della propria identità. Il viaggio
s'interseca con i ricordi dell'infanzia in una trama di flashback popolata dal
conflitto tra vita e letteratura, passato e presente. Manea ricorda i genitori,
le speranze di una nazione devastata dalla guerra e l'importante ruolo
dell'amore, dell'amicizia e della lettura nella sua vita.
messaggero di una lezione semplicissima: "La vita usurpa le nostre illusioni di perfezione e il nostro orgoglio d'unicità".
Norman Manea - Born in Burdujeni-Suceava Bukovina Romania
on July 19 1936 - is a Jewish Romanian writer and author of short fiction,
novels, and essays about the Holocaust, daily life in a communist state, and
exile. He lives in the United States, where he is the Francis Flournoy Professor
of European Culture and writer in residence at Bard College. pwf.pragonet.cz/authors_nm_en.asp
festivaletteratura.it notiziarioitaliano.it - corriere.it - 2012
Ottobre ore otto
LA QUINTA IMPOSSIBILITA' Riflessioni, ritratti, ricordi, interviste raccolti nella Quinta impossibilità, sotto l’egida di un’errabonda “scrittura d’esilio”, partecipano pienamente a questo stile e, soprattutto, a questa condizione. A tenerne insieme il corpo lacerato non c’è solo la personalità dell’autore (quella clownerie spirituale e quell’idiosincrasia libertaria che sono la sua stimmate), c’è un ostinato contrappunto che continuamente risorge nella sinfonia di fughe e di addii: il tema della disperata fedeltà alla lingua, il “guscio di lumaca” che lo scrittore si porta sempre appresso. - attilio scarpellini - lettera22.it
nel 1945 quando ancora bambino tornai dal campo di concentramento ricevetti in dono un libro di fiabe popolari. ricordo ancora quel primo regalo. la copertina verde spessa. la magia dell'incontro. la parola come miracolo. solo in un secondo tempo e forse in modo inevitabile scoprii che la parola è anche un'arma contro o in difesa dell'umanità clown - nota dell'autore la banalità della verità non si poteva pronunciare in modo semplice e diretto perchè contrastava con la banalità autoritaria della menzogna ufficiale - clown - pag 175 - storia di un'intervista CLOWN - manea coglie con magistrale potenza la grottesca spettralità del totalitarismo che risucchia l'esistenza in tutti i suoi aspetti e la trasforma in una metafora dolorosa tragicomica e struggente della condizione umana -
Il bambino specialmente nello scrittore, è sempre presente. Il nostro grande scultore Brancusi disse che quando uno scrittore non è più un bambino è morto. Così se lo scrittore è un bambino, è inevitabilmente anche un pò clownescO rainews24
In seguito all'orrendo delitto di Roma «misure punitive
collettive significherebbero anche una inaccettabile amnesia, sia per l'Italia,
sia per la ROMANia», ha dichiarato lo scrittore Norman Manea, ricordando, da una
parte, a cosa educhino i totalitarismi, dal fascismo al comunismo e la dura
lotta che la sua patria sta conducendo «contro i postumi di decenni di terrore e
menzogna», e, dall'altra, per quanto tempo gli italiani siano stati emigranti
malvisti anche loro.
LA DEMOCRACIA ES IMPERFECTA Y
ABURRIDA POR NATURALEZA
Romania is a weird combination of burlesque and Byzantinism. (...) 20
years after the fall of the tiran, we discover, as the dossiers are
opened, than many respectable persons were dishonest. We discover
that 80% of the priests trusted by people with confessions were
Securitate collaborators.
IL RIFUGIO MAGICO
Sullo
sfondo di un'America sconvolta dall'11 settembre si snodano le
vicende degli esuli Augustin Gora e Peter Gaspar protagonisti del
libro ''Il rifugio magico'' di Norman Manea per il Saggiatore..... I
ricordi di una biografia traumatica, sotto il nazismo e il
comunismo, pervadono infatti l'esistenza dei personaggi. Il romanzo
riprende tutti i temi piu' cari all'autore: l'Olocausto, la
dittatura e l'esilio.
In una
New York vicina all'11 settembre, Augustin Gora, professore romeno
esule da tempo, deve confrontarsi con l'inattesa comparsa dell'ex
moglie Lu e del compagno Peter Gaspar, figlio di ebrei comunisti
sopravvissuti ad Auschwitz. L'incontro fa riaffiorare i ricordi
delle dolorose esperienze vissute in patria, sotto il nazismo e il
comunismo. Per sfuggire ai fantasmi del passato che tornano a
minacciare il presente, a Gora non resta che ritirarsi tra i suoi
libri, unico rifugio possibile. Norman Manea riprende in questo
romanzo i temi a lui più vicini - l'Olocausto, la dittatura e
l'esilio - dando vita, attraverso un raffinatissimo intreccio
letterario, a una struggente meditazione sulla morte, la sofferenza
e la solitudine. Un naufragio della memoria nei peggiori incubi del
Novecento. Allo stesso tempo, un grande atto di fede e d'amore verso
le capacità salvifiche della scrittura e della letteratura.
«Io la chiamo “capitale Dada
degli esuli”. Ed
essendo anch’io un esule credo che non sia il peggiore dei luoghi
possibili». È per questo che da quando Norman Manea è sbarcato a New
York più di vent’anni fa non se ne è andato più. Il suo esilio dalla
Romania prossima al crepuscolo di Ceausescu passò prima per Berlino,
poi per Parigi, infine per Washington, prima di arrivare nella
Grande Mela, “la città della luna”, come la chiama lui, la città
delle possibilità. Il rifugio magico - caleidoscopica storia fatta
di esili che si intrecciano e si penetrano e si consumano all’ombra
dei grattacieli e tra i prati dei campus universitari, per certi
versi può essere considerato il suo romanzo su New York.
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CONVERSAZIONI IN ESILIO
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Assia
La scrittrice e regista algerina Assia Djebar è stata eletta all'Academie Française... si tratta del primo intellettuale maghrebino ammesso a far parte del circolo esclusivo dei 40 "Immortali". rainews24.it www.academie-francaise.fr/immortels/index.html
Per tutte le donne del Terzo Mondo, scrivere riconduce a una doppia proibizione, allo stesso tempo dello sguardo e del sapere. Scrivere, per la maggior parte delle mie sorelle, è scontrarsi inevitabilmente con il muro del silenzio e dell'invisibilità. Nello stesso tempo, nasce un'urgenza per via della quale il fatto di scrivere può diventare "scrivere per", cioè un impegno del verbo, una scrittura appassionata e combattiva. assoprosapn.it
Just so I could have worries that never change whether it's peace or wartime, so I could wake up in the middle of the night and question myself on what it is that sleeps in the depths of the heart of the man sharing my bed... Just so I could give birth and weep, for life never comes unaccompanied to a woman death is always right behind, furtive, quick, and smiling at the mothers... from 'There Is No Exile' in Women in Their Apartments 1980 www.kirjasto.sci.fi/djebar.htm www.zam.it/3.php?id_autore=344
So Vast the Prison is the most ambitious work to date by the woman many consider to be North Africa's most important literary voice. duffyandsnellgrove.com.au saggiatore.it
Assia Djebar figure parmi les classiques de la littérature algérienne d'expression française. Déjà citée par la rumeur pour le Nobel de littérature, elle a notamment été lauréate en 2000 du prestigieux prix de la paix des libraires et éditeurs allemands. Née à Cherchell à l'ouest d'Alger le 30-06-1936, Assia Djebar, de son vrai nom Fatima-Zohra Imalyène, avait déjà été la première femme algérienne à être admise à l'Ecole normale supérieure de Paris, en 1955. Docteur es lettres de l'université de Montpellier, elle enseigne à l'université de Rabat, à celle d'Alger, travaille pour la radio et la presse algériennes, s'essaye au cinéma. Son premier ROMAN, «la Soif», publié en 1957 chez Julliard, obtient un grand succès en France. C'est aussi la cinquième femme, sur 708 entrants, à siéger sous la coupole après Marguerite Yourcenar (1980) ...
Fatima-Zohra Imalayen, meglio nota con lo pseudonimo Assia Djebar
- Cherchell 30
giugno 1936 - è una scrittrice e regista algerina femminista. www.liberation.com www.english.emory.edu/Bahri/Djebar.html www.duffyandsnellgrove.com.au/authors/djebar.htm http://it.wikipedia.org/wiki/Assia_Djebar biografia
La scomparsa della lingua francese
è la storia di un uomo algerino che ritorna e poi scompare
perché è francofono. Quindi c'è anche l'elemento del non ritorno, e un bel
giorno anche voi lo scoprirete.
donne d'algeri nei loro appartamenti
Non vedo altra via d’uscita per noi se non per mezzo di incontri come questo:
una donna che parla di fronte a un’altra che guarda. AD
L'AMORE - LA GUERRA
PROTAGONISTA DEL FEMMINISMO IN LETTERATURA E CINEMA VOCE DELLE DONNE ALGERINE
l'avenir
seul jugera !
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