fedEriCo beRlinciOni

   

firenze - 6 settembre 1987 

facebook.com/federico.berlincioni


perché le parole
il computer
le fa scorrere e svanire
come se fossero qualcosa
di insignificante


XVIII premio firenze -  Il rumore del silenzio 2000 -
motivazione - troviamo oltre alla capacità fantastica, tipica della sua giovane età che lo porta ad inseguire voli di colorati aquiloni o fiammanti motociclette anche una spiccata sensibilità e una profondità di pensiero che gli consentono sulla traccia dell’immaginario a definire Il Rumore del silenzio essenza e consistenza dell’essere.
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nato a Firenze il 6 settembre 1987
Fin da piccolo ha mostrato molto interesse per libri ed illustrazioni e riuscire a scrivere anche solo due pagine, magari piene di errori, significava per lui un vero trionfo.     ha cominciato a scrivere ed è stato stimolato a farlo con maggiore impegno quando ha capito quanto fosse apprezzato da conoscenti ed insegnanti, ai quali deve il merito di avergli fatto sviluppare questo interesse. Nel mese di giugno del 2000 ha partecipato con successo ad un concorso di letteratura e poesia a Castelfiorentino.
 “Il rumore del silenzio” è il suo primo libro ed ha ricevuto il Primo Premio sezione Giovanissimi al “Premio di poesia città di Sesto” e il Primo Premio ex aequo al “Premio Giovanni Gronchi” Pontedera, sezione Giovani, 2000. Il libro, edito dalla Casa EDITRICE IBISKOS e promosso dalla Banca di Credito Cooperativo di Cambiano di Castelfiorentino, ha lo scopo di aiutare l’Associazione atfc  - Associazione toscana per la lotta contro la fibrosi cistica
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www.bottega2000.it/centrofirenzeuropa/eventi2000

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xx premio firenze - L’ESSERE POETA  -  3° PREMIO MEDAGLIA DI BRONZO  -  SEZIONE B-POESIA INEDITA
2002 -
motivazione - Siamo di fronte ad una poesia matura sia a livello semantico che stilistico. Il giovanissimo autore gioca la carta vincente dell’allegoria ricca di immagini iconiche che scaturiscono dal profondo e coinvolgono emotivamente il lettore.

XXIII premio firenze  - DENTRO ME AVANZA

2004 - motivazione - In questa nuova raccolta di poesie il giovane autore si avvale di una struttura poetica che ha per base la metrica classica cui aderisce   con naturalezza   il ritmo melodico dei versi.  
E in questa architettura si snoda la vicenda poetica che pur affrontando temi dolorosi diventa una pregevolissima melodia da “ascoltare” perché la parola    sostenuta da purissime immagini liriche e da preziose scelte lessicali    diventa canto.    Fa da corollario il Cd accluso alla raccolta che conferma il felice connubio tra poesia e musica.

www.bottega2000.it/centrofirenzeuropa/xxiii_premio_fi/federico_berlincioni.htm  
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ezio_Gallori_-_Federico_Berlincioni.gif

www.premioletterariocastelfiorentino.it/aspettando/aspettando_2005

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I GRANDI dicono "non ti montare la testa" 

E lui saggio risponde   "non vi preoccupate sono rimasto coi piedi per terra" .
Però vedersi pubblicare un libro di poesie e ricevere alla soglia dei 13 anni un riconoscimento speciale dalla giuria di un premio letterario non è da tutti.
A Federico Berlincioni, fiorentino, classe 1987 grandi occhi verdi, occhiali e ciuffetto punk è successo.    
Da qualche mese. incoraggiato da conoscenti e insegnanti, si è messo a comporre poesie.    Lo fanno in tanti alla sua età. Ma i suoi versi  scritti a mano e non al computer -  
 "perché le parole il computer le fa scorrere e svanire come se fossero qualcosa di insignificante"   - hanno avuto fortuna e sono piaciuti per la loro profondità anche al di fuori della cerchia scuola-famiglia.
 "Ha sempre avuto una grande facilità, ma anche maturità, di scrittura. Si mette lì e riempie in un batter d'occhio anche quindici colonne" racconta ammirato il padre ferroviere, che è anche il primo dei suoi fans. "Ma quando ci ha letto le sue poesie abbi
amo voluto sottoporle ad un giudizio esterno. Sa che stentavano a credere che le avesse scritte un tredicenne?".
Federico in effetti è un
tredicenne speciale.   Con una visione matura, e anche sofferta, della vita, su cui non può non avere influito la sua condizione di ragazzino affetto da fibrosi cistica,  una malattia genetica che  se non lo ha derubato di una dimensione di normalità   gli impone dei ritmi diversi da quelli dei suoi coetanei.  
A partire dalle molte ore al giorno di fisioterapia, che lo obbligano a levatacce alle 5 di mattina.    

"La mia malattia? Una convivenza obbligata, come con un vicino di casa.    Da questo punto di vista ho avuto sfortuna  ma per altre cose mi ritengo fortunato.   La passione per la scrittura la sento ad esempio come un privilegio.   Fare una poesia per me è come un flash che mi viene non durante una passeggiata o davanti a un tramonto ma seduto al tavolo della mia stanza.   E' qualcosa che mi sale da dentro"

afferma il poeta ragazzino che al calcio preferisce il ciclismo, a Bartali Coppi, "un signore prima che un campione".  
Intanto la sua pagella di poeta si arricchisce di un giudizio che conta: "Aldilà di qualche indulgenza a manierismi che ricalcano modelli scolastici,
nei suoi versi c'è lo scatto e la profondità di sguardo della vera Poesia" afferma un poeta "laureato" come Roberto Carifi che a Federico si rivolge con il consiglio di Rilke   "Un'opera d'arte è grande quando c'è la necessità''

lorenza pampaloni -
http://web.tiscali.it/toscanafc/il-rumore-del-silenzio.html

larepubblica.it - 2000

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GIOVANE DAVVERO
IL poeta che riUSCI ad incantare Mario Luzi

che giunto ad una manifestazione culturale sentendo in distanza leggere poesie stentò a credere che si potesse trattare di un ragazzo quattordicenne  .
Federico Berlincioni – giovane e pluripremiato continua a incantare   teso costantemente a qualcosa di unitario    di armonico e originario   di «musicale» come lui stesso direbbe.

marco marchi - blog.quotidiano.net - 2012
http://web.tiscali.it/toscanafc/il-rumore-del-silenzio.html

 

 

 

 

DENTRO ME AVANZA - CONCERTO DI POESIA   -    sesto fiorentino 2014
Presentazione della raccolta di poesie di FEDERICO BERLINCIONI
La poesia è la musica dell’anima.

I poeti altro non sono che dei musicisti dell’anima   che suonano le melodie del cuore   con strumenti diversi da quelli convenzionali.  -   f. de andrè

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carte sparse
Vedo volare gabbiani
che l’aria sbattono piano
con l’ali e io con le mani
vorrei volare lontano.
Mentre in celle d’alabastro
qui io ascolto cosa dice
quella stretta del cui nastro
porto aperta cicatrice.
Ho scoperto tra le carte
parole che non ricordo
io scrissi, affatto né in parte.
Le leggo a fiato celato
e appena m’accosto al bordo
inizio ancora da capo.




SOLITUDINE
Il rumore del silenzio
mi inebria di immensità
mi ricolma le anse del cuore
sottomesse a tale rumore.
La calda notte immersa nelle falde
del mio animo
si riscontra nel taciturno cielo.
Dentro al tetto della mia anima
nel buio chiaror della stanza
si incontrano i sogni miei
con la realtà che desidererei.
Il rumore del silenzio
avvolto da un alone di pura armonia
è contrastato inutilmente
dalla mia fantasia.

 



ho mai
amato
Smetterò di amarti solo quando
un pittore cieco tratteggiando
con un pennello invisibile
 dietro
ad una tela trasparente di vetro
dipingerà il rumore di una rosa
che l’aria culla d’onde e posa
sull’erba umida, con delicate dita
di una collina in fiore mai esistita.
Quale sarà il metro per amare
?
Se al pari dell’altre rare
fughe del cuore
 ora so che
se il sentimento che ho per te
si chiama amore
   allora
mai ho amato prima d’ora.




Il giornale
Stamani ho letto il giornale nel parco
seduto ad una panchina di verde
con gli occhi appoggiati sul cielo il varco
che anche gli sguardi più fondi in sé perde.
Pensando contento e a cosa non so
ma nel silenzio fa scorrere il tempo
accavallo una gamba poi l'altra e sto
fermo, davanti al foglio ch'ho in grembo.
Non ho cosa che non mi faccia male
nell'erba
 la strada  mentre soccombo
alle più dure notizie del giorno.
Corrono i piccoli
 becca un colombo
e io sto seduto che leggo il giornale
lì, mentre il mondo mi gira d'intorno.





De profundis II
Sapete quanto figge e dentro scava
la pena che stretto nel corpo ascolto
quella che prima sempre mi stava
segreta da molto e cheta sul volto
quanto m'ha fatto male e danno
la stessa che sta nell'ombre accese
così come dopo la pioggia stanno
ferme le gocce sui rami sospese.
Dal profondo silenzi rivela
guardare morire immortale
il sole tra i colli alla sera
che china dietro un crinale
come fa buio una candela
che dalla fiamma lacrima cera.





Le scale
Non so quanta gente per la mia strada
ho trovato a vedermi passare
chi al corrimano che mi aspettava
o ancora intento a salire le scale.
E tante ne ho viste corrermi incontro
altre in silenzio passarmi di lato
certe per ogni gradino d’intorno
altre con cui non ho mai parlato.
Beato chi seppe allungare il suo passo
tutte le foglie e chi stette a guardarle
cadere dai rami in ogni momento.
Questo è il peso che aggrava le spalle
di noi strana gente in fila dal basso
lieta a salire scalini morendo.

 

 

 

 

 

 DA UN GIORNO
Quello che più mi faceva volare
l’ho perso da un giorno e sembrano cento
i giorni da quando fan così male
l’ore che all’altre s’addossano a stento.
M’è infino in odio la voglia d’amare
se tanto affanno è l’amore che sento
questa la stretta che in gola risale
e invano coi pugni ancora l’allento.
Lei che riempiva le stanze ora sole
che restano agli occhi come anfore cave
l’ho persa da un giorno e sembrano mille
i giorni ch’avrei voluto passare
a sussurrarle quelle parole
che adesso non posso più dirle.

 

 

 

 

 

NE’ CURA NE’ CUORE
A un fiore
Un fiore in silenzio dispera
e il piede pietoso s’arretra
a un gemito ch’entro raggela
da un grigio gradino di pietra.
Nel rosso dei petali allega
e insanguina a terra il dolore
di quello che in sé si ripiega
ritorce ed esanime muore.
Mi fermo, m’appare là in basso
nell’aria sepolto, una mano
ch’aperta le dita riposa.
Più triste che mai m’allontano
pestato dal prossimo passo
il fiore, com’ ogni altra cosa.

 

 

 

 

 

 RESTO D’ETERNO
La foglia d’una fronda che rinnova
le foglie morte con quell’altre appese
aspetta ferma un soffio che la muova
dagli intricati intrecci di una rete.
L’abbraccia stretta il ferro e quella prova
a scivolargli, come fanno stese
le mani di chi al buio non si trova
e cerca accanto a sé quell’altre tese.
Dell’aria ha paura che la culla
e forse è lei a tenersi a quella rete
perché ondeggiando a terra non ricada.
Niente resta, ma passa poi vedrete
e resta ferma tra silenzio e nulla
la foglia, insieme all’altre sulla strada.




Canzonetta ingenua
Che servon le foglie
a piangere perle
finché ottobre le toglie
dai rami di verde,
Che servono i rami
a dare a quel vento
la voce e le mani
che spira d’inverno,
Che sai serve l’erba
a ubriacare d’amore
gli amanti su quella
distesi per ore
Che servono in alto
le nuvole e il bianco
a inghiottir lo sguardo
nel cielo di fianco
Che poi serve il cielo
a spostare le stelle
sì lento e leggero
e chi è sotto a quelle
Che servon le stelle
a chi ora le guarda,
con gli occhi a vederle
sul cielo di carta
Che quelle cadenti
poi servono e basta
a aprire radenti
la notte rimasta
Che servono i sassi
solo a rallegrarci
lì fermi a non farsi
che prendere a calci
Che servon le case
a scurir le strade
con l’ombre quadrate
che accorcia l’estate
Che serve la pioggia
a battere il tetto
d’un tocco ogni goccia
che sotto la sento
Che servono i muri
a regger le spalle
ai tizi insicuri,
le pietre a toccarle
Che servono i prati
che allargano gli occhi
a correrli in parti
che vedi e non tocchi
Che serve la terra
solo a calpestarla
e non si ribella
ma soffre e non parla
Che servono i fiori
a dire che t’amo
a far cader fuori
ciò che proviamo.
Che poi serve l’aria
a occupare lo spazio
che intorno s’adagia
tra un vuoto e un altro
Che servono infine
gli alberi e i boschi
a farci sentire
un po' meno grossi
direi a un bambino
seduto per terra
distratto perfino
dall’ombre che afferra.
Ma che non gli dica
chi lo terrà accanto
che non serve mica
sognare ogni tanto.
Se lui col ditino
disegna il contorno
di cos’è vicino
a quello ch’a intorno.
Non ditegli mai
scherzandoci un poco
“Tu non troverai
né adesso né dopo
le cose che scrisse
senz’alcun riguardo
soltanto un triste
poeta bugiardo”.




Non m'è più grata cosa
Non m'è più grata cosa
del sole che scompare
da dietro i tetti lenti,
della pioggia che cade
nei miei giorni dolenti
di gocce tarde e rare.
Del correre del mare
fino a morire a riva
d'onde in mille pieghe,
dell'esistenza schiva
ch' ho tra dolori e beghe
non so più grata cosa.
Di questo gran rumore
che assilla il mio avvenire
come fa il vento ai rami
dacché mi fa capire
quanto il silenzio ami
non ho cosa più grata.
Della madre accurata
che para una bambina
in braccia nude e rosa
dalla pioggia fina,
no, non più dolce cosa
è al mio mesto cuore.
Non m'è più grata cosa
d'un bacio nella notte
cui corrono le stelle
cadendo forse rotte
in fondo al cielo delle
spiagge zitte e deserte.
Delle finestre aperte
ai colli in lontananza
che non ho mai corso
della mia cara stanza
che sa onta
 pena e morso
non m’è più grata cosa.


LE SIGNORE ELEGANTI
Le signore eleganti,
quelle che si rispetta
con gli anelli e i guanti
e dalla bocca stretta
Si mettono sicure
da dietro le vetrine
a riguardare pure
il muro e le sue linee.
Le signore eleganti
quelle sì da ossequiare
con vezzi, trucco e tanti
capelli da acconciare
si uniscono a far finta
dai cari parrucchieri
che i loro e con grinta
ah, siano mali veri.
Le signore eleganti
quelle che stanno insieme
ai mariti e gli amanti
eppure eran per bene
Davanti anche alla croce
si trovano ogni tanto
a dire sotto voce
della signora accanto.
Le signore eleganti
quelle che a loro detta
non hanno chi non vanti
le vesti che una metta
le vedo mentre passo
parlare a larghe gesta
io rido, guardo in basso
e poi scuoto la testa.

 

TRISTEZZA SENTIMENTALE
Tu     stella più lucente
che dal tramonto a tardi
tra le altre stelle spente
a te porti gli sguardi.
Tu    stella più lucente
che punteggia il cielo
sola dall’ alto sente
che dentro quasi gelo.
Potesse il tuo chiarore
la luce che m’arriva
scaldarmi un poco il cuore
dalla tristezza schiva
la più sentimentale
che sotto gli astri scriva.

                             
 http://youtu.be/FbRHQEFjXjE 
                 
Il solo posto al mondo in cui si puo trovare un uomo degno di questo nome è nello sguardo di un cane

  con  il  barboncino omar  -  fb/fb -2014

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Spesso ci indebitiamo con il futuro per pagare i debiti del passato
fb/fb - 2013
STARE IN CASA IS THE NEW USCIRE
fb/fb - 2016
canzone della buonanotte
Che servono i muri
a regger le spalle
ai tizi insicuri
le pietre a toccarle.
Che servono i prati
che allargano gli occhi
a correrli in parti
che vedi e non tocchi.
Che serve la terra
solo a calpestarla
e non si ribella
ma soffre e non parla.
Che servono i fiori
a dire che t'amo
a far cader fuori
ciò che proviamo.
... Direi al bambino
che mi ride accanto
perché serve eccome
sognare ogni tanto.
E non ditegli mai
se lo incontrerete
"Tu non troverai
senza tante pretese
le cose che scrisse
davanti al tuo sguardo
soltanto un triste
poeta bugiardo".
... Buonanotte Sebastian
fb/fb - 2014
Mi troverai tra l’onde
dell’acque più profonde
laddove si confonde
il cielo all’orizzonte
fb/fb - 21.10.2017

 


La vita del poeta
scorre lenta
e sempre cheta.
Ogni pena l’alimenta
e fa scrivere, ad altri segreta
quello che il poeta senta.
I giorni del poeta
sono schivi e tutti uguali
mai di un’ ora lieta.
Bensì assai rari
quelli che al vespro o mèta
al cuore rest
an cari.
Lo svago del poeta
è il più folle che ci sia
chiuso come baco nella seta
a scrivere la sua malinconia
perché la vista altrui gli vieta
d’ affacciarsi sulla via.
E quanto l’arte del poeta
alle luci preferisce lo scenario
d’ ombra di una pineta.
E’ silenzioso e vario
il mestiere del poeta
ah ma quanto è solitario
!

 

 

Lo scriver mio nemico
Adesso stretto ho il cuore in tenaglia
che sono tuo servo esanime e ne so il fio
non più diletto né rifugio ma canaglia
vizio che placo invano
sei nemico mio.

dentro me avanza - 2004

L’ESSERE POETA
Assillato da filo spinato senza forma
che da anni il mio animo circonda
infondo in me malinconia
per essere inconsciamente gratificato
dal suo trapelare di gradi in gradi.
Seguo il percorso di icastiche nubi
brandelli informi sul manto del cielo
che, disarmanti per il loro silenzio d’ovatta
si condensano nel mio animo impalpabili.
Piangendo con me, l’un pioggia
l’altro lacrime salate
di mille urli o tuoni soffocate.
Afflitto dal travestitismo dei miei pensieri
da stelo stroncato
e da volute scriteriate
ricucio l’indelebile follia che esatta
procurò squarci solo a me visibili
alla logora veste che porto addosso sdrucita
da sottile requiem
che lieve sento, appesantita.
E cosi m’abbandonai
in vento notturno di marzo
separando dal nulla
il mio ingovernabile corpo
come camminando prendessi a calci
la scontornata incalpestabile  figura
proiettata sull’asfalto disadorna
dell’indistinta mia ombra.
Nel mio perenne logorarmi
per l’impossibilità
di scindere me stesso
da tale stritolante amplesso,
del gran peso che porto appresso
pago il cospicuo prezzo
con l’inestimabile moneta
d’essere poeta.
3 classificato - xx premio firenze


Come sto
Sto come un fuoco che al gelo non bruci
crepita ed arde però non riscalda
come una giostra che va senza luci
senza nessuno d’intorno che guarda.
Sto come un cieco tra uomini muti
che nel silenzio sorride e non parla
come una lama di luce sui muri
senza la forma di un’ombra a toccarla.
Sto come un fermo, assolato giardino
pieno di pruni da tutte le parti
come una fiamma che il freddo contorni
ora che al buio non posso baciarti
e starti di notte talmente vicino
da avere persino i tuoi sogni se dormi.



E come può un uomo non sentire
il legno degli alberi sanguinare
l’aria coi fiori e il cielo soffrire?
La natura intorno da sempre geme
nessuno l’ascolta nel vento urlare.
Solo chi soffre ne sente le pene.
fb - 2014

... i miei auguri ...
Viviamo in un mondo in cui di poesia si sente parlare davvero poco, specialmente di quella vera. Perchè la poesia ha bisogno di tempo, tempo per essere letta, riletta e interiorizzata e perchè il nostro tempo e i nostri contemporanei non sono disposti a fermarsi ad ascoltarla.
Ignorano infatti che la poesia è in grado di restituirci tutto il tempo che ci aveva chiesto accrescendolo di una qualità prima sconosciuta.
Non si tratta di un tempo più lungo perchè possa comprendere o monetizzare sempre più impegni e più cose; ma di un tempo allargato, che sia capace -con la lettura di un verso- di soddisfare l'anima di quel senso di appagamento che solo le azioni disinteressate concedono e di far continuamente nutrire la sensazione di essersi concessi un dono.
L’atteggiamento da tenere durante la lettura dei versi è poi quanto di più illogico sia dato pensare ad un uomo moderno: mettere da parte ogni forma di razionalità per farsi emozionare dalle immagini, permeare dagli odori e coinvolgere dalla sonorità delle parole che scorrono come musica, collocate esattamente al posto giusto eppure imprevisto. Entrare nel testo poetico è assecondare la propria mente in un’esperienza  sensoriale difficilmente riproducibile, capace di lasciare delicatamente alle spalle ogni preoccupazione corporea.
E badate che per apprezzare davvero una poesia ci si dovrà guardare bene dal capirla fino in fondo.
E’ nell’ambiguità delle parole che risiede gran parte del suo fascino, e gran parte del piacere che si prova ascoltandole.

Leggere poesie è compiere un viaggio con l’impegno che si riserva alle cose che ci stanno a cuore e l’abbandono che la sensazione di piacevolezza delle parole suscita. Anche a chi quella sottile sensazione di piacevolezza ignora di poterla apprezzare, perché non serve essere dotati di una capacità acustica particolare per provarla, se non la capacità di ascoltare se stessi assecondando il suono delle parole scritte.
Si tratta di aprire una porta senza pagare nessun pedaggio di entrata e che difficilmente si sarà poi disposti a richiudere alle proprie spalle. La stessa che si varca quando si inizia ad amare una donna, quando si fanno i conti con sofferenze prima sconosciute e quando si provano emozioni che non si credeva fosse possibile provare.
Ecco i miei auguri per voi. Provare quelle emozioni.
Buon Natale.

F.

fb - 24 dicembre - ore 20.54

biblio

2000  -  il rumore del silenzio
2004  -  dentro me avanza

2009  -  l'imperfetto assoluto  di  r. nencini  -   collaborazione  con alcune poesie

2012  -  insieme si puo  -  astro -  a favore malattie oncologiche  -  arricchito da  sue poesie             

 

RICONOSCIMENTI

.  Giglio d’argento comune di Firenze per meriti letterari

.  testimonial Fondazione italiana ricerca  Fibrosi Cistica

.  socio onorario  Kiwanis Junior Club Firenze

 

2001 -  Premio Amantea Giovani -  Cosenza 

2003 -  PREMIO BoccacciO  - con  D. Lapierre e P. Angela

2005 -  Fiorino d’oro  Premio Firenze

2007 -  Presidente giuria premio  Margherita Guidacci

2008 -  membro  giuria premio Mille storie per un Eroe

2010 -  membro permanente giuria  Premio Firenze

6 settembre . . auguri  federico !



 

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