john berger

 ' storyteller '

 

 

comparée au chant transparent des oiseaux

notre parole est opaque

parce que contrairement à eux qui sont la vérité

nous sommes obligés de la chercher

lmda.net

 

 

2010

WHY LOOK AT ANIMALS ?

2009

PAINTER OF OUR TIMES

CORKER'S FREEDOM

2008

da a a x . lettere di una storia

E i nostri volti amore mio leggeri come foto
My beautiful

2007

ABBI CARA OGNI COSA

Questione di sguardi.

My beautiful
Sul disegnare

2006
Lillà e Bandiera  -  FILM 2009
Here Is Where We Meet
Isabelle. Una storia per quadri

2005
And Our Faces, My Heart, Brief as Photos
Here Is Where We Meet
Qui, dove ci incontriamo
Omega watches
A fior di pelle
Omega watches
Qui, dove ci incontriamo

2004
Modi di vedere
Fotocopie

2003
Titian
Una volta in Europa
Sul guardare
Sacche di resistenza

2002
Shape of a Pocket
E i nostri volti amore mio leggeri come
foto
Questione di sguardi 

1999
Durer
Pagine della ferita

1996
To the Wedding
Festa di nozze
Splendori e miserie di Pablo Picasso

1990
Ways of Seeing
John Portman

1975
John Calvin
1974
G.

LIBRI

unilibro.com        ibs.it

libreriauniversitaria.it/goto/author_B

.zam.it/3.php?id_autore=513

 

 

 

 

Lillà e Bandiera  -    fra mito e passione  -    FILM NEL 2009
Lillà e Bandiera sono i protagonisti dell'omonimo ROMANZo di John Berger (presentazione e traduzione di Maria Nadotti, editore Bollati Boringhieri), travolti da una tenera e ardente storia d'amore a Troia, città mitica, sintesi di tutte le metropoli moderne. Luogo di illusioni e promesse – successo, guadagni, progresso, libertà, emancipazione dal lavoro della terra e dall'incubo della fame – Troia è ricca per i ricchi e i potenti, povera e inospitale per i poveri. Discendenti dei contadini e dei montanari che a metà del secolo scorso hanno lasciato il loro luogo d'origine in cerca di lavoro, Lillà e Bandiera sono nostri contemporanei, ma la città-sirena non li prevede e non offre loro sopravvivenza.
ilgiornale.it -  di Redazione

 

 

 

 

 

 

From A to X  -   A Story in Letters
is a story of two lovers. A is A’ida. She lives in a fictive town called Sucrat, and the book is made up almost entirely of letters she writes to X: Xavier, a man “accused of being a founder member of a terrorist network”. He is the “last prisoner in cell No. 73” of an anonymous “abandoned” prison in the old quarter of the city of Suse.

thenational.ae - libreriauniversitaria.it - sfgate.com

 

Che cosa fa la scrittura se non convocare gli assenti, riportare a noi chi è lontano, trattenere al nostro fianco i morti e i non ancora nati, tessere e ritessere il nostro passato, immaginare il futuro e le persone con cui vorremmo condividerlo? A'ida, la A del titolo di questo romanzo d'amore lieve e incandescente, duro e gioioso, scrive per non arrendersi alla separazione. Perché l'opposto dell'amore non è l'odio, ma il distacco, che cancella i corpi e sbarra l'orizzonte al qui e ora della vita, ai suoi dolcissimi "nel frattempo". X, Xavier, l'uomo amato, è in carcere, condannato a due ergastoli per presunte attività terroristiche. La sorda giustizia del più forte lavora sui sensi, sulla progressiva perdita di contatto con il reale, sull'amnesia dei sentimenti. Mira a disconnettere, a creare dei vuoti di memoria, a cancellare. A la combatte scrivendo le lettere stupefacenti che fanno da spina dorsale a un romanzo che sembra arrivare dalle periferie dolenti del mondo contemporaneo e insieme dal suo cuore malato. Scrive per vivere e far vivere a X non solo il loro amore "interrotto", ma i progetti, i desideri e le speranze che li hanno uniti e - attraverso un vero e proprio miracolo narrativo - il senso atmosferico della realtà, della natura, dei corpi e delle voci che non possono più raggiungerlo se non grazie a lei e alla sua capacità di fargli sperimentare la vita attraverso il racconto.

ibs - 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Abbi cara ogni cosa  -   Scritti politici 2001-2007
L’uragano Katrina, le bombe di Londra, la politica del territorio in Medio Oriente, l’11 settembre, Ramallah: John Berger, uno dei più acuti e rappresentativi intellettuali del nostro tempo, torna con una riflessione sulla resistenza e sulle sue infinite conseguenze: scelte personali, incontri, illuminazioni, sacrifici, desideri, sofferenza e ricordi. Uno sguardo rivelatore sulla natura politica del nostro mondo, dalla vita quotidiana a Gaza ai film di Pasolini. Un libro rigoroso e appassionato.
lafeltrinelli.it - 2007

ABBI CARA OGNI COSA
nota dell'editore - e' un'opera centrifuga frutto della non-specializzazione che Berger sceglie in primo luogo come stile di vita e poi come strumento di partecipazione alla realta'. Una realta' che e' sempre vista come intersezione di rapporti personali, contatti fisici e scambi emotivi, da cui si esclude qualsiasi forma di astrazione ideologica.
adnkronos 2007

 

 

 

sul guardare

Perché guardare gli animali? Cosa raccontava August Sander ai suoi modelli prima di fotografarli? In che senso possiamo accostare l'opera di Francis Bacon a quella di Walt Disney?
Nella raccolta di articoli di John Berger ricorrono molte domande solo all'apparenza stravaganti, che sanno mettere in evidenza, insieme allo sguardo originale del critico inglese, la complessità celata nel semplice atto del guardare.

Guardare una fotografia è un processo che può risvegliare contraddizioni insanabili. Le fotografie di guerra per esempio - e il nostro tempo ne è tragicamente ricco - da una parte sono giustificate dall'esigenza di risvegliare le coscienze di chi guarda. Ma l'assuefazione che subentra alla violenza 'contemplata' è tale, per cui interviene non tanto il risveglio quanto un senso di inadeguatezza morale.
«Guardare una foto che ci mostra un momento di agonia può distogliere la nostra attenzione da un problema più generale e pressante: le guerre di cui vediamo le immagini sono in genere combattute - direttamente o indirettamente - in "nostro" nome. Se ciò che vediamo ci fa orrore, immediatamente dopo dovremmo reagire alla nostra mancanza di libertà politica. I sistemi politici attuali non ci concedono alcuna possibilità legale di influire concretamente sullo svolgimento delle guerre combattute in nostro nome».

prom.it

 

 

 

John Berger  Sul guardare  -  About Looking   
Guardare, vedere, osservare. Per il grande critico John Berger, l’attenzione e le prospettive dei nostri sguardi cambiano di continuo: di fronte a un’opera d’arte del passato, a una foto di guerra, a un animale malinconico rinchiuso nella gabbia di uno zoo, «le nostre esperienze visive sono sempre più universali delle circostanze». Guardare non è solo un atto percettivo; si intreccia con il vissuto, la storia e la memoria dell’uomo dando luogo a un’esperienza complessa, dove non esistono regole e dove vedere significa essere costantemente sorpresi da qualcosa. È il caso della pala d’altare di Grünewald che, rivista a dieci anni di distanza, modifica il giudizio di Berger in virtù delle sue personali attese rivoluzionarie; oppure dei dettagli di una foto di Paul Strand «in grado di rivelarci l’intero corso di una cultura», o ancora, della sorprendente analogia tra la solitudine angosciosa dell’uomo che pervade le tele di Francis Bacon e l’ironia sentimentale di Walt Disney. In questo testo, presentato in una nuova e accurata traduzione, Berger propone percorsi alternativi, che scartano dalle interpretazioni ufficiali della critica d’arte ed esplorano l’enigma del guardare nel suo stretto legame con la storia delle idee e con il ruolo dell’immagine nella storia.

avision.it

 
questione di sguardi
Nel corso della storia nessuna società è mai stata dominata da immagini e messaggi visivi quanto la nostra. Eppure, paradossalmente, siamo sempre meno capaci di vedere le immagini per quello che sono. Da un lato accettiamo acriticamente i messaggi della pubblicità, dall'altro attribuiamo alle immagini dei quadri del passato un'importanza e un contenuto che va oltre ciò che tali immagini realmente mostrano. Ma da quando l'opera d'arte è diventata riproducibile attraverso mezzi meccanici, essa ha perso gran parte dell' importanza che le derivava dall'essere unica e originale. Quello che resta sono le semplici immagini, a prescindere da chi le ha create, e il loro linguaggio, che può essere utilizzato per vari scopi.  Con questo libro, John Berger invita tutti, e non solo gli specialisti, a guardare le opere d'arte del passato e della moderna pubblicità in modo nuovo, a scoprire e interpretare il loro linguaggio; e, attraverso un'accurata analisi di alcuni loro aspetti mostra come questi due mondi siano più vicini di quanto ci hanno insegnato.

saggiatore.it

 

el sentido de la vista (fragmento)
" Los amantes incorporan el mundo entero a su totalidad. Todas las imágenes clásicas de la poesía amorosa lo confirman. El río, el bosque, el cielo, los minerales de la tierra, el gusano de seda, las estrellas, la rana, el búho, la luna, demuestran el amor del poeta. La poesía expresa la aspiración a esa correspondencia, pero es la pasión la que la crea. La pasión aspira a incluir el mundo entero en el acto de amar. El hecho de querer hacer el amor en el mar, volando por el cielo, en esta ciudad, en aquel campo, sobre la arena, entre las hojas caídas, con sal, con aceite, con frutas, en la nieve, etc., no significa que se precisen nuevos estímulos, sino que expresa una verdad que es inseparable de la pasión. La totalidad de los amantes se extiende, de manera diferente, a fin de incluir el mundo social. Todos los actos, cuando son voluntarios, se llevan a cabo en nombre de la persona amada. Lo que el amante cambia entonces en el mundo es una expresión de su pasión. (...)
La totalidad de la pasión oprime (o socava) al mundo. Los amantes se aman con el mundo. (Al igual se podría decir que con todo su corazón o con sus caricias.) El mundo es la forma de su pasión, y todos los sucesos que experimentan o imaginan constituyen la iconografía de su pasión. Por eso la pasión está dispuesta a arriesgar la vida. Se diría que la vida es tan sólo la forma de la pasión.
"

epdlp.com/escritor.php?id=1463

 

 

John Berger, novelist, painter, and art historian, was born in London in 1926. After serving in the British army from 1944 to 1946, he attended the Central School of Art and the Chelsea School of Art in London. He taught drawing from 1948 to 1955, and has continued to paint all of his life. His art has been exhibited at the Wildenstein, Redfern, and Leicester galleries in London. In 1952 Berger began writing for London's New Statesman, and quickly became an influential Marxist art critic. Since then he has published a number of art books including the famous Ways of Seeing, which was turned into a television series by the BBC. Beginning with his first novel in 1958, Berger has also produced a significant body of fiction, including G. (1972), winner of England's Booker Prize and the James Tait Black Memorial Prize. In collaboration with the  filmmaker Alain Tanner, Berger wrote the screenplay for Jonah Who Will be 25 in the Year 2000 and two other screenplays. He is also the author of four plays. For the past twenty years Berger has lived in a small village in the French Alps. Fascinated by the traditions and endangered way of life of the mountain people, he has written about them both in his fiction and nonfiction.

http://www.yudev.com/mfo/britlit/berger_john.htm

 

 

Questione di sguardi. Sette inviti al vedere fra storia dell'arte e quotidianità

John Berger dimostra come le opere d'arte del passato e la pubblicità moderna siano due mondi molto più vicini di quanto ci hanno insegnato o siamo abituati a credere.

unilibro

 

 

Circolo dei Lettori - Torino 2009        -    Arundhati Roy - John Berger
Accomunati da uno speciale modo di guardare la vita – intenso, combattente e schierato – i due autori apriranno un dialogo su verità e menzogna in rapporto al mestiere dello scrittore. Entrambi insegnano che non c’è un’unica storia ma esistono solo modi di vedere. Il tema di buona parte di quello che scrivono è il rapporto tra potere e impotenza, e il conflitto infinito, circolare, in cui sono impegnati i due elementi.
…John Berger e Arundhati Roy cercano di farsi largo nel labirinto di sotterfugi, insensibilità e ipocrisia che sta saccheggiando la nostra capacità di capire cosa stia accadendo realmente….
torino.blogosfere.it
"Il mio Paese è una Superpotenza superpovera che nasconde la distruzione dell'ambiente"   Arundhati Roy
Parlerete del raccontare. Un’arte che sembra aver rinnegato.
«Non ho più messo mano a romanzi perché nutro un certa ostilità all’idea di carriera. Non mi voglio pensare come una scrittrice che deve ogni volta pubblicare un nuovo libro. Però ritengo che molti dei miei saggi rappresentino un modo specifico di raccontare storie difficili. Quello sulla diga, per esempio: è stata una grande sfida, che andava oltre il ruolo normalmente attribuito a uno scrittore. In India c’è una realtà così urgente, una necessità di mettersi per strada, nel cuore della politica e dei problemi basilari della popolazione, che è davvero difficile rifiutarsi».
m.baudino - lastampa.it - 2009

 

 

AUDIO VIDEO 
Themes of space and time           Absence, distance and rootlessness        

Emigration and displacement                 Memory and history

www.roland-collection.com/rolandcollection/literature/101/W7.htm

http://www.rolandcollection.com/films/?prm=a20-b116-c1692-d0-e0

 

 

 

bio-biblio
Nato a Londra nel 1926 e da oltre trent’anni residente in un piccolo villaggio delle Alpi francesi, John Berger è noto in tutto il mondo come critico d’arte, poeta, giornalista, ROMANZI ere (ma l’autore, che non ama questo termine, preferisce definirsi uno ‘storyteller’), sceneggiatore cinematografico, autore teatrale e disegnatore.
Tra i suoi saggi ricordiamo: The Sense of Sight, About Looking (Sul guardare, Bruno Mondadori, 2003), The Success and Failure of Picasso (Splendori e miserie di Pablo Picasso, il Saggiatore 1996), Ways of Seeing (Questione di sguardi, il Saggiatore 1998, basato sull’omonima serie televisiva della BBC), The Moment of Cubism and Other Essays, And our faces, my heart, brief as photos (E inostri volti, amore mio, leggeri come foto, L’ancora del Mediterraneo, 2002) e The Shape of a Pocket (Sacche di resistenza, Giano, 2003).
Oltre a G., (G., Garzanti 1974 e il Saggiatore 1996), per cui vinse il Booker Prize, e alla trilogia Into Their Labours (si veda il volume Una volta in Europa , Bollati Boringhieri, 2003), la produzione più direttamente narrativa dell’autore include altri titoli importanti tra cui Corker’s Freedom, A Painter of Our Time (Ritratto di un pittore, Bompiani 1961), To the Wedding (Festa di nozze, il Saggiatore 1996) e il recente King. A Street Story.    Accanto allo splendido e davvero indefinibile Keeping a Rendezvous, vanno ricordati testi come A Fortunate Man, A Seventh Man (Un settimo uomo, Garzanti 1976) o Another Way of Telling, tentativo riuscito (realizzato in collaborazione con il fotografo Jean Mohr) di raccontare la storia sociale del XX secolo combinando scrittura e immagine fotografica.
Sceneggiatore di La Salamandra, Il centro del mondo e Jonas che avrà 20 anni nel 2000 di Alain Tanner e di vari altri film e documentari (tra cui Play Me Something, che Berger ha sceneggiato insieme al regista Tim Neat e interpretato a fianco di Tilda Swinton), con Nella Bielski ha scritto numerose pièce teatrali, tra cui Question of Geography, Goya’s Last Portrait e Isabelle. Come giornalista Berger collabora a varie testate, tra cui: “El Pais”, “Guardian”, “Independent”, “Frankfurter Rundschau”, “La Jornada”, “Le Monde Diplomatique”, “Internazionale”, e, per passione, scrive per riviste di motociclismo.
Una scelta di disegni, fotografie e testi poetici di John Berger è pubblicata in Pages of the Wound: Poems, Drawings, Photographs 1956-96 (Pagine della ferita, Greco & Greco 1999).
In Keeping a Rendezvous Berger ha scritto,

Uno scrittore dovrebbe essere il più possibile informato su ciò di cui

sta scrivendo. Nel mondo moderno, dove la politica provoca ogni ora la morte di migliaia di persone, non c’è scrittura che possa, in alcun luogo, cominciare a essere credibile a meno che non sia informata da consapevolezza
città di torino      atriumtorino.it

 

          SUO FIGLIO JACOB - 1963 - E REGISTA CINEMATOGRAFICO        

 

 

SONOPOIETIC IMAGES

are constructed in response to sound. There is a wide continuum of sound-producing objects. At one end are man-made sounds, which I will refer to as audiogenic images, while at the other end are natural sounds. John Berger (1972) has provided a clear description and critique of visual images which are the corrolary of audiogenic images.
Consequently a reproduction, as well as making its own references to the [audiogenic image] of its original, becomes itself the reference point of other [audiogenic images]. The meaning of the [audiogenic image] is changed according to [what one hears in it and beside it or what comes immediately after it]. Such authority as it retains, is distributed over the whole context in which it occurs

http://silvertone.princeton.edu/~john/audiogenic_images.htm

sonopoietic Images
When we hear separate sound objects, we do not hear them in such a way that they map directly from the physical world. In other words, listening is not merely audio graphing the world of sound. We hear a continuous array of sonic shapes, some with clear boundaries, others without. To listen is to create and relate sonopoietic images. These sonopoietic images are unities that define and shape our sonopoietic space.
We are able to build sonopoietic images for sounds we have not yet experienced before – or at least not experienced in the same way. We construct these images for sounds that have no corollary in the physical world, because, we have no catalogue of experiences with which to associate them. The audio signal is no longer a carrier of information about some physical process; but rather the listener must build an internal image. This image that we make is our conception of what the sound is or how it is produced. We funnel our ideas about the physicality of the world into these internal images and they elicit our expectations and focus our understanding. For example, we are sometimes surprised when we finally see a picture of a radio announcer whose voice we have heard for years, yet we cannot explain just how we expected the person to look. We have the vague notion of physical attributes suggested by the voice, but no actual correlations
.  
looming.org/en/snail/essential/sonopoietic      http://silvertone.princeton.edu/~john/sonopoietic_images.htm

 

 

 

John Berger    écrivain britannique
le travail de l’écrivain c’est de montrer

qu’il n’y a pas un eux et un nous

 
ROMANcier sensible, critique d’art marxiste rendu célèbre dans les années soixante-dix par son essai Voir le voir, John Berger ne sépare jamais la peinture et l’écriture de l’engagement politique. Il y voit des moyens de résistance très concrets.

ALLIant l’érudition à l’observation quotidienne, il illumine tous les thèmes auxquels il touche: l’exil, les migrations, le néolibéralisme, le déclin du monde paysan… Rencontre avec l’écrivain britannique installé en Haute-Savoie, à l’occasion de la parution en français de son dernier ROMAN, King, qui raconte une journée dans la vie d’un groupe de SDF, à la périphérie d’une grande métropole européenne.


Que faire lorsque le système a brisé votre vie, lorsque vous avez épuisé tous les recours légaux et pacifiques, lorsque vous comprenez que le triomphe de l’injustice est inexorable? Dans un texte court consacré aux mineurs britanniques (1), John Berger évoque avec force la tentation de la vengeance. "Un héros de cette sorte, je suis prêt à le protéger par tous les moyens en mon pouvoir. Pourtant imaginons qu’il soit sous mon toit, et qu’il me dise qu’il aime le dessin, ou, à supposer qu’il s’a

gisse d’une femme, qu’elle me dise qu’elle a toujours rêvé de peindre mais n’en a jamais eu l’occasion; si c’était le cas, je crois que je leur répondrais à l’une ou à l’autre: "Bon, si tu le veux, la tâche que tu entreprends, il se peut que tu puisses l’accomplir autrement […]. Je suis incapable de te dire ce que l’art accomplit et comment il le fait, mais je sais que souvent, l’art a jugé les juges, plaidé la vengeance aux innocents et montré à la postérité les souffrances passées, et que, lorsqu’il l’a fait, il a échappé à l’oubli. Je sais aussi […] que cet art circule parfois dans le peuple comme une rumeur et une légende…""

www.peripheries.net

 

KING
It is narrated by a dog. This novel, King, is narrated by a dog. King. Much as we want to allow authors all freedoms we are always wary of books narrated by animals -- with good reason, as this novel once again proves. It has been done successfully only on very rare occasions.
John Berger has always shown an admirable social conscience, and much of his fiction serves as a medium for this specific message of his. On occasion he has been successful. On occasion he fails. The ponderous and sincere King, though admirable in some ways, does ultimately fall short.
The story of a group of people that are basically homeless, over a hundred who homestead in a dump off a motorway, in Saint Valéry, King is meant to be a thought-provoking portrait of the dispossessed and in many respects dehumanized. Ergo King the canine. Vica and Vico, King's human companions, were once successful, part of the mainstream, but now survive in this odd and very peripheral homeless culture, along with the many others who have been broken by mainstream life or who escaped it. Berger is not entirely successful in avoiding making them all seem like "characters", though given his approach he manages fairly well (it is hard to pull off a homeless character named Vico, with all the baggage that Berger heaps on him, but Berger nearly manages this neat trick).
Berger paints several nice portraits of the individuals and the complexity of their lives. He avoids too much straightforward sentimentality, but the stories are certainly moving. He tries to show the reader what such dispossessed lives must be like, though he is never entirely convincing
The actions comes to a head when the dispossessed are threatened with being completely dispossessed, their world literally to be wiped from the face of the earth, when the mean and ruthless developer men come to bulldoze the site (to build a sport stadium). The confrontation is dramatic enough and yet here as in much of the book it simply seems too contrived. Needless to say, the fact that the story is told from the dog's point of view does not help here in the least.
Berger does have considerable literary talent. The entire novel is told in short sections, some only a line in length, and some of these phrases, descriptions, and episodes are haunting and powerful. Others are ponderous, tendentious, awkward. The book is a fairly quick read, and there is enough to appreciate, but it ultimately is too simplistic and though well-intentioned leaves a sour aftertaste. One wants to like a book dealing with such serious issues better, but in this case we found we could not.

Note that on the English edition Berger would not permit his name to be put on the cover -- an act we wholeheartedly approve of: emphasis should be on the work (even when it is fairly second-rate, as in this case) and not the author. Naturally in the U.S., with its cult of the personality, this does not fly and "John Berger" is emblazoned on the cover.

www.complete-review.com/reviews/bergerj/king.htm

 

 

 
michael moore  - fahrenheit 9/11
It’s a movie that speaks of obstinate faraway desires in a period of disillusion. A movie that tells jokes whilst the band plays the Apocalypse. A movie in which millions of Americans recognise themselves and the precise ways in which they are being cheated. A movie about surprises, mostly bad but some good, being discussed together.
opendemocracy.net  

 

francis bacon  - maestro senza pietà

La scelta di un senso nel mondo attuale si colloca lì, fra i due lati del muro. Il muro è presente anche in ognuno di noi. Quali che siano le circostanze in cui ci troviamo, possiamo scegliere in noi stessi la parte del muro che ci è congeniale. Non si tratta di un muro tra il bene e il male. Il bene e il male esistono da una parte come dall'altra. Si tratta di una scelta tra il rispetto di sé e il caos dentro di sé.

ilmanifesto.it

 

una volta in europa  

Premio Itas del Libro di Montagna - Cardo d’Oro    2005

In Una volta in Europa Berger accorpa contadini, braccianti e pastori agli animali: la loro presenza non è meno fisica delle montagne e delle valli, della terra che abitano e solcano. Nell'ascoltarli portiamo il loro peso, insieme al fantasma di Albertine, dalle dita artritiche così come lo erano in vita. Il peso del loro lavoro, della loro fatica, ossia l'amore: amore chiave di resistenza, amore sopravvivenza e significato, amore nella terra del nostro fare memoria immortalmente rigenerato.   

disp.let.uniroma1.it      bollatiboringhieri.it 


Facendosi raccoglitore e narratore di storie vere intimamente osservate, l’autore – fedele a una pratica da storyteller benjaminiano – va quanto più vicino è possibile a ciò che le algide contabilità dell’economia e le smemorate cronache giornalistiche contemporanee condannano abilmente a un rassicurante fuori scena.
Sconfinando nei propri personaggi o da essi facendosi abitare, Berger traccia una illuminante mappa di ciò che la storia ufficiale dichiara ineluttabile e azzera.
  

cavaliereazzurrofestival.it       librando.net

 

 

 


    BERGER  1    1a    2