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john
berger
' storyteller '
comparée au chant transparent
des oiseaux
notre parole est opaque
parce que contrairement à eux qui sont la vérité
nous sommes obligés de la chercher
lmda.net
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2010
WHY LOOK AT ANIMALS ?
2009
PAINTER OF OUR TIMES
CORKER'S FREEDOM
2008
da a a x . lettere di una storia
E i nostri volti amore mio leggeri come foto
My beautiful
2007
ABBI CARA OGNI COSA
Questione di sguardi.
My beautiful
Sul disegnare
2006
Lillà e Bandiera
- FILM 2009
Here Is Where We Meet
Isabelle. Una storia per quadri
2005
And Our Faces, My Heart, Brief as
Photos
Here Is Where We Meet
Qui, dove ci incontriamo
Omega watches
A fior di pelle
Omega watches
Qui, dove ci incontriamo
2004
Modi di vedere
Fotocopie
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2003
Titian
Una volta in Europa
Sul guardare
Sacche di resistenza
2002
Shape of a Pocket
E i nostri volti amore mio leggeri come
foto
Questione di sguardi
1999
Durer
Pagine della ferita
1996
To the Wedding
Festa di nozze
Splendori e miserie di Pablo Picasso
1990
Ways of Seeing
John Portman
1975
John Calvin
1974
G. |
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LIBRI
unilibro.com
ibs.it
libreriauniversitaria.it/goto/author_B
.zam.it/3.php?id_autore=513
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Lillà e Bandiera -
fra mito e passione - FILM NEL 2009
Lillà e Bandiera sono i
protagonisti dell'omonimo ROMANZo di John Berger (presentazione e traduzione di
Maria Nadotti, editore Bollati Boringhieri), travolti da una tenera e ardente
storia d'amore a Troia, città mitica, sintesi di tutte le metropoli moderne.
Luogo di illusioni e promesse – successo, guadagni, progresso, libertà,
emancipazione dal lavoro della terra e dall'incubo della fame – Troia è ricca
per i ricchi e i potenti, povera e inospitale per i poveri. Discendenti dei
contadini e dei montanari che a metà del secolo scorso hanno lasciato il loro
luogo d'origine in cerca di lavoro, Lillà e Bandiera sono nostri contemporanei,
ma la città-sirena non li prevede e non offre loro sopravvivenza.
ilgiornale.it - di Redazione

From A to X - A
Story in Letters
is a story of two lovers. A is A’ida. She lives in a fictive town called Sucrat,
and the book is made up almost entirely of letters she writes to X: Xavier, a
man “accused of being a founder member of a terrorist network”. He is the “last
prisoner in cell No. 73” of an anonymous “abandoned” prison in the old quarter
of the city of Suse.
thenational.ae - libreriauniversitaria.it - sfgate.com
Che cosa f a
la scrittura se non convocare gli assenti, riportare a noi chi è lontano,
trattenere al nostro fianco i morti e i non ancora nati, tessere e ritessere il
nostro passato, immaginare il futuro e le persone con cui vorremmo condividerlo?
A'ida, la A del titolo di questo romanzo d'amore lieve e incandescente, duro e
gioioso, scrive per non arrendersi alla separazione. Perché l'opposto dell'amore
non è l'odio, ma il distacco, che cancella i corpi e sbarra l'orizzonte al qui e
ora della vita, ai suoi dolcissimi "nel frattempo". X, Xavier, l'uomo amato, è
in carcere, condannato a due ergastoli per presunte attività terroristiche. La
sorda giustizia del più forte lavora sui sensi, sulla progressiva perdita di
contatto con il reale, sull'amnesia dei sentimenti. Mira a disconnettere, a
creare dei vuoti di memoria, a cancellare. A la combatte scrivendo le lettere
stupefacenti che fanno da spina dorsale a un romanzo che sembra arrivare dalle
periferie dolenti del mondo contemporaneo e insieme dal suo cuore malato. Scrive
per vivere e far vivere a X non solo il loro amore "interrotto", ma i progetti,
i desideri e le speranze che li hanno uniti e - attraverso un vero e proprio
miracolo narrativo - il senso atmosferico della realtà, della natura, dei corpi
e delle voci che non possono più raggiungerlo se non grazie a lei e alla sua
capacità di fargli sperimentare la vita attraverso il racconto.
ibs - 2010
Abbi cara ogni cosa - Scritti politici
2001-2007
L’uragano Katrina, le bombe di Londra, la politica del territorio in Medio
Oriente, l’11 settembre, Ramallah: John Berger, uno dei più acuti e
rappresentativi intellettuali del nostro tempo, torna con una riflessione sulla
resistenza e sulle sue infinite conseguenze: scelte personali, incontri,
illuminazioni, sacrifici, desideri, sofferenza e ricordi. Uno sguardo rivelatore
sulla natura politica del nostro mondo, dalla vita quotidiana a Gaza ai film di
Pasolini. Un libro rigoroso e appassionato.
lafeltrinelli.it - 2007
ABBI CARA OGNI COSA
nota dell'editore - e' un'opera centrifuga frutto
della non-specializzazione che Berger sceglie in primo luogo come stile di vita
e poi come strumento di partecipazione alla realta'. Una realta' che e' sempre
vista come intersezione di rapporti personali, contatti fisici e scambi emotivi,
da cui si esclude qualsiasi forma di astrazione ideologica.
adnkronos 2007
sul guardar e
Perché guardare gli animali?
Cosa raccontava August Sander ai suoi modelli prima di
fotografarli? In che senso possiamo accostare l'opera di Francis
Bacon a quella di Walt Disney?
Nella raccolta di articoli di John Berger
ricorrono molte domande solo all'apparenza stravaganti, che sanno
mettere in evidenza, insieme allo sguardo originale del critico
inglese, la complessità celata nel semplice atto del guardare.
Guardare una fotografia è un processo che può risvegliare
contraddizioni insanabili. Le fotografie di guerra per esempio -
e il nostro tempo ne è tragicamente ricco - da una parte sono
giustificate dall'esigenza di risvegliare le coscienze di chi
guarda. Ma l'assuefazione che subentra alla violenza
'contemplata' è tale, per cui interviene non tanto il risveglio
quanto un senso di inadeguatezza morale.
«Guardare una foto che ci mostra un momento di agonia può
distogliere la nostra attenzione da un problema più generale e
pressante: le guerre di cui vediamo le immagini sono in genere
combattute - direttamente o indirettamente - in "nostro" nome. Se
ciò che vediamo ci fa orrore, immediatamente dopo dovremmo
reagire alla nostra mancanza di libertà politica. I sistemi
politici attuali non ci concedono alcuna possibilità legale di
influire concretamente sullo svolgimento delle guerre combattute
in nostro nome».
prom.it
John Berger Sul
guardare - About Looking
Guardare,
vedere, osservare. Per il grande critico John Berger, l’attenzione e le
prospettive dei nostri sguardi cambiano di continuo: di fronte a un’opera d’arte
del passato, a una foto di guerra, a un animale malinconico rinchiuso nella
gabbia di uno zoo, «le nostre esperienze visive sono sempre più universali
delle circostanze». Guardare non è solo un atto percettivo; si intreccia con
il vissuto, la storia e la memoria dell’uomo dando luogo a un’esperienza
complessa, dove non esistono regole e dove vedere significa essere costantemente
sorpresi da qualcosa. È il caso della pala d’altare di Grünewald che, rivista
a dieci anni di distanza, modifica il giudizio di Berger in virtù delle sue
personali attese rivoluzionarie; oppure dei dettagli di una foto di Paul Strand «in grado di rivelarci l’intero corso di una cultura», o ancora, della
sorprendente analogia tra la solitudine angosciosa dell’uomo che pervade le tele
di Francis Bacon e l’ironia sentimentale di Walt Disney. In questo testo,
presentato in una nuova e accurata traduzione, Berger propone percorsi
alternativi, che scartano dalle interpretazioni ufficiali della critica d’arte
ed esplorano l’enigma del guardare nel suo stretto legame con la storia delle
idee e con il ruolo dell’immagine nella storia.
avision.it
questione di sguardi
Nel corso
della storia nessuna società è mai stata dominata da immagini e
messaggi visivi quanto la nostra. Eppure, paradossalmente, siamo
sempre meno capaci di vedere le immagini per quello che sono. Da
un lato accettiamo acriticamente i messaggi della pubblicità,
dall'altro attribuiamo alle immagini dei quadri del passato
un'importanza e un contenuto che va oltre ciò che tali immagini
realmente mostrano. Ma da quando l'opera d'arte è diventata
riproducibile attraverso mezzi meccanici, essa ha perso gran
parte dell' importanza che le derivava dall'essere unica e
originale. Quello che resta sono le semplici immagini, a
prescindere da chi le ha create, e il loro linguaggio, che può
essere utilizzato per vari scopi. Con questo libro, John Berger
invita tutti, e non solo gli specialisti, a guardare le opere
d'arte del passato e della moderna pubblicità in modo nuovo, a
scoprire e interpretare il loro linguaggio; e, attraverso
un'accurata analisi di alcuni loro aspetti mostra come questi due
mondi siano più vicini di quanto ci hanno insegnato.
saggiatore.it
el
sentido de la vista (fragmento)
" Los amantes incorporan el mundo entero a su
totalidad. Todas las imágenes clásicas de la poesía amorosa lo
confirman. El río, el bosque, el cielo, los minerales de la
tierra, el gusano de seda, las estrellas, la rana, el búho, la
luna, demuestran el amor del poeta. La poesía expresa la
aspiración a esa correspondencia, pero es la pasión la que la
crea. La pasión aspira a incluir el mundo entero en el acto de
amar. El hecho de querer hacer el amor en el mar, volando por el
cielo, en esta ciudad, en aquel campo, sobre la arena, entre las
hojas caídas, con sal, con aceite, con frutas, en la nieve, etc.,
no significa que se precisen nuevos estímulos, sino que expresa
una verdad que es inseparable de la pasión. La totalidad de los
amantes se extiende, de manera diferente, a fin de incluir el
mundo social. Todos los actos, cuando son voluntarios, se llevan
a cabo en nombre de la persona amada. Lo que el amante cambia
entonces en el mundo es una expresión de su pasión. (...)
La totalidad de la pasión oprime (o socava) al mundo. Los amantes
se aman con el mundo. (Al igual se podría decir que con todo su
corazón o con sus caricias.) El mundo es la forma de su pasión, y
todos los sucesos que experimentan o imaginan constituyen la
iconografía de su pasión. Por eso la pasión está dispuesta a
arriesgar la vida. Se diría que la vida es tan sólo la forma de
la pasión. "
epdlp.com/escritor.php?id=1463
John
Berger, novelist, painter, and art historian, was born in
London in 1926. After serving in the British army from 1944
to 1946, he attended the Central School of Art and the
Chelsea School of Art in London. He taught drawing from 1948
to 1955, and has continued to paint all of his life. His art
has been exhibited at the Wildenstein, Redfern, and Leicester
galleries in London. In 1952 Berger began writing for
London's New Statesman, and quickly became an influential
Marxist art critic. Since then he has published a number of
art books including the famous Ways of Seeing, which was
turned into a television series by the BBC. Beginning with
his first novel in 1958, Berger has also produced a
significant body of fiction, including G. (1972), winner of
England's Booker Prize and the James Tait Black Memorial
Prize. In collaboration with the filmmaker Alain Tanner,
Berger wrote the screenplay for Jonah Who Will be 25 in the
Year 2000 and two other screenplays. He is also the author of
four plays. For the past twenty years Berger has lived in a
small village in the French Alps. Fascinated by the
traditions and endangered way of life of the mountain people,
he has written about them both in his fiction and nonfiction.
http://www.yudev.com/mfo/britlit/berger_john.htm
Questione di sguardi. Sette inviti al vedere fra storia dell'arte e
quotidianità
John Berger dimostra come le opere d'arte del passato e la pubblicità
moderna siano due mondi molto più vicini di quanto ci hanno insegnato o
siamo abituati a credere.
unilibro
Circolo dei
Lettori - Torino 2009 -
Arundhati Roy
- John Berger
Accomunati da uno speciale modo di guardare la vita –
intenso, combattente e schierato – i due autori apriranno un dialogo su
verità e menzogna in rapporto al mestiere dello scrittore. Entrambi
insegnano che non c’è un’unica storia ma esistono solo modi di vedere. Il
tema di buona parte di quello che scrivono è il rapporto tra potere e
impotenza, e il conflitto infinito, circolare, in cui sono impegnati i due
elementi.
…John
Berger e Arundhati Roy cercano di farsi largo nel labirinto di sotterfugi,
insensibilità e ipocrisia che sta saccheggiando la nostra capacità di capire
cosa stia accadendo realmente….
torino.blogosfere.it
"Il mio Paese è una Superpotenza superpovera
che nasconde la distruzione dell'ambiente"
Arundhati Roy
Parlerete del raccontare. Un’arte che
sembra aver rinnegato.
«Non ho più messo mano a romanzi perché nutro un certa
ostilità all’idea di carriera. Non mi voglio pensare come una scrittrice che
deve ogni volta pubblicare un nuovo libro. Però ritengo che molti dei miei
saggi rappresentino un modo specifico di raccontare storie difficili. Quello
sulla diga, per esempio: è stata una grande sfida, che andava oltre il ruolo
normalmente attribuito a uno scrittore. In India c’è una realtà così
urgente, una necessità di mettersi per strada, nel cuore della politica e
dei problemi basilari della popolazione, che è davvero difficile
rifiutarsi».
m.baudino - lastampa.it - 2009
bio-biblio
Nato a Londra nel 1926 e da oltre trent’anni residente in un
piccolo villaggio delle Alpi francesi, John Berger è noto in
tutto il mondo come critico d’arte, poeta, giornalista,
ROMANZI ere (ma l’autore, che non ama questo termine,
preferisce definirsi uno ‘storyteller’), sceneggiatore
cinematografico, autore teatrale e disegnatore.
Tra i suoi saggi ricordiamo: The Sense of Sight, About
Looking (Sul guardare, Bruno Mondadori, 2003), The Success
and Failure of Picasso (Splendori e miserie di Pablo Picasso,
il Saggiatore 1996), Ways of Seeing (Questione di sguardi, il
Saggiatore 1998, basato sull’omonima serie televisiva della
BBC), The Moment of Cubism and Other Essays, And our faces,
my heart, brief as photos (E inostri volti, amore mio,
leggeri come foto, L’ancora del Mediterraneo, 2002) e The
Shape of a Pocket (Sacche di resistenza, Giano, 2003).
Oltre a G., (G., Garzanti 1974 e il Saggiatore 1996), per cui
vinse il Booker Prize, e alla trilogia Into Their Labours (si
veda il volume Una volta in Europa , Bollati Boringhieri,
2003), la produzione più direttamente narrativa dell’autore
include altri titoli importanti tra cui Corker’s Freedom, A
Painter of Our Time (Ritratto di un pittore, Bompiani 1961),
To the Wedding (Festa di nozze, il Saggiatore 1996) e il
recente King. A Street Story. Accanto allo
splendido e davvero indefinibile Keeping a Rendezvous, vanno
ricordati testi come A Fortunate Man, A Seventh Man (Un
settimo uomo, Garzanti 1976) o Another Way of Telling,
tentativo riuscito (realizzato in collaborazione con il
fotografo Jean Mohr) di raccontare la storia sociale del XX
secolo combinando scrittura e immagine fotografica.
Sceneggiatore di La Salamandra, Il centro del mondo e Jonas
che avrà 20 anni nel 2000 di Alain Tanner e di vari altri
film e documentari (tra cui Play Me Something, che Berger ha
sceneggiato insieme al regista Tim Neat e interpretato a
fianco di Tilda Swinton), con Nella Bielski ha scritto
numerose pièce teatrali, tra cui Question of Geography,
Goya’s Last Portrait e Isabelle. Come giornalista Berger
collabora a varie testate, tra cui: “El Pais”, “Guardian”, “Independent”,
“Frankfurter Rundschau”, “La Jornada”, “Le Monde Diplomatique”,
“Internazionale”, e, per passione, scrive per riviste di
motociclismo.
Una scelta di disegni, fotografie e testi poetici di John
Berger è pubblicata in Pages of the Wound: Poems, Drawings,
Photographs 1956-96 (Pagine della ferita, Greco & Greco
1999).
In Keeping a Rendezvous Berger ha scritto,
Uno scrittore
dovrebbe essere il più possibile informato su ciò di cui
sta
scrivendo. Nel mondo moderno, dove la politica provoca ogni
ora la morte di migliaia di persone, non c’è scrittura che
possa, in alcun luogo, cominciare a essere credibile a meno
che non sia informata da consapevolezza
città di torino
atriumtorino.it
SUO
FIGLIO JACOB - 1963 - E REGISTA CINEMATOGRAFICO
SONOPOIETIC IMAGES
are constructed in response to
sound. There is a wide continuum of sound-producing objects. At
one end are man-made sounds, which I will refer to as audiogenic
images, while at the other end are natural sounds. John
Berger
(1972) has provided a clear description
and critique of visual images which are the corrolary of
audiogenic images.
Consequently a reproduction, as well as making its own references
to the [audiogenic image] of its original, becomes itself the
reference point of other [audiogenic images]. The meaning of the
[audiogenic image] is changed according to [what one hears in it
and beside it or what comes immediately after it]. Such authority
as it retains, is distributed over the whole context in which it
occurs
http://silvertone.princeton.edu/~john/audiogenic_images.htm
sonopoietic
Images
When we hear separate sound
objects, we do not hear them in such a way that they map directly
from the physical world. In other words, listening is not merely
audio graphing the world of sound. We hear a continuous array of
sonic shapes, some with clear boundaries, others without. To
listen is to create and relate sonopoietic images. These
sonopoietic images are unities that define and shape our
sonopoietic space.
We are able to build sonopoietic images for sounds we have not
yet experienced before – or at least not experienced in the same
way. We construct these images for sounds that have no corollary
in the physical world, because, we have no catalogue of
experiences with which to associate them. The audio signal is no
longer a carrier of information about some physical process; but
rather the listener must build an internal image. This image that
we make is our conception of what the sound is or how it is
produced. We funnel our ideas about the physicality of the world
into these internal images and they elicit our expectations and
focus our understanding. For example, we are sometimes surprised
when we finally see a picture of a radio announcer whose voice we
have heard for years, yet we cannot explain just how we expected
the person to look. We have the vague notion of physical
attributes suggested by the voice, but no actual correlations. looming.org/en/snail/essential/sonopoietic
http://silvertone.princeton.edu/~john/sonopoietic_images.htm
John Berger écrivain britannique
le travail de l’écrivain c’est
de montrer
qu’il n’y a pas un eux et un nous
ROMANcier sensible,
critique d’art marxiste rendu célèbre dans les années
soixante-dix par son essai Voir le voir, John Berger ne sépare
jamais la peinture et l’écriture de l’engagement politique. Il y
voit des moyens de résistance très concrets.

ALLIant l’érudition
à l’observation quotidienne, il illumine tous les thèmes auxquels
il touche: l’exil, les migrations, le néolibéralisme, le déclin
du monde paysan… Rencontre avec l’écrivain britannique installé
en Haute-Savoie, à l’occasion de la parution en français de son
dernier
ROMAN, King, qui raconte une journée dans la vie d’un
groupe de SDF, à la périphérie d’une grande métropole européenne.
Que faire lorsque le système a brisé votre vie, lorsque
vous avez épuisé tous les recours légaux et pacifiques, lorsque
vous comprenez que le triomphe de l’injustice est inexorable?
Dans un texte court consacré aux mineurs britanniques (1), John
Berger évoque avec force la tentation de la vengeance. "Un héros
de cette sorte, je suis prêt à le protéger par tous les moyens en
mon pouvoir. Pourtant imaginons qu’il soit sous mon toit, et
qu’il me dise qu’il aime le dessin, ou, à supposer qu’il
s’a
gisse
d’une femme, qu’elle me dise qu’elle a toujours rêvé de peindre
mais n’en a jamais eu l’occasion; si c’était le cas, je crois que
je leur répondrais à l’une ou à l’autre: "Bon, si tu le veux, la
tâche que tu entreprends, il se peut que tu puisses l’accomplir
autrement […]. Je suis incapable de te dire ce que l’art
accomplit et comment il le fait, mais je sais que souvent,
l’art
a jugé les juges, plaidé la vengeance aux innocents et montré à
la postérité les souffrances passées, et que, lorsqu’il l’a fait,
il a échappé à l’oubli. Je sais aussi […] que cet art circule
parfois dans le peuple comme une rumeur et une légende…""
www.peripheries.net
KING
It is narrated by a dog. This
novel, King, is narrated by a dog. King. Much as we want to allow
authors all freedoms we are always wary of books narrated by
animals -- with good reason, as this novel once again proves. It
has been done successfully only on very rare occasions.
John Berger has always shown an admirable social conscience, and
much of his fiction serves as a medium for this specific message
of his. On occasion he has been successful. On occasion he fails.
The ponderous and sincere King, though admirable in some ways,
does ultimately fall short.
The story of a group of people that are basically homeless, over
a hundred who homestead in a dump off a motorway, in Saint Valéry,
King is meant to be a thought-provoking portrait of the
dispossessed and in many respects dehumanized. Ergo King the
canine. Vica and Vico, King's human companions, were once
successful, part of the mainstream, but now survive in this odd
and very peripheral homeless culture, along with the many others
who have been broken by mainstream life or who escaped it. Berger
is not entirely successful in avoiding making them all seem like
"characters", though given his approach he manages fairly well
(it is hard to pull off a homeless character named Vico, with all
the baggage that Berger heaps on him, but Berger nearly manages
this neat trick).
Berger paints several nice portraits of the individuals and the
complexity of their lives. He avoids too much straightforward
sentimentality, but the stories are certainly moving. He tries to
show the reader what such dispossessed lives must be like, though
he is never entirely convincing
The actions comes to a head when the dispossessed are threatened
with being completely dispossessed, their world literally to be
wiped from the face of the earth, when the mean and ruthless
developer men come to bulldoze the site (to build a sport
stadium). The confrontation is dramatic enough and yet here as in
much of the book it simply seems too contrived. Needless to say,
the fact that the story is told from the dog's point of view does
not help here in the least.
Berger does have considerable literary talent. The entire novel
is told in short sections, some only a line in length, and some
of these phrases, descriptions, and episodes are haunting and
powerful. Others are ponderous, tendentious, awkward. The book is
a fairly quick read, and there is enough to appreciate, but it
ultimately is too simplistic and though well-intentioned leaves a
sour aftertaste. One wants to like a book dealing with such
serious issues better, but in this case we found we could not.
Note that on the English edition Berger would not permit his name
to be put on the cover -- an act we wholeheartedly approve of:
emphasis should be on the work (even when it is fairly
second-rate, as in this case) and not the author. Naturally in
the U.S., with its cult of the personality, this does not fly and
"John Berger" is emblazoned on the cover.
www.complete-review.com/reviews/bergerj/king.htm
michael moore -
fahrenheit 9/11
It’s a movie that speaks of
obstinate faraway desires in a period of disillusion. A movie
that tells jokes whilst the band plays the Apocalypse. A movie in
which millions of Americans recognise themselves and the precise
ways in which they are being cheated. A movie about surprises,
mostly bad but some good, being discussed together.
opendemocracy.net
francis bacon -
maestro senza pietà
La scelta di un
senso nel mondo attuale si colloca lì, fra i due lati del
muro. Il muro è presente anche in ognuno di noi. Quali che
siano le circostanze in cui ci troviamo, possiamo scegliere
in noi stessi la parte del muro che ci è congeniale.
Non
si tratta di un muro tra il bene e il male.
Il bene e il
male esistono da una parte come dall'altra. Si tratta di una
scelta tra il rispetto di sé e il caos dentro di sé.
ilmanifesto.it
una volta in europa
Premio Itas del Libro di
Montagna - Cardo d’Oro 2005
In Una volta in Europa Berger accorpa contadini,
braccianti e pastori agli animali: la loro presenza non è meno fisica delle
montagne e delle valli, della terra che abitano e solcano. Nell'ascoltarli
portiamo il loro peso, insieme al fantasma di Albertine, dalle dita artritiche
così come lo erano in vita. Il peso del loro lavoro, della loro fatica, ossia
l'amore: amore chiave di resistenza, amore sopravvivenza e significato, amore
nella terra del nostro fare memoria immortalmente rigenerato.
disp.let.uniroma1.it
bollatiboringhieri.it
Facendosi raccoglitore e narratore di storie vere intimamente osservate,
l’autore – fedele a una pratica da storyteller benjaminiano – va quanto più
vicino è possibile a ciò che le algide contabilità dell’economia e le smemorate
cronache giornalistiche contemporanee condannano abilmente a un rassicurante
fuori scena.
Sconfinando nei propri personaggi o da essi facendosi abitare, Berger traccia
una illuminante mappa di ciò che la storia ufficiale dichiara ineluttabile e
azzera.
cavaliereazzurrofestival.it
librando.net
BERGER 1
1a
2
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