john  peter  berger

 ' storyteller '

 

Sono un narratore

uno storyteller nel senso tradizionale

Colui che se ne va in giro per il mondo

e la sera offre una storia

in cambio di un letto e di un piatto di zuppa

Sono come Esopo

un traghettatore di storie      

 

 

2017

IL SETTIMO UOMO - jb-jean mohr - 1976 e 2017 postumo

CONFABULAZIONI - postumo

2016

SMOKE - BERGER/DEMUREL

2015

PORTRAITS

IL FUOCO DELLO SGUARDO

cataratta

2014

CAPIRE UNA FOTOGRAFIA

rondo' per beverly  - yves-john b.

il taccuino di bento

2013

CONTRO i nuovi tiranni

2012

g - i narratori delle tavole

2011

Bento's Sketchbook

2010

LA SPERANZA NEL FRATTEMPO

PRESENTARSI ALL'APPUNTAMENTO

WHY LOOK AT ANIMALS ?

DISTENDERSI E DORMIRE

2009

PAINTER OF OUR TIMES

CORKER'S FREEDOM

2008

da a a x . lettere di una storia

E i nostri volti amore mio leggeri come foto
My beautiful

2007

ABBI CARA OGNI COSA

My beautiful
Sul disegnare

2006
Lillà e Bandiera  -  FILM 2009
Here Is Where We Meet
Isabelle. Una storia per quadri

2005
And Our Faces, My Heart, Brief as Photos
Here Is Where We Meet
Qui, dove ci incontriamo
Omega watches
A fior di pelle
Omega watches

2004
Modi di vedere + 2015
Fotocopie

2003
Titian
Una volta in Europa
Sul guardare
Sacche di resistenza

2002
Shape of a Pocket
E i nostri volti amore mio leggeri come
foto
Questione di sguardi 

1999
Durer
Pagine della ferita

1996
To the Wedding
Festa di nozze
Splendori e miserie di Pablo Picasso

1991

THE RICH AND POOR

1990

Ways of Seeing
John Portman

1976

a seventh man -  settimo uomo - jb +jean mohr
1975
John Calvin
1974
G


 







LIBRI

unilibro.com     ibs.it    zam.it

libreriauniversitaria.it/goto/author_B

 

 

 

 

 

CONFABULAZIONI - postumo

- Scrivo da circa ottant’anni. Da principio lettere, poi poesie e discorsi, più tardi storie, articoli e libri, adesso appunti .  -JB

È l’incipit di questa raccolta di scritti, l’ultima curata da John Berger, scomparso il 2 gennaio 2017, ed è anche la frase inaugurale del testo che apre il libro, un sorprendente Autoritratto in cui a essere propriamente ritratta non è la persona dello scrittore, ma la lingua. Lo scrittore è, nelle sue pagine, soltanto colui che, con qualche riga posta su un foglio, lascia che «le parole tornino in punta di piedi dentro la loro creatura-lingua».
L’idea che la lingua sia «un corpo, una creatura vivente» in cui le parole accolgono perennemente altre parole in una interna e continua confabulazione, mostra quale rapporto John Berger intrattenga con la scrittura e, in generale, con l’universo dei segni. Una relazione con una infinita, misteriosa potenzialità che attraversa tutti i linguaggi, quelli articolati, ma anche quelli inarticolati; quelli verbali, ma anche quelli non-verbali, gli idiomi parlati dall’insieme degli esseri viventi.
Il disegno, che puntualmente accompagna le parole nei testi di Berger, non è affatto, da questo punto di vista, un ornamento della scrittura, ma la forma forse più alta di fedeltà al corpo della lingua così intesa.
Come scrive Maria Nadotti, nella postfazione in cui ripercorre il suo lungo sodalizio con l’autore, 'il disegno, attività prediletta, probabilmente vocazionale, di JB, è forse proprio la decifrazione paziente – acustica, olfattiva, tattile, oltre che visiva – di questi segni destinati e non-destinati a noi. Lì, in sé, a portata di mano e tuttavia indipendenti da noi, una foglia, un campo, il movimento ondivago dell’erba ci rimandano a una misteriosa, potenziale unità'.
Leggendo e rileggendo queste pagine ci si accorge che, accanto ai temi di un’orfanità che accomuna, di una non appartenenza che avvicina, dell’odio netto e senza eccezioni per il potere, torna più volte, come un motivo, l’idea del 'cavarsela'. Farcela, resistere, sopravvivere, arrivare a sera, come l’Omino disegnato da Chaplin, con tenacia e humor.
maria nadotti

John Berger: uno dei più importanti intellettuali del Novecento.
la repubblica

neripozza.it -  brickmag.com - 2017

 

 

 

 

 

 

modi di vedere
Questa raccolta di testi e immagini in parte inediti ricompone per la prima volta i molti aspetti di un'opera che ha la caratteristica più unica che rara di presentarsi come dispersa nella sua molteplicità. Di volta in volta narratore, sceneggiatore cinematografico, autore teatrale, giornalista, critico letterario. Critico d'arte, sempre impegnato nelle grandi cause dell'umanità, dal destino dei lavoratori migranti in Europa alle recenti testimonianze sulla realtà palestinese, John Berger ha scelto la non specializzazione e la non professionalizzazione come stile di vita. E come il solo modo possibile per restare partecipe di una realtà fatta di rapporti personali, contatti fisici, scambi emotivi che escludono qualsiasi forma di astrazione ideologica, garantendo l'aderenza a una realtà colta sempre in modo diretto e personale. Tra i testi scelti e curati da Maria Nadotti, la testimonianza su Ramallah, l'intervista sulla collaborazione con il regista Alain Tanner o le pagine su Tiziano e Caravaggio danno un'idea della ricchezza e dell'altezza di ispirazione di uno dei più grandi autori contemporanei.

ibs - 2004 e 2015

https://youtu.be/0pDE4VX_9Kk  - ways of seeing

 

Non abituarsi mai alla violenza indicibile
Essere pienamente vivi nel nostro mondo così com’è.
Mettersi vicino a coloro per i quali questo mondo è diventato intollerabile e ascoltarli.
L’unico sogno che vale la pena di vivere è vivere finché si è vivi e morire solo quando si è morti.
Cosa significa esattamente ?
Amare. Essere amati.
Non dimenticare mai la propria insignificanza.
Non abituarsi mai alla violenza indicibile e alla volgare disparità della vita che ci circonda.
Cercare la gioia nei luoghi più tristi, inseguire la bellezza là dove si nasconde.
Non semplificare mai quello che è complicato e non complicare quello che è semplice.
Rispettare la forza, mai il potere.
Soprattutto osservare. Sforzarsi di capire.
Non distogliere mai lo sguardo.
E mai, mai dimenticare.

introduzione modi di vedere

 

 

 

PORTRAITS

John Berger teaches us how to think, how to feel, how to stare at things till we see what we thought wasn’t there. But above all he teaches us how to love in the face of adversity. He is a master.
arundhati roy

A volume whose breadth and depth bring it close to a definitive self-portrait of one of Britain’s most original thinkers

financial times
A major new book from one of the world’s leading writers and art critics.
John Berger, one of the world’s most celebrated art writers, takes us through centuries of drawing and painting, revealing his lifelong fascination with a diverse cast of artists. In Portraits, Berger grounds the artists in their historical milieu in revolutionary ways, whether enlarging on the prehistoric paintings of the Chauvet caves or Cy Twombly’s linguistic and pictorial play.
In penetrating and singular prose, Berger presents entirely new ways of thinking about artists both canonized and obscure, from Rembrandt to Henry Moore, Jackson Pollock to Picasso. Throughout, Berger maintains the essential connection between politics, art and the wider study of culture. The result is an illuminating walk through many centuries of visual culture, from one of the contemporary world’s most incisive critical voices.

versobooks.com - 2015

 

 

 

 

 

IL FUOCO DELLO SGUARDO

raccolta di poesie che dimostrano in che modo lo sguardo di Berger sia lucido che appassionato nel guardare il mondo e ne testimonia bellezza e contraddizioni, le semplici meraviglie quotidiane e i grandi fenomeni sociali come i flussi migratori che hanno cambiato il volto del mondo.
traduzione di riccardo duranti - amedit.wordpress.com - 2015
Il libro raccoglie le poesie con cui uno dei più grandi e versatili intellettuali europei contemporanei distilla il senso dei suoi interventi su arte, natura e società dei nostri tempi.
amazon - 2015

 

 

 

 

CATARATTA
Il miracolo della vista, e del suo recupero, nel monologo interiore di uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo. DISEGNI DI SELÇUK DEMIREL.
Se provassi a riassumere l'esperienza che ha trasformato il mio modo di guardare, direi che è come trovarsi d'un tratto in una scena dipinta da Vermeer ... tutto quel che guardi è ricoperto da una rugiada di luce.
In una manciata di pagine e quasi parlando a se stesso, l'autore narra con finezza letteraria e insieme straordinaria precisione la "rinascita visiva" seguita appunto alla rimozione della cataratta che gli offuscava la vista, prima all'occhio sinistro e poi al destro. Un banale intervento chirurgico diventa momento ...
Insieme a Berger si riscopre l'incanto della luce, che "conferisce a tutto ciò su cui cade un carattere di 'primità', restituendolo alla purezza originaria" e la profondità dei colori - "Il blu e il viola, con le loro onde corte - ci rende edotti l'autore - sono deviati dall'opacità della cataratta" - . Ci si stupisce del biancore abbacinante di un foglio di carta, della pesante gravità dell'inchiostro nero e dell'ampiezza ritrovata dell'orizzonte.
ansa.it - 2015

  ingrandisci

 

 

 

 

Capire una fotografia
Perché complicare a tal punto un'esperienza che facciamo più volte ogni giorno: l'esperienza di guardare una foto? Perché l'ingenuità con cui di solito la affrontiamo è dispendiosa e disorientante. Pensiamo alle fotografie come a opere d'arte, come prova di una particolare verità, come simulacri, come nuovi oggetti. Di fatto ogni fotografia è un mezzo per verificare, confermare e costruire una visione totale della realtà.
-- Geoff Dyer - Molti dei saggi migliori di Berger sono anche dei viaggi, dei viaggi epistemologici che ci portano oltre il momento raffigurato, spesso oltre la fotografia – e qualche volta di nuovo indietro. In Tra qui e allora Berger fa solo un breve accenno alle fotografie prima di raccontare la storia di un vecchio e amato orologio a pendolo, il cui ticchettio fa respirare la cucina di casa. L’orologio a pendolo si rompe (in realtà è rotto dall’autore in quello che deve essere stato un momento di indiavolata accelerazione da comica slapstick), Berger lo porta dall’orologiaio e scopre… Be’, questo rovinerebbe la storia …
... Mentre Berger esamina e mette a nudo le storie di una fotografia – sia quelle che la foto rivela sia quelle sia in essa si nascondono – ecco che il lavoro del critico e dello studioso di immagini cede il passo alla vocazione e all’abbraccio dello storyteller.
E la risposta è tutta qui per Berger: S’impara a leggere una fotografia come s’impara a leggere un’impronta o un cardiogramma ...

presentato a internazionale di ferrara - ott 2014

libreriauniversitaria.it - stefania taruffi/italiamagazineonline.it - 2014

 

 


LA SPERANZA NEL FRATTEMPO
-  berger - a.roy
Una formidabile scrittrice e attivista indiana e un altrettanto formidabile narratore, artista, critico dell’arte europeo dialogano su temi come il valore della narrazione, il rapporto tra le parole e la verità, l’urgenza di intervenire nel presente senza perdere il senso del passato e del futuro.
lafeltrinelli.it - 2010

 

 

 

sul guardare

Perché guardare gli animali? Cosa raccontava August Sander ai suoi modelli prima di fotografarli? In che senso possiamo accostare l'opera di Francis Bacon a quella di Walt Disney?
Nella raccolta di articoli di John Berger ricorrono molte domande solo all'apparenza stravaganti, che sanno mettere in evidenza, insieme allo sguardo originale del critico inglese, la complessità celata nel semplice atto del guardare.

Guardare una fotografia è un processo che può risvegliare contraddizioni insanabili. Le fotografie di guerra per esempio - e il nostro tempo ne è tragicamente ricco - da una parte sono giustificate dall'esigenza di risvegliare le coscienze di chi guarda. Ma l'assuefazione che subentra alla violenza 'contemplata' è tale, per cui interviene non tanto il risveglio quanto un senso di inadeguatezza morale.
«Guardare una foto che ci mostra un momento di agonia può distogliere la nostra attenzione da un problema più generale e pressante: le guerre di cui vediamo le immagini sono in genere combattute - direttamente o indirettamente - in "nostro" nome. Se ciò che vediamo ci fa orrore, immediatamente dopo dovremmo reagire alla nostra mancanza di libertà politica. I sistemi politici attuali non ci concedono alcuna possibilità legale di influire concretamente sullo svolgimento delle guerre combattute in nostro nome».

prom.it

 

 

John Berger  Sul guardare  -  About Looking   
Guardare, vedere, osservare. Per il grande critico John Berger, l’attenzione e le prospettive dei nostri sguardi cambiano di continuo: di fronte a un’opera d’arte del passato, a una foto di guerra, a un animale malinconico rinchiuso nella gabbia di uno zoo, «le nostre esperienze visive sono sempre più universali delle circostanze». Guardare non è solo un atto percettivo; si intreccia con il vissuto, la storia e la memoria dell’uomo dando luogo a un’esperienza complessa, dove non esistono regole e dove vedere significa essere costantemente sorpresi da qualcosa. È il caso della pala d’altare di Grünewald che, rivista a dieci anni di distanza, modifica il giudizio di Berger in virtù delle sue personali attese rivoluzionarie; oppure dei dettagli di una foto di Paul Strand «in grado di rivelarci l’intero corso di una cultura», o ancora, della sorprendente analogia tra la solitudine angosciosa dell’uomo che pervade le tele di Francis Bacon e l’ironia sentimentale di Walt Disney. In questo testo, presentato in una nuova e accurata traduzione, Berger propone percorsi alternativi, che scartano dalle interpretazioni ufficiali della critica d’arte ed esplorano l’enigma del guardare nel suo stretto legame con la storia delle idee e con il ruolo dell’immagine nella storia.

avision.it

http://youtu.be/utEoRdSL1jo

 
questione di sguardi

- Gli uomini agiscono, le donne appaiono. Gli uomini guardano le donne. Le donne guardano se stesse mentre sono guardate.
Nel corso della storia nessuna società è mai stata dominata da immagini e messaggi visivi quanto la nostra. Eppure, paradossalmente, siamo sempre meno capaci di vedere le immagini per quello che sono. Da un lato accettiamo acriticamente i messaggi della pubblicità, dall'altro attribuiamo alle immagini dei quadri del passato un'importanza e un contenuto che va oltre ciò che tali immagini realmente mostrano. Ma da quando l'opera d'arte è diventata riproducibile attraverso mezzi meccanici, essa ha perso gran parte dell' importanza che le derivava dall'essere unica e originale. Quello che resta sono le semplici immagini, a prescindere da chi le ha create, e il loro linguaggio, che può essere utilizzato per vari scopi.  Con questo libro, John Berger invita tutti, e non solo gli specialisti, a guardare le opere d'arte del passato e della moderna pubblicità in modo nuovo, a scoprire e interpretare il loro linguaggio; e, attraverso un'accurata analisi di alcuni loro aspetti mostra come questi due mondi siano più vicini di quanto ci hanno insegnato.

saggiatore.it

 

el sentido de la vista -  fragmento
" Los amantes incorporan el mundo entero a su totalidad. Todas las imágenes clásicas de la poesía amorosa lo confirman. El río, el bosque, el cielo, los minerales de la tierra, el gusano de seda, las estrellas, la rana, el búho, la luna, demuestran el amor del poeta. La poesía expresa la aspiración a esa correspondencia, pero es la pasión la que la crea. La pasión aspira a incluir el mundo entero en el acto de amar. El hecho de querer hacer el amor en el mar, volando por el cielo, en esta ciudad, en aquel campo, sobre la arena, entre las hojas caídas, con sal, con aceite, con frutas, en la nieve, etc., no significa que se precisen nuevos estímulos, sino que expresa una verdad que es inseparable de la pasión. La totalidad de los amantes se extiende, de manera diferente, a fin de incluir el mundo social. Todos los actos, cuando son voluntarios, se llevan a cabo en nombre de la persona amada. Lo que el amante cambia entonces en el mundo es una expresión de su pasión. (...)
La totalidad de la pasión oprime (o socava) al mundo. Los amantes se aman con el mundo. (Al igual se podría decir que con todo su corazón o con sus caricias.) El mundo es la forma de su pasión, y todos los sucesos que experimentan o imaginan constituyen la iconografía de su pasión. Por eso la pasión está dispuesta a arriesgar la vida. Se diría que la vida es tan sólo la forma de la pasión.
"

epdlp.com/escritor.php?id=1463

.litencyc.com/php/speople.php?rec=true&UID=5866

 

 

John Berger, novelist, painter, and art historian, was born in London in 1926. After serving in the British army from 1944 to 1946, he attended the Central School of Art and the Chelsea School of Art in London. He taught drawing from 1948 to 1955, and has continued to paint all of his life. His art has been exhibited at the Wildenstein, Redfern, and Leicester galleries in London. In 1952 Berger began writing for London's New Statesman, and quickly became an influential Marxist art critic. Since then he has published a number of art books including the famous Ways of Seeing, which was turned into a television series by the BBC. Beginning with his first novel in 1958, Berger has also produced a significant body of fiction, including G. (1972), winner of England's Booker Prize and the James Tait Black Memorial Prize. In collaboration with the  filmmaker Alain Tanner, Berger wrote the screenplay for Jonah Who Will be 25 in the Year 2000 and two other screenplays. He is also the author of four plays. For the past twenty years Berger has lived in a small village in the French Alps. Fascinated by the traditions and endangered way of life of the mountain people, he has written about them both in his fiction and nonfiction.

yudev.com/mfo/britlit/berger_john.htm

Le immagini possono essere usate come parole, ma non c’è ancora un dialogo. Voi non potete rispondermi. Affinché questo possa accadere, nel sistema della comunicazione moderna, l’accesso alla televisione dovrà essere esteso oltre gli attuali, angusti, limiti. Nel frattempo, con queste trasmissioni, voi ricevete immagini e significati che sono stati combinati, organizzati. Spero che vogliate prendere in considerazione quello che ho organizzato, ma restate scettici.
1972 ways of seeing - programma tv bbc - valentina tanni/artribune.com - 2015

 

 

Questione di sguardi. Sette inviti al vedere fra storia dell'arte e quotidianità

John Berger dimostra come le opere d'arte del passato e la pubblicità moderna siano due mondi molto più vicini di quanto ci hanno insegnato o siamo abituati a credere.

unilibro

 

 

Circolo dei Lettori - Torino 2009        -    Arundhati Roy - John Berger
Accomunati da uno speciale modo di guardare la vita – intenso, combattente e schierato – i due autori apriranno un dialogo su verità e menzogna in rapporto al mestiere dello scrittore. Entrambi insegnano che non c’è un’unica storia ma esistono solo modi di vedere. Il tema di buona parte di quello che scrivono è il rapporto tra potere e impotenza, e il conflitto infinito, circolare, in cui sono impegnati i due elementi.
… John Berger e Arundhati Roy cercano di farsi largo nel labirinto di sotterfugi, insensibilità e ipocrisia che sta saccheggiando la nostra capacità di capire cosa stia accadendo realmente….
torino.blogosfere.it


"Il mio Paese è una Superpotenza superpovera che nasconde la distruzione dell'ambiente"  

Arundhati Roy
Parlerete del raccontare. Un’arte che sembra aver rinnegato.

«Non ho più messo mano a romanzi perché nutro un certa ostilità all’idea di carriera. Non mi voglio pensare come una scrittrice che deve ogni volta pubblicare un nuovo libro. Però ritengo che molti dei miei saggi rappresentino un modo specifico di raccontare storie difficili. Quello sulla diga, per esempio: è stata una grande sfida, che andava oltre il ruolo normalmente attribuito a uno scrittore. In India c’è una realtà così urgente, una necessità di mettersi per strada, nel cuore della politica e dei problemi basilari della popolazione, che è davvero difficile rifiutarsi».
m.baudino - lastampa.it - 2009

 

 

 

 

 

 

 

IL SETTIMO UOMO - A SEVENTH MAN

Forse la prima cosa da dire è che questo libro è stato concepito, pensato, creato da due persone, non solo da me: da Jean Mohr e da me. La sua ispirazione viene dall’esperienza di Jean come fotografo. Prima che ci dedicassimo alla composizione di questo volume, Jean aveva lavorato per più di vent’anni per l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Aveva percorso il mondo in lungo e in largo, visitato ogni paese, fotografato le condizioni sociali, la povertà, la situazione sanitaria, i rischi, le persone, soprattutto le persone. All’origine del nostro lavoro comune c’è innanzitutto questa incredibile collezione di fotografie, che abbiamo osservato insieme, parlando e condividendo le nostre esperienze.
pubblicazione 1976

 

 

 

 

Nella storia spesso le cose accadono quando sembra che non stia succedendo niente
In history things often happen when nothing seems to be happening .
Like some nights .
Yes, history has nights and days, said Murat .
And now it’s night ?
Now it’s night, it’s been night for a long while .
contro i nuovi tiranni

 

http://youtu.be/aBskZXxpX2k  - memory marathon - 2012

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Themes of space and time  -  Absence distance and rootlessness        

Emigration and displacement  -   Memory and history

original.rolandcollection.com  -   rolandcollection.com

 

 

bio-biblio - 5 november 1926 – 2 january 2017
Nato a  Hackney - Londra nel 1926 era da oltre trent’anni residente in un piccolo villaggio delle Alpi francesi, John Berger  noto in tutto il mondo come critico d’arte, poeta, giornalista, ROMANZIere (  ma l’autore, che non ama questo termine, preferisce definirsi uno ‘storyteller’ ), sceneggiatore cinematografico, autore teatrale e disegnatore.

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John Berger, lo scrittore, saggista, disegnatore, sceneggiatore inglese, è morto ieri nel sobborgo di Antony, a pochi chilometri da Parigi. Aveva 90 anni. Berger era un alfiere della controcultura, libero come l’aria, e come tale difficile da inquadrare nelle tradizionali categorie che ruotano intorno alla letteratura e alle arti visive, che finiscono per essere, nei suoi confronti, del tutto riduttive.
ilsole24ore - 2017

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Da tempo aveva scelto la Francia, che riteneva meno reazionaria dell'Inghilterra. Amava molto l'Italia, dove è tornato sovente, anche ultimamente, circondato da un'aurea di culto da parte del milieu intellettuale. Occhi celesti e intensi, mani da contadino, capelli bianchi arruffati, Berger era una persona magnetica, che parlava diverse lingue ed era capace di convincere della bontà delle sue idee anche se distanti da quelle del suo interlocutore.
... Ogni tanto amava prendersi pause di riflessione per tornare alla terra, sottolineando così la necessità dell'uomo contemporaneo e metropolitano di non abdicare alle proprie radici e riscoprire il fascino di una vita semplice, più sana, di meditazione laica, circondato dai suoi amati animali.
luca beatrice - ilgiornale.it - 2017

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Berger è stato anche poeta, giornalista cinematografico, drammaturgo. Una lunga carriera in cui ha continuamente intrecciato la passione per l'arte all'impegno politico. Collaborava con il quotidiano El Paìs. The Guardian lo aveva definito di recente "uno degli scrittori più influenti della sua generazione". Nato a Hackney, Londra, il 5 novembre del 1926, figlio di un ufficiale di fanteria, aveva frequentato un collegio di formazione per ufficiali dell'esercito dell'impero britannico.
repubblica.it - 2017

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John Berger, the Booker prize-winning novelist and pioneering art critic, has passed away at the age of 90.
The Marxist intellectual, whose BBC series, Ways of Seeing, brought a political view to art criticism, died at his home in the Paris suburb of Antony on Monday. He had been ill for about a year, according to a Telegraph report.
Berger won the Booker Prize in 1972 for his novel G, and pledged to give half the prize money to the radical African-American movement, the Black Panthers.
hindustantimes.com - 2017

https://en.wikipedia.org/wiki/John_Berger

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Tra i suoi saggi ricordiamo: The Sense of Sight, About Looking (Sul guardare, Bruno Mondadori, 2003), The Success and Failure of Picasso (Splendori e miserie di Pablo Picasso, il Saggiatore 1996), Ways of Seeing (Questione di sguardi, il Saggiatore 1998, basato sull’omonima serie televisiva della BBC), The Moment of Cubism and Other Essays, And our faces, my heart, brief as photos (E inostri volti, amore mio, leggeri come foto, L’ancora del Mediterraneo, 2002) e The Shape of a Pocket (Sacche di resistenza, Giano, 2003).
Oltre a G., (G., Garzanti 1974 e il Saggiatore 1996), per cui vinse il Booker Prize, e alla trilogia Into Their Labours (si veda il volume Una volta in Europa , Bollati Boringhieri, 2003), la produzione più direttamente narrativa dell’autore include altri titoli importanti tra cui Corker’s Freedom, A Painter of Our Time (Ritratto di un pittore, Bompiani 1961), To the Wedding (Festa di nozze, il Saggiatore 1996) e il recente King. A Street Story.    Accanto allo splendido e davvero indefinibile Keeping a Rendezvous, vanno ricordati testi come A Fortunate Man, A Seventh Man (Un settimo uomo, Garzanti 1976) o Another Way of Telling, tentativo riuscito (realizzato in collaborazione con il fotografo Jean Mohr) di raccontare la storia sociale del XX secolo combinando scrittura e immagine fotografica.
Sceneggiatore di La Salamandra, Il centro del mondo e Jonas che avrà 20 anni nel 2000 di Alain Tanner e di vari altri film e documentari (tra cui Play Me Something, che Berger ha sceneggiato insieme al regista Tim Neat e interpretato a fianco di Tilda Swinton), con Nella Bielski ha scritto numerose pièce teatrali, tra cui Question of Geography, Goya’s Last Portrait e Isabelle. Come giornalista Berger collabora a varie testate, tra cui: “El Pais”, “Guardian”, “Independent”, “Frankfurter Rundschau”, “La Jornada”, “Le Monde Diplomatique”, “Internazionale”, e, per passione, scrive per riviste di motociclismo.
Una scelta di disegni, fotografie e testi poetici di John Berger è pubblicata in Pages of the Wound: Poems, Drawings, Photographs 1956-96 (Pagine della ferita, Greco & Greco 1999).
In Keeping a Rendezvous Berger ha scritto

Uno scrittore dovrebbe essere il più possibile informato su ciò di cui sta scrivendo.    Nel mondo moderno, dove la politica provoca ogni ora la morte di migliaia di persone, non c’è scrittura che possa, in alcun luogo, cominciare a essere credibile a meno che non sia informata da consapevolezza .
città di torino      atriumtorino.it

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SONOPOIETIC IMAGES

are constructed in response to sound. There is a wide continuum of sound-producing objects. At one end are man-made sounds, which I will refer to as audiogenic images, while at the other end are natural sounds. John Berger (1972) has provided a clear description and critique of visual images which are the corrolary of audiogenic images.
Consequently a reproduction, as well as making its own references to the [audiogenic image] of its original, becomes itself the reference point of other [audiogenic images]. The meaning of the [audiogenic image] is changed according to [what one hears in it and beside it or what comes immediately after it]. Such authority as it retains, is distributed over the whole context in which it occurs

silvertone.princeton.edu

sonopoietic images
When we hear separate sound objects, we do not hear them in such a way that they map directly from the physical world. In other words, listening is not merely audio graphing the world of sound. We hear a continuous array of sonic shapes, some with clear boundaries, others without. To listen is to create and relate sonopoietic images. These sonopoietic images are unities that define and shape our sonopoietic space.
We are able to build sonopoietic images for sounds we have not yet experienced before – or at least not experienced in the same way. We construct these images for sounds that have no corollary in the physical world, because, we have no catalogue of experiences with which to associate them. The audio signal is no longer a carrier of information about some physical process; but rather the listener must build an internal image. This image that we make is our conception of what the sound is or how it is produced. We funnel our ideas about the physicality of the world into these internal images and they elicit our expectations and focus our understanding. For example, we are sometimes surprised when we finally see a picture of a radio announcer whose voice we have heard for years, yet we cannot explain just how we expected the person to look. We have the vague notion of physical attributes suggested by the voice, but no actual correlations
.  

looming.org/en    

silvertone.princeton.edu

 

 

 

John Berger    écrivain britannique
le travail de l’écrivain c’est de montrer

qu’il n’y a pas un eux et un nous

 
 
ROMANcier sensible, critique d’art marxiste rendu célèbre dans les années soixante-dix par son essai Voir le voir, John Berger ne sépare jamais la p
einture et l’écriture de l’engagement politique. Il y voit des moyens de résistance très concrets.
ALLIant l’érudition à l’observation quotidienne, il illumine tous les thèmes auxquels il touche: l’exil, les migrations, le néolibéralisme, le déclin du monde paysan… Rencontre avec l’écrivain britannique installé en Haute-Savoie, à l’occasion de la parution en français de son dernier ROMAN, King, qui raconte une journée dans la vie d’un groupe de SDF, à la périphérie d’une grande métropole européenne.
Que faire lorsque le système a brisé votre vie, lorsque vous avez épuisé tous les recours légaux et pacifiques, lorsque vous comprenez que le triomphe de l’injusti
ce est inexorable? Dans un texte court consacré aux mineurs britanniques (1), John Berger évoque avec force la tentation de la vengeance. "Un héros de cette sorte, je suis prêt à le protéger par tous les moyens en mon pouvoir. Pourtant imaginons qu’il soit sous mon toit, et qu’il me dise qu’il aime le dessin, ou, à supposer qu’il s’a
gisse d’une femme, qu’elle me dise qu’elle a toujours rêvé de peindre mais n’en a jamais eu l’occasion; si c’était le cas, je crois que je leur répondrais à l’une ou à l’autre: "Bon, si tu le veux, la tâche que tu entreprends, il se peut que tu puisses l’accomplir autrement … Je suis incapable de te dire ce que l’art accomplit et comment il le fait, mais je sais que souvent, l’art a jugé les juges, plaidé la vengeance aux innocents et montré à la postérité les souffrances passées, et que, lorsqu’il l’a fait, il a échappé à l’oubli. Je sais aussi … que cet art circule parfois dans le peuple comme une rumeur et une légende
... "

peripheries.net

KING
It is narrated by a dog. This novel, King, is narrated by a dog. King. Much as we want to allow authors all freedoms we are always wary of books narrated by animals -- with good reason, as this novel once again proves. It has been done successfully only on very rare occasions.
John B
erger has always shown an admirable social conscience, and much of his fiction serves as a medium for this specific message of his. On occasion he has been successful. On occasion he fails. The ponderous and sincere King, though admirable in some ways, does ultimately fall short.
The story of a group of people that are basically homeless, over a hundred who homestead in a dump off a motorway, in Saint Valéry, King is meant to be a thought-provoking portrait of the dispossessed and in many respects dehumanized. Ergo King the canine. Vica and Vico, King's human companions, were once successful, part of the mainstream, but now survive in this odd and very peripheral homeless culture, along with the many others who have been broken by mainstream life or who escaped it. Berger is not entirely successful in avoiding making them all seem like "characters", though given his approach he manages fairly well (it is hard to pull off a homeless character named Vico, with all the baggage that Berger heaps on him, but Berger nearly manages this neat trick).
Berger paints several nice portraits of the individuals and the complexity of their lives. He avoids too much straightforward sentimentality, but the stories are certainly moving. He tries to show the reader what such dispossessed lives must be like, though he is never entirely convincing The actions comes to a head when the dispossessed are threatened with being completely dispossessed, their world literally to be wiped from the face of the earth, when the mean and ruthless developer men come to bulldoze the site (to build a sport stadium). The confrontation is dramatic enough and yet here as in much of the book it simply seems too contrived. Needless to say, the fact that the story is told from the dog's point of view does not help here in the least.
Berger does have considerable literary talent. The entire novel is told in short sections, some only a line in length, and some of these phrases, descriptions, and episodes are haunting and powerful. Others are ponderous, tendentious, awkward. The book is a fairly quick read, and there is enough to appreciate, but it ultimately is too simplistic and though well-intentioned leaves a sour aftertaste. One wants to like a book dealing with such serious issues better, but in this case we found we could not.

Note that on the English edition Berger would not permit his name to be put on the cover -- an act we wholeheartedly approve of: emphasis should be on the work (even when it is fairly second-rate, as in this case) and not the author. Naturally in the U.S., with its cult of the personality, this does not fly and "John Berger" is emblazoned on the cover.

complete-review.com

 

 
michael moore  - fahrenheit 9/11
It’s a movie that speaks of obstinate faraway desires in a period of disillusion. A movie that tells jokes whilst the band plays the Apocalypse. A movie in which millions of Americans recognise themselves and the precise ways in which they are being cheated. A movie about surprises, mostly bad but some good, being discussed together.
opendemocracy.net  

 

francis bacon  - maestro senza pietà

La scelta di un senso nel mondo attuale si colloca lì, fra i due lati del muro. Il muro è presente anche in ognuno di noi. Quali che siano le circostanze in cui ci troviamo, possiamo scegliere in noi stessi la parte del muro che ci è congeniale. Non si tratta di un muro tra il bene e il male. Il bene e il male esistono da una parte come dall'altra. Si tratta di una scelta tra il rispetto di sé e il caos dentro di sé.

ilmanifesto.it

 

una volta in europa  

Premio Itas del Libro di Montagna - Cardo d’Oro    2005

In Una volta in Europa Berger accorpa contadini, braccianti e pastori agli animali: la loro presenza non è meno fisica delle montagne e delle valli, della terra che abitano e solcano. Nell'ascoltarli portiamo il loro peso, insieme al fantasma di Albertine, dalle dita artritiche così come lo erano in vita. Il peso del loro lavoro, della loro fatica, ossia l'amore: amore chiave di resistenza, amore sopravvivenza e significato, amore nella terra del nostro fare memoria immortalmente rigenerato.   

disp.let.uniroma1.it      bollatiboringhieri.it 


Facendosi raccoglitore e narratore di storie vere intimamente osservate, l’autore – fedele a una pratica da storyteller benjaminiano – va quanto più vicino è possibile a ciò che le algide contabilità dell’economia e le smemorate cronache giornalistiche contemporanee condannano abilmente a un rassicurante fuori scena.
Sconfinando nei propri personaggi o da essi facendosi abitare, Berger traccia una illuminante mappa di ciò che la storia ufficiale dichiara ineluttabile e azzera.
  

cavaliereazzurrofestival.it       librando.net

 

 
Forse è arrivato il momento di porsi una domanda ingenua

qual è il comune denominatore della pittura dal Paleolitico al nostro secolo? Ogni immagine dipinta annuncia Io ho visto questo o, se l'immagine è stata creata nell'ambito di un rito tribale, Noi abbiamo visto questo. Dove questo si riferisce all'immagine riprodotta. L'arte astratta non fa eccezione ...
La pittura è innanzi tutto un'affermazione del visibile nel suo costante processo di sparizione e riapparizione ... La pittura è un'affermazione dell'esistente, del mondo fisico in cui l'umanità è stata scaraventata.

Maybe it’s time to ask a naive question:

what has all painting from the paleolithic period until our century have in common?   Every painted image announces: I have seen this, or, when the making of the image was incorporated into a tribal ritual: we have seen this. The this refers to the sight represented. Non-figurative art is no exception. A late canvas by Rothko represents an illumination or a coloured glow which derived from the painter’s experience of the visible. When he was working, he judged his canvas according to something else which he saw.
Painting is, first, an affirmation of the visible which surrounds us and which continually appears and disappears. Without the disappearing, there would perhaps be no impulse to paint, for then the visible itself would possess the surety (the permanence) which painting strives to find. More directly than any other art, painting is an affirmation of the existant, of the physical world into which mankind has been thrown.

sacche di resistenza 2003

http://randomversion.com/berger_visible2.pdf


 

 

 

 

    BERGER  1    1a    2   

 

 

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