ZYGMUNT BAUMAN

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19.11.1925  -  9.1.2017

globalizzazione&pluriversalismo

roy arundhati      hans magnus enzensberger    noam chomsky   zygmunt bauman  

serge latouche      peter singer  

 

 la globalizzazione implica motivi di insoddisfazione

che sono perfettamente chiari

a chiunque abbia occhi per vederli

 

 

Questa economia ci consuma: la moralità ormai è merce
Vogliamo godere di una vita ricca, abbiente, il che ci ha orientati ad assumere come principale indicatore l’acquisto, lo shopping. Pare che tutte le strade che portano alla felicità portino ai negozi. Ciò sottopone il sistema economico, e più in generale il nostro pianeta, ad una pressione enorme. Ciò è disastroso per le nuove generazioni; è evidente che stiamo vivendo al di sopra dei nostri mezzi, sulle spalle dei nostri figli. Possiamo trovare delle alternative alla crescita della produzione e dei consumi per trovare soddisfazione, in definitiva per essere felici? Ciò è necessario se non vogliamo distruggere il nostro habitat e generare fenomeni catastrofici come le guerre. I livelli attuali di consumo sono già insostenibili dal punto di vista ambientale ed anche economico. L’idea della prosperità al di fuori delle trappole del consumo infinito viene considerata un’idea per pazzi o per rivoluzionari. Jackson dice che ci sono delle alternative: le relazioni, le famiglie, i quartieri, le comunità, il significato della vita.  Ci sono enormi risorse di felicità umana che non vengono sfruttate. La maggior parte delle politiche realizzate nel mondo dai governi va esattamente nella direzione opposta. Queste politiche raramente vanno al di là della prossima scadenza elettorale, raramente guardano a ciò che succederà fra 20 o 30 anni. Assistiamo ad un processo di mercificazione e commercializzazione della moralità. I mercati sono abituati ad orientare i bisogni umani, bisogni che in passato non erano soddisfatti dal mercato. Questo è ciò che io indico con l’espressione ‘commercializzazione della moralità’. Il nostro reale bisogno dovrebbe essere prenderci cura dei nostri cari. Credo che tutti noi qui in sala ci sentiamo in colpa perché non riusciamo a trascorrere abbastanza tempo con i nostri cari. 20 anni fa il 60% delle famiglie americane si ritrovava attorno allo stesso tavolo per cenare. 20 anni dopo solo il 20%. Le persone sono più occupate con il loro cellulare, il loro ipad e così via. La nostra vita quotidiana è profondamente cambiata, a causa anche delle tecnologie, che hanno sicuramente prodotto delle cose positive, ma hanno anche creato dei danni collaterali. Se oggi usciamo senza cellulari ci sentiamo nudi.  Il confine fra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla famiglia è sfumato. Siamo sempre al lavoro, abbiamo l’ufficio sempre in tasca, non abbiamo scuse. Dobbiamo lavorare a tempo pieno. E più si sale nella scala gerarchica meno tempo per sé si ha. Si è sempre in servizio. Ovviamente i mercati e il consumismo non possono riparare questa situazione; possono però aiutarci a mitigare la nostra cattiva coscienza, e lo fanno spingendoci verso l’acquisto, lo shopping, il mercato. Al tempo stesso disimpariamo altre abilità ‘primarie’. Ad esempio a riconoscere il dolore, il dolore morale, che è molto importante, perché esso è un sintomo, ci aiuta a riconoscere la fragilità dei legami umani. Improvvisamente abbiamo persone che hanno migliaia di amici in internet; ma in passato dicevamo che gli amici si vedono nel momento del bisogno, e questo non è esattamente il caso degli amici che abbiamo in internet. Fino a quando il nostro senso morale verrà mercificato, l’economia crescerà perché messa in moto dai bisogni umani e dai desideri che è chiamata a soddisfare, bisogni e desideri apparentemente ‘buoni’, come dimostrare l’amore per gli altri. I grandi economisti del passato sostenevano che i bisogni sono stabili, e che una volta soddisfatti tali bisogni possiamo fermarci e godere del lavoro fatto. C’era la convinzione che alla fine del percorso avviato con l’inizio della modernizzazione si avrebbe avuto un’economia stabile, in perfetto equilibrio. Successivamente si è presa una strada diversa. Si è inventato il cliente. Si è capito che i beni non hanno solo un valore d’uso, ma anche un valore simbolico, sono degli status symbol. Non si acquistava più un bene perché se ne ha bisogno, ma perché si ‘desidera’. L’obiettivo quindi diventava sviluppare sempre nuovi desideri negli esseri umani. Ma anche i desideri ad un certo punto si scontrano con dei limiti. Così, il limite è stato superato mercificando la moralità: non ci sono limiti all’amore, non ci sono limiti all’affetto che vogliamo dimostrare agli altri. Responsabilità incondizionata, condita da incertezze e ansie: questo è il motore del consumismo odierno, questo l’impulso che ci spinge a fare sempre di più, a produrre sempre di più. Ma ciò non è possibile, le risorse sono sempre limitate. Forse il momento della verità è vicino. Ma possiamo fare qualcosa per rallentarlo: intraprendendo un cammino autenticamente umano, un cammino fatto di reciproca comprensione.
festival dell’economia - trento
gonews.it - doveridiritti.wordpress.com - frammentidiutopia.wordpress.com - 2016

 

Il continuo flusso informativo è un vortice che cattura contenuti rigurgitandoli in laghi artificiali e giganteschi, ma stagnanti e stantii ... La cultura della modernità liquida non è più una cultura dell’apprendimento e dell’accumulazione, è invece una cultura del disimpegno della discontinuità e della dimenticanza ... lo sciame inquieto del Web inondandoci di soundbites e immagini fagocita le discussioni e i pensieri reali .

comunicazione.it

 

 

il postmoderno

è il momento in cui il moderno dissolvimento dell'identità vincolata raggiunge il suo compimento: adesso scegliersi un'identità è fin troppo facile. tenersela stretta invece non lo è. nell'istante in cui raggiunge il suo trionfo supremo la liberazione annulla lo scopo. quanto più libera è la scelta tanto meno la si riconosce come tale. la scelta manca di consistenza e solidità. è possibile rimangiarsela con poco preavviso o senza alcun preavviso e non è vincolante per nessuno. nemmeno per chi l'ha compiuta. non lascia tracce non dà diritti nè responsabilità e ciò che ne deriva può essere rifiutato o sconfessato a piacimento non appena si rivela sgradito o cessa di soddisfare. la libertà ci si ritorce contro come arbitrarietà. l'elogiata capacità di mettere in moto le cose ha dato ai cercatori d'identità postmoderni la forza di sisifo. la postmodernità diventa uno stato di arbitrarietà nell'istante in cui diventa chiaro quanto sia irreparabile. niente è impossibile tanto meno impensabile. tutto ciò che è, è provvisorio. niente di ciò che è stato vincola ciò che è. e ciò che è ha solo una debole presa sul futuro...
filosofia della noia lars fr. h. svendsen - guanda

http://studiodegama.blogspot.it/2012/08/transitorieta_zygmunt-bauman
www.emiliaromagna.lafragola.kataweb.it/transit_durevolezza

www.kainos.it/numero4/recensioni/potere_velocita_modernita.html

 

 

le società moderne sono affette da provincialismo morale benchE' in apparenza promuovano l’universale dal momento che sono i codici etici  ad essere infestati dal relativismo -  una piaga che E' solo un riflesso o un sedimento del provincialismo tribale dei poteri istituzionali che usurpano l’autoritA etica

caffeeuropa.it

 


mie yim – who killed bambi?
Il concetto che si pone al centro della ricerca di Mie Yim è dunque, quello di una   identità liquida - per usare un’espressione del sociologo postmodern Zygmunt Bauman - che, sfrondata dalla  retorica tardo-capitalistica, si rivela essere mera schizofrenia attitudinale. Che non va certo curata farmalogicamente, ma affrontata alla radice. Come frutto di un assetto socio-culturale che cambia di segno anche alle realtà che credevamo più incontaminate.   

exibart

 

 

The message of the media, the impact of the media, is not so much the letter of the messages but the form and way in which they are supplied. The way in which they emerge from nowhere and immediately disappear, the lightning speed in which they are fed into public consciousness and evicted from it, the impossibility to digest any news in any depth ... Just try to convince those young people to give you a hierarchy of what’s important and what’s less important, instead of just knowing about events. Liquid life - of which no one is exempt! - prompts journalists to behave in the way they do; but by doing what they do they heavily contribute to life’s liquidity.
interview - http://deuze.blogspot.com

 

 

più facile essere una celebrità che un eroe
la celebrità  
è  la metafora  della vita contemporanea  

e della natura frammentaria e frammentata

dei nostri legami      

raitre    eroi e celebrità


 
Il tratto più singolare e sconcertante degli stranieri è che non sono né prossimo né estranei.

Piuttosto l’uno e l’altro. Estranei in prossimità. Prossimo estraneo. In altri termini, stranieri. ... Il rapporto con gli stranieri è sempre qualcosa di assurdo. Esso rappresenta l’insufficienza o l’incompatibilità delle regole che il non-status o lo status confuso dello straniero invoca. E’ meglio non incontrare affato gli stranieri. Poichè in realtà non è possibile tenersi lontani dallo spazio che essi occupano o che condividono, la soluzione migliore è un incontro che non sia un incontro.....    Se incontrato secondo le modalità del "non-incontro" lo straniero viene relegato nella sfera della disattenzione, sullo sfondo, ignorato......
La strategia fagica tende ad includere, quella emetica tende ad escludere. La prima assimila gli stranieri al prossimo, la seconda li accomuna agli estra
nei
educational.rai.it

L'emergenza immigrazione ...    decine, centinaia, migliaia di disperati costretti all'esilio da guerre civili, lotte etniche e tribali, una massa di profughi di bibliche proporzioni che il sociologo polacco  considera senza eufemismi  « i nuovi dannati della terra » ...

« I profughi  sono rifiuti umani, senza alcuna funzione utile da svolgere nella terra dove giungono e ( temporaneamente) soggiornano, e senza l'intenzione né la realistica possibilità di essere mai assimilati o integrati nel nuovo corpo sociale; dal luogo che occupano, la discarica, non vi è ritorno né sbocco ulteriore » .

corriere.it    

La modernità produce immigrazione
viviamo in una condizione che definisco di “diasporalizzazione”:    i vostri nonni, i genitori dei vostri nonni sono migrati in massa, spesso in America Latina, perché essi non potevano sopravvivere qui. Adesso questo fenomeno continua, ma in altre direzioni: questa è l’unica differenza.    La migrazione è un fenomeno che ha riguardato la “modernità” dalle sue origini ed è da essa imprescindibile. Perché la modernità produce “persone inutili”. Esistono due “industrie” della modernità che producono “persone inutili”: una è quella cosi detta della “costruzione dell’ordine”, dove ogni regola e sistema vengono costantemente rimpiazzati da nuovi sistemi e regole che producono esuberi, persone eccedenti.   L’altra industria che produce “persone inutili” è quell’industria che noi chiamiamo “progresso economico” che consiste, fondamentalmente, nel ridurre costantemente la forza lavoro. E questo semplicemente produce persone inutili.    E queste persone andranno dove c’è pane, promesse di pane e acqua potabile.

antonio rossano - espresso.repubblica.it - 2013

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stranieri alle porte
Noi siamo un solo pianeta, una sola umanità. Quali che siano gli ostacoli, e quale che sia la loro apparente enormità, la conoscenza reciproca e la fusione di orizzonti rimangono lavia maestra per arrivare alla convivenza pacifica e vantaggiosa per tutti, collaborativa e solidale. Non ci sono alternative praticabili. La ‘crisi migratoria’ ci rivela l’attuale stato del mondo, il destino che abbiamo in comune.
Abbiamo eletto gli stranieri a causa di tutti i nostri mali. In realtà il nostro senso crescente di precarietà e paura dipende dalla incapacità di governare l’enorme forza dei processi di globalizzazione.
laterza.it - lafeltrinelli.it - 2017 - 2018

 

 

 

ZYGMUNT BAUMAN e le trasformazioni del senso dell’io.

E comincia da se stesso. l’identità è come un vestito, si usa finché serve .
Secondo l’antica usanza dell’Università Carlo di Praga, durante la cerimonia di conferimento delle lauree honoris causa viene suonato l’inno nazionale del paese di appartenenza del «neolaureato». Quando toccò a me ricevere quest’onore, mi chiesero di scegliere tra l’inno britannico e l’inno polacco... Beh, non trovai facile dare una risposta. La Gran Bretagna era il paese che avevo scelto e che mi aveva scelto offrendomi una cattedra quando la permanenza in Polonia, il mio paese di nascita, era diventata impossibile perché mi era stato tolto il diritto di insegnare. Laggiù, però, in Gran Bretagna, io ero un immigrato, un nuovo venuto, fino a non molto tempo fa un profugo da un paese straniero, un alieno. Poi sono diventato un cittadino britannico naturalizzato, ma quando sei un nuovo venuto puoi mai smettere di esserlo? Non avevo intenzione di passare per un inglese e né i miei studenti né i miei colleghi hanno mai avuto il minimo dubbio che fossi uno straniero, un polacco per essere esatti. Questo tacito gentlemen’s agreement ha impedito ai nostri rapporti di guastarsi: al contrario, li ha resi onesti, tranquilli e nel complesso sereni ed amichevoli.
Avrei dovuto quindi far suonare l’inno polacco? Ma anche questa scelta non aveva molto fondamento: trent’anni e passa prima della cerimonia di Praga ero stato privato della cittadinanza polacca... La mia esclusione era stata ufficiale, avviata e confermata da quel potere che aveva la facoltà di distinguere il «dentro» dal «fuori», chi apparteneva da chi no: pertanto il diritto all’inno nazionale polacco non mi competeva più...
Janina

la compagna della mia vita  - morta nel 2010 -  ha trovato la soluzione: perché non far suonare l’inno europeo? Effettivamente , perché no? Europeo lo ero, senza dubbio, non avevo mai smesso di esserlo: ero nato in Europa, vivevo in Europa, lavoravo in Europa, pensavo europeo, mi sentivo europeo; e soprattutto, a tutt’oggi non esiste un ufficio passaporti europeo con l’autorità di emettere o rifiutare un «passaporto europeo» e perciò di conferire o negare il nostro diritto a chiamarci europei.
La nostra decisione di chiedere che venisse suonato l’inno europeo era al tempo stesso «inclusiva» ed «esclusiva»... Alludeva a un’entità che includeva i due punti di riferimento alternativi della mia identità, ma contemporaneamente annullava, come meno rilevanti o irrilevanti, le differenze tra di essi e perciò anche una possibile «scissione di identità». Rimuoveva la questione di un’identità definitiva in termini di nazionalità, quel tipo di identità che mi era stata resa inaccessibile. Anche gli struggenti versi dell’inno europeo contribuivano allo scopo: alle Menschen werden Brüder, tutti gli uomini saranno fratelli ... L’immagine di «fratellanza» è la sintesi della quadratura del cerchio: differenti eppure uguali, separati ma inseparabili, indipendenti ma uniti.
Vi racconto questo piccolo episodio perché contiene, in nuce , molti dei fastidiosi dilemmi e delle ossessionanti scelte che tendono a fare dell’«identità» una questione di gravi preoccupazioni e accese controversie.

Chi cerca un’identità si trova invariabilmente di fronte allo scoraggiante compito di «far quadrare il cerchio»: quest’espressione, com’è noto, implica compiti che non possono mai essere completati, ma si presuppone possano giungere a compimento nella pienezza dei tempi, all’infinito...
uniba.it

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STRANIERO

ha vissuto in Polonia, Israele, Inghilterra. Ovunque è rimasto straniero
Un comico inglese diceva che l'ebreo è un uomo che in ogni luogo è fuori luogo. Sì, sono nato straniero e morirò straniero. E sono innamorato di questa mia condizione. Con mia moglie Janina, scomparsa quasi cinque anni fa, eravamo uniti in tutto, ma una cosa non l'ho condivisa con lei: ha scritto Il sogno di appartenenza, un libro in cui esprimeva il suo bisogno di appartenere. Io ne faccio a meno. Nell'essere "straniero" ci sono alcuni privilegi. Il più grande di questi è potersene infischiare dell'opinione pubblica. L'unico tribunale è quello della propria coscienza ed è il più severo di tutti.
wlodek goldkorn - repubblica.it - 2015

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Oggi si è avvelenati da un costante sentimento di mancanza degli altri nella vita, con sensazioni di vuoto e solitudine non dissimili dal lutto. Affetti da depressione di dipendenza è nell'abbandono, nell'esclusione, nell'essere respinti, ripudiati, spogliati da ciò che siamo, che vediamo rifiutata la nostra identità. Temiamo che ci vengano negati compagnia, amore, aiuto. In fondo questo ci viene mostrato quando le televisioni ci ricordano ogni giorno che alcuni possono farlo impunemente, gettando davanti alle nostre porte quegli individui che sono già stati respinti, costretti a scappare via, a fuggire da casa loro per cercare i mezzi per restare in vita, derubati dal'autostima e dell'identità.

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Le comunità virtuali che hanno sostituto quelle naturali, creano solo l'illusione di intimità e una finzione di comunità. Non sono validi sostituti del sedersi insieme ad un tavolo, guardarsi in faccia, avere una conversazione reale. Né sono in grado queste comunità virtuali di dare sostanza all'identità personale, la ragione primaria per cui le si cerca. Rendono semmai più difficile di quanto non sia già accordarsi con se stessi. Le persone camminano qua e la con l'auricolare parlando ad alta voce da soli, come schizofrenici, paranoici, incuranti di ciò che sta loro intorno. L'introspezione è un'attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri, controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro.

Intervista sull'identità  - 2003

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Il mondo globalizzato morirà di paura

La paura è il demone più sinistro che si annida nella società
I lavavetri ? Scarti del sapere-informazione
Per sapere s'intende spesso una conoscenza neutra. Non rischiamo di restare prigionieri di posizioni idealistiche se non evidenziamo che dal sapere nascono anche le ideologie?
L'ideologia è stata sempre considerata una forma di conoscenza inferiore rispetto agli altri saperi, a partire da quello scientifico. Soprattutto la credenza è stata scartata, messa ai margini e considerata non degna di essere studiata. Eppure sono le credenze che influenzano e condizionano i nostri comportamenti.
festival filosofia modena 2007  -  intervista tonino bucci - liberazione 
korazym.org      gc.rifondagenova.net     esserecomunisti.it

 

 

 

 

L’insicurezza ? Non abbiamo scampo . È il nostro presente e il nostro futuro .

Abbiamo trasmesso insicurezza nelle coscienze delle persone

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L'attenzione verso il corpo si è trasformata in una preoccupazione assoluta

e nel più ambito passatempo della nostra epoca

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Il messaggio veicolato oggi con grande potere di persuasione dai più diffusi ed efficaci media culturali (e, aggiungiamo, facilmente fruibile dai ricettori sulla base della loro esperienza personale, assistita e sostenuta dalla logica della libertà del consumatore) comunica l'essenza indeterminata e leggera del mondo: in un mondo simile, ogni cosa può accadere, ogni azione può essere intrapresa, ma nulla si può fare «una volta per tutte». Qualsiasi cosa accade in modo improvviso e si dissolve senza lasciare traccia. In questo mondo, i legami sono disseminati in una serie di incontri successivi, le identità sono mimetizzate da maschere indossate una dopo l'altra, le storie di vita sono frammentate in una serie di episodi che rivestono importanza per un periodo breve, vincolato ad una memoria effimera. Non si sa nulla con certezza, ed ogni aspetto dello scibile si può conoscere in modi differenti: tutte le modalità di conoscenza sono comunque provvisorie e precarie, ed ognuna vale l'altra. Se un tempo si ricercava la certezza, ora la regola è l'azzardo, mentre l'assunzione di rischi prende il posto del perseguimento tenace degli obiettivi.     In questo tipo di mondo, dunque, poche cose possono essere considerate solide e affidabili: non c'è più traccia degli antichi e robusti canovacci su cui tessere la trama del proprio itinerario esistenziale.

la società dell'incertezza

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http://youtu.be/-YYjeYzqrUo  - living in times of interregnum - univ arezzo - 2014

http://youtu.be/vhHbDvOepbY  -  su dio e sull'uomo -  torino spiritualità  -  2014

http://video.repubblica.it/incertezza-costante   -   migranti 2015

 

 

 

 

 

Abbiamo sulle nostre spalle un fardello incredibile che include i nostri obblighi morali i nostri naturali impulsi ad occuparci degli altri e cerchiamo di sgravarcene con i tranquillanti morali offerti  dai negozi e dai supermercati

trento - simone incontro - ilgiornaledivicenza.it - 2011

 

 

wmv  - intervista rai

 

 

facebook.com/rai3tv  -  https://youtu.be/u-gLfbZQd2Q   -   felicità

 

felicità
non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dal risolvere le difficoltà.    Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio.   Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato, ci si sente persi se aumentano le comodità. -ZB
teoria svedese dell'amore - rai3

 

 

Zygmunt Bauman     professore emerito nelle Università di Leeds in Gran Bretagna e Varsavia in Polonia
Nel dare ai movimenti tutta l'importanza che meritano, bisogna però non prenderli a scatola chiusa e vigilare attentamente, poiché è sempre grande il pericolo che vi possano essere "attivisti che considerano le loro iniziative come un'alternativa più valida della democrazia istituzionale. Il loro atteggiamento nei confronti della partecipazione politica manifesta un forte ethos antidemocratico". Parole di Zygmunt Bauman, che aggiunge che ci può essere il pericolo, dal quale guardarsi, che "la critica dei movimenti dei consumatori alla democrazia rappresentativa è fondamentalmente antidemocratica". Cioè, la vittoria dell'antipolitica.
f.bianco  - aprileonline.info

 

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cos'è che ci spinge a cercare sempre nuove storie?
Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L'amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame.
il vostro è stato un amore a prima vista?
Sì, le feci una proposta di matrimonio e, nove giorni dopo il nostro primo incontro, lei accettò. Ma c'è voluto molto di più per far durare il nostro amore, e farlo crescere,  per 62 anni.
raffaella de santis - repubblica.it - 2012

 

 

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come vivere insieme su un pianeta sovraffollato

in cui l'interdipendenza  di tutti con tutti gli altri è totale  ?
peacelink.org

 

 

Per i popoli più deboli globalizzazione

significa trovarsi davanti a forze che non controllano né capiscono
povertà liquida

 

La "società aperta" di Popper oggi non è più opportunità

ma destino contrastato al quale non si può sfuggire
 avvenire      lavocedifiore 

 

 

 Saper convivere è l’arte che il vecchio continente 

può sfruttare per tornare ad avere l’autorevolezza di ieri

 

 

Quanto meno un pensiero può essere giustificato 

in termini di tangibili guadagni  e utilizzi 

o di etichetta del prezzo attaccata ad esso nei  supermercati

o alla borsa valori tanto maggiore  è il suo valore umanizzante
 

 

AL GIORNO D'OGGI  OGNI ATTESA OGNI DIFFERIMENTO

OGNI RINVIO SI TRASFORMA IN UNO STIGMA DI INFERIORITA'

 vite di scarto - pagina 129

 

 

 Le storie sono come fari e come riflettori

illuminano parti di palcoscenico  lasciandone altre al buio

 

 

i media E i grandi burattinai

Sono i marketing manager a pianificare le strategie

per attrarre l’attenzione

del pubblico  Al di fuori di ogni preoccupazione morale

 

 

QUESTA E' LA comunità dei talk-show

con gli idoli che sostituiscono i leader

mentre il potere dei numeri – la folla – consegna loro

il carisma capace a sua volta

di trasformare gli spettatori in seguaci
l.paterno - terzarepubblica.it

 

 

Il potere oggi si misura con la velocità

con la quale si fugge dalle responsabilità

chi accelera vince  -  chi si ferma perde

società   etica    politica

 

 

 

In un mondo senza regole dettate dalla politica

sopravvivono soltanto in due

Criminalità e finanza

 

 

Ogni relazione rimane unica: non si può imparare a voler bene
Le emozioni passano i sentimenti vanno coltivati

 

 

 

Nell’impegno a lungo termine la ragione moderna individua l’oppressione, nella promessa vede il segno della dipendenza. Le relazioni sono fluide, beni a perdere, bambini e cani che non ci girano intorno, legami che non ci rendono nervosi. Dimenticare in fretta, cambiare rotta senza rimorso, evitando di giurare fedeltà eterna a qualcosa o a qualcuno. L’uomo liquido è sempre al lavoro, rimpiazza la qualità della relazione con la quantità,   sempre con il panico di rimanere indietro   o diventare obsoleto. Vogliamo relazioni che assomigliano allo shopping, con ricette, diritti stabiliti e promesse di soddisfazione fissate per legge. Come se l’amore obbedisse alle leggi economiche.
v.macioce - ilgiornale.it

 

 

 

Mi è impossibile avere «nostalgia per il comunismo».
Il comunismo, che una volta ho definito il «fratello minore impaziente del socialismo», è per me un progetto che impone una «scorciatoia per il Regno della Libertà».
Questa scorciatoia, per quanto attraente e incoraggiante a parole, nella sua applicazione pratica conduce ogni volta al cimitero delle libertà, alla schiavitù.

...

C'era una volta una storiella su due venditori che viaggiavano in Africa per conto delle rispettive aziende, che fabbricavano scarpe.
Il primo venditore inviò al suo ufficio questo messaggio: qui tutti vanno a piedi nudi, perciò non spedite scarpe.
Il secondo, invece, scrisse alla sua azienda: qui tutti vanno a piedi nudi, perciò spedite subito dieci milioni di paia di scarpe. Lo spirito dell'aneddoto è l'elogio di un senso degli affari brillante e aggressivo e la condanna dei limiti di una filosofia imprenditoriale che miri a soddisfare i bisogni esistenti tramite offerte costruite come semplice risposta alla domanda esistente.

vite che non possiamo permetterci

 


SOCIAL NEWORK

Il social network tenta di abbattere ogni limite moltiplicando le amicizie Ma oltre un certo numero si può supporre che si tratti solo di voyeurs  che scrutano l'altrui vita quotidiana
grr.rai.it - 2011

Finché Facebook non è stato creato nessuno aveva bisogno di spendere tre ore per sapere che cosa stanno facendo i suoi amici
festivaletteratura mantova - 2012

le amicizie richiedono impegno ed anche se online se ne possono fare centinaia muovendo solo un dito ciò che si guadagna in questi casi e' quantità e non qualita'
2013

Penso che noi tutti siamo, in misura minore o maggiore, pieni di rabbia, furia, incertezza e paura. La paura è ancora più disastrosa quando non è ancorata, indirizzata, quando non ha un target. È dunque il target ciò di cui siamo alla ricerca. Da qui, Twitter o Facebook: essi forniscono il target e danno una sensazione piacevole di “rilascio” di rabbia e paura già accumulata. La questione è quanto a lungo possa durare tutto ciò. La caratteristica principale delle dinamiche mediali, infatti, è che come velocemente iniziano, altrettanto rapidamente finiscono.
L’eccitazione non dura molto a lungo
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conversazione con ZB - franco pomilio - affaritaliani.it - 2012
Lei  è invecchiato insieme a sua moglie: come avete affrontato la noia della quotidianità? Invecchiare insieme è diventato fuori moda?
È la prospettiva dell'invecchiare ad essere ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l'assenza di "novità".    Quella "novità" che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità.    Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall'infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti "usa e getta", da rimpiazzare velocemente.     Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso".
Il vostro è stato un amore a prima vista?
Sì, le feci una proposta di matrimonio e, nove giorni dopo il nostro primo incontro, lei accettò. Ma c'è voluto molto di più per far durare il nostro amore, e farlo crescere, per 62 anni.
In un mondo pieno di tentazioni, possiamo resistere? E perché?
... Nel momento in cui siamo tentati ci sembra di essere liberi: stiamo già guardando oltre la routine, ma non abbiamo ancora ceduto alla tentazione, non abbiamo ancora raggiunto il punto di non ritorno. Un attimo più tardi, se cediamo, la libertà svanisce e viene sostituita da una nuova routine. La tentazione è un'imboscata nella quale tendiamo a cadere gioiosamente e volontariamente.
I "legami umani" in un mondo che consuma tutto sono un intralcio?
Sono stati sostituiti dalle "connessioni".
Mentre i legami richiedono impegno, "connettere" e "disconnettere" è un gioco da bambini.   Su Facebook si possono avere centinaia di amici muovendo un dito. Farsi degli amici offline è più complicato.    Ciò che si guadagna in quantità si perde in qualità.     Ciò che si guadagna in facilità scambiata per libertà  si perde in sicurezza.

raffaella de santis - repubblica.it - 2012


Meet the Media Guru  - milano 2013
lezione - La vita tra online e offline

Bauman si pone verso la rete in una posizione critica concentrandosi principalmente sui social network - da lui definiti come le autostrade dell'informazione - che pur essendo aggregatori di community hanno in sé connaturato il rischio di indebolire i legami tra esseri umani.
Un momento di riflessione per aumentare la consapevolezza su uno dei temi più attuali e "fluidi" della nostra società.

milano.mentelocale.it - ottobre 2013
Il nostro mondo assomiglia sempre di più a un istant-coffee
Non c'è più pazienza per raggiungere un risultato e neppure nella costruzione dei rapporti umani. Anzi diventiamo sempre più incapaci di gestirli.

Meet The Media Guru
.    Devo deludervi, non sono un guru - non vi dirò come condurre la vostra vita.
.  
computer - i server stanno immagazzinando la nostra conoscenza e la nostra capacità di  memorizzare sta scomparendo e questo avrà un effetto negativo sulla nostra creatività.
.   facebook - Il problema con Facebook e gli altri social netwok è che promettono esattamente quello che il progresso promette: rendere la nostra vita più semplice anche nella gestione delle relazioni umane e sentimentali. ma la felicità non è evitare i problemi. la felicità è superarli.
.  
dialogare - il dialogo non deve servire a far prevalere il nostro ego perché con il diverso non devono esserci né vincitori, né vinti.

riscoprire le capacità di dialogo nei confronti del diverso è una questione "di vita o di morte" per il nostro futuro perché

Il futuro non esiste . il futuro va creato .
meetthemediaguru.org - socialmedia.vanityfair.it  -  philip di salvo - daily.wired.it - 2013

 

 

 

terza edizione Repubblica delle Idee
Tra gli ospiti Zygmunt Bauman - Adonis - Mario Vargas Llosa sul tema riscrivere il paese
napoli 2014

Cittadini sfiduciati, istituzioni in bancarotta. Noi andiamo a tentoni per trovare un'alternativa alla situazione.

Le conseguenze del mondo liquido in cui viviamo: La nostra è la cultura della dimenticanza e dell'oblio. L'ultima speranza è la speranza .
Come uscirne?

La precarietà accomuna le persone - ceto medio e operai - nell'incertezza. E allora l'ultima speranza è la speranza.

Perché la storia non esiste fino a quando non diventa presente.
michela scacchioli - repubblica.it - 2014
http://video.repubblica.it/dossier/la-repubblica-delle-idee-2014/repidee-dialogo-tra-zygmunt-bauman-ed-ezio-mauro-l-integrale/168405/166887

 

 

La differenza tra una comunità e una rete è che a una comunità si appartiene mentre una rete appartiene a voi.
ilaria mauri - magzine.it - 2016

 

SOLITUDINE E WEB
Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli  si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione. Certo, chi non ne ha mai gustato il sapore non saprà mai ciò che ha perso, ha lasciato indietro, a cosa ha rinunciato. -ZB

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Zuckerberg, il padre di Facebook, ha capitalizzato il timore della solitudine che affligge l'uomo contemporaneo .
cagliari - festival 'leggendo metropolitano' 2016

La felicità insidiata da Facebook e Twitter
I PIÙ INTENDONO LA FELICITÀ COME UNA VITA FACILE, PRIVA DI SCOMODITÀ E PREOCCUPAZIONI. PECCATO CHE UNA VITA COSÌ SAREBBE MOLTO NOIOSA ...
LA SOCIETÀ CREA LE CONDIZIONI PER ESSERE FELICI O INFELICI. L’ARTE DELLA VITA È LA CAPACITÀ DI RAGGIUNGERE LA FELICITÀ FACENDO I CONTI COL FATO E COL CARATTERE. IL FATO NON LO CONTROLLIAMO, IL CARATTERE SI PUÒ MIGLIORARE ...
I SOCIAL MEDIA PROMETTONO UNA LIBERTÀ SENZA PRECEDENTI: ESSERE IN COMPAGNIA SENZA L'INVADENZA DELL'ALTRO. COSÌ LA NOSTRA VITA SI DIVIDE IN DUE: QUELLA ON LINE E QUELLA OFF LINE ... SU FACEBOOK SELEZIONIAMO LE PERSONE CHE SI ADATTANO A NOI, NON È COSÌ A SCUOLA, NON È COSÌ PER LA STRADA. IL MONDO OFF LINE RICHIEDE DELLE COMPETENZE CHE, SE NON LE CONOSCI, CREANO DISAGIO .
daniela paba - lanuovasardegna.gelocal.it - cagliari 2016

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siamo passati da una società di produttori a una società di consumatori. E se il consumatore non ce la fa più a fare il suo dovere ecco che siamo di fronte a una società di “consumatori difettosi”.

vite che non possiamo permetterci

 

 

L'arte della vita
La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no.  Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare.
Dobbiamo tentare l’impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all’altezza della sfida.L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.

corriere.it

 

Senza mortalità

non ci sarebbe storia né cultura – non ci sarebbe umanità. La mortalità ha “creato” l’opportunità: tutto il resto è stato creato da esseri consapevoli di essere mortali. La mortalità ha fornito l’opportunità; il modo umano di vivere la vita è il risultato dell’aver colto, e cogliere, tale opportunità ...
Durevole

è tutto quello che è al sicuro dall’impatto corrosivo e decomponente del consumo, che non è destinato al consumo, che non ha valore d’uso, che non serve ad alcun fine concepibile, che non può essere divorato e annichilito per soddisfare un appetito. Il “durevole” è qualcosa che non scema con l’uso; se viene “consumato”, tale consumo, in brusca opposizione con ogni consumo “ordinario”, aggiunge qualcosa al suo volume invece che sottrarne. Il desiderio che lo rende prezioso è proprio il desiderio di preservarlo e mantenerlo intatto, e le attività che seguono quel desiderio non hanno un saldo finale uguale a zero; il valore dei beni durevoli, al contrario, cresce nel corso di quelle attività. E’ come se, attraverso una magia contagiosa, l’associazione con il sublime che è stato eternato in tal modo dal non-uso si depositi per contatto su coloro che la praticano consentendo loro di partecipare degli splendori dell’immortalità.
mortalità immortalità e altre strategie di vita - 1992
giorgia petrini - italiamagazineonline.it - 2013

 

 

 

 

 

 

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