ZYGMUNT BAUMAN

 

pagina     -   2

 

bibliografia

 

Amore liquido 2006
Modernità liquida     2006

Vita liquida     2006

Modus vivendi. Inferno e utopia nel mondo   2007

HOMO CONSUMENS - Lo Sciame  INQUIETO  2007

DENTRO LA GLOBALIZZAZIONE - 2007

Paura liquida 2007

INDIVIDUALMENTE INSIEME - 2008

della politica - vocabolario per ricominciare - 2008

CONSUMO DUNQUE SONO   2008

L'ARTE DELLA VITA 2009

Come salvarsi dalla tirannia dell'effimero 2009
Modernità e globalizzazione 2009

VITE DI CORSA 2009

CAPITALISMO PARASSITARIO - 2009

MODERNITA E OLOCAUSTO - 2010

L'ETICA IN UN MONDO DI CONSUMATORI - 2010

 


La decadenza degli intellettuali.   1992 
Il teatro dell'immortalità.   1995
Le sfide   dell'etica    1996

Memorie di classe.  1987
Modernità e olocausto    1999
La società dell'incertezza      1999
La solitudine del cittadino globale     2000

Il disagio della postmodernità      2000
Dentro la globalizzazione.     2000
Voglia di comunità   2001

La Libertà     2002

Modernità liquida   2002
La società individualizzata.  2002
Società, etica, politica.   2002
Intervista sull'identità   2003 

PENSARE SOCIOLOGICAMENTE   2003 
Lavoro, consumismo e nuove povertà  2004

Un'Avventura chiamata Europa   2004
Voglia di comunità  2004

Globalizzazione e gloBalizzazione  2005

La Fiducia e la paura nella città    2005
La Società sotto assedio    2006

Vite di scarto    2005

unilibro.it

festivaletteratura.it

feltrinelli.it




L'ETICA IN UN MONDO DI CONSUMATORI

Smantellata gran parte dei limiti spazio-temporali che delimitavano le potenzialità delle nostre azioni, non possiamo più ripararci dalla ragnatela della dipendenza globale. È questa la situazione in cui, volenti o nolenti, portiamo avanti oggigiorno la nostra storia comune. Anche se molto - forse tutto o quasi tutto - in questa storia in divenire dipende dalle scelte umane, le condizioni in cui tali scelte vengono fatte non sono a loro volta soggette a scelta. Si può essere "favorevoli" o "contrari" rispetto alla nostra interdipendenza planetaria, ma sarebbe come dire di essere a favore o a sfavore della prossima eclissi solare o lunare. Acconsentire od opporsi, però, alla forma squilibrata che la globalizzazione della condizione umana ha assunto fino a questo momento, questo sì che può fare una grande differenza.

IBS -  2010


modernita e olocausto

Sia la memoria collettiva sia la letteratura scientifica hanno tentato di eludere il significato più profondo dell'olocausto, riducendolo a un episodio della storia millenaria dell'antisemitismo o considerandolo un incidente di percorso, una barbara ma temporanea deviazione dalla via maestra della civilizzazione. A queste rassicuranti interpretazioni l'autore contrappone una spietata analisi di quanto accadde nei campi di sterminio non come una sorta di "malattia" sociale, ma come fenomeno legato alla condizione "normale" della società. Secondo Bauman l'olocausto è inestricabilmente connesso alla logica della modernità così come si è sviluppata in Occidente. La razionalizzazione e la burocratizzazione tipiche della civiltà occidentale sono state condizione necessaria del genocidio nazista: esso fu l'esito dell'incontro fra lo sconvolgimento sociale causato dalla modernizzazione, con il suo portato di angosciose insicurezze, e i poderosi strumenti di ingegneria sociale creati dalla modernità stessa. La lezione dell'olocausto va dunque appresa nella sua radicalità, specie in un mondo ancora una volta travagliato da concitate trasformazioni e rinnovati problemi di convivenza fra culture ed etnie.

ibs - 2010

 

CONSUMO DUNQUE SONO

C'era una volta - nella fase solida della modernità - la "società dei produttori", epoca di masse, regole vincolanti e poteri politici forti. I valori che la governavano erano sicurezza, stabilità, durata nel tempo. Quel mondo si è sfaldato e oggi viviamo nella "società dei consumatori", il cui valore supremo è il diritto-obbligo alla "ricerca della felicità", una felicità istantanea e perpetua che non deriva tanto dalla soddisfazione dei desideri quanto dalla loro quantità e intensità. Eppure, dice Bauman, rispetto ai nostri antenati noi non siamo più felici: più alienati semmai, isolati, spesso vessati, prosciugati da vite frenetiche e vuote, costretti a prendere parte a una competizione grottesca per la visibilità e lo status, in una società che vive per il consumo e trasforma tutto in mercé. Ma proprio tutto, anche i consumatori. Ciononostante stiamo al gioco e non ci ribelliamo, né sentiamo alcun impulso a farlo.

 

 

PAURA LIQUIDA

"Noi, uomini e donne che abitano la parte sviluppata del mondo (la più ricca, modernizzata e ancora più impaziente di modernizzarsi), siamo le persone più al sicuro nella storia dell'umanità, su tutti e tre i fronti lungo i quali combattono le battaglie in difesa della vita umana: rispettivamente contro le forze sprezzanti della natura, contro la natura congenita del nostro corpo e contro i pericoli che vengono da aggressioni di altre persone. Eppure è in quella parte del mondo che gode di sicurezza e comfort senza precedenti che l'assuefazione alla paura e l'ossessione per la sicurezza hanno avuto lo sviluppo più spettacolare. Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, di quello che possiamo o non possiamo fare per arrestarne il cammino o almeno per reagire."
qlibri.it
Paura liquida

Zygmunt Bauman è gentilissimo, vigoroso nonostante l’età, incapace di parlare con una persona senza instaurare un rapporto umano. Ha una intelligenza acutissima che si muove su ogni cosa, niente resta fuori dalla sua curiosità, e oserei dire carità, onnivora.   ...
«Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla».....
Le paure sono, per così dire, “fluttuanti”, “dis-ancorate”. Non dobbiamo meravigliaci se in tali condizioni siamo, per così dire, “psicologicamente pronti” al disastro - ci aspettiamo che il mondo sia un contenitore pieno di pericoli. ...
Quando le paure pubbliche diventano un capitale allettante per i profitti, le possibilità di estirparne le radici sono molto poche; al contrario, i governi e i manager del marketing sono interessati a tenere intatto il volume delle paure; anzi, se possibile, a innalzarlo...
Man mano che i Paesi e le popolazioni dalla povertà auto-inflitta diventano più ricchi, le paure più terrificanti e le più esecrate ingiustizie tendono a slittare dalla sfera della sopravvivenza fisica a quella della dignità umana e dell’autostima. Ciò che allora temiamo di più è la prospettiva di essere rifiutati. In altre parole, fa slittare il problema della sopravvivenza sociale; preservazione dello stato sociale ereditato o acquisito. Nella costellazione attuale delle condizioni, e anche delle prospettive anelate, di vita decente e piacevole, la stella della parità brilla ancora di più,
mentre quella dell’uguaglianza scompare. La visione di condizioni di vita uniformi e universalmente condivise viene rimpiazzata da quella della diversificazione illimitata; e il diritto a diventare uguali viene sostituito dal diritto di essere e rimanere diverso senza che per questo vengano negate dignità e rispetto

alberto garlini - ilgiornale.it

 

 

 

 

Zygmunt Bauman

 è nato in Polonia nel 1925. Fuggito nel 1939 con la famiglia in URSS in seguito all’invasione del suo Paese per sfuggire alla persecuzione contro gli ebrei, si arruola in un corpo di volontari polacchi per combattere contro i nazisti.

 Finalmente rientrato a Varsavia, cerca di realizzare il suo sogno di studiare fisica. Ma davanti alla distruzione della sua terra, Bauman decide di dedicarsi ai “buchi neri” del Paese e “del big bang della sua resurrezione” e sceglie così di occuparsi di sociologia.              

Oggi, Zygmunt Bauman, considerato il teorico della postmodernità, insegna Sociologia nelle Università di Leeds e di Varsavia. Nelle sue opere si occupa di una serie di temi rilevanti per la società e la cultura contemporanea: dall’analisi della modernità e postmodernità, al ruolo degli intellettuali, fino ai più recenti studi sulle trasformazioni della sfera politica e sociale indotti dalla globalizzazione.
prom.it

1925 Zygmunt Bauman nasce a Poznan (in Polonia) da una famiglia ebrea
1939 All’invasione della Polonia fugge in Russia dove si arruola in un corpo di volontari polacchi contro l’occupazione nazista
1954 Diventa lettore alla facoltà di Scienze sociali dell’Università di Varsavia.
1971 Si trasferisce in Gran Bretagna
2001 Diventa professore emerito di Sociologia all’Università di Leeds

www.kore.it

While heading the Department of Sociology, of which he was the first Professor, Bauman brought to the task of running things great qualities of intellectual leadership. From the start he saw his task as one of inspiring students, and among his academic colleagues promoting a collegial atmosphere in which new academic projects were welcomed and free and open discussion encouraged in an atmosphere of mutual tolerance and understanding. Despite holding firm moral and political commitments of his own, Bauman was attached to the idea of sociology as a broad discipline which could and should enable diversity to flourish. His retirement in 1990 was a loss to the Department in terms of a daily presence and a continuing influence. Since then, however, he has maintained his contact with the Department, helping it considerably through his good offices, but mainly through his considerable reputation, from which sociology at Leeds has continued to benefit.
Zygmunt Bauman was awarded the Amalfi European Prize in 1990 and the Adorno Prize in 1998. It is difficult to think of higher honours being bestowed on a sociologist, in this case of European and indeed world standing
leeds.ac.uk


Zygmunt Bauman   

è un sociologo britannico di origini ebraico-polacche. Dal 1971 al 1990 è stato professore di Sociologia all'Università di Leeds. Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato una certa fama grazie ai suoi studi riguardanti la connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo il nazionalsocialismo e l'Olocausto.
Nato da genitori ebrei non praticanti a Poznan, in Polonia, nel 1925, Bauman fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe tedesc
he nel 1939 all'inizio della seconda guerra mondiale, e successivamente si mise al servizio di una unità militare sovietica. Dopo la guerra, egli iniziò a studiare sociologia all'Università di Varsavia, dove insegnavano Stanislaw Ossowsky e Julian Hochfeld. Durante una permanenza alla London School of Economics, preparò la sua maggiore dissertazione sul socialismo britannico che fu pubblicata nel 1959.
Bauman collaborò con numerose riviste specializzate tra cui la relativamente popolare Socjologia na co dzien (La Sociologia di tutti i giorni, del 1964), che raggiungeva un discreto pubblico. Inizialmente, egli rimase vicino alla dottrina marxista ufficiale; si avvicinò in seguito ad Antonio Gramsci e Georg Simmel.
Nel marzo del 1968, una epurazione antisemita in Polonia spinse molti degli ebrei polacchi sopravissuti a emigrare all'estero; tra questi, molti intellettuali che avevano perso la grazia del governo comunista. Bauman, che aveva perso la sua cattedra all'Università di Varsavia, fu uno di questi. Egli dapprima emigrò in Israele per andare a insegnare all'Università di Tel Aviv; successivamente accettò una cattedra di sociologia all'Università di Leeds, dove a tratti prestò servizio come Capo del Dipartimento. Da quel momento in poi, ha quasi sempre scritto in lingua inglese.

http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman 

 

Professor Zygmunt Bauman

the intellectual patron of the New Left, was an officer and agent of the communist security apparatus
Initially, Bauman remained close to the official Marxist doctrine. However, he grew increasingly critical of the communist government under the influence of Antonio Gramsci's and Georg Simmel's work. Due to his critical position towards the regime, he was never nominally awarded the title of professor, even though he had completed his habilitation. However, Bauman de facto held the chair of his erstwhile teacher Julian Hochfeld, after Hochfeld had become vice-director of UNESCO's Department for Social Sciences in Paris in 1962.

http://en.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman

 


Karol il PAPA messaggero della libertà E DELLE COSE BUONE
Era anche il messaggero della libertà. Ovunque lo conducessero i suoi pellegrinaggi, gridava . .  non abbiate paura, non siate timorosi. Liberatevi della paura, poiché la paura è l'alleato più sinistro del male e il nemico più terrorizzante della libertà. La lotta per la libertà - libertà di vivere e di amare - comincia dalla vittoria sulla paura.  
Avvenire 7 aprile 2005   feltrinellieditore.it 2005

 

 

 

Zygmunt Bauman il teorico della società liquida
Sembra un signore d’altri tempi, Zygmunt Bauman, elegante, affabile, cortese. Al termine dell'incontro con i lettori al Festivaletteratura di Mantova, si alza, risponde sorridendo all’applauso caldo del pubblico, si avvicina alla moglie seduta in prima fila e quasi in un inchino la bacia sulla fronte. Lei sfuggì alla persecuzione nazista vivendo l'esperienza del ghetto di Varsavia, lui fuggendo dalla Polonia in Unione sovietica. «Da Janina – scrive – ho imparato che la 'neutralità' rispetto ai valori è, per quanto riguarda le scienze umane, non solo una vana speranza ma anche un'illusione assolutamente inumana: che fare sociologia ha senso solo nella misura in cui aiuta l'umanità nel corso della vita.»
Per questo le sue analisi della società, che in questi anni si sono incentrate sul tema della globalizzazione, hanno sempre al centro la questione etica, la dignità della persona umana. Dall'alto dei suoi ottant'anni descrive con lucidità, ironia e meraviglia un mondo in cui tutto è diventato liquido, così diverso da quella struttura su cui per decenni si erano incentrati la sociologia e la politica. «E' come se stessimo al nostro posto in un aereo, con una voce che dalla cabina di pilotaggio ci dice che va tutto bene, ma questa voce è registrata e in cabina di pilotaggio non c’è nessuno.» E’ una delle numerose metafore di cui si serve per rappresentare la condizione umana all'avvio di questo secolo, in cui è pressochè inevitabile che le stesse relazioni umane assumano una forma liquida e volatile, tanto diversa da quella tenera e solida immagine con Janina. Non dà ricette, il professor Bauman, spiega ciò che vede e fa appello all'umanità che c’è in tutti noi, a quella tendenza a cambiare ciò che non va che ognuno di noi conosce.

Così c'è una contraddizione interna nell'idea di perfezione, è quella che Sigmund Freud chiamava "l'azione di Thanathos", l'istinto di morte. Vuoi finire il movimento, vuoi arrivare al punto finale, e questa sarebbe la fine della storia. D’altra parte, avere questa idea è un fattore illuminante che porta a muoverti perché sei costantemente alla ricerca.
Questa è la dialettica della nostra civiltà occidentale: avere un'idea in contraddizione con il progresso, sperimentare l'abilità di cambiare, di criticare, per porre fine al cambiamento e alla critica. Usare la libertà per rendere la libertà superflua è l'aspetto mortale della nostra civiltà, mentre l'aspetto vitale, la sua forza, è che questo obiettivo per fortuna non si può mai raggiungere.
Se la sociologia si prende così, si capisce che noi sociologi professionisti non siamo sfortunatamente grandi poeti, grandi scrittori, non abbiamo il monopolio dell'accesso all'esperienza umana. Gli scrittori si prefiggono gli stessi nostri scopi. Hanno perfino alcuni vantaggi sui sociologi, perché non sono chiusi nelle restrizioni accademiche, non devono attenersi alle regole, sono liberi di sperimentare questi significati, di cui qualcuno può essere sbagliato, qualcuno può essere vero, ma è come essere ostaggi della fede. Alcune idee sono completamente dimenticate, abortiscono, non colgono nel segno, altre dimostrano di avere una lunga durata e questo vale ad esempio per Calvino.
Gli sviluppi di quella che io chiamo la "modernità liquida" rendono le sue osservazioni sempre più rilevanti; prendiamo ad esempio la sua immagine del barone rampante che non toccava mai terra e poteva raggiungere così la tranquillità. Questa è l'anticipazione dell'elite contemporanea globale. E' esattamente quello che sta accadendo ora. Con immagini molto potenti e semplici si possono cogliere quel qualcosa, quel processo che un normale artigiano della sociologia può riuscire ad esprimere solo in parecchi volumi. Io penso che un buon consiglio per chi è impegnato in conversazioni sull'esperienza umana sia quello di essere aperti, disponibili a questi sguardi, alle interpretazioni sperimentali. Prenda ad esempio le
descrizioni di Italo Calvino delle città invisibili: Aglaura è una città delle due esistenze. Una è quella che sta sulla terra, l'altra è nella testa della gente: due realtà differenti che si scontrano ma nello stesso tempo si influenzano.
E' uno sguardo molto acuto, che dà un'idea del modo in cui la nostra esperienza si espande nella rete mondiale di Internet, della televisione, dell'informazione da un lato e dall’altro nella realtà quotidiana, che non assomiglia molto a ciò che è lì.

La cultura, lei scrive, ha perso il suo ruolo critico e il "pensiero unico" neoliberale spinge molti ad accettare la realtà come immodificabile. Cosa ha permesso la diffusione del pensiero unico e perché non c'è stata una opposizione?
Per questo tipo di pensiero io uso la metafora di una profezia: questa casa brucierà. Allora prendi taniche di benzina, la versi sulla casa, le dai fuoco e la casa brucia davvero. Così lavora
"la pensee unique". Da un lato si dice che il principio di base del pensiero unico è che non ci sono alternative:
TINA, There Is No Alternative. Poi tutti gli strumenti, tutte le possibilità di creare un mondo davvero alternativo o di fare qualcosa per cambiare, tutte le regole del gioco, vengono distrutte. Così non c'è modo di cambiare e questa diventa una profezia che si autodetermina. La casa brucia, ma la sto bruciando io. Cosa dice il pensiero unico? Che questo è il solo mondo possibile. ....... E quando le persone vivono in un mondo così liquido, non osano fare progetti a lungo termine, perdono la fiducia in se stessi.

Prima di diventare sociologo lei studiò fisica. Oggi usa metafore tratte dalla fisica per descrivere la società, come accade in modernità liquida. Oggi come può essere letta la rete, sia quella del potere che del contropotere?
Ho usato la metafora della liquidità per una caratteristica di base dei liquidi fluidi: non possono mantenere una forma da soli, hanno una coesione interna, un'integrazione, un'attrazione davvero minima. Così finchè non li metti in contenitori, in forme esterne, non conservano la stessa forma per molto tempo. E questa è esattamente la caratteristica della nostra vita. Non puoi affidarti a qualcosa che conservi la propria forma finchè non le metti qualcosa intorno. Ricordavo prima la contraddizione interna nell'idea delle relazioni umane, e questo si collega agli attuali problemi della rete. Noi parliamo sempre meno di quella che era la miglior metafora per pensare alla società quando ero giovane: la struttura. La struttura suggerisce qualcosa di solido, di rigido, qualcosa che limita. Devi combattere con forza per romperla, per uscirne. La struttura ti rende immobile, è un'immagine rigida in cui resti chiuso.
La rete è qualcosa di diverso. La rete è la combinazione di due processi, la connessione e la disconnessione: è questa la differenza tra rete e struttura. Nella struttura entri e ci resti e così finisce la storia. Nella rete hai una facilità relativa a collegarti a luoghi distanti, ad altri punti della rete, ma allo stesso tempo, ed è la cosa più importante, hai la facilità di disconnetterti, puoi spegnere. Molte informazioni interessanti provengono da ricerche sul metodo dei giovani di attivare relazioni. Gli appuntamenti via Internet sono oggi la forma predominante per entrare in relazione con persone del proprio sesso o dell’altro. Una volta, non molto tempo fa, c'erano i bar per persone sole, dove si andava per conoscere, per parlare con gli altri, per stabilire relazioni. Oggi preferiscono le forme di Internet. Perché? Questa era la domanda che sarebbe necessario porsi.
L’altra cosa da rilevare è la facilità di digitare "cancella". Questa è la rete. Il vantaggio della rete è la facilità di tirarsi indietro: se trovi che è sconveniente, se sei annoiato, se pensi che l'erba del vicino è più verde della tua, se pensi che lì ci siano più opportunità, che non potresti cogliere perché sei stanco e perché sei legato alla scelta precedente. Questo è il vantaggio della rete.
Non si trova spesso nei suoi scritti la parola
"armonia" che era nelle prime utopie. Non le piace particolarmente?
Sono un po' sospettoso e preoccupato sul concetto di armonia, sul consenso universale, per esempio Juergen Habermas parlava di comunicazione non falsata perché gli piaceva e perché secondo lui portava al consenso universale.
Non credo a questo ideale, non credo che la gente sia felice di questa unanimità, penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell'azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro tra diverse opinioni, tra diverse visioni del giusto, dell'ingiusto, e così via. Nell'idea dell'armonia e del consenso universale, c’è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali. Alla fine questa è un'idea mortale, perché se davvero ci fosse armonia e consenso, che bisogno ci sarebbe di tante persone sulla terra? Ne basterebbe una: lui o lei avrebbe tutta la saggezza, tutto ciò che è necessario, il bello, il buono, il saggio, la verità. Penso che si debba essere sia realisti che morali. Probabilmente dobbiamo riconsiderare come incurabile la diversità del modo di essere umani, si può essere davvero persone in tanti tanti modi e questa è una benedizione. 
      

Luciano Minerva        www.rainews24.it/ran24/rubriche/libri/bauman.htm

www.prom.it/rainews/rubrica/libri/incontro.asp?id_info=3634

 

 

 

AMORE LIQUIDO

"La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia". I protagonisti di questo libro sono gli uomini e le donne nostri contemporanei, che anelano la sicurezza dell'aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno. Eppure sono gli stessi che hanno paura di restare impigliati in relazioni stabili e temono che un legame stretto comporti oneri che non vogliono né pensano di poter sopportare  

celid.it

www.culture.pl/en/culture/artykuly/os_bauman_zygmunt

 

 

 

vite di scarto  Laterza  2005

La modernizzazione è la più prolifica e meno controllata linea di produzione' di rifiuti e di esseri umani di scarto. La sua diffusione globale ha sprigionato e messo in moto quantità enormi e sempre crescenti di persone private dei loro modi e mezzi di sopravvivenza. I reietti, i rifugiati, gli sfollati, i richiedenti asilo sono i rifiuti della globalizzazione.   ibs.it

La globalizzazione, per Bauman, da un lato certamente offre molte possibilita', dall'altro ha abolito i legami che facevano da collante alle societa', rendendo tutti piu' soli e insicuri, incerti totalmente sul futuro, quindi piu' combattivi e stressati, a rischio emarginazione.
Poi, con la sua solita' capacita' di essere didascalico e legarsi alla realta' anche contingente nel cercare segnali che evidenzino la situazione, nota che il vecchio Grande Fratello, quello immaginato da George odifreddi, orwell, mirava al controllo totale per tener tutti uniti, a integrare le persone, a metterle e tenerle in riga, mentre il Grande Fratello minore, quello tv dei reality show, mira alla selezione, a tener fuori i meno adatti, i meno dotati, i piu' poveri di risorse, ''e una volta che sono fuori, lo sono per sempre''. Sui giornali, accanto alle rubriche su cio' che e' In, ci sono quelle su cio' che e' Out, e le mode passano sempre piu' in fretta.
 
 ANSA.IT  2005

 

Zygmunt Bauman writes in his brilliant book, Wasted Lives, these groups are “leftovers in the most radical and effective way: we make them invisible by not looking and unthinkable by not thinking.” When young black and brown youth try to escape the politics of disposability by joining the military, the seduction of economic security is negated by the violence that is compounded daily in the streets, roads, and battlefields in Iraq and Afghanistan. Their symbolic fate is made concrete in the form of body bags, mangled bodies and amputated limbs — sights rarely seen in the narrow vision of the dominant media.
The public and private policies of investing in the public good are dismissed as bad business, just as the notion of protecting people from the dire misfortunes of poverty, sickness or random blows of fate is viewed as an act of bad faith. Weakness is now a sin, punishable by social exclusion. The state’s message to unwanted populations: Society neither wants nor cares about nor needs you.

Bauman observes that dominant “power is measured by the speed with which responsibilities can be escaped.”
www.inthesetimes.com - 2006

 

 


leggere bauman per capire di più il nostro mondo
una nuova condizione umana
Professor Bauman, che bella lezione. Sì, perché la lettura di Una nuova condizione umana è davvero come ascoltare una lectio magistralis (tra l'altro, Bauman la farà di persona a Milano, all'Università Cattolica, il prossimo 29 marzo). Il merito è anche della bella intervista di Mauro Magatti che riepiloga, anche per i neofiti, il percorso di un sociologo capace di pensare e di far pensare. Zygmunt Bauman, quasi ottantenne, è un uomo con le radici piantate nel XX secolo. Come ebreo polacco ha vissuto in prima persona, con la moglie Janine, l'esperienza della persecuzione nazista al ghetto di Varsavia. Come emigrante nel Regno Unito ha conosciuto le crudeltà del neoliberismo e della globalizzazione. Questa tribolata esperienza di vita è accompagnata da una intensa biografia intellettuale che va da Modernità e Olocausto a Modernità liquida, da La società dell'incertezza a Il disagio della postmodernità, da Le sfide dell'etica a Dentro la globalizzazione. Letture che aiutano a leggere in profondità i mutamenti in atto, senza concedere nulla all'astrazione e sapendo sempre coinvolgere ogni singolo lettore.     ...

Riccardo Bonacina   www.vita.it

 

 

ZYGMUNT BAUMAN
Un famoso sociologo descrive in un libro le trasformazioni del senso dell’io. E comincia da se stesso
l’identità è come un vestito, si usa finché serve

Secondo l’antica usanza dell’Università Carlo di Praga, durante la cerimonia di conferimento delle lauree honoris causa viene suonato l’inno nazionale del paese di appartenenza del «neolaureato». Quando toccò a me ricevere quest’onore, mi chiesero di scegliere tra l’inno britannico e l’inno polacco... Beh, non trovai facile dare una risposta. La Gran Bretagna era il paese che avevo scelto e che mi aveva scelto offrendomi una cattedra quando la permanenza in Polonia, il mio paese di nascita, era diventata impossibile perché mi era stato tolto il diritto di insegnare. Laggiù, però, in Gran Bretagna, io ero un immigrato, un nuovo venuto, fino a non molto tempo fa un profugo da un paese straniero, un alieno. Poi sono diventato un cittadino britannico naturalizzato, ma quando sei un nuovo venuto puoi mai smettere di esserlo? Non avevo intenzione di passare per un inglese e né i miei studenti né i miei colleghi hanno mai avuto il minimo dubbio che fossi uno straniero, un polacco per essere esatti. Questo tacito gentlemen’s agreement ha impedito ai nostri rapporti di guastarsi: al contrario, li ha resi onesti, tranquilli e nel complesso sereni ed amichevoli.
Avrei dovuto quindi far suonare l’inno polacco? Ma anche questa scelta non aveva molto fondamento: trent’anni e passa prima della cerimonia di Praga ero stato privato della cittadinanza polacca... La mia esclusione era stata ufficiale, avviata e confermata da quel potere che aveva la facoltà di distinguere il «dentro» dal «fuori», chi apparteneva da chi no: pertanto il diritto all’inno nazionale polacco non mi competeva più...
Janina, la compagna della mia vita , ha trovato la soluzione: perché non far suonare l’inno europeo? Effettivamente , perché no? Europeo lo ero, senza dubbio, non avevo mai smesso di esserlo: ero nato in Europa, vivevo in Europa, lavoravo in Europa, pensavo europeo, mi sentivo europeo; e soprattutto, a tutt’oggi non esiste un ufficio passaporti europeo con l’autorità di emettere o rifiutare un «passaporto europeo» e perciò di conferire o negare il nostro diritto a chiamarci europei.
La nostra decisione di chiedere che venisse suonato l’inno europeo era al tempo stesso «inclusiva» ed «esclusiva»... Alludeva a un’entità che includeva i due punti di riferimento alternativi della mia identità, ma contemporaneamente annullava, come meno rilevanti o irrilevanti, le differenze tra di essi e perciò anche una possibile «scissione di identità». Rimuoveva la questione di un’identità definitiva in termini di nazionalità, quel tipo di identità che mi era stata resa inaccessibile. Anche gli struggenti versi dell’inno europeo contribuivano allo scopo: alle Menschen werden Brüder, tutti gli uomini saranno fratelli ... L’immagine di «fratellanza» è la sintesi della quadratura del cerchio: differenti eppure uguali, separati ma inseparabili, indipendenti ma uniti.
Vi racconto questo piccolo episodio perché contiene, in nuce , molti dei fastidiosi dilemmi e delle ossessionanti scelte che tendono a fare dell’«identità» una questione di gravi preoccupazioni e accese controversie.
Chi cerca un’identità si trova invariabilmente di fronte allo scoraggiante compito di «far quadrare il cerchio»: quest’espressione, com’è noto, implica compiti che non possono mai essere completati, ma si presuppone possano giungere a compimento nella pienezza dei tempi, all’infinito...
uniba.it
 


 

 

Quale futuro per il welfare? Al via il convegno Erickson
IL SALUTO DI BAUMAN
Il grande sociologo polacco Zygmunt Bauman, costretto a casa per una grave malattia della moglie Janina, ha voluto comunque inviare un saluto ai convegnisti che attendevano la sua relazione prevista in chiusura:

“Sono profondamente dispiaciuto di non riuscire a essere con voi oggi . Chi ci perde di più comunque sono io, rispetto a voi: sono ormai due mesi che non vedevo l'ora di condividere con voi i miei problemi, le mie speranze, i miei dubbi, e di essere messo al corrente delle vostre scoperte, pensieri, piani e progetti. Tutto questo, per cause indipendenti, ahimè, dalla mia volontà, non mi è consentito. Vi sono grato per la vostra comprensione. In verità, lo stato d'animo e i sentimenti che aleggiano in questi giorni a casa mia non sono propizi a incontri pubblici: mia moglie Janina sta molto male e il mio posto, così come è stato per gli ultimi sessant'anni, è più che mai al suo fianco. Vivere in una società opulenta significa notoriamente abitare un mondo ricco di seduzioni e non meno irto di trappole, ma spero che i vostri lavori riusciranno a delinearne un repertorio esaustivo e, magari, persino il modo di distinguere le opportunità dalle imboscate e di eludere le seconde cogliendo le prime”.
redazione - www.vita.it

 

 

la società sotto assedio
La copertina del nuovo libro di Zygmunt Bauman (le sue pubblicazioni si susseguono a un ritmo incredibile) raffigura un simbolico reticolato- palizzata che rafforza l'idea dell'assedio a cui siamo sottoposti. Se ne si cerca l’individuo-autore però non se ne trova traccia, perché il progetto grafico è firmato da un … sito web.

Nulla di più utile a mostrare visivamente sullo stesso oggetto firmato Bauman le nuove forme di produzione, liquide, anonime, mutevoli come tutta la società in cui viviamo. Dopo la "modernità liquida" e la "solitudine del cittadino globale", l’analisi di Bauman procede ad illustrare come la "società", ovvero il vocabolo fondante e l’oggetto di studio della sociologia, sia stato sostituito dalla "rete": rete in cui si naviga senza mai abbandonarne la superficie e in cui è sempre più difficile immaginare un’agorà, un luogo pubblico in cui i cittadini tornino ad essere attori e non solo spettatori. Ma per essere cittadini occorre una città, uno Stato, un luogo a cui corrispondano dei poteri. I poteri invece sono sempre più invisibili, extraterritoriali, al di fuori di ogni controllo.
E il Grande Fratello (la trasmissione tv, non più il controllore onnipotente creato da Orwell in 1984) con le sue successive variazioni rispecchia fedelmente il rapporto tra il singolo individuo e gli altri: se non sei il più duro e hai scrupoli, sei fatto fuori, se non usi tu gli altri, gli altri useranno te. E la Tv, specchio fedele delle tendenze della società, mostra l’esperimento in vitro degli individui moderni condannati alla solitudine senza regole.
Il percorso di Bauman, denso di riferimenti ai classici del pensiero filosofico e ai sociologi più attenti ai processi della globalizzazione, offre riflessioni stimolanti sugli avvenimenti più recenti. L’11 settembre sarebbe ad esempio "la fine dell’era dello spazio", quella iniziata con la Muraglia cinese e il vallo di Adriano, quella del territorio da conquistare, chiudere e difendere: i terroristi giocano sullo spazio globale quanto le élite dominanti.
Tutto ciò che ci circonda – è la tesi di Bauman, in questo come negli altri suoi saggi – non fa che accrescere il nostro senso di incertezza, la nostra solitudine e l'aggressività a tutti i livelli. Ci affanniamo tutti (e ne siamo obbligati dal nostro stare in questo mondo) a cercare soluzioni biografiche, individuali a problemi che possono avere solo soluzioni generali, che per ora nessuno sa indicare.   Infatti in assenza di luoghi ben definibili, neppure le U-topie (i luoghi non esistenti) sono più pensabili: il problema per ognuno di noi è diventato la felicità nel momento presente, più che la costruzione di una futura società ordinata e perfetta.
Intessuta questa immagine di rete globale in cui restiamo tutti impigliati e su cui, in assenza di polis, la politica perde ogni capacità di rappresentanza e di incidenza, Bauman cita Hanna Arendt che a sua volta cita Lessing, per avvertire il lettore: "Non sono obbligato a risolvere le difficoltà che creo".
Ciò in cui, a ottant’anni, Zygmunt Bauman continua pervicacemente a credere sono da un lato la forza e l’efficacia del "discorso impegnato", capace di combattere la sindrome del silenzio/indifferenza, dall’altro (e il riferimento è ancora ad Hanna Arendt) dall’illuminazione "che può giungere dall’incerta e flebile luce che alcuni uomini e donne, nella loro vita e con il loro operato, accenderanno pressoché in qualsiasi circostanza e diffonderanno durante il tempo che è stato loro concesso in terra."   

luciano Minerva
www.rainews24.rai.it/ran24/rubriche/libri/interviste/bauman1.asx   audio
www.rainews24.rai.it/ran24/rubriche/libri/interviste/bauman2.asx   audio

 

   pagina     -   2