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bibliografia
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Amore liquido 2006
Modernità liquida 2006
Vita liquida 2006
Modus
vivendi. Inferno e utopia nel mondo 2007
HOMO CONSUMENS - Lo Sciame INQUIETO 2007
DENTRO LA GLOBALIZZAZIONE - 2007
Paura liquida 2007
INDIVIDUALMENTE INSIEME - 2008
della politica - vocabolario per ricominciare - 2008
CONSUMO DUNQUE SONO 2008
L'ARTE DELLA VITA 2009
Come salvarsi dalla tirannia dell'effimero 2009
Modernità e globalizzazione 2009
VITE DI CORSA 2009
CAPITALISMO PARASSITARIO - 2009
MODERNITA E OLOCAUSTO - 2010
L'ETICA IN UN MONDO DI CONSUMATORI - 2010
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La decadenza degli intellettuali. 1992
Il teatro dell'immortalità. 1995
Le sfide dell'etica 1996
Memorie di
classe. 1987
Modernità e olocausto 1999
La società dell'incertezza 1999
La solitudine del cittadino globale 2000
Il disagio della postmodernità 2000
Dentro la globalizzazione. 2000
Voglia di comunità 2001
La Libertà 2002
Modernità liquida 2002
La società individualizzata. 2002
Società, etica, politica. 2002
Intervista sull'identità 2003
PENSARE SOCIOLOGICAMENTE 2003
Lavoro, consumismo e nuove povertà 2004
Un'Avventura chiamata Europa 2004
Voglia di comunità 2004
Globalizzazione e gloBalizzazione 2005
La Fiducia e la paura nella città 2005
La Società sotto assedio 2006
Vite di scarto 2005
unilibro.it
festivaletteratura.it
feltrinelli.it
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L'ETICA IN UN MONDO DI CONSUMATORI
Smantellata gran parte dei limiti spazio-temporali che delimitavano le
potenzialità delle nostre azioni, non possiamo più ripararci dalla
ragnatela della dipendenza globale. È questa la situazione in cui,
volenti o nolenti, portiamo avanti oggigiorno la nostra storia comune.
Anche se molto - forse tutto o quasi tutto - in questa storia in
divenire dipende dalle scelte umane, le condizioni in cui tali scelte
vengono fatte non sono a loro volta soggette a scelta. Si può essere
"favorevoli" o "contrari" rispetto alla nostra interdipendenza
planetaria, ma sarebbe come dire di essere a favore o a sfavore della
prossima eclissi solare o lunare. Acconsentire od opporsi, però, alla
forma squilibrata che la globalizzazione della condizione umana ha
assunto fino a questo momento, questo sì che può fare una grande
differenza.
IBS - 2010
mod ernita
e olocausto
Sia la memoria collettiva sia la letteratura
scientifica hanno tentato di eludere il significato
più profondo dell'olocausto, riducendolo a un
episodio della storia millenaria dell'antisemitismo
o considerandolo un incidente di percorso, una
barbara ma temporanea deviazione dalla via maestra
della civilizzazione. A queste rassicuranti
interpretazioni l'autore contrappone una spietata
analisi di quanto accadde nei campi di sterminio non
come una sorta di "malattia" sociale, ma come
fenomeno legato alla condizione "normale" della
società. Secondo Bauman l'olocausto è
inestricabilmente connesso alla logica della
modernità così come si è sviluppata in Occidente. La
razionalizzazione e la burocratizzazione tipiche
della civiltà occidentale sono state condizione
necessaria del genocidio nazista: esso fu l'esito
dell'incontro fra lo sconvolgimento sociale causato
dalla modernizzazione, con il suo portato di
angosciose insicurezze, e i poderosi strumenti di
ingegneria sociale creati dalla modernità stessa. La
lezione dell'olocausto va dunque appresa nella sua
radicalità, specie in un mondo ancora una volta
travagliato da concitate trasformazioni e rinnovati
problemi di convivenza fra culture ed etnie.
ibs
- 2010

CONSUMO DUNQUE SONO
C'era una
volta - nella fase solida della modernità - la "società dei produttori",
epoca di masse, regole vincolanti e poteri politici forti. I valori che
la governavano erano sicurezza, stabilità, durata nel tempo. Quel mondo
si è sfaldato e oggi viviamo nella "società dei consumatori", il cui
valore supremo è il diritto-obbligo alla "ricerca della felicità", una
felicità istantanea e perpetua che non deriva tanto dalla soddisfazione
dei desideri quanto dalla loro quantità e intensità. Eppure, dice Bauman,
rispetto ai nostri antenati noi non siamo più felici: più alienati
semmai, isolati, spesso vessati, prosciugati da vite frenetiche e vuote,
costretti a prendere parte a una competizione grottesca per la
visibilità e lo status, in una società che vive per il consumo e
trasforma tutto in mercé. Ma proprio tutto, anche i consumatori.
Ciononostante stiamo al gioco e non ci ribelliamo, né sentiamo alcun
impulso a farlo.
PAURA LIQUIDA
"Noi, uomini e
donne che abitano la parte sviluppata del mondo (la più ricca,
modernizzata e ancora più impaziente di modernizzarsi), siamo le persone
più al sicuro nella storia dell'umanità, su tutti e tre i fronti lungo i
quali combattono le battaglie in difesa della vita umana:
rispettivamente contro le forze sprezzanti della natura, contro la
natura congenita del nostro corpo e contro i pericol i
che vengono da aggressioni di altre persone. Eppure è in quella parte
del mondo che gode di sicurezza e comfort senza precedenti che
l'assuefazione alla paura e l'ossessione per la sicurezza hanno avuto lo
sviluppo più spettacolare. Paura è il nome che diamo alla nostra
incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, di quello che possiamo
o non possiamo fare per arrestarne il cammino o almeno per reagire."
qlibri.it
Paura liquida
Zygmunt Bauman è gentilissimo, vigoroso nonostante
l’età, incapace di parlare con una persona senza instaurare un rapporto
umano. Ha una intelligenza acutissima che si muove su ogni cosa, niente
resta fuori dalla sua curiosità, e oserei dire carità, onnivora.
...
«Paura è il nome che diamo alla nostra
incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da
fare per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere,
almeno per affrontarla».....
Le paure sono, per così dire, “fluttuanti”, “dis-ancorate”. Non dobbiamo
meravigliaci se in tali condizioni siamo, per così dire,
“psicologicamente pronti” al disastro - ci aspettiamo che il mondo sia
un contenitore pieno di pericoli. ...
Quando le paure pubbliche diventano un capitale allettante per i
profitti, le possibilità di estirparne le radici sono molto poche; al
contrario, i governi e i manager del marketing sono interessati a tenere
intatto il volume delle paure; anzi, se possibile, a innalzarlo...
Man mano che i Paesi e le popolazioni dalla povertà auto-inflitta
diventano più ricchi, le paure più terrificanti e le più esecrate
ingiustizie tendono a slittare dalla sfera della sopravvivenza fisica a
quella della dignità umana e dell’autostima. Ciò che allora temiamo di
più è la prospettiva di essere rifiutati. In altre parole, fa slittare
il problema della sopravvivenza sociale; preservazione dello stato
sociale ereditato o acquisito. Nella costellazione attuale delle
condizioni, e anche delle prospettive anelate, di vita decente e
piacevole, la stella della parità brilla ancora di più,
mentre quella dell’uguaglianza scompare. La visione di condizioni di
vita uniformi e universalmente condivise viene rimpiazzata da quella
della diversificazione illimitata; e il diritto a diventare uguali viene
sostituito dal diritto di essere e rimanere diverso senza che per questo
vengano negate dignità e rispetto
alberto garlini - ilgiornale.it
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Zygmunt Bauman
è nato in Polonia nel
1925. Fuggito nel 1939 con la famiglia in URSS in seguito all’invasione
del suo Paese per sfuggire alla persecuzione contro gli ebrei, si
arruola in un corpo di volontari polacchi per combattere contro i
nazisti.
Finalmente rientrato a Varsavia, cerca di realizzare il suo
sogno di studiare fisica. Ma davanti alla distruzione della sua terra,
Bauman decide di dedicarsi ai “buchi neri” del Paese e “del big bang
della sua resurrezione” e sceglie così di occuparsi di sociologia.
Oggi, Zygmunt Bauman, considerato il teorico della postmodernità,
insegna Sociologia nelle Università di Leeds e di Varsavia. Nelle sue
opere si occupa di una serie di temi rilevanti per la società e la
cultura contemporanea: dall’analisi della modernità e postmodernità, al
ruolo degli intellettuali, fino ai più recenti studi sulle
trasformazioni della sfera politica e sociale indotti dalla
globalizzazione.
prom.it
1925 Zygmunt Bauman nasce a Poznan (in Polonia) da
una famiglia ebrea
1939 All’invasione della Polonia fugge in Russia dove si arruola in un
corpo di volontari polacchi contro l’occupazione nazista
1954 Diventa lettore alla facoltà di Scienze sociali dell’Università di
Varsavia.
1971 Si trasferisce in Gran Bretagna
2001 Diventa professore emerito di Sociologia all’Università di Leeds
www.kore.it
While heading the Department
of Sociology, of which he was the first Professor, Bauman brought to the
task of running things great qualities of intellectual leadership. From
the start he saw his task as one of inspiring students, and among his
academic colleagues promoting a collegial atmosphere in which new
academic projects were welcomed and free and open discussion encouraged
in an atmosphere of mutual tolerance and understanding. Despite holding
firm moral and political commitments of his own, Bauman was attached to
the idea of sociology as a broad discipline which could and should
enable diversity to flourish. His
retirement in 1990 was a loss to the Department
in terms of a daily presence and a continuing influence. Since then,
however, he has maintained his contact with the Department, helping it
considerably through his good offices, but mainly through his
considerable reputation, from which sociology at Leeds has continued to
benefit.
Zygmunt Bauman was awarded the Amalfi
European Prize in 1990 and the Adorno Prize in 1998. It is difficult to
think of higher honours being bestowed on a sociologist, in this case of
European and indeed world standing
leeds.ac.uk
Zygmunt Bauman
è un sociologo britannico di origini
ebraico-polacche. Dal 1971 al 1990 è stato professore di Sociologia
all'Università di Leeds. Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato
una certa fama grazie ai suoi studi riguardanti la connessione tra la
cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo il
nazionalsocialismo e l'Olocausto.
Nato da genitori ebrei non praticanti a Poznan, in Polonia, nel 1925,
Bauman fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu
invasa dalle truppe tedesche nel 1939 all'inizio della seconda guerra
mondiale, e successivamente si mise al servizio di una unità militare
sovietica. Dopo la guerra, egli iniziò a studiare sociologia
all'Università di Varsavia, dove insegnavano Stanislaw Ossowsky e Julian
Hochfeld. Durante una permanenza alla London School of Economics,
preparò la sua maggiore dissertazione sul socialismo britannico che fu
pubblicata nel 1959.
Bauman collaborò con numerose riviste specializzate tra cui la
relativamente popolare Socjologia na co dzien (La Sociologia di tutti i
giorni, del 1964), che raggiungeva un discreto pubblico. Inizialmente,
egli rimase vicino alla dottrina marxista ufficiale; si avvicinò in
seguito ad Antonio Gramsci e Georg Simmel.
Nel marzo del 1968, una epurazione antisemita in Polonia spinse molti
degli ebrei polacchi sopravissuti a emigrare all'estero; tra questi,
molti intellettuali che avevano perso la grazia del governo comunista.
Bauman, che aveva perso la sua cattedra all'Università di Varsavia, fu
uno di questi. Egli dapprima emigrò in Israele per andare a insegnare
all'Università di Tel Aviv; successivamente accettò una cattedra di
sociologia all'Università di Leeds, dove a tratti prestò servizio come
Capo del Dipartimento. Da quel momento in poi, ha quasi sempre scritto
in lingua inglese.
http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman
Professor Zygmunt Bauman
the intellectual patron of
the New Left, was an officer and agent of the communist security
apparatus
Initially, Bauman remained close to the official Marxist doctrine.
However, he grew increasingly critical of the communist government under
the influence of Antonio Gramsci's and Georg Simmel's work. Due to his
critical position towards the regime, he was never nominally awarded the
title of professor, even though he had completed his habilitation.
However, Bauman de facto held the chair of his erstwhile teacher Julian
Hochfeld, after Hochfeld had become vice-director of UNESCO's Department
for Social Sciences in Paris in 1962.
http://en.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman
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Karol il PAPA messaggero
della libertà E DELLE COSE BUONE
Era anche il messaggero della libertà.
Ovunque lo conducessero i suoi pellegrinaggi, gridava . . non abbiate paura, non siate timorosi.
Liberatevi della paura, poiché la paura è l'alleato più sinistro del
male e il nemico più terrorizzante della libertà. La
lotta per la libertà - libertà di vivere e di amare - comincia dalla
vittoria sulla paura.
Avvenire 7 aprile 2005
feltrinellieditore.it 2005
Zygmunt Bauman il
teorico della società liquida

Sembra un signore d’altri tempi, Zygmunt
Bauman, elegante, affabile, cortese. Al termine
dell'incontro con i lettori al Festivaletteratura di
Mantova, si alza, risponde sorridendo all’applauso caldo
del pubblico, si avvicina alla moglie seduta in prima fila
e quasi in un inchino la bacia sulla fronte. Lei sfuggì
alla persecuzione nazista vivendo l'esperienza del ghetto
di Varsavia, lui fuggendo dalla Polonia in Unione
sovietica. «Da Janina – scrive – ho
imparato che la 'neutralità' rispetto ai valori è, per
quanto riguarda le scienze umane, non solo una vana
speranza ma anche un'illusione assolutamente inumana: che
fare sociologia ha senso solo nella misura in cui aiuta
l'umanità nel corso della vita.»
Per questo le sue analisi della società, che in questi anni
si sono incentrate sul tema della globalizzazione, hanno
sempre al centro la questione etica, la dignità della
persona umana. Dall'alto dei suoi ottant'anni descrive con
lucidità, ironia e meraviglia un mondo in cui tutto è
diventato liquido, così diverso da quella struttura su cui
per decenni si erano incentrati la sociologia e la
politica.
«E' come se stessimo al
nostro posto in un aereo, con una voce che dalla cabina di
pilotaggio ci dice che va tutto bene, ma questa voce è
registrata e in cabina di pilotaggio non c’è nessuno.»
E’
una delle numerose metafore di cui si serve per
rappresentare la condizione umana all'avvio di questo
secolo, in cui è pressochè inevitabile che le stesse
relazioni umane assumano una forma liquida e volatile,
tanto diversa da quella tenera e solida immagine con
Janina. Non dà ricette, il professor Bauman, spiega ciò che
vede e fa appello all'umanità che c’è in tutti noi, a
quella tendenza a cambiare ciò che non va che ognuno di noi
conosce.
Così c'è una contraddizione interna
nell'idea di perfezione, è quella che Sigmund Freud
chiamava "l'azione di Thanathos", l'istinto di morte. Vuoi
finire il movimento, vuoi arrivare al punto finale, e
questa sarebbe la fine della storia. D’altra parte, avere
questa idea è un fattore illuminante che porta a muoverti
perché sei costantemente alla ricerca.
Questa è la dialettica della nostra civiltà occidentale:
avere un'idea in contraddizione con il progresso,
sperimentare l'abilità di cambiare, di criticare, per porre
fine al cambiamento e alla critica. Usare la libertà per
rendere la libertà superflua è l'aspetto mortale della
nostra civiltà, mentre l'aspetto vitale, la sua forza, è
che questo obiettivo per fortuna non si può mai
raggiungere.
Se la sociologia si prende così, si
capisce che noi sociologi professionisti non siamo
sfortunatamente grandi poeti, grandi scrittori, non abbiamo
il monopolio dell'accesso all'esperienza umana. Gli
scrittori si prefiggono gli stessi nostri scopi. Hanno
perfino alcuni vantaggi sui sociologi, perché non sono
chiusi nelle restrizioni accademiche, non devono attenersi
alle regole, sono liberi di sperimentare questi
significati, di cui qualcuno può essere sbagliato, qualcuno
può essere vero, ma è come essere ostaggi della fede.
Alcune idee sono completamente dimenticate, abortiscono,
non colgono nel segno, altre dimostrano di avere una lunga
durata e questo vale ad esempio per Calvino.
Gli sviluppi di quella che io chiamo la "modernità liquida" rendono le sue
osservazioni sempre più rilevanti; prendiamo ad esempio la
sua immagine del barone rampante che non toccava mai terra
e poteva raggiungere così la tranquillità. Questa è
l'anticipazione dell'elite contemporanea globale. E'
esattamente quello che sta accadendo ora. Con immagini
molto potenti e semplici si possono cogliere quel qualcosa,
quel processo che un normale artigiano della sociologia può
riuscire ad esprimere solo in parecchi volumi. Io penso che
un buon consiglio per chi è impegnato in conversazioni
sull'esperienza umana sia quello di essere aperti,
disponibili a questi sguardi, alle interpretazioni
sperimentali. Prenda ad esempio le
descrizioni di Italo
Calvino delle città invisibili: Aglaura è una
città delle due esistenze. Una è quella che sta sulla
terra, l'altra è nella testa della gente: due realtà
differenti che si scontrano ma nello stesso tempo si
influenzano.
E' uno sguardo molto acuto, che dà un'idea del
modo in cui la nostra esperienza si espande nella rete
mondiale di Internet, della televisione, dell'informazione
da un lato e dall’altro nella realtà quotidiana, che non
assomiglia molto a ciò che è lì.
La cultura, lei
scrive, ha perso il suo ruolo critico e il
"pensiero unico"
neoliberale
spinge molti ad accettare la realtà come immodificabile.
Cosa ha permesso la diffusione del pensiero unico e perché
non c'è stata una opposizione?
Per questo tipo di pensiero io
uso la metafora di una profezia: questa casa brucierà.
Allora prendi taniche di benzina, la versi sulla casa, le
dai fuoco e la casa brucia davvero. Così lavora
"la pensee unique". Da un lato
si dice che il principio di base del pensiero unico è che
non ci sono alternative:
TINA, There
Is No Alternative. Poi tutti gli strumenti, tutte le
possibilità di creare un mondo davvero alternativo o di
fare qualcosa per cambiare, tutte le regole del gioco,
vengono distrutte. Così non c'è modo di cambiare e questa
diventa una profezia che si autodetermina. La casa brucia,
ma la sto bruciando io.
Cosa dice il
pensiero unico? Che questo è il solo mondo possibile.
....... E quando le persone vivono in un mondo così
liquido, non osano fare progetti a lungo termine, perdono
la fiducia in se stessi.
Prima di diventare sociologo
lei studiò fisica. Oggi usa metafore tratte dalla fisica
per descrivere la società, come accade in modernità
liquida. Oggi come può essere letta la rete, sia quella del
potere che del contropotere?
Ho usato la metafora della liquidità per una caratteristica
di base dei liquidi fluidi: non possono mantenere una forma
da soli, hanno una coesione interna, un'integrazione,
un'attrazione davvero minima. Così finchè non li metti in
contenitori, in forme esterne, non conservano la stessa
forma per molto tempo. E questa è esattamente la
caratteristica della nostra vita. Non puoi affidarti a
qualcosa che conservi la propria forma finchè non le metti
qualcosa intorno. Ricordavo prima la contraddizione interna
nell'idea delle relazioni umane, e questo si collega agli
attuali problemi della rete. Noi parliamo sempre meno di
quella che era la miglior metafora per pensare alla società
quando ero giovane: la struttura. La struttura suggerisce
qualcosa di solido, di rigido, qualcosa che limita. Devi
combattere con forza per romperla, per uscirne. La
struttura ti rende immobile, è un'immagine rigida in cui
resti chiuso.
La rete è qualcosa di
diverso. La rete è la combinazione di due processi, la
connessione e la disconnessione: è questa la differenza tra
rete e struttura. Nella struttura entri e ci resti e così
finisce la storia. Nella rete hai una facilità relativa a
collegarti a luoghi distanti, ad altri punti della rete, ma
allo stesso tempo, ed è la cosa più importante, hai la
facilità di disconnetterti, puoi spegnere. Molte
informazioni interessanti provengono da ricerche sul metodo
dei giovani di attivare relazioni. Gli appuntamenti
via Internet sono oggi la forma predominante per entrare in
relazione con persone del proprio sesso o dell’altro. Una
volta, non molto tempo fa, c'erano i bar per persone sole,
dove si andava per conoscere, per parlare con gli altri,
per stabilire relazioni. Oggi preferiscono le forme di
Internet. Perché? Questa era
la domanda che sarebbe necessario porsi.
L’altra cosa da
rilevare è la facilità di digitare
"cancella". Questa è la rete. Il vantaggio della
rete è la facilità di tirarsi indietro: se trovi che è
sconveniente, se sei annoiato, se pensi che l'erba del
vicino è più verde della tua, se pensi che lì ci siano più
opportunità, che non potresti cogliere perché sei stanco e
perché sei legato alla scelta precedente. Questo è il
vantaggio della rete.
Non si trova spesso nei suoi scritti
la parola
"armonia"
che era nelle prime
utopie. Non le piace particolarmente?
Sono un po' sospettoso e preoccupato sul concetto di
armonia, sul consenso universale, per esempio Juergen
Habermas parlava di comunicazione non falsata perché gli
piaceva e perché secondo lui portava al consenso
universale. Non credo a questo
ideale, non credo che la gente sia felice di questa
unanimità, penso che la cosa più eccitante, creativa e
fiduciosa nell'azione umana sia precisamente il disaccordo,
lo scontro tra diverse opinioni, tra diverse visioni del
giusto, dell'ingiusto, e così via. Nell'idea
dell'armonia e del consenso universale, c’è un odore
davvero spiacevole di tendenze
totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti
uguali. Alla fine questa è un'idea mortale, perché se
davvero ci fosse armonia e consenso, che bisogno ci sarebbe
di tante persone sulla terra? Ne basterebbe una: lui o lei
avrebbe tutta la saggezza, tutto ciò che è necessario, il
bello, il buono, il saggio, la verità.
Penso che si debba essere sia
realisti che morali. Probabilmente dobbiamo
riconsiderare come incurabile la diversità del modo di
essere umani, si può essere davvero persone in tanti tanti
modi e questa è una benedizione.
Luciano Minerva
www.rainews24.it/ran24/rubriche/libri/bauman.htm
www.prom.it/rainews/rubrica/libri/incontro.asp?id_info=3634

AMORE LIQUIDO
"La solitudine genera
insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una
relazione, puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche
peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia". I
protagonisti di questo libro sono gli uomini e le donne nostri
contemporanei, che anelano la sicurezza dell'aggregazione e una mano su
cui poter contare nel momento del bisogno. Eppure sono gli stessi che
hanno paura di restare impigliati in relazioni stabili e temono che un
legame stretto comporti oneri che non vogliono né pensano di poter
sopportare
celid.it
www.culture.pl/en/culture/artykuly/os_bauman_zygmunt
vite di
scarto
Laterza 2005
La modernizzazione è la più prolifica e
meno controllata linea di produzione' di rifiuti e di esseri umani di
scarto. La sua diffusione globale ha sprigionato e messo in moto
quantità enormi e sempre crescenti di persone private dei loro modi e
mezzi di sopravvivenza. I reietti, i rifugiati, gli sfollati, i
richiedenti asilo sono i rifiuti della globalizzazione.
ibs.it
La globalizzazione, per
Bauman, da un lato certamente offre molte possibilita', dall'altro ha
abolito i legami che facevano da collante alle societa', rendendo tutti
piu' soli e insicuri, incerti totalmente sul futuro, quindi piu'
combattivi e stressati, a rischio emarginazione.
Poi, con la sua solita' capacita' di essere didascalico e legarsi alla
realta' anche contingente nel cercare segnali che evidenzino la
situazione, nota che il vecchio Grande Fratello, quello immaginato da
George odifreddi, orwell, mirava al controllo totale per tener tutti uniti, a
integrare le persone, a metterle e tenerle in riga, mentre il Grande
Fratello minore, quello tv dei reality show, mira alla selezione, a
tener fuori i meno adatti, i meno dotati, i piu' poveri di risorse, ''e
una volta che sono fuori, lo sono per sempre''. Sui giornali, accanto
alle rubriche su cio' che e' In, ci sono quelle su cio' che e' Out, e le
mode passano sempre piu' in fretta.
ANSA.IT 2005
Zygmunt Bauman writes in his brilliant book,
Wasted Lives, these groups are “leftovers in the most radical and
effective way: we make them invisible by not looking and unthinkable by
not thinking.” When young black and brown youth try to escape the
politics of disposability by joining the military, the seduction of
economic security is negated by the violence that is compounded daily in
the streets, roads, and battlefields in Iraq and Afghanistan. Their
symbolic fate is made concrete in the form of body bags, mangled bodies
and amputated limbs — sights rarely seen in the narrow vision of the
dominant media.
The public and private policies of investing in the public good are
dismissed as bad business, just as the notion of protecting people from
the dire misfortunes of poverty, sickness or random blows of fate is
viewed as an act of bad faith. Weakness is now a sin, punishable by
social exclusion. The state’s message to unwanted populations: Society
neither wants nor cares about nor needs you.
Bauman observes that dominant “power is measured
by the speed with which responsibilities can be escaped.”
www.inthesetimes.com - 2006
leggere bauman per capire di più il
nostro mondo
una nuova condizione umana
Professor Bauman, che bella lezione.
Sì, perché la lettura di Una nuova condizione umana è
davvero come ascoltare una lectio magistralis (tra l'altro,
Bauman la farà di persona a Milano, all'Università
Cattolica, il prossimo 29 marzo). Il merito è anche della
bella intervista di Mauro Magatti che riepiloga, anche per
i neofiti, il percorso di un sociologo capace di pensare e
di far pensare. Zygmunt Bauman, quasi ottantenne, è un uomo
con le radici piantate nel XX secolo. Come ebreo polacco ha
vissuto in prima persona, con la moglie Janine,
l'esperienza della persecuzione nazista al ghetto di
Varsavia. Come emigrante nel Regno Unito ha conosciuto le
crudeltà del neoliberismo e della
globalizzazione. Questa
tribolata esperienza di vita è accompagnata da una intensa biografia
intellettuale che va da Modernità e Olocausto a Modernità
liquida, da La società dell'incertezza a Il disagio della postmodernità, da Le sfide dell'etica a
Dentro la
globalizzazione.
Letture che aiutano a leggere in profondità i mutamenti in atto, senza
concedere nulla all'astrazione e sapendo sempre coinvolgere ogni singolo
lettore. ...
Riccardo Bonacina
www.vita.it
ZYGMUNT BAUMAN
Un famoso sociologo descrive in un libro le trasformazioni
del senso dell’io. E comincia da se stesso
l’identità è come un
vestito, si usa finché serve
Secondo l’antica usanza dell’Università
Carlo di Praga, durante la cerimonia di conferimento delle
lauree honoris causa viene suonato l’inno nazionale del
paese di appartenenza del «neolaureato». Quando toccò a me
ricevere quest’onore, mi chiesero di scegliere tra l’inno
britannico e l’inno polacco... Beh, non trovai facile dare
una risposta. La Gran Bretagna era il paese che avevo
scelto e che mi aveva scelto offrendomi una cattedra quando
la permanenza in Polonia, il mio paese di nascita, era
diventata impossibile perché mi era stato tolto il diritto
di insegnare. Laggiù, però, in Gran Bretagna, io ero un
immigrato, un nuovo venuto, fino a non molto tempo fa un
profugo da un paese straniero, un alieno. Poi sono
diventato un cittadino britannico naturalizzato, ma quando
sei un nuovo venuto puoi mai smettere di esserlo? Non avevo
intenzione di passare per un inglese e né i miei studenti
né i miei colleghi hanno mai avuto il minimo dubbio che
fossi uno straniero, un polacco per essere esatti.
Questo tacito gentlemen’s agreement
ha impedito ai nostri rapporti di guastarsi: al contrario,
li ha resi onesti, tranquilli e nel complesso sereni ed
amichevoli.
Avrei dovuto quindi far suonare l’inno polacco? Ma anche
questa scelta non aveva molto fondamento: trent’anni e
passa prima della cerimonia di Praga ero stato privato
della cittadinanza polacca... La mia esclusione era stata
ufficiale, avviata e confermata da quel potere che aveva la
facoltà di distinguere il «dentro» dal «fuori», chi
apparteneva da chi no: pertanto il diritto all’inno
nazionale polacco non mi competeva più...
Janina, la compagna
della mia vita , ha trovato la soluzione: perché non far
suonare l’inno europeo? Effettivamente , perché no? Europeo
lo ero, senza dubbio, non avevo mai smesso di esserlo: ero
nato in Europa, vivevo in Europa, lavoravo in Europa,
pensavo europeo, mi sentivo europeo; e soprattutto, a
tutt’oggi non esiste un ufficio passaporti europeo con
l’autorità di emettere o rifiutare un «passaporto europeo»
e perciò di conferire o negare il nostro diritto a
chiamarci europei.
La nostra decisione di chiedere che venisse
suonato l’inno europeo era al tempo stesso «inclusiva» ed
«esclusiva»... Alludeva a un’entità che includeva i due
punti di riferimento alternativi della mia identità, ma
contemporaneamente annullava, come meno rilevanti o
irrilevanti, le differenze tra di essi e perciò anche una
possibile «scissione di identità». Rimuoveva la questione
di un’identità definitiva in termini di nazionalità, quel
tipo di identità che mi era stata resa inaccessibile. Anche
gli struggenti versi dell’inno europeo contribuivano allo
scopo: alle Menschen werden Brüder, tutti gli uomini
saranno fratelli ... L’immagine di «fratellanza» è la
sintesi della quadratura del cerchio: differenti eppure
uguali, separati ma inseparabili, indipendenti ma uniti.
Vi racconto questo
piccolo episodio perché contiene, in nuce , molti dei
fastidiosi dilemmi e delle ossessionanti scelte che tendono
a fare dell’«identità» una questione di gravi
preoccupazioni e accese controversie.
Chi cerca un’identità
si trova invariabilmente di fronte allo scoraggiante
compito di «far quadrare il cerchio»: quest’espressione,
com’è noto, implica compiti che non possono mai essere
completati, ma si presuppone possano giungere a compimento
nella pienezza dei tempi, all’infinito...
uniba.it
Quale futuro per il welfare? Al
via il convegno Erickson
IL SALUTO DI
BAUMAN
Il grande
sociologo polacco Zygmunt Bauman, costretto a casa per una grave
malattia della moglie Janina, ha voluto comunque inviare un saluto ai
convegnisti che attendevano la sua relazione prevista in chiusura:
“Sono
profondamente dispiaciuto di non riuscire a essere con voi oggi . Chi ci
perde di più comunque sono io, rispetto a voi: sono ormai due mesi che
non vedevo l'ora di condividere con voi i miei problemi, le mie
speranze, i miei dubbi, e di essere messo al corrente delle vostre
scoperte, pensieri, piani e progetti. Tutto questo, per cause
indipendenti, ahimè, dalla mia volontà, non mi è consentito. Vi sono
grato per la vostra comprensione. In verità, lo stato d'animo e i
sentimenti che aleggiano in questi giorni a casa mia non sono propizi a
incontri pubblici: mia moglie Janina sta molto male e il mio posto, così
come è stato per gli ultimi sessant'anni, è più che mai al suo fianco.
Vivere in una società opulenta significa notoriamente abitare un mondo
ricco di seduzioni e non meno irto di trappole, ma spero che i vostri
lavori riusciranno a delinearne un repertorio esaustivo e, magari,
persino il modo di distinguere le opportunità dalle imboscate e di
eludere le seconde cogliendo le prime”.
redazione - www.vita.it
la società sotto assedio
La copertina del nuovo libro di Zygmunt
Bauman (le sue pubblicazioni si susseguono a un ritmo
incredibile) raffigura un simbolico reticolato- palizzata
che rafforza l'idea dell'assedio a cui siamo sottoposti. Se
ne si cerca l’individuo-autore però non se ne trova
traccia, perché il progetto grafico è firmato da un … sito
web. 
Nulla di più utile a mostrare visivamente sullo stesso
oggetto firmato Bauman le nuove forme di produzione,
liquide, anonime, mutevoli come tutta la società in cui
viviamo. Dopo la "modernità liquida" e la "solitudine del
cittadino globale", l’analisi di Bauman procede ad
illustrare come la "società", ovvero il vocabolo fondante e
l’oggetto di studio della sociologia, sia stato sostituito
dalla "rete": rete in cui si naviga senza mai abbandonarne
la superficie e in cui è sempre più difficile immaginare
un’agorà, un luogo pubblico in cui i cittadini tornino ad
essere attori e non solo spettatori. Ma per essere
cittadini occorre una città, uno Stato, un luogo a cui
corrispondano dei poteri. I poteri invece sono sempre più
invisibili, extraterritoriali, al di fuori di ogni
controllo.
E il Grande Fratello (la trasmissione
tv, non più il controllore onnipotente creato da Orwell in
1984) con le sue successive variazioni rispecchia
fedelmente il rapporto tra il singolo individuo e gli
altri: se non sei il più duro e hai scrupoli, sei fatto
fuori, se non usi tu gli altri, gli altri useranno te. E la
Tv, specchio fedele delle tendenze della società, mostra
l’esperimento in vitro degli individui moderni condannati
alla solitudine senza regole.
Il percorso di Bauman, denso di riferimenti
ai classici del pensiero filosofico e ai sociologi più
attenti ai processi della globalizzazione, offre
riflessioni stimolanti sugli avvenimenti più recenti. L’11
settembre sarebbe ad esempio "la fine dell’era dello
spazio", quella iniziata con la Muraglia cinese e il vallo
di Adriano, quella del territorio da conquistare, chiudere
e difendere: i terroristi giocano sullo spazio globale
quanto le élite dominanti.
Tutto ciò che ci circonda – è la tesi di Bauman, in questo
come negli altri suoi saggi – non fa che accrescere il
nostro senso di incertezza, la nostra solitudine e
l'aggressività a tutti i livelli. Ci affanniamo tutti (e ne
siamo obbligati dal nostro stare in questo mondo) a cercare
soluzioni biografiche, individuali a problemi che possono
avere solo soluzioni generali, che per ora nessuno sa
indicare.
Infatti in assenza di luoghi ben definibili, neppure le
U-topie (i luoghi non esistenti)
sono più pensabili: il problema per ognuno di noi è
diventato la felicità nel momento presente, più che la
costruzione di una futura società ordinata e perfetta.
Intessuta questa immagine di rete globale in cui restiamo
tutti impigliati e su cui, in assenza di polis, la politica
perde ogni capacità di rappresentanza e di incidenza, Bauman cita Hanna Arendt che a sua volta cita Lessing, per
avvertire il lettore: "Non sono obbligato a risolvere le
difficoltà che creo".
Ciò in cui, a ottant’anni, Zygmunt
Bauman continua pervicacemente a credere sono da un lato la
forza e l’efficacia del "discorso impegnato", capace di
combattere la sindrome del silenzio/indifferenza,
dall’altro (e il riferimento è ancora ad Hanna Arendt)
dall’illuminazione "che può giungere dall’incerta e flebile
luce che alcuni uomini e donne, nella loro vita e con il
loro operato, accenderanno pressoché in qualsiasi
circostanza e diffonderanno durante il tempo che è stato
loro concesso in terra."
luciano Minerva
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