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in celebration of national poetry month

the origins of poetry stretch backwards to the year 2,300 BC,  when a sumerian priestess named

enheduanna

created poems preserved on cuneiform tablets

revision of paper on enheduana's writings

http://www.angelfire.com/mi/enheduanna/Magic.html

http://www.angelfire.com/mi/enheduanna/

a brief history of writing

grazie a  http://www.angelfire.com/mi/enheduanna/index.html

 

 

 

 

Mr. Pinsky discussed the ancient origins of poetry as a memory device at a previous Library lecture, when he said: "poetry is a technique developed by this animal, the human--a fairly useless animal. It has no claws, no hide, no real teeth and it doesn't run fast, but it is clever and it looks around a lot. For survival it developed forms of communication evolved for the purposes of memory, for the effective storage of important information and the transmission of that information accurately and effectively from one person to that person's peers.
connectlive.com/events/libraryofcongress/pinsky100898

 


È ragionevole supporre che le prime espressioni in versi non siano state subito riconosciute come tali, come diverse dal resto del linguaggio, e non solo dal primo uomo che le pronunciò ma anche dagli uomini che in quel momento lo stavano ascoltando. Probabilmente la consapevolezza riflessiva del "fare poesia" è venuta in seconda battuta, quando la poesia in qualche modo esisteva già e l'uomo ne faceva uso in particolari circostanze, soprattutto nel corso di cerimonie rituali e religiose. Non abbiamo testimonianze vive di testi poetici anteriori ai reperti archeologici sumeri e assiro-babilonesi. I frammenti forse più antichi di poesia che conosciamo risalgono a 4500 anni or sono e si riferiscono alla grandiosa epopea del semidio Gilgamesh. Ma fermarsi a questa data e fissare lì l'inizio della poesia è ovviamente un'arbitraria riduzione. Tanto più che la capacità di simbolizzare dell'uomo è riconosciuta anche ai neanderthaliani di 100.000 anni or sono. Essi infatti seppellivano i morti con complessi riti funebri che alludevano in modo esplicito a una vita "al di là" della vita. E mi pare logico supporre che, se una comunicazione simbolica e rituale-religiosa era in qualche modo presente, la poesia non doveva essere lontana, in uomini che certo conoscevano modalità espressive basate molto più sui sentimenti e le emozioni che sulla proprietà "numerica" dei messaggi. Essi insomma, possedevano un linguaggio capace di descrivere, tramite il rito, il simbolo, l'allusione, una realtà immaginaria e religiosa, un mondo che nella realtà fenomenica non esiste; un linguaggio che non conosceva soltanto una sintassi e una pragmatica, ma anche una poetica, per rifarci alla definizione di Jakobson.

pseudolo.i

 

 

Che cos'è una poesia
si possono utilizzare due termini della linguistica: significante e significato.
Significante (l'"immagine acustica": ritmo, musicalità, metrica).
Significato (il concetto che il significante esprime).
Per metrica s'intende l'insieme delle leggi che governano la composizione e la struttura dei versi. Non dobbiamo pensare che la metrica, sia qualcosa di completamente artificioso.

http://it.geocities.yahoo.com

 

 

scritture e società

bertinetto - del popolo . marazzini

ogni societa' umana possiede una sua letteratura,  cosi come ha una sua cultura...nella forma piu' antica la letteratura non era scritta ma veniva trasmessa oralmente ...la scrittura verra'  piu'  tardi, per fissare, come definitivo aiuto alla memoria, cio' che prima veniva  trasmesso, appunto,  oralmente.

...

raffigurare e' dunque compiere un gesto magico,  perche' vuol dire sottrarre all 'essere realmente esistente una parte della sua forza, averlo in proprio potere; cosi come ripetere una formula magica, od uno scongiuro, vuol dire intervenire, per mezzo di forze magiche, sull'essere evocato.

...

le parole sono come le cose: si consumano con l'uso.  a furia di essere ripetute, di passare di bocca in bocca, esse si trasformano,  si riducono, talvolta scompaiono del tutto.

...

da un lato l'esigenza di rendere piu' veloce la comunicazione;  dall'altro la tendenza insopprimibile ad arricchire di nuovi significati le parole che gia' esistono.

...

il termine lirico e' stato usato per  indicare un atteggiamento particolare in colui  che compone il testo poetico, cioe' un atteggiamento fortemente incentrato  sull' io, sulla situazione psicologica ed esistenziale dell 'autore.

...

lirico    proviene dallo  strumento greco ' lyra ',  piccola arpa,  con cui solevano essere accompagnati i canti poetici ..

 

 

 

    poesia  

    dal greco poiesis che attiene a poieo:  invento -  compongo 

    vocabolario etimologico

 

   Solo la poesia ispira poesia  

Ralph Waldo Emerson

 

 

oralità e scrittura

In "Oralità e scrittura", Walter J.Ong descrive il passaggio dalla cultura orale alla scrittura e mostra come l'assunzione della pratica scrittoria abbia profondamente modificato l'esperienza umana, ristrutturando il pensiero e inaugurando una nuova forma mentis.

In quella che Ong definisce "oralità primaria" le parole non hanno un corpo visivo e non possono quindi essere percepite come presenze stabili (non essendo scritte, non sono "sott'occhio"). Esse sono piuttosto deperibili ed evanescenti: "quando pronunciamo la parola "permanenza" - scrive Ong -, nel momento in cui arriviamo a "-nenza" il "perma" se ne è già andato". In quanto suoni, le parole dell'oralità esistono solo nel momento in cui stanno svanendo ed hanno dunque la natura dell'evento - non a caso il termine ebraico dabar significa insieme "parola" ed "evento". Soltanto una volta scritte, nel passaggio dalla civiltà orale a quella chirografica, esse assumeranno le sembianze di segno o strumento per indicare le cose (innescando i problemi che ben conosciamo e che, dal Cratilo di Platone a Wittgenstein, attraversano la storia della filosofia: come fanno le parole a indicare le cose? Che la soluzione, aggiungiamo noi, sia da cercare proprio nel passaggio dall'oralità alla scrittura?).

Proprio a causa della natura evanescente della parola, la cultura orale si genera e si conserva per mezzo di moduli mnemonici: il pensiero, per essere ricordato e comunicato, deve cioè strutturarsi in ripetizioni ed antitesi, epiteti ed espressioni formulaiche, come testimoniano i poemi omerici. Pensiero ed espressione orali sono allora vincolati alle "frasi fatte", ai temi standard e all'andamento ritmico della sintassi (poiché il ritmo aiuta la memoria). Altre loro caratteristiche sono la situazionalità, cioè l'aderenza alla concretezza dell'esperienza unita all'assenza di categorie analitiche e astratte, l'empatia, il tono agonistico del discorso e la ridondanza.

Il passaggio dall'oralità alla scrittura è anzitutto un passaggio dal dominio dell'udito a quello della vista. Mentre l'uomo della civiltà orale è completamente immerso in un mondo di suoni che fluiscono verso di lui da ogni direzione, assai diversa risulta la collocazione nel mondo per l'uomo che ha imparato a scrivere e ad oggettivare l'universo nella materialità visibile del testo scritto. Con la scrittura, infatti, il mondo di cui facciamo esperienza si rende visibile, nel testo, come ciò che sta di fronte a noi. La vista, ci dice l'autore, "pone l'osservatore al di fuori di ciò che vede, a distanza" e inoltre - come ha osservato Merleau-Ponty, citato dallo stesso Ong - isola gli elementi e seziona gli oggetti. E' allora l'iscrizione della parola su supporto materiale a istituire lo sguardo analitico e oggettivante, capace di staccarsi dalle situazioni concrete e di pensare per categorie astratte, secondo quell'atteggiamento contemplativo (theorein) che è alla base della filosofia e della scienza. Possiamo dedurne, con Ong e oltre Ong, che logica e razionalità non sono "facoltà" della mente nè appartengono all'uomo tout court, ma vanno semmai considerate come disposizioni sorte da quelle particolari "tecnologie della parola" (così recita il sottotitolo) che sono le pratiche di scrittura.

Senza la scrittura, insomma, non sarebbe mai sorta l'episteme, la ricerca del sapere così come noi oggi la conosciamo.

Gli studi di Ong, dunque, come quelli di Havelock prima di lui, si dimostrano densi di spunti e di interessanti conseguenze filosofiche, sviluppabili in percorsi tutt'oggi ancora poco battuti. 

Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Walter J. Ong, Il Mulino 1986.

hermesnet.it

TECNOLOGIA DELLA PAROLA DALL'ORALITA' ALLA SCRITTURA
L’oralità è profondamente diversa dalla scrittura. La cultura chirografica è basata sulla scrittura, come esiste un’oralità primaria che prevede culture prive di segni grafici.
La questione omerica
Wood per primo ipotizza che Omero sia analfabeta e produce opere grazie al potere della memoria, per cui le frasi dell’Iliade e dell’Odissea sono incastonate da formule prevedibili, in una prosa formulaica con parti pre-fabbricate.
Parry ipotizza la teoria delle formule fisse in uso in Jugoslavia presso i cantori popolari serbo croati. I Greci dell’epoca di Omero apprezzano i clichè, le frasi fatte che nella cultura orale costituiscono dei modelli fissi e formulaici: la conoscenza acquisita è costantemente ripetuta per non perderla e dimenticarla.

FORMULA AGGREGATIVA con epiteti ed elementi formulaici
RIDONDANZA, ripetizione
PENSIERO CONSERVATORE, mentalità tradizionalista
PENSIERO AGONISTICO, descrizioni entusiastiche della violenza fisica
PENSIERO ENFATICO, identificazione stretta con ciò che viene raccontato
PENSIERO OMEOSTATICO, equilibrio/omeostasi con il presente. La cultura orale elimina le parti non inerenti.

La scrittura ristruttura il pensiero
Il nuovo mondo della scrittura influisce sugli esseri umani, perché ristruttura processi mentali. Il paradosso con la scrittura è l’associazione con la morte suggerita da Platone nell’accusa di una scrittura
-disumana
-inanimata
-distruttiva della memoria    ...

Dall’interazione tra scrittura e oralità derivano:
LA RETORICA ACCADEMICA, la retorica è l’origine dell’arte oratoria usata a fini di persuasione (retorica forense e deliberata) e a scopi di esposizione (retorica epidittica).....

La tecnologia elettronica ( televisione, radio, telefono) apre l’era dell’oralità secondaria, per cui anche l’educazione avviene tramite i massmedia. La parola esposta oralmente risulta collettiva, mentre quella scritta è solo individuale.
Per noi moderni e' ormai scontato che la scrittura, o meglio, l'egemonia culturale e sociale della scrittura e della stampa, abbia segnato il tramonto della comunita' e l'emergere di quel suo triste surrogato che e' la ''societa' civile''. ..

Laura Tussi - politicamentecorretto.com


 

Orality and literacy The technologizing of the word

(Londra 1982) e il confronto tra i due titoli può essere significativo; literacy è un termine di difficile traduzione e forse il miglior equivalente potrebbe essere alfabetizzazione, a condizione di non considerare troppo legata la parola all'"alfabeto" da cui trae origine; nel sottotitolo, technologizing sembra rispondere a un interesse per l'aspetto dinamico, in divenire, del crescente ricorso alla tecnica, più che non per la tecnica (qui, le "tecnologie") in sé, quelle prodottesi nel campo della scrittura sono ben esigua cosa in paragone a tutte le altre innovazioni tecniche degli ultimi millenni, se non si osservano piuttosto i processi profondi che si producono via via che la parola viene trafilata nello stampo di alcune tecniche particolari (la scrittura manuale appunto, e poi la scrittura a stampa). ......questo libro è utile ed anzi necessario, si dovranno registrare anche i punti di dissenso rispetto a singole formulazioni, e l'appunto principale che si può muovere a Ong è - ahimé - quello di essere tuttora rimasto troppo all'interno della visione alfabetocentrica occidentale. Per un verso egli ha superato e con forza la dicotomia tra scrittura e oralità - che vorrebbe naturalmente questa in sottordine rispetto a quella - perorando efficacemente l'autonomia e l'importanza dell'oralità.

ibs.it 

 

psychodynamics of orality 

characteristics of thought and expression
1. Expression is additive rather than subordinative.
2. It is aggregative rather than analytic.
3. It tends to be redundant or "copious."
4. There is a tendency for it to be conservative.
5. Out of necessity, thought is conceptualized and then expressed with relatively close reference to the human lifeworld.
6. Expression is agonistically toned.
7. It is empathetic and participatory rather than objectively distanced.
8. It is Homeostatic.
9. It is situational rather than abstract.

engl.niu.edu/wac/ong_rvw.html 

 

 

. oralità

. analogico

. per script – stereotipo

. in contesto

. memoria

. scrittura

. struttura logica lineare – temporale  -  casuale etc

. figure contraddittorie

. rilettura e distanziamento

. memoria

uniba.it

www.edulab.it/corsiud/gruppo2/percorso/4/9_3_02.ppt

 


La verità nascosta

Oralità e scrittura in Platone e nella Grecia classica 

franco trabattoni

È un dato incontrovertibile che la scrittura abbia segnato, forse più di qualsiasi altra invenzione, lo sviluppo delle civiltà, ma che il suo affermarsi - nonostante l'evidente utilità della nuova pratica - abbia suscitato reazioni di diffidenza può forse stupire. È però ciò che avvenne - e che il libro analizza - nel corso del V e IV secolo a.C. in Grecia, allorquando la pratica della scrittura si avviò a sostituire la memoria orale come mezzo privilegiato per la conservazione e la trasmissione delle informazioni. Enigmatica, in particolare, è proprio la posizione di Platone che esprime una sfiducia nella scrittura così radicale da apparire poco compatibile con la sua prolifica attività di scrittore.

libreriauniversitaria.it/verita-nascosta-oralita-scrittura-platone/libro/9788843033096

 

Dove è la differenza tra parola e scrittura?
Qui è importante la lezione di Derrida. La scrittura non è una grafica. La scrittura è quella di un uomo sempre concreto, legato alla materialità. Nelle mie lezioni dico sempre che se un uomo dice a una donna ti amo e le dà un bacio, ecco che non c'è un ti amo che non si scriva e il bacio, la carezza sono la scrittura del "ti amo".

uniba.it


la vecchia dicotomia oralità/scrittura

viene in parte a cadere

perché alcune delle forme di comunicazione mescolano ormai oralità e scrittura in stratificazioni di tutti i tipi, ed è vero quello che ci ricorda Ong, che alla fine l'oralità che conosciamo è sempre e soltanto secondaria, in quanto è passata attraverso la scrittura, la stampa, la televisione e tutti gli elementi visuali che oggi condizionano e consentono la comunicazione: lo schermo del computer rappresenta questa visualizzazione attuata correntemente. Ma dovremmo allora parlare anche di scrittura 'secondaria', in quanto è passata e passa attraverso una combinazione con tanti mezziespressivi!
...ogni forma comunicativa riuscita combina sempre varie forme e va oltre, verso altri registri espressivi, dove il visuale e l'orale sono sempre mescolati.
           

comune.prato.it

 

La parola

e` compressa nel corpo; essa agisce al suo interno e muore sulle sue labbra; il corpo non se ne separa, quasi fosse la sua anima, e punta sul coinvolgimento di tutti i sensi in una dimensione pre-linguistica.
nicolafrangione.it

 

Parlato e scritto

In principio erat verbum, post verba volant, scripta manent. And now the Medium is the Message
messaggi di tipo visivo, uditivo e visivo-uditivo, scrittura e immagine, statici o animati e in questo è più avvicinabile alla TV che ad un giornale o alla posta tradizionale
          

webcontentmanagement.it

www.filosofico.net/conflit.html 

http://w3.uniroma1.it/cogfil/goody.html

http://web.tiscali.it/donnameprega/programma.htm

http://www.nicolafrangione.it/Giovanni%20Fontana%20IT.htm  la voce in movimento

www.silab.it/frox/200/ 

 

 

 

 

TECNOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE

Platone è il primo autore di cui possediamo tutte le opere, messe per iscritto (grave fatto che oscura il periodo precedente, generando il “mistero” col quale la storia della filosofia sempre di nuovo ricomincia: il periodo dello “stato nascente” della filosofia, il momento del “passaggio” dal mito al logos). E nel momento in cui si passa oltre l’oralità diventa fondamentale una nuova attività filosofica che non è più solo il dialogo, ma anche la lettura e la scrittura, la scrittura come appunto, supporto fondamentale del manoscritto. Il modello di cultura che nasce non è più dunque quella chirografica, la cultura degli “scribi”, ma una nuova dimensione della scrittura stessa. Come si è detto, la Filosofia sta comunque chiaramente su un versante critico-dialettico rispetto alla cultura degli scribi (si intende appunto la cultura del libro con la elle maiuscola, che è più legata alla vecchia tradizione tribale e sacrale). È abbastanza agevole cogliere che probabilmente la Filosofia si colloca sempre proprio su quel “crinale” rappresentato dal prendere consapevolezza (metanoetica) della tecnica entro la quale essa si esercita. Nel mondo della cultura chirografica, infatti, per la maggior parte, i sensoria coinvolti sono soprattutto ancora quelli audio-tattili (fino al tardo Medioevo, quando voi sapete si passa dalla lettura ad alta voce, lettura monastica, bisbigliata, alla lettura silenziosa). In quel momento, quando avviene il passaggio alla lettura silenziosa, avviene definitivamente il distacco dalla cultura degli scribi e si entra nella cultura chirografica in senso stretto. Il segno viene materializzato con la scrittura, e quindi appunto si trasforma completamente la “visibilità” del testo, e questa è proprio una grande rivoluzione. La seconda grande rivoluzione della scrittura si presenta con l’invenzione della stampa — fenomeno che è stato definito da una nota ricercatrice “la rivoluzione inavvertita”. Il libro a stampa, genera una nuova cultura, e quindi crea il contesto per lo sviluppo della Filosofia moderna, potenzia appunto i sensoria visivi, ad un grado ulteriore rispetto a quello che era stato già conseguito con la cultura chirografica, e genera la rivoluzione dell’ipertesto. L’ipertesto, infatti, non nasce con la rivoluzione elettronica, l’ipertesto esplode con la biblioteca a stampa, nel settecento, con l’Ideale Enciclopedico di Diderot de D’Alembert. L’Encyclopédie è già un ipertesto; e negli anni settanta del nostro secolo un altro ipertesto, l’Encicopedia Einaudi segue esattamente lo stesso tipo, anzi potenzia e sviluppa ulteriormente lo stesso modello, quello di una galassia di saperi, di un grafo che traccia una mappa di una galassia di concetti tutta da navigare, sulla base di un criterio, appunto, associativo e non sequenziale. Nella storia dell’attività filosofica, avviene anche quello che Chenu ha chiamato “la nascita della coscienza”. In realtà probabilmente le cose non sono andate in modo piano e semplicistico. Non c’è infatti attività filosofica senza coscienza, e quindi probabilmente questa “nascita” non si colloca solo nel basso medioevo, ossia nel dodicesimo secolo, come appunto sostiene quel testo interessante di Chenu. Però è certo comunque che in questa fase, ossia nel passaggio dalla cultura chirografica a quella tipografica, avviene un ripiegamento dell’individuo su di sé, avviene anche un’estraniazione fra soggetto e oggetto, nel momento in cui appunto si sviluppa questa tecnologia della comunicazione che è la tipografia.

sfi.it

 

 

ORIGINI narrativa francese del medioevo

   carolingio  -  bretone  -  classico  
Al
ciclo carolingio  appartengono canti epici (chansons de geste) che trovieri o giullari recitavano nei castelli e nelle piazze al suono della viola.
Al
ciclo bretone  appartengono molti pekzi lavorati sulle leggendarie avventure dei cavalieri di re Artù.
Al
ciclo classico appartengono narrazioni in prosa e in verso su talune tradizioni mitologiche e storiche dell'antichità classica.
In Italia fu conosciuta presto la materia dei tre cicli e fu coltivata: più che altrove nell'Italia settentrionale....

eracle.it

 

 

L’oralità cos’è?
L’oralità è “l’insieme di tutti i tipi di testimonianza trasmessi
verbalmente da un popolo sul suo passato”. L’oralità è, semplicemente, l’arte del narrare. Spesso si tratta di favole, canzoni, proverbi raccontati oppure cantati dal griot   o dagli adulti di una comunità.

 

pensiero senza libri
Socrate (469-399) non ha lasciato nulla di scritto.

Nel Fedro Platone giustifica questa scelta facendogli dire quanto segue:

L'alfabeto ingenera oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitare la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria, ma per richiamare alla mente. Nè tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l'apparenza, perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di moltissime cose senza insegnamento, si crederanno d'essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti

uniba.it

 

guerra e poesia

Tra i quattro tipi di mania, Platone annovera “la possessione e la mania che provengono dalle Muse” per Aristotele “la poesia è propria di chi ha una naturale disposizione o di chi è ispirato (manikos)” .
Nello Ione, Socrate parla dell’ispirazione come di una potenza divina (theia dynamis) che invade il poeta: come la forza del magnete si trasmette a una serie di anelli di ferro collegati tra loro, così l’ispirazione divina proveniente dalla Musa si trasmette ad una catena di cantori e poeti “indiati” (entheoi).  
   http://www.centrostudilaruna.it/guerrapoesia.html 

 

platone

Ione o sulla poesia: Socrate e il rapsodo Ione parlano della poesia, che è vista come "divina follia" e non è, quindi, frutto di tecnica.    

biblio-net.com/

 

orazio

carmina non dant panem   -  la poesia non porta guadagno
Se volete scrivere scegliete un argomento pari alle vostre forze

 

leonardo da vinci

differenza tra pittura e poesia
Tal proporzione è dalla immaginazione all'effetto, qual è dall'ombra al corpo ombroso, e la medesima proporzione è dalla poesia alla pittura, perché la poesia pone le sue cose nella immaginazione di lettere, e la pittura le dà realmente fuori dell'occhio, dal quale occhio riceve le similitudini, non altrimenti che s'elle fossero naturali, e la poesia le dà senza essa similitudine, e non passano all'impressiva per la via della virtú visiva come la pittura.
infra il poeta ed il pittore
Poiché noi abbiamo concluso la poesia essere in sommo grado di comprensione ai ciechi, e che la pittura fa il medesimo ai sordi, noi diremo tanto di piú valere la pittura che la poesia, quanto la pittura serve a miglior senso e piú nobile che la poesia, la qual nobiltà è provata esser tripla alla nobiltà di tre altri sensi; perché è stato eletto di volere piuttosto perdere l'udito ed odorato e tatto, che il senso del vedere; perché chi perde il vedere, perde la veduta e bellezza dell'universo, e resta a similitudine di uno che sia chiuso in vita in una sepoltura, nella quale abbia moto e vita.          Leonardo da Vinci           

www.arte.go.it/

 

 

 

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