POESIAPOESIAPOESIAPOESIAPOESIA
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Or iG i N i PAROLA & POESIA
ORIGINI INTERNET FORME POETICHE NEWS & ALTRO 1 ORIGINI 2 CONCORSI E_POETRY & ALTRO 3 SLAM & ALTRE FORME POETICHE - NEWS & ALTRO
POESIA SENZA FRONTIERE ORIGINI POESIA INDIANA POESIA AMERICANA POESIA AFRICANA HAIKU SLAM_INTERNET_&_ALTRO GRAMMELOT GRIOT GRAFFITI MODERNA FIAMMINGA_OLANDESE GRECA_MODERNA INUIT POETRY FUTURISMO SENZA FRONTIERE NOBEL - STORIA NEWS EVENTI LETTERARI & ALTRO
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in celebration of national poetry month the origins of poetry stretch backwards to the year 2,300 BC, when a sumerian priestess named created poems preserved on cuneiform tablets revision of paper on enheduana's writings http://www.angelfire.com/mi/enheduanna/Magic.html http://www.angelfire.com/mi/enheduanna/ grazie a http://www.angelfire.com/mi/enheduanna/index.html
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Mr. Pinsky
discussed the ancient origins of poetry as a memory device at a
previous Library lecture, when he said: "poetry is a technique
developed by this animal, the human--a fairly useless animal. It
has no claws, no hide, no real teeth and it doesn't run fast, but
it is clever and it looks around a lot. For survival it
developed
forms of communication evolved for the purposes of memory, for
the effective storage of important information and the transmission of that information accurately and effectively from
one person to that person's peers.
pseudolo.it
cos'è LA poesia -
ritmo - musicalità - metrica
scritture e società bertinetto - del popolo . marazzini ogni societa' umana possiede una sua letteratura, cosi come ha una sua cultura...nella forma piu' antica la letteratura non era scritta ma veniva trasmessa oralmente ...la scrittura verra' piu' tardi, per fissare, come definitivo aiuto alla memoria, cio' che prima veniva trasmesso, appunto, oralmente. ... raffigurare e' dunque compiere un gesto magico, perche' vuol dire sottrarre all 'essere realmente esistente una parte della sua forza, averlo in proprio potere; cosi come ripetere una formula magica, od uno scongiuro, vuol dire intervenire, per mezzo di forze magiche, sull'essere evocato. ... le parole sono come le cose: si consumano con l'uso. a furia di essere ripetute, di passare di bocca in bocca, esse si trasformano, si riducono, talvolta scompaiono del tutto. ... da un lato l'esigenza di rendere piu' veloce la comunicazione; dall'altro la tendenza insopprimibile ad arricchire di nuovi significati le parole che gia' esistono. ... il termine lirico e' stato usato per indicare un atteggiamento particolare in colui che compone il testo poetico, cioe' un atteggiamento fortemente incentrato sull' io, sulla situazione psicologica ed esistenziale dell 'autore. ... lirico proviene dallo strumento greco ' lyra ', piccola arpa, con cui solevano essere accompagnati i canti poetici ..
poesia dal greco poiesis che attiene a poieo: invento - compongo vocabolario etimologico
Solo la poesia ispira
poesia Ralph Waldo Emerson
oralità e scrittura In "Oralità e scrittura", Walter J.Ong descrive il passaggio dalla cultura orale alla scrittura e mostra come l'assunzione della pratica scrittoria abbia profondamente modificato l'esperienza umana, ristrutturando il pensiero e inaugurando una nuova forma mentis. In quella che Ong definisce "oralità primaria" le parole non hanno un corpo visivo e non possono quindi essere percepite come presenze stabili (non essendo scritte, non sono "sott'occhio"). Esse sono piuttosto deperibili ed evanescenti: "quando pronunciamo la parola "permanenza" - scrive Ong -, nel momento in cui arriviamo a "-nenza" il "perma" se ne è già andato". In quanto suoni, le parole dell'oralità esistono solo nel momento in cui stanno svanendo ed hanno dunque la natura dell'evento - non a caso il termine ebraico dabar significa insieme "parola" ed "evento". Soltanto una volta scritte, nel passaggio dalla civiltà orale a quella chirografica, esse assumeranno le sembianze di segno o strumento per indicare le cose (innescando i problemi che ben conosciamo e che, dal Cratilo di Platone a Wittgenstein, attraversano la storia della filosofia: come fanno le parole a indicare le cose? Che la soluzione, aggiungiamo noi, sia da cercare proprio nel passaggio dall'oralità alla scrittura?). Proprio a causa della natura evanescente della parola, la cultura orale si genera e si conserva per mezzo di moduli mnemonici: il pensiero, per essere ricordato e comunicato, deve cioè strutturarsi in ripetizioni ed antitesi, epiteti ed espressioni formulaiche, come testimoniano i poemi omerici. Pensiero ed espressione orali sono allora vincolati alle "frasi fatte", ai temi standard e all'andamento ritmico della sintassi (poiché il ritmo aiuta la memoria). Altre loro caratteristiche sono la situazionalità, cioè l'aderenza alla concretezza dell'esperienza unita all'assenza di categorie analitiche e astratte, l'empatia, il tono agonistico del discorso e la ridondanza. Il passaggio dall'oralità alla scrittura è anzitutto un passaggio dal dominio dell'udito a quello della vista. Mentre l'uomo della civiltà orale è completamente immerso in un mondo di suoni che fluiscono verso di lui da ogni direzione, assai diversa risulta la collocazione nel mondo per l'uomo che ha imparato a scrivere e ad oggettivare l'universo nella materialità visibile del testo scritto. Con la scrittura, infatti, il mondo di cui facciamo esperienza si rende visibile, nel testo, come ciò che sta di fronte a noi. La vista, ci dice l'autore, "pone l'osservatore al di fuori di ciò che vede, a distanza" e inoltre - come ha osservato Merleau-Ponty, citato dallo stesso Ong - isola gli elementi e seziona gli oggetti. E' allora l'iscrizione della parola su supporto materiale a istituire lo sguardo analitico e oggettivante, capace di staccarsi dalle situazioni concrete e di pensare per categorie astratte, secondo quell'atteggiamento contemplativo (theorein) che è alla base della filosofia e della scienza. Possiamo dedurne, con Ong e oltre Ong, che logica e razionalità non sono "facoltà" della mente nè appartengono all'uomo tout court, ma vanno semmai considerate come disposizioni sorte da quelle particolari "tecnologie della parola" (così recita il sottotitolo) che sono le pratiche di scrittura. Senza la scrittura, insomma, non sarebbe mai sorta l'episteme, la ricerca del sapere così come noi oggi la conosciamo. Gli studi di Ong, dunque, come quelli di Havelock prima di lui, si dimostrano densi di spunti e di interessanti conseguenze filosofiche, sviluppabili in percorsi tutt'oggi ancora poco battuti. Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Walter J. Ong, Il Mulino 1986. hermesnet.it
TECNOLOGIA DELLA PAROLA
DALL'ORALITA' ALLA SCRITTURA
Orality and literacy The technologizing of the word (Londra 1982) e il confronto tra i due titoli può essere significativo; literacy è un termine di difficile traduzione e forse il miglior equivalente potrebbe essere alfabetizzazione, a condizione di non considerare troppo legata la parola all'"alfabeto" da cui trae origine; nel sottotitolo, technologizing sembra rispondere a un interesse per l'aspetto dinamico, in divenire, del crescente ricorso alla tecnica, più che non per la tecnica (qui, le "tecnologie") in sé, quelle prodottesi nel campo della scrittura sono ben esigua cosa in paragone a tutte le altre innovazioni tecniche degli ultimi millenni, se non si osservano piuttosto i processi profondi che si producono via via che la parola viene trafilata nello stampo di alcune tecniche particolari (la scrittura manuale appunto, e poi la scrittura a stampa). ......questo libro è utile ed anzi necessario, si dovranno registrare anche i punti di dissenso rispetto a singole formulazioni, e l'appunto principale che si può muovere a Ong è - ahimé - quello di essere tuttora rimasto troppo all'interno della visione alfabetocentrica occidentale. Per un verso egli ha superato e con forza la dicotomia tra scrittura e oralità - che vorrebbe naturalmente questa in sottordine rispetto a quella - perorando efficacemente l'autonomia e l'importanza dell'oralità. ibs.it
psychodynamics of orality
characteristics of thought and expression
uniba.it www.edulab.it/corsiud/gruppo2/percorso/4/9_3_02.ppt
La scrittura è in crisi (
? )
La verità nascosta Oralità e scrittura in Platone e nella Grecia classica franco trabattoni È un dato incontrovertibile che la scrittura abbia segnato, forse più di qualsiasi altra invenzione, lo sviluppo delle civiltà, ma che il suo affermarsi - nonostante l'evidente utilità della nuova pratica - abbia suscitato reazioni di diffidenza può forse stupire. È però ciò che avvenne - e che il libro analizza - nel corso del V e IV secolo a.C. in Grecia, allorquando la pratica della scrittura si avviò a sostituire la memoria orale come mezzo privilegiato per la conservazione e la trasmissione delle informazioni. Enigmatica, in particolare, è proprio la posizione di Platone che esprime una sfiducia nella scrittura così radicale da apparire poco compatibile con la sua prolifica attività di scrittore. libreriauniversitaria.it/verita-nascosta-oralita-scrittura-platone/libro/9788843033096
Dove è la differenza tra parola e
scrittura? uniba.it
viene in parte a cadere
perché alcune delle
forme di comunicazione
mescolano ormai oralità e scrittura in stratificazioni di tutti i tipi, ed è
vero quello che ci ricorda Ong, che alla fine l'oralità che conosciamo è
sempre e soltanto secondaria, in quanto è passata attraverso la scrittura,
la stampa, la televisione e tutti gli elementi visuali che oggi condizionano
e consentono la comunicazione: lo schermo del computer rappresenta questa
visualizzazione attuata correntemente. Ma dovremmo allora parlare anche di
scrittura 'secondaria', in quanto è passata e passa attraverso una
combinazione con tanti mezziespressivi!
comune.prato.it
La parola
e` compressa nel corpo;
essa agisce al suo interno e muore sulle sue labbra; il corpo non se ne
separa, quasi fosse la sua anima, e punta sul coinvolgimento di tutti i
sensi in una dimensione pre-linguistica.
Parlato e scritto
In principio erat verbum, post verba volant, scripta manent.
And now the Medium is the Message webcontentmanagement.it www.filosofico.net/conflit.html http://w3.uniroma1.it/cogfil/goody.html http://web.tiscali.it/donnameprega/programma.htm http://www.nicolafrangione.it/Giovanni%20Fontana%20IT.htm la voce in movimento
TECNOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE Platone è il primo autore di cui possediamo tutte le opere, messe per iscritto (grave fatto che oscura il periodo precedente, generando il “mistero” col quale la storia della filosofia sempre di nuovo ricomincia: il periodo dello “stato nascente” della filosofia, il momento del “passaggio” dal mito al logos). E nel momento in cui si passa oltre l’oralità diventa fondamentale una nuova attività filosofica che non è più solo il dialogo, ma anche la lettura e la scrittura, la scrittura come appunto, supporto fondamentale del manoscritto. Il modello di cultura che nasce non è più dunque quella chirografica, la cultura degli “scribi”, ma una nuova dimensione della scrittura stessa. Come si è detto, la Filosofia sta comunque chiaramente su un versante critico-dialettico rispetto alla cultura degli scribi (si intende appunto la cultura del libro con la elle maiuscola, che è più legata alla vecchia tradizione tribale e sacrale). È abbastanza agevole cogliere che probabilmente la Filosofia si colloca sempre proprio su quel “crinale” rappresentato dal prendere consapevolezza (metanoetica) della tecnica entro la quale essa si esercita. Nel mondo della cultura chirografica, infatti, per la maggior parte, i sensoria coinvolti sono soprattutto ancora quelli audio-tattili (fino al tardo Medioevo, quando voi sapete si passa dalla lettura ad alta voce, lettura monastica, bisbigliata, alla lettura silenziosa). In quel momento, quando avviene il passaggio alla lettura silenziosa, avviene definitivamente il distacco dalla cultura degli scribi e si entra nella cultura chirografica in senso stretto. Il segno viene materializzato con la scrittura, e quindi appunto si trasforma completamente la “visibilità” del testo, e questa è proprio una grande rivoluzione. La seconda grande rivoluzione della scrittura si presenta con l’invenzione della stampa — fenomeno che è stato definito da una nota ricercatrice “la rivoluzione inavvertita”. Il libro a stampa, genera una nuova cultura, e quindi crea il contesto per lo sviluppo della Filosofia moderna, potenzia appunto i sensoria visivi, ad un grado ulteriore rispetto a quello che era stato già conseguito con la cultura chirografica, e genera la rivoluzione dell’ipertesto. L’ipertesto, infatti, non nasce con la rivoluzione elettronica, l’ipertesto esplode con la biblioteca a stampa, nel settecento, con l’Ideale Enciclopedico di Diderot de D’Alembert. L’Encyclopédie è già un ipertesto; e negli anni settanta del nostro secolo un altro ipertesto, l’Encicopedia Einaudi segue esattamente lo stesso tipo, anzi potenzia e sviluppa ulteriormente lo stesso modello, quello di una galassia di saperi, di un grafo che traccia una mappa di una galassia di concetti tutta da navigare, sulla base di un criterio, appunto, associativo e non sequenziale. Nella storia dell’attività filosofica, avviene anche quello che Chenu ha chiamato “la nascita della coscienza”. In realtà probabilmente le cose non sono andate in modo piano e semplicistico. Non c’è infatti attività filosofica senza coscienza, e quindi probabilmente questa “nascita” non si colloca solo nel basso medioevo, ossia nel dodicesimo secolo, come appunto sostiene quel testo interessante di Chenu. Però è certo comunque che in questa fase, ossia nel passaggio dalla cultura chirografica a quella tipografica, avviene un ripiegamento dell’individuo su di sé, avviene anche un’estraniazione fra soggetto e oggetto, nel momento in cui appunto si sviluppa questa tecnologia della comunicazione che è la tipografia. sfi.it
ORIGINI narrativa francese del medioevo
carolingio -
bretone -
classico
eracle.it
L’oralità cos’è?
pensiero senza libri Nel Fedro Platone giustifica questa scelta facendogli dire quanto segue: L'alfabeto ingenera oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitare la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria, ma per richiamare alla mente. Nè tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l'apparenza, perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di moltissime cose senza insegnamento, si crederanno d'essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti uniba.it
guerra e poesia
Tra i quattro tipi di
mania, Platone annovera “la possessione e la mania che
provengono dalle Muse” per Aristotele “la poesia è propria di
chi ha una naturale disposizione o di chi è ispirato (manikos)”
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platone Ione o sulla poesia: Socrate e il rapsodo Ione parlano della poesia, che è vista come "divina follia" e non è, quindi, frutto di tecnica. biblio-net.com/
orazio
carmina non dant
panem - la poesia non porta guadagno
leonardo da vinci
differenza tra
pittura e poesia
1 ORIGINI 2 CONCORSI E_POETRY & ALTRO 3 SLAM & ALTRE FORME POETICHE - NEWS & ALTRO
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